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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Posts Tagged ‘regolamento’

Meloni, nessun limite temporale per validità Regolamento tutela Città Storica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

adriano meloniRoma. “Non ci sono limiti temporali per la validità del Regolamento sulla tutela delle attività commerciali della Città Storica. Il provvedimento varato dalla Giunta ha previsto un meccanismo di salvaguardia che prevede dopo due anni dall’entrata in vigore un’analisi degli indici di saturazione, indicatori statistici precisi che fotografano il peso delle attività di vendita alimentare sull’area del Sito Unesco. All’esito dell’esame si stabilirà quindi se il divieto programmato di tre anni per l’apertura di nuove attività nei 15 rioni del Centro Storico dovrà essere protratto o interrotto, con un provvedimento di Assemblea che integrerà il Regolamento.
Per la prima volta abbiamo varato un provvedimento che mira alla tutela dell’area Unesco e della sua unicità, adottando un parametro tecnico molto preciso, con una logica di salvaguardia che riconduce sul terreno della qualità il settore, senza penalizzare imprenditori pronti a scommettere sul commercio di eccellenza che merita la città, ma dando finalmente una risposta ai tanti cittadini che chiedevano un impegno concreto per il decoro del centro storico. Sono convinto che questo provvedimento porterà i suoi frutti, anche perché è stato redatto dopo numerosi confronti con le associazioni di cittadini e le categorie. Un lavoro partecipato, quindi, che è stato armonizzato con attenzione alle attuali previsioni normative, sia locali che nazionali”. Lo dichiara in una nota l’assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro Adriano Meloni.

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Regolamento di Dublino: Non è il solo ad essere demenziale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

dublino“Nessuno dica più che i Governi di sinistra non riescono ad ottenere deroghe alla normativa internazionale in materia di migranti. Il problema è che bisognerebbe spiegare a questi Governi, e in particolare al Governo Renzi, che le deroghe devono essere fatte per favorire il nostro Paese, non contro. Concetto complesso che tuttavia davamo per scontato: illusi”. Lo dichiara l’On. Sandra Savino, esponente di Forza Italia.“A chiarire il paradosso – prosegue la parlamentare – sono le parole della collega Laura Ravetto, Presidente del comitato parlamentare di controllo su Schengen. L’astutissimo ex Premier ha infatti deciso che il nostro centro marittimo di coordinamento fosse responsabile dell’intero Mediterraneo e che si derogasse al regolamento di Dublino, che avrebbe permesso di assegnare il migrante allo stato di appartenenza della nave soccorritrice”.“Questa storia insegna che, se il regolamento di Dublino è demenziale, esiste sempre qualcosa di più demenziale. Peccato che questo non sia un film comico ma l’ennesima occasione in cui il nostro Governo ha dimostrato tutta la sua debolezza e idiozia a livello internazionale”, conclude Sandra Savino.

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Assemblea capitolina approva il Regolamento sale da gioco e giochi leciti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

slot machinesRoma. “In Assemblea Capitolina questa maggioranza ha ottenuto oggi un risultato storico approvando il Regolamento sale da gioco e giochi leciti, che va a disciplinare le licenze e le autorizzazioni di competenza comunale relative all’esercizio di giochi leciti in conformità a quanto previsto dal TULPS e dalla Legge Regione Lazio n. 5 del 2013. Le tipologie di giochi trattate dal Regolamento sono quelle previste dall’art. 110 comma 6 del TULPS, ovvero new slot e Videolottery (VLT), giochi leciti esercitati in apposite sale pubbliche da gioco, sale dedicate, sale biliardi, agenzie per la raccolta di scommesse ippiche e sportive, agenzie di scommesse, sale bingo, alberghi, locande e pensioni, trattorie, osterie e ristoranti caffè, enoteche e bar con somministrazione di bevande alcoliche e non, stabilimenti balneari e piscine, rivendite di tabacchi e attività commerciali. Grazie a questo Regolamento Roma Capitale potrà garantire che la diffusione dei locali in cui si pratica il gioco lecito avvenga evitando effetti pregiudizievoli per la sicurezza urbana, la viabilità, l’inquinamento acustico e la quiete pubblica, nonché la dequalificazione territoriale e del valore degli immobili; sarà inoltre ristabilito il corretto rapporto con l’utenza, facendo in modo che il gioco non porti a pericolosi fenomeni di dipendenza. Questa amministrazione intende infatti prevenire il gioco patologico, anche mediante iniziative di informazione e di educazione e valorizzare le forme di aggregazione sociale e di gestione del tempo libero che stimolino la creazione di relazioni positive, la comunicazione e la creatività. A tal fine, abbiamo previsto una serie di prescrizioni: all’interno dei locali autorizzati a detenere apparecchi da gioco dovrà infatti essere esposto in modo chiaro e ben visibile un cartello contenente le indicazioni di utilizzo degli apparecchi in uso e il divieto di utilizzo degli apparecchi e congegni ai minori di anni 18 nonché per quei videogiochi che, per il oro contenuto osceno e violento, siano menzionati nella tabella dei giochi proibiti.
Il risultato ottenuto oggi in Aula è tanto più importante in quanto il fenomeno del gioco d’azzardo appare ormai profondamente radicato nel tessuto socio-economico italiano e della città di Roma, dove si sono moltiplicate le Sale da Gioco e di Bingo ed è sempre più frequente imbattersi in locali aperti al pubblico che, tra i vari servizi riservati alla propria clientela, offrono la possibilità di giocare d’azzardo; la dimensione del fenomeno in Italia ha assunto connotati assolutamente preoccupanti. La popolazione italiana totale è stimata in circa 60 milioni di persone, di cui il 54% giocherebbero d’azzardo almeno una volta l’anno. La stima dei giocatori d’azzardo problematici varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale, mentre la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2% (dati diffusi dal Ministero della Salute nel 2012).
Il M5s oggi lancia un segnale forte e chiaro nella lotta alla Ludopatia. Anzi, chiamiamola come si deve: Azzardopatia! E lo fa proprio dalla Capitale, città divenuta nei decenni una vera e propria Las Vegas italiana a causa dell’assenza di normativa che disciplinasse la distribuzione sul territorio delle slots e macchinette varie. Con l’approvazione del regolamento sulle sale slot il M5s riporta l’interesse e la tutela dei cittadini al centro dell’azione amministrativa. Auspichiamo che i governi nazionale e regionale non indugino oltre nell’adozione di misure serie che vadano a sostegno delle azioni degli enti locali”. Lo dichiarano in una nota congiunta i consiglieri proponenti del M5S Sara Seccia e Nello Angelucci.

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Campidoglio: approvato il nuovo Regolamento del Commercio su Aree Pubbliche

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

campidoglioRoma. “Approvata oggi in Assemblea Capitolina la proposta di deliberazione 23/2017 del M5S che regolamenta il commercio su aree pubbliche. Abbiamo riportato il decoro nella Capitale sconfiggendo il più becero degli ostruzionismi. L’opposizione ha presentato 210 emendamenti con il solo scopo di ritardare i lavori dell’Aula. Mezzucci inutili che puntavano a ritardare il nostro lavoro al massimo di una settimana senza che nessuna delle parti ne traesse vantaggio. Noi abbiamo resistito assistendo a un teatrino in cui gli esponenti di Fdi sostenevano addirittura i discutibili emendamenti presentati da Fassina e dal Partito Democratico rappresentati durante la notte solo dal consigliere Palumbo. Al termine della scorsa seduta, che è durata circa 18 ore, le opposizioni hanno deposto le armi e ritirato 130 emendamenti permettendoci di sospendere e di terminare oggi la discussione dei pochi emendamenti residui per arrivare finalmente all’approvazione. Hanno tentato come al solito di cambiare la versione dei fatti sostenendo che siamo stati noi a costringere l’Assemblea ad un assurdo ‘tour de force’ con costi ingenti di personale e vigilanza. Noi abbiamo invece ringraziato gli uffici, che ci hanno affiancato e supportato nella lunga notte di martedì e che ci hanno consentito di non piegarci al loro gioco”. E’ quanto dichiara in una nota il Gruppo M5S del Campidoglio.

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Coia (M5S), facciamo chiarezza sul nuovo Regolamento del Commercio su Aree Pubbliche

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 giugno 2017

campidoglioRoma. “Il regolamento del Commercio su Aree Pubbliche del M5S introdurrà molte novità che vanno dai progetti di partecipazione attiva per il rilancio dei mercati alla limitazione del numero delle licenze per un medesimo soggetto giuridico anche nell’ambito della stessa famiglia anagrafica. Un medesimo soggetto, infatti, non potrà essere titolare o possessore di più di 4 posteggi (2 nel settore alimentare e 2 nel settore non alimentare) nelle aree mercatali con un numero complessivo di posteggi inferiore o pari a cento, oppure 6 (3+3) nelle aree con più di 100 posteggi mentre nell’ambito della medesima famiglia anagrafica il numero delle concessioni non potrà essere superiore a 10 (5 nel settore alimentare e 5 nel settore non alimentare). L’obiettivo del regolamento è innanzitutto quello di ripristinare il decoro nella Capitale attraverso bandi finalizzati a preservarne la qualità con criteri di dettaglio, fideiussioni a garanzia del pagamento delle sanzioni e mediante il divieto di uso di gruppi elettrogeni a combustibile fossile ed eccessiva illuminazione per la tutela ambientale.Sul regime sanzionatorio occorre dire che, con la regolamentazione attuale, se ci sono degli operatori che lavorano con una residenza fittizia, la multa viene inviata al finto domicilio e, di conseguenza, il sistema sanzionatorio non è efficace. Invece la presenza delle fideiussioni permetterà la decurtazione della sanzione direttamente alla fonte. Questo sicuramente dà fastidio a molte associazioni di categoria che forse hanno usato questo metodo per eludere le sanzioni. Sono previsti inoltre criteri di decadenza più stringenti ed efficaci e la possibilità di revocare i posteggi per motivi di pubblico interesse. Abbiamo realizzato il programma del M5S rilanciando i mercati, estendendo la somministrazione e richiamando i progetti di partecipazione attiva: un’apertura alla cittadinanza che può presentare le proprie proposte, perché, a parer nostro, il mercato oggi deve cambiare, non deve essere più solo una realtà commerciale ma anche una realtà sociale. Per quanto riguarda la somministrazione, partendo da una percentuale minima del 10 per cento, diamo la possibilità ai Municipi di scegliere la percentuale di consumo sul posto.Le autorizzazioni cosiddette anomale decadono secondo quanto previsto dal D. Lgs n. 59/2010 e riportato nella conferenza Stato-Regioni del 5/7/2012. Le stesse se giudicata legittime verranno trasformate in altrettanti posteggi fissi da identificare con una conferenza di servizi entro 90 giorni. Tra le altre novità introdotte vi sono il divieto di attività di vendita in forma itinerante su aree estese dei municipi e la lotta ai ‘falsi itineranti’ ovvero ai furbetti dei banchi a rotelle. Il controllo degli itineranti avverrà con verifica preliminare presso gli uffici del comune”.E’ quanto dichiara in una nota Andrea Coia, Presidente della Commissione Commercio di Roma Capitale.

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Linee Guida per Il Regolamento del Verde e del Paesaggio di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

azaleeRoma Capitale. La Giunta Capitolina ha approvato una delibera contenente le linee guida per il Regolamento del Verde e del Paesaggio di Roma Capitale. “Con questo atto normativo d’indirizzo vogliamo predisporre una regolamentazione organica e uniforme di tutte le aree verdi, pubbliche e private della città, per assicurarne un’efficace gestione sostenibile, accrescerne il valore ambientale e paesaggistico, salvaguardarne caratteristiche e peculiarità”, dichiara l’Assessora alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale Pinuccia Montanari. Tra gli obiettivi, oltre a garantire la manutenzione, promozione e recupero del verde e del paesaggio, c’è anche la riduzione delle emissioni di CO2 (secondo gli obiettivi fissati nel Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima – PAESC); la tutela della biodiversità; la valorizzazione e conservazione di parchi, riserve, aree naturali protette, giardini e ville storiche; assicurare il ripristino e il mantenimento delle potature “artistiche” storiche di alcuni quartieri di Roma; coinvolgere i cittadini e promuovere le iniziative volte alla sensibilizzazione sul verde.Il testo, elaborato dal Dipartimento Tutela Ambientale – Servizio Giardini e dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale, tiene conto delle esperienze normative pregresse e della disciplina ambientale nazionale e comunitaria attualmente vigente. Le linee guida sono state oggetto di confronto anche con le università romane e le associazioni nazionali quali WWF, Legambiente, Giardini e Parchi d’Italia, Touring Club Italia e tante altre associazioni.“Si tratta di linee programmatiche chiare e innovative per l’azione amministrativa – spiega Montanari – Possiamo contare su milioni di metri quadrati di Verde: siamo il più vasto comune italiano per estensione territoriale, uno dei più verdi d’Europa, con eccezionali peculiarità ambientali, ecologiche, paesaggistiche, storico-culturali, archeologiche e con flora e fauna ricche di biodiversità da tutelare. Fare di Roma il più grande Giardino d’Europa si può”.“Il verde urbano è una risorsa fondamentale per la sostenibilità urbana e queste Linee Guida sono lo strumento che mancava per dare concretezza alle ambizioni di riqualificare, migliorare la rete verde, la sua ricchezza, che non appartiene esclusivamente alla nostra città, ma ha un rilievo nazionale e internazionale. Uno strumento strategico per conoscere, censire, valorizzare, proteggere e tutelare il verde in città, inteso come sistema di interconnessioni, superando quella visione, spesso prevalente nella pratica amministrativa, che lo concepisce esclusivamente quale elemento residuale della città”, conclude.

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Botticelle romane e regolamento comunale

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

oipaRoma. Sono 15 i vetturini per i quali le guardie zoofile dell’OIPA del nucleo di Roma hanno richiesto la sospensione delle licenze al Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale.I controlli risalgono alla scorsa estate quando l’OIPA aveva denunciato il comportamento scorretto di molti vetturini che, non curanti del Codice della strada e del Regolamento a tutela degli animali del Comune di Roma, sono stati immortalati dalle telecamere delle guardie zoofile mentre guidavano le botticelle parlando al telefono, contromano, con passeggeri seduti accanto al conducente (pratica vietata) e con andature da ippodromo.Proprio su quest’ultimo punto si è concentrata l’attenzione delle guardie, in quanto sono molti i vetturini che lanciano i cavalli al trotto per le vie del centro, senza preoccuparsi dei pericoli ai quali espongono gli animali che corrono sui pericolosissimi sampietrini, già causa di incidenti con cavalli morti e feriti, come il povero Birillo morto in via di San Gregorio.Così le guardie zoofile OIPA, dopo l’invio dei verbali di contestazione degli illeciti ai vetturini, hanno inoltrato al competente Dipartimento i verbali con tanto di video allegati che documentano le folli corse su Lungotevere Aventino, Via del Teatro di Marcello e altre vie del centro storico.
Oltre alla sanzione, che può arrivare a 300 euro, ora sulla testa dei vetturini incombe la scure delle sospensioni delle licenze per 15 di loro, ovvero poco più di un terzo della “flotta”. Infatti, il Testo unico del Regolamento Capitolino per la disciplina degli autoservizi non di linea, categoria alla quale appartengono le botticelle, prevede che per la violazione del divieto di andatura diversa dal passo, si applichi la sospensione della licenza per 3 mesi, che diventano 6 in caso di recidiva.
“E’ ora che la politica si faccia carico di risolvere il problema – dichiara Claudio Locuratolo, coordinatore del nucleo di guardie zoofile dell’OIPA Roma – In campagna elettorale la Sindaca Raggi si era impegnata nell’abolizione di questa anacronistica e crudele pratica che fa vivere e morire i cavalli nel caos di Roma. L’OIPA con le altre associazioni ha raccolto oltre 10mila firme per l’abolizione delle botticelle e la riconversione delle licenze in taxi depositando una proposta di deliberazione d’iniziativa popolare che, nonostante le promesse di portarla in aula per la discussione, come previsto dalla normativa, giace ancora nei cassetti del Campidoglio”. (foto: oipa)

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Regolamento Privacy UE, le aziende non possono più tergiversare

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2016

european-unionSembra ancora lontano anni luce il 25 maggio 2018, data in cui il nuovo Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati sarà direttamente applicabile in tutti i Paesi dell’UE, senza necessità di recepimento o altro atto formale da parte dei singoli Stati membri.
Infatti, anche se manca poco più di un anno e mezzo per adeguarsi entro questo termine perentorio alla normativa che sostituirà il “vecchio” Codice della Privacy (Dlgs 196/2003), una ricerca della Compuware Corporation rileva che il 64% delle imprese in Italia non ha ancora adottato un piano per far fronte all’impatto delle nuove regole, che sono troppo numerose e notevoli per essere prese sottogamba dalle aziende, come sottolinea la Prof.ssa Licia Califano, componente del Garante per la protezione dei dati personali, in occasione del 6° Privacy Day Forum, organizzato da Federprivacy: “Tra i punti di forza del nuovo Regolamento Europeo, si rimarca anzitutto un’accentuazione del profilo dei doveri che gravano sui titolari del trattamento. Vanno in questo senso: la statuizione del principio di accountability; l’irrobustimento delle garanzie di sicurezza; la previsione della privacy by design e privacy by default; l’introduzione dei registri aziendali dei trattamenti, della valutazione d’impatto e della consultazione preventiva; l’immissione della nuova figura del data protection officer; il ricorso alla certificazione nei processi di trattamento.”
E dal maggio del 2018 il giro di vite riguarderà anche “le funzioni di controllo delle Autorità garanti, chiamate non solo ad una cooperazione reciproca più stretta, anche grazie al meccanismo dello sportello unico per le imprese, (cd. one-stop-shop) – spiega la Califano – ma soprattutto ad esercitare poteri di vigilanza ben più pregnanti a garanzia ultima dei diritti dell’interessato, che il Regolamento arricchisce e rinforza”. Con una serie di attività da intraprendere decisamente complesse, è perciò urgente che aziende e pubbliche amministrazioni si attivino tempestivamente, come afferma a margine del convegno Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy:
“Poiché il nuovo Regolamento bada molto alla sostanza, é importante che le imprese si rivolgano a professionisti preparati e competenti sulla materia, e anche se il tempo a disposizione sembra tanto, in realtà non si può pensare di aspettare l’imminenza della scadenza per attivarsi -osserva Bernardi- anche perché nella maggior parte dei casi è richiesta una preventiva valutazione di impatto sulla protezione dei dati, (c.d. privacy impact assessment), e l’adozione di adeguate misure di sicurezza per dimostrare la conformità può richiedere mesi di lavoro.”Come è stato messo in evidenza al 6° Privacy Day Forum, una vera e propria rivoluzione copernicana della privacy è quindi in arrivo, e con il nuovo regime sanzionatorio che introdurrà multe severe che potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale dei trasgressori, alle aziende non rimane altro che rimboccarsi le maniche per mettersi in regola al più presto.

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Nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2016

Online Banking ComputerBruxelles. Dopo 4 lunghi anni di iter legislativo trascorsi tra momenti di fibrillazione e fasi di stallo, lo scorso 15 dicembre è stato finalmente raggiunto l’accordo per il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati, che domani sarà all’ esame del Consiglio dell’UE, per poi passare all’approvazione dei testi definitivi da parte del Parlamento UE forse già nel corso delle sessioni plenarie in agenda dall’11 al 14 aprile 2016.
E’ stato un percorso tortuoso quello che ha infine accesso il semaforo verde sul Regolamento Privacy UE, che ha superato la situazione di impasse più critica grazie anche alle rivelazioni di Edward Snowden sul programma Prism, che hanno di fatto convinto i deputati a premere il piede sull’acceleratore per portare a termine la riforma.
Uno degli obiettivi più ambiziosi del nuovo pacchetto sulla protezione dei dati, è quello di creare le condizioni per il Mercato Unico Digitale in Europa, che secondo le stime della Commissione potrà creare 3,8 milioni di nuovi posti di lavoro, e un giro d’affari per l’area UE di almeno 415 miliardi di euro all’anno.
“Con così tanti interessi in gioco, è impossibile fare tutti felici”, aveva avvertito il deputato tedesco Jan Albrecht, che per descrivere le avvincenti vicende ed i retroscena del Regolamento UE ha anche appoggiato la produzione del film documentario “Democracy”, e la posta in gioco è in effetti talmente alta da motivare gli oltre 4 mila emendamenti che per mesi avevano ingolfato il Parlamento nel processo legislativo della nuova normativa comunitaria sulla privacy, registrando la più grande attività di lobby da quando è stata istituita l’Unione Europea, con la finora indiscussa supremazia dei giganti del web americani messa ora a repentaglio dalle nuove e più stringenti regole sulla protezione dei dati personali.
Sta di fatto che il Regolamento è adesso una realtà, e dopo la sua imminente approvazione formale, la privacy diventerà europea per tutte le aziende pubbliche e private, che avranno due anni di tempo per adeguarsi.
Il giurista Franco Pizzetti, sette anni presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha appena pubblicato un libro che traccia una sorta di viaggio per dare ai lettori un aiuto ad orientarsi nel mondo della protezione dei dati nella prospettiva europea, utile a comprendere non solo le regole ma anche, e soprattutto, i valori che sono alla base di una visione della protezione dei dati intesa come presidio fondamentale di ogni libertà.
Il volume “Privacy e il diritto europeo alla protezione dei dati personali, dalla Direttiva 95/46 al nuovo Regolamento europeo” di cui Pizzetti è autore, si propone tre obiettivi:
Il primo, mettere a fuoco la differenza strutturale fra il concetto di Privacy e il “Right to Privacy” americano, e il diritto europeo alla protezione dei dati personali come diritto fondamentale della persona. Il secondo obiettivo è quello di ricostruire il diritto europeo alla protezione dei dati personali, basato su un intreccio continuo fra l’ordinamento della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e quello della Unione Europea. Il terzo obiettivo è invece quello di costruire una passerella che consenta di mettere a confronto il diritto europeo esistente, basato sulle Direttive, col nuovo Regolamento.
L’arrivo del nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali, segnerà un mutamento storico, giuridico ed economico di grandissima importanza, non solo perché si passa da un sistema basato su direttive di armonizzazione e legislazioni nazionali di attuazione a un regolamento di immediata applicazione in tutti gli Stati membri, ma anche perché si danno regole certe a fenomeni che all’epoca della Direttiva 95/46 non erano nemmeno all’orizzonte e, soprattutto, si cerca di anticipare, per quanto possibile, una normativa adeguata anche all’imminente futuro.

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Regolamento Privacy UE, le aziende cercano professionisti dinamici

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2016

aziende1In molte nazioni il privacy officer è un esperto della protezione dei dati, ricercato dalle aziende che necessitano di consulenza per gestire i dati personali in modo efficace e lecito. In Italia è una figura che sta prendendo campo soprattutto nelle multinazionali e nelle grandi realtà attente alla compliance aziendale. Con il Regolamento UE, che sarà emanato questa primavera, saranno poi 20mila pubbliche amministrazioni, e almeno altre 25mila imprese del settore privato che dovranno nominare un “data protection officer” entro i prossimi due anni.A differenza di molti paesi anglosassoni, dove i privacy officer sono professionisti affermati e ben retribuiti anche quando non sono imposti dalla legge, da noi chi si propone come esperto di protezione dei dati deve scontrarsi con un retaggio imprenditoriale che per anni ha spesso considerato la materia come una fastidiosa burocrazia e un costo superfluo, e c’è quindi il rischio che anche con il Regolamento Europeo le aziende percepiscano queste figure come meri “controllori” delle possibili violazioni del Codice della Privacy, o addetti alla produzione di documentazione obbligatoria.
“Chi mira ad affermarsi come privacy officer o consulente della privacy deve essere un professionista dinamico che porta soluzioni e non problemi al management aziendale, con una visione che corrisponda alle reali esigenze delle imprese in relazione alla gestione dei dati – afferma Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy – Oltre a una conoscenza approfondita della normativa, é perciò necessario che possieda competenze trasversali ed interdisciplinari per essere in grado di convincere le imprese che possono non solo ottemperare agli obblighi di legge, ma anche sfruttare le opportunità dell’economia digitale.”
Una ricerca condotta su un campione di 1.000 addetti ai lavori, ha infatti evidenziato che nell’ottica del Regolamento UE sulla protezione dei dati, le aziende ricercano nei privacy officer non solo la conoscenza della disciplina normativa, ma anche altre competenze su sistemi di gestione, compliance aziendale, marketing strategico, e adeguate conoscenze informatiche.
In una congiuntura economica in cui le aziende vanno sempre più in direzione dello “smart working”, e mirano a tagliare i costi ottimizzando i processi aziendali, nonostante l’obbligo di nominare un “data protection officer”, i professionisti che si propongono come meri addetti all’espletamento di adempimenti burocratici rischiano quindi di vedersi chiudere la porta in faccia.

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Malattie rare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

Paola-Binetti“Nella settimana europea delle biotecnologie vale la pena ricordare il XV anniversario del Regolamento europeo dei farmaci orfani. Come ben sanno tutte le persone affette da malattie rare, trovare il farmaco su misura per loro è sempre più difficile, per potersi curare sono in cerca di farmaci rari, a volte rarissimi, e che – non a caso – sono stati definiti farmaci orfani”. Lo afferma l’Onorevole Binetti, presidente dell’Intergruppo Parlamentare per le malattie rare durante il convegno “Malattie Rare. Bisogni assistenziali e sostenibilità alla luce del nuovo Piano Nazionale” promosso dall’Istituto superiore Studi sanitari Giuseppe Cannarella. Continua il deputato di Area Popolare: “Il Regolamento europeo dei farmaci orfani risale a 15 anni fa, solo nel 1999 la Comunità Europea ha identificato le malattie rare come settore prioritario di un’azione congiunta nel campo della sanità pubblica per migliorare il riconoscimento e la visibilità delle MR, supportare i piani e le strategie nazionali e rafforzare la cooperazione e il coordinamento a livello europeo. Il Registro Nazionale Farmaci Orfani rappresenta un sistema di sorveglianza per i farmaci orfani autorizzati dall’Agenzia Europea di Valutazione dei Medicinali (EMEA) e rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN)”. Conclude l’esponente centrista: “Il Registro Nazionale Farmaci Orfani facilita la collaborazione e il coordinamento tra i centri di riferimento esistenti in Italia. Si tratta di uno strumento utile anche per raggiungere due degli obiettivi indicati dalla prossima legge di stabilità: appropriatezza e sostenibilità. Sulla base dei dati contenuti nel registro è infatti possibile definire e verificare l’appropriatezza del percorso diagnostico nei centri di riferimento, valutando il ritardo diagnostico e l’efficacia della terapia farmacologia su specifici casi clinici. Permette di registrare sia gli effetti avversi dei farmaci che il rapporto rischi-beneficio dei farmaci. Il Registro Nazionale Farmaci Orfani costituisce quindi uno strumento prezioso per tutte le malattie rare”.

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Uno studio sulle figure più richieste con il Regolamento Privacy UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2015

mercato digitaleQuella del mercato digitale è una vera e propria partita, sia per le imprese che per i professionisti, e come tale necessita di precise regole del gioco. È per questo che il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati costituisce un nodo cruciale per l’economia dell’UE, e l’attesa dovrebbe finalmente terminare con l’approvazione del nuovo testo entro la fine di quest’anno.Come evidenziato però nei giorni scorsi dall’Ocse Digital Economy Outlook 2015, ci sono sfide da affrontare che sono legate proprio ai rischi “dirompenti” che ruotano attorno a privacy e lavoro: ”Le cose si stanno muovendo molto velocemente, con l’arrivo dei Big Data e l’internet degli oggetti – ha affermato Andrew Wyckoff, Science, Technology and Innovation Director dell’Ocse – e noi dobbiamo fare in modo di essere pronti per l’impatto che tutto questo avrà su privacy, sicurezza e fiducia, nonché sulle competenze e l’occupazione.”Se da una parte la digital economy genererà un’impennata di richieste nel mercato delle professioni dell’ICT, il pericolo che incombe è invece quello di perdere il controllo della situazione e compromettere la fiducia degli utenti, i quali devono percepire trasparenza e senso di sicurezza per potersi sentire a loro agio mentre gestiscono le loro attività sul web.Mantenere gli equilibri necessari per lo sviluppo dell’economia digitale è possibile individuando regole che tengano conto di tutti gli interessi in gioco, tutelando quindi anche i diritti del consumatore, a cominciare da quello che gli viene riconosciuto sulla protezione dei propri dati personali.A livello nazionale, nell’indagine pubblica per lo sviluppo di una norma tecnica delle professioni digitali che è terminata lo scorso 2 luglio, Federprivacy ha presentato in UNI un proprio documento come strumento per illustrare gli scenari del settore, che prevede non solo i profili di esperti del settore IT, ma anche figure professionali di garanzia, come il responsabile della gestione dei dati (il c.d. privacy officer) e il responsabile allo sportello per i diritti dell’interessato e di relazione con gli strakeholder.”Il documento che abbiamo portato al tavolo dei lavori per lo sviluppo della norma sui profili professionali in ambito privacy, è basato sul nostro bagaglio di conoscenza del settore come principale associazione di riferimento della categoria, ed è frutto di uno studio approfondito svolto con il supporto di esperti del settore – spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy – infatti è nostro dovere dare un concreto contributo per fare chiarezza su cosa richiede effettivamente il mercato, ed individuare quali sono le competenze ricercate dalle aziende, non solo per proteggere fisicamente i dati, ma anche per creare quel clima di fiducia che sta perseguendo l’UE per sfruttare appieno il potenziale del mercato digitale. Per questo, ci siamo rimboccati le maniche, e abbiamo pensato ad una ricerca operativa in cui chiediamo l’opinione degli addetti ai lavori, costituendo al contempo un apposito gruppo di lavoro in seno a Federprivacy, che avrà il compito di approfondire tutti i fattori che possano concorrere ad una norma che vada a beneficio di tutti gli attori del mercato, consumatori compresi.”Lo studio in questione, denominato “I profili professionali sulla privacy e il nuovo Regolamento Europeo”, è attivo sul sito di Federprivacy, e i risultati saranno presentati ed analizzati al 5° Privacy Day Forum il prossimo 21 ottobre a Roma. In tale occasione, si svolgerà anche la prima riunione ufficiale del gruppo di lavoro propedeutico alla norma UNI.

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Appalti: è necessario un nuovo codice?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

appalti-pubblici-biproget1“La proposta di Cantone di istituire un albo nazionale per la formazione delle commissioni di gare per l’assegnazione dei contratti pubblici, attraverso un sistema di sorteggio, tra professionalità con competenze specifiche strettamente connesse al tipo di appalto, ci vede perfettamente d’accordo” lo dichiara, in una nota, Vincenzo Garofalo, capogruppo di Ap (Ncd – Udc) in commissione Trasporti alla Camera.“Come ha sottolineato il presidente Nunzia De Girolamo, ciò va nella direzione da noi sempre auspicata, ovvero quello della trasparenza e rispetto delle regole. Il gruppo Ncd, infatti, aveva presentato un emendamento in tal senso nella legge di stabilità, e lo ripresenterà alla legge delega per la riforma del Codice degli appalti” spiega.“E’ bene sottolineare che già nel 2010 il Governo si era espresso in questa direzione e che Camera e Senato avevano approvato, nel nuovo Regolamento del Codice degli appalti pubblici, forme di selezione analoghe per i soggetti partecipanti alle gare. Ci adopereremo per introdurre, finalmente, questo basilare principio di trasparenza e, inoltre, un sistema premiante per le imprese sulla base dei comportamenti tenuti nei precedenti appalti al fine di abbattere i costi delle opere pubbliche, avere certezza sui tempi di completamento delle opere, e, altresì, favorire la crescita delle imprese migliori e più meritevoli” conclude Garofalo.

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Acquisto della cittadinanza italiana. Cosa fare quando il procedimento non si conclude entro 730 giorni

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 dicembre 2014

A participant holding a poster with drawings and the inscription "We are 12 million European citizen - where are our rights?"I tempi di conclusione dei procedimenti di concessione della cittadinanza italiana sono – notoriamente – biblici: in media occorre aspettare 5 anni dalla data di presentazione della domanda.Si tratta di ritardi cronici della pubblica amministrazione, immotivati nella sostanza e fondamentalmente frutto di mala organizzazione che, come abbiamo visto, di recente si e’ estesa anche alla fase della presentazione delle domande, nel tentativo di alcune Prefetture di “aggirare” il termine imposto dalla legge ritardando la presentazione delle domande con appuntamenti fissati dopo un anno dalla richiesta.
La gravita’, cronicita’ e “ingiustificabilita’” dei ritardi del Ministero dell’Interno nel concludere i procedimenti di concessione della cittadinanza – nonostante il termine decisamente lungo di 730 giorni previsto dalla legge – e’ stata anche stigmatizzata dal TAR Lazio in una class action pubblica, all’esito della quale i Giudici hanno condannato il Ministero dell’interno “a porre in essere ogni adempimento utile, di carattere organizzativo e procedurale, volto al rigoroso rispetto dei termini previsti per la conclusione del procedimento di rilascio della cittadinanza italiana, tenuto conto che, la previsione legislativa di riconoscere ben 730 giorni di tempo (a mente dell’art. 3 del D.P.R. 18 aprile 1994 n. 362, Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana) all’amministrazione competente per completare il percorso istruttorio con l’adozione del provvedimento conclusivo appare più che idonea a rendere ingiustificabile ogni ragione di ritardo nel completamento della filiera amministrativa in questione a far data dalla presentazione della relativa istanza”.Sono passati gia’ alcuni mesi dalla sentenza (depositata il 26 febbraio 2014), eppure parrebbe che il ministero dell’Interno non abbia al momento intenzione di migliorare l’efficienza dei propri uffici: rispondendo ad una interrogazione parlamentare, del 24 settembre 2014, sulle iniziative che il Ministero intende porre in essere per velocizzare l’iter procedimentale, il Ministro dell’Interno non ha infatti menzionato nuove “misure di razionalizzazione” attuate – o in corso di attuazione – successivamente all’emanazione della sentenza, che per ora resta quindi lettera morta.
Cosa fare dunque quando l’amministrazione tarda a rispondere? Il termine per la conclusione di tutti i procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e’ di 730 giorni dalla presentazione della domanda. Le conseguenze dello spirare di questo termine senza che l’amministrazione abbia provveduto – rigettando o accogliendo l’istanza – sono diverse a seconda dei motivo in base al quale la cittadinanza italiana e’ stata richiesta. In caso di richiesta per matrimonio con cittadino italiano, o di richiesta da parte di persone nate in Italia e vissute in Italia senza interruzioni fino al compimento dei diciotto anni, sorge un vero e proprio diritto soggettivo alla cittadinanza: passati due anni l’amministrazione non potra’ piu’ rigettare l’istanza e il richiedente potra’ decidere se attendere i tempi dell’amministrazione o rivolgersi al giudice ordinario chiedendo che venga dichiarata la propria cittadinanza italiana.In tutti gli altri casi lo spirare del termine di 730 giorni comporta un silenzio-inadempimento della pubblica amministrazione. Il richiedente potra’ quindi impugnare, entro un anno dalla data in cui il termine di 730 giorni e’ trascorso (e quindi entro tre anni dalla presentazione della domanda, pena la dichiarazione di irricevibilita’ del ricorso), il silenzio dell’amministrazione davanti al Tar Lazio. Il Tribunale Amministrativo, verificato il decorso del termine senza che l’amministrazione si sia pronunciata, ordinera’ all’amministrazione di provvedere entro un termine stabilito in sentenza (solitamente tra i 30 e i 90 giorni). In caso di ulteriore inadempimento il Tar nominera’ un commissario ad acta, affinche’ si sostituisca all’amministrazione e provveda a concludere il procedimento. Se il ricorrente ne fa richiesta, per evitare di presentare una ulteriore istanza, il commissario ad acta potra’ essere nominato contestualmente alla sentenza che dichiara l’illegittimita’ del silenzio e ordina all’amministrazione di provvedere.
E’ possibile ottenere il risarcimento del danno da ritardo?
Il Tar Lazio ha escluso, con diverse pronunce, la risarcibilita’ del danno da silenzio-inadempimento nelle istanze di concessione della cittadinanza. Ad avviso dei giudici, infatti, il richiedente dovrebbe provare non solo di essere in possesso dei requisiti per la concessione della cittadinanza, ma anche che la stessa sarebbe stata sicuramente concessa dall’amministrazione, il che e’ impossibile vista l’ampia discrezionalita’ dell’amministrazione nel concedere la cittadinanza nel valutare la sussistenza dell’interesse pubblico ad adottare il provvedimento di concessione. (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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FISH: apertura su regolamento ISEE

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2013

“L’ISEE va approvato quale livello essenziale di assistenza. Ce n’è necessità oggi per frenare le profonde disparità territoriali in tema di assistenza e per eliminare le storture dell’ISEE vigente. Elementi da correggere ce ne sono, ma di qui ad alimentare convinzioni catastrofiste ce ne passa.”Questo il commento della FISH a margine della discussione nelle Commissioni parlamentari che devono esprimere un parere sullo schema di decreto che regolamenta il nuovo Indicatore della Situazione Economica Equivalente.“Abbiamo seguito con attenzione l’elaborazione del nuovo regolamento. – così si esprime Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Sappiamo bene che la revisione dell’ISEE è stata fissata nella precedente legislatura con la manovra ‘Salva Italia’ (Legge 214/2011). Sui criteri approvati allora dal Parlamento il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha elaborato successive stesure, riscrivendole anche su pressione di associazioni, sindacati, organizzazioni dell’impegno civile.”Le prime versioni del regolamento, come si ricorderà, erano state oggetto di forti e circostanziate critiche della FISH che evidenziava il trattamento assai sfavorevole riservato alle persone con disabilità e ai loro nuclei familiari.“Chi ha dovuto elaborare il decreto si è trovato a gestire un ‘paradosso’ stabilito dal Parlamento nella legislatura precedente: dover considerare nell’indicatore reddituale anche le prestazioni assistenziali. È anche grazie alla pressione della FISH se tale contraddizione, nella versione più recente, è stata neutralizzata con franchigie e con la possibilità di detrarre, ad esempio, tutte le spese assistenziali sostenute in caso di gravi disabilità.”Il nuovo ISEE conteggia, ad esempio, indennità di accompagnamento, ma per gli stessi titolari è prevista una franchigia di 6.500 euro (l’indennità è di 5.800 euro l’anno). Tutte le spese sanitarie (compresi ausili, auto adattate, cani guida per ciechi, sussidi tecnici ecc.) possono essere sottratte dall’indicatore reddituale fino ad ulteriori 5.000 euro. Inoltre possono essere sottratte integralmente, per i disabili gravi, le spese per collaboratori domestici, addetti all’assistenza personale e badanti fino alla compensazione completa delle provvidenze assistenziali ricevute.“Si può fare di più, ma per onestà dei fatti bisogna ammettere che, per la prima volta, è stato riconosciuto che la disabilità produce costi e impoverimento per i nuclei familiari. Si può fare di più e meglio, ma non si può disconoscere che il nuovo regolamento riserva attenzione alle persone con grave disabilità, con disabilità intellettiva, o che intendano – faticosamente – costruirsi una famiglia e un’autonomia personale. Si può fare di meglio ma su questo è necessario un impegno del Parlamento per correggere la norma originaria. E già che c’è aiutarci a ripensare nella loro interezza le politiche per la disabilità e a garantirne le risorse.”

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Osservatorio gioco online

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2012

“Sogei ci ha dato un sistema di monitoraggio senza eguali al mondo, che ci consente di conoscere perfettamente il settore online. Nel 2010, quando lanciammo l’Osservatorio, il boom vero doveva ancora partire: stavamo assistendo all’emersione di un’industria che già esisteva su siti non autorizzati. L’offerta legale, ora possiamo dirlo, è stata vincente”. Lo ha detto Francesco Rodano, responsabile gioca a distanza di Aams, nel corso della presentazione dei risultati dell’Osservatorio sul gioco online.
“Poker cash e casinò – ha proseguito – sono partiti con le regole della legge comunitaria, a luglio 2011, che ci hanno fornito una base per completare l’offerta ma anche per procedere ad una migliore identificazione dei giocatori. L’obiettivo ora è di recuperare le altre sacche di giocatori su siti non autorizzati. Anche lo scandalo del calcioscommesse è un esempio degli effetti del gaming fuori dai canali autorizzati: aams può controllare tutto con il suo ’robocop’ ma è un sistema efficace solo per ciò che vediamo. Un monitoraggio totale è impossibile fin quando si gioca con operatori non autorizzati”.
L’altro aspetto fondamentale, ha detto ancora, è come riferisce Agipronews,la tutela del giocatore: “Tutti i reclami e le controversie si concludono facilmente e con soddisfazione dei giocatori. Tornando all’aspetto della competizione con i siti non autorizzati, a luglio 2011 c’è stato un effetto sostituzione: nei primi sei mesi invece c’era in corso un calo del 20% delle giocate online, che poker cash e casinò di fatto hanno attutito”. Rodano si è poi soffermato sulle polemiche relative all’immagine di uno ’Stato biscazziere’: “I nuovi giochi hanno un livello di tassazione compatibile e competitivo rispetto ai paesi offshore ed è l’unica maniera per sottrarre risorse a quel mercato. Piuttosto, lo studio evidenza una carenza di innovazione da parte degli operatori e dell’industria. La sfida è strategica: tutta Europa ci guarda, dal funzionamento e dallo sviluppo del sistema italiano dipende anche la prospettiva del gaming in altri paesi”. NT/Agipro (Federica Cirella)

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“Valorizzazione fa rima con speculazione”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Roma. “Diventa difficile conciliare la valorizzazione degli ex depositi Atac con le esigenze del territorio quando si decide di non rispettare neanche gli strumenti urbanistici vigenti per ampliare, in maniera del tutto ingiustificata, la possibilità di edificare in aree di pregio, già fortemente densificate dal punto di vista urbanistico. Stessa operazione che la Giunta Alemanno si appresta a fare con le caserme dismesse dal Ministero della Difesa, calpestando il regolamento sulla partecipazione dei cittadini. I consiglieri Guidi e Mollicone si assumono meriti non loro in quanto il vecchio progetto previsto per il deposito di piazza Bainsizza fu fermato dalla Giunta Veltroni alla fine del 2007, dopo la ferma contrarietà del Municipio Roma XVII e dei comitati dei cittadini. Insomma, la valorizzazione voluta dalla Giunta Alemanno continua a fare rima con la parola speculazione, visto che, pur di fare cassa, si continua a svendere un patrimonio che appartiene a tutti i romani “. E’ quanto dichiara Giovanni Barbera, membro della direzione romana del Prc-Federazione della Sinistra e presidente del Consiglio del XVII Municipio.

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Regolamento uso piazze centro storico

Posted by fidest press agency su martedì, 10 maggio 2011

Roma. «Sono intervenuto presso il Gabinetto del Sindaco per chiedere di revocare l’autorizzazione per lo svolgimento a Piazza Vittorio Emanuele II dell’Europride 2011, perché in palese violazione delle prescrizioni stabilite dal Regolamento d’uso delle Piazze del Centro Storico, approvato dall’Assemblea capitolina lo scorso 18 maggio 2009. Il regolamento, di cui sono cofirmatario insieme all’Assessore Gasperini, prevede infatti che ogni piazza possa essere concessa per non più di tre giorni, comprensivi di allestimento e disinstallazione, salvo che per lo svolgimento di iniziative istituzionali. In ogni caso, per garantire lo svolgimento della manifestazione, ho chiesto di individuare una collocazione alternativa, in un’area a basso impatto». Lo dice in una nota il presidente della Commissione Cultura di Roma Capitale, Federico Mollicone. «Agli esponenti dell’opposizione che gridano allo scandalo ad ogni piè sospinto – ha aggiunto il capogruppo Pdl del Municipio Roma Centro Storico, Stefano Tozzi – rispondiamo che ogni manifestazione, dall’Europride al “concertone” del Primo Maggio, deve attenersi alla regole stabilite dall’Assemblea capitolina per la tutela del tessuto urbanistico-culturale del centro storico, tenendo conto dell’impatto sulla residenza e sulle attività produttive».

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Ostruzionismo contro processo breve

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 aprile 2011

Alla Camera, i membri delle opposizioni sono riusciti ad ostacolare l’esame del provvedimento sul processo breve, bloccandone l’iter parlamentare. I deputati, appellandosi all’art. 32 del regolamento, hanno rallentato fortemente i tempi di lavoro che si sono protratti fino a tarda serata, facendo slittare l’analisi del decreto legge. Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, ha commentato quanto accaduto a Montecitorio con queste parole: “È giusto che le opposizioni utilizzino lo strumento politico dell’ostruzionismo, dal momento che questo appare come l’unico modo per far sì che le questioni giudiziarie del premier finiscano dove è giusto che finiscano, ossia nelle aule giudiziarie”. “In una democrazia liberale – spiega Girlando – il Parlamento deve avere la funzione di legiferare per il popolo e per i cittadini e non applicare una guerra e un attacco costante alle istituzioni giudiziarie, alla magistratura, al fine di preservare l’impunità ad personam”. In fine, l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro ribadisce con estrema chiarezza: “Noi sosteniamo senza esitazioni la magistratura e ci auguriamo che le vicende giudiziarie di Berlusconi possano svilupparsi esclusivamente nelle aule dei tribunali”.

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Rai: par condicio nuovo regolamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

La Commissione di Vigilanza per la Democrazia Partecipativa – movimento astensionista per il rilancio della sovranità popolare, esprime grande soddisfazione per il nuovo regolamento approvato in Commissione Vigilanza Rai che salvaguarda l’informazione pubblica dei talk-show per tutto il periodo della campagna elettorale, pur nel rispetto della par condicio. Uno Stato libero e democratico poggia le principali fondamenta proprio sulla corretta informazione e sul massimo pluralismo possibile, che non deve mai affievolirsi men che meno in occasione di campagne elettorali. Nell’esprimere la più sentita gratitudine al Presidente Zavoli per la sua competente e delicata opera di mediazione, si ringraziano inoltre i componenti di ogni schieramento della Commissione di Vigilanza Rai, che approvando questo regolamento sono riusciti a delineare un tracciato di vera democrazia, per nulla scontato in questo delicato periodo di forte contrapposizione politica. (Antonio Forcillo)

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