Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘reati’

E’ a rischio la difesa in tribunale di coloro che denunciano reati di mafia

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Il Comitato di Solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, istituito presso il ministero dell’Interno, avrebbe infatti sospeso il pagamento degli avvocati difensori che per legge avviene dal Fondo di rotazione in favore delle vittime di mafia istituito nel 1999, sulla base di un controverso parere dell’Avvocatura. E’ quanto denuncia il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori del Pd e capogruppo dem nella commissione Antimafia, che sulla questione ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno Salvini.”Per sostenere le vittime di mafia che denunciano – spiega Mirabelli – la legge ha previsto la possibilità per loro di ottenere la liquidazione anticipata dal Fondo sia del risarcimento dei danni, sia delle spese legali per la loro difesa nel processo penale, come stabiliti in sentenza, garantendo così tempi più celeri in relazione alla particolare situazione economica in cui versano. E’ da gennaio, tuttavia, che il Comitato di Solidarietà ha sospeso il pagamento degli avvocatori difensori, che lavorano per associazioni come il Comitato Addiopizzo e la Federazione delle associazioni antiracket ed antiusura italiane, sulla base di un parere che aveva richiesto all’Avvocatura di Stato. L’impossibilità per gli avvocati che si occupano prevalentemente di difesa delle vittime di mafia di ottenere il pagamento dallo Stato implicherà per loro la necessità di richiedere alle vittime stesse l’onorario e le spese. Questo avrà un impatto anche sulle denunce e sull’attività delle associazioni antimafia. Per questo, con l’interrogazione chiedo a Salvini: è a conoscenza di questi fatti gravi? Cosa intende fare?”.

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Affidi illeciti: Save the Children, se confermati, reati di gravità assoluta

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

“Lascia senza parole l’elenco dei reati contestati dalla Procura di Reggio Emilia sugli affidi familiari nella Val d’Enza. Se confermati, sarebbero di una gravità assoluta, a maggior ragione perché i presunti autori di reato sono proprio le figure che dovrebbero essere preposte alla protezione e alla tutela dei bambini più vulnerabili. È indispensabile assicurare ai minori coinvolti tutto il sostegno in una fase evidentemente critica”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia – Europa di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. “L’affido familiare è un istituto di grande importanza che riguarda, secondo gli ultimi dati disponibili, oltre 14.000 bambini e ragazzi in Italia, a cui consente la crescita in un ambiente familiare, in momenti particolarmente difficili per la loro famiglia di origine, in una prospettiva temporanea, alla luce del supremo interesse del bambino. È un istituto che richiede una costante attività di formazione, supervisione e sostegno da parte della rete dei servizi. Ề quindi urgente fare luce al più presto su quanto accaduto, anche al fine di tutelare un istituto fondamentale come quello dell’affido”, ha concluso Raffaela Milano.

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Vertenze e reati: Il confine tra legalità e necessità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A seguito di un’indagine a campione rivolta alle famiglie che hanno dichiarato di aver subito un’ingiustizia dal proprio lavoratore, DOMINA ha riscontrato che oltre la metà dei rispondenti (56%) dichiara di aver subito furti da parte dei lavoratori domestici. Si tratta prevalentemente di generi alimentari (41,1%) o vestiario e biancheria (37,2%). Meno frequente invece il caso di furto di denaro o oggetti preziosi (21,7%). Per quanto riguarda i reati penali, solo il 14,5% del campione dice di aver subito episodi di questo tipo. Si tratta, per citarne alcuni, di violazione di domicilio da parte di terzi, stalking o minacce, truffa ai beni di famiglia (circonvenzione d’incapace – testamenti viziati – intestazione di beni di famiglia – depauperazione del patrimonio di famiglia), ricatti per segreti personali o di famiglia, prelievo non autorizzato con il bancomat o con la carta di credito. Di nuovo abbastanza frequente (48,9%), invece, il verificarsi di altri fatti gravi quali: abbandono dell’assistito, maltrattamenti fisici, segregazione della persona non autosufficiente, tentato omicidio, molestie. “La percentuale di denunce è molto bassa nel caso dei furti, pari al 6%, mentre sale per i reati e gli altri fatti gravi” commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. “Molte famiglie – continua Gasparrini – davanti a tali comportamenti, non sono intenzionate a procedere giudizialmente, poichè è diffusa anche la componente della paura (minacce o intimidazioni)”.

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Calano i reati perché manca la fiducia nel sistema giudiziario

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

furti-in-casa“Le statistiche del ministero dell’Interno non tengono conto dei reati commessi e non denunciati per sfiducia nel sistema giudiziario e per la cronica incertezza della pena. I roghi tossici di Roma, Napoli, Milano, Torino, rientrano nella statistica del ministero? La risposta è no. Le migliaia di segnalazioni non corrispondono a formali denunce e restano fuori dal conteggio ufficiale del ministero dell’ Interni. Così come la gran parte di borseggi, accattonaggi, rovistaggi, taccheggi, abusivismo commerciale, occupazioni, furti di beni non assicurati il tutto ingigantito dalla depenalizzazione di innumerevoli reati che rappresentano una delinquenza abituale e diffusa… Non possono essere conteggiati. Spesso le stesse forze dell’ordine sono costrette, per carenza di uomini e mezzi, a intervenire solo sui fenomeni di criminalità organizzata. La libertà senza sicurezza non è vera libertà e i primi a pagare un prezzo salato per l’insicurezza sono le persone socialmente ed economicamente più fragili. Dunque, occorre guardare al problema e risolverlo piuttosto che costringere gli italiani a vivere nella paura come fa la sinistra, trincerata su un irresponsabile atteggiamento di minimizzazione”.È quanto ha dichiarato il capogruppo di fratelli d’Italia Fabio Rampelli intervenendo ad Agorà.

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La giustizia italiana alle corde

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2016

corte europea giustiziaE’ oramai sotto gli occhi di tutti la sempre maggior influenza che il diritto comunitario e sovranazionale esercita nel nostro ordinamento. Anche il microcosmo del diritto penale, che fino a poco tempo fa sembrava immune da influenze “esterne”, deve fare i conti con le norme dei trattati internazionali e con l’interpretazione che ne danno le corti europee. Nel bene e nel male. Tra i casi più eclatanti degli ultimi tempi vi è quello della sentenza Taricco, con cui la Corte di Giustizia Europea ha giudicato incompatibile con gli obblighi europei di tutela penale la disciplina italiana della prescrizione, imponendo ai giudici di disapplicarla per alcune specifiche fattispecie di reato (gravi frodi in materia di Iva) e facendo così vacillare secolari certezze della penalistica italiana. A bacchettare lo Stato italiano sulla prescrizione era già intervenuta – questa volta, però, dalla parte della vittima del reato e con effetti meno dirompenti
perché limitati ad una condanna pecuniaria allo Stato inadempiente – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che aveva condannato l’Italia per avere lasciato prescrivere i delitti commessi dai responsabili delle nostre forze dell’ordine in occasione dei fatti della scuola Diaz in occasione del G8 di Genova del 2001.
Del resto non vi è da stupirsi. La giustizia italiana tutta, non soltanto penale, sembra vegetare in uno stato di perenne imbambolamento, incapace di reagire alle macroscopiche inefficienze che le affliggono e che finiscono per riverberarsi, come sempre accade, sull’utente del servizio, che sia vittima o imputato.
Ben vengano, dunque, tutte quelle “aperture” verso la normativa sovranazionale che portano ad aumentare le garanzie del cittadino, come la recente pronuncia n. 27620 della Sezioni Unite della Cassazione che ha imposto dei paletti alla reformatio in peius (il ribaltamento di un’assoluzione) in appello, facendo leva su una corretta applicazione dei principi contenuti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che costituiscono parametro interpretativo delle norme processuali interne, ed, in particolare dell’art. 6, par. 3, lett. d), relativo al diritto dell’imputato di esaminare o fare esaminare i testimoni a carico e ottenere la convocazione e l’esame dei testimoni a discarico.
I giudici di legittimità hanno infatti stabilito che il giudice di appello non può condannare l’imputato precedentemente assolto sulla base di una diversa valutazione di testimonianze ritenute decisive, se non procede a riassumere tali testimonianze davanti a sé. Questo perché, in un processo improntato ai principi di oralità, immediatezza e contraddittorio, non può dirsi rispettato il canone di giudizio “al di là di ogni ragionevole dubbio” se il giudice di appello, nel condannare l’imputato, omette di risentire direttamente il testimone decisivo, perché la percezione diretta della prova dichiarativa è insostituibile ed è il presupposto di una valutazione della prova che possa dirsi logica, razionale e completa e che, solo così, può fondare una sentenza di condanna.
(Adriano Saldarelli, legale Aduc)

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Sicurezza, annunci di reati in calo ma furti, aggressioni, spaccio,rapine sono un piaga che non lascia scampo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2015

rapina“Reati in calo? Immigrazione clandestina che non vorrebbe dire delinquenza? Balle avanti tutta! Basta dare una rapida occhiata alla cronaca di un giorno di ordinaria follia in una delle nostre città per svelare il più grave e triste dei bluff che chi governa i cittadini propina loro, insistendo a non ammettere che la sicurezza ha bisogno di ben altri interventi di quelli che ad oggi vengono riservati al Comparto e che, a ben vedere, sono solo peggiorativi”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna sulle problematiche legate alle carenze di numeri e mezzi che assillano le Forze dell’Ordine, oberate di superlavoro non solo per le nuove emergenze che gravano sulle spalle di Comparto, ma anche e soprattutto per via dell’ordinario lavoro diuturno che sul territorio si moltiplica giorno dopo giorno, a dispetto di quel che si vorrebbe far trasparire da dati ufficiali nei quali, però, non si tiene conto del grande senso di insicurezza diffuso che porta i cittadini, il più delle volte, persino a non denunciare i torti subiti.
Un quadro allarmante lo offre, ad esempio, una città come Padova dove, nell’arco di 24 ore, le cronache sono invase di notizie che dimostrano quanto i comuni cittadini, nella loro vita di ogni giorno, soffrano l’imbarbarimento di condizioni di vera e propria invivibilità, con conseguente difficoltà delle Forze dell’Ordine di svolgere un controllo serrato di zone sempre più messe a dura prova. Nella città veneta, nel fine settimana, l’aggressione selvaggia di un giovane che è stato preso a bottigliate ed a pugni da un nigeriano; l’arresto di due spacciatori, di cui uno tunisino, su uno dei quali pendeva già un ordine di custodia per le stesse accuse; un altro tunisino pregiudicato e senza fissa dimora arrestato per furto di uno scooter; una donna aggredita da un lavavetri abusivo in mezzo alla strada; una giovane ladra rumena sorpresa a rovistare nelle stanze di un’abitazione…
“E la lista è ancora lunga, lunghissima – insiste Maccari -. Il centralino del 113 scoppia per le segnalazioni e le richieste di aiuto, gli uomini non ce la fanno neppure a correre di qua e di là dato la quantità di servizi da svolgere e l’esiguità dei numeri a disposizione. Un Ente come l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre ha avvertito che in dieci anni i furti negli esercizi commerciali sono cresciuti del 150%, lamentando che i responsabili la fanno franca!”.
“Nonostante la capillare ed encomiabile azione condotta sul territorio dalle Forze dell’ordine – ha detto infatti Paolo Zabeo della Cgia di Mestre – il 77 per cento dei furti nei negozi rimane impunito. Inferiore dunque al trenta per cento la percentuale di reati denunciati e poi puniti. E’ sconfortante!”. “E’ sconfortante sì – conclude il Segretario Generale del Coisp -. Soprattutto perché noi facciamo davvero sacrifici enormi per tentare di salvare il salvabile, ed avvertire questi toni sfiduciati della gente è come vanificare tutti i nostri sforzi. Ma ancor più sconfortante è vedere con quale menefreghismo chi ci governa reagisca di fronte a questo stato di cose, di fatto ignorando bisogni, esigenze e richieste dei cittadini, ed insistendo a non gestire con la dovuta serietà ciò che attiene al diritto alla sicurezza degli italiani, che invece richiederebbe ben altri interventi che ci consentissero di adempiere al meglio ai nostri compiti”.

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Louis Theroux a Los Angeles: reati sessuali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 settembre 2014

Louis TherouxLunedì 13 ottobre, ore 22:00. La California ha un atteggiamento duro nei confronti dei colpevoli di reati sessuali, anche una volta usciti di prigione. Sotto una stretta libertà condizionata, sono controllati e sottoposti a restrizioni draconiane, vengono iscritti in un registro pubblico da cui chiunque può ottenere informazioni sulla loro identità e sul crimine commesso. Inoltre, non possono vivere nei pressi di parchi e scuole e molti vengono allontanati dalla propria famiglia. Louis entra nel mondo dei dormitori e dei senza tetto e indaga sugli scopi e sui reali effetti di queste leggi. È giusto eliminare qualsiasi chance di redenzione oppure uno stretto controllo operato su persone malate e spesso pericolose è veramente un servizio utile che viene reso alla comunità?

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Cassazione: condanna Berlusconi

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2013

Italiano: Silvio Berlusconi

Italiano: Silvio Berlusconi (Photo credit: Wikipedia)

Le convulse giornate del cavaliere hanno inizio il 30 luglio e si sono concluse verso la sera del primo agosto con la lettura della conferma della condanna di secondo grado inflittagli dalla Corte di Assisi di Milano. Nell’arringa del suo difensore avv. Coppi si citano i codici, i giuristi americani, la cassazione civile e le sentenze di Dolce e Gabbana. In proposito il messaggero del primo agosto riporta le parole del “principe del foro” che parla di “caciara mediatica”, di attenzione sproporzionata al processo. Da qui sorge il primo aspetto di questa “caciara” e il diverso stile difensivo tra Coppi e Ghedini. Quest’ultimo – ci ricorda Rosario Amico Roxas in una sua lettera al Messaggero – “ha sempre impostato la difesa del cavaliere in attacco, con l’ingenua e presuntuosa ipotesi di intimidire i magistrati; sollevando polveroni che avrebbero dovuto nascondere i reati ed esaltare la filosofia della persecuzione.”
E osserva Rosario: “Gran parte dei guai che cadranno addosso al cavaliere hanno origine nello studio di Ghedini, aspirante principe del foro! Dalla strategia di Ghedini è sortita una realistica intolleranza alle offese, alle accuse, alle minacce più o meno mimetizzate. A Berlusconi è sempre piaciuta la tecnica aggressiva, convinto della sua superiorità su tutto e su tutti; convinzione alimentata dal Ghedini che ha scoperto il nervo esposto del cavaliere e lo ha sempre assecondato e sollecitato a esporsi in prima fila contro chiunque non manifestasse servilismo nei confronti di “Er Più”, intollerante di non essere riconosciuto per quello che crede di essere. Ora l’avv. Coppi, anche se comincia a cedere alle lusinghe aggressive, non guarda più al processo in corso, guarda, piuttosto, ai processi che verranno, sia già in corso d’opera che ancora conservati nei cassetti dei PM di mezza Italia. Non importa il risultato che arriverà, guardiamo piuttosto ai risultati che ancora devono arrivare, che Coppi teme molto più della sentenza attuale”.
Devo quindi arguire che con questo verdetto si volta pagina e si raggiunge la consapevolezza che nessuno è intoccabile e che i guai giudiziari hanno una loro naturale conseguenza se si continua a credere che possa sopravvivere quella parte dell’Italiani che hanno beffeggiato tutto e tutti in nome del loro tornaconto personale. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Seminario Legge 231 – Regole e opportunità

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2011

Si è tenuto il 17 novembre scorso, presso lo Starhotels Business Palace di Milano, la seconda edizione del seminario Legge 231 – Regole e opportunità, co-organizzato da Federcongressi&eventi e da FISM (Federazione Italiana delle Società Medico-scientifiche), sulla responsabilità penale delle imprese di organizzazione di eventi e delle società medico-scientifiche in ambito Sanità e Pubblica Amministrazione. Il seminario mirava a dare indicazioni concrete e operative in merito agli adempimenti previsti dal D. Lgs. 231 (che ha introdotto, per la prima volta nel nostro ordinamento, il concetto di responsabilità amministrativa – cioè penale – dei soggetti giuridici a fronte di determinati reati commessi al loro interno dai loro dipendenti nello svolgimento delle attività di competenza) e spiegare come gestire, in un’ottica di miglioramento e di efficacia dei processi, nonché soprattutto di prevenzione, le conseguenze e le ricadute organizzative interne, specialmente per le società medico-scientifiche e le società di organizzazione di eventi in ambito Sanità e Pubblica Amministrazione. Dal seminario è emersa l’adozione di un modello di organizzazione, gestione e controllo quale forma di tutela più sicura contro le gravissime sanzioni che, in forza della presunzione di colpevolezza prescritta dalla legge, colpirebbero immediatamente (anche in caso di illeciti non ancora accertati) sia le società, i cui dipendenti si fossero resi colpevoli di reati nello svolgimento delle proprie funzioni, sia i consiglieri d’amministrazione. Il D. Lgs. 231 parla di sospensione del C.d.A. e di interdizione ad operare per l’azienda. In allegato un comunicato con i dettagli del seminario, un articolato commento di Mauro Zaniboni, responsabile Federcongressi&eventi per la fiscalità, e una foto di quest’ultimo.

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Reati ad impatto psicologico

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2011

angeli e demoni

Image by papaitox via Flickr

Palermo, Sabato 15 ottobre 2011 Seminario di aggiornamento tecnico professionale. reati ad alto impatto psicologico (Stalking, abusi sui minori, sette pseudoreligiose). – orario 15.00-19.00. Hotel Astoria Palace, via Montepellegrino 62, Sala Congressi Normanni. Il seminario è patrocinato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana ed è di taglio prevalentemente pratico e tratterà le principali problematiche investigative e peritali dei reati che a vario titolo hanno una elevata valenza psicologica oltre che giuridica: lo stalking, gli abusi sui minori e il coinvolgimento in sette pseudoreligiose e magiche. Verranno presentate linee guida e possibili modelli di intervento per Magistrati, Investigatori, Psicologi, Avvocati e Medici. Il seminario è aperto a esperti forensi, Magistrati, Avvocati, appartenenti alle Forze di Polizia, Militari, Investigatori privati, Psicologi, Sociologi, Medici e operatori della sicurezza. Saranno ammessi anche laureati in altre discipline e studenti universitari di materie compatibili. L’incontro è finalizzato all’individuazione e all’inserimento professionale di Psicologi, e Avvocati nel team di consulenza forense attivato dall’ICAA in Sicilia. Programma dei lavori:
15.00: apertura del Convegno (saluto del chairman), Intervento di saluto del Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, Intervento di saluto del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, Intervento di saluto di Domenico Milazzo (Polizia di Stato, Rappresentante CONSAP). Interventi tecnici:
15.30: Alessia Sinatra (Magistrato, Procura di Palermo): “La gestione dell’ascolto della vittima nell’indagine nei reati ad alto impatto psicologico”;
16.00: Marco Strano (Funzionario della Polizia di Stato e Dirigente Nazionale Consap) – “Psicologia e investigazioni nei reati ad alto impatto psiclogico”;
17.00: Sonia Tinti Barraja (Psicologa, Consigliere Ordine Psicologi Regione Sicilia, Icaa member) “intervento peritale psicologico-forense nei reati ad alto impatto psicologico”;
18.00: Giacomo Badalamenti (Medico Legale e Criminologo, responsabile ICAA Sicilia) – “Danno biologico ed esistenziale nei reati ad alto impatto psicologico”;
18.30: Tavola rotonda con i partecipanti al convegno e i relatori, conclusioni e consegna attestato di partecipazione. (fonte: http://www.criminologia.org)

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Roma: il balletto della “sicurezza”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2011

Roma. «Le parole  che l’onorevole Touadi rivolge alla consigliera regionale Isabella Rauti, tirando in ballo rapporti di parentela, sono la prova della totale mancanza di argomenti atti a mettere in discussione il grande impegno della giunta guidata da Gianni Alemanno sul governo della città e sul tema specifico della sicurezza». E’ quanto dichiara, in una nota, il delegato alla Sicurezza di Roma Capitale, Giorgio Ciardi. «Entrando nel merito non è con il balletto della data di inizio del calo dei reati, fraudolentemente anticipata dall’onorevole Touadi, che si può riscattare l’inadeguatezza delle politiche sulla sicurezza delle giunte di sinistra: a tal proposito occorre piuttosto ricordare quanto quell’impostazione ideologica e culturale sia la pesantissima eredità che è stata lasciata alla città di Roma. L’aver sottovalutato o nascosto l’impatto di flussi migratori, che la città e il suo tessuto sociale non erano in grado di assorbire, hanno creato condizioni di degrado che, solo attraverso la sapiente e lungimirante politica di recupero che stiamo attuando, potrà portare ad un miglioramento della qualità della vita dei cittadini – conclude Ciardi – Sarebbe opportuno che la sinistra romana, oltretutto il giorno successivo alla scoperta del bluff dello stupro di piazza di Spagna e dopo aver riempito di offese e contumelie il Sindaco di Roma, chiedesse scusa alla città e alle donne vittime di violenza, invece di ingaggiare squallide polemiche a distanza».

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Berlusconi: Solo peccati, niente reati

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

Non è stata una confessione, quella si esercita nella riservatezza del confessionale e va rivolta ad un ministro di Dio, meglio se “gallonato”, in abiti sgargianti, auto blu e segretario al seguito, perché molto più propenso al perdono, specie per i potenti. Nell’ammettere di “peccare” il presidente del consiglio ha voluto rinunciare alla sua stessa immagine di perfezione e alle apparenze delle pubbliche laudazioni, entrando nel modestissimo pianeta dei peccatori, perché a quella ammissione ha aggiunto “…come tutti”, secondo il teorema che fu già  craxiano “tutti peccatori, nessun peccatore”; ma non si tratta di un gesto di umiltà, né di un revisionismo sulle abitudini al vizio e alla lussuria, si tratta di un giuoco di parole per “mandare la palla in angolo”, cioè trasferire le accuse dai tribunali che vedono reati,  ai confessionali che assolvono i peccati. Quindi si tratta di peccati, escludendo perentoriamente trattarsi di reati; per questo vengono aggrediti verbalmente i pm che indagano, in attesa che possano essere sostituiti  da compiacenti  monsignori molto disponibili a contestualizzare le più nefande porcherie del cavaliere.
I peccati prevedono il pentimento, mentre i reati impongono l’espiazione… ed è qui che casca l’asino; per quanto riguarda il pentimento non c’è problema: un uomo che giura la propria innocenza, malgrado prove evidenti e riscontri, sulla testa dei figli e dei nipoti, può benissimo inalberare pentimenti, purchè non si parli di  espiazione,  che prevede un processo, interrogatori, prove, e, infine, una sentenza con pene accessorie che disarcionano il cavaliere dalle sue  aspirazioni presidenziali.
Per ottenere il perdono dai peccati, da chi ha l’autorità per farlo, il presidente del consiglio è pronto anche ad accettare il gioco inverso, cioè il riconoscimento come reato di taluni peccati, a condizione che i suoi reati rimangano nell’alveo peccaminoso: per essere più precisi mi riferisco alle coppie di fatto, ritenute da questo vaticano in stato di peccato, ma con la pretesa che il governo lo punisca come reato, menomando loro i diritti che appartengono a tutti i coniugati con rito concordatario. Così peccato e reato si alternano nei ruoli a seconda della convenienza immediata.
E’ già accaduto quando l’allora cardinale Rtzinger inviò ai vescovi americani la famigerata lettera “crimen sollicitationis” nella quale imponeva un silenzio sui fatti di pedofilia, auspicando di risolverli nel chiuso delle sacrestie. Un tribunale texano inquisì Ratzinger per  “ostacolo alla giustizia”, ritenendo che la Chiesa abbia preferito gestire tali situazioni senza coinvolgere le autorità civili e restando esclusivamente nell’ambito del diritto canonico;  la Corte distrettuale di Harris County (Texas) ha indagato e nel gennaio 2005 imputato per “ostruzione alla giustizia” Joseph Ratzinger, per sospetta copertura dei casi di abusi da parte di preti negli Stati Uniti. Tale imputazione è tutt’ora in vigore, ma Ratzinger non può essere processato poiché è stata accolta dal presidente Bush la sua formale richiesta di immunità in quanto “Capo di Stato in carica”. (v. http://it.wikipedia.org/wiki/Crimen_sollicitationis) (Rosario Amico Roxas)

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Per una Repubblica delle banane

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Il cavaliere pensa di fondare un nuovo partito, depennando dalle pagine della storia quel “popolo delle libertà” che non ha avuto niente di popolare, piuttosto populista per convenienza.
Un nuovo partito corredato da un nuovo simbolo, e quale simbolo più efficace che dichiarare,  con molta sincerità, quale realtà si prospetterebbe per l’immediato futuro, ove dovesse andare in porto il programma cavalleresco e con esso riacciuffare il potere che gli serve   come unica difesa dai suoi stessi reati. L’ufficializzazione di una Repubblica delle banane è alle porte. (Rosario Amico Roxas)

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Il ministro Bossi e i reati d’opinione

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

“S.P.Q.R. – sono porci questi romani”… chissà quante volte lo abbiamo detto da ragazzini e tutti ridevano. Certo, pronunciato da un ministro della Repubblica durante un’iniziativa pubblica con l’intento di stimolare disprezzo verso la capitale politica e i suoi abitanti, da’ fastidio e fa riflettere -anche se si tratta di Umberto Bossi, non certo nuovo a queste espressioni, specialmente quando sente odore di elezioni. Tutti siamo stati costretti al modesto spessore dei nostri amministratori, soprattutto da quando la dialettica politica ha trovato il suo canale privilegiato di espressione nell’insulto e nella delegittimazione dell’altro. Ne prendiamo atto e cerchiamo di impegnarci perche’ quanto di concreto cerchiamo di proporre e attuare venga ostacolato il meno possibile da questo contesto deprimente. Ma se sono comprensibili le diverse reazioni politiche, ci preoccupano -e molto- tutti coloro che hanno dichiarato di voler intraprendere azioni giudiziarie contro il ministro Bossi, querelandolo per diffamazione o altro reato d’opinione. Si va da associazioni forensi ai Radicali eletti in Regione Lazio che hanno dato vita ad una raccolta di sottoscrizioni pubbliche da portare poi in Procura. Eppure, se l’obiettivo e’  vivere in un Paese libero, dovrebbe accadere proprio il contrario: cioe’ difendere il diritto di ognuno di dire cio’ che vuole senza il timore di sanzioni penali. Ci rendiamo conto che quanto ha detto il nostro ministro puo’ costituire reato, ma e’ proprio qui il problema: vogliamo che nel nostro Paese si continuino a perseguire penalmente le opinioni? Può ritenersi civile un Paese che mette il bavaglio giudiziario alle parole, per quanto dure e offensive? A nostro avviso i reati che puniscono libertà di opinione e espressione: – presuppongono che esistano una morale e un pensiero pubblico e collettivo da difendere; morale ‘comune’ che avvalora le diverse e pericolose varianti note come “etica di Stato”, “pudore di Stato”, etc.; – sono uno dei peggiori retaggi che ci portiamo dietro dal ventennio fascista, ovvero il codice Rocco; – sono uno dei meccanismi piu’ perversi che impedisce di avere cittadini e mezzi di informazione liberi, sottoposti alla minaccia continua di querele; – uno dei tanti motivi per cui si intasano le aule di tribunale fino alla Cassazione. Per questo mettiamo a disposizione di Umberto Bossi la nostra esperienza e i nostri avvocati nel caso in cui da querele annunciate si dovesse passare a quelle depositate. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Arresto borseggiatrici nomadi e rimpatri

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

Roma. “Non conosciamo la nazionalità delle nomadi borseggiatrici arrestate oggi dalle forze dell’ordine, ma casi come quelli odierni giustificherebbero ampiamente i rimpatri anche di cittadini comunitari annunciati dal ministro Maroni e già applicati in Francia, poiché dimostrerebbero ampiamente l’impossibilità di essere autosufficienti nel Paese ospitante”, così dichiara in una nota Augusto Santori, consigliere del PDL del Municipio XV. “Quello dei borseggi ripetuti a danno dei turisti, degli stanziamenti abusivi portatori di degrado e inquinamento ambientale nei quadranti periferici della città e del furto di materiale in ferro e in rame, anche ai danni della rete ferroviaria – prosegue Santori – rappresentano i fenomeni più diffusi e preoccupanti di cui sarebbero protagonisti numerosi cittadini comunitari, su cui spesso difficilmente si riesce ad intervenire con i rimpatri, ma che non possono non dimostrare le condizioni di non autonomia finanziaria di chi commette reato. Per questo ci auguriamo che a breve si arrivi anche in Italia a tale concreta soluzione”. “E’ inoltre desolante – insiste Augusto Santori in qualità di consigliere del XV Municipio – registrare che alcune delle nomadi borseggiatrici arrestate oggi risultavano ospiti del campo di Via Candoni, da sempre considerato campo attrezzato modello, ma che da anni ripete tristi record di arresti e flagranze di reati”.

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Reati sessuali

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2010

Dichiarazione di Rita Bernardini, deputato radicale eletto nelle liste del PD, membro della Commissione Giustizia della Camera Trovo ineccepibile la sentenza con la quale la Consulta ha dichiarato incompatibile con i nostri principi costituzionali la norma che prevede il carcere preventivo obbligatorio per chi è accusato di violenza sessuale. Ricordo infatti che già durante l’approvazione del decreto legge contenente misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, intervenni in Aula manifestando la mia netta contrarietà  a qualsiasi forma di custodia cautelare obbligatoria la cui imposizione fosse dettata dalla legge sulla base del solo titolo di reato. Definii quella scelta palesemente illegittima in quanto toglieva al giudice il potere di valutare, caso per caso, se la custodia cautelare in carcere fosse necessaria ed in quale misura, e ciò sulla base di una valutazione a priori fatta dal legislatore, secondo la quale chiunque è accusato di aver commesso un determinato reato debba essere, per ciò stesso, al massimo grado di pericolosità sociale. La sentenza di oggi della Corte Costituzionale conferma il mio giudizio di ieri. Al Ministro Carfagna, che ha duramente criticato la decisione adottata dai giudici costituzionali, ricordo che anche la persona accusata di un reato di violenza sessuale è presunto innocente fino a sentenza definitiva, proprio come qualsiasi altro cittadino, e che legiferare in reazione a pur comprensibili reazioni dell’opinione pubblica, ovvero sulla base di episodi di piazza, rappresenta sempre una grave regressione della democrazia. Peraltro, come scritto nella mozione sulle carceri approvata dalla Camera dei Deputati, l’abuso della carcerazione preventiva rappresenta una delle principali distorsioni della nostra giustizia penale e dell’attuale sovraffollamento carcerario, per cui il legislatore farebbe bene ad intervenire limitandone l’applicazione solo ove assolutamente necessario, proprio come previsto in ogni Stato di Diritto degno di questonome, e non certo per saziare quella sete di giustizialismo e di vendetta spesso alimentati da vere e proprie forme di gogna mediatica.

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Fastweb/Telecom Sparkle

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2010

Dichiarazione Aduc, associazione consumatori: “Il coperchio che ha sollevato la Procura di Roma rispetto alle presunte truffe di Fastweb e Telecom Italia Sparkle è stato aperto tutto? L’indagine si fonda sulla violazione della legge 231/2001, che prevede sanzioni per le società che non predispongono misure idonee per evitare reati da parte dei propri dipendenti da cui traggano vantaggio, crediamo che il pentolone da scoperchiare e indagare sia solo parte di una intera batteria da cucina. Ci riferiamo a quella cucina in cui vengono quotidianamente maciullati diritto, regole, buon senso e patrimonio pubblico e degli utenti/sudditi. Non spariamo nel mucchio perchè, alla fine, si corre il rischio di trovarsi di fronte a quel “tutti colpevoli” preambolo di un  “nessun colpevole”. Per questo chiediamo indagini e individuazioni precise di responsabilità, ma a largo raggio: dal contratto indesiderato al servizio non richiesto, dal contratto violato senza rimborsi e risarcimenti alla violazione delle leggi e delle regole su trasferimenti, disdette, penali. Dove attingere il materiale per eventuali incriminazioni? 1 – Un luogo e’ il nostro archivio di lettere che ci vengono inviate per lamentare truffe e disservizi (2), lettere a cui noi rispondiamo con informazioni e consigli su come farsi valere nel rispetto delle leggi. 2 – Altri luoghi sono gli archivi del Garante delle Comunicazioni e dell’Antitrust: denunce e segnalazioni con cui sono sommersi da parte degli utenti. Materiale non ne manca, è solo questione di volontà da parte di una magistratura che, in teoria, dovrebbe avere anche l’obbligo dell’azione penale in presenza di conclamati e reiterati reati.

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Corrotti e corruttori

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

“Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per tentare di attutire il biasimo dell’opinione pubblica verso i suoi uomini travolti dallo scandalo, ora si erge a paladino della lotta contro la corruzione. Siamo al ridicolo: se vuole ritrovare un minimo di credibilità cominci a farsi giudicare proprio per un gravissimo delitto di corruzione in atti giudiziari. Poi, se sarà condannato, si espella da solo dal suo partito. E se applicasse a se stesso quello che ora tardivamente pretende di fare agli altri, ricordi che, essendo rinviato a giudizio per diversi gravi reati, avrebbe dovuto cominciare col non candidare se stesso” lo dichiara in una nota l’on. Federico Palomba, vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera.

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Sanatoria per reati ancora da commettere

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2010

Intervento della senatrice Donatella Poretti, Radicali/Pd. Il decreto milleproroghe stavolta ha superato se’ stesso. E’ gia’ di per se’ uno tra gli atti più assurdi da un punto di vista legislativo, una sorta di resa a fronte di leggi che non riescono a entrare in vigore e di proroghe per interventi straordinari che poi divengono ordinari, ma ieri con un voto gravissimo in commissione affari costituzionali ha decretato la sanatoria per reati ancora da commettere. Proposto dalla Lega Nord, l’emendamento propone di allungare i termini dal 31 maggio 2009 al 31 maggio 2010 per sanare e far decadere le denunce delle affissioni illegali dei manifesti, per lo più elettorali. Eravamo abituati a partiti che fanno leggi per sanare atti e comportamenti illegali degli stessi partiti, ma forse ieri abbiamo superato l’immaginazione, sanando comportamenti ex ante. I muri gia’ oggi e in particolare a Roma sono imbrattati di manifesti abusivi, da oggi l’invito delle istituzioni e’ quello di proseguire in questa direzione, anche peggio, tanto non ci saranno contestazioni o denunce! Per parte nostra abbiamo presentato emendamenti e vedremo se domani l’aula avra’ un sussulto di dignità”.

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Processo breve

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 febbraio 2010

“Le proposte del Governo sulla durata dei processi, spacciate sotto il nome di “Processo breve”, sono in realtà proposte di “Impunità breve” perché si propongono di fissare termini senza intervenire sulle cause strutturali che fanno dell’Italia un delinquente professionale al Consiglio d’Europa a causa della denegata giustizia. Con l’Impunità breve infatti si riducono semplicemente i tempi per ottenere l’impunità garantita già oggi dalla prescrizione di oltre 150.000 procedimenti all’anno. Nessuno dei protagonisti della rissa quotidiana sulla giustizia – Governo, Corporazione dei giudici, Opposizione ufficiale- ha il coraggio di affrontare le Riforme necessarie per fermare l’impunità: abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, depenalizzazione dei reati senza vittime, separazione delle carriere, abolizioni degli incarichi extragiudiziali, responsabilità civile dei magistrati. Sono queste le misure che dovrebbero accompagnare una Grande amnistia, che preveda selezione dei reati e risarcimento delle vittime, al posto dell’amnistia selvaggia in atto che privilegia i criminali più potenti e facoltosi. Oltre a manifestare contro il Governo quelli dell’Anm dovrebbero anchemanifestare contro se stessi e le pratiche correntizie di Regime che hanno portato avanti in questi decenni.” (Dichiarazione di Marco Cappato, Lista Bonino-Pannella)

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