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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘recovery fund’

Recovery fund: digitalizzazione, finanza d’impresa, risparmio energetico, le tre priorità di CNA Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Milano. “All’interno delle politiche del Governo le scelte di programmazione relative all’impiego delle risorse del Recovery Fund sono centrali. All’interno di questa programmazione il confronto del Governo con le Regioni è molto rilevante. Tra le Regioni italiane il Governo italiano dovrebbe riconoscere che l’ascolto di Regione Lombardia e dei suoi stakeholders economici e sociali costituisce un passaggio necessario.”Questa la posizione espressa dal Presidente lombardo di CNA, Daniele Parolo, in queste ultime ore.CNA Lombardia, inoltre, nel corso del Patto per lo Sviluppo di questa mattina, si è detta disponibile a supportare Regione Lombardia in questo confronto e a stimolare, per quanto di propria competenza, la definizione di un apposito documento di posizione contenente questo tipo di scelte prioritarie.“E’ tempo di affiancare alla gestione dell’emergenza una visione di maggiore respiro su alcune misure di rilancio”, commenta il Segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda.Tra le priorità sottoposte agli Assessorati lombardi da CNA emergono alcune politiche da mettere in campo subito, sentendo i rappresentanti delle imprese: implementazione della banda larga; supporto alla digitalizzazione delle micro e piccole imprese anche con la promozione di Digital Innovation Hub accreditati a livello europeo; incentivi per il passaggio generazionale; una spinta decisa sul tema delle “Comunità energetiche” come nuovo modello di generazione, distribuzione e consumo di energie rinnovabili; incentivi fiscali e finanziari all’aumento di capitale delle micro e piccole imprese; risorse a fondo perduto per la costruzione di investimenti in rete tra diverse piccole imprese per guadagnare nuovi mercati.

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Recovery Fund: Campidoglio, presentato Piano di Sviluppo resiliente

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Roma. Roma Capitale ha inviato al Governo il “Piano di Sviluppo resiliente, sostenibile e inclusivo”, delineando una strategia di sviluppo urbano finalizzata a garantire una ripresa sociale ed economica dopo l’emergenza Covid-19.Il Piano è stato presentato dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Presenti anche il vice ministro dell’economia e delle finanze, Laura Castelli, e l’assessore al Bilancio e al Coordinamento strategico delle Partecipate di Roma Capitale, Gianni Lemmetti. Dopo un’attività di ricognizione, elaborazione e analisi che ha coinvolto tutti gli assessorati e le strutture capitoline, oltre alle società partecipate, è stato predisposto un elenco di opere pubbliche e un set di fabbisogni di investimento per un valore complessivo di circa 25 miliardi di euro, da finanziare principalmente con le risorse del Recovery Fund.Il complesso di interventi si articola in ambiti fondamentali per la crescita e la ripresa della città: inclusione sociale e rigenerazione urbana, mobilità sostenibile e integrata, infrastrutture sicure ed efficienti, transizione ecologica, digitalizzazione e innovazione. Inclusione sociale e rigenerazione urbana: Uno dei punti qualificanti del piano prevede un ampio programma di edilizia popolare: 2 miliardi di euro per l’acquisto di immobili disponibili sul mercato e diffusi in tutta la città, equivalenti a circa 10 mila alloggi. Mobilità sostenibile e integrata: Obiettivo del Piano è dotare Roma di una rete di trasporto pubblico potenzialmente in grado di coprire tutta la città, per colmare lo storico gap con le altre grandi Capitali europee e ridurre le emissioni inquinanti, in linea con il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). Si prevedono la realizzazione di 49 km di nuove linee metro, 45 km di linee tranviarie e di 2 ulteriori funivie urbane, per un investimento complessivo sulla mobilità di circa 12 miliardi di euro. Infrastrutture sicure ed efficienti: Ammonta a 1,5 miliardi di euro l’insieme degli interventi di rifacimento delle strade, dei ponti e delle gallerie della città: un programma straordinario per rendere le infrastrutture sempre più sicure e garantire la mobilità e accessibilità dei cittadini. Transizione ecologica,Per garantire il raggiungimento dei target di sostenibilità ambientale e rendere la città sempre più “green” vengono proposti diversi progetti: 3 miliardi di euro per la riqualificazione energetica delle scuole, 1,5 miliardi di euro per l’efficientamento energetico delle case popolari e degli edifici pubblici, 500 milioni di euro di euro per implementare e rinnovare l’illuminazione pubblica, 300 milioni di euro per la gestione e la raccolta dei rifiuti: impianti TMB, impianto multimateriale, impianto carta e cartone, mezzi per la raccolta, cassonetti e contenitori intelligenti. Digitalizzazione e innovazione. Un’attenzione particolare è stata rivolta a progetti di digitalizzazione e innovazione tecnologica, per un totale di 550 milioni di euro: realizzazione di strade e strumenti di mobilità smart, piazze smart attrezzate con dispositivi e servizi digitali (app, download di video, giornali, libri) in grado di supportare l’interazione degli abitanti di quel quartiere, facilitare l’animazione di attività sociali nella piazza e sostenere lo sviluppo di competenze digitali degli utenti.

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Istruzione: Recovery fund, la parola d’ordine è investire nel “capitale umano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Entra nel vivo la partita di assegnazione dei 209 miliardi di euro del Recovery fund che la Commissione europea assegnerà in primavere all’Italia: dopo la presentazione a Palazzo Chigi della bozza – da parte del Comitato interministeriale per gli affari europei – contenente sei “cluster” generici che poi andranno riempiti con gli oltre 600 progetti arrivati da ministeri ed enti locali, negli ultimi giorni il documento ha cominciato a prendere una sua conformazione in vista sia della consegna a breve in Parlamento sia alla trasmissione del testo definitivo già fissata per gennaio. Di questi temi, legati a doppio filo al Documento di economia e finanza, se ne parlerà sicuramente nel prossimo Consiglio dei ministri che dovrebbe svolgersi nella serata di domani. Intanto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha messo in chiaro che la Scuola e la Conoscenza avranno un posto di primo piano nell’assegnazione dei fondi UE.Marcello Pacifico (Anief): “Ampliare gli organici scolastici in rapporto alle esigenze del territorio anche in orario extracurriculare e l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni con estensione fino alla maggiore età deve essere una delle priorità. Perché ancora paghiamo le conseguenze di avere cancellato con la Legge 133/08 un sesto dell’organico di diritto e dell’orario scolastico, collocando la Scuola nei capitoli di spesa della spending review. Non è un caso se nel 2013 l’Italia è scesa a 4.455 ore studio nell’istruzione primaria, rispetto alle 4.717 dell’Ocse e 2.970 in quella superiore di primo grado rispetto alle 3.034 sempre dell’Ocse con un tasso di NEET tra i 15 e i 29 anni del 23,2% rispetto al 15,8% dell’Ocse. Nello stesso periodo un istituto su tre è stato cancellato come sede di direzione con processi di dimensionamento che oltre a ridurre l’organico di dirigenti e Dsga di 4.000 unità ne hanno colpito il funzionamento. Senza dimenticare l’innalzamento del numero di alunni per classe, all’origine dei 31.000 gruppi-pollaio, composti da 25 alunni, di cui oggi tutti parlano giustamente con indignazione”.

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L’Italia del cambiamento dietro la bandiera Pentastellata

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Il Recovery fund con i suoi duecento e passa miliardi disponibili all’uso stanno agitando le segreterie politiche di maggioranza e di opposizione poste, come sono, sotto pressione dai vari settori economici, sindacati e società civile. Tutti vorrebbero una fetta da gestire in proprio e non sempre per fini indirizzati agli interessi generali del Paese. La domanda, a questo punto, che ci chiediamo, è se abbiamo una classe politica, nel suo insieme, in grado di reggere il peso di una scelta di campo che sappia guardare senza tentennamenti al futuro dell’Italia fatto di persone in primis e non da interessi corporativi e settoriali che non riescono a guardare oltre il proprio naso. La prima domanda che dovremmo porci è quali strumenti dobbiamo attivare per offrire al sistema paese un cambiamento in grado di rispondere alle nuove sfide tecnologiche in atto e in tale contesto rendere i beni prodotti competitivi in un mercato globalizzato dove spesso si esportano manufatti scadenti con la logica dell’usa e getta e con una classe lavoratrice ghettizzata. Dobbiamo anche capire sino a quando le tecnologie informatiche, robotiche et similia incideranno sulla forza lavoro in termini d’impieghi, di remunerazioni per i lavoratori e di profitti per la aziende. E il tutto va anche inquadrato in ciò che può offrirci l’adozione di un modello neoliberista fondato sulla dottrina economica che tende a ridurre l’influenza dello Stato sull’economia lasciando che le forze del mercato, guidate dalle regole della concorrenza, disciplinino l’equilibrio del sistema economico oggi, per altro, succube da chi usa la libertà senza regole per agire irresponsabilmente e sono soggetti di grande potere che operano all’interno dei mercati servendosi di strumenti operativi ad hoc come le multinazionali, e non solo. La sfida quindi si interfaccia con grossi interessi e da procacciatori d’affari senza scrupoli tanto da saper tenere, all’occorrenza, sotto scacco matto l’intera classe politica di un Paese. Ciò ci fa comprendere l’importanza di tenere alto lo scudo politico se vogliamo realmente sostenere gli interessi generali di una nazione e farla prosperare. E in questo contesto i Pentastellati possono giocare una partita importante diventando di nome e di fatto lo spirito critico del sistema paese perché lo hanno nel loro Dna, a dispetto di chi vi rema contro anche nel suo interno. (Riccardo Alfonso)

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Governo. Recovery Fund: Di Maio e il piazzale della Farnesina

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Ci perdonerà Mozart se prendiamo a prestito un’aria del suo “Don Giovanni”, e la adattiamo, per quell’elenco della spesa, 670 miliardi per 557 progetti, che il Governo ha predisposto per l’utilizzo dei fondi del Recovery Fund (meglio Next Generation EU) che, ricordiamo ammontano a 209 miliardi, cioè un terzo degli impegni proposti.Possiamo cantare sottovoce:
Madamina, il catalogo è questo;
Delle cose che amò il padron mio;
Un catalogo egli è che ho fatt’io;
Osservate, leggete con me.
Bene, leggiamo la proposta del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: “rifacimento della pavimentazione in marmo del piazzale esterno del palazzo della Farnesina, sede del ministero degli Esteri, incorporando nella pavimentazione dei generatori piezoelettrici, in grado di trasformare l’energia cinetica, dovuta al passaggio di persone e veicoli, in energia elettrica”.Di Maio propone, inoltre, di dotare 60 stanze del ministero di “wifi”, per un importo di 300 mila euro, che potrebbero, invece, essere recuperati diminuendo le spese per il personale della sua segreteria che, su 8 persone ha ben 7 addetti all’ufficio stampa, comunicazione e relazioni istituzionali, per un importo di 555 mila euro/anno, più 120 mila euro/anno per il segretario particolare.Ai tempi della vecchia Casta, il personale delle segreterie era costituito da pubblici dipendenti, senza costi aggiuntivi.Come scrivevamo, oggi c’è la nuova Casta. Di Maio docet.Qualche idea da proporre? Si, gli acquedotti. Perdono il 40% di acqua lungo il percorso, cioè si preleva un litro e arriva nelle case poco più della metà. Gli utenti avrebbero acqua di qualità e non spenderebbero in quella minerale.Troppo semplice? Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Recovery Fund occasione per creare filiere zootecniche italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

Con la trasmissione al Parlamento della proposta di linee guida per l’elaborazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo ha ora avviato una fase di confronto sul programma da finanziare con il Recovery Fund. Il piano conterrà i progetti di investimento e riforma nel solco di un disegno complessivo di transizione verso un’economia più sostenibile. E a questo riguardo un apporto significativo per questa transizione green non potrà che arrivare dal settore agro-alimentare-zootecnico. “Un profondo rinnovamento dell’agricoltura e della zootecnia italiana con un progetto per il suo rilancio nel breve e nel medio periodo non è dunque più rinviabile”, sottolinea Marcello Veronesi, Presidente di ASSALZOO. “Come più volte ha recentemente ribadito anche la Ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova – continua Veronesi – il settore agroalimentare svolge un ruolo strategico per la crescita economica nazionale. Tuttavia, affinché questo ruolo sia ancora più incisivo, è fondamentale superare le criticità che da troppo tempo lo penalizzano. Sono tre le direttrici lungo le quali investire le risorse del Recovery Fund a disposizione dell’Italia: – produttività, far tornare la Dieta mediterranea al centro della tavola per il cittadino italiano di ogni ceto; – innovazione, dare nuove valenze ai nostri prodotti; – competitività, rafforzare la produzione agroalimentare di qualità e le eccellenze imprenditoriali nazionali, che hanno creato questi prodotti sempre più espressione di rapporti integrati dal campo alla tavola”. “Solo così l’Italia potrà essere più competitiva sui mercati internazionali, senza contare gli enormi benefici che ciò può determinare in termini di ripresa economica, di occupazione e di valorizzazione di tutte quelle aree che oggi soffrono una vera depressione economica nonostante abbiano tutte le potenzialità per favorire il rilancio e lo sviluppo di un sistema produttivo sostenibile e vitale per tutto il Sistema Paese”, conclude il presidente di ASSALZOO.

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Recovery fund: il mondo dell’innovazione si fa sentire

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

XX è tra i key player che partecipano al progetto Next Generation The Italian Innovation Society, l’evento italiano organizzato da Talent Garden, piattaforma leader in Europa per il networking e la formazione nell’ambito dell’innovazione digitale che, in partnership con Camera di Commercio di Roma/Maker Faire Rome, Sky media partner con Sky TG24, l’importante supporto di Google, Facebook, Cisco, Intesa Sanpaolo e Intesa Sanpaolo Innovation Center e alla collaborazione di Lavazza e Comin & Partners, ha chiamato a raccolta il più esteso e importante gruppo di lavoro mai creato in Italia sull’innovazione per condividere esperienze, competenze, capacità di analisi e visione, al fine di identificare le principali e prioritarie azioni per generare già nell’immediato concrete ricadute positive sull’industria dell’innovazione.L’ecosistema dell’innovazione che coinvolge, rappresenta e supporta la nuova generazione di imprese e imprenditori e l’economia di domani, risponde quindi alla chiamata di NEXT GENERATION per contribuire a definire un piano di sviluppo efficace sfruttando le risorse stanziate dal Recovery Fund – Next Generation EU, proponendo soluzioni destinate a tre aree quanto mai oggi strategiche per il Paese: Education perché non ci possono essere futuro ed evoluzione senza competenze e la pandemia ha messo in evidenza come sia necessario spingere sulla digitalizzazione del settore garantendo ancora di più ai giovani – e non solo – l’accesso alla formazione e a percorsi mirati con i quali raggiungere livelli di competenza altissimi, Food & Foodtech, Patrimonio culturale.I risultati di quanto emergerà dalle molteplici “think tank” – che già hanno iniziato a comporsi e a confrontarsi e in queste settimane estendendo il coinvolgimento anche altri attori che vorranno portare un contributo alla definizione del futuro – saranno presentati in 10 punti di sintesi nella fase conclusiva dei lavori che si svolgeranno nell’evento del 15 e 16 ottobre a Talent Garden Roma Ostiense con circa 200 partecipanti attivi attesi del mondo delle corporate e delle istituzioni.Il progetto, che fonda quindi sull’idea di far leva sulla grande capacità di innovazione digitale a favore di una maggiore sostenibilità non solo intesa come sviluppo green ma anche e soprattutto come ricerca di nuovi modelli economici e sociali, sta coinvolgendo in una logica di inclusione e rafforzamento delle sinergie tra passato e futuro, impresa tradizionale e innovativa, i VC Italiani, gli italiani che lavorano nei VC internazionali, i founder di startup early stage e di scaleup attive sul territorio nazionale e all’estero, università e fondazioni, insieme a incubatori e acceleratori, media, associazioni di categoria, innovation manager di grandi corporation, imprenditori dei settori più tradizionali e CEO delle multinazionali con visione e sensibilità verso l’innovazione, nonché esperti della formazione.

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Kyoto Club: destinare il 30% del Recovery Fund a progetti legati al clima

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

L’Associazione, rappresentata dal Vicepresidente Francesco Ferrante, ha illustrato le azioni che secondo Kyoto Club dovrebbero essere intraprese per tenere fede agli impegni presi con l’Accordo di Parigi e per portare a compimento quel processo di transizione da un sistema basato sulle energie fossili a uno incentrato su un’economia verde, rinnovabili e circolare. Obiettivo: tagliare drasticamente le emissioni entro il 2030 per diventare poi “neutrali” a livello climatico entro il 2050. Come ci chiede l’Europa.
Energia. Tra le proposte principali Kyoto Club chiede una revisione della Piano Nazionale Italiano per l’Energia e il Clima (PNIEC) per un’Italia 100% rinnovabile, insieme alla realizzazione di un Piano straordinario per l’efficienza energetica e la digitalizzazione.
Mobilità. È necessario, secondo l’Associazione ecologista, puntare sul trasporto pubblico locale, elettrificare il parco degli autobus entro il 2030, ed in generale, rafforzare il comparto della mobilità elettrica.
Chimica verde e bioeconomia circolare. Serve implementare l’infrastruttura del rifiuto organico, su cui l’Italia ha un primato e serve un’iniziativa a tutela dei nostri suoli verso il consumo zero e per la difesa della fertilità. Anche in Italia, come anche in altre parti d’Europa nelle regioni industrializzate, la perdita in fertilità è ormai allarmante.
Infine, Kyoto Club ha esposto una serie di azioni virtuose che, a detta dell’Associazione, dovranno essere intraprese per la decarbonizzazione dell’economia, seguite da una lista nera di provvedimenti “negativi” che il governo e il parlamento devono evitare di adottare.
Tra i primi: destinare il 30% delle risorse di Next Generation EU a progetti legati al clima, e circa un terzo di questi al Sud Italia; prolungare l’Ecobonus; puntare sulla produzione dell’idrogeno verde e non blu; la trasformazione dei petrolchimici in bioraffinerie; il contrasto al dissesto idrogeologico.Tra gli esempi “negativi”: il decreto semplificazioni che non semplifica; la mancata attenzione al recepimento della Direttiva sulla plastica monouso; l’assenza di una Strategia di ristrutturazione dell’edilizia pubblica; benefici fiscali per ristrutturazioni materiali da fonti fossili o incentivi per auto fossili; investimenti per il potenziamento autostradale; la costruzione del Ponte o Tunnel sullo Stretto di Messina.

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Le sei missioni del Recovery fund

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Digitalizzazione, infrastrutture, decarbonizzazione dell’economia, inclusione, salute e istruzione. “E il rimbalzo del Pil nel terzo trimestre sarà maggiore delle attese” – assicura il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. È soprattutto nel settore della digitalizzazione della pubblica amministrazione che si giocherà il confronto con l’Unione Europea rispetto alla coerenza dei piani presentati dall’Italia in linea con le raccomandazioni comunitarie. La stima dell’inefficienza pubblica, secondo i dati di Confindustria Digitale, costa all’Italia circa 30 miliardi di euro l’anno, pari a 2 punti di Pil. I benefici della digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana, invece, li ha calcolati il Politecnico di Milano: 25 miliardi di euro l’anno al bilancio dello Stato. A ciò si aggiunga che la diffusione del coronavirus e le sfide a cui siamo stati chiamati a rispondere, l’uso intensivo di Internet, l’utilizzo diffuso dello smartworking e le applicazioni per il monitoraggio geolocalizzato delle persone contagiate dal virus stanno radicalmente modificando un mondo che, già di per sé, era ormai permeato dalla tecnologia.In un contesto di questo tipo l’innovazione e le competenze sono la direttrice principale, specialmente nel campo dell’informatica e dell’ICT dove tutto corre veloce, per fornire servizi digitali efficienti ed utili ai cittadini. Ed è proprio sull’innovazione che si fonda P@gile, la neocostituita Rete di Imprese altamente tecnologiche e 100% italiane. Ne fanno parte Soft Strategy BIT, startup del gruppo Soft Strategy specializzata nella progettazione e implementazione di soluzioni software multi-piattaforma con l’utilizzo delle più avanzate tecnologie, mobile, web-based ed enterprise; Ecubit, Startup innovativa specializzata nello sviluppo di soluzioni, prodotti e piattaforme tecnologiche avanzate, con punte di eccellenza in ambito sanitario; Sferanet, tra i principali system integrator del mercato ICT a livello nazionale, specializzata in Big Data, Artificial Intelligence e Cyber Security per la progettazione, implementazione e mantenimento di soluzioni IT destinate alle medium e large enterprise del settore privato e della Pubblica Amministrazione; Boxoclock, startup innovativa specializzata nello sviluppo e produzione di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico e, più specificatamente, di dispositivi IoT; Camelot Biomedical Systems, società specializzata nella creazione e impiego di tecnologie innovative a supporto della trasformazione digitale, facendo leva in particolar modo su Intelligenza Artificiale e Blockchain in settori altamente tecnologici come la digital Healthcare o l’Industria 4.0.Un fattore chiave per contribuire a formare PA sempre più digitale è rappresentato dalla grande focalizzazione alla ricerca e alla sperimentazione da parte di P@gile, che porta ciascuna delle 5 aziende ad investire in ambiti quali Cloud, geolocalizzazione indoor, Internet of Things, domotica ed automazione, Open Data, Big Data, Blockchain, Intelligenza Artificiale e Cyber Security e settori verticali quali la Sanità attraverso soluzioni di telemedicina, monitoraggio a distanza, riabilitazione assistita da remoto, realtà virtuale e aumentata, con expertise tecnologiche tra le più attuali e richieste dal mercato.La Rete conta ad oggi circa 400 tra dipendenti e ricercatori (si prevede un incremento del personale nel prossimo triennio di almeno il 100%) e 9 sedi in Italia (Roma, Milano, Bologna, Genova, Napoli, Rende, Matera, Palermo, Pescara e Cagliari).

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“Abbiamo una grande occasione davanti, sono le risorse del Recovery Fund”

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

“Le utilizzeremo per fare una programmazione di lungo termine. Intanto dobbiamo finanziare tutto ciò che va accelerato, penso al mondo delle partecipate di Stato che sono eccellenze a livello mondiale ed hanno progetti di riconversione importanti, e poi imprenditoria femminile, sostegno alle imprese per la riconversione, la formazione all’interno del mondo del lavoro e le politiche attive che sono state dimenticate per vent’anni. C’è una forte accelerazione, e nelle prossime settimane ci sarà un passaggio Parlamentare che vedrà le Commissioni interloquire con i Ministri per spingere ancora di più le direttrici con un dibattito parlamentare che sarà ancora più ambizioso e di visione. Il Parlamento, al di là delle scaramucce che emergono sui giornali, si sente una grande responsabilità nel lungo termine, cosciente che queste risorse saranno di accompagnamento per molti molti anni. C’è responsabilità da parte di tutti, il coinvolgimento è ampio e il dibattito non ci ha mai fatto paura. Il dramma del Covid ha portato la politica a dialogare più del solito”. Così Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, intervenendo a Radio24 sul Recovery Plan.

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Recovery Fund: tra il dare e l’avere

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

Con il Recovery Fund (Next generation EU), l’Italia da contributore netto verso l’Europa diverrà beneficiario netto.L’Italia riceverà 81 miliardi di sussidi (a fondo perduto) e potrà accedere a prestiti per 127 miliardi, se richiesti, da restituire a tasso agevolato in 30 anni.Così abbiamo chiarito i benefici per l’Italia.Passiamo agli italiani.Per la parte del Recovery Fund che riguarda i sussidi (quelli a fondo perduto, senza obbligo di restituzione), che sono debito a carico dell’Europa, la ripartizione è la seguente:
a) ogni italiano riceverà 500 euro;
b) ogni olandese verserà 930 euro:
c) ogni tedesco verserà 840 euro;
d) ogni francese verserà 400 euro.
Come è stato possibile? L’Unione europea si è fatta carico del debito comune dei vari Stati e ci saranno quelli che riceveranno (es. l’Italia) e quelli che verseranno (es. Olanda, Germania e Francia).La convinzione è stata che o ci salviamo tutti o affondiamo tutti e i Paesi in maggiore difficoltà devono essere aiutati.E’ la prima volta che succede e per questo abbiamo definito l’evento come storico.Come è stato fatto il conteggio per il sussidio?Per differenza tra il contributo che l’Italia deve dare al bilancio europeo e i fondi che riceverà dall’Unione europea. Tale differenza è di 30 miliardi che suddivisi tra gli italiani fanno, appunto, 500 euro a testa.Stesso calcolo per gli altri Stati europei (contributori o beneficiari).Questi soldi dovranno essere impiegati in programmi da presentare in sede europea e, una volta approvati, potranno essere realizzati nel nostro Paese. Ovviamente, ci sarà anche un controllo europeo sulle spese, considerato che siamo beneficiari di soldi altrui.
Eppure, qualcuno è contrario. Salvini paventa la fregatura, temendo un nuovo Mes, dimenticando che il Mes, lui medesimo, lo aveva approvato per ben due volte, nel 2011 e nel 2019. Che dire? Che la paura trova terreno fertile nella disinformazione.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Recovery Fund: quali prospettive per il mercato azionario?

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2020

A cura di Antonio Amendola, co-gestore di Italia ed Europa AcomeA SGR. I leader europei hanno finalmente raggiunto uno storico accorso sul tanto atteso “Recovery Fund”: 390 miliardi sotto forma di trasferimenti e 360 miliardi sotto forma di prestiti, con l’Italia primo beneficiario netto. Ma cosa vuol dire tutto questo e come si può riflettere nella scelta dei titoli? Il primo punto da toccare, a discapito di quello che notano in molti, non è l’ammontare del piano bensì il “precedente” che si è venuto a creare con questo accordo, il che costituisce un nuovo strumento nelle mani dei Governi per fronteggiare crisi future.
Partiamo dalle performance dei principali indici europei da inizio anno. Come possiamo vedere, solo l’indice tedesco si avvia verso la parità da inizio anno, con l’Italia in linea con la Francia, e la Spagna ancora oltre il -20%. Le performance ci fanno quindi capire che il mercato ancora è scettico circa il recupero dei livelli pre-Covid per la periferia, nonostante sia vista come la maggior beneficiaria degli investimenti Europei.Guardiamo in dettaglio il mercato italiano, e vediamo come si sono comportati da inizio anno i tre indici principali: Ftse Mib, Ftse Mid Cap e Ftse Small Cap. Come possiamo vedere, contrariamente alle performance storiche, il Ftse Mib sovraperforma rispetto agli indici delle società di media e piccola capitalizzazione. La motivazione principale è da ricercarsi in una dinamica di flussi: gli investitori (specie esteri) seppur positivi sull’Italia non sono ancora così convinti da spingersi a comprare titoli più piccoli e legati al ciclo. Al contrario, invece noi crediamo sia questo il momento di iniziare a posizionarsi su quelle storie che beneficeranno dei macro temi come investimento infrastrutturale, digitalizzazione e green economy. Passando alle valutazioni, in una fase come quella attuale può essere fuorviante affidarsi alle classiche metriche di valutazione perché c’è troppa variabilità nelle stime. Tuttavia, una buona bussola può essere il rapporto prezzo/valore contabile dei mezzi propri (P/BV).Per più di un decennio le banche centrali hanno giocato il ruolo di protagoniste indiscusse della scena economica, ma oggi siamo dinanzi a un cambio di paradigma in cui le politiche fiscali saranno sempre più importanti. L’Italia è chiamata a fare la sua parte e può dare una svolta importante al suo sentiero di crescita grazie al canale degli investimenti. Questo nuovo corso di politica economica potrebbe, a nostro avviso, avvantaggiare il tessuto produttivo delle realtà medio piccole che tutto il mondo ci invidia.Il posizionamento nei nostri portafogli rimane orientato verso aziende che mostrano tutte le carte in regola per beneficiare degli investimenti infrastrutturali e della crescita della green economy. L’identikit ideale è da ricercare nelle società medio piccole, che sono rimaste per troppo tempo lontane dai radar del mercato. Come dimostrato in basso, i multipli presenti nei nostri fondi riflettono questo posizionamento.

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Il Recovery Fund non sottragga risorse alla ricerca europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Il Gruppo 2003 per la ricerca ha scritto oggi una lettera al premier Giuseppe Conte, reduce dall’incontro europeo per il programma di aiuti Next Generation EU per esprimere la preoccupazione che le risorse per i necessari aiuti agli Stati colpiti dalla pandemie non vengano sottratti alla ricerca. È questo infatti che si sta prospettando: parte dei 750 miliardi sono andati a incidere sul budget del nuovo Programma quadro europeo Horizon Europe (2021-27), che dai 120 miliardi di euro prospettati all’inizio sono diventati 80 miliardi, indebolendo fortemente la capacità di finanziamento su temi strategici come il cambiamento climatico, l’energia e la stessa salute. Anche i fondi prospettati dalla Commissione per aiutare la ricerca su covid – inizialmente fissata a 9,4 miliardi di euro – è diventata dopo una serie di tagli 1,7 miliardi di euro. A fare le spese del trasferimento al fondo salva-Stati è stato anche il Consiglio europeo della ricerca (CER) unico e fondamentale ente in Europa che sostiene e finanzia la ricerca di base di qualità.“È più che mai necessario che a fronte di sforzi nazionali per allineare i sistemi della ricerca alla strategia europea, questa venga mantenuta nella sua ambizione, pena l’arretramento per i nostri centri e i nostri ricercatori – prosegue la lettera – In vista di un possibile utilizzo di parte dei fondi provenienti dall’Europa in favore di ricerca e innovazione, il Gruppo 2003 vuole ribadire la necessità di incardinare tali investimenti su un solido programma quadro teso a promuovere da un lato la ricerca e dall’altro il trasferimento tecnologico. Solo così si riuscirà a centrare l’obiettivo della ripresa economica e civile, evitando di convogliare i fondi in operazioni di assistenzialismo fini a se stesse”.“La ricerca non è una spesa, ma un investimento necessario per l’innovazione e per avere prodotti ad alto valore aggiunto”, aggiunge Silvio Garattini, a sua volta socio del Gruppo 2003. “L’investimento in ricerca permette una occupazione superiore ad altri tipi di investimenti. Per ogni miliardo/anno si realizzano 9.000 posti di lavoro”. Nella lettera, gli scienziati del Gruppo 2003 chiedono un incontro con il primo ministro per sostanziare le proprie proposte per rimettere la ricerca scientifica al centro dello sviluppo del Paese e per far sì che il presidente del consiglio possa sostenere queste istanze a livello della Commissione Europea.

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Il vero nome del Recovery Fund è “Next Generation Eu”, cioè “Prossima generazione europea”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

E’ uno strumento economico, per far crescere il mercato interno, che ha una finalità politica: l’integrazione europea.
E’ un progetto che ha visto due attori principali, la Germania e la Francia che, nel secolo scorso, si sono affrontate sui campi di battaglia.Sessanta milioni di morti nel Mondo, tra la prima e le seconda guerra mondiale, dovrebbe far riflettere e indurre ad amare una pace che, in Europa, dura da 75 anni, dal 1945 al 2020.Il messaggio è chiaro: i nazionalismi, mascherati da sovranismi, portano allo scontro, alla guerra. Basterebbe rileggere qualche pagina di un libro di storia per rendersene conto e chi ne subisce le conseguenze, anche tragiche, è proprio il popolo cui i sovranisti fanno appello.Nel Mondo ci sono due potenze politiche, economiche e militari: gli Usa e la Cina. Muoversi da soli significa essere sottomessi, confrontarsi come Europa significa essere liberi.Di fronte a questo progetto per il futuro, si “stagliano” due inadeguatezze:
a) Luigi di Maio, che ha subito dichiarato “ora giù le tasse”, cosa che vogliamo tutti, ma nulla hanno a che vedere con il Recovery Fund. Si vede che sette anni di frequenza degli alti livelli istituzionali non è servito. Governare è altro.
b) Matteo Salvini, che ritiene il Recovery Fund una fregatura, adducendo motivazioni totalmente prive di fondamento, sollecitando, ancora una volta, paure che non hanno essenza ne ragionamento. Governare è altro.Meno male che l’Europa c’è. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Recovery Fund: Urso stasera a Budapest: “Italia e Ungheria alleati contro i bucanieri del Nord”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

“Ora tutti scoprono che Orban e i paesi di Visegrad sono i migliori alleati dell’Italia nel fronteggiare la vergognosa arroganza dell’Olanda che pretende di dettare legge in casa nostra”. È quanto rileva, in un post su Facebook, il senatore Adolfo Urso, dell’Esecutivo di Fratelli d’Italia e presidente della Associazione parlamentare di amicizia Italia Ungheria, che stasera sarà a Budapest per incontri di alto livello politici e istituzionali. “Insieme Italia e Ungheria, con Polonia e Spagna possono guidare una alleanza tra Europa mediterranea e centrale al fine di salvare l’Unione dai ‘bucanieri’ del Nord, nello spirito solidale dei fondatori della Comunità”. n.r. altro che frugali vedasi: https://fidest.wordpress.com/2020/07/15/lipocrisia-piu-grande-e-leuropa-dei-frugali/

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Governo. Recovery Fund: è un fondo europeo, per progetti europei e con controllo europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

Recovery Fund: è un fondo europeo, per progetti europei e con controllo europeo. Chi afferma il contrario racconta balle. Il Recovery Fund (Next Generation EU) è il Piano per la ripresa dell’Europa.Sono 750 miliardi di finanziamenti per il periodo 2021-2024, raccolti sui mercati finanziari, per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di Coronavirus, rilanciare la ripresa europea, proteggere l’occupazione e creare posti di lavoro.L’iniziativa è partita da Germania e Francia.Il Fondo è garantito dal bilancio dell’Unione europea per l’emissione di titoli di debito comune (recovery bond).E’ la prima volta che succede che un debito è garantito dall’Ue e non da singoli Stati e sarà distribuito sulla base delle esigenze: così l’Italia da contributore netto al bilancio dell’Ue, come è stata finora, diventerà beneficiaria netta a differenza di Germania, Francia e Olanda.Gli obiettivi programmatici, nell’ambito del piano europeo, dovranno essere proposti dai singoli Stati e valutati in sede comunitaria, per una comune strategia di intervento che guardi all’Europa nel suo insieme.Oltre ai controlli nazionali ci saranno quelli europei per la verifica dei piani di investimento coerenti con gli obiettivi programmatici.C’è qualcuno che pensa alla cassa del tesoro da 750 miliardi come ad una occasione per portarsi a casa i soldi senza impegni. Della serie: dateci i soldi che a spenderli ci pensiamo noi.Non è così.
Al ministro Di Maio che pensa al Recovery Fund per diminuire le tasse, occorre spiegare che è finita l’era delle battute per acquisire consenso elettorale. Si legga le carte e governi!Ai due antitaliani, Salvini e Meloni, che pensano ad aumentare il debito con 200 miliardi di titoli pubblici, magari patriottici, occorre spiegare che è finita l’era delle battute per acquisire consenso elettorale.Studino il bilancio statale: vi troveranno 2.467 miliardi di debito pubblico e 65 miliardi di interessi da pagare quest’anno.Si leggano le carte e facciano opposizione. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Recovery Fund

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

Letta (ex presidente del Consiglio), a 24 Mattino su Radio 24: “Italia ha disperato bisogno che si chiuda subito” “Noi abbiamo disperatamente bisogno che non si ritardi, che non si vada alle calende greche per chiudere il negoziato, che il Consiglio Europeo di venerdì e sabato arrivi ad una soluzione, al massimo ad inizio settimana prossima la partita sia chiusa. Noi abbiamo bisogno di tempi stretti, e la cosa è condivisa da Merkel e Conte”. Così Enrico Letta, ex presidente del Consiglio, a 24 Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24 a proposito della trattativa europea sul cosiddetto Recovery Fund. Letta aggiunge: “Certo, l’Italia ha una serie di posizioni sulle modalità e le forme con le quali queste risorse saranno applicate, ma guardiamo la sostanza: stiamo parlando di una quantità di risorse immense, che non abbiamo mai visto, e forse mai più rivedremo, la questione essenziale è che tutto questo avvenga, che ci sia, che non venga bloccato in fase di implementazione e che l’accordo tra i paesi europei ci sia. Oggi la Germania ha una posizione diversa rispetto a 10 anni fa, oggi ha una posizione vicina a quella di Francia, Italia, Spagna, ma tutto questo si deve applicare, altrimenti passeremo i prossimi mesi con grandissime difficoltà, le nostre imprese hanno bisogno di risorse e nel nostro sistema c’è bisogno che le risorse finanziare circolino rapidamente”.

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Una sfida per l’Italia: cogliere le opportunità offerte dal Recovery Fund

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

A cura di Alberto Foà Presidente di AcomeA SGR. A fine maggio la Commissione Europea ha pubblicato la sua proposta sul Recovery Fund (RF), creato all’interno del 2021-2027 MFF, il budget settennale della UE. L’elemento essenziale è un fondo di emergenza da 750 miliardi (5.6% del PIL EU), chiamato Next Generation EU. Lo scopo del Fondo è quello di “sfruttare il pieno potenziale del bilancio dell’Unione Europea per mobilizzare gli investimenti e anticipare il supporto finanziario nei primi anni della fase di ripresa”.La Commissione emetterà debito sul mercato pari a 750 mld ed erogherà 2/3 di quanto raccolto (500 mld) sotto forma di grants (trasferimenti) e 1/3 (250mld) sotto forma di prestiti ai singoli paesi. Il volume delle emissioni per finanziare il RF è oltre dieci volte superiore a quanto emesso finora dalla Commissione (ca. 70 mld). Il Recovery Fund erogherà i fondi in gran parte tra il 2021-2024. Il debito verrà emesso con varie scadenze e verrà rimborsato tra il 2027 e il 2058. Per i 500 mld di grants, l’onere del rimborso potrebbe gravare proporzionalmente al peso dei paesi nel PIL europeo (ma, come vedremo, non è certo). Per i 250 mld di prestiti, ogni paese ovviamente restituirà quanto preso in prestito.Per l’Italia, alcune simulazioni parlano di circa 87 mld di trasferimenti e 91 mld di prestiti, in totale 178mld, quasi il 10% del PIL. Alcuni critici hanno sottolineato che è un numero che sembra grande, ma inadeguato alle esigenze italiane: i prestiti (91 mld) andranno comunque restituiti per intero; e, comunque, l’Italia dovrà contribuire con la sua quota (pari a 55 mld) per il rimborso del debito contratto dall’Unione Europea a fronte dei 500 mld di trasferimenti. Questo lascerebbe un beneficio netto di “soli” 32mld (la differenza fra 87 e 55 mld), pari a poco meno del 2% del PIL, che, “spalmato” su 7 anni, equivale allo 0,3% per anno. Troppo poco per fare la differenza. Ma questo pessimismo appare fuori luogo per almeno tre ragioni:
1) il debito verrà rimborsato dopo il 2027 ed entro il 2058, di certo non a breve e comunque ben oltre l’utilizzo dei fondi stessi. La Commissione ha aggiunto inoltre che potrà introdurre nuove imposte comunitarie (carbon tax, digital tax), che graverebbero anche sulle multinazionali estere. Pertanto, non è certo che l’onere del rimborso del bond peserà interamente sui singoli bilanci nazionali dei paesi UE.
2) La Commissione ha l’opzione di ri-emettere il debito in scadenza. In quel caso, l’Italia continuerebbe a contribuire per la sua quota degli interessi posticipando il momento in cui versare la sua quota per il rimborso del capitale. Visto che presumibilmente la Commissione si finanzierà a tassi vicini allo zero, stiamo parlando di cifre irrisorie.
3) L’Italia potrebbe inoltre risparmiare qualora decidesse di finanziarsi presso la Commissione piuttosto che sul mercato. Il differenziale tra l’emissione oggi di un Btp a 20 anni e di un titolo della Commissione si potrebbe aggirare intorno a 150 punti base (1,5%), che su un di 91mld equivalgono a un risparmio di circa 1,4 mld all’anno.
Sulla questione della capacità del Sistema Italia di assorbire risorse UE, nei prossimi 7 anni potrebbero confluire risorse extra pari al 10% del PIL, da ripagare nel medio/lungo periodo. E, presumibilmente, questa iniezione di liquidità si concentrerà nei prossimi 3-4 anni. Per l’Europa, gli ultimi numeri sull’absorption rate per il budget in corso (2014-2020) sono 48% in Germania, 52% in Francia, 38% in Spagna e Italia. Le regole sull’utilizzo dei fondi strutturali prevedono che, qualora un Paese non abbia sfruttato pienamente i fondi assegnati nei 7 anni del budget, esso possa richiedere ed utilizzare i fondi anche nei 3 anni seguenti alla fine del budget di riferimento. E infatti, normalmente, si assiste ad un’accelerazione dei progetti presentati dai Paesi ed approvati dalla UE proprio nei 3 anni seguenti alla fine dei 7 anni di budget. Inutile dire che i progetti presentati “in extremis” per non perdere i fondi assegnati sono di minor qualità, sia per l’ovvia osservazione che fare gli investimenti prima è meglio che realizzarli dopo, specie in un contesto di domanda aggregata debole, sia perché, presumibilmente, non hanno lo stesso respiro di quelli presentati per tempo ma vengono presentati in tutta fretta giusto per non lasciare un’opportunità completamente sprecata.Per l’Italia in particolare, per il budget in corso (2014-2020) stiamo parlando (dati Commissione giugno 2020) di un utilizzo cumulativo di 16.8mld di fondi strutturali a fronte di disponibilità di 44.7mld. La differenza (ca 28mld) equivale all’1.6% del PIL annuale. L’Italia avrà tempo fino al 2023 per utilizzare a pieno questi fondi, ma va fatto notare che anche nel budget precedente (2007-2013) il tasso di utilizzo in Italia non è mai arrivato al 100%, a differenza di Francia, Spagna, Portogallo e Grecia ad esempio.Sapremo fare tesoro degli insegnamenti di altri paesi europei che da anni hanno messo in piedi vere e proprie task force per assicurarsi che i fondi vengano utilizzati tempestivamente e in pieno? Riusciremo a darci una strategia e a mettere insieme un piano di medio periodo per realizzare quelle infrastrutture di cui si parla sempre, per impostare la scuola, la ricerca e la formazione per fare fronte alla competizione internazionale, un piano idro-geologico di tutela del nostro territorio, per migliorare la sanità, digitalizzare la giustizia e la pubblica amministrazione, e migliorare la viabilità e la rete ferroviaria al Sud? Sono queste le vere questioni che il Recovery Fund pone alla nostra classe dirigente. Risorse per investimenti pari al 10% del PIL costituiscono un’opportunità epocale, che non va sprecata.

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“Innovare il Paese, come mai è stato fatto prima”

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2020

È un’occasione unica, irripetibile, che non possiamo assolutamente sprecare. Per questo sono importanti tutte le opportunità di confronto, a partire dagli Stati Generali. Dispiace per chi ha deciso di sottrarsi, tentando di sminuire un’occasione che non è certo alternativa al confronto Parlamentare. Stiamo mettendo in campo molte risorse economiche, e avremo l’opportunità di programmare la spesa di quelle che arriveranno dal Recovery Fund. Un grande passo in avanti dell’Europa, a cui siamo arrivati anche grazie alla determinazione del nostro Governo.Adesso, con il più ampio coinvolgimento possibile, dobbiamo stabilire come ricostruire l’Italia post Covid.Da questi Stati Generali usciremo con provvedimenti concreti, non con un libro dei sogni. Trasformeremo in Leggi le idee di rilancio del Paese. E lo faremo secondo un fitto cronoprogramma, perché non c’è un minuto da perdere. Dobbiamo accelerare su alcuni dossier a cui già stavamo lavorando, come quello della riforma fiscale. Che dovrà essere ancora più seria e radicale. Un riforma che ci porterà alla necessaria riduzione delle tasse.
A questo abbineremo un processo di riordino e semplificazione normativa, ci stiamo già lavorando con gli Uffici del Ministero e con l’Agenzia delle Entrate. 800 norme in materia fiscale sono uno sproposito, le ricondurremo all’interno di un Testo Unico. Un lavoro che andrà replicato anche in altri settori.E poi c’è tutta la parte legata alla lotta all’evasione fiscale. In questi anni abbiamo fatto molto, ma evidentemente non è ancora sufficiente se l’economia sommersa supera ancora i 100 miliardi annui. Il confronto con le categorie produttive e con le parti sociali, anche su questo, è fondamentale.Nelle prossime settimane il Governo varerà un nuovo Decreto, a cui stiamo lavorando, per la sburocratizzazione, la semplificazione e lo sblocco degli investimenti. Ne ha già parlato il Presidente Giuseppe Conte. Sono norme che consentiranno di “mettere a terra”, velocemente, centinaia di miliardi di euro che sono fermi nelle casse dello Stato. Un grande piano, già finanziato, che darà una scossa immediata all’economia. Da una prima ricognizione sono almeno 127 miliardi, e ancora non abbiamo terminato con la mappatura.Ma per far ripartire il Paese dobbiamo tornare ad essere quello che siamo per tradizione millenaria, sprone ed esempio. Siamo il più bel Paese al mondo, il più ammirato e desiderato. Il piano dell’export che sta portando avanti il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è importantissimo per un’offerta, turistica e non solo, personalizzata. Dobbiamo andare ad intercettare i flussi e portarli qui da noi, offrendo quell’ospitalità e quell’accoglienza di cui siamo maestri. Alle grandi Città d’Arte dovremo abbinare anche percorsi di scoperta dei piccoli borghi, per un turismo diffuso.Dal sostengo alle famiglie, alle imprese, all’artigianato e al mondo delle professioni, anche intellettuali, parte la ripresa. Avanti!” Lo scrive, in un post su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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La novità del Recovery Fund, o meglio della Next Generation EU

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Fare previsioni sul futuro andamento dell’economia nel contesto attuale risulta un esercizio complicato considerando l’estrema incertezza sulla possibile evoluzione della pandemia, con la spada di Damocle di una seconda ondata di contagi, manifesta in alcuni Paesi asiatici e immancabile nelle previsioni degli esperti, che pende sulle nostre teste. D’altro canto, la determinazione di molti Paesi nel passare alla Fase 2 (o fine del ‘lockdown’) è evidente e finora i pochi focolai riemersi non l’hanno indebolita. Ciò anche perché stiamo imparando a gestire meglio il virus (forse un po’ indebolito?) o la sua diffusione. Al momento, invece, non si registrano novità mediche di rilievo né di tipo terapeutico né sui vaccini, ma guadagnare tempo è cruciale a tal proposito. Questi elementi contrastanti spiegano l’elevata dispersione osservabile nelle previsioni economiche dei diversi istituti e operatori.Ci sono, tuttavia, degli elementi comuni e assodati su cui poter fare affidamento. In primo luogo, è ormai appurato che lo shock sincrono di domanda e offerta nel primo semestre dell’anno trascinerà inevitabilmente il mondo in una profonda recessione. Altrettanto conclamato appare il fatto che il crollo dell’attività economica è stato e sarà notevolmente attenuato dalle ingenti misure di sostegno di politica economica attuate da governi e banche centrali di tutto il mondo. Infine, queste stesse misure forniranno il propulsore per la ripresa, già a partire dalla seconda metà dell’anno, ma soprattutto nel 2021.Su questo fronte, ora che il ventaglio delle manovre fiscali comunitarie si è ulteriormente arricchito con il Recovery Fund o Next Generation EU (NGEU), gli stimoli nell’eurozona risultano più confrontabili con le altre principali aree dei Paesi sviluppati. Nelle prime fasi della crisi, l’intervento centrale era stato limitato a un allargamento delle maglie fiscali con l’affrancamento dai vincoli di bilancio posti dal Patto di Stabilità. La maggiore libertà derivante da tale iniziativa aveva dato il là a manovre disomogenee in cui i singoli Stati membri hanno agito all’interno dei diversi spazi di manovra fiscale che avevano a disposizione. Il risultato è stato un impulso asimmetrico, con i Paesi più colpiti dal virus, Italia e Spagna, che erano quelli con minor margine di bilancio per sostenere l’economia. Complessivamente gli stimoli messi a terra dai vari Stati si aggiravano intorno al 4% del PIL della regione, uno stimolo nettamente superiore rispetto a quanto fatto nel 2007-2009, ma lontano dall’8% circa implementato negli Stati Uniti.Non solo, obbligando i Paesi a dover ricorrere al debito pubblico, l’approccio iniziale rischiava di diventare deleterio per le finanze pubbliche di chi, come l’Italia, si trovava a dover fare già i conti con una mole di debito su livelli pericolosi (135% del PIL). La buona notizia, si fa per dire, è che non siamo più soli, nel senso che, con la recente crisi, anche Spagna e soprattutto Francia entreranno nella zona in cui il debito pubblico risulta tossico e un freno per la crescita (oltre il 100/110% del PIL). Proprio il fatto che ora la posizione e gli interessi della Francia siano allineati con quelli di Italia e Spagna, in apparente divergenza con la Germania (il cui rapporto debito/PIL è stato in costante calo nell’ultimo decennio), è stato un elemento chiave alla base dell’accordo tra Macron e Merkel sul Recovery Fund del 18 maggio.Un qualche peso nel processo decisionale europeo lo ha avuto quasi certamente la sentenza del 5 maggio della Corte Costituzionale Tedesca (GCC), che ha richiamato all’ordine la banca centrale in merito alla ‘proporzionalità’ e temporaneità del proprio programma di acquisti di titoli di Stato (PSPP). Infatti, nei mesi di marzo e aprile, la BCE proprio nel PSPP, e ancor più nel PEPP (si presume, non essendo per ora pubblici i dati), ha temporaneamente abbandonato il meccanismo delle capital key per comprare in misura maggiore i Titoli di Stato dei Paesi più in difficoltà, Italia su tutti. Una deviazione dalle pratiche standard dell’istituto attuata per garantire una trasmissione simmetrica degli impulsi monetari nei vari Paesi dell’Eurozona ma che può essere una soluzione solamente momentanea, come ci ha tenuto a ribadire (seppur forse nei modi sbagliati) la GCC. La conclusione è che il compito di risolvere la divergenza fiscale in atto tra la Germania e il resto dei Paesi dell’area Euro non possa essere addossato alla sola Banca Centrale Europea. Per questo motivo, si è resa assolutamente necessaria una manovra di redistribuzione fiscale, e la Next Generation EU va proprio in tale direzione: quella di supportare i Paesi più vulnerabili allo shock Covid nelle loro riforme economiche e strutturali (Green Deal, Digitalizzazione ecc.) e ridurre in tal modo l’asimmetria di spazio fiscale tra i vari Stati membri.Un ultimo, rilevante elemento che ha portato a questo importante passo verso una maggiore integrazione è legato al futuro delle filiere di approvvigionamento. La pandemia, come già successo in occasione della guerra commerciale tra USA e Cina, ha mostrato nuovamente quanto possa risultare rischioso fare eccessivo affidamento su catene produttive lunghe e globali. Questa consapevolezza comporterà verosimilmente la creazione di filiere regionali, una cino-asiatica, una europea e una nord-americana, più locali e vicine ai luoghi di consumo dei beni. In tale ottica, il Vecchio Continente ha ricevuto un’ulteriore spinta verso una maggiore coesione.Il nuovo NGEU da €750 miliardi complessivi (5% del PIL dell’eurozona), secondo la proposta della Commissione Europea del 27 maggio (al vaglio del Consiglio il 18 giugno, e in seguito da approvare da parte dei Parlamenti nazionali), si andrà ad aggiungere al pacchetto di manovre comunitarie già concordate (€540 miliardi). Queste, complessivamente, contribuiranno per un ulteriore 4% del PIL della regione, andando a colmare, come detto, il gap con quanto fatto dall’amministrazione Trump sull’altra sponda dell’Oceano Atlantico. Si tratta di un impulso che non ha precedenti nella storia dell’eurozona: basti pensare che il bilancio europeo prima dell’inizio della crisi ammontava solamente all’1% circa del PIL dell’area.Con questa nuova aggiunta, l’insieme degli stimoli fiscali comunitari è così composto:
SURE (€100 miliardi): fondo che copre gli schemi di cassa integrazione dei Paesi;
BEI (€200 miliardi): contributi per prestiti e liquidità alle imprese;
MES (€240 miliardi): linee di credito per gli Stati membri senza condizionalità, o meglio alla sola condizione che le risorse vengano utilizzate per far fronte alla recente crisi;
Recovery Fund o Next Generation EU (€750 miliardi): si tratta di €500 miliardi a fondo perduto e €250 miliardi di prestiti, suddivisi in diversi programmi, di cui il più rilevante è sicuramente la Recovery and Resilience Facility, €560 miliardi per supportare i Paesi nel loro percorso di ripresa economica.
Le risorse a fondo perduto del NGEU, la cui erogazione è subordinata al fatto che vengano utilizzate per finanziare la ripresa e la crescita economica, dovranno essere restituite contribuendo al bilancio europeo in 30 anni a partire dal 2028, ossia con tempistiche molto lunghe e in base alla quota di partecipazione al bilancio propria di ciascun Paese. Per l’Italia, questo vorrà dire avere accesso a circa €85 miliardi a fondo perduto dovendone rimborsare solamente €65 miliardi tra il 2028 e il 2058, quindi con un beneficio di circa €20 miliardi di trasferimenti netti. Al contrario, la Germania lascerà sul campo circa €90 miliardi, a vantaggio soprattutto di Italia, Spagna e Francia secondo la logica di redistribuzione fiscale suesposta.Inoltre, la Commissione ha previsto la possibilità di finanziare con risorse proprie il bilancio europeo attraverso tassazioni aggiuntive legate all’elusione fiscale delle imprese tech multinazionali (digital tax) e all’aumento del costo dell’inquinamento (carbon border tax), riducendo ulteriormente in questo modo l’onere per i singoli Stati.In sostanza, nel 2022, quando tornerà a essere soggetta al monitoraggio semestrale europeo previsto dal Patto di Stabilità, l’Italia potrebbe ritrovarsi con un’esposizione del debito pubblico al mercato inferiore a quello attuale: il fabbisogno finanziario dei prossimi anni, infatti, potrebbe essere integralmente coperto dallo sforzo congiunto della BCE (PEPP) e della Comunità Europea (SURE, BEI, MES e NGEU). Un’occasione più unica che rara di portare a termine delle fondamentali riforme strutturali senza gravare sulle finanze pubbliche. In definitiva, l’Europa pare oggi ben più determinata ad impedire che la pandemia frantumi il progetto comunitario sotto il peso della divergenza economica o della disgregazione sociale

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