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Posts Tagged ‘redditi’

Asili nido: Unc, si ad azzeramento rette a famiglie con redditi medio-bassi

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Il premier Giuseppe Conte in Aula alla Camera ha dichiarato che saranno azzerate le rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi a partire dall’anno scolastico 2020-2021 per le famiglie con redditi bassi e medi. “Bene, condividiamo la proposta. No a bonus generalizzati, ma un aiuto alle famiglie con reddito medio bassi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Chiediamo l’azzeramento delle rette almeno per tutte le famiglie con Isee non superiore a 20 mila euro e 1 figlio a carico e poi, via via, uno sconto a scalare per i redditi superiori, fino ad una soglia massima da fissare in accordo con le Regioni” prosegue Dona. “Questo anche per ridurre le disparità territoriali regionali, considerato che, a fronte di una spesa media annua pagata dalle famiglie, per gli asili nidi comunali, secondo i dati Istat, pari, per l’Italia, a 1.995 euro, si fluttua dai 471 euro della Sicilia ai 2.928 euro di Bolzano. A fronte di una compartecipazione della spesa pari al 6% per gli utenti della Sicilia, si sale al record del 26,3% per le Marche” conclude Dona.

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Bce: in Italia-Spagna stenta ripresa redditi e consumi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Secondo la Bce, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa, mentre in Germania e Francia sono di circa il 10% più alti rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre in Italia i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale.”Aumentare l’Iva, con i consumi ancora al palo, sarebbe un suicidio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le osservazioni della Bce e le indiscrezioni sulla prossima manovra.”Inoltre, in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si sono sempre più impoverite. Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.”A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017, ma, come attesta ora la Bce, i dipendenti pubblici sono ben lontani dall’aver recuperato quanto perso con il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010″ conclude Dona.

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UNC: urge riforma fiscale e politica dei redditi

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2018

Secondi classifica del rapporto Taxing Wages, l’Italia è terza tra i Paesi Ocse per il peso del cuneo fiscale sul costo del lavoro.”I dati di oggi confermano che urge una riforma fiscale per aumentare la busta paga netta che i lavoratori effettivamente incassano” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, in questi anni di crisi, è mancata una politica dei redditi e la concertazione tra imprenditori e sindacati non ha funzionato. Non ci sono stati i rinnovi contrattuali, a cominciare dal pubblico impiego e questo ha dissanguato i lavoratori, impoverendoli. Anche se ora i rinnovi stanno arrivando, è di tutta evidenza che vanno cambiate le regole troppe discrezionali che governano l’adeguamento degli stipendi al costo della vita. Serve il ripristino della scala mobile all’inflazione programmata. Altrimenti, se gli stipendi e le pensioni restano al palo, mentre le tariffe ed il costo della vita salgono, i consumi della famiglie non potranno mai decollare” conclude Dona.

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I redditi delle famiglie italiane più bassi di oltre 750 euro rispetto alla media UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Quanto spende una famiglia tipo italiana rispetto alle altre famiglie europee? E quanto incidono le spese quotidiane sul reddito? Secondo un’indagine dell’Adoc le spese mensili di una famiglia italiana raggiungono la cifra media di 1.615 euro, pari al 52,6% del reddito netto disponibile. Un impatto sul reddito più alto del 2,3% rispetto alla media della UE-15, nonostante le spese complessive siano, di media, inferiori del 19,2%, pari ad una differenza di 310 euro. Com’è possibile? A fare la differenza è la minore capacità reddituale della famiglia italiana, inferiore del 24,6% alla media europea, pari a circa 755 euro in meno, per cui ogni singola voce di spesa ha un peso maggiore sul reddito disponibile. In Italia una famiglia dispone, in media, di 3.067 euro mensili, contro i 3.822 euro della media europea.Mediamente la famiglia italiana spende circa 516 euro mensili per la spesa alimentare, a cui vanno aggiunti circa 60 euro per la ristorazione, equivalenti a due uscite a cena fuori casa al mese, prevalentemente in pizzeria. Una spesa complessiva, a livello di costi, inferiore del 10% rispetto alla media europea, ma che impatta per il 18,7% sul reddito, contro il 14,8% della media UE.
Nell’analisi condotta si è ipotizzato l’utilizzo sia di un mezzo privato, misurato attraverso le voci per il carburante (tre pieni al mese) e per l’assicurazione obbligatoria, sia del trasporto pubblico, misurato attraverso il costo per un abbonamento alla rete cittadina su base mensile. Se in quest’ultimo caso la spesa media della famiglia italiana (35 euro) è considerevolmente inferiore alla media europea (56 euro), con una differenza del 60%, sono le spese per il trasporto privato a pesare sui bilanci familiari. La spesa per la benzina è superiore dell’8% alla media europea.Dal punto di vista assicurativo, rispetto alla media UE-15, il costo sostenuto è in linea (50 € contro i 52 € di media). A livello di impatto sul reddito, ad ogni modo, le spese sostenute dagli italiani il trasporto sono maggiori di circa il 2% rispetto alla media europea.L’indagine ha preso in esame i costi vivi sostenuti dalle famiglie, in particolare i costi per l’affitto o rata del mutuo, le bollette (di luce, acqua, gas e rifiuti), le spese per telefonia e connessione a internet e i costi del canone TV.Per quanto riguarda i costi sostenuti per l’affitto/mutuo, la media italiana è inferiore del 30% alla media europea. La spesa è mediamente pari a 580 euro mensili contro i 759 euro della media europea. L’incidenza sul reddito è pari al 18,9%, poco meno della media UE (19,8%). Ovviamente il peso è maggiore in caso di redditi inferiori alla media.Per quanto riguarda le spese per il canone, va ricordato che in Spagna, Olanda e Lussemburgo la tassa non si paga. Ad ogni modo la spesa in Italia si attesta sui 7,50 euro al mese, contro i 10,90 euro di media europea.In merito alle spese per la telefonia fissa e internet (Adsl) la famiglia italiana ha una spesa in linea con la media UE, anzi di 4 euro più bassa. Così come per le spese per l’abbonamento alla telefonia mobile (considerando 2 schede), da noi la spesa si attesta sui 18 euro, la media europea è 31 euro.In merito alle bollette, considerando le utenze di acqua, luce e gas, la famiglia Rossi spende in media 145 euro al mese, in linea con la media europea.Complessivamente una famiglia italiana, per le spese di casa e le utenze, investe il 25,3% del proprio reddito, di poco inferiore al 25,7% della media UE.

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Povertà: quasi 900mila con sostegni reddito

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

Le persone beneficiate da misure di contrasto alla povertà sono nel primo trimestre 2018 quasi 900 mila, 251 famiglie per un totale di 870 mila componenti. E’ quanto riporta oggi l’Inps ed il Ministero del Lavoro.”Bene, ma non basta. Il Rei è forse il provvedimento migliore varato nella precedente legislatura, ma il problema è che i dati di oggi attestano che finora la misura di contrasto alla povertà ha raggiunto appena il 15,5% delle famiglie in povertà assoluta, pari ad 1 milione e 619 mila famiglie, ed il 18,3% degli individui poveri, pari a 4 milioni e 742 mila” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Senza contare che l’importo medio mensile, pari a 297 euro, è talmente basso che non è nemmeno sufficiente per far uscire i beneficiari dalla soglia della povertà assoluta” prosegue Dona.”Per questo chiediamo al prossimo Governo di triplicare gli stanziamenti” conclude Dona.

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I numeri che contano

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018

Abbiamo un’economia sommersa che vale 270 miliardi, un’evasione di 120 miliardi e una corruzione pubblica che ammonta a settanta miliardi. E’ questa la vera faccia del paese. L’onestà non premia. Il contribuente non è difeso. Si sfruttano le doti meno nobili dell’animo umano incoraggiando l’evasione, favorendo il sommerso, offrendo il voto di scambio e lasciando che gli strumenti a tutela dei cittadini vadano alla malora con milioni di processi in civile e in penale che prima di avere una sentenza definitiva richiedono tra gli otto e i 12 anni, che chi si ammala e vuole essere curato deve sborsare di tasca propria, chi vuole cibarsi di cibi qualitativamente validi deve pagare di più innescando quella spirale perversa che condanna tutti coloro che sono detentori di redditi medio-bassi ad usufruire di servizi e alimenti scadenti fonte di malattie inevitabili sia pure differite nel tempo. Quale sarebbe stato il gesto di “coraggio” di un governo, e lasciamo stare l’eufemismo del governo tecnico che fa ridere i polli, se non quello di adottare una politica fiscale aperta al rimborso delle spese di mantenimento come accade in Germania e nel paesi anglosassoni? Così se a casa arriva l’idraulico o si va dal medico specialista e si è posti di fronte all’alternativa di pagare duecento euro senza ricevuta o 250 se non 300 con la ricevuta, la convenienza e la mancanza di un adeguato scomputo della spesa nella dichiarazione dei redditi, ci convince la soluzione economicamente più vantaggiosa. I politici lo sanno ma preferiscono fare come le scimmiette: non vedere, non sentire, non parlare perché le corporazioni sono quelle che dettano le fortune o le sfortune dei partiti nei confronti elettorali, mentre gli altri, pur essendo la maggioranza assoluta del paese, sono stati ammansiti dai tanti specchietti per allodole che si chiamano disinformazione, clientelismo, complessi d’inferiorità e diavolerie del genere.
E il meccanismo è così ben oliato che se non si va alla radice del problema la sua soluzione diventa impossibile. Ecco perché si continuerà a evadere di là delle facciate della prima ora con i casi scoperti che a ben vedere sono la minima parte di una componente di ben altra natura.
Ecco perché ci sarebbe voluta una riforma fiscale complessiva che badasse alle aliquote ma anche a tutto il resto. Perché i cittadini devono essere educati a ottenere risultati virtuosi nelle loro operazioni finanziarie, commerciali e negli scambi di servizi. Bisogna incoraggiare e non deprimere. Bisogna offrire opportunità virtuose e non convenienza a evadere. (Riccardo Alfonso)

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Diamoci una mossa per le riforme strutturali

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

fisco2005aPer stemperare il clima di così severa “austerità” è stata fatta circolare la possibilità di realizzare a breve una riforma fiscale che avrebbe potuto alleviare la situazione resa sempre più gravida d’incognite per via delle voci come quella delle bollette della luce, del gas, dell’acqua, e dei rifiuti che tendono ad assorbire una grossa fetta dei nostri redditi che tra l’altro, nonostante la bassa inflazione, tendono a perdere potere d’acquisto in modo significativo. A questo punto sappiamo bene che l’unica arma che rimane nelle mani del contribuente è di “evadere” e sembra che lo facciano molto bene soprattutto chi non ha introiti tassabili alla fonte come gli artigiani, i commercianti, i professionisti. Un governo che come il nostro si dice votato all’interesse generale del paese e costituito da “tecnici” che, tradotto in termini “volgari”, vuol dire saperne di più sia dei politici sia dell’uomo della strada, dovrebbe rendersi conto che se la riforma del fisco richiede tempi lunghi vi è un’altra strada ben più breve e altrettanto efficace che è delle detrazioni d’imposta. Questa leva è stata già adottata all’estero da anni e funziona molto bene (pensiamo ai paesi anglosassoni ma anche alla Germania ecc.) Questi sgravi, per essere validi, devono focalizzarsi su tre direttrici: vitto, servizi, alloggio. In pratica si devono riconoscere e sostenere quelle parti che sono da considerarsi beni di prima necessità e ai quali l’accesso deve essere garantito a tutti, a prescindere dalle rispettive disponibilità economiche. Se percorressimo questa strada noi lanceremmo un forte segnale a quella fetta della società che misura l’azione governativa in rapporto alle risposte che sa dare in tempo reale e per non rendere più sentita la contrarietà di chi si è visto ridurre la pensione e lo stipendio nel giro di qualche giorno mentre per gli altri provvedimenti, promessi per indorare la pillola del sacrificio, se ne discute ancora e molti pensano che alla fine vadano a brodo di giuggiole. “La potenza scrive Honoré de Balzac non consiste nel colpire forte o spesso, ma nel colpire giusto”. (Riccardo Alfonso)

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In Italia redditi delle famiglie più bassi del 20% della media UE-15

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2016

soldi-pubbliciQuanto spende una famiglia tipo italiana rispetto alle altre famiglie europee? E quanto incidono le spese quotidiane sul reddito? Secondo un’indagine dell’Adoc le spese mensili di una famiglia italiana raggiungono la cifra media di 1.789 euro, pari al 64% del reddito netto disponibile. Un impatto sul reddito più alto del 7% rispetto alla media della UE-15, nonostante le spese complessive siano, di media, inferiori dell’8,3%, una differenza di 179 euro. Com’è possibile? A fare la differenza è la minore capacità reddituale della famiglia italiana, inferiore del 20% alla media europea, pari a circa 565 euro in meno, per cui ogni singola voce di spesa ha un peso maggiore sul reddito disponibile. Nel Bel Paese una famiglia dispone, in media, di 2.806 euro mensili, contro i 3.371 euro della media europea. E’ il caro vita all’italiana.
Mediamente la famiglia Rossi spende circa 443euro mensili per la spesa alimentare, a cui vanno aggiunti circa 65 euro per un paio di cene fuori casa. Una spesa, a livello di costi, inferiore del 2,5% rispetto alla media europea, ma che impatta per il 18% sul reddito, contro il 16% della media UE. La famiglia Jensen (Danimarca) è quella che spende maggiormente per l’alimentazione, investendo in questo settore il 16% (810 €) del proprio reddito, seguita dalla famiglia Johansson (Svezia, 17% del reddito, pari a 639 €) e dalla famiglia Dubois (Francia, 17% del reddito, 557 € di spesa).
Per quanto riguarda la spesa per i farmaci e le visite mediche private, l’Italia presenta una spesa in linea con la media UE, pari a circa 36 euro. La famiglia Papadoupolos (Grecia) è quella che spende di più, 50 € al mese, per un impatto sul reddito pari al 4%.
TRASPORTI: trasporto locale economico, ma usare l’auto è carissimo
Nell’analisi condotta si è ipotizzato l’utilizzo sia di un mezzo privato, misurato attraverso le voci per il carburante (tre pieni al mese) e per l’assicurazione obbligatoria, sia del trasporto pubblico, misurato attraverso il costo per un abbonamento alla rete cittadina su base mensile. Se in quest’ultimo caso la spesa media della famiglia Rossi (35 euro) è considerevolmente inferiore alla media europea (56 euro), con una differenza del 60%, sono le spese per il trasporto privato a pesare sui bilanci familiari. La spesa per la benzina è superiore dell’11,5% alla media europea, solo la famiglia De Jong (Olanda) ha una spesa maggiore, seppure in minima percentuale. Mentre le famiglie Bech (Lussemburgo) e Gruber (Austria) sono quelle che affrontano spese minori, spendendo rispettivamente 160 e 168 euro.
Dal punto di vista assicurativo, rispetto alla media UE-15, il costo sostenuto è in linea (50 € contro i 52 € di media), con la famiglia Gruber (Austria) a fare da capofila nelle spese, con 90 euro di costi mensili da sostenere. A livello di impatto sul reddito, ad ogni modo, le spese sostenute dalla famiglia Rossi per il trasporto sono maggiori del 3% rispetto alla media europea.
In Italia il peso dell’RCA è molto spesso insostenibile per le famiglie, tanto da generare la presenza di oltre 4 milioni di veicoli c.d. fantasma, sprovvisti di tagliando di assicurazione o con RCA scaduta. Con tutte le gravi ripercussioni sul piano della sicurezza stradale.
L’indagine ha preso in esame i costi vivi sostenuti dalle famiglie, in particolare i costi per l’affitto o rata del mutuo, le bollette (di luce, acqua, gas e rifiuti), le spese per telefonia e connessione a internet e i costi del canone TV.
Per quanto riguarda i costi sostenuti per l’affitto/mutuo, la media italiana è inferiore del 27,9% alla media europea. La spesa per la famiglia Rossi è mediamente pari a 604 euro mensili, contro, ad esempio, i 698 euro della famiglia Müller (Germania), gli 898 euro della famiglia De Jong (Olanda), i 916 euro della famiglia Smith (Gran Bretagna) e i 1.128 euro della famiglia Murphy (Irlanda). Ma a soffrire di più tale voce di spesa è la famiglia Gomes (Portogallo), per cui investono il 30% del reddito, il 7% in più della media europea.

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Gioco d’azzardo e giocatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2013

l 54% dei giocatori è nullatenente mentre un ulteriore 31% dichiara al fisco di guadagnare meno di 10mila euro all’anno. In pratica l’85% dei giocatori sono poveri e molti di loro hanno la social card. Un dato che strida con le giocate effettuate ogni anno di migliaia di euro dai “poveri possidenti” confrontate con le dichiarazione dei redditi presentatè.
A rivelarlo è la nuova indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani illustrata oggi a Bari nel corso del seminario “Riciclaggio, gioco d’azzardo ed evasione fiscale”.
“L’Italia ha il primato, in Europa, per la maggior cifra giocata al tavoli da gioco, una media quasi 2.430 euro a persona, che vengono sottratti all’economia reale, minorenni inclusi, il cui numero è passato in soli 3 anni da 860 mila unità a 4,2 milioni – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani. – L’erario si preoccupa più di fare cassa che combattere l’evasione fiscale accertando i giocatori nullatenenti”.
I giocatori in Italia sono 33,2 milioni, di cui 8,4 milioni giocano con frequenza settimanale. Il giro di affari nel 2013 potrebbe superare i 100miliardi di euro all’anno, in forte crescita rispetto ai 85 miliardi di euro del 2012, ai 78 del 2011 e agli appena 16 del 2003.
Anche il coinvolgimento di giocatori di età inferiore ai diciotto anni ha subito nel 2013 un forte incremento pari al 14,6%, ed in soli 3 anni sono passati da 860 mila unità a 4,2 milioni: a questa fascia è attribuibile il 37% di tutte le giocate.
I giocatori più incalliti sono quelli residenti in Molise con il 57%, segue la Campania con il 51% e dalla Sicilia 50,7%. In ultimo posto tro viamo quelli del Trentino Alto Adige con il 31,9%.
L’Associazione Contribuenti Italiani propone che vengano introdotte serie misure per combattere il gioco d’azzardo, l’evasione fiscale ed il riciclaggio come quella di applicare ogni anno il redditometro a tutti i giocatori previa identificazione degli stessi e di tutte le giocate, al fine di evitare non solo l’approccio dei minorenni, quanto anche il diffondersi di traffici illegali come il riciclaggio,l’usura e l’evasione fiscale, unitamente all’introduzione del divieto al gioco d’azzardo in tutti i luoghi pubblici.
Un’ulteriore proposta avanzata per combattere l’evasione fiscale e rilanciare l’economia del paese è quella di applicare su tutti i giochi legalizzati (IUG) un’imposta unica sostitutiva pari al 50% della vincita o di tassarle in dichiarazione dei redditi con l’aliquota ordinaria.
“Lo scopo delle istituzioni è quello di combattere l’evasione fiscale identificando tutti i finti poveri o nullatenenti – a fferma Vittorio Carlomagno, presidente dell’Associazione Contribuenti Italiani – non di certo quello d far cassa ad ogni costo chiudendo tutte e due gli occhi”.
Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

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Cresce l’inflazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2012

Il peso dei carburanti – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – si scarica ormai pesantemente sia sui prezzi al consumo, ed in particolare su quelli di prima necessità, che sul costo dei trasporti e sulla stessa inflazione. La benzina verde ha ormai superato 1,90 euro/litro e il gasolio 1,80.
Tutto ciò richiede un urgente intervento del Governo per il taglio delle accise – prosegue Giordano – e quindi di ridimensionamento del peso dell’Iva che tra qualche mese aumenterà di due punti creando un ulteriore effetto perverso sull’aumento dei prezzi e quindi della stessa inflazione. Ad aumentare le preoccupazioni di Adiconsum c’è anche l’andamento del mercato del petrolio che tutti gli analisti danno, nei prossimi mesi, in aumento, con possibili, ma non auspicabili, speculazioni ulteriori. Il pieno di benzina di una utilitaria è passato da 40 a 60 euro, quello di una media cilindrata da 60 a 80 euro e di una grossa cilindrata da 80 a 110 euro/l – continua Giordano – Questo andamento porterà a breve la benzina verde a 2 euro/litro e il gasolio a 1,90.
A giudizio di Adiconsum il Governo deve tagliare le accise, monitorare e sanzionare eventuali speculazioni, e agire per tagliare le tasse sui redditi da lavoro dipendente e delle pensioni liberando risorse economiche per le famiglie, incrementando quindi i consumi e non, come sta invece avvenendo, tutte le addizionali, riportando i consumi degli italiani a quelli di 30 anni fa. Solo con l’incremento dei consumi – conclude Giordano – è possibile una ripresa della produzione di beni e servizi e quindi dell’occupazione, che a sua volta genera reddito e nuovi consumi. Solo così sarà possibile uscire da una recessione ormai conclamata.

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Redditi pensionati romani

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

Rome

Image by ryarwood via Flickr

Il 37% dei pensionati romani percepisce una pensione tra 500 e 1.000 euro Il Centro Studi Organizzati del Prenestino ha svolto un’indagine conoscitiva in materia di “Pensioni e Redditi” riguardante lavoro dipendente ed autonomo. Lo studio è stato condotto su un campione di 1.000 unità mediante interviste face-to-face nel periodo di riferimento ottobre/dicembre 2011. I dati raccolti evidenziano che il 37% dei pensionati contattati percepisce un importo mensile compreso tra 500 e 1.000 euro, il 22% meno di 500 euro, il 25% un importo compreso tra 1.000 e 1.500 euro, il restante 16% supera i 1.500 euro. Si è rilevato inoltre che a Roma per il 19% degli intervistati la pensione risulta essere l’unica fonte di reddito famigliare. Dall’indagine emerge che i redditi lordi da lavoro dipendente si concentrano, per il 50%, nella fascia 15.001 – 30.000 euro all’anno. I redditi lordi da lavoro autonomo risultano nel 30% dei casi inferiori a 10.000 euro (contro il 20% dei redditi da lavoro dipendente). Nel 21.5% dei casi sono superiori a 30.000 euro (contro il 14.4% dei redditi da lavoro dipendente).

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Consumatori e prospettive economiche

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2011

La commissione europea in un recente sondaggio ha posto ai consumatori alcune domande sulle loro condizioni personali, sulle loro opinioni e su come prefigurano le prospettive economiche in generale. La risposta non è stata confortante in specie sull’andamento della disoccupazione, sulla situazione finanziaria personale e sul risparmio. Da ciò è stata tratta una riflessione partendo dall’attuale debolezza di consumi dei beni durevoli. Di certo hanno influito il peggioramento delle prospettive per l’occupazione, i redditi e la ricchezza. Le famiglie, evidentemente, devono aver adottato un atteggiamento di maggiore cautela nell’acquisto dei beni durevoli. Il giudizio, ovviamente, non è uniforme nell’area europea in quanto i governi di alcuni paesi hanno introdotto incentivi per incoraggiare i consumi di taluni prodotti. Prova ne è che appena gli incentivi sono rientrati anche i consumi si sono allineati al calo segnalato altrove. Non vi è dubbio che a scoraggiare i consumatori possono essere stati altri fattori come ad esempio l’aumento del prezzo. Si sa bene che per loro natura i beni durevoli tendono ad essere più costosi e questo significa che le famiglie potrebbero essere rimaste prudenti nell’impegno in spese ingenti durante le fasi di questa pur timida ripresa. In sintesi possiamo dire che la tendenza percepita è una persistente incertezza che condiziona le decisione di spesa delle famiglie, con possibili ripercussioni sui consumi e si presume che ciò non sia solo un effetto di breve durata. La risposta più ovvia dovrebbe essere quella di porre maggiore attenzione alla produzione industriale, (diversa dalle costruzioni) incentivarla se necessario, perché da essa possono derivare a cascata maggiori opportunità lavorative e più ricchezza per le famiglie. Questa capacità produttiva non si misura solo con l’iniziativa privata ma va supportata anche in altro modo potenziando le infrastrutture tecnologiche e viarie per favorire lo scambio delle merci al minor costo di trasporto e maggiore celerità nei trasferimenti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Italia sprecona: le risorse ci sono

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

E’ noto che secondo alcuni studi in Italia il 17% del prodotto Interno Lordo sfugge al fisco. DbGeo, acronimo di Database Geomarket, è la nuova banca dati dell’Agenzia delle Entratecreata per elevare il livello della lotta all’evasione fiscale, in quanto permette un maggiore livello di conoscenza anche localizzato delle caratteristiche fiscali dei contribuenti italiani. In Italia su 100 euro di imposte dovute al fisco vengono evasi in media 17,87 centesimi. Un valore che raddoppia e oltre se dall’analisi si escludono i redditi di chi le tasse le paga per forza per conteggiate alla fonte (lavoratori dipendenti e pensionati) arrivando a 38,41 euro. In totale si calcola che sfuggano circa 275 miliardi di Euro l’anno, in particolare nel settore dei bar, ristoranti e strutture alberghiere, dove l’evasione supera largamente il 50%. Per questo noi proponiamo la tracciabilità pressoché totale dei pagamenti, che insieme ad altre misure tecniche potrebbero portare in quattro anni un aumento di incassi di 4/5 miliardi di euro all’anno. Proponiamo poi cheil nuovo redditometro, messo a punto dall’Agenzia delle Entrate, generi un obbligo immediato del pagamento delle tasse dovute (non delle sanzioni) anziché servire solo per controlli a posteriori: se uno gira in Ferrari non può dichiarare meno di 100.000 euro all’anno e, salvo che non dimostri l’errore, dovrà versare subito le relative tasse e, finito eventualmente il contenzioso, pagherà anche le sanzioni. Così si potranno conseguire fino a 3 miliardi di euro all’anno di maggiori entrate. Sappiamo poi che nel nostro Paese vive un numero elevato di stranieri irregolari, che tuttavia spesso svolge quotidianamente un lavoro in nero. L’ultima regolarizzazione ha fatto emergere materia imponibile (contributiva e fiscale) che ha reso allo Stato circa 800 milioni di euro all’anno, che si potrebbero realizzare con una nuova identica autodenuncia da parte dei datori di lavoro. Oggi le rendite speculative scontano un’imposta del solo 12,5%, mentre in Europa è in media del 20%. Uniformandosi (ad eccezione dei Titoli di Stato) si potrebbe ottenere 1 miliardo all’anno in più. Gli italiani spendono sempre di più in giochi d’azzardo e scommesse. Tralasciando gli aspetti etico-morali, un aumento dell’imposta sostituitva sui giochi (PREU- Prelievo Unico Erariale) dal 12 al 13,5% potrebbe generare maggiori incassi per circa 1,5 miliardi di euro. Vi è poi il capitolo delle agevolazioni fiscali, una selva indistricabile formata secondo Tremonti da ben 471 bonus e sgravi, che costerebbero fino a 161 miliardi di euro. Noi ne proponiamo una sforbiciata mirata, senza toccare quelle relative alla casa, alla famiglia, al lavoro ed alle pensioni, per una consistenza di circa 5 miliardi di auro all’anno. Come si può vedere da tutte queste misure si possono attendere entrate complessive aggiuntive, a regime, nel 2015, di circa 18 miliardi di euro. (Antonio Borghesi parlamentare Idv)

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Firme: sostegno redditi e consumi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

E’ partita oggi in tutta Italia la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Disegno di legge a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e dei consumi”, elaborata dall’Unione Sindacale di Base con l’obiettivo fornire uno strumento legislativo in risposta all’allarmante sperequazione economica e fiscale in atto nel nostro Paese, dove l’80% delle risorse allo Stato viene fornito dai lavoratori salariati. A Roma l’inaugurazione, con il primo tavolo collocato davanti ad un luogo simbolo come il Ministero dell’Economia; in contemporanea, nei principali capoluoghi, tanti altri punti di raccolta hanno portato il bilancio complessivo della mattinata a ben 5.000 sottoscrizioni. Fra i principi cardine del disegno di legge, l’alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro dipendente e l’elevazione della tassazione dei redditi da capitale; il sostegno al reddito da lavoro dipendente attraverso specifici fondi; il sostegno agli incapienti; l’attivazione di meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini nella lotta all’evasione fiscale ed il potenziamento delle misure antiriciclaggio. Sono previsti una franchigia di 10.000 Euro per redditi sotto i 35.000, la detraibilità delle spese per trasporti, servizi, e cultura; la 14° mensilità per chi ne è privo; dei fondi di sostegno al reddito e l’aliquota del 30% su redditi da capitale. Salario e diritto al reddito sono punti centrali nella piattaforma dello sciopero generale e generalizzato, proclamato il prossimo 11 marzo da USB insieme a Slai Cobas, CIB Unicobas e Snater.

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A sostegno dei redditi lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

Roma 4 marzo ore 11.30, davanti al MEF Via  XX Settembre –  conferenza stampa su raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Disegno di legge a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e dei consumi”, elaborata dall’Unione Sindacale di Base e pubblicata sulla G.U. n.27 del 3 febbraio 2011.Fra le linee guida del provvedimento, USB ricorda l’alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro dipendente ed l’elevazione della tassazione dei redditi da capitale; il sostegno al reddito da lavoro dipendente attraverso specifici fondi; il sostegno agli incapienti; l’attivazione di meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini nella lotta all’evasione fiscale; il potenziamento delle misure antiriciclaggio. L’iniziativa è in stretta continuità con la piattaforma dello sciopero generale e generalizzato, proclamato il prossimo 11 marzo da USB insieme a Slai Cobas, CIB Unicobas e Snater, al cui centro viene posta proprio la questione del salario e del diritto al reddito, assieme ai problemi anch’essi centrali come la fine del precariato, il  diritto ai contratti, la democrazia sindacale. Secondo USB, in un quadro di crisi economica, dove l’intervento dei governi è stato esclusivamente finalizzato al sostegno delle banche e del sistema finanziario, un reale sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei disoccupati, risulterebbe non solo una prima doverosa misura per una maggiore giustizia sociale.

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Rallentata la crescita dei redditi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

Le ultime stime dell’Istat sul reddito delle famiglie italiane mostrano ancora la forte spaccatura del Paese tra Nord e Sud, anche se, rispetto al passato, c’è un lieve recupero dei redditi al Centro e al Sud. È tutto da interpretare, ad avviso di Adiconsum, il dato secondo cui l’impatto al Sud è stato inferiore. Si dimentica troppo spesso che il Sud non ha infrastrutture né grandi industrie e che ha invece una forte disoccupazione. Secondo i dati Istat, è da ritenersi positiva la stretta sul credito attuata dalle banche che avrebbe consentito di ridurre il costo degli interessi a carico delle famiglie. Numeri questi che, anche se veri, hanno però penalizzato l’economia delle regioni meridionali.
Adiconsum – prosegue Giordano – propone quindi misure attive per sostenere i redditi in tutte le regioni, ma in particolare al Sud, tenuto anche conto dell’altro dato Istat sul forte aumento della disoccupazione giovanile. In questo senso – conclude Giordano – Adiconsum ha già proposto di inserire nel Milleproroghe misure di sostegno in quanto anche se gli economisti pensano che si sia usciti dalla crisi, il recupero del reddito delle famiglie disponibile avrà tempi più lunghi.

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Sostegno dei redditi da lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

Alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro dipendente ed elevazione della tassazione dei redditi da capitale; sostegno al reddito da lavoro dipendente attraverso specifici fondi; sostegno agli incapienti; attivazione di meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini nella lotta all’evasione fiscale; potenziamento delle misure antiriciclaggio. Queste, in estrema sintesi, le linee guida della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Disegno di legge a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e dei consumi”, elaborata e depositata questa mattina in Cassazione dall’Unione Sindacale di Base alla vigilia della proclamazione dello sciopero generale incentrato sui temi della crisi, del reddito e dei diritti. L’iniziativa intendere fornire uno strumento legislativo efficace in risposta alla allarmante sperequazione economica e fiscale ormai consolidata nel nostro Paese. Dalle dichiarazioni dei redditi 2008, emerge infatti che oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti, privati e pubblici, guadagnano meno di 1.300 Euro netti mensili, e circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000. Bankitalia attesta che fra il 2002 e il 2010 le famiglie di lavoratori dipendenti hanno perso mediamente oltre 3.000 Euro, mentre quelle con a capo un imprenditore o un libero professionista hanno guadagnato poco meno di 6.000 Euro. Al contempo, è proprio dai lavoratori dipendenti che proviene il grosso del gettito fiscale, mentre l’evasione produce un buco sul saldo di bilancio stimato in circa 120 miliardi di Euro annui.
La proposta di legge è strutturata in sei articoli, in cui alle misure più strettamente fiscali si aggiungono quelle retributive: dunque una franchigia di 10.000 Euro per i redditi fino a 35.000; detraibilità delle spese sostenute per l’acquisto di automezzi, trasporti pubblici, servizi di telefonia e internet, per la cultura (libri, cinema, mostre) l’educazione dei figli, la cura della salute; ma anche stabilizzazione della struttura salariale, con introduzione della 14° mensilità per quei contratti che ne sono privi, l’abrogazione della “tassa sulla malattia” e l’istituzione di un Fondo nazionale a sostegno del reddito e dei consumi e di Fondi regionali per i servizi sociali. Le risorse finanziare per l’attuazione della legge dovranno essere reperite non dalla fiscalità generale, ma dalla tassazione dei capitali, con aliquota al 30%, e dall’inasprimento della lotta all’evasione fiscale, incrementata anche dalla detraibilità delle spese. Dal 1 marzo USB avvierà la raccolta delle firme in tutto il territorio nazionale.

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I redditi degli amministratori locali

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 giugno 2010

Da oggi iniziativa nonviolenta di dialogo nei confronti del Comune di Roma, perché Roma, la capitale, rispetti la legge e il proprio statuto, perché sia riconosciuto ai cittadini il diritto di conoscere chi amministra la città, perché la trasparenza sia una conquista di metodo democratico e non demagogia. Il 15 aprile scorso il segretario di Radicali Roma ha chiesto all’ufficio di Presidenza del Consiglio Comunale di Roma di prendere visione dei dati relativi alla situazione patrimoniale, alla dichiarazione dei redditi e alle spese elettorali dei Consiglieri Comunali, e delle cariche direttive di società partecipate o finanziate dall’ente comunale. La richiesta e’ stata avanzata ai sensi della legge n 441/82 sulla pubblicità dei dati relativi a cariche e elettive e direttive, nonché in base allo statuto del Comune di Roma che prescrive che quei dati siano “liberamente consultabili da chiunque”(art. 17, comma 6) e al regolamento del Consiglio Comunale (art. 14). Essendoci stato negato l’accesso a vista poiche’ gli uffici hanno dichiarato di non essere in grado di fornire la documentazione richiesta, in data 23 aprile e’ stata depositata, presso l’ufficio di presidenza del Consiglio Comunale, formale richiesta di accesso agli atti ai sensi della legge n 241/1992. La risposta del Presidente del Consiglio Comunale On. Pomarici datata 24 maggio, evocando una “tempestiva comunicazione del giorno e delle modalità per il ritiro della documentazione richiesta” rinvia a un futuro indeterminato il riconoscimento di un diritto dei cittadini, di fatto negato, e non considera minimamente l’urgenza  del rientro nella legalità delle norme nazionali e statutarie da parte dell’istituzione da lui presieduta. Nella breve risposta del Presidente, peraltro, mentre si cita la delibera 113 del Dicembre 2009, che istituisce l’anagrafe pubblica degli amministratori prevedendo che i dati in questione siano pubblicati sul sito istituzionale del comune, non ci si pronuncia sul bollettino cartaceo su cui da ben 28 anni i dati patrimoniali di consiglieri e di dirigenti delle società o enti partecipati o finanziati dal Comune dovrebbero essere pubblicati per consentirne l’accesso ai cittadini. Di fronte a questo quadro  allarmante di illegalità, come dirigenti e militanti Radicali, sentiamo il dovere di intraprendere un’iniziativa nonviolenta di digiuno affiancata da altre forme di lotta nonviolenta, per aiutare le istituzioni a garantire il diritto dei cittadini prescritto dalla legge e a mettersi sulla strada della realizzazione di una trasparenza non demagogica né scandalistica, che agisca contro il degrado delle stesse istituzioni e contro la sfiducia dei cittadini

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Redditi: Salve le detrazioni del 55%

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2010

Migliaia di consumatori hanno utilizzato le agevolazioni fiscali del 55% per realizzare importanti lavori di risparmio energetico nella propria abitazione (doppi vetri, coibentazione, pannelli solari termici, sostituzione vecchie caldaie). Agevolazioni volte a comportare una maggiore efficienza energetica (e quindi una riduzione della bolletta) e allo stesso tempo abbattere i costi di  tali investimenti in modo significativo con la possibilità di portare in detrazione il 55% delle spese sostenute nei successivi cinque anni. Un’operazione che però ha avuto alcuni inconvenienti dovuti ad un applicativo complesso e mal funzionante che ha prodotto errori nella comunicazione dei dati dei consumatori all’Enea; errori che rischiavano di compromettere la richiesta di detrazione in sede di Dichiarazione dei redditi in scadenza a fine mese. Adiconsum si faceva promotrice, a fronte delle numerose segnalazioni ricevute, della richiesta all’Agenzia delle Entrate di consentire ai consumatori di produrre un’autocertificazione con i dati corretti da presentare al CAF, in modo da permettere che la detrazione del 55% fosse calcolata sull’importo documentato dalla fattura e dal relativo bonifico e non in base ai dati riportati erroneamente sulla scheda informativa. Adiconsum rende noto che l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n°44/E  del 27 maggio u.s.  ha accolto la proposta dell’associazione. Adiconsum invita, quindi, i consumatori a far presente questa possibilità agli operatori del CAF, qualora non ne fossero informati, e a scaricare  la Risoluzione dal sito dell’Agenzia delle Entrate e dal sito Adiconsum (www.adiconsum.it) Adiconsum ricorda, inoltre, ai consumatori che gli errori devono essere rettificati entro 90 giorni dalla data di attivazione della procedura informatica che l’Enea sta approntando.

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A Genova redditi da provincia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

Secondo i dati forniti dal Ministero delle Finanze circa il reddito pro capite medio dichiarato nei 119 capoluoghi di provincia italiani, al primo posto spicca Milano con oltre 30.000 euro medi di reddito, seguita da altre tre città lombarde: Bergamo, Monza e Pavia. Sorprende vedere Genova slittare in trentaseiesima posizione, con 21.277 euro di reddito medio dichiarato, dietro a capoluoghi di provincia come Treviso (settima), Siena (ottava), o Modena (quindicesima). “Genova, secondo un recente sondaggio, ha perso moltissimo in questi anni anche in termini di qualità della vita”, ha commentato Patrizia Muratore, viceresponsabile ligure dell’Italia dei Diritti, che spiega: “Sono stati persi tantissimi posti di lavoro, credo che anche la percentuale di disoccupazione in Liguria sia notevolmente più alta rispetto a quella di molte altre regioni. Genova era un polo industriale ma non ha saputo recuperare i posti perduti con una riconversione e questo è ovvio che abbassi il reddito. Sono stati persi 800 posti di lavoro nel campo dell’edilizia e su questo hanno battuto molto le associazioni costruttori quando è stato proposto il piano casa, che non deve dare risposte con la cementificazione ma con la riqualificazione delle periferie”. La rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro non ha dubbi sugli interventi da attuare per ovviare a una situazione che si fa sempre più preoccupante: “Bisogna sicuramente muoversi da subito con quello che si ha – spiega la Muratore -; parlano tutti di infrastrutture, che sono certamente necessarie, ma assieme a esse dobbiamo assolutamente avviare un circolo virtuoso con le cose che abbiamo. Le responsabilità di questo immobilismo vanno divise tra tutti, ma credo che sia veramente giunto il momento di riavviare in sinergia la ruota, perché questa regione merita sicuramente di più”.

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