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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

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Il governo si ritiri dalla competizione referendaria

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2016

la-costituzione-della-repubblica-italianaNota informativa di Raniero La Valle sulla Conferenza stampa dei Comitati del NO del 20 luglio scorso alla Camera dei Deputati:
Si è tenuto il 20 luglio alla Camera dei Deputati una conferenza stampa dei Comitati per il NO nel referendum costituzionale. Hanno parlato per il Comitato dei popolari il presidente Giuseppe Gargani, per il Comitato per il NO del Coordinamento per la democrazia costituzionale il prof. Alessandro Pace, Alberto Benzoni per i socialisti per il NO e un rappresentante dei “presidenzialisti per il NO”. Sono intervenuto anch’io a nome dei Comitati Dossetti per la Costituzione e dei Cattolici per il NO.
Ho ricordato che i Comitati Dossetti per la Costituzione in più occasioni hanno chiesto il rinvio delle riforme costituzionali alla prossima legislatura, nella quale esse potranno essere condotte a buon fine con uno stile diverso, contenuti diversi e con un Parlamento legittimato.Quanto al Comitato dei Cattolici per il NO ho ribadito le ragioni dell’opposizione alla riforma in atto, come hanno fatto gli altri relatori, ciascuno a partire dalle proprie posizioni.
Ho sollevato però una questione ulteriore. Gli avvenimenti in corso confermano la diagnosi, formulata per primo dal papa, secondo la quale è cominciata la terza guerra mondiale “a pezzi”.Essa però ha cambiato natura, non è più formalmente una guerra tra Forze Armate opposte – anche se con vittime “collaterali” sempre più numerose tra la popolazione civile – ma una guerra di Entità armate, regolari e irregolari, contro le popolazioni civili. Pertanto la strage dei civili, già preponderante nelle precedenti guerre, è diventata il contenuto stesso della guerra attuale. Nessuno la mattina può più uscire di casa sapendo che di sicuro ci potrà tornare, che sia a Nizza, a Parigi, a Bruxelles o a Dacca. Il mondo è diventato troppo pericoloso per continuare a farlo andare così. Per molto tempo il mondo è stato pericoloso per i popoli delle colonie, per quelli che chiamavamo ed erano sottosviluppati. Adesso il mondo è diventato pericoloso anche per noi, non solo i ricchi hanno le armi, ormai ogni persona, se ha perso ogni valore della propria vita, può diventare un’arma contro tutti gli altri.
La popolazione civile, diventata uno dei soggetti belligeranti, non può né combattere, né vincere questa guerra come facevano i soggetti armati protagonisti delle guerre precedenti. Slogan come: tutti uniti nella guerra al terrorismo, non hanno alcun significato, e l’appellarsi alle stragi di Nizza o alla repressione in Turchia per propagandare il SI al referendum è del tutto pretestuoso e offensivo della verità e del buon senso. Però proprio l’appellarsi al terrorismo ai fini della riforma, come ha fatto la ministra Boschi, permette di mettere in luce la vera responsabilità del governo. Il modo per la popolazione civile di combattere questa guerra è la politica, e la sua vittoria è il conseguimento della pace. Per fare una politica di uscita dalla guerra e di costruzione della pace ci vuole un governo, che se ne faccia strumento facendo valere l’unità del popolo. Allora la proposta è questa: per uscire dalla terza guerra mondiale che ha il suo epicentro nel Mediterraneo e in Medio Oriente, occorre ripetere l’esperienza della Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che ad Helsinki dal 3 luglio 1973 al 1 agosto 1975 realizzò il miracolo di mettere fine alla guerra fredda e alla minaccia reciproca di distruzione nucleare. Alla conferenza parteciparono tutti i Paesi europei più Stati Uniti e Unione Sovietica. Cardini degli accordi per realizzare la sicurezza e mantenere la pace fu l’impegno a non modificare con la forza le frontiere esistenti, e il rispetto dei diritti umani. Oggi l’Italia potrebbe farsi promotrice, e preparare diplomaticamente, una Conferenza per la sicurezza e la cooperazione nel Mediterraneo e in Medio Oriente, con la partecipazione di tutti gli Stati interessati e anche della Umma musulmana e delle Chiese cristiane d’Oriente. Anche qui i cardini sarebbero il rispetto della integrità territoriale degli Stati dell’area nelle loro legittime frontiere (compresi Iraq, Siria, Libano, Israele e Palestina) e il rispetto dei diritti umani.
Però questo il nostro governo non lo può fare perché invece di essere espressione dell’unità del Paese, oggi ne è esso stesso il primo divisore, spaccando il Paese nella contrapposizione tra fronte del SI e fronte del NO nella cruciale partita della Costituzione su cui è stata costruita l’unità della Repubblica. In tal modo il governo rinunzia al suo vero ruolo e combatte una partita del tutto estranea alle vere urgenze poste dalla crisi in atto mentre l’Italia e il mondo tutto sono in condizioni di massimo pericolo.
Perciò la proposta che ho formulato è che il governo si ritiri dalla competizione per il referendum costituzionale, assuma una posizione neutrale, lasci combattere questa partita ai Comitati del Si e del No e alle forze politiche e partiti esistenti, lasciando la riforma costituzionale al suo destino. Il governo potrebbe allora ricomporre l’unità del Paese per giocarla sul piano internazionale – europeo e mondiale – in una grande iniziativa e un grande progetto di unità e di pace, adempiendo veramente al dettato degli articoli 10 e 11 della Costituzione, per la costruzione di un ordine di giustizia e di pace tra le nazioni.

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La battaglia referendaria non è finita

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Il superamento alla grande del quorum e la valanga dei SI sono un risultato eccezionale, merito dei Comitati che hanno promosso i referendum e della mobilitazione di massa, che hanno fatto fallire tutti i tentativi di boicottaggio. L’Unione Sindacale di Base, che ha sostenuto con forza la battaglia referendaria, è doppiamente soddisfatta sia per la grande partecipazione popolare, che testimonia di una grande voglia di contare e di condizionare le scelte politiche, sia in quanto vede pienamente confermata la propria linea sindacale di netta opposizione a tutte le privatizzazioni dei servizi pubblici e del servizio idrico in atto nel nostro Paese, privatizzazioni che in questi anni hanno prodotto peggioramento dei servizi, aumenti delle tariffe, licenziamenti e precarietà tra gli addetti ed enormi profitti per gli speculatori privati. Da oggi, chi intendeva spalancare le porte alla stagione dei privati nel sociale ed al ritorno al nucleare dovrà prendere atto della definitiva risposta giunta dai cittadini italiani. Anche tutti quei partiti che negli anni hanno propugnato la panacea di privatizzazioni ed esternalizzazioni – e magari ora cercano di intestarsi la vittoria popolare – ora dovranno tenere d’occhio i propri amministratori locali, qualora fossero pronti a cedere alla speculazione privata servizi pubblici come trasporti, energia, servizi sociali. Dal canto suo, USB continuerà nella battaglia in difesa dei beni comuni e sarà pronta a difendere l’irreversibilità delle scelte indicate dall’esito del referendum.

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Il si per fermare il nucleare

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2011

Su iniziativa di cittadine e cittadini italiani residenti in UK, si è costituito anche nel Regno Unito un comitato per promuovere il SI ai quattro quesiti referendari su acqua pubblica, energia nucleare e legittimo impedimento. Su tali quesiti si voterà il 12 e 13 giugno in Italia. Il comitato avrà il compito di facilitare la nascita di altri gruppi territoriali all’interno del territorio britannico e avviare una campagna di promozione del voto degli italiani all’estero. A muoverci é la convizione che la partecipazione degli italiani all’estero alla tornata referendaria abbia un valore strategico e che ogni nostro voto dall’estero sarà un passo in più verso il raggiungimento del quorum, un obiettivo che questa volta non possiamo davvero mancare. E’ indispensabile che i cittadini italiani, ovunque si trovino, si mobilitino per affermare con forza il proprio SI all’acqua come bene pubblico e comune; a una politica energetica eco-sostenibile basata sulle energie rinnovabili e non sulle centrali nucleari; al principio di eguaglianza di fronte la legge sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana contro le norme del legittimo impedimento. Anche dal Regno Unito abbiamo deciso di impegnarci per promuovere queste battaglie fondamentali per il nostro Paese. Tra le azioni intraprese ed in programma:
messa a disposizione di chiunque voglia stamparlo e diffonderlo del volantino online che puo’ essere scaricato dal profilo Facebook “ComitatoUK Perilsi” o tramite richiesta all’indirizzo email ukperilsi@gmail.com
attività di volantinaggio e sensibilizzazione (nei luoghi strategici di affluenza di concittadini Italiani)
una serie di eventi che verranno organizzati nei prossimi giorni (è già stato programmato un evento per sabato 28 maggio 2011. I relativi dettagli verranno resi noti a breve).

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Nucleare. Che dire?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2011

Che dire della scelta del governo Berlusconi di rinviare le scelta nucleare? Le considerazioni sono ormai di dominio pubblico: scelta dei tempi di indizione dei referendum separata da quella delle amministrative e in pieno giugno, il che significa 350 milioni di spesa per la tornata referendaria a carico del cittadino contribuente che, speriamo di no, sara’ inutile per mancato quorum. Scelta “politica” a carico dei cittadini e di interessi di parte. Insomma, il presidente Berluconi mette, ancora una volta, le mani in tasca agli italiani. Soldi buttati al vento. Meno male che non sono stati firmati i contratti con le imprese incaricate di costruite le centrali nucleari: avremmo pagato per costruire gli impianti senza averli, la quadratura del cerchio per le aziende che avrebbero incassato (penali) per un lavoro non fatto e l’ennesima emorragia per le tasche del contribuente.  Dobbiamo attendere un tragico incidente (Fukushima) per far riflettere i nostri governanti sulle scelte energetiche? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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