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“Repubblicani: vi va bene un presidente razzista?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

By Domenico Maceri. Ecco la domanda posta dal comitato editoriale del Charlotte Observer, un importante giornale del North e South Carolina. La domanda si riferiva al comportamento di Donald Trump emerso in uno dei suoi più recenti tweet. Il 45esimo presidente aveva invitato quattro parlamentari statunitensi di ritornare al loro Paese se non sono soddisfatti dell’America.
Come spesso avviene in quasi tutto ciò che dice, le parole dell’attuale inquilino sono lontanissimi parenti della verità. Le quattro parlamentari attaccate da Trump sono americane, tre nate negli Usa e un’altra naturalizzata. Il loro Paese è quindi l’America anche per quella con cittadinanza acquisita mediante la naturalizzazione. Inoltre sono state elette dal sistema democratico statunitense, quindi americane a tutti gli effetti, e il loro Paese è l’America.I nomi delle quattro deputate non erano stati citati esplicitamente ma si è capito subito che si trattava di quattro donne di colore e diverse etnie. I bersagli di Trump sono, come ha riportato la cronaca, Alexandria Ocasio-Cortez (NY), Rashida Talib (Detroit), Ayanna Pressley (Boston) e Ilham Omar (Minneapolis). Le quattro deputate elette nel 2018 sono state e continuano ad essere bersagli della destra per le loro idee liberal e si sono beccate il termine di “comuniste” da alcuni commentatori della Fox News. Le quattro hanno avuto anche qualche differenza di opinione con Nancy Pelosi, speaker della Camera, che vedono troppo cauta nei confronti di Trump. Tutte e quattro, infatti, auspicano l’impeachment di Trump come fanno anche altri 80 parlamentari democratici e uno repubblicano.L’attacco di Trump ha avuto l’effetto di riunificare queste quattro parlamentari alla Pelosi la quale ha denunciato le parole razziste di Trump. Dal campo repubblicano invece il silenzio è stato inizialmente assordante come lo era in passato con il linguaggio offensivo di Trump. Adesso però, con l’elezione del 2020 all’orizzonte, la paura del Gop di adirare Trump si manifesta chiaramente. Nulla di nuovo. Neanche quando Trump attaccò John McCain, senatore e candidato repubblicano alla presidenza nel 2008, deceduto l’anno scorso, l’establishment del Gop si è rivelato difensore dell’eroe americano. Il silenzio dei repubblicani davanti ad un altra manifestazione razzista di Trump ci dimostra che il partito è nelle mani del presidente e che non si deve preoccupare del loro supporto. L’unico repubblicano che dall’inizio ha preso le distanze dalle asserzioni razziste di Trump è Justin Amash, parlamentare del Michigan, che ha recentemente abbandonato il suo partito dichiarandosi indipendente. Amash, figlio di immigrati palestinesi e siriani, ha detto che gli attacchi di Trump alle parlamentari sono “razzisti e disgustosi”.
Dopo qualche giorno però Mitch McConnell, presidente del Senato, e Kevin McCarthy, leader della minoranza alla Camera, hanno dichiarato che il presidente non è razzista, additando l’estrema sinistra rappresentata dalle quattro deputate in questione come responsabili. In effetti, questi due leader hanno fatto quadrato intorno al presidente dimostrando la fine poco gloriosa del partito di Abraham Lincoln che loro malamente rappresentano.
Alcuni analisti hanno suggerito che gli attacchi razzisti di Trump dovrebbero scioccare tutti senza però ricordare che non si tratta di nulla di nuovo. La campagna elettorale di Trump è infatti iniziata nel 20015 con un annuncio in cui ha attaccato i messicani “come stupratori”, attaccando le donne, e chiunque gli abbia cercato di sbarrare il cammino, incluso i suoi avversari per la nomination. Le tendenze razziste di Trump erano già evidenti infatti anche prima dell’elezione. Si ricordano, per esempio, gli annunci messi da Trump in parecchi giornali nel 1989, auspicando la pena di morte per cinque teen ager (4 afro-americani, 1 ispanico) accusati di avere stuprato una donna bianca. I cinque furono condannati ma alla fine messi in libertà quando il vero colpevole confessò il reato.Il razzismo di Trump non è isolato al Partito Repubblicano e riflette due Americhe, una idealistica e l’altra torbida e buia. L’America idealistica si è verificata solo in parte, come aveva spesso detto l’ex presidente Barack Obama, riconoscendo i progressi ma anche il bisogno di future migliorie. Si tratta dell’America della statua della libertà che dà il benvenuto ai poveri di tutte le parti del mondo e li amalgama per creare il crogiolo della cultura americana. L’America dell’uguaglianza e dei diritti senza riguardo al colore della pelle, etnia e sesso.L’America di Trump invece riflette quella parte dell’America basata sull’odio e il razzismo che ha eliminato i nativi americani, messo in schiavitù centinaia di migliaia di africani e escluso immigrati cinesi. Queste due Americhe si sono confrontate con la Guerra Civile del 1861-65 con la vittoria del Nord che avrebbe dovuto mettere in pratica gli ideali della costituzione. Ciò è avvenuto ma solo in parte. Trump si allaccia all’America dell’odio per ragioni politiche. Sa benissimo che i suoi attacchi alle quattro parlamentari faranno piacere alla sua base specialmente perché avvengono dall’inquilino della Casa Bianca che li rappresenta e li legittima.In questa America di Trump non c’è spazio per diversi colori eccetto quello bianco. L’asserzione di Trump che le quattro deputate dovrebbero ritornare a casa loro è un’espressione da bar che farà piacere ai suoi fedelissimi. Offrirà un senso di legittimità a tutti coloro che hanno difficoltà ad accettare la diversità non solo in America ma anche in altri Paesi dove un linguaggio simile viene usato per riferirsi ai migranti. “Ritorna al tuo Paese” è una frase che non pochi stranieri si sentono dire specialmente adesso con un presidente alla Casa Bianca che usa quello stesso linguaggio divisivo e offensivo.Con i suoi recentissimi tweet Trump è riuscito a unificare i democratici i quali hanno approvato alla Camera una risoluzione che condanna i suoi commenti razzisti. I democratici hanno votato compatti ma anche 4 repubblicani e un indipendente si sono uniti a loro (240 sì, 187 no). La risoluzione non ha valore legale ma vuol dire che i democratici, a differenza dei repubblicani, hanno dimostrato di potere arginare il linguaggio offensivo del presidente. Un presagio alla richiesta di impeachment richiesta da più di 80 parlamentari?

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Immigrati: Italia razzista?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Roberto Maroni

Roberto Maroni (Photo credit: Wikipedia)

“Il rapporto del Consiglio d’Europa che punta il dito contro il nostro Paese per la morte di 63 migranti, avvenuta nel Mediterraneo a marzo scorso, altro non è che l’ennesima vergogna di un’Italia razzista e xenofoba che, per anni, ha avuto per ministro dell’Interno Roberto Maroni. Lo stesso che, solo pochi giorni fa, ha ammesso che la Lega ha lucrato proprio sul razzismo per accaparrarsi voti. Sappiamo che quel governo è stato pesantemente sanzionato dall’Unione europea per l’abbandono e il respingimento dei migranti. E ora questi comportamenti incivili di chi si ammanta di un cattolicesimo d’accatto hanno ricevuto il bollino blu dell’indignazione europea. Dispiace, inoltre, che il discredito di quella classe dirigente abbia provocato il discredito del Paese intero”. E’ quanto affermato, in una nota, dal presidente vicario dei deputati Idv Fabio Evangelisti. “Per questo ai ministri del governo Monti – ha concluso Evangelisti – chiediamo di essere veramente coraggiosi e innovatori su questo terreno. Ci rivolgiamo in particolare al ministro Riccardi, che ha la delega per l’integrazione e l’accoglienza: non rimanga insensibile al monito che arriva da Strasburgo”.

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28 gennaio: “Il Giorno della Memoria”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 gennaio 2011

Dice Alessandro Cresci, coordinatore Provinciale di Italia dei Valori Firenze – è l’occasione giusta per rilanciare il progetto di legge di Italia dei Valori contro l’omofobia e la Transgenia, presentato nell’ottobre scorso. Sono stati migliaia gli omosessuali vittime del nazismo e del fascismo. Non bisogna dimenticare perchè, come scrisse Primo Levi, chi non conosce il proprio passato è condannato a ripeterlo”. L’Olocausto degli ebrei europei fu l’aspetto più tragicamente macroscopico del pensiero razzista portato alle sue estreme conseguenze. L’intolleranza verso “il diverso da se” che è l’elemento fondante di ogni razzismo venne applicato in primo luogo verso gli ebrei ma non soltanto verso di loro. In Italia non esiste alcuna legge che riconosca come aggravante specifica il reato commesso in odio a persone omosessuali, bisessuali e transgender: “Occorre equiparare l’omofobia all’odio razziale, in quanto odio verso il diverso” conclude Cresci. Il progetto di legge prevede l’equiparazione dell’odio verso le persone omosessuali a quello verso quelle di colore, vietare le associazioni che incitano alla violenza e alla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, prevedere attività rieducative e applicare le sanzioni previste dal decreto Mancino-Reale. Quest’ultima normativa, datata 1975, ha ratificato un importante strumento internazionale – la convenzione di New York – sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Si tratta di una legislazione completa che comprende una parte repressiva ed una preventiva: con la prima si va a punire chi propaganda idee fondate sulla superiorità razziale o etnica e chi commette reati per finalità d’odio etnico, razziale o religioso; con quella preventiva, invece, si vietano le associazioni che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione.

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La “razzista”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Lettera al direttore. Quest’anno ho deciso fermamente di non cedere alla mia solita debolezza: guardare l’esito finale di una manifestazione che ho sempre disapprovato, l’elezione di Miss Italia. Quest’anno non guarderò neppure per dieci secondi. Avrei anche sopportato  l’eterno sorriso stampato sulla faccia (ma quando torna a casa non le dolgono le guance?) di Milly Carlucci, ma Emanuele Filiberto, no, non voglio vederlo. E non perché ricordi ancora che nel 2007 pretendeva dallo Stato italiano un risarcimento di 260 milioni di euro. Sciocchezze! Il motivo è assai più serio. Si tratta di un’altra mia  debolezza, che supera di gran lunga la prima: sono affetta da una particolare forma di razzismo. Non faccio differenza alcuna tra uomini gialli bianchi o neri, giacché nelle loro vene scorre lo stesso sangue rosso, ma non sopporto gli esseri umani di sangue blu. Appena ne vedo uno sto male. Unica eccezione: la sventurata principessa Diana. Ma forse, chissà, il suo sangue non era proprio blu. (Miriam Della Croce)

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La legge che vieta le intercettazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Mag 2010

Milano 5 maggio alle 20 al Circolo della Stampa di  Corso Venezia 16. l’ospite di questo mercoledì è Massimo Alberizzi inviato in Africa per il Corriere della Sera. Assieme ad altri colleghi Alberizzi  ha partecipato alla realizzazione di un video contro la legge che vieta le intercettazioni. Per parlare di quella famigerata legge e per mostrare quel video sarà alla nostra consueta cena.  Il colloquio con Alberizzi non si fermerà qui.  Ci faremo raccontare qualche aneddoto della sua vita professionale da corrispondente in Africa, continente che ha girato in lungo in largo: dalla liberazione degli ostaggi italiani in Nigeria, al suo sequestro da parte degli islamici in Somalia, dalla guerra tra Etiopia e Eritrea a quella in Liberia o alla trasformazione del Sudafrica da paese razzista a nazione arcobaleno. Di come esercita il giornalismo d’inchiesta e investigativo inseguendo, ad esempio, trafficanti d’armi e di diamanti.

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Lavoratori islamici

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2009

Lettera aperta al presidente della Repubblica. “L’Associazione Dhuumcatu, da anni impegnata nel campo dei diritti degli stranieri, Vi chiede un intervento urgente a tutela dei  lavoratori islamici, oggetto di una recente campagna mediatica che riteniamo fortemente  discriminatoria. Ci duole rilevare che quanto i media nazionali,  tra i quali non si distingue purtroppo anche il servizio pubblico radiotelevisivo, parlano degli stranieri affrontano il tema ricorrendo spesso ad un lessico xenofobo e razzista, ancor più accentuato nel caso in cui si parli di cittadini di religione islamica.  Credo che abbiate avuto modo di leggere la recente polemica legata alla proposta dalle Associazioni degli agricoltori della Provincia di Mantova in merito all’obbligo per i lavoratori di bere acqua durante il mese del ramadan, pena l’interruzione temporanea dell’attività lavorativa, sino a giungere al licenziamento in casa di recidiva. Alle “caritatevoli” associazioni datoriali, si sono accodati i solerti sindacati che sostengono tale misura in ragione della tutela della salute dei lavoratori, che potrebbe essere messa a rischio dalla calura estiva.  Sappiamo bene,  in realtà, che queste “attenzioni” non hanno come finalità quella di salvaguardare la salute dei lavoratori, al contrario, si configurano come l’ennesimo strumento di pressione dei datori sui lavoratori. In questo contesto, il lavoratore di fede islamica è due volte colpito: una volta per la falsa attenzione nei confronti del suo benessere psico-fisico, l’altra perché obbligato, con un’erronea interpretazione delle religione, a contravvenire ad un precetto. Onorevole Presidente, On. Ministro, siamo consci che durante la stagione della raccolta della frutta, i datori di lavoro non possono dare le ferie ai proprio dipendenti. La soluzione, però, è nella legislazione della Repubblica: un lavoratore può lavorare 40 ore settimanali, in caso si superino le 40 ore senza consenso del lavoratore, si deve parlare di sfruttamento e dunque di una violazione della legge vigente. Del resto, come recita la Costituzione, la Repubblica italiana è fondata sul lavoro.  Se i cosiddetti “islamici” lavorano nei campi per 7 gironi alla settimana, l’orario di lavoro non può superare le 6 ore giornaliere, in caso in cui i giorni lavorativi siano 6, le ore giornaliere non arrivano a 7.  I lavatori dell’agricoltura, iniziano, di norma, l’attività alle 5 o alle 6 della mattina, la giornata di lavoro, a norma di legge, dovrebbe terminare alle 11.00 o alle 12.00 della mattina. Nulla a che vedere, dunque, con il Ramadan e l’obbligo di bere acqua durante il lavoro.  La colpa di questi lavoratori, che per altro non sono stati minimamente interpellati per sapere ciò che pensano della proposta, è quella di essere di religione islamica, di chiamare il proprio Dio Allah: questo è il loro ignominioso fardello. Quando un qualsiasi cittadino pronuncia la frase “Dio è grande” “God is great” nella propria lingua, nulla accade; al contrario, quando un lavoratore islamico pronuncia in lingua araba la frase “Allah hu akbar”, viene, immediatamente, tacciato di fondamentalismo ed fanatismo.  Molte religioni, come la cattolica, il sanatan, meglio conosciuto come induismo, il buddismo, l’ebraismo, fanno ricorso durante le celebrazioni alla lingua delle scritture, in modo da mantenere intatta la purezza del Libro. Furibonde polemiche, invece, si scatenano ogni qualvolta che gli islamici vogliono officiare le proprie celebrazioni usando la lingua araba, sino a prefigurare l’obbligo di predicazione in lingua  italiana.  Qui c’è un nodo fondamentale, il rischio che il principio di laicità dello Stato, così come il principio di libertà religiosa vengano calpestati e cancellati.  On. Presidente, on. Ministro, ci rivolgiamo a voi per intervenire e scongiurare il rischio di ingiustificate pressione sui lavoratori islamici. Il problema non è certo quello dell’acqua, bensì la dignità e le condizioni dei lavoratori dell’agricoltura, sfruttati e costretti a turni massacranti dall’alba al tramonto. Vorrei concludere questa richiesta con un antico proverbio asiatico : “il contadino dà dell’erba alla mucca non per bontà, anzi il giorno dopo, gli metterà un peso ancora più grande sopra le spalle.”. Non vorrei che nella nostra situazione, l’acqua stia al posto dell’erba, ed il lavoratore si trasformi in mucca.  Il DIO onnipotente, GOD, BHOGOBAN e ALLAH benedica a Voi, i 25 milioni di lavoratori e i  60 milioni di cittadini.” Amen- Amin- Om Santi- Hore Krisna

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