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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘regionalizzazione’

“Su regionalizzazione e reclutamento il Ministro dell’Istruzione sta sbagliando: si fermi, finché è ancora in tempo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, dopo le ultime dichiarazioni del titolare del Miur, Marco Bussetti, con le quali apre le porte all’autonomia differenza e alla volontà di assumere nei ruoli in prevalenza insegnanti giovani, come se quelli più esperti e avanti negli anni non fossero più utili o, peggio ancora, mai esistiti. Invece la vera autonomia passa per gli organici differenziati, in base alle esigenze del territorio, senza disperdere preziose risorse umane
Il Governo conferma la volontà di regionalizzare diversi servizi pubblici, tra cui l’Istruzione. Lo ha ribadito il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca,: “Noi – ha detto Marco Bussetti – abbiamo lavorato fino ad adesso per consentire il percorso che la Regione Veneto ha chiesto, come la Lombardia, verso l’autonomia. Non è una questione di scuola regionalizzata ma di responsabilità locali che si assumono su un territorio per garantire e migliorare il servizio”. Nella stessa circostanza, per quel che riguarda il nuovo modo di selezionare il corpo docente, Marco Bussetti ha tenuto a specificare che il suo “obiettivo è quello di portare in cattedra docenti più giovani e preparati. Meglio avere docenti in gamba che effettuare grandi riforme”, ha concluso il Ministro. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quelle toccate dal Ministro dell’Istruzione sono due facce della stessa medaglia, fatta di una scuola che non guarda più ai bisogni del territorio (fortemente disomogenei, con il Sud in forte ritardo) e degli alunni, ma diventa autoreferenziale ed in perenne competizione con gli altri istituti, che così diventano dei competitor anziché degli alleati con i quali far crescere assieme i propri giovani iscritti ai corsi formativi. In questa logica, di tipico stampo aziendalista, rientrano anche i nuovi insegnanti: dopo avere servito lo Stato per diversi anni, anche per decenni, ora Marco Bussetti ci viene a dire che la scuola ha bisogno di docenti giovani. E gli altri?”. “Gli attuali insegnanti precari, partiti dalla gavetta e con esperienza da vendere, nemmeno si menzionano. Eppure sono tantissimi, oltre 100 mila, molti dei quali sopra i 40 anni, quasi la metà dei quali passati a fare supplenze. Come con la regionalizzazione, da attuare a tutti i costi, anche contro il volere del Movimento 5 Stelle, la Lega fa finta di non sapere che l’Italia è fatta di territori e di scuole più avanti ed altri decisamente indietro, anche con il reclutamento si guarda solo al nuovo che avanza. Dimenticando che, come da vent’anni ci dice l’Europa, prima vanno stabilizzati i precari storici e con almeno 36 mesi di servizio alle spalle”. “Per quale motivo, anziché introdurre norme discutibili se non inutili, il Miur si adopera per avviare finalmente la logica degli organici di docenti e Ata differenziati? In questo modo, plasmando le unità di lavoro in base alle necessità specifiche di ogni scuola, non solo in base al numero di alunni iscritti, come avviene oggi, si ritaglierebbe l’’offerta formativa alle vere esigenze del territorio. Soprattutto, verificando i tassi di disoccupazione e di Neet, oltre che di criminalità e di dispersione scolastica. È questa – conclude il sindacalista Anief – la vera regionalizzazione”

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Regionalizzazione scuola: la manifestazione Anief-Unicobas

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Nel giorno dello sciopero generale, i manifestanti dei due sindacati hanno ricevuto alcuni politici, tra cui il presidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera che ha parlato a nome di diversi parlamentari specificando che sull’autonomia differenziata non ci sono ancora testi definitivi su cui potersi esprimere: “Stiamo però operando perché non si realizzi un’intesa calata dall’alto, perché la questione deve essere affrontata in Parlamento, con tutte le parti interessate”. Poi la precisazione: “La Lega non detta le politiche della scuola. Per questo – ha continuato Gallo – abbiamo presentato un contro-dossier rispetto alla bozza. E lo stesso presidente del Consiglio ha detto che l’operazione va parlamentarizzata. Tutto il Paese ne deve discutere e non in un mese”. Marcello Pacifico (Anief): “La regionalizzazione porterà di più a chi già oggi ha di più e darà di meno a chi oggi ha meno. Ci batteremo in tutte le sedi, contro questa scellerata proposta che distruggerebbe la scuola italiana”.
Il Movimento 5 Stelle non cambia idea: continuerà ad osteggiare il progetto leghista di regionalizzazione, sul quale lo scorso 14 febbraio c’era stata già un’importante frenata in Consiglio dei Ministri. L’importante conferma della posizione ferma del primo partito di governo, alla quale il sindacato Anief dà pieno sostegno, è arrivata dall’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera, che intervenendo nel corso della manifestazione organizzata da Unicobas e Anief sotto Montecitorio, nel giorno dello sciopero generale, ha precisato di parlare a nome “di molti commissari della Commissione Cultura e della Commissione Lavoro”, tenendo a ricordare che sulla regionalizzazione “è uscita una bozza di dossier di intesa tra le regioni ed il governo, a cui il M5S ha lavorato producendo un contro-dossier” proprio per evitare che una serie di tematiche possano andare a “minare l’unità dell’istituzione scolastica”.
Durante il presidio, sono scesi tra i manifestanti anche due esponenti di Fratelli d’Italia, l’on. Bucalo e l’on. Mollicone, i quali hanno assicurato la loro opposizione al progetto di regionalizzazione.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che le proteste del sindacato non si fermeranno sino a quando non si farà chiarezza su un’autonomia che vuole replicare il modello di Trento. “Perché la regionalizzazione porterà di più a chi già oggi ha di più e darà di meno a chi oggi ha meno. Anief si batterà in tutte le sedi possibili contro questa scellerata proposta, perché distruggerebbe la scuola italiana che deve restare italiana e non passare alle regioni”. L’Anief in piazza ha ricordato, anche, gli altri problemi per cui il giovane sindacato porta avanti la protesta, parlando dei docenti da stabilizzare di “un concorso che non è mai partito, del mancato inserimento nelle GaE degli abilitati e specializzati, della mancanza del doppio canale di reclutamento nonostante gli oltre 50 mila posti rimasti scoperti. “Chiediamo a tutti i nostri rappresentanti in parlamento – ha concluso la portavoce Anief Daniela Rosano – di tenere ben presente che i lavoratori della scuola non possono lavorare serenamente se devono costantemente sottoporsi all’avvicendamento dei contratti: una situazione che va avanti tutto l’anno. Come si può parlare di efficacia didattica, quando durante l’anno si alternano tantissimi supplenti?”.

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Scuola: Regionalizzazione, aumenti in cambio di più ore di lavoro come a Trento

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Verso la cancellazione degli scatti di anzianità in Veneto, Lombardia. L’aumento di 150-200 euro netti assicurato oggi ai docenti di Trento prevede diverse ore annue aggiuntive impiegate anche per la copertura dei colleghi assenti e altri impegni ulteriori. Ma il passaggio alle regioni potrebbe comportare anche altri aspetti sinora inesplorati: come l’azzeramento dei “gradoni” delle buste paga che oggi assicurano l’unica certezza di aumento in presenza di un contratto ben al di sotto dell’inflazione e con l’indennità di vacanza contrattuale applicata pure in ritardo.
L’incremento, spiega Orizzonte Scuola, deriverebbe da “una contrattazione di secondo livello” su “base territoriale e riguarderebbe le ore di straordinario (e la mobilità). In buona sostanza, la base retributiva rimarrebbe uguale per tutti; farebbe cioè riferimento a quella stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale, mentre le ore lavorate in più saranno stabilite (anche a livello di retribuzione) dagli accordi regionali”.
Detto che nel nuovo ruolo regionale potrebbero confluire sia i titolari di cattedra sia i precari, un’altra novità poco piacevole è quella che “per vincolare maggiormente il docente al territorio, il punteggio conseguito a livello regionale non verrà riconosciuto a livello nazionale”. Ma da mettere in conto, con il passaggio alle regioni, ci potrebbe essere anche l’azzeramento degli scatti stipendiali automatici. Come viene precisato su Italia Oggi, “il passaggio non comporterà perdite economiche, immediate. Perché ai soggetti che eserciteranno l’opzione per i ruoli regionali sarà garantito l’attuale importo dello stipendio, probabilmente, con assegni ad personam“.
“Le anticipazioni di questo folle progetto, avallato prima dal governo Gentiloni e ora da quello giallo-verde, cominciano a mostrare il vero obiettivo di chi lo ha escogitato”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Quello di un passaggio ad un modello contrattuale diverso, sulla falsa riga di quello già adottato a Trento, dove il possibile maggiore trattamento stipendiale corrisponde ad un incremento dell’impegno orario annuo”. In effetti, dal 2016, il contratto della provincia a statuto speciale prevede che il docente potrà svolgere non solo le canoniche 40 ore più 40 per impegni collegiali e di vario genere obbligatorio, ma anche altre 30 ore, piuttosto che 15, da mettere a disposizione per le supplenze nella propria scuola. Inoltre, gli insegnanti delle scuole superiori sono tenuti ad attuare altre diverse decine di ore annue per recuperare i 10 minuti sottratti all’ora curricolare.

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Scuola – Regionalizzazione: 226 mila docenti, Ata e presidi passeranno alle regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

Si parla tanto di regionalizzazione, richiesta da tre regioni settentrionali, poco degli effetti chi si determinerebbero qualora il progetto leghista andasse in porto. Nella scuola, che si sta dimostrando compatta contro questa eventualità, una delle prime conseguenze ricadrebbe sul personale: con il “regionalismo differenziato – scrive Tuttoscuola – un dipendente scolastico su 5 potrebbe passare alle Regioni”, perché “se verrà confermato l’integrativo contrattuale di 400 euro mensili di cui si parla, è facile prevedere che nei prossimi anni vi sarà un esodo di massa di dirigenti scolastici, docenti e Ata dallo Stato alle Regioni. Marcello Pacifico (Anief): Il progetto va bloccato, perché incrementerebbe il gap Nord-Sud, oltre ad essere di natura incostituzionale, come già rilevato dall’Anief, e peraltro già bocciato dai giudici. Prende consistenza l’esodo del personale dallo Stato alle Regioni nel Lombardo-Veneto: nella scuola, dopo la conclusione del concorso in atto, i dirigenti scolastici della Lombardia dovrebbero essere 1.129 e 572 quelli del Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. I docenti (di ruolo e non) su posto comune per tutti gli ordini di scuola dovrebbero essere 94.846 in Lombardia e 48.117 in Veneto, per un totale di circa 143.000 unità. A questi docenti si dovrebbero aggiungere quelli di sostegno (di ruolo e non): 22.768 in Lombardia e 9.346 nel Veneto per complessive 32.100 unità (destinate ad aumentare in futuro).
Vanno anche considerati i docenti di religione cattolica (di ruolo e incaricati) che attualmente sono circa 3.600 in Lombardia e 1.926 in Veneto per un totale di 5.500 unità. Va considerato anche il personale Ata, a cominciare dai Dsga che, per effetto del concorso in atto, dovrebbero essere circa 1.132 in Lombardia e 579 in Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. Infine, il restante personale Ata dovrebbe essere di circa 28 mila unità in Lombardia e di 14.700 in Veneto per un totale di circa 42.700 unità. Complessivamente, per quanto riguarda le due regioni, potrebbero chiedere di lasciare lo Stato per diventare dipendenti regionali circa 226.700 persone tra dirigenti scolastici, docenti e personale ATA, pari al 22% dell’intero personale scolastico statale (quantificato oggi in un milione e 33 mila unità): non meno di un dipendente scolastico su cinque potrebbe lasciare lo Stato.
Sinora, contro queste ipotesi, i sindacati si sono mossi con un manifesto unitario. Anief ha aderito agli scioperi di Unicobas, del prossimo 27 febbraio, e dei Cobas, nel giorno della festa della donna, l’8 marzo. Sulla necessità di bloccare il processo di regionalizzazione di diverse competenze e servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, però c’è anche l’opposizione del M5S, che la scorsa settimana, con un’impennata d’orgoglio ha creato le condizioni per un blocco politico del provvedimento: una posizione che sembra voglia portare avanti almeno sino alle elezioni europee.Come anche riferito da Il Corriere della Sera, nel Governo si è innescata una contrapposizione tra Nord leghista e Sud grillino, con i gruppi di Camera e Senato del M5S che hanno diffuso un report costi-benefici dell’autonomia regionale: “Il ruolo del Parlamento è a rischio. No a cittadini di serie A e di serie B. No alla secessione dei ricchi”, hanno tenuto a dire i deputati pentastellati. E così, in un gioco di specchi”, il vice-premier della Lega Matteo Salvini ha prima cercato di rassicurarli, inutilmente, per poi annunciare un «vertice politico» con Conte e Di Maio, che si dovrebbe svolgere questa settimana.

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Scuola: Pubblici i testi sulla regionalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Sono peggiori delle aspettative le ipotesi di localizzazione delle competenze dello Stato che il Consiglio dei Ministri si accinge a discutere, probabilmente già questa sera, con i rappresentanti delle regioni. Se il testo verrà approvato così com’è, Veneto e Lombardia si ritroveranno a gestire, in base alle esigenze del territorio, finalità e programmazione dell’offerta formativa, la valutazione, l’alternanza scuola-lavoro, oltre che i trattamenti stipendiali, le modalità di reclutamento e di mobilità di docenti, Ata e presidi. Anief si oppone a queste prospettive. Perché si determinerebbero discrepanze ulteriori tra le regioni. E si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono lo stesso lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili. Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico, l’esempio della Sicilia vale per tutti, e non si comprende il motivo di allargarle. Marcello Pacifico (Anief): L’autonomia differenziata ci porterà dritti verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio.
Le bozze riguardanti la nuove organizzazioni di scuola, ricerca e università di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono state pubblicate dal sito internet Roars.it e hanno come base i testi sottoscritti il 28 febbraio di un anno fa dall’allora sottosegretario Gianclaudio Bressa (Pd) del Governo Gentiloni, per poi essere modificate nelle scorse settimane sulla base delle osservazioni degli attuali ministeri (eccetto il Mef) e delle intese sottoscritte tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con i governatori del Veneto, Luca Zaia, della Lombardia, Attilio Fontana, e dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.
Ma quali sono le novità che comporterebbero le ipotesi di regionalizzazione dell’istruzione pubblica? “Per Lombardia e Veneto – scrive la rivista on line – i cambiamenti, soprattutto per la scuola, sono rilevanti sia per il futuro degli insegnanti, ma ancor più per il futuro del sistema scolastico nazionale, se ancora potrà dirsi tale. Pur potendo conservare ruoli statali (probabilmente meno soldi, per cui tanti cambieranno ruolo) gli insegnanti già assunti dovranno rispettare la disciplina regionale. I nuovi assunti avranno ruoli regionali, come pure i dirigenti scolastici e il personale ausiliario e amministrativo. Tutto sarà competenza regionale: finalità e programmazione dell’offerta formativa, anche in funzione del territorio, la valutazione (si parla di nuovi indicatori regionali), l’alternanza scuola-lavoro, i rapporti con le scuole paritarie”.
In pratica, sintetizza Orizzonte Scuola, alle regioni “viene attribuita la ‘potestà legislativa’ in materia di istruzione per quanto riguarda le seguenti materie: la disciplina delle modalità di valutazione del sistema educativo regionale di istruzione e formazione; la disciplina della programmazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro; la formazione dei docenti; l’apprendistato; la disciplina, mediante contratti integrativi, dell’organizzazione e del rapporto di lavoro del personale dirigente, docente, amministrativo, tecnico e ausiliario; la disciplina della programmazione dell’offerta formativa integrata con la formazione professionale; la disciplina sulle reti scolastiche; la disciplina degli organi collegiali; l’istruzione per gli adulti”.
Anief si opporrà in tutti i modi a queste prospettive. Prima di tutto perché si determinerebbero delle discrepanze ancora maggiori tra le regioni che detengono già oggi ottime strutture scolastiche ed istituzioni a supporto rispetto a quelle dove le scuole sono fatiscenti e scarseggiano i servizi attorno. In secondo luogo, perché si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono il medesimo lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili.
Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico. La regione Sicilia, ad esempio, si occupa già, come riassume il sito ufficiale della regione, di svariate attività: come quelle connesse al funzionamento amministrativo e contabile delle scuole; dell’assegnazione ai centri provinciali per l’istruzione degli adulti; della nomina dei collegi dei revisori dei conti; dei contributi; della manutenzione ordinaria delle scuole; dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale; del piano regionale di dimensionamento; dell’educazione permanente; degli interventi a supporto dell’autonomia scolastica; delle risorse di funzionamento; della formazione, aggiornamento e perfezionamento del personale della scuola di ogni ordine e grado.

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Regionalizzazione del sistema scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

“Essa mette a repentaglio l’identità e l’unità culturale della Nazione. L’Istruzione così come la Giustizia e la Difesa, ha un valore assoluto. L’art. 33 della Costituzione detta le norme sull’istruzione degli italiani e garantisce l’effettivo esercizio del diritto allo studio ed estendendo l’autonomia differenziata al sistema scolastico, tutto questo potrebbe saltare. Le Regioni infatti, se investite di pieni poteri, avrebbero mani libere non solo di tracciare linee guida completamente slegate dai valori nazionali, ma anche di firmare contratti di lavoro e servizi diversificati. Altro pericolo da scongiurare riguarda gli operatori, dai dirigenti del MIUR, ai dirigenti scolastici, dai docenti agli Ata, per non parlare dei precari. Passando sotto la competenza delle Regioni, si innescherebbero licenziamenti a catena perché chi ha meno risorse non potrebbe supportare questo ulteriore carico. La qualità dell’istruzione non può essere decisa secondo criteri economici e territoriali. Né tantomeno il reclutamento dei lavoratori fatto all’interno dei confini regionali. Fratelli d’Italia dice no alla regionalizzazione della scuola perché la libertà e la qualità dell’insegnamento non possono e non devono essere messi in pericolo”.
Lo dichiara Ella Bucalo, deputato di Fratelli d’Italia e vice responsabile nazionale, con delega alla scuola, del Dipartimento e Laboratorio Tematico dell’Istruzione.

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Scuola: Pubblici i testi sulla regionalizzazione

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Sono peggiori delle aspettative le ipotesi di localizzazione delle competenze dello Stato che il Consiglio dei Ministri ha discusso e per fortuna rinviando la decisione, con i rappresentanti delle regioni. Se il testo verrà approvato così com’è, Veneto e Lombardia si ritroveranno a gestire, in base alle esigenze del territorio, finalità e programmazione dell’offerta formativa, la valutazione, l’alternanza scuola-lavoro, oltre che i trattamenti stipendiali, le modalità di reclutamento e di mobilità di docenti, Ata e presidi. Anief si oppone a queste prospettive. Perché si determinerebbero discrepanze ulteriori tra le regioni. E si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono lo stesso lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili. Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico, l’esempio della Sicilia vale per tutti, e non si comprende il motivo di allargarle. Marcello Pacifico (Anief): L’autonomia differenziata ci porterà dritti verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

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Scuola: Regionalizzazione? Da Aosta il “no” unanime del Consiglio nazionale Anief

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Il giovane sindacato respinge in modo drastico il progetto di legge con cui il governo Conte intende regionalizzare la scuola, assieme ad altri servizi pubblici essenziali: l’opposizione totale al ddl sulla cosiddetta autonomia differenziata, che prenderebbe il via con la concessione dell’autonomia scolastica ad alcune regioni del Nord, è giunta oggi dal capoluogo valdostano, nel giorno di chiusura del primo Consiglio nazionale svolto nel decennale di Anief. Il presidente nazionale, Marcello Pacifico, nel prendere atto della volontà del Consiglio ha detto: Il piano di regionalizzazione di un servizio pubblico così come annunciato è irrealizzabile per l’assenza di risorse che se trovate minerebbero l’unità nazionale e il principio solidaristico sotteso nella nostra Costituzione. Ci opporremo, in tutte le sedi, ad iniziare da quelle giudiziarie contro il trasferimento del personale o i blocchi alla mobilità. E i precedenti ci danno ragione piena, persino in quella Provincia autonoma che delibera in maniera esclusiva sulla scuola, ma sempre tenendo presente alcuni principi costituzionali inviolabili.

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Scuola: La regionalizzazione procede a vele spiegate

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Sta procedendo a vele spiegate la regionalizzazione dell’Istruzione, dando seguito all’articolo 116 della nostra Costituzione mai attuato sino ad oggi: l’iter per l’autonomia differenziata, scrive oggi Orizzonte Scuola, farà un passo avanti il 15 febbraio, data in cui si dovrebbe tenere l’incontro fra Governo e Regioni. A fare pressioni all’esecutivo sono, in particolare, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che si battono dall’inizio della legislatura per una maggiore autonomia in diverse materie, a partire appunto dal sistema scolastico. Marcello Pacifico (Anief): Ci opporremo con tutte le nostre forze. Confidiamo nella lungimiranza dei parlamentari, a partire dal primo partito di governo, il M5S, che in alcune occasioni ha mostrato dubbi sulla fattibilità del provvedimento. Per quanto riguarda gli stipendi – scrive il Corriere – la retribuzione base resta nazionale, ma le Regioni potranno proporre contratti di secondo livello, incentivi e premi che potranno servire a trattenere gli insegnanti, rendendo però più onerosa la scuola per i contribuenti. Una delle ultime novità è che la regionalizzazione dovrebbe comportare anche il trasferimento del personale scolastico dalle dipendenze statali a quelle regionali, ma con alcuni distinguo: secondo quanto risulta ad alcuni quotidiani, questa condizione sarebbe stata richiesta da Veneto e Lombardia, ma non dall’Emilia Romagna. Qualora si procedesse in questo senso, il 23% dei dipendenti nel mondo della scuola potrebbe diventare dipendenti regionali e non più statali: per Italia Oggi, si tratta di 132 mila lavoratori in Lombardia e di 65 mila in Veneto. La nuova collocazione regionale riguarderà però solo i neoassunti, a partire probabilmente dai prossimi concorsi: chi è già in servizio, invece, continuerà a vantare lo status di dipendente statale fino alla pensione. La regionalizzazione avrebbe come effetto anche la stabilizzazione del personale nelle regioni dove si comincia a lavorare, a dispetto della bocciatura dell’emendamento nel decreto semplificazioni che prevedeva il blocco dei cinque anni per il personale in servizio sul quale Anief ha messo le mani avanti reputandolo incostituzionale. Per poter richiedere trasferimento, a questo punto, per i neoassunti serviranno accordi tra Regioni o tra la Regione e l’amministrazione centrale del Miur.Anief ricorda che tutti i tentativi di regionalizzazione sino a ora condotti non sono andati in porto, con i tribunali sempre schierati per la palese incostituzionalità del tentativo di introdurre la nuova norma. Valgono per tutte le sentenze n. 242/2011 della Consulta che hanno bloccato le nuove norme proposte dalla provincia autonoma di Trento, in riferimento all’art. 92, c. 2bis, legge 5/2006, sull’inserimento in coda del personale iscritto in graduatorie diverse da quelle provinciali trentine e a “super servizio attribuito” al lavoro svolto nelle scuole trentine o ancora alla precedenza di accesso agli asili nido riservata ai residenti o lavoratori per almeno 15 anni nella regione Veneto.Va poi ricordato che nell’ambito del processo di attribuzione (art. 117) delle competenze relative alle norme generali sull’istruzione (art. 116, lettera n) bisogna tenere conto del rispetto degli articoli 3, 4, 16, 51, 97 della Costituzione, come ribadito dalla stessa Consulta in tema di reclutamento degli insegnanti, residenza professionale e servizi legati ai soli residenti: un tentativo di questo genere è incostituzionale. Lo stesso destino riguarda il recente ddl presentato dalla Lega al Senato, che introduce il domicilio professionale o ancora il divieto di trasferimento nella mobilità (per almeno 5 anni), appena bocciato dall’Aula del Senato dopo le forti perplessità espresse dal Capo dello Stato.“Siamo pronti – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ad opporci con tutte le nostre forze contro l’eventuale approvazione di progetti di regionalizzazione di servizi pubblici basilari come la scuola e la sanità. Confidiamo nella lungimiranza dei parlamentari, a partire dal primo partito di governo, il M5S, che in alcune occasioni ha mostrato dubbi sulla fattibilità del provvedimento. Perché la scuola non è un ‘affare locale’. Piuttosto che perdere tempo dietro all’autonomia regionale, si provveda ad introdurre norme che favoriscano l’adozione di organici differenziati, sulla base di effettive necessità territoriali, l’incremento dell’occupazione e dei livelli di istruzione, la riduzione dei tassi di dispersione. Anche perché – conclude Pacifico – la regionalizzazione si tradurrebbe in un ulteriore passo indietro del Meridione rispetto alle regioni cosiddette virtuose”.

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Scuola e Regionalizzazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Sull’autonomia e regionalizzazione del Veneto “stiamo lavorando al massimo della forza per ottenere il risultato il prima possibile”: il disegno di legge “è andato in Consiglio dei Ministri prima di Natale, come avevamo detto. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro sui punti risolutivi su una serie di punti”. A dirlo è stato il vice-premier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che nell’occasione si è sbilanciato anche sui tempi di attuazione del progetto: nel mese di febbraio, aggiunge il ministro, “deve essere pronto il documento che poi il presidente del Consiglio deve discutere con i presidenti delle Regioni”. Qualche giorno fa, invece, l’on. pentastellato Luigi Gallo, presidente della VII Commissione alla Camera, aveva detto che il progetto di autonomia “il M5S non lo farà. Ha costruito la sua identità sulla capacità di ridurre la scandalosa forbice di ricchezza che esiste tra cittadini, territori e regioni. È questa la vera chiave di un nuovo sviluppo”. Anief ricorda che non si tratta di una sperimentazione una tantum: il primo partito di governo deve uscire allo scoperto. Secondo il suo presidente Marcello Pacifico, i giudici hanno sempre detto no ad un modello del genere, perché palesemente incostituzionale. Quello che serve per risolvere i tanti problemi di gestione scolastica non è l’autonomia regionale, ma l’adozione di organici differenziati, sulla base delle esigenze territoriali, l’incremento dell’occupazione e dei livelli di istruzione, soprattutto al Sud, la riduzione dei tassi di abbandono. La regionalizzazione non farebbe altro che elevare il ritardo attuale di alcune regioni.

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Scuola: Regionalizzazione e didattica locale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Il primo partito di maggioranza, il M5S, prende le distanze dal piano di regionalizzazione di temi importanti e centrali per i cittadini, come lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e di governo del territorio. Alla forte spinta che stanno producendo alcune regioni del Nord, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, di cui si è parlato anche nell’ultimo Consiglio dei Ministri, giusto prima di Natale, per definire anche il percorso cronologico di quello che sembra un provvedimento legislativo destinato a compiersi, sono giunte in queste ultime ore le dichiarazioni contrariate da parte dell’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della VII Commissione Cultura della Camera. Anief non può che avallare in pieno questa posizione critica: il sindacato ricorda che nel corso degli ultimi decenni, ogni tentativo di una autonomia regionale lesiva dei principi costituzionali – come ad esempio nella scuola trentina – in attuazione di questo dettato normativo è stato sempre bocciato dalla Provincia. Poi c’è il problema dei fondi, perché il passaggio del personale della scuola dallo Stato alla Regione aumenterebbe del 25% la spesa regionale che per essere coperta dovrebbe rivedere un meccanismo di federalismo fiscale che penalizzerebbe le già martoriate regioni del Sud, violando anche il principio di solidarietà e di sovranità nazionale. Per il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, ci si adoperi piuttosto per produrre organici differenziati, sulla base di effettive esigenze territoriali, per incrementare occupazione e livelli di istruzione del Meridione, per ridurre i tassi di abbandono scolastico. Avallare la regionalizzazione non farebbe altro che incentivare il gap esistente tra località e regioni già vicine all’Europa e altre che, non certo per colpa loro, continuano ad essere fortemente distanti, non solo a livello geografico.

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Scuola – Regionalizzazione: strada spianata verso la didattica locale

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 dicembre 2018

Alcune settimane fa, il Ministro dell’Istruzione ha sottoscritto, a nome del Miur, un accordo che prevede l’introduzione della cultura e della storia veneta valido per l’intera regione. E anche le altre regioni del Nord si apprestano a fare richieste simili, con i contenuti didattici più incentrati su discipline prettamente locali. Prima di Natale il Consiglio dei Ministri ha definito il percorso cronologico di quello sembra un provvedimento legislativo destinato a compiersi in breve tempo. Secondo l’ufficio legale Anief, è un tentativo incostituzionale. Come lo è il ddl presentato dalla Lega al Senato che introduce il domicilio professionale o ancora il divieto di trasferimento nella mobilità (per almeno 5 anni) del personale neo-assunto nella scuola ed introdotto nel contratto in via di approvazione.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Siamo pronti ad impugnare presso la Consulta qualsiasi norma che impedisca al personale della scuola la mobilità lavorativa in tutto il territorio nazionale. La scuola è un bene comune di tutti i cittadini italiani e persino nelle regioni a statuto speciale non si è arrivati a quanto vuole fare l’attuale maggioranza politica. Se davvero si vuole una scuola autonoma, si deve partire da organici differenziati per istituto e non da docenti assunti dalle regioni su risorse diverse da quelle assegnate dallo Stato. Bisogna lottare per incrementare occupazione e livelli di istruzione al Sud e abbassare i tassi di dispersione scolastica, piuttosto che staccare pezzi del Paese dove l’economia è più fiorente. In questo modo, inoltre, si acuirebbe la questione meridionale, mai risolta dopo l’autonomia”.

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Tra Pdl e Lega patto di plastica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

“Pare proprio che il patto di Arcore tra Pdl e Lega non faccia bene ai due partiti di maggioranza. Il fatto che un ministro del governo abbia bocciato una proposta di legge del Carroccio, proprio all’indomani della sigla di questo poco convincente accordo, ha un significato politicamente rilevante”. Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi, commentando la bocciatura, da parte di Matteoli, della proposta di legge della Lega che prevede la regionalizzazione del capitale dell’Anas e il pedaggiamento di tratte come la Salerno-Reggio Calabria e il Grande raccordo anulare di Roma. “Più che un patto d’acciaio, insomma – conclude Borghesi – sembra si tratti di un patto di plastica ed anche di bassa lega”.

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