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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘regioni’

Il fallimento delle regioni nel nuovo libro di Franco Ambrogio e Filippo Veltri

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2021

Franco Ambrogio con Filippo Veltri, “Regioni. 50 anni di fallimenti”, Rubbettino pp. 116, € 12,00I tempi sono ormai maturi per fare un bilancio sul regionalismo italiano. Bilancio che, a giudicare da ciò che il covid ha messo impietosamente in luce, non può certo essere positivo, per lo meno non per tutti e non per tutte allo stesso modo. Le Regioni, nate cinquant’anni or sono, per avvicinare l’istituzione ai cittadini, si sono rivelate macchine elefantiache che dissipano spesso risorse al solo scopo di autoalimentarsi.A riflettere criticamente sul ruolo che hanno assunto le Regioni nel nostro sistema e sul fallimento delle attese riposte su di esse, è Franco Ambrogio in un libro appena edito da Rubbettino dal titolo “Regioni. 50 anni di fallimenti” in cui incalzato dal giornalista Filippo Veltri, già direttore dell’Ansa di Catanzaro, l’ex parlamentare e segretario regionale del PCI, si sofferma in particolare modo sulla Regione Calabria e sul vizio originale che ne ha irrimediabilmente condizionato la storia. «La persistenza del municipalismo – osserva Ambrogio, ricordando la contrapposizione tra Catanzaro è Reggio per la scelta del capoluogo – è, ancora oggi, un male storico nella vita civile, pubblica e istituzionale della Calabria, figuriamoci 50 anni fa. Una visione regionale era, all’epoca, del tutto assente nei gruppi dirigenti. E ancora oggi non si sono fatti passi decisivi in questa direzione» I fatti di Reggio, descritti nei dettagli da Ambrogio, stimolato dalle domande di Veltri, diventano nel libro una cartina di tornasole per spiegare la Calabria di oggi, i suoi mille vizi e le sue mille contraddizioni.Le conclusioni sull’esito di questo cammino durato 50 anni sono impietose: «Si è realizzato un nuovo centralismo inefficiente – osserva amaramente Ambrogio – a Roma si è aggiunta Catanzaro. La delega agli enti locali rimane nel cassetto, la legislazione poca e misera. C’è l’amministrazione, inefficiente e nemica delle regole. La Regione non è stata, quindi, strumento di allargamento e rafforzamento della democrazia. Si è accentuata invece, la presa dei partiti, o meglio dei vari gruppi di cui sono composti i partiti, sulle istituzioni e sugli enti; si è allargato il ceto politico; è aumentata la spesa improduttiva. Le conseguenze sono state doppie: da un lato, le istituzioni hanno perso credibilità, non sono state in grado di essere punti di riferimento per il necessario cambiamento, anzi hanno finito col diventare di ostacolo a esso; dall’altro si è verificata una caduta della capacità di organizzazione autonoma della soggettività sociale e della sua azione».

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Tutela della salute di tutti e per azzerare le disuguaglianze fra le Regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2021

Associazioni di pazienti a confronto, per una nuova medicina del territorio, in grado di azzerare le disuguaglianze fra le Regioni. Occasione di incontro il webinar ‘MEDICINA DEL TERRITORIO E RECOVERY PLAN: UN’OPPORTUNITÁ DI CAMBIAMENTO’, promosso da Motore Sanità, che ha visto la partecipazione di importanti relatori, i quali non hanno mancato di far sentire la loro voce offrendo spunti di riflessione importanti, in vista dei circa 10miliardi del Recovery Plan previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). “Non ho idea se questi miliardi messi a disposizione siano sufficienti o meno, non ho elementi di competenza in questo senso, so però che occorre passare dall’annunciazione delle cose da fare al farle realmente, perché il tempo non è tantissimo”, ha sentenziato Marcello Grussu, Coordinamento Diabete Italia e Presidente Aniad. E ancora: “Tra le malattie cosiddette non trasmissibili, il diabete è sicuramente la malattia maggiormente diffusa nel mondo. Da noi in Italia ne soffrono oltre 3milioni e mezzo di persone, con un grosso impatto sull’organizzazione sanitaria, sociale e sui costi. Persone che, quando è iniziata la pandemia, hanno avuto una serie di problemi che si sono scontrati con tutte le carenze dei nostri 21 sistemi sanitari regionali e nazionali. Carenze già esistenti, che il Covid ha soltanto accentuato. In questi giorni il gruppo di lavoro dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) sta portando avanti un documento importante. I punti sono: migliore e maggiore assistenza domiciliare, realizzazione di strutture e di Case di comunità, riorganizzazione degli ospedali di comunità, sviluppo della telemedicina. Speriamo che queste intenzioni possano rispondere alle necessità degli oltre 23milioni di persone che soffrono di qualche cronicità in questo Paese. Tra gli obiettivi anche ridurre l’accesso inappropriato dei ricoveri negli ospedali e nei pronto soccorsi, favorendo un’assistenza all’interno di un contesto più congeniale, che è l’ambito domestico, piuttosto che quello di residenza. Più raggiungeremo tutti questi obiettivi, maggiori saranno le chance di superare criticità e disuguaglianze che ci contraddistinguono. Non possiamo non tenere conto dei ritardi che esistono tra i territori, come ad esempio la scarsa viabilità di certe Regioni”. Parla di disuguaglianze fra Regioni anche Andrea Vianello, Presidente A.L.I.Ce. Italia ODV: “Dati alla mano, sono 150mila gli italiani che ogni anno hanno un ictus. Una patologia importante, che in alcuni presenta danni importanti da gestire: da qui la nostra richiesta che parte dei soldi del Recovery plan vengano destinati a rafforzare le stroke unit, non distribuite uniformemente in ugual misura in tutte le regioni. Importantissime, dal momento che il tempo è l’alleato fondamentale per la gestione dell’ictus”. Altri temi importanti, infine, sono stati portati alla luce da Anna Lisa Mandorino, Segretario Generale Cittadinanzattiva: “Quello che manca nel PNRR sono tre cose, secondo noi: tutto il capitolo della prevenzione, tutto il capitolo di misure ad hoc per gli altri determinanti di salute (rischi ambientali, climatici, sociali collegati alle questioni sanitarie) e, infine, un investimento significativo sul personale, a fronte del fatto che sappiamo che nel 2027 ci sarà il 16% di medici di medicina generale in meno e che il modello degli ospedali di comunità si basa su un potenziamento forte della figura degli infermieri, su cui però i numeri non ci fanno ben sperare nel medio termine”.

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La classifica delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, al primo posto c’è Bolzano, dove l’inflazione pari a +2,3% si traduce in una maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 732 euro, ma che schizza a 1.032 euro per una famiglia di 4 componenti. Al secondo posto Reggio Emilia, dove il rialzo dei prezzi dell’1,9% determina un incremento di spesa pari a 507 euro per una famiglia media, 710 euro per una di 4 persone, segue Modena, dove il +1,7% genera una spesa supplementare pari, rispettivamente, a 454 e 636 euro annui. Tra le città più virtuose, ancora quelle simbolo del turismo, un segno evidente che nonostante la fine del lockdown, l’afflusso turistico non è ancora ai livelli pre-crisi. Firenze è al 1° posto tra le città più risparmiose, con un’inflazione appena sopra lo zero, +0,3%, e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a solo 83 euro su base annua. Venezia è al 5° posto, con +0,8%, pari a +214 euro e Roma è al 7° posto delle più convenienti: +0,9%, +233 euro.

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Inflazione: la classifica delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

Secondo i dati definitivi di marzo resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento annuo dello 0,8%.”Prosegue l’effetto carburanti e beni energetici. Per fortuna in aprile la corsa al rialzo di benzina e gasolio si è interrotta come attestano i dati Mise, ma certo a marzo, salendo in un solo mese, rispettivamente, del 4,2% e del 4,4% su febbraio, hanno fatto da molla all’inflazione, trascinando i prezzi dei beni ad alta frequenza di acquisto, passati da +0,1% a +0,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,8% significa un aumento del costo della vita pari a 235 euro su base annua, ma per i soli prodotti ad alta frequenza di acquisto il rincaro è di 97 euro. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la maggior spesa annua è pari a 210 euro, 84 euro per i prodotti acquistati più frequentemente, mentre per una famiglia media l’aggravio complessivo è di 162 euro” conclude Dona.Resi noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano, che con un’inflazione pari a +1,5%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 477 euro. Al secondo posto Reggio Emilia e Modena dove il rialzo dei prezzi dell’1,2% determina un aumento annuo di spesa pari a 321 euro per entrambe, segue Trento, dove il +1,3% comporta una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 303 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose , con un’inflazione a +1,4%, il Trentino Alto Adige che registra a famiglia, un rialzo medio pari a 379 euro su base annua. Segue la Basilicata, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,3 implica un incremento del costo della vita pari a 259 euro, terza la Toscana (+1%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 257 euro.

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Esodo dei carabinieri verso le regioni del Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

By Fornicola Michele il paventato esodo non può essere l’alibi per impedire ancora qualunque tentativo di delimitare il potere discrezionale in materia di ricongiungimento familiare.Se un carabiniere coniugato/convivente abita in località diversa dalla Sede di servizio ma non riesce a raggiungere il reparto di appartenenza entro un’ora, è costretto a rinunciare all’unità familiare, perché è obbligato a dimorare nella Sede di servizio. Il legislatore, nel tentativo di agevolare la ricomposizione delimitando questo “potere discrezionale in materia di impiego”, ha cercato di fissare dei diritti anche per i Carabinieri che aspirano ad una diversa sede di impiego (avvicinamento), ma è dovuto arretrare per i timori rappresentati dal Comando Generale. Argomenti che appaiono pretestuosi, visto che i legittimi interessi a dimorare in località diversa dalla Sede di servizio, le legittime aspettative dei Carabinieri, ancora troppo spesso soffrono, anche a livello locale, in termini di effettività e concretezza. Diversamente da quanto rappresentato dal Comando Generale, troppo spesso le istanze per un avvicinamento al coniuge/convivente, senza deregionalizzazione, appaiono contemperate in maniera NON adeguata, ed i riflessi negativi, nella concreta trattazione della materia, esporrebbe i Carabinieri in modo da diminuire la loro sicurezza (itinere).Il compendio del 2017 a firma del Comandante Generale ha tentato di svolgere una funzione di tutela del personale ma, nella realtà, l’applicazione poco impegnativa delle disposizioni generali dimostrerebbe, al livello locale, che la forma spesso non è sostanza e non giustificherebbe la compatibilità della posizione di impiego vincolata anche alla permanenza, rispetto il maggior valore del “ricongiungimento familiare” sotteso alla legittima domanda di trasferimento, allo scopo di poter così costituire il nucleo familiare con la propria compagna convivente nella medesima unità abitativa e, in questo modo, riducendo notevolmente l’impegno economico, affitto, e le spese di viaggio di oltre 100 chilometri e viceversa, per recarsi sul posto di lavoro. Michele FORNICOLA delegato CoBaR CC Lombardia

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Campagna vaccinale, Regioni chiedono incontro con Draghi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

Dopo la “strigliata” del premier Mario Draghi, che in Parlamento aveva parlato di differenze tra le Regioni nelle somministrazioni delle dosi «difficili da accettare», i governatori delle Regioni chiedono un confronto urgente con il Governo sulla campagna vaccinale, per un «cambiamento di passo». In programma, quindi, un incontro a Palazzo Chigi che potrebbe verificarsi lunedì. Prima di quella data le task force del generale Francesco Figliuolo saranno già entrate in azione per fornire supporto. Si parte da Molise e Basilicata, dove saranno inviati in queste ore un medico e due infermieri, impegnati in particolare per le vaccinazioni nei paesi e nei luoghi più isolati. Il Commissario Covid sarà in Calabria e poi in Sicilia, dove incontrerà tecnici e autorità. Ad Avellino, invece, in meno di 12 ore l’esercito ha trasformato un drive through della Difesa in un centro vaccinale mobile. Il Piano prosegue, quindi, con l’invio nei territori delle prime task force del Commissario Covid e l’arrivo di altri 4 milioni e mezzo di dosi entro fine marzo: si tratterebbe del maggiore incremento settimanale di fiale finora. Arriva, intanto, la versione definitiva del documento delle “linee di indirizzo organizzativo e strutturale dei punti vaccinali territoriali straordinari” dopo il vertice tra Stato e Regioni. Ma non basta. Sul piano politico c’è da scongiurare il rischio di un ennesimo strappo dopo le parole del premier in Parlamento. «Il piano di vaccinazione è stato fatto dal Governo nazionale, non è stato fatto dalle Regioni. Il Governo avrebbe benissimo potuto, ove l’avesse voluto, chiederci di sospendere le categorie prioritarie», attacca Giovanni Toti. A mediare con il fronte dei governatori di centrodestra è il presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini: il primo passo è una lettera indirizzata a Draghi in cui si chiede «un confronto urgente con il Governo sull’andamento della campagna vaccinale» perché’ «un cambiamento di passo si deve realizzare, ma devono farlo insieme Governo e Regioni».A livello europeo, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen mette AstraZeneca alle strette: «Deve recuperare sui suoi ritardi con gli Stati membri prima di potersi impegnare di nuovo nell’esportazione di vaccini». Dopo i tagli, i ritardi ed i giochi di prestigio dei mesi scorsi, la casa farmaceutica dovrà rispettare i patti, perché ora l’Unione si è attrezzata con le armi per difendersi. A partire dal meccanismo di autorizzazione all’export, che nella sua ultima versione rafforzata, seppur col richiamo alle cautele da parte di alcuni, ha riscosso il consenso generale. E nella mobilitazione generale «per accelerare sulla produzione e la distribuzione delle dosi», evidenziata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, con il collegamento del presidente degli Stati Uniti Joe Biden si sono gettate le basi per collaborare sul fronte della distribuzione globale di vaccini anti-Covid. Nonostante ciò, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz tiene il punto nella sua protesta sul metodo per la ripartizione delle dosi, a suo dire iniquo e «corrotto», e fa irritare mezza Europa. Dopo aver preso nelle settimane scorse il timone del gruppetto degli scontenti, il cancelliere si è presentato al cospetto degli altri capi di Stato e di governo Ue senza nessuna voglia di mediare. I 10 milioni di dosi di vaccino anticipate alla Commissione da Pfizer per il secondo trimestre, è la sua tesi, devono andare a chi ne ha più bisogno. Quindi, sostiene, anche all’Austria colpita dai ritardi di consegna di AstraZeneca. Altrimenti, Vienna porrà il veto. Uno scetticismo suffragato dai numeri: fin qui, l’Austria ha vaccinato 14,6 persone ogni 100 residenti, al di sopra della media Ue di 13,6, secondo i dati dell’Ecdc. (fonte: doctor33)

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Governo e Regioni. Covid e morti 80enni. Che tragedia!

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

La domanda è semplice: se l’età media dei morti per Covid ha 81 anni e solo l’1% ha una età inferiore ai 50 anni, cosa si deve fare per diminuire i morti per Covid? Qualsiasi persona di buon senso risponderebbe: occorre evitare la tragedia e procedere in primis alla vaccinazione delle persone con età superiore agli 80 anni. Si è fatto? No. Solo il 35% delle persone ultraottantenni sono state vaccinate. Mentre possiamo comprendere il 36% di vaccinati tra il personale sanitario e sociosanitario (onde evitare di infettare gli anziani), non si comprende perché sono stati vaccinati l’altro 30% di categorie varie (personale non sanitario, scolastico e forze armate). Erano in pericolo di vita? No.Così, oggi, ci troviamo a constatare la tragedia di 300-400 morti al giorno. Si poteva raddoppiare la percentuale degli anziani 80enni vaccinati, cioè dimezzare il numero dei morti.Qualcuno potrebbe far riferimento alla situazione europea. Ebbene, dall’inizio della pandemia, i morti per milioni di abitanti sono, per la Germania 898, e per l’Italia 1.744. Quasi il doppio. Non all’altezza della gravità della situazione il governo Conte2 e le Regioni. Vedremo l’attuale Governo. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Regioni. Vaccinazioni. Lombardia e Veneto che disastro! Il sovranismo non funziona

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2021

ARIA sta per Agenzia Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti della Regione Lombardia. Gestisce il portale per le prenotazioni per le vaccinazioni anti Covid, che costa 22 milioni di euro. E’ andato in tilt.Vaccino per 27 milioni di dosi, è quanto il Veneto voleva acquistare autonomamente, in trattativa con due intermediari che sembrano svaniti dopo un intervento ricognitivo dei carabinieri. E’ noto che le case farmaceutiche che producono i vaccini li forniscono solo ai governi nazionali e il Veneto non lo è.Le due regioni, Lombardia e Veneto, negli anni passati avevano indetto un referendum consultivo per sollecitare un maggiore autonomia dallo Stato centrale.La domanda sorge spontanea: come si fa a chiedere maggiore autonomia quando nel settore nel quale si è autonomi, la sanità, non si riesce a gestire ciò che è di competenza? E’ bene che si rifletta sulle autonomie locali e su quelle nazionali. Se la delega sanitaria alle Regioni non funziona, è bene che lo Stato la riprenda e la inserisca in un contesto europeo. Il sovranismo non funziona. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Covid: Sempre più Regioni Rosse, 7 milioni di alunni in dad

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle nuove misure – valide dal 15 marzo al 6 aprile – per rispondere alla crescita dei contagi dovuta alle varianti diffuse ormai in tutto il Paese e responsabili di oltre la metà dei nuovi casi accertati. Da lunedì 15 marzo fino al 6 aprile le Regioni che avranno un numero settimanale di casi superiore a 250 ogni 100.000 abitanti passeranno automaticamente in zona rossa. Per le festività pasquali, dal 3 al 5 aprile, le misure previste per la zona rossa si applicheranno su tutto il territorio nazionale. Sarà comunque possibile spostarsi all’interno della propria regione verso una sola abitazione privata, una volta al giorno, massimo due persone. Si va verso la dad per oltre 7 milioni di alunni di tutti gli ordini e gradi scolastici. “Non si verificava dal lockdown del 2020 una chiusura così massiva: 3 milioni e 500 mila bambini della scuola dell’infanzia e primaria, un milione e 500mila alunni delle medie e 2 milioni e 600mila studenti delle superiori potrebbero essere impegnati” nella didattica a distanza.

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Le regione più care: Trentino +244 euro, Umbria +188, Calabria +154 euro

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

L’Istat ha reso noti oggi i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano, che con un’inflazione pari a +1%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 318 euro. Al secondo posto Perugia, dove il rialzo dei prezzi dell’1% determina un aggravio annuo di spesa pari a 238 euro, terza Modena, dove il +0,8% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 214 euro. Seguono Trento (+0,9%, 210 euro) e al quinto posto Napoli, prima città del Sud, +0,8% pari a 175 euro. Fa il suo ingresso per la prima volta Potenza, che si piazza al settimo posto (+0,7%, +142 euro) Le città più conveniente sono, invece, addirittura in deflazione. Al primo posto della città più risparmiose Aosta, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,3% consente un risparmio annuo di 76 euro. Al secondo posto Verona (-0,1%, pari a -25 euro) e al terzo Campobasso, -0,1%, con un ribasso del costo della vita pari a 20 euro. In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione a +0,9%, il Trentino che registra a famiglia un rialzo medio pari a 244 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,8% implica un incremento del costo della vita pari a 188 euro, terza la Calabria (+0,8%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 154 euro.
La regione con meno rincari, la Valle d’Aosta, dove il ribasso dello 0,2% si traduce in una minor spesa annua di 51 euro. Il Molise, che viene rilevato per la prima volta, si colloca in seconda posizione (-0,2%, pari a -40 euro). Marche e Lazio in terza posizione con una variazione nulla dei prezzi.

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Sanità: Il fallimento delle Regioni

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

La maggioranza dei bilanci regionali sono dedicati alla sanità. Figuratamente, si può dire che il ministero della Salute definisce la cornice, ma il quadro da dipingere è di competenza regionale. E’ passato un anno da quando è stato proclamato lo stato di emergenza sanitaria a causa del Coronavirus. Secondo il report dell’Istituto superiore di sanità ci sono stati 85 mila morti, dei quali 35 mila nella prima ondata (marzo-maggio 2020) e 50 mila nella seconda ondata (ottobre 2020-gennaio 2021).Sono gli effetti, tragici, di chi ha voluto aprire la stagione turistica estiva; nonostante ciò, il mese scorso, le Regioni del Nord Italia sollecitavano l’apertura della stagione turistica invernale. Le Regioni che hanno avuto il maggior numero di decessi sono la Lombardia (31%), l’Emilia Romagna (11%) e il Veneto (10%). Sono proprio quelle che rivendicano l’autonomia federalista.Il virus ha ignorato l’etichetta partitica delle Giunte regionali ma, la Lombardia, che si riteneva essere il modello sanitario per eccellenza, è quella che ha registrato la maggior percentuale di decessi.Altro flop regionale è stato quella della somministrazione del vaccino antinfluenzale: la competenza è regionale, così come la disorganizzazione registrata. Il piano vaccini Covid-19 prevedeva la somministrazione del vaccino per categorie, privilegiando, in primis, il personale sanitario. Ovviamente, le Regioni sono andate in ordine sparso: la Lombardia ha vaccinato il 41% del personale sanitario e il 51% non sanitario; l’Abruzzo, invece, ha vaccinato l’89% del personale sanitario e l’8% non sanitario (dati GIMBE).E’ di tutta evidenza che una delle riforme, alle quali il prossimo Governo dovrebbe mettere mano, è quella di ridefinire le competenze Stato-Regioni modificate da una deleteria riforma costituzionale del 2001, che ha moltiplicato centri decisionali e di spesa. Invece di semplificare si è complicato. Gli effetti si vedono. Tragicamente.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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47,5 miliardi di euro alle regioni per affrontare le conseguenze immediate del COVID-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

Bruxelles. I deputati hanno dato il via libera a aiuti UE extra per le regioni, in risposta alla pandemia di COVID-19 e alle sue conseguenze sociali e sanitarie.Il Parlamento ha approvato REACT-EU, un pacchetto da 47,5 miliardi di euro per contribuire a mitigare gli effetti immediati della crisi di COVID-19 nelle regioni dell’UE. L’iniziativa è stata approvata con 654 voti favorevoli, 23 contrari e 17 astensioni. Gli aiuti saranno erogati attraverso i Fondi strutturali dell’UE. Sono stati stanziati 37,5 miliardi di euro per il 2021 e 10 miliardi di euro per il 2022. Le operazioni di REACT-EU sono ammissibili al finanziamento dal 1° febbraio 2020, con effetto retroattivo. Le risorse possono essere spese fino alla fine del 2023.I paesi UE potranno destinare parte delle risorse al Fondo sociale europeo, al Fondo per gli aiuti europei agli indigenti (FEAD), all’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile e ai programmi transfrontalieri (Interreg). Gli investimenti si concentreranno sui settori più colpiti dalle ripercussioni economiche della pandemia.

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Coronavirus e Regioni. I governatori tra politica e salute

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

I cosiddetti governatori delle Regioni, nel loro giusto e meritorio interessamento della vita dei loro “governati”, cercano di dire la loro sui colori dei territori che amministrano. Vediamo due casi: Toscana e Veneto. Zona arancione. Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, che perora il passaggio della sua regione da arancione a giallo, molto pressato da alcune categorie economiche e sostenendo che siccome in Veneto ci sono più infetti e il Veneto è giallo, perché la Toscana deve essere discriminata?: in Toscana gli infetti sono percentualmente (rispetto ai tampoini fatti) allo stesso livello percentuale di quando era zona rossa, ma sono in assoluto di meno… perché si fanno la metà di tamponi dell’epoca precedente. Il presidente Giani, quando la Toscana era zona gialla e diverse autorità sanitarie regionali facevano notare che i dati erano invece da zona rossa, amava rispondere, senza districarsi in calcoli particolari, che lui rispettava le decisioni dell’autorità sanitaria nazionale, per cui la Toscana doveva restare gialla. Zona Gialla. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sembra che sia consapevole che il suo territorio non è messo bene e che i dati siano preoccupanti, ma pur avendo emesso ordinanze che restringono un po’ di più la mobilità tipica del giallo, sostiene che “se siamo zona gialla l’hanno deciso a Roma”.I due presidenti, Giani e Zaia, hanno sostanzialmente lo stesso atteggiamento nei confronti delle decisioni delle autorità sanitarie nazionali: quando mi torna bene (gialla) faccio il ligio al rispetto delle autorità nazionali, quando non mi torna bene (arancione) faccio di tutto per convincere le stesse autorità nazionali a cambiare il valore cromatico. Ciò dovrebbe accadere viste le evidenze scientifiche. Ma è così?Per la Toscana il passaggio al giallo si perora dimenticandosi che il numero di tamponi oggi effettuati è la metà rispetto a quando quel territorio era zona rossa. Per il Veneto la permanenza al giallo si perora per il rispetto dell’autorità nazionale, anche se chi enuncia questo rispetto fa sapere che i numeri non sono proprio da zona gialla.Domanda: prevale la politica che vuole ingraziarsi le diverse categorie economiche o la politica del rispetto e del diritto alla salute di tutti?

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Scuola Azzolina: con Regioni ed Enti locali servono soluzioni condivise

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

C’è un pericolo di eccesso di autonomia delle Regioni che nel corso dell’attuale emergenza Covid19 sovrasta sempre non di rado il volere del Governo? Se ne è parlato oggi alla Camera, durante un question time della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che ha risposto all’on. Alessandro Fusacchia di +Europa. La ministra ha detto di avere “già avviato con molte regioni un serrato confronto, rappresentando formalmente la necessità che ogni decisione sia preceduta, in un’ottica di leale cooperazione, quantomeno da scambi informativi completi”, rendendo pubblici i dati scientifici sui contagi, “attraverso i quali si possa pervenire alla condivisione di soluzioni rispettose del dettato costituzionale, delle prerogative di Stato, Regioni ed Enti locali, del principio cardine di proporzionalità e adeguatezza delle misure da adottare, nonché dell’autonomia delle istituzioni scolastiche esplicitamente richiamata dall’articolo 117 della Costituzione”.L’amministrazione si dice pronta a trovare un punto d’incontro sulle diversità di idee con gli Enti Locali a proposito dell’opportunità o meno di chiudere le attività scolastiche in presenza, a causa della seconda ondata di coronavirus che sta attraversando il Paese. La ministra Lucia Azzolina ha ricordato che l’attivazione di “riunioni di coordinamento regionale e locale, previste nel cosiddetto ‘Piano scuola’, condiviso e approvato da Regioni ed Enti locali, su cui si è favorevolmente espressa anche la Conferenza Unificata”.“Proprio per comprendere la ratio dei provvedimenti e per spingere Regioni ed Enti locali a programmare a stretto giro la ripresa delle attività in presenza – ha detto Azzolina – ho invitato a condividere con il Ministero dell’istruzione i dati scientifici che hanno motivato le loro decisioni, a far conoscere gli interventi compiuti da parte delle autorità sanitarie locali competenti per un’adeguata organizzazione complessiva del nuovo anno scolastico, a rappresentare anche quali iniziative siano state poste in essere e saranno attivate per garantire modalità efficienti di organizzazione del trasporto locale, secondo una programmazione sollecita e ben definita, viste anche le correlate risorse stanziate dal Governo”. Tutto ciò, ha concluso durante il question time tenuto alla Camera, per giungere al vero unico interesse di chi governa la scuola: “quello di tutelare il diritto all’istruzione delle alunne e degli alunni, nel pieno rispetto della salute di tutti i cittadini”, ha concluso Azzolina.

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Covid, Gelli “Non c’è più tempo da perdere, servono chiusure più decise per invertire rotta”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

“Non possiamo più aspettare. Le chiusure prese con l’ordinanza della scorsa settimana fanno riferimento a dati fermi alla fine di ottobre. La situazione sta quotidianamente e progressivamente peggiorando in tutta Italia. In molte Regioni le terapie intensive, così come i pronto soccorso ed i ricoveri di area medica hanno sfondato da tempo la soglia critica. Si rischia di non riuscire più a curare non solo i pazienti Covid, ma anche quelli affetti da altre patologie. Rischiamo così dover vedere nei prossimi mesi un picco di mortalità anche per altre patologie. Dobbiamo invertire subito la rotta. Servono chiusure ben più decise in tutto il Paese, non lasciamo inascoltato l’appello della FNOMCEO”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, commentando l’attuale sitauzione epidemiologica. “Con questo ritmo di crescita dei contagi e dei ricoveri, non solo saltà totalmente il sistema di tracciamento, ma il nostro Servizio sanitario nazionale rischia a breve di non riuscire a reggere l’onda d’urto. Non possiamo permetterci di mandare in tilt gli ospedali. Servono immediatamente misure più rigorose che coinvolgano l’intero Paese, prima che sia troppo tardi”, conclude Gelli. (fonte: http://www.gallitorrini.com)

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Governo e Regioni: Coronavirus e scaricabarile

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

Circa tre quarti dei bilanci delle regioni riguardano le spese sanitarie. Se la sanità regionale non funziona, la responsabilità è di chi governa le regioni che devono organizzare i relativi servizi. La spesa sanitaria nazionale è passata da circa 67 miliardi del 2000 a 118 miliardi del 2019 (pre Coronavirus). Incremento notevole, nonostante le proteste sui tagli alla spesa sanitaria ma, evidentemente, più che di risorse c’è un problema organizzativo e di collocazione ottimale delle risorse stesse. In questi giorni abbiamo assistito alle accuse delle regioni al Governo per essere state classificate pandemicamente “rosse”. Probabilmente, hanno dimenticato la partecipazione alla definizione dei criteri di classificazione, firmando un protocollo di intesa. Insomma, ci si mette d’accordo sulle regole, poi le regioni contestano i provvedimenti che scaturiscono dall’applicazione delle regole stesse. Comodo, no? Tra le regioni spicca la Lombardia, definita per anni come l’eccellenza in campo sanitario, ma alla prova dei fatti ha dimostrato tutta la sua incapacità a gestire la fase pandemica. Il silenzio del presidente della Regione, Attilio Fontana, sarebbe d’obbligo, ma a scaricare le responsabilità, quando occorre assumerle, non ci pensa proprio.Sarebbe opportuno, invece, che pensasse alle proprie dimissioni. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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«Invitare Regioni a programmare forniture farmaci per l’emergenza Covid»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Roma. Le terapie intensive sono di nuovo sotto pressione e scatta l’allerta anche da parte delle industrie farmaceutiche chiamate come nella prima ondata della pandemia a garantire continuità nella fornitura dei medicinali necessari sia nella prima linea ospedaliera che nella seconda linea domiciliare per i casi meno gravi.A segnalare i rischi derivanti dalla mancata programmazione dei fabbisogni da parte delle Regioni, in una lettera inviata venerdì al ministro della Salute, Roberto Speranza e al direttore generale dell’AIFA, Nicola Magrini, è il presidente EGUALIA, (già Assogenerici), Enrique Häusermann.«Sin dallo scorso Marzo le associazioni di categoria dell’industria del farmaco in Italia sono incessantemente al lavoro con l’Unità di Crisi costituita presso l’AIFA, per garantire adeguate scorte di medicinali utilizzati per la gestione dei pazienti trattati, dentro e fuori le terapie intensive, per la malattia da SARS COV-2. – scrive Häusermann -. Da allora la collaborazione istituzionale non si è mai interrotta». «In queste ultime settimane – prosegue il presidente EGUALIA – di fronte al progredire della diffusione del virus, attraverso la suddetta Unità di crisi abbiamo aumentato il livello di attenzione per la necessità di stoccaggio preventivo dei farmaci essenziali in particolare per le terapie intensive. Da circa 4 mesi è attivo un dialogo costante con le Regioni per un progetto di quantificazione dei fabbisogni, in grado di garantire per il futuro un’adeguata fornitura dei medicinali necessari. Ma i segnali di risposta a questo progetto da parte delle autorità regionali sono ancora parziali». Di qui l’esplicita richiesta a Ministero della Salute ed Aifa di «sensibilizzare le Regioni affinché procedano nella quantificazione dei fabbisogni di sicurezza e provvedano agli acquisti delle quantità di medicinali necessari, consentendo all’Unità di Crisi di rispondere efficacemente ad ogni possibile scenario».L’effetto della mancata programmazione preoccupa l’industria farmaceutica, che opera attraverso una catena di approvvigionamento globale chiamata a rispondere alle esigenze di tutti i continenti coinvolti nella pandemia. «Se dovessimo andare di nuovo incontro ad una massiccia domanda di medicinali per le terapie intensive senza adeguata programmazione e senza la previsione di specifici stock di sicurezza, l’attivazione della catena produttiva non potrà avvenire con la velocità attesa – conclude Häusermann – E tale scenario non potrebbe, peraltro, nemmeno essere mitigato da eventuali giacenze di stock a livello regionale che invece di essere state mantenute dopo la fase più critica, sono state rimandate indietro alle aziende farmaceutiche attraverso procedure di reso o annullamento degli ordini già inviati».

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Alle Regioni chiediamo di consentire la vendita dei libri nelle grandi strutture di vendita il week end

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

“Dopo le librerie chiuse nei week end all’interno dei centri commerciali, adesso in molte Regioni anche gli scaffali dei libri dei supermercati e delle grandi strutture di vendita sono interdetti ai cittadini il sabato e la domenica. Torniamo a rivolgere il nostro appello a tutte le istituzioni: il libro è un bene essenziale e tale deve essere considerato nei provvedimenti delle Regioni”. Lo dichiara il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi.A seguito dei provvedimenti restrittivi assunti da diverse Regioni, infatti, le grandi catene, su indicazione delle istituzioni stesse, stanno transennando gli scaffali e vietando le vendite dei prodotti non acquistabili nel week end, tra cui sono ricompresi i libri. “Ribadiamo – conclude Levi – che il libro non può essere considerato alla stregua di un semplice oggetto di consumo il cui acquisto è rinviabile, ma va considerato un bene essenziale, come già aveva indicato il governo nei decreti di aprile. Facciamo appello alle Regioni perché intervengano immediatamente consentendo la vendita di libri nel week end”.

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La scuola è iniziata nella maggior parte delle regioni da ormai un mese e mezzo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Eppure, tanti posti da docente non sono ancora stati assegnati: rimangono vuoti oppure sono stati coscienziosamente assegnati, in via del tutto temporana, a dei precari consapevoli che avrebbero lasciato la mano. Considerando le province di tutta Italia, si stima che sono migliaia i supplenti annuali ancora da nominare. Con molti istituti scolastici costretti, per questo motivo, a praticare l’orario settimanale provvisorio ridotto. La situazione peggiore, come da tradizione italica, è quella del sostegno agli alunni disabili. In pratica, anche cambiando regione il risultato rimane immutato: per assegnare una supplenza annuale, con scadenza 30 giugno 2021 o 31 agosto 2021, occorre convocare dieci precari regolarmente collocati in quelle graduatorie. Ma perché è avvenuto questo? Prova a rispondere il leader dell’Anief, Marcello Pacifico: “I motivi dell’alto numero di defezioni – dice il sindacalista autonomo – dipendono quest’anno anche dal fatto che, evidentemente, tanti docenti precari non se la sono sentita di lasciare i loro affetti, la loro terra e le loro sicurezze proprio nei giorni di piena ascesa dei casi di contagio Covid19. Di suo, va aggiunto, l’amministrazione ha determinato un’organizzazione delle graduatorie davvero pessima, che trova l’apice nella Legge 128/2013, la quale giustifica l’assegnazione di una cattedra di sostegno su tre ai docenti supplenti. Ma poi nel computo va messa anche la carenza di docenti specializzati nell’insegnamento ai disabili, per combattere la quale il Governo ha indicato la necessità di investire oltre un miliardo della prossima Legge di Bilancio per assumere 25 mila nuovi docenti di sostegno”.Dopo le mancate immissioni in ruolo è arrivato il turno delle mancate supplenze. Secondo l’ex numero uno del ministero dell’Istruzione, Marco Bussetti, quando convocati dall’Ust di Milano, da lui diretto, “numerosi docenti” avrebbero “rinunciato o si sono dichiarati assenti. Tanto è vero che complessivamente sono state inoltrate “112.000 domande e oltre 11.000 nomine”.

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Acquisti farmaci da parte delle regioni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Al 30 settembre 2020, gli acquisti di farmaci da parte delle Regioni sul “Sistema-Consip” (attraverso lo SDAPA – Sistema Dinamico di Acquisizione della PA) sono più che raddoppiati rispetto all’intero 2019.Nei primi 9 mesi del 2020 (gen-set) sono state 42 le gare dalla PA (c.d. appalti specifici) per un totale di 6.475 lotti (+53% rispetto a 4.026 lotti dell’intero 2019) e un valore di oltre 4 miliardi di euro (+135% rispetto a 1,7 miliardi dell’intero 2019).Lo Sdapa Farmaci di Consip – che ad oggi permette di scegliere tra oltre 6.400 combinazioni tra principio attivo, forma farmaceutica e dosaggio – offre alle amministrazioni la possibilità di negoziare tutti i farmaci presenti sul mercato e autorizzati da AIFA.Tra le diverse specialità farmaceutiche oggetto di acquisto, si segnala il dato di: Farmaci antivirali. Nei primi 9 mesi del 2020 sono stati acquistati oltre 21,2 milioni di unità di prodotto tra compresse, fiale e flaconi (+231% rispetto a oltre 6,4 milioni di unità dell’intero 2019) Vaccini antinfluenzali. Negli ultimi cinque mesi (maggio-settembre 2020) sono state acquisite oltre 2 milioni di dosi di vaccino per il fabbisogno di 6 Regioni, Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Umbria (+25% rispetto a oltre 1,6 milioni di dosi dell’intero 2019) I dati evidenziano l’apprezzamento della PA verso il Sistema Dinamico di Acquisizione, che consente di negoziare in autonomia gare sopra e sottosoglia comunitaria in maniera rapida e semplificata, attraverso modelli di negoziazione già predisposti, gestione efficiente delle fasi di valutazione e aggiudicazione, formulazione automatica della graduatoria di merito. Dal 12 ottobre 2020, inoltre, è stata ulteriormente arricchita l’offerta per l’emergenza Covid: le Stazioni Appaltanti possono avviare appalti specifici anche per l’acquisto di test di tipo molecolare, antigenico e sierologico.

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