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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘recettore’

Ruolo di un recettore nello sviluppo di alcune forme di leucemia mieloide acuta

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Parma. Sulla prestigiosa rivista scientifica Leukemia è stato pubblicato un importante studio, frutto della collaborazione tra più università, che evidenzia per la prima volta il ruolo del recettore S1P3 della sfingosina 1-fosfato (S1P) nello sviluppo di alcune forme di leucemia mieloide acuta (AML). La ricerca è stata coordinata dal dott. Francesco Potì, ricercatore della Sezione di Farmacologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Questa scoperta, risultato di una ricerca durata più di cinque anni, è iniziata nel Laboratorio di Endocrinologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, presso cui Francesco Potì ha prestato servizio fino al dicembre 2015 e con il quale ha continuato a collaborare.
S1P3 è un recettore espresso da molte cellule del nostro organismo, funzionando da “sensore” per la molecola S1P. I topi oggetto della ricerca sono stati ingegnerizzati in modo da amplificare questo segnale in alcune cellule del sangue e del sistema immunitario, mostrando caratteristiche patologiche molto simili a quelle di una leucemia umana. Una lunga serie di esperimenti effettuati in laboratorio ha confermato questa ipotesi. Un fattore estremamente interessante è emerso dalle analisi genetiche di circa 400 pazienti con diagnosi di leucemia mieloide acuta (AML). In tale popolazione, infatti, si è riusciti a dimostrare per la prima volta una correlazione molto forte tra l’espressione di S1P3 e l’AML nell’uomo. Infine, lo studio ha aperto la strada a future opportunità terapeutiche: il trattamento con fingolimod, un farmaco attualmente in uso per la sclerosi multipla, capace di agire anche sul recettore S1P3, è stato in grado di migliorare significativamente il quadro patologico, normalizzando le alterazioni indotte nei topi dello studio.

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Un gene che predispone al fumo e al tumore?

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 agosto 2010

Alcune varianti geniche connesse al rischio di tumori polmonari sono comuni nella popolazione generale. Queste stesse varianti potrebbero essere connesse anche alla dipendenza da nicotina. Benchè il fumo contribuisca in modo sostanziale al rischio di tumore polmonare, anche una componente genetica vi contribuisce: una regione sul cromosoma 15 che codifica per una subunità del recettore della nicotina è connessa al rischio di tumore polmonare. Studi indipendenti sono giunti a conclusioni rimarchevolmente simili, benchè i ricercatori non siano in accordo sul ruolo di mediazione del fumo sul rischio di malattia: è rassicurante che tutti gli studi indichino questa zona sul cromosoma 15. Il timore del fatto che alcuni studi associativi possano essere gravati da risultati falsi positivi ha alimentato alcuni scetticismi, ma dati gli elevati standard che sono stati raggiunti e mantenuti, le prove dell’associazione fra alcuni loci genetici e determinate malattie complesse può essere oggi considerato inequivocabile. (Nature. 2008; 452: 537-8, 633-7 e 638-42)

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La prima molecola sperimentale in oncologia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Mag 2010

Ingelheim, Germania. Boehringer Ingelheim presenterà durante il meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), che si terrà a Chicago dal 4 all’8 giugno 2010, nuovi promettenti dati sulla sua prima molecola sperimentale in oncologia, BIBW 2992. Recenti dati di uno studio, che è stato accettato all’ASCO per una presentazione, mostrano che BIBW 2992 riduce il tumore nel 22% dei pazienti con tumore della testa e del collo (misurato come risposta parziale) rispetto al 13% dei pazienti che ricevono cetuximab. BIBW 2992 fa parte di una nuova generazione di piccole molecole con bersaglio il recettore per l’“Epidermal Growth Factor” (EGFR/HER1) e il recettore della tirosin chinasi “Human Epidermal Receptor 2” (HER2). La molecola agisce in modo distintivo, legandosi irreversibilmente al recettore – diversamente dai trattamenti ora disponibili in questa classe. I dati dallo studio LUX Lung 2 dimostrano che: La maggior parte dei pazienti (61%) con mutazione comune EGFR (delezione 19 e L858R) ha una significativa riduzione del tumore (misurata come risposta parziale) quando trattati con BIBW 2992, come valutato da una revisione indipendente. Pazienti con mutazione comune trattati con BIBW 2929 hanno un lungo tempo alla progressione (mediana di approssimativamente 14 mesi) e una lunga sopravvivenza (mediana di 2 anni). LUX-Lung 2 è parte di un programma di studi clinici LUX-Lung. Attualmente questo programma clinico comprende più di 10 studi condotti in tutto il mondo. Oltre a BIBW 2992 il portfolio di farmaci oncologici in sperimentazione di Boehringer Ingelheim include anche BIBF 1120, in Fase III di sviluppo per il trattamento di pazienti con due differenti indicazioni, tumore del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato e tumore dell’ovaio. BIBF 1120 è un nuovo triplo inibitore dell’angiokinasi che agisce su tre fattori di crescita simultaneamente: recettore per il fattore di crescita vasculo- endoteliale (VEGFR), recettore per il fattore di crescita piastrino-derivato (PDGFR) e il recettore per il fattore di crescita fibroblastico (FGFR), tutti coinvolti in modo cruciale nella formazione dei vasi sanguigni. BIBW 2992 è un farmaco sperimentale, la cui sicurezza ed efficacia non sono ancora state pienamente stabilite.

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Contro il linfoma cutaneo a cellule T

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2010

Da una task force di Università statunitensi e canadesi giungono i risultati di uno studio randomizzato di fase III, controllato verso placebo, disegnato per valutare l’efficacia e la sicurezza di due dosaggi di denileukin diftitox (DD). Si tratta di una proteina ricombinante di fusione diretta ai linfociti T maligni che esprimono recettori per l’interleuchina-2 (Il-2) e che si riscontrano in soggetti con linfoma cutaneo a cellule T, di stadio da IA fino a III, positivi al CD25 (proteina transmembrana, catena alfa del recettore dell’Il-2). 144 pazienti con biopsia confermata sono stati assegnati in modo randomizzato a DD 9 mug/kg/d (n=45), DD 18 mug/kg/d (n=55) o infusione di placebo (n=44), somministrati per 5 giorni consecutivi ogni 3 settimane fino a 8 cicli. Il tasso complessivo di risposta è risultato più alto nel gruppo 18 mug/kg/d rispetto a quello 9 mug/kg/d (49,1% vs 37,8%, rispettivamente) ed entrambi i dosaggi sono apparsi significativamente superiori al placebo. La sopravvivenza libera da progressione è stata significativamente più lunga (mediana > 2 anni) per entrambi i dosaggi DD rispetto al placebo (mediana: 124 giorni, P<0,001). I tassi di comparsa di eventi aversi moderatamente gravi o gravi sono stati lievemente maggiori nei due gruppi DD. Secondo i ricercatori si può affermare che, nei pazienti con linfoma cutaneo a cellule T, in fase sia precoce sia tardiva, DD ha un effetto significativo e durevole sul tasso complessivo di risposta e sulla progressione libera da malattia, con un accettabile profilo di sicurezza. J Clin Oncol, 2010 Mar 8 [Epub ahead of print] (fonte doctor news)

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