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Posts Tagged ‘regionali’

L’UNHCR annuncia i vincitori regionali del Premio Nansen per i Rifugiati

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2020

Eroine di tutti i giorni provenienti da Africa, Asia, Europa e Medio Oriente sono state selezionate dall’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, per il loro straordinario lavoro umanitario.Un’insegnante rifugiata impegnata a restituire fiducia e competenze alle vittime di violenza sessuale, una scienziata madre di quattro figli che si batte per rendere la lettura e l’apprendimento accessibili ai bambini rifugiati, un’attivista in lotta per tutelare i diritti delle persone sfollate con disabilità e un’aspirante calciatrice rifugiata che sfrutta il suo amore per lo sport per sottrarre i bambini rifugiati alla strada e farli andare a scuola.Queste quattro eroine di tutti i giorni, capaci di andare oltre i propri limiti per aiutare coloro che si trovano in stato di estrema necessità, sono state selezionate come vincitrici regionali del Premio Nansen per i Rifugiati di quest’anno. Le vincitrici, tutte donne, sono state selezionate in quattro continenti per il loro profondo impegno umanitario e per gli sforzi volti a migliorare le vite delle persone costrette a fuggire. Ciascuna di loro, a modo proprio, ha lanciato iniziative popolari per cambiare la vita dei membri delle proprie comunità, tra cui rifugiati e sfollati interni costretti a fuggire dai conflitti in Sud Sudan, Ucraina orientale, Siria e Afghanistan.La dedizione da esse mostrata e i servizi resi per la protezione delle persone costrette alla fuga riflettono l’essenza e lo spirito di Fridtjof Nansen, il primo Alto Commissario per i Rifugiati al quale il premio è intitolato. Nansen è stato uno stimato scienziato, esploratore polare e diplomatico, conosciuto per la sua perseveranza di fronte alle avversità. Questo premio umanitario annuale intende dare risalto e celebrare gli eroi e le eroine delle nostre comunità che sanno andare ben al di là del proprio senso del dovere per aiutare rifugiati, sfollati interne o persone apolidi.Tra centinaia di candidature, oltre a un unico vincitore a livello mondiale, un vincitore è selezionato in rappresentanza di ciascuna regione. Grazie a questo premio, eroine ed eroi di tutti i giorni sono celebrati per i loro straordinari sforzi volti a cambiare, e in molti a casi a salvare, le vite di quanti sono costretti a fuggire. Le vincitrici regionali di quest’anno per Africa, Asia, Europa e Medio Oriente sono: Africa: Sabuni Francoise Chikunda, insegnante rifugiata dalla Repubblica Democratica del Congo in Uganda. Ha fondato e presiede il Women’s Centre, un centro di aiuto alle vittime e alle persone sopravvissute a violenza sessuale e di genere. Asia: Rozma Ghafouri, rifugiata afghana in Iran. È la cofondatrice del progetto Youth Initiative Fund, un’iniziativa comunitaria che mira a sottrarre alla strada i bambini rifugiati per permettere loro di ricevere un’istruzione. Europa: Tetiana Barantsova, ucraina, attivista per i diritti umani e cofondatrice della ONG AMI-Skhid” (Associazione donne, giovani, famiglie con disabilità del Donbas orientale), che si batte per il cambiamento e per la tutela dei diritti delle persone con disabilità. Medio Oriente: Dott.ssa Rana Dajani, giordana, scienziata e professoressa di biologia cellulare molecolare che ha fondato il progetto We Love Reading. L’iniziativa mira a rendere i libri e la lettura accessibili ai bambini di ogni comunità, anche nei campi rifugiati. Il nome del vincitore globale del Premio Nansen per i Rifugiati – che non è tra quelli celebrati oggi – sarà annunciato il 1 ottobre. Il premio sarà consegnato nel corso di una cerimonia online il 5 ottobre. Ciascuna vincitrice regionale sarà premiata con uno speciale attestato Nansen e si terranno eventi per celebrare gli straordinari sforzi di ognuna di loro in cooperazione con le ambasciate di Svizzera e di Norvegia dei Paesi in cui le vincitrici lavorano. I Governi di Svizzera e di Norvegia sono partner dell’UNHCR nell’ambito del progetto che consegna il Premio Nansen per i Rifugiati.

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Regionali: Serracchiani, per ora 5S sono forza interdizione

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

“Una scelta di campo da parte del M5S sarebbe un grande passo avanti rispetto all’antipolitica e alla dichiarata estraneità ai partiti dei tempi ‘rivoluzionari’: chi si chiama fuori fa entrare la destra e al momento i grillini sono ancora forza d’interdizione. Certo questo passaggio richiede un’elaborazione politica che non si risolve con un voto su Rousseau. E intanto anche il Pd non dovrebbe cedere alla tentazione di imbozzolarsi in contenitori di ‘sinistra e basta’ che hanno già dimostrato di non funzionare. Delegare all’esterno le ali sinistra e moderata significa tornare indietro di 20 anni, e forse anche questa incertezza tiene il partito fermo al 20%. La destra non ha più il vento in poppa ma agli elettori bisogna offrire alternative chiare e credibili”. Lo scrive la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani, ragionando sull’intervista al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli al Fatto Quotidiano.

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Il Movimento 5 stelle alle prese con il voto degli italiani alle regionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Potremmo pensare al Movimento 5 stelle in occasione delle regionali di quest’anno ad una sua ennesima défaillance dopo le politiche di due anni fa che lo ha portato ad essere il più votato. È una lotta impari tanto che molti commentatori politici danno il Movimento sconfitto in partenza o, nella migliore delle ipotesi, vincente ai punti ma perdente nei confronti delle coalizioni. E questo dovrebbe essere il “canto del cigno” per una forza politica nata e tenacemente sostenuta da una sua ferma volontà riformista, la sola capace d’imprimere una svolta radicale al sistema paese.
Forse non tutti si rendono conto o se ne hanno la consapevolezza ne temono le eventuali ricadute pensando ai propri interessi di bottega, che potremmo concretamente compiere una svolta epocale nella storia del nostro paese e dell’intera Europa. Basterebbe riflettere su ciò che ci offrono gli avversari del Movimento. Per venti anni, sia pure con fasi alterne siamo stati governati da un centro destra apparentemente unito ma sostanzialmente diviso da interessi contrapposti che già in passato hanno bloccato ogni azione “virtuosa” del loro esecutivo e parlamentare. Se passiamo al Pd, o meglio di ciò che resta dopo il passaggio del rullo compressore renziano secondo la logica di “molti nemici, molto onore” se vuole sopravvivere deve giocoforza allearsi con il centrodestra sperando che possa averne bisogno per raggiungere la maggioranza assoluta. Ci troviamo, quindi, al cospetto di coalizioni che sono fatte per vincere ma non per governare. E allora chi resta senza compromessi e inciuci? Guardiamoci intorno e facciamocene una ragione. (Riccardo Alfonso)

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I nuovi treni regionali ibridi a ridotto impatto ambientale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

La banca dell’Unione europea sostiene il piano di investimenti del Gruppo FS Italiane per i nuovi convogli ferroviari destinati al settore del trasporto regionale di Trenitalia. Treni meno inquinanti, più efficienti e per circa la metà destinati al Sud Italia. È questo l’obbiettivo del finanziamento della Banca europea per gli investimenti (BEI) di 450 milioni di euro a FS Italiane (controllante della società di trasporto Trenitalia) annunciato oggi dal Vicepresidente della BEI Dario Scannapieco e dall’Amministratore Delegato e Direttore Generale di FS Italiane Gianfranco Battisti.Sul totale, la prima tranche di150 milioni di euro è stata già perfezionata attraverso la sottoscrizione di un corporate bond a valere sul Programma EMTN di FS, finalizzato su base private placement, che conferma l’impegno del Gruppo nell’ambito della finanza sostenibile.L’operazione appena sottoscritta finanzierà l’acquisto dei primi 43 convogli ordinati sui 135 totali dell’intero piano di investimenti di Trenitalia.I nuovi treni copriranno le tratte interne in numerose regioni italiane (tra cui Calabria, Lazio, Molise, Sardegna, Sicilia, Toscana e Valle d’Aosta); 135 convogli ibridi, appunto, con tre o quattro carrozze passeggeri. L’investimento complessivo di Trenitalia per tali tipologie di treni è di circa 960 milioni per il rinnovo della flotta regionale in quelle tratte in cui l’elettrificazione delle linee non è ancora stata completata. I treni saranno equipaggiati con motori di ultima generazione per linee non elettrificate, con pantografo per linee elettrificate e con batterie per percorrere l’ultimo miglio su linee non elettrificate evitando così l’uso del carburante e le relative emissioni in prossimità dei centri abitati.Per la BEI, l’operazione risponde completamente alla nuova missione di “banca del Clima”, il cui obbiettivo è quello di mobilizzare 1.000 miliardi di nuovi investimenti di contrasto al cambiamento climatico in tutti i settori economici nel decennio 2020-2030.Per FS Italiane il deal amplia la gamma di strumenti di finanza sostenibile cui il Gruppo fa ricorso dal 2017 e che contempla da quest’anno non solo green bond pubblici ma anche loan e operazioni di private placement ispirate ai principi ESG e volte a finanziare progetti a ridotto impatto ambientale e che incentiveranno il trasporto su rotaia.“Abbiamo una lunga tradizione di lavoro con il Gruppo Ferrovie dello Stato: ricordo ad esempio che la BEI è stata negli scorsi decenni il principale finanziatore dell’Alta velocità ferroviaria Napoli-Milano. Negli ultimi anni questa tradizione è continuata e si rinnova ora con un’operazione che permetterà a milioni di passeggeri di viaggiare su treni nuovi e assai meno inquinanti rispetto al passato, nel rispetto della missione che la BEI si è data di banca del Clima”, ha commentato Dario Scannapieco, Vicepresidente della BEI.

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“Mafia può capitalizzare alle regionali il suo welfare post Covid”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

“Le regionali in arrivo non sono un evento chiuso, che si svolge in un alveo incontaminato, per questo temiamo che la mafia capitalizzi alle urne il consenso ottenuto attraverso il welfare alternativo alle aziende e ai privati in crisi post Covid. Purtroppo lo sappiamo, e la relazione lo dice: quest’anno abbiamo avuto 51 enti locali sciolti per mafia, è il dato più alto dal 1991. Ci sono tantissimi comuni della Calabria e della Sicilia sciolti per la prima volta, altri addirittura più volte. Ciò significa che il problema è patologico. Abbiamo due aziende sanitarie, tutte e due in Calabria, quella di Catanzaro e quella di Reggio Calabria, commissariate per infiltrazione mafiosa e sappiamo bene quanti soldi gestisca la Sanità regionale. Non possiamo non considerare il problema dell’infiltrazione come un problema serio, lo è sempre stato, solo che in epoche passate c’è stata molta insensibilità”. Il generale Giuseppe Governale, direttore della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), commenta così il Rapporto Italia 2020 a 24 Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24.

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Regionali: Serracchiani, sintesi molto positiva su Sansa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

“In Liguria è stata raggiunta una sintesi molto positiva su Sansa, frutto di una volontà di combattere la destra di Toti senza lasciargli nessun vantaggio di posizione. Il Pd ha lavorato responsabilmente per questa unità e apprezza l’esito cui è definitivamente giunto il M5S. L’appello ora va a quelle forze che finora si sono volute differenziare in obbedienza a logiche nazionali, pur condividendo una radice democratica”. Lo afferma la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani, dopo che si sono sciolte le ultime riserve del M5S sul candidato Ferruccio Sansa.

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Bisogna subito attivare la Reti Oncologiche Regionali

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Invitiamo tutti i pazienti oncologici a tornare negli ospedali per sottoporsi a cure, esami e controlli. Siamo già ripartiti e abbiamo ripreso con le consuete attività d’assistenza anche nei territori più colpiti dall’emergenza Covid. E’ giunto ora il momento di riorganizzare l’oncologia del nostro Paese puntando sul potenziamento della medicina del territorio anche per quanto riguarda le cure anti-tumorali. Sono necessari medici e infermieri, appositamente formati, in grado di gestire alcune terapie a livello domiciliare e nelle strutture sanitarie territoriali. Così potremmo evitare di intasare ulteriormente gli ospedali nei prossimi mesi”. E’ questa la proposta avanzata ieri dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) durante un webinar reso possibile grazie al supporto di Novartis. L’evento on line dal titolo Coronavirus e Pazienti Oncologici, L’AIOM incontra le associazioni ha avuto l’obiettivo di instaurare, in questo momento particolare, un dialogo costruttivo tra malati e clinici. Hanno partecipato in totale oltre 90 associazioni di pazienti e migliaia hanno seguito la diretta sulla pagina Facebook della Società Scientifica. “Siamo contenti di questo grande successo e torneremo periodicamente a dialogare on line con i rappresentanti dei malati – ha affermato Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Come Società Scientifica sentiamo il dovere e il bisogno di avviare un confronto ancora più diretto anche con chi sta affrontando sulla propria pelle il cancro. Vogliamo trovare nuove soluzioni per far fronte ad eventuali nuove emergenze sanitarie magari avviando progetti pilota in determinati territori. Per farlo chiediamo la collaborazione anche delle associazioni di pazienti che possono svolgere un ruolo determinante. Il Coronavirus può essere un’occasione da sfruttare per cambiare l’organizzazione della medicina e della sanità italiana. Siamo convinti che certe prestazioni oncologiche possano essere trasferite degli ospedali al territorio. I farmaci orali possono essere consegnati direttamente a domicilio mentre alcune terapie infusionali potrebbero essere somministrare nei locali dell’ASL o dell’ATS. Per fare tutto ciò è però indispensabile attivare e rendere finalmente operative le Reti Oncologiche Regionali. Grazie a queste strutture è possibile garantire una reale ed effettiva collaborazione tra specialisti ospedalieri, medici territoriali e farmacie. Per gli esami di follow up si potrà sempre più ricorrere ai nuovi strumenti della telemedicina. Ciò nonostante alcuni dei controlli periodici dovranno per forza essere svolti direttamente negli ospedali”. Durante il webinar dell’AIOM è emerso anche l’esigenza, per la prossima stagione, di una vaccinazione anti-influenzale a tappetto di tutti i malati oncologici. “E’ uno strumento di prevenzione importante e diventa ancor più fondamentale a partire dal prossimo autunno – ha aggiunto Saverio Cinieri, Presidente Eletto AIOM -. Grazie all’immunizzazione potremo meglio distinguere i casi di normale influenza stagionale dai contagi da Covid-19. Come Società Scientifica da anni raccomandiamo a tutti i nostri pazienti il ricorso al vaccino antiinfluenzale. Si tratta di un presidio sanitario sicuro, poco invasivo e che può determinare grandi benefici ad un paziente immuno-depresso come quello oncologico. Estendiamo poi l’invito anche a familiari, caregiver e a chiunque viva a stretto contatto con i malati”. “Nel nostro Paese, il 60% dei pazienti oncologici è vivo a 5 anni dalla diagnosi di cancro – ha sottolineato Stefano Vella, infettivologo e docente di Salute Globale all’Università Cattolica di Roma -. Non possiamo vanificare gli importanti risultati ottenuti finora, grazie alle terapie innovative e agli screening. Tutti i pazienti devono riprendere le cure, così come vanno riavviati i programmi di screening. Anche la ricerca medica deve proseguire e proprio per questo l’Unione Europea ha stanziato dei fondi specifici”..

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Elezioni regionali Ferpi Lazio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Valorizzazione del lavoro sul territorio, implementazione delle relazioni con le Istituzioni, allargamento della platea dei soci, attenzione ai più giovani e al futuro della professione. Sono solo alcuni degli obiettivi della delegazione regionale del Lazio, la più numerosa in Ferpi, che nell’assemblea di venerdì scorso, 19 settembre, ha rinnovato la sua fiducia a Giuseppe De Lucia e definito la squadra che lo affiancherà nel Comitato direttivo per i prossimi tre anni. Si tratta di Serena Bianchini (ELIS – Consulting & Labs), Mauro Covino (Formez PA), Diana Daneluz (FIEG), Angela Tassone (IWS Consulting). Presente e garante del corretto svolgimento della partecipata Assemblea, il Segretario Generale Ferpi, Rita Palumbo, che ha brevemente delineato gli impegni che il Consiglio Nazionale intende assumersi durante il triennio guidato dalla nuova Presidente, Rossella Sobrero, anche ai fini di un ammodernamento dei meccanismi della Federazione e per una sempre più diffusa all’esterno consapevolezza della professione delle Relazioni Pubbliche. Nel nostro tempo, investito da quella che Alessandro Baricco ha definito una vera e propria “insurrezione digitale”, proprio le RP, la comunicazione e l’informazione sono i settori maggiormente investiti da tale rivoluzione e, nello stesso tempo, veri possibili protagonisti del cambiamento e della possibilità di governarlo. Con l’attenzione dovuta al crescente ruolo della sostenibilità sociale e ai problemi legati all’etica, il ruolo degli operatori delle RP diventa cruciale per definire e perseguire responsabilmente gli obiettivi di grandi e piccole organizzazioni ed imprese. Giuseppe De Lucia, rinnovato Delegato regionale, è marketing and communications manager, Europa e America Latina in Ericsson. Entrato in azienda nel 1997, nel 2005 è approdato alla direzione Comunicazione come responsabile della comunicazione interna per i paesi del sud est Europa. Nel 2011 si trasferisce in Svezia e diventa responsabile marketing globale della divisione managed services. Nel 2012 è responsabile della comunicazione dell’area centro sud del mediterraneo (Italia, Libia e Israele). Nel 2014 il trasferimento a Bruxelles come consulente al Parlamento Europeo. Nel Gennaio 2016 è responsabile comunicazione e marketing per la regione mediterranea in Ericsson e dal 2018 allarga la sua area di competenza ai mercati Europa e America Latina. “Nel triennio appena trascorso siamo riusciti ad incrementare l’interesse per la nostra associazione sul territorio di Roma e del Lazio che si è concretizzato con l’aumento dei numeri degli iscritti – siamo oggi la delegazione più grande di FERPI in Italia” –, ha detto De Lucia, ribadendo l’importanza per l’associazione nello “stabilire un confronto continuo con le tante realtà istituzionali e associative del territorio”. “Tra le priorità della nostra associazione è riuscire ad interpretare la trasformazione che sta interessando il settore della comunicazione (intelligenza artificiale, digitale, big data) e che ha impatti per tutti i professionisti del settore. Inoltre, è importante continuare a lavorare per la tutela ed il riconoscimento della nostra professione”.

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Tumori e le reti oncologiche regionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Roma (Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio 131, Sala Cristallo) giovedì 11 luglio alle 11, con la partecipazione, fra gli altri, della senatrice Emilia Grazia De Biasi (Portavoce All.Can Italia), del prof. Gianni Amunni (Direttore Generale ISPRO, Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica), del dott. Oscar Bertetto (Direttore del Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta presso la Città della Salute e della Scienza di Torino), del prof. Francesco De Lorenzo (Presidente FAVO, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), del dott. Giovanni Gorgoni (Direttore Generale Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale della Regione Puglia) e del prof. Sandro Pignata (coordinatore scientifico della Rete Oncologica Campana). I vantaggi delle reti oncologiche regionali sono evidenti: più diagnosi di cancro in fase precoce, pazienti curati a casa sotto stretto controllo specialistico, ‘decongestionamento’ degli ospedali che vanno utilizzati solo per i trattamenti più complessi e stretta collaborazione con i medici di famiglia nella gestione delle visite di controllo. Con la conseguenza che tutte le persone colpite da tumore possono accedere alle cure migliori in modo uniforme sul territorio, con risparmi consistenti sia per i pazienti che per il servizio sanitario. Ma oggi, in Italia, le reti oncologiche sono attive solo in poche Regioni e ognuna funziona con caratteristiche differenti. All.Can, coalizione internazionale che unisce clinici, pazienti, università e industria, ha indicato le linee di indirizzo fondamentali per implementare questi network. Le proposte saranno presentate nel convegno nazionale “Dalla parte del paziente, il valore della persona: la presa in carico e le opportunità delle reti oncologiche”

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Povertà: in Italia forti disparità regionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

“In Italia vivono circa 10 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età e a seconda della regione in cui un bambino nasce o cresce avrà maggiori o minori possibilità di vedere realizzati i propri diritti. Come UNICEF Italia, oggi vogliamo portare l’attenzione sul tema delle disparità regionali e l’impatto che le differenze del livello dei servizi tra le varie zone del nostro paese hanno sui bambini e i giovani. Queste disparità si riscontrano in tutte le regioni italiane. In Calabria ad esempio, secondo i dati ISTAT, nel 2017 il 35,5% delle famiglie erano considerate a rischio di povertà relativa. Qui le persone di minore età in povertà relativa nel 2017 erano il 42,8%, rispetto ad una media nazionale del 21,5%. Addirittura, la percentuale di minorenni a rischio di povertà ed esclusione sociale era del 49,4%, rispetto ad un media nazionale del 32,1%.
Sono dati preoccupanti che ci spingono a voler fare sempre di più e sempre meglio. Come UNICEF Italia, nell’anno in cui celebriamo i trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, intendiamo collaborare in modo sempre più continuativo con tutte le realtà che possano contribuire a migliorare il benessere dei nostri bambini e costruire alleanze per migliorare la loro vita.” – ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, intervenendo oggi a Catanzaro all’evento organizzato dal Comitato UNICEF di Calabria in collaborazione con ANCI Calabria e Comune di Catanzaro dedicato a “Trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza 1989-2019”.

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Autonomie regionali e ruolo del Parlamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

“Bene centralità delle Camere sul percorso delle autonomie, come sembra essere stato stabilito dai presidenti Fico e Casellati nel colloquio con il Capo dello Stato. Ma il nostro ordinamento prevede due procedure sulla materia: quella di rango costituzionale con le 4 letture tra Camera e Senato oppure quella prevista dall’articolo 116 della Costituzione, limitatamente ad alcune materie e dopo aver normato l’applicazione dell’articolo citato. Il governo Gentiloni aveva varato un disegno di legge al riguardo, ma non arrivò mai in Parlamento. Se si vuole utilizzare questa procedura semplificata occorre quindi approvare prima una legge che regolamenti l’uso del 116. Questo devono chiedere i presidenti delle Camere al Governo. Non è sufficiente stabilire ‘eccezioni’ procedurali, che in quanto tali lasciano il tempo che trovano, per coinvolgere il Parlamento, in via del tutto straordinaria e non prevista in modo da consentire di emendare le intese tra il Governo e alcune regioni. Serve la norma di attuazione dell’articolo 116 della Costituzione prima che venga attivato”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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La vittoria del centro destra in Abruzzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Nelle regionali abruzzesi il Carroccio si afferma il primo partito e lo fa con il candidato Fdi Marco Marsilio di Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni a spese dell’alleato di governo pentastellato. Ne consegue che risulta vincente la coalizione Lega-Fdi-Fi con un sonante 48% mentre il Movimento 5 stelle non riesce a superare il 20 per cento con Sara Marcozzi (M5s). Lo segue al secondo posto Giovanni Legnini (centrosinistra) con il 31,3%. Stefano Flajani (Casapound) si attesta sullo 0,42% dei voti. Se valutiamo i risultati in base alle ultime politiche il Carroccio guadagna 50.000 voti mentre i pentastellati ne perdono duecentomila. Se poi consideriamo le regionali di 5 anni fa la perdita dei grillini si attesa sui 50.000 voti. Il centrosinistra, invece, con la sua solita furbata delle liste civiche riesce a contenere la perdita dei consensi con meno 25.000 voti rispetto alle politiche e 130.000 delle regionali del 2014. Che sia andato a votare poco più della metà degli aventi diritto non fa storia anche perché lo scostamento con le precedenti tornate risulta poco rilevante.
Vogliamo trarre da questo risultato un giudizio critico nei confronti del governo? Se lo vediamo da parte della Lega dobbiamo dire che Salvini sa essere più credibile e accattivante per l’elettorato abruzzese e si presume, con le debite proporzioni, con quello nazionale. Ma subito dopo dovremmo aggiungere che la formula politica di compromesso con un contratto di governo tra Lega e Pentastellati regge al confronto popolare perchè rimane tanta la voglia di un cambiamento, ma lo è meno con il metodo adottato da Di Maio. Da qui s’impone una seria riflessione in casa pentastellata su cosa non ha funzionato e se dobbiamo attribuirlo solo ad un deficit di comunicazione e soprattutto dal modo come le riforme, in specie quelle più qualificanti, siano state presentate e sostenute dai pentastellati. Più in generale possiamo dire che la mossa più abile, e direi vincente, di Salvini è stata quella di non rompere con Berlusconi e di riuscire a marciare con la logica dei due forni godendone la neutralità e la convergenza dei giudizi critici da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia rivolti solo contro i pentastellati. I leghisti, al massimo, vengono trattati come i compagni un po’ discoletti e irriverenti, in una cordata di amici, ma pronti a riaverli a far bisboccia insieme. E quel che è peggio dopo aver fortemente ridimensionato il successo elettorale pentastellato dello scorso anno alle politiche e di poter riaprire, di conseguenza, i giochi delle alleanze con i metodi berlusconiani. (Riccardo Alfonso Centro studi politici ed economici della Fidest)

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Spesa sanitaria e problematiche regionali

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Pende sempre sulle regioni il rischio del taglio alla spesa sanitaria. Le regioni, è bene saperlo, potrebbero persino aumentare, nonostante i tagli governativi, la spesa sanitaria se avviassero una seria politica di razionalizzazione dei costi abbattendo gli sprechi che sino ad oggi annualmente ammontano ad oltre dieci miliardi di euro complessivi per anno. La verità è che se facessero sul serio verrebbero a mancare i vistosi guadagni e le aree di privilegio oggi esistenti in ambienti ben noti, a partire dalle gare di appalto per la fornitura di apparecchiature e medicinali ai nosocomi e alle cliniche private che prosperano in molti casi proprio per via delle disfunzioni della sanità pubblica. A questo punto appare evidente che sarebbe necessario rivedere tutta la filiera assistenziale a partire dal medico di base.
Dobbiamo anche essere consapevoli che le inefficienze denunciate sulla sanità pubblica sono in massima parte pretestuose come le liste di attesa per una visita specialistica o un esame strumentale. Basterebbe operare su due versanti. Quello della verifica obiettiva della prestazione richiesta dal paziente e delle priorità rispetto al suo stato di salute.
In un progetto della Fidest si paventò anche la possibilità di operare prestazioni “fuori orario” e presso i nosocomi privati previo pagamento di un ticket d’urgenza che per i titolari di bassi redditi potrebbe limitarsi a un costo simbolico mentre per gli altri al 30% del suo valore commerciale.
Vi sono, insomma varie possibilità per far funzionare a dovere la macchina della sanità pubblica se non vi andasse di traverso quel sistema perverso che trasforma il tutto in una mera logica di profitto.
Non dimentichiamo che la salute è e resta un bene primario e tutti dovrebbero accedervi e avere lo stesso trattamento.
Non dimentichiamo che il 3,5% della popolazione mondiale soffre di malattie di cuore e con punte, alcune regioni ancora più alte.
Non dimentichiamo che 10 bambini su 100mila in Italia sono colpiti da una forma giovanile di diabete anche di tipo uno e che la povertà nel mondo fa milioni di vittime e si muore ancora in tanti per un’assistenza sanitaria volutamente carente. (Servizio Fidest)

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Le guerre mondiali in chiave regionale

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Parliamo della Spagna del 1936. In quei luoghi si combatté, in formato ridotto, una “guerra mondiale” dove da una parte vi era sia l’occidente liberale, di vocazione socialdemocratica, sia la destra fascista e nazista e, dall’altra, la sinistra rivoluzionaria di stampo sovietico e le sue varie sfaccettature di tipo socialisticizzante e anarchicheggiante.
Erano i diversi modi per interpretare, con tonalità diverse, lo stesso spartito. Vinse il franchismo, in altre parole la dittatura di destra, forse perché più determinata e meglio definita nel suo ruolo storico d’argine all’espansionismo bolscevico. Una specie di mostro odiato ed amato, ma non ben capito. Questo modo di affidare la difesa del capitale all’estremismo di destra fu la conseguenza di un timore diffuso sulla capacità di tenuta di un sistema occidentale troppo legato al mondo degli interessi per aprire uno spazio adeguato alle attese del grande proletariato. Il che voleva dire allargare i cordoni della borsa e realizzare meno profitti. La stessa ragione spinse gli occidentali a subire, inizialmente, le conquiste territoriali naziste e a fingere d’ignorare l’antisemitismo, sempre più violento, che andava maturandosi tra i tedeschi. La storia, dopo di tutto, insegna. Quando Roma brucia, e si sa che è Nerone ad appiccare il fuoco, è bene che si cerchi in gran fretta un capro espiatorio da dare in pasto alle famiglie delle vittime. Allora furono i cristiani. In seguito lo furono gli ebrei. Erano i martiri “ideali” anche perché vivevano per lo più in comunità, non beneficiavano di molte simpatie ed i loro uomini d’affari avevano successo. I loro colleghi ariani non godevano, di certo, del credito e degli appoggi internazionali, anche se l’antisemitismo strisciante era diffuso un po’ ovunque. Osservava, infatti, Edouard Husson nel suo libro “Endlösung – soluzione finale” (San Paolo Edizioni) “Il peggioramento della crisi internazionale rivelava l’indifferenza profonda delle democrazie rispetto alla possibile sorte nefasta degli ebrei europei in caso di guerra.” Hitler, a sua volta, era convinto che l’adozione da parte della Germania di una politica antiebraica gli avrebbe procurato i favori di molti Stati. (Riccardo Alfonso)

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Trenord: treni più moderni e linee sicure per un progetto integrato di trasporto pubblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“Finalmente l’attenzione del Governo si è focalizzata sul problema del trasporto regionale. La nostra linea è chiara,dobbiamo avere servizi uniti e governati dal territorio. Proprio per questo chiederemo al Ministero di aumentare gli investimenti in Trenord, garantendo treni più moderni e linee sicure. Il Presidente Fontana si apra a tutte le possibili ipotesi sul tavolo per risolvere i disagi dei pendolari, senza creare inutili scissioni interne. È il momento di unire le forze, integrando veramente il servizio di trasporto pubblico e migliorando la vita dei pendolari lombardi. Se Trenord inizierà davvero a funzionare un progetto di integrazione societaria e di servizi con Atm non sarà poi così lontana dalla realtà”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sulle parole di Fontana su Trenord.

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Molisani a Roma: voto prevalente a Toma

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

ROMA – Tra i molisani che, pur vivendo a Roma, mantengono la residenza nel Molise, i voti sono confluiti più su Donato Toma che su Andrea Greco. E’ quanto emerge da una ricerca compiuta dall’associazione “Forche Caudine” sia su un campione di iscritti sia comparando i paesi d’origine del maggior numero di domiciliati a Roma con i risultati elettorali.“Pur con numeri non decisivi, i molisani di Roma con diritto di voto, originari soprattutto dell’entroterra e dei paesi della provincia di Isernia, hanno premiato il centrodestra – confermano dall’associazione. “Castel San Vincenzo, Bagnoli del Trigno, Acquaviva d’Isernia, Filignano, Carovilli, Cerro al Volturno e Trivento sono comuni con rilevanti presenze nella Capitale e dove Toma ha ottenuto più del 60% dei voti – rilevano ancora da Forche Caudine.“Tra gli altri paesi d’emigrazione romana che hanno premiato il centrodestra ci sono Sant’Elena Sannita (Toma al 58%), Pietrabbondante (al 57%), Poggio Sannita (al 54%), Macchiagodena (53,5%) e Frosolone (al 49,5%). Vittoria meno netta del centrodestra a Salcito (45,5%) e Duronia (42,4%). A San Pietro Avellana, nonostante la vittoria di Veneziale, Toma ha incassato il 42% lasciando a Greco appena il 9%.Il candidato dei Cinquestelle, oltre ad Agnone (66,3%), tra i paesi d’emigrazione romana s’è imposto soprattutto a Capracotta (41,6%).Insomma, anche la comunità molisana di Roma conferma la tendenza tradizionalmente conservatrice. (fonte: Forche Caudine)

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Regionali Molise: Una pausa di riflessione

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Sono un molisano che vive a Roma dove si trova una nutrita comunità di miei corregionali. Seguo, come mi sembra naturale, le vicende della mia terra d’origine e vedere l’interesse mediatico che sta suscitando un evento politico che, in altri momenti, sarebbe stato circoscritto alla sua area geografica con pochi clamori, mi suscita una certa sensazione. Il ricordo va agli anni giovanili. Allora calavano dalla capitale i grossi calabri del taglio di Nenni, Almirante, Alessandro Natta, Andreotti, La Malfa e ai quali si aggiungeva modestamente il candidato locale liberale avv. Colitto. Ognuno rappresentava un partito e ognuno riceveva il mio applauso entusiasta per il loro parlare forbito e appassionato al tempo stesso. Allora la stragrande maggioranza degli elettori votava democrazia cristiana anche se il partito comunista non era da meno. Ora che dire? Da osservatore esterno e abituato, per la mia professione, a convivere con le idee altrui rispettandole, anche se le reputo fortemente diverse dalle mie, non entro nel merito degli argomenti affrontati e dibattuti dagli stessi big della politica ma mi limito ad osservare che il linguaggio adoperato mi è parso greve e di una volgarità fuori luogo. Non sono un bacchettone e sono, per altro, aduso a sentire parolacce e quanto altro per strada e da qualche mio vicino di casa e come si dice vi ho fatto il callo. Ciò non di meno lo scadimento rilevato mi fa specie soprattutto se queste parole sono profferite da una persona che ha una certa età e dovrebbe, a mio avviso, sapersi contenere. Penso ad esempio ad Andreotti che pure accusato dai suoi avversari sapeva uscirne senza abbandonarsi ad esternazioni fuori luogo. Si dirà: lui era uno statista e un uomo colto. Eppure non credo che bastino questi requisiti per fare la differenza. E’ che la rabbia e il turpiloquio e il disprezzo per l’avversario fino a dire di lui cose infamanti è un modo di fare politica in cui non mi riconosco e oso sperare che quanti fanno parte della mia generazione, e non solo, ne condividano il giudizio. Se questo mi dà tanto invito, modestamente, i miei corregionali a rifletterci nel momento in cui si andrà a votare perché oso ancora credere che chi ricopre incarichi di prestigio debba saper offrire di sé un’immagine confacente al suo ruolo e a farsi riconoscere per tale. (Riccardo Alfonso)

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Il voto alle regionali: una riflessione di carattere generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Si vota il 22 aprile prossimo. Sono interessati il Friuli, il Molise e la Valle d’Aosta. Sono tre regioni che hanno un basso numero di abitanti ma il loro voto è significativo in quanto sono le prime dopo le politiche del 4 marzo. Si vuole verificare la tenuta del centro destra e delle sue componenti, la capacità dei pentastellati di mantenere le proprie posizioni in ambito regionale e se la crisi del Pd continua ad erodere consensi. Ogni partito, in questo caso, cerca di non “compromettersi” troppo a livello nazionale con il proporre alleanze o intese che possono diventare poco chiare agli elettori e pregiudicare la stessa formazione di un governo. Proprio per questo motivo si pensa di posticipare un’eventuale affidamento dell’incarico, per la formazione dell’esecutivo, dopo il 22 aprile prossimo. Però, poi, a giugno si vota ancora alle amministrative e la storia non finisce qui se vi aggiungiamo, il prossimo anno, le elezioni europee. Se poi, a prescindere da tutti questi “tatticismi”, vogliamo valutare una linea di tendenza, che sta mostrando chiari segni di una presa di coscienza collettiva, dobbiamo riconoscere, in tale contesto, un calo non solo fisiologico dei partiti tradizionali. Una propensione, per altro, verificabile anche all’estero. In altri termini ciò che ha rappresentato per tutto il XX secolo una forte identità ideologica dei partiti da quello comunista alla destra, dal centrismo di taglio democristiano e agli stessi movimenti estremisti, sembra aver esaurito o di molto ridotta la sua carica “passionale”. Al loro posto si stanno affermando nuove identità che in un certo senso tendono a dividersi in due parti ben distinte che potremmo chiamare il partito dell’essere e quello dell’avere. O per meglio dire di chi dispone delle risorse per vivere agiatamente e chi ha poche disponibilità e vivacchia. I primi sono una minoranza e i secondi una maggioranza. Questi ultimi hanno, purtroppo, il difetto di non essersi del tutto resi conto che in democrazia valgono i numeri che la stessa minoranza non ha. Ma nonostante questa défaillance chi ha sa di poter contare sul “dio denaro” e degli effetti distorsivi che provoca nei semplici di cuore e negli ingenui di turno. Ora, a nostro avviso, sta andando a maturazione una nuova e più genuina consapevolezza e in questa “terra di mezzo” sono inevitabili molti scontri: da quello generazionale all’invadenza dei media, dalla disinformazione all’esasperazione sociale e identitaria. Non vorremmo che alla fine subentri la stanchezza e si ritorna al vecchio metodo di fare politica o si scateni una rivolta popolare. (Riccardo Alfonso)

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Sgarbi candidato alle regionali siciliane?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 settembre 2017

vittorio sgarbiVittorio Sgarbi sarà candidato in Sicilia alla Presidenza della Regione Siciliana alle elezioni del 5 novembre prossimo? Lo storico e critico d’arte, fondatore del movimento «Rinascimento», il cui “manifesto” è l’omonimo libro, scritto a quattro mani con l’economista Giulio Tremonti, da ieri nelle librerie (edizioni «Baldini & Castoldi»), presenterà proprie liste con il simbolo di «Rinascimento» in tutti i collegi.«Credo che la Sicilia – aggiunge Sgarbi – sia nel mi destino. Lo faccio come atto d’amore verso una regione simbolo della bellezza italiana, per una Sicilia libera dai pregiudizi e dai luoghi comuni. E per restituirle la dignità di terra degli Dei. Basta con l’esaltazione della mafia per perpetuare l’antimafia dei privilegi e degli affari, umiliando l’isola e i suoi abitanti: è ora di finirla con quanti, pur di dare un senso alle loro funzioni, chiamano tutto mafia. La Sicilia va rispettata come ogni altra Regione: merita attenzione, amore, intelligenza, cultura. E non vecchi e nuovi barbari. L’Isola vuole gli Dei.
Sgarbi precisa: «Per le questioni pratiche informo che, valutando da mesi questo progetto, sono residente a Calascibetta e mi appoggio per le operazioni di rito e sul territorio al Movimento “Moderati in rivoluzione”».Sgarbi lancia un messaggio all’ex Presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro: «Egli – osserva – ha subìto un processo ingiusto, in nome di un’antimafia che si è fatta controparte politica. Un processo che non ha colpito solo un uomo, ma ha criminalizzato la Sicilia intera. Ritengo che Cuffaro sia stato un buon presidente, non a caso votato dalla stragrande maggioranza dei siciliani. Oggi la mia candidatura riparte dalla sua vicenda umana e politica per ribadire che è possibile un progetto di riscatto culturale in nome della verità e contro ogni impostura, giudiziaria e politica. Non chiedo contropartite a Cuffaro, cui do il mio sostegno morale in nome di Marco Pannella e di chi ha combattuto e combatte per la giustizia giusta. La Sicilia va liberata dal peccato originale che la rende un luogo pericoloso essendo invece un luogo bellissimo. Il Presidente Cuffaro è stato il Presidente dei Siciliani, che non sono mafiosi come non lo è lui. La sproporzione tra la colpa e la pena nel caso di Cuffaro, e le ingiuste accuse che meritavano una condanna mite, sono accuse a tutti i siciliani che lo hanno votato. Occorre dire la verità. Cuffaro è stato il Presidente dei siciliani; Crocetta non lo è stato. Evidentemente l’antimafia non basta, e la mafia viene ingigantita per umiliare la Sicilia ed esaltare i professionisti dell’antimafia che continuano a praticare il teorema di una trattativa incriminando uomini giusti come il generale Mori. L’unica trattativa non è quella del ’92/’93, ma è quella delle amministrazioni pubbliche con i mafiosi dell’eolico. Lo Stato ha avuto paura ed ha venduto il paesaggio ai criminali. Invece d’innalzare pale eoliche, dobbiamo simbolicamente rimettere in piedi il Tempio G di Selinunte secondo il progetto di Valerio Massimo Manfredi, cui proporrò di candidarsi con me.”

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Si vota in Sicilia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

palermo palazzo normanni regioneLa preparazione alla campagna elettorale per eleggere il governatore della Sicilia sta avendo una gestazione, apparentemente, travagliata, sia a destra che a sinistra.
L’unica certezza è rappresentata dai pentastellati in corsa per una vittoria che porterà alla ingovernabilità, perché con il 40% non si governa una regione come la Sicilia.
A sinistra domina la pesca a strascico, con la segreta speranza di pescare un candidato fornito di credibilità, in grado di catalizzare l’interesse di quanti ancora sperano in governi dediti al bene sociale e comune. Fino ad oggi nulla di fatto.
A destra, malgrado le apparenze, si sta sviluppando una politica che sta già dimostrando di avere idee chiare e distinte, basta saperle interpretare.
C’è un tandem che domina la scena, si tratta del binomio Berlusconi/Miccichè, gli stessi della ben nota vittoria 61 a 0, che servì a spingere la Sicilia in fondo al pozzo, anzi, scavando ancora per scendere sempre più in basso.
Miccichè batte le piazze fornito di un lucido cilindro da prestigiatore; ogni tanto tira fuori un nome, ma nella certezza di trovare disaccordo in Salvini e Meloni, oppure in Berlusconi. Ecco che emerge il tandem con i giochi di prestigio; ma ormai il gioco appare chiaro. I nomi via via presentati sono quelli che devono essere bruciati, per salvaguardare la “sparata” finale, per la quale è concepita la manovra da prestigiatore. La tecnica è banale nella sua semplicità: presentato un candidato, ecco che Berlusconi affida alla Ghisleri (direttrice di una azienda di sondaggi di proprietà di Berlusconi!) un sondaggio sull’ipotetico candidato, la Ghisleri fornisce i risultati fasulli che, a tavolino, servono ai progetti del tandem. Tutti candidabili, tutti persone perbene, tutti graditi al gotha della politica destrorsa, ma insufficienti a garantire il risultato. Il cilindro del prestigiatore, saldamente in mano a Miccichè, serberà la sorpresa finale (tranne al sottoscritto che ha capito il giochetto). Vengono così bruciati i concorrenti, che saranno compensati con incarichi di governo, sottogoverno, imprese partecipate, candidature più o meno sicure; rimane, però, vuoto il posto da candidato alla presidenza.Chi mai potrà gestire una situazione (apparentemente) così ingarbugliata?
I possibili candidabili fumano ancora nel falò che li ha travolti, non rimane che un nome, ben noto, con collaudate esperienze, con conoscenze personali nel mondo grigio del sottobosco della politica/amministrativa. Sarà così che Miccichè, sul filo di lana delle scadenze temporali, tirerà fuori dal cilindro Il … suo nome, legittimo erede di quel 61 a 0 che fece credere a Berlusconi di possedere la Sicilia. Cadranno i veti di Salvini, della Meloni e della fronda interna di FI, sotto minaccia di esclusione dalle liste; il tandem è tornato in sella, come si conviene ad un cavaliere, convinto di ripetere quello storico risultato, magari utilizzando i medesimi canali. E i siciliani…? Credo proprio che batteranno il record di assenteismo alla urne. (Rosario Amico Roxas)

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