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Opportunità di lavoro per Medici di medicina generali nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

La Brexit e le notizie sulle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno suscitato molto clamore. Poiché il sistema sanitario britannico da anni attrae l’attenzione del personale medico qualificato da altri stati dell’UE, molti medici si chiedono se la BREXIT possa impedire loro di prendere servizio nei centri medici nel Regno Unito. Tuttavia, tali preoccupazioni sembrerebbero ingiustificate, poiché il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) ha recentemente avviato una campagna per il reclutamento di migliaia di Medici di medicina generale da tutta Europa nei prossimi anni.
Il Regno Unito è ancora considerato terra fertile for lo sviluppo professionale sia per gli specializzandi che per medici di lungo corso. Si stima che migliaia di medici siano stati impiegati dal Servizio Sanitario britannico (NHS) per lavorare in tutto il Regno Unito.
Il Servizio Sanitario Nazionale sta soffrendo una grave carenza di personale. Pur svolgendo un ruolo vitale nel sistema sanitario britannico, il numero di Medici di medicina generale è davvero esiguo.Infatti, i medici nel Regno Unito hanno maggiori responsabilità delle loro controparti in qualsiasi altro paese europeo, quindi il Medico di medicina generale può fornire al paziente un programma terapeutico globale. Proprio per questo, la competenza di un Medico di medicina generale nel Regno Unito è estremamente elevata, infatti sono spesso considerati i pilastri delle varie comunità locali, dove godono ancora di profonda fiducia e rispetto.
Non c’è da meravigliarsi quindi se il Servizio Nazionale britannico ha lanciato la più grande campagna di reclutamento internazionale volta ad assumere diverse migliaia di Medici di medicina generale per offrire loro lavoro nel Regno Unito. Paragona, che in passato aveva già reclutato con successo diverse centinaia di medici da tutta Europa per lavorare negli ambulatori del Servizio Sanitario britannico, ha vinto la gara per poter reclutare personale proveniente da tutti i paesi europei. L’NHS ha assicurato sia a Paragona che ai medici stessi che le assunzioni sono in corso e che gli accordi fatti durante la BREXIT non avranno alcun impatto sullo sviluppo del progetto.”Vorrei assicurare a tutti i medici di medicina generale, provenienti dagli altri paesi europei, che sono i benvenuti e che i termini, le condizioni dell’offerta e del contratto di lavoro che firmeranno non saranno infranti o modificati a loro svantaggio. C’è una domanda pressante di Medici di medicina generale in Inghilterra, e il loro arrivo ci aiuterà ad affrontare questa richiesta. Qualunque cosa accada in relazione alla Brexit, il NHS continuerà ad aver bisogno di eccellenti medici da tutta Europa”- afferma Rachel Souter, Responsabile del reclutamento internazionale, NHS England.La prima fase di questo progetto è stata completata da Paragona con il successo del reclutamento di 25 Medici nel Lincolnshire nel nord-est dell’Inghilterra. Attualmente, l’azienda si concentra sul reclutamento di medici nelle Midlands Centrali, dove alla fine dovranno essere reclutati e formati 100 specialisti.

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Brexit: Il Regno Unito uscità senza accordo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

A seguito della richiesta del primo ministro Theresa May, giovedì 21 marzo il Consiglio europeo (articolo 50) ha concordato di prorogare la data dell’uscita del Regno Unito al 22 maggio 2019, a condizione che l’accordo di recesso sia approvato dalla Camera dei comuni entro il 29 marzo 2019. In caso di mancata approvazione entro questa data, il Consiglio europeo ha accettato una proroga fino al 12 aprile 2019. In questo scenario, il Regno Unito dovrebbe indicare la via da seguire prima di tale data.
In caso di uscita senza accordo, il Regno Unito diventerà un paese terzo senza regime transitorio. Da quel momento tutto il diritto primario e derivato dell’UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso, il che ovviamente causerà notevoli disagi ai cittadini e alle imprese.
In questo scenario, le relazioni del Regno Unito con l’UE saranno disciplinate dal diritto pubblico internazionale generale, che comprende le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’UE sarà tenuta ad applicare immediatamente la propria normativa e le proprie tariffe alle frontiere con il Regno Unito, inclusi i controlli e le verifiche del rispetto delle norme doganali, sanitarie e fitosanitarie e la verifica di conformità alle norme dell’UE. Nonostante i notevoli preparativi delle autorità doganali degli Stati membri, i controlli potrebbero causare importanti ritardi alla frontiera. Inoltre, i soggetti del Regno Unito non potranno più essere ammessi a beneficiare delle sovvenzioni dell’UE e a partecipare alle procedure di aggiudicazione degli appalti dell’UE secondo le attuali modalità. Analogamente, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell’Unione europea, e saranno sottoposti a controlli supplementari quando attraversano le frontiere nell’UE. Anche in questo ambito gli Stati membri hanno effettuato importanti preparativi nei porti e negli aeroporti per garantire la maggiore efficienza possibile dei controlli, ma potranno comunque verificarsi dei ritardi.
Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 17 proposte sono state adottate o approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. È attualmente in corso l’adozione formale di tutti gli atti da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Due proposte saranno finalizzate dai due colegislatori a tempo debito.

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Cittadinanza: Riservare particolare attenzione alle famiglie italiane con coniuge straniero che vivono nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Il Sen. Fantetti e l’On. Nissoli hanno presentato una interrogazione ai ministri Moavero e Salvini, rispettivamente al Senato e alla Camera, per venire incontro alle necessità delle famiglie italiane con coniuge straniero presenti nel Regno Unito, in un momento difficile come quello della Brexit.Infatti, nel dispositivo i due parlamentari chiedono “se i ministri interrogati intendano attivarsi per disporre un incremento di risorse economiche e umane in servizio presso il Consolato Generale d’Italia ed emanare, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, atti specifici e urgenti, affinché il prolungamento dei termini per la concessione della cittadinanza e la richiesta della conoscenza della lingua italiana non abbia effetto sulle richieste di cittadinanza presentate dai coniugi non italiani di cittadini italiani residenti nel Regno Unito, almeno fino al termine del periodo di transizione durante il quale il Regno Unito continuerà ad applicare le normative europee (previsto per il 31 dicembre 2020)”. “Comprendiamo che si tratta di un problema complesso”, hanno dichiarato i due parlamentari auspicando “che il governo venga incontro alle esigenze delle molte famiglie italiane residenti nel Regno Unito”.

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Brexit: è giunto il momento che il Regno Unito chiarisca la sua posizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Nel dibattito che ha fatto seguito al voto della Camera dei Comuni del Regno Unito, i deputati hanno sottolineato che la difesa dei i diritti dei cittadini UE resta la priorità del PE. Dopo la bocciatura dell’accordo di ritiro da parte della Camera dei Comuni del Regno Unito ieri sera, spetta ora al governo e al Parlamento britannico di comunicare all’UE dove si trova una maggioranza positiva e che tipo di relazione vogliono con l’Unione europea, hanno sottolineato i deputati.L’accordo di ritiro è il miglior e unico compromesso possibile nell’ambito delle ‘linee rosse’ stabilite dal governo britannico, ha sottolineato Michel Barnier, negoziatore capo dell’UE per la Brexit, poiché garantisce la certezza del diritto nei casi in cui la Brexit crea incertezza. L’UE non accetterà che gli orientamenti già stabiliti siano indeboliti, in particolare per quanto riguarda il processo di pace e il confine con l’isola d’Irlanda e i diritti dei cittadini, ha poi aggiunto Frans Timmermans per la Commissione europea.
Guy Verhofstadt (ALDE, BE), coordinatore Brexit del PE, ha chiesto un dialogo fra i partiti nel Regno Unito al fine di costruire una maggioranza positiva per sbloccare la situazione di stallo ed eventualmente ridefinire le ‘linee rosse’ del Regno Unito. Ha anche sottolineato che una nuova posizione negoziale da parte del Regno Unito potrebbe consentire di prendere in considerazione un rapporto futuro più profondo tra il Regno Unito e l’UE.Un’uscita senza condizioni non sarebbe nell’interesse di nessuno, concordano i deputati europei. L’UE intensificherà i lavori di preparazione con gli Stati membri e il PE, ha aggiunto Melania Ciot, a nome della presidenza rumena del Consiglio.

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I servizi assicurativi sul cloud di Slice sono ora disponibili nel Regno Unito e nell’Unione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Slice Labs Inc., fornitore di una premiata piattaforma sul cloud per assicurazioni on demand, ha oggi annunciato la disponibilità del prodotto Insurance Cloud Services (ICS) nel Regno Unito e nella UE. Legal & General sarà il primo cliente a utilizzare ICS nel Regno Unito, con il lancio della copertura on demand per multiproprietà a un costo basato sull’utilizzo. I prodotti assicurativi disponibili tramite la piattaforma ICS di Slice offrono ai clienti una ricca e coinvolgente esperienza totalmente digitale all’insegna della rapidità e flessibilità.Fedele all’intenzione dichiarata di aumentare la disponibilità di ICS a livello mondiale a seguito di un finanziamento di serie A esteso, del valore di 20 milioni di dollari USA, l’azienda consente ora agli assicuratori britannici ed europei di abbonarsi a ICS e di lanciare prodotti on demand personalizzati in funzione di specificità locali, linguistiche e demografiche.Cheryl Agius, CEO della divisione Assicurazioni di Legal & General, ha dichiarato: “Legal & General è lieta di collaborare con Slice al nuovo prodotto on demand, un settore in crescita nel mercato statunitense e ora anche in quello britannico”.Il Dr. Robin Kiera, CEO di DigitalScouting e influencer europeo del settore insurtech, ha aggiunto: “La trasformazione digitale porta all’internazionalizzazione. Non solo per gli assicuratori, ma anche per le startup insurtech di successo che si sviluppano oltre Atlantico. Qui in Europa notiamo un numero sempre superiore di casi di utilizzo della collaborazione e creazione congiunta tra startup insurtech e aziende storiche. Consideriamo Slice come un catalizzatore in espansione nei nuovi mercati”.Dal lancio della piattaforma ICS, avvenuta nel mese di gennaio 2018, quattro compagnie assicurative mondiali hanno collaborato con Slice per sperimentare, testare e implementare i propri prodotti on demand, sia nel segmento della multiproprietà che nel campo delle ciberassicurazioni.”Dopo aver dimostrato con successo l’importanza che riveste, per gli operatori del settore, la creazione di modelli assicurativi digitali nell’America Settentrionale, siamo entusiasti di ciò che ICS è in grado di offrire agli assicuratori britannici ed europei”, è stato il commento di Tim Attia, CEO di Slice Labs. “L’interesse dei clienti verso i modelli di servizio on demand e a costi basati sull’utilizzo oltrepassa i confini a seguito del progresso continuo delle tecnologie dei big data e dell’IA. Portiamo la potenza di queste tecnologie agli assicuratori europei, per consentire loro di fornire un valore più sostenibile ai loro clienti, indipendentemente dalla specificità demografica e di mercato”.

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GTT annuncia le nuove divisioni nel Regno Unito e in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

GTT Communications, Inc. (NYSE: GTT), operatore leader globale nella fornitura di servizi di cloud networking ad aziende multinazionali, annuncia oggi le sue nuove divisioni, create in seguito all’acquisizione di Interoute.GTT ha nominato Martin Ford come Presidente della divisione UK, con la responsabilità non solo per i clienti di quest’area, ma anche per Irlanda, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico. In precedenza, Ford ha ricoperto il ruolo di Presidente di GTT per la divisione EMEA. Prima del suo arrivo in GTT, Ford ha svolto numerosi incarichi di direzione, in Hibernia Networks e Level 3.
GTT ha annunciato, inoltre, la nomina di Jesper Aagaard come Presidente della divisione Europa, con la responsabilità per i clienti dell’Europa continentale. Aagaard ha ricoperto il ruolo di Managing Director di Interoute per il nord Europa e i Paesi Bassi. In precedenza, è stato il CEO di Comendo Network in Danimarca.La nuova struttura coincide con l’espansione della presenza di GTT in Europa in seguito all’acquisizione di Interoute – uno dei principali operatori proprietari di rete indipendenti di quest’area – dello scorso 31 maggio. Le nuove divisioni di GTT gestiranno funzioni chiave per la crescita della struttura e per la client experience, che comprendono: vendita, quotazioni, ordini, erogazione dei servizi, fatturazione e tutto ciò che concerne la gestione del cliente nel complesso.
Le nuove divisioni completano quella americana, guidata da Eric Warren, e la divisione Carrier, guidata da Jeff Beer.“Abbiamo la grande opportunità di rispondere alla crescente richiesta di servizi di cloud networking da parte dei clienti multinazionali” ha dichiarato Rick Calder, Presidente e CEO di GTT. “La nostra nuova struttura e la leadership di alto livello che ci contraddistingue, ci permette di offrire un servizio ineccepibile ai nostri clienti, con il fine ultimo di connettere le persone all’interno delle organizzazioni, in tutto il mondo, e a qualunque applicazione presente nel cloud”. http://www.gtt.net

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Brexit: la Commissione adotta una comunicazione sui preparativi per il recesso del Regno Unito dall’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Il 30 marzo 2019 il Regno Unito lascerà l’UE e diverrà un paese terzo. Questo determinerà effetti per i cittadini, le imprese e le amministrazioni sia nel Regno Unito sia nell’UE. Le ripercussioni spaziano dall’introduzione di nuovi controlli alla frontiera esterna che separerà l’UE dal Regno Unito fino alla validità dei certificati, licenze e autorizzazioni rilasciati dal Regno Unito, passando per l’applicazione di norme diverse sui trasferimenti di dati.Accogliendo l’invito a intensificare i lavori per prepararsi a tutti i livelli e a tutti gli esiti possibili, formulato dal Consiglio europeo (Articolo 50) il mese scorso, la comunicazione adottata oggi dalla Commissione esorta gli Stati membri e i privati ad accelerare i preparativi.
Sebbene l’UE lavori incessantemente per un accordo che garantisca un recesso ordinato, l’uscita del Regno Unito causerà indubbiamente perturbazioni, ad esempio nelle catene di approvvigionamento, che si raggiunga o no un accordo. Poiché non è ancora certo che alla data prevista sarà disponibile un accordo di recesso ratificato né che cosa eventualmente esso comporterà, ci si prepara a tutte le evenienze per assicurare che le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e i privati siano comunque pronti. Anche se sarà raggiunto un accordo, con il recesso il Regno Unito cesserà comunque di essere uno Stato membro e non godrà quindi più dei benefici di uno Stato membro. Prepararsi al fatto che il Regno Unito diverrà un paese terzo è pertanto di importanza fondamentale, anche se UE e Regno Unito raggiungeranno un accordo.
Prepararsi al recesso del Regno Unito non è tuttavia responsabilità soltanto delle istituzioni dell’UE: si tratta di un impegno comune, condiviso a livello unionale, nazionale e regionale, che coinvolge in particolare anche gli operatori economici e altri soggetti privati. Ciascuno deve intensificare l’impegno per prepararsi a tutte le evenienze e assumersi la responsabilità della propria situazione specifica.

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Le regioni non devono essere lasciate sole ad affrontare la Brexit

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Gli enti locali e regionali dell’Unione europea non devono essere “lasciati soli” ad affrontare le sfide poste dal recesso del Regno Unito dall’UE: questo il messaggio lanciato dal Comitato europeo delle regioni il 17 maggio, in una risoluzione che esprime la preoccupazione del CdR per lo stallo dei negoziati tra il Regno Unito e l’UE.La risoluzione , adottata all’unanimità, pone “in primo piano” la necessità di evitare il crearsi una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. In essa, inoltre, il CdR sostiene che, per “mitigare” gli effetti negativi della Brexit sulle economie regionali, l’UE dovrebbe mantenere una politica forte di sviluppo regionale, potrebbe avvalersi delle sue politiche in materia di agricoltura e di pesca e può aver bisogno di rendere più flessibili le regole in materia di aiuti di Stato. Nella risoluzione il CdR esorta altresì la Commissione europea a valutare “l’eventuale necessità di un fondo di stabilizzazione per le regioni maggiormente colpite dal recesso del Regno Unito dall’UE”.Il CdR non ha alcun ruolo formale nei negoziati con il Regno Unito, ma alcuni dei suoi membri e gli enti che essi rappresentano adotteranno una posizione formale in merito – anche per quanto riguarda gli aspetti legati al commercio – all’interno dei rispettivi quadri giuridici nazionali.In proposito il Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz ha dichiarato che “il recesso del Regno Unito dall’UE il 29 marzo 2019 rischia di causare gravi problemi per gli enti locali e regionali in tutta l’UE. I negoziati sulla Brexit hanno finora dedicato troppo poca attenzione alle implicazioni della Brexit per le regioni e le città di tutta Europa. Dato che ad oggi vi sono ancora scarse indicazioni circa il futuro delle relazioni tra Regno Unito e UE, gli enti locali e regionali stanno già sforzandosi di elaborare dei piani. Ma il punto di partenza deve essere quello di evitare una frontiera fisica in Irlanda e di proseguire i programmi dell’UE – come EU PEACE e Interreg – che hanno contribuito a costruire la pace nell’isola fin dall’accordo del Venerdì santo”.”Questo” ha aggiunto il Presidente Lambertz “dovrebbe essere il momento di essere pragmatici, tanto nei negoziati con il Regno Unito quanto nel bilancio dell’UE dopo la Brexit; e invece ad oggi vediamo proposte volte a ridurre i nostri fondi più importanti per la solidarietà e gli investimenti – quelli della politica di coesione – anziché scorgere indicazioni chiare e concrete che i fondi sociali, per l’agricoltura e per la pesca saranno utilizzati per attenuare l’impatto della Brexit”.Lambertz e i rappresentanti dei cinque gruppi politici del CdR si recheranno in visita a Dublino il 22 maggio e il giorno dopo in Irlanda del Nord per incontrare i rappresentanti dell’associazione degli enti locali e delle imprese di quei territori e visitare la frontiera che attraversa l’isola.Due indagini, una condotta dal CdR tra gli enti locali e regionali in esso rappresentati e l’altra condotta da Eurochambres tra una più ampia selezione di enti subnazionali e camere di commercio di tutta l’UE, indicano che, dopo lo stesso Regno Unito, il paese probabilmente più colpito dagli effetti della Brexit sarà proprio la Repubblica d’Irlanda. Sempre secondo tali indagini – nonché secondo uno studio accademico commissionato dal CdR – altre regioni particolarmente esposte a questi effetti saranno quelle di Germania, Paesi Bassi, Belgio e Francia. Nella risoluzione il CdR fa notare come il lavoro svolto indichi che, finora, la maggior parte delle regioni non è riuscita a valutare il possibile impatto dell’uscita del Regno Unito dall’UE, data in particolare l’incertezza che circonda i negoziati e le future relazioni tra le due parti.La mappatura delle ripercussioni della Brexit è uno dei frutti dell’impegno – assunto dal CdR in una risoluzione precedente, adottata nel marzo 2017 – “ad intensificare attivamente il dialogo con gli enti locali e regionali maggiormente interessati da tale processo, in modo da poter tracciare, per il negoziatore dell’UE. un quadro completo degli sviluppi della situazione a livello locale e regionale”.

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L’uscita del Regno Unito dall’UE è un evento sopravvalutato

Posted by fidest press agency su martedì, 30 gennaio 2018

london-centralLondra. Richard Colwell, Responsabile azioni britanniche. Nel 2017 le azioni britanniche hanno raggiunto i massimi storici, ma hanno perso terreno rispetto ai listini globali (in termini di dollari USA). L’esposizione degli investitori globali alle azioni britanniche è scesa ai bassi livelli del 2009, quando il sistema bancario era a rischio. Se è vero che ciò riflette i timori riguardo al calo della sterlina e alle prospettive economiche per il Regno Unito riconducibili alle ripercussioni negative dei negoziati sulla Brexit, è altrettanto vero che ha schiuso nuove opportunità per il 2018.I mercati azionari scontano le previsioni sull’andamento futuro, per cui il clima di incertezza politica trova già ampio riscontro nelle valutazioni. Per gli investitori attivi, non contano i flussi di notizie ma le valutazioni. È impossibile prevedere in che modo procederanno i negoziati sulla Brexit o in che modo incideranno sull’economia. Occorre in ogni caso tenere presente che il mercato azionario britannico è il terzo maggiore al mondo e che vi opera anche una folta schiera di società multinazionali, per cui non si limita a riflettere le sorti britanniche. Oltre il 70% del fatturato delle società incluse nell’indice FTSE 100 proviene da altri paesi. Questi titoli scambiano a sconti elevati rispetto ai loro omologhi europei e statunitensi, il che offre alle azioni britanniche un cuscinetto in grado di proteggerle contro gran parte delle flessioni anticipate.
Ironia della sorte, anche se il mercato britannico ha raggiunto un massimo in termini assoluti, le opportunità di acquistare titoli poco costosi sono ora più numerose rispetto agli anni passati. Oltre ad accusare un ritardo rispetto all’ascesa dei mercati internazionali, il mercato azionario britannico ha evidenziato anche forti divari di performance al suo interno. Interi segmenti del mercato sono fortemente penalizzati perché sono considerati vittima della Brexit o suscettibili di risentire di turbolenze legate alle tecnologie.Considerando una serie di parametri di valutazione, che si tratti del rendimento da dividendi o del rapporto prezzo/utili, le azioni britanniche sono convenienti rispetto ad altri mercati sviluppati. In base al rapporto prezzo/valore contabile, le valutazioni rispetto agli Stati Uniti hanno toccato minimi che non si registravano dall’apice della bolla del 2000 nei comparti delle telecomunicazioni, dei media e della tecnologia. In effetti, 85 dei titoli compresi nell’indice FTSE 350 hanno di recente archiviato minimi relativi su un arco di 53 settimane.Se gli investitori continuano a evitare le azioni britanniche e le valutazioni restano relativamente basse, le aziende internazionali dovrebbero continuare a sfruttare lo sconto in termini di valutazione offerto dal Regno Unito, nonché la debolezza della sterlina, e presentare offerte di acquisto per le loro omologhe britanniche. Tra gli esempi di questo tipo per il 2017 figurano WS Atkins, un’azienda che offre servizi di ingegneria, e Berendsen, una società operante nel settore delle lavanderie, entrambe acquistate da controparti internazionali. Senza dimenticare le mire di Kraft nei confronti di Unilever.Le aziende comunemente descritte come vittime della Brexit sono tra quelle maggiormente sottovalutate. Alcuni titoli azionari in settori come il tempo libero, il commercio al dettaglio e i media viaggiano su valutazioni osservate l’ultima volta durante il rallentamento congiunturale del 2009. Quali di essi riusciranno a destreggiarsi in un contesto congiunturale che si preannuncia più debole, e conquistare quote di mercato? In alternativa, quali azioni scontano già uno scenario economico catastrofico? O forse queste azioni nazionali britanniche stanno assistendo a un momento simile a quello verificatosi nel primo trimestre del 2009 – che si è poi rivelato essere l’ultima importante occasione di acquisto?
L’andamento dei negoziati sulla Brexit non è facilmente prevedibile, ma i vertici delle aziende dovrebbero sempre prepararsi in vista del futuro anziché lamentarsi dello scenario caotico associato alla Brexit. Del resto, l’incertezza è una caratteristica intrinseca del mondo degli affari. Anziché attendere di avere chiarezza, i gestori dovrebbero pertanto vagliare la capacità di tenuta dell’azienda nel futuro, e all’occorrenza rivederne il modello aziendale.

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Un Ministero per la Solitudine

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

sant'egidio1L’istituzione nel Regno Unito di un Ministero per la Solitudine (Ministry for Loneliness) – da salutare come un significativo segno di attenzione al problema – fa emergere uno dei più grandi temi che l’Europa deve affrontare pensando al suo presente, ma soprattutto al suo futuro: l’isolamento sociale che colpisce in modo trasversale giovani e anziani, tanto che Londra ne ha dovuto prenderne atto e considerarlo alla stregua di una malattia per gli effetti che provoca. Basta pensare alle crescenti forme di depressione o di altre patologie connesse al fenomeno, alcune delle quali comuni, ma aggravate proprio dalla solitudine.Se in Gran Bretagna si calcola che siano 9 milioni le persone che vivono “isolate” e 2 milioni quelle che abitano “sole” (con 200 mila anziani che trascorrono settimane senza incontrare nessuno), in Italia come negli altri Paesi dell’Unione Europea, c’è bisogno di maggiori interventi a tutela di chi è in queste condizioni, a partire dalla popolazione anziana, dato che nel nostro continente ben il 33 % delle famiglie è composto da una sola persona e all’interno di questa categoria gli ultrasessantacinquenni sono circa il 40 %.La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello a non sottovalutare il problema e invita ad affrontarlo creando reti di protezione dal fenomeno dell’isolamento sociale. Da una rilevazione condotta recentemente dalla Comunità su un campione di 2412 anziani di Roma, Novara, Genova, Napoli e Catania è emerso che il 6% degli ultrasessantacinquenni non ha nessuno su cui contare in caso di necessità ed il 24% pensa di poter contare su qualcuno solo in maniera occasionale. L’esperienza del programma “Viva gli anziani” di Sant’Egidio dimostra che è possibile intervenire coinvolgendo più anzianisoggetti all’interno dei quartieri dove vivono le persone sole, in modo da costituire una trama di relazioni con il vicinato, il personale medico e sanitario, le istituzioni e il volontariato. Il risultato è quello di un miglioramento significativo, per tutti, della qualità della vita. Prima di tutto per gli anziani, dato che con il monitoraggio effettuato (grazie a visite, telefonate e altri interventi di prossimità) oltre a diminuire il tasso di istituzionalizzazione si sono registrati effetti positivi sulla salute delle persone, come quando, durante l’ondata di calore del 2015, nei rioni del centro di Roma dove opera “Viva gli anziani!”, la mortalità è aumentata del 50% in meno rispetto ai quartieri limitrofi. Ma conseguenze positive esistono anche per le altre generazioni, visto che la solitudine non è di appannaggio esclusivo della Terza o Quarta Età ma riguarda da vicino anche chi ha molti anni di meno. Significativo è a questo riguardo l’impegno del movimento Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio (giovani delle scuole superiori) nel vivere e favorire il contatto diretto con gli anziani: un’alleanza tra generazioni da cui trae beneficio tutta la società.

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Previsioni sugli utili nel Regno Unito invariate malgrado il periodo difficile

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

londraLondra. Gli sviluppi nel Regno Unito, tra l’avvio dei negoziati per la Brexit e le elezioni generali, ci hanno spinto a interessarci nuovamente alla regione nelle ultime settimane. Non abbiamo apportato modifiche alla posizione neutrale sulle azioni e sui tassi britannici, né abbiamo cambiato l’opinione negativa sulla sterlina.Sospettavamo che l’assenza di una maggioranza definita in parlamento avrebbe probabilmente determinato l’allontanamento degli investitori dagli asset rischiosi orientati al mercato interno, in un contesto di accresciuta incertezza alimentata dal ritorno alla politica delle coalizioni. In vista delle elezioni, i nostri fondi gestiti e i desk reddito fisso e azioni globali sono rimasti complessivamente neutrali nei confronti del Regno Unito; all’interno della regione, invece, abbiamo effettuato allocazioni in large cap e società growth maggiormente orientate al mercato internazionale.Ma tentare di prevedere la direzione che avrebbero preso i mercati è sembrato ancora più arduo rispetto a prima delle precedenti elezioni nel Regno Unito; infatti, come nel caso del referendum dell’anno scorso sulla permanenza nell’Unione europea, diversi sondaggi sono rientrati all’interno del margine di errore. Nella fattispecie, la risposta del mercato ha seguito linee prevedibili: deprezzamento della sterlina, solide performance delle azioni, trainate dalle società che generano utili all’estero, e una debolezza sostenuta per le azioni esposte all’economia interna.Per quanto riguarda la Brexit, il nostro scenario di riferimento prevede che un’uscita piuttosto drastica dall’Unione (con la conseguente perdita dell’accesso al mercato unico), determinerebbe una flessione della sterlina e debiliterebbe il mercato dei Gilt. L’incapacità dei Tory di portare a casa una maggioranza alle elezioni ha chiarito ulteriormente alcuni aspetti dei negoziati intorno all’articolo 50, alimentando un intenso dibattito sulla possibilità che un governo di coalizione (con un partito conservatore umiliato) conduca a una Brexit più soft. I meccanismi stessi dell’uscita dall’UE appaiono quindi fondamentali per la previsione delle ripercussioni economiche. Se da un lato non è da escludere che il Regno Unito possa cambiare idea sull’applicazione dell’articolo 50 entro due anni, è altrettanto ipotizzabile che questo periodo non sia sufficiente per giungere a un accordo su tutti gli aspetti pratici della Brexit, con un conseguente scenario caotico con l’acqua alla gola.Nell’eventualità di una “soft Brexit” o di un dietrofront, le possibili ripercussioni sulla crescita sono giudicate positive, tenuto conto dell’atteggiamento meno tollerante verso l’inflazione della Bank of England. Una Brexit con l’acqua alla gola presenta importanti rischi macro, tra cui una minaccia per i consumatori già messi alla prova, con un probabile aumento dei rendimenti dei Gilt, per effetto dei deflussi da parte degli investitori esteri. Il nostro scenario di riferimento contempla una Brexit piuttosto drastica, in cui l’immigrazione resta una tematica chiave e l’accesso al mercato unico non è più possibile o è gravemente limitato.
Tirando le somme, qual è l’impatto di quanto descritto sopra sulle nostre previsioni per il Regno Unito?
Stiamo diventando più prudenti sulle azioni britanniche esposte al mercato nazionale, poiché le attuali difficoltà sono diventate più evidenti in seguito all’esito delle elezioni. Queste società devono fare i conti con l’ulteriore indebolimento della spesa per consumi, sulla scia dell’acuirsi delle incertezze e dell’effetto erosivo dell’inflazione sui redditi reali; senza contare il crollo dei saggi di risparmio, che ha spinto l’equilibrio finanziario delle famiglie in deficit per la prima volta dal 2008. Le grandi società globali potrebbero inoltre risultare vulnerabili alla debolezza dell’economia statunitense, soprattutto quelle con valutazioni elevate. Nel frattempo, è possibile che l’impulso una tantum per le società che generano utili su scala internazionale derivante dall’indebolimento della valuta si sia esaurito.Malgrado queste difficoltà, ci attendiamo una crescita degli utili societari per azione pari al 20% quest’anno, con un successivo ridimensionamento al 7% nel 2018. Queste previsioni sono supportate dal fatto che il sottopeso degli investitori sulle azioni britanniche è in prossimità dei minimi pre-Brexit, le operazioni di fusione e acquisizione in chiave opportunistica evidenziano una ripresa e le valutazioni (a 15 volte gli utili del 2017) appaiono interessanti, specialmente rispetto agli USA. Infine, le azioni britanniche continuano a offrire un soddisfacente rendimento da dividendo del 4,1% (che scende al 3,7% se si escludono le materie prime). In sintesi, al momento gli utili societari sono alquanto sottovalutati.Altrove, gli sviluppi sul panorama dei fondamentali societari high yield in Europa appaiono positivi e dovrebbero restare tali per svariati motivi. Ad esempio, all’orizzonte si prospettano unicamente casi di insolvenza frizionali o idiosincratici, mentre gli importanti deflussi dai fondi pubblici (associati a un eccesso di offerta a marzo e aprile) non sono riusciti a destabilizzare la solidità del mercato nella prima parte dell’anno. Dal punto di vista delle valutazioni, il mercato risulta costoso rispetto al passato, ma d’altronde lo era anche negli anni che hanno preceduto la stretta creditizia (2005-2007); ciò dimostra che l’assenza di catalizzatori negativi può continuare ad attrarre gli investitori, a condizione che gli spread compensino abbondantemente il rischio di credito implicito, il che sembra corrispondere alla situazione attuale. (fonte: Columbia Threadneedle Investments a cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio Multi-Asset)

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Negoziati con il Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

european commissionBruxelles Commissione Europea. Il Collegio dei Commissari ha trasmesso al Consiglio una raccomandazione sull’avvio dei negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50, che comprende un progetto di direttive di negoziato. Questo mandato giuridico fa seguito agli orientamenti politici adottati sabato dal Consiglio europeo.
Il testo odierno integra gli orientamenti illustrando nei necessari particolari le modalità di condotta della prima fase dei negoziati. Dà riscontro all’approccio a due fasi deciso dai leader dei 27 Stati membri e attribuisce priorità alle questioni necessarie ai fini di un recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione.
Le direttive di negoziato riguardano 4 ambiti principali. La prima priorità negoziale è salvaguardare lo status e i diritti dei cittadini, siano essi cittadini dell’UE a 27 nel Regno Unito o cittadini britannici nell’UE a 27, e dei relativi familiari. La raccomandazione della Commissione è inoltre chiara nell’affermare che il passaggio alla seconda fase dei negoziati è subordinato al raggiungimento di un accordo sui principi della liquidazione finanziaria. I negoziati non dovranno compromettere in alcun modo l’accordo del Venerdì santo. Si dovranno trovare soluzioni per evitare l’innalzamento di una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. È infine necessario regolamentare gli aspetti inerenti alla risoluzione delle controversie e all’amministrazione dell’accordo di recesso.
Michel Barnier, negoziatore dell’Unione per i negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50, ha dichiarato: “Con la raccomandazione odierna ci mettiamo sulla buona strada per assicurare un recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione europea, nell’interesse di tutti. Non appena il Regno Unito sarà pronto inizieremo a negoziare in modo costruttivo.”
La raccomandazione sarà trasmessa al Consiglio, che prevede di adottarla nella sessione “Affari generali” del 22 maggio.
Ricordiamo i precedenti: Il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha notificato al Consiglio europeo l’intenzione di recedere dall’Unione. Il Consiglio europeo ha adottato i suoi orientamenti politici il 29 aprile 2017. I negoziati saranno sempre condotti alla luce degli orientamenti del Consiglio europeo, nel rispetto delle direttive di negoziato impartite dal Consiglio e tenendo nella debita considerazione la risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2017.

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Si acuisce la crisi della produttività del Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

londonLondon. La crisi della produttività del Regno Unito si sta approfondendo, questa l’evidenza principale dell’ultima pubblicazione dello studio Business Trends di BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza aziendale, in Gran Bretagna. L’ultima release di BDO Business Trends rivela che, mentre le imprese del Regno Unito continuano a assumere nuovo personale, la produzione d’impresa è in continua discesa. La quantità di produzione generata per ogni ora lavorativa rischia, quindi, di rallentare ulteriormente, compromettendo i già allarmanti livelli di produttività del Regno Unito. Nel primo trimestre 2017 l’Employment Index – l’indice di BDO Business Trends che rileva la propensione all’assumere forza lavoro – è rimasto al di sopra della media di tendenza e risulta in crescita rispetto ai mesi di gennaio e febbraio 2017, attestandosi a 102,0. L’occupazione è cresciuta costantemente negli ultimi sei mesi e il tasso di disoccupazione, attualmente al 4,7%, è il più basso mai registrato in Gran Bretagna da più di 40 anni1.Tuttavia, nonostante i dati positivi sull’occupazione, l’Output Index – l’indice BDO sulle previsioni delle imprese britanniche relative agli ordini per il prossimo trimestre – ha subito un decremento scendendo a 95,9. Questo risultato è decisamente inferiore all’andamento di crescita a lungo termine che viene attestato a 100, e sta scivolando più vicino al punto di contrazione, ossia al di sotto di 95.0. I dati mostrano la grave difficoltà che sta vivendo l’economia britannica per rilanciare la produttività, nonostante gli aumenti marginali annunciati dalla ONS all’inizio di aprile.Lo scarso livello di produttività riscontrato nel primo trimestre 2017, oltre ad avere un impatto sulle imprese, ha anche un peso incisivo sulle famiglie britanniche. La crescita dei redditi familiari, infatti, si attesta a circa il 50% in meno del periodo pre-crisi finanziaria2 e riflette le basse prestazioni riscontrate nella produzione. In aggiunta, l’Inflation Index, l’indice di BDO che misura i livelli di inflazione, ha raggiunto un nuovo picco a quota 105,2, il più elevato dell’ultimo quinquennio. Considerando che i prezzi delle merci continuano ad adeguarsi a causa del recente deprezzamento della valuta sterlina, che non accenna a fermarsi, l’inflazione sembra destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. Questi fattori combinati indicano che qualora la produttività non ritorni a regime rapidamente, la spesa per i consumi continuerà a contrarsi in maniera ancora più incisiva.

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Brexit: i deputati fissano le condizioni per l’accordo di uscita del Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

bruxelles-1Bruxelles. La Conferenza dei Presidenti ha adottato una mozione di risoluzione, proposta dai leader di quattro gruppi politici e dalla commissione per gli affari costituzionali, nella quale sono esposte le condizioni per l’approvazione finale da parte del Parlamento europeo di qualsiasi accordo di uscita con il Regno Unito. Il progetto di risoluzione sarà discusso e votato dal Parlamento mercoledì prossimo in Plenaria.Nella mozione si riserva grande importanza al trattamento equo dei cittadini dell’Unione e si sottolinea la necessità che non ci sia discriminazione tra i cittadini britannici che vivono nell’UE e i cittadini UE che vivono nel Regno Unito.
Il Regno Unito deve continuare a godere di tutti i suoi diritti e a rispettare tutti gli obblighi coperti dai Trattati UE finché non lascerà l’UE, inclusi gli impegni finanziari a lungo termine dell’attuale bilancio UE, e anche qualora quest’ultimi proseguissero oltre la data di uscita.
Il Regno Unito dovrà inoltre continuare, finché non lascerà l’UE, ad accettare le quattro libertà dell’UE (libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali), la giurisdizione della Corte europea di Giustizia, i contributi generali al bilancio e l’adesione alla politica commerciale comune dell’UE. I deputati insistono poi sull’importanza di affrontare la questione del confine tra l’Irlanda (Eire) e l’Irlanda del Nord.“Un’uscita ordinata è requisito assoluto e precondizione per qualsiasi partnership futura tra l’UE e il Regno Unito. Ciò non è negoziabile. Con il privilegio di appartenere all’Unione si assumono delle responsabilità e assumersi tali responsabilità significa garantire le quattro libertà. Le quattro libertà sono il collante di tutto e sono indivisibili”, ha dichiarato il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.
Secondo i gruppi politici e la commissione per gli affari costituzionali, l’avvio da parte del Regno Unito di accordi commerciali con Paesi terzi prima dell’uscita dall’UE sarebbe contro le regole. Si aspettano inoltre una sincera collaborazione del Regno Unito nei negoziati delle politiche dell’UE finché non lascerà l’Unione. Infine, avvisano che gli accordi bilaterali tra il Regno Unito e uno o più Paesi UE, per esempio riguardanti le istituzioni finanziare con sede nel Regno Unito, costituirebbero delle violazioni ai Trattati UE.“Per noi, è una priorità assoluta definire i diritti dei cittadini il più presto possibile. Deve essere la prima questione da affrontare nei negoziati. I cittadini non devono diventare merce di scambio”, ha sottolineato Guy Verhofstadt, coordinatore sulla Brexit per il Parlamento europeo.
I deputati sono fermamente convinti che i vantaggi di essere un membro dell’UE non possano essere gli stessi di un Paese che lascia. Secondo la mozione redatta da Manfred Weber (PPE), Gianni Pittella (S&D), Guy Verhofstadt (ALDE), Philippe Lamberts e Ska Keller (Verdi) e dal Presidente della commissione per gli affari costituzionali, Danuta Hübner, la relazione futura tra l’UE e il Regno Unito potrebbe essere un accordo di associazione. Tale accordo richiederebbe il rispetto costante, da parte del Regno Unito, degli standard europei in materia di ambiente, cambiamenti climatici, lotta all’evasione e elusione fiscale, concorrenza leale, commercio e politica sociale.
I deputati concordano sul fatto che i colloqui sulle eventuali disposizioni transitorie possano iniziare sulla base di piani per il futuro rapporto tra l’UE e il Regno Unito, tuttavia solo nel caso in cui siano stati compiuti buoni progressi per la procedura d’uscita. Un futuro accordo di relazione può essere concluso solamente quando il Regno Unito avrà effettivamente lasciato l’UE; un accordo transitorio non può durare più di tre anni.

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Brexit e gli italiani nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

gran bretagna“Verrà avviato presso il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero, con richiesta di congiunzione con la Commissione Politiche dell’Unione Europea, l’esame dell’affare assegnato sulle conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito al fine di analizzare le criticità che al momento condizionano i nostri connazionali ed individuare dei meccanismi di supporto informativo ed amministrativo, tramite il Maeci, ai nostri connazionali al momento privi di un riferimento chiaro circa le dinamiche di tutela dei propri diritti acquisiti sul territorio”. Lo dichiarano i senatori Claudio Micheloni e Aldo e Di Biagio, che sarà relatore per il Comitato. “Tra gli obiettivi vi è quello di sottoporre al Governo un dossier, arricchito da analisi delle singole fattispecie e dalle testimonianze raccolte attraverso audizioni e sul territorio attraverso incontri con le comunità e con i comitati di rappresentanza, al fine di definire un impegno dell’Italia a tutela dei connazionali nelle sedi di negoziato tra Bruxelles e Londra”. I senatori concludono: “L’istruttoria del comitato fa seguito all’interrogazione n. 4-07107 da noi presentata e sottoscritta da 25 senatori di ogni schieramento, a conferma dell’interesse condiviso e assolutamente trasversale dell’esigenza di tutela di oltre 600mila connazionali”.

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Brexit: Ancora contributi per gli studenti UE nelle università del Regno Unito

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

erasmusRoma «Apprendiamo che, nonostante il Governo britannico stia ultimando le procedure per uscire dall’Unione Europea, la possibilità di ottenere un prestito per i propri studi continuerà ad essere garantita anche per l’anno accademico 2017/2018 anche agli studenti europei che vogliano iscriversi nelle università nel Regno Unito. E’ forse questa una decisione dettata dal calo delle iscrizioni attestato dalle ultimi indagini, come quella della Universities and Colleges Admissions Service (Ucas), secondo cui le candidature degli studenti europei sono calate del 9%. Un dato, anche se ancora parziale, che rafforza le valutazioni negative emerse subito dopo Brexit. I tempi necessari a far uscire il Regno Unito dall’Europa sono ancora lunghi e soprattutto incerti ma, forse, è proprio questa indeterminatezza che sta generando confusione tra i nostri studenti, spingendoli verso destinazioni che sentono più “accoglienti”. Bisogna augurarsi che il fenomeno rimanga circoscritto e che la decisione britannica non interrompa quella spinta a viaggiare che ha animato l’intera “generazione Erasmus”. Purtroppo altri segnali, ancora più gravi e marcati, si stanno addensando intorno al tema dell’accoglienza. La facilità a comunicare, e quindi a conoscere, sarà forse il deterrente più sicuro e incisivo per contrastare il contenimento degli scambi e la divulgazione dei risultati scientifici tra le università». (fonte: Ufficio stampa Università Roma Tre)

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Le lobby finanziare guardano con terrore al Brexit, tomba dei loro privilegi

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

londraSiamo all’alba di un Armageddon finanziario nel Regno Unito che polverizzerà il sistema imposto dai fautori della Globalizzazione. Le grandi società quotate in borsa temono ripercussioni sulle quotazioni dei titoli azionari.In questi giorni tutte le principali borse hanno riportato pesanti perdite, tutti gli analisti hanno imputato il crollo delle borse al timore dell’uscita del Regno Unito dall’euro e, per convincerci delle loro affermazioni hanno puntato il dito sui sondaggi che vedono i fautori del Brexit in crescita.Siete veramente convinti che l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, porterà tante aziende quotate in borsa al fallimento, oppure il calo delle borse è da ascrivere ad altri motivi? Impariamo a dipendere meno dalle notizie che ci fanno passare come verbo, e iniziamo a ragionare da esseri pensanti, chi ci inocula le informazioni finalizzate, pensa di avere una platea di teste in affitto. Cercherò di spiegare che quello che stiamo ascoltando o leggendo da certi organi di stampa non è altro che un vestito confezionato a Wall Street. Vorrei dipanare quei tanti dubbi che volutamente economisti vogliono farci credere. E mi prendo la responsabilità di dare una risposta.Parto dal convincimento che il Brexit non comporterà nessuna conseguenza economica rilevante né per la il Regno Unito né per i Paesi Membri della UE.Pensate veramente che Bruxelles, possa attuare azioni punitive nei confronti del Regno Unito?
Non penso che decida in tal senso, sarebbe controproducente per la UE che vanta un ampio avanzo commerciale con il Regno Unito.
A seguire, a che titolo la UE afferma che con il Brexit decadono gli accordi economici con la UE? Intendo riallineare nel verso giusto una informazione fallacemente mistificata, gli scambi economici con l’Europa sono garantiti da accordi con l’Organizzazione mondiale del Commercio, che il Brexit non può annullare.Il Regno Unito in caso di Brexit, si troverebbe nello stesso status giuridico della Svizzera, quindi si può pensare che vengano usati due pesi e due misure? Se la UE dovesse punire il Regno Unito, la Svizzera subirebbe le stesse conseguenze. Pertanto gli accordi economici con l’Europa continueranno ad esistere.In questi giorni contro il Brexit si sono esposti tutti, dai leader politici, ai grandi artisti, non ultimo Bob Geldof noto cantante irlandese che nella pomeriggio di ieri, ha noleggiato un piroscafo con cui ha navigato il Tamigi con l’intento di spiegare i pericoli del Brexit. Strano che la polizia fluviale non abbia multato l’imbarcazione dotata di mega altoparlanti che hanno sforato i decibel autorizzati, guarda caso lo stesso non è accaduto per i fautori del Brexit. La UE vuole far credere che l’Uscita dall’Unione abbia un costo e mette le mani avanti per tutelare un castello di menzogne, teme che altri paesi seguiranno l’esempio del Regno Unito. Il costo che la UE pompa, in verità sarebbe irrisorio, potrebbe riguardare il riconoscimento degli standard, l’omologazione di nuovi medicamenti e poco altro ancora.
Non sono altro che misure di poco conto, facilmente aggirabili che non vanno ad intaccare le prospettive dell’economia del Regno Unito.
Qual’è in realtà la vera preoccupazione? L’unica ad uscire con le ossa rotte con il Brexit è City londinese, che vedrebbe precipitare la sua influenza sull’economia del Regno Unito.
Ma ciò non è altro che un antibiotico per liberarsi da tossine virtuali che bloccano l’economia reale. Con il Brexit si anticipa la fine della finanza speculativa anglosassone, che, in ogni caso ha gli anni contati.Sempre più forti sono le voci che prospettano nuove misure per ridimensionarla, visto che i correttivi fin qui applicati non hanno assolutamente impedito la possibilità che possa ripetersi una crisi sistemica pari a quella del 2008. Questo nuovo capitolo finanziario inizia a farsi sentire anche negli Stati Uniti, lo stesso candidato alla Presidenza Donald Trump lo ha inserito tra le priorità del suo programma.Altri finanzieri della nuova leva, stanno cavalcando le linee guida di Donald Trump, cresce questa nuova corrente che chiede una nuova finanza al servizio dello sviluppo dell’economia reale e la fine della finanza speculativa e creativa che produce solo, centinaia e centinaia di miliardi di carta straccia e che non risolve il problema della crisi, anzi, continua a farsi sovvenzionare dalla mano pubblica, come accade oggi con la politica monetaria perseguita dalle banche di Stato.
Detto questo il Brexit, mi ripeto, porterà un ridimensionamento della City londinese e anticiperà quello che accadrà nel prossimo futuro. Non solo, ma una visione della City londinese di nuova entità, porterà la Sterlina a deprezzarsi, e questo è un bene per l’economia del Regno Unito, per intraprendere quel percorso verso l’economia reale che è l’unica via che proietterà il Paese verso un futuro prospero.Le minacce di questi giorni dei leader europei, che vergognosamente si sono spesi contro il Brexit, non sono altro che manifestazioni di paura.Non dobbiamo dimenticare che il Regno Unito non ha mai adottato l’Euro e questo rende il processo verso il Brexit più semplice e meno invasivo. Se per il Regno Unito il Brexit porta solo vantaggi, lo stesso non può dirsi per l’Unione Europea.Sono convinto il Brexit farà da apripista per altri Paesi ancora titubanti, in primis l’Olanda che scalpita per poter seguire l’esempio del Regno Unito. L’Olanda è un altro Paese con l’Economia florida, che in virtù del suo benessere non si tirerà certo indietro, ad uscire dall’Euro. In conclusione penso che presto al Brexit seguirà il Nexit, il Daxit, e lo Swxit. Detto questo la vera ragione della crisi delle borse non è dovuto al Brexit ma al successo che il Brexit darebbe a quei movimenti trasversali che stanno attraversando l’intera Europa e che si sta radicando negli Stati Uniti. A breve assisteremo alla morte della Globalizzazione UNICA, VERA responsabile della crisi economica planetaria. Il Brexit sarà il mezzo di rivolta contro l’establishment finanziario, economico e politico che governano il mondo, responsabile della crisi finanziaria del 2008 e che impedisce attraverso la difesa dei suoi privilegi quelle riforme di sistema che ci permetterebbero di uscire dalla crisi. Dopo questo lungo pistolone necessario per capire, concludo dicendo che il voto del 23 giugno a cui sono chiamati gli elettori del Regno Unito, mostra la fragilità del potere costretto a giocare la sola arma che gli rimane, spaventare l’elettorato e denigrare l’avversario politico, visto l’incapacità di controbatterne i promotori del Brexit, nei confronti elettorali.
Ora è più facile capire perché le borse scendono, la vittoria della Brexit è la rivincita contro l’establishment e il suo modello economico, fallato nel suo impianto. Ma è anche la vittoria di coloro che non intendono più farsi depredare la Sovranità Nazionale di uomini liberi con diritti che la Globalizzazione si preparava a minacciare imponendoci istituzioni sovranazionali e società multirazziali e multiculturali. I cittadini del Regno Unito hanno le armi appuntite con cui possono dimostrare che le minacce della paura e delle falsità sono oramai spuntate e, sono pronti a lottare contro quell’establishment che in questi giorni ha assunto mille facce, che vanno dai mass media agli intellettuali fino ai partiti della sinistra tradizionale per finire ad ingerenze a gogò. (Maurizio Compagnone Opinionista della Gazzetta italo brasiliana)

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EXPERT SYSTEM: consolida la propria presenza in UK e nomina il nuovo Vice President of Sales per il Regno Unito e l’Irlanda

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 gennaio 2015

Expert SystemExpert System, società leader nello sviluppo di software semantici per la gestione strategica delle informazioni e dei big data, quotata sul mercato AIM Italia, organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., consolida la propria presenza in UK e Irlanda, puntando sulle potenzialità uniche di Cogito per l’espansione del business, e nomina Nicky Singh Vice President of Sales per il Regno Unito e l’Irlanda. Nicky Singh, che assumerà nella sede di Londra un ruolo strategico per lo sviluppo delle vendite e delle relazioni con i partner, entra nel team di Expert System dopo aver maturato una significativa esperienza nel mercato dei software aziendali e aver guidato con successo l’ingresso di nuove realtà aziendali nel complesso mercato del Regno Unito. Nicky Singh ha ricoperto posizioni commerciali di rilievo per Microsoft UK, Autonomy e Coveo, contribuendo alla crescita del fatturato e all’entrata in nuovi mercati di interesse.
“Siamo molto lieti di accogliere Nicky Singh nel nostro Gruppo” ha dichiarato Luca Scagliarini, CEO Expert System USA. “In Europa, il mercato UK si configura come uno dei più interessanti per quanto riguarda l’ambito delle tecnologie per la gestione delle informazioni: siamo certi che Nicky, grazie a un’esperienza di oltre 10 anni nel settore delle vendite e a una profonda conoscenza del settore di riferimento, supporterà con successo questa nuova fase di crescita di Expert System.”La nomina del nuovo Vice President of Sales si pone in linea con i piani di crescita internazionale, intrapresi con l’ingresso nel mercato tedesco, svizzero e austriaco, la fondazione di “Expert System Iberia” al fine di presidiare il mercato spagnolo e dell’America Latina con l’acquisizione delle divisioni ICM e iLab di iSOCO.
Expert System S.p.A, leader in tecnologia semantica e società quotata sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana, ha sviluppato Cogito, il software brevettato che combina linguaggio e tecnologia per potenziare la capacità di usare contenuti non strutturati. I prodotti e le soluzioni di Expert System, basati sull’avanzato motore di analisi di Cogito e su una ricca rete semantica, superano i limiti dei tradizionali approcci a parole chiave e offrono un’ampia gamma di funzionalità, tra cui: ricerca semantica, text analytics, sviluppo e gestione di tassonomie e ontologie, categorizzazione automatica, estrazione di dati e metadati, elaborazione del linguaggio naturale. Tra i principali clienti: Eni, ING Direct, Telecom Italia, Ansa, Camera dei Deputati, Intesa Sanpaolo, Il Sole 24 ORE. Expert System ha uffici in Italia, Europa e Stati Uniti.

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Nel Regno Unito gli imprenditori ora vengono dal basso

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 dicembre 2014

imprenditoriIn Gran Bretagna, il fenomeno dei nuovi imprenditori non solo ha raggiunto un picco storico, ma presenta un nuovo profilo per i suoi protagonisti, che sembrano venire sempre più “dal basso”. Lo afferma Experian, leader mondiale dell’informazione creditizia, che ha rilevato come i neoimprenditori (persone che mai hanno in precedenza operato in ruolo analogo o dirigenziale) nel 2013 siano risultati alla guida del 59% delle nuove imprese (startup) britanniche, contro il già elevato 52% del 2009; e ancora, e soprattutto, come stia crescendo la quota di coloro che partono con poco, sono disposti a “tirare la cinghia” per i primi anni e provengono dalle classi meno abbienti. A quest’ultimo riguardo Experian ha rilevato come la quota di neo imprenditori disposta ad accontentarsi inizialmente di remunerazioni che non superano le 25 mila sterline sia passata dal 14% del 2009 al 33% del 2013; quella di chi ha un patrimonio inferiore alla media nazionale sia passata dal 4 al 10%; e, ancora e sempre fra il 2009 e il 2013, come sia più che raddoppiata (dal 3,7% al 7,7%) la quota di neoimprenditori che vive in social housing (abitazioni di edilizia popolare o convenzionata).Sono dati che vanno letti alla luce di dinamiche economiche, quelle del Regno Unito, favorevoli, che danno conto di scelte tutt’altro che obbligate. Nel Regno Unito e nel 2013 le nuove imprese sono state in totale 515mila, l’8,9% in più rispetto all’anno prima, con quelle dei neoimprenditori a quota 314 mila (il 59% del totale) e un incremento quasi doppio (12,6%). Di buono c’è anche che il tasso di sopravvivenza dopo due anni delle startup dei neoimprenditori è di soli tre punti percentuali sotto quello della generalità delle startup. Secondo Experian si tratta di dati che, assieme alla crescente provenienza dal basso, suggeriscono di guardare ai neoimprenditori in modo nuovo, superando i luoghi comuni sulle startup, digitali e non.
Experian (Experian Plc) è leader mondiale nei servizi informativi per la prevenzione dei rischi di credito e di frode, il marketing e la protezione dei dati di aziende e consumatori. E’ quotata alla Borsa di Londra (EXPN), ove concorre all’indice FTSE-100, espresso dai 100 titoli azionari più importanti. Nel 2014 è stata inserita da Forbes Magazine nel novero dei gruppi più innovativi. Ha sede a Dublino (Irlanda) e le principali direzioni operative sono a Costa Mesa (California, USA), Nottingham (GB) e San Paolo (Brasile). Conta circa 16.000 addetti in 39 paesi, con un fatturato annuo che supera i 4,8 miliardi di dollari. In Italia, opera dal 1995; ha sedi a Roma e Milano.

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Legg Mason Global Asset Management rafforza la presenza nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Londra Legg Mason Global Asset Management ha annunciato oggi il conferimento dell’incarico di Director of Business Development per il Regno Unito a Dan Franklin. Dan lavorerà sotto la direzione di Adam Gent, responsabile delle vendite nel Regno Unito, con il team britannico che segue i clienti discrezionali a Londra. Arriva a Legg Mason da Legal and General Investments, dove era direttore delle vendite senior della vasta gamma di fondi per la clientela dei gestori di patrimoni discrezionali e dei canali IFA. Commentando il nuovo incarico Gent ha sottolineato che “fornire ai clienti servizi e prodotti di livello mondiale è il cuore della nostra attività di vendita. Negli ultimi due anni abbiamo rafforzato sia il team di vendite nel Regno Unito sia quello dei servizi clienti con nuovi incarichi, per sostenere nel settore vendite l’espansione dei rami vita e piattaforme e per garantire che il nostro settore servizi al cliente continui a fornire il servizio di qualità che i nostri clienti si aspettano”. Dan ha più di 12 anni di esperienza nel settore asset management, tra cui due anni presso Threadneedle e cinque anni presso M&G.

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