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Auto: Cresce il mercato dell’usato

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2015

auto-usate-prezziSi consolida il mercato dell’usato nel mese di giugno, sia per le quattro che per le due ruote: i passaggi di proprietà delle autovetture depurati dalle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) sono aumentati dell’11,7% rispetto al mese di giugno 2014, mentre il settore dei motocicli – sempre al netto delle minivolture – mostra un incremento dei passaggi di proprietà del 12,3%.
Per ogni 100 autovetture nuove ne sono state vendute 142 usate nel mese di giugno e 159 nel primo semestre dell’anno. Da gennaio 2015 i passaggi di proprietà netti hanno fatto registrare una crescita del 6,4% per le autovetture e del 4,2% per i motocicli. I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it Significativo incremento, sempre nel mese di giugno, per le radiazioni di autovetture che hanno chiuso il periodo con +14,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, grazie soprattutto all’aumento delle demolizioni (+30%), mentre risultano ancora in flessione le radiazioni per esportazione (-8%). Nel mese di giugno il tasso unitario di sostituzione è stato pari a 0,75 (ogni 100 auto iscritte ne sono state radiate 75) e a 0,81 nel primo semestre 2015. Continuano a diminuire le radiazioni di motocicli, che nel mese di giugno hanno fatto registrare -4% rispetto allo stesso mese del 2014. Complessivamente nel primo semestre 2015 le radiazioni di autovetture sono aumentate dello 0,8% mentre quelle dei motocicli sono diminuite del 17,1%.

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I prezzi degli hotel nel 2009

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2010

Secondo l’Hotel Price Index, l’analisi sull’andamento dei prezzi delle camere d’albergo in tutto il mondo condotta periodicamente da Hotels.com, sito leader nelle prenotazioni di hotel online, il costo dei soggiorni nel 2009 ha subito, rispetto al 2008, una riduzione del 14% a livello mondiale e del 13% a livello europeo. Durante gli ultimi mesi dell’anno però, Hotels.com ha registrato un rallentamento generalizzato nella diminuzione dei prezzi. Se nel primo trimestre del 2009 infatti le tariffe degli hotel nel mondo hanno subito una diminuzione del 16% (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), nel secondo del 17% e nel terzo del 14%, l’ultimo trimestre ha subito un calo solo del 7%. In controtendenza troviamo l’America Latina, dove alla fine del 2009 i prezzi hanno continuato a registrare un crollo significativo rispetto al 2008, scendendo del 10% nel quarto trimestre.   L’Asia, invece, in cui i prezzi degli hotel sono rimasti stabili più a lungo rispetto a quelli di Usa e Europa, sta risentendo ancora molto degli effetti della crisi economica. Il quarto trimestre del 2009, infatti, ha registrato un calo del 19% rispetto al 2008, decisamente maggiore rispetto agli altri continenti. In Italia il costo degli hotel ha visto una diminuzione dei prezzi (-12%) leggermente inferiore rispetto alla maggior parte dei paesi europei (-13%). Lo scorso anno infatti, il prezzo medio di un hotel nel Belpaese è sceso a €104 (era €118 nel 2008), valore che posiziona la nostra penisola al quarto posto tra i paesi europei con le camere più dispendiose.
Hotels.com è una società del Gruppo Expedia attiva con uno staff dedicato nei principali mercati mondiali. Azienda leader nella sistemazione in hotel in tutto il mondo, Hotels.com offre ai suoi clienti una delle più vaste scelte disponibili on-line, consentendo di prenotare hotel indipendenti, catene alberghiere e sistemazioni in appartamento in più di 110.000 strutture in tutto il mondo. Hotels.com si avvale di una delle più vaste reti di negoziatori del settore alberghiero in grado di ottenere le migliori tariffe per i suoi clienti. Se un cliente dovesse trovare una tariffa più vantaggiosa in un hotel già pagato online su Hotels.com, verrà rimborsato con la differenza di prezzo. Hotels.com consente ai propri utenti di lasciare un commento sull’albergo nel quale si è soggiornato generando in modo del tutto indipendente una vera e propria classifica dei propri hotel (attualmente sul sito sono disponibili oltre 1,3 milioni di commenti).

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Anche la BCE contro il gioco d’azzardo finanziario

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2009

E’ di qualche giorno fa la notizia che alcune tra le maggiori banche americane hanno fatto registrare grandi profitti nel terzo trimestre del 2009. La JP Morgan ha annunciato un surplus di 3,6 miliardi di dollari, mentre la  Goldman Sachs ha fatto registrare un profitto di 3,19 miliardi. Già all’inizio dell’anno, mentre il sistema bancario annaspava, la Goldman Sachs aveva sorpreso con un presunto profitto di 1,8 miliardi ottenuto rilanciandosi a capofitto nei mercati dei derivati finanziari.   La Bank of America, che aveva riportato un profitto di 3,2 miliardi nel secondo trimestre realizzato attraverso la vendita di partecipazioni in un banca cinese, è ricaduta in rosso per 2, 24 miliardi.   La Citi Bank, la seconda banca americana, è invece sempre mantenuta attiva attraverso le flebo di liquidità statale. Si ricordi comunque che, secondo la Federal Deposit Insurance Corporation creata dal Congresso USA, le banche americane fallite nel 2009 sono già 99.  Wall Street comunque esulta e il Dow Jones è risalito a oltre 10.000 punti, come a bei tempi della “bonanza” speculativa quando i lobbysti delle grandi banche pasteggiavano a ostriche e champagne.   Molti analisti adesso si arrovellano a sostenere che, se la crisi è iniziata oltre atlantico, è proprio da lì che sta ripartendo l’ottimismo della ripresa.  C’è da rallegrarsi veramente o è il caso di preoccuparsi per questi esaltanti resoconti finanziari?  Essi in verità contraddicono tutti gli altri dati.  A costo di essere tacciati come degli incorreggibili pessimisti, non vorremmo trovarci dinanzi a false aspettative e pericolose illusioni.   L’economia reale americana è profondamente malata.   Da 21 mesi a questa parte ci sono stati 7,6 milioni di nuovi disoccupati, di cui cinque da quando il presidente Obama è entrato nella Casa Bianca già assediata dalla crisi finanziaria lasciatagli in eredità.   L’ultimo ritocco statistico non è riuscito a nascondere il deficit di bilancio annuale che comunque ha raggiunto 1.400 miliardi di dollari, pari al 10% del PIL.  Non sembra che le banche possano fare grandi profitti dai settori produttivi che attualmente sono a dir poco allo sbando. Infatti il centro studi americano “Market Watch” riporta i dati della Fed che indicano come nell’ultimo trimestre ci sia stata una caduta del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente nei crediti concessi dalle banche commerciali e un meno 28% nei crediti specificamente emessi alle attività produttive.   Un simile calo si registra anche per le carte di credito e i mutui immobiliari. Gli stessi titoli di stato, pur garantendo una maggior sicurezza, viaggiano con rendite misurate agli attuali bassi tassi di interesse. I T-bond, le obbligazioni del Tesoro a tre mesi, per esempio, a settembre hanno dato lo 0,12% di interesse, mentre la media è stata del 0,25% nei passati 10 mesi.  L’unica spiegazione per i profitti miliardari delle grandi banche americane sta in un loro ritorno al “tavolo verde” della vecchia speculazione in titoli tossici, in derivati e in quel sottobosco di “operazioni innovative” e “obbligazioni strutturate” che l’anno scorso hanno fatto saltare il banco della finanza globale.  Va quindi apprezzato che Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca Centrale Europea, abbia in merito usato toni eccezionalmente forti alla conferenza di Francoforte organizzata dalla potente associazione delle Banche Popolari e Cooperative della Germania.  Ha accusato le banche di aver troppo praticato una “speculazione senza freni e il gioco d’azzardo finanziario“.  “La crisi globale è esplosa perché le banche hanno sottostimato i rischi sistemici, ha detto, e guardando davanti, il settore finanziario deve ritornare al suo ruolo tradizionale di fornitore di un servizio all’economia reale.”  E’ necessario un cambiamento di mentalità all’interno del mondo finanziario. Non sarà facile.Le banche europee e italiane non dovrebbero imitare il comportamento poco virtuoso delle “sorelle” americane. Se è vero che il sistema bancario è globale e che le regole per i mercati devono essere generali, è altrettanto vero che l’avvio di una corretta politica di crescita e di sviluppo successivamente potrà garantire all’Europa e all’Italia un solido sistema finanziario e una robusta struttura economica. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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