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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘regno unito’

Cala l’interesse degli europei a lavorare nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Il portale numero 1 al mondo per chi cerca e offre lavoro – ha analizzato le ricerche effettuate sulla piattaforma per le posizioni lavorative nel Regno Unito da parte di aspiranti candidati basati all’estero; sia in Europa, sia in Paesi extra europei. L’analisi ha evidenziato un calo d’interesse da parte dei lavoratori basati in Europa che non può essere attribuito solo alla pandemia. Complessivamente, la ricerca di posizioni da parte degli europei è in calo del 36%, rispetto al 2019 (e del 45% dal 2016, l’anno del referendum). Al contrario, l’interesse da parte dei lavoratori basati al di fuori dell’Unione Europea è pressoché stabile e addirittura in aumento nel caso di ruoli ad alta retribuzione, soprattutto da parte di candidati provenienti da Paesi del Commonwealth e da Hong Kong. La situazione è rimasta stabile anche per quel che riguarda i jobseeker irlandesi. Il calo di interesse da parte dei lavoratori dell’Unione, in maniera più marcata per le occupazioni a più bassa retribuzione (ad es. nell’ambito dei servizi di pulizia, di assistenza sociale, nel settore alimentare e dell’ospitalità, del carico e dello scarico merci), non è stato completamente compensato dall’interesse da parte di lavoratori provenienti da aree extra UE; la domanda per occupazioni a più bassa retribuzione, infatti, è aumentata solo del 12%. Diverso invece è il discorso per le occupazioni con una retribuzione più alta (ad esempio quelle nell’ambito della tecnologia, della finanza, della medicina e dell’ingegneria), dove si è registrato un aumento di ricerche da parte di lavoratori extra-europei del 39% dal 2019. Il settore informatico la fa da padrone in termini di capacità di attrattiva. Il ruolo di “software developer” registra il più alto tasso di clic; in gran parte da parte di candidati basati al di fuori dell’Unione Europea.Al secondo posto si trova l’area della matematica, con professioni come l’analista e il ricercatore. Lo stesso discorso vale per l’ingegneria, l’architettura, la ricerca scientifica, il settore bancario e della finanza e anche il settore della comunicazione e dei media. L’interesse da parte degli europei è diminuito anche per questi settori, mentre è in forte aumento da parte di candidati provenienti dal resto del mondo. In particolare, dall’India, seguita da Hong Kong, Nigeria, Pakistan e Irlanda. Dall’India e dal Pakistan c’è maggiore interesse per l’area informatica, i lavoratori nigeriani sono orientati maggiormente alle professioni sanitarie, come l’infermieristica, mentre gli aspiranti candidati provenienti dall’Irlanda e da Hong Kong ricercano nel settore amministrativo.

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Fondo per aiutare i Paesi UE a contrastare le conseguenze negative del recesso del Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2021

Il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione negoziale sulla riserva di adeguamento alla Brexit da 5 miliardi di euro (ai prezzi 2018 e 5,4 miliardi di euro ai prezzi correnti). I negoziati con gli Stati membri UE inizieranno il 9 giugno, con l’obiettivo per i deputati di raggiungere un accordo politico il 17 giugno. I punti principali del mandato negoziale del Parlamento sono: • un fondo di prefinanziamento di 4 miliardi di euro, erogato in due rate uguali nel 2021 e nel 2022, con il restante miliardo di euro pagato nel 2025; • un periodo di ammissibilità, che coprirà i costi sostenuti dal 1° luglio 2019 al 31 dicembre 2023 per prepararsi agli effetti negativi e preventivati della Brexit; • un metodo di assegnazione basato su tre fattori: l’importanza del commercio con il Regno Unito, l’importanza della pesca nella zona economica esclusiva del Regno Unito e la popolazione che vive nelle regioni marittime confinanti con il Regno Unito; • un’attenzione a piccole e medie imprese, lavoratori autonomi, alla creazione di posti di lavoro e la reintegrazione dei cittadini europei di ritorno dal Regno Unito; • l’esclusione dei settori finanziari e bancari dal sostegno; • il 7% della dotazione nazionale destinato alla piccola pesca e alle comunità locali dipendenti dalle attività di pesca nelle acque del Regno Unito (per i paesi interessati).

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Regno Unito: “Il Governo tuteli gli italiani incarcerati, non abbassi la testa”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

“Presenterò un’interrogazione parlamentare al premier Draghi e al ministro Di Maio per sapere cosa intende fare il Governo per tutelare gli italiani che, da diversi giorni, vengono incarcerati e successivamente espulsi al loro arrivo nel Regno Unito”. Lo dichiara, in una nota, il Questore della Camera e membro della Commissione Affari Esteri Edmondo Cirielli (FdI): “Non è accettabile che vengano trattati come se fossero degli immigrati clandestini. Sono persone, soprattutto giovani, che si sono recati in Inghilterra per un colloquio di lavoro o per fare un’esperienza da ragazzi alla pari. Ad alcuni di loro – aggiunge Cirielli – sarebbero stati sequestrati finanche i telefonini per evitare che fotografassero le celle di detenzione in cui sono stati rinchiusi prima dell’espulsione. Tutto ciò è davvero indegno. Per questo, è assolutamente necessario un intervento diretto della Farnesina presso le autorità britanniche affinchè la nostra Ambasciata possa essere tempestivamente informata in caso di detenzione di cittadini italiani per garantire loro l’adeguata assistenza. Episodi non genere, comunque, non devono più accadere: l’Italia non abbassi la testa” conclude Cirielli.

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Il PE approva l’accordo commerciale e di cooperazione UE – Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Bruxelles.Il Parlamento ha ratificato a larga maggioranza l’accordo che stabilisce le regole delle future relazioni UE-Regno Unito.La decisione di approvazione è stata adottata con 660 voti a favore, 5 contro e 32 astensioni, mentre la risoluzione politica di accompagnamento, che presenta la valutazione e le aspettative del Parlamento, è passata con 578 voti, 51 contro e 68 astensioni.Il 24 dicembre 2020, i negoziatori UE e del Regno Unito avevano trovato la quadra sull’accordo commerciale e di cooperazione che stabilisce i termini della futura cooperazione UE-Regno Unito. Per ridurre al minimo le perturbazioni, l’accordo è stato applicato provvisoriamente dal 1° gennaio 2021. Il consenso del Parlamento è necessario affinché l’accordo entri in vigore in modo permanente, prima della sua scadenza il 30 aprile 2021.Nella risoluzione preparata dal gruppo di coordinamento per il Regno Unito e dalla Conferenza dei presidenti, il Parlamento accoglie favorevolmente la conclusione dell’accordo commerciale e di cooperazione UE-Regno Unito che limita le conseguenze negative dell’uscita del Regno Unito dall’UE, considerato dal PE un “errore storico”, in quanto nessun paese terzo può godere degli stessi benefici di un paese membro.I deputati accolgono positivamente l’accordo commerciale a zero quote e zero tariffe tra l’UE e il Regno Unito e le garanzie sulle regole per la concorrenza leale, che potrebbero servire come modello per futuri accordi commerciali.Il Parlamento è d’accordo con le disposizioni riguardanti, tra l’altro, la pesca, i consumatori, il traffico aereo, l’energia e la protezione dei dati.Tuttavia, i deputati deplorano che il Regno Unito non abbia voluto che l’accordo si estendesse alla politica estera, di sicurezza e di sviluppo e non abbia voluto confermare la propria partecipazione al programma di scambio di studenti Erasmus+. Garantire la pace nell’isola d’Irlanda rimane uno dei principali obiettivi del Parlamento. I deputati condannano le recenti azioni unilaterali del Regno Unito che sono in violazione dell’accordo di recesso. Il PE chiede al governo britannico “di agire in buona fede e di attuare pienamente i termini degli accordi che ha firmato”, compreso il protocollo sull’Irlanda e l’Irlanda del Nord, e di applicarli secondo il calendario stabilito congiuntamente con la Commissione europea.I deputati sottolineano inoltre che il Parlamento deve svolgere un ruolo rilevante nel monitoraggio dell’applicazione dell’accordo, anche attraverso un coinvolgimento in possibili future azioni unilaterali dell’UE nell’ambito dell’accordo.

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Tutte le opportunità da non perdere nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

Nel turbinio della pandemia da Covid-19, il tanto auspicato “Brexit Deal” siglato a fine 2020 tra Regno Unito e Unione Europea è passato quasi in sordina. Eppure, sancendo il libero scambio e azzerando dazi e quote, è stato un grande regalo di Natale per le imprese europee che esportano verso il mercato britannico. Nel 2020 il volume dell’export dai Paesi dell’Unione in Gran Bretagna si è attestato su 226.000 miliardi di sterline. In Italia, secondo le fonti del Ministero degli Esteri, le esportazioni verso il mercato anglosassone hanno superato i 22 miliardi di euro, il 5% dell’intero export, una percentuale di tutto rispetto per il Belpaese. I primi mesi del 2021, tuttavia, con un ulteriore calo di 6,6 miliardi di sterline dell’export europeo verso l’UK, non sembrano aver colto i benefici del grande risultato negoziale tra Londra e Bruxelles. Sarà per l’aumento degli adempimenti burocratici comunque generati dalla Brexit, le code alle dogane e la confusione generale di questo primo periodo post-Deal, sembra che le piccole-medie imprese dell’Unione europea siano ancora preoccupate delle incognite derivanti da questa fase di passaggio.Sono particolarmente sensibili a questa condizione di disorientamento le società di servizi europee che, operando nel campo dell’internazionalizzazione e della mediazione linguistico-culturale, sono diventate da alcuni mesi destinatarie delle più svariate richieste di informazioni e consulenza da parte delle imprese dell’Unione che cercano di ritrovare la bussola in questa importante fase di trasformazione post-Brexit.La perfetta conoscenza delle nuove procedure burocratiche in materia doganale e di controllo sanitario che regolamentano il traffico di merci attraverso la Manica diventa pertanto l’unico scoglio da superare per poter cogliere questa irripetibile opportunità in quello che è stato finora il quinto importatore al mondo di beni italiani e che, secondo le recenti dichiarazioni del suo Prime Minister, Boris Johnson, intende rimanere “culturalmente, emotivamente, storicamente, strategicamente, geologicamente attaccato all’Europa”.Si consideri poi che, a fronte del calo dell’export dall’Unione al Regno Unito, si sta configurando un incremento degli accordi di libero scambio con i Paesi extra-Ue, i quali sembrano cavalcare l’onda del cambiamento, andando a occupare quelle quote del mercato britannico lasciate scoperte dall’Unione. Secondo fonti KPMG, gli scambi tra questi Paesi e il Regno Unito hanno registrato a gennaio 2021 una crescita dell’1,7%.Landoor è il partner linguistico di riferimento per primari business player operanti sui mercati globali più esigenti: medico-farmaceutico, diagnostico, finanziario, legale, nuove tecnologie, digitale, fashion&design. Con sede centrale a Milano e correspondent offices a Londra, Berlino e Parigi, l’azienda vanta 35 anni di esperienza al fianco di imprese locali e internazionali con un ventaglio completo di servizi linguistici, che vanno dalle traduzioni alla localizzazione, dal medical writing all’interpretariato. Fonte http://www.landoor.com.

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Sassoli: L’accordo sulle relazioni future tra UE-Regno Unito garantisce la necessaria chiarezza

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2020

Bruxelles. “Accolgo con favore la notizia che oggi sia stato raggiunto l’accordo sulle future relazioni tra UE e Regno Unito, che sarà adesso esaminato in dettaglio dal Parlamento. Il Parlamento ringrazia e si congratula con i negoziatori dell’UE e del Regno Unito per i loro sforzi volti a raggiungere un accordo storico, anche se all’ultimo minuto. Nonostante sia profondamente dispiaciuto per la decisione del Regno Unito di lasciare l’UE, sono sempre stato convinto che una soluzione negoziata fosse nell’interesse di entrambe le parti. Questo accordo getta le basi per l’avvio di un nuovo partenariato”. “Tra pochi giorni, la legislazione europea non sarà più applicabile al Regno Unito. Il governo del Regno Unito è stato chiaro sulla decisione di voler lasciare il mercato unico, l’unione doganale e porre fine alla libera circolazione. Le decisioni hanno delle conseguenze: la mobilità e il commercio tra l’UE e il Regno Unito non saranno fluidi come prima. Inoltre, è stata una scelta del governo britannico quella di non permettere una transizione più agevole mediante una proroga del termine ultimo per il raggiungimento di un accordo”. “Il Parlamento accoglie con favore l’intenso dialogo, gli scambi e l’unita senza precedenti dimostrate dalle istituzioni europee durante l’intero processo negoziale. Tuttavia, il Parlamento si rammarica che la durata dei negoziati e la natura di questo accordo all’ultimo minuto non consentano un adeguato controllo parlamentare entro la fine dell’anno. Il Parlamento è ora pronto a reagire in maniera responsabile per ridurre al minimo i disagi per i cittadini e le imprese e per prevenire il caos e le conseguenze negative che deriverebbero da uno scenario “no-deal”. Il Parlamento – grazie alle sue commissioni competenti e durante la sua seduta plenaria – continuerà il suo lavoro di esame prima di decidere se dare il consenso nel nuovo anno”.“Il Parlamento è stato chiaro fin dall’inizio su quelli che erano i nostri punti fermi e, per tutta la durata dei negoziati, abbiamo lavorato a stretto contatto con il negoziatore capo dell’UE, Michel Barnier, che ha goduto del nostro pieno sostegno. Il Parlamento ha sempre sostenuto la necessità di un accordo equo e totale e siamo lieti che le nostre priorità si riflettano nell’accordo finale. Se il Parlamento europeo deciderà di approvare l’accordo, ne seguirà attentamente l’attuazione”.“Ringraziamo il vicepresidente Maros Šefčovič per il lavoro svolto per garantire il pieno e fedele rispetto dell’accordo di ritiro. Il Parlamento non accetterà alcuna violazione dei diritti dei cittadini così come non accetterà un ritorno ad una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda”.“Indipendentemente dalla Brexit, l’UE e il Regno Unito continueranno a condividere valori e interessi comuni. Siamo entrambe delle Unioni fondate sulla democrazia e sul rispetto dello stato di diritto e dobbiamo affrontare molte sfide comuni, dal cambiamento climatico al terrorismo. Questo accordo è un punto di partenza dal quale far partire la nostra nuova collaborazione”.

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Nuovo blocco dei collegamenti con il Regno Unito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Penalizza anche le aziende agricole italiane, che esportano ogni giorno oltremanica prodotti per un valore di oltre nove milioni di euro – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Con la Gran Bretagna abbiamo forti legami commerciali. Non a caso, il Paese figura al quarto posto tra gli importatori di cibo e bevande made in Italy dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Ma c’è di più: nonostante l’emergenza sanitaria, le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani nel Regno Unito hanno registrato un lieve incremento nel 2020.Alla luce degli ultimi sviluppi, è opportuno tenere alta l’attenzione e continuare a sostenere l’agricoltura italiana con misure straordinarie, per garantire un settore chiave che non può permettersi di fermare le sue attività – continua Tiso. Gli agricoltori hanno già dimostrato di saper fronteggiare la crisi se adeguatamente sostenuti. Del resto, è interesse di tutti fare in modo che il lavoro nei campi non conosca soste.Se c’è un momento in cui è necessario intensificare il proprio impegno è proprio questo. Lo dimostra anche il recente braccio di ferro tra le regioni del sud e quelle nord sulla ripartizione dei fondi del programma Next Generation dell’Unione europea. Al di là della questione di merito e delle motivazioni delle singole regioni, questo scontro tutto interno al Paese fa emergere in modo chiaro la necessità di ulteriori risorse per poter garantire tutti i coltivatori italiani, dal nord al sud, senza alcuna distinzione.

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Europa: Meglio perdere Regno Unito, Ungheria e Polonia che piegarsi alle loro condizioni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2020

Winston Churchill (1894-1965), premier britannico nella Seconda Guerra Mondiale, in un discorso tenuto poco dopo la fine del conflitto, proponeva il “rimedio” per evitare di ripetere gli errori del passato.”Qual è questo rimedio?” Si chiedeva. “Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d’Europa.”Sono passati 70 anni dal quel discorso e il Regno Unito ha deciso di uscire dalla Unione europea, proprio in epoca di globalizzazione, nella quale l’integrazione delle politiche europee è piu’ che mai necessaria. Il Regno Unito, ora, dovrà confrontarsi con gli USA, con la Cina e con l’Ue.L’Impero britannico, che dominava il Mondo, non c’è più ma il popolo britannico vi è ancora affezionato. Quando si accorgerà che non conviene, tornerà.Un problema, per certi versi più importante e grave, è rappresentato dalla volontà di Ungheria e Polonia di non volere attuare le norme comunitarie sul rispetto dello Stato di diritto, fondamento sul quale poggia l’Ue.Deve essere un lascito del periodo nel quale vigeva la dittatura comunista dove lo Stato di diritto non esisteva.Ungheria e Polonia sono beneficiari netti dei finanziamenti europei, cioè di tutti gli altri membri dell’Ue, e pretendono di disattendere le norme comunitarie che loro stessi hanno sottoscritto.E’ bene che questi Paesi lascino l’Ue. Avranno tempo e modo per ripensarci.L’Ue non può ipotecare il proprio futuro cedendo a richieste mercantili o accettando la violazione di principi sui quali si è costituita l’Unione stessa.Prendiamo dalle parole di Churchill: ricostruire dalla famiglia dei popoli europei o in quanto più di essa possiamo ricostituire.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Il Regno Unito continua a non incontrare il favore degli investitori

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments By Richard Colwell Responsabile azionario Regno Unito, EMEA. Solo la Russia e il Brasile hanno registrato risultati più deludenti da inizio anno, e i responsabili dell’asset allocation evitano tuttora le azioni britanniche, che appaiono ancora più sottovalutate rispetto a un anno fa. In generale, le società internazionali quotate nel Regno Unito presentano uno sconto pari a due volte quello che avrebbero se fossero quotate in Europa o negli Stati Uniti e uno sconto medio del 40% rispetto all’MSCI World. La scarsa attrattiva del Regno Unito è espressione del forte allineamento del consenso sui diversi mercati. Continuiamo a credere fermamente nel paese, ma le tendenze spesso si protraggono più a lungo del previsto. Ciò crea l’opportunità che vediamo oggi, in quanto amplifica l’impatto della futura svolta nella dinamica di mercato. Tuttavia, la finestra per sfruttare questo valore potenziale si sta chiudendo. In un modo o nell’altro la Brexit si farà e finalmente l’incertezza verrà meno. Di conseguenza, l’attività di fusione e acquisizione resta intensa e accelera, a suggerire la volontà di ignorare il rumore a breve termine e di concentrarsi sulle valutazioni, ma non da parte degli operatori del mercato, bensì delle società statunitensi e di private equity che vedono che il tempo sta per scadere. Gli operatori esitano ancora a sfruttare questo arbitraggio valutativo, ma aspettando di avere maggiori certezze rischiano di lasciarsi sfuggire l’opportunità. I dividendi svolgono un ruolo fondamentale ai fini di pensioni, risparmio e reddito della popolazione britannica. La natura senza precedenti della pandemia e la conseguente necessità per le aziende di ripristinare la propria liquidità si sono tradotte in aprile e maggio in una contrazione delle distribuzioni di dividendi tra le più rapide, pronunciate e generalizzate mai osservate. Questo processo si verifica alla fine di ogni ciclo, ma il Covid-19 lo ha concentrato in sole tre settimane. Tuttavia, da allora la situazione si è stabilizzata, la dinamica è cambiata e 60 società hanno già ripristinato i dividendi. Altre seguiranno il loro esempio. Guardando al futuro, ci aspettiamo politiche più prudenti e una migliore copertura, e anche nello scenario più sfavorevole entro il prossimo anno il mercato britannico dovrebbe continuare a offrire un buon premio di rendimento rispetto alle obbligazioni. Per il momento, tuttavia, i bilanci e la liquidità sono di primaria importanza.

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Export Italy agroalimentare verso il Regno Unito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Nonostante la crisi globale da Covid-19, l’export del Made in Italy agroalimentare verso il Regno Unito, con un valore di 2,2 miliardi di euro tra gennaio e agosto, cresce del 5% sullo stesso periodo del 2019. Cia-Agricoltori Italiani commenta i dati Istat pubblicati oggi, mettendo in rilievo il rischio per 40mila aziende italiane di perdere un importante sbocco commerciale senza l’accordo post Brexit, attualmente in discussione nel Consiglio Ue. L’impatto di un “no deal” sul settore agroalimentare interromperebbe una scia positiva che ha portato nel decennio 2010-20 a un aumento del 46% nelle esportazioni del cibo Made in Italy Oltremanica.Dal 1° gennaio 2021, con una Brexit “no deal”, le vendite di prodotti tricolore rischierebbero una forte contrazione a causa dell’introduzione di barriere tariffarie, di una minore domanda interna e del deprezzamento della sterlina. Il Regno Unito -ricorda Cia- è il quarto mercato di sbocco per l’export agroalimentare nazionale, che nel 2019 ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro. Nella top ten dei prodotti più esportati, il vino resta il prodotto più venduto (19%), seguono l’ortofrutta trasformata (14%), prodotti da forno e farinacei (10%), i lattiero-caseari (10%) e le carni trasformate (+6%). Hanno un forte impatto su questo primato i prodotti a indicazione geografica protetta (Igp), che incidono per oltre il 30% sulle nostre esportazioni verso Londra e non saranno più riconosciute e tutelate in territorio britannico, senza un accordo commerciale.E’ fondamentale –conclude Cia- che l’Europa resti protagonista di un rapporto privilegiato con il Regno Unito e si arrivi a una positiva conclusione delle trattative, poiché un addio al buio comporterebbe un ulteriore trauma per un’economia già flagellata dallo shock da Covid-19.

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Financial Times: L’Aquila e la ricostruzione sul quotidiano finanziario del Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Scrive il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi in risposta ad un servizio giornalistico pubblicato sul Financial Times di Londra: Per il Financial Times, L’Aquila è l’emblema dell’Italia che, sostenuta nell’emergenza e nella ricostruzione con fondi pubblici, non sa come spenderli. Da aquilano e sindaco degli aquilani, e con alle spalle 11 anni di esperienza alla guida di un piccolo comune duramente colpito dal sisma 2009, mi sento in dovere di chiarire alcune cose.La ricostruzione dell’Aquila non è stata sostenuta dall’Europa, se non per una quota di circa 500 milioni su un totale, a oggi, di oltre 18 miliardi degli italiani: 11,2 stanziati dal governo Berlusconi, 1,8 dal governo Letta e 5,1 dal governo Renzi. Per la ricostruzione dell’Aquila servono ancora 4 miliardi e ci stiamo battendo come leoni, in tutte le sedi, per ottenerli e consegnare al Paese un esempio di bellezza, sicurezza, innovazione e – con un po’ di romanticismo – coraggio. La ricostruzione privata dell’Aquila è al 76% del totale e i suoi abitanti sono rimasti 70mila e sono tutt’altro che fantasmi.L’Aquila è una delle poche città in Italia in cui l’attività artistica è ripresa, in cui non sono stati annullati eventi. Chiedete alle nostre imprese culturali e ai tantissimi attori o musicisti di fama nazionale e internazionale che si alternano ogni sera sui nostri palchi.All’Aquila esiste un’Università ambita, due premi Nobel (Carlo Rubbia e Barry Barish) sono attivi nel Gran Sasso Science Institute, i laboratori nazionali di fisica nucleare sono sede di esperimenti di caratura mondiale.Ai detrattori, vorrei dire che mentre un popolo fiero e operoso, ricostruisce il suo territorio e la sua identità, c’è una parte della politica e dell’apparato burocratico che, a tutti i livelli, invece di sostenere questa velocità, ha solo ed esclusivamente messo le catene ai nostri piedi, con leggi e leggine, adeguamenti e revisioni, che ci hanno condannato – nel nome di un deformato principio legalitario – a una lentezza elefantiaca nella ricostruzione pubblica. Quella sì, fa male all’Italia. E soprattutto all’Europa. Che alle aziende aquilane, oggi, chiede la restituzione delle tasse sospese subito dopo l’emergenza sisma.

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Stati Uniti d’Europa. Regno Unito, Brexit e pandemia. Dove vanno i britannici?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Essere stato. E’ l’infinito passato del verbo essere e ci ricorda il Regno Unito. Un tempo era l’Impero Britannico, esteso dalle Americhe all’Australia, dall’Egitto al Sud Africa, dall’India all’Irlanda. Oggi si limita al Regno Unito, minato da fermenti autonomistici della Scozia e dell’Irlanda del Nord.Il Regno Unito rappresenta il 3,2% del Pil mondiale, a fronte di colossi quali gli Usa, la Cina e la stessa Unione europea ma, quattro anni fa, si svolse il referendum per la Brexit, i cui negoziati sono ancora in corso per definirne le modalità e il tutto è complicato dall’impatto della pandemia sul tessuto sociale ed economico britannico che, per tre quarti, è dato dal settore dei servizi.Quali scelte geopolitiche ed economiche per il Regno Unito? Gli Usa dell’America First? La Cina espansiva di Xi? Un ritorno in ambito europeo? O una posizione indipendente, memore dei fasti antichi, ma che deve fare i conti con la realtà? Non ci pare che l’attuale dirigenza politica britannica, in particolare del premier Boris Johnson, abbia la capacità di trovare spazi per una posizione indipendente. Si è visto da come ha affrontato la pandemia e abbiamo serie perplessità sulla capacità di affrontare quella economica.Dicevano, nel Regno di Sua Maestà, che la nebbia sulla Manica isolava l’Europa, ora, per volontà britannica, ha isolato il Regno Unito. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Relazioni UE-Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

Mercoledì, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che fornisce il primo contributo dei deputati ai prossimi negoziati con il governo britannico, su un nuovo partenariato UE-Regno Unito, dopo il periodo di transizione previsto dall’accordo sulla Brexit. Il testo è stato adottato con 543 voti favorevoli, 39 contrari e 69 astensioni. Il Parlamento vuole che l’accordo di associazione con il Regno Unito sia il più completo possibile e che sia basato su tre pilastri principali: un partenariato economico, un partenariato per gli affari esteri e questioni settoriali specifiche.Nei prossimi negoziati con il governo britannico, l’integrità e il corretto funzionamento del mercato unico e dell’unione doganale devono essere mantenuti in ogni momento. Nessuna delle “quattro libertà” dell’UE (libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone) può essere sacrificata in cambio di un’altra.Date le dimensioni dell’economia del Regno Unito e la sua vicinanza, la concorrenza con l’UE deve essere mantenuta equa attraverso una “parità di condizioni” in materia, tra l’altro, sociale, ambientale, fiscale, di aiuti di Stato, di protezione dei consumatori e di clima.
Per mantenere le relazioni commerciali esenti da quote e tariffe, il governo britannico dovrebbe impegnarsi ad aggiornare le proprie norme su, ad esempio, concorrenza, standard lavorativi e protezione ambientale, e garantire un ‘allineamento dinamico’, cioè evolutivo, delle norme di UE e Regno Unito.Ciò significa che il Regno Unito dovrebbe adeguare le proprie norme agli standard UE ogni volta che questa aggiorna il proprio quadro giuridico, per evitare vantaggi competitivi sleali. Inoltre, bisognerebbe prevedere un solido meccanismo di risoluzione delle controversie.
La risoluzione chiarisce che per ottenere il consenso del Parlamento, l’accordo di libero scambio deve essere subordinato a un accordo sulla pesca, da raggiungere entro giugno 2020. Se il Regno Unito non dovesse rispettare gli standard UE, la Commissione dovrebbe valutare possibili quote e tariffe per i settori più sensibili, in particolare per le importazioni di prodotti alimentari e agricoli, che devono rispettare rigorosamente le norme comunitarie.
Il testo contiene anche capitoli sui diritti dei cittadini e la mobilità delle persone, la protezione dei dati, i servizi finanziari, la situazione sull’isola d’Irlanda, il ruolo della Corte di giustizia UE, i programmi e le agenzie, la politica estera e di sicurezza, nonché altre priorità del Parlamento.Il Parlamento sostiene infine che la questione relativa allo status di Gibilterra non sarà inclusa in questi negoziati e che qualsiasi accordo su di esso richiederà l’approvazione preventiva del governo spagnolo.
La risoluzione reagisce alle proposte di direttive negoziali della Commissione, presentate il 3 febbraio dal capo negoziatore dell’UE Michel Barnier. Queste direttive sono la cornice che definisce lo scopo, la portata e gli obiettivi dei negoziati e devono essere firmate dai rappresentanti degli Stati membri, probabilmente il 25 febbraio.
Il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea il 31 gennaio. Il periodo di transizione, concordato nell’ambito dell’Accordo di ritiro, è iniziato il 1° febbraio e termina il 31 dicembre 2020. Qualsiasi futuro accordo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo prima di poter entrare in vigore.

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Le insolvenze commerciali nel Regno Unito potrebbero crescere ancora

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Si prevede che le insolvenze continueranno a crescere nel Regno Unito, con un aumento del 7% o maggiore nel 2020. Allo stesso modo, è atteso un aumento delle insolvenze in gran parte dell’Europa, sebbene a un ritmo più moderato. Le insolvenze nel Regno Unito sono cresciute in modo significativo dal 2018, aumentando di un altro 8% su base annua nel 2019. Il settore del commercio al dettaglio continua a registrare un numero maggiore di insolvenze a causa della minore fiducia dei consumatori e delle dinamiche proprie del settore. Data la forte dipendenza dalle opportunità stagionali, i rivenditori spesso guardano alle vendite di dicembre per migliorare il fatturato. Purtroppo le vendite al dettaglio sono complessivamente diminuite a novembre e dicembre, secondo il British Retail Consortium.Per i settori che dipendono dalle importazioni, in particolare l’alimentare e l’agricoltura, la Brexit continua a rappresentare una minaccia di maggiori costi di importazione e logistici che potrebbero essere difficilmente assorbiti. Il settore delle costruzioni, a sua volta, è già colpito da investimenti alquanto deboli, e la minaccia dell’aumento dei costi per attrarre lavoratori, insieme alla perdita di manodopera qualificata composta da cittadini europei che lavorano nel Regno Unito, potrebbero aumentare ulteriormente il rischio di insolvenza.Impatto più moderato sull’UE, ma aumentano i rischi al ribasso. Nel resto d’Europa, invece, l’impatto sulle insolvenze sarà più moderato, a parte quei Paesi con legami commerciali più stretti con il Regno Unito, come l’Irlanda, che hanno maggiori probabilità di essere esposte al rischio. L’impatto sulle insolvenze per altri importanti partner commerciali come Belgio, Paesi Bassi e Danimarca, e per il resto dell’Europa, dovrebbe essere visibile ma più limitato. Per quanto riguarda l’Italia, l’impatto diretto della Brexit sarà verosimilmente più limitato rispetto ad altri partner commerciali, data la minore incidenza dell’interscambio commerciale e degli investimenti.Comunque, il clima rimane instabile e, nel complesso, il rischio di fallimenti aziendali è più elevato rispetto alle probabilità di un impatto più modesto. Si prevede che i settori industriali con una forte dipendenza dalle esportazioni nel Regno Unito, come quello automobilistico, tessile e dei beni ad alto valore tecnologico, subiranno un impatto più significativo.Mentre le previsioni economiche generali rimangono modeste, le singole imprese continuano a conseguire successi, e quindi non deve essere sottovalutata l’opportunità di crescita commerciale, sia durante che oltre il periodo di transizione. Una delle chiavi del successo è una solida strategia di gestione del rischio, che combina l’accesso a una business intelligence affidabile per consentire un processo decisionale consapevole e la capacità di proteggere l’azienda dai rischi commerciali.

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Studiare nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

Milano Sabato 7 marzo 2020, Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 61 – Ingresso gratuito Study UK Fair, torna a Milano la più importante fiera dell’istruzione britannica in Italia.Giunta alla sua 7° edizione milanese, Study UK Fair costituisce un atteso appuntamento per studenti di qualsiasi livello, giovani professionisti, genitori e insegnanti per incontrare i rappresentanti di università, college, business schools e scuole di lingua. Ad ingresso gratuito, i partecipanti potranno sostenere colloqui individuali con gli oltre 40 istituti presenti, scoprire l’offerta educativa del Regno Unito e seguire interessanti seminari.Organizzato dal British Council, l’ente britannico per le relazioni culturali e le opportunità nell’ambito dell’istruzione, l’evento ha visto la presenza, ogni anno, di oltre 1000 partecipanti, preparati e motivati ad incontrare le Università e le altre istituzioni educative presenti.“La Fiera Study UK costituisce per noi un’occasione importante per incontrare studenti e famiglie e rispondere alle loro domande”, afferma Filomena Casamassa, Education Manager del British Council in Italia – “Lo studio nel Regno Unito gode in generale di un’ottima reputazione ma ci rendiamo conto di quanto sia utile, anche nel contesto post-Brexit, poter avere un’occasione di contatto e confronto individuale con le diverse università e college presenti”.Il mix di tradizione e innovazione, caratteristico dell’offerta formativa britannica, attrae da sempre studenti di tutto il mondo nel Regno Unito. Secondo gli ultimi dati di HESA – Higher Education Statistics Agency -, sono oltre 16.000 gli studenti italiani nel Regno Unito e il 2019 ha registrato oltre 2.400 nuove domande di immatricolazione da parte di italiani (dati UCAS – Universities and Colleges Admissions Service). Dinamismo, continua evoluzione e una forte attenzione alle competenze richieste dalle diverse carriere si sposano, all’interno delle università del Regno Unito, con un’attenzione al valore e alle potenzialità di ogni singolo studente, al rispetto delle diversità e all’opportunità di vivere in un ambiente ricco di stimoli intellettuali e culturali.L’evento include anche un programma di seminari e sessioni informative presentate da istituzioni e partner del British Council operanti nel campo dell’istruzione, dell’orientamento e della formazione giovanile. Ci saranno, inoltre, numerose occasioni per approfondire il test IELTS, l’esame di inglese più richiesto per lo studio universitario e sarà possibile ascoltare le testimonianze e l’esperienza di studenti italiani iscritti oggi alle Università britanniche. Study UK Fair 2020 è organizzata in collaborazione con IELTS e Tutor You, e con il patrocinio del Comune di Milano. L’ingresso è gratuito previa prenotazione online dal sito http://www.britishcouncil.it/Study-UK

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Discorso del Presidente Juncker sul recesso del Regno Unito dall’Unione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Strasburgo Il presidente Juncker ha aperto il dibattito spiegando: “ho detto al Primo ministro Johnson che non provo alcun attaccamento emotivo per il ”backstop”. Ma ho chiaramente indicato che sono profondamente impegnato a favore degli obiettivi che si prefigge.” Il Presidente Juncker ha inoltre informato i parlamentari di aver invitato il primo ministro britannico Boris Johnson, durante l’incontro svoltosi lunedì 16 settembre a Lussemburgo, a presentare “proposte concrete, operative e per iscritto su soluzioni alternative che consentano di raggiungere tali obiettivi”. Il presidente Juncker ha concluso il suo intervento congratulandosi con gli Stati membri dell’Unione europea per la grande unità di azione e solidarietà dimostrata durante i negoziati con il Regno Unito, concludendo: “questa unità è il nostro bene più importante e la nostra risorsa più preziosa.” Alla sessione ha inoltre partecipato il capo negoziatore della Commissione europea, Michel Barnier. Gli interventi del Presidente Juncker e del capo negoziatore della Commissione europea Michel Barnier sono disponibili online.

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Opportunità di lavoro per Medici di medicina generali nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 4 Maggio 2019

La Brexit e le notizie sulle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno suscitato molto clamore. Poiché il sistema sanitario britannico da anni attrae l’attenzione del personale medico qualificato da altri stati dell’UE, molti medici si chiedono se la BREXIT possa impedire loro di prendere servizio nei centri medici nel Regno Unito. Tuttavia, tali preoccupazioni sembrerebbero ingiustificate, poiché il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) ha recentemente avviato una campagna per il reclutamento di migliaia di Medici di medicina generale da tutta Europa nei prossimi anni.
Il Regno Unito è ancora considerato terra fertile for lo sviluppo professionale sia per gli specializzandi che per medici di lungo corso. Si stima che migliaia di medici siano stati impiegati dal Servizio Sanitario britannico (NHS) per lavorare in tutto il Regno Unito.
Il Servizio Sanitario Nazionale sta soffrendo una grave carenza di personale. Pur svolgendo un ruolo vitale nel sistema sanitario britannico, il numero di Medici di medicina generale è davvero esiguo.Infatti, i medici nel Regno Unito hanno maggiori responsabilità delle loro controparti in qualsiasi altro paese europeo, quindi il Medico di medicina generale può fornire al paziente un programma terapeutico globale. Proprio per questo, la competenza di un Medico di medicina generale nel Regno Unito è estremamente elevata, infatti sono spesso considerati i pilastri delle varie comunità locali, dove godono ancora di profonda fiducia e rispetto.
Non c’è da meravigliarsi quindi se il Servizio Nazionale britannico ha lanciato la più grande campagna di reclutamento internazionale volta ad assumere diverse migliaia di Medici di medicina generale per offrire loro lavoro nel Regno Unito. Paragona, che in passato aveva già reclutato con successo diverse centinaia di medici da tutta Europa per lavorare negli ambulatori del Servizio Sanitario britannico, ha vinto la gara per poter reclutare personale proveniente da tutti i paesi europei. L’NHS ha assicurato sia a Paragona che ai medici stessi che le assunzioni sono in corso e che gli accordi fatti durante la BREXIT non avranno alcun impatto sullo sviluppo del progetto.”Vorrei assicurare a tutti i medici di medicina generale, provenienti dagli altri paesi europei, che sono i benvenuti e che i termini, le condizioni dell’offerta e del contratto di lavoro che firmeranno non saranno infranti o modificati a loro svantaggio. C’è una domanda pressante di Medici di medicina generale in Inghilterra, e il loro arrivo ci aiuterà ad affrontare questa richiesta. Qualunque cosa accada in relazione alla Brexit, il NHS continuerà ad aver bisogno di eccellenti medici da tutta Europa”- afferma Rachel Souter, Responsabile del reclutamento internazionale, NHS England.La prima fase di questo progetto è stata completata da Paragona con il successo del reclutamento di 25 Medici nel Lincolnshire nel nord-est dell’Inghilterra. Attualmente, l’azienda si concentra sul reclutamento di medici nelle Midlands Centrali, dove alla fine dovranno essere reclutati e formati 100 specialisti.

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Brexit: Il Regno Unito uscità senza accordo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

A seguito della richiesta del primo ministro Theresa May, giovedì 21 marzo il Consiglio europeo (articolo 50) ha concordato di prorogare la data dell’uscita del Regno Unito al 22 maggio 2019, a condizione che l’accordo di recesso sia approvato dalla Camera dei comuni entro il 29 marzo 2019. In caso di mancata approvazione entro questa data, il Consiglio europeo ha accettato una proroga fino al 12 aprile 2019. In questo scenario, il Regno Unito dovrebbe indicare la via da seguire prima di tale data.
In caso di uscita senza accordo, il Regno Unito diventerà un paese terzo senza regime transitorio. Da quel momento tutto il diritto primario e derivato dell’UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso, il che ovviamente causerà notevoli disagi ai cittadini e alle imprese.
In questo scenario, le relazioni del Regno Unito con l’UE saranno disciplinate dal diritto pubblico internazionale generale, che comprende le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’UE sarà tenuta ad applicare immediatamente la propria normativa e le proprie tariffe alle frontiere con il Regno Unito, inclusi i controlli e le verifiche del rispetto delle norme doganali, sanitarie e fitosanitarie e la verifica di conformità alle norme dell’UE. Nonostante i notevoli preparativi delle autorità doganali degli Stati membri, i controlli potrebbero causare importanti ritardi alla frontiera. Inoltre, i soggetti del Regno Unito non potranno più essere ammessi a beneficiare delle sovvenzioni dell’UE e a partecipare alle procedure di aggiudicazione degli appalti dell’UE secondo le attuali modalità. Analogamente, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell’Unione europea, e saranno sottoposti a controlli supplementari quando attraversano le frontiere nell’UE. Anche in questo ambito gli Stati membri hanno effettuato importanti preparativi nei porti e negli aeroporti per garantire la maggiore efficienza possibile dei controlli, ma potranno comunque verificarsi dei ritardi.
Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 17 proposte sono state adottate o approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. È attualmente in corso l’adozione formale di tutti gli atti da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Due proposte saranno finalizzate dai due colegislatori a tempo debito.

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Cittadinanza: Riservare particolare attenzione alle famiglie italiane con coniuge straniero che vivono nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Il Sen. Fantetti e l’On. Nissoli hanno presentato una interrogazione ai ministri Moavero e Salvini, rispettivamente al Senato e alla Camera, per venire incontro alle necessità delle famiglie italiane con coniuge straniero presenti nel Regno Unito, in un momento difficile come quello della Brexit.Infatti, nel dispositivo i due parlamentari chiedono “se i ministri interrogati intendano attivarsi per disporre un incremento di risorse economiche e umane in servizio presso il Consolato Generale d’Italia ed emanare, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, atti specifici e urgenti, affinché il prolungamento dei termini per la concessione della cittadinanza e la richiesta della conoscenza della lingua italiana non abbia effetto sulle richieste di cittadinanza presentate dai coniugi non italiani di cittadini italiani residenti nel Regno Unito, almeno fino al termine del periodo di transizione durante il quale il Regno Unito continuerà ad applicare le normative europee (previsto per il 31 dicembre 2020)”. “Comprendiamo che si tratta di un problema complesso”, hanno dichiarato i due parlamentari auspicando “che il governo venga incontro alle esigenze delle molte famiglie italiane residenti nel Regno Unito”.

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Brexit: è giunto il momento che il Regno Unito chiarisca la sua posizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Nel dibattito che ha fatto seguito al voto della Camera dei Comuni del Regno Unito, i deputati hanno sottolineato che la difesa dei i diritti dei cittadini UE resta la priorità del PE. Dopo la bocciatura dell’accordo di ritiro da parte della Camera dei Comuni del Regno Unito ieri sera, spetta ora al governo e al Parlamento britannico di comunicare all’UE dove si trova una maggioranza positiva e che tipo di relazione vogliono con l’Unione europea, hanno sottolineato i deputati.L’accordo di ritiro è il miglior e unico compromesso possibile nell’ambito delle ‘linee rosse’ stabilite dal governo britannico, ha sottolineato Michel Barnier, negoziatore capo dell’UE per la Brexit, poiché garantisce la certezza del diritto nei casi in cui la Brexit crea incertezza. L’UE non accetterà che gli orientamenti già stabiliti siano indeboliti, in particolare per quanto riguarda il processo di pace e il confine con l’isola d’Irlanda e i diritti dei cittadini, ha poi aggiunto Frans Timmermans per la Commissione europea.
Guy Verhofstadt (ALDE, BE), coordinatore Brexit del PE, ha chiesto un dialogo fra i partiti nel Regno Unito al fine di costruire una maggioranza positiva per sbloccare la situazione di stallo ed eventualmente ridefinire le ‘linee rosse’ del Regno Unito. Ha anche sottolineato che una nuova posizione negoziale da parte del Regno Unito potrebbe consentire di prendere in considerazione un rapporto futuro più profondo tra il Regno Unito e l’UE.Un’uscita senza condizioni non sarebbe nell’interesse di nessuno, concordano i deputati europei. L’UE intensificherà i lavori di preparazione con gli Stati membri e il PE, ha aggiunto Melania Ciot, a nome della presidenza rumena del Consiglio.

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