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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

Posts Tagged ‘referendum’

“Marijuana rulez! Le vittorie referendarie negli USA”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

droga cannabis-vicinoRoma Giovedì 16 febbraio alle ore 10.00, a Roma presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (via della Missione, 4) si terrà la presentazione del volume “Marijuana rulez! Le vittorie referendarie negli USA” (ed. Reality Book).
Insieme all’autore Luca Marola interverranno il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi e Giuseppe Civati, segretario di Possibile e membro dell’Intergruppo “Cannabis Legale”.Da feroce baluardo della War on Drugs, gli Stati Uniti d’America sono diventati terreno di sperimentazione delle più avanzate politiche di legalizzazione e regolamentazione della cannabis.A colpi di consultazioni referendarie, nel 2012 in Colorado e Washington, nel 2014 in Oregon, Alaska e Washington D.C. e nel 2016, in California, Maine, Nevada e Massachusetts, i cittadini americani stanno spingendo la marijuana fuori dal mercato nero, fuori dal monopolio della criminalità con indubbi vantaggi collettivi sotto il profilo economico, occupazionale, sanitario, fiscale, di giustizia e di welfare. Marijuana rulez, le vittorie referendarie negli USA è un viaggio al centro dibattito pubblico sulla cannabis, al centro delle campagne referendarie appena conclusesi, al centro della “Rivoluzione Verde” che sta impetuosamente affermandosi negli Stati Uniti. Con l’auspicio che le buone pratiche qui raccontate siano una guida per gli attivisti ed i legislatori italiani.
Luca Marola (1977), autore per Reality Book di Marijuana in salotto, guida alla coltivazione fai da te e Legalizzare con successo, l’esperienza americana sulla cannabis, è ideatore e gestore di uno dei più antichi grow shop italiani, il Canapaio Ducale di Parma, fondato nel 2002. Da sempre impegnato nelle campagne antiproibizioniste per la normalizzazione e la legalizzazione della cannabis, è autore e conduttore della trasmissione radiofonica Non Solo Skunk.

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“La prova del No. Il sistema politico italiano dopo il referendum costituzionale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2017

la-prova-del-noA cura di Andrea Pritoni, Marco Valorizzi e Rinaldo Vignati. Il volume raccoglie le analisi e i commenti di: Ilvo Diamanti, Gianfranco Baldini, Gianfranco Pasquino, Salvatore Vassallo, Fabio Bordignon, Luigi Ceccarini, Francesco Marangoni, Luca Pinto, Andrea Pritoni, Marta Regalla, Filippo Tronconi, Marco Valbruzzi, Davide Vampa, Luca Verzichelli, Rinaldo Vignati, Andrea Pedrazzani Secondo Renzi, la sconfitta al referendum del 4 dicembre fu una sorta di voto di protesta per la situazione economica e sociale di giovani e degli abitanti del Sud, ma analizzando il profilo degli elettori che hanno votato “No” emerge un quadro diverso.
A votare “No” sono stati in maggioranza uomini, lavoratori autonomi e con un titolo di studio elevato. È quanto emerge dall’interessante contributo di Ilvo Diamanti, Fabio Bordignon e Luca Ceccarini al volume “La prova del No. Il sistema politico italiano dopo il referendum costituzionale”, edito da Rubbettino (in questi giorni in libreria) e nato dall’attività di ricerca sul tema dell’Istituto Cattaneo che proprio all’analisi dell’elettorato hanno dedicato un’analisi ricca di spunti molto fecondi per la riflessione.
Il referendum, scrivono inoltre i tre ricercatori, ha presto assunto le sembianze di una recall election come quelle in uso in altri sistemi politici e che si usa per revocare il mandato a un governatore eletto o per «mandare a casa» un politico. Tuttavia il significato di questo voto non è stato pienamente politico, come qualcuno vorrebbe, perché mancava un competitor. Se ci fosse stato, annotano i ricercatori, forse le percentuali sarebbero state diverse. Già! Se ci fosse stato… perché questo libro che fa ampio ricorso ai “se” e ai “ma” aiuta a comprendere a fondo direzioni e alternative, strade percorse e strade possibili. E se avesse vinto il “Sì”, come sarebbe stato oggi il nostro Paese e quali saranno gli scenari possibili vista la vittoria del “No”? A queste e ad altre domande rispondono le analisi e i commenti pubblicati nel volume, opera di affermati studiosi e profondi conoscitori della politica italiana da Salvatore Vassallo a Gianfranco Pasquino, ma anche di giovani ricercatori. Tanti i temi trattati, dai cambiamenti del sistema politico che si profilano dopo la sconfitta alle urne alle possibili alleanze che si verranno a configurare all’interno del Parlamento e della società, dalla straordinaria partecipazione elettorale all’esito differenziato del voto tra le regioni italiane, passando per il profilo politico e socio-demografico degli elettori. Accantonati i toni «accesi» e i discorsi faziosi tipici della campagna elettorale, gli autori di questo volume offrono analisi precise e puntuali di tutti gli aspetti più rilevanti del referendum. Con una diversità di approcci e una grande ricchezza di dati, i vari contributi permettono di analizzare le molteplici sfumature di un voto che, oltre alle conseguenze che ha già prodotto sul governo e la leadership di Matteo Renzi, promette di avere un impatto duraturo sul futuro del sistema politico italiano. (foto: la prova del no)

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E’ venuto il momento che Gentiloni parli al Paese

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2017

gentiloniAvviso ai naviganti: se dopo aver buttato via il 2016 per colpa del referendum, ora l’Italia dovesse far rotta nel mare periglioso e inquinato di una lotta politica basata sul ritorno o meno di Matteo Renzi, e relativa guerra interna al Pd, dividendosi su legge elettorale – la prossima settimana dovrebbe arrivare il giudizio della Corte Costituzionale sull’Italicum – e data delle elezioni, si può star certi che finiremo violentemente contro gli scogli. Anche perché si sta profilando una nuova stagione di delegittimazione – questa volta con le banche, e in parte le imprese, nel mirino, o se si vuole contro i luoghi e le modalità di generazione e detenzione di ricchezza, stipendi (alti) compresi – che rischia di far riprecipitare il Paese nel clima del 1992-94, con tutto quello che significa per la tenuta del sistema politico-istituzionale e di quello economico. Con la conseguenza di consegnare ai grillini un warrant elettorale che le urne si incaricheranno di trasformare in un biglietto d’accesso a Palazzo Chigi, magari in compagnia di Matteo Salvini.
Sia chiaro, è più che comprensibile, oltre che probabile, che l’ex presidente del Consiglio tenti di tornare al centro della scena, così come che nel Pd si scateni una battaglia politica – se poi fosse sulle idee, magari sarebbe meglio – e va da sé che tra le forze politiche si debba aprire una discussione sul sistema elettorale da scegliere (anche qui, se già che ci siamo si riuscisse a rendere omogenei i meccanismi non solo tra Camera e Senato ma anche per gli enti locali, sarebbe tanto di guadagnato). L’importante, però, è che agli italiani non sia data in pasto solo questa roba. Perché il rigetto sarebbe totale e assoluto. Psicologicamente, il Paese sta messo peggio di quanto già non fosse dopo la lunga recessione. Renzi è stato una droga – all’epoca delle primarie e poi nella prima parte del suo esecutivo, ha riacceso speranze sopite – che però ha generato la depressione che compare quando la sostanza stupefacente smette i suoi effetti. Ora Gentiloni ha riportato normalità, ed è un gran bene. E Mattarella è apparso ai più come un solido ancoraggio. Ma è evidente che non basta. Anche perché tanto lo scenario geopolitico – l’incognita dell’era Trump, le dinamiche russo-turche, Brexit, Libia e Siria – quanto quello economico – si pensi solo alla sempre più probabile e ravvicinata fine della stagione dei tassi zero – sono in grande fermento e proiettano forti e ansiogene incertezze. Occorre dunque un salto di qualità. Prima di tutto nell’analisi, che necessariamente va aggiornata e anche (ri)portata su un livello strategico da cui da tempo è scesa. E poi nelle decisioni di governo.
Il nostro suggerimento a Gentiloni è quello di provare ad andare oltre il pur apprezzabile ritorno alla collegialità nell’esecutivo. Crei un gruppo di lavoro di personalità esterne al governo, politiche e non, ed elabori un piano da poter attuare di qui fino alla fine della legislatura, che deve essere il suo orizzonte temporale. Inoltre cominci a parlare agli italiani, dicendo loro parole di verità sulla situazione in cui siamo e sulle difficoltà ma anche le possibilità che abbiamo di aggredire i problemi e invertire la curva del nostro più che ventennale declino strutturale. Sarebbe già molto, sia in termini di metodo che di merito. Lo sappiamo, questa non può essere, non fosse altro che per ragioni temporali, una stagione politica nuova. Ma una nuova fase sì. Il cui significato politico più profondo deve essere quello della lotta al populismo dilagante.
Da dove partire? Sicuramente non dal vuoto pneumatico dell’intervista, pur preannunciata come epocale, di Renzi ad Ezio Mauro. Le parole che abbiamo letto su Repubblica erano una finta autocritica, la descrizione di sé come di un “combattente solitario” che ha perso, per ragioni di cattiva comunicazione, una battaglia ma che è pronto a riprendere e vincere la guerra. Analisi politica, economica e del sentire collettivo, zero.
Invece, diciamo che i tre punti – ambiziosi – indicati dal ministro Calenda da quando è tornato libero di potersi esprimere (Renzi considerava ogni sua uscita, come quelle di Delrio e di altri ministri troppo poco ortodossi per i suoi gusti, come un delitto di lesa maestà) paiono un buon punto di partenza: messa in sicurezza del Paese con un piano straordinario di interventi; rilanciare l’economia attraverso investimenti strategici, tutelando in modo più netto gli interessi nazionali; avviare una vera politica di inclusione sociale. Anche prendendo tutti gli spazi di bilancio che servono. Noi aggiungeremmo una postilla a quest’ultimo punto – più deficit per investimenti in conto capitale assolutamente sì, ma piano per una riduzione del debito attraverso l’uso del patrimonio pubblico – e un ulteriore punto: la necessità di cominciare a dare qualche segnale di inversione di tendenza a favore del garantismo e a scapito della giustizia sommaria. Non fosse altro per fermare la deriva della guerra sociale strisciante e l’insopportabile ulteriore decadimento della credibilità della politica e delle istituzioni pubbliche.Bisogna assolutamente che al più presto Gentiloni dia il segno di una discontinuità nella politica economica. Va dato all’Europa, che sembra essere – anche in vista degli appuntamenti elettorali tedeschi e francesi – molto meno disposta alla benevolenza di fronte all’ennesimo sforamento della legge di bilancio 2017 sugli obiettivi precedenti. E va dato sia alle imprese, che devono tornare ad investire e fermare l’emorragia di cessioni (a stranieri e soggetti finanziari), sia ai lavoratori, cui chiedere più produttività in cambio di più salari. Industria 4.0 non può essere uno slogan buono per i convegni, ma deve assumere centralità nell’agenda del governo. Infine si affronti con decisione il tema delle banche – modesta proposta: perché non affidare ad Atlante, magari attraverso la forma del prestito obbligazionario, i 20 miliardi stanziati ad hoc? – prima che la marea montante dello scandalismo prenda il sopravvento.La possibilità che le prossime elezioni, al di là della data, non aprano la porta di palazzo Chigi ai colleghi di Virginia Raggi è tutta nelle mani di Gentiloni e di una scelta finalmente lungimirante del Parlamento sulla legge elettorale, non di Renzi e della sua agognata rivincita. (Enrico Cisnetto direttore Terza Repubblica quotidiano online di Società Aperta)

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“Sparare sul governo è come sparare sulla croce rossa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

palazzo chigi“E’ un governo inconsistente che nasce sulle macerie di Renzi e del renzismo, non ha la forza e la capacità di staccarsi in nulla. Ci sono le stesse persone, le stesse facce fallite del governo Renzi. Gli italiani si sono espressi con il referendum e a questo punto prima si approva la nuova legge elettorale meglio è così poi possiamo andare voto. Per quanto ci riguarda ieri abbiamo fatto un primo incontro di tutte le forze del centrodestra, 7-8 soggetti politici a partire da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Fitto, Quagliariello, Mario Mauro, Rotondi, tutte le forze del centrodestra che hanno dichiarato di voler concorrere per trovare un modello di legge elettorale unitario con cui ci presenteremo in Parlamento. In tutto questo aspettiamo quello che vorrà fare il padrone del Partito Democratico Renzi, si fa il congresso, non si fa, primarie sì, primarie no. Aspettiamo anche il giorno in cui lui staccherà la spina al Senato, perché ormai questa è la vulgata che prima o poi, anzi più prima che poi, Renzi staccherà la spina sempre per il suo personale disegno di potere. Ma gli italiani hanno in serbo per lui grandi delusioni, la sua stagione è finita, il suo PD è finito. Il centrodestra ora deve proporsi agli adesso agli italiani come area politica vincente, con un programma vincente e con una classe dirigente vincente. La stagione del Pd, che ci ha regalato tre Presidenti del Consiglio in 4 anni, che ha prodotto disastri, macerie, egemonismi è finita ed è solo grazie solo referendum che abbiamo salvato l’Italia dal renzismo e dalla deriva autoritaria.” Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.

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Referendum: deputati FI, Berlusconi guida coalizione cdx

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

camera deputati“Dall’esito referendario emergono prioritariamente che: Il voto dell’elettorato giovanile è quello che maggiormente ha premiato il NO; i giovani hanno inteso bocciare sia la riforma sia un Governo che evidentemente, con la sua azione, non ha saputo dare garanzie e prospettive. Parimenti la popolazione sopra i 55 anni è quella nella quale il messaggio renziano ha fatto breccia limitando il distacco con il NO. Infine, le regioni del centro sud hanno premiato maggiormente il NO, da una lato bocciando i mille giorni di Governo Renzi dall’altro le ragioni del NO hanno trovato rappresentati più credibili. A questo punto è dunque opportuno andare a nuove elezioni, ma non senza aver prima definito in modo serio ed inclusivo una nuova legge elettorale che coniughi rappresentanza, governabilità e sovranità popolare. Mai come in questo momento dunque per il centrodestra e Forza Italia è importante che il Presidente Berlusconi riassuma il ruolo di guidare la coalizione che necessariamente dovrà trovare la maniera di includere tutte le forze moderate alternative al centrosinistra al fine di poter esprimere quanto prima uno strumento elettorale per il ritorno alle urne e conseguentemente una candidatura moderata e condivisa. A tal proposito, la settimana prossima daremo nuovamente vita ad un momento di riflessione per dare un nostro contributo ad una proposta di legge elettorale e di un percorso per arrivare a questi obiettivi.”Lo dichiarano in una nota i deputati di Forza Italia Alberto Giorgetti, Basilio Catanoso, Fabrizio Di Stefano, Paolo Russo, Pietro Laffranco, Roberto Occhiuto.

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Referendum: La vittoria del No era preannunciata anche dalle App.

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

SmartphoneOgury, piattaforma di mobile data che permette di conoscere l’uso reale dell’intero dispositivo mobile di oltre 300 milioni di utenti nel mondo e 9 milioni di utenti in Italia, ha valutato i download delle app sul referendum, anticipando una possibile vittoria del No. L’applicazione “Costituendum” per il Sì è stata la più scaricata rispetto alle concorrenti “Io voto no” e “Comitato per il no”. Ma la “retention”, ossia per quanto tempo gli utenti hanno tenuto le app sul proprio smartphone, è stata migliore per quelle del No (72% di “Io Voto no” contro il 59% di “Costituendum”). L’app del Sì, infatti, proponeva domande sul referendum come fossero un gioco a punteggi con tanto di classifica finale. Però, una volta finito di giocare, veniva disinstallata. Al contrario, le App per il No erano di tipo più informativo, rivelandosi più utili per il cittadino simpatizzante del No.
“Non siamo esperti di politica” dichiara Francesca Lerario, Managing Director di Ogury Italia. “Ma abbiamo deciso di portare avanti questa analisi per dimostrare la nostra abilità nel capire con precisione ciò che le persone fanno con i propri smartphone. La nostra utenza infatti è ultra profilata” spiega Lerario, “e origina un network all’interno del quale siamo in grado di muoverci con totale precisione per assicurare i migliori risultati in termini sia di advertising, sia, come in questo caso, di ricerche”, conclude Lerario.

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Riflessioni sul referendum e il voto popolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

referendum“Ciò che ha sorpreso tutti, ma proprio tutti, in questo Referendum è stata da un lato la partecipazione convinta degli italiani, come non si vedeva più da molte elezioni, e dall’altro la forbice decisa che separa i No dai Si, senza possibilità di equivoci. Senza che si possano invocare brogli, manipolazioni, voti all’estero, matite che scrivono più o meno: tutto contribuisce a rendere il dato indiscutibile. Gli italiani hanno vinto l’inerzia delle ultime tornate elettorali per andare a dire un no chiaro e secco alla riforma costituzionale, ad un certo modo di governare di tipo più semipresidenziale che parlamentare, a tante promesse che non trovavano riscontro nei fatti sperimentati nella vita di ogni giorno. Nell’ovvio spaesamento di cui tutti portano traccia nel loro vissuto di queste prime ore, è chiaro che il risultato del referendum impone una pausa di riflessione a tutti prima di prendere decisioni che impegnino in modo sostanziale il futuro del paese. A questo dovrà servire l’anno che manca alla fine della legislatura e che mi auguro davvero che non venga ridotto, da chi spera di lucrare in fretta risultati brillanti per se e per il proprio partito. La vittoria del NO ha davvero tanti padri, che non hanno nessuna possibilità di trovare un punto di convergenza in vista di una possibile elezione. E’ assolutamente improbabile che Berlusconi possa trovare un accordo con i comunisti della sinistra italiana, avendo lui costruito il suo profilo politico proprio in antitesi a loro. Altrettanto difficile è immaginare che Grillo e Salvini possano trovare un accordo concreto su di un possibile governo da condividere. Ma se è vero che la Meloni e Salvini possono invocare le primarie del centrodestra, ipotizzando ognuno di loro di poter mettere mano al pacchetto di voti berlusconiani, è altrettanto improbabile che il vecchio leader lasci giocare la partita a loro due, senza intervenire nel suo classico modo divisivo”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Tutti nel centro destra sanno quanto Berlusconi sia abile a difendere la sua, e solo la sua, leadership, rimandando alle calende greche la scelta del suo successore. La lista dei potenziali delfini travolti dal suo attaccamento strutturale alla carica di Capo unico ed indiscusso del centrodestra è sempre più lunga e soprattutto non se ne vede la fine. Anche questa volta sembrava finito, ed è riemerso alla grande, ma è difficile immaginare che possa riuscire nella disperata impresa di coagulare ancora una volta il popolo dei moderati del centrodestra. Ma al No, occorre ricordarlo, ha contribuito anche in modo tutt’altro che irrilevante il famoso popolo del Family day che ha con Renzi un contenzioso ancora aperto. Quindi, se per votare No è stato facile coagulare le forze del dissenso, dire Si ad un progetto comune sembra radicalmente impossibile. Ed è questa la pausa di riflessione che serve a tutti: occorre rifare la legge elettorale, riorganizzare la vita interna dei vari partiti e movimenti, immaginare possibili coalizioni, in vista di un premio di maggioranza alla coalizione e non al partito, come prevede ora l’Italicum. Serve tempo per pensare – prosegue Binetti -, per tornare a dialogare con un popolo che si è risvegliato dal lungo sonno dell’assenteismo, per progettare il futuro, ma anche per concludere alcune cose buone avviate in Parlamento e rimaste per ora in sospeso. E per questo tutti ci affidiamo a Mattarella perché sia davvero il garante del futuro del paese in questa delicata fase di transizione, in cui la crisi, checché se ne dica, tocca ancora molto sul vivo famiglie e imprese e tutti hanno bisogno di tornare a crescere”, conclude.

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Referendum: Fu vera gloria?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

palazzo chigiIl risultato delle votazioni per la riforma costituzionale, non lascia adito a interpretazioni di parte, a meno che non si riesca a entrare nel cuore delle elezioni e guardare, con una certa obiettività, i risultati, analizzandone il vero significato.
I numeri sono impietosi 60% i NO e 40% i SI, ben 20 punti di distacco.
Ma per ottenere il 60% per il NO, si son dovuti riunire i voti delle Destra estrema di Salvini, quindi quelli della Destra inutile della Meloni, nonché quelli della Destra di Berlusconi.
Non basta, si è aggregata anche la sinistra del PD, la sinistra estrema dei nostalgici del comunismo reale, che hanno scelto di andare a braccetto con i neo-fascisti delle destre.
Il 40% raccolto dagli elettori per il SI, fa apparire Renzi come un gigante sconfitto dalle forze soverchianti, con l’aggravante del sostegno della ministra Maria Elena Boschi che faceva ricordare, anche ai più distratti, l’immane errore politico di Renzi, quando, per salvare le terga ai dirigenti della Banca Etruria, tra i quali il paparino della Boschi, sottrasse ai piccoli risparmiatori ingannati e truffati dalla Banca in questione, i proventi di una vita di risparmio e sacrifici.
A condannare Renzi alla sconfitta è stato anche il tradimento a coloro che lo votarono per le primarie, convinti dalla sua solenne affermazione “Mai più larghe intese”, affermazione che si impantano nei trucchi del Nazareno con Berlusconi.
Malgrado tutto ciò, ho votato SI, ma non per fiducia a Renzi, verso il quale tale fiducia naviga intorno allo 0, ma per non dare a Berlusconi l’alea di farsi “padre nobile” del governo Renzi, garantendo il suo appoggio, in cambio di una politica liberista in grado di riprendere i temi tanto cari al pregiudicato, come il falso in bilancio e il conflitto di interessi.
Ora il cerino acceso è nelle mani del Presidente della Repubblica Mattarella, cosa deciderà di fare ?
L’Italia è nel caos, gli avventurieri si scagliano verso le poltrone rimaste libere, per raccogliere i resti del pasto interrotto. Verdini ha esaurito il compito affidatogli da Berlusconi e non trova una nuova e credibile collocazione; Alfano sa bene di non valere più del 3% dei consensi, tant’è che gli aspiranti rieletti transumano presso altri lidi, non ultimo rivolgendosi alla Lega ottenendo garanzie di candidatura. Avrei accettato le dichiarazioni esaltate di vittoria, ove i NO avessero raggiunto, almeno, l’80% dei consensi, ma con il 60% possono solo esibire una “vittoria di Pirro”. (Rosario Amico Roxas)

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Giochi: lo scenario post referendum

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

slot machines«Si vedrà dopo il referendum»: la formula, ripetuta come un mantra, ha accompagnato nelle ultime settimane le previsioni sul futuro del settore giochi, tema di una delicata trattativa tra Governo ed Enti locali in Conferenza Unificata. Ora che il referendum ha spazzato via la riforma e messo in crisi l’esecutivo di Renzi, l’incertezza sull’evoluzione a breve termine non può che crescere.A rischio c’è l’intera architettura governativa di riordino del comparto, riassunta nella proposta che Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, ha presentato agli enti locali una ventina di giorni fa. Punti focali, ricorda Agipronews, la riduzione del 33% delle slot sul territorio nazionale entro un anno e il drastico calo dei punti vendita abilitati all’installazione delle macchine, a spese soprattutto di bar e tabacchi. Una proposta che da una parte aveva parzialmente ammorbidito l’intransigenza degli enti locali, tesi a proteggere le limitazioni al gioco stabilite dai loro regolamenti; dall’altra, era stata digerita, seppure a fatica, anche all’interno del settore. Tanto che nei giorni scorsi, lo stesso Baretta aveva annunciato l’inserimento della riduzione slot come emendamento governativo nella Legge di Bilancio.E ora? Tutto dipende da come si evolverà la crisi: un prolungamento del Governo Renzi per l’ordinaria amministrazione potrebbe consentire a Baretta di mandare in porto il progetto in extremis. Stesso dicasi per un esecutivo a guida “renziana”, vedi Padoan. Tutte le ipotesi che prefigurano una rottura netta con l’ultimo Governo potrebbero invece condurre la proposta-Baretta su un binario morto.Al riguardo, fra gli operatori del settore convivono umori differenti: per un verso, lo “spiaggiamento” del progetto governativo rimanderebbe sine die la temuta “fase due”, vale a dire la programmata, parziale o totale eliminazione delle slot da bar e tabacchi, di cui si parla esplicitamente nel testo di Baretta. Per altri versi, però, l’attuale situazione di “vacatio legis”, prosegue Agipronews, darebbe sempre di più mano libera a comuni e regioni, i cui regolamenti limitano fortemente il gioco sia dal punto di vista della collocazione (i “distanziometri”) che degli orari di apertura, e aumentare la confusione sul territorio.Più chiara la situazione relativa la legge di Bilancio, che contiene due provvedimenti riguardanti i giochi: il nuovo bando per il Superenalotto e la lotteria dello scontrino. Il testo, spiega Agipronews, ha già passato il vaglio della Camera e al Senato la maggioranza per l’approvazione definitiva non dovrebbe mancare. Ma bisognerà fare tutto molto in fretta, vista la situazione precaria dell’esecutivo, e sarà difficile condurre eventuali emendamenti a buon fine. Tradotto: l’inserimento della riduzione delle slot nella legge di Bilancio potrebbe trovare la porta sbarrata. MF/Agipro

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Dopo vittoria NO nessun scossone mercati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

borsa“Dopo lo straordinario successo della democrazia al referendum costituzionale di ieri e la vittoria del “No”, i mercati finanziari e i titoli di Stato non hanno subito alcuno scossone, come l’ormai ex presidente del consiglio Matteo Renzi e l’attuale, ancora per poco, ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan avevano paventato. Anzi, la Borsa di Milano, in giornata, ha mostrato il segno positivo, dopo aver scontato nelle settimane scorse l’incertezza del voto, indotta da Renzi. Avevamo ragione noi, nel tranquillizzare gli italiani sul fatto che nessuna tempesta perfetta si sarebbe abbattuta sull’Italia dopo il 4 dicembre”. Lo dice, in una nota, Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “A conferma di quanto strumentali e false fossero le minacce dell’ex premier, ripetiamo – aggiunge -, le Borse e gli spread hanno reagito bene alla vittoria del “No”, a dimostrazione del fatto che l’esito referendario manifestato ieri è quello che davvero serve all’Italia per ricominciare un nuovo periodo di riforme e di stabilità. Non più il metodo autoritario e minaccioso di Renzi, che ha innervosito i mercati e fatto scappare gli investitori, ma uno inclusivo e mirato – conclude l’esponente azzurro – a far ripartire le riforme economiche delle quali l’Italia ha bisogno: lavoro, fisco, credito, spending review, attacco al debito pubblico”.

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Referendum: Brunetta scrive

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2016

matteo renzi“Io forse ero l’unico ad aver previsto 60 a 40 per il No, l’avevo detto con chiarezza perché avevo girato l’Italia e avevo capito il sentimento degli italiani. Quindi grazie agli italiani che non l’hanno bevuta, che non hanno bevuto le fandonie, gli imbrogli e le menzogne di Renzi, che non si sono fatti comprare, che non si sono fatti condizionare da tutti i giornali, da tutte le televisioni, dall’invasione mediatica di Renzi. Grazie agli italiani, che sono un popolo intelligente”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Le borse girano in positivo? Bene. Hanno girato in positivo con la Brexit, hanno girato in positivo con Trump, hanno girato in positivo in tutte le altre occasioni nelle quali si è espressa la democrazia. Solo i commentatori interessati di giornali e televisioni prefiguravano disastri. Disastri non ce ne saranno, non ci sono disastri quando vince la democrazia. Quindi nessun caos. Semmai c’era un pericolo di deriva autoritaria con Renzi, questo io l’ho denunciato sempre. Mille giorni di deriva autoritaria, mille giorni di un signore che è arrivato al potere senza mai vincere le elezioni, con una congiura di palazzo, che ha imbrogliato gli italiani, che ha tentato di comprarsi gli italiani con i bonus, con le marchette, con i 500 euro ai giovani, con gli 80 euro. Insopportabile”.

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Referendum e smentite

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2016

respect-costituzioneE’ terminata la campagna e il voto referendario con una buona percentuale di votanti (65,47%) e una netta vittoria del NO (59,11%) rispetto al SI (40,89%). Ora si aprira’ un’altra campagna, quella per la modifica delle legge elettorale che impegnera’ buona parte del prossimo anno. Alcuni considerazioni ci appaiono doverose.
Sono state smentite le indagini demoscopiche che prevedevano un testa a testa (forse e’ il caso di rivedere i metodi di indagine) e che avevano fatto gridare al “Paese spaccato a meta’” (come se fosse un danno), ai brogli dei voti “oriundi” (ora non se ne parla piu’), al mezzo milione di schede “trovate” con il SI contrassegnato, al segno della matita che si poteva cancellare, ecc.
Tutte notizie smentite, il che ci fa riflettere sul grado di ostilita’ ai valori cognitivi. Credere a quello che circola nei nuovi sistemi di comunicazione (es. Facebook) ricorda la fede riposta nei vecchi sistemi di comunicazione (tv, radio, giornali). Abbiamo piu’ volte detto che i giornali servono a vedere che giorno e’, e i tg a sentire le notizie meteo (quando ci azzeccano); possiamo estendere le valutazioni ai nuovi sistemi di comunicazione. L’informazione va conquistata utilizzando la corteccia cerebrale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Referendum: sono le organizzazioni le vere sconfitte

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

agricolturaCon il referendum di ieri – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – è divenuto oramai chiaro come le tante organizzazioni della rappresentanza tradizionale che si sono spese per il SI’ non godano più di alcun riconoscimento da parte del proprio tessuto sociale. In queste settimane infatti – continua Tiso –, nonostante le dichiarazioni di alcuni sindacalisti del settore, abbiamo detto più volte che gli agricoltori si sarebbero espressi per il NO; e così è stato. Questo voto non ha solo seppellito un tentativo di riforma costituzionale mirato a sottrarre il potere di voto alla cittadinanza, ma ha anche decretato con chiarezza lo scollamento tra le tante strutture sindacali che hanno fatto della politica un mestiere e i loro iscritti.
Il risultato di ieri – prosegue Tiso – non rappresenta la fine di un percorso, ma il suo inizio. Da questo momento infatti è essenziale che la politica torni a specchiarsi nei cittadini e a capire di cosa hanno bisogno per migliorare la propria vita. E quindi che torni ad interessarsi del come creare occupazione; ridurre le tasse e abbattere la burocrazia.
Il governo supportato dai poteri forti ha perso. Ora è bene che il prossimo esecutivo si concentri sulle persone e che tutte quelle organizzazioni della rappresentanza tradizionale che si sono spese per questo referendum prendano atto di non avere più una base da sfruttare per poter giustificare le proprie poltrone.

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Lettera aperta al Si e al No e agli indecisi per le crisi di coscienza dell’ultimo minuto guardando al dopo voto

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

(By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it). Poche ore e sapremo. Meno male, perché non se ne poteva più. È da aprile che non si parla d’altro che del referendum. Sembra che da questo voto dipenda il presente e il futuro dell’Italia. E invece dipendono principalmente le sorti di qualcuno e quelle di chi avversa quel qualcuno. È una partita a somma negativa, perché il 5 dicembre ci ritroveremo con i vecchi strutturali problemi, quelli che ci portiamo dietro da decenni e che per mistificazione e rimozione collettiva fingiamo che non esistano o, peggio, raccontiamo di averli già risolti. Problemi che lunedì saranno ancora qui, tali e quali. Anzi, più gravi di prima. Per questo ci permettiamo di rivolgerci – attraverso due lettere aperte – a tutti coloro che hanno già deciso per il Sì e per il No, per rammentare loro cosa dovrebbero pretendere se il voto che avranno espresso prevarrà. Agli indecisi, invece, non avendo la pretesa di suggerire come votare, sollecitiamo tre brevi riflessioni. La prima: comunque vada, sono ben altri i nodi da sciogliere, e non sarà la prevalenza del Sì o del No che potrà allentarli, i nodi del nostro declino. La seconda: se non avete chiaro lo specifico e i dettagli delle riforme oggetto del referendum, non cadete nell’errore di credere che una riforma valga l’altra e che una qualunque riforma (nella fattispecie questa) sia meglio dello status quo. Insomma, aderite solo se siete davvero pienamente convinti: con la Costituzione niente cambiamenti purchessia. L’esempio offerto da Romano Prodi, con il suo “aderisco per la mia storia, anche se la riforma è una schifezza”, ci dispiace dirlo, ma non è affatto edificante e mortifica proprio la dimensione dell’uomo. Terza e ultima riflessione: se con il voto, faticando ad entrare nel merito, volete invece esprimere un giudizio politico generale, fatelo guardando a quel che è stato fin qui, compresa la decisione di schierare il governo su una materia che non dovrebbe essere di sua pertinenza (Piero Calamandrei ammoniva che quando in Parlamento si parla di questioni costituzionali i banchi dell’esecutivo dovrebbero rimanere rigorosamente vuoti) e la follia di tenere bloccato il Paese per un anno su Italicum e referendum. Così come non vi fate infinocchiare da fantasiosi pronostici di quel che accadrà nell’uno o nell’altro caso. Perché in entrambi i casi non succederà niente di decisivo. Salvo che il Paese si risveglierà il 5 mattina sfibrato da una campagna elettorale fuori misura e controllo, diviso artificiosamente e impaurito per l’incosciente evocazione di chissà quali conseguenze la consultazione avrebbe prodotto. Con il presidente Mattarella caricato della responsabilità di tranquillizzare, ridimensionare, ricucire, riaggregare.

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Referendum: Caro elettore indeciso

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

referendum-nodi Piero Ricca. vorrei che questa lettera arrivasse sotto i tuoi occhi e tu trovassi il tempo leggerla.
Dopo una campagna infame, piena di forzature di potere, l’esito del referendum del 4 dicembre è ora nelle tue mani e di tante persone che come te non ci credono più e magari non votano da anni. Astenendovi o decidendo all’ultimo di andare a votare, deciderete per tutti.
Vorrei trovare le parole per dirti perché stavolta è decisivo votare, e votare No.
Un’operazione di potere sulle regoleQuesta non è un’elezione politica, è qualcosa di più importante: è un referendum sulla Costituzione, che è destinata a durare oltre le convenienze di parte, più delle contingenze del momento.
Sottoposta al referendum non è una riforma della Costituzione, ma un’operazione di potere sulle regole, volta a concentrare il potere politico nelle mani del governo, il potere del governo nelle mani di un partito, il potere del partito di governo nelle mani di un capo. Un’operazione in due tempi: legge elettorale e modifica della Costituzione.
Il capo di un partito che gode in parlamento di un premio di seggi illegittimo, dopo le elezioni europee del 2014, si è illuso di avere il paese in mano e di poter governare da solo con pieno potere, naturalmente con il placet del sistema finanziario, famelico di beni comuni. Ecco dunque che nel 2015 si fa una legge elettorale solo per la Camera dei deputati, imponendola con il voto di fiducia. Quella legge trasforma al ballottaggio una minoranza di voti in una maggioranza assoluta di seggi.
Poi hanno cambiato la Costituzione, per dare alla sola Camera il potere di votare la fiducia al governo: chi ha la maggioranza assoluta alla Camera governa da solo. Il Senato avrà cento membri non eletti dai cittadini ma dai consigli regionali, in gran maggioranza attualmente controllati da quello stesso partito, che dunque avrà la maggioranza assoluta anche al Senato nei prossimi anni.
Tuttavia alle elezioni amministrative c’è stata una sorpresa: ai ballottaggi un’altra forza politica ha prevalso quasi ovunque su quel partito. Conseguenza: quel partito intende cambiare la legge elettorale dopo il referendum. Il ballottaggio va tolto di mezzo perché rischia di far vincere altri. Ecco la prova che truccano le regole del gioco pur di vincere.
In quel No un atto di libertà
Immagino a questo punto la tua obiezione: “A me non interessa, non ci credo più, comunque vada non cambierà nulla”. Ed è qui che volevo arrivare. Se non ci credi più, continua pure a non votare alle elezioni, esercita questa forma di libertà. Ma questo è un referendum, non è un’elezione. E la Costituzione, dopotutto che ti ha fatto di male? Ti sembra un’astrazione retorica, una promessa inattuata? Forse. Ma garantisce qualcosa anche a te, anche se fatichi a riconoscerlo. Dev’essere applicata, non cambiata. E comunque non cambiata in questo modo.
Ricorda che questa tua libertà di non votare alle elezioni corrisponde a un diritto che stanno in sostanza portando via a tutti, anche a chi vuole continuare a esercitarlo. Con la legge elettorale, infatti, buona parte dei deputati li nomineranno i capi dei partiti, gli stessi partiti che per effetto della modifica della Costituzione eleggeranno tutti i senatori.
Quindi, per una volta potresti farlo per noi che ci crediamo ancora il piccolo sforzo di mettere una crocetta su una scheda. E poi – se mi permetti – dovresti farlo per te, poiché se riducono il diritto di votare ti tolgono anche la libertà di non esercitare quel diritto, come pure la libertà di cambiare un giorno idea.
Ma c’è un altro aspetto, il più importante: i ladri non vanno trattati con indifferenza, a maggior ragione i ladri di democrazia. Dire No a chi manipola le regole di tutti per un vantaggio di parte è pur sempre un atto di libertà, anche se non si crede alle regole, perfino se non si crede più a nulla. Riflettici ancora un momento.
Traccia su quel No il tuo istinto di libertà!

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Referendum costituzionale e non solo. Il secolo buio e quello dei lumi?

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

costituzioneMi ha colpito una mail ricevuta questa mattina dopo che nella notte tra il 29 e il 30, come ogni settimana, abbiamo spedito la nostra newsletter “Avvertenze” agli associati. Chi ce l’ha inviata ha scritto “Cancellate la mia iscrizione. Faziosi!”. Che e’ la stessa reazione che ho registrato talvolta verso Aduc in altri contesti come, per esempio, i forum di discussione del nostro web, dove ognuno scrive cio’ che vuole e non c’e’ una nostra moderazione, liberta’ che, per difenderla per chiunque, ci e’ costata cause penali e contese giudiziarie di vario tipo. Ovviamente sto parlando di piccoli numeri, considerato che gli associati Aduc ad oggi sono circa 150.000 e che la grande maggioranza di questi sembra gradire il servizio indipendente a sua disposizione.
Noi di Aduc siamo pero’ sensibili a cio’ che ci viene scritto e detto, e non ci basta fare spallucce quando non riusciamo a comunicare con qualcuno, a maggior ragione se questo qualcuno e’ venuto a contatto con il nostro servizio. Quindi ci rileggiamo tutto, approfondiamo, cerchiamo di capire. E nella fattispecie, come anche in passato, il nostro essere giudicati faziosi lo abbiamo rilevato in un nostro diffuso modi di comunicare ed esplicitare le opportunita’ e le riduzioni del danno.
In questi giorni, nel nostro Paese e’ di strettissima attualita’ la campagna referendaria, che vede le due parti (SI’ e NO) spesso confrontarsi con toni e argomenti da rissa e delegittimazione, anche se entrambe sostengono di non farlo. Nel nostro piccolo siamo intervenuti per ricordare che, come in ogni contesa elettorale, e a maggior ragione quando si puo’ e si deve scegliere su un argomento preciso e non per questo o quell’altro partito (un referendum per l’appunto), e’ bene votare di testa: informarsi, capire le ragioni di chi propone le modifiche costituzionali e di chi ritiene che invece nulla andrebbe cambiato. Niente di rivoluzionario, per carita’, ma ci e’ sembrato che questo andava ribadito, soprattutto dal nostro osservatorio di associazione, che’ ogni giorno abbiamo a che fare con la razionalita’ e l’irrazionalita’ del nostro sistema economico ed amministrativo, aiutando ed invitando chiunque a farsi fare meno male.
Oltre a questo, altro argomento di stringente attualita’ su cui siamo fortemente impegnati, anche se mediaticamente meno considerato, e’ la cosiddetta globalizzazione ed europeizzazione.
Nel primo caso -globalizzazione- siamo impegnati nell’evidenziare come agli indiscutibili vantaggi economici di un mercato senza confini e con dazi sempre piu’ bassi, se si continua ad affidare lo stesso al caso e/o alla trattativa delle multinazionali coi singoli Stati, non e’ detto che questi vantaggi possano continuare ed ampliarsi; e per questo occorrono regole, ordinamenti e convenzioni -nonche’ democrazia, e non solo economica- stabilite dalla politica.
Nel secondo caso -europeizzazione- siamo impegnati ad informare e spiegare che ad oggi, tutto quello che siamo riusciti ad ottenere, sono solo vantaggi economici e di diritti, e che se qualche volta cio’ non sembra (o sembra il contrario) e’ proprio perche’, anche in questo caso come per la globalizzazione, occorrono migliori regole e piu’ democrazia.
C’e’ un filo conduttore tra la nostrana campagna elettorale referendaria in corso e la insufficienza di regole e democrazia in sede mondiale ed europea: la disinformazione e la non-informazione, piu’ o meno urlata non guardando al di la’ del proprio naso e senza pensare ai figli di tutti (nel mondo), che viene veicolata molto facilmente grazie ai sempre maggiori strumenti individuali (Rete in primis). E qui ci siamo inseriti noi, cercando di ricordare e stimolare la ricerca e la curiosita’ individuale, mettendo a disposizione noi stessi e i servizi che abbiamo creato. La domanda che ci siamo posti e’: secolo buio o dei lumi? La risposta e’ ovvia e diamo il nostro contributo. Ognuno e’ figlio di se stesso, di cio’ che mangia, di cio’ che sente, di cio’ che vede, di cio’ che ascolta, di cio’ che sogna e di cio’ che pensa. Noi abbiamo bandito una tavola in cui si puo’ scegliere cio’ che piu’ interessa. Ma qualcuno ci giudica, per questo, faziosi. Il lavoro da svolgere è difficile e siamo solo all’inizio. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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A Renzi non interessa l’Italia vuole solo potere

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

Palazzo chigi1“Renzi ha fatto approvare la schiforma costituzionale di notte, da solo. Ha imposto la legge elettorale con 3 fiducie alla Camera. Ha usato la violenza per imporre al Parlamento e al Paese questo suo abominevole disegno di potere. Vuole creare un Senato rosso per bloccare qualsiasi altro governo possa arrivare dopo di lui. Il caos totale. Fuori da ogni logica. A Renzi non interessa dell’Italia, vuole solo potere, a costo di creare un Paese ingovernabile”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a una manifestazione per il No al referendum, a Marghera (Venezia).“A Renzi non importa nulla della riforma, vuole solo il combinato disposto con l’Italicum per state al governo e rottamare la nostra democrazia. Io non ho mai avuto paura negli ultimi anni, né con Letta, né con Monti, si battagliava ma c’era la democrazia. Adesso non è così. Renzi si comporta come un dittatorello sudamericano. Viene in Parlamento e insulta le opposizioni, una cosa mai accaduta. Sì è preso la Rai, sì è preso tutti i telegiornali, questo è regime.
Renzi non ha mai lavorato in vita sua, ha fatto sempre politica, la casta è lui… Non ha mai fatto nulla e si è fatto assumere dal padre nell’azienda di famiglia prima di diventare presidente della Provincia di Firenze per avere i contributi figurativi.Risparmi? Non si fanno le riforme della Costituzione per risparmiare. Allora, già che ci siamo togliamo la Camera, togliamo la presidenza della Repubblica, togliamo la Corte costituzionale, togliamo Palazzo Chigi, togliamo tutto. E che ci resta? Banca Etruria”.

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Referendum: La scheda di Renzi non è un facsimile, è un falso

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

renzifacsimRenzi in TV a Otto e mezzo è stato (finalmente) incalzato da una giornalista sulla questione della scheda falsa denunciata nel blog di Grillo. Il premier è rimasto senza parole, ha balbettato per un po’ e poi, come un bimbo che non sa cosa dire, l’ha sparata grossa: “La scheda che ho mostrato è un facsimile”. Ancora bugie davanti agli italiani. Quella scheda non é un facsimile. Un facsimile è per definizione è la riproduzione di un documento ufficiale, originale e esistente. Come riporta la definizione Treccani è la “copia esatta di scritto, stampato, disegno, oggetto, ottenuta mediante riproduzione fotografica o con altre tecniche: il f. d’un manoscritto, d’un documento”.Siccome la sua riforma non prevede l’elezione da parte dei cittadini e non esiste una legge elettorale per il senato, quella scheda non esiste. Quindi quello non è un facsimile, è un falso bello e buono per prendere in giro gli elettori. Un comportamento inaccettabile da parte di una persona che ricopre cariche istituzionali. Renzi deve ammettere che quella scheda non esiste. Vogliamo anche sapere chi l’ha materialmente prodotta e lo esortiamo quanto meno a non esporla più in questi ultimi giorni di campagna. Invito anche i giornalisti ad intervistare Renzi sul tema: vuole dirci cosa è quella scheda o no? La sua riforma dimezza il diritto di voto degli italiani, abbia il coraggio di dirlo e la smetta con i sotterfugi.Il presidente del consiglio ha anche detto che la denuncia annunciata da Danilo Toninelli non lo preoccupa, con i tempi a cui ha costretto la giustizia italiana come dargli torto. Fossi in lui mi preoccuperei del voto di domenica. Lì gli italiani voteranno nel merito e pochi saranno disposti a dimezzarsi il diritto di voto ora che le sue balle sono state smascherate. (fonte: movimento cinque stelle)

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Renzi e la Boschi sono ossessionati da questo referendum

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

maria elena boschirenzi-verdiniSono mesi che il Paese è fermo perché si deve parlare solo di referendum che entra in ogni argomento possibile e immaginabile. Il ministro Maria Elena Boschi, infatti, sostiene candidamente che votare ‘sì’ al referendum permette di curare meglio il cancro. Mentre per il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, il ‘sì’ farebbe anche passare il diabete. E mentre ci si inerpica in nuovi ambiti in cui la riforma porterebbe nuovi miracoli, il Governo di Renzi e Boschi abbandona chi soffre di ipertensione e ha problemi di cuore.Quindi mentre con una mano promette cure miracolose, con l’altra toglie invece la possibilità di cura a chi si trova in condizioni di difficoltà, in primis gli anziani. Dal prossimo anno, infatti, il servizio sanitario nazionale non farà più gratuitamente degli esami fondamentali per la diagnosi e la cura dell’ipertensione.Per intenderci, in Italia sono 16 milioni le persone che soffrono di ipertensione arteriosa e ogni anno ne muoiono 280mila a causa di malattie cardiovascolari. Fra loro, per ovvie ragioni, la stragrande maggioranza è rappresentata dai cittadini più anziani. Così, proprio loro, saranno costretti a rivolgersi alla sanità privata e, per chi non se lo potrà permettere – e chi ha una pensione minima non potrà permetterselo – resta solo l’oblio. Per loro, dice il Governo, “non ci sono soldi”. Parliamo di un taglio di 16 milioni di euro, ma per l’ “Air force Renzi” i 160 milioni necessari si trovano. Così i cittadini più anziani non potranno più fare esami per verificare la presenza di potassio nel sangue, l’esame chimico fisico e microscopico delle urine, la radiografia del torace di routine – nas e, soprattutto, non sarà più possibile il monitoraggio continuo (24 ore) della pressione arteriosa, ovvero l’esame più importante per capire il grado di controllo farmacologico della malattia per chi si trova ancora in uno stadio iniziale.
Cos’altro serve per far capire che questo Governo e questo Presidente del Consiglio vi stanno tutti prendendo in giro? Cos’altro serve per farvi capire che questo Governo e questo presidente del Consiglio non è dalla parte dei cittadini, siano essi risparmiatori, lavoratori, insegnanti o studenti? (fonte: movimento cinque stelle)

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Referendum costituzionale in Italia: Quali i possibili scenari per il settore finanziario italiano?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

monte dei paschi di sienaCommento di Luca Raffellini, Head of Business and Financial Services, Frost & Sullivan. “Attualmente, non è possibile vedere chiaramente il collegamento tra i risultati del referendum costituzionale in Italia e il destino ultimo delle banche italiane. Molti scenari plausibili indicano un restringimento delle opzioni per le banche in difficoltà e cattive notizie in generale se dovesse vincere il NO – ma la domanda è, quanto cattive?”
“Lo scenario peggiore, il fallimento di Monte dei Paschi di Siena che innescherebbe una cascata di altri fallimenti bancari, richiederebbe almeno tre ipotesi forti. La prima è che l’attuale governo fosse sostituito e che tale sostituzione richiedesse molto tempo. La seconda è che il nuovo governo fosse “tecnocratico”, con un Ministro delle Finanze o con poca simpatia verso il settore bancario o incapace di evitare l’applicazione del meccanismo di risoluzione dell’UE. Infine, bisognerebbe presumere che la disaffezione degli investitori si diffondesse ad altre banche grandi e meglio capitalizzate come Unicredit. Questa sfortunata combinazione è possibile, naturalmente, ma assolutamente non certa. Nella recente storia politica italiana, la successione al governo è stata relativamente rapida e indolore, rispetto ad esempio al Belgio. Pertanto, supponendo che il Primo Ministro Renzi dia effettivamente le dimissioni, il periodo di incertezza politica non dovrà necessariamente protrarsi a lungo. Inoltre, un nuovo governo presumibilmente farebbe tutto ciò che è in suo potere per proteggere gli obbligazionisti borsajunior (i piccoli risparmiatori privati) ed è probabile che prenderebbe una posizione ancora più ferma verso l’Europa e il BRRD. Quanto a un possibile “contagio finanziario”, i 5 miliardi di euro di debito subordinato di Monte dei Paschi di Siena non spariranno da un momento all’altro e nemmeno i crediti in sofferenza (NPL – non performing loans) di altre banche. Tuttavia, non dimentichiamo che alcune delle altre grandi banche italiane sono intrinsecamente robuste – non hanno avuto performance peggiori di alcune delle altre banche europee nello stress test dell’EBA di luglio. A conti fatti, altri fattori esterni – non collegati al referendum italiano – potrebbero dimostrare di avere un maggiore impatto sulla stabilità delle banche: la Brexit, la nuova presidenza degli Stati Uniti, le elezioni francesi e la volatilità dei mercati finanziari internazionali, per citarne alcuni. Le prospettive sono ancora piuttosto aperte.”
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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