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Posts Tagged ‘recovery fund’

Federimpreseitalia: “Il Recovery fund non porterà crescita ma maggiore disoccupazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Roma. Il Recovery fund non porterà crescita ma maggiore disoccupazione. Ne è convinto Luca Ripamonti, presidente nazionale di Federimpreseitalia.Si parla tanto in questo periodo di Recovery Fund, il cui significato letterale è “fondo di recupero”. Il finanziamento di questo fondo per ripartire avviene attraverso una raccolta di liquidità da parte dell’Europa con l’emissione di particolari “Recovery Bond”.Il primo ministro Draghi ne parla in termini entusiastici :”…Potremo dare il via a investimenti senza precedenti…” Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel già a maggio 2020 ha dichiarato che il fondo è “mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti”. A sentire parlare politici, riviste di settore, si tratta della Panacea Paneuropea per la soluzione dei problemi di occupazione e ripresa. Eppure associazioni di categoria come Federimpreseitalia, vedono il Recovery fund con il fumo agli occhi, e interviene al riguardo proprio il presidente nazionale Luca Ripamonti. “Il primo Ministro Draghi parla di 750 Mld di Euro di recovery fund, peccato che fonti interne molto attendibili, riferiscono un importo di circa la metà, ovvero 350 Mld di euro, cioè lo 0,16 % del Pil. Questo importo da un punto di vista macroeconomico è niente. E mentre Draghi si affanna a contrabbandare queste chimere, il Pil dell’Italia si avvicina ad un deficit del 15%.Tra un anno, quando l’Italia dovrà far quadrare i conti, secondo le rigide regole dell’Unione europea, per ridurre un deficit del 15%, ci vorranno come minimo 10% di tagli, che inevitabilmente ricadranno su sanità, pensioni, scuola”, dice il presidente di Federimpreseitalia.Eppure il primo ministro Draghi, ha chiarito i punti del Recovery fund, e sono previsti investimenti per la sanità, per la scuola.“Si parla di investimenti di 45 Mld per la digitalizzazione, 36 Mld per la sanità, ma questi soldi saranno impiegati per acquistare tecnologia che sostituirà le persone, non per assumerne di nuove. Voglio ricordare cosa ha detto il professor De Masi dell’Università La sapienza in una recente intervista. Oggi l’intelligenza artificiale non solo sta sostituendo operai nelle fabbriche, ma arriva a sostituire giornalisti, dentisti, chirurghi. La tecnologia nell’ultimo anno, ha fatto progressi superiori a quelli degli ultimi 15 anni. Sono totalmente d’accordo con il professor De Masi e ribadisco che se qualcuno pensa che il recovery fund porterà soldi e benessere agli italiani si sbaglia di grosso”.Quindi secondo lei il primo ministro Draghi ci sta prendendo in giro?“Mario Draghi è un oligarca dell’unione europea. Gli oligarchi si amano. Gestiscono il potere e il denaro e così decidono la sorte di milioni di cittadini credendo sempre di saper fare la cosa migliore. Qualcuno si ricorderà Michail Borisovi? Chodorkovskij, oligarca russo. Pensava di poter aiutare milioni di persone, in buona fede sicuramente ma come è andata a finire poi si è visto.Ma quindi secondo lei cosa si potrebbe fare di meglio?“Tra qualche mese, quando ci sarà lo sblocco dei licenziamenti ci sarà un’impennata dei disoccupati e di nuovi poveri. Il professor De Masi parla di almeno 15 milioni di poveri in Italia. Non ci saranno nuove imprese pronte a dar lavoro. Le imprese sono allo stremo. Per aiutare davvero le imprese dovrebbero essere erogati sostegni ‘veri’ non quelle farse del decreto sostegni. Ma vi rendete conto che a un impresa che si avvale del decreto sostegni, se è fortunata gli arriveranno nella migliore di ipotesi 5.000 euro, come risarcimento delle perdite per il Covid!! E con 5000 euro un impresa cosa ci fa? Paga utenze e affitto per sei mesi, forse. In più ora riaprono con dei limiti che sono a dir poco demenziali: ristoranti all’aperto, coprifuoco fin dalle 22, E perché i contagi non si possono trasmettere prima delle 22? E perchè non permettere le consumazioni al chiuso se vengono rispettate delle distanze? Non mi sembra che gli esercenti non si siano adeguati prontamente ad apportare le misure preventive richieste”.Le prospettive di una ripresa effettiva sembrano quindi ancora molto lontane secondo il presidente della Federimpreseitalia.“Da parte nostra attendiamo di vedere se in previsione dello sblocco licenziamenti sarà prevista una manovra di contenimento a questa possibile emergenza”, conclude Luca Ripamonti.

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Attuazione Recovery Fund va oltre governo Draghi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

“L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) deve proseguire anche dopo la fine del governo guidato dal presidente del Consiglio Mario Draghi”. Lo ha detto il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola a 24 Mattino su Radio24. “Si deve proseguire sulla stessa linea. Questo piano funziona con degli anticipi di cassa dello Stato che vengono poi rimborsati dall’Ue sulla base degli avanzamenti”, ha spiegato Amendola a Radio 24, secondo cui bloccare provocherebbe “oltre al danno una beffa perchè perderemmo risorse del bilancio dello Stato”. “Non credo che un governo lo passa fare, sarebbe un delitto ai danni del Paese”, ha detto il sottosegretario agli Affari Europei.“I fondi stanziati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) cambieranno la faccia del nostro Paese”. Lo ha detto il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola a 24 Mattino su Radio 24. “Questa filiera di risorse europea, cui si aggiungono altri 100 miliardi del bilancio Ue per il periodo 2021-27, serve a superare alcune diseguaglianze, come l’occupazione femminile e il divario fra nord e sud; dalla dotazione di asili, allo spreco d’acqua, sino alle fratture piu’ imponenti aggravate del Covid-19”, ha detto Amendola. Il Pnrrr “serve per dare forza alle imprese, anche attraverso la transizione ecologica e digitale, su cui l’Italia e’ in fondo alle classifiche europee”, ha detto ancora il sottosegretario a Radio 24, secondo cui si tratta di “una sfida che deve unire il paese”.

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Emergenza pandemica e Recovery Fund

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2021

“Le reti e l’innovazione hanno dimostrato di essere vitali nel contesto dell’emergenza pandemica: un’economia industriale avanzata non può pensare di non avere un sistema industriale ad alto tasso di innovazione – si legge nel documento presentato dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori alla Camera dei Deputati per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – L’opportunità del Recovery Fund rappresenta non solo un cospicuo investimento ma ad una generale riorganizzazione del sistema dell’innovazione in Italia. Fra i punti principali, l’ANGI promuove una razionalizzazione delle politiche per l’innovazione e la costituzione di un ministero con portafoglio per l’Innovazione e la Trasformazione Digitale, congiuntamente alla costituzione di una commissione parlamentare per l’Innovazione. La debolezza delle politiche per la digitalizzazione, evidenziata dal basso gradino in cui si trova l’Italia nell’indice DESI, che misura l’attuazione dell’Agenda Digitale, va superata con un cambio di paradigma. Va riformata della normativa in materia di sostegno all’impresa innovativa, facendo sì che lo Stato, come nei contesti statunitense e israeliano, sia il primo capitalista di ventura.
Continua il documento, redatto dal Comitato Scientifico dell’ANGI, in particolare Gabriele Ferrieri, Carlo Prosperi, Miro Scariot, Alessandro Verrelli e Loredana Ricci –
La crisi Covid-19 sta mettendo in evidenza la necessità di profondi interventi sul sistema scolastico, formativo e di ricerca nazionale. D’altra parte, il miglioramento del sistema di istruzione e ricerca in termini di maggiore efficacia, inclusività e competitività internazionale rappresenta un pilastro fondamentale per contrastare alcuni gap strutturali che posizionavano l’Italia come fanalino di coda nei ranking internazionali già prima della crisi e che rischiano di essere fortemente accentuati dalla recessione. Grazie al PNRR va portata avanti una forte azione volta a lenire le disuguaglianze socio-economiche nell’accesso all’istruzione terziaria, accompagnato da maggiori tutele per le categorie vulnerabili e da forti politiche di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica, incentivando percorsi alternativi di studio e professionalizzazione diversi dai percorsi standard e promuovendo politiche di contrasto al fenomeno dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Ulteriori proposte sono state presentate per la cultura, dove l’ANGI chiede lo sviluppo di specifici incentivi volti alla digitalizzazione dei siti turistici, come il loro cablaggio con reti ad alta velocità, e, in ambito sanitario, la costituzione di una cabina di regia permanente presso la Presidenza del Consiglio, sul modello della cabina “Benessere Italia” con focus sanitario e sviluppare un sistema pubblico della sanità digitale a livello nazionale, che possa connettere tutti gli attori della filiera e renda disponibili tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, ai medici di base e alla medicina del territorio.”

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Le proposte del Recovery Fund in Parlamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2021

“Le reti e l’innovazione hanno dimostrato di essere vitali nel contesto dell’emergenza pandemica: un’economia industriale avanzata non può pensare di non avere un sistema industriale ad alto tasso di innovazione – si legge nel documento presentato dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori alla Camera dei Deputati per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – L’opportunità del Recovery Fund rappresenta non solo un cospicuo investimento ma ad una generale riorganizzazione del sistema dell’innovazione in Italia. Fra i punti principali, l’ANGI promuove una razionalizzazione delle politiche per l’innovazione e la costituzione di un ministero con portafoglio per l’Innovazione e la Trasformazione Digitale, congiuntamente alla costituzione di una commissione parlamentare per l’Innovazione. La debolezza delle politiche per la digitalizzazione, evidenziata dal basso gradino in cui si trova l’Italia nell’indice DESI, che misura l’attuazione dell’Agenda Digitale, va superata con un cambio di paradigma. Va riformata della normativa in materia di sostegno all’impresa innovativa, facendo sì che lo Stato, come nei contesti statunitense e israeliano, sia il primo capitalista di ventura.
Continua il documento, redatto dal Comitato Scientifico dell’ANGI, in particolare Gabriele Ferrieri, Carlo Prosperi, Miro Scariot, Alessandro Verrelli e Loredana Ricci –
La crisi Covid-19 sta mettendo in evidenza la necessità di profondi interventi sul sistema scolastico, formativo e di ricerca nazionale. D’altra parte, il miglioramento del sistema di istruzione e ricerca in termini di maggiore efficacia, inclusività e competitività internazionale rappresenta un pilastro fondamentale per contrastare alcuni gap strutturali che posizionavano l’Italia come fanalino di coda nei ranking internazionali già prima della crisi e che rischiano di essere fortemente accentuati dalla recessione. Grazie al PNRR va portata avanti una forte azione volta a lenire le disuguaglianze socio-economiche nell’accesso all’istruzione terziaria, accompagnato da maggiori tutele per le categorie vulnerabili e da forti politiche di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica, incentivando percorsi alternativi di studio e professionalizzazione diversi dai percorsi standard e promuovendo politiche di contrasto al fenomeno dei cosiddetti “cervelli in fuga”.Ulteriori proposte sono state presentate per la cultura, dove l’ANGI chiede lo sviluppo di specifici incentivi volti alla digitalizzazione dei siti turistici, come il loro cablaggio con reti ad alta velocità, e, in ambito sanitario, la costituzione di una cabina di regia permanente presso la Presidenza del Consiglio, sul modello della cabina “Benessere Italia” con focus sanitario e sviluppare un sistema pubblico della sanità digitale a livello nazionale, che possa connettere tutti gli attori della filiera e renda disponibili tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, ai medici di base e alla medicina del territorio.”

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Greenpeace commenta con cauto ottimismo il via libera al Recovery plan

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2021

Il governo sembrerebbe aver eliminato lo stanziamento di fondi, inizialmente ipotizzati, a favore di Eni per i progetti di Cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) a Ravenna e per presunte bioraffinerie, impianti di produzione di carburanti da plastiche non riciclabili.In termini generali, il testo licenziato dal Consiglio dei ministri sembra avere una direzione condivisibile su alcuni temi ma con diverse incongruenze. Greenpeace Italia sostiene però che, senza il dettaglio sui progetti da implementare e gli obiettivi misurabili che si intendono ottenere, il percorso di approvazione del PNRR in sede europea potrebbe diventare una corsa con troppi ostacoli da superare.Il livello di ambizione di alcuni dei 47 progetti infatti rimane al di sotto delle aspettative. «Da settembre seguiamo lo sviluppo delle linee guida che hanno portato alla redazione delle diverse bozze del PNRR” – continua Chiara Campione – “Dozzine di documenti in cui la parola “sostenibile” o “green” venivano ripetute centinaia di volte senza che se ne potesse misurare la concretezza. Dopo tutti questi mesi, ci saremmo aspettati di poter valutare progetti concreti che dessero una visione di speranza per un futuro verde e di pace da consegnare alle nuove generazioni ed al Pianeta. Ma, al momento, così non è».

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Recovery Fund, Nardi: “Bene la cabina di regia sociale della Furlan”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

“E’ giusta la proposta della segretaria nazionale della Cisl, Annamaria Furlan, di coinvolgere la società italiana, le sue categorie economiche, il mondo del lavoro, il Terzo settore, nella definizione delle priorità programmatiche da finanziare con i soldi Ue. Penso quindi che vada accolta da Governo e Parlamento” così la Presidente della commissione Attività produttive alla Camera Martina Nardi commenta le parole della leader Cisl rilasciate al Sole24Ore. “Nelle prossime settimane – aggiunge Nardi – avremo come classe politica il compito fondamentale di disegnare il futuro del Paese per i prossimi anni. Dobbiamo quindi avere la forza e il coraggio di assumerne fino in fondo la piena responsabilità. Nello stesso tempo avremo anche la necessità che le nostre scelte non rimangano sulla carta delle buone intenzioni, ma siano tradotte in azioni concrete. E’ qui che la partecipazione della società e degli enti locali, attraverso una governance sociale, alla definizione delle priorità e alla loro concreta attuazione diventa indispensabile, per evitare di bloccarsi su contenziosi e dilazioni. Troppe volte in passato abbiamo visto come un progetto, seppur importante, sia rimasto vittima di veti e opposizioni per anni e anni. Questa volta non potremmo permettercelo. Sia perché le risorse Ue saranno legate anche ai tempi di realizzazione, sia perché non capiterà più un’occasione simile per sciogliere alcuni nodi strutturali del nostro sistema Paese”.“Quanto al merito degli interventi da fare – conclude la Presidente Nardi – la segretaria Furlan coglie bene anche le necessità da aggredire, nel momento in cui indica i 10 macro obiettivi da perseguire, perché sono le questioni centrali che come Italia abbiamo di fronte e che dobbiamo finalmente affrontare per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni”. Lorenzo Galli Torrini.

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Recovery Fund: I 10 miliardi alla Scuola possono non bastare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2020

La parte dei fondi del Recovery Plan dedicata specificatamente alla scuola italiana potrebbe non essere sufficiente per risollevare il settore: a sostenerlo, con motivazioni, è oggi Tuttoscuola. “Dei 196 miliardi di euro previsti in sei anni – scrive la rivista specializzata -, il Piano ne riserva direttamente all’istruzione 10,1, ossia il 5,15%: fondi significativi, beninteso, per un settore che pur avendo una elevata spesa corrente (quasi interamente per stipendi) è sempre a corto di investimenti. Potranno certamente apportare miglioramenti (“potenziamento della didattica e del diritto allo studio”), ma non saranno in grado di cambiare da soli la qualità e l’efficacia del servizio scolastico, un’esigenza ormai improcrastinabile per il Paese. Si tratta di 1,7 miliardi di euro all’anno per un settore che oggi ne assorbe circa 60 all’anno: un’incidenza del 2,8%”. L’intero pacchetto dei fondi europei del post Covid, ad esempio, si potrebbe esaurire in pochi anni solo per cancellare le classi pollaio. E allora? Servono fondi aggiuntivi.Secondo l’Anief la richiesta è lecita, ma va anche detto che è importante non disperdere i fondi provenienti dall’Europa: vanno destinati, con priorità, alla valorizzazione del personale, degli stipendi, prevedendo quell’indennità di rischio, collegata al burnout tradizionale, che con il Covid è diventata una necessità. Come pure alla lotta alla precarietà e all’allargamento degli organici, oltre che alla dismissione degli effetti devastanti della Legge 133/98. “È bene prendere impegni precisi col Governo – dice il presidente Marcello Pacifico – e predisporre certamente un impianto aggiuntivo di finanziamenti, anche da privati, che rendano la scuola un ‘porto franco’, svincolato dalle cicliche crisi di bilancio pubblico”.I fondi in arrivo dal Recovery plan potrebbero arrivare pure da altri capitoli. Secondo quanto risulta a Tuttoscuola, “una quota dei 40,1 miliardi per l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici dovrebbe essere destinata alla malmessa edilizia scolastica (il 58% degli edifici degli istituti superiori sono privi del certificato di agibilità, per citare solo un dato). Altre risorse potrebbero esserci per gli asili nido, e la scuola potrà forse trarre beneficio indirettamente anche da quelle destinate alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella Pubblica Amministrazione”.

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Recovery Fund, Melilli: “Situazione sbloccata, ora sfruttare l’occasione”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2020

Roma. “Il fatto che l’Europa abbia trovato una unità di intenti sul Recovery fund consente finalmente di sbloccare una situazione che da troppe settimane viveva nell’incertezza. Approvato il Bilancio europeo pluriennale, dalla prossima primavera arriveranno in Italia i fondi europei del Next Generation EU. Dobbiamo essere pronti a sfruttare l’occasione e mettere in campo tutti i meccanismi necessari per non sprecare queste risorse. Ora sia Governo che Parlamento hanno la possibilità di disegnare un futuro migliore per il Paese dentro l’Unione Europea”, è il commento del presidente della Commissione Bilancio alla Camera, Fabio Melilli

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Recovery Plan, Recovery Fund e Next Generation EU. Facciamo chiarezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Potrebbe essere una brutta notizia, ma il Recovery Fund, di cui tutti parlano, non esiste.Questo nome fu dato a una proposta fatta dalla Francia e dalla Germania e non dall’Italia, come rivendica il ministro Di Maio, sempre pronto a dichiarazioni fantasiose, cui crede l’allocco di turno. La proposta fu sospesa a maggio scorso, ma tutti continuano a parlarne come se esistesse. L’iniziativa franco-tedesca fu sostituita da un piano, il Recovery Plan (in seguito Piano), che fu chiamato Next Generation EU, con una dotazione di 750 miliardi, tra prestiti e sussidi, da utilizzare secondo priorità economiche. I 750 miliardi non sono già nelle casse comunitarie ma si ottengono attraverso l’emissione di titoli di debito pubblico europeo, una sorta di Buoni comunitari, facilmente collocabili sul mercato, legati, però, al bilancio europeo che deve essere aumentato.Il Piano è approvato a maggioranza degli Stati membri della Ue, ma è collegato all’aumento del bilancio europeo il quale, invece, deve essere approvato alla unanimità e, qui si pone il problema della opposizione di Ungheria e Polonia perché, se non si approva l’aumento del bilancio europeo, non si può attivare il Piano con i suoi 750 miliardi, dei quali 209 per l’Italia.Il Parlamento europeo, votato dai cittadini comunitari, ha posto come condizione, per usufruire dei fondi del Piano e di altri finanziamenti, il rispetto dello Stato di diritto, cioè libertà di pensiero, di parola, di stampa, di informazione, di istruzione, di associazione, ecc.Ungheria e Polona si oppongono alla clausola del rispetto dello stato di diritto necessario per ottenere i finanziamenti. Ricordiamo che i due Paesi sono stati condannati dalla Corte di Giustizia europea, proprio per il mancato rispetto delle libertà garantite in uno Stato di diritto.Ungheria e Polonia bloccano, così, i 209 miliardi destinati all’Italia (con buona pace dell’antitaliana Meloni) e accusano la Ue di essere come l’Unione sovietica.C’è un piccolo particolare: dalla Unione sovietica non ci si poteva separare, dalla Ue si, basta fare fagotto, nessuno glielo impedisce. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Recovery Fund: Serracchiani, delusione da premier sloveno Jansa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

“La lettera del premier sloveno Jansa rappresenta una grande delusione: schiera la giovane Repubblica su un fronte innaturale, danneggia i cittadini sloveni colpiti duramente dalla pandemia, non è coerente con l’interconnessione economica fra la Slovenia e l’Italia, che è il secondo partner commerciale dopo la Germania. Auspico che il Governo sloveno, europeista per vocazione, saprà mettere gli interessi nazionali e comunitari prima delle alleanze sovraniste”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani (Pd), a proposito della lettera del primo ministro sloveno Janez Jansa al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, con cui si schiera con Ungheria e Polonia nello scontro sul Recovery.

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Governo. Recovery Fund: il rischio è che non riusciremo a impegnare e spendere i 209 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Il rischio concreto è che non riusciremo ad avere e a spendere i 209 miliardi del Recovery Fund (Next Generation EU), dei quali 81 a fondo perduto, cioè senza obbligo di restituzione.C’è un vincolo per usufruire dei 209 miliardi: presentare i progetti e, finora, di progetti concreti non se ne è vista l’ombra. Dopo le linee programmatiche del giugno scorso, con la passerella a villa Pamphili a Roma e l’elenco della spesa per i titoli di 557 progetti, ora siamo al dunque: la Commissione europea agli Affari economici vuole progetti concreti per finanziarli. Il Governo li ha? No. La preoccupazione è tale che la Commissione europea ha pubblicato un documento che invita il Governo a predisporre un insieme limitato di progetti, che risponda a priorità strategiche e assorba il grosso delle risorse. Per raggiungere questo obiettivo, ricorda la nota europea, occorre una cabina di regia politica che sia accentrata e funga da contraltare rispetto alla cabina di regia della Commissione europea. La cabina di regia italiana dovrebbe avere poteri decisionali e una struttura tecnica adeguata. Fatto tutto questo dal Governo? No. Il rischio concreto è che il Governo si ritroverà a dover chiedere finanziamenti comunitari per spese correnti e non di investimento, il che troverà l’avversione dei paesi comunitari.Sentiremo, allora, le critiche dei nostri sovranisti alla cattiva Europa, che ci vuole negare l’aiuto richiesto. E’ che i soldi arriveranno a presentazione di progetti concreti, non prima.La tradizione italiota di non saper utilizzare i fondi comunitari è nota: negli ultimi 6 anni l’Italia ha utilizzato solo il 30% dei fondi strutturali messi a disposizione dalla Ue.Abbiamo il “vago” presentimento che rivedremo il film della incapacità di spesa, perchè i 209 miliardi dovranno essere impegnati in 6 anni. Altrimenti, rimarranno a Bruxelles. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Stati Uniti d’Europa: Ungheria e Polonia non vogliono approvare il Recovery Fund

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Il rischio è che i 209 miliardi del Recovery Fund, che dovrebbero essere assegnati all’Italia, non arrivino mai. L’opposizione al bilancio europeo è del premier ungherese, Viktor Orban, e di quello polacco Mateusz Morawiecki. Come mai? Il Recovery Fund è legato, come noto, a condizionalità, perché sono fondi europei collegati al rispetto delle norme comunitarie, quali l’indipendenza della giustizia, la libertà di stampa, il riconoscimento dei diritti individuali. Ungheria e Polonia si rifiutano di accettare queste norme comunitarie, tra le quali c’è, anche, quella relativa alla redistribuzione dei migranti.Per questi motivi i due Paesi sono stati condannati dalla Corte di Giustizia europea.Nel nostro Paese le leggi le facciamo noi, dichiarano i due premier. Vero è però, che tali leggi devono confrontarsi con quelle adottate in sede comunitaria, che tutti hanno sottoscritto, comprese Ungheria e Polonia.Insomma, non si può abitare in un condominio, l’Unione europea, e poi fare ciò che si vuole.Per ritorsione contro le condizionalità, i due Paesi minacciano di bloccare il Recovery Fund.Da notare che i nostrani Matteo Salvini e Giorgia Meloni mostrano simpatie per Orban e Morawiecki.Ungheria e Polonia sono state sempre beneficiarie positive dei fondi comunitari. Insomma, vogliono i soldi europei ma non vogliono rispettare le norme europee. Comodo, no? Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Recovery Fund occasione storica per tornare a crescere

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

“Crescita, innovazione, sostenibilità. Con il Recovery Fund l’Italia ha un’occasione storica per trasformare la propria economia e tornare a crescere coniugando competitività e sostenibilità. Grazie alla straordinaria risposta dell’UE alla crisi scatenata dal nuovo Coronavirus, infatti, il nostro Paese avrà a disposizione oltre 200 miliardi di euro tra prestiti e trasferimenti diretti. Risorse che, però, per essere fruttuose, dovranno essere impiegate innanzitutto con l’obiettivo di tornare a crescere seguendo le tre linee direttrici indicate dal governo.” Inizia così il suo intervento su Il Sole 24 ore l’ad di Deloitte Fabio Pompei. La società. ha lanciato da gennaio anche il progetto Impact for Italy (https://www2.deloitte.com/it/it/pages/about-deloitte/articles/deloitte-lancia-impact-for-italy—deloitte-italy—about.html): il progetto e la nuova filosofia di Deloitte per l’Italia, con l’obiettivo di contribuire a far crescere e rendere più competitivo il Paese, anche grazie alle imprese e alle organizzazioni per le quali il network lavora. “Anche la spinta alla digitalizzazione- continua Pompei- è cruciale, come ha reso evidente il lockdown. Per far sì che tutti possano beneficiarne e non aumentino le diseguaglianze, però, servono infrastrutture adeguate e risorse per aumentare l’alfabetizzazione digitale di tutta la popolazione, con speciale attenzione ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, così da rendere più snella e funzionale la burocrazia italiana.Infine, non c’è modernizzazione del Paese senza quella delle imprese. In questa fase è di vitale importanza sostenere le tante Pmi ad alto potenziale che, da sole, non riescono a investire in innovazione. Secondo una stima del nostro ufficio studi, solo una Pmi su quattro ha raggiunto una maturità tecnologica tale da poter competere sui mercati internazionali. Eppure, le nostre aziende producono eccellenze riconosciute in tutto il mondo e, con le sole esportazioni, il Made in Italy genera oltre il 30% del nostro Pil.” Non meno rilevante è il nodo energetico: mentre Francia e Germania si stanno attrezzando per diventare leader nella produzione di idrogeno green, l’Italia continua a scontare una forte dipendenza dall’estero per il suo fabbisogno energetico. Ma con l’avanzare dell’innovazione tecnologica, si accrescono per l’Italia le opportunità di investire in rinnovabili: una strategia che può accelerare la decarbonizzazione e, al contempo, aumentare l’efficienza energetica nazionale. Rientra in questa sfida anche l’ammodernamento delle nostre infrastrutture: oltre a dover risanare storici ritardi nei collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese, nonché tra il versante Est e Ovest, sarà importante destinare investimenti alla messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture già esistenti. Una grande operazione di cura del territorio potrebbe diventare un volano di crescita ed evitare, nei prossimi anni, gravi costi umani ed economici legati al climate change.” Questa è l’ora di un grande patto pubblico-privato capace di fissare priorità strategiche per il nostro Paese.”

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Recovery Fund: Alla Scuola non meno di 15 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

“È importante che l’Italia organizzi un piano di rafforzamento della scuola incrementato di almeno 15 miliardi oltre i 3 già stanziati su interventi strutturali – come l’edilizia e la digitalizzazione – ma anche di potenziamento da attuare su più fronti”: la richiesta è giunta ieri dal presidente Anief Marcello Pacifico durante l’incontro dei sindacati rappresentativi con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sulla gestione dell’emergenza Covid e sui nodi irrisolti dei settori della Conoscenza. Il sindacalista ha rivendicato “la riabilitazione dei 15 mila plessi scolastici tagliati negli ultimi tre lustri dalle politiche di dimensionamento del sistema, ma anche di 4 mila istituti dismessi, con altrettanti Dirigenti e Dsga venuti meno. Oltre che il ripristino di oltre 200 mila posti di docenti e personale Ata, dei cancellati docenti specializzati in inglese alla primaria e di quelli che svolgevano preziose compresenze, a vari livelli, che tanto in alto avevano portato la nostra didattica”. Pacifico ha quindi chiesto alla titolare del ministero dell’Istruzione che il Governo si adoperi, sempre fruendo dei fondi del Recovery Fund, “il ritorno ad un monte orario settimanale maggiorato e l’eliminazione delle 20 mila “classi pollaio” ancora esistenti”. Il leader dell’Anief ha infine tenuto a ricordare “che l’investimento medio annuo attuato in Italia per Scuola e Università rispetto al Pil rimane fortemente inferiore rispetto alla media Ocse ed europea”.A proposito dei fondi che la Commissione europea si accinge a consegnare, comunque non prima della prossima primavera, a tutti i Paesi membri impegnati nella ripresa, con l’Italia che dovrebbe vedersi assegnati 209 miliardi di euro, “è importante da parte del Governo parlarne e prendere degli impegni su almeno 15 miliardi da destinare alla scuola. Sarebbe un’operazione opportuna” e strategica per risollevare finalmente – ha concluso Pacifico – il comparto scolastico italiano. Tutte le proposte del sindacato Anief sono state tradotte in una memoria con 15 temi essenziali da affrontare per far ripartire l’intero Paese, consegnata ai vertici del ministero dell’Istruzione al termine dell’incontro tenuto con la ministra Lucia Azzolina.

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Agricoltura: Un tavolo di confronto sulle risorse del Recovery Fund

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

Le risorse da destinare all’agricoltura non sono più rimandabili se il Governo intende offrire un sostegno concreto alle aziende del settore primario – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Da Bruxelles sono arrivate a più riprese rassicurazioni che gli oltre 8 miliardi di euro a prezzi correnti del fondo, destinati alla ripresa economica e sociale delle nostre aree rurali, sarebbero stati messi a disposizione a partire dal 2021 e per tutto il 2022. Non ci sono però stati ulteriori sviluppi in questa direzione.Da mesi auspichiamo un dibattito allargato sull’utilizzo delle risorse europee, perché crediamo sia indispensabile per prendere le giuste decisioni – continua Tiso. Consultare tutti i soggetti e le associazioni attive nel settore significa poter evitare errori e ripensamenti, che andrebbero a ricadere sulle spalle delle aziende agricole già in difficoltà per la crisi. Mai come in questo momento c’è stato bisogno di un processo partecipato, che coinvolga e responsabilizzi le forze migliori dell’agricoltura. Dopo il grande sforzo del settore agroalimentare nella primavera scorsa al servizio del Paese, è ora compito del Governo dimostrare di essere al nostro fianco promuovendo una ripresa sostenibile e una maggiore competitività, anche attraverso l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione. Ribadiamo quindi la nostra richiesta alla ministra Bellanova per l’apertura di un tavolo quanto prima possibile.

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Prestiti Recovery fund con nostri titoli di Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

«Nazioni europee come Spagna, Portogallo e Francia, stanno valutando l’ipotesi di non aspettare i prestiti del Recovery Fund e finanziare la ripresa tramite i propri titoli di Stato. I tassi d’interesse sono ai minimi storici grazie all’azione della BCE, che ha finalmente capito che per salvare l’economia europea deve comportarsi come tutte le altre banche centrali del mondo. Quando c’è in gioco l’interesse nazionale bisogna essere pragmatici e non ideologici: se oggi possiamo finanziare il nostro debito a costi prossimi allo zero non ha alcun senso aspettare i tempi e le condizioni del Recovery Fund, di cui conviene mantenere solo la parte relativa agli aiuti a fondo perduto. Se riusciamo a rilanciare l’economia italiana subito e senza dover sottostare ai ricatti delle Nazioni del nord Europa che vorranno imporci le loro ricette di politica economica, è sicuramente meglio. Il Governo non perda altro tempo e avvii subito una riflessione, tenendo bene a mente che gli unici a cui deve rendere conto sono i cittadini italiani e non le burocrazie europee». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Recovery fund: digitalizzazione, finanza d’impresa, risparmio energetico, le tre priorità di CNA Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

Milano. “All’interno delle politiche del Governo le scelte di programmazione relative all’impiego delle risorse del Recovery Fund sono centrali. All’interno di questa programmazione il confronto del Governo con le Regioni è molto rilevante. Tra le Regioni italiane il Governo italiano dovrebbe riconoscere che l’ascolto di Regione Lombardia e dei suoi stakeholders economici e sociali costituisce un passaggio necessario.”Questa la posizione espressa dal Presidente lombardo di CNA, Daniele Parolo, in queste ultime ore.CNA Lombardia, inoltre, nel corso del Patto per lo Sviluppo di questa mattina, si è detta disponibile a supportare Regione Lombardia in questo confronto e a stimolare, per quanto di propria competenza, la definizione di un apposito documento di posizione contenente questo tipo di scelte prioritarie.“E’ tempo di affiancare alla gestione dell’emergenza una visione di maggiore respiro su alcune misure di rilancio”, commenta il Segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda.Tra le priorità sottoposte agli Assessorati lombardi da CNA emergono alcune politiche da mettere in campo subito, sentendo i rappresentanti delle imprese: implementazione della banda larga; supporto alla digitalizzazione delle micro e piccole imprese anche con la promozione di Digital Innovation Hub accreditati a livello europeo; incentivi per il passaggio generazionale; una spinta decisa sul tema delle “Comunità energetiche” come nuovo modello di generazione, distribuzione e consumo di energie rinnovabili; incentivi fiscali e finanziari all’aumento di capitale delle micro e piccole imprese; risorse a fondo perduto per la costruzione di investimenti in rete tra diverse piccole imprese per guadagnare nuovi mercati.

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Recovery Fund: Campidoglio, presentato Piano di Sviluppo resiliente

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Roma. Roma Capitale ha inviato al Governo il “Piano di Sviluppo resiliente, sostenibile e inclusivo”, delineando una strategia di sviluppo urbano finalizzata a garantire una ripresa sociale ed economica dopo l’emergenza Covid-19.Il Piano è stato presentato dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. Presenti anche il vice ministro dell’economia e delle finanze, Laura Castelli, e l’assessore al Bilancio e al Coordinamento strategico delle Partecipate di Roma Capitale, Gianni Lemmetti. Dopo un’attività di ricognizione, elaborazione e analisi che ha coinvolto tutti gli assessorati e le strutture capitoline, oltre alle società partecipate, è stato predisposto un elenco di opere pubbliche e un set di fabbisogni di investimento per un valore complessivo di circa 25 miliardi di euro, da finanziare principalmente con le risorse del Recovery Fund.Il complesso di interventi si articola in ambiti fondamentali per la crescita e la ripresa della città: inclusione sociale e rigenerazione urbana, mobilità sostenibile e integrata, infrastrutture sicure ed efficienti, transizione ecologica, digitalizzazione e innovazione. Inclusione sociale e rigenerazione urbana: Uno dei punti qualificanti del piano prevede un ampio programma di edilizia popolare: 2 miliardi di euro per l’acquisto di immobili disponibili sul mercato e diffusi in tutta la città, equivalenti a circa 10 mila alloggi. Mobilità sostenibile e integrata: Obiettivo del Piano è dotare Roma di una rete di trasporto pubblico potenzialmente in grado di coprire tutta la città, per colmare lo storico gap con le altre grandi Capitali europee e ridurre le emissioni inquinanti, in linea con il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile). Si prevedono la realizzazione di 49 km di nuove linee metro, 45 km di linee tranviarie e di 2 ulteriori funivie urbane, per un investimento complessivo sulla mobilità di circa 12 miliardi di euro. Infrastrutture sicure ed efficienti: Ammonta a 1,5 miliardi di euro l’insieme degli interventi di rifacimento delle strade, dei ponti e delle gallerie della città: un programma straordinario per rendere le infrastrutture sempre più sicure e garantire la mobilità e accessibilità dei cittadini. Transizione ecologica,Per garantire il raggiungimento dei target di sostenibilità ambientale e rendere la città sempre più “green” vengono proposti diversi progetti: 3 miliardi di euro per la riqualificazione energetica delle scuole, 1,5 miliardi di euro per l’efficientamento energetico delle case popolari e degli edifici pubblici, 500 milioni di euro di euro per implementare e rinnovare l’illuminazione pubblica, 300 milioni di euro per la gestione e la raccolta dei rifiuti: impianti TMB, impianto multimateriale, impianto carta e cartone, mezzi per la raccolta, cassonetti e contenitori intelligenti. Digitalizzazione e innovazione. Un’attenzione particolare è stata rivolta a progetti di digitalizzazione e innovazione tecnologica, per un totale di 550 milioni di euro: realizzazione di strade e strumenti di mobilità smart, piazze smart attrezzate con dispositivi e servizi digitali (app, download di video, giornali, libri) in grado di supportare l’interazione degli abitanti di quel quartiere, facilitare l’animazione di attività sociali nella piazza e sostenere lo sviluppo di competenze digitali degli utenti.

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Istruzione: Recovery fund, la parola d’ordine è investire nel “capitale umano”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Entra nel vivo la partita di assegnazione dei 209 miliardi di euro del Recovery fund che la Commissione europea assegnerà in primavere all’Italia: dopo la presentazione a Palazzo Chigi della bozza – da parte del Comitato interministeriale per gli affari europei – contenente sei “cluster” generici che poi andranno riempiti con gli oltre 600 progetti arrivati da ministeri ed enti locali, negli ultimi giorni il documento ha cominciato a prendere una sua conformazione in vista sia della consegna a breve in Parlamento sia alla trasmissione del testo definitivo già fissata per gennaio. Di questi temi, legati a doppio filo al Documento di economia e finanza, se ne parlerà sicuramente nel prossimo Consiglio dei ministri che dovrebbe svolgersi nella serata di domani. Intanto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha messo in chiaro che la Scuola e la Conoscenza avranno un posto di primo piano nell’assegnazione dei fondi UE.Marcello Pacifico (Anief): “Ampliare gli organici scolastici in rapporto alle esigenze del territorio anche in orario extracurriculare e l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni con estensione fino alla maggiore età deve essere una delle priorità. Perché ancora paghiamo le conseguenze di avere cancellato con la Legge 133/08 un sesto dell’organico di diritto e dell’orario scolastico, collocando la Scuola nei capitoli di spesa della spending review. Non è un caso se nel 2013 l’Italia è scesa a 4.455 ore studio nell’istruzione primaria, rispetto alle 4.717 dell’Ocse e 2.970 in quella superiore di primo grado rispetto alle 3.034 sempre dell’Ocse con un tasso di NEET tra i 15 e i 29 anni del 23,2% rispetto al 15,8% dell’Ocse. Nello stesso periodo un istituto su tre è stato cancellato come sede di direzione con processi di dimensionamento che oltre a ridurre l’organico di dirigenti e Dsga di 4.000 unità ne hanno colpito il funzionamento. Senza dimenticare l’innalzamento del numero di alunni per classe, all’origine dei 31.000 gruppi-pollaio, composti da 25 alunni, di cui oggi tutti parlano giustamente con indignazione”.

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L’Italia del cambiamento dietro la bandiera Pentastellata

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Il Recovery fund con i suoi duecento e passa miliardi disponibili all’uso stanno agitando le segreterie politiche di maggioranza e di opposizione poste, come sono, sotto pressione dai vari settori economici, sindacati e società civile. Tutti vorrebbero una fetta da gestire in proprio e non sempre per fini indirizzati agli interessi generali del Paese. La domanda, a questo punto, che ci chiediamo, è se abbiamo una classe politica, nel suo insieme, in grado di reggere il peso di una scelta di campo che sappia guardare senza tentennamenti al futuro dell’Italia fatto di persone in primis e non da interessi corporativi e settoriali che non riescono a guardare oltre il proprio naso. La prima domanda che dovremmo porci è quali strumenti dobbiamo attivare per offrire al sistema paese un cambiamento in grado di rispondere alle nuove sfide tecnologiche in atto e in tale contesto rendere i beni prodotti competitivi in un mercato globalizzato dove spesso si esportano manufatti scadenti con la logica dell’usa e getta e con una classe lavoratrice ghettizzata. Dobbiamo anche capire sino a quando le tecnologie informatiche, robotiche et similia incideranno sulla forza lavoro in termini d’impieghi, di remunerazioni per i lavoratori e di profitti per la aziende. E il tutto va anche inquadrato in ciò che può offrirci l’adozione di un modello neoliberista fondato sulla dottrina economica che tende a ridurre l’influenza dello Stato sull’economia lasciando che le forze del mercato, guidate dalle regole della concorrenza, disciplinino l’equilibrio del sistema economico oggi, per altro, succube da chi usa la libertà senza regole per agire irresponsabilmente e sono soggetti di grande potere che operano all’interno dei mercati servendosi di strumenti operativi ad hoc come le multinazionali, e non solo. La sfida quindi si interfaccia con grossi interessi e da procacciatori d’affari senza scrupoli tanto da saper tenere, all’occorrenza, sotto scacco matto l’intera classe politica di un Paese. Ciò ci fa comprendere l’importanza di tenere alto lo scudo politico se vogliamo realmente sostenere gli interessi generali di una nazione e farla prosperare. E in questo contesto i Pentastellati possono giocare una partita importante diventando di nome e di fatto lo spirito critico del sistema paese perché lo hanno nel loro Dna, a dispetto di chi vi rema contro anche nel suo interno. (Riccardo Alfonso)

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