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Scuola: aspettando il contratto rivedere le regole della mobilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Fornire una risposta ai docenti che attendono di ricongiungersi alle famiglie dopo anni di servizio a centinaia di chilometri di distanza. È una delle priorità di Anief, che trova spazio nella recente piattaforma contrattuale. Marcello Pacifico, presidente Anief: «Occorre riscrivere drasticamente le norme sui trasferimenti, in modo da fondere diritto al lavoro e diritto alla famiglia». Quello della mobilità è un caso aperto, perché il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo da poco sottoscritto – per la mobilità del personale docente, educativo, ausiliario, tecnico e amministrativo della scuola dal 2019/20 al 2021/22 – non tiene in considerazione i successi di Anief presso i tribunali amministrativi e del lavoro, che hanno messo in evidenza il mancato rispetto del principio del merito e della professionalità dei lavoratori, né tantomeno l’esperienza acquisita durante il precariato. Una mobilità, quella messa in atto dal Miur, con modalità inadatte e superate.
C’è in ballo un contratto per circa 1,3 milioni di lavoratori, fra insegnanti, educatori, Ata della scuola, dell’università e della ricerca e Afam. Nella piattaforma contrattuale il giovane sindacato chiede interventi urgenti in favore degli aumenti economici per il personale della scuola, del recupero della centralità della funzione docente, delle lavoratrici vittime della violenza, di un sistema disciplinare che salvaguardi la dignità dei docenti.
Nella piattaforma contrattuale Anief chiede: di rivedere le aliquote per i trasferimenti interprovinciali (rispettivamente del 40%, 30% e 25% nei prossimi tre anni) e per la mobilità professionale (rispettivamente del 10%, 20%, 25% nel prossimo triennio); di attribuire pari dignità (come chiarito da parecchi tribunali del Lavoro) al servizio svolto a tempo determinato ai fini del raggiungimento del quinquennio obbligatorio di permanenza su posti di sostegno e ottenere il trasferimento su posto comune; di attribuire, nella valutazione dei titoli, punteggio per il servizio, pre-ruolo o di ruolo, prestato nelle scuole paritarie, nei percorsi di formazione professionale e nelle scuole comunali e il giusto riconoscimento a titoli professionalizzanti quali le abilitazioni (Ssis, Tfa, Pas) e la specializzazione per il sostegno cui non è riconosciuto alcun punteggio aggiuntivo.
Necessario, inoltre, equiparare nella Tabella valutazione titoli della mobilità d’ufficio (utile anche per la composizione delle Graduatorie interne d’istituto, da cui si individuano i perdenti posto) il punteggio riconosciuto al servizio preruolo rispetto a quello a tempo indeterminato (ora valutato solo 3 punti per i primi 4 anni e 2 per i restanti, a fronte dei 6 punti riconosciuti a ogni anno di ruolo) per superare la discriminazione a discapito del periodo di precariato che permane in quella tabella, nonostante i dettami eurounitari (direttiva 1999/70/CE) che impongono di riconoscere pari dignità al servizio a tempo determinato.

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Le regole delle elezioni israeliane e i possibili risultati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

By Ugo Volli. Dopo una campagna elettorale lunga e molto velenosa, con molta diffamazione fra le parti e interventi a gamba tesa della Corte Suprema e del Procuratore Generale, finalmente martedì in Israele si vota per eleggere il prossimo parlamento unicamerale (la Knesset). Gli aventi diritto al voto sono meno di sei milioni e mezzo, ma è probabile che gli elettori attivi siano più o meno quattro milioni e mezzo, che devono eleggere centoventi deputati con un collegio unico nazionale e un sistema proporzionale puro, moderati solo da una soglia minima del 3,25 per cento. Il che vuol dire che per entrare alla Knesset un partito dovrà ottenere più o meno 160 mila voti e che ogni eletto “costerà” più o meno 40 mila voti. Non vi sono preferenze, i candidati sono prescelti secondo l’ordine in cui sono collocati in lista, spesso ma non sempre sulla base di primarie di partito. Questo sistema produce una grande frammentazione. Nelle scorse elezioni il Likud vinse le elezioni col 23% dei voti e dietro c’era il Campo sionista (laburisti più il movimento di Tzipi Livni col 18%). Quest’anno i sondaggi attribuiscono ai due principali antagonisti (ancora il Likud e i “bianchi e azzurri” di Gantz e Lapid) intorno al 20% ciascuno, mentre vi sono altri dodici partiti da 7% in giù, molti addensati proprio sulla soglia minima del 3,25%. Tutto ciò provoca molta incertezza sui risultati elettorali, perché per esempio potrebbe accadere che se due o tre partiti di destra (che sono i più numerosi) restassero sotto la soglia, dato che i loro voti non sono recuperabili, la divisione parlamentare dei seggi fra destra e sinistra potrebbe non rispecchiare pienamente quella del paese, dove è stabilmente in maggioranza la destra. Ciò rende anche molto difficili le previsioni esatte, dato che il risultato in questi casi potrebbe dipendere da poche migliaia di voti.La frammentazione produce un altro problema questa volta sul governo. Israele non ha mai conosciuto un governo monopartito, solo coalizioni. E anche quando, come in questo caso, sia a destra che a sinistra vi è un partito molto più grande degli altri (il Likud e i bianco-azzurri), è assai probabile che ciascuno dei due arrivi appena alla metà dei seggi necessari alla maggioranza alla Knesset (più o meno 30 seggi su un totale di 120) e che dunque sia necessaria una coalizione di setto o otto partiti per raggiungere una maggioranza sicura col risultato che ciascuno di essi, sentendosi indispensabile, può avanzare pretese ben superiori al suo peso. La legge prevede che il presidente della repubblica possa assegnare l’incarico di costituire il governo a qualunque deputato. Data la vecchia ruggine fra Netanyahu e Rivlin, ciò ha suscitato molti sospetto da parte del primo ministro uscente. Ma la prassi vuole che contino due criteri: essere il leader del partito più votato ed essere indicato da più partiti (cioè da una potenziale maggioranza) come possibile nuovo primo ministro.Sul primo criterio la gara fra Likud e bianco-azzurri sembra aperta: il nuovo partito di Gantz è stato favorito per buona parte della campagna, ma gli ultimi sondaggi sembrano indicare una prevalenza del Likud. Sul secondo, invece non c’è partita. Quasi tutti i sondaggi da mesi indicano che lo schieramento di centro destra (fra i 62 e i 68 seggi) è molto superiore a quello dei possibili alleati di Gantz (cioè i laburisti e l’estrema sinistra di Meretz, che insieme sono accreditati di 12-15 seggi (con un totale fra i 42 e i 46). Questa maggioranza continuerebbe a esistere se si mettessero in conto le due liste antisioniste prevalentemente arabe, che sono accreditate fra i 9 e i 12 seggi, portando così lo schieramento di sinistra fra i 52 e i 58 seggi. Il problema però non è solo aritmetico ma politico. Potrebbero degli ex capi dell’esercito israeliano come Gantz e alcuni dei suoi soci, allearsi con partiti esplicitamente antisraeliani e legati al terrorismo? E se i bianchi-azzurri volessero allargare una possibile coalizione ai partiti religiosi, come ha fatto capire Gantz negli ultimi giorni, come conciliare questa alleanza con il laicismo militante del suo vice Lapid e di Meretz? Salvo dunque risultati imprevisti, anche per il gioco della soglia di sbarramento, la capacità di coalizione di Newtanyahu è ben maggiore di quella dei suoi concorrenti. E questo corrisponde agli orientamenti dell’elettorato israeliano che certamente non vuole che ricominci il vecchio discorso degli scambi fra pace e territorio, rievocato più volte da Gantz e che invece deve constatare i successi di Netanyahu in campo diplomatico, militare e anche economico. Certo, dieci anni di governo ininterrotto dello stesso primo ministro sono noiosi e anche Ben Gurion a un certo punto fu messo in disparte. Ma Netanyahu è senza dubbio il solo vero statista internazionale di cui Israele dispone e il suo orientamento di destra ma prudente, senza forzature belliche, è quello che probabilmente corrisponde al modo di sentire dell’elettorato israeliano. Contro di lui c’è però, è chiaro lo “stato profondo”, i vertici dell’esercito e della magistratura, forse anche Rivlin. Insomma la partita è aperta, questo è il bello della democrazia. E solo l’elettorato israeliano, non i governi stranieri e neppure gli ebrei che amano Israele dall’estero (e tanto meno quelli che non lo amano) possono decidere che li potrà governare.

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Parlamento europeo: nuove regole di finanziamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

Spostare l’attenzione dei finanziamenti dal livello nazionale al regionale. Il Parlamento ha adottato delle nuove regole di finanziamento per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale dell’UE.Le regole aggiornate, che dovrebbero applicarsi dal 2021 al 2027 al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e al Fondo di coesione (FC), riguarderanno tutte le regioni, in particolare le comunità meno sviluppate, le aree urbane e le regioni ultra periferiche.I deputati hanno convenuto di destinare una parte significativa del FESR, che rappresenta di gran lunga il più importante fondo pubblico dell’UE, sulla crescita intelligente e l’economia verde. Nel testo approvato si stabilisce che le regioni dovrebbero spendere almeno dal 30 al 50% dei finanziamenti ricevuti per un’Europa intelligente e innovativa, mentre un altro 30% dovrà essere destinato alla lotta contro il cambiamento climatico e all’economia circolare.
Il fine da raggiungere è nel tener conto della diversità territoriale, economica e sociale delle regioni europee, che traggono i maggiori benefici dalla politica di coesione. I finanziamenti UE verrebbero pertanto assegnati a livello regionale sulla base del prodotto interno lordo (PIL) pro capite, piuttosto che a livello nazionale e sulla base del rapporto del reddito nazionale lordo, come avvenuto finora. Inoltre, almeno il 10% delle risorse del FESR a livello nazionale dovrebbe essere destinato allo sviluppo urbano sostenibile, rispetto al 6% proposto dalla Commissione.La legislazione è stata approvata con 475 voti favorevoli, 93 contrari e 53 astensioni.I fondi regionali UE in azione: “Cosa fa per me l’Europa?”
Inoltre, i deputati chiedono che le infrastrutture aeroportuali, lo smaltimento dei rifiuti e il trattamento dei rifiuti residui, nonché gli investimenti legati ai combustibili fossili, siano esclusi dai finanziamenti regionali dell’UE, con poche eccezioni per le regioni ultra-periferiche, e che le soluzioni siano in linea con i principi dell’economia circolare e dell’efficienza energetica. Il nuovo Parlamento e il Consiglio dovrebbero avviare in autunno i negoziati sul finanziamento della futura politica regionale e di coesione.

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Accordo sulle nuove regole UE sul copyright nell’era digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Creativi e editori avranno più forza per negoziare con i giganti del web la giusta remunerazione del diritto d’autore, grazie a un accordo raggiunto mercoledì notte.
L’accordo raggiunto tra i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio mira a garantire che i diritti e gli obblighi derivati dal copyright si applichino anche a Internet. YouTube, Facebook e Google News sono tra le aziende più direttamente interessate da questa legislazione.I co-legislatori si sono inoltre impegnati a garantire che Internet rimanga uno spazio di libera espressione. I frammenti degli articoli di cronaca potranno così continuare ad essere condivisi senza violare il diritto d’autore, così come le GIF e i meme.I giganti del web dovranno condividere i ricavi con artisti e giornalisti. L’accordo mira a rafforzare la posizione dei titolari dei diritti d’autore, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché gli editori di notizie, al fine di negoziare accordi migliori per la retribuzione per l’uso delle loro opere sulle piattaforme online.
Come regola generale, la condivisione di frammenti di articoli non sarà soggetta al diritto d’autore. Tuttavia, l’accordo contiene anche misure per evitare che gli aggregatori di notizie abusino di questa concessione. Il cosiddetto “snippet” potrà quindi continuare ad apparire nel newsfeed di Google News, ad esempio, o ad essere condiviso su Facebook, a condizione che il testo sia “molto breve”.Il caricamento di opere protette a scopo di citazione, critica, recensione, caricatura o parodia è protetto, assicurando che meme e GIF continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.
Il testo specifica inoltre che il caricamento di opere su enciclopedie online a scopi non commerciali, come Wikipedia, o piattaforme software open source, come GitHub, sarà automaticamente escluso dalle nuove regole. Le piattaforme start-up saranno soggette a obblighi più leggeri rispetto a quelle più consolidate.
Gli autori e gli artisti, interpreti o esecutori, potranno chiedere al distributore una remunerazione aggiuntiva per lo sfruttamento dei loro diritti, quando la remunerazione originariamente concordata è sproporzionatamente bassa rispetto ai benefici che ne deriva per il distributore.
Attualmente, le società di internet sono poco incentivate a firmare accordi di licenza equi con i titolari dei diritti, in quanto non sono considerate responsabili dei contenuti che i loro utenti caricano. Sono soltanto obbligate a rimuovere i contenuti che violano i diritti su richiesta degli autori. Tuttavia, ciò è oneroso per gli autori e non garantisce loro un reddito equo. L’introduzione della responsabilità per le società online aumenterà le possibilità dei titolari dei diritti (in particolare musicisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori di notizie e giornalisti) di ottenere accordi di licenza equi, con una remunerazione più giusta per l’uso delle loro opere sfruttate in forma digitale.
L’accordo deve ora essere approvato dai rappresentanti del Consiglio, dalla commissione parlamentare per gli affari giuridici e dalla plenaria del Parlamento.

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Calcio: le regole che ci sono non funzionano

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

“La mollezza di un sistema che non comporta alcuna seria conseguenza per chi viola la legge in occasione di incontri sportivi ha mostrato ieri per l’ennesima volta le sue nefaste conseguenze. I drammatici eventi che si sono verificati per la partita Inter-Napoli, e che non rappresentano una novità, sono lo specchio di una delirante violenza mai sopita, tale da aver da tempo trasformato il mondo del calcio in un’enorme macchina che inghiotte i soldi dei contribuenti, mettendo sistematicamente in pericolo la vita e la sicurezza di tutti, provocando ogni volta feriti quando non morti fra le Forze dell’ordine, sottraendo un insostenibile numero di uomini e mezzi al controllo del territorio, e producendo un indecente ammontare di guadagno solo per pochi. Tutto questo non ha nulla a che fare con lo sport e la passione calcistica. Quello che è accaduto ieri è inaccettabile per un paese civile, e come rappresentanti delle Forze di Polizia siamo a un punto di saturazione, perché queste follie gravano in un modo o nell’altro solo sulle spalle di chi fa ordine pubblico, mentre tutto intorno nessuno si interroga seriamente su come comportarsi di fronte all’infimo livello cui si è giunti. Con il passare del tempo le cose non sono migliorate in alcun modo, e questa è la prova che sul tema si sono fatte solo chiacchiere e interventi all’acqua di rose. Le regole che ci sono non funzionano, e nessuno può affermare il contrario di fronte allo scempio vissuto ancora una volta ieri che è costato l’ennesima vita umana”.Duro il commento di Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, dopo i gravissimi fatti accaduti ieri in occasione della partita Inter-Napoli, che fra l’altro sono costati la vita a un tifoso investito prima dell’inizio dell’incontro.“L’incontro di ieri è stato funestato da scontri, accoltellamenti, cori razzisti – insiste Mazzetti – sembra un bollettino di guerra ed è inconcepibile che si arrivi a giocare una partita di calcio in queste condizioni come se leggi e regolamenti non esistessero. Ma l’ordine pubblico è una questione delicatissima da gestire, e non si può fare a scaricabarile lasciando all’autorità di pubblica sicurezza la decisione di far giocare o meno o di interrompere una partita in un contesto di generale lassismo. Le regole che noi dobbiamo far rispettare devono essere severe, chiare e inviolabili: la Federazione deve avere il coraggio di assumersi responsabilità che servono a difendere davvero lo sport, la politica di prevedere reazioni autorevoli per garantire i cittadini, e l’autorità Giudiziaria di dare concretezza a una dura risposta dell’ordinamento. Gli stop alle partite devono essere automatici in precise circostanze, le partite, anche se disputate per arginare ulteriori effetti esplosivi di certa violenza bestiale, devono essere assegnate a tavolino di fronte a ogni violazione di protocolli e regole che si verifichino prima e dopo gli incontri. Le pene per i trasgressori delle leggi devono essere durissime e reali, e parliamo di carcere non di Daspo che in pratica non servono a nulla. Sarebbe doveroso inoltre pensare anche di abolire tutte le trasferte e lasciare gli stadi ai soli tifosi delle squadre che giocano in casa, perché non c’è interesse economico legato ad alcuno sport al mondo che, vissuto in questa maniera assurda e bestiale, possa giustificare le spese, i pericoli e le vite che ancora ci costano le partite in Italia”.

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Cambiare la risoluzione ONU che danneggia il Made in Italy

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

“Un ‘no’ deciso verso una risoluzione che, se dovesse essere approvata, rappresenterebbe un duro colpo per il nostro Made in Italy”. Susanna Cenni, vicepresidente della Commissione agricoltura è intervenuta oggi presentando una mozione del gruppo Pd in riferimento alla proposta di risoluzione in discussione presso l’Assemblea generale dell’ONU in materia di nutrizione e salute.“Il punto – ha sottolineato Cenni – è l’errore nel meccanismo al centro della risoluzione Onu che vorrebbe applicare una generica etichettatura sui cibi considerati non salutari. Una sorta di ‘alert’ che colpirebbe indiscriminatamente alimenti contenenti grassi, sali, zuccheri e dunque una fetta importante della nostra produzione agroalimentare. Il grave e inaccettabile errore sta nel fatto che questo allarme divide in maniera meccanica i cibi buoni da quelli cattivi. Una classificazione erronea perché non tiene conto della qualità e della quantità del consumo dei medesimi alimenti. Uno studio sull’olio extravergine di oliva toscano IGP – continua la parlamentare Pd – realizzato alcuni anni fa dall’Università di Siena, che dimostra come, consumato in determinate quantità l’olio extravergine di oliva di qualità può dare importanti benefici sulla salute umana. È solo un esempio che dimostra, però, come siano sbagliati provvedimenti generici dal punto di vista della salute, dell’economia e del commercio internazionale”. “Quando parliamo di agroalimentare – ha aggiunto Cenni – parliamo di un settore con oltre 130 miliardi di euro di fatturato, oltre 40 miliardi di export, di imprese, lavoratori, lavoratrici. Parliamo tradizioni, di storia della produzione e della trasformazione agroalimentare, di agricoltura, di piccoli laboratori artigianali e di industria. Parliamo di immagine, costruita in tanti anni di impegno prima di tutto dei singoli agricoltori e trasformatori: quella del Made in Italy”.“Per questo – ha concluso Cenni – siamo a chiedere anche con la nostra mozione una forte iniziativa del Governo in campo diplomatico, per modificare la risoluzione, e un’iniziativa in tutte le sedi necessarie per impedire che un così approssimativo sistema di etichettatura e possibili aumento delle tasse colpiscano il nostro Made in Italy. Il presupposto per ottenere dei risultati in questo campo – ha detto Cenni rivolgendosi al Governo – è la costruzione di alleanze con competenze e con altri Paesi, attività che in questi mesi non mi pare sia stata perseguita con assiduità dal nostro Governo che rischia di portare il Paese in una situazione di forte isolamento. Usciamo da quell’isolamento, perché battaglie come questa, che tutti siamo disponibili a giocare assieme, per il nostro sistema Paese non le possiamo vincere da soli”. (fonte: Agenzia Robespierre)

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Esistenza umana tra eccezioni e regole

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Il percorso esistenziale di tutti gli esseri viventi si fonda su una logica che considera le aspettative di vita entro due precisi parametri: quello delle eccezioni e quello delle regole. Se si è giovani e si muore è un’eccezione. Se si è anziani e si muore è una regola. Se questi sono i paletti entro i quali dobbiamo procedere la logica vuole che per i primi occorre disporre il massimo delle risorse e per i secondi quello che resta. E’ così connaturato tale convincimento che le nostre coscienze si ribellano se un giovane muore privato dell’assistenza ma ci lascia meno risentiti, se non indifferenti, se ciò accade ad un anziano a prescindere dall’ipocrisia “pietistica” di alcuni “moralisti”. In passato tale pensiero era stemperato dalla ridotta presenza degli anziani e dall’idea che la sfida da essi ingaggiata contro le “regole” ben valesse d’ospitarli e d’ascoltarli. Oggi l’evoluzione della scienza medica e biologica ci ha aperto nuovi scenari dilatando l’arco delle eccezioni, rispetto alle generazioni passate. In pratica se all’inizio del XX secolo si considerava vecchio un sessantenne oggi lo è per un ottantenne e forse oltre. E’ un bene, quindi, per la scienza vivere più a lungo ma non lo è altrettanto se non interveniamo con adeguati correttivi a una reale ridistribuzione delle risorse e alla limitazione delle nascite. Il XXI secolo deve essere, quindi, anche il secolo che ponga seriamente questo problema all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e la renda consapevole che se si allunga il ricambio generazione dobbiamo anche limitare in qualche modo il numero delle presenze complessive per ogni generazione e che tutti insieme dobbiamo convenire che se le risorse non sono illimitate è necessario fare delle scelte di merito. Pensiamo ai costi in vite umane, in sacrifici, sprechi, distruzioni che provocano le guerre, i conflitti, tribali e razziali e quanto sia più saggio evitarle per impiegare tali mezzi in chiave solidaristica. E’, ovviamente, una svolta di ardua impresa, considerate le conflittualità che hanno costellato ogni generazione dai millenni trascorsi ad oggi. Eppure dobbiamo arrivarci se non vogliamo distruggere ciò che ci resta di buono dentro di noi nel rispetto del prossimo, nella mano che stendiamo alla ricerca di un altro calore umano. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Da gennaio 2018 le nuove regole della compagnia low cost Ryanair

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 agosto 2018

Era stato convenuto che, per tutti quei viaggiatori che avessero voluto portare il proprio trolley in cabina, divenisse obbligatorio il pagamento per l’imbarco prioritario, che aumentava il costo del biglietto di 6 euro. Per tutti gli altri viaggiatori il bagaglio veniva prelevato all’imbarco e sistemato gratuitamente in stiva, cosa che comportava per il viaggiatore un impiego di tempo maggiore per ritirare il proprio bagaglio.Se le regole per coloro che avranno acquistato il biglietto con imbarco prioritario rimangono tali, per il momento, diverso sarà il discorso per chi non sceglie questa opzione e vuole comunque imbarcare un secondo bagaglio oltre quello a mano. In tal caso, infatti, il viaggiatore si troverà a dover pagare un sovrapprezzo che va dagli 8 ai 10 euro. Una scelta, quella di Ryanair, che la compagnia giustifica con una più rapida procedura nelle operazioni di imbarco e sbarco. Il risparmio di tempo sperato dalla compagnia ricade inevitabilmente sulle tasche dei viaggiatori: si stima che il 40% di chi acquista un biglietto Ryanair si troverà di fronte ad un aumento del costo del viaggio ingiustificato. Un’altra speculazione ai danni dei Consumatori che non porta a migliorare la qualità del servizio, dal momento che i tempi di imbarco e sbarco bagagli dovranno comunque essere calcolati; mentre l’aumento del costo del biglietto lieviterà senza un effettivo motivo o miglioramento del servizio, già in calo progressivo in questi ultimi anni.L’Associazione CODICI non crede sia giustificabile una misura che porta all’aumento del prezzo sul costo del biglietto per un servizio che è sempre stato compreso finora nella tariffa e non ritiene corretto che il deterrente per non incentivare l’imbarco del bagaglio in stiva debba essere a carico dei Consumatori.Si informano i Consumatori che l’Associazione CODICI, da sempre a difesa degli utenti/viaggiatori, è a disposizione per affiancare coloro che hanno avuto problemi per ritardi e cancellazioni di voli Ryanair, sottolineando che, per coloro che hanno già acquistato biglietti per voli in partenza dopo il 1° novembre, sarà obbligatorio pagare un costo integrativo o, in caso di rinuncia, è possibile chiedere il rimborso per l’intero costo del biglietto.

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Rispetto delle regole e la tutela dei diritti

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

In ogni Paese civile e democratico deve esistere una costante, quella del presidio della legalità. Solo attraverso questo processo è infatti possibile garantire il rispetto delle regole e la tutela dei diritti. Se invece tutto questo viene meno, pian piano le basi cominciano a sgretolarsi e si inizia ad intraprendere un sentiero estremamente pericoloso. Un rischio in tal senso arriva dai dati messi in evidenza dell’ispettorato nazionale del lavoro per la ‘Nuvola del lavoro’. In questi numeri, infatti, emerge il calo degli individui che si è accertato far parte del mondo del lavoro nero, ma solo perché è crollata in maniera vertiginosa la quantità di controlli effettuata in questi anni. Naturalmente garantire il presidio della legalità non significa mettere in piedi “uno Stato di polizia”, semmai il contrario, e cioè creare meccanismi collaborativi tra i datori di lavoro e i lavoratori. Il progresso e la crescita delle società si basano proprio sulla combinazione di diversi fattori, i quali, interagendo ognuno con la propria competenza, riescono a garantire che ogni passaggio venga fatto osservando criteri economici, sociali e culturali. E’ quindi compito del governo, anche in osservanza dell’enunciata volontà di un cambiamento rispetto al passato, combattere questa sorta di decadentismo che rischia di pregiudicare seriamente il futuro delle nuove generazioni, le quali, già sprovviste di numerosi diritti, rischiano un ulteriore e pericoloso passo indietro. (fonte: soggetto giuridico)

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Rispetto delle regole e la tutela dei diritti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

In ogni Paese civile e democratico deve esistere una costante, quella del presidio della legalità. Solo attraverso questo processo è infatti possibile garantire il rispetto delle regole e la tutela dei diritti. Se invece tutto questo viene meno, pian piano le basi cominciano a sgretolarsi e si inizia ad intraprendere un sentiero estremamente pericoloso.Un rischio in tal senso arriva dai dati messi in evidenza dell’ispettorato nazionale del lavoro per la ‘Nuvola del lavoro’. In questi numeri, infatti, emerge il calo degli individui che si è accertato far parte del mondo del lavoro nero, ma solo perché è crollata in maniera vertiginosa la quantità di controlli effettuata in questi anni.Naturalmente garantire il presidio della legalità non significa mettere in piedi “uno Stato di polizia”, semmai il contrario, e cioè creare meccanismi collaborativi tra i datori di lavoro e i lavoratori.Il progresso e la crescita delle società si basano proprio sulla combinazione di diversi fattori, i quali, interagendo ognuno con la propria competenza, riescono a garantire che ogni passaggio venga fatto osservando criteri economici, sociali e culturali.E’ quindi compito del governo, anche in osservanza dell’enunciata volontà di un cambiamento rispetto al passato, combattere questa sorta di decadentismo che rischia di pregiudicare seriamente il futuro delle nuove generazioni, le quali, già sprovviste di numerosi diritti, rischiano un ulteriore e pericoloso passo indietro.

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Droni: nuove norme UE sulla sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

I deputati hanno approvato in via definitiva nuove norme UE per garantire un uso sicuro dei droni e aggiornare le norme sulla sicurezza aerea.
I deputati hanno dato martedì il via libero definitivo all’accordo raggiunto, nel novembre 2017, tra i negoziatori del Consiglio e del Parlamento su regole UE per i droni e gli operatori di droni, al fine di garantire un livello comune di sicurezza e contribuire allo sviluppo di prodotti e servizi.Attualmente, la maggior parte dei droni è soggetta a differenti norme nazionali, il che può ostacolare lo sviluppo del mercato.In base alle nuove regole, i droni dovrebbero essere progettati in modo da poter essere utilizzati senza mettere a repentaglio le persone. In base al rischio connesso, ad esempio al peso del drone o all’area operativa, il drone avrà bisogno di dotarsi di caratteristiche specifiche, come l’atterraggio automatico, nel caso in cui l’operatore perda il contatto con il drone, o i sistemi anticollisione.Gli operatori dei droni avranno l’obbligo di essere a conoscenza di tutte le regole in vigore e essere in grado di operare in sicurezza. Ciò significa che alcuni di loro dovranno seguire un corso di formazione prima di poter utilizzare un drone.Per favorire l’identificazione in caso di incidente, gli operatori di droni dovranno essere iscritti in registri nazionali e i loro droni contrassegnati per l’identificazione. Ciò non si applicherà agli operatori di droni più piccoli. Sulla base di questi principi fondamentali, la Commissione europea ha il compito di elaborare norme più dettagliate a livello UE, quali i limiti massimi di altitudine e di distanza per il volo dei droni, e di stabilire quali operazioni e quali tipi di droni dovrebbero essere certificati in base al rischio che comportano. Le norme determineranno inoltre quali operatori dovranno seguire una formazione supplementare ed essere registrati e quali droni dovranno essere dotati di dispositivi supplementari di sicurezza.Oltre a stabilire le regole comunitarie sui droni, le modifiche approvate aggiornano la legislazione UE sulla sicurezza aerea, al fine di mantenere l’alto livello esistente nell’UE, con norme più adatte all’aumento del traffico aereo previsto nei prossimi decenni.
Sarà rafforzata la cooperazione tra l’Agenzia dell’UE per la sicurezza aerea (AESA) e le autorità nazionali per quanto riguarda la valutazione dei rischi in relazione al sorvolo delle zone di conflitto. Inoltre, la Commissione sarà incaricata di elaborare norme per ottenere in tempo reale i dati dai registratori di volo (“scatola nera”) in caso di emergenza di un aeromobile, così da accelerare gli interventi di emergenza.L’accordo provvisorio è stato approvato con 558 voti favorevoli, 71 contrari e 48 astensioni. Le norme dovranno ora essere formalmente approvate dai ministri dell’UE, prima che la legislazione possa entrare in vigore.Vietato l’uso della plastica monouso negli uffici e nei servizi dei palazzi della politica. Il ministero dell’Ambiente ha risposto alla richiesta di Marevivo di vietare l’uso della plastica monouso negli uffici e nei servizi dei palazzi della politica #StopSingleUsePlastic. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, a margine dell’incontro che si è svolto oggi con le 23 associazioni, da Greenpeace a Legambiente, dal Wwf a Marevivo alla Lipu, firmatarie dell'”Agenda Ambientalista 2018″, ha confermato l’impegno che aveva già lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente di rendere il suo dicastero “plastic free” e di voler utilizzare le leve fiscali per ridurre la produzione degli imballaggi di plastica e quindi dei rifiuti. Proprio durante la riunione, infatti, l’acqua è stata servita in una brocca con bicchieri di vetro, un chiaro segnale di cambiamento. «È una prima vittoria – dichiara Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo – al nostro appello di introdurre il divieto dell’uso di prodotti di plastica monouso, come bottiglie, stoviglie, cannucce e tutti gli oggetti che utilizziamo una volta sola prima di buttare via, nei servizi e negli uffici dei palazzi della politica. Il Ministero dell’Ambiente è stato il primo a dare il buon esempio e ci auguriamo che ben presto anche gli altri dicasteri accolgano il nostro appello diventando “plastic free”. Ringrazio Sergio Costa per questa importante decisione, una delle prime azioni concrete in soli pochi giorni dal suo insediamento. Ancora una volta l’Italia anticipa le direttive dell’Unione Europea dimostrando di essere lungimirante sulla salvaguardia dell’ambiente e del mare. A sostenere la nostra azione anche i circa 20.000 firmatari che hanno sottoscritto la petizione, lanciata su Change.org, che ringrazio per il supporto».Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo hanno risposto alla lettera inviata da Marevivo dimostrando il loro interesse alla campagna.Marevivo continuerà a fare pressione affinché tutti i palazzi della politica, dal Senato alla Camera fino a tutti i Ministeri ed istituzioni introducano il divieto della plastica “usa e getta”.

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10 regole d’oro per aprire una casa vacanza

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Sono sempre di più i turisti che scelgono di soggiornare in appartamento piuttosto che in hotel durante le loro vacanze. Lo dimostrano i dati relativi alla domanda di affitti brevi, cresciuta del 10% in un anno secondo l’Osservatorio di CaseVacanza.it (https://www.casevacanza.it). E proprio il sito, leader in Italia per il settore della ricettività extralberghiera, ha stilato un decalogo per aiutare coloro che decidono di investire in questa formula di ospitalità.
Burocrazia. Per iniziare l’attività di affitto il primo passo è quello di informarsi presso gli uffici comunali circa le normative in vigore sul proprio territorio. Se la locazione turistica è regolamentata dal codice civile nazionale, Regioni, Province e Comuni hanno la possibilità di emanare degli adeguamenti che andranno rispettati di caso in caso. Affittare un immobile come casa vacanza non è considerata un’attività imprenditoriale, motivo per cui non è necessario aprire partita iva. È però obbligatorio tenere aggiornato il registro presenze per la Polizia di Stato, registrandosi all’apposito portale e comunicando i nominativi dei propri ospiti entro 24 ore dal loro arrivo.
Cedolare secca. La normativa in vigore consente al locatore di scegliere se sottoporre gli introiti dall’attività di casa vacanza al regime di cedolare secca o a quello Irpef ordinario. In questo caso è consigliabile rivolgersi al proprio commercialista per valutare la soluzione migliore.
Tassa di soggiorno. Ogni Comune può deliberare sul pagamento della tassa di soggiorno per le locazioni di durata inferiore ai 30 giorni. Per questo è necessario informarsi su quanto stabilito all’interno del proprio territorio comunale, in modo da adeguarsi e applicare eventuali trattenute all’ospite.
Promozione online. L’80% delle prenotazioni di una casa vacanza vengono effettuate online: questo rende indispensabile promuovere il proprio immobile sul web. Essere presenti sui principali portali di settore è una condizione necessaria perché i turisti di ogni nazionalità possano trovare l’alloggio. In questo senso è importante anche aggiornare su tutte le piattaforme il calendario delle disponibilità, per evitare accavallamenti o sgradevoli incomprensioni con gli ospiti.
Tariffe trasparenti. Sempre nell’ottica di fornire un servizio puntuale e sempre accurato, è corretto stabilire all’inizio dell’anno un tariffario che tenga conto delle diverse stagionalità del proprio territorio e che sia uniforme su tutte le piattaforme che si utilizzano per le prenotazioni. Se è la prima volta che ci si ritrova a stilare un tariffario, un consiglio utile è quello di consultare i prezzi degli alloggi simili per prossimità o tipologia a quello che si possiede, in modo da trovare una soluzione in linea con il mercato.
Valutare l’impegno. Occuparsi di una casa vacanza è più impegnativo di quanto avviene in una locazione di lunga durata. Ogni ospite infatti va accolto e congedato, vanno fornite tutte le informazioni necessarie al soggiorno e bisogna rimanere reperibili in caso di imprevisti o necessità. È per questo che all’inizio della propria attività ogni proprietario dovrebbe stabilire quanto tempo ha da dedicare alla casa vacanza e se è necessario rivolgersi a un collaboratore che si occupi degli aspetti logistici.
Manutenzione. Ogni ospite vuole sentirsi a casa ed è per questo che l’alloggio deve sempre risultare confortevole e curato. Dai rubinetti funzionanti alla caldaia, senza dimenticare tutte le amenities che potrebbero servire a chi arriva in vacanza: pentole, stoviglie, asciugamani, carta igienica e lenzuola sono solo alcune delle comodità che i turisti si aspettano di trovare in casa e che non possono assolutamente essere dimenticate.
Regolamento condominiale. Se la casa vacanza si trova all’interno di un condominio, è giusto stampare per gli ospiti in arrivo (possibilmente in più lingue) un riassunto delle principali regole condominiali riguardanti, ad esempio, gli orari in cui rispettare il silenzio, la presenza degli animali, la cura degli spazi comuni e la raccolta differenziata.
Informazioni turistiche. Ciò che può fare la differenza tra un buon soggiorno e un soggiorno perfetto è la disponibilità del proprietario di casa a fornire all’occorrenza informazioni e suggerimenti sul territorio. Sagre, eventi, luoghi di interesse, ristoranti e locali consigliati sono solo alcune delle informazioni che un ospite si aspetta di ricevere per un’esperienza completa. Un modo per dire grazie. Ogni prenotazione è un attestato di fiducia da parte del viaggiatore. È per questo che lasciargli un pensierino e dire grazie è sempre un ottimo modo per farsi ricordare e scegliere nuovamente in futuro. Omaggiare con un pacchetto di biscotti, prodotti locali o un semplice bigliettino di ringraziamento è una cortesia sempre gradita da chi viaggia.

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Scuola: Con il nuovo contratto le regole per la mobilità cambiano ogni tre anni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 febbraio 2018

Tra le diverse disposizioni illegittime figura il mancato riconoscimento del servizio prestato durante il precariato come valido per il blocco quinquennale sul sostegno, né di quello prestato nella paritaria né di quello prestato nel pre-ruolo per intero nelle graduatorie interne d’istituto per l’individuazione dei soprannumerari. Nessun correttivo è giunto neanche per l’algoritmo segretato e impazzito che nell’estate del 2015 ha trasferito migliaia di docenti a centinaia di chilometri di distanza sanando solo una parte di quegli errori macroscopici e mai ammessi. Viene confermato pure il passaggio dei docenti da potenziamento a curricolare e viceversa, cosicché cada ogni distinzione di posto nell’organico di autonomia: di fatto, se un insegnante può spostarsi da potenziamento a disciplina, allora anche il dirigente scolastico potrà spostare da disciplina a potenziamento e viceversa, in deroga alla legge che individuava soltanto alcuni “potenziatori”, li assegnava per tre anni e se non confermati li rimandava in ambito territoriale per un’altra assegnazione triennale; mentre il potenziamento poteva capitare a chiunque avesse presentato domanda di mobilità o si fosse trovato sovrannumerario. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questo contratto ci sono molti aspetti che rimangono inalterati, anche laddove gli eventi giudiziari, oltre che il diritto moderno europeo, abbiano espresso giudizi diametralmente opposti. Tra l’altro, il mancato adeguamento delle norme risulta particolarmente grave, perché con la sottoscrizione del contratto ha confermato l’intenzione di cambiarne regole non più annualmente ma ogni triennio.

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“Pene esemplari per chi ha aggredito militare: Nuove regole per ordine pubblico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

“Chiediamo che non via sia alcuna tolleranza ma pene esemplari verso i delinquenti dei centri sociali che hanno aggredito a Piacenza un brigadiere dei carabinieri, impegnato a garantire l’ordine pubblico”: è quanto dichiara in una nota Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli di Italia e responsabile Giustizia del partito, esprimendo la totale solidarietà al militare ferito.
“Per fortuna questo clima di impunità terminerà il 5 marzo. Con Fratelli di Italia al governo del Paese le forze dell’ordine, che ogni giorno garantiscono la sicurezza dei cittadini italiani, riacquisteranno dignità e onore, mortificate nei cinque anni dei governi del Pd con la complicità della cultura antimilitarista dei 5 Stelle collusi con i teppisti dei noTav” – spiega Cirielli.
“Con Fdi alla guida del Paese provvederemo a introdurre nuove regole di ingaggio per garantire l’ordine pubblico e tutelare i militari, che ogni giorno rischiano la vita per assicurare la difesa della Patria” conclude il deputato di Fdi. (n.r. Ci risiamo. Qui non si tratta di legiferare inasprimenti delle pene quanto di conferire certezza della pena e di farlo in tempi rapidi. Oggi il malessere dell’opinione pubblica si concentra soprattutto sulla lentezza e la farraginosità della macchina giudiziaria. Se veramente si vuole imprimere una svolta incominciamo con rendere più tempestive le procedure e ad aumentare i luoghi di pena e a diversificarli in lavori socialmente utili per i reati meno gravi)

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Banche: PE approva nuove regole su chi deve farsi carico delle perdite

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 dicembre 2017

european parliamentIl Parlamento europeo ha approvato un piano che mira a stabilire norme chiare su come i creditori delle banche in difficoltà devono coprire le perdite.Il piano prevede di recepire nel diritto comunitario lo standard internazionale della capacità totale di assorbimento delle perdite (TLAC) delle banche con una rilevanza sistemica, che impone a tali banche di accantonare fondi sufficienti per assorbire le perdite e ricapitalizzare con un impatto minimo sui contribuenti.Il testo propone una “gerarchia” del bail-in degli azionisti e dei creditori ai quali sono attribuite le perdite, armonizzata in tutti gli Stati membri dell’UE, che contribuirebbe a proteggere le funzioni fondamentali delle banche e la stabilità finanziaria, senza dover ricorrere al denaro dei contribuenti.Inoltre, sarà aggiunta una nuova classe alla gerarchia di attori coinvolti in caso di insolvenza delle banche, al fine di proteggere il debito privilegiato e le passività delle altre banche e contribuire così a ridurre i rischi. Una nuova classe “non preferita” di strumenti di debito privilegiato dovrebbe poter soddisfare lo standard TLAC per le banche di importanza globale. Gli strumenti finanziari di questa classe non possono essere derivati né includere alcuna componente derivata.Le clausole di salvaguardia dei diritti acquisiti offriranno un’ulteriore certezza giuridica, consentendo ai sistemi nazionali esistenti e agli strumenti di debito già emessi di rimanere in vigore laddove soddisfino le condizioni.Le norme, approvate con 523 voti in favore, 113 contrari e 8 astensioni, dovranno essere recepite nelle legislazioni nazionali entro un anno dalla loro entrata in vigore.
Il relatore Gunnar Hökmark (PPE, SE), durante il dibattito ha dichiarato che “si registrano investimenti troppo bassi nell’UE, il che di per sé rappresenta un rischio, in quanto manca la crescita di cui abbiamo bisogno per garantire la stabilità. Le banche devono essere stabili per poter finanziare e garantire gli investimenti. Con questa legislazione si fa chiarezza per stabilire quando una banca si trova in gravi difficoltà. Non ci saranno discussioni, perché si saprà cosa fare. Stiamo facendo in modo che i rischi rimangano a carico di chi li assume. Questo è lo scopo principale. È lo scopo della gerarchia, che descrive i diversi livelli di rischio. I correntisti e i contribuenti correranno meno rischi”.

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Scuola: Diventare insegnanti: con le nuove regole strada più in salita

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ministero-pubblica-istruzioneI nuovi candidati potranno partecipare al nuovo concorso pubblico, aperto a tutti e previsto per il mese di giugno 2018, superato il quale si potrà quindi accedere al percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (il cosiddetto FIT) di durata triennale. Per accedere al concorso saranno necessari la laurea e il possesso di 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche. I problemi sorgono subito dopo: il primo anno, coloro che sono stati reputati idonei acquisiranno una sorta di quella che oggi viene considerata l’abilitazione all’insegnamento; poi, proseguiranno con un altro anno di formazione. In questo biennio svolgeranno pure supplenze a stipendio ridotto. Anzi, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché le cifre sembra che varieranno tra i 400 euro e i 600 euro al mese, probabilmente anche lordi. Al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le cifre, da assegnare ai vincitori di concorso, che circolano in questi giorni per i primi due anni di FIT, sono così miserevoli che non si avvicinano nemmeno ad un assegno di disoccupazione. Inoltre, va ricordato che un laureato in questo modo deve anche rinunciare alle supplenze tradizionali perché non riuscirà a far conciliare tutto. Come Anief, quindi, siamo pronti a ricorrere per far riconoscere una borsa di studio adeguata al lavoro svolto. Lo stesso vale per gli studenti del Tfa, Pas, Cobaslid, Afam, SSIS e di ogni altro corso universitario abilitante: se sono abilitati non si può chiedere loro di lavorare come fossero dei “tirocinanti” senza esperienza pregressa. Inoltre, reputiamo illegittimo lo stipendio iniziale al terzo anno di FIT: dovrà essere adeguato agli effettivi anni di insegnamento già svolti dal docente, senza alcuna discriminazione rispetto al personale già di ruolo.

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Vaccini e regioni senza regole comuni

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

vaccini“Bisogna evitare che ogni Regione e ogni Asl procedano a ruota libera senza regole omogenee, occorre verificate (e garantite) le forniture rispetto al fabbisogno della popolazione di ciascuna Regione, l’obbligo di vaccinazione va esteso al personale scolastico e a quello sanitario. Questi tre punti, gli stessi su cui in sede di conversione del decreto sui vaccini avevamo messo in guardia il Governo, vanno immediatamente corretti. Invitiamo quindi il ministro della Sanità a prevedere un intervento normativo correttivo urgente onde evitare che equivoci, disorganizzazione, caos e impreparazione di molte strutture sanitarie vengano magari strumentalizzati da chi non condivide appieno la Legge, in danno della salute pubblica che, giova ripeterlo all’infinito, non è un bene o un diritto individuale, ma collettivo”.
Lo afferma in una nota il deputato di Forza Italia Rocco Palese, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, che aggiunge: “Esattamente come abbiamo votato a favore delle norme sulla obbligatorietà dei vaccini, sosterremo anche ulteriori interventi normativi che dovessero rendersi necessari per dare direttive ed estendere il campo di applicazione della Legge, così come invitiamo il Governo, laddove si rendesse necessario, ad applicare l’art. 120 della Costituzione, esercitando i poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni inadempienti. Perché bisogna ricordarsi che l’anno scorso ci sono stati tre morti per morbillo e lo Stato non può consentire che la salute pubblica non venga tutelata o venga messa a rischio da inadempienze e carenze organizzative dei singoli territori”.

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Esistenza umana tra eccezioni e regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

guerraIl percorso esistenziale di tutti gli esseri viventi si fonda su una logica che considera le aspettative di vita entro due precisi parametri: quello delle eccezioni e quello delle regole. Se si è giovani e si muore è un’eccezione. Se si è anziani e si muore è una regola. Se questi sono i paletti entro i quali dobbiamo procedere la logica vuole che per i primi occorre disporre il massimo delle risorse e per i secondi quello che resta. E’ così connaturato tale convincimento che le nostre coscienze si ribellano se un giovane muore privato dell’assistenza ma ci lascia meno risentiti, se non indifferenti, se ciò accade ad un anziano a prescindere dall’ipocrisia “pietistica” di alcuni “moralisti”. In passato tale pensiero era stemperato dalla ridotta presenza degli anziani e dall’idea che la sfida da essi ingaggiata contro le “regole” ben valesse d’ospitarli e d’ascoltarli. Oggi l’evoluzione della scienza medica e biologica ci ha aperto nuovi scenari dilatando l’arco delle eccezioni, rispetto alle generazioni passate. In pratica se all’inizio del XX secolo si considerava vecchio un sessantenne oggi lo è per un ottantenne e forse oltre. E’ un bene, quindi, per la scienza vivere più a lungo ma non lo è altrettanto se non interveniamo con adeguati correttivi a una reale ridistribuzione delle risorse e alla limitazione delle nascite. Il XXI secolo deve essere, quindi, anche il secolo che ponga seriamente questo problema all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e la renda consapevole che se si allunga il ricambio generazione dobbiamo anche limitare in qualche modo il numero delle presenze complessive per ogni generazione e che tutti insieme dobbiamo convenire che se le risorse non sono illimitate è necessario fare delle scelte di merito. Pensiamo ai costi in vite umane, in sacrifici, sprechi, distruzioni che provocano le guerre, i conflitti, tribali e razziali e quanto sia più saggio evitarle per impiegare tali mezzi in chiave solidaristica. E’, ovviamente, una svolta di ardua impresa, considerate le conflittualità che hanno costellato ogni generazione dai millenni trascorsi ad oggi. Eppure dobbiamo arrivarci se non vogliamo distruggere ciò che ci resta di buono dentro di noi nel rispetto del prossimo, nella mano che stendiamo alla ricerca di un altro calore umano. (Riccardo Alfonso)

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Anti-dumping: regole UE più ferree per difendere industria e lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

europa-comunitariaIl Parlamento inizierà presto i negoziati con i governi nazionali sulle nuove norme europee anti-dumping per una maggiore tutela dell’industria e del lavoro. Le nuove regole sul calcolo dei dazi d’importazione rappresentano una risposta alla controversia sullo status di economia di mercato della Cina e alle pratiche commerciali sleali da parte di Stati che non fanno parte dell’UE e sono caratterizzati da una pesante interferenza statale nell’economia. Il mandato negoziale include i seguenti punti:
le indagini anti dumping devono tenere in considerazione la conformità del paese che esporta beni nell’UE alle norme internazionali sul lavoro, sulla fiscalità e sull’ambiente, cosi come la presenza o meno di misure potenzialmente discriminatorie contro gli investimenti esteri, di un diritto societario, di proprietà e fallimentare efficace;
la Commissione europea deve presentare una relazione dettagliata che descriva la situazione specifica di un determinato paese o settore per il quale verrà effettuato il calcolo dei dazi;
non dovrebbe esserci alcun onere supplementare per le imprese dell’UE nei casi di anti-dumping, oltre alla procedura attuale che un’impresa deve seguire per chiedere alla Commissione l’avvio di un’inchiesta.Poiché non sono state formulate obiezioni entro martedì 4 luglio a mezzanotte (limite stabilito), il Parlamento avvierà i negoziati con i ministri UE sulla base di questo mandato mercoledì 12 luglio.

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Polizze mutui: 5 regole per scegliere bene

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

casaL’unica assicurazione obbligatoria quando si sottoscrive un mutuo, è bene ribadirlo, è quella contro il caso di scoppio e incendio. Nonostante questo molti istituti, prima della firma, propongono al cliente la sottoscrizione di altre coperture che, se non valutate corettamente possono far salire inutilmente il costo della pratica, fino ad aumentare anche del 12% il costo che il mutuatario deve sostenere. Per questo motivo Facile.it, in collaborazione con l’esperto di mutui Umberto Stivala, ha creato un breve vademecum che consenta, a chi sta per sottoscrivere un mutuo, di muoversi con cognizione di causa fra le varie proposte.
1) Come prima cosa è bene conoscere le sigle e capire a cosa corrispondono.
Il mondo delle assicurazioni legate ai mutui ha molte, forse troppe sigle. Cosa stanno a significare gli acronimi che con assoluta leggerezza alcuni funzionari di banca snocciolano davanti ai clienti? Vediamolo assieme. Le più comuni sono senza dubbio TCM, CPI, ITP, ITT, PI ed RO che, nell’rdine vogliono dire: Temporanea Caso Morte, Creditor Protection Insurance o Assicurazione per la Protezione del Creditore, Invalidità Totale Permanente, Invalidità Totale Temporanea, Perdita Impiego e Ricovero Ospedaliero. Queste, come detto le più diffuse e proposte, ma per queste come per le altre vale la regola del buon senso; se non sapete di cosa vi stanno parlando, chiedete fino a che non lo capirete perché, nel caso, a pagare il premio sarete comunque voi.
2) Prodotti diversi hanno regole, e modalità di utilizzo, diverse.
Tutti i prodotti che vi abbiamo elencato si differenziano tra loro per coperture, durata e nidalità di pagamento del premio così come, peraltro, anche lo stesso tipo di assicurazione può variare in questi parametri da un proponente all’altro. Ricordatevi che se anche volete acquistare una copertura, non siete obbligati a prendere quella che vi propone l’istituto con cui voi state sottoscrivendo il mutuo; se ritenete più adatto alle vostre esigenze il prodotto offerto da un’altra compagnia potete comprarlo e unirlo alla vostra pratica di finanziamento, mentre la Banca con cui state attivando il mutuo non potrà rifiutarsi di accettare l’assicurazione sottoscritta altrove.
3) A cosa prestare attenzione nel ramo vita
Nel momento in cui la polizza che state associando al vostro mutuo è derivante dal cosiddetto ramo vita, verificate con attenzione se il capitale ad essa collegato sia costante o decrescente nel tempo e se l’indennizzo copre il solo caso di morte per infortunio o, invece, anche quello di decesso conseguente a malattia. Considerate anche che, ove la polizza non fosse collettiva e quindi identica per qualunque tipologia di cliente, il costo potrebbe variare notevolmente al variare dell’età del sottoscrivente.
4) A cosa prestare attenzione nel ramo danni
Quando consideriamo coperture aggiuntive che rientrano nel cosiddetto ramo danni, la vera discriminante da considerare è la professione di chi sta stipulando il mutuo. Se si è lavoratori automoni o dipendenti pubblici, la scelta migliore è quella di associare al finanziamento una assicurazione di Invalidità Totale Permanente o Temporanea; se si è dipendenti privati può essere molto utile unire al mutuo anche una polizza contro la perdita dell’ impiego mentre, se si è già in pensione o, anche, non si lavora affatto, bene includere la polizza detta di Ricovero Ospedaliero.
Fatta questa doverosa permessa, è bene comunque capire, per ogni categoria, in quali casi l’assicurazione pagherà e per quanto tempo. Se si considera la copertura contro la perdita dell’impiego, ad esempio, le assicurazioni garantiscono il pagamento della rata per un periodo compreso fra i 12 e i 36 mesi, ma potrebbero rifiutarsi di corrispondere quanto dovuto, se esplicitamente scritto nel contratto, in caso di cassa integrazione o messa in mobilità.
5) Spacchettare può fare risparmiare
Alla luce di quanto sopra è bene capire se l’assicurazione permette di “spacchettare” le coperture in funzione della tipologia d’impiego e/o dell’incidenza del reddito dei richiedenti. Ad esempio, considerando il caso di una coppia di cointestatari in cui il marito è un dipendente privato con reddito mensile di 2.500 euro, la moglie dipendente pubblica con reddito mensile di 1.400 euro, si potrebbe risparmiare e contestualmente avere delle coperture coerenti andando ad assicurare la Perdita Impiego per il marito e una Invalidità Totale Permanente per la moglie; si potrebbe anche valutare di assicurare per un importo maggiore il marito, che ha reddito più consistente e per cui la mancata produzione di reddito avrebbe più impatto sull’economia della famiglia. Insomma, prima di firmare, informatevi bene e scegliete responsabilmente. (foto: casa) (fonte: Facile.it S.p.A.)

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