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Posts Tagged ‘referendum’

Referendum giustizia. Come gli utenti spiegano la loro legittimità ad un sindacato di magistrati

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

“Valutazione di gradimento della magistratura” per formalizzare la scarsa fiducia che sembra ci sia nei confronti della magistratura”, e per questo l’Associazione nazionale magistrati (Anm) deve fermamente reagire. Questo il pensiero del presidente del sindacato dei magistrati nei confronti della prossima campagna referendaria per alcune riforme. Tristezza e preoccupazione. Il sindacato di alcuni amministratori di un potere dello Stato si mobilita contro la possibilità che cambino leggi che, evidentemente, per loro vanno bene come sono. E che, aggiungiamo noi semplici utenti dei loro servizi… leggi intorno alle quali alcuni magistrati hanno consolidato l’esercizio del loro potere. Come parte in gioco, invece di contestare i singoli quesiti entrando nel merito degli stessi e accettando che ognuno possa usare le leggi per quello che sono, anche per cambiare ciò che loro vogliono rimanga immobile, all’Anm scatta l’accusa della delegittimazione del fatto in sé, che si raccolgano le firme per dei referendum. Tristezza e preoccupazione. Anche per quando, sul banco degli imputati, ci dovesse capitare di essere da loro giudicati. E’ proprio anche grazie a questa levata arrogante di scudi che la raccolta firme per i referendum è importante. Non per contrapporsi a questo sindacato, ma per spiegare loro che così funziona la democrazia. Che i referendum servono anche a loro che sono “solo” un potere dello Stato, servitori di questo Stato e non lo Stato assoluto. Stato fatto da tutti, anche quelli per cui sarebbe un bene cambiare: 1) Elezioni del Csm; 2) responsabilità diretta dei magistrati; 3) equa valutazione dei magistrati; 4) separazione delle carriere dei magistrati; 5) limiti agli abusi della custodia cautelare; 6) abolizione del decreto Severino. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Referendum Giustizia. Perché sono importanti anche per i consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2021

L’Iniziativa riguarda anche i cittadini consumatori, che ogni giorno devono lottare e resistere per affermare i propri diritti, di fronte alle istituzioni e ai privati. Il motivo principale per gli abusi che i consumatori subiscono è il mancato funzionamento della giustizia. I profittatori pubblici e privati lo sanno bene, soprattutto per le ingiustizie legate a piccole somme: fruire della giustizia (e spesso anche dei sistemi extragiudiziali) quasi sempre viene a costare più di quanto viene rivendicato. Questo scoraggia il ricorso da parte dei consumatori e moltiplica gli illeciti e le truffe dei profittatori.E’ chiaro che questi referendum, raccolte le firme, tenute le consultazioni e vinte le stesse, non sono automaticamente un toccasana. Rappresentano il primo fondamentale passo verso una giustizia per il cittadino, invertendo l’attuale trend in cui il cittadino è solo suddito.Aduc si mobilita accanto ai promotori, mettendo anche le sue strutture e sedi a disposizione per coloro che volessero firmare.Sono sei i referendum promossi dalla Lega e dal Partito Radicale: 1) Elezioni del Csm; 2) responsabilità diretta dei magistrati; 3)equa valutazione dei magistrati; 4) separazione delle carriere dei magistrati; 5) limiti agli abusi della custodia cautelare; 6) abolizione del decreto Severino.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Roma: Sturni (M5S), Approvato il Referendum propositivo, consultivo e abrogativo Zero Quorum

Posted by fidest press agency su sabato, 1 Maggio 2021

“Oggi in Assemblea Capitolina abbiamo approvato la proposta di delibera, a mia prima firma, che aggiorna il regolamento attuativo del 1994, allineandolo alla riforma dello Statuto approvata nel 2018 dall’Assemblea Capitolina in relazione ai referendum capitolini.Le principali novità di questa ultima delibera riguardano l’introduzione del referendum propositivo senza quorum e la possibilità, ove attivata e nei limiti delle risorse tecnologiche ed economiche disponibili, di consentire la raccolta di firme con modalità digitali e ricorrere al voto elettronico.Di fatto poniamo anche le basi per i referendum digitali nella città di Roma.Un passaggio che chiude un lungo percorso durato cinque anni ed avviato con la riforma dello Statuto di Roma Capitale e l’approvazione delle successive delibere attuative da parte dell’Assemblea Capitolina, con le quali abbiamo introdotto nell’ordinamento di Roma Capitale nuovi strumenti di democrazia diretta e partecipata. Tra queste, appunto, il referendum propositivo, abrogativo e consultivo senza quorum, le proposte di delibera di iniziativa popolare digitali, le petizioni popolari elettroniche, il bilancio partecipativo anche digitale, con il fine di avvicinare i cittadini alla vita politica e ridurre le distanze con l’Amministrazione.Con questa riforma sulla democrazia digitale abbiamo rafforzato e posto al centro dell’azione amministrativa le piattaforme digitali istituzionali. I romani, attraverso gli strumenti di democrazia partecipata digitale, potranno autonomamente promuovere una o più decisioni importanti che riguardano la loro città, almeno una volta l’anno. Si tratta di un tema fondamentale per il futuro della democrazia nella capitale d’Italia che ho seguiti fin da inizio consiliatura per allinearla alle grandi esperienze internazionali.Voglio ringraziare l’Assemblea Capitolina tutta, sia maggioranza che opposizione, i Municipi, l’ex Assessora Flavia Marzano con la quale abbiamo iniziato questo iter, i dirigenti e i dipendenti di Roma Capitale che per me sono i migliori in Italia rispetto a chi continua a buttarli fango, e tutte le persone di buona volontà che hanno contribuito a portare avanti questa riforma.Si apre adesso una nuova fase volta al consolidamento, promozione e alla valorizzazione degli istituti di partecipazione popolare, con almeno una sessione referendaria all’anno, in contrapposizione ad ogni forma di tecnocrazia e di accentramento dei poteri in capo ad un uomo solo al comando.Ritengo che sia importante far conoscere anche in ambito scolastico ed accademico questi strumenti, affinché siano utilizzati dalla città e diventino parte integrante della cultura partecipativa dei romani”.Lo dichiara in una nota stampa il consigliere capitolino Angelo Sturni (M5S), presidente della Commissione Roma Capitale.

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Dal Referendum una chiara richiesta di ammodernamento, a cominciare proprio dalla riforma del voto all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

di Fucsia Nissoli Fitzgerald. Il Sì ha vinto con il 69,64 per cento delle preferenze, mentre i voti per il No sono stati poco meno del 30 per cento. L’affluenza alle urne è stata del 53,84 per cento. Gli elettori hanno confermato la legge costituzionale “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019. In particolare, nella Circoscrizione Estera hanno votato per il Referendum Costituzionale 1.057.211 cittadini a fronte di 4.537.308 aventi diritto al voto, con una affluenza del 23,30%. Un dato che è molto più basso di quello che si è registrato dentro i confini nazionali ma che è comunque significativo per la Circoscrizione estero. Gli italiani all’estero hanno votato in maggioranza per il “Sì” (78,24%), con 744.557 voti, mentre il fronte del “No” ha ricevuto 207.089 voti, pari al 21,76 %.Inoltre, nella Ripartizione III – Nord e Centro America – si è registrato il dato più alto a favore del taglio con il fronte del “Sì” attestato a quota l’81,07% (62.644 voti), con una punta dell’85,50% in Canada, contro il 18,93% del “No” (14.632 voti). La legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. La riforma costituzionale entrerà in vigore ma prima di diventare effettiva bisognerà aspettare 60 giorni, quelli previsti per ridisegnare i collegi elettorali.Sull’attuale Parlamento, in ogni caso, non ci saranno conseguenze: il taglio del numero dei parlamentari verrà applicato a partire dalla prossima legislatura.Finora, altri tentativi di riforme costituzionali erano stati bocciati dagli elettori: la riforma di Berlusconi nel 2006; la riforma di Renzi nel 2016. Gli italiani avevano mostrato di non voler mettere in discussione le decisioni dei padri costituenti. In questo caso, al di là delle implicazioni politiche è sembrato prevalere il desiderio di far arrivare ai politici un messaggio di richiesta di semplicità, di essenzialità.Si palesa un risultato che i partiti non devono giocarsi nella gara del consenso di parte perché rischierebbero di allontanarsi dallo spirito nuovo di riformismo costituzionale che vivono gli italiani. Un dato elettorale chiaro, ed ancor più chiaro all’estero, che ci evidenzia la richiesta netta di cambiamento che i cittadini fanno alla politica, una richiesta di snellimento della burocrazia italiana e di snellimento delle procedure per fare le leggi, quindi una politica più snella nel rispondere alle esigenze della popolazione e che sia al passo con i tempi.Quindi bisogna partire da questo dato per pensare delle riforme che siano rispondenti alle indicazioni dei cittadini. Ci si poteva aspettare un’era di grandi riforme, ma ora siamo incamminati sulla strada delle piccole riforme che devono essere di volta in volta completate. Pertanto la barca delle riforme non può fare altre che proseguire a piccole tappe, una specie di processo che ci ricorda quello della costruzione europea cosiddetta a piccoli passi, secondo il metodo funzionalista di Jean Monnet.Allora, bisognerà procedere alla revisione dei Regolamenti parlamentari, la cui procedura di approvazione è relativamente semplice perché ciascun ramo del Parlamento vota solo la sua revisione dei regolamenti.Mentre in Commissione Affari Costituzionali della Camera sta già a buon punto per licenziare un testo legislativo che garantisce il voto ai diciottenni al Senato.Poi bisognerà prevedere il superamento della base regionale e la riduzione dei delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica. Piccoli passi che la politica dovrà fare con decisione per garantire una democrazia funzionale, quella stessa che vogliamo anche all’estero il che significa accelerare i tempi per una riforma della Circoscrizione estera e del voto all’estero.Sarà necessario ridefinire le Ripartizioni affinché il minor numero di parlamentari possa essere distribuito in maniera adeguata sul territorio.Credo che una delle prime cose che dovrà fare la istituenda Commissione bicamerale per gli italiani all’estero sarà proprio la riforma del voto all’estero. Una riforma che dovrà tener conto della diminuzione del numero dei parlamentari e trovare il modo di permetterci di lavorare in maniera efficace! L’esame del testo legislativo che istituisce la Bicamerale per gli italiani all’estero passerà al Senato, dopo l’imminente approvazione della Camera dei Deputati e spero che i senatori lavorino celermente, anche in conformità alle indicazioni che viene dal dato referendario, e si possa avviare il lavoro per le riforme di cui ha bisogno la Circoscrizione Estera! In questo senso il “Sì” referendario non è un punto di approdo ma uno stimolo a riformare, passo dopo passo, e ammodernare il nostro sistema istituzionale; il che all’estero significa, in primis, avere la capacità ed il buon senso di introdurre quelle innovazioni che rendono più snelle e sicure le procedure elettorali.”

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Referendum Castelli: “Successo del movimento, a vincere sono gli italiani”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

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Roma – “Sono molto contenta, è un grande successo del MoVimento 5 Stelle di cui tutti dovremmo essere felici. Ma a vincere sono gli italiani che, con il taglio dei parlamentari, portano a casa una riforma storica ed attesa da decenni. Un risultato netto, anche un po’ inaspettato, e per nulla scontato. Se consideriamo che eravamo in pochissimi a sostenerlo, e che qualcuno avrebbe preferito un fallimento per colpire qualcuno di noi, invece che il grande successo che è stato.Anche questa volta ci sono venuti tutti contro ed abbiamo assistito alla coppia Salvini-Meloni che, pur di provare a dare una spallata a noi e al Governo, ha quasi invitato a votare no.Non ci sono riusciti. E il sostegno dei cittadini è un invito ad andare avanti nella strada intrapresa, per continuare a cambiare questo Paese! Con serietà e determinazione”.

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Referendum. Vittoria del sì: Ora responsabilità e riforme

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Marco Fumagalli (M5S Lombardia): “La vittoria del SI al referendum è un’indicazione ben precisa che i cittadini hanno voluto dare a questa classe politica di procedere speditamente per dotare la nostra democrazia di istituzioni più efficienti. Con questo voto si apre una nuova stagione di riforme istituzionali a cominciare dal superamento del bicameralismo perfetto. Le forze politiche sono chiamate ora ad un senso di responsabilità nel rispondere con i fatti a questo voto con cui i cittadini richiedono di proseguire sulla via del cambiamento. A cominciare da una legge elettorale proporzionale in cui sia possibile l’espressione del voto di preferenza. Il fatto che il NO ha comunque avuto un certo consenso è indicativo di come si sia tentato di strumentalizzare questo voto per mettere in difficoltà il Governo. Questo intento è miseramente fallito e ora la classe politica è tenuta con un maggior senso di responsabilità a discutere su riforme istituzionali che soddisfino la volontà del popolo italiano”.

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Dichiarazione Vice Ministro Castelli sul Referendum

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

La quarta proiezione sul referendum per i tagli alla rappresentanza parlamentare danno un netto vantaggio dei si portandolo al 68,1%. Riportiamo, in proposito, la seguente dichiarazione di Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze: “Senza di noi questo risultato sarebbe stato impossibile. Portare i cittadini nelle Istituzioni vuol dire riportare le loro istanze al centro dell’azione politica. Ogni giorno, su ogni tema. Stiamo cambiando il Paese!” E quella del Pd dove si sottolinea la soddisfazione del segretario Zingaretti per la validità della scelta fatta da parte degli elettori. Ma vi è anche la sollecitazione ad andare avanti con le riforme che devono completare il quadro complessivo nel contesto del nuovo assetto istituzionale del Paese “non reputando insoddisfacente il solo taglio dei parlamentari”.

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Voterò Sì al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre sul taglio dei parlamentari

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

Non è una riforma perfetta, è vero. Ma è il primo pezzetto di un mosaico. Come centrosinistra, abbiamo sempre ragionato – e ci siamo sempre prefissati l’obiettivo – di agire per una riduzione del numero dei parlamentari. Una riduzione che non deve essere fine a se stessa, fatta per il gusto di tagliare, ma che, ovviamente, deve essere accompagnata da una riforma strutturale e dei correttivi che servano a rendere il Parlamento più veloce, snello ed efficiente. È quello per cui il Partito Democratico lavorerà nei prossimi mesi, in modo tale da inserire tale decurtazione all’interno di un quadro compiuto e più ampio, che segni l’avvio di un’intensa stagione di riforme. Serve appunto pensare a un disegno complessivo per il dopo che guardi a un assetto che superi il bicameralismo perfetto, permettendo di abbreviare la lunga staffetta tra Camera e Senato, al fine di poter contare su iter legislativi più rapidi e semplici. Fondamentale sarà distinguere la funzione delle Camere, riformare i regolamenti, rivedere la composizione dell’assemblea che elegge il Presidente della Repubblica e approvare una legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento. Il mio Sì vuole rappresentare una partenza, una sorta di monito a lavorare per un processo che chiami in causa un ripensamento e un miglioramento dell’attuale sistema. Bloccare oggi questa riforma rischia di porre dei paletti a un percorso di trasformazioni e modifiche che vogliamo e chiediamo da tempo, con il rischio di rimanere poi fermi. Ci tengo a precisare due punti: non si tratta di parlare di risparmi (esigui) o di soffiare sul vento dell’antipoltica e anticasta, facendo passare il pericoloso messaggio che i parlamentari siano espressione di una élite di privilegiati che non serve a nulla, ma di una questione di merito. L’ultima votazione a riguardo è stata sostenuta dal 95% dei parlamentari del Partito Democratico, poi c’è chi ha cambiato idea. È quindi, a mio avviso, anche un tema di coerenza e serietà davanti agli elettori.

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Nissoli (FI): Più informazione per le elezioni referendarie all’estero

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

“Durante la pausa estiva, in riferimento alla comunicazione istituzionale per il referendum, ho inviato una lettera al Ministro Di Maio per rappresentargli l’esigenza che le informazioni arrivino a tutti i residenti all’estero.A tal proposito ho sottolineato che l’Amministrazione degli Esteri dovrebbe investire di più nel fare informazione mirata ai connazionali sulle questioni elettorali in maniera oggettiva per permettere loro di scegliere liberamente con il proprio voto. Inoltre, in tale lettera ho segnalato al Ministro l’importanza di realizzare una campagna informativa che coinvolga anche la stampa italiana all’estero, giornali e radio televisioni locali operanti tra le Comunità italiane nel mondo e i social media, affinché l’informazione possa meglio raggiungere i destinatari.Il 3 settembre scorso, il Ministro Di Maio mi ha risposto, con una sua missiva, sottolineando che “il sito istituzionale e i canali di social network sono ampiamente utilizzati al fine di raggiungere l’ampia platea dell’elettorato all’estero. Fondamentale è ance l’azione delle rappresentanze diplomatico-consolari: ogni Sede cura infatti la campagna informativa sui propri siti istituzionali, canali social e attraverso tutti i mezzi i di informazione ritenuti localmente più opportuni, quali i giornali e i programmi televisivi e radiofonici”.Una risposta che lascia ben sperare su un voto consapevole della posta in gioco per la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero grazie ad una informazione istituzionale obiettiva e capillare.
Lo ha dichiarato l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Referendum numero parlamentari. Un mondo distaccato? Partecipiamo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

A meno di un mese dal referendum che dovrebbe ridurre il numero dei parlamentari, mentre gli italiani sembrano distratti tra vacanze liberatorie e i politici che sembrano discutano fra loro solo a colpi di slogan o di silenzio, la scadenza si avvicina e… speriamo sia rispettata (la nostra principale preoccupazione è l’estendersi della pandemia covid). Così come speriamo sia rispettata l’apertura di quelle scuole che dovrebbero riaprire e richiudere dopo meno di una settimana per “ospitare” i seggi elettorali. Noi cittadini economici (consumatori ed utenti) ci limitiamo ad una osservazione: perché tagliare il numero dei parlamentari?
1 – la motivazione dei promotori è di risparmiare. Chi lo dice è lo stesso che, per esempio, quando emergono fatti come i 600 euro presi dei parlamentari gridano allo scandalo e si prodigano con richieste e iniziative di espulsioni dei loro colleghi e/o eletti. Notare che chi ha avuto i 600 euro è perché la legge glielo consentiva, legge votata dagli stessi che hanno gridato allo scandalo e che, col fumo dello sdegno, coprono la loro incapacità di legislatore.
Sull’ammontare dei soldi che verrebbero risparmiati con meno parlamentari… stiamo parlando dello “Zero virgola Zero” dei bilanci dello Stato, somme ininfluenti per qualunque tipo di progetto economico su cui utilizzarli in alternativa per un bene pubblico. Sono i cosiddetti costi della democrazia che, a parte i regimi autoritari, sono necessari per far funzionare il nostro sistema. Si potrebbe disquisire come utilizzarli e distribuirli meglio, ma non è questo l’argomento del referendum.
2 – l’altra motivazione è che con meno parlamentari il sistema democratico funzionerebbe meglio. Questo argomento è sostenuto da promotori che si dicono interpreti del popolo e nuovo sistema di collegamento tra lo stesso popolo e le istituzioni. Qui ci sfugge qualcosa. Come si fa a sostenere che diminuendo il numero dei parlamentari si migliorerebbero i rapporti degli stessi coi loro eletti? Già oggi (ripartizione numerica che viene contestata dal referendum) è praticamente impossibile per un elettore interloquire con la persona che ha eletto (tranne alcuni casi rari e per testarda volontà dell’eletto)… perché dovrebbe esserlo un domani che il numero di elettori per nominare un deputato dovrebbe essere maggiore?
Noi coltiviamo un intendimento in merito: un sistema elettorale secco, all’inglese o grossomodo all’americana, dove un collegio piccolo elegge un suo deputato che vince a maggioranza sugli altri in gara, e questo eletto sarebbe giocoforza costretto ad avere un rapporto continuo con gli elettori del collegio, anche quelli che non lo hanno votato, perché rappresenterebbe le istanze del territorio nell’assemblea legislativa. Quindi, se una riforma in merito si volesse fare, sarebbe proprio quella di approvare un sistema elettorale uninominale secco (senza recuperi di resti che farebbero eleggere chi è stato bocciato in qualche altro collegio); riforma che potrebbe comportare anche un aumento dei parlamentari da eleggere non certo una diminuzione.
Oggi i promotori diffondono cortine di fumo facendo credere di fare il bene del popolo. Di fatto promuovono un sistema di rappresentanza che per il numero maggiore di elettori necessari a nominare un rappresentante e la necessaria ampiezza del territorio di riferimento, allontana ancora di più eletti ed elettori. Più di quanto già siano lontani grazie ad un sistema elettorale (quello vigente) che fa decidere a priori ai partiti chi deve essere candidato ed eletto… che non sarebbe male se i partiti rappresentassero il popolo… ma qualcuno si sente di affermare che questa rappresentanza oggi sia tale?
In sintesi questo referendum potrebbe solo peggiorare l’attuale situazione. Conoscere per giudicare. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Referendum: Garantire sicurezza dipendenti consolati e diritto al voto

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

“Da tempo ho sottolineato che ci sarebbero stati problemi per l’esercizio del voto all’estero in una situazione come quella attuale caratterizzata dalla pandemia con conseguenze per la sicurezza degli impiegati dei consolati che riceveranno i plichi elettorali con le schede votate. Sappiamo che ben 20 consolati sono stati chiusi a causa del covid e mi chiedo come si potrà garantire l’esercizio del voto ai nostri connazionali di quelle circoscrizioni consolari? Ed anche come garantire la sicurezza ai dipendenti dei consolati che avranno a che fare con le schede elettorali che potrebbero anche essere contaminate? Domande le cui risposte non sono rinviabili e chiedo, pertanto, al Ministero degli Affari Esteri quali misure urgenti intenda adottare per la salvaguardia di tutti. Lo ha dichiarato già da alcuni giorni fa l’On. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Referendum. Urso (FdI): Sì al referendum e poi al voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

“Noi siamo stati sempre l’unica forza politica coerente nel sostenere il taglio dei parlamentari anche se siano pienamente consapevoli che siano ben altre le riforme costituzionali necessarie, a cominciare dal presidenzialismo e dalla differenziazione dei ruoli delle due Camere. Se i cittadini condivideranno il taglio dei parlamenti, come noi auspichiamo, sarà assolutamente necessario andare subito a elezioni politiche, perché l’attuale Parlamento sarebbe del tutto delegittimato dalla volontà del corpo elettorale e non potrebbe nè esprimere un governo nè tantomeno eleggere il nuovo Presidente della Repubblica”: è quanto ha detto a SkyTg24 il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, secondo cui, peraltro, “se il M5S vuole ridurre davvero il costo della politica perché aspettare altri due anni e mezzo? Basta andare al voto dopo l’approvazione della riforma e il costo della politica su riduce da subito. Mi aspetto che conseguentemente sia proprio il M5S per primo a chiedere di andare subito alle urne così da eleggere un Parlamento con un terzo dei parlamentari in meno e pienamente legittimato a fare le cose necessarie per il Paese”.

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Elezioni statunitensi: un referendum su Trump

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

A cura di Thomas Costerg, US Economist & Jacques Henry, Cross-Asset Team Leader, Pictet Wealth Management Il presidente Donald Trump riceve dure critiche per il modo in cui gestisce l’epidemia, largamente fuori controllo in particolare nel sud. Nel contempo l’economia – il tema caratterizzante della sua politica – è pesantemente colpita nonostante gli ingenti pacchetti di misure di supporto. I sondaggi nazionali mostrano in media che il candidato democratico ed ex vice presidente Joe Biden è avanti rispetto a Trump di circa otto punti; il divario si sta inoltre allargando negli stati in bilico cruciali come la Florida, dove Biden è in vantaggio di circa sei punti secondo Real Clear Politics. In questo momento, Trump deve affrontare una corsa in salita per essere rieletto.Aggiudicarsi il controllo del Senato è cruciale perché le politiche economiche dei democratici possano avanzare. Mentre Biden è molto avvantaggiato nei sondaggi di opinione per l’elezione presidenziale, la situazione in Senato è diversa. Anche se i democratici dovessero ottenere il controllo, la loro maggioranza sarebbe probabilmente risicata. In termini di decisioni di politica economica, Joe Biden e i democratici insistono su un parziale annullamento dei tagli fiscali decisi da Trump a dicembre 2017, ma in caso di elezione i democratici dovrebbero rimanere pragmatici e focalizzare i loro sforzi iniziali sul fare ripartire l’economia tramite lo stimolo fiscale.Le relazioni tra Stati Uniti e Cina rimarranno probabilmente tese, indipendentemente da chi sarà il vincitore. Biden potrebbe minimizzare l’importanza del commercio internazionale e focalizzarsi maggiormente sui timori geopolitici. Chiunque vincerà le elezioni di novembre, appare probabile che una forma di Modern Monetary Theory «leggera», comprendente una combinazione di allentamento della politica monetaria e fiscale, continuerà a influenzare i responsabili della politica economica per il prevedibile futuro.Per i mercati azionari, le elezioni negli Stati Uniti sono viste sempre di più come una fonte di volatilità. Un aumento dell’aliquota dell’imposta societaria dal 21% al 28% potrebbe potenzialmente decurtare di almeno un terzo la crescita degli utili 2021. I giganti tecnologici statunitensi sono stati i grandi vincitori nella crisi del Covid-2019. Essi ora rappresentano circa un quarto della capitalizzazione dello S&P 500 ma pagano solo il 13% delle tasse complessive. La loro redditività è destinata a ridursi in caso di aumento delle imposte.Rispetto ai giganti della tecnologia, il settore della salute, anch’esso tra i beneficiari della crisi del Covid-19, tratta a valutazioni relativamente più interessanti. In aggiunta, le riforme del sistema sanitario statunitense sono scese d’importanza nell’agenda politica (e le proposte più estreme formulate dalla sinistra del partito democratico sono uscite del tutto dai radar). In generale, gli sforzi per evitare un deragliamento dell’economia possono significare che il vincitore delle elezioni di novembre potrà alleggerire la pressione su settori come il petrolio e il gas.I dividendi pagati dalle società comprese nello S&P 500 si prevede diminuiranno a circa USD 400 miliardi quest’anno. Dopo un 1° trimestre 2020 dinamico, anche i riacquisti di azioni proprie dovrebbero scendere a circa USD 400 miliardi quest’anno. Un incremento dell’imposta sulle società e le potenziali restrizioni regolamentari potrebbero frenare i riacquisti di azioni proprie anche l’anno prossimo.

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20 e 21 settembre si vota per il referendum costituzionale anche all’estero

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

“Ormai è certo: il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari si svolgerà a settembre.La Camera dei Deputati ha approvatola legge sulle elezioni che fissa nel 20 e 21 settembre 2020 i giorni per lo svolgimento del referendum costituzionale, elezioni amministrative e regionali. Anche all’estero saremo chiamati a votare per il referendum, con il consueto, un po’ obsoleto, metodo per corrispondenza. Il taglio dei parlamentari, per quanto concerne la Circoscrizione estera ridurrà la rappresentanza da 18 a 12, che continueranno a rappresentare gli italiani che vivono in tutti i continenti. Peccato, la riforma avrebbe dovuto ristabilire l’equilibrio e la parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, invece non lo ha fatto, i residenti all’estero aumentano e la rappresentanza diminuisce !” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta nella Circoscrizione estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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Unione Europea: Al via un referendum per uscirne

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 Maggio 2020

Roma. Un referendum di indirizzo sul recesso dello Stato italiano dall’Unione Europea. E’ questo il titolo di un progetto di legge d’iniziativa popolare promosso, tra gli altri, anche da Vittorio Sgarbi, deputato alla Camera. che ha così aderito all’iniziativa di Gian Luca Proietti Toppi e Daniele Ricciardi, due avvocati ideatori del comitato promotore denominato «Libera l’Europa – Uexit».
Il progetto di legge, elaborato da giuristi ed accademici, ha l’obiettivo di restituire all’Italia sovranità politica, fiscale e monetaria.
Spiega Sgarbi: « Questa Europa delle banche e della burocrazia non fa gli interessi dei cittadini. E’ un’Europa fantoccio, che esiste solo sulla carta, che ha il volto cinico del sistema bancario e quello opportunista degli alti burocrati di Strasburgo e Bruxelles aggrappati ai loro privilegi. E’ un’Europa di vincoli e non di opportunità. E in questi mesi di pandemia abbiamo scoperto sulla nostra pelle, in spregio al principio fondante del mutuo soccorso, come, in realtà, prevalgano egoismi e paure».Queste le tappe del referendum.
Mercoledì 27 maggio una delegazione di promotori depositerà presso la Corte di Cassazione il progetto di legge costituzionale.
Subito dopo sarà formalmente costituito il comitato promotore «Libera l’Europa – Uexit» con la partecipazione di rappresentanti di gruppi, associazioni, comitati e movimenti che vorranno aderire.
Dopo gli adempimenti tecnici partirà la raccolta delle firme che vedrà come protagonisti tutti gli amministratori locali, sindaci e consiglieri comunali dei 7.904 comuni italiani.Proprio i comuni sono le vittime dei vincoli europei; a partire dal 1999 con il Patto di stabilità interno e dal 2013 con l’equilibrio di bilancio figlio del Fiscal Compact.

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Referendum in materia di riduzione del numero dei parlamentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Ci sarà il 29 marzo 2019. Si voterà anche all’estero, per corrispondenza, per cui ogni iscritto all’AIRE riceverà a casa il plico contenente il materiale per votare. Il Referendum popolare avrà il seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019 ?». La posta in gioco è il taglio dei parlamentari e soprattutto il taglio dei parlamentari eletti all’estero. Saranno chiamati a votare tutti gli iscritti AIRE e non ci sarà il quorum, cioè un numero minimo di elettori necessario affinché la votazione sia valida, per cui se il 51% sarà contrario alla riforma fatta dal Governo che prevede il taglio della rappresentanza estera, tale riforma sarà cancellata. Infatti, in base a quanto prevede l’articolo 138 della Costituzione, in questo caso non conta il quorum dei votanti che invece determina la validità dei Referendum abrogativi.Ora bisognerà scegliere per il bene del Paese ed evitare che la propaganda prenda il sopravvento sulla politica e forse questo referendum è l’occasione per far tornare la gente a ragionare di politica e del bene dell’Italia oltre i populismi. E’ stata fatta una riforma frettolosa che non mette in conto i gravi problemi di rappresentanza che apre, di impatto con l’ordinamento costituzionale e di funzionamento del Parlamento così com’è strutturato. Infatti, nella riforma si sarebbero dovuti inquadrare anche questi altri aspetti ma sull’onda del taglio a tutti i costi e del populismo si è proceduto a varare una riforma zoppa: è proprio vero quel detto popolare che recitava: la gatta frettolosa fa i gattini ciechi! Poi si afferma che tale riforma, che porta il numero complessivo dei parlamentari da 945 a 600, con un taglio del 36,5% degli eletti, è stata necessaria per abbattere i costi della politica: non è vero perché si tratta dei costi della democrazia e non dei costi dei partiti e poi, come dicono esperti che di tagli se ne intendono, il risparmio non sarebbe quello annunciato di 500 milioni di euro per Legislatura ma di soli 285 milioni, una cifra pari allo 0,007 % del bilancio dello Stato. Quindi diciamo la verità e soprattutto diciamo che se vogliamo ridurre i costi della rappresentanza allora possiamo pure abolire la democrazia piano piano e arrivare a 10 o a uno solo al comando! In realtà con questa riforma i partiti vedranno il loro potere rafforzato e sceglieranno quei pochi fedelissimi a rappresentarli in Parlamento azzerando le altre voci! Inoltre, se guardiamo ad altri Paesi europei, simili all’Italia, vediamo che agli attuali 945 parlamentari, tra Camera e Senato, corrispondono i 923 parlamentari francesi e i 1426 parlamentari in Gran Bretagna, tra Camera dei Comuni e House of Lords! Quindi, quella che viene mortificata è la rappresentanza che avrebbe bisogno di correttivi che non vediamo attualmente. Saranno penalizzate le minoranze e gli italiani all’estero.Infatti, non è stata minimamente considerata la specificità della Circoscrizione Estero, come avevo chiesto a più riprese nel corso della mia attività parlamentare!
Il Governo ha fatto dei tagli lineari al numero dei parlamentari senza alcun criterio logico e di proporzionalità. Infatti, se consideriamo che all’estero il numero dei residenti è quasi raddoppiato da quando è stata istituita la Circoscrizione estera, senza che aumentasse il numero degli eletti, fermi sempre a 12 alla Camera e a 6 al Senato, si capisce bene che il potere democratico di esprimere una rappresentanza di chi risiede all’estero si sia affievolito negli anni e, ora, con questa riforma subisce una riduzione ulteriore e non giustificabile. In Nord e Centro America passeremo dall’eleggere 1 senatore e due deputati a eleggere 1 senatore ed 1 deputato, forse allargando ancora di più il territorio della Ripartizione! Capite che sarà molto complesso poter rappresentare territori così vasti, cosa già difficile ora. Devo dire che gli italiani all’estero non sono stati proprio considerati, come fossero trasparenti!
Di conseguenza, io voterò contro il taglio degli eletti all’estero perché non è giusto penalizzare la rappresentanza di chi vive all’estero rendendola tanto esigua quanto poco forte per incidere nei processi parlamentari, cosa già difficile oggi!Per questo chiedo anche ai connazionali all’estero di votare con me contro questo taglio iniquo della rappresentanza, espressione della crescente emarginazione che questo governo ha verso gli italiani all’estero!Sarà l’occasione per far sentire forte la nostra voce e ridare forza alla capacità democratica dei residenti all’estero. E’ ora di invertire la rotta e il referendum può essere l’occasione buona! “

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Brexit: Sassoli da Bercow: estensione utile in caso di referendum o elezioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2019

“Un’eventuale richiesta da parte delle istituzioni del Regno Unito di estensione del termine di recesso dovrebbe servire a ridare la parola ai cittadini britannici tramite referendum o elezioni generali”. Così David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, al termine dell’incontro con John Bercow, Speaker della Camera dei Comuni. Il presidente Sassoli ha riferito che le due opzioni – referendum e elezioni politiche – sono contenute nella Risoluzione votata dall’Europarlamento nel settembre scorso. “Con John Bercow c’è stata piena consonanza – ha detto Sassoli – sull’importanza del ruolo dei nostri Parlamenti nella gestione della Brexit. E vi è la comune consapevolezza che una uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione Europea – ha concluso – sarebbe contro gli interessi dei cittadini britannici ed europei”.

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Il referendum della Lega sulla legge elettorale è solo propaganda

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

“Il referendum che la Lega vorrebbe fare è un imbroglio, solo un sistema per far propaganda ai danni dei Consigli regionali che dovrebbero piegare i loro lavori alle esigenze di uno scontro nazionale. La maggioranza in Parlamento ha già uno schema di riforma della legge elettorale che potrebbe arrivare in aula ben prima che si tenga il referendum, inficiandolo. Per non parlare del vaglio della Corte di Cassazione e del fatto che le minoranze linguistiche sarebbero schiacciate”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc (Pd), commentando il referendum che la Lega propone per abrogare la quota proporzionale prevista dalla legge elettorale in vigore. Per Rojc “è bizzarro che la Lega senta il bisogno di cambiare legge elettorale solo adesso che è all’opposizione in Parlamento, mentre non l’ha fatto quando era in maggioranza”.
Riferendosi alla situazione del Friuli Venezia Giulia, la senatrice osserva che “il fatto che Fedriga abbia dato immediatamente la disponibilità a nome della Regione dimostra definitivamente che l’interesse del presidente non è in primo luogo per il Friuli Venezia Giulia, ma è tutto piegato verso Roma e la Lega. Spero che i consiglieri di una Regione autonoma – conclude – non si piegheranno a farsi dettare il calendario dei lavori da via Bellerio”.

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Pa: Sorrentino (Fp Cgil) a Bongiorno, accetti sfida: referendum tra contratti e controlli

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

“Il rinnovo dei contratti e nuove assunzioni, altro che impronte digitali. Questo chiedono i circa tre milioni di dipendenti pubblici. Se il ministro Bongiorno si sente tanto sicuro accetti la sfida di un referendum tra le lavoratrici e i lavoratori per chiedere quali priorità da affrontare: contratti e assunzioni o impronte digitali?”. A lanciare la sfida alla titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, è la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino.Il riferimento è alle parole del Ministro Bongiorno che ieri, nel replicare alle critiche ricevute all’introduzione dei controlli biometrici ai dirigenti scolastici, ha ribadito che ‘i controlli biometrici non sono una misura punitiva; sono stati gli stessi dipendenti pubblici, quelli che svolgono il proprio lavoro con scrupolo e attenzione, a chiedermene l’introduzione’. La segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil replica così: “Se il Ministro sostiene siano gli stessi dipendenti pubblici a chiederle i controlli biometrci, perché non accetta questa sfida: un referendum tra i dipendenti pubblici?”.”Noi siamo convinti – prosegue – che siano altre le priorità, ovvero il rinnovo dei contratti pubblici e nuove assunzioni, la sola via per garantire e migliorare l’offerta dei servizi ai cittadini. Su questi due punti, quando il Ministro ci darà risposte? Bongiorno sembra essere così in difficoltà da giustificare l’ennesimo inutile, punitivo e demagogico provvedimento, col presunto sostegno dei lavoratori. Noi sappiamo che le cose stanno in maniera diversa: contratti, assunzioni e risorse sono le vere priorità della Pa. Le stesse che sosterremo l’8 giugno in piazza a Roma nella manifestazione nazionale unitaria: #PubblicoèFuturo”, conclude Sorrentino.

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Il referendum distruttivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 gennaio 2019

di Pietro Di Muccio de Quattro. Tra i tanti referendum previsti dalla Costituzione, tra i quali in primo luogo il costituzionale e l’abrogativo, rischiamo drammaticamente di veder inserito l’inusitato referendum legislativo, che intendo oggi battezzare, come merita la sua enormità, “referendum distruttivo”. La Camera dei deputati, nella sostanziale disattenzione, se non indifferenza, dei media e dei cittadini, insomma di quel popolo evocato di continuo, ha iniziato la discussione della proposta di legge che modifica l’art.71 della Costituzione in materia di iniziativa legislativa popolare. L’intenzione di questa riforma, che vorrei giudicare solo dal punto di vista della ragione critica e della teoria politica, per cercare di sottrarmi alla pregiudiziale partitica, sarebbe quella, variamente elogiata pure dagli oppositori parlamentari, di avvicinare il popolo alle istituzioni. E’ scritto a riguardo nel parere della Commissione Esteri della Camera: “Il provvedimento è finalizzato a potenziare e rendere più effettivi nel nostro ordinamento gli strumenti della democrazia diretta e partecipativa, nonché ad assicurare trasparenza ed efficienza alle nostre istituzioni, così da gratificare innanzitutto la crescente domanda di partecipazione dei cittadini alla vita della nostra Repubblica e ricostruire il legame di fiducia tra i cittadini e, tra tutte, la più alta istituzione rappresentativa.” A parte la bolsa retorica (e il troppo vasto programma!), la riforma intende conferire a cinquecentomila elettori il diritto di presentare alla Camera e/o al Senato una proposta di legge ordinaria. E, fin qui, sembrerebbe solo un potenziamento del già esistente diritto di almeno cinquantamila elettori, diritto che nulla vieta di esercitare a più di cinquantamila elettori, come pure è accaduto. Sennonché la riforma aggiunge che, se le Camere non approvano la proposta popolare entro diciotto mesi dalla presentazione, “è indetto un referendum per deliberarne l’approvazione.” Voce dal sen fuggita o, se preferite, lapsus freudiano, questa disposizione sembra pure sbagliata. Dovrebbe essere espressa correttamente così: “è sottoposta a referendum”.Prescindendo dagli altri limiti di ammissibilità del referendum, opportunamente fissati, la proposta non è ammessa “se non provvede ai mezzi per far fronte ai nuovi o maggiori oneri che essa importi.” Facile immaginare quali e quante lotte dei comitati presentatori per spartirsi la torta del bilancio pubblico, prendendo per la propria lobby e togliendo alle altrui lobbies. La finanza pubblica messa nelle mani di gruppuscoli e fazioni! E per fortuna nella discussione parlamentare è stato accolto l’emendamento secondo cui l’approvazione della proposta risulta valida se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi nel referendum “purché superiori a un quarto degli aventi diritto.” Diversamente, la proposta avrebbe potuto essere approvata, per assurdo, anche soltanto dai cinquecentomila promotori, se tutti gli altri si fossero astenuti, oppure da minoranze infime, che così avrebbero prevalso sulla maggioranza parlamentare, come sto per chiarire.
La bomba atomica che verrebbe innescata sotto Palazzo Madama e Montecitorio sta in questo comma: “Se le Camere approvano la proposta in un testo diverso da quello presentato e i promotori non rinunziano, il referendum è indetto su entrambi i testi. In tal caso l’elettore che si esprime a favore di ambedue ha facoltà di indicare il testo che preferisce. Se entrambi i testi sono approvati, è promulgato quello che ha ottenuto complessivamente (complessivamente, sic!) più voti”. Anche di fronte a variazioni minime nel controprogetto parlamentare i promotori possono insistere sul referendum, al quale non è proprio sicuro se debbano essere sottoposte due o tre opzioni, comprendendovi il mantenimento della legislazione vigente, qualora esistesse. Chi respinge il progetto popolare e il controprogetto parlamentare dovrebbe avere il diritto di votare per il mantenimento dello status quo e non essere tagliato fuori dalla consultazione referendaria. Sebbene il giudizio di ammissibilità del referendum sia opportunamente attribuito alla Corte Costituzionale e varie e sostanziose norme applicative siano rimesse ad una successiva legge ordinaria “rinforzata, cioè da approvare a maggioranza assoluta, non ne viene meno né si attenua l’intrinseca distruttività della riforma.I motivi sono così evidenti che i sostenitori non si abbassano a confutarli ma affettano superiorità appollaiati sull’idolo della democrazia diretta. Ma conficcare nella ruota della democrazia rappresentativa il bastone della democrazia sedicente partecipativa, non rafforza la prima né realizza la seconda. Semplicemente blocca la democrazia tout court, forse neppure voluta. Introdurre un istituto che rende permanente, in potenza e in atto, il conflitto tra rappresentanti parlamentari, comitati presentatori, cittadini elettori, nel mentre il Parlamento siede nella pienezza dei poteri derivanti ad esso dalla sovranità popolare, sovverte il sistema del libero governo rappresentativo, conosciuto com’è dove viene praticato.
Parlando in generale, nelle questioni costituzionali lungo il corso della storia i riformatori improvvidi hanno sempre mostrato di essere supponenti ed impazienti. Come adesso, con questo farraginoso e stupefacente meccanismo di produzione legislativa. (fonte società libera)

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