Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘regionali’

Elezioni regionali Ferpi Lazio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Valorizzazione del lavoro sul territorio, implementazione delle relazioni con le Istituzioni, allargamento della platea dei soci, attenzione ai più giovani e al futuro della professione. Sono solo alcuni degli obiettivi della delegazione regionale del Lazio, la più numerosa in Ferpi, che nell’assemblea di venerdì scorso, 19 settembre, ha rinnovato la sua fiducia a Giuseppe De Lucia e definito la squadra che lo affiancherà nel Comitato direttivo per i prossimi tre anni. Si tratta di Serena Bianchini (ELIS – Consulting & Labs), Mauro Covino (Formez PA), Diana Daneluz (FIEG), Angela Tassone (IWS Consulting). Presente e garante del corretto svolgimento della partecipata Assemblea, il Segretario Generale Ferpi, Rita Palumbo, che ha brevemente delineato gli impegni che il Consiglio Nazionale intende assumersi durante il triennio guidato dalla nuova Presidente, Rossella Sobrero, anche ai fini di un ammodernamento dei meccanismi della Federazione e per una sempre più diffusa all’esterno consapevolezza della professione delle Relazioni Pubbliche. Nel nostro tempo, investito da quella che Alessandro Baricco ha definito una vera e propria “insurrezione digitale”, proprio le RP, la comunicazione e l’informazione sono i settori maggiormente investiti da tale rivoluzione e, nello stesso tempo, veri possibili protagonisti del cambiamento e della possibilità di governarlo. Con l’attenzione dovuta al crescente ruolo della sostenibilità sociale e ai problemi legati all’etica, il ruolo degli operatori delle RP diventa cruciale per definire e perseguire responsabilmente gli obiettivi di grandi e piccole organizzazioni ed imprese. Giuseppe De Lucia, rinnovato Delegato regionale, è marketing and communications manager, Europa e America Latina in Ericsson. Entrato in azienda nel 1997, nel 2005 è approdato alla direzione Comunicazione come responsabile della comunicazione interna per i paesi del sud est Europa. Nel 2011 si trasferisce in Svezia e diventa responsabile marketing globale della divisione managed services. Nel 2012 è responsabile della comunicazione dell’area centro sud del mediterraneo (Italia, Libia e Israele). Nel 2014 il trasferimento a Bruxelles come consulente al Parlamento Europeo. Nel Gennaio 2016 è responsabile comunicazione e marketing per la regione mediterranea in Ericsson e dal 2018 allarga la sua area di competenza ai mercati Europa e America Latina. “Nel triennio appena trascorso siamo riusciti ad incrementare l’interesse per la nostra associazione sul territorio di Roma e del Lazio che si è concretizzato con l’aumento dei numeri degli iscritti – siamo oggi la delegazione più grande di FERPI in Italia” –, ha detto De Lucia, ribadendo l’importanza per l’associazione nello “stabilire un confronto continuo con le tante realtà istituzionali e associative del territorio”. “Tra le priorità della nostra associazione è riuscire ad interpretare la trasformazione che sta interessando il settore della comunicazione (intelligenza artificiale, digitale, big data) e che ha impatti per tutti i professionisti del settore. Inoltre, è importante continuare a lavorare per la tutela ed il riconoscimento della nostra professione”.

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Tumori e le reti oncologiche regionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Roma (Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio 131, Sala Cristallo) giovedì 11 luglio alle 11, con la partecipazione, fra gli altri, della senatrice Emilia Grazia De Biasi (Portavoce All.Can Italia), del prof. Gianni Amunni (Direttore Generale ISPRO, Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica), del dott. Oscar Bertetto (Direttore del Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta presso la Città della Salute e della Scienza di Torino), del prof. Francesco De Lorenzo (Presidente FAVO, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), del dott. Giovanni Gorgoni (Direttore Generale Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale della Regione Puglia) e del prof. Sandro Pignata (coordinatore scientifico della Rete Oncologica Campana). I vantaggi delle reti oncologiche regionali sono evidenti: più diagnosi di cancro in fase precoce, pazienti curati a casa sotto stretto controllo specialistico, ‘decongestionamento’ degli ospedali che vanno utilizzati solo per i trattamenti più complessi e stretta collaborazione con i medici di famiglia nella gestione delle visite di controllo. Con la conseguenza che tutte le persone colpite da tumore possono accedere alle cure migliori in modo uniforme sul territorio, con risparmi consistenti sia per i pazienti che per il servizio sanitario. Ma oggi, in Italia, le reti oncologiche sono attive solo in poche Regioni e ognuna funziona con caratteristiche differenti. All.Can, coalizione internazionale che unisce clinici, pazienti, università e industria, ha indicato le linee di indirizzo fondamentali per implementare questi network. Le proposte saranno presentate nel convegno nazionale “Dalla parte del paziente, il valore della persona: la presa in carico e le opportunità delle reti oncologiche”

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Povertà: in Italia forti disparità regionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

“In Italia vivono circa 10 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età e a seconda della regione in cui un bambino nasce o cresce avrà maggiori o minori possibilità di vedere realizzati i propri diritti. Come UNICEF Italia, oggi vogliamo portare l’attenzione sul tema delle disparità regionali e l’impatto che le differenze del livello dei servizi tra le varie zone del nostro paese hanno sui bambini e i giovani. Queste disparità si riscontrano in tutte le regioni italiane. In Calabria ad esempio, secondo i dati ISTAT, nel 2017 il 35,5% delle famiglie erano considerate a rischio di povertà relativa. Qui le persone di minore età in povertà relativa nel 2017 erano il 42,8%, rispetto ad una media nazionale del 21,5%. Addirittura, la percentuale di minorenni a rischio di povertà ed esclusione sociale era del 49,4%, rispetto ad un media nazionale del 32,1%.
Sono dati preoccupanti che ci spingono a voler fare sempre di più e sempre meglio. Come UNICEF Italia, nell’anno in cui celebriamo i trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, intendiamo collaborare in modo sempre più continuativo con tutte le realtà che possano contribuire a migliorare il benessere dei nostri bambini e costruire alleanze per migliorare la loro vita.” – ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo, intervenendo oggi a Catanzaro all’evento organizzato dal Comitato UNICEF di Calabria in collaborazione con ANCI Calabria e Comune di Catanzaro dedicato a “Trent’anni dall’approvazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza 1989-2019”.

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Autonomie regionali e ruolo del Parlamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

“Bene centralità delle Camere sul percorso delle autonomie, come sembra essere stato stabilito dai presidenti Fico e Casellati nel colloquio con il Capo dello Stato. Ma il nostro ordinamento prevede due procedure sulla materia: quella di rango costituzionale con le 4 letture tra Camera e Senato oppure quella prevista dall’articolo 116 della Costituzione, limitatamente ad alcune materie e dopo aver normato l’applicazione dell’articolo citato. Il governo Gentiloni aveva varato un disegno di legge al riguardo, ma non arrivò mai in Parlamento. Se si vuole utilizzare questa procedura semplificata occorre quindi approvare prima una legge che regolamenti l’uso del 116. Questo devono chiedere i presidenti delle Camere al Governo. Non è sufficiente stabilire ‘eccezioni’ procedurali, che in quanto tali lasciano il tempo che trovano, per coinvolgere il Parlamento, in via del tutto straordinaria e non prevista in modo da consentire di emendare le intese tra il Governo e alcune regioni. Serve la norma di attuazione dell’articolo 116 della Costituzione prima che venga attivato”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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La vittoria del centro destra in Abruzzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Nelle regionali abruzzesi il Carroccio si afferma il primo partito e lo fa con il candidato Fdi Marco Marsilio di Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni a spese dell’alleato di governo pentastellato. Ne consegue che risulta vincente la coalizione Lega-Fdi-Fi con un sonante 48% mentre il Movimento 5 stelle non riesce a superare il 20 per cento con Sara Marcozzi (M5s). Lo segue al secondo posto Giovanni Legnini (centrosinistra) con il 31,3%. Stefano Flajani (Casapound) si attesta sullo 0,42% dei voti. Se valutiamo i risultati in base alle ultime politiche il Carroccio guadagna 50.000 voti mentre i pentastellati ne perdono duecentomila. Se poi consideriamo le regionali di 5 anni fa la perdita dei grillini si attesa sui 50.000 voti. Il centrosinistra, invece, con la sua solita furbata delle liste civiche riesce a contenere la perdita dei consensi con meno 25.000 voti rispetto alle politiche e 130.000 delle regionali del 2014. Che sia andato a votare poco più della metà degli aventi diritto non fa storia anche perché lo scostamento con le precedenti tornate risulta poco rilevante.
Vogliamo trarre da questo risultato un giudizio critico nei confronti del governo? Se lo vediamo da parte della Lega dobbiamo dire che Salvini sa essere più credibile e accattivante per l’elettorato abruzzese e si presume, con le debite proporzioni, con quello nazionale. Ma subito dopo dovremmo aggiungere che la formula politica di compromesso con un contratto di governo tra Lega e Pentastellati regge al confronto popolare perchè rimane tanta la voglia di un cambiamento, ma lo è meno con il metodo adottato da Di Maio. Da qui s’impone una seria riflessione in casa pentastellata su cosa non ha funzionato e se dobbiamo attribuirlo solo ad un deficit di comunicazione e soprattutto dal modo come le riforme, in specie quelle più qualificanti, siano state presentate e sostenute dai pentastellati. Più in generale possiamo dire che la mossa più abile, e direi vincente, di Salvini è stata quella di non rompere con Berlusconi e di riuscire a marciare con la logica dei due forni godendone la neutralità e la convergenza dei giudizi critici da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia rivolti solo contro i pentastellati. I leghisti, al massimo, vengono trattati come i compagni un po’ discoletti e irriverenti, in una cordata di amici, ma pronti a riaverli a far bisboccia insieme. E quel che è peggio dopo aver fortemente ridimensionato il successo elettorale pentastellato dello scorso anno alle politiche e di poter riaprire, di conseguenza, i giochi delle alleanze con i metodi berlusconiani. (Riccardo Alfonso Centro studi politici ed economici della Fidest)

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Spesa sanitaria e problematiche regionali

Posted by fidest press agency su martedì, 28 agosto 2018

Pende sempre sulle regioni il rischio del taglio alla spesa sanitaria. Le regioni, è bene saperlo, potrebbero persino aumentare, nonostante i tagli governativi, la spesa sanitaria se avviassero una seria politica di razionalizzazione dei costi abbattendo gli sprechi che sino ad oggi annualmente ammontano ad oltre dieci miliardi di euro complessivi per anno. La verità è che se facessero sul serio verrebbero a mancare i vistosi guadagni e le aree di privilegio oggi esistenti in ambienti ben noti, a partire dalle gare di appalto per la fornitura di apparecchiature e medicinali ai nosocomi e alle cliniche private che prosperano in molti casi proprio per via delle disfunzioni della sanità pubblica. A questo punto appare evidente che sarebbe necessario rivedere tutta la filiera assistenziale a partire dal medico di base.
Dobbiamo anche essere consapevoli che le inefficienze denunciate sulla sanità pubblica sono in massima parte pretestuose come le liste di attesa per una visita specialistica o un esame strumentale. Basterebbe operare su due versanti. Quello della verifica obiettiva della prestazione richiesta dal paziente e delle priorità rispetto al suo stato di salute.
In un progetto della Fidest si paventò anche la possibilità di operare prestazioni “fuori orario” e presso i nosocomi privati previo pagamento di un ticket d’urgenza che per i titolari di bassi redditi potrebbe limitarsi a un costo simbolico mentre per gli altri al 30% del suo valore commerciale.
Vi sono, insomma varie possibilità per far funzionare a dovere la macchina della sanità pubblica se non vi andasse di traverso quel sistema perverso che trasforma il tutto in una mera logica di profitto.
Non dimentichiamo che la salute è e resta un bene primario e tutti dovrebbero accedervi e avere lo stesso trattamento.
Non dimentichiamo che il 3,5% della popolazione mondiale soffre di malattie di cuore e con punte, alcune regioni ancora più alte.
Non dimentichiamo che 10 bambini su 100mila in Italia sono colpiti da una forma giovanile di diabete anche di tipo uno e che la povertà nel mondo fa milioni di vittime e si muore ancora in tanti per un’assistenza sanitaria volutamente carente. (Servizio Fidest)

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Le guerre mondiali in chiave regionale

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Parliamo della Spagna del 1936. In quei luoghi si combatté, in formato ridotto, una “guerra mondiale” dove da una parte vi era sia l’occidente liberale, di vocazione socialdemocratica, sia la destra fascista e nazista e, dall’altra, la sinistra rivoluzionaria di stampo sovietico e le sue varie sfaccettature di tipo socialisticizzante e anarchicheggiante.
Erano i diversi modi per interpretare, con tonalità diverse, lo stesso spartito. Vinse il franchismo, in altre parole la dittatura di destra, forse perché più determinata e meglio definita nel suo ruolo storico d’argine all’espansionismo bolscevico. Una specie di mostro odiato ed amato, ma non ben capito. Questo modo di affidare la difesa del capitale all’estremismo di destra fu la conseguenza di un timore diffuso sulla capacità di tenuta di un sistema occidentale troppo legato al mondo degli interessi per aprire uno spazio adeguato alle attese del grande proletariato. Il che voleva dire allargare i cordoni della borsa e realizzare meno profitti. La stessa ragione spinse gli occidentali a subire, inizialmente, le conquiste territoriali naziste e a fingere d’ignorare l’antisemitismo, sempre più violento, che andava maturandosi tra i tedeschi. La storia, dopo di tutto, insegna. Quando Roma brucia, e si sa che è Nerone ad appiccare il fuoco, è bene che si cerchi in gran fretta un capro espiatorio da dare in pasto alle famiglie delle vittime. Allora furono i cristiani. In seguito lo furono gli ebrei. Erano i martiri “ideali” anche perché vivevano per lo più in comunità, non beneficiavano di molte simpatie ed i loro uomini d’affari avevano successo. I loro colleghi ariani non godevano, di certo, del credito e degli appoggi internazionali, anche se l’antisemitismo strisciante era diffuso un po’ ovunque. Osservava, infatti, Edouard Husson nel suo libro “Endlösung – soluzione finale” (San Paolo Edizioni) “Il peggioramento della crisi internazionale rivelava l’indifferenza profonda delle democrazie rispetto alla possibile sorte nefasta degli ebrei europei in caso di guerra.” Hitler, a sua volta, era convinto che l’adozione da parte della Germania di una politica antiebraica gli avrebbe procurato i favori di molti Stati. (Riccardo Alfonso)

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Trenord: treni più moderni e linee sicure per un progetto integrato di trasporto pubblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“Finalmente l’attenzione del Governo si è focalizzata sul problema del trasporto regionale. La nostra linea è chiara,dobbiamo avere servizi uniti e governati dal territorio. Proprio per questo chiederemo al Ministero di aumentare gli investimenti in Trenord, garantendo treni più moderni e linee sicure. Il Presidente Fontana si apra a tutte le possibili ipotesi sul tavolo per risolvere i disagi dei pendolari, senza creare inutili scissioni interne. È il momento di unire le forze, integrando veramente il servizio di trasporto pubblico e migliorando la vita dei pendolari lombardi. Se Trenord inizierà davvero a funzionare un progetto di integrazione societaria e di servizi con Atm non sarà poi così lontana dalla realtà”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sulle parole di Fontana su Trenord.

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Molisani a Roma: voto prevalente a Toma

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

ROMA – Tra i molisani che, pur vivendo a Roma, mantengono la residenza nel Molise, i voti sono confluiti più su Donato Toma che su Andrea Greco. E’ quanto emerge da una ricerca compiuta dall’associazione “Forche Caudine” sia su un campione di iscritti sia comparando i paesi d’origine del maggior numero di domiciliati a Roma con i risultati elettorali.“Pur con numeri non decisivi, i molisani di Roma con diritto di voto, originari soprattutto dell’entroterra e dei paesi della provincia di Isernia, hanno premiato il centrodestra – confermano dall’associazione. “Castel San Vincenzo, Bagnoli del Trigno, Acquaviva d’Isernia, Filignano, Carovilli, Cerro al Volturno e Trivento sono comuni con rilevanti presenze nella Capitale e dove Toma ha ottenuto più del 60% dei voti – rilevano ancora da Forche Caudine.“Tra gli altri paesi d’emigrazione romana che hanno premiato il centrodestra ci sono Sant’Elena Sannita (Toma al 58%), Pietrabbondante (al 57%), Poggio Sannita (al 54%), Macchiagodena (53,5%) e Frosolone (al 49,5%). Vittoria meno netta del centrodestra a Salcito (45,5%) e Duronia (42,4%). A San Pietro Avellana, nonostante la vittoria di Veneziale, Toma ha incassato il 42% lasciando a Greco appena il 9%.Il candidato dei Cinquestelle, oltre ad Agnone (66,3%), tra i paesi d’emigrazione romana s’è imposto soprattutto a Capracotta (41,6%).Insomma, anche la comunità molisana di Roma conferma la tendenza tradizionalmente conservatrice. (fonte: Forche Caudine)

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Regionali Molise: Una pausa di riflessione

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Sono un molisano che vive a Roma dove si trova una nutrita comunità di miei corregionali. Seguo, come mi sembra naturale, le vicende della mia terra d’origine e vedere l’interesse mediatico che sta suscitando un evento politico che, in altri momenti, sarebbe stato circoscritto alla sua area geografica con pochi clamori, mi suscita una certa sensazione. Il ricordo va agli anni giovanili. Allora calavano dalla capitale i grossi calabri del taglio di Nenni, Almirante, Alessandro Natta, Andreotti, La Malfa e ai quali si aggiungeva modestamente il candidato locale liberale avv. Colitto. Ognuno rappresentava un partito e ognuno riceveva il mio applauso entusiasta per il loro parlare forbito e appassionato al tempo stesso. Allora la stragrande maggioranza degli elettori votava democrazia cristiana anche se il partito comunista non era da meno. Ora che dire? Da osservatore esterno e abituato, per la mia professione, a convivere con le idee altrui rispettandole, anche se le reputo fortemente diverse dalle mie, non entro nel merito degli argomenti affrontati e dibattuti dagli stessi big della politica ma mi limito ad osservare che il linguaggio adoperato mi è parso greve e di una volgarità fuori luogo. Non sono un bacchettone e sono, per altro, aduso a sentire parolacce e quanto altro per strada e da qualche mio vicino di casa e come si dice vi ho fatto il callo. Ciò non di meno lo scadimento rilevato mi fa specie soprattutto se queste parole sono profferite da una persona che ha una certa età e dovrebbe, a mio avviso, sapersi contenere. Penso ad esempio ad Andreotti che pure accusato dai suoi avversari sapeva uscirne senza abbandonarsi ad esternazioni fuori luogo. Si dirà: lui era uno statista e un uomo colto. Eppure non credo che bastino questi requisiti per fare la differenza. E’ che la rabbia e il turpiloquio e il disprezzo per l’avversario fino a dire di lui cose infamanti è un modo di fare politica in cui non mi riconosco e oso sperare che quanti fanno parte della mia generazione, e non solo, ne condividano il giudizio. Se questo mi dà tanto invito, modestamente, i miei corregionali a rifletterci nel momento in cui si andrà a votare perché oso ancora credere che chi ricopre incarichi di prestigio debba saper offrire di sé un’immagine confacente al suo ruolo e a farsi riconoscere per tale. (Riccardo Alfonso)

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Il voto alle regionali: una riflessione di carattere generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Si vota il 22 aprile prossimo. Sono interessati il Friuli, il Molise e la Valle d’Aosta. Sono tre regioni che hanno un basso numero di abitanti ma il loro voto è significativo in quanto sono le prime dopo le politiche del 4 marzo. Si vuole verificare la tenuta del centro destra e delle sue componenti, la capacità dei pentastellati di mantenere le proprie posizioni in ambito regionale e se la crisi del Pd continua ad erodere consensi. Ogni partito, in questo caso, cerca di non “compromettersi” troppo a livello nazionale con il proporre alleanze o intese che possono diventare poco chiare agli elettori e pregiudicare la stessa formazione di un governo. Proprio per questo motivo si pensa di posticipare un’eventuale affidamento dell’incarico, per la formazione dell’esecutivo, dopo il 22 aprile prossimo. Però, poi, a giugno si vota ancora alle amministrative e la storia non finisce qui se vi aggiungiamo, il prossimo anno, le elezioni europee. Se poi, a prescindere da tutti questi “tatticismi”, vogliamo valutare una linea di tendenza, che sta mostrando chiari segni di una presa di coscienza collettiva, dobbiamo riconoscere, in tale contesto, un calo non solo fisiologico dei partiti tradizionali. Una propensione, per altro, verificabile anche all’estero. In altri termini ciò che ha rappresentato per tutto il XX secolo una forte identità ideologica dei partiti da quello comunista alla destra, dal centrismo di taglio democristiano e agli stessi movimenti estremisti, sembra aver esaurito o di molto ridotta la sua carica “passionale”. Al loro posto si stanno affermando nuove identità che in un certo senso tendono a dividersi in due parti ben distinte che potremmo chiamare il partito dell’essere e quello dell’avere. O per meglio dire di chi dispone delle risorse per vivere agiatamente e chi ha poche disponibilità e vivacchia. I primi sono una minoranza e i secondi una maggioranza. Questi ultimi hanno, purtroppo, il difetto di non essersi del tutto resi conto che in democrazia valgono i numeri che la stessa minoranza non ha. Ma nonostante questa défaillance chi ha sa di poter contare sul “dio denaro” e degli effetti distorsivi che provoca nei semplici di cuore e negli ingenui di turno. Ora, a nostro avviso, sta andando a maturazione una nuova e più genuina consapevolezza e in questa “terra di mezzo” sono inevitabili molti scontri: da quello generazionale all’invadenza dei media, dalla disinformazione all’esasperazione sociale e identitaria. Non vorremmo che alla fine subentri la stanchezza e si ritorna al vecchio metodo di fare politica o si scateni una rivolta popolare. (Riccardo Alfonso)

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Sgarbi candidato alle regionali siciliane?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 settembre 2017

vittorio sgarbiVittorio Sgarbi sarà candidato in Sicilia alla Presidenza della Regione Siciliana alle elezioni del 5 novembre prossimo? Lo storico e critico d’arte, fondatore del movimento «Rinascimento», il cui “manifesto” è l’omonimo libro, scritto a quattro mani con l’economista Giulio Tremonti, da ieri nelle librerie (edizioni «Baldini & Castoldi»), presenterà proprie liste con il simbolo di «Rinascimento» in tutti i collegi.«Credo che la Sicilia – aggiunge Sgarbi – sia nel mi destino. Lo faccio come atto d’amore verso una regione simbolo della bellezza italiana, per una Sicilia libera dai pregiudizi e dai luoghi comuni. E per restituirle la dignità di terra degli Dei. Basta con l’esaltazione della mafia per perpetuare l’antimafia dei privilegi e degli affari, umiliando l’isola e i suoi abitanti: è ora di finirla con quanti, pur di dare un senso alle loro funzioni, chiamano tutto mafia. La Sicilia va rispettata come ogni altra Regione: merita attenzione, amore, intelligenza, cultura. E non vecchi e nuovi barbari. L’Isola vuole gli Dei.
Sgarbi precisa: «Per le questioni pratiche informo che, valutando da mesi questo progetto, sono residente a Calascibetta e mi appoggio per le operazioni di rito e sul territorio al Movimento “Moderati in rivoluzione”».Sgarbi lancia un messaggio all’ex Presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro: «Egli – osserva – ha subìto un processo ingiusto, in nome di un’antimafia che si è fatta controparte politica. Un processo che non ha colpito solo un uomo, ma ha criminalizzato la Sicilia intera. Ritengo che Cuffaro sia stato un buon presidente, non a caso votato dalla stragrande maggioranza dei siciliani. Oggi la mia candidatura riparte dalla sua vicenda umana e politica per ribadire che è possibile un progetto di riscatto culturale in nome della verità e contro ogni impostura, giudiziaria e politica. Non chiedo contropartite a Cuffaro, cui do il mio sostegno morale in nome di Marco Pannella e di chi ha combattuto e combatte per la giustizia giusta. La Sicilia va liberata dal peccato originale che la rende un luogo pericoloso essendo invece un luogo bellissimo. Il Presidente Cuffaro è stato il Presidente dei Siciliani, che non sono mafiosi come non lo è lui. La sproporzione tra la colpa e la pena nel caso di Cuffaro, e le ingiuste accuse che meritavano una condanna mite, sono accuse a tutti i siciliani che lo hanno votato. Occorre dire la verità. Cuffaro è stato il Presidente dei siciliani; Crocetta non lo è stato. Evidentemente l’antimafia non basta, e la mafia viene ingigantita per umiliare la Sicilia ed esaltare i professionisti dell’antimafia che continuano a praticare il teorema di una trattativa incriminando uomini giusti come il generale Mori. L’unica trattativa non è quella del ’92/’93, ma è quella delle amministrazioni pubbliche con i mafiosi dell’eolico. Lo Stato ha avuto paura ed ha venduto il paesaggio ai criminali. Invece d’innalzare pale eoliche, dobbiamo simbolicamente rimettere in piedi il Tempio G di Selinunte secondo il progetto di Valerio Massimo Manfredi, cui proporrò di candidarsi con me.”

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Si vota in Sicilia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

palermo palazzo normanni regioneLa preparazione alla campagna elettorale per eleggere il governatore della Sicilia sta avendo una gestazione, apparentemente, travagliata, sia a destra che a sinistra.
L’unica certezza è rappresentata dai pentastellati in corsa per una vittoria che porterà alla ingovernabilità, perché con il 40% non si governa una regione come la Sicilia.
A sinistra domina la pesca a strascico, con la segreta speranza di pescare un candidato fornito di credibilità, in grado di catalizzare l’interesse di quanti ancora sperano in governi dediti al bene sociale e comune. Fino ad oggi nulla di fatto.
A destra, malgrado le apparenze, si sta sviluppando una politica che sta già dimostrando di avere idee chiare e distinte, basta saperle interpretare.
C’è un tandem che domina la scena, si tratta del binomio Berlusconi/Miccichè, gli stessi della ben nota vittoria 61 a 0, che servì a spingere la Sicilia in fondo al pozzo, anzi, scavando ancora per scendere sempre più in basso.
Miccichè batte le piazze fornito di un lucido cilindro da prestigiatore; ogni tanto tira fuori un nome, ma nella certezza di trovare disaccordo in Salvini e Meloni, oppure in Berlusconi. Ecco che emerge il tandem con i giochi di prestigio; ma ormai il gioco appare chiaro. I nomi via via presentati sono quelli che devono essere bruciati, per salvaguardare la “sparata” finale, per la quale è concepita la manovra da prestigiatore. La tecnica è banale nella sua semplicità: presentato un candidato, ecco che Berlusconi affida alla Ghisleri (direttrice di una azienda di sondaggi di proprietà di Berlusconi!) un sondaggio sull’ipotetico candidato, la Ghisleri fornisce i risultati fasulli che, a tavolino, servono ai progetti del tandem. Tutti candidabili, tutti persone perbene, tutti graditi al gotha della politica destrorsa, ma insufficienti a garantire il risultato. Il cilindro del prestigiatore, saldamente in mano a Miccichè, serberà la sorpresa finale (tranne al sottoscritto che ha capito il giochetto). Vengono così bruciati i concorrenti, che saranno compensati con incarichi di governo, sottogoverno, imprese partecipate, candidature più o meno sicure; rimane, però, vuoto il posto da candidato alla presidenza.Chi mai potrà gestire una situazione (apparentemente) così ingarbugliata?
I possibili candidabili fumano ancora nel falò che li ha travolti, non rimane che un nome, ben noto, con collaudate esperienze, con conoscenze personali nel mondo grigio del sottobosco della politica/amministrativa. Sarà così che Miccichè, sul filo di lana delle scadenze temporali, tirerà fuori dal cilindro Il … suo nome, legittimo erede di quel 61 a 0 che fece credere a Berlusconi di possedere la Sicilia. Cadranno i veti di Salvini, della Meloni e della fronda interna di FI, sotto minaccia di esclusione dalle liste; il tandem è tornato in sella, come si conviene ad un cavaliere, convinto di ripetere quello storico risultato, magari utilizzando i medesimi canali. E i siciliani…? Credo proprio che batteranno il record di assenteismo alla urne. (Rosario Amico Roxas)

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Regionali sicilia: alleanze e programmi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

palermo palazzo normanni regione“Il governo e il ministro Padoan tirino fuori il Dpcm sui ‘tagli’ ai ministeri”. Lo afferma, in una nota, Rocco Palese, deputato di Forza Italia. “Il decreto della presidenza del Consiglio attuativo della manovrina di primavera, quella che l’Europa ha imposto al governo, nonostante sia stato approvato il 28 giugno scorso non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale. Non si sa che fine abbia fatto. E indiscrezioni di stampa ci raccontano che i ministeri che rischierebbero di più sarebbero quelli dell’istruzione e del lavoro. Insomma – conclude -, il solito gioco delle tre carte del governo e della sinistra. Prima hanno distribuito mance e mancette, adesso sono costretti a ridurre capitoli di spesa in ministeri fondamentali. L’ennesimo imbroglio”.

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BEI, Piano Juncker: 300 milioni a Ferrovie per i treni regionali

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2015

TRENOE’ stato perfezionato oggi a Roma tra la Banca europea per gli investimenti (BEI) e Ferrovie delle Stato italiane (FS) un finanziamento di 300 milioni, attraverso la sottoscrizione di un’emissione obbligazionaria, per l’acquisto delle nuove carrozze viaggiatori destinate alle tratte regionali. Il bond avrà anche la garanzia dell’EFSI (European fund for strategic investments), lo strumento alla base del cosiddetto “Piano Juncker” per il rilancio degli investimenti in Europa. Si tratta della nona operazione di attuazione del Piano Juncker siglata dal Gruppo BEI in Italia a partire dalla scorsa primavera.L’operazione è altamente innovativa sia per la costruzione finanziaria sia per il settore (tratte regionali). Nel dettaglio, la BEI sottoscrive un corporate bond di FS il cui ricavato è destinato a sostenere l’acquisto di nuovi treni che copriranno le tratte regionali in Lazio, Toscana, Veneto, Piemonte e Liguria: in tutto 49 motrici e 250 carrozze a due piani. L’investimento complessivo di Trenitalia (la controllata per il traffico passeggeri) nelle cinque regioni considerate è di 700 milioni.“La BEI è da anni a fianco di Ferrovie dello Stato in tutti i suoi investimenti e sono particolarmente orgoglioso di quanto annunciamo oggi, perché è la conferma che l’Europa puo’ essere vicino ai cittadini in modo concreto, anche con le nuove previsioni del Piano Juncker, di cui la BEI è il braccio finanziario”, ha commentato Dario Scannapieco, Vicepresidente della BEI.

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Regionali in Francia: inciuci e compromessi

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2015

le pen marine1«Come previsto in Francia, alla fine, l’inciucio e il compromesso hanno prevalso sugli interessi del popolo francese. Ma l’incredibile risultato del Front National, che in cinque anni passa dal 9% al 30% diventando il primo partito di Francia, conferma che il vento del cambiamento non si può fermare. A Marine Le Pen i miei sinceri complimenti: queste elezioni sono state solo una prova generale, la vera battaglia che le auguriamo di vincere è quella che per la conquista dell’Eliseo, per ridare speranza al popolo francese e agli altri popoli europei». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Strategie regionali per l’innovazione: pubblicato studio sulle regioni francesi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2012

Nel quadro di un programma europeo inteso a rafforzare l’efficacia degli investimenti in Europa la Délégation interministérielle à l’aménagement du territoire et à l’attractivité régionale (DATAR) francese ha pubblicato uno studio di sintesi sulle strategie regionali francesi per l’innovazione. Le strategie regionali di innovazione hanno contribuito ad approfondire la comprensione da parte delle regioni dell’innovazione e dei bisogni delle imprese in materia di innovazione (fonte: http://www.aiccre.it)

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Elezioni 2011: Chi ha vinto? Chi ha perso?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2011

Nei comuni dove il voto è stato più politico che amministrativo hanno perso Berlusconi e la Lega Nord su tutta la linea. Ha vinto il Pd, ma non a Napoli. Ha vinto Idv a Napoli, ma non ha vinto altrove. Sel non ha vinto da nessuna parte. Grillo ha vinto e perso nello stesso tempo. Vi spiego perché. Tutti diranno che hanno vinto le elezioni, magari dicendo che sono andati meglio nel comune di Montefiascone o in quello di Roccasecca. La verità è che per la pervicace volontà di Berlusconi di dare a questo voto amministrativo un significato politico le elezioni simbolo erano quelle di quattro grandi città: Milano, Torino, Bologna e Napoli. E’ su questi risultati che, a mio avviso, vanno espresse le valutazioni politiche del voto di oggi. Berlusconi ci ha messo la faccia e le solite promesse da piazzista e forse per la prima volta gli elettori gli hanno fatto uno sberleffo ed gli hanno votato contro (aveva chiesto almeno 50 mila preferenze e ne ha ottenute la metà). A Milano la Moratti con solo il 41% dei voti è stata duramente bastonata dagli elettori che hanno voluto in realtà colpire, attraverso di lei, Berlusconi e le sue vicende tragicomiche dell’ultimo anno: i suoi processi per corruzione, la sua frequentazione con prostitute minorenni e l’assenza di un vero governo di un Paese in grave crisi. Il Pdl passa a Milano dal 41% del 2006 al 28%, del 2011 (37% alle Politiche del 2008 e 36% alle Regionali del 2010). A Torino dal 23% al 18% (32% e 22%). A Bologna dal 15% al 16% (27% e 25%). A Napoli dal 26% al 23% (45% e 34%).
Ha perso la Lega Nord che passa a Milano dal 4% al 10% (ma 12% alle Politiche 2008 e 14% alle Regionali del 2010). A Torino dal 2,5% al 7% (ma 6,5% e 10%). A Bologna (dove esprime il candidato sindaco) dal 3% all’11% (ma 4% e9%).
Vince il Pd che passa a Milano dal 22% del 2006 (ma con l’Ulivo) al 29% (ma 34% nel 2008 e 26% nel 2010). A Torino il suo candidato è eletto sindaco al primo turno e passa dal 39% (con Ulivo) al 34% (ma 39% e 25%). A Bologna il suo candidato è eletto sindaco al primo turno e passa dal 39% al 38% (ma 49% e 40%). A Napoli perde nettamente e passa dal 30% al 17% (ma 35% nel 2008 e 25% nel 2010).
Vince l’Idv a Napoli dove De Magistris va al ballottaggio battendo il candidato del Pd. L’Idv passa dal 4% all’8% (ma 5,5% e 8%). Non vince invece a Milano dove passa da 1,5% a 2,5% (ma 5% nel 2008 e 8% nel 2010). A Torino passa da 2% al 5% (ma 6,5% e 10%). A Bologna dal 4,4% al 3,7% (ma 6% e 8%).
Vince e perde Grillo perché ottiene percentuali importanti ma dichiaratamente inutili, anzi utili a far sperare al Centro destra per i ballottaggi. Grillo consegue a Milano il 3,4% (aveva il 3,2% nel 2010), a Torino il 5,2% ( 3,7% nel 2010), a Bologna il 9,4% (8,1 nel 2010).
Non vince Sel, che ottiene molto meno delle sue attese. A Milano dove esprimeva il candidato sindaco ottiene solo il 4,7%, a Torino il 5,6%, a Napoli il 3,9%.
Concludo con la seguente riflessione: centro destra o centro sinistra vincono o perdono per lo spostamento del voto moderato da una parte o dall’altra. I dati, ed in particolare quello di Milano, ci dicono che Idv non intercettato nulla di questo spostamento, mentre ha visto il suo risultato sicuramente eroso da Sel e da Grillo. Su questo fatto dovrebbe aprirsi il dibattito al prossimo Esecutivo Nazionale. (Antonio Borghesi parlamentare Idv)

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Al Tar i tagli regionali al welfare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2010

La Provincia di Torino sosterrà davanti al Tar il ricorso che molti Comuni stanno presentando contro la delibera della Regione Piemonte che detta i criteri per ripartire i fondi per il welfare penalizzando la prima cintura torinese con pesanti tagli. Lo ha annunciato oggi in Consiglio provinciale il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta intervenendo dopo la comunicazione dell’assessore alle politiche sociali Mariagiuseppina Puglisi:  “intendiamo assumere le opportune iniziative per impugnare la delibera regionale del 29 settembre ed aiuteremo i Comuni sia nell’iter di predisposizione dei ricorsi amministrativi contro le scelte dell’assessore regionale Caterina Ferrero sia nel percorso di ridefinizione  dei  futuri assetti  anche organizzativi del sistema di welfare locale” ha detto Saitta. “Chiediamo alla Giunta Regionale di esplicitare la volontà politica e gli indirizzi operativi che intende assumere nella programmazione del sistema dei servizi socio assistenziali del territorio, tanto più nella presente fase di crisi che coinvolge pesantemente e direttamente ampie fasce di popolazione” ha concluso Saitta.

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Farmaci senza confini regionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

Addio alle disparità fra cittadini di regioni diverse: i farmaci innovativi approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) verranno da subito resi disponibili in tutta Italia. Fino ad oggi non era così: la disponibilità automatica era garantita solo per il 30% dei malati italiani. “Siamo molto soddisfatti. Avevamo denunciato questa situazione con la Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) pochi giorni fa al nostro Congresso nazionale e le Istituzioni hanno risposto prontamente. Attendiamo ora di conoscere la definizione che verrà data di “innovativo” e di capire quali farmaci oncologici vi saranno inclusi. Si tratta comunque di una misura concreta per porre un freno alla migrazione sanitaria interregionale e per garantire pari diritti a tutti i cittadini”– afferma il prof. Carmelo Iacono, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che oggi a Sant’Alessio Siculo celebra il primo Convegno Nazionale congiunto con la SIFO (Società Italiana Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) in campo oncologico. Le commissioni per i prontuari regionali avranno, successivamente, un tempo di 60 giorni per valutare le nuove molecole ed esprimere, eventualmente, un parere diverso da quello di AIFA, che deve essere motivato.  “E’ questo un passo avanti – sostiene la SIFO -, in quanto si dà alle commissioni regionali un tempo definito per la valutazione, omogeneizzando le procedure. D’altro canto, per la prima volta AIFA terrà in considerazione eventuali controdeduzioni o motivazioni per un uso più ristretto e mirato dell’innovazione da parte delle Regioni, e questo a vantaggio della sanità complessiva italiana e, quindi, dei pazienti”. Grazie alla immediata disponibilità su tutto il territorio nazionale dei farmaci oncologici e a un tavolo tecnico permanente per monitorare eventuali disomogeneità, tutti i malati, da Bolzano a Ragusa avranno finalmente le stesse chance di battere i tumori, malattie che ogni anno nel nostro Paese colpiscono 255.000 persone. Chiuso positivamente il primo fronte dell’accesso alle cure più innovative, se ne apre uno altrettanto delicato. “Siamo preoccupati – spiega la prof.ssa Laura Fabrizio presidente della SIFO – perchè la recente determinazione AIFA sposta alcuni particolari farmaci oncologici orali, sino ad ora dispensati solo in ospedale o dalle Asl, anche nelle farmacie di comunità. I farmaci oncologici orali rappresentano un innegabile vantaggio per il paziente e per il  Servizio Sanitario Nazionale ma necessitano, proprio perché possono essere assunti a domicilio, di un monitoraggio più  attento e capillare. Il fatto che la somministrazione avvenga per via orale non incide sull’efficacia ma nemmeno sul pericolo di tossicità mantenendo necessario il costante controllo da parte di personale sanitario esperto”. La collaborazione fra le due società scientifiche si pone l’obiettivo di unire le competenze per una razionalizzazione della risorsa farmaco in ambito oncologico. Il Convegno che si tiene in Sicilia sancisce una valida alleanza tra AIOM e SIFO che in ambito ospedaliero coinvolge 1.000 reparti, oltre 1.500 specialisti e più di 500 farmacie che partecipano al Registro telematico dei Farmaci Oncologici sottoposti a Monitoraggio (RFOM) dell’AIFA per offrire cure più appropriate e sicure.

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