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Posts Tagged ‘regioni’

Rivedere le norme sul commissariamento delle regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

«Occorre rivedere al più presto le norme sul commissariamento delle regioni in piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale». Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Francesco Sapia, della commissione Sanità, che spiega: «Nel programma del nuovo governo è previsto il rilancio del Sud, che deve partire dalla riorganizzazione dei servizi sanitari sul territorio. Tutte le regioni meridionali, ad eccezione della Basilicata, sono da tempo sottoposte a piano di rientro dal disavanzo sanitario. Molise, Campania e Calabria restano a riguardo commissariate e con gravi, crescenti criticità. Nelle ultime due regioni la situazione è ancora più drammatica, intanto perché lì il controllo politico della sanità ha finora rappresentato uno strumento, il principale, di formazione del consenso elettorale, con conseguenze pesantissime che il dato sui Lea non può esprimere: clientelismo sfacciato, aumento vertiginoso dell’emigrazione sanitaria e della relativa spesa, disservizi continui, carenze spaventose di personale, scarsissima prevenzione, difficoltà enormi nell’emergenza-urgenza, ritardi impressionanti nelle diagnosi e, in un simile contesto, l’apertura di altri spazi per le infiltrazioni criminali». «È dunque urgente – prosegue il parlamentare del Movimento 5 Stelle – un confronto politico maturo su come modificare, già nell’ambito della prossima legge di bilancio, l’istituto del commissariamento delle regioni obbligate al piano di rientro. Infatti il Fondo sanitario è ancora ripartito sulla base di criteri che, a dispetto della Costituzione e dell’unità del Paese, avvantaggiano le regioni del Nord e le loro strutture sanitarie. Questi criteri prescindono del tutto dai dati epidemiologici e dai corrispondenti fabbisogni di cure nelle singole aree dell’Italia. Di fatto i disavanzi sanitari dipendono in primo luogo dai minori trasferimenti ricevuti dalle regioni del Mezzogiorno, cui mancano i soldi per la gestione ordinaria. Attenzione, parliamo di miliardi di euro dal ’99 ad oggi». «I cittadini meridionali si aspettano molto dal nuovo governo giallo-rosso. Perciò – conclude Sapia – dovremo alla svelta individuare soluzioni definitive, al fine, iniziando dalla modifica dei criteri di ripartizione delle risorse statali, di ridurre le diseguaglianze tra la sanità del Sud e quella del Nord. In proposito chiederò il coinvolgimento diretto del ministro della Salute, Roberto Speranza, e del capo politico del Movimento 5 Stelle, il ministro Luigi Di Maio».

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Miss Italia: con il solo Televoto penalizzate le concorrenti delle regioni più piccole

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Sarà lo strumento del televoto, distribuito in quattro fasi di selezione e una finale, a decidere quale concorrente, tra le 80 in gara, sarà la vincitrice di “Miss Italia 2019”, la cui serata finale andrà in onda venerdì 6 settembre su Raiuno. Un meccanismo che sta provocando un’alzata di scudi nelle regioni più piccole e meno abitate, le cui concorrenti rischiano di venire estromesse già nelle prime fasi di selezione proprio perché supportate da un bacino potenziale di consensi quantitativamente più povero.A manifestare perplessità sul meccanismo adottato ed ormai abbastanza oliato è “Forche Caudine”, la storica associazione di rappresentanza dei molisani sparsi per il mondo. Non a caso proprio le tre regioni con meno residenti, cioè Valle d’Aosta, Molise e Basilicata, sono quelle che non hanno mai avuto una vincitrice negli ottant’anni di storia della manifestazione. Mentre regioni più grandi – Sicilia, Lazio, Lombardia e Veneto – hanno dato i natali a ben 37 miss complessive sulle 80 totali.Gabriele Di Nucci, segretario del sodalizio che ha oltre trent’anni di storia, conta oltre duemila associati e ha sede centrale a Roma, parla con cognizione di causa, avendo lavorato in passato proprio per il popolare concorso della famiglia Mirigliani.
“Nelle ottanta edizioni del concorso sono proprio le regioni più piccole a mancare nel palmares, non certo per penuria di concorrenti, ma, specie negli ultimi decenni, per il discutibile meccanismo del televoto, che quest’anno muove 0,51 centesimi di euro per ogni voto espresso – spiega. “L’impostazione della manifestazione è fortemente territoriale, con le varie miss regionali che approdano alla selezione finale. Per questo una parte rilevante degli imponenti flussi di voti telefonici premia una candidata del proprio territorio. Spesso a livello locale si organizzano vere e proprie reti per sostenere una ‘bellezza’ locale ed ovviamente i numeri dei residenti fanno la differenza – racconta Di Nucci.
Il peso del televoto è sempre rilevante, in genere affiancato a quello di una giuria tecnica. L’invito a modificare il meccanismo, che l’associazione “Forche Caudine” rivolge ai promotori del concorso, è legato ad un articolo specifico del regolamento, dove è scritto che “produzione e Rai si riservano comunque la facoltà di modificare per insindacabili esigenze editoriali la modalità delle prove… variando il numero, la struttura, il meccanismo e le modalità di votazione e dandone idonea e preventiva comunicazione al pubblico”. Affiancare al televoto meccanismi compensativi potrebbe garantire pari opportunità a tutte le concorrenti. Molisane comprese.

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Istat prezzi: la classifica completa delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di giugno, che scende dal +0,8% della stima preliminare a +0,7%. “Ottima notizia l’ulteriore raffreddamento dell’inflazione, in particolare la frenata del carrello della spesa, che sale solo dello 0,2% su base annua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Unica nota stonata è che, purtroppo, ci sono già i primi segnali indicatori della prossima stangata sulle vacanze degli italiani, attesa, come tradizione vuole, per luglio. Salgono, infatti, su base mensile, sia i pacchetti vacanza, +1,7%, che i villaggi vacanze, addirittura del 13,2 per cento” prosegue Dona.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,7% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 208 euro, 112 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, ma solo 34 euro per il carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani” aggiunge Dona.
“Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo complessivo è di 205 euro su base annua, 104 per i beni acquistati più frequentemente, ma solo 31 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 172 euro in più nei dodici mesi, 25 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo è pari a 107 euro, 165 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona. Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, pur non avendo l’inflazione più alta, +1,4% (il record appartiene per la seconda volta consecutiva a Bari: +1,7%), ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 422 euro su base annua. Al secondo posto Verona, dove il rialzo dei prezzi dell’1,5% determina un aggravio annuo di spesa, per una famiglia media, pari a 389 euro, terza Bari, dove l’inflazione a +1,7%, il primato di giugno, comporta una spesa supplementare pari a 354 euro.La città più conveniente, in termini di minori rincari, è, invece, Perugia, addirittura in deflazione, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,1% genera un risparmio annuo di 23 euro. Al secondo posto Ancona (+0,1%, pari a 22 euro) e al terzo Cagliari, +0,2%, con un aumento del costo della vita pari ad appena 42 euro.
In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di maggior spesa, la Liguria che, con l’inflazione a +1,3, registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 299 euro su base annua. Segue il Trentino, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,1%, implica un’impennata del costo della vita pari a 291 euro, terza la Puglia, dove per via dell’inflazione all’1,2%, si ha un salasso annuo di 234 euro.L’Umbria si conferma la regione con meno rincari, con un’inflazione dello 0,1% che si traduce in una spesa aggiuntiva annua di soli 22 euro.

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4 Regioni del Sud italia sono tra le 5 d’Europa con i peggiori numeri sull’occupazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

A dirlo con chiarezza sono i dati Eurostat, secondo i quali nel contesto comunitario solo la Mayotte (Regione d’oltremare francese situata in Africa) ha numeri peggiori di Puglia, Calabria, Campania e Sicilia, le quali hanno con una percentuale di disoccupati tra i 20 e i 64 anni rispettivamente del 49,4%; 45,6%; 45,3% e del 44,1%.A rendere questi dati ancor più preoccupanti è la prospettiva di un’Italia a due velocità disegnata attraverso le autonomie regionali dal Governo. Il progetto, non molto lontano dai precedenti tentativi di federalismo, determinerebbe grandi vantaggi per la parte settentrionale del Paese e gravi e ulteriori colpi all’identità nazionale.Come Soggetto Giuridico siamo estremamente contrari al progetto per le autonomie regionali; e questo perché crediamo che il progresso italiano possa definirsi tale solo se condiviso e globale, e non perché realizzato a scapito di qualcun altro. Il Bel Paese ha bisogno di un piano congiunto che punti proprio sul Sud e non sul suo continuo abbandono.Il Meridione, infatti, rappresenta un immenso patrimonio paesaggistico e turistico e va supportato attraverso politiche per il lavoro capaci di creare nuovi opportunità. Per riuscirci servono investimenti, ma soprattutto un piano strategico che non agisca in maniera tampone, ma con una logica e una prospettiva che non si esaurisca nel tempo di una legislatura.

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Autonomie: “No a intese unilaterali tra governo e regioni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 Mag 2019

Dichiara l’on.le Rampelli vicepresidente della Camera e deputato di Fdi: “Affinché il mio pensiero sulle autonomie sia completo e corretto intendo precisare che non sono contrario a un nuovo sistema di autonomie, ma favorevole a una distribuzione equanime di poteri, competenze e risorse tra i territori dell’Italia, che possibilmente consideri centrale Roma, unica capitale europea a non avere poteri speciali, a non ricevere i beni culturali che possiede da mettere a reddito (li ha lo Stato), a non avere le risorse sufficienti per pagare i servizi di 800 sedi internazionali, uno Stato estero, ma anche quelli necessari per far funzionare musei, siti archeologici e monumentali che fruttano introiti al Mibact ma risultano costi fissi per il Comune. Per questo occorre una legge ordinaria, come prevede l’articolo 116 della Costituzione, non si può modificare la nostra Carta in forza di intese unilaterali tra regioni e governo. Il tutto rammentando a chi si agita che Roma ha un importante residuo fiscale e paga la più alta Irpef e la seconda Tari d’Italia. M5S e Lega Nord devono governarla, hanno il dovere di farlo, non hanno invece alcun diritto di specularci sopra azzuffandosi per un pugno di voti in più. Oltretutto raccontando sul conto della Capitale sonore bugie e facendo finta di non sapere che sono i Comuni e le Province a dover avere più poteri e non le regioni”.

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Il Comitato europeo delle regioni e Eurochambres uniscono le loro forze ‎ per consolidare l’occupazione e la crescita in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

​Christoph Leitl and Karl- Heinz Lambertz. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) e l’Associazione delle Camere di commercio e dell’industria europee (Eurochambres) hanno concordato un nuovo piano d’azione per rilanciare la loro cooperazione in alcuni settori chiave al fine di migliorare il contesto imprenditoriale e di promuovere lo sviluppo economico regionale. Il piano d’azione, firmato congiuntamente a Bruxelles dal Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz e dal Presidente di Eurochambres Christoph Leitl, definisce gli ambiti di cooperazione tra le due istituzioni per il periodo 2019-2022 puntando ad affrontare i problemi della disoccupazione giovanile e dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze, stimolare l’imprenditorialità e rafforzare la coesione e la competitività industriale.
Il piano d’azione 2019-2022 concluso tra il CdR e Eurochambres definisce i seguenti ambiti di cooperazione, che verranno regolarmente riveduti per tutto il periodo di attuazione:
cooperazione rafforzata per quanto riguarda l’ attività legislativa dell’UE grazie alla condivisione di studi e documenti di sintesi;
misure per risolvere i problemi della disoccupazione giovanile e dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze mediante lo scambio di buone pratiche e di soluzioni innovative;
incentivazione dell’ imprenditorialità e della politica per le PMI attraverso la promozione del programma Erasmus per giovani imprenditori ( Erasmus for Young Entrepreneurs – EYE) e della rete delle Regioni imprenditoriali europee ( European Entrepreneurial Regions – EER);
promozione di una migliore legislazione UE e di una sussidiarietà più efficace per mezzo delle valutazioni d’impatto territoriale e dell’ iniziativa della rete di hub regionali ;
sostegno alla cooperazione nei paesi del vicinato UE tramite un’iniziativa sull’imprenditoria giovanile nei paesi partner mediterranei e la diffusione di informazioni sull’accesso ai finanziamenti per gli enti locali e regionali;
rafforzamento della politica di coesione dell’UE grazie alla #CohesionAlliance (Alleanza per la coesione);
miglioramento della resilienza territoriale con un lavoro congiunto di analisi dell’impatto che le future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’UE a 27 avranno sulla competitività industriale regionale e sullo sviluppo economico, sociale e territoriale delle isole grazie a Insuleur (la Rete delle camere di commercio e dell’industria insulari dell’UE).

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Regioni e città decise a fare di più di difendere diritti fondamentali e Stato di diritto

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

A otto settimane dalle elezioni europee, i leader locali e regionali avvertono che il crescente populismo rappresenta una minaccia per lo Stato di diritto e i diritti fondamentali nell’UE e invitano l’Unione a rafforzare la loro capacità di lottare contro razzismo, incitamento all’odio e discriminazione, promuovendo nel contempo la coesione sociale. Questo il messaggio principale emerso dal dibattito di oggi con Koen Lenaerts, Presidente della Corte di giustizia dell’Unione europea, Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea, Domenica Ghidei Biidu, vicepresidente della commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa, e Michael O’Flaherty, direttore dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali.
Lo Stato di diritto è privo di sostanza senza democrazia e diritti fondamentali. La Carta dei diritti fondamentali si trova al vertice nella gerarchia delle norme UE. Qualsiasi misura nazionale incompatibile con la Carta deve essere abbandonata”. Come ha spiegato il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans “I diritti fondamentali esisterebbero solo sulla carta se la loro tutela non fosse garantita da tribunali indipendenti. Lo Stato di diritto non è importante solo a livello nazionale. È essenziale a tutti i livelli di governo, anche a livello locale e regionale. Purtroppo abbiamo visto che negli ultimi anni le preoccupazioni in materia di Stato di diritto si sono moltiplicate in tutta l’Unione. Questi sviluppi non hanno fatto che rafforzare la convinzione della Commissione riguardo all’importanza di utilizzare tutti gli strumenti di cui disponiamo per difendere i valori dell’UE”.

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Autonomia regioni e attuazione articolo 116 Costituzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

“Apprendiamo che il Consiglio federale della Lega Nord oggi avrebbe deciso – attraverso le dichiarazioni del segretario nazionale Matteo Salvini – che le nuove intese sull’autonomia sono di esclusiva competenza delle regioni e del governo e che valuterà come coinvolgere il Parlamento senza stravolgere il testo. Praticamente l’intenzione è quella di fare una sostanziale modifica costituzionale, attivando l’art. 116 della nostra Carta, senza però i quattro passaggi rituali. Ma è bene si sappia che non si può fare. L’art. 116 che consente questa procedura prevede una legge che lo regolamenti e che non è mai stata approvata. L’art. 116 senza questa legge attuativa non si può attivare per tale materia. Per cui se Salvini, che non vuole evidentemente affrontare il dibattito parlamentare, conferendogli tutti i poteri della rappresentanza popolare, intende utilizzare la procedura facilitata del 116 deve approvare in CdM un disegno di legge per normarlo. Fino a quel momento ogni tentativo di evitare le Camere sarà da ritenersi un colpo di mano, un accordicchio elettorale consentito dal M5S in cambio di qualche altra cosa, magari del blocco del Tav. Alla faccia del senso dello Stato”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Le città e le regioni dell’UE chiedono un vero e proprio fascicolo sanitario elettronico europeo

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

By ​Fernando López Miras. Il Comitato europeo delle regioni appoggia all’unanimità il parere di Fernando López Miras, presidente della regione di Murcia, sulla digitalizzazione del settore sanitario in Europa La digitalizzazione dei sistemi sanitari può favorire l’efficienza e l’efficacia delle risorse, migliorando nel contempo la qualità e l’assistenza personalizzata dei pazienti. Negli ultimi decenni la speranza di vita è aumentata rapidamente e in modo costante in tutta l’UE, ma dal 2011 ha subito un netto rallentamento. Una migliore prevenzione delle patologie e interventi di assistenza sanitaria più efficaci potrebbero evitare 1,2 milioni di decessi prematuri all’anno nell’UE (CE). Gli Stati membri dell’UE spendono in media l’8,3% del PIL per l’assistenza sanitaria ( Eurostat ).
I membri del Comitato europeo delle regioni (CdR) hanno adottato all’unanimità un parere sulla digitalizzazione del settore sanitario . Il parere risponde e contribuisce alla comunicazione della Commissione europea relativa alla trasformazione digitale della sanità e dell’assistenza nel mercato unico digitale, alla responsabilizzazione dei cittadini e alla creazione di una società più sana , pubblicata nell’aprile 2018.
L’aumento delle patologie croniche e della multimorbilità in Europa è alla base di un crescente fabbisogno di risorse e di un incremento della spesa sanitaria in tutti gli Stati membri.
Gli Stati membri dell’UE spendono in media l’8,3% del PIL per l’assistenza sanitaria. La Germania (11,2%), la Svezia (11%) e la Francia (11%) sono i paesi che presentano il più elevato rapporto tra spesa sanitaria e PIL. In Polonia, Lussemburgo e Lettonia la spesa sanitaria ha rappresentato invece meno del 6,5% del PIL, mentre in Romania, con il 5%, si registra il rapporto più basso di tutta l’UE (Eurostat).Le soluzioni digitali per la salute contribuiscono a ridurre i tempi di consultazione medica e a facilitare il coordinamento multidisciplinare per il trattamento dei pazienti.La digitalizzazione del settore sanitario sarebbe di particolare importanza per superare l’isolamento e migliorare l’assistenza personalizzata dei cittadini che vivono nelle zone rurali, nelle regioni remote, nelle isole e nei territori a scarsa densità di popolazione.I membri sottolineano che i formati e gli standard dei sistemi di cartelle cliniche elettroniche utilizzati nell’UE continuano a essere incompatibili tra loro.I leader locali ritengono imprescindibile instaurare un dialogo tra l’offerta e la domanda, e favorire i processi di co-creazione delle soluzioni digitali.Il CdR chiede un sistema UE di accreditamento, certificazione e convalida delle nuove applicazioni e apparecchiature per pazienti e operatori sanitari, al fine di individuare quelle da considerarsi realmente utili o che potrebbero addirittura essere oggetto di prescrizione da parte di un operatore sanitario. Tale sistema ridurrebbe gli ostacoli amministrativi, consentendo alle soluzioni approvate in uno Stato membro di essere facilmente commercializzate anche in un altro paese. (fonte: Comitato europeo delle regioni)

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Autonomia regioni: Fontana, Governatore della Lombardia, a Radio 24

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

“Le cose procedono a rilento ma sono convinto che il termine del 15 febbraio, posto come invalicabile da Salvini, resti valido. A quel punto, o il governo accetta la bozza dell’accordo mandato due mesi fa a Roma, con le modifiche e i chiarimenti che i ministeri avranno apportato, o la risposta dovrà essere intesa come un no. E allora qualche considerazione andrà fatta e andrà fatta anche a livello politico perché quella dell’autonomia è una questione su cui noi della Lega e noi come cittadini lombardi non intendiamo derogare. In Consiglio stiamo per approvare una mozione che va in questa direzione, in cui si chiede di sollecitare la risposta del governo in merito alla scelta della popolazione lombarda sulla questione autonomia. “ Lo dichiara il Governatore della Lombardia Fontana a Effetto Giorno di Simone Spetia su Radio 24. Se l’autonomia non venisse concessa nei termini previsti, salterebbe il governo? domanda Spetia. “Non sono io a doverlo decidere. Sicuramente si incrinerebbe uno degli elementi su cui si fonda il contratto di governo, perché era stato inserito come uno degli elementi essenziali per la nostra parte politica. Quindi io credo che quelle sarebbero le conseguenze, anche se non sono certamente io a doverle decidere. Io sicuramente auspicherei un intervento in questo senso.” Quindi o cadrebbe il governo o si romperebbe il suo rapporto e quello di Zaia con Salvini…? “Chiaro. Chiaro. Anche se la seconda è un’ipotesi di risulta”. L’impressione è che sia il m5s a fare un po’ melina? “Così io leggo su tutti i giornali – risponde il Governatore a Radio 24 – e i nostri tecnici presenti a Roma per cercare di sciogliere gli ultimi nodi mi confermano che c’è una certa resistenza, in particolare da alcuni ministri del Movimento 5 Stelle.” (fonte: ilsole24ore.com)

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Istat: la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

L’Istat rivede al ribasso i dati preliminari dell’inflazione di giugno, che registra un aumento dell’1,3% su base annua, dal +1,4% stimato in precedenza.”Meglio di niente, ma non basta! Purtroppo l’Istat conferma comunque la risalita dell’inflazione dal +1% di maggio e l’impennata, per quanto attenuata rispetto alla stima preliminare, sia dei beni ad alta frequenza di acquisto (+2,7%, da 2,9%) che del carrello della spesa (+2,2%, da +2,6%)” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 432 euro, 194 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, 177 per il cibo, 223 per i trasporti” conclude Dona.Resi noti, invece, i dati relativi all’inflazione dei capoluoghi di regione e delle regioni, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato il podio dei capoluoghi e delle regioni più cari d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla graduatoria dei capoluoghi più cari, in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, con il picco dell’inflazione, 2%, equivalente, per una famiglia tipo, ad una spesa supplementare su base annua di 665 euro, contro una media per l’Italia di 308 euro. Al secondo posto Bologna, dove il rialzo dei prezzi dell’1,6% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia tipo, pari a 452 euro, terza Milano, dove l’inflazione dell’1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 413 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose, in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’inflazione dell’1,6% significa, per una famiglia tipo, una batosta pari a 453 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,4% implica un’impennata del costo della vita pari a 399 euro, terza l’Emilia Romagna, dove l’inflazione dell’1,4% genera una spesa annua supplementare di 381 euro. (Fonte: Unione Nazionale Consumatori su dati Istat)

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Le regioni non devono essere lasciate sole ad affrontare la Brexit

Posted by fidest press agency su martedì, 22 Mag 2018

Gli enti locali e regionali dell’Unione europea non devono essere “lasciati soli” ad affrontare le sfide poste dal recesso del Regno Unito dall’UE: questo il messaggio lanciato dal Comitato europeo delle regioni il 17 maggio, in una risoluzione che esprime la preoccupazione del CdR per lo stallo dei negoziati tra il Regno Unito e l’UE.La risoluzione , adottata all’unanimità, pone “in primo piano” la necessità di evitare il crearsi una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. In essa, inoltre, il CdR sostiene che, per “mitigare” gli effetti negativi della Brexit sulle economie regionali, l’UE dovrebbe mantenere una politica forte di sviluppo regionale, potrebbe avvalersi delle sue politiche in materia di agricoltura e di pesca e può aver bisogno di rendere più flessibili le regole in materia di aiuti di Stato. Nella risoluzione il CdR esorta altresì la Commissione europea a valutare “l’eventuale necessità di un fondo di stabilizzazione per le regioni maggiormente colpite dal recesso del Regno Unito dall’UE”.Il CdR non ha alcun ruolo formale nei negoziati con il Regno Unito, ma alcuni dei suoi membri e gli enti che essi rappresentano adotteranno una posizione formale in merito – anche per quanto riguarda gli aspetti legati al commercio – all’interno dei rispettivi quadri giuridici nazionali.In proposito il Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz ha dichiarato che “il recesso del Regno Unito dall’UE il 29 marzo 2019 rischia di causare gravi problemi per gli enti locali e regionali in tutta l’UE. I negoziati sulla Brexit hanno finora dedicato troppo poca attenzione alle implicazioni della Brexit per le regioni e le città di tutta Europa. Dato che ad oggi vi sono ancora scarse indicazioni circa il futuro delle relazioni tra Regno Unito e UE, gli enti locali e regionali stanno già sforzandosi di elaborare dei piani. Ma il punto di partenza deve essere quello di evitare una frontiera fisica in Irlanda e di proseguire i programmi dell’UE – come EU PEACE e Interreg – che hanno contribuito a costruire la pace nell’isola fin dall’accordo del Venerdì santo”.”Questo” ha aggiunto il Presidente Lambertz “dovrebbe essere il momento di essere pragmatici, tanto nei negoziati con il Regno Unito quanto nel bilancio dell’UE dopo la Brexit; e invece ad oggi vediamo proposte volte a ridurre i nostri fondi più importanti per la solidarietà e gli investimenti – quelli della politica di coesione – anziché scorgere indicazioni chiare e concrete che i fondi sociali, per l’agricoltura e per la pesca saranno utilizzati per attenuare l’impatto della Brexit”.Lambertz e i rappresentanti dei cinque gruppi politici del CdR si recheranno in visita a Dublino il 22 maggio e il giorno dopo in Irlanda del Nord per incontrare i rappresentanti dell’associazione degli enti locali e delle imprese di quei territori e visitare la frontiera che attraversa l’isola.Due indagini, una condotta dal CdR tra gli enti locali e regionali in esso rappresentati e l’altra condotta da Eurochambres tra una più ampia selezione di enti subnazionali e camere di commercio di tutta l’UE, indicano che, dopo lo stesso Regno Unito, il paese probabilmente più colpito dagli effetti della Brexit sarà proprio la Repubblica d’Irlanda. Sempre secondo tali indagini – nonché secondo uno studio accademico commissionato dal CdR – altre regioni particolarmente esposte a questi effetti saranno quelle di Germania, Paesi Bassi, Belgio e Francia. Nella risoluzione il CdR fa notare come il lavoro svolto indichi che, finora, la maggior parte delle regioni non è riuscita a valutare il possibile impatto dell’uscita del Regno Unito dall’UE, data in particolare l’incertezza che circonda i negoziati e le future relazioni tra le due parti.La mappatura delle ripercussioni della Brexit è uno dei frutti dell’impegno – assunto dal CdR in una risoluzione precedente, adottata nel marzo 2017 – “ad intensificare attivamente il dialogo con gli enti locali e regionali maggiormente interessati da tale processo, in modo da poter tracciare, per il negoziatore dell’UE. un quadro completo degli sviluppi della situazione a livello locale e regionale”.

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EU. Tagli alle regioni: Lombardia rischia di perdere 133 ml

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 Mag 2018

Il M5S ha denunciato i tagli dei finanziamenti europei alle regioni italiane proposti da Jean-Claude Juncker nell’appuntamento odierno della presentazione del prossimo quadro finanziario pluriennale 2020-2027.. La Lombardia rischia di perdere 133 milioni di euro di fondi strutturali e d’investimento. Per Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia: “Sono tagli inaccettabili, i nostri europarlamentari interverranno con emendamenti per evitare che, ancora una volta, siano i cittadini a pagare gli errori della Commissione. Ci sono ampi spazi per ridurre gli sprechi e rivedere la spesa, altro che tagli. La Lombardia, rispetto a regioni europee simili, ha scontato in passato una frenata economica e difficoltà maggiori e dopo la farsa dell’estrazione della città che dovrà ospitare EMA, l’Europa ci toglie risorse”.

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Condhotel: parola alle Regioni

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Mag 2018

Nei prossimi mesi dovrebbero diventare realtà nuove strutture alberghiere che vedono abbinate camere di hotel con unità abitative in affitto dotate di cucina autonoma. Al servizio tipico di alloggio sono abbinabili servizi accessori comuni ed eventualmente il vitto. Le camere dovranno essere minimo sette per ogni struttura e le unità abitative non dovranno occupare più del 40% della superficie complessiva. Queste nuove strutture, dette “condhotel”, sono state introdotte da una normativa del 2014 e disciplinate nel dettaglio da un decreto pubblicato a Marzo 2018 che ne ha dettato le caratteristiche passando la parola alle Regioni. Queste dovranno entro un anno adeguare le proprie normative e disciplinare le modalità per l’avvio e l’esercizio delle nuove attività, rendendole concretamente reali. Le unità abitative potranno essere acquistate da terzi (privati o meno) per poi essere affittate dal gestore della struttura presumibilmente con la nuova formula degli “affitti brevi”. Gli hotel esistenti potranno convertirsi a questa nuova formula adeguando la propria struttura e fruendo di modalità semplificate fissate a livello regionale per l’eliminazione di vincoli di destinazione urbanistica.Queste le caratteristiche dei condhotel fissate dal decreto:
– presenza di almeno sette camere oltre le unità abitative poste in una o più unità immobiliari inserite in un contesto unitario e collocate nel medesimo comune. Le unità abitative devono avere una distanza dall’edificio alberghiero non superiore a 200 metri.
– le unità abitative devono avere una superficie pari massimo al 40% di quella netta destinata alle camere.
– deve esserci un’unica portineria per tutti coloro che fruiscono del condhotel, sia ospiti sia proprietari delle unità abitative, con possibilità di prevedere un ingresso specifico e separato ad uso esclusivo di dipendenti e fornitori.
– la gestione dei servizi di condhotel e delle camere, suites e unità abitative deve essere unitaria pari alla durata contrattuale (di trasferimento delle unità) e comunque per un periodo non inferiore a 10 anni dall’avvio dell’esercizio del condhotel.
– classificazione minima di tre stelle anche riconosciuta all’esito di interventi di riqualificazione.
– rispetto della normativa vigente in materia di agibilità per le unità abitative.I privati possono acquistare le unità immobiliari che fanno parte della struttura, anche a scopo di investimento. Il privato/proprietario può infatti poi dare il suo consenso e mettersi d’accordo col gestore della struttura per affittare l’unità immobiliare a scopo turistico. Tutti i dettagli dell’acquisto, con i costi e i servizi comuni fruibili, e dei benefici in caso di cessione per l’affitto sono ovviamente disciplinati da specifici contratti. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Più poteri alle regioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha quest’oggi convocato i parlamentari veneti per discutere in merito alla questione dell’Autonomia regionale, dopo il referendum dello scorso autunno e dopo dei primi accordi intercorsi tra il governo centrale e le Regioni prima del voto del 4 marzo.
Il presidente Zaia ha chiesto a noi parlamentari impegni concreti per far sì che anche le restanti materie dell’Autonomia possano presto essere oggetto di nuovi accordi tra governo e Regioni, per dare seguito a quanto indicato dagli elettori con la consultazione referendaria.Forza Italia ha voluto fortemente il referendum sul cosiddetto regionalismo differenziato in Veneto, abbiamo da sempre sostenuto le ragioni di una maggiore autonomia responsabile per le Regioni, un vero e realizzato federalismo. Meno Stato invadente al Nord, più Stato efficiente al Sud. Gli articoli 116, 119 e 120 della Costituzione consentono un regionalismo con competenze e risorse variabili, e la sussidiarietà tra Stato e governi locali. Non faccia il livello superiore di governo ciò che può fare meglio un livello inferiore, non faccia il pubblico ciò che può far meglio il privato.Per realizzare tutto questo nel più breve tempo possibile i parlamentari veneti di Forza Italia propongono l’immediata costituzione di un intergruppo Camera-Senato sui temi dell’autonomia. Un intergruppo che potrebbe essere presieduto da una figura autorevole come quella del presidente Renato Brunetta, per dare risposte celeri alle Regioni e ai cittadini che chiedono con forza più poteri per i territori”. Lo affermano, in una dichiarazione congiunta, Piergiorgio Cortelazzo e Dario Bond, deputati di Forza Italia.

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Si apre lunedì a Bruxelles la Settimana europea delle regioni e delle città

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

europa-261011-cBruxelles Lunedì alle 14:30 la Commissione, il Parlamento europeo e il Comitato europeo delle regioni apriranno insieme la Settimana europea delle regioni e delle città, che quest’anno verterà sul futuro della politica di coesione. Dal 9 al 12 ottobre centinaia di responsabili di progetti, amministratori locali e politici nazionali si incontreranno per discutere di come sono stati usati gli investimenti dell’UE negli ultimi dieci anni, sulla base della 7a relazione sulla coesione che sarà presentata lunedì, e di ciò che resta da fare nel periodo post-2020. La Commissaria per la Politica regionale Corina Creţu ha dichiarato: “Tutti i partecipanti sono consapevoli del ruolo fondamentale della politica di coesione per le nostre regioni. Dobbiamo diffondere questo messaggio il più possibile. Per questo mi compiaccio dell’avvio questo lunedì dell’Alleanza per la coesione, che dovrà riunire i beneficiari dei fondi della politica di coesione, non solo città e regioni ma anche rappresentanti del settore privato, della sanità e dell’istruzione, per promuovere una politica di coesione forte nel prossimo periodo finanziario.” Nel corso della settimana ci si potrà confrontare con amministratori ed esperti di politica di coesione del proprio paese, si potrà assistere alla tradizionale cerimonia di conferimento dei premi RegioStars e partecipare a un seminario sul futuro della politica di coesione.

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Vaccini e regioni senza regole comuni

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

vaccini“Bisogna evitare che ogni Regione e ogni Asl procedano a ruota libera senza regole omogenee, occorre verificate (e garantite) le forniture rispetto al fabbisogno della popolazione di ciascuna Regione, l’obbligo di vaccinazione va esteso al personale scolastico e a quello sanitario. Questi tre punti, gli stessi su cui in sede di conversione del decreto sui vaccini avevamo messo in guardia il Governo, vanno immediatamente corretti. Invitiamo quindi il ministro della Sanità a prevedere un intervento normativo correttivo urgente onde evitare che equivoci, disorganizzazione, caos e impreparazione di molte strutture sanitarie vengano magari strumentalizzati da chi non condivide appieno la Legge, in danno della salute pubblica che, giova ripeterlo all’infinito, non è un bene o un diritto individuale, ma collettivo”.
Lo afferma in una nota il deputato di Forza Italia Rocco Palese, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, che aggiunge: “Esattamente come abbiamo votato a favore delle norme sulla obbligatorietà dei vaccini, sosterremo anche ulteriori interventi normativi che dovessero rendersi necessari per dare direttive ed estendere il campo di applicazione della Legge, così come invitiamo il Governo, laddove si rendesse necessario, ad applicare l’art. 120 della Costituzione, esercitando i poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni inadempienti. Perché bisogna ricordarsi che l’anno scorso ci sono stati tre morti per morbillo e lo Stato non può consentire che la salute pubblica non venga tutelata o venga messa a rischio da inadempienze e carenze organizzative dei singoli territori”.

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Vaccini: Caos per incompetenza Ministeri e Regione

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

vaccini“Ribadiamo che sui vaccini ci vuole informazione ampia e corretta e non coercizione. L’enorme caos di questi giorni è generato dall’incompetenza di due Ministeri e dalla posizione incerta di Regione Lombardia. Il governo ha avuto una fretta del tutto ingiustificata nel trattare il tema scegliendo l’assurda via dell’imposizione, scaricando sulle scuole il peso di verifica senza valutare il caos che si sarebbe scatenato. E’ ovvio che su questo tema le linee guida del 18 agosto non potevamo trovare immediata applicazione per il 4 settembre. La Lombardia cerca di accontentare il governo e i genitori che chiedono di essere prima informati correttamente per poi decidere se far vaccinare i propri figli scontentando tutti e creando ulteriore confusione. La ciliegina sulla torta è arrivata oggi dal Ministro Fedeli che annuncia che arriveranno nuove linea guida. E’ una presa in giro, Governo e Regione hanno gettato le famiglie nel caos a pochi giorni dall’inizio delle scuole”, così Dario Violi e Paola Macchi, consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle della Lombardia. “Con una question time, che sarà presentata nel prossimo Consiglio regionale utile, chiederemo alla Lombardia di comportarsi come le Marche e il Trentino applicando la norma transitoria per avere un tempo adeguato per informare con calma le famiglie e permettere intanto alle famiglie di mandare i propri bimbi a scuola, invochiamo un metodo degno di un paese civile”, concludono i consiglieri regionali.

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Trivelle in mare: Nuovo intervento del governo contro le regioni e i territori

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

trivelleCon decreto del 9 agosto il Governo ha approvato un nuovo Disciplinare-tipo per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la ricerca e l’estrazione di gas e petrolio senza coinvolgere le Regioni. Eppure nella sua sentenza 198/2017, la Corte Costituzionale aveva affermato che spetta allo Stato e, per esso al Ministro dello sviluppo economico, adottare le norme che concernono il rilascio dei titoli per ricerca ed estrazione di gas e petrolio, ma che questo deve avvenire sulla base di un adeguato coinvolgimento delle Regioni.
Il solo caso in cui il Governo ha inteso tener conto della giurisprudenza della Corte è quello delle modalità di conferimento del titolo concessorio unico verso cui le stesse compagnie petrolifere non nutrono alcun interesse.
“Pur sapendo di non poterlo fare, il Mise ha agito senza tener conto dell’esistenza delle Regioni -dichiara Enrico Gagliano, cofondatore del Coordinamento Nazionale No Triv-. Si tratta di un atto gravissimo: il Governo evidentemente non ha metabolizzato il risultato del Referendum costituzionale e continua a non volersi sedere al tavolo con le Regioni quando si tratta di decidere di energia. Dalle Regioni ci aspettiamo ovviamente una risposta ferma e risoluta”.
“In materia ormai il Governo fa quello che vuole” – afferma il Prof. Enzo Di Salvatore, costituzionalista e redattore dei sei quesiti referendari No Triv-. “Questo modo di fare, del tutto incurante dell’esito del referendum del 4 dicembre 2016, delle norme inserite nella Legge di Stabilità 2016 a seguito della campagna referendaria No Triv, e delle decisioni della Corte, si traduce in uno schiaffo al principio di legalità costituzionale e alla leale collaborazione che dovrebbe informare i rapporti tra enti territoriali. Nei prossimi giorni analizzeremo punto per punto il nuovo decreto; resta il fatto che agire in questo modo è da irresponsabili, giacché apre ad un nuovo braccio di ferro tra lo Stato e le Regioni”.
Per il Coordinamento Nazionale No Triv la strada è già tracciata: quello che si chiede è che le Regioni ricorrano al Tar Lazio entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto e promuovano un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale.

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Necessaria una rete reumatologica in tutte le regioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 Mag 2017

Ministero saluteCreare una rete reumatologica in tutte le regioni per garantire l’assistenza migliore possibile ai malati reumatici e istituire, al più presto, un apposito fondo nazionale per i farmaci biologici in reumatologia. E’ questa la richiesta avanzata dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) alla luce dei dati epidemiologici relativi all’introduzione, ormai 20 anni fa, di queste terapie. “Le oltre 150 malattie reumatiche colpiscono cinque milioni di italiani – afferma il prof. Mauro Galeazzi Presidente Nazionale della SIR -. Si tratta di numeri importanti, è quindi indispensabile che le Istituzioni, il Ministero della Salute, l’Agenzia Italiana del Farmaco e le Regioni comprendano quanto siano fondamentali i farmaci biologici nel trattamento di alcune di queste. Garantiscono, infatti, una buona qualità di vita e quasi sempre consentono ai malati di tornare ad una esistenza normale. Le complicanze legate al lupus eritematoso per esempio si sono ridotte in modo importante. Lo stesso vale anche per l’artrite reumatoide (AR) e per tutte le artriti croniche infiammatorie che, nel loro insieme, interessano circa 450mila italiani. A fine anni 90, infatti, un paziente affetto da AR aveva un’aspettativa di vita di dieci anni in meno rispetto alla popolazione generale. Oggi invece è assolutamente identica”. Il nostro Paese, purtroppo, risulta al terzultimo posto in Europa per la prescrizione di farmaci biologici in ambito reumatologico. “Queste cure che in Italia hanno mediamente il prezzo più basso di tutto il Vecchio Continente – aggiunge il prof. Galeazzi – hanno drasticamente ridotto il numero dei ricoveri ospedalieri che ormai sono quasi inesistenti. E inoltre permettono di abbattere anche i costi legati alle assenze dal lavoro e alle pensioni di invalidità. L’artrite reumatoide, invece da sola, implica costi sociali per oltre 3 miliardi di euro l’anno. I guadagni e i risparmi che possiamo ottenere, sia per i singoli pazienti che per l’intera collettività, sono impressionanti. E’ perciò fondamentale che queste terapie innovative siano utilizzate da tutti i reumatologi, ovviamente sempre rispettando i criteri di appropriatezza. Tuttavia oggi assistiamo a continui inviti, da parte degli assessori regionali e dei direttori generali delle aziende sanitarie, a un contenimento dei costi legati ai farmaci biologici”. “Un fondo per le cure ma anche una grande attenzione alla prevenzione – aggiunge il Presidente SIR -. Come SIR partiremo con campagne educazionali in particolare contro il fumo che è un vizio che va assolutamente contrastato ma anche contro l’inquinamento da polveri sottili che sembrano poter contribuire nel determinare la comparsa anche dell’artrite. Le sigarette infatti non sono responsabili dell’insorgenza solo del cancro e di disturbi cardio-vascolari o respiratori. Anche le malattie reumatologiche risultano più diffuse tra i tabagisti”. “Le innovazioni terapeutiche e, in particolare, i farmaci biologici hanno davvero segnato una forte discontinuità – conclude il prof. Galeazzi -. Per questo chiediamo l’istituzione di una rete reumatologica regionale e di fondo simile a quello ottenuto per i farmaci oncologici che almeno in parte potrebbe provenire da un aumento delle accise sul tabacco. Così facendo potremmo garantire ai pazienti di tutte le regioni queste efficaci molecole salvavita che rappresentano un fondamentale investimento di salute pubblica. Infine potremmo anche disincentivare uno stile di vita estremamente pericoloso”.

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