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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘reddito’

Reddito fisso: il rialzo dei tassi supporta i portafogli bilanciati conservativi

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager Moneyfarm. Il 2022 è iniziato all’insegna della volatilità, con un’inflazione galoppante e i prezzi dell’energia in aumento. Nei primi tre mesi dell’anno il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% annualizzato, meno delle attese e con un deciso rallentamento rispetto ai numeri del 2021. Lato Stati Uniti la situazione non migliora. Stando agli ultimi dati pubblicati dal Dipartimento del Commercio, nel 1° trimestre del 2022, il Pil Usa ha registrato una contrazione dell’1,4%, anche se un segnale positivo arriva dal rafforzamento dei consumi, che segnano un +3,1% dal +2,5% registrato nel quarto trimestre 2021. Per quanto riguarda l’inflazione, la situazione rimane difficile. Secondo le stime degli analisti, l’inflazione complessiva prevista sarà ancora molto elevata nei prossimi mesi, per poi imboccare una strada di discesa lenta verso l’obiettivo, risultando mediamente pari al 6,5% nel 2022, al 3,1% nel 2023 e all’1,9% nel 2024. Il Consiglio direttivo della Bce ritiene infatti probabile che l’inflazione si stabilizzi al suo obiettivo del 2% nel medio termine (temi che saranno approfonditi in vista del meeting di giugno). Da inizio anno le performance registrate su tutti i maggiori indici sono state negative.Concludendo, possiamo notare come i movimenti visti sui tassi d’interesse rappresentino una transizione strutturale: in Europa dopo circa 10 anni di tassi di interesse depressi e politiche monetarie accomodanti, ora vediamo un ritorno dei tassi al rialzo e di politiche monetarie restrittive. A regime, questo consentirà di interpretare il ruolo del reddito fisso governativo europeo in maniera più completa all’interno della costruzione del corretto profilo rischio/rendimento del portafoglio. (abstract) Fonte: http://www.moneyfarm.com

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Reddito fisso: dalla ripresa all’espansione

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2021

A cura di Gene Tannuzzo, Responsabile reddito fisso globale di Columbia Threadneedle Investments. Per tutto il 2021, la mano invisibile delle politiche monetarie accomodanti a livello mondiale ha sostenuto i mercati finanziari. Per il 2022 si profila invece uno scenario alquanto diverso. Dopo il ridimensionamento degli acquisti di attivi che abbiamo già avuto modo di osservare, dovremo prepararci a un contesto molto diverso per i tassi d’interesse a breve termine e mettere in conto rialzi per gran parte dei principali istituti centrali. Il venire meno del supporto monetario e le valutazioni iniziali onerose suggeriscono un approccio più selettivo al reddito fisso nel 2022. Nei periodi di recessione capita spesso che le agenzie di rating declassino le società le cui sorti economiche iniziano a essere sfavorevoli. Durante la pandemia, il volume di questi “angeli caduti” ha raggiunto livelli senza precedenti: 184 miliardi di dollari di obbligazioni societarie hanno perso il loro status investment grade (IG). Gestione aggressiva dei costi, spese per investimenti, dividendi, riacquisti di azioni e strutture di capitale: tutto ha aiutato a stabilizzare i saldi di cassa delle imprese. Il progressivo ritorno della domanda ha fatto crescere rapidamente i margini di profitto e il free cash flow, consentendo alle aziende di ripagare il debito e migliorare la propria qualità creditizia. Riteniamo che il 2022 sarà l’anno degli “astri nascenti”, in quanto molte società high yield verranno promosse e passeranno nella fascia investment grade. L’ondata di liquidità indotta dal Covid-19 ha riportato gli investitori nei mercati finanziari di tutto il mondo, spingendo le valutazioni a livelli storicamente onerosi in gran parte dei mercati obbligazionari liquidi. Le eccezioni degne di nota sono le obbligazioni meno liquide, meno seguite o meno incluse negli indici. Ciò vale in modo particolare per il credito strutturato e i municipal bond. Quasi il 40% dei mortgage-backed securities e asset-backed securities non è incluso in alcun benchmark, comprese gran parte delle opportunità più proficue di questo universo. La stessa dinamica si riscontra nel segmento dei municipal bond, dove la forte frammentazione, i volumi ridotti delle emissioni e la frequente assenza di rating creditizi fa sì che i benchmark di questa classe di attivi escludano spesso molte opportunità. In ogni caso, una strategia attiva e basata sulla ricerca può fare luce sul rapporto rischio/rendimento in queste aree per beneficiare di prospettive di ricavi e rendimenti più allettanti rispetto alle alternative passive. Nel 2022 ci aspettiamo che il filo conduttore del mercato si sposti dallo stato di shock e stupore innescato dalla pandemia alla tradizionale fase espansionistica del ciclo economico. In questo periodo gli investitori obbligazionari traggono molto meno vantaggio dalla detenzione di strumenti associati a un rischio di mercato generico, poiché le banche centrali si apprestano a mettere in atto le loro strategie di uscita. Un approccio più mirato, incentrato sul miglioramento dei bilanci aziendali e delle finanze dei consumatori, dovrebbe portare a migliori risultati nel 2022. http://www.columbiathreadneedle.it

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Mercati e tutela del reddito dei coltivatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2021

Garantire la reciprocità dei mercati e tutelare il reddito dei coltivatori sono in questo periodo due azioni più che mai fondamentali per proteggere l’agricoltura italiana ed europea – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Le ultime dichiarazioni del ministro Patuanelli vanno nella giusta direzione e mostrano che l’esecutivo ha ben presenti le urgenze da affrontare. Resta aperto il dibattito su quali strumenti utilizzare per raggiungere questi obiettivi.L’aumento dei costi di produzione e del prezzo delle materie prime colpisce anche il settore primario, rendendolo ancora più vulnerabile nei confronti delle produzioni extraeuropee – continua Tiso. Sono per questo necessari un adeguamento dei prezzi dei prodotti in entrata e una maggiore tutela del reddito degli agricoltori, con lo scopo di aiutarli a passare indenni questo momento di difficoltà. Se il settore primario ha mostrato di saper rispondere bene alla crisi sanitaria, i suoi punti deboli restano quelli di sempre. La concorrenza dei Paesi extraeuropei e la corsa al ribasso dei prezzi generano distorsioni di vario tipo, che facilitano per di più fenomeni di sfruttamento e illegalità come dimostrano i casi di caporalato emersi in questi giorni. La difesa del reddito agricolo resta una misura fondamentale, capace di generare effetti benefici a cascata che si riflettono anche sulla qualità delle produzioni. In questa fase di riassestamento dell’economia, è un punto fermo da cui ripartire.

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Reddito e ammortizzatori sociali

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

“Su Reddito di Cittadinanza e politiche attive del lavoro, per fare una riflessione seria, dobbiamo partire dai fatti. Il primo è che i 2/3 dei percettori del Reddito, come ha ricordato l’INPS, non sono direttamente occupabili. Non sono loro che “spiazzano” il mercato del lavoro, ma bensì persone per le quali, in molti casi, dobbiamo immaginare anche un percorso formativo di base. Il secondo, invece, è relativo ai percettori di NASPI, che sono 1,4 milioni. Ed essendo da poco usciti dal mercato del lavoro sono quelli, potenzialmente, più vicini al reinserimento. Le politiche attive, soprattutto in questo particolare momento storico, vanno viste in modo complessivo. Con un ragionamento che tenga conto di tutti questi aspetti, e che possa mettere in campo, grazie ai 5 miliardi del PNRR, gli strumenti giusti per la formazione di chi cerca lavoro e di chi il lavoro lo deve difendere. Almeno per un momento, sarebbe importante mettere da parte le posizioni ideologiche e lavorare, tutti insieme, per affinare quella rete di protezione sociale, che per troppo tempo è mancata al nostro Paese e che noi, con il Reddito e la Pensione di Cittadinanza, abbiamo introdotto. Le misure di sostegno al reddito, e di lotta alla povertà, sono presenti, già da anni, praticamente in tutta Europa ed un paese civile, come l’Italia, non può certo pensare di lasciare nessuno dei suoi cittadini ai margini della società. Senza il Reddito, nel 2020, 3,7 milioni di persone sarebbero state sotto la soglia di povertà, con un impatto devastante durante la pandemia. Lo strumento è altamente innovativo, ed oggi può fare da apripista ad una organica e strutturata riforma degli ammortizzatori sociali. Mettendolo così a sistema con tutte le altre misure di sostegno al reddito, che vanno necessariamente riorganizzate. Non troviamo scuse per non affrontare i problemi reali. Per troppi anni questo Paese non è stato in grado di reinserire le persone nel mondo del lavoro, e la collaborazione tra i livelli istituzionali è spesso mancata. Ora va cambiata rotta”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Bankitalia: 30% famiglie ha percepito meno reddito

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2021

Secondo la nota di Bankitalia, il 30 per cento delle famiglie (29,9%) dichiara di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia. “Dati preoccupanti, che diventano drammatici per alcune categorie come i lavoratori autonomi, per i quali la percentuale sale al 45,1%, sommando quelli per i quali il reddito si è ridotto di meno del 25 per cento (20,9%), tra il 25 e il 50 (14,9%) e più del 50% (9,3%). Ancora peggio va per i disoccupati: ben il 56,9% ha visto diminuire le proprie entrate mensili” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Cifre che dimostrano l’urgenza di una riforma fiscale che riduca quei tributi che gravano su tutti indipendentemente dalla capacità contributiva, come ad esempio gli oneri di sistema sulle bollette di luce e gas o l’Iva sui beni necessari come le mascherine e i dispositivi medici che dal 1° gennaio 2021 è tornata, come se la pandemia fosse finita” conclude Dona.

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In arrivo il ‘Reddito di Libertà’ per le donne vittime di violenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

E’ approdato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Dicembre 2020 che ripartisce tra le regioni le risorse del «Fondo per il reddito di liberta’ per le donne vittime di violenza» e ne stabilisce i criteri di fruizione. Si tratta di fondi incrementati dal decreto “rilancio” del 2020 e stanziati “al fine di contenere i gravi effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da Covid 19, in particolare per quanto concerne le donne in condizione di maggiore vunlerabilità nonché di favorire, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di automia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà”.Il reddito di libertà è un contributo mensile di massimo 400 euro pro-capite erogato per massimo 12 mesi e destinato alle donne, sole o con figli minori, seguite da centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Il fine è sostenere le spese per assicurare l’autonomia della donna, abitativa innanzitutto, l’acquisizione dell’autonomia personale e il percorso scolastico e formativo dei figli minori.Per fruirne occorrerà presentare un’istanza all’INPS, sulla base di un modello predisposto contenente un’autocertificazione dell’interessata, con allegata la dichiarazione firmata dal rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la stessa, che ne attesti il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso e la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che ne attesti lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente.E’ la stessa INPS che poi erogherà il reddito, nei limiti dei fondi assegnati a ciascuna regione. Il reddito di libertà è compatibile con altri strumenti di sostegno come il reddito di cittadinanza.Occhi puntati, per chi fosse interessato, sul sito INPS Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo

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Istat: giù consumi, potere d’acquisto e reddito

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2021

Secondo i dati Istat resi noti oggi, nel 2020 la spesa per consumi finali è scesa del 10,9%, il potere d’acquisto del 2,6%, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici del 2,8%.”Peggio di così non si può! Dati disastrosi!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ma il dramma è che, purtroppo, nei primi mesi del 2021 la situazione non è certo migliorata. Fino a che se si va avanti con il lockdown, la condizione economia degli italiani non potrà migliorare. O le vaccinazioni ci consentiranno di riaprire tutto, senza alcuna restrizione, almeno a partire da giugno, rilanciando anche il turismo, strategico per molte famiglie, oppure per molti ci saranno guai irreversibili” prosegue Dona. “Sostegni e ristori possono tamponare la crisi nel breve periodo, ma dopo un po’ diventano un palliativo” conclude Dona.

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Istat: giù consumi, potere d’acquisto e reddito

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Secondo i dati Istat resi noti oggi, nel quarto trimestre del 2020, rispetto al trimestre precedente, il reddito disponibile delle famiglie è sceso dell’1,8%, il potere d’acquisto del 2,1%, la spesa per consumi del 2,5% “Dati disastrosi! Effetto lockdown! Dopo il buon rimbalzo del terzo trimestre, l’Italia riprecipita nel tunnel della crisi per via delle misure restrittive reintrodotte a partire dal Dpcm del 3 novembre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Questi dati dimostrano che se si va avanti con il lockdown anche nel secondo trimestre di quest’anno, il rimbalzo atteso nel 2021 diventerà un miraggio. Altro che Pil tendenziale al 4,1%! Insomma, o le vaccinazioni ci consentiranno di riaprire tutto almeno a maggio, facendo decollare i consumi, oppure l’Italia è nei guai” prosegue Dona.”Inoltre servono misure più incisive a sostegno del reddito delle famiglie. Se non ci sono i soldi, infatti, difficilmente potranno essere spesi” conclude Dona.

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Liquidità ed ESG alla base della nuova gamma di ETF sul reddito fisso di LGIM

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

Londra. Legal & General Investment Management (LGIM) annuncia oggi il lancio della sua gamma di ETF core sul reddito fisso elaborata per gli investitori wholesale e istituzionali del Regno Unito ed Europa.Costituita da cinque fondi, la gamma risponde alla crescente esigenza degli investitori di ottenere un’esposizione al reddito fisso core che integri considerazioni ESG e di liquidità. In tutta la gamma, LGIM attinge all’esperienza dei suoi team specializzati negli investimenti attivi e indicizzati nel reddito fisso, che gestiscono complessivamente 236 miliardi di dollari americani: in questo modo, può aggiungere quel valore che potrebbe essere altrimenti perso con le inefficienze dell’investimento indicizzato, a vantaggio degli investitori.Tutti e cinque gli ETF core sul reddito fisso saranno quotati alla Borsa di Londra (LSE): due di questi – l’L&G ESG Emerging Markets Government Bond UCITS ETF e l’L&G ESG China Bond UCITS ETF – saranno anche quotati in Borsa Italiana e su Deutsche Boerse.Rispetto ai tradizionali ETF sul reddito fisso, queste soluzioni permettono di ottenere un’esposizione maggiore ai green bond e agli emittenti con i punteggi ESG più elevati, pur mantenendo un profilo di rischio / rendimento simile agli indici tradizionali. La gamma esclude anche l’ultimo quintile di emittenti sulla base dei loro punteggi ESG, nonché alcuni settori come produttori di armamenti controversi, società di estrazione di carbone termico, produttori di tabacco, sabbie bituminose (dal 29 gennaio 2021) e coloro che violano il Global Compact delle Nazioni Unite.L’indice elaborato da LGIM utilizza un approccio attento alla liquidità, che include soglie di emissione minime più alte rispetto ai benchmark tradizionali con l’obiettivo di migliorare il profilo di liquidità complessivo. Gli indici sono appositamente ottimizzati per la liquidità, il bilanciamento del portafoglio e anche la liquidità delle singole obbligazioni, rispetto a potenziali trade off di performance.Valorizzando l’esperienza di LGIM negli investimenti indicizzati nel reddito fisso, la strategia dei nuovi ETF affronta in modo trasparente il tema delle inefficienze comunemente riscontrate nell’index investing. Questi indici sono stati progettati per evitare i crowded trades e gestire la liquidità in modo più efficiente. Di conseguenza, gli investitori in questi ETF hanno l’opportunità di trarre vantaggio dalla cosiddetta “price reversion” che può essere intercettata evitando il crowded bond selling – questi ETF possono rimanere investiti in “fallen angel” per un massimo di sei mesi dopo il downgrade e rimanere investiti in obbligazioni più vicine alla maturity. Reinvestiranno immediatamente la liquidità generata dalle cedole anziché trattenerla fino alla fine del mese, come avviene comunemente negli indici obbligazionari tradizionali.Per soddisfare questi requisiti della loro progettazione, LGIM ha collaborato con un index partner che ha una vasta esperienza nella gestione di indici obbligazionari, nonché un solido processo di integrazione dei parametri ESG. In collaborazione con JPMorgan, la gamma di ETF valorizzerà al meglio l’approccio ESG che incorpora sia dati ESG esterni riconosciuti sia quelle esclusioni spesso richieste da investitori e asset manager sensibili a queste tematiche.Giancarlo Sandrin, Country Head Italy di LGIM, ha aggiunto: “I nostri clienti italiani sono sempre più attenti e sensibili alle tematiche ESG dei loro portafogli e con questi nuovi ETF core sul reditto fisso possiamo mettere a disposizione strumenti che uniscono il tema della sostenibilità con quello della liquidità, e valorizzano la nostra esperienza negli investimenti indicizzati. In questo modo, possiamo ampliare ulteriormente la gamma e la varietà di soluzioni sul mercato italiano”.Il lancio della gamma di questi ETF core sul reddito fisso porta la gamma complessiva di ETF di LGIM a 33 fondi, tra la sua suite principale e quella tematica, per un totale di asset in gestione di €6.2 miliardi. Inoltre, questo lancio avviene dopo che una recente ricerca di ShareAction (Voting Matters, 2020) ha evidenziato la posizione leader di LGIM tra gli asset manager per le sue attività di voto ed engagement su temi ESG.

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Ricercare reddito negli strumenti di credito

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments byGene Tannuzzo Vice responsabile reddito fisso globale. La risposta aggressiva della Federal Reserve statunitense alla pandemia di coronavirus ha spinto i rendimenti dei titoli di debito rifugio vicino allo zero, rendendo i portafogli “a basso rischio” sempre più vulnerabili alla volatilità dei prezzi ascrivibile ai tassi d’interesse. A nostro avviso la Fed manterrà questo orientamento accomodante per diversi anni, il che potrebbe impedire un netto aumento dei rendimenti. Tuttavia, ciò non implica necessariamente un calo dei rendimenti, e il rischio appare asimmetrico dato che i bassi rendimenti non riescono a proteggere da un incremento anche solo modesto dei tassi.Di conseguenza, gli investitori dovrebbero considerare la possibilità di bilanciare il rischio di tasso d’interesse concentrandosi su aree del mercato obbligazionario maggiormente incentrate sul credito. Gli sforzi della Fed per spingere al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato di alta qualità stimolano notevolmente la domanda di strumenti creditizi, in quanto obbligano gli investitori ad assumere posizionamenti più rischiosi al fine di generare reddito. Questa domanda, unita alle prospettive di un’ulteriore crescita economica, depone complessivamente a favore degli strumenti creditizi.Rimanere flessibili e continuare a diversificare. Dopo un sostanzioso rally durante il quale i prezzi hanno recuperato il 20% o più, attualmente nella maggior parte dei segmenti del reddito fisso la compensazione del rischio è inferiore alla media di lungo periodo. Anche in termini di valore relativo il quadro appare equo, a suggerire che un approccio diversificato all’allocazione settoriale può produrre risultati corretti per il rischio migliori di quelli ottenuti con un’allocazione più concentrata.Ravvisiamo l’opportunità di diversificare il rischio di credito ripartendolo tra debito societario, debito pubblico e debito al consumo, aree che hanno tutte registrato un notevole miglioramento dopo la fase acuta della crisi. Altrettanto importante è che gli investitori rimangano flessibili e pronti a ribilanciare i portafogli in caso di variazioni sul fronte del valore relativo. L’agilità sarà probabilmente un fattore chiave per massimizzare i rendimenti nel 2021, in quanto consentirà agli investitori di preservare l’equilibrio tra il reddito e la protezione del capitale.La selezione dei titoli dovrebbe rivelarsi un significativo driver di sovraperformance. Secondo il nostro scenario di riferimento, l’economia continuerà a recuperare terreno per tutto il 2021, anche se con una maggiore differenziazione tra i vincitori e i vinti della pandemia. Il cambiamento delle dinamiche della domanda e la prospettiva di una ripresa disomogenea influiranno sui settori e sugli emittenti in modi radicalmente diversi. Riteniamo che anziché essere passivamente esposti al rischio di mercato, gli investitori debbano concentrarsi sulla selezione dei titoli per evitare potenziali scenari negativi che possano ridurre notevolmente le opportunità di reddito e di rendimento totale. Un’efficace ricerca sul credito in grado di individuare le tendenze potenzialmente più durature (soprattutto quelle che si traducono in un calo permanente della domanda) costituisce uno strumento indispensabile nell’odierno contesto di bassi rendimenti. Nel 2021 la selezione dei titoli potrebbe rivelarsi lo strumento di gestione del rischio più valido nel reddito fisso.

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Le azioni aurifere sono sempre più una fonte di reddito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Dopo la fusione tra Barrick e Randgold e la successiva acquisizione di Goldcorp da parte di Newmont, entrambe le società hanno costantemente mostrato di volersi focalizzare sui rendimenti per gli azionisti piuttosto che sull’aumento dei volumi gestiti. Entrambe hanno aumentato i dividendi ed enfatizzato il fatto che dispongono di asset dalla durata e dalla diversificazione ritenuti adatti per mantenere questi pagamenti per molto tempo. Tutto ciò non è passato inosservato alle altre società del settore, molte delle quali si stanno sforzando per raggiungere questi risultati, né agli investitori in cerca di reddito. Questo aspetto è stato messo in mostra nel report di Berkshire Hathaway, che quest’anno si è esposta a Barrick per 500 milioni di dollari. Molti sono rimasti stupiti dato che Warren Buffet è sempre stato considerato scettico nei confronti dell’oro, avendo egli stesso affermato che “manca di utilità” e “non produce nulla”.In ogni caso, questa mossa evidenzia l’attuale forza intrinseca del settore estrattivo connesso al metallo giallo, che poi è ciò che gli permette di sostenere l’aumento dei dividendi, quando tutti gli altri settori hanno dovuto tagliarli. I rendimenti aggregati sono sempre stati il fulcro della filosofia di investimento di Buffet e, dopo molti anni passati ad inseguire unicamente la crescita, le imprese nel settore si sono ora maggiormente concentrate nell’aumentare i ritorni e restituire parte dei guadagni che hanno generato agli azionisti. Ci aspettiamo che sempre più investitori generalisti inizieranno ad osservare più attentamente questo settore e che le imprese che vi operano inizino ad indirizzare il loro business sempre di più verso l’attrazione di questo gran numero di investitori di lungo periodo.Ci aspettiamo che l’attuale prezzo dell’oro resti stabile; la combinazione tra rendimenti reali negativi, importanti stimoli fiscali da parte delle banche centrali e un dollaro indebolito sosterrà la domanda. La correlazione negativa tra oro e rendimenti reali è ormai più che acclarata e i recenti interventi delle banche centrali hanno rafforzato la possibilità di utilizzare oro e azioni aurifere come fattore di diversificazione del portafoglio nel lungo periodo.Confermiamo anche la nostra previsione sul potenziale di crescita di questi titoli, nonostante gli alti guadagni già conseguiti quest’anno. Le azioni forniscono certamente una leva positiva nei confronti dell’aumento del prezzo dell’oro; tuttavia, anche se le sue quotazioni dovessero mantenersi all’interno del range attuale, è pur sempre vero che le società del settore stanno godendo di margini e produttività molto elevati e, nella maggior parte dei casi, di alti livelli di flussi di cassa netti. I bilanci sono solidi, i team di management sono cresciuti, il loro focus è maggiormente concentrato sui flussi monetari e sui rendimenti e meno sui volumi.Inoltre, dato che gli investitori sono attenti alle implicazioni di lungo periodo della pandemia, è probabile che aumenti la loro diffidenza verso l’esposizione ai debiti sovrani. Questo accresce ulteriormente l’attrattiva dell’oro e, se la commodity in sé non offre opportunità di reddito, le azioni lo fanno tramite i dividendi, che stanno crescendo sempre di più.In sintesi, guardando al futuro, se da un lato c’è incertezza rispetto al quadro macroeconomico, dall’altro, a nostro avviso, possiamo essere certi che l’oro e le azioni aurifere continueranno a rivestire un ruolo strategico all’interno di un portafoglio.

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Istat: crollano i consumi e diminuisce fortemente il reddito disponibile delle famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Segnali che sicuramente vanno letti alla luce del periodo di lockdown che il Paese ha attraversato, ma che indicano anche la situazione di forte difficoltà che le famiglie stanno fronteggiando.La contrazione del reddito disponibile, infatti, inciderà sull’andamento del mercato, con ripercussioni importanti anche sul versante della produzione.Di fronte a questa situazione è indispensabile che il Governo assuma scelte coraggiose e determinate per superare questa delicata fase storica. E che lo faccia in tempi rapidi. È ormai troppo tempo che si discutono piani e programmi per usufruire dei fondi europei: ora bisogna passare all’azione.Nel dettaglio è necessario predisporre misure strutturali per lo sviluppo, destinate a rilanciare l’economia e l’occupazione.In tale quadro non si può e non si deve lasciare indietro il MES: un’opportunità irripetibile per rimettere in sesto il sistema sanitario, con il duplice vantaggio di disporre di risorse adeguate per far fronte all’emergenza sanitaria, per rendere il servizio sanitario nazionale più efficiente e rispondente alle esigenze dei cittadini, nonché per consentire all’Italia di convogliare le risorse necessarie sugli investimenti indispensabili per la ripresa economica.I provvedimenti adottati e programmati in questa fase non dovranno limitarsi a misure di carattere emergenziale: è importante prevedere misure strutturali capaci di restituire al Paese opportunità di crescita e sviluppo nel medio e lungo periodo.

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Lavoro: Serracchiani, rivedere reddito di cittadinanza

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

“Non c’è contrarietà a uno strumento di lotta alla povertà ma le politiche attive del lavoro sono un’altra cosa e vanno riviste”. Lo ha detto oggi a Trieste la presidente della commissione Lavoro alla Camera Debora Serracchiani, nel corso di un incontro pubblico.
“Dobbiamo fare un intervento profondo sulle politiche attive del lavoro – ha spiegato l’esponente dem – attraverso la formazione, la riqualificazione professionale, un contatto più forte e indirizzato con l’università per andare incontro a richieste del mondo del lavoro. Andranno fatti degli esami individuali per ogni singolo bisogno del lavoratore e per farlo occorre un rapporto diretto che ora non c’è”.
Per Serracchiani “bisognerà riqualificare numeri grandissimi di lavoratori, di interi settori anche molto strutturati. Quello che è stato fatto fin qui rispondeva a criteri di emergenza che non possono più bastare”.

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Scuola: “Impieghiamo i percettori di reddito di cittadinanza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Ci riferiamo a quelli che non sono ancora occupati, per colmare nelle scuole le carenze di organico tra i collaboratori. Un modo semplice ed efficace che garantirebbe un’occupazione stabile a migliaia di italiani, ma soprattutto riuscirebbe a dare un concreto contributo per risolvere l’emergenza sanitaria nelle scuole. Con l’inizio dell’anno scolastico sarà indispensabile una maggiore presenza a supporto delle attività quotidiane. L’impiego dei percettori di reddito di cittadinanza, all’interno dei plessi scolastici per intensificare l’attività di sorveglianza, igienizzazione e pulizia arredi e locali. Se davvero la maggioranza ha a cuore la scuola, voti a favore del nostro Ordine del Giorno”.E’ quanto hanno dichiarato i deputati di Fratelli d’Italia, Carmela Ella Bucalo e Paola Frassinetti, rispettivamente responsabile scuola del dipartimento istruzione di Fdi e vicepresidente commissione Cultura.

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Inps/Bankitalia: lavoratori in Cig hanno perso il 27,3% del reddito

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Secondo i dati resi noti dall’Inps e dalla Banca d’Italia, nei mesi di marzo e aprile in media ogni lavoratore in Cig-Covid ha perso il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.”Dato allarmante e preoccupante, visto che riguarda il 40% dei dipendenti del settore privato. Inoltre va considerato che già nel primo trimestre 2020, secondo i dati Istat, il reddito disponibile lordo è sceso sul trimestre precedente dell’1,6% e che, di conseguenza, i consumi sono crollati del 6,4%. Una situazione già grave, destinata inevitabilmente a peggiorare nel secondo trimestre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le misure di sostegno dei redditi adottate a partire dal Cura Italia, insomma, hanno certo consentito di contenere la caduta del redditi e del potere d’acquisto delle famiglie, ma non abbastanza. Bisogna ridare in fretta capacità di spesa ai ceti medi e medio-bassi o la caduta dei consumi, e di conseguenza del Pil, avrà effetti disastrosi per il Paese” conclude Dona.

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Bankitalia: colpito reddito metà popolazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Secondo l’indagine straordinaria di Bankitalia, per via del Covid oltre la metà della popolazione, il 50,8%, ha subito una riduzione del reddito.”Certo il dato preoccupa, ma quello che conta davvero è il reddito di partenza, non la contrazione subita. Quello che deve mettere in allarme il Governo, è che, secondo Bankitalia, già prima dell’emergenza Covid, per quasi metà delle famiglie, il 48,2%, il reddito a disposizione non bastava per arrivare a fine mese, tra molte e qualche difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Più che ritoccare l’Irpef, quindi, unica imposta progressiva rimasta, unica a rispettare l’art. 53 della Costituzione, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l’Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l’aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona” prosegue Dona.”Se proprio si vuole toccare l’Irpef, è la prima aliquota che andrebbe ridotta, non certo quella intermedia del 38%, non solo per un fatto di equità, ma perché per quella fascia della popolazione la propensione marginale al consumo è inferiore e, quindi, il maggior reddito disponibile non andrebbe in consumi ma in maggiore risparmio” conclude Dona.

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Azionariato europeo: L’opzione più interessante per un reddito resiliente

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2020

A cura di Matthew Van de Schootbrugge, Gestore di portafoglio di Columbia Threadneedle Investments. Storicamente, gli investitori in cerca di reddito (e di beni rifugio), specialmente in Europa, acquistavano titoli di Stato. Il perché è presto detto: basta fare un salto indietro, all’inizio del 2002, per vedere che i Bund tedeschi a 10 anni rendevano oltre il 5%. Niente male con l’inflazione sotto al 3%, soprattutto se si considera che quei titoli erano garantiti da un emittente AAA.La crisi finanziaria globale del 2008/2009 ha cambiato le carte in tavola. Gli investitori in titoli di Stato italiani, greci o spagnoli hanno visto schizzare alle stelle i rendimenti e precipitare i valori patrimoniali, sulla scia delle preoccupazioni relative all’aumento del debito pubblico e dei rischi di insolvenza; i rendimenti dei Bund tedeschi invece sono crollati bruscamente, a fronte della fuga verso la sicurezza degli investitori.Un decennio dopo, nel bel mezzo di un’altra crisi e dopo una raffica di potenti misure di stimolo da parte delle banche centrali, molti titoli di Stato europei offrono rendimenti alquanto trascurabili, talvolta persino negativi. Gli investitori alla ricerca di reddito devono guardare altrove.Ed è qui che entrano in gioco le azioni europee, capaci di offrire una fonte di reddito ben superiore e più affidabile rispetto ai bond. Nel corso dell’ultimo decennio le azioni hanno generato rendimenti regolari compresi tra il 3% e il 4%, mentre quelli delle obbligazioni sono calati a fronte di un aumento della volatilità. Con un rendimento attualmente vicino al 4,5%, le azioni europee appaiono interessanti, pur mettendo in conto un probabile taglio dei dividendi a seguito di una recessione. I rendimenti di questi titoli risultano particolarmente appetibili rispetto quelli degli omologhi asiatici e statunitensi.L’appetibilità dei rendimenti da dividendo in Europa è in parte dovuta alla capacità delle aziende di migliorare i margini mediante efficienze operative. Ciò ha rafforzato i flussi di cassa e i bilanci, aumentando inoltre i payout ratio (rapporto dividendi/utili), a tutto vantaggio degli azionisti.
Ma cosa succede nelle fasi di elevata volatilità sui mercati azionari, come quella che stiamo attraversando ora? Come possono fare gli investitori per assicurarsi di beneficiare sia di un rendimento discreto (minimizzando al contempo i rischi di perdita di capitale) sia di una crescita del capitale sul lungo periodo quando giungerà la ripresa?Le strategie che investono nelle società di qualità più alta in Europa sono ben posizionate per offrire un rendimento interessante e proteggere dalla perdita di capitale. Non vi sono dubbi che le loro azioni siano crollate rovinosamente, come anche i mercati finanziari di tutto il mondo, ma le società con bilanci solidi, un’elevata redditività del capitale e flussi di cassa sostenibili e visibili, sostenuti da una crescita strutturale a lungo termine, hanno tutte le carte in regola per superare la contrazione economica e beneficiare della ripresa.Quando investiamo, ci orientiamo sulle società dotate di potere di prezzo, in grado di fornire un’ulteriore protezione dai ribassi. Stiamo invece alla larga dalle società in difficoltà, caratterizzate da bassa qualità e rendimenti elevati, che risultano vulnerabili in un contesto di recessione. Tra gli investimenti tipo rientrano la società farmaceutica GlaxoSmithKline, l’assicuratore Tryg e Vodafone.Da quando ho iniziato a occuparmi maggiormente di strategie income europee, ho incrementato le ponderazioni nei titoli di qualità superiore e in special modo nelle società che esibiscono un punteggio più alto sotto il profilo dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). Gli aspetti ESG costituiscono un ulteriore livello di analisi che ci aiuta a valutare la qualità di un’azienda. A tale riguardo, disponiamo di un team globale di 12 persone[1] dedicato all’investimento responsabile e all’analisi ESG.
Miriamo a offrire un rendimento più alto di almeno il 10% rispetto all’indice di riferimento MSCI Europe. A tale scopo ci concentriamo sulla selezione bottom-up dei titoli anziché su specifiche ponderazioni settoriali, prediligendo modelli di business solidi il cui vantaggio competitivo è trainato dalle dimensioni e dalla tecnologia. Stiamo invece alla larga da quei segmenti resi difficoltosi dalle innovazioni tecnologiche con effetti dirompenti, dall’infittirsi della concorrenza e dai tassi d’interesse bassi.
Questo approccio d’investimento di tipo bottom-up comporta una minore preoccupazione per le considerazioni di mercato a breve termine e una maggiore enfasi sulla comprensione approfondita delle singole società. Le nostre strategie detengono 30-50 titoli a fronte dei 438 che compongono l’indice MSCI Europe, per cui non rispecchiano la performance dei più ampi mercati azionari europei.Per contribuire a sostenere la crescita del capitale sul lungo periodo, ci avvaliamo di un approccio “barbell” che combina titoli a rendimento elevato con le azioni growth, spesso caratterizzate da rendimenti inferiori, verso cui nutriamo più convinzione. La combinazione è calibrata in modo tale da generare una performance del capitale discreta sul lungo periodo e un reddito superiore alla media.Poiché i mercati obbligazionari europei offrono rendimenti estremamente contenuti ed essendo ben difficile che la situazione cambi nel futuro prossimo, sono subentrate le società di altissima qualità, capaci di offrire una fonte di reddito quanto mai necessaria. Benché le loro quotazioni azionarie siano scese con il resto dei mercati finanziari e alcuni dividendi possano essere a repentaglio, le più valide tra queste aziende hanno tuttora le carte in regola per proteggersi dalla recessione e crescere quando si materializzerà la ripresa.

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Reddito di emergenza: Non dimentichiamo i poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 Maggio 2020

Caritas Italiana ha auspicato sin dall’inizio la necessità di introdurre, in questa fase così delicata per il nostro paese, il Reddito di Emergenza (Rem) per non lasciare indietro nessuno, garantendo e tutelando tutti, quindi ogni persona, a partire da quelle più fragili e più deboli. Nella consapevolezza che – come ci ha ricordato Papa Francesco – “il conto più pesante della pandemia lo pagano i poveri”.Occorre dunque una misura straordinaria, a tempo, costruita per raggiungere, nel modo più semplice e rapido possibile, chiunque sia in difficoltà e non riceva altri interventi pubblici. A rafforzare la convinzione che una misura così disegnata sia urgente e importante sono le situazioni di bisogno che le Caritas intercettano quotidianamente sui territori da quando l’emergenza Covid-19 è esplosa: l’aumento considerevole di nuove famiglie e persone che si rivolgono ai nostri centri e servizi, condizioni di vulnerabilità che rischiano di far scivolare in povertà altre centinaia di migliaia di persone, se non si interverrà tempestivamente.Caritas Italiana si fa pertanto voce delle 218 Caritas diocesane che vivono con trepidazione l’attesa del nuovo Decreto governativo, che conterrà le indicazioni in materia di Rem. Esprime la propria preoccupazione sulle effettive caratteristiche che assumerà la misura in via di elaborazione, auspicando che vada nella giusta direzione. In ogni caso, come già fatto in passato, Caritas Italiana assicura la propria disponibilità a una piena collaborazione nei territori affinché l’attuazione del Rem si realizzi nel modo migliore possibile.

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Coronavirus: Serracchiani-Madia, in dl Aprile reddito a tirocinanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

“Nel Decreto di aprile bisognerà provvedere ai giovani il cui tirocinio extracurriculare è stato sospeso o terminato in anticipo. Si dovrà incentivare il lavoro agile, per consentire la prosecuzione dei tirocini in smart working, retribuiti da parte dell’azienda e quindi senza onere per lo Stato. Oppure dovrà essere riconosciuto l’accesso al reddito di emergenza o ad altro strumento idoneo a consentire loro di mantenersi. È una necessità sociale e morale, per riconoscere la dignità del loro lavoro”. Lo affermano le deputate dem Debora Serracchiani e Maria Anna Madia, rispondendo a un appello delle Federazioni italiane dei Giovani Democratici. “I dati più recenti individuano in oltre 350mila i tirocinanti che – spiega Serracchiani – troppo spesso sono utilizzati come lavoratori sottopagati e sottotutelati, svolgendo però le mansioni di lavoratori effettivi. Passano da un tirocinio all’altro senza mai risultare veri dipendenti e perciò senza benefici quali ferie, malattia o contributi: è una delle storture del mercato del lavoro italiano”. “Per coloro il cui stage non è proseguibile in modalità agile – ribadisce Madia – bisogna provvedere con un sostegno diretto. Infatti, quando allo scoppio dell’emergenza COVID-19 in molte regioni è stato interrotto il percorso e la retribuzione dei tirocinanti, per essi non è stata prevista né cassa integrazione né assegno di disoccupazione, e non sono beneficiari di alcuna forma di tutela emergenziale all’interno del Decreto”.Per Serracchiani “è doveroso intervenire anche per preservare la continuità di percorsi formativi e professionalizzanti per figure di cui il nostro Paese avrà bisogno nel momento della ripartenza economica, alla quale il dl Aprile deve essere per forza proteso. In questo sforzo – conclude – devono essere coinvolte anche le Regioni”.

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Covid: 3,4 milioni di famiglie hanno perso più del 50% del reddito

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

10.800.000 famiglie hanno visto calare il proprio reddito a causa del Covid-19; questa una delle evidenze emerse dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat. Andando ancora più nello specifico, circa 2.223.000 famiglie hanno visto sparire oltre il 50% del reddito familiare e 1.179.000 famiglie hanno addirittura perso il 100% delle entrate. A soffrire maggiormente sono le famiglie che risiedono nel Meridione, quelle monoreddito e quelle con figli minorenni. Dividendo i dati per professioni, i nuclei familiari in maggiore difficoltà sono quelli dei liberi professionisti, piccoli imprenditori e lavoratori autonomi.
Il calo dei redditi ha messo in crisi molti italiani; a livello nazionale un rispondente su 5 (19,4%), pari a circa 3.586.000 famiglie, ha dichiarato di trovarsi già oggi in una situazione di difficoltà economica, mentre il 38,7% degli intervistati, vale a dire 7.148.000 famiglie, pur dichiarando di non essere in questo momento in difficoltà, ritiene di potercisi trovare a breve se la situazione non migliorerà.

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