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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘regionalizzazione’

Regionalizzazione: il governatore Fontana vuole “incatenare” i docenti in Lombardia

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Il presidente della Regione Lombardia torna a parlare di reclutamento docenti e della necessità di tenerli fermi nella stessa regione per un lungo periodo. Replica del presidente nazionale del giovane sindacato Marcello Pacifico: “Bisogna rispettare il nostro dettato costituzionale. È compito della Repubblica rimuovere ogni ostacolo nella parità sostanziale dei cittadini lavoratori di fronte alla legge. Finché la Lombardia farà parte dell’Italia non ci potranno essere ostacoli alla mobilità tra una regione all’altra o alla ricerca di lavoro tra la Sicilia e la Lombardia”. L’Anief l’aveva detto: la partita sulla regionalizzazione della scuola non è archiviata, malgrado il M5S sostenga e auspichi il contrario. Continuano incessanti, anche dopo l’accordo del 19 luglio che avrebbe escluso l’istruzione pubblica dall’entrata in vigore dell’autonomia differenziata, le esternazioni dei ministri e governatori leghisti per chiedere di includere il settore scolastico nella norma che il Consiglio dei ministri si appresta ad approvare con la mediazione del premier Giuseppe Conte.Sono delle ultime ore le dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervenuto nella trasmissione “In Onda” su La7, dove ha parlato di reclutamento docenti. Al riguardo, il governatore ha affermato: “Io voglio insegnanti assunti in Lombardia e che rimangano qui ad insegnare, senza balletto di supplenti e senza che il docente di ruolo se ne vada a fine anno, una Regione deve poter avere dei docenti che siano stabilizzati”. L’obbligo di permanenza – indicata dal governatore della Lombardia – sarebbe già di fatto inserito nell’accordo su cui il CdM si sta confrontando in questi giorni ed obbligherebbe i docenti neo assunti a permanere nella regione scelta sino a sette anni, più che raddoppiando in questo modo il triennio oggi previsto per legge. Una eventualità, questa, che l’Anief ha già detto di volere contrastare in tutte le sedi, sino alla Corte Costituzionale, sia perché si sovrasterebbero le prerogative del contratto nazionale sulla mobilità, in vigore fino all’anno 2022, sia perché si ostacolerebbe la libera circolazione dei lavoratori nel territorio nazionale ed europeo.

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Scuola: 25 luglio, una nuova data storica: cadrà il Governo o la regionalizzazione?

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

Sembra che il premier Giuseppe Conte in Consiglio dei ministri dopo gli attacchi volgari dei Governatori del Lombardo-Veneto spinga per l’approvazione definitiva dell’accordo raggiunto tra i ministri, anche quelli leghisti, questa volta alla presenza del vicepremier Matteo Salvini che deciderà se rompere con l’attuale maggioranza o zittire gli interessi dei maggiorenti del suo partito che vogliono una secessione mascherata. Marcello Pacifico (presidente Anief): Siamo certi che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’uno e nell’altro caso, saprà garantire l’interesse nazionale. Esiste una scuola autonoma che non può essere delle regioni, ma degli italiani.

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Scuola: Regionalizzazione, Pacifico (Anief) risponde alla lettera inviata dai Governatori del Lombardo-Veneto al premier

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Il sindacalista autonomo chiede al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte di non svendere l’unità nazionale: la scuola è già autonoma, può interagire col territorio e rispondere alle realtà del Paese. Sta allo Stato garantire servizi standard. Noi, assieme alla stragrande maggioranza dei lavoratori della scuola, siamo contro la secessione mascherata. In Spagna, chi nella Catalogna ha cercato di minare l’unità nazionale è stato processato e condannato. Persino la Sicilia autonoma non ha mai assunto i suoi insegnanti. Il dibattito è pretestuoso. Siamo pronti a offrire le consulenze del nostro ufficio legale per far dichiarare la norma incostituzionale dalla Consulta. La volontà di un elettore su dieci non può dividere l’Unita d’Italia raggiunta da 150 anni. Dopo le parole durissime di sabato sera, i Governatori di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Luca Zaia, hanno scritto al presidente del Consiglio per comunicargli che sono decisi a non firmare l’intesa sull’autonomia differenziata, se sarà quella derivante dagli ultimi accordi presi tra i ministri della maggioranza parlamentare: “Vogliamo una autonomia vera, non un pannicello caldo che produrrebbe ulteriori guai”, si legge nella lettera, e “se si continua con una farsa, come accaduto finora, è evidente che non firmeremo nulla”. “Noi – continuano Fontana e Zaia – restiamo aperti al dialogo con Lei, Presidente Conte, e pronti a cambiare opinione se il testo delle intese sarà capace di rispondere alle esigenze della vita vera che abbiamo provato a descrivere”. I due presidenti di regione rivendicano “una bozza di intesa seria” e “con altrettanta velocità” si impegnano “a replicare in modo costruttivo”. Quindi avvertono il premier: sia “però chiaro che noi non firmeremo un accordo senza qualità come quello per ora che si sta profilando”.
Per il presidente del sindacato della scuola Anief, Marcello Pacifico – che continua a reclamare un decreto urgente per salvare la scuola dal caos sicuro di inizio del prossimo anno scolastico – le parole dei due Governatori rappresentano un evidente tentativo di mettere il premier con le spalle al muro. Intimandogli di approvare una legge, per il presunto bene di tutti i cittadini italiani, ben sapendo che le cose non stanno così: “I vantaggi derivanti dall’autonomia differenziata trasformata in legge così come la vorrebbe la Lega – dice il leader dell’Anief – si materializzerebbero esclusivamente per i cittadini e gli alunni delle regioni che rappresentano Fontana e Zaia. Probabilmente anche per qualche altra regione. Di sicuro, non per quelle oggi già prive di svariate risorse e servizi, che dalla regionalizzazione avrebbero alla lunga solo da perdere”.
Il professor Marcello Pacifico si rivolge al presidente del Consiglio, a nome di migliaia di lavoratori che rappresenta, ma anche di tantissimi non iscritti all’Anief ma lo stesso ben convinti del male che incarna l’autonomia differenziata della Lega: “Il premier Giuseppe Conte si confermi, in qualità di Capo del Governo, garante di quell’unità nazionale che la scuola pubblica italiana incarna da quando è stata costituita. Uscire fuori dall’offerta formativa nazionale, trasformandola in un ‘affare’ locale, da gestire in base non alle esigenze degli alunni, le quali evidentemente sono le stesse in Sicilia come in Veneto, in Friuli come in Calabria, associandola invece alle risorse della regione dove sono collocati gli istituti, rappresenterebbe un ritorno all’Ottocento”. “Si tratterebbe – continua il sindacalista autonomo – pure di un evidente arretramento rispetto ai principi basilari della Costituzione italiana, scritti a chiare lettere a partire dagli articoli 3, 33 e 34. Siamo così convinti di quello che diciamo che il nostro sindacato si dice pronto sin d’ora a patrocinare, presso la Consulta, un maxi-ricorso per dimostrare l’incostituzionalità dell’infausto progetto leghista. Se giovedì potrebbe essere la giornata decisiva per capire il destino del Governo gialloverde – conclude Pacifico – allora è bene che sulla decisione si tenga conto di questi aspetti imprescindibili per il futuro del nostro Paese”.

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Scuola: Regionalizzazione, si farà ma l’Istruzione rimane nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Il timore dei docenti, dei lavoratori della scuola e dei sindacati, che temevano un’Italia divisa in due da scuole e lavoratori differenziati, sembra scongiurato: l’accordo sulla regionalizzazione raggiunto oggi al termine del Consiglio dei ministri esclude la Scuola. “Non possiamo pensare che l’Autonomia differenziata significhi frammentare questo modello”, ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del CdM, nel corso della solita conferenza stampa per illustrare i provvedimenti presi. “Se le cose stanno così, ha vinto la linea dell’Anief – commenta a caldo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e di tutti quelli che hanno sempre reputato inconcepibile spezzettare il sistema d’istruzione in tante parti quante sono le regioni italiane, affossando una volta per tutte quelle già oggi in ritardo, collocate principalmente al Sud e nelle Isole come confermato una decina di giorni fa dagli esiti delle prove Invalsi alle quali hanno partecipato oltre due milioni di alunni. Quanto sarebbe stato deciso oggi a Palazzo Chigi, invece, è una bocciatura per il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che sino a pochissimi giorni fa si diceva convinto che ‘la scuola regionale si farà’. Certamente, prima di esprimere un giudizio definitivo aspettiamo di leggere il testo dell’accordo sottoscritto, consapevoli del passo in avanti compiuto”.Sembra sfumare il progetto della Lega di introdurre per legge i programmi scolastici locali, i concorsi regionali e il personale scolastico sotto l’egida degli enti locali. Un disegno di legge folle, che avrebbe messo in crisi gli istituti scolastici collocati in territori svantaggiati, a cui sarebbero state sottratte pure le attuali risorse, ma anche fatto diventare i dipendenti delle scuola degli impiegati regionali, peraltro assunti con selezioni regionali e obbligati a svolgere un nuovo orario di lavoro maggiorato. Proprio sui concorsi regionali, che sarebbero stati criticati dal Movimento 5 Stelle, il ministro Bussetti aveva sostenuto che ormai in Italia “sono la norma” in regioni come il “Trentino e Valle d’Aosta, ma i bandi regionali sono spesso mera riproduzione dei bandi nazionali. Mi spiega – aveva replicato il ministro ad un giornalista – quale sarebbe il problema?”. Il problema, e questo Bussetti lo sapeva bene, è che il modello dell’autonomia differenziata avrebbe fatto venire meno uno dei principi cardini del nostro Stato: l’unitarietà del sistema scolastico italiano, sulla quale lo stesso ministro assieme al premier Giuseppe Conte avevano dato delle garanzie, seppure vaghe, sottoscrivendo un accordo con i sindacati maggiori lo scorso 24 aprile sempre a Palazzo Chigi. Ben consapevoli, evidentemente, dei tentativi andati a vuoto già in Trentino e non solo, con le sentenze negative della Corte Costituzionale n. 107/2018 (sulla L. Regione Veneto), la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006.

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Scuola: Regionalizzazione e la Costituzione

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Secondo il leader del giovane sindacato scolastico, l’intenzione del presidente della Regione Lombardia è chiaramente quella di assumere più personale o pagarlo di più con i soldi della Regione Lombardia. Bene, lo faccia allora; noi siamo pronti a sostenerlo, sempre che i docenti non diventino impiegati regionali, peraltro assunti con concorsi regionali e obbligati a svolgere un nuovo orario di lavoro maggiorato. Nel frattempo, però, gli suggerisco di studiare tutte le sentenze della Corte Costituzionale e non sono i periodi a lui più congeniali.Sull’autonomia differenziata la Lega ha scommesso tantissimo. Trascurando anche il fatto che i suoi ministri, per rispettare il ruolo che ricoprono e il giuramento fatto davanti al Capo dello Stato, a difesa di tutti gli italiani, non possono uscire più di tanto allo scoperto.
Le affermazioni di circostanza di Marco Bussetti hanno però lasciato scontento il governatore della Lombardia: intervenuto subito dopo il ministro, ha scritto Orizzonte Scuola, secondo il presidente della regione Bussetti si è dimostrato “ancora meno realista del re”, ha detto il governatore, citando una sentenza della Corte Costituzionale, la 13 del 2004, la quale afferma che “il compito di organizzare la scuola può essere demandato alle Regioni, così come succede per la sanità”. Quindi, “le graduatorie regionali le facciamo lo stesso” ha detto ancora Fontana. “È un falso problema, in consiglio regionale sia il PD che i 5 Stelle hanno votato per l’autonomia, mi sembrano tutti un po’ confusi”. Poi ha concluso “è come per la sanità, spero lo capiscano o invocherò la sentenza, che vale per tutte le Regioni”.
Secondo Anief in confusione è invece chi ha chiesto di trasformare la scuola pubblica italiana in un servizio da gestire a livello locale. E se i Comuni riescono a farlo ben venga. In caso contrario, certe regioni si arrangino pure. Perché nelle intenzioni di Lombardia e Veneto, spetta alle regioni prendere una serie di decisioni, accollandosi anche gli oneri finanziari e organizzativi: bandire concorsi e trasformare i docenti in impiegati regionali; aumentare i fondi per le scuole con risorse regionali; diminuire il numero di alunni per classe; regionalizzare gli USR; integrare gli stipendi dei docenti regionali con fondi della Regione, gestire anche la mobilità dei docenti, con la possibilità di aumentare gli anni di permanenza a più di 5 dopo l’assunzione in Regione.
Proposta di legge che, secondo alcune indiscrezioni, oltre a destare molte perplessità in diversi parlamentari, ha visto in questi giorni non a caso una diminuzione da 16 a 4 punti di gestione dell’autonomia scolastica. E chi lo ha fatto, a differenza del governatore della Lombardia, ha avuto i suoi motivi. Probabilmente, a differenza del governatore Fontana, ha letto a fondo i tentativi passati andati tutti sistematicamente a vuoto sulle proposte di regionalizzazione in Trentino, peraltro dopo le sentenze della Consulta n. 107/2018 (sulla L. Regione Veneto) e la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006, anch’esse tutte negative.

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Scuola: Autonomia si… Regionalizzazione no!

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

E’ in corso il dibattito sul tema della autonomia differenziata ed, in particolare, della cosiddetta regionalizzazione del sistema scolastico italiano. Si tratta di un dibattito che trova le origini nel contratto di governo nel quale al paragrafo 20 si legge “Sotto il profilo del regionalismo l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione”.E continua “Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse…”.
Dunque già dalla nascita del governo Conte le parti contraenti avevano sottoscritto un accordo che faceva presagire alle odierne conseguenze.
E’ inoltre da ricordare che la Regione Veneto ha approvato una legge nella quale è scritto “Con legge regionale, nel rispetto dei principi fondamentali delle leggi dello Stato, la Regione istituisce i ruoli del personale delle istituzioni scolastiche e formative regionali e ne determina la consistenza organica” (invitiamo ad andare a vedere quali partiti hanno votato a favore!).Adesso tutti cadono dalle nuvole e si risveglia in tanti un senso di unità nazionale del sistema scolastico italiano che fa pensare che né le forze politiche né le OO.SS. hanno analizzato attentamente quanto scritto nel contratto e quali conseguenze avrebbe potuto generare.Ancodis nello scorso mese di marzo, proprio a 20 anni dalla promulgazione del DPR 275 sull’autonomia scolastica scrisse “Fu vera autonomia?… o piuttosto nei fatti è un’autonomia “germinale” alla quale – volutamente in questo ventennio – sono stati posti limiti, vincoli e paletti che ne hanno condizionato la vera portata innovativa fino al tentativo di sottoporla OGGI ad un’autentica “eutanasia”?
Comprendemmo proprio che era in corso un tentativo lungo almeno 10 anni di indebolimento dell’autonomia scolastica per giustificarne il fallimento e prospettare la nuova visione: la regionalizzazione. Nulla di più falso! Nulla di più mistificante! Nulla di più demagogico! L’autonomia scolastica ha subìto colpi (fuoco amico) che l’hanno indebolita ma non abbattuta ed occorre dire a chiare lettere che l’alternativa della regionalizzazione determina quel virus di diversità che farà distinzione in aree regionali di serie A e di serie B, in una visione duale e differenziata del sistema scolastico italiano.
Non possiamo passare dal sistema dell’autonomia scolastica seppur ferita di oggi a quella delle autonomie regionalizzate e poi confliggenti! Per Ancodis, invece, occorre davvero dare forza al DPR 275 – dalla autonomia didattica a quella organizzativa, da quella di ricerca a quella finanziaria – per fare esprimere la vera potenzialità dell’autonomia scolastica finalizzata alla costruzione di un sistema scolastico NAZIONALE, MODERNO, EFFICIENTE, SOLIDALE. Per questa ragione, Ancodis sostiene convintamente la lettera aperta di uomini e donne della scuola che hanno aderito al nascente movimento Stati generali della scuola contro la proposta di regionalizzazione partendo dal principio che “La Repubblica ha il dovere di garantire pari opportunità a tutti e necessita che siano une e indivisibili le proprie istituzioni” e rispondendo favorevolmente all’invito per un confronto costruttivo con le Istituzioni, forze politiche, OO.SS. associazioni.
Restiamo convinti, quali Collaboratori dei DS, che la moderna scuola ha bisogno di una visione moderna ma UNITARIA, legata alle radici culturali e storiche del nostro Paese ma che guardi ai bisogni contemporanei delle nuove generazioni, che offra a tutti pari opportunità ma non ponga un freno a quanti vogliono fare emergere le loro professionalità e competenze, che consenta a tutti – alunni, personale e famiglie – di poter dire con orgoglio di frequentare e lavorare nella scuola ITALIANA! (fonte: Ancodis)

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Scuola – Regionalizzazione: Salvini non demorde

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Roma Alle 14.00 di lunedì 8 luglio è prevista a palazzo Chigi “una nuova riunione sull’autonomia”, che per il Carroccio potrebbe essere decisiva. Soprattutto per la scuola, sulla quale i pentastellati continuano a non essere convinti, perché sanno bene che verrebbe bene l’unitarietà della scuola, calpestando anche l’accordo del premier Giuseppe Conte di fine aprile con i sindacati e le indicazioni del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ancora di più perché l’autonomia differenziata nel capitolo Scuola del contratto di Governo non c’era. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “le due sentenze della Corte Costituzionale, la n. 107/2018 (sulla L. regione Veneto) e la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006, hanno messo in evidenza i rischi di disposizioni incostituzionali, in un caso sulla materia dei servizi per l’infanzia, di competenza esclusiva delle regioni, e nell’altro sul reclutamento del personale. Quindi, la Consulta è già intervenuta con la dichiarazione di incostituzionalità, a riprova di quanto sia facile scrivere norme che sembrano utili e funzionali, ma poi nella realtà irrispettose dei principi fondamentali della madre di tutte le leggi italiane”.
In aggiunta i tecnici del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alcuni giorni fa hanno inviato al premier Giuseppe Conte un dettagliato documento, composto da 12 pagine, nel quale parlano di pericolo di approvazione dell’importante provvedimento di legge con l’aggiramento del dibattito parlamentare: per il Dipartimento, non basta l’accordo tra Stato e Regioni per dar via all’applicazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Soprattutto perché “gli schemi di intesa sulle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno necessità di un passaggio legislativo”, in quanto si teme “l’ingiustificato spostamento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre (doverosamente postulandosi l’invarianza di spesa complessiva)”.
Alcuni profili di illegittimità costituzionale si potrebbero riscontare in diversi punti: nella parte in cui si prevede una modifica della Costituzione con modalità non previste (le modifiche delle disposizioni costituzionali sono disciplinate dall’art. 139 Cost.); per alcune materie appare molto problematica un’attribuzione completa alle regioni in quanto necessitano di interventi unitari; la devoluzione delle materie di competenza esclusiva non può totalmente essere devoluta alle Regioni, in quanto lo Stato dovrebbe definire le prestazioni essenziali; l’attribuzione delle risorse finanziarie alle Regioni sia basata, nelle more della definizione dei fabbisogni standard per ogni singola materia, sulla spesa storica riferita alle funzioni trasferite e destinata a carattere permanente, a legislazione vigente, dallo Stato alla Regione coinvolta. A questo va aggiunto che in considerazione delle difficoltà riscontrate nella definizione dei fabbisogni standard, gli schemi di intesa prevedono un meccanismo alternativo di determinazione delle risorse finanziarie per l’ipotesi in cui, trascorsi tre anni dall’entrata in vigore dei decreti attuativi, non siano stati ancora definiti i fabbisogni standard (articolo 5, comma 1, lett. b), degli schemi di intesa). Infine, gli schemi di intesa non prevedono un termine di durata dell’intesa medesima: sarebbe opportuno la previsione di un termine di durata per evitare la definizione di processi irreversibili. E anche sulla clausola di cedevolezza delle disposizioni statali, c’è da dire che non possono essere le Regioni a stabilire quali norme statali cesseranno di essere applicate.

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Scuola – Regionalizzazione: ingiustificato spostamento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Con un documento indirizzato al premier Giuseppe Conte, reso pubblico in queste ore, gli esperti di leggi dello Stato hanno palesato il fondato rischio, in fase di approvazione dell’importante provvedimento di legge, di aggiramento del dibattito parlamentare da parte del Governo: per il Dipartimento, non basta l’accordo tra Stato e Regioni per dar via all’applicazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Gli schemi di intesa sulle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno necessità di un passaggio legislativo. “Nel delineare il relativo procedimento in sede di prima applicazione – si legge nel documento indirizzato al premier -, appare necessario garantire il ruolo del Parlamento, assicurando nelle diverse fasi procedurali un adeguato coinvolgimento dell’organo parlamentare, la cui funzione legislativa risulterebbe direttamente incisa dalle scelte operate nell’ambito delle intese”. Il pericolo è quindi che Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, promotrici del progetto, possano riuscire ad ottenere più finanziamenti a discapito delle altre regioni con già meno servizi e risorse. Il Dipartimento del CdM ricorda che la “modalità di determinazione delle risorse prevede, infatti, che la spesa destinata alla Regione per l’esercizio delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia non possa essere inferiore al valore medio nazionale pro-capite della spesa statale per l’esercizio delle stesse”. Poi esemplifica: “se una Regione virtuosa ha una spesa storica nella materia trasferita pari al 70 per cento di quella media nazionale, e se si ipotizza che la relativa popolazione è pari al 10 per cento di quella nazionale, l’attribuzione di risorse non secondo il criterio storico, ma in base alla media nazionale, farebbe salire quest’ultima del 3 per cento (perché si perderebbe un risparmio del 30 per cento riferito al 3 per cento della popolazione)”. La conclusione è che “risulta dunque agevole comprendere come un tal modo di procedere implicherebbe un ingiustificato spostamento di risorse verso le regioni ad autonomia differenziata, con conseguente deprivazione delle altre (doverosamente postulandosi l’invarianza di spesa complessiva)”. Le ragioni del “Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri” sono in linea con quelle espresse dall’Anief. Secondo il giovane sindacato, infatti, il vero punto dolente non è il principio dell’autonomia differenziata che è affermato a chiare lettere in Costituzione e che ha una sua logica e un suo perché di esistere nel disegno costituzionale, ma la capacità dell’attuale (e non solo) classe politica di attuarlo senza creare gravi ferite a uno Stato di diritto già abbastanza fragile quale quello italiano. Basti pensare alle critiche fortissime all’attuale assetto del titolo V, parte II della Costituzione, come delineato dalla legge cost. n.3/2001, ritenuto da più parti imperfetto e da modificare.
Fa bene, il “Dipartimento per gli affari giuridici e amministrativi” ad asserire che con il riconoscimento di forme e condizioni di autonomia differenziata, si assiste a uno smantellamento del comma 3 dell’art. 117, considerato che esse possono transitare nella competenza delle Regioni. Di fatto si avrebbe nella realtà una complessa geometria delle competenze per ognuna delle regioni, cosiddette ordinarie, ridefinite sulla base di ulteriori attribuzioni.

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Scuola: Regionalizzazione, al personale di ruolo non conviene

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Lo conferma la Corte di Cassazione: con il passaggio alle Regioni, l’incremento salariale sarebbe di circa 200 euro lordi, mentre il Contratto collettivo nazionale della scuola prevede l’assegnazione di scatti automatici che a fine carriera arrivano a 700 euro netti. Marcello Pacifico (Anief): Si tratta di un prezzo da pagare improponibile, perché gli aumenti periodici, che al personale della scuola si attuano dopo otto anni dall’assunzione e successivamente in media ogni lustro, rappresentano oggi l’unica forma di carriera dei lavoratori della scuola. Il passaggio da un contratto statale a uno regionale potrebbe comportare per i docenti la perdita di alcuni benefici economici al momento in godimento. A ricordarlo è Italia Oggi, soffermandosi, nell’ultimo numero, su una sentenza della Cassazione sullo status retributivo nel caso di passaggio ad altro ente. Il caso era proprio quello di una docente passata dal Ministero dell’istruzione al Ministero degli Affari esteri. La sentenza, sintetizza oggi Orizzonte Scuola, si basa sulla modifica del 2005 al Testo Unico dei dipendenti pubblici, per cui nel passaggio da una amministrazione all’altra il dipendente sarebbe inquadrato nella fascia minima stipendiale. E così – ipotizza Italia Oggi – il passaggio dei docenti dall’Amministrazione statale a quella regionale se da un lato potrebbe comportare la non perdita della Retribuzione Professionale docenti, dall’altra potrebbe azzerare l’anzianità di servizio e porre tutti alla stregua di neo assunti.

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2 giugno: festa della Repubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Potrebbe essere l’ultima per come la conosciamo. La regionalizzazione dei servizi garantiti dallo Stato voluta dalla Lega ha l’obiettivo di certificare l’esistenza di due Italia, una del Nord dove dirottare tutte le risorse disponibili e l’altra del Sud da abbandonare dopo averla saccheggiata. Il passaggio del personale della scuola ne é l’esempio. Piuttosto che organici differenziati, si pensa di differenziare i livelli essenziali d’istruzione. Pacifico (Anief): difenderemo fino alla fine davanti la Consulta e nelle piazze l’unità del nostro Paese.

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Scuola: Regionalizzazione, Salvini e Bussetti pronti all’affondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Subito dopo l’esito delle elezioni dei cittadini che rappresenteranno l’Italia fino al 2024 in Europa, svolte il 26 maggio, quando un italiano su due non si è recato alle urne, sono diventati tre gli obiettivi immediati del Governo: “Ridurre le tasse, accelerare su autonomia e infrastrutture”. A dirlo è stato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, indicando, a caldo, i provvedimenti sui quali l’Esecutivo deve ora accelerare. Alle parole di Salvini, che ha preso il 34% sul 55% dei voti espressi, si aggiungono quelle recenti pronunciate da un altro esponente leghista, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, secondo il quale l’autonomia è un’opportunità che porta maggiori risorse: “Ribadisco: aumentare le risorse destinate alla scuola è sempre una buona notizia”, ha detto di recente il titolare del Miur ricordando anche che “l’autonomia è prevista dall’articolo 116 della Costituzione”. A dire no all’autonomia differenziata è in realtà la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. E tutto il fronte sindacale, Anief in testa. Il suo presidente, Marcello Pacifico: Noi abbiamo sempre detto che regionalizzare la scuola è un’operazione impossibile, perché se attuata metterebbe ancora più in crisi l’offerta in certe zone d’Italia, le quali convivono con problemi strutturali e di risorse così evidenti da rifiutare, come accaduto in questi giorni in Sicilia, un contingente aggiuntivo per attivare il tempo pieno. Secondo la rivista Orizzonte Scuola, il ministro Marco Bussetti e la Lega sembrano pronti a varare il provvedimento sulla regionalizzazione, scuola compresa, ma ci sono almeno tre elementi che depongono a sfavore: l’accordo stipulato dal Governo con i sindacati all’alba dello scorso 24 aprile a Palazzo Chigi; i dubbi del Mef, secondo cui la regionalizzazione della scuola sarebbe troppo costosa; il M5S, che con diversi suoi esponenti ha espresso la propria contrarietà. Per rispondere alle richieste delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni che hanno richiesto l’autonomia differenziata, sull’adozione nella scuola di un sistema di servizi differenziato e non più coordinato dallo Stato, bisognerebbe drenare molte delle risorse economiche assegnate alle regioni del Centro e del Sud, così da marcare le attuali distanze in termini di servizi offerti al cittadino e sviluppo economico e aprire a una secessione mascherata. Nella scuola le singole regioni avrebbero piena facoltà di stabilire il tipo di offerta formativa da adottare, le modalità di reclutamento, di utilizzo delle graduatorie dei tanti precari in lista di attesa, mobilità del personale a livello provinciale e interprovinciali, ma anche il trattamento economico dei dipendenti, docenti e Ata, aprendo alle pericolosissime gabbie salariali. Per non parlare della gestione di immani risorse da parte dei governatori, i quali in passato, anche recente, hanno spesso dimostrato di non essere in grado di gestire determinati ambiti, come la formazione, e anche, in alcuni casi, di arrivare a trarre benefici personali derivanti dal loro stato di potere. Contro questo, tutti i sindacati erano d’accordo a scioperare insieme, il 17 maggio, prima dell’accordo del Governo che tutti affermano avrebbe allontanato quanto ora richiesto dal vincitore delle elezioni europee.
“Uno scenario del genere non è accettabile – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché andrebbe a cozzare con gli articoli 33 e 34 della Costituzione italiana, i quali garantiscono degli standard minimi qualitativi della formazione dei cittadini, l’equa distribuzione dei fondi statali per il diritto allo studio, l’adizione delle norme generali sull’istruzione, la possibilità di raggiungere i gradi più alti degli studi a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi. In Sicilia, è tutto dire che il 40% di cattedre aggiuntive assegnate dal Miur con lo scopo di introdurre il tempo pieno alla scuola primaria verrà restituito per inadeguatezza”.

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Scuola: Regionalizzazione, per Bussetti porterà più risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Per il Ministro Bussetti il progetto di regionalizzazione chiesto da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, portato avanti dalla Lega e al momento bloccato dalle giuste perplessità del M5S la scuola deve restare fuori dalle strumentalizzazioni politiche. L’autonomia, secondo Bussetti, è un’opportunità, in quanto l’obiettivo è fornire maggiore e migliori servizi ai cittadini. Replica del presidente Anief: Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a una miriade di processi e condanne per corruzione nei confronti di diversi presidenti di regione. Un fenomeno che la dice lunga sulla reale consistenza del “salto di qualità” che si vuole andare ad attuare nella scuola pubblica intesa come bene comune da salvaguardare. Il ministro dell’Istruzione non sembra avere dubbi: approvando l’autonomia differenziata, saranno garantiti livelli di educazione e formazione adeguati in tutto il territorio nazionale, per cui l’unità del Paese non è assolutamente in discussione. Ribadisco: aumentare le risorse destinate alla scuola è sempre una buona notizia. D’altra parte, afferma ancora il titolare del Dicastero di Viale Trastevere, l’autonomia è prevista dall’articolo 116 della Costituzione. Lo Stato, conclude il Ministro, avrà sempre un ruolo centrale.
Orizzonte Scuola ricorda che il Governo, nella persona di Bussetti e del premier Conte, ha siglato un’intesa con i sindacati, in base alla quale l’Esecutivo si è impegnato a tutelare l’unità e l’identità culturale del sistema di istruzione, l’uniformità del sistema di reclutamento e la regolamentazione tramite il CCNL dello status giuridico del personale. L’accordo relativo all’autonomia prevede che il Governo si impegni “a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL, e ‘a tutela della unitarietà degli ordinamenti statali, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”. Il Mef riguardo alla regionalizzazione della scuola ha espresso diversi dubbi per i costi che la riforma porterebbe con sé: dove reperire le maggiori risorse da destinare alle Regioni che si trovassero sotto il livello della spesa media pro capite? È proprio questo il problema principale. Sino a quando non saranno definiti i fabbisogni standard e i livelli essenziali delle prestazioni, le risorse per le Regioni al di sotto della media non saranno sottratte a quelle (Regioni) al di sopra della media, ma saranno finanziate dallo Stato. Nello specifico, dovrebbe essere il Miur a reperire all’interno del proprio bilancio le risorse necessarie. Ai dubbi del Mef si aggiungono quelli degli alleati di Governo della Lega, ossia il M5S: l’Onorevole Luigi Gallo, presidente della VII Commissione Cultura della Camera, ha detto che “l’autonomia del Nord non toccherà il mondo della scuola”.
È ampio, quindi, il ventaglio dei contrari al processo di autonomia differenziata. Tra i pochi, sino ad oggi, che sono usciti allo scoperto per avallare il progetto di regionalizzazione, figurano gli imprenditori: solo qualche giorno fa, ad esempio, si è schierato favorevolmente il presidente di Cna Lombardia, Daniele Parolo, intervenuto a Milano, nel corso di un convegno sulla presentazione dei “dati dell’Osservatorio delle Cna Lombardia, Emilia Romagna e Veneto” presentati con Carlo Cottarelli: “l’autonomia che vogliamo è uno strumento per disporre di maggiori risorse per lo sviluppo e per la crescita”. Sulla stessa scia, risultano le affermazioni della ministra alle Regioni, Erika Stefani (Lega), secondo la quale “tutto questo allarmismo su scuola e sanità propalato da alcuni è infondato, perché purtroppo già oggi ci sono cittadini di serie B, il che evidentemente non può dipendere da un’autonomia differenziata che ancora non c’è, ma da un problema di mala gestione. Noi con l’autonomia vogliamo far crescere il Paese, non certo creare differenze”. A preoccupare è proprio, invece, la gestione delle risorse scolastiche da parte dei governatori: negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una serie di processi con diversi presidenti di regione coinvolti. Qualche settimana fa, dopo quasi sei ore di Camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno reso definitiva la condanna per l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, riducendo la pena a cinque anni e dieci mesi per l’accusa di corruzione in relazione alle vicende Maugeri e San Raffaele.
Il problema, secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è che “la gestione delle risorse scolastiche nelle mani dei governatori non garantisce alcuna salvaguardia per l’istruzione e l’offerta formativa. Anzi, ci sono troppi precedenti di mala gestione che dovrebbero far riflettere E fa bene il M5S a mettersi di traverso. Detto questo, se già oggi esiste un divario notevole tra le regioni del Sud rispetto a quelle più avanzate del Nord, cosa potrà accadere quando a gestire dei servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, saranno le regioni? Quali fondi potrà concedere, quali investimenti potrà realizzare, una regione con un budget ridotto a disposizione oppure indebitata per decenni a causa di precedenti pessime gestioni? Secondo noi, che a maggio abbiamo scioperato due volte anche contro questa intenzione, è chiaro che uno Stato avveduto non può pensare di far gestire delle strutture così importanti delegandole alle risorse locali”.

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Anief: tra una settimana scioperiamo anche contro la regionalizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, in diretta Facebook, ha parlato dello sciopero di venerdì prossimo, 17 maggio, a cui il sindacato aderisce: a partire dalle ore 10 ci sarà una manifestazione di fronte a Montecitorio.
Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE, i precedenti dicono che vale la pena provare: meno di una settimana alla scadenza. Il 16 maggio termina la possibilità di dire no alle esclusioni ingiuste dalla “finestra” di inclusione nelle Graduatorie ad esaurimento: il ricorso riguarda coloro che sono a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiedono ora di passare in terza fascia; quelli che sono inseriti nella prima fascia delle graduatorie d’istituto, ma vogliono cambiare la provincia o le scuole d’inclusione; i docenti precari che intendono ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina; tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di Scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria).
Marcello Pacifico (Anief): Le nostre azioni passate hanno cambiato la giurisprudenza in tema di GaE, come nel caso del diritto al cambio della provincia, al reinserimento dei docenti che ne avevano fatto richiesta, all’inserimento di tutti i docenti abilitati prima del 2012 nonostante la messa ad esaurimento delle graduatori permanenti.
Il presidente nazionale Marcello Pacifico, in diretta Facebook, ha discusso sulla questione stipendiale; ha altresì chiesto che il sindacato venga convocato, visto che la rappresentatività è stata raggiunta un anno fa.
E’ stato superato il termine ultimo per l’invio delle domande di partecipazione al Concorso Navigator. Sono 3.000 i post messi a bando, che si contendono un nuovo ruolo esclusivo e ben remunerato (lo stipendio previsto è di circa 1.600 euro mensili). Il Navigator sarà la figura centrale dell’assistenza tecnica fornita da ANPAL Servizi S.p.A. ai Centri per l’Impiego, selezionata e formata per supportarne i servizi e per integrarsi nel nuovo contesto caratterizzato dall’introduzione del Reddito di Cittadinanza. L’obiettivo è assicurare assistenza tecnica ai CPI, valorizzando le politiche attive regionali, anche in una logica di case management da integrare e da implementare con le metodologie e tecniche innovative che saranno adottate per il rdc
In 35 mila aspettano il prossimo 1° settembre per entrare nei ruoli, ma regna la confusione presso gli Uffici scolastici sulla tipologia del contratto. Per Anief la norma è chiara: il FIT non esiste più. Pertanto, invitiamo tutti a segnalarci alla mail dedicata exfit@anief.net il rapporto di lavoro proposto e/o sottoscritto al fine di far rispettare la legge, affrontare l’anno di prova con serenità e partecipare alle procedure di mobilità
Mef annuncia per giugno un nuovo micro-aumento e il pagamento di eventuali arretrati
Si tratta di quanto già previsto dalla legge di stabilità per via dell’automatico adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale nel rispetto della normativa vigente. Peccato che non si tenga conto del blocco decennale dal 2008 a dispetto dell’aumento del costo della vita. Anief conferma la volontà di adire il giudice del lavoro per recuperare le somme dovute e non corrisposte dal 2016.

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Scuola: Con la regionalizzazione si corrono gravi rischi

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Il primo partito di Governo, attraverso il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano, ha confermato la linea di scetticismo nei confronti del progetto leghista: “Ritengo la regionalizzazione della scuola un pericolo. Per quanto riguarda le bozze di autonomia circolate fino a oggi, restano molti i punti da chiarire e non fanno ben sperare. Ricordiamo che tra i compiti della scuola c’è quello di garantire un sistema nazionale d’istruzione, che si traduce nella garanzia di pari opportunità a tutti coloro che alla scuola si rivolgono, siano essi gli studenti, le loro famiglie e il personale che ci lavora. Preoccupa inoltre il reclutamento, oltre ai costi aggiuntivi che ne deriverebbero”, ha concluso il sottosegretario. Anche il sindacato Anief ribadisce che la regionalizzazione non è ciò di cui l’istruzione ha bisogno, alla luce anche degli innumerevoli problemi che affliggono il sistema scolastico: assieme alla mancanza di aumenti stipendiali adeguati, il precariato e le progressioni di carriera del personale Ata, rimane uno dei punti fermi alla base dello sciopero previsto per il prossimo 17 maggio. L’accordo sull’autonomia differenziata non convince Anief sin dalla sua prima proposta: secondo il presidente Anief, Marcello Pacifico, il testo attuale voluto dalla Lega sulla regionalizzazione dice l’esatto contrario di quello che è stato sottoscritto con i sindacati nell’intesa del 24 aprile. Inoltre, nell’accordo non sono chiari alcuni aspetti: da chi dipenderà il personale docente e Ata assunto? Si parla, quindi, di un sistema nazionale di reclutamento e di un unico stato giuridico che potrebbero dire cose divergenti.

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“Su regionalizzazione e reclutamento il Ministro dell’Istruzione sta sbagliando: si fermi, finché è ancora in tempo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, dopo le ultime dichiarazioni del titolare del Miur, Marco Bussetti, con le quali apre le porte all’autonomia differenza e alla volontà di assumere nei ruoli in prevalenza insegnanti giovani, come se quelli più esperti e avanti negli anni non fossero più utili o, peggio ancora, mai esistiti. Invece la vera autonomia passa per gli organici differenziati, in base alle esigenze del territorio, senza disperdere preziose risorse umane
Il Governo conferma la volontà di regionalizzare diversi servizi pubblici, tra cui l’Istruzione. Lo ha ribadito il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca,: “Noi – ha detto Marco Bussetti – abbiamo lavorato fino ad adesso per consentire il percorso che la Regione Veneto ha chiesto, come la Lombardia, verso l’autonomia. Non è una questione di scuola regionalizzata ma di responsabilità locali che si assumono su un territorio per garantire e migliorare il servizio”. Nella stessa circostanza, per quel che riguarda il nuovo modo di selezionare il corpo docente, Marco Bussetti ha tenuto a specificare che il suo “obiettivo è quello di portare in cattedra docenti più giovani e preparati. Meglio avere docenti in gamba che effettuare grandi riforme”, ha concluso il Ministro. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quelle toccate dal Ministro dell’Istruzione sono due facce della stessa medaglia, fatta di una scuola che non guarda più ai bisogni del territorio (fortemente disomogenei, con il Sud in forte ritardo) e degli alunni, ma diventa autoreferenziale ed in perenne competizione con gli altri istituti, che così diventano dei competitor anziché degli alleati con i quali far crescere assieme i propri giovani iscritti ai corsi formativi. In questa logica, di tipico stampo aziendalista, rientrano anche i nuovi insegnanti: dopo avere servito lo Stato per diversi anni, anche per decenni, ora Marco Bussetti ci viene a dire che la scuola ha bisogno di docenti giovani. E gli altri?”. “Gli attuali insegnanti precari, partiti dalla gavetta e con esperienza da vendere, nemmeno si menzionano. Eppure sono tantissimi, oltre 100 mila, molti dei quali sopra i 40 anni, quasi la metà dei quali passati a fare supplenze. Come con la regionalizzazione, da attuare a tutti i costi, anche contro il volere del Movimento 5 Stelle, la Lega fa finta di non sapere che l’Italia è fatta di territori e di scuole più avanti ed altri decisamente indietro, anche con il reclutamento si guarda solo al nuovo che avanza. Dimenticando che, come da vent’anni ci dice l’Europa, prima vanno stabilizzati i precari storici e con almeno 36 mesi di servizio alle spalle”. “Per quale motivo, anziché introdurre norme discutibili se non inutili, il Miur si adopera per avviare finalmente la logica degli organici di docenti e Ata differenziati? In questo modo, plasmando le unità di lavoro in base alle necessità specifiche di ogni scuola, non solo in base al numero di alunni iscritti, come avviene oggi, si ritaglierebbe l’’offerta formativa alle vere esigenze del territorio. Soprattutto, verificando i tassi di disoccupazione e di Neet, oltre che di criminalità e di dispersione scolastica. È questa – conclude il sindacalista Anief – la vera regionalizzazione”

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Regionalizzazione scuola: la manifestazione Anief-Unicobas

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Nel giorno dello sciopero generale, i manifestanti dei due sindacati hanno ricevuto alcuni politici, tra cui il presidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera che ha parlato a nome di diversi parlamentari specificando che sull’autonomia differenziata non ci sono ancora testi definitivi su cui potersi esprimere: “Stiamo però operando perché non si realizzi un’intesa calata dall’alto, perché la questione deve essere affrontata in Parlamento, con tutte le parti interessate”. Poi la precisazione: “La Lega non detta le politiche della scuola. Per questo – ha continuato Gallo – abbiamo presentato un contro-dossier rispetto alla bozza. E lo stesso presidente del Consiglio ha detto che l’operazione va parlamentarizzata. Tutto il Paese ne deve discutere e non in un mese”. Marcello Pacifico (Anief): “La regionalizzazione porterà di più a chi già oggi ha di più e darà di meno a chi oggi ha meno. Ci batteremo in tutte le sedi, contro questa scellerata proposta che distruggerebbe la scuola italiana”.
Il Movimento 5 Stelle non cambia idea: continuerà ad osteggiare il progetto leghista di regionalizzazione, sul quale lo scorso 14 febbraio c’era stata già un’importante frenata in Consiglio dei Ministri. L’importante conferma della posizione ferma del primo partito di governo, alla quale il sindacato Anief dà pieno sostegno, è arrivata dall’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera, che intervenendo nel corso della manifestazione organizzata da Unicobas e Anief sotto Montecitorio, nel giorno dello sciopero generale, ha precisato di parlare a nome “di molti commissari della Commissione Cultura e della Commissione Lavoro”, tenendo a ricordare che sulla regionalizzazione “è uscita una bozza di dossier di intesa tra le regioni ed il governo, a cui il M5S ha lavorato producendo un contro-dossier” proprio per evitare che una serie di tematiche possano andare a “minare l’unità dell’istituzione scolastica”.
Durante il presidio, sono scesi tra i manifestanti anche due esponenti di Fratelli d’Italia, l’on. Bucalo e l’on. Mollicone, i quali hanno assicurato la loro opposizione al progetto di regionalizzazione.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che le proteste del sindacato non si fermeranno sino a quando non si farà chiarezza su un’autonomia che vuole replicare il modello di Trento. “Perché la regionalizzazione porterà di più a chi già oggi ha di più e darà di meno a chi oggi ha meno. Anief si batterà in tutte le sedi possibili contro questa scellerata proposta, perché distruggerebbe la scuola italiana che deve restare italiana e non passare alle regioni”. L’Anief in piazza ha ricordato, anche, gli altri problemi per cui il giovane sindacato porta avanti la protesta, parlando dei docenti da stabilizzare di “un concorso che non è mai partito, del mancato inserimento nelle GaE degli abilitati e specializzati, della mancanza del doppio canale di reclutamento nonostante gli oltre 50 mila posti rimasti scoperti. “Chiediamo a tutti i nostri rappresentanti in parlamento – ha concluso la portavoce Anief Daniela Rosano – di tenere ben presente che i lavoratori della scuola non possono lavorare serenamente se devono costantemente sottoporsi all’avvicendamento dei contratti: una situazione che va avanti tutto l’anno. Come si può parlare di efficacia didattica, quando durante l’anno si alternano tantissimi supplenti?”.

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Scuola: Regionalizzazione, aumenti in cambio di più ore di lavoro come a Trento

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Verso la cancellazione degli scatti di anzianità in Veneto, Lombardia. L’aumento di 150-200 euro netti assicurato oggi ai docenti di Trento prevede diverse ore annue aggiuntive impiegate anche per la copertura dei colleghi assenti e altri impegni ulteriori. Ma il passaggio alle regioni potrebbe comportare anche altri aspetti sinora inesplorati: come l’azzeramento dei “gradoni” delle buste paga che oggi assicurano l’unica certezza di aumento in presenza di un contratto ben al di sotto dell’inflazione e con l’indennità di vacanza contrattuale applicata pure in ritardo.
L’incremento, spiega Orizzonte Scuola, deriverebbe da “una contrattazione di secondo livello” su “base territoriale e riguarderebbe le ore di straordinario (e la mobilità). In buona sostanza, la base retributiva rimarrebbe uguale per tutti; farebbe cioè riferimento a quella stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale, mentre le ore lavorate in più saranno stabilite (anche a livello di retribuzione) dagli accordi regionali”.
Detto che nel nuovo ruolo regionale potrebbero confluire sia i titolari di cattedra sia i precari, un’altra novità poco piacevole è quella che “per vincolare maggiormente il docente al territorio, il punteggio conseguito a livello regionale non verrà riconosciuto a livello nazionale”. Ma da mettere in conto, con il passaggio alle regioni, ci potrebbe essere anche l’azzeramento degli scatti stipendiali automatici. Come viene precisato su Italia Oggi, “il passaggio non comporterà perdite economiche, immediate. Perché ai soggetti che eserciteranno l’opzione per i ruoli regionali sarà garantito l’attuale importo dello stipendio, probabilmente, con assegni ad personam“.
“Le anticipazioni di questo folle progetto, avallato prima dal governo Gentiloni e ora da quello giallo-verde, cominciano a mostrare il vero obiettivo di chi lo ha escogitato”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Quello di un passaggio ad un modello contrattuale diverso, sulla falsa riga di quello già adottato a Trento, dove il possibile maggiore trattamento stipendiale corrisponde ad un incremento dell’impegno orario annuo”. In effetti, dal 2016, il contratto della provincia a statuto speciale prevede che il docente potrà svolgere non solo le canoniche 40 ore più 40 per impegni collegiali e di vario genere obbligatorio, ma anche altre 30 ore, piuttosto che 15, da mettere a disposizione per le supplenze nella propria scuola. Inoltre, gli insegnanti delle scuole superiori sono tenuti ad attuare altre diverse decine di ore annue per recuperare i 10 minuti sottratti all’ora curricolare.

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Scuola – Regionalizzazione: 226 mila docenti, Ata e presidi passeranno alle regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

Si parla tanto di regionalizzazione, richiesta da tre regioni settentrionali, poco degli effetti chi si determinerebbero qualora il progetto leghista andasse in porto. Nella scuola, che si sta dimostrando compatta contro questa eventualità, una delle prime conseguenze ricadrebbe sul personale: con il “regionalismo differenziato – scrive Tuttoscuola – un dipendente scolastico su 5 potrebbe passare alle Regioni”, perché “se verrà confermato l’integrativo contrattuale di 400 euro mensili di cui si parla, è facile prevedere che nei prossimi anni vi sarà un esodo di massa di dirigenti scolastici, docenti e Ata dallo Stato alle Regioni. Marcello Pacifico (Anief): Il progetto va bloccato, perché incrementerebbe il gap Nord-Sud, oltre ad essere di natura incostituzionale, come già rilevato dall’Anief, e peraltro già bocciato dai giudici. Prende consistenza l’esodo del personale dallo Stato alle Regioni nel Lombardo-Veneto: nella scuola, dopo la conclusione del concorso in atto, i dirigenti scolastici della Lombardia dovrebbero essere 1.129 e 572 quelli del Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. I docenti (di ruolo e non) su posto comune per tutti gli ordini di scuola dovrebbero essere 94.846 in Lombardia e 48.117 in Veneto, per un totale di circa 143.000 unità. A questi docenti si dovrebbero aggiungere quelli di sostegno (di ruolo e non): 22.768 in Lombardia e 9.346 nel Veneto per complessive 32.100 unità (destinate ad aumentare in futuro).
Vanno anche considerati i docenti di religione cattolica (di ruolo e incaricati) che attualmente sono circa 3.600 in Lombardia e 1.926 in Veneto per un totale di 5.500 unità. Va considerato anche il personale Ata, a cominciare dai Dsga che, per effetto del concorso in atto, dovrebbero essere circa 1.132 in Lombardia e 579 in Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. Infine, il restante personale Ata dovrebbe essere di circa 28 mila unità in Lombardia e di 14.700 in Veneto per un totale di circa 42.700 unità. Complessivamente, per quanto riguarda le due regioni, potrebbero chiedere di lasciare lo Stato per diventare dipendenti regionali circa 226.700 persone tra dirigenti scolastici, docenti e personale ATA, pari al 22% dell’intero personale scolastico statale (quantificato oggi in un milione e 33 mila unità): non meno di un dipendente scolastico su cinque potrebbe lasciare lo Stato.
Sinora, contro queste ipotesi, i sindacati si sono mossi con un manifesto unitario. Anief ha aderito agli scioperi di Unicobas, del prossimo 27 febbraio, e dei Cobas, nel giorno della festa della donna, l’8 marzo. Sulla necessità di bloccare il processo di regionalizzazione di diverse competenze e servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, però c’è anche l’opposizione del M5S, che la scorsa settimana, con un’impennata d’orgoglio ha creato le condizioni per un blocco politico del provvedimento: una posizione che sembra voglia portare avanti almeno sino alle elezioni europee.Come anche riferito da Il Corriere della Sera, nel Governo si è innescata una contrapposizione tra Nord leghista e Sud grillino, con i gruppi di Camera e Senato del M5S che hanno diffuso un report costi-benefici dell’autonomia regionale: “Il ruolo del Parlamento è a rischio. No a cittadini di serie A e di serie B. No alla secessione dei ricchi”, hanno tenuto a dire i deputati pentastellati. E così, in un gioco di specchi”, il vice-premier della Lega Matteo Salvini ha prima cercato di rassicurarli, inutilmente, per poi annunciare un «vertice politico» con Conte e Di Maio, che si dovrebbe svolgere questa settimana.

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Scuola: Pubblici i testi sulla regionalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Sono peggiori delle aspettative le ipotesi di localizzazione delle competenze dello Stato che il Consiglio dei Ministri si accinge a discutere, probabilmente già questa sera, con i rappresentanti delle regioni. Se il testo verrà approvato così com’è, Veneto e Lombardia si ritroveranno a gestire, in base alle esigenze del territorio, finalità e programmazione dell’offerta formativa, la valutazione, l’alternanza scuola-lavoro, oltre che i trattamenti stipendiali, le modalità di reclutamento e di mobilità di docenti, Ata e presidi. Anief si oppone a queste prospettive. Perché si determinerebbero discrepanze ulteriori tra le regioni. E si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono lo stesso lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili. Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico, l’esempio della Sicilia vale per tutti, e non si comprende il motivo di allargarle. Marcello Pacifico (Anief): L’autonomia differenziata ci porterà dritti verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio.
Le bozze riguardanti la nuove organizzazioni di scuola, ricerca e università di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono state pubblicate dal sito internet Roars.it e hanno come base i testi sottoscritti il 28 febbraio di un anno fa dall’allora sottosegretario Gianclaudio Bressa (Pd) del Governo Gentiloni, per poi essere modificate nelle scorse settimane sulla base delle osservazioni degli attuali ministeri (eccetto il Mef) e delle intese sottoscritte tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con i governatori del Veneto, Luca Zaia, della Lombardia, Attilio Fontana, e dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.
Ma quali sono le novità che comporterebbero le ipotesi di regionalizzazione dell’istruzione pubblica? “Per Lombardia e Veneto – scrive la rivista on line – i cambiamenti, soprattutto per la scuola, sono rilevanti sia per il futuro degli insegnanti, ma ancor più per il futuro del sistema scolastico nazionale, se ancora potrà dirsi tale. Pur potendo conservare ruoli statali (probabilmente meno soldi, per cui tanti cambieranno ruolo) gli insegnanti già assunti dovranno rispettare la disciplina regionale. I nuovi assunti avranno ruoli regionali, come pure i dirigenti scolastici e il personale ausiliario e amministrativo. Tutto sarà competenza regionale: finalità e programmazione dell’offerta formativa, anche in funzione del territorio, la valutazione (si parla di nuovi indicatori regionali), l’alternanza scuola-lavoro, i rapporti con le scuole paritarie”.
In pratica, sintetizza Orizzonte Scuola, alle regioni “viene attribuita la ‘potestà legislativa’ in materia di istruzione per quanto riguarda le seguenti materie: la disciplina delle modalità di valutazione del sistema educativo regionale di istruzione e formazione; la disciplina della programmazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro; la formazione dei docenti; l’apprendistato; la disciplina, mediante contratti integrativi, dell’organizzazione e del rapporto di lavoro del personale dirigente, docente, amministrativo, tecnico e ausiliario; la disciplina della programmazione dell’offerta formativa integrata con la formazione professionale; la disciplina sulle reti scolastiche; la disciplina degli organi collegiali; l’istruzione per gli adulti”.
Anief si opporrà in tutti i modi a queste prospettive. Prima di tutto perché si determinerebbero delle discrepanze ancora maggiori tra le regioni che detengono già oggi ottime strutture scolastiche ed istituzioni a supporto rispetto a quelle dove le scuole sono fatiscenti e scarseggiano i servizi attorno. In secondo luogo, perché si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono il medesimo lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili.
Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico. La regione Sicilia, ad esempio, si occupa già, come riassume il sito ufficiale della regione, di svariate attività: come quelle connesse al funzionamento amministrativo e contabile delle scuole; dell’assegnazione ai centri provinciali per l’istruzione degli adulti; della nomina dei collegi dei revisori dei conti; dei contributi; della manutenzione ordinaria delle scuole; dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale; del piano regionale di dimensionamento; dell’educazione permanente; degli interventi a supporto dell’autonomia scolastica; delle risorse di funzionamento; della formazione, aggiornamento e perfezionamento del personale della scuola di ogni ordine e grado.

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Regionalizzazione del sistema scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

“Essa mette a repentaglio l’identità e l’unità culturale della Nazione. L’Istruzione così come la Giustizia e la Difesa, ha un valore assoluto. L’art. 33 della Costituzione detta le norme sull’istruzione degli italiani e garantisce l’effettivo esercizio del diritto allo studio ed estendendo l’autonomia differenziata al sistema scolastico, tutto questo potrebbe saltare. Le Regioni infatti, se investite di pieni poteri, avrebbero mani libere non solo di tracciare linee guida completamente slegate dai valori nazionali, ma anche di firmare contratti di lavoro e servizi diversificati. Altro pericolo da scongiurare riguarda gli operatori, dai dirigenti del MIUR, ai dirigenti scolastici, dai docenti agli Ata, per non parlare dei precari. Passando sotto la competenza delle Regioni, si innescherebbero licenziamenti a catena perché chi ha meno risorse non potrebbe supportare questo ulteriore carico. La qualità dell’istruzione non può essere decisa secondo criteri economici e territoriali. Né tantomeno il reclutamento dei lavoratori fatto all’interno dei confini regionali. Fratelli d’Italia dice no alla regionalizzazione della scuola perché la libertà e la qualità dell’insegnamento non possono e non devono essere messi in pericolo”.
Lo dichiara Ella Bucalo, deputato di Fratelli d’Italia e vice responsabile nazionale, con delega alla scuola, del Dipartimento e Laboratorio Tematico dell’Istruzione.

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