Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘reddito’

Inps/Bankitalia: lavoratori in Cig hanno perso il 27,3% del reddito

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Secondo i dati resi noti dall’Inps e dalla Banca d’Italia, nei mesi di marzo e aprile in media ogni lavoratore in Cig-Covid ha perso il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.”Dato allarmante e preoccupante, visto che riguarda il 40% dei dipendenti del settore privato. Inoltre va considerato che già nel primo trimestre 2020, secondo i dati Istat, il reddito disponibile lordo è sceso sul trimestre precedente dell’1,6% e che, di conseguenza, i consumi sono crollati del 6,4%. Una situazione già grave, destinata inevitabilmente a peggiorare nel secondo trimestre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le misure di sostegno dei redditi adottate a partire dal Cura Italia, insomma, hanno certo consentito di contenere la caduta del redditi e del potere d’acquisto delle famiglie, ma non abbastanza. Bisogna ridare in fretta capacità di spesa ai ceti medi e medio-bassi o la caduta dei consumi, e di conseguenza del Pil, avrà effetti disastrosi per il Paese” conclude Dona.

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Bankitalia: colpito reddito metà popolazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Secondo l’indagine straordinaria di Bankitalia, per via del Covid oltre la metà della popolazione, il 50,8%, ha subito una riduzione del reddito.”Certo il dato preoccupa, ma quello che conta davvero è il reddito di partenza, non la contrazione subita. Quello che deve mettere in allarme il Governo, è che, secondo Bankitalia, già prima dell’emergenza Covid, per quasi metà delle famiglie, il 48,2%, il reddito a disposizione non bastava per arrivare a fine mese, tra molte e qualche difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Più che ritoccare l’Irpef, quindi, unica imposta progressiva rimasta, unica a rispettare l’art. 53 della Costituzione, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l’Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l’aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona” prosegue Dona.”Se proprio si vuole toccare l’Irpef, è la prima aliquota che andrebbe ridotta, non certo quella intermedia del 38%, non solo per un fatto di equità, ma perché per quella fascia della popolazione la propensione marginale al consumo è inferiore e, quindi, il maggior reddito disponibile non andrebbe in consumi ma in maggiore risparmio” conclude Dona.

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Azionariato europeo: L’opzione più interessante per un reddito resiliente

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

A cura di Matthew Van de Schootbrugge, Gestore di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. Storicamente, gli investitori in cerca di reddito (e di beni rifugio), specialmente in Europa, acquistavano titoli di Stato. Il perché è presto detto: basta fare un salto indietro, all’inizio del 2002, per vedere che i Bund tedeschi a 10 anni rendevano oltre il 5%. Niente male con l’inflazione sotto al 3%, soprattutto se si considera che quei titoli erano garantiti da un emittente AAA.La crisi finanziaria globale del 2008/2009 ha cambiato le carte in tavola. Gli investitori in titoli di Stato italiani, greci o spagnoli hanno visto schizzare alle stelle i rendimenti e precipitare i valori patrimoniali, sulla scia delle preoccupazioni relative all’aumento del debito pubblico e dei rischi di insolvenza; i rendimenti dei Bund tedeschi invece sono crollati bruscamente, a fronte della fuga verso la sicurezza degli investitori.Un decennio dopo, nel bel mezzo di un’altra crisi e dopo una raffica di potenti misure di stimolo da parte delle banche centrali, molti titoli di Stato europei offrono rendimenti alquanto trascurabili, talvolta persino negativi. Gli investitori alla ricerca di reddito devono guardare altrove.Ed è qui che entrano in gioco le azioni europee, capaci di offrire una fonte di reddito ben superiore e più affidabile rispetto ai bond. Nel corso dell’ultimo decennio le azioni hanno generato rendimenti regolari compresi tra il 3% e il 4%, mentre quelli delle obbligazioni sono calati a fronte di un aumento della volatilità. Con un rendimento attualmente vicino al 4,5%, le azioni europee appaiono interessanti, pur mettendo in conto un probabile taglio dei dividendi a seguito di una recessione. I rendimenti di questi titoli risultano particolarmente appetibili rispetto quelli degli omologhi asiatici e statunitensi.L’appetibilità dei rendimenti da dividendo in Europa è in parte dovuta alla capacità delle aziende di migliorare i margini mediante efficienze operative. Ciò ha rafforzato i flussi di cassa e i bilanci, aumentando inoltre i payout ratio (rapporto dividendi/utili), a tutto vantaggio degli azionisti.
Ma cosa succede nelle fasi di elevata volatilità sui mercati azionari, come quella che stiamo attraversando ora? Come possono fare gli investitori per assicurarsi di beneficiare sia di un rendimento discreto (minimizzando al contempo i rischi di perdita di capitale) sia di una crescita del capitale sul lungo periodo quando giungerà la ripresa?Le strategie che investono nelle società di qualità più alta in Europa sono ben posizionate per offrire un rendimento interessante e proteggere dalla perdita di capitale. Non vi sono dubbi che le loro azioni siano crollate rovinosamente, come anche i mercati finanziari di tutto il mondo, ma le società con bilanci solidi, un’elevata redditività del capitale e flussi di cassa sostenibili e visibili, sostenuti da una crescita strutturale a lungo termine, hanno tutte le carte in regola per superare la contrazione economica e beneficiare della ripresa.Quando investiamo, ci orientiamo sulle società dotate di potere di prezzo, in grado di fornire un’ulteriore protezione dai ribassi. Stiamo invece alla larga dalle società in difficoltà, caratterizzate da bassa qualità e rendimenti elevati, che risultano vulnerabili in un contesto di recessione. Tra gli investimenti tipo rientrano la società farmaceutica GlaxoSmithKline, l’assicuratore Tryg e Vodafone.Da quando ho iniziato a occuparmi maggiormente di strategie income europee, ho incrementato le ponderazioni nei titoli di qualità superiore e in special modo nelle società che esibiscono un punteggio più alto sotto il profilo dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Gli aspetti ESG costituiscono un ulteriore livello di analisi che ci aiuta a valutare la qualità di un’azienda. A tale riguardo, disponiamo di un team globale di 12 persone[1] dedicato all’investimento responsabile e all’analisi ESG.
Miriamo a offrire un rendimento più alto di almeno il 10% rispetto all’indice di riferimento MSCI Europe. A tale scopo ci concentriamo sulla selezione bottom-up dei titoli anziché su specifiche ponderazioni settoriali, prediligendo modelli di business solidi il cui vantaggio competitivo è trainato dalle dimensioni e dalla tecnologia. Stiamo invece alla larga da quei segmenti resi difficoltosi dalle innovazioni tecnologiche con effetti dirompenti, dall’infittirsi della concorrenza e dai tassi d’interesse bassi.
Questo approccio d’investimento di tipo bottom-up comporta una minore preoccupazione per le considerazioni di mercato a breve termine e una maggiore enfasi sulla comprensione approfondita delle singole società. Le nostre strategie detengono 30-50 titoli a fronte dei 438 che compongono l’indice MSCI Europe, per cui non rispecchiano la performance dei più ampi mercati azionari europei.Per contribuire a sostenere la crescita del capitale sul lungo periodo, ci avvaliamo di un approccio “barbell” che combina titoli a rendimento elevato con le azioni growth, spesso caratterizzate da rendimenti inferiori, verso cui nutriamo più convinzione. La combinazione è calibrata in modo tale da generare una performance del capitale discreta sul lungo periodo e un reddito superiore alla media.Poiché i mercati obbligazionari europei offrono rendimenti estremamente contenuti ed essendo ben difficile che la situazione cambi nel futuro prossimo, sono subentrate le società di altissima qualità, capaci di offrire una fonte di reddito quanto mai necessaria. Benché le loro quotazioni azionarie siano scese con il resto dei mercati finanziari e alcuni dividendi possano essere a repentaglio, le più valide tra queste aziende hanno tuttora le carte in regola per proteggersi dalla recessione e crescere quando si materializzerà la ripresa.

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Reddito di emergenza: Non dimentichiamo i poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Caritas Italiana ha auspicato sin dall’inizio la necessità di introdurre, in questa fase così delicata per il nostro paese, il Reddito di Emergenza (Rem) per non lasciare indietro nessuno, garantendo e tutelando tutti, quindi ogni persona, a partire da quelle più fragili e più deboli. Nella consapevolezza che – come ci ha ricordato Papa Francesco – “il conto più pesante della pandemia lo pagano i poveri”.Occorre dunque una misura straordinaria, a tempo, costruita per raggiungere, nel modo più semplice e rapido possibile, chiunque sia in difficoltà e non riceva altri interventi pubblici. A rafforzare la convinzione che una misura così disegnata sia urgente e importante sono le situazioni di bisogno che le Caritas intercettano quotidianamente sui territori da quando l’emergenza Covid-19 è esplosa: l’aumento considerevole di nuove famiglie e persone che si rivolgono ai nostri centri e servizi, condizioni di vulnerabilità che rischiano di far scivolare in povertà altre centinaia di migliaia di persone, se non si interverrà tempestivamente.Caritas Italiana si fa pertanto voce delle 218 Caritas diocesane che vivono con trepidazione l’attesa del nuovo Decreto governativo, che conterrà le indicazioni in materia di Rem. Esprime la propria preoccupazione sulle effettive caratteristiche che assumerà la misura in via di elaborazione, auspicando che vada nella giusta direzione. In ogni caso, come già fatto in passato, Caritas Italiana assicura la propria disponibilità a una piena collaborazione nei territori affinché l’attuazione del Rem si realizzi nel modo migliore possibile.

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Coronavirus: Serracchiani-Madia, in dl Aprile reddito a tirocinanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

“Nel Decreto di aprile bisognerà provvedere ai giovani il cui tirocinio extracurriculare è stato sospeso o terminato in anticipo. Si dovrà incentivare il lavoro agile, per consentire la prosecuzione dei tirocini in smart working, retribuiti da parte dell’azienda e quindi senza onere per lo Stato. Oppure dovrà essere riconosciuto l’accesso al reddito di emergenza o ad altro strumento idoneo a consentire loro di mantenersi. È una necessità sociale e morale, per riconoscere la dignità del loro lavoro”. Lo affermano le deputate dem Debora Serracchiani e Maria Anna Madia, rispondendo a un appello delle Federazioni italiane dei Giovani Democratici. “I dati più recenti individuano in oltre 350mila i tirocinanti che – spiega Serracchiani – troppo spesso sono utilizzati come lavoratori sottopagati e sottotutelati, svolgendo però le mansioni di lavoratori effettivi. Passano da un tirocinio all’altro senza mai risultare veri dipendenti e perciò senza benefici quali ferie, malattia o contributi: è una delle storture del mercato del lavoro italiano”. “Per coloro il cui stage non è proseguibile in modalità agile – ribadisce Madia – bisogna provvedere con un sostegno diretto. Infatti, quando allo scoppio dell’emergenza COVID-19 in molte regioni è stato interrotto il percorso e la retribuzione dei tirocinanti, per essi non è stata prevista né cassa integrazione né assegno di disoccupazione, e non sono beneficiari di alcuna forma di tutela emergenziale all’interno del Decreto”.Per Serracchiani “è doveroso intervenire anche per preservare la continuità di percorsi formativi e professionalizzanti per figure di cui il nostro Paese avrà bisogno nel momento della ripartenza economica, alla quale il dl Aprile deve essere per forza proteso. In questo sforzo – conclude – devono essere coinvolte anche le Regioni”.

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Covid: 3,4 milioni di famiglie hanno perso più del 50% del reddito

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

10.800.000 famiglie hanno visto calare il proprio reddito a causa del Covid-19; questa una delle evidenze emerse dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat. Andando ancora più nello specifico, circa 2.223.000 famiglie hanno visto sparire oltre il 50% del reddito familiare e 1.179.000 famiglie hanno addirittura perso il 100% delle entrate. A soffrire maggiormente sono le famiglie che risiedono nel Meridione, quelle monoreddito e quelle con figli minorenni. Dividendo i dati per professioni, i nuclei familiari in maggiore difficoltà sono quelli dei liberi professionisti, piccoli imprenditori e lavoratori autonomi.
Il calo dei redditi ha messo in crisi molti italiani; a livello nazionale un rispondente su 5 (19,4%), pari a circa 3.586.000 famiglie, ha dichiarato di trovarsi già oggi in una situazione di difficoltà economica, mentre il 38,7% degli intervistati, vale a dire 7.148.000 famiglie, pur dichiarando di non essere in questo momento in difficoltà, ritiene di potercisi trovare a breve se la situazione non migliorerà.

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Forum Disuguaglianze e Diversità e ASviS propongono al Governo misure integrative al reddito

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Costruire subito un sostegno immediato al reddito delle persone e delle famiglie per contrastare l’impoverimento e mantenere la coesione sociale e democratica del Paese. Dalla collaborazione tra il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD) e l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), assieme a Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università di Trento, nasce una proposta per integrare il Decreto “Cura Italia” e fronteggiare immediatamente la caduta di reddito delle famiglie dovuta alla crisi innescata dalla diffusione della pandemia Covid-19. È il contributo che due alleanze di organizzazioni della società, impiegando le conoscenze e il sentire dei propri associati, danno alle Autorità in un momento grave del paese al fine di completare il lavoro avviato con il Decreto “Cura Italia”.Nell’immediato servono due cose: impedire l’impoverimento delle persone e l’acuirsi delle già elevate disuguaglianze; evitare il collasso produttivo, anche del sistema diffuso di micro-imprenditorialità. La proposta mira a completare in queste due direzioni l’impianto del Decreto, tenendo conto dell’attuale situazione sociale e occupazionale. Lo fa con due proposte di rapida attuazione: l’introduzione del “Sostegno di Emergenza per il Lavoro Autonomo” (SEA) e del “Reddito di Cittadinanza per l’Emergenza” (REM). Il SEA e il REM sono misure temporanee ed eccezionali, la cui durata è uniformata a quella delle prestazioni straordinarie per il lavoro dipendente introdotte in seguito al diffondersi della pandemia. Se le Autorità raccogliessero questo contributo, potrebbero dargli corpo, utilizzando le competenze e i dati di cui dispongono. Il SEA mira a sostituire il bonus una tantum di 600 euro per gli autonomi al fine di sostenere il reddito e tutelare il lavoro. L’importo della misura non è fisso, ma cambia in base alle diverse situazioni: poiché l’obiettivo è di sostenere soprattutto chi è in grave difficoltà, l’ammontare del contributo viene determinato in modo progressivo a seconda delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo. Il SEA punta, inoltre, a mantenere la capacità produttiva del lavoro per cui il suo valore è anche parametrato alla perdita di guadagno (in proporzione al proprio volume abituale di attività), così da supportare in misura maggiore chi subisce più danni.Il REM utilizza i dispositivi del Reddito di Cittadinanza, che viene esteso ai nuovi richiedenti per la durata del periodo di emergenza. L’obiettivo è costruire subito una diga contro l’impoverimento, raggiungendo tutta la popolazione in condizione di necessità e che non beneficia di altre prestazioni di welfare. Il vantaggio di questa misura (sulla quale, nel periodo di crisi, convergerebbero le nuove domande di Reddito di Cittadinanza) è che rimodula uno strumento già esistente e prevede, per velocizzarne l’attuazione: la riduzione della documentazione necessaria, la semplificazione delle procedure, l’informazione automatica degli aventi diritto, la modifica dei vincoli legati al patrimonio mobiliare e immobiliare, l’allentamento temporaneo delle sanzioni legate alla condizione di lavoro irregolare.La proposta si basa su quattro principi: “Nessuno resti indietro”, affinché il pacchetto di azioni raggiunga chiunque venga colpito dalla crisi; “Risposte a misura delle persone” perché è necessario diversificare gli interventi in base alle differenti, e specifiche, esigenze. Il riconoscimento delle condizioni deve costituire l’unico criterio che giustifica risposte differenti evitando trattamenti preferenziali; “La semplicità è la prima strada per sostenere subito chi è in difficoltà”, per mettere in campo prestazioni che siano agevoli da attuare, comunicare e ricevere, come insegna l’esperienza internazionale; “Cominciare oggi a costruire il welfare di domani”: le azioni realizzate nell’immediato devono rappresentare il miglior punto di partenza per quelle che sarà necessario predisporre in seguito.La raccolta firme di adesione, iniziata con il documento “Nessuno resti indietro per colpa del coronavirus” (che ha raggiunto circa 1000 adesioni) continua sulle proposte congiunte del ForumDD e di ASviS.

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Cobas: Chanel non vuole abbassare il reddito dei lavoratori

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Chanel, casa di alta moda parigina fondata all’inizio del ventesimo secolo da Coco Chanel, annuncia ai Cobas di rinunciare al ricorso alla cassa integrazione, previsto dal decreto ‘Cura Italia’. I lavoratori hanno percepito le retribuzioni piene di febbraio e marzo, comprese dei premi di risultato raggiunti, e continueranno a percepire lo stipendio – nonostante il fermo – per tutto il mese di aprile.«Una scelta etica dettata da due nobili motivi – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – l’azienda ci ha comunicato che non vuole in alcun modo impattare sul reddito dei suoi dipendenti né tanto meno gravare sulle casse dello Stato italiano.» «La decisione segue di qualche giorno quella assunta a Parigi per la Francia – prosegue il rappresentante sindacale – e la salutiamo con enorme soddisfazione. Un esempio del senso di redistribuzione che dovrebbe muovere tutte quelle industrie e quelle aziende che hanno accumulato un enorme profitto negli anni passati..» «La guerra al Coronavirus si combatte anche così.» – conclude Iacovone.

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Castelli, “Reddito di Emergenza e Reti territoriali di solidarietà”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Roma. “Esiste un pezzo di questo Paese che è rimasto nell’ombra, a cui oggi dobbiamo guardare. A questo pezzo di Paese dobbiamo allungare la mano e dire di non preoccuparsi, perché c’è lo Stato presente. In questa situazione di emergenza noi ci siamo.Purtroppo c’è chi si trova in situazioni particolari e forse, anche per paura di controlli, non ha chiesto il Reddito di Cittadinanza.
Nel Decreto di aprile allargheremo le forme di aiuti previste per l’emergenza anche a chi si trova in una situazione di indigenza. Stiamo ragionando di ampliare il contributo di 600 euro. Non vogliamo che scoppi il panico, per questo stiamo lavorando al Reddito di Emergenza”.E poi, riferendosi agli aiuti tramite i servizi sociali dei Comuni, ha aggiunto ”qualche giorno fa, come MoVimento 5 Stelle, in una riunione di maggioranza, abbiamo raccontato al Presidente Conte il sistema delle reti di solidarietà territoriale. Un sistema che mette assieme assistenti sociali, protezione civile e terzo settore. Sono realtà che lavorano assieme per raccogliere le esigenze dei cittadini in difficoltà. Con questo modello si possono evitare rabbia, sconforto, malessere e preoccupazione. Abbiamo fatto due cose, abbiamo anticipato da maggio a marzo il Fondo di Solidarietà Comunale, che è legato all’attività ordinaria dei Comuni. E in più abbiamo aggiunto 400 milioni per far attivare, ai Comuni, queste reti territoriali di solidarietà”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante una diretta Facebook con il Deputato Questore Francesco D’Uva.

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Inps: Reddito e pensione cittadinanza a 2,5 mln di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito e Pensione di cittadinanza sono nel complesso 1.041.462, pari a 2.513.925 persone coinvolte.”Bene, ma non basta. Si è coperto solo il 57,2% delle famiglie povere, pari a 1 milione e 822 mila, e meno del 50% (49,9%) degli individui poveri, pari a 5 mln e 40 persone” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre l’importo medio, pari a 493 euro, è insufficiente persino a coprire la soglia di povertà più bassa in assoluto, quella di un single con più di 75 anni che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno, pari a 500,01 euro. Figurarsi per la soglia più alta di oltre 2 mln al mese, valida per le famiglie da 5 componenti che vivono in un centro area metropolitana del Nord” conclude Dona.

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Inps: Reddito e pensione cittadinanza a 2,5 mln di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito e Pensione di cittadinanza sono nel complesso 1.041.462, pari a 2.513.925 persone coinvolte.”Bene, ma non basta. Si è coperto solo il 57,2% delle famiglie povere, pari a 1 milione e 822 mila, e meno del 50% (49,9%) degli individui poveri, pari a 5 mln e 40 persone” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre l’importo medio, pari a 493 euro, è insufficiente persino a coprire la soglia di povertà più bassa in assoluto, quella di un single con più di 75 anni che vive in un piccolo comune del Mezzogiorno, pari a 500,01 euro. Figurarsi per la soglia più alta di oltre 2 mila euro al mese, valida per le famiglie da 5 componenti che vivono in un centro area metropolitana del Nord” conclude Dona.

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Inps: Reddito a oltre un mln famiglie, media 484 euro

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Secondo i dati Inps, attualmente le famiglie beneficiarie di Reddito (890.756) e pensione di cittadinanza (123.673) sono nel complesso 1.014.429. In media l’importo per famiglia è di 484,44 euro.”Considerato che per l’Istat i poveri assoluti sono 1 milione e 822 mila, vuol dire che si è raggiunto solo il 55,7% della platea di chi avrebbe bisogno di un sostegno economico. Ma quello che non va, soprattutto, è che l’importo è troppo basso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non solo l’importo medio per famiglia è sotto anche al beneficio massimo previsto per i single. Ma il famoso importo di 780 euro andrebbe addirittura alzato a 829 euro. I 780 euro, infatti, erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo del Rapporto annuale Istat del 2014, ma i dati resi noti a dicembre 2019 ci dicono che il reddito per le persone sole è salito a 16.571 euro, quindi ora il dato equivale a 828,55 euro” conclude Dona.

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Serve fisco più equo. Reddito di cittadinanza non basta

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, il reddito delle famiglie più abbienti è più di sei volte quello delle famiglie più povere e la quota di individui a rischio povertà è pari al 20,3%.”Si tratta di dati vergognosi, non degni di un Paese civile. Serve un fisco più equo, che rispetti l’art. 53 della Costituzione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Questo report attesta che il problema non sono solo i poveri assoluti, ma anche quelli che si trovano nella condizione di difficoltà precedente, a rischio povertà, e che poi finiscono per diventare definitivamente poveri” prosegue Dona. “Per questo non può bastare il reddito di cittadinanza, visto che non rimuove le cause della povertà, come ad esempio l’iniquità del nostro sistema fiscale. E’ inaccettabile che ci sia uno squilibrio così elevato tra famiglie più abbienti e più povere. Vanno ridotte le diseguaglianze, redistribuendo meglio la ricchezza. Per questo va rivoluzionato il nostro sistema fiscale, nel rispetto del criterio della capacità contributiva” prosegue Dona.”Senza contare che i dati di oggi attestano che il Governo dovrebbe adeguare il famoso importo di 780 euro del reddito di cittadinanza, innalzando il beneficio per i single a 829 euro. I 780 euro, infatti, erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo dello studio Istat sul reddito di cittadinanza, contenuto nel Rapporto annuale 2014, ma i dati di oggi ci dicono che il reddito per le persone sole è salito a 16.571 euro, quindi ora il dato equivale a 828,55 euro” conclude Dona.

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Individuare fonti di reddito sicure in tempi di incertezza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Contributo di Roberto Magnatantini, portfolio manager del fondo OYSTER Global High Dividend presso SYZ Asset Management. Chiunque tra i gestori di fondi più esperti sa bene che il rischio di eventi macroeconomici è una costante degli investimenti a lungo termine. Ma il contesto attuale non sembra riflettere il tipico esempio di sconvolgimento top-down.Dall’ultima crisi finanziaria, siamo stati sottoposti a un esperimento di politica monetaria storico e senza precedenti, abbiamo osservato un’ascesa stellare del populismo globale in balia di un lunatico Presidente statunitense e ci siamo sorbiti l’interminabile saga della Brexit. Tutto questo senza nemmeno considerare la guerra commerciale tuttora in corso, in grado di compromettere la crescita globale.Indubbiamente, le banche centrali hanno prodotto il maggiore impatto sui mercati. Decenni di mentalità di mercato tradizionale sono stati completamente ribaltati. Chi avrebbe mai potuto prevedere che gli investitori istituzionali avrebbero fatto la fila per acquistare titoli di Stato a rendimento negativo, con la certezza matematica di perdere denaro alla scadenza? Il reddito fisso sarà pur sempre fisso, ma ad oggi non produce un granché in termini di income.
Viviamo un momento davvero estremo, in cui gli investitori utilizzano le azioni per generare reddito e le obbligazioni per il rendimento del capitale. Tuttavia, indipendentemente dall’attuale anomalia, le azioni non possono sostituirsi al reddito fisso. Il profilo di rischio non è lo stesso. Eppure, coniugare obbligazioni e azioni fruttifere può offrire una fonte di reddito sicura e diversificata sul lungo periodo. La domanda cruciale è: come possono fare gli investitori per affrontare i mercati azionari globali in una fase di complessità macroeconomica e di valutazioni elevate?Una cupa confluenza di fattori e dati recenti ha messo in evidenza un chiaro rallentamento ciclico. Finora, la situazione è rimasta parzialmente in sospeso per effetto dell’intervento di politica monetaria. Questo ulteriore livello di complessità spiega perché i mercati sono apparsi nervosi e perché abbiamo assistito a un periodo così lungo di sovraperformance da parte di società quality growth. Crescita scarsa, tassi d’interesse bassi e incertezza creano infatti le condizioni ideali per far sì che le azioni di qualità prosperino.Pertanto, abbiamo osservato un premio cospicuo su titoli difensivi e di qualità. Benché il ragionamento a sostegno della migrazione verso la qualità appaia ovvio, il quadro è molto più complesso. Se è vero che il rischio di recessione è aumentato, è anche vero che esso è anticipato in maggior misura dal mercato. Inoltre, resta da capire l’entità di tale recessione. Secondo la nostra opinione, l’eccesso di pessimismo implica che i mercati celino un potenziale di ulteriore rialzo. Per questo motivo, gli investitori dovrebbero prendere in considerazione un’esposizione più bilanciata che vada oltre i settori tradizionalmente difensivi.Abbiamo incrementato la nostra esposizione a società cicliche selezionate high quality, come Valeo, impresa francese produttrice di componenti per il settore automobilistico. La componentistica per auto rappresenta l’epicentro della ciclicità, essendo un comparto represso dal disfattismo dei consumatori e dal taglio della spesa sui beni più onerosi. Eppure, malgrado le difficoltà, l’economia europea può contare su solidi fattori di sostegno. Ad esempio, dati recenti suggeriscono che la disoccupazione nell’UE avrebbe toccato il livello più basso da gennaio del 2000.L’attuale divario di valutazione tra titoli ciclici malridotti e titoli difensivi di qualità ha raggiunto anch’esso livelli storicamente estremi, anche se la rotazione di valore iniziata a settembre ha accorciato la distanza. Malgrado il persistere di alcune difficoltà cicliche, riteniamo che si tratti di un buon punto di ingresso per chi è interessato a investire nel lungo periodo.Nel contesto attuale, per generare un flusso di reddito superiore al 4%, abbiamo combinato tre classi di azioni. La prima, che rappresenta “l’ancora”, è costituita da titoli difensivi di qualità come Nestlé, Merck e NextEra. Sono azioni di qualità classiche che generano liquidità nel tempo e compensano i costi legati al potere di pricing e all’eccellenza operativa.Nella seconda categoria troviamo gli “acceleratori”. Si tratta di società innovative capaci di offrire un livello di crescita dei dividendi superiore nel tempo. Un buon esempio è Infosys, società indiana di outsourcing e consulenza nel settore IT. A fronte di un attuale rendimento del 2,69%, esiste un notevole potenziale di accrescimento del dividendo man mano che l’azienda amplia la propria presenza nel mondo dei servizi digitali. Siamo dell’idea che un recente allarme in materia di whistleblowing abbia creato un buon punto di ingresso.Il terzo gruppo è composto da titoli maggiormente legati all’universo delle situazioni speciali. Si tratta di società di qualità che potrebbero essere state vittime di vendite indiscriminate a causa del prevalere di un pessimismo macroeconomico, settoriale o di stile. Valeo, ad esempio, ha risentito sia dell’avversione ai titoli value sia dello sconforto nei confronti dei ciclici, ciononostante rimane una società di alta qualità che scambia su fondamentali solidi. Presenta un allettante rapporto P/E prospettico di 12,4 e un dividendo del 3,89%.Nel contesto di depressione dei consumatori, di recente anche la spesa per i beni di consumo costosi è stata intaccata, con ripercussioni su imprese leader in mercati di nicchia, come la società produttrice di veicoli ricreativi Polaris, che a nostro parere cela un forte potenziale di crescita dei dividendi nonché di rialzo del rendimento da capitale.Siccome le tre categorie offrono risultati diversi nel corso del ciclo economico, il processo di combinazione crea un effetto dinamico che permette di uniformare la performance nel tempo e di sostenerla grazie alla generazione di reddito elevato e costante. Il mercato azionario, intrinsecamente, potrà anche essere più rischioso di quello del reddito fisso, ma costituisce una base altamente complementare per diversificare le idee di reddito.

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Reddito di residenza, forte interesse da parte delle comunità di immigrati

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Il reddito di residenza attiva, deliberato dalla Regione Molise, sta conquistando folte comunità di cittadini stranieri residenti in Italia. Videonotizie sui 700 euro al mese offerti dalla Regione Molise occupano in particolare i canali di riferimento delle comunità pakistane e indiane. Ed i numerosi commenti dimostrano l’interesse per l’iniziativa.Ad esempio, il popolare canale social “Ita Punjabi”, che soltanto su YouTube riunisce quasi 30mila iscritti per lo più originari della regione del Punjab tra Pakistan e India, ha rilanciato la notizia del reddito di 700 euro. L’audio-informazione trasmessa sulla propria pagina YouTube ha raggiunto settemila persone. Dai 265 “mi piace” e 68 commenti emerge il rilevante interesse per l’iniziativa.Analogamente il popolare canale Pixstube, presente anche su Facebook e su Twitter, diffonde su YouTube un filmato con il logo della Regione Molise, in cui il provvedimento dei 700 euro è definito “chance d’oro”. La videonotizia ha raccolto quasi 29mila visualizzazioni.
Il provvedimento della Regione Molise non poteva, insomma, lasciare indifferenti le dinamiche comunità di cittadini stranieri residenti soprattutto nelle regioni limitrofe al Molise, come il Lazio. Principalmente la comunità di pakistani e indiani residenti in Italia, composta complessivamente da quasi 300mila persone, manifesta interesse per la possibilità di collocare la residenza in Molise potendo però svolgere attività “mobili”, quelle più congeniali in particolare alle comunità induiste e musulmane. Un esempio è offerto dai venditori ambulanti, che nel caso del reddito di residenza potrebbero collocare la sede legale dell’attività in un comune molisano con meno di duemila residenti, ma continuerebbero a girovagare, legittimamente, per fiere e mercati.I pakistani in Italia sono circa 130mila (poco più di 400 in Molise), gli indiani circa 160mila (poco meno di 600 in Molise). I più sono braccianti agricoli, cuochi e ambulanti. Una folta comunità è presente nella provincia di Latina, mentre tutto il Lazio conta circa 30mila indiani e seimila pakistani.

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Ocse: cresce reddito famiglie, Italia ultima tra grandi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2019 il reddito delle famiglie nel nostro Paese è cresciuto dello 0,5% contro il +0,6% dell’area Ocse, il +0,7% di Eurolandia. Peggio di noi fa solo il Regno Unito (+0,3%).”Dati molto allarmanti. L’Italia resta la Cenerentola del mondo, non solo dell’Eurozona” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se poi considerassimo il dato del reddito durante gli anni della crisi, la situazione sarebbe ancora peggiore. E’ assolutamente condivisibile che il reddito reale fornisce un quadro del benessere delle famiglie. Anzi, a nostro avviso non solo delle famiglie ma anche del Paese: fino a che gli italiani arrancano e sono in difficoltà anche il Paese non può che andare male” prosegue Dona.”Dal 2007 al 2018 il potere d’acquisto delle famiglie, ossia il reddito lordo disponibile in termini reali delle famiglie consumatrici, è sceso del 6,6%. Peggio di così non si può!” conclude Dona.

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Le domande per il reddito e la pensione di cittadinanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Quelle presentate a luglio sono 896.173 accolte. Lo fa sapere l’Inps. “Solo il 49,19% di chi ne avrebbe diritto e bisogno ha avuto il sostegno del reddito di cittadinanza. Meno del 50% delle famiglie povere assolute, pari, secondo l’Istat, a 1 milione e 822 mila, ha avuto un aiuto da parte dello Stato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il problema della povertà, quindi, è ben lungi dall’essere stato risolto. Ancora 925 mila e 827 famiglie non ha la possibilità di acquisire un paniere di beni e servizi considerato essenziale per uno standard di vita minimamente accettabile. Vergognoso!” conclude Dona.

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Istat: scende reddito disponibile delle famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel quarto trimestre il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,2% in termini nominali e dello 0,5% in termini reali.”Il Paese arretra. Fino a che il reddito delle famiglie peggiora, non andremo da nessuna parte. I consumi, infatti, possono anche temporaneamente aumentare, sacrificando per un po’ i risparmi, ma questo scambio non può durare a lungo. Inoltre non è certo così che i consumi potranno decollare come servirebbe per rilanciare la crescita” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco perché urge una politica dei redditi. Il Governo, più che ridurre la pressione fiscale a singole categorie di lavoratori, come le partite Iva, o immaginare addirittura la flat tax, farebbe meglio ad aiutare quel 40% di italiani che fatica ad arrivare alla fine del mese. Non solo per rispettare l’art. 53 della Costituzione, ma anche perché se si aiuta chi ha un reddito basso ripartono i consumi, dato che chi sta peggio ha una maggiore propensione marginale al consumo rispetto a chi è benestante” conclude Dona.

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Pil: Montanino (CsC), Reddito non aiuterà, servono cantieri in tutto il Paese

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Pensare che le misure ‘bandiera’ della Manovra possano spingere la crescita verso l’1% nel 2019 “è un atto eroico”. Andrea Montanino, capo economista di Confindustria, dopo l’ingresso dell’Italia in recessione, stima che l’aumento del Pil quest’anno sia più vicino allo zero. “Non sono fiducioso”, dice all’agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor, sull’impatto di Reddito di cittadinanza e ‘quota 100’ in chiave “espansiva”; mentre si dovrebbero subito “aprire cantieri in tutto il Paese” per rimetterlo in pista. “Nessuno va in recessione come noi – afferma – perché è vero che c’è un rallentamento in Europa e nel mondo, ma attenzione a dire che tutto dipende da quello, perché in Italia stiamo ampiamente peggio. Per raggiungere l’1% nel 2019 dovremmo crescere dello 0,5% già nel primo trimestre, ed è poco probabile”. La domanda interna “pesa moltissimo”, spiega, ma “la dimensione dei consumi è di mille miliardi l’anno, nella Manovra ci sono 11 miliardi per le misure principali, non sembra un numero significativo. Il Reddito ha un meccanismo complesso e prima che arrivi nelle tasche dei beneficiari ci vorrà del tempo, quindi non impatterà sulla prima parte dell’anno. In più abbiamo stimato che questa spesa riguarderà per una fetta significativa beni a basso valore aggiunto, quindi spesso importati”. Per quanto riguarda il Tfs, è probabile che non si trasformi in consumi, piuttosto in risparmio”. Invece “sbloccare le infrastrutture aiuterebbe moltissimo, anche il lavoro, le risorse ci sono”, dice.Montanino è meno preoccupato per i conti pubblici: “Siamo ampiamente sotto il 3% e questo è positivo. Non credo che si prospetti una manovra bis. Ma sarà importante la Legge di bilancio 2020 che parte già da 23 miliardi di clausole Iva da sterilizzare”. (fonte: Esclusive Radiocor – ilsole24ore.com)

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UNC: non basta più il reddito di cittadinanza

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

L’Istat stima che, nel 2017 il 28,9% dei residenti, ossia oltre una persona su quattro, è a rischio di povertà o esclusione sociale.”Anche se la percentuale è in leggerissimo miglioramento rispetto al 2016, si tratta di un dato non degno di un Paese civile, comunque peggiore rispetto al 2015, quando era il 28,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, non basta che il Governo con il reddito di cittadinanza si occupi delle persone povere, che sono l’8,4%, pari a 5 mln e 58 mila. C’è più di un italiano su quattro che andrebbe aiutato. Per questo serve anche una riforma fiscale che rimuova le cause della povertà” prosegue Dona.”Per troppi anni si sono alzate le tasse che non rispettavano il criterio della capacità contributiva fissato dall’art. 53 della Costituzione: dall’Iva alle accise sui carburanti, dagli oneri di sistema della luce a quelli del gas. Dobbiamo smetterla, insomma, di chiedere soldi a chi li ha finiti!” conclude Dona.

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