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Export Italy agroalimentare verso il Regno Unito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Nonostante la crisi globale da Covid-19, l’export del Made in Italy agroalimentare verso il Regno Unito, con un valore di 2,2 miliardi di euro tra gennaio e agosto, cresce del 5% sullo stesso periodo del 2019. Cia-Agricoltori Italiani commenta i dati Istat pubblicati oggi, mettendo in rilievo il rischio per 40mila aziende italiane di perdere un importante sbocco commerciale senza l’accordo post Brexit, attualmente in discussione nel Consiglio Ue. L’impatto di un “no deal” sul settore agroalimentare interromperebbe una scia positiva che ha portato nel decennio 2010-20 a un aumento del 46% nelle esportazioni del cibo Made in Italy Oltremanica.Dal 1° gennaio 2021, con una Brexit “no deal”, le vendite di prodotti tricolore rischierebbero una forte contrazione a causa dell’introduzione di barriere tariffarie, di una minore domanda interna e del deprezzamento della sterlina. Il Regno Unito -ricorda Cia- è il quarto mercato di sbocco per l’export agroalimentare nazionale, che nel 2019 ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro. Nella top ten dei prodotti più esportati, il vino resta il prodotto più venduto (19%), seguono l’ortofrutta trasformata (14%), prodotti da forno e farinacei (10%), i lattiero-caseari (10%) e le carni trasformate (+6%). Hanno un forte impatto su questo primato i prodotti a indicazione geografica protetta (Igp), che incidono per oltre il 30% sulle nostre esportazioni verso Londra e non saranno più riconosciute e tutelate in territorio britannico, senza un accordo commerciale.E’ fondamentale –conclude Cia- che l’Europa resti protagonista di un rapporto privilegiato con il Regno Unito e si arrivi a una positiva conclusione delle trattative, poiché un addio al buio comporterebbe un ulteriore trauma per un’economia già flagellata dallo shock da Covid-19.

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Financial Times: L’Aquila e la ricostruzione sul quotidiano finanziario del Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

Scrive il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi in risposta ad un servizio giornalistico pubblicato sul Financial Times di Londra: Per il Financial Times, L’Aquila è l’emblema dell’Italia che, sostenuta nell’emergenza e nella ricostruzione con fondi pubblici, non sa come spenderli. Da aquilano e sindaco degli aquilani, e con alle spalle 11 anni di esperienza alla guida di un piccolo comune duramente colpito dal sisma 2009, mi sento in dovere di chiarire alcune cose.La ricostruzione dell’Aquila non è stata sostenuta dall’Europa, se non per una quota di circa 500 milioni su un totale, a oggi, di oltre 18 miliardi degli italiani: 11,2 stanziati dal governo Berlusconi, 1,8 dal governo Letta e 5,1 dal governo Renzi. Per la ricostruzione dell’Aquila servono ancora 4 miliardi e ci stiamo battendo come leoni, in tutte le sedi, per ottenerli e consegnare al Paese un esempio di bellezza, sicurezza, innovazione e – con un po’ di romanticismo – coraggio. La ricostruzione privata dell’Aquila è al 76% del totale e i suoi abitanti sono rimasti 70mila e sono tutt’altro che fantasmi.L’Aquila è una delle poche città in Italia in cui l’attività artistica è ripresa, in cui non sono stati annullati eventi. Chiedete alle nostre imprese culturali e ai tantissimi attori o musicisti di fama nazionale e internazionale che si alternano ogni sera sui nostri palchi.All’Aquila esiste un’Università ambita, due premi Nobel (Carlo Rubbia e Barry Barish) sono attivi nel Gran Sasso Science Institute, i laboratori nazionali di fisica nucleare sono sede di esperimenti di caratura mondiale.Ai detrattori, vorrei dire che mentre un popolo fiero e operoso, ricostruisce il suo territorio e la sua identità, c’è una parte della politica e dell’apparato burocratico che, a tutti i livelli, invece di sostenere questa velocità, ha solo ed esclusivamente messo le catene ai nostri piedi, con leggi e leggine, adeguamenti e revisioni, che ci hanno condannato – nel nome di un deformato principio legalitario – a una lentezza elefantiaca nella ricostruzione pubblica. Quella sì, fa male all’Italia. E soprattutto all’Europa. Che alle aziende aquilane, oggi, chiede la restituzione delle tasse sospese subito dopo l’emergenza sisma.

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Stati Uniti d’Europa. Regno Unito, Brexit e pandemia. Dove vanno i britannici?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Essere stato. E’ l’infinito passato del verbo essere e ci ricorda il Regno Unito. Un tempo era l’Impero Britannico, esteso dalle Americhe all’Australia, dall’Egitto al Sud Africa, dall’India all’Irlanda. Oggi si limita al Regno Unito, minato da fermenti autonomistici della Scozia e dell’Irlanda del Nord.Il Regno Unito rappresenta il 3,2% del Pil mondiale, a fronte di colossi quali gli Usa, la Cina e la stessa Unione europea ma, quattro anni fa, si svolse il referendum per la Brexit, i cui negoziati sono ancora in corso per definirne le modalità e il tutto è complicato dall’impatto della pandemia sul tessuto sociale ed economico britannico che, per tre quarti, è dato dal settore dei servizi.Quali scelte geopolitiche ed economiche per il Regno Unito? Gli Usa dell’America First? La Cina espansiva di Xi? Un ritorno in ambito europeo? O una posizione indipendente, memore dei fasti antichi, ma che deve fare i conti con la realtà? Non ci pare che l’attuale dirigenza politica britannica, in particolare del premier Boris Johnson, abbia la capacità di trovare spazi per una posizione indipendente. Si è visto da come ha affrontato la pandemia e abbiamo serie perplessità sulla capacità di affrontare quella economica.Dicevano, nel Regno di Sua Maestà, che la nebbia sulla Manica isolava l’Europa, ora, per volontà britannica, ha isolato il Regno Unito. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Relazioni UE-Regno Unito

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

Mercoledì, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che fornisce il primo contributo dei deputati ai prossimi negoziati con il governo britannico, su un nuovo partenariato UE-Regno Unito, dopo il periodo di transizione previsto dall’accordo sulla Brexit. Il testo è stato adottato con 543 voti favorevoli, 39 contrari e 69 astensioni. Il Parlamento vuole che l’accordo di associazione con il Regno Unito sia il più completo possibile e che sia basato su tre pilastri principali: un partenariato economico, un partenariato per gli affari esteri e questioni settoriali specifiche.Nei prossimi negoziati con il governo britannico, l’integrità e il corretto funzionamento del mercato unico e dell’unione doganale devono essere mantenuti in ogni momento. Nessuna delle “quattro libertà” dell’UE (libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone) può essere sacrificata in cambio di un’altra.Date le dimensioni dell’economia del Regno Unito e la sua vicinanza, la concorrenza con l’UE deve essere mantenuta equa attraverso una “parità di condizioni” in materia, tra l’altro, sociale, ambientale, fiscale, di aiuti di Stato, di protezione dei consumatori e di clima.
Per mantenere le relazioni commerciali esenti da quote e tariffe, il governo britannico dovrebbe impegnarsi ad aggiornare le proprie norme su, ad esempio, concorrenza, standard lavorativi e protezione ambientale, e garantire un ‘allineamento dinamico’, cioè evolutivo, delle norme di UE e Regno Unito.Ciò significa che il Regno Unito dovrebbe adeguare le proprie norme agli standard UE ogni volta che questa aggiorna il proprio quadro giuridico, per evitare vantaggi competitivi sleali. Inoltre, bisognerebbe prevedere un solido meccanismo di risoluzione delle controversie.
La risoluzione chiarisce che per ottenere il consenso del Parlamento, l’accordo di libero scambio deve essere subordinato a un accordo sulla pesca, da raggiungere entro giugno 2020. Se il Regno Unito non dovesse rispettare gli standard UE, la Commissione dovrebbe valutare possibili quote e tariffe per i settori più sensibili, in particolare per le importazioni di prodotti alimentari e agricoli, che devono rispettare rigorosamente le norme comunitarie.
Il testo contiene anche capitoli sui diritti dei cittadini e la mobilità delle persone, la protezione dei dati, i servizi finanziari, la situazione sull’isola d’Irlanda, il ruolo della Corte di giustizia UE, i programmi e le agenzie, la politica estera e di sicurezza, nonché altre priorità del Parlamento.Il Parlamento sostiene infine che la questione relativa allo status di Gibilterra non sarà inclusa in questi negoziati e che qualsiasi accordo su di esso richiederà l’approvazione preventiva del governo spagnolo.
La risoluzione reagisce alle proposte di direttive negoziali della Commissione, presentate il 3 febbraio dal capo negoziatore dell’UE Michel Barnier. Queste direttive sono la cornice che definisce lo scopo, la portata e gli obiettivi dei negoziati e devono essere firmate dai rappresentanti degli Stati membri, probabilmente il 25 febbraio.
Il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea il 31 gennaio. Il periodo di transizione, concordato nell’ambito dell’Accordo di ritiro, è iniziato il 1° febbraio e termina il 31 dicembre 2020. Qualsiasi futuro accordo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo prima di poter entrare in vigore.

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Le insolvenze commerciali nel Regno Unito potrebbero crescere ancora

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Si prevede che le insolvenze continueranno a crescere nel Regno Unito, con un aumento del 7% o maggiore nel 2020. Allo stesso modo, è atteso un aumento delle insolvenze in gran parte dell’Europa, sebbene a un ritmo più moderato. Le insolvenze nel Regno Unito sono cresciute in modo significativo dal 2018, aumentando di un altro 8% su base annua nel 2019. Il settore del commercio al dettaglio continua a registrare un numero maggiore di insolvenze a causa della minore fiducia dei consumatori e delle dinamiche proprie del settore. Data la forte dipendenza dalle opportunità stagionali, i rivenditori spesso guardano alle vendite di dicembre per migliorare il fatturato. Purtroppo le vendite al dettaglio sono complessivamente diminuite a novembre e dicembre, secondo il British Retail Consortium.Per i settori che dipendono dalle importazioni, in particolare l’alimentare e l’agricoltura, la Brexit continua a rappresentare una minaccia di maggiori costi di importazione e logistici che potrebbero essere difficilmente assorbiti. Il settore delle costruzioni, a sua volta, è già colpito da investimenti alquanto deboli, e la minaccia dell’aumento dei costi per attrarre lavoratori, insieme alla perdita di manodopera qualificata composta da cittadini europei che lavorano nel Regno Unito, potrebbero aumentare ulteriormente il rischio di insolvenza.Impatto più moderato sull’UE, ma aumentano i rischi al ribasso. Nel resto d’Europa, invece, l’impatto sulle insolvenze sarà più moderato, a parte quei Paesi con legami commerciali più stretti con il Regno Unito, come l’Irlanda, che hanno maggiori probabilità di essere esposte al rischio. L’impatto sulle insolvenze per altri importanti partner commerciali come Belgio, Paesi Bassi e Danimarca, e per il resto dell’Europa, dovrebbe essere visibile ma più limitato. Per quanto riguarda l’Italia, l’impatto diretto della Brexit sarà verosimilmente più limitato rispetto ad altri partner commerciali, data la minore incidenza dell’interscambio commerciale e degli investimenti.Comunque, il clima rimane instabile e, nel complesso, il rischio di fallimenti aziendali è più elevato rispetto alle probabilità di un impatto più modesto. Si prevede che i settori industriali con una forte dipendenza dalle esportazioni nel Regno Unito, come quello automobilistico, tessile e dei beni ad alto valore tecnologico, subiranno un impatto più significativo.Mentre le previsioni economiche generali rimangono modeste, le singole imprese continuano a conseguire successi, e quindi non deve essere sottovalutata l’opportunità di crescita commerciale, sia durante che oltre il periodo di transizione. Una delle chiavi del successo è una solida strategia di gestione del rischio, che combina l’accesso a una business intelligence affidabile per consentire un processo decisionale consapevole e la capacità di proteggere l’azienda dai rischi commerciali.

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Studiare nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

Milano Sabato 7 marzo 2020, Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 61 – Ingresso gratuito Study UK Fair, torna a Milano la più importante fiera dell’istruzione britannica in Italia.Giunta alla sua 7° edizione milanese, Study UK Fair costituisce un atteso appuntamento per studenti di qualsiasi livello, giovani professionisti, genitori e insegnanti per incontrare i rappresentanti di università, college, business schools e scuole di lingua. Ad ingresso gratuito, i partecipanti potranno sostenere colloqui individuali con gli oltre 40 istituti presenti, scoprire l’offerta educativa del Regno Unito e seguire interessanti seminari.Organizzato dal British Council, l’ente britannico per le relazioni culturali e le opportunità nell’ambito dell’istruzione, l’evento ha visto la presenza, ogni anno, di oltre 1000 partecipanti, preparati e motivati ad incontrare le Università e le altre istituzioni educative presenti.“La Fiera Study UK costituisce per noi un’occasione importante per incontrare studenti e famiglie e rispondere alle loro domande”, afferma Filomena Casamassa, Education Manager del British Council in Italia – “Lo studio nel Regno Unito gode in generale di un’ottima reputazione ma ci rendiamo conto di quanto sia utile, anche nel contesto post-Brexit, poter avere un’occasione di contatto e confronto individuale con le diverse università e college presenti”.Il mix di tradizione e innovazione, caratteristico dell’offerta formativa britannica, attrae da sempre studenti di tutto il mondo nel Regno Unito. Secondo gli ultimi dati di HESA – Higher Education Statistics Agency -, sono oltre 16.000 gli studenti italiani nel Regno Unito e il 2019 ha registrato oltre 2.400 nuove domande di immatricolazione da parte di italiani (dati UCAS – Universities and Colleges Admissions Service). Dinamismo, continua evoluzione e una forte attenzione alle competenze richieste dalle diverse carriere si sposano, all’interno delle università del Regno Unito, con un’attenzione al valore e alle potenzialità di ogni singolo studente, al rispetto delle diversità e all’opportunità di vivere in un ambiente ricco di stimoli intellettuali e culturali.L’evento include anche un programma di seminari e sessioni informative presentate da istituzioni e partner del British Council operanti nel campo dell’istruzione, dell’orientamento e della formazione giovanile. Ci saranno, inoltre, numerose occasioni per approfondire il test IELTS, l’esame di inglese più richiesto per lo studio universitario e sarà possibile ascoltare le testimonianze e l’esperienza di studenti italiani iscritti oggi alle Università britanniche. Study UK Fair 2020 è organizzata in collaborazione con IELTS e Tutor You, e con il patrocinio del Comune di Milano. L’ingresso è gratuito previa prenotazione online dal sito http://www.britishcouncil.it/Study-UK

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Discorso del Presidente Juncker sul recesso del Regno Unito dall’Unione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Strasburgo Il presidente Juncker ha aperto il dibattito spiegando: “ho detto al Primo ministro Johnson che non provo alcun attaccamento emotivo per il ”backstop”. Ma ho chiaramente indicato che sono profondamente impegnato a favore degli obiettivi che si prefigge.” Il Presidente Juncker ha inoltre informato i parlamentari di aver invitato il primo ministro britannico Boris Johnson, durante l’incontro svoltosi lunedì 16 settembre a Lussemburgo, a presentare “proposte concrete, operative e per iscritto su soluzioni alternative che consentano di raggiungere tali obiettivi”. Il presidente Juncker ha concluso il suo intervento congratulandosi con gli Stati membri dell’Unione europea per la grande unità di azione e solidarietà dimostrata durante i negoziati con il Regno Unito, concludendo: “questa unità è il nostro bene più importante e la nostra risorsa più preziosa.” Alla sessione ha inoltre partecipato il capo negoziatore della Commissione europea, Michel Barnier. Gli interventi del Presidente Juncker e del capo negoziatore della Commissione europea Michel Barnier sono disponibili online.

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Opportunità di lavoro per Medici di medicina generali nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

La Brexit e le notizie sulle modalità di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno suscitato molto clamore. Poiché il sistema sanitario britannico da anni attrae l’attenzione del personale medico qualificato da altri stati dell’UE, molti medici si chiedono se la BREXIT possa impedire loro di prendere servizio nei centri medici nel Regno Unito. Tuttavia, tali preoccupazioni sembrerebbero ingiustificate, poiché il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) ha recentemente avviato una campagna per il reclutamento di migliaia di Medici di medicina generale da tutta Europa nei prossimi anni.
Il Regno Unito è ancora considerato terra fertile for lo sviluppo professionale sia per gli specializzandi che per medici di lungo corso. Si stima che migliaia di medici siano stati impiegati dal Servizio Sanitario britannico (NHS) per lavorare in tutto il Regno Unito.
Il Servizio Sanitario Nazionale sta soffrendo una grave carenza di personale. Pur svolgendo un ruolo vitale nel sistema sanitario britannico, il numero di Medici di medicina generale è davvero esiguo.Infatti, i medici nel Regno Unito hanno maggiori responsabilità delle loro controparti in qualsiasi altro paese europeo, quindi il Medico di medicina generale può fornire al paziente un programma terapeutico globale. Proprio per questo, la competenza di un Medico di medicina generale nel Regno Unito è estremamente elevata, infatti sono spesso considerati i pilastri delle varie comunità locali, dove godono ancora di profonda fiducia e rispetto.
Non c’è da meravigliarsi quindi se il Servizio Nazionale britannico ha lanciato la più grande campagna di reclutamento internazionale volta ad assumere diverse migliaia di Medici di medicina generale per offrire loro lavoro nel Regno Unito. Paragona, che in passato aveva già reclutato con successo diverse centinaia di medici da tutta Europa per lavorare negli ambulatori del Servizio Sanitario britannico, ha vinto la gara per poter reclutare personale proveniente da tutti i paesi europei. L’NHS ha assicurato sia a Paragona che ai medici stessi che le assunzioni sono in corso e che gli accordi fatti durante la BREXIT non avranno alcun impatto sullo sviluppo del progetto.”Vorrei assicurare a tutti i medici di medicina generale, provenienti dagli altri paesi europei, che sono i benvenuti e che i termini, le condizioni dell’offerta e del contratto di lavoro che firmeranno non saranno infranti o modificati a loro svantaggio. C’è una domanda pressante di Medici di medicina generale in Inghilterra, e il loro arrivo ci aiuterà ad affrontare questa richiesta. Qualunque cosa accada in relazione alla Brexit, il NHS continuerà ad aver bisogno di eccellenti medici da tutta Europa”- afferma Rachel Souter, Responsabile del reclutamento internazionale, NHS England.La prima fase di questo progetto è stata completata da Paragona con il successo del reclutamento di 25 Medici nel Lincolnshire nel nord-est dell’Inghilterra. Attualmente, l’azienda si concentra sul reclutamento di medici nelle Midlands Centrali, dove alla fine dovranno essere reclutati e formati 100 specialisti.

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Brexit: Il Regno Unito uscità senza accordo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

A seguito della richiesta del primo ministro Theresa May, giovedì 21 marzo il Consiglio europeo (articolo 50) ha concordato di prorogare la data dell’uscita del Regno Unito al 22 maggio 2019, a condizione che l’accordo di recesso sia approvato dalla Camera dei comuni entro il 29 marzo 2019. In caso di mancata approvazione entro questa data, il Consiglio europeo ha accettato una proroga fino al 12 aprile 2019. In questo scenario, il Regno Unito dovrebbe indicare la via da seguire prima di tale data.
In caso di uscita senza accordo, il Regno Unito diventerà un paese terzo senza regime transitorio. Da quel momento tutto il diritto primario e derivato dell’UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso, il che ovviamente causerà notevoli disagi ai cittadini e alle imprese.
In questo scenario, le relazioni del Regno Unito con l’UE saranno disciplinate dal diritto pubblico internazionale generale, che comprende le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’UE sarà tenuta ad applicare immediatamente la propria normativa e le proprie tariffe alle frontiere con il Regno Unito, inclusi i controlli e le verifiche del rispetto delle norme doganali, sanitarie e fitosanitarie e la verifica di conformità alle norme dell’UE. Nonostante i notevoli preparativi delle autorità doganali degli Stati membri, i controlli potrebbero causare importanti ritardi alla frontiera. Inoltre, i soggetti del Regno Unito non potranno più essere ammessi a beneficiare delle sovvenzioni dell’UE e a partecipare alle procedure di aggiudicazione degli appalti dell’UE secondo le attuali modalità. Analogamente, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell’Unione europea, e saranno sottoposti a controlli supplementari quando attraversano le frontiere nell’UE. Anche in questo ambito gli Stati membri hanno effettuato importanti preparativi nei porti e negli aeroporti per garantire la maggiore efficienza possibile dei controlli, ma potranno comunque verificarsi dei ritardi.
Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 17 proposte sono state adottate o approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. È attualmente in corso l’adozione formale di tutti gli atti da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Due proposte saranno finalizzate dai due colegislatori a tempo debito.

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Cittadinanza: Riservare particolare attenzione alle famiglie italiane con coniuge straniero che vivono nel Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Il Sen. Fantetti e l’On. Nissoli hanno presentato una interrogazione ai ministri Moavero e Salvini, rispettivamente al Senato e alla Camera, per venire incontro alle necessità delle famiglie italiane con coniuge straniero presenti nel Regno Unito, in un momento difficile come quello della Brexit.Infatti, nel dispositivo i due parlamentari chiedono “se i ministri interrogati intendano attivarsi per disporre un incremento di risorse economiche e umane in servizio presso il Consolato Generale d’Italia ed emanare, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, atti specifici e urgenti, affinché il prolungamento dei termini per la concessione della cittadinanza e la richiesta della conoscenza della lingua italiana non abbia effetto sulle richieste di cittadinanza presentate dai coniugi non italiani di cittadini italiani residenti nel Regno Unito, almeno fino al termine del periodo di transizione durante il quale il Regno Unito continuerà ad applicare le normative europee (previsto per il 31 dicembre 2020)”. “Comprendiamo che si tratta di un problema complesso”, hanno dichiarato i due parlamentari auspicando “che il governo venga incontro alle esigenze delle molte famiglie italiane residenti nel Regno Unito”.

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Brexit: è giunto il momento che il Regno Unito chiarisca la sua posizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Nel dibattito che ha fatto seguito al voto della Camera dei Comuni del Regno Unito, i deputati hanno sottolineato che la difesa dei i diritti dei cittadini UE resta la priorità del PE. Dopo la bocciatura dell’accordo di ritiro da parte della Camera dei Comuni del Regno Unito ieri sera, spetta ora al governo e al Parlamento britannico di comunicare all’UE dove si trova una maggioranza positiva e che tipo di relazione vogliono con l’Unione europea, hanno sottolineato i deputati.L’accordo di ritiro è il miglior e unico compromesso possibile nell’ambito delle ‘linee rosse’ stabilite dal governo britannico, ha sottolineato Michel Barnier, negoziatore capo dell’UE per la Brexit, poiché garantisce la certezza del diritto nei casi in cui la Brexit crea incertezza. L’UE non accetterà che gli orientamenti già stabiliti siano indeboliti, in particolare per quanto riguarda il processo di pace e il confine con l’isola d’Irlanda e i diritti dei cittadini, ha poi aggiunto Frans Timmermans per la Commissione europea.
Guy Verhofstadt (ALDE, BE), coordinatore Brexit del PE, ha chiesto un dialogo fra i partiti nel Regno Unito al fine di costruire una maggioranza positiva per sbloccare la situazione di stallo ed eventualmente ridefinire le ‘linee rosse’ del Regno Unito. Ha anche sottolineato che una nuova posizione negoziale da parte del Regno Unito potrebbe consentire di prendere in considerazione un rapporto futuro più profondo tra il Regno Unito e l’UE.Un’uscita senza condizioni non sarebbe nell’interesse di nessuno, concordano i deputati europei. L’UE intensificherà i lavori di preparazione con gli Stati membri e il PE, ha aggiunto Melania Ciot, a nome della presidenza rumena del Consiglio.

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I servizi assicurativi sul cloud di Slice sono ora disponibili nel Regno Unito e nell’Unione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Slice Labs Inc., fornitore di una premiata piattaforma sul cloud per assicurazioni on demand, ha oggi annunciato la disponibilità del prodotto Insurance Cloud Services (ICS) nel Regno Unito e nella UE. Legal & General sarà il primo cliente a utilizzare ICS nel Regno Unito, con il lancio della copertura on demand per multiproprietà a un costo basato sull’utilizzo. I prodotti assicurativi disponibili tramite la piattaforma ICS di Slice offrono ai clienti una ricca e coinvolgente esperienza totalmente digitale all’insegna della rapidità e flessibilità.Fedele all’intenzione dichiarata di aumentare la disponibilità di ICS a livello mondiale a seguito di un finanziamento di serie A esteso, del valore di 20 milioni di dollari USA, l’azienda consente ora agli assicuratori britannici ed europei di abbonarsi a ICS e di lanciare prodotti on demand personalizzati in funzione di specificità locali, linguistiche e demografiche.Cheryl Agius, CEO della divisione Assicurazioni di Legal & General, ha dichiarato: “Legal & General è lieta di collaborare con Slice al nuovo prodotto on demand, un settore in crescita nel mercato statunitense e ora anche in quello britannico”.Il Dr. Robin Kiera, CEO di DigitalScouting e influencer europeo del settore insurtech, ha aggiunto: “La trasformazione digitale porta all’internazionalizzazione. Non solo per gli assicuratori, ma anche per le startup insurtech di successo che si sviluppano oltre Atlantico. Qui in Europa notiamo un numero sempre superiore di casi di utilizzo della collaborazione e creazione congiunta tra startup insurtech e aziende storiche. Consideriamo Slice come un catalizzatore in espansione nei nuovi mercati”.Dal lancio della piattaforma ICS, avvenuta nel mese di gennaio 2018, quattro compagnie assicurative mondiali hanno collaborato con Slice per sperimentare, testare e implementare i propri prodotti on demand, sia nel segmento della multiproprietà che nel campo delle ciberassicurazioni.”Dopo aver dimostrato con successo l’importanza che riveste, per gli operatori del settore, la creazione di modelli assicurativi digitali nell’America Settentrionale, siamo entusiasti di ciò che ICS è in grado di offrire agli assicuratori britannici ed europei”, è stato il commento di Tim Attia, CEO di Slice Labs. “L’interesse dei clienti verso i modelli di servizio on demand e a costi basati sull’utilizzo oltrepassa i confini a seguito del progresso continuo delle tecnologie dei big data e dell’IA. Portiamo la potenza di queste tecnologie agli assicuratori europei, per consentire loro di fornire un valore più sostenibile ai loro clienti, indipendentemente dalla specificità demografica e di mercato”.

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GTT annuncia le nuove divisioni nel Regno Unito e in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

GTT Communications, Inc. (NYSE: GTT), operatore leader globale nella fornitura di servizi di cloud networking ad aziende multinazionali, annuncia oggi le sue nuove divisioni, create in seguito all’acquisizione di Interoute.GTT ha nominato Martin Ford come Presidente della divisione UK, con la responsabilità non solo per i clienti di quest’area, ma anche per Irlanda, Medio Oriente, Africa e Asia-Pacifico. In precedenza, Ford ha ricoperto il ruolo di Presidente di GTT per la divisione EMEA. Prima del suo arrivo in GTT, Ford ha svolto numerosi incarichi di direzione, in Hibernia Networks e Level 3.
GTT ha annunciato, inoltre, la nomina di Jesper Aagaard come Presidente della divisione Europa, con la responsabilità per i clienti dell’Europa continentale. Aagaard ha ricoperto il ruolo di Managing Director di Interoute per il nord Europa e i Paesi Bassi. In precedenza, è stato il CEO di Comendo Network in Danimarca.La nuova struttura coincide con l’espansione della presenza di GTT in Europa in seguito all’acquisizione di Interoute – uno dei principali operatori proprietari di rete indipendenti di quest’area – dello scorso 31 maggio. Le nuove divisioni di GTT gestiranno funzioni chiave per la crescita della struttura e per la client experience, che comprendono: vendita, quotazioni, ordini, erogazione dei servizi, fatturazione e tutto ciò che concerne la gestione del cliente nel complesso.
Le nuove divisioni completano quella americana, guidata da Eric Warren, e la divisione Carrier, guidata da Jeff Beer.“Abbiamo la grande opportunità di rispondere alla crescente richiesta di servizi di cloud networking da parte dei clienti multinazionali” ha dichiarato Rick Calder, Presidente e CEO di GTT. “La nostra nuova struttura e la leadership di alto livello che ci contraddistingue, ci permette di offrire un servizio ineccepibile ai nostri clienti, con il fine ultimo di connettere le persone all’interno delle organizzazioni, in tutto il mondo, e a qualunque applicazione presente nel cloud”. http://www.gtt.net

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Brexit: la Commissione adotta una comunicazione sui preparativi per il recesso del Regno Unito dall’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Il 30 marzo 2019 il Regno Unito lascerà l’UE e diverrà un paese terzo. Questo determinerà effetti per i cittadini, le imprese e le amministrazioni sia nel Regno Unito sia nell’UE. Le ripercussioni spaziano dall’introduzione di nuovi controlli alla frontiera esterna che separerà l’UE dal Regno Unito fino alla validità dei certificati, licenze e autorizzazioni rilasciati dal Regno Unito, passando per l’applicazione di norme diverse sui trasferimenti di dati.Accogliendo l’invito a intensificare i lavori per prepararsi a tutti i livelli e a tutti gli esiti possibili, formulato dal Consiglio europeo (Articolo 50) il mese scorso, la comunicazione adottata oggi dalla Commissione esorta gli Stati membri e i privati ad accelerare i preparativi.
Sebbene l’UE lavori incessantemente per un accordo che garantisca un recesso ordinato, l’uscita del Regno Unito causerà indubbiamente perturbazioni, ad esempio nelle catene di approvvigionamento, che si raggiunga o no un accordo. Poiché non è ancora certo che alla data prevista sarà disponibile un accordo di recesso ratificato né che cosa eventualmente esso comporterà, ci si prepara a tutte le evenienze per assicurare che le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e i privati siano comunque pronti. Anche se sarà raggiunto un accordo, con il recesso il Regno Unito cesserà comunque di essere uno Stato membro e non godrà quindi più dei benefici di uno Stato membro. Prepararsi al fatto che il Regno Unito diverrà un paese terzo è pertanto di importanza fondamentale, anche se UE e Regno Unito raggiungeranno un accordo.
Prepararsi al recesso del Regno Unito non è tuttavia responsabilità soltanto delle istituzioni dell’UE: si tratta di un impegno comune, condiviso a livello unionale, nazionale e regionale, che coinvolge in particolare anche gli operatori economici e altri soggetti privati. Ciascuno deve intensificare l’impegno per prepararsi a tutte le evenienze e assumersi la responsabilità della propria situazione specifica.

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Le regioni non devono essere lasciate sole ad affrontare la Brexit

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Gli enti locali e regionali dell’Unione europea non devono essere “lasciati soli” ad affrontare le sfide poste dal recesso del Regno Unito dall’UE: questo il messaggio lanciato dal Comitato europeo delle regioni il 17 maggio, in una risoluzione che esprime la preoccupazione del CdR per lo stallo dei negoziati tra il Regno Unito e l’UE.La risoluzione , adottata all’unanimità, pone “in primo piano” la necessità di evitare il crearsi una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. In essa, inoltre, il CdR sostiene che, per “mitigare” gli effetti negativi della Brexit sulle economie regionali, l’UE dovrebbe mantenere una politica forte di sviluppo regionale, potrebbe avvalersi delle sue politiche in materia di agricoltura e di pesca e può aver bisogno di rendere più flessibili le regole in materia di aiuti di Stato. Nella risoluzione il CdR esorta altresì la Commissione europea a valutare “l’eventuale necessità di un fondo di stabilizzazione per le regioni maggiormente colpite dal recesso del Regno Unito dall’UE”.Il CdR non ha alcun ruolo formale nei negoziati con il Regno Unito, ma alcuni dei suoi membri e gli enti che essi rappresentano adotteranno una posizione formale in merito – anche per quanto riguarda gli aspetti legati al commercio – all’interno dei rispettivi quadri giuridici nazionali.In proposito il Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz ha dichiarato che “il recesso del Regno Unito dall’UE il 29 marzo 2019 rischia di causare gravi problemi per gli enti locali e regionali in tutta l’UE. I negoziati sulla Brexit hanno finora dedicato troppo poca attenzione alle implicazioni della Brexit per le regioni e le città di tutta Europa. Dato che ad oggi vi sono ancora scarse indicazioni circa il futuro delle relazioni tra Regno Unito e UE, gli enti locali e regionali stanno già sforzandosi di elaborare dei piani. Ma il punto di partenza deve essere quello di evitare una frontiera fisica in Irlanda e di proseguire i programmi dell’UE – come EU PEACE e Interreg – che hanno contribuito a costruire la pace nell’isola fin dall’accordo del Venerdì santo”.”Questo” ha aggiunto il Presidente Lambertz “dovrebbe essere il momento di essere pragmatici, tanto nei negoziati con il Regno Unito quanto nel bilancio dell’UE dopo la Brexit; e invece ad oggi vediamo proposte volte a ridurre i nostri fondi più importanti per la solidarietà e gli investimenti – quelli della politica di coesione – anziché scorgere indicazioni chiare e concrete che i fondi sociali, per l’agricoltura e per la pesca saranno utilizzati per attenuare l’impatto della Brexit”.Lambertz e i rappresentanti dei cinque gruppi politici del CdR si recheranno in visita a Dublino il 22 maggio e il giorno dopo in Irlanda del Nord per incontrare i rappresentanti dell’associazione degli enti locali e delle imprese di quei territori e visitare la frontiera che attraversa l’isola.Due indagini, una condotta dal CdR tra gli enti locali e regionali in esso rappresentati e l’altra condotta da Eurochambres tra una più ampia selezione di enti subnazionali e camere di commercio di tutta l’UE, indicano che, dopo lo stesso Regno Unito, il paese probabilmente più colpito dagli effetti della Brexit sarà proprio la Repubblica d’Irlanda. Sempre secondo tali indagini – nonché secondo uno studio accademico commissionato dal CdR – altre regioni particolarmente esposte a questi effetti saranno quelle di Germania, Paesi Bassi, Belgio e Francia. Nella risoluzione il CdR fa notare come il lavoro svolto indichi che, finora, la maggior parte delle regioni non è riuscita a valutare il possibile impatto dell’uscita del Regno Unito dall’UE, data in particolare l’incertezza che circonda i negoziati e le future relazioni tra le due parti.La mappatura delle ripercussioni della Brexit è uno dei frutti dell’impegno – assunto dal CdR in una risoluzione precedente, adottata nel marzo 2017 – “ad intensificare attivamente il dialogo con gli enti locali e regionali maggiormente interessati da tale processo, in modo da poter tracciare, per il negoziatore dell’UE. un quadro completo degli sviluppi della situazione a livello locale e regionale”.

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L’uscita del Regno Unito dall’UE è un evento sopravvalutato

Posted by fidest press agency su martedì, 30 gennaio 2018

london-centralLondra. Richard Colwell, Responsabile azioni britanniche. Nel 2017 le azioni britanniche hanno raggiunto i massimi storici, ma hanno perso terreno rispetto ai listini globali (in termini di dollari USA). L’esposizione degli investitori globali alle azioni britanniche è scesa ai bassi livelli del 2009, quando il sistema bancario era a rischio. Se è vero che ciò riflette i timori riguardo al calo della sterlina e alle prospettive economiche per il Regno Unito riconducibili alle ripercussioni negative dei negoziati sulla Brexit, è altrettanto vero che ha schiuso nuove opportunità per il 2018.I mercati azionari scontano le previsioni sull’andamento futuro, per cui il clima di incertezza politica trova già ampio riscontro nelle valutazioni. Per gli investitori attivi, non contano i flussi di notizie ma le valutazioni. È impossibile prevedere in che modo procederanno i negoziati sulla Brexit o in che modo incideranno sull’economia. Occorre in ogni caso tenere presente che il mercato azionario britannico è il terzo maggiore al mondo e che vi opera anche una folta schiera di società multinazionali, per cui non si limita a riflettere le sorti britanniche. Oltre il 70% del fatturato delle società incluse nell’indice FTSE 100 proviene da altri paesi. Questi titoli scambiano a sconti elevati rispetto ai loro omologhi europei e statunitensi, il che offre alle azioni britanniche un cuscinetto in grado di proteggerle contro gran parte delle flessioni anticipate.
Ironia della sorte, anche se il mercato britannico ha raggiunto un massimo in termini assoluti, le opportunità di acquistare titoli poco costosi sono ora più numerose rispetto agli anni passati. Oltre ad accusare un ritardo rispetto all’ascesa dei mercati internazionali, il mercato azionario britannico ha evidenziato anche forti divari di performance al suo interno. Interi segmenti del mercato sono fortemente penalizzati perché sono considerati vittima della Brexit o suscettibili di risentire di turbolenze legate alle tecnologie.Considerando una serie di parametri di valutazione, che si tratti del rendimento da dividendi o del rapporto prezzo/utili, le azioni britanniche sono convenienti rispetto ad altri mercati sviluppati. In base al rapporto prezzo/valore contabile, le valutazioni rispetto agli Stati Uniti hanno toccato minimi che non si registravano dall’apice della bolla del 2000 nei comparti delle telecomunicazioni, dei media e della tecnologia. In effetti, 85 dei titoli compresi nell’indice FTSE 350 hanno di recente archiviato minimi relativi su un arco di 53 settimane.Se gli investitori continuano a evitare le azioni britanniche e le valutazioni restano relativamente basse, le aziende internazionali dovrebbero continuare a sfruttare lo sconto in termini di valutazione offerto dal Regno Unito, nonché la debolezza della sterlina, e presentare offerte di acquisto per le loro omologhe britanniche. Tra gli esempi di questo tipo per il 2017 figurano WS Atkins, un’azienda che offre servizi di ingegneria, e Berendsen, una società operante nel settore delle lavanderie, entrambe acquistate da controparti internazionali. Senza dimenticare le mire di Kraft nei confronti di Unilever.Le aziende comunemente descritte come vittime della Brexit sono tra quelle maggiormente sottovalutate. Alcuni titoli azionari in settori come il tempo libero, il commercio al dettaglio e i media viaggiano su valutazioni osservate l’ultima volta durante il rallentamento congiunturale del 2009. Quali di essi riusciranno a destreggiarsi in un contesto congiunturale che si preannuncia più debole, e conquistare quote di mercato? In alternativa, quali azioni scontano già uno scenario economico catastrofico? O forse queste azioni nazionali britanniche stanno assistendo a un momento simile a quello verificatosi nel primo trimestre del 2009 – che si è poi rivelato essere l’ultima importante occasione di acquisto?
L’andamento dei negoziati sulla Brexit non è facilmente prevedibile, ma i vertici delle aziende dovrebbero sempre prepararsi in vista del futuro anziché lamentarsi dello scenario caotico associato alla Brexit. Del resto, l’incertezza è una caratteristica intrinseca del mondo degli affari. Anziché attendere di avere chiarezza, i gestori dovrebbero pertanto vagliare la capacità di tenuta dell’azienda nel futuro, e all’occorrenza rivederne il modello aziendale.

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Un Ministero per la Solitudine

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

sant'egidio1L’istituzione nel Regno Unito di un Ministero per la Solitudine (Ministry for Loneliness) – da salutare come un significativo segno di attenzione al problema – fa emergere uno dei più grandi temi che l’Europa deve affrontare pensando al suo presente, ma soprattutto al suo futuro: l’isolamento sociale che colpisce in modo trasversale giovani e anziani, tanto che Londra ne ha dovuto prenderne atto e considerarlo alla stregua di una malattia per gli effetti che provoca. Basta pensare alle crescenti forme di depressione o di altre patologie connesse al fenomeno, alcune delle quali comuni, ma aggravate proprio dalla solitudine.Se in Gran Bretagna si calcola che siano 9 milioni le persone che vivono “isolate” e 2 milioni quelle che abitano “sole” (con 200 mila anziani che trascorrono settimane senza incontrare nessuno), in Italia come negli altri Paesi dell’Unione Europea, c’è bisogno di maggiori interventi a tutela di chi è in queste condizioni, a partire dalla popolazione anziana, dato che nel nostro continente ben il 33 % delle famiglie è composto da una sola persona e all’interno di questa categoria gli ultrasessantacinquenni sono circa il 40 %.La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello a non sottovalutare il problema e invita ad affrontarlo creando reti di protezione dal fenomeno dell’isolamento sociale. Da una rilevazione condotta recentemente dalla Comunità su un campione di 2412 anziani di Roma, Novara, Genova, Napoli e Catania è emerso che il 6% degli ultrasessantacinquenni non ha nessuno su cui contare in caso di necessità ed il 24% pensa di poter contare su qualcuno solo in maniera occasionale. L’esperienza del programma “Viva gli anziani” di Sant’Egidio dimostra che è possibile intervenire coinvolgendo più anzianisoggetti all’interno dei quartieri dove vivono le persone sole, in modo da costituire una trama di relazioni con il vicinato, il personale medico e sanitario, le istituzioni e il volontariato. Il risultato è quello di un miglioramento significativo, per tutti, della qualità della vita. Prima di tutto per gli anziani, dato che con il monitoraggio effettuato (grazie a visite, telefonate e altri interventi di prossimità) oltre a diminuire il tasso di istituzionalizzazione si sono registrati effetti positivi sulla salute delle persone, come quando, durante l’ondata di calore del 2015, nei rioni del centro di Roma dove opera “Viva gli anziani!”, la mortalità è aumentata del 50% in meno rispetto ai quartieri limitrofi. Ma conseguenze positive esistono anche per le altre generazioni, visto che la solitudine non è di appannaggio esclusivo della Terza o Quarta Età ma riguarda da vicino anche chi ha molti anni di meno. Significativo è a questo riguardo l’impegno del movimento Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio (giovani delle scuole superiori) nel vivere e favorire il contatto diretto con gli anziani: un’alleanza tra generazioni da cui trae beneficio tutta la società.

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Previsioni sugli utili nel Regno Unito invariate malgrado il periodo difficile

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

londraLondra. Gli sviluppi nel Regno Unito, tra l’avvio dei negoziati per la Brexit e le elezioni generali, ci hanno spinto a interessarci nuovamente alla regione nelle ultime settimane. Non abbiamo apportato modifiche alla posizione neutrale sulle azioni e sui tassi britannici, né abbiamo cambiato l’opinione negativa sulla sterlina.Sospettavamo che l’assenza di una maggioranza definita in parlamento avrebbe probabilmente determinato l’allontanamento degli investitori dagli asset rischiosi orientati al mercato interno, in un contesto di accresciuta incertezza alimentata dal ritorno alla politica delle coalizioni. In vista delle elezioni, i nostri fondi gestiti e i desk reddito fisso e azioni globali sono rimasti complessivamente neutrali nei confronti del Regno Unito; all’interno della regione, invece, abbiamo effettuato allocazioni in large cap e società growth maggiormente orientate al mercato internazionale.Ma tentare di prevedere la direzione che avrebbero preso i mercati è sembrato ancora più arduo rispetto a prima delle precedenti elezioni nel Regno Unito; infatti, come nel caso del referendum dell’anno scorso sulla permanenza nell’Unione europea, diversi sondaggi sono rientrati all’interno del margine di errore. Nella fattispecie, la risposta del mercato ha seguito linee prevedibili: deprezzamento della sterlina, solide performance delle azioni, trainate dalle società che generano utili all’estero, e una debolezza sostenuta per le azioni esposte all’economia interna.Per quanto riguarda la Brexit, il nostro scenario di riferimento prevede che un’uscita piuttosto drastica dall’Unione (con la conseguente perdita dell’accesso al mercato unico), determinerebbe una flessione della sterlina e debiliterebbe il mercato dei Gilt. L’incapacità dei Tory di portare a casa una maggioranza alle elezioni ha chiarito ulteriormente alcuni aspetti dei negoziati intorno all’articolo 50, alimentando un intenso dibattito sulla possibilità che un governo di coalizione (con un partito conservatore umiliato) conduca a una Brexit più soft. I meccanismi stessi dell’uscita dall’UE appaiono quindi fondamentali per la previsione delle ripercussioni economiche. Se da un lato non è da escludere che il Regno Unito possa cambiare idea sull’applicazione dell’articolo 50 entro due anni, è altrettanto ipotizzabile che questo periodo non sia sufficiente per giungere a un accordo su tutti gli aspetti pratici della Brexit, con un conseguente scenario caotico con l’acqua alla gola.Nell’eventualità di una “soft Brexit” o di un dietrofront, le possibili ripercussioni sulla crescita sono giudicate positive, tenuto conto dell’atteggiamento meno tollerante verso l’inflazione della Bank of England. Una Brexit con l’acqua alla gola presenta importanti rischi macro, tra cui una minaccia per i consumatori già messi alla prova, con un probabile aumento dei rendimenti dei Gilt, per effetto dei deflussi da parte degli investitori esteri. Il nostro scenario di riferimento contempla una Brexit piuttosto drastica, in cui l’immigrazione resta una tematica chiave e l’accesso al mercato unico non è più possibile o è gravemente limitato.
Tirando le somme, qual è l’impatto di quanto descritto sopra sulle nostre previsioni per il Regno Unito?
Stiamo diventando più prudenti sulle azioni britanniche esposte al mercato nazionale, poiché le attuali difficoltà sono diventate più evidenti in seguito all’esito delle elezioni. Queste società devono fare i conti con l’ulteriore indebolimento della spesa per consumi, sulla scia dell’acuirsi delle incertezze e dell’effetto erosivo dell’inflazione sui redditi reali; senza contare il crollo dei saggi di risparmio, che ha spinto l’equilibrio finanziario delle famiglie in deficit per la prima volta dal 2008. Le grandi società globali potrebbero inoltre risultare vulnerabili alla debolezza dell’economia statunitense, soprattutto quelle con valutazioni elevate. Nel frattempo, è possibile che l’impulso una tantum per le società che generano utili su scala internazionale derivante dall’indebolimento della valuta si sia esaurito.Malgrado queste difficoltà, ci attendiamo una crescita degli utili societari per azione pari al 20% quest’anno, con un successivo ridimensionamento al 7% nel 2018. Queste previsioni sono supportate dal fatto che il sottopeso degli investitori sulle azioni britanniche è in prossimità dei minimi pre-Brexit, le operazioni di fusione e acquisizione in chiave opportunistica evidenziano una ripresa e le valutazioni (a 15 volte gli utili del 2017) appaiono interessanti, specialmente rispetto agli USA. Infine, le azioni britanniche continuano a offrire un soddisfacente rendimento da dividendo del 4,1% (che scende al 3,7% se si escludono le materie prime). In sintesi, al momento gli utili societari sono alquanto sottovalutati.Altrove, gli sviluppi sul panorama dei fondamentali societari high yield in Europa appaiono positivi e dovrebbero restare tali per svariati motivi. Ad esempio, all’orizzonte si prospettano unicamente casi di insolvenza frizionali o idiosincratici, mentre gli importanti deflussi dai fondi pubblici (associati a un eccesso di offerta a marzo e aprile) non sono riusciti a destabilizzare la solidità del mercato nella prima parte dell’anno. Dal punto di vista delle valutazioni, il mercato risulta costoso rispetto al passato, ma d’altronde lo era anche negli anni che hanno preceduto la stretta creditizia (2005-2007); ciò dimostra che l’assenza di catalizzatori negativi può continuare ad attrarre gli investitori, a condizione che gli spread compensino abbondantemente il rischio di credito implicito, il che sembra corrispondere alla situazione attuale. (fonte: Columbia Threadneedle Investments a cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio Multi-Asset)

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Negoziati con il Regno Unito

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

european commissionBruxelles Commissione Europea. Il Collegio dei Commissari ha trasmesso al Consiglio una raccomandazione sull’avvio dei negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50, che comprende un progetto di direttive di negoziato. Questo mandato giuridico fa seguito agli orientamenti politici adottati sabato dal Consiglio europeo.
Il testo odierno integra gli orientamenti illustrando nei necessari particolari le modalità di condotta della prima fase dei negoziati. Dà riscontro all’approccio a due fasi deciso dai leader dei 27 Stati membri e attribuisce priorità alle questioni necessarie ai fini di un recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione.
Le direttive di negoziato riguardano 4 ambiti principali. La prima priorità negoziale è salvaguardare lo status e i diritti dei cittadini, siano essi cittadini dell’UE a 27 nel Regno Unito o cittadini britannici nell’UE a 27, e dei relativi familiari. La raccomandazione della Commissione è inoltre chiara nell’affermare che il passaggio alla seconda fase dei negoziati è subordinato al raggiungimento di un accordo sui principi della liquidazione finanziaria. I negoziati non dovranno compromettere in alcun modo l’accordo del Venerdì santo. Si dovranno trovare soluzioni per evitare l’innalzamento di una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. È infine necessario regolamentare gli aspetti inerenti alla risoluzione delle controversie e all’amministrazione dell’accordo di recesso.
Michel Barnier, negoziatore dell’Unione per i negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50, ha dichiarato: “Con la raccomandazione odierna ci mettiamo sulla buona strada per assicurare un recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione europea, nell’interesse di tutti. Non appena il Regno Unito sarà pronto inizieremo a negoziare in modo costruttivo.”
La raccomandazione sarà trasmessa al Consiglio, che prevede di adottarla nella sessione “Affari generali” del 22 maggio.
Ricordiamo i precedenti: Il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha notificato al Consiglio europeo l’intenzione di recedere dall’Unione. Il Consiglio europeo ha adottato i suoi orientamenti politici il 29 aprile 2017. I negoziati saranno sempre condotti alla luce degli orientamenti del Consiglio europeo, nel rispetto delle direttive di negoziato impartite dal Consiglio e tenendo nella debita considerazione la risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2017.

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Si acuisce la crisi della produttività del Regno Unito

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

londonLondon. La crisi della produttività del Regno Unito si sta approfondendo, questa l’evidenza principale dell’ultima pubblicazione dello studio Business Trends di BDO, network internazionale di revisione contabile e consulenza aziendale, in Gran Bretagna. L’ultima release di BDO Business Trends rivela che, mentre le imprese del Regno Unito continuano a assumere nuovo personale, la produzione d’impresa è in continua discesa. La quantità di produzione generata per ogni ora lavorativa rischia, quindi, di rallentare ulteriormente, compromettendo i già allarmanti livelli di produttività del Regno Unito. Nel primo trimestre 2017 l’Employment Index – l’indice di BDO Business Trends che rileva la propensione all’assumere forza lavoro – è rimasto al di sopra della media di tendenza e risulta in crescita rispetto ai mesi di gennaio e febbraio 2017, attestandosi a 102,0. L’occupazione è cresciuta costantemente negli ultimi sei mesi e il tasso di disoccupazione, attualmente al 4,7%, è il più basso mai registrato in Gran Bretagna da più di 40 anni1.Tuttavia, nonostante i dati positivi sull’occupazione, l’Output Index – l’indice BDO sulle previsioni delle imprese britanniche relative agli ordini per il prossimo trimestre – ha subito un decremento scendendo a 95,9. Questo risultato è decisamente inferiore all’andamento di crescita a lungo termine che viene attestato a 100, e sta scivolando più vicino al punto di contrazione, ossia al di sotto di 95.0. I dati mostrano la grave difficoltà che sta vivendo l’economia britannica per rilanciare la produttività, nonostante gli aumenti marginali annunciati dalla ONS all’inizio di aprile.Lo scarso livello di produttività riscontrato nel primo trimestre 2017, oltre ad avere un impatto sulle imprese, ha anche un peso incisivo sulle famiglie britanniche. La crescita dei redditi familiari, infatti, si attesta a circa il 50% in meno del periodo pre-crisi finanziaria2 e riflette le basse prestazioni riscontrate nella produzione. In aggiunta, l’Inflation Index, l’indice di BDO che misura i livelli di inflazione, ha raggiunto un nuovo picco a quota 105,2, il più elevato dell’ultimo quinquennio. Considerando che i prezzi delle merci continuano ad adeguarsi a causa del recente deprezzamento della valuta sterlina, che non accenna a fermarsi, l’inflazione sembra destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. Questi fattori combinati indicano che qualora la produttività non ritorni a regime rapidamente, la spesa per i consumi continuerà a contrarsi in maniera ancora più incisiva.

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