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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘razzista’

Immigrati: Italia razzista?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2012

Roberto Maroni

Roberto Maroni (Photo credit: Wikipedia)

“Il rapporto del Consiglio d’Europa che punta il dito contro il nostro Paese per la morte di 63 migranti, avvenuta nel Mediterraneo a marzo scorso, altro non è che l’ennesima vergogna di un’Italia razzista e xenofoba che, per anni, ha avuto per ministro dell’Interno Roberto Maroni. Lo stesso che, solo pochi giorni fa, ha ammesso che la Lega ha lucrato proprio sul razzismo per accaparrarsi voti. Sappiamo che quel governo è stato pesantemente sanzionato dall’Unione europea per l’abbandono e il respingimento dei migranti. E ora questi comportamenti incivili di chi si ammanta di un cattolicesimo d’accatto hanno ricevuto il bollino blu dell’indignazione europea. Dispiace, inoltre, che il discredito di quella classe dirigente abbia provocato il discredito del Paese intero”. E’ quanto affermato, in una nota, dal presidente vicario dei deputati Idv Fabio Evangelisti. “Per questo ai ministri del governo Monti – ha concluso Evangelisti – chiediamo di essere veramente coraggiosi e innovatori su questo terreno. Ci rivolgiamo in particolare al ministro Riccardi, che ha la delega per l’integrazione e l’accoglienza: non rimanga insensibile al monito che arriva da Strasburgo”.

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28 gennaio: “Il Giorno della Memoria”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 gennaio 2011

Dice Alessandro Cresci, coordinatore Provinciale di Italia dei Valori Firenze – è l’occasione giusta per rilanciare il progetto di legge di Italia dei Valori contro l’omofobia e la Transgenia, presentato nell’ottobre scorso. Sono stati migliaia gli omosessuali vittime del nazismo e del fascismo. Non bisogna dimenticare perchè, come scrisse Primo Levi, chi non conosce il proprio passato è condannato a ripeterlo”. L’Olocausto degli ebrei europei fu l’aspetto più tragicamente macroscopico del pensiero razzista portato alle sue estreme conseguenze. L’intolleranza verso “il diverso da se” che è l’elemento fondante di ogni razzismo venne applicato in primo luogo verso gli ebrei ma non soltanto verso di loro. In Italia non esiste alcuna legge che riconosca come aggravante specifica il reato commesso in odio a persone omosessuali, bisessuali e transgender: “Occorre equiparare l’omofobia all’odio razziale, in quanto odio verso il diverso” conclude Cresci. Il progetto di legge prevede l’equiparazione dell’odio verso le persone omosessuali a quello verso quelle di colore, vietare le associazioni che incitano alla violenza e alla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, prevedere attività rieducative e applicare le sanzioni previste dal decreto Mancino-Reale. Quest’ultima normativa, datata 1975, ha ratificato un importante strumento internazionale – la convenzione di New York – sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale. Si tratta di una legislazione completa che comprende una parte repressiva ed una preventiva: con la prima si va a punire chi propaganda idee fondate sulla superiorità razziale o etnica e chi commette reati per finalità d’odio etnico, razziale o religioso; con quella preventiva, invece, si vietano le associazioni che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione.

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La “razzista”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Lettera al direttore. Quest’anno ho deciso fermamente di non cedere alla mia solita debolezza: guardare l’esito finale di una manifestazione che ho sempre disapprovato, l’elezione di Miss Italia. Quest’anno non guarderò neppure per dieci secondi. Avrei anche sopportato  l’eterno sorriso stampato sulla faccia (ma quando torna a casa non le dolgono le guance?) di Milly Carlucci, ma Emanuele Filiberto, no, non voglio vederlo. E non perché ricordi ancora che nel 2007 pretendeva dallo Stato italiano un risarcimento di 260 milioni di euro. Sciocchezze! Il motivo è assai più serio. Si tratta di un’altra mia  debolezza, che supera di gran lunga la prima: sono affetta da una particolare forma di razzismo. Non faccio differenza alcuna tra uomini gialli bianchi o neri, giacché nelle loro vene scorre lo stesso sangue rosso, ma non sopporto gli esseri umani di sangue blu. Appena ne vedo uno sto male. Unica eccezione: la sventurata principessa Diana. Ma forse, chissà, il suo sangue non era proprio blu. (Miriam Della Croce)

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La legge che vieta le intercettazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2010

Milano 5 maggio alle 20 al Circolo della Stampa di  Corso Venezia 16. l’ospite di questo mercoledì è Massimo Alberizzi inviato in Africa per il Corriere della Sera. Assieme ad altri colleghi Alberizzi  ha partecipato alla realizzazione di un video contro la legge che vieta le intercettazioni. Per parlare di quella famigerata legge e per mostrare quel video sarà alla nostra consueta cena.  Il colloquio con Alberizzi non si fermerà qui.  Ci faremo raccontare qualche aneddoto della sua vita professionale da corrispondente in Africa, continente che ha girato in lungo in largo: dalla liberazione degli ostaggi italiani in Nigeria, al suo sequestro da parte degli islamici in Somalia, dalla guerra tra Etiopia e Eritrea a quella in Liberia o alla trasformazione del Sudafrica da paese razzista a nazione arcobaleno. Di come esercita il giornalismo d’inchiesta e investigativo inseguendo, ad esempio, trafficanti d’armi e di diamanti.

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Lavoratori islamici

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2009

Lettera aperta al presidente della Repubblica. “L’Associazione Dhuumcatu, da anni impegnata nel campo dei diritti degli stranieri, Vi chiede un intervento urgente a tutela dei  lavoratori islamici, oggetto di una recente campagna mediatica che riteniamo fortemente  discriminatoria. Ci duole rilevare che quanto i media nazionali,  tra i quali non si distingue purtroppo anche il servizio pubblico radiotelevisivo, parlano degli stranieri affrontano il tema ricorrendo spesso ad un lessico xenofobo e razzista, ancor più accentuato nel caso in cui si parli di cittadini di religione islamica.  Credo che abbiate avuto modo di leggere la recente polemica legata alla proposta dalle Associazioni degli agricoltori della Provincia di Mantova in merito all’obbligo per i lavoratori di bere acqua durante il mese del ramadan, pena l’interruzione temporanea dell’attività lavorativa, sino a giungere al licenziamento in casa di recidiva. Alle “caritatevoli” associazioni datoriali, si sono accodati i solerti sindacati che sostengono tale misura in ragione della tutela della salute dei lavoratori, che potrebbe essere messa a rischio dalla calura estiva.  Sappiamo bene,  in realtà, che queste “attenzioni” non hanno come finalità quella di salvaguardare la salute dei lavoratori, al contrario, si configurano come l’ennesimo strumento di pressione dei datori sui lavoratori. In questo contesto, il lavoratore di fede islamica è due volte colpito: una volta per la falsa attenzione nei confronti del suo benessere psico-fisico, l’altra perché obbligato, con un’erronea interpretazione delle religione, a contravvenire ad un precetto. Onorevole Presidente, On. Ministro, siamo consci che durante la stagione della raccolta della frutta, i datori di lavoro non possono dare le ferie ai proprio dipendenti. La soluzione, però, è nella legislazione della Repubblica: un lavoratore può lavorare 40 ore settimanali, in caso si superino le 40 ore senza consenso del lavoratore, si deve parlare di sfruttamento e dunque di una violazione della legge vigente. Del resto, come recita la Costituzione, la Repubblica italiana è fondata sul lavoro.  Se i cosiddetti “islamici” lavorano nei campi per 7 gironi alla settimana, l’orario di lavoro non può superare le 6 ore giornaliere, in caso in cui i giorni lavorativi siano 6, le ore giornaliere non arrivano a 7.  I lavatori dell’agricoltura, iniziano, di norma, l’attività alle 5 o alle 6 della mattina, la giornata di lavoro, a norma di legge, dovrebbe terminare alle 11.00 o alle 12.00 della mattina. Nulla a che vedere, dunque, con il Ramadan e l’obbligo di bere acqua durante il lavoro.  La colpa di questi lavoratori, che per altro non sono stati minimamente interpellati per sapere ciò che pensano della proposta, è quella di essere di religione islamica, di chiamare il proprio Dio Allah: questo è il loro ignominioso fardello. Quando un qualsiasi cittadino pronuncia la frase “Dio è grande” “God is great” nella propria lingua, nulla accade; al contrario, quando un lavoratore islamico pronuncia in lingua araba la frase “Allah hu akbar”, viene, immediatamente, tacciato di fondamentalismo ed fanatismo.  Molte religioni, come la cattolica, il sanatan, meglio conosciuto come induismo, il buddismo, l’ebraismo, fanno ricorso durante le celebrazioni alla lingua delle scritture, in modo da mantenere intatta la purezza del Libro. Furibonde polemiche, invece, si scatenano ogni qualvolta che gli islamici vogliono officiare le proprie celebrazioni usando la lingua araba, sino a prefigurare l’obbligo di predicazione in lingua  italiana.  Qui c’è un nodo fondamentale, il rischio che il principio di laicità dello Stato, così come il principio di libertà religiosa vengano calpestati e cancellati.  On. Presidente, on. Ministro, ci rivolgiamo a voi per intervenire e scongiurare il rischio di ingiustificate pressione sui lavoratori islamici. Il problema non è certo quello dell’acqua, bensì la dignità e le condizioni dei lavoratori dell’agricoltura, sfruttati e costretti a turni massacranti dall’alba al tramonto. Vorrei concludere questa richiesta con un antico proverbio asiatico : “il contadino dà dell’erba alla mucca non per bontà, anzi il giorno dopo, gli metterà un peso ancora più grande sopra le spalle.”. Non vorrei che nella nostra situazione, l’acqua stia al posto dell’erba, ed il lavoratore si trasformi in mucca.  Il DIO onnipotente, GOD, BHOGOBAN e ALLAH benedica a Voi, i 25 milioni di lavoratori e i  60 milioni di cittadini.” Amen- Amin- Om Santi- Hore Krisna

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