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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘realismo’

Romani e futuro: realisti ma ottimisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Aumento delle tasse, costo della vita, pensioni basse, precarietà del lavoro: tutto questo fa ancora paura ai romani, ma nonostante tutto affrontano il futuro con moderato ottimismo. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Sara Assicurazioni1, la compagnia assicuratrice ufficiale dell’Automobile Club d’Italia, più della metà degli intervistati (54%) affronta il proprio futuro dal punto di vista economico in modo positivo.Se il 36% prevede di mantenere l’attuale tenore di vita nel prossimo futuro, una buona parte dei romani si riconosce tra quel 20% di intervistati che ammette di vedere nel proprio futuro minori disponibilità economiche, ma che con un po’ di accortezze, si saprà adattare. Il 18% pensa che avrà disponibilità economiche superiori rispetto a quelle attuali, l’11% ha risposto di vivere nell’incertezza mentre un altro 19% si dichiara pessimista e teme che le proprie disponibilità economiche saranno inferiori a quelle attuali.In che modo, secondo gli intervistati, ci si può garantire un futuro migliore? Una buona fetta di romani vede di buon occhio l’utilizzo delle forme di pagamento rateali, sia perché consentono di acquistare con calma (21%), sia perché permettono di gestire meglio il bilancio familiare (36%). C’è chi invece è più propenso alla sottoscrizione di diverse forme di risparmio o previdenza, tra cui spicca il fondo pensione, preferito dal 41% degli intervistati, seguito dall’acquisto di immobili (31%) e dai prodotti assicurativi di investimento, specie quelli collegati a gestioni separate e quindi sicuri, e i piani individuali di risparmio per il 23%.D’altra parte, ricorrere a una forma di risparmio può aiutare ad affrontare il futuro con più serenità e a porsi degli obiettivi anche a medio/lungo termine, come dimostrano i dati: il 56% dei romani infatti ammette di voler mettere da parte una somma sufficiente per affrontare eventuali imprevisti, il 40% vuole invece mantenere l’attuale tenore di vita. Grande attenzione verso i figli: il 41% vuole essere certo di poter aiutare i propri figli in un futuro, mentre il 18% non vuole gravare su di loro in caso di perdita di lavoro o di pensione bassa.E a proposito di pensione, quest’ultima risulta essere uno dei fattori che preoccupano di più i romani in questo momento: al primo posto nei loro pensieri si trova la paura di spese impreviste (53%), seguita, appunto, dalla prospettiva di una pensione bassa (42%) e dai fattori fiscali ed economici (35%).A chi rivolgersi, dunque? Quasi la metà dei romani (44%) si affiderebbe alla propria banca o a un consulente mentre il 26% chiederebbe consiglio ad una compagnia di assicurazioni.

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Antonio Ligabue: Il realismo della scultura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Ancona 7 aprile – 24 giugno 2018 Inaugurazione 7 aprile ore 17.30 Museo Tattile Statale Omero, Mole Vanvitelliana mostra Antonio Ligabue. Il realismo della scultura, dedicata al Ligabue scultore. I trentuno bronzi in mostra – affiancati da tre dipinti in rappresentanza della sua, più nota oltre che molto più ricca numericamente, produzione pittorica – sono quasi tutti a soggetto animale, per una sua predilezione, e coprono un arco cronologico che va dal 1936 al 1958: “In pittura e in scultura egli rappresenta gli stessi animali: leoni, tigri, iene, leopardi, lupi, cinghiali, cervi, caprioli, scimmie, aquile, tori, buoi, cavalli, capre, galli, galline, volpi, conigli, gatti e cani… Animali feroci, animali esotici, animali domestici. Ma nella sua rappresentazione risiedono almeno due diverse e fondamentali inclinazioni del sentimento: ora prevale un sentimento disteso, calmo, come un desiderio di serenità, di pacificato idillio nella natura o in un mondo di evasione fantastica: e di ciò parlano in genere le opere dove appaiono i buoi dei campi, i cavalli da tiro, o i quadri evocativi di una Svizzera immaginaria; ora invece prevale un sentimento di furore, di rabbia, d’aggressività, che si traduce nelle risse o negli atti di violenza degli animali feroci. Mentre però nella pittura le immagini animali sono immerse nel paesaggio, nella scultura vivono invece unicamente definite nella propria isolata fisionomia” (Mario De Micheli, 1972).
Potenti e realistiche, le sculture venivano realizzate da Ligabue in creta, adoperando l’argilla che trovava abbondante sulle sponde del Po, nella Bassa reggiana, dov’era stato “catapultato” nel 1919 a seguito di un’espulsione dalla natia Svizzera, rimanendovi fino alla morte.
In Antonio Ligabue (1899-1965), popolarmente conosciuto come l’artista folle di Gualtieri, il “buon selvaggio” della pittura italiana, arte e vita sono fortemente legate, e quest’ultima ha trovato riscatto proprio grazie all’arte, che gli ha permesso di dare un senso alla sua infelice esistenza.L’allestimento della mostra esalta l’approccio multisensoriale alle opere esposte, rispecchiando lo spirito e la finalità del Museo Omero, fra i pochi specializzati a livello mondiale nel campo della fruizione tattile all’arte e già organizzatore di importanti esposizioni.Il pubblico potrà apprezzare per la prima volta le sculture di Ligabue non solo mediante il canale visivo ma anche attraverso l’osservazione tattile e suggestioni uditive e olfattive.
Il catalogo, edito da De Luca Editori d’Arte, contiene le riproduzioni delle opere, i testi di Marzio Dall’Acqua, Mario De Micheli, Aldo Grassini, Patrizia Lodi, Nicola Micieli, Sergio Negri, Antonello Rubini e la nota biografica dell’artista.Con il patrocinio della Regione Marche e del Comune di Ancona.In collaborazione con TACTUS – Centro del Museo Tattile Statale Omero per le arti contemporanee, la multisensorialità e l’interculturalità, Opera Società Cooperativa Onlus, Associazione per il Museo Tattile Statale Omero Onlus, Servizio Civile Nazionale, La Mole Ancona.
ORARIOdal martedì al sabato ore 16 – 19; domenica e festivi ore 10 – 13 e 16 – 19. INGRESSO: INTERO 7,00 euro RIDOTTO 5,00 euro.

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Saggio: Realismo, Neorealismo e altre storie

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

emanuela garroneRoma Venerdi 9 giugno 2017 – Ore 17,00 Centro Studi Americani Via Michelangelo Caetani, 32 Insieme all’autrice Emanuela Garrone interverranno: Prof. Paolo D’Angelo, Prof. Antonella Greco, Arch. Luca Zevi. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Isabella Mezza e introdotto da Paolo Messa, direttore del Centro Studi Americani. Gli anni dal 1945 al 1952/53 sono quelli della ricostruzione morale e civile, prima che economica, del paese: in questo periodo storico gli intellettuali e gli artisti svolgono un ruolo di primo piano nella società, diventandone la coscienza critica attraverso correnti quali il Realismo letterario e figurativo e il Neorealismo cinematografico. Non sono fatti nuovi quelli che vengono analizzati nel saggio di Emanuela Garrone Realismo, Neorealismo e altre storie (Mimesis Edizioni), ma diverso è il punto di vista con cui si cerca di considerare opere, artisti e critici, focalizzando l’attenzione sul valore introspettivo dell’opera d’arte. Nel secondo dopoguerra il dibattito ideologico informava le coscienze degli artisti e degli intellettuali in tutto il mondo: in Italia il peso della politica e della filosofia d’ispirazione marxista era molto forte, tanto quanto il desiderio di reinserirsi nell’alveo della cultura europea e mondiale dopo il periodo dell’autarchia fascista che aveva isolato moralmente e culturalmente il nostro paese per vent’anni. L’arte allora divenne testimonianza storica, consapevolezza della realtà, autentico desiderio di verità e di sincerità, ma soprattutto bisogno di libertà e di apertura verso l’altro.
Il saggio, che approfondisce il dibattito allora dominante tra astrattisti e realisti mettendo in evidenza relazioni e intrecci del pensiero filosofico e critico, verrà illustrato a Roma venerdi 9 giugno alle ore 17,00 presso il Centro studi Americani. Insieme all’autrice interverranno i professori Paolo D’Angelo e Antonella Greco, l’architetto Luca Zevi, il direttore del Centro Studi americani Paolo Messa e la giornalista Isabella Mezza. (foto: emanuela garrone copertina libro)

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Terrorismo: “Serve realismo e decisionismo, Europa faccia presto”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2016

terroristi“Quanto sta accadendo in Europa sul fronte sicurezza e della minaccia del terrorismo islamico impone di affrontare il tema con un piglio più realista e decisionista. E’ chiaro che dobbiamo iniziare ad abituarci a convivere con la paura, per questo le risposte soprattutto a livello europeo devono essere all’altezza e soprattutto unitarie. A cominciare dagli investimenti per la difesa e la sicurezza, che ancora oggi non arrivano neppure al 2 per cento del Pil continentale. Troppo poco”. E’ quanto dichiara l’onorevole Maurizio Bernardo, presidente dell’Associazione interparlamentare di Amicizia Italia-Israele e presidente della commissione Finanze della Camera. “Così come rimane un obiettivo da perseguire in tempi rapidi una politica di difesa comune. Questa deve essere la priorità del prossimo vertice europeo a Ventotene, e confidiamo che le proposte dell’Italia facciano breccia. Serve un salto di qualità anche sul fronte della condivisione dell’intelligence, della cyber security e del controllo delle informazioni personali senza che tutto ciò venga visto come una violazione della nostra privacy. Il diritto alla sicurezza e il diritto alla vita vengono prima. Da questo punto di vista – prosegue Bernardo – Israele ha tanto da insegnarci e tutti dovremmo accogliere l’appello lanciato nei giorni scorsi dall’ambasciatore dello Stato di Israele in Italia, Naor Gilon, affinché l’Europa faccia presto, senza ritardi. Il rischio ulteriore di interventi timidi e senza una precisa strategia sarebbe, infatti, quello di alimentare altri fenomeni quali la xenofobia, il populismo e altri estremismi locali. In Italia il Governo ha adottato misure forti negli ultimi anni, come la stretta sui foreign fighters, pene severe per chi istiga o fa proselitismo sul web, sono state aumentate le espulsioni. Accanto ad azioni concrete – conclude Bernardo – va affiancato quindi anche un approccio più realista e pragmatico e da lì far discendere i prossimi interventi da adottare”.

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Comunali: “Il Centro che manca è realista e ottimista”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

bilancia pagamenti“Il dibattito sul ballottaggio delle amministrative di domenica prossima soffre di una irrimediabile contrapposizione a due che esclude necessariamente almeno un terzo della popolazione in tutti i vari luoghi. Con il Pd presente ovunque e il M5S che ha investito nei grandi centri come Roma e Torino, mentre la variegata galassia di quello che fu una volta il Centro arranca drammaticamente quasi ovunque. E’ impressionante lo spostamento degli elettori che di elezione in elezione vanno migrando in modo massiccio da un luogo all’altro in cerca di conferme, di soluzioni e soprattutto di prospettive di futuro credibili”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Non credo che il Paese potrebbe sopravvivere in prolungata astinenza dalla prassi e dalla filosofia politica del Centro: oggi è più che mai necessario individuare il punto di equilibrio, il luogo della mediazione culturale che si trasforma in dialogo e in opportunità di collaborazione. Le alternative estreme oggi – prosegue Binetti – non sono più destra e sinistra, ma sistema e contro-sistema; tra classi politiche forti di una storia e di una tradizione e classi politiche che considerano un privilegio non avere né storia né tradizione. Tra chi vuole muoversi nel solco di una cultura che si sforza di interpretare il presente alla luce di fatti che appartengano ad un passato prossimo e chi invece vuole ostinarsi ad inventare tutto ex novo. Quello che non credo possibile è che il dibattito si radicalizzi tra onesti e corrotti, secondo una visione manichea che contrappone i buoni ai cattivi. E’ proprio questa logica duale sul piano etico che respingiamo con determinazione: onestà e corruzione sono scelte personali, che per diventare scelte di sistema devono aver corrotto la coscienza di un numero infinito di persone senza che la società abbia saputo difendersi respingendole coraggiosamente. Il bello del Centro nella sua storia confermata da tanti anni di governo del Paese è proprio quello di sapersi mantenere lontano da ogni presunta superiorità etica per indossare in vece i panni di chi davanti all’errore, alla trasgressione, ammette l’uno e l’altro. Non se ne compiace affatto, non li giustifica, ma si impegna a ricominciare a costruire ancora una volta ciò che reputa necessario al bene comune, dopo ver cambiato atteggiamento, e se necessario, dopo aver cambiato le persone che quel posto occupavano. Senza scandali ipocriti, senza assuefazione, ma anche senza giustizialismi perché – conclude Binetti – nessuno di questi atteggiamenti corrisponde alla natura dell’uomo, tutt’altro che impeccabile, ma perfettamente in grado di correggere la rotta e riportarla su di una diversa dimensione di servizio e di apertura agli altri. Questo è il Centro che ci manca nella sua ispirazione cristiana, nel suo realismo politico e nel suo ottimismo moderato”.

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Grandi manovre dentro e fuori i partiti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

«Credo siamo alla vigilia di un sommovimento di tutti i voti, tutte le opinioni. In questo quadro un partito deve costruire una proposta che sia accattivante per quest’elettorato che non è ideologizzato. Credo che questa sia la linea da seguire, un partito che interpreta con saggezza, realismo e la dovuta concretezza l’occasione che ha davanti. Ho qualche dubbio che questo accada se ci lasciamo andare alla poesia suggestiva di Vendola o al vernacolismo di Di Pietro. Sono due voci vicine al nostro partito ma non sono nelle nostre corde». Lo dichiara Marco Follini, durante la presentazione del suo libro «L’Elogio della pazienza» all’interno di SudCamp, la manifestazione organizzata da Enrico Letta e dalla sua Associazione TrecentoSessanta, in corso a Paestum.

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Nuovo romanzo di Cristina Guarducci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

Roma 21 aprile ore 19.00 Caffè Fandango Piazza di Pietra, 32  Sandro Veronesi presenta Cristina Guarducci e il suo nuovo romanzo “Nonchalance” Fazi editore. Una donna senza nome, con un bambino nato da un amore ormai finito. Un musicista nero, Jean-Marie, clarinettista jazz di notte e spazzino di giorno. Due solitudini che s’incontrano una mattina in un parco, a Parigi. Due parole scambiate per caso, e il sorriso smagliante di lui, prima che lei si volti e ritorni al suo quartiere raccolto ed elegante, il Marais.Questo romanzo particolarissimo, dalla voce intima eppure curiosamente “impersonale”, come a difendersi dal pericolo di ricordi e sofferenze sempre in agguato, racconta due anni di vita e passione a Parigi, con una verità e un realismo che l’incanto dei luoghi e delle atmosfere non riescono a intaccare, e che per questo parlano ancora più direttamente al cuore di tutti coloro che hanno perso un amore o che a gran fatica, tra mille diffidenze e ripensamenti, l’hanno ritrovato.
Cristina Guarducci, nata a Firenze e cresciuta a Prato, è laureata in psicologia e vive a Parigi da ventitré anni. Questo è il suo secondo romanzo, che segue a Mitologia di famiglia, pubblicato nel 2005 sempre da Fazi Editore.

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José Ortega. Realismo e identità mediterranea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2009

Segadora y burro,Chieti Via C. de Lollis, 10, Museo d’arte Costantino Barbella Paglione. A seguito del successo di pubblico gli organizzatori hanno deciso di prorogare fino al 4 ottobre la rassegna José Ortega. Realismo e identità mediterranea a cura di Gianfranco Bruno e Alfredo Paglione. Molti sono stati i visitatori che hanno affollato le sale del Museo d’Arte Costantino Barbella di Chieti per ammirare le atmosfere mediterranee dell’artista spagnolo. Uno straordinario percorso espositivo composto da 113 opere provenienti da musei e collezioni private abruzzesi, tra cui le dieci xilografie del ciclo El Terror, esposte per la prima volta in Italia meditate e realizzate da Ortega all’inizio degli anni Cinquanta durante la sua detenzione nelle carceri spagnole a seguito di una condanna a dieci anni per attività contro il regime franchista. L’arte di Ortega compare sulla scena spagnola negli anni della guerra civile ed ha il suo massimo sviluppo durante il periodo della dittatura franchista con una connotazione decisamente “politica”. La sua è un’arte di impegno che, anche senza indulgere ad aspetti propagandistici ed illustrativi, mette in primo piano problemi della vita sociale, come la condizione contadina, la sopraffazione del potere, lo snaturamento dell’identità individuale in un paese oppresso.  Tutti i lavori di Ortega: la pittura, la ceramica, il mosaico, l’affresco e, soprattutto, l’incisione, nascono da un’emozione potente e duratura, dall’ossessione per i volti travagliati dalla miseria, dalla sofferenza di uomini alienati dal duro lavoro. Artista dotato di eccezionale sensibilità  famoso per i suoi mietitori, per le raccoglitrici di olive, per i pescatori trasforma i contenuti in fatti e simboli. (Segadora y burro)

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José Ortega. Realismo e identità mediterranea

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2009

ortegaChieti fino al 29 agosto 2009 Via C. de Lollis, 10, Museo d’arte Costantino Barbella A cura di: Gianfranco Bruno, Alfredo Paglione. Uno straordinario percorso espositivo composto da 113 opere provenienti da musei e collezioni private abruzzesi, tra cui le dieci xilografie del ciclo El Terror , opere che furono meditate e realizzate da Ortega all’inizio degli anni Cinquanta durante la sua detenzione nelle carceri spagnole a seguito di una condanna a dieci anni per attività contro il regime franchista. L’arte di Ortega compare sulla scena spagnola negli anni della guerra civile ed ha il suo massimo sviluppo durante il periodo della dittatura franchista, presenta una connotazione decisamente “politica”. La sua è un’arte di impegno che, anche senza indulgere ad aspetti propagandistici ed illustrativi, mette in primo piano problemi della vita sociale, come la condizione contadina, la sopraffazione del potere, lo snaturamento dell’identità individuale in un paese oppresso.  Tutti i lavori di Ortega: la pittura, la ceramica, il mosaico, l’affresco e, soprattutto, l’incisione, nascono da un’emozione potente e duratura, dall’ossessione per i volti travagliati dalla miseria, dalla sofferenza di uomini alienati dal duro lavoro. Artista dotato di eccezionale sensibilità  famoso per i suoi mietitori, per le raccoglitrici di olive, per i pescatori trasforma i contenuti in fatti e simboli. (ortega)

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Da Courbet a Picasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2009

Martigny (Svizzera) 19 giugno – 22 novembre 2009 Rue du Forum 59 dal Museo Pushkin di Mosca  Nel giugno del 2009 la Fondation Pierre Gianadda presenta la mostra De Courbet à Picasso nella collezione del Museo Statale di Belle Arti Pushkin di Mosca. È la seconda volta che il celebre museo moscovita presenta i suoi tesori a Martigny: la prima rassegna fu dedicata ai capolavori della pittura francese e si tenne nel 2005. La mostra copre il periodo più significativo nell’arte a cavallo tra la seconda metà del XIX secolo e i primi tre decenni del XX, indagando la storia del collezionismo in Russia. Le opere proposte sono dei capisaldi nella storia delle tendenze artistiche, spaziando dal realismo alla libertà pittorica dell’impressionismo, alla profonda individualità dei maestri del postimpressionismo, alle sperimentazioni degli inizi e della maturità dell’avanguardia europea. Il periodo affrontato coincide con lo sviluppo in Russia delle forze creative e sociali, che ha sollecitato l’attenzione verso le novità e ha indirizzato i collezionisti anche verso le esperienze più significative dell’arte straniera.  Le opere presentate in questa mostra sono state acquisite a Parigi da raffinati collezionisti moscoviti d’arte contemporanea come Sergei Tretiakov, Sergei Šchukin, Ivan Morozov e altri ancora e sono successivamente confluite in buona parte proprio nelle collezioni del Museo Pushkin. Tretiakov si dedicò soprattutto alle opere di Corot e Courbet, Šchukin acquistò con una passione tutta particolare dipinti di Claude Monet, Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso, mentre Ivan Morozov preferiva le tele di Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Paul Cézanne e Maurice Denis. La mostra si apre con opere di Camille Corot, artista lirico e introverso, la cui scelta eccezionale è dovuta all’intuizione di Sergei Tretiakov, fratello di Pavel Tretiakov, celebre collezionista d’arte russa e fondatore della Galleria Tretiakov. È grazie a lui che Mosca può vantare la più importante tela di Corot del suo ultimo periodo Le bain de Diane. Il dipinto di Courbet Chalet dans la montagne dipinto dal maestro del realismo durante il suo esilio in Svizzera è un brillante esempio dell’arte del paesaggio. Quanto al monumentale La bénédiction des jeunes époux di Dagnan-Bouveret, capolavoro della collezione di Tretiakov, esso riflette l’interesse dei pittori realisti per la rappresentazione empatica di temi della vita di provincia.  Una delle sezioni più importanti della mostra alla Fondation Pierre Gianadda è legata ai pittori della cerchia degli impressionisti e di Eduard Manet. Il suo eccezionale Portrait d’Antonin Proust è esemplare dello stile di questo maestro sperimentatore. Spiccano inoltre La danseuse chez le photographe di Edgar Degas, Au jardin  di Pierre-Auguste Renoir, riferibili ai primi anni dell’impressionismo, La meule de foin  e Nymphéas blancs  di Claude Monet, dove lo stile maturo di questo capofila del movimento appare in tutto il suo splendore, e inoltre i paesaggi di Alfred Sisley e di Camille Pissarro. L’esposizione è curata da Irina Antonova, direttrice del Museo Pushkin, che introduce anche il catalogo – cui collaborano anche Anna Poznanskaïa et Alexeï Petoukhov – dove sono riprodotte a colori tutte le opere esposte.

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Mostra: Claudia Ferri

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

LIVIARoma 5 giugno ore 18.30 Vicolo Sant’Onofrio 10 Nell’ambito del Festival Internazionale di Fotografia, nei locali dell’Ex Elettrofonica a Roma, si terrà la mostra personale di Claudia Ferri dal titolo Livia ed Emila.  La mostra, curata da Annalaura Palma, si compone di una raccolta di isantanee che nasce dalla quotidianità dell’artista, dall’esigenza di raccontare in prima persona i non-eventi della propria esistenza. Protagonista è la necessità isiologica di fotografare, di registrare tutto ciò che muove meraviglia, gioia o malinconia nella sua semplicità.  Le fotografie sono avvolte da un’atmosfera lirica, rarefatta, lontana dal realismo che di solito è presente nel genere di fotografia istamatic – sono storie in miniatura senza finale.  La macchina fotografica dell’artista punta gli oggetti anonimi, i momenti ordinari, ciò che distrattamente l’occhio non coglie. Elementi che, diventati fotografie, si rivelano nella loro unicità e bellezza.  Le fotografie di Claudia Ferri sono sequenze aperte, attraversate da un suono fluido in cui è concesso perdersi, abbandonare le proprie sicurezze o lasciarsi stupire dalle piccole cose.  Beatrice Bertini, curatrice e storica dell’arte, ha voluto interpretare lo spazio come luogo di interazione attiva fra architettura e arti visive: l’idea è infatti quella di chiamare gli artisti a fondere il loro lavoro con lo spazio, per creare non solo una reciproca interazione ma un’opera d’arte unica.  La concezione spaziale di Ex Elettrofonica è a cura di Alessandra Belia e Federico Bistolfi, già collaboratori dello studio romano di Zaha Hadid, che hanno dato vita ad un ambiente sospeso, un contenitore per l’arte in cui possano nascere sensazioni per alimentare l’immaginazione. L’indeterminatezza della forme e l’assenza di spigoli e angoli genera una spazialità ovattata, un organico limbo bianco. Una pelle continua avvolge fisicamente la struttura, in uno spazio fluido che interagendo con l’arte sembra in continua evoluzione. (foto livia)

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