Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘regionalizzazione’

Scuola: Regionalizzazione, al personale di ruolo non conviene

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Lo conferma la Corte di Cassazione: con il passaggio alle Regioni, l’incremento salariale sarebbe di circa 200 euro lordi, mentre il Contratto collettivo nazionale della scuola prevede l’assegnazione di scatti automatici che a fine carriera arrivano a 700 euro netti. Marcello Pacifico (Anief): Si tratta di un prezzo da pagare improponibile, perché gli aumenti periodici, che al personale della scuola si attuano dopo otto anni dall’assunzione e successivamente in media ogni lustro, rappresentano oggi l’unica forma di carriera dei lavoratori della scuola. Il passaggio da un contratto statale a uno regionale potrebbe comportare per i docenti la perdita di alcuni benefici economici al momento in godimento. A ricordarlo è Italia Oggi, soffermandosi, nell’ultimo numero, su una sentenza della Cassazione sullo status retributivo nel caso di passaggio ad altro ente. Il caso era proprio quello di una docente passata dal Ministero dell’istruzione al Ministero degli Affari esteri. La sentenza, sintetizza oggi Orizzonte Scuola, si basa sulla modifica del 2005 al Testo Unico dei dipendenti pubblici, per cui nel passaggio da una amministrazione all’altra il dipendente sarebbe inquadrato nella fascia minima stipendiale. E così – ipotizza Italia Oggi – il passaggio dei docenti dall’Amministrazione statale a quella regionale se da un lato potrebbe comportare la non perdita della Retribuzione Professionale docenti, dall’altra potrebbe azzerare l’anzianità di servizio e porre tutti alla stregua di neo assunti.

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2 giugno: festa della Repubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Potrebbe essere l’ultima per come la conosciamo. La regionalizzazione dei servizi garantiti dallo Stato voluta dalla Lega ha l’obiettivo di certificare l’esistenza di due Italia, una del Nord dove dirottare tutte le risorse disponibili e l’altra del Sud da abbandonare dopo averla saccheggiata. Il passaggio del personale della scuola ne é l’esempio. Piuttosto che organici differenziati, si pensa di differenziare i livelli essenziali d’istruzione. Pacifico (Anief): difenderemo fino alla fine davanti la Consulta e nelle piazze l’unità del nostro Paese.

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Scuola: Regionalizzazione, Salvini e Bussetti pronti all’affondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Subito dopo l’esito delle elezioni dei cittadini che rappresenteranno l’Italia fino al 2024 in Europa, svolte il 26 maggio, quando un italiano su due non si è recato alle urne, sono diventati tre gli obiettivi immediati del Governo: “Ridurre le tasse, accelerare su autonomia e infrastrutture”. A dirlo è stato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, indicando, a caldo, i provvedimenti sui quali l’Esecutivo deve ora accelerare. Alle parole di Salvini, che ha preso il 34% sul 55% dei voti espressi, si aggiungono quelle recenti pronunciate da un altro esponente leghista, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, secondo il quale l’autonomia è un’opportunità che porta maggiori risorse: “Ribadisco: aumentare le risorse destinate alla scuola è sempre una buona notizia”, ha detto di recente il titolare del Miur ricordando anche che “l’autonomia è prevista dall’articolo 116 della Costituzione”. A dire no all’autonomia differenziata è in realtà la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. E tutto il fronte sindacale, Anief in testa. Il suo presidente, Marcello Pacifico: Noi abbiamo sempre detto che regionalizzare la scuola è un’operazione impossibile, perché se attuata metterebbe ancora più in crisi l’offerta in certe zone d’Italia, le quali convivono con problemi strutturali e di risorse così evidenti da rifiutare, come accaduto in questi giorni in Sicilia, un contingente aggiuntivo per attivare il tempo pieno. Secondo la rivista Orizzonte Scuola, il ministro Marco Bussetti e la Lega sembrano pronti a varare il provvedimento sulla regionalizzazione, scuola compresa, ma ci sono almeno tre elementi che depongono a sfavore: l’accordo stipulato dal Governo con i sindacati all’alba dello scorso 24 aprile a Palazzo Chigi; i dubbi del Mef, secondo cui la regionalizzazione della scuola sarebbe troppo costosa; il M5S, che con diversi suoi esponenti ha espresso la propria contrarietà. Per rispondere alle richieste delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni che hanno richiesto l’autonomia differenziata, sull’adozione nella scuola di un sistema di servizi differenziato e non più coordinato dallo Stato, bisognerebbe drenare molte delle risorse economiche assegnate alle regioni del Centro e del Sud, così da marcare le attuali distanze in termini di servizi offerti al cittadino e sviluppo economico e aprire a una secessione mascherata. Nella scuola le singole regioni avrebbero piena facoltà di stabilire il tipo di offerta formativa da adottare, le modalità di reclutamento, di utilizzo delle graduatorie dei tanti precari in lista di attesa, mobilità del personale a livello provinciale e interprovinciali, ma anche il trattamento economico dei dipendenti, docenti e Ata, aprendo alle pericolosissime gabbie salariali. Per non parlare della gestione di immani risorse da parte dei governatori, i quali in passato, anche recente, hanno spesso dimostrato di non essere in grado di gestire determinati ambiti, come la formazione, e anche, in alcuni casi, di arrivare a trarre benefici personali derivanti dal loro stato di potere. Contro questo, tutti i sindacati erano d’accordo a scioperare insieme, il 17 maggio, prima dell’accordo del Governo che tutti affermano avrebbe allontanato quanto ora richiesto dal vincitore delle elezioni europee.
“Uno scenario del genere non è accettabile – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché andrebbe a cozzare con gli articoli 33 e 34 della Costituzione italiana, i quali garantiscono degli standard minimi qualitativi della formazione dei cittadini, l’equa distribuzione dei fondi statali per il diritto allo studio, l’adizione delle norme generali sull’istruzione, la possibilità di raggiungere i gradi più alti degli studi a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi. In Sicilia, è tutto dire che il 40% di cattedre aggiuntive assegnate dal Miur con lo scopo di introdurre il tempo pieno alla scuola primaria verrà restituito per inadeguatezza”.

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Scuola: Regionalizzazione, per Bussetti porterà più risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Per il Ministro Bussetti il progetto di regionalizzazione chiesto da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, portato avanti dalla Lega e al momento bloccato dalle giuste perplessità del M5S la scuola deve restare fuori dalle strumentalizzazioni politiche. L’autonomia, secondo Bussetti, è un’opportunità, in quanto l’obiettivo è fornire maggiore e migliori servizi ai cittadini. Replica del presidente Anief: Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a una miriade di processi e condanne per corruzione nei confronti di diversi presidenti di regione. Un fenomeno che la dice lunga sulla reale consistenza del “salto di qualità” che si vuole andare ad attuare nella scuola pubblica intesa come bene comune da salvaguardare. Il ministro dell’Istruzione non sembra avere dubbi: approvando l’autonomia differenziata, saranno garantiti livelli di educazione e formazione adeguati in tutto il territorio nazionale, per cui l’unità del Paese non è assolutamente in discussione. Ribadisco: aumentare le risorse destinate alla scuola è sempre una buona notizia. D’altra parte, afferma ancora il titolare del Dicastero di Viale Trastevere, l’autonomia è prevista dall’articolo 116 della Costituzione. Lo Stato, conclude il Ministro, avrà sempre un ruolo centrale.
Orizzonte Scuola ricorda che il Governo, nella persona di Bussetti e del premier Conte, ha siglato un’intesa con i sindacati, in base alla quale l’Esecutivo si è impegnato a tutelare l’unità e l’identità culturale del sistema di istruzione, l’uniformità del sistema di reclutamento e la regolamentazione tramite il CCNL dello status giuridico del personale. L’accordo relativo all’autonomia prevede che il Governo si impegni “a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL, e ‘a tutela della unitarietà degli ordinamenti statali, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”. Il Mef riguardo alla regionalizzazione della scuola ha espresso diversi dubbi per i costi che la riforma porterebbe con sé: dove reperire le maggiori risorse da destinare alle Regioni che si trovassero sotto il livello della spesa media pro capite? È proprio questo il problema principale. Sino a quando non saranno definiti i fabbisogni standard e i livelli essenziali delle prestazioni, le risorse per le Regioni al di sotto della media non saranno sottratte a quelle (Regioni) al di sopra della media, ma saranno finanziate dallo Stato. Nello specifico, dovrebbe essere il Miur a reperire all’interno del proprio bilancio le risorse necessarie. Ai dubbi del Mef si aggiungono quelli degli alleati di Governo della Lega, ossia il M5S: l’Onorevole Luigi Gallo, presidente della VII Commissione Cultura della Camera, ha detto che “l’autonomia del Nord non toccherà il mondo della scuola”.
È ampio, quindi, il ventaglio dei contrari al processo di autonomia differenziata. Tra i pochi, sino ad oggi, che sono usciti allo scoperto per avallare il progetto di regionalizzazione, figurano gli imprenditori: solo qualche giorno fa, ad esempio, si è schierato favorevolmente il presidente di Cna Lombardia, Daniele Parolo, intervenuto a Milano, nel corso di un convegno sulla presentazione dei “dati dell’Osservatorio delle Cna Lombardia, Emilia Romagna e Veneto” presentati con Carlo Cottarelli: “l’autonomia che vogliamo è uno strumento per disporre di maggiori risorse per lo sviluppo e per la crescita”. Sulla stessa scia, risultano le affermazioni della ministra alle Regioni, Erika Stefani (Lega), secondo la quale “tutto questo allarmismo su scuola e sanità propalato da alcuni è infondato, perché purtroppo già oggi ci sono cittadini di serie B, il che evidentemente non può dipendere da un’autonomia differenziata che ancora non c’è, ma da un problema di mala gestione. Noi con l’autonomia vogliamo far crescere il Paese, non certo creare differenze”. A preoccupare è proprio, invece, la gestione delle risorse scolastiche da parte dei governatori: negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una serie di processi con diversi presidenti di regione coinvolti. Qualche settimana fa, dopo quasi sei ore di Camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno reso definitiva la condanna per l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, riducendo la pena a cinque anni e dieci mesi per l’accusa di corruzione in relazione alle vicende Maugeri e San Raffaele.
Il problema, secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è che “la gestione delle risorse scolastiche nelle mani dei governatori non garantisce alcuna salvaguardia per l’istruzione e l’offerta formativa. Anzi, ci sono troppi precedenti di mala gestione che dovrebbero far riflettere E fa bene il M5S a mettersi di traverso. Detto questo, se già oggi esiste un divario notevole tra le regioni del Sud rispetto a quelle più avanzate del Nord, cosa potrà accadere quando a gestire dei servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, saranno le regioni? Quali fondi potrà concedere, quali investimenti potrà realizzare, una regione con un budget ridotto a disposizione oppure indebitata per decenni a causa di precedenti pessime gestioni? Secondo noi, che a maggio abbiamo scioperato due volte anche contro questa intenzione, è chiaro che uno Stato avveduto non può pensare di far gestire delle strutture così importanti delegandole alle risorse locali”.

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Anief: tra una settimana scioperiamo anche contro la regionalizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, in diretta Facebook, ha parlato dello sciopero di venerdì prossimo, 17 maggio, a cui il sindacato aderisce: a partire dalle ore 10 ci sarà una manifestazione di fronte a Montecitorio.
Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE, i precedenti dicono che vale la pena provare: meno di una settimana alla scadenza. Il 16 maggio termina la possibilità di dire no alle esclusioni ingiuste dalla “finestra” di inclusione nelle Graduatorie ad esaurimento: il ricorso riguarda coloro che sono a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiedono ora di passare in terza fascia; quelli che sono inseriti nella prima fascia delle graduatorie d’istituto, ma vogliono cambiare la provincia o le scuole d’inclusione; i docenti precari che intendono ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina; tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di Scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria).
Marcello Pacifico (Anief): Le nostre azioni passate hanno cambiato la giurisprudenza in tema di GaE, come nel caso del diritto al cambio della provincia, al reinserimento dei docenti che ne avevano fatto richiesta, all’inserimento di tutti i docenti abilitati prima del 2012 nonostante la messa ad esaurimento delle graduatori permanenti.
Il presidente nazionale Marcello Pacifico, in diretta Facebook, ha discusso sulla questione stipendiale; ha altresì chiesto che il sindacato venga convocato, visto che la rappresentatività è stata raggiunta un anno fa.
E’ stato superato il termine ultimo per l’invio delle domande di partecipazione al Concorso Navigator. Sono 3.000 i post messi a bando, che si contendono un nuovo ruolo esclusivo e ben remunerato (lo stipendio previsto è di circa 1.600 euro mensili). Il Navigator sarà la figura centrale dell’assistenza tecnica fornita da ANPAL Servizi S.p.A. ai Centri per l’Impiego, selezionata e formata per supportarne i servizi e per integrarsi nel nuovo contesto caratterizzato dall’introduzione del Reddito di Cittadinanza. L’obiettivo è assicurare assistenza tecnica ai CPI, valorizzando le politiche attive regionali, anche in una logica di case management da integrare e da implementare con le metodologie e tecniche innovative che saranno adottate per il rdc
In 35 mila aspettano il prossimo 1° settembre per entrare nei ruoli, ma regna la confusione presso gli Uffici scolastici sulla tipologia del contratto. Per Anief la norma è chiara: il FIT non esiste più. Pertanto, invitiamo tutti a segnalarci alla mail dedicata exfit@anief.net il rapporto di lavoro proposto e/o sottoscritto al fine di far rispettare la legge, affrontare l’anno di prova con serenità e partecipare alle procedure di mobilità
Mef annuncia per giugno un nuovo micro-aumento e il pagamento di eventuali arretrati
Si tratta di quanto già previsto dalla legge di stabilità per via dell’automatico adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale nel rispetto della normativa vigente. Peccato che non si tenga conto del blocco decennale dal 2008 a dispetto dell’aumento del costo della vita. Anief conferma la volontà di adire il giudice del lavoro per recuperare le somme dovute e non corrisposte dal 2016.

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Scuola: Con la regionalizzazione si corrono gravi rischi

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Il primo partito di Governo, attraverso il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano, ha confermato la linea di scetticismo nei confronti del progetto leghista: “Ritengo la regionalizzazione della scuola un pericolo. Per quanto riguarda le bozze di autonomia circolate fino a oggi, restano molti i punti da chiarire e non fanno ben sperare. Ricordiamo che tra i compiti della scuola c’è quello di garantire un sistema nazionale d’istruzione, che si traduce nella garanzia di pari opportunità a tutti coloro che alla scuola si rivolgono, siano essi gli studenti, le loro famiglie e il personale che ci lavora. Preoccupa inoltre il reclutamento, oltre ai costi aggiuntivi che ne deriverebbero”, ha concluso il sottosegretario. Anche il sindacato Anief ribadisce che la regionalizzazione non è ciò di cui l’istruzione ha bisogno, alla luce anche degli innumerevoli problemi che affliggono il sistema scolastico: assieme alla mancanza di aumenti stipendiali adeguati, il precariato e le progressioni di carriera del personale Ata, rimane uno dei punti fermi alla base dello sciopero previsto per il prossimo 17 maggio. L’accordo sull’autonomia differenziata non convince Anief sin dalla sua prima proposta: secondo il presidente Anief, Marcello Pacifico, il testo attuale voluto dalla Lega sulla regionalizzazione dice l’esatto contrario di quello che è stato sottoscritto con i sindacati nell’intesa del 24 aprile. Inoltre, nell’accordo non sono chiari alcuni aspetti: da chi dipenderà il personale docente e Ata assunto? Si parla, quindi, di un sistema nazionale di reclutamento e di un unico stato giuridico che potrebbero dire cose divergenti.

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“Su regionalizzazione e reclutamento il Ministro dell’Istruzione sta sbagliando: si fermi, finché è ancora in tempo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, dopo le ultime dichiarazioni del titolare del Miur, Marco Bussetti, con le quali apre le porte all’autonomia differenza e alla volontà di assumere nei ruoli in prevalenza insegnanti giovani, come se quelli più esperti e avanti negli anni non fossero più utili o, peggio ancora, mai esistiti. Invece la vera autonomia passa per gli organici differenziati, in base alle esigenze del territorio, senza disperdere preziose risorse umane
Il Governo conferma la volontà di regionalizzare diversi servizi pubblici, tra cui l’Istruzione. Lo ha ribadito il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca,: “Noi – ha detto Marco Bussetti – abbiamo lavorato fino ad adesso per consentire il percorso che la Regione Veneto ha chiesto, come la Lombardia, verso l’autonomia. Non è una questione di scuola regionalizzata ma di responsabilità locali che si assumono su un territorio per garantire e migliorare il servizio”. Nella stessa circostanza, per quel che riguarda il nuovo modo di selezionare il corpo docente, Marco Bussetti ha tenuto a specificare che il suo “obiettivo è quello di portare in cattedra docenti più giovani e preparati. Meglio avere docenti in gamba che effettuare grandi riforme”, ha concluso il Ministro. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quelle toccate dal Ministro dell’Istruzione sono due facce della stessa medaglia, fatta di una scuola che non guarda più ai bisogni del territorio (fortemente disomogenei, con il Sud in forte ritardo) e degli alunni, ma diventa autoreferenziale ed in perenne competizione con gli altri istituti, che così diventano dei competitor anziché degli alleati con i quali far crescere assieme i propri giovani iscritti ai corsi formativi. In questa logica, di tipico stampo aziendalista, rientrano anche i nuovi insegnanti: dopo avere servito lo Stato per diversi anni, anche per decenni, ora Marco Bussetti ci viene a dire che la scuola ha bisogno di docenti giovani. E gli altri?”. “Gli attuali insegnanti precari, partiti dalla gavetta e con esperienza da vendere, nemmeno si menzionano. Eppure sono tantissimi, oltre 100 mila, molti dei quali sopra i 40 anni, quasi la metà dei quali passati a fare supplenze. Come con la regionalizzazione, da attuare a tutti i costi, anche contro il volere del Movimento 5 Stelle, la Lega fa finta di non sapere che l’Italia è fatta di territori e di scuole più avanti ed altri decisamente indietro, anche con il reclutamento si guarda solo al nuovo che avanza. Dimenticando che, come da vent’anni ci dice l’Europa, prima vanno stabilizzati i precari storici e con almeno 36 mesi di servizio alle spalle”. “Per quale motivo, anziché introdurre norme discutibili se non inutili, il Miur si adopera per avviare finalmente la logica degli organici di docenti e Ata differenziati? In questo modo, plasmando le unità di lavoro in base alle necessità specifiche di ogni scuola, non solo in base al numero di alunni iscritti, come avviene oggi, si ritaglierebbe l’’offerta formativa alle vere esigenze del territorio. Soprattutto, verificando i tassi di disoccupazione e di Neet, oltre che di criminalità e di dispersione scolastica. È questa – conclude il sindacalista Anief – la vera regionalizzazione”

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Regionalizzazione scuola: la manifestazione Anief-Unicobas

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Nel giorno dello sciopero generale, i manifestanti dei due sindacati hanno ricevuto alcuni politici, tra cui il presidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera che ha parlato a nome di diversi parlamentari specificando che sull’autonomia differenziata non ci sono ancora testi definitivi su cui potersi esprimere: “Stiamo però operando perché non si realizzi un’intesa calata dall’alto, perché la questione deve essere affrontata in Parlamento, con tutte le parti interessate”. Poi la precisazione: “La Lega non detta le politiche della scuola. Per questo – ha continuato Gallo – abbiamo presentato un contro-dossier rispetto alla bozza. E lo stesso presidente del Consiglio ha detto che l’operazione va parlamentarizzata. Tutto il Paese ne deve discutere e non in un mese”. Marcello Pacifico (Anief): “La regionalizzazione porterà di più a chi già oggi ha di più e darà di meno a chi oggi ha meno. Ci batteremo in tutte le sedi, contro questa scellerata proposta che distruggerebbe la scuola italiana”.
Il Movimento 5 Stelle non cambia idea: continuerà ad osteggiare il progetto leghista di regionalizzazione, sul quale lo scorso 14 febbraio c’era stata già un’importante frenata in Consiglio dei Ministri. L’importante conferma della posizione ferma del primo partito di governo, alla quale il sindacato Anief dà pieno sostegno, è arrivata dall’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della Commissione Istruzione e Cultura della Camera, che intervenendo nel corso della manifestazione organizzata da Unicobas e Anief sotto Montecitorio, nel giorno dello sciopero generale, ha precisato di parlare a nome “di molti commissari della Commissione Cultura e della Commissione Lavoro”, tenendo a ricordare che sulla regionalizzazione “è uscita una bozza di dossier di intesa tra le regioni ed il governo, a cui il M5S ha lavorato producendo un contro-dossier” proprio per evitare che una serie di tematiche possano andare a “minare l’unità dell’istituzione scolastica”.
Durante il presidio, sono scesi tra i manifestanti anche due esponenti di Fratelli d’Italia, l’on. Bucalo e l’on. Mollicone, i quali hanno assicurato la loro opposizione al progetto di regionalizzazione.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che le proteste del sindacato non si fermeranno sino a quando non si farà chiarezza su un’autonomia che vuole replicare il modello di Trento. “Perché la regionalizzazione porterà di più a chi già oggi ha di più e darà di meno a chi oggi ha meno. Anief si batterà in tutte le sedi possibili contro questa scellerata proposta, perché distruggerebbe la scuola italiana che deve restare italiana e non passare alle regioni”. L’Anief in piazza ha ricordato, anche, gli altri problemi per cui il giovane sindacato porta avanti la protesta, parlando dei docenti da stabilizzare di “un concorso che non è mai partito, del mancato inserimento nelle GaE degli abilitati e specializzati, della mancanza del doppio canale di reclutamento nonostante gli oltre 50 mila posti rimasti scoperti. “Chiediamo a tutti i nostri rappresentanti in parlamento – ha concluso la portavoce Anief Daniela Rosano – di tenere ben presente che i lavoratori della scuola non possono lavorare serenamente se devono costantemente sottoporsi all’avvicendamento dei contratti: una situazione che va avanti tutto l’anno. Come si può parlare di efficacia didattica, quando durante l’anno si alternano tantissimi supplenti?”.

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Scuola: Regionalizzazione, aumenti in cambio di più ore di lavoro come a Trento

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Verso la cancellazione degli scatti di anzianità in Veneto, Lombardia. L’aumento di 150-200 euro netti assicurato oggi ai docenti di Trento prevede diverse ore annue aggiuntive impiegate anche per la copertura dei colleghi assenti e altri impegni ulteriori. Ma il passaggio alle regioni potrebbe comportare anche altri aspetti sinora inesplorati: come l’azzeramento dei “gradoni” delle buste paga che oggi assicurano l’unica certezza di aumento in presenza di un contratto ben al di sotto dell’inflazione e con l’indennità di vacanza contrattuale applicata pure in ritardo.
L’incremento, spiega Orizzonte Scuola, deriverebbe da “una contrattazione di secondo livello” su “base territoriale e riguarderebbe le ore di straordinario (e la mobilità). In buona sostanza, la base retributiva rimarrebbe uguale per tutti; farebbe cioè riferimento a quella stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale, mentre le ore lavorate in più saranno stabilite (anche a livello di retribuzione) dagli accordi regionali”.
Detto che nel nuovo ruolo regionale potrebbero confluire sia i titolari di cattedra sia i precari, un’altra novità poco piacevole è quella che “per vincolare maggiormente il docente al territorio, il punteggio conseguito a livello regionale non verrà riconosciuto a livello nazionale”. Ma da mettere in conto, con il passaggio alle regioni, ci potrebbe essere anche l’azzeramento degli scatti stipendiali automatici. Come viene precisato su Italia Oggi, “il passaggio non comporterà perdite economiche, immediate. Perché ai soggetti che eserciteranno l’opzione per i ruoli regionali sarà garantito l’attuale importo dello stipendio, probabilmente, con assegni ad personam“.
“Le anticipazioni di questo folle progetto, avallato prima dal governo Gentiloni e ora da quello giallo-verde, cominciano a mostrare il vero obiettivo di chi lo ha escogitato”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Quello di un passaggio ad un modello contrattuale diverso, sulla falsa riga di quello già adottato a Trento, dove il possibile maggiore trattamento stipendiale corrisponde ad un incremento dell’impegno orario annuo”. In effetti, dal 2016, il contratto della provincia a statuto speciale prevede che il docente potrà svolgere non solo le canoniche 40 ore più 40 per impegni collegiali e di vario genere obbligatorio, ma anche altre 30 ore, piuttosto che 15, da mettere a disposizione per le supplenze nella propria scuola. Inoltre, gli insegnanti delle scuole superiori sono tenuti ad attuare altre diverse decine di ore annue per recuperare i 10 minuti sottratti all’ora curricolare.

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Scuola – Regionalizzazione: 226 mila docenti, Ata e presidi passeranno alle regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

Si parla tanto di regionalizzazione, richiesta da tre regioni settentrionali, poco degli effetti chi si determinerebbero qualora il progetto leghista andasse in porto. Nella scuola, che si sta dimostrando compatta contro questa eventualità, una delle prime conseguenze ricadrebbe sul personale: con il “regionalismo differenziato – scrive Tuttoscuola – un dipendente scolastico su 5 potrebbe passare alle Regioni”, perché “se verrà confermato l’integrativo contrattuale di 400 euro mensili di cui si parla, è facile prevedere che nei prossimi anni vi sarà un esodo di massa di dirigenti scolastici, docenti e Ata dallo Stato alle Regioni. Marcello Pacifico (Anief): Il progetto va bloccato, perché incrementerebbe il gap Nord-Sud, oltre ad essere di natura incostituzionale, come già rilevato dall’Anief, e peraltro già bocciato dai giudici. Prende consistenza l’esodo del personale dallo Stato alle Regioni nel Lombardo-Veneto: nella scuola, dopo la conclusione del concorso in atto, i dirigenti scolastici della Lombardia dovrebbero essere 1.129 e 572 quelli del Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. I docenti (di ruolo e non) su posto comune per tutti gli ordini di scuola dovrebbero essere 94.846 in Lombardia e 48.117 in Veneto, per un totale di circa 143.000 unità. A questi docenti si dovrebbero aggiungere quelli di sostegno (di ruolo e non): 22.768 in Lombardia e 9.346 nel Veneto per complessive 32.100 unità (destinate ad aumentare in futuro).
Vanno anche considerati i docenti di religione cattolica (di ruolo e incaricati) che attualmente sono circa 3.600 in Lombardia e 1.926 in Veneto per un totale di 5.500 unità. Va considerato anche il personale Ata, a cominciare dai Dsga che, per effetto del concorso in atto, dovrebbero essere circa 1.132 in Lombardia e 579 in Veneto, per un totale di circa 1.700 unità. Infine, il restante personale Ata dovrebbe essere di circa 28 mila unità in Lombardia e di 14.700 in Veneto per un totale di circa 42.700 unità. Complessivamente, per quanto riguarda le due regioni, potrebbero chiedere di lasciare lo Stato per diventare dipendenti regionali circa 226.700 persone tra dirigenti scolastici, docenti e personale ATA, pari al 22% dell’intero personale scolastico statale (quantificato oggi in un milione e 33 mila unità): non meno di un dipendente scolastico su cinque potrebbe lasciare lo Stato.
Sinora, contro queste ipotesi, i sindacati si sono mossi con un manifesto unitario. Anief ha aderito agli scioperi di Unicobas, del prossimo 27 febbraio, e dei Cobas, nel giorno della festa della donna, l’8 marzo. Sulla necessità di bloccare il processo di regionalizzazione di diverse competenze e servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, però c’è anche l’opposizione del M5S, che la scorsa settimana, con un’impennata d’orgoglio ha creato le condizioni per un blocco politico del provvedimento: una posizione che sembra voglia portare avanti almeno sino alle elezioni europee.Come anche riferito da Il Corriere della Sera, nel Governo si è innescata una contrapposizione tra Nord leghista e Sud grillino, con i gruppi di Camera e Senato del M5S che hanno diffuso un report costi-benefici dell’autonomia regionale: “Il ruolo del Parlamento è a rischio. No a cittadini di serie A e di serie B. No alla secessione dei ricchi”, hanno tenuto a dire i deputati pentastellati. E così, in un gioco di specchi”, il vice-premier della Lega Matteo Salvini ha prima cercato di rassicurarli, inutilmente, per poi annunciare un «vertice politico» con Conte e Di Maio, che si dovrebbe svolgere questa settimana.

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Scuola: Pubblici i testi sulla regionalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Sono peggiori delle aspettative le ipotesi di localizzazione delle competenze dello Stato che il Consiglio dei Ministri si accinge a discutere, probabilmente già questa sera, con i rappresentanti delle regioni. Se il testo verrà approvato così com’è, Veneto e Lombardia si ritroveranno a gestire, in base alle esigenze del territorio, finalità e programmazione dell’offerta formativa, la valutazione, l’alternanza scuola-lavoro, oltre che i trattamenti stipendiali, le modalità di reclutamento e di mobilità di docenti, Ata e presidi. Anief si oppone a queste prospettive. Perché si determinerebbero discrepanze ulteriori tra le regioni. E si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono lo stesso lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili. Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico, l’esempio della Sicilia vale per tutti, e non si comprende il motivo di allargarle. Marcello Pacifico (Anief): L’autonomia differenziata ci porterà dritti verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio.
Le bozze riguardanti la nuove organizzazioni di scuola, ricerca e università di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sono state pubblicate dal sito internet Roars.it e hanno come base i testi sottoscritti il 28 febbraio di un anno fa dall’allora sottosegretario Gianclaudio Bressa (Pd) del Governo Gentiloni, per poi essere modificate nelle scorse settimane sulla base delle osservazioni degli attuali ministeri (eccetto il Mef) e delle intese sottoscritte tra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con i governatori del Veneto, Luca Zaia, della Lombardia, Attilio Fontana, e dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.
Ma quali sono le novità che comporterebbero le ipotesi di regionalizzazione dell’istruzione pubblica? “Per Lombardia e Veneto – scrive la rivista on line – i cambiamenti, soprattutto per la scuola, sono rilevanti sia per il futuro degli insegnanti, ma ancor più per il futuro del sistema scolastico nazionale, se ancora potrà dirsi tale. Pur potendo conservare ruoli statali (probabilmente meno soldi, per cui tanti cambieranno ruolo) gli insegnanti già assunti dovranno rispettare la disciplina regionale. I nuovi assunti avranno ruoli regionali, come pure i dirigenti scolastici e il personale ausiliario e amministrativo. Tutto sarà competenza regionale: finalità e programmazione dell’offerta formativa, anche in funzione del territorio, la valutazione (si parla di nuovi indicatori regionali), l’alternanza scuola-lavoro, i rapporti con le scuole paritarie”.
In pratica, sintetizza Orizzonte Scuola, alle regioni “viene attribuita la ‘potestà legislativa’ in materia di istruzione per quanto riguarda le seguenti materie: la disciplina delle modalità di valutazione del sistema educativo regionale di istruzione e formazione; la disciplina della programmazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro; la formazione dei docenti; l’apprendistato; la disciplina, mediante contratti integrativi, dell’organizzazione e del rapporto di lavoro del personale dirigente, docente, amministrativo, tecnico e ausiliario; la disciplina della programmazione dell’offerta formativa integrata con la formazione professionale; la disciplina sulle reti scolastiche; la disciplina degli organi collegiali; l’istruzione per gli adulti”.
Anief si opporrà in tutti i modi a queste prospettive. Prima di tutto perché si determinerebbero delle discrepanze ancora maggiori tra le regioni che detengono già oggi ottime strutture scolastiche ed istituzioni a supporto rispetto a quelle dove le scuole sono fatiscenti e scarseggiano i servizi attorno. In secondo luogo, perché si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono il medesimo lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili.
Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico. La regione Sicilia, ad esempio, si occupa già, come riassume il sito ufficiale della regione, di svariate attività: come quelle connesse al funzionamento amministrativo e contabile delle scuole; dell’assegnazione ai centri provinciali per l’istruzione degli adulti; della nomina dei collegi dei revisori dei conti; dei contributi; della manutenzione ordinaria delle scuole; dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale; del piano regionale di dimensionamento; dell’educazione permanente; degli interventi a supporto dell’autonomia scolastica; delle risorse di funzionamento; della formazione, aggiornamento e perfezionamento del personale della scuola di ogni ordine e grado.

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Regionalizzazione del sistema scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

“Essa mette a repentaglio l’identità e l’unità culturale della Nazione. L’Istruzione così come la Giustizia e la Difesa, ha un valore assoluto. L’art. 33 della Costituzione detta le norme sull’istruzione degli italiani e garantisce l’effettivo esercizio del diritto allo studio ed estendendo l’autonomia differenziata al sistema scolastico, tutto questo potrebbe saltare. Le Regioni infatti, se investite di pieni poteri, avrebbero mani libere non solo di tracciare linee guida completamente slegate dai valori nazionali, ma anche di firmare contratti di lavoro e servizi diversificati. Altro pericolo da scongiurare riguarda gli operatori, dai dirigenti del MIUR, ai dirigenti scolastici, dai docenti agli Ata, per non parlare dei precari. Passando sotto la competenza delle Regioni, si innescherebbero licenziamenti a catena perché chi ha meno risorse non potrebbe supportare questo ulteriore carico. La qualità dell’istruzione non può essere decisa secondo criteri economici e territoriali. Né tantomeno il reclutamento dei lavoratori fatto all’interno dei confini regionali. Fratelli d’Italia dice no alla regionalizzazione della scuola perché la libertà e la qualità dell’insegnamento non possono e non devono essere messi in pericolo”.
Lo dichiara Ella Bucalo, deputato di Fratelli d’Italia e vice responsabile nazionale, con delega alla scuola, del Dipartimento e Laboratorio Tematico dell’Istruzione.

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Scuola: Pubblici i testi sulla regionalizzazione

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Sono peggiori delle aspettative le ipotesi di localizzazione delle competenze dello Stato che il Consiglio dei Ministri ha discusso e per fortuna rinviando la decisione, con i rappresentanti delle regioni. Se il testo verrà approvato così com’è, Veneto e Lombardia si ritroveranno a gestire, in base alle esigenze del territorio, finalità e programmazione dell’offerta formativa, la valutazione, l’alternanza scuola-lavoro, oltre che i trattamenti stipendiali, le modalità di reclutamento e di mobilità di docenti, Ata e presidi. Anief si oppone a queste prospettive. Perché si determinerebbero discrepanze ulteriori tra le regioni. E si differenzierebbe il trattamento di figure professionali che svolgono lo stesso lavoro, con l’aggravante di andare paradossalmente a penalizzare, pagandole meno, proprio quelle che operano in condizioni oggettivamente più difficili. Infine, c’è da dire che già oggi le regioni detengono ampie competenze ed attività in ambito scolastico, l’esempio della Sicilia vale per tutti, e non si comprende il motivo di allargarle. Marcello Pacifico (Anief): L’autonomia differenziata ci porterà dritti verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

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Scuola: Regionalizzazione? Da Aosta il “no” unanime del Consiglio nazionale Anief

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Il giovane sindacato respinge in modo drastico il progetto di legge con cui il governo Conte intende regionalizzare la scuola, assieme ad altri servizi pubblici essenziali: l’opposizione totale al ddl sulla cosiddetta autonomia differenziata, che prenderebbe il via con la concessione dell’autonomia scolastica ad alcune regioni del Nord, è giunta oggi dal capoluogo valdostano, nel giorno di chiusura del primo Consiglio nazionale svolto nel decennale di Anief. Il presidente nazionale, Marcello Pacifico, nel prendere atto della volontà del Consiglio ha detto: Il piano di regionalizzazione di un servizio pubblico così come annunciato è irrealizzabile per l’assenza di risorse che se trovate minerebbero l’unità nazionale e il principio solidaristico sotteso nella nostra Costituzione. Ci opporremo, in tutte le sedi, ad iniziare da quelle giudiziarie contro il trasferimento del personale o i blocchi alla mobilità. E i precedenti ci danno ragione piena, persino in quella Provincia autonoma che delibera in maniera esclusiva sulla scuola, ma sempre tenendo presente alcuni principi costituzionali inviolabili.

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Scuola: La regionalizzazione procede a vele spiegate

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Sta procedendo a vele spiegate la regionalizzazione dell’Istruzione, dando seguito all’articolo 116 della nostra Costituzione mai attuato sino ad oggi: l’iter per l’autonomia differenziata, scrive oggi Orizzonte Scuola, farà un passo avanti il 15 febbraio, data in cui si dovrebbe tenere l’incontro fra Governo e Regioni. A fare pressioni all’esecutivo sono, in particolare, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che si battono dall’inizio della legislatura per una maggiore autonomia in diverse materie, a partire appunto dal sistema scolastico. Marcello Pacifico (Anief): Ci opporremo con tutte le nostre forze. Confidiamo nella lungimiranza dei parlamentari, a partire dal primo partito di governo, il M5S, che in alcune occasioni ha mostrato dubbi sulla fattibilità del provvedimento. Per quanto riguarda gli stipendi – scrive il Corriere – la retribuzione base resta nazionale, ma le Regioni potranno proporre contratti di secondo livello, incentivi e premi che potranno servire a trattenere gli insegnanti, rendendo però più onerosa la scuola per i contribuenti. Una delle ultime novità è che la regionalizzazione dovrebbe comportare anche il trasferimento del personale scolastico dalle dipendenze statali a quelle regionali, ma con alcuni distinguo: secondo quanto risulta ad alcuni quotidiani, questa condizione sarebbe stata richiesta da Veneto e Lombardia, ma non dall’Emilia Romagna. Qualora si procedesse in questo senso, il 23% dei dipendenti nel mondo della scuola potrebbe diventare dipendenti regionali e non più statali: per Italia Oggi, si tratta di 132 mila lavoratori in Lombardia e di 65 mila in Veneto. La nuova collocazione regionale riguarderà però solo i neoassunti, a partire probabilmente dai prossimi concorsi: chi è già in servizio, invece, continuerà a vantare lo status di dipendente statale fino alla pensione. La regionalizzazione avrebbe come effetto anche la stabilizzazione del personale nelle regioni dove si comincia a lavorare, a dispetto della bocciatura dell’emendamento nel decreto semplificazioni che prevedeva il blocco dei cinque anni per il personale in servizio sul quale Anief ha messo le mani avanti reputandolo incostituzionale. Per poter richiedere trasferimento, a questo punto, per i neoassunti serviranno accordi tra Regioni o tra la Regione e l’amministrazione centrale del Miur.Anief ricorda che tutti i tentativi di regionalizzazione sino a ora condotti non sono andati in porto, con i tribunali sempre schierati per la palese incostituzionalità del tentativo di introdurre la nuova norma. Valgono per tutte le sentenze n. 242/2011 della Consulta che hanno bloccato le nuove norme proposte dalla provincia autonoma di Trento, in riferimento all’art. 92, c. 2bis, legge 5/2006, sull’inserimento in coda del personale iscritto in graduatorie diverse da quelle provinciali trentine e a “super servizio attribuito” al lavoro svolto nelle scuole trentine o ancora alla precedenza di accesso agli asili nido riservata ai residenti o lavoratori per almeno 15 anni nella regione Veneto.Va poi ricordato che nell’ambito del processo di attribuzione (art. 117) delle competenze relative alle norme generali sull’istruzione (art. 116, lettera n) bisogna tenere conto del rispetto degli articoli 3, 4, 16, 51, 97 della Costituzione, come ribadito dalla stessa Consulta in tema di reclutamento degli insegnanti, residenza professionale e servizi legati ai soli residenti: un tentativo di questo genere è incostituzionale. Lo stesso destino riguarda il recente ddl presentato dalla Lega al Senato, che introduce il domicilio professionale o ancora il divieto di trasferimento nella mobilità (per almeno 5 anni), appena bocciato dall’Aula del Senato dopo le forti perplessità espresse dal Capo dello Stato.“Siamo pronti – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ad opporci con tutte le nostre forze contro l’eventuale approvazione di progetti di regionalizzazione di servizi pubblici basilari come la scuola e la sanità. Confidiamo nella lungimiranza dei parlamentari, a partire dal primo partito di governo, il M5S, che in alcune occasioni ha mostrato dubbi sulla fattibilità del provvedimento. Perché la scuola non è un ‘affare locale’. Piuttosto che perdere tempo dietro all’autonomia regionale, si provveda ad introdurre norme che favoriscano l’adozione di organici differenziati, sulla base di effettive necessità territoriali, l’incremento dell’occupazione e dei livelli di istruzione, la riduzione dei tassi di dispersione. Anche perché – conclude Pacifico – la regionalizzazione si tradurrebbe in un ulteriore passo indietro del Meridione rispetto alle regioni cosiddette virtuose”.

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Scuola e Regionalizzazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Sull’autonomia e regionalizzazione del Veneto “stiamo lavorando al massimo della forza per ottenere il risultato il prima possibile”: il disegno di legge “è andato in Consiglio dei Ministri prima di Natale, come avevamo detto. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro sui punti risolutivi su una serie di punti”. A dirlo è stato il vice-premier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che nell’occasione si è sbilanciato anche sui tempi di attuazione del progetto: nel mese di febbraio, aggiunge il ministro, “deve essere pronto il documento che poi il presidente del Consiglio deve discutere con i presidenti delle Regioni”. Qualche giorno fa, invece, l’on. pentastellato Luigi Gallo, presidente della VII Commissione alla Camera, aveva detto che il progetto di autonomia “il M5S non lo farà. Ha costruito la sua identità sulla capacità di ridurre la scandalosa forbice di ricchezza che esiste tra cittadini, territori e regioni. È questa la vera chiave di un nuovo sviluppo”. Anief ricorda che non si tratta di una sperimentazione una tantum: il primo partito di governo deve uscire allo scoperto. Secondo il suo presidente Marcello Pacifico, i giudici hanno sempre detto no ad un modello del genere, perché palesemente incostituzionale. Quello che serve per risolvere i tanti problemi di gestione scolastica non è l’autonomia regionale, ma l’adozione di organici differenziati, sulla base delle esigenze territoriali, l’incremento dell’occupazione e dei livelli di istruzione, soprattutto al Sud, la riduzione dei tassi di abbandono. La regionalizzazione non farebbe altro che elevare il ritardo attuale di alcune regioni.

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Scuola: Regionalizzazione e didattica locale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Il primo partito di maggioranza, il M5S, prende le distanze dal piano di regionalizzazione di temi importanti e centrali per i cittadini, come lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e di governo del territorio. Alla forte spinta che stanno producendo alcune regioni del Nord, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, di cui si è parlato anche nell’ultimo Consiglio dei Ministri, giusto prima di Natale, per definire anche il percorso cronologico di quello che sembra un provvedimento legislativo destinato a compiersi, sono giunte in queste ultime ore le dichiarazioni contrariate da parte dell’on. Luigi Gallo (M5S), presidente della VII Commissione Cultura della Camera. Anief non può che avallare in pieno questa posizione critica: il sindacato ricorda che nel corso degli ultimi decenni, ogni tentativo di una autonomia regionale lesiva dei principi costituzionali – come ad esempio nella scuola trentina – in attuazione di questo dettato normativo è stato sempre bocciato dalla Provincia. Poi c’è il problema dei fondi, perché il passaggio del personale della scuola dallo Stato alla Regione aumenterebbe del 25% la spesa regionale che per essere coperta dovrebbe rivedere un meccanismo di federalismo fiscale che penalizzerebbe le già martoriate regioni del Sud, violando anche il principio di solidarietà e di sovranità nazionale. Per il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, ci si adoperi piuttosto per produrre organici differenziati, sulla base di effettive esigenze territoriali, per incrementare occupazione e livelli di istruzione del Meridione, per ridurre i tassi di abbandono scolastico. Avallare la regionalizzazione non farebbe altro che incentivare il gap esistente tra località e regioni già vicine all’Europa e altre che, non certo per colpa loro, continuano ad essere fortemente distanti, non solo a livello geografico.

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Scuola – Regionalizzazione: strada spianata verso la didattica locale

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 dicembre 2018

Alcune settimane fa, il Ministro dell’Istruzione ha sottoscritto, a nome del Miur, un accordo che prevede l’introduzione della cultura e della storia veneta valido per l’intera regione. E anche le altre regioni del Nord si apprestano a fare richieste simili, con i contenuti didattici più incentrati su discipline prettamente locali. Prima di Natale il Consiglio dei Ministri ha definito il percorso cronologico di quello sembra un provvedimento legislativo destinato a compiersi in breve tempo. Secondo l’ufficio legale Anief, è un tentativo incostituzionale. Come lo è il ddl presentato dalla Lega al Senato che introduce il domicilio professionale o ancora il divieto di trasferimento nella mobilità (per almeno 5 anni) del personale neo-assunto nella scuola ed introdotto nel contratto in via di approvazione.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Siamo pronti ad impugnare presso la Consulta qualsiasi norma che impedisca al personale della scuola la mobilità lavorativa in tutto il territorio nazionale. La scuola è un bene comune di tutti i cittadini italiani e persino nelle regioni a statuto speciale non si è arrivati a quanto vuole fare l’attuale maggioranza politica. Se davvero si vuole una scuola autonoma, si deve partire da organici differenziati per istituto e non da docenti assunti dalle regioni su risorse diverse da quelle assegnate dallo Stato. Bisogna lottare per incrementare occupazione e livelli di istruzione al Sud e abbassare i tassi di dispersione scolastica, piuttosto che staccare pezzi del Paese dove l’economia è più fiorente. In questo modo, inoltre, si acuirebbe la questione meridionale, mai risolta dopo l’autonomia”.

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Tra Pdl e Lega patto di plastica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

“Pare proprio che il patto di Arcore tra Pdl e Lega non faccia bene ai due partiti di maggioranza. Il fatto che un ministro del governo abbia bocciato una proposta di legge del Carroccio, proprio all’indomani della sigla di questo poco convincente accordo, ha un significato politicamente rilevante”. Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi, commentando la bocciatura, da parte di Matteoli, della proposta di legge della Lega che prevede la regionalizzazione del capitale dell’Anas e il pedaggiamento di tratte come la Salerno-Reggio Calabria e il Grande raccordo anulare di Roma. “Più che un patto d’acciaio, insomma – conclude Borghesi – sembra si tratti di un patto di plastica ed anche di bassa lega”.

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