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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘regole’

Stati Uniti d’Europa. Orban, i nostrani e l’importanza delle regole

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Siamo un po’ anarcoidi, noi italiani. Le regole ci stanno sempre strette ed è bene che siano applicate agli altri. Della serie: la legge si applica ai nemici e si interpreta per gli amici.Questa idiosincrasia per il rispetto delle regole, che tutti ci siamo dati, si riscontra anche in altri Paesi, per esempio, nell’Ungheria guidata dal premier ungherese, Viktor Orban. La Corte di giustizia europea, ha condannato l’Ungheria di Orban per violazione: a) degli obblighi sulla libera circolazione dei servizi; b)dell’accordo generale sul commercio dei servizi dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO); c)delle disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue sulla libertà accademica.La vicenda si riferisce alla chiusura imposta alla Università centrale europea, che è una istituzione privata. Questa di voler fare a casa propria ciò che si vuole è convinzione diffusa, ma la casa è un condominio, dove ognuno deve rispettare le regole di convivenza, beneficiando di servizi comuni. Ebbene, Orban usufruisce dei contributi europei, ed è un beneficiario netto, cioè paga meno e riceve di più, ma non vuole rispettare le regole comuni che sono alla base dell’appartenenza dell’Ungheria alla Ue. Comodo, no?Anche in Italia ci sono i simpatizzanti di Orban: Salvini e Meloni. Il primo faceva riunioni ufficiali con Orban, la seconda lo ha invitato alla festa del suo partito. Tutti bravi a rivendicare solo la propria parte, pur facendo parte dell’insieme. Vorremmo ricordare che la furbizia non è sinonimo di intelligenza.

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Scuola. Ascani: rivediamo le regole di accesso ai ruoli. Anief: lo chiediamo da 10 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Da parte del Governo sembra esserci la volontà di attuare un nuovo reclutamento. Una volta riaperte le scuole dopo il lockdown, bisognerà riscrivere le regole di accesso alle immissioni in ruolo, ha detto oggi la viceministra all’Istruzione Anna Ascani al Corriere della Sera. Positiva la risposta dell’Anief: “L’emergenza Covid19 – spiega il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – ha messo a nudo tutti i limiti di della macchina organizzativa del ministero dell’Istruzione per assumere nuovi docenti e per gestire le supplenze di lunga e breve durata. Sicuramente, lo abbiamo sempre ammesso, i concorsi rimangono la via principale per essere assorbiti nei ruoli dello Stato. E la scuola non è da meno. Detto questo, non bisogna dimenticare che l’Italia continua a ignorare che vi sono tantissimi precari che vanno stabilizzati, a prescindere da tutto il resto: ce lo chiede da vent’anni la Commissione europea, con la direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999 sistematicamente aggirata. E mai come in questo momento storico, con i tantissimi posti liberi senza titolare e i soldi in arrivo del Recovery Fund, abbiamo la possibilità di intraprendere la strada dalla stabilizzazione di questi precari. Come quella dell’assunzione dopo 36 mesi, di una gestione diversa delle graduatorie, anche delle Gps, della revisione degli organici, riportandoli ai parametri pre-2008; ma anche dell’attivazione dei passaggi verticali per il personale Ata, dell’assunzione in ruolo di tante figure professionali messe erroneamente ai margini per decenni, come i diplomati magistrale (anche da confermare nei ruoli), gli educatori, i docenti di religione, il personale Ata e tanti altri”.Si torna a parlare di revisione del sistema di assunzioni nella scuola. Affrontando il problema della carenza di docenti e delle cattedre scoperte, che quest’anno produrrà 250 mila e forse più contratti a tempo determinato, la viceministra Anna Ascani ha detto: “Se si prendono i professori di una stessa classe e si chiede come sono diventati di ruolo, ognuno avrà una storia diversa, chi con le stabilizzazioni, chi con la sanatoria, chi con le scuole di specializzazione”. Ascani ha aggiunto che “una volta aperte le scuole” sarebbe il caso di mettersi a “riscrivere le regole per l’accesso al ruolo. Io cambierei anche la prova: bisognerebbe valorizzare di più le capacità dei candidati di svolgere una lezione”.

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Il settore musicale può andare avanti con regole chiare e concordate

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Siamo nel pieno di un’estate diversa, di certo impegnativa, un’estate che abbiamo dovuto immaginare in un momento in cui quasi nessuno pensava fosse possibile. E invece ci siamo fatti trovare pronti a ripartire, non solo per garantire il diritto al lavoro di tantissime maestranze, ma anche per tornare a offrire momenti di socialità e di gioia, emozioni che insieme al pubblico abbiamo condiviso in sicurezza, rispettando le regole che ci erano state date. Non siamo stati gli unici e siamo felici di vedere che il mondo della musica sia riuscito a non fermarsi del tutto, a trovare soluzioni lì dove pochi mesi fa si intravedevano solo enormi e gravi problemi. Questa è senza dubbio la nostra forza. Siamo abituati a gestire i flussi di pubblico, fa parte del nostro lavoro, sappiamo come farlo. La sicurezza è uno dei tanti standard che ci vengono richiesti, non solo in tempi di pandemia. Il pubblico, al contrario di quello che è successo nelle discoteche, in questo ci ha aiutati, andando incontro a una serie di accortezze che però hanno consentito a tutti di riconquistare qualche spazio di normalità dopo i difficili mesi che abbiamo vissuto. I volti felici ed emozionati degli artisti sul palco, la gioia negli occhi del pubblico, la compostezza e l’impegno degli addetti ai lavori, il fatto che le distanze e le regole non abbiano intaccato la carica emotiva della partecipazione. Tutto questo è un capitale emotivo che ci ricorda che non siamo solo numeri, siamo una comunità che in questo momento difficile si è dimostrata solida, competente, attenta. Continueremo ad andare avanti nel rispetto delle regole, i palchi continueranno a suonare, il pubblico che ha dimostrato di essere perfettamente all’altezza dell’impegno che questo momento richiede potrà continuare a gioire e ad emozionarsi, e noi con loro. Perché questa estate è un piccolo miracolo e ne stiamo godendo tutti in egual misura, sopra e sotto il palco. Il settore potrà andare avanti se ci sarà concertazione tra le istituzioni e gli addetti ai lavori, solo questo scambio potrà garantire che di fronte a regole sostenibili gli operatori e il pubblico possano fare la loro parte e la musica non si fermi.

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Regole per i viaggi in USA in questo periodo di Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

“In seguito alle numerose richieste ricevute ho voluto interpellare direttamente l’ambasciata americana a Roma per avere risposte certe sulle norme di viaggio dall’Italia verso gli USA nell’attuale contesto emergenziale dovuto al Covid.
Nel rispondermi, Jess Bradshaw, Console degli Stati Uniti d’America a Roma, ha precisato che “a partire dall’11 Marzo 2020 il Proclama Presidenziale 9993 sospende l’ingresso negli Stati Uniti di tutti i cittadini stranieri fisicamente presenti all’interno dell’area Schengen, compresa l’Italia, durante i 14 giorni precedenti il loro ingresso o il tentativo di ingresso negli Stati Uniti. Il Proclama riguarda viaggi per turismo e cittadini stranieri in transito dall’area Schengen. Vi sono limitate eccezioni, relative a viaggi urgenti di natura umanitaria e medica, studenti, alcuni scambi culturali e viaggi per affari, come riportato sul nostro sito https://it.usembassy.gov/it/visti/. I viaggiatori che sono già in possesso di un visto valido o di un ESTA approvato sono tenuti a verificare che abbiano i requisiti per beneficiare di un’eccezione di interesse nazionale scrivendo all’ambasciata o al consolato di pertinenza della propria regione di residenza. Non sappiamo quando verrà revocato il proclama presidenziale e quando riprenderanno tutti i normali servizi di visto, ma incoraggiamo tutti i viaggiatori a continuare a monitorare il nostro sito web https://it.usembassy.gov/it/visti/ per aggiornamenti”. Spero che tali informazioni siano utili a tutti coloro che intendono recarsi negli Stati Uniti a breve termine auspicando un rapido ritorno alla normalità ed il ripristino delle normali procedure di visto”.Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Università: le 5 regole per scegliere quella giusta

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Il primo consiglio è che qualsiasi scelta facciate sarete voi protagonisti del vostro percorso di apprendimento, non sarà l’università a insegnarvi, ma voi a imparare.
Il secondo consiglio è che vi state apprestando a vivere in università dai tre ai sei anni della vostra vita e che se li vivete in funzione del futuro saranno anni pesanti, l’università sarà a lungo il vostro presente, e perché sia gradevole dovete scegliere a partire dai vostri interessi e dalle vostre inclinazioni.
Il terzo consiglio è scegliere una università che vi offra una ricca gamma di esperienze. Una comunità scientifica che abbia una forte tradizione di ricerca e la presenza di tanti insegnamenti diversi. Frequentare l’università infatti non è solo seguire un corso, anche avere rapporti con studenti di altri corsi di laurea, vivere in un ambiente ricco di tensione alla ricerca. Fuggite le università che di fatto si presentano come una ripetizione della scuola che avete terminato, dove gli insegnanti raccontano quello che hanno letto sui libri e non quello che stanno scoprendo.
Il quarto consiglio è cercare di capire dove sono i migliori professori e dove si svolge la ricerca intorno alle cose che vi interessano e volete conoscere e approfondire. Oggi è facile navigare sui siti delle università e farsi un’idea delle attività che vi si svolgono. Cercate il parere di esperti, guardate come si collocano le università nel panorama internazionale. Siate disponibili a muovervi verso le università più serie e più importanti e anche più impegnative.
Il quinto consiglio è di avere uno sguardo alle possibilità future di lavoro, ma di tenere conto che il mondo del lavoro è in forte evoluzione e non ci sono effetti meccanici nel passaggio da un titolo di studio al lavoro come in passato, ciò che conta è la capacità di trasformare le proprie conoscenze in caratteristiche spendibili nel sistema della produzione e dei servizi. Sappiamo poco di come sarà organizzato il mondo nel futuro, ma sappiamo che ha bisogno di persone animate da senso sociale, atteggiamento scientifico, capacità di impegnarsi.
Per aiutare i ragazzi ad affrontare la scelta in modo consapevole venerdì 12 giugno, alle ore 14.00, sul sito https://www.salonedellostudente.it/ i ragazzi potranno partecipare al WEBINAR “Strategie per compiere una scelta consapevole”. Questo breve percorso permette agli studenti di riflettere su quali possono essere alcune strategie pratiche per prendere decisioni consapevoli. Attraverso giochi di ruolo ed esercitazioni individuali gli studenti immaginano il loro futuro, si fissano degli obiettivi a breve e medio termine elencando le azioni da compiere per poterli raggiungere e gli indicatori che permetteranno di comprendere se il traguardo sarà ottenuto.Per chi invece è alle prese con gli esami di maturità, martedì 9 giugno, alle ore 14.00 si terrà il webinar “Obiettivo maturità: raggiungere i propri obiettivi con il life coaching”. In questo webinar i ragazzi potranno scoprire tecniche pratiche per raggiungere i loro obiettivi con successo e per superare possibili ostacoli. Tramite delle domande specifiche verrà stimolata la tua creatività e riflessione. Inoltre saranno condivise delle tecniche per gestire l’ansia al meglio.

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Scuola Ata, fase 2: per il lavoro agile continuano ad applicarsi le stesse regole vigenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Nulla è cambiato per il personale ATA dall’ultimo Dpcm del 26 aprile 2020 che di fatto viene prorogato fino al 17 maggio 2020, salvo ulteriori comunicazioni. Gli istituti scolastici di ogni ordine e grado devono continuare a mantenere come lavoro ordinario la modalità smart working. Lo specifica la nota ministeriale n. 622 del 01/05/2020.L’articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito dalla legge 29 aprile 2020, n. 27, ha disposto che, fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 (31 luglio 2020), ovvero fino a una data antecedente stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il lavoro agile costituisca modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni. Conseguentemente, è stabilito che la presenza del personale nei luoghi di lavoro sia limitata alle sole attività indifferibili che non possano essere svolte in modalità agile.
Sono ovviamente fatte salve le prestazioni che possano essere svolte esclusivamente in presenza. A tal proposito, si ricorda che costituisce obbligo di ciascuna Amministrazione individuare dette attività e richiedere la correlata presenza del personale dipendente sul luogo di lavoro, garantendo le condizioni di sicurezza previste.Sono nate come le stelle invece circolari, emanate da alcune istituzioni scolastiche, che dispongono le riaperture del lavoro ATA in presenza. Sembrano riaperture pseudo parziali, ma nella realtà totali precisando come motivazione fantomatici lavori indifferibili e improcrastinabili, mai però specificati.Ci troviamo di fronte a una realtà ben diversa da quanto stabilito dal Governo. Di fatto i dirigenti scolastici stanno violando le normative decise dal Consiglio dei ministri sulla base di un bollettino redatto dalla comunità scientifica che monitora continuamente la curva epidemiologica, mettendo e rischio inutilmente la vita di tutti i profili ATA e la vita stessa dei dirigenti.

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Mascherine: Regole e limiti in vigore per farmacie

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

«Sono molto confidente che siamo vicini alla soluzione del problema relativo ai prezzi delle mascherine». Lo ha detto oggi, in conferenza stampa, Domenico Arcuri, commissario straordinario, che già nei giorni scorsi aveva delineato la strategia anti-speculazioni in due punti: immettere sul mercato grandi quantitativi di mascherine e fissarne il prezzo massimo in un provvedimento. Intanto, sempre sul tema dispositivi di protezione individuale, da Federfarma arriva un riepilogo sulle modifiche alla normativa che si sono susseguite in questo periodo di emergenza.Il dato di ieri ci dice che «ci sono 40,3 milioni di mascherine nei magazzini delle Regioni» fa il punto in conferenza stampa presso la Protezione Civile Domenico Arcuri, toccando i vari aspetti della strategia per la cosiddetta Fase due. «Serviranno per fronteggiare picchi di domanda o rigurgiti dell’emergenza. Ormai questo argomento ha lasciato il passo a ulteriori questioni. Continueremo una massiccia distribuzione e sono soddisfatto della trasparenza delle Regioni che dichiarano di averne un po’ più di quelle che servono».La disponibilità di mascherine sul territorio, d’altra parte, è uno dei perni della strategia per contenere il fenomeno delle speculazioni sui prezzi: «La speculazione» aveva detto nella conferenza stampa del 18 aprile, «la si sconfigge mettendo sul mercato più mascherine possibile, e lo abbiamo già fatto. Poi fissando un prezzo massimo per le varie tipologie, e lo faremo» con un provvedimento. «Credo» è la dichiarazione di oggi «che in qualche giorno il problema del prezzo massimo delle mascherine non ci sarà più. Sono molto confidente che siamo vicini alla soluzione».Intanto, da Federfarma arrivano alcuni consigli e un riepilogo sulle modifiche alla normativa relativa ai dispositivi di protezione individuale che si sono susseguite fino ad ora. In particolare, in merito all’Ordinanza n. 9 del 9 aprile 2020, nella quale è stata data la possibilità per le farmacie di procedere alla consegna di Dpi anche singolarmente, viene ribadito che «la vendita al dettaglio anche di una sola unità di Dpi senza imballaggi di riferimento deve prevedere un prezzo inferiore o pari all’importo previsto per la singola confezione diviso il numero dei Dpi presenti nella stessa. Al fine di evitare contestazioni, si suggerisce di conservare in ogni caso anche il prezzo di una confezione integra con riferimento tanto ai prezzi di acquisto, quanto ai prezzi di vendita, con indicazione del margine praticato dalla farmacia».Per quanto riguarda poi le informazioni da dare ai consumatori si tratta di quelle «previste dal cosiddetto Codice del consumo (decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206) e dalla normativa di settore, che potranno essere fornite con modalità semplificate, anche mediante apposizione su un cartello. In particolare si tratta di:
a) denominazione del prodotto (es. mascherine chirurgiche, Ffp2, Ffp3, Kn95 etc);
b) Identificativi produttore, importatore o soggetto che immette in commercio (e ciò in conformità a quanto sopra detto in riferimento all’articolo 15 del D.L. 18/2020);
c) Paese di origine (se situato fuori dell’Unione europea);
d) materiali impiegati e metodi di lavorazione determinanti per la qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto (se tali indicazioni sono presenti sulla confezione);
e) istruzioni, destinazione d’uso, e se del caso, informazioni per la pulizia (ad es., per i Dpi riutilizzabili se tali indicazioni sono presenti sulla confezione);
f) data di fabbricazione o di scadenza del Dpi;
g) organismo/autorità che ha certificato/autorizzato il Dpi (comprendendo tra detti soggetti il Ministero della salute, l’Iss e l’Inail).
Infine, per quanto riguarda poi il provvedimento che ha previsto deroghe per produttori e importatori relativi alle mascherine, purché si provveda all’invio di un’autocertificazione a Iss/Inail (decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18), viene ricordato che «tra i soggetti tenuti a produrle non rientrano le farmacie, che, però, saranno comunque tenute a conservare tali documenti» rilasciati dai soggetti interessati «anche ai fini dei controlli da parte delle Autorità». (By Francesca Giani – fonte Farmacista33)

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Nuovo anno scolastico, cambiare le regole per evitare il baratro

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

Conferma degli attuali supplenti, utilizzo delle graduatorie di istituto per le assunzioni in ruolo, subito percorsi universitari abilitanti in modalità telematica, bloccare i licenziamenti dei maestri con diploma magistrale: sono le mosse che deve fare il ministero dell’Istruzione per salvare i nostri istituti dalla sicura catastrofe organizzativa, ampliata dall’emergenza Coronavirus, che si andrà a determinare nel mese di settembre a seguito della mancanza di 250 mila docenti titolari e di appena pochi migliaia di candidati che subentrerebbero con le attuali regole. A dirlo, alla rivista Orizzonte Scuola è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando il Decreto Legge n. 22 predisposto dal Governo proprio per la Scuola. Senza i dovuti accorgimenti, la scuola italiana rischia di trovarsi nel baratro. Lo sostiene il presidente Anief, Marcello Pacifico: nel corso di un’intervista a Orizzonte Scuola, il sindacalista rivendica la riconferma degli attuali contratti a tempo determinato, almeno su quelli non vacanti, e di quelli a tempo indeterminato con clausola risolutiva. Il sindacalista chiede, vista la situazione di estrema emergenza, di utilizzare le graduatorie di istituto per le assunzioni in ruolo una volta esauriti gli altri canali, insieme a una conferma dei ruoli di chi è stato inserito con riserva e ha superato l’anno di prova: una decisione motivata anche dal perdurante “abuso dei contratti a termine” e dal fatto che lo “Stato italiano non ha dato risposta adeguata” alla Commissione Ue, “perché le assunzioni dai nuovi concorsi arriveranno tra un anno, un anno e mezzo”. L’esigenza di assumere subito, spiega Pacifico, “è data dal fatto che in questo momento in cui si parla tanto di didattica a distanza, il personale precario risponde facendo il proprio dovere, per cui andrebbe reclutato lo stesso personale che quest’anno ha garantito la didattica”. L’Anief chiede quindi percorsi universitari abilitanti in modalità telematica riservati al personale docente con almeno 24 mesi di servizio, sia per posti comuni che di sostegno: “In questo momento – ricorda il leader dell’Anief – gli avvocati possono fare il praticantato senza andare nei tribunali, ai medici viene riconosciuto il tirocinio on line, non si capisce perché gli insegnanti che lavorano da anni nelle nostre scuole e hanno valutato gli studenti debbano fare un percorso ordinario e non si pensa anche per loro ad un percorso straordinario”. Anche “per le famiglie sarebbe meglio avere un insegnante specializzato, che si è formato, rispetto a insegnanti non formati”. Invece, “il prossimo anno ci saranno ancora 40.000 docenti di sostegno che insegneranno senza specializzazione”.

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«La stragrande maggioranza degli italiani ha rispettato le regole con grandissimo senso di responsabilità”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

“E’ stato ed è tuttora un sacrificio, ma uno sforzo non inutile perché ha salvato la vita ad un numero di cittadini italiani che va dai 50mila ai 120mila. E questo ci rende davvero felici». Lo ha dichiarato Carlo Sibilia, Sottosegretario di Stato all’Interno nel corso del talk con Claudio Gubitosi, direttore di Giffoni Opportunity, che si inserisce tra le attività della campagna #GiffoniaUnMetrodaTe, ideata per questa fase di emergenza, un contenitore di idee e di incontri che sta ottenendo un importante riscontro in termini di partecipazione e di visualizzazioni.Quello degli italiani è un sacrificio non inutile. Come non lo è stato quello dei bambini e dei ragazzi sui quali le nuove regole legate al contrasto al Covid-19 hanno probabilmente impattato ancor più che sulle altre fasce della popolazione. E’ a loro che Carlo Sibilia fa appello per un ulteriore sforzo da compiere fino all’avvio effettivo della cosiddetta fase 2: «Vi invito a tenere duro – ha detto rivolgendosi ai più giovani – a continuare a coltivare le vostre passioni come avete fatto in questi lunghi quarantacinque giorni. E’ un sacrificio quello che state facendo. Con i mezzi di cui disponiamo, con le dirette e con il digitale, con quegli strumenti che voi sapete utilizzare così bene, con la cultura e l’arte con cui state riempiendo le vostre giornate, sono certo che usciremo ancora più forti da questa fase così complicata. Molte delle attività che vedono impegnati i giovani in questo periodo si svolgono in rete. La scuola è in rete oggi. Ecco perché stiamo lavorando proprio per ampliare le potenze di rete: internet è uno dei canali più importanti per la socializzazione in questi tempi così fuori dal nomale».
Il pensiero del direttore Claudio Gubitosi è andato ai sindaci che oggi si trovano a fronteggiare l’emergenza, un avamposto dello Stato, il front office delle comunità. Su questo il Sottosegretario Sibilia si è trovato concorde nel riconoscere il ruolo svolto dalle istituzioni locali: «Il Ministero dell’Interno – ha aggiunto – è a disposizione dei sindaci. Vogliamo essere un loro interlocutore vicino e diretto. Siamo a loro totale servizio, oltre al ruolo che le Prefetture italiane stanno svolgendo con un impegno davvero encomiabile. Stiamo dando il nostro sostegno ai sindaci in maniera concreta, attraverso tutte le risorse che siamo riusciti ad intercettare. Abbiamo messo a disposizione dei Comuni quattrocento milioni di euro per la prima fase dell’emergenza, per le necessità primarie».L’Italia ha risposto bene secondo Sibilia alle regole imposte dal momento, alla necessità del distanziamento sociale, all’obbligo di stare a casa come unico strumento per contenere il contagio: «Inizialmente – ha continuato il Sottosegretario all’Interno – tante altre Nazioni dicevano che non avrebbero introdotto le regole italiane. Oggi, invece, si ritrovano tutti sul nostro modello e stanno attingendo alle modalità che noi abbiamo introdotto per rispondere a questa emergenza. In questo momento mi piace sottolineare il ruolo importantissimo svolto dalle nostre forze dell’ordine, dai nostri carabinieri, dai nostri poliziotti, dai nostri vigili del fuoco. Si è creato con i cittadini un legame viscerale. Oggi si è capito veramente il ruolo che svolgono, quello di metterci in sicurezza, di proteggerci, anche dai nemici invisibili. In Italia si sono verificate in questi giorni situazioni eccezionali. I nostri uomini si sono messi al servizio degli italiani, senza tirarsi mai indietro, mettendo a rischio la propria vita. E oggi ricordiamo i tanti rappresentanti delle forze dell’ordine e personale sanitario che in seguito a questa emergenza hanno perso la vita».

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Le “Regole” per l’esecuzione delle autopsie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

La Società Scientifica COMLAS che rappresenta ed unisce in Italia i Medici Legali del Sistema Sanitario Nazionale (www.comlas.org), ha preso l’iniziativa di elaborare un documento che riteniamo di grande utilità in questa difficilissima fase, al fine di definire procedure ottimali per la gestione di attività sensibili al contenimento della diffusione del Virus, e per le indicazioni per l’accertamento autoptico nei casi di COVID-19 sospetta, probabile o confermata, dati questi ultimi che hanno una grande rilevanza anche a fini epidemiologici. “La stesura è stata effettuata” – spiega il Prof. Massimo Martelloni, Presidente Nazionale COMLAS – “in collaborazione con la Società Scientifica SIAPEC-IAP Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica – Divisione Italiana della International Academy Of Pathology. Sia pur in tempi straordinariamente ridotti, abbiamo coinvolto alcuni tra i maggiori esperti in materia, in ambito nazionale. Abbiamo provveduto a depositare il documento presso l’Istituto Superiore di Sanità e presso l’Osservatorio Buone Pratiche in Sanità di AGENAS”.Buona pratica COMLAS relativa all’oggetto depositata all’ISS: http://www.comlas.org/images/pdf/PRD-COVID-rev-ventitre-marzo-duemilaventi.pdf (fonte: Il Presidente Nazionale Società Scientifica COMLAS Prof. Massimo Martelloni)

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Stati Uniti d’Europa. Regole sanitarie e commerciali con la Cina

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Siamo tutti grati alla Cina per gli aiuti umanitari per questa emergenza sanitaria. Ringraziamenti che estendiamo a Russia, Cuba e, benché non ci sia stata evidenza mediatica, a Usa, Francia, Germania e Austria.E’ bene ricordare che il Coronavirus (SARS-CoV-2) è arrivato dalla Cina, così come il virus SARS-CoV nel 2002 e il virus H5N1 (aviaria) nel 2005.Sorge un problema riguardante la provenienza virale. Il Coronavirus è arrivato dalla Cina verso l’Europa, gli Usa, la Corea e l’Australia, paesi che hanno intensi rapporti commerciali con la Cina stessa.Il Coronavirus ha origine naturale, ma ha trovato il modo di trasmettersi in zone dove è frequente il contatto dell’uomo con gli animali selvatici. Nel mercato di Wuhan (Cina) si vendono, appunto, animali selvatici e la correlazione con la trasmissione dell’infezione è plausibile.Visti i danni sanitari ed economici provocati dal Coronavirus, ci sembra indispensabile che le relazioni commerciali con la Cina siano condizionate alla adozione di misure sanitarie in loco. La pressione, in tal senso, potrebbe arrivare da Usa e Unione europea. Considerato che gli europei continuano a muoversi in ordine sparso, meglio sarebbe se la forza di persuasione fosse più incisiva, il che si può ottenere con gli Stati Uniti d’Europa. Comprendere che l’unione fa la forza è alla portata di tutti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Coronavirus: agire insieme e poi cambiare le regole economiche

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

“Abbiamo due strade, scegliere se continuare a lavorare per un Europa dei popoli dove si possa vincere tutti insieme, oppure far prevalere gli egoismi di parte e in questo caso far perdere tutti. Probabilmente spazzando via anche il sogno europeo.
In questi giorni dobbiamo far sentire tutto il nostro sostegno al Presidente Conte, per l’instancabile impegno quotidiano nell’affrontare una situazione senza precedenti, ma soprattutto per quello che sta facendo a livello internazionale. Sono giorni molto importanti, per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero.Come Italia, assieme ad altri otto Paesi, stiamo portando avanti una visione di Europa, che ieri qualche altro Paese ha provato ad ostacolare. E’ la stessa visione che oggi emerge dalle parole della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: “Nessuno può gestire questa crisi da solo ed in questa crisi è solo aiutandoci gli uni con gli altri che possiamo aiutare noi stessi”.
Il nostro punto di vista è chiaro, netto. Con le politiche che stiamo mettendo in atto, anche per il contenimento del virus, pensiamo agli italiani e pensiamo al resto del mondo. Anche per questo dobbiamo mettere in campo tutte le risorse necessarie, a partire dagli European recovery bond, per proteggere i cittadini e la comunità, ma soprattutto per consentire al Paese e all’Europa di ripartire velocemente quando tutto questo sarà terminato.Se non cambiamo insieme le regole, i Paesi europei che oggi sono maggiormente colpiti dal Coronavirus rischiano, tra qualche anno di continuare in un percorso di crisi. Non si può pensare che in pochi mesi si ritorna ai vincoli stringenti, o al Patto di stabilità. La “ricostruzione” sarà lunga ed onerosa. Dobbiamo decidere tutti assieme anche i tempi di queste sospensioni, nell’attesa di riscrivere proprio le regole economiche dell’Europa”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Carceri: Restiamo umani

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2020

Di Ornella Favero. Da anni, il motore delle attività del volontariato nelle carceri e sul territorio è l’idea di ricostruire il rapporto tra la società e gli uomini e le donne che ne hanno violato le regole. Se dovessimo pensare a qualcuno a cui ispirarci in questo lavoro, torniamo a dire che lo troveremmo nello scrittore israeliano David Grossman, là dove ci insegna a guardare il mondo “con gli occhi del nemico”: “Quando abbiamo conosciuto l’altro dall’interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una “non persona”. Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori”. Ma è un’impresa titanica, accompagnare per mano le persone, in particolare quelle che un altro scrittore, Edoardo Albinati, definisce “odiatori in servizio permanente”, a non trattare chi sta in carcere come “non persone”. E lo è soprattutto oggi, in un momento in cui gli “odiatori” hanno trovato un alibi: quello per cui “non possiamo dargliela vinta a quei violenti che hanno assaltato le carceri”. E invece dobbiamo avere la forza di gestire anche la nostra rabbia, di capire la disperazione di chi sta in carcere, e di pensare a misure serie per disinnescare quella bomba che sono le nostre galere oggi. Farlo è importante anche per quegli operatori, come la Polizia penitenziaria, ma anche gli operatori dell’area pedagogica, che per fare decentemente il loro lavoro, oggi diventato drammaticamente difficile, e dare a quel lavoro più forza e più importanza, hanno bisogno di carceri più umane e dignitose.
Per questo oggi vi chiediamo di ASCOLTARCI. Dopo i familiari, siamo stati i primi ad essere esclusi dalle carceri, per la sicurezza sanitaria. Ma forse qualche consiglio ve lo possiamo dare. È questo il motivo per cui vi abbiamo chiesto di istituire presso ogni Istituto di pena una specie di Unità di crisi che coinvolga tutti, e quindi anche noi, che siamo in grado di aiutarvi in particolare nella comunicazione e nel mantenere i rapporti con le famiglie delle persone detenute. Perché è certo che il Volontariato ha qualcosa da dire su come affrontare i conflitti, le paure, la solitudine, la rabbia delle persone, private della libertà personale e non sempre trattate, appunto, come PERSONE.
Per tutto quello che riguarda gli affetti, le circolari non devono dire vagamente di aumentare le telefonate, far usare Skype, invitare ad istituire un servizio di posta elettronica per i rapporti con le famiglie. Devono far capire che tutto questo non è una striminzita concessione per far star calmi i detenuti, ma la volontà forte e chiara di capire la loro sofferenza e di cercare di alleviarla avvicinando le loro famiglie.Le istituzioni quindi dovrebbero essere in grado, oltre che di acquistare degli smartphone per farli usare in modo controllato, di calcolare il tempo disponibile per l’uso del telefono e suddividerlo per i detenuti che vogliono telefonare. E stabilire un fondo straordinario per chi non ha soldi nel conto corrente: ma possibile che un’amministrazione, che ha speso tre milioni e mezzo di euro per bloccare la circolazione di telefonini in carcere, venga a chiedere alle associazioni e alle cooperative di mettere un po’ di euro per far telefonare i detenuti indigenti?La circolare poi del DAP sull’accesso da parte delle persone detenute alla posta elettronica rompe il tabù sull’ingresso della tecnologia in carcere. Ma è un provvedimento che rischia di essere una vuota dichiarazione d’intenti, in un luogo che finora si è attrezzato per resistere all’uso delle tecnologie, anche del solo computer in cella. Come si può fare per rendere effettiva questa disposizione in sicurezza?
Per la posta elettronica ogni detenuto dovrebbe aprire una propria casella sullo stesso provider e poter utilizzare il computer per una volta al giorno per 10-15 minuti o a seconda delle possibilità (numero di detenuti per computer). Allo stesso modo si possono organizzare dei turni per Skype, consegnando la lista degli account delle persone autorizzate all’agente di sezione, a cui sarebbe affidato il controllo delle regole di utilizzo, finché non vengono realizzate le protezioni opportune.Quello che è certo è che tutti noi, che ci occupiamo di questi temi, fatichiamo perfino in questo disastro ad avere un pensiero comune, senza etichette e senza protagonisti, ma ce la faremo, dobbiamo farcela se vogliamo contare qualcosa.Per finire, rispetto alla prevenzione del contagio da coronavirus, siamo talmente spaventati anche noi, nella nostra condizione di persone libere, che questa posizione del provare a mettersi “nei panni del nemico” la riteniamo un momento fondamentale di civiltà. Perché per noi, che facciamo volontariato in carcere, è facile accettare che non siamo in guerra e non abbiamo a che fare con dei “nemici”, ma per voi fuori capiamo che abbiate paura e che riteniate chi sta in carcere un nemico della vostra serenità. Ma se provate a immaginare di essere ancora più chiusi di quello che siete oggi, ancora più lontani dai vostri cari, ancora più abbandonati e soli, forse potete capire che se, come dice Grossman, tratterete anche il vostro nemico come persona, contribuirete a rendere la società un po’ meno cattiva e un po’ meno disperata. (Fonte: Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia)

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Autotrasporto: Serracchiani, ok nuove regole Ue contro dumping sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

“L’accordo delle istituzioni europee sul ‘pacchetto mobilità’ è un passo avanti positivo per l’autotrasporto italiano, rispetto a una condizione che vede finora le nostre imprese subire una concorrenza sleale consumata soprattutto sulla pelle dei lavoratori distaccati, e che colpisce in modo particolare il Nordest”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, commentando l’accordo sul testo del “Pacchetto mobilità” raggiunto a Bruxelles dal processo decisionale del Trilogo, con importanti decisioni relative alle norme sul trasporto stradale internazionale. Per la parlamentare “un cabotaggio più difficile, distacchi più controllati, tempi di guida e di riposo, uso esteso del tachigrafo e altro sono punti qualificanti della nuova normativa. Ma, come sempre, a poco servono leggi e norme senza adeguati controlli, e quelli già ora dovrebbero essere intensificati”. “E’ nell’interesse nazionale – ha aggiunto Serracchiani – che l’iter delle approvazioni formali in Europa sia rapido e rispettoso del testo normativo concordato, per arrivare presto alla ratifica dei singoli Stati”.

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Micromobilità elettrica in città, le regole della sperimentazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

La legge di Bilancio 2019 ha previsto a suo tempo la possibilità per i Comuni di autorizzare la sperimentazione della circolazione sul proprio territorio di “veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica”, quali segway, hoverboard e monopattini. La legge è intervenuta sul Codice della Strada permettendo l’uso di tali veicoli nelle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato, pur lasciando vigente il generico divieto di utilizzo sulle carreggiate. Si tratta infatti di una sperimentazione che ha termini e durata limitati, dettagliata da un decreto ministeriale ed affidata alla disciplina dei singoli Comuni che nel caso dovranno organizzare un’adeguata segnalazione nelle zone dove la circolazione è concessa, ed informare i propri cittadini. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Competitività e investimenti esteri: più o meno regole di mercato in Europa?

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Milano Politecnico di Milano – 28 ottobre ore 17.15 Aula Magna Carassa e Dadda (edificio BL.28) via Lambruschini 4 “Competitività, crescita e investimenti esteri: più o meno regole di mercato in Europa?” è il tema della Lectio magistralis che il professor Sergio Mariotti, docente di Economia e Politica industriale al Politecnico di Milano. La Lectio, ispirata a una ricerca svolta presso la School of Management del Politecnico di Milano, argomenta come la normativa antitrust a tutela della concorrenza sia un importante fattore di attrazione degli investimenti esteri e di crescita per i Paesi che la applicano con maggiore efficacia e rigore.
Da qui, un ulteriore interrogativo: nel prefigurarsi di un nuovo ordine economico mondiale, sono necessari interventi che rafforzino e rilassino le regole di mercato al fine di un rafforzamento competitivo dell’industria europea? Il dibattito politico sollevato dalla recente bocciatura della fusione Alstom-Siemens da parte della Commissione Europea, infatti, ha posto il problema con grande evidenza. Ne discuteranno studiosi e rappresentanti delle istituzioni. I lavori seguono questo percorso:
17.15 – Introducono i lavori Alessandro Perego, Direttore Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano
Paola Garrone, Professore ordinario di Business and industrial economics, Politecnico di Milanomeaza
Lectio Magistralis, Sergio Mariotti
18.15 – Tavola Rotonda
Umberto Bertelé, Professore emerito di Strategia di impresa, Politecnico di Milano
Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche industriali, Confindustria
Fabrizio Onida, Professore emerito di Economia internazionale, Università Bocconi; già Presidente ICE (Istituto Commercio Estero)
Pippo Ranci Ortigosa, Professore fuori ruolo di Politica economica, Università Cattolica; già Presidente Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas Tommaso Valletti, Professore di economia, Imperial College Business School; Capo economista uscente DG Concorrenza, Commissione Europea
19.15 – Conclusioni Luca Grilli, Professore ordinario di Business and industrial economics, Politecnico di Milano.

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‘Cattivi pagatori’, le nuove regole per le banche dati rischi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Il Garante della privacy ha recentemente approvato con un provvedimento il nuovo “Codice di Condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti”, ovvero le nuove regole gestionali degli archivi dei cosiddetti “cattivi pagatori”.Si tratta, come noto, di archivi che raccolgono i dati di chi paga in ritardo, o non paga affatto, le rate di prestiti, finanziamenti, contratti di credito al consumo, mutui, etc., a disposizione delle stesse banche/finanziarie segnalati per valutare l’affidabilità di potenziali nuovi clienti.
Il Codice non solo regolamenta le modalità di gestione dei dati ma sancisce anche i diritti degli iscritti in ambito privacy.La motivazione principale della riforma del Codice è stata proprio l’adeguamento alla nuova normativa europea sulla privacy adottata nel 2018 col Regolamento UE 2016/679 (GDPR).Le novità, in breve, sono:
– nuova informativa sul trattamento dei dati personali e diritti rafforzati;
– possibilità per il debitore segnalato di chiedere l’annotazione nell’archivio dell’invio di contestazioni al venditore di beni o servizi relativamente ad inadempimenti che riguardino il contratto sottostante il credito (per esempio la mancata consegna di un bene acquistato col finanziamento).
– ampliamento delle categorie di soggetti che possono segnalare, tra cui i gestori di piattaforme digitali dedicate ai prestiti tra privati (peer to peer lending);
– ampliamento delle modalità dell’invio del preavviso di iscrizione, con inclusione della chiamata telefonica o della messaggistica istantanea (sms), previo accordo col cliente/debitore;
– modifica di alcuni termini di conservazione dei dati, tra cui quelli che riguardano le informazioni positive che ora rimangono 5 anni anziché 2;
– istituzione di un organismo indipendente di vigilanza.
Per quanto riguarda l’entrata in vigore il Garante precisa che pur se la piena efficacia ci sarà solo quando sarà accreditato il nuovo organismo di monitoraggio, le nuove regole sono già applicate dai sottoscrittori/proponenti il Codice che si sono impegnati in tal senso (Ctc, Aisrec che comprende CRIF ed Expedian, Assilea). (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Il senso della giustizia nel rispetto delle regole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

Appare di frequente nell’immaginario degli adulti, solitamente adusi a guardare il fuscello che si infila nell’occhio del nostro vicino e a non rilevare il tronco che si abbatte su di loro, la figura di giovani trasgressivi che non accettano d’essere limitati nei loro comportamenti anche se a condizionarli possono esservi delle regole di vita comune da dover rispettare. Anzi. Vi appare ovvio contravvenirle. Questo modo di fare spinge i giovani, a volte, ad essere nel loro anticonformismo tremendamente conformisti. Si va in discoteca per ballare ma vi si associa lo spinello, l’abuso di alcolici e via di questo passo. E’ una sorta di sfida con se stessi che i più forti superano ed i più deboli soccombono. Da adulti non ci rendiamo conto che dobbiamo prendere atto che, rispetto al passato, vi sono problemi che ce li troviamo oramai di fronte, costruiti, definiti, attivi, come dimostra l’esempio dei minori che entrano in rapporto con la giustizia. Prima, come osserva giustamente Gaetano De Leo nel “Manuale di Psicologia giuridica” (edizioni Led) curato insieme al collega universitario Assunto Quadrio, ci si soffermava maggiormente ad analizzare quale fosse il problema, chi e come lo avesse definito come tale. Quali implicazioni concettuali, metodologiche, sociali politiche ci fossero alla base delle definizioni di quel problema, ecc.” L’impressione è che la situazione ci sia sfuggita di mano offrendo ai giovani non un rapporto positivo della società ma piuttosto le sue negatività e frustrazioni. Un esempio può valere per tutti. Non consideriamo una vita degna d’essere vissuta se ogni giorno, per una modesta paga, dobbiamo affrontare lavori faticosi e stressanti. Il modello che invece opponiamo ai giovani è quello di chi riesce nella vita a guadagnare molto e a lavorare poco. I primi sono la maggioranza ed i secondi una ristretta minoranza. Ed i primi sempre e comunque restano in questa contesa dei frustrati che finiscono con il riverberare il loro disagio sociale tra i più giovani e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, purtroppo. (Riccardo Alfonso)

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Scuola: aspettando il contratto rivedere le regole della mobilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Fornire una risposta ai docenti che attendono di ricongiungersi alle famiglie dopo anni di servizio a centinaia di chilometri di distanza. È una delle priorità di Anief, che trova spazio nella recente piattaforma contrattuale. Marcello Pacifico, presidente Anief: «Occorre riscrivere drasticamente le norme sui trasferimenti, in modo da fondere diritto al lavoro e diritto alla famiglia». Quello della mobilità è un caso aperto, perché il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo da poco sottoscritto – per la mobilità del personale docente, educativo, ausiliario, tecnico e amministrativo della scuola dal 2019/20 al 2021/22 – non tiene in considerazione i successi di Anief presso i tribunali amministrativi e del lavoro, che hanno messo in evidenza il mancato rispetto del principio del merito e della professionalità dei lavoratori, né tantomeno l’esperienza acquisita durante il precariato. Una mobilità, quella messa in atto dal Miur, con modalità inadatte e superate.
C’è in ballo un contratto per circa 1,3 milioni di lavoratori, fra insegnanti, educatori, Ata della scuola, dell’università e della ricerca e Afam. Nella piattaforma contrattuale il giovane sindacato chiede interventi urgenti in favore degli aumenti economici per il personale della scuola, del recupero della centralità della funzione docente, delle lavoratrici vittime della violenza, di un sistema disciplinare che salvaguardi la dignità dei docenti.
Nella piattaforma contrattuale Anief chiede: di rivedere le aliquote per i trasferimenti interprovinciali (rispettivamente del 40%, 30% e 25% nei prossimi tre anni) e per la mobilità professionale (rispettivamente del 10%, 20%, 25% nel prossimo triennio); di attribuire pari dignità (come chiarito da parecchi tribunali del Lavoro) al servizio svolto a tempo determinato ai fini del raggiungimento del quinquennio obbligatorio di permanenza su posti di sostegno e ottenere il trasferimento su posto comune; di attribuire, nella valutazione dei titoli, punteggio per il servizio, pre-ruolo o di ruolo, prestato nelle scuole paritarie, nei percorsi di formazione professionale e nelle scuole comunali e il giusto riconoscimento a titoli professionalizzanti quali le abilitazioni (Ssis, Tfa, Pas) e la specializzazione per il sostegno cui non è riconosciuto alcun punteggio aggiuntivo.
Necessario, inoltre, equiparare nella Tabella valutazione titoli della mobilità d’ufficio (utile anche per la composizione delle Graduatorie interne d’istituto, da cui si individuano i perdenti posto) il punteggio riconosciuto al servizio preruolo rispetto a quello a tempo indeterminato (ora valutato solo 3 punti per i primi 4 anni e 2 per i restanti, a fronte dei 6 punti riconosciuti a ogni anno di ruolo) per superare la discriminazione a discapito del periodo di precariato che permane in quella tabella, nonostante i dettami eurounitari (direttiva 1999/70/CE) che impongono di riconoscere pari dignità al servizio a tempo determinato.

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Le regole delle elezioni israeliane e i possibili risultati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

By Ugo Volli. Dopo una campagna elettorale lunga e molto velenosa, con molta diffamazione fra le parti e interventi a gamba tesa della Corte Suprema e del Procuratore Generale, finalmente martedì in Israele si vota per eleggere il prossimo parlamento unicamerale (la Knesset). Gli aventi diritto al voto sono meno di sei milioni e mezzo, ma è probabile che gli elettori attivi siano più o meno quattro milioni e mezzo, che devono eleggere centoventi deputati con un collegio unico nazionale e un sistema proporzionale puro, moderati solo da una soglia minima del 3,25 per cento. Il che vuol dire che per entrare alla Knesset un partito dovrà ottenere più o meno 160 mila voti e che ogni eletto “costerà” più o meno 40 mila voti. Non vi sono preferenze, i candidati sono prescelti secondo l’ordine in cui sono collocati in lista, spesso ma non sempre sulla base di primarie di partito. Questo sistema produce una grande frammentazione. Nelle scorse elezioni il Likud vinse le elezioni col 23% dei voti e dietro c’era il Campo sionista (laburisti più il movimento di Tzipi Livni col 18%). Quest’anno i sondaggi attribuiscono ai due principali antagonisti (ancora il Likud e i “bianchi e azzurri” di Gantz e Lapid) intorno al 20% ciascuno, mentre vi sono altri dodici partiti da 7% in giù, molti addensati proprio sulla soglia minima del 3,25%. Tutto ciò provoca molta incertezza sui risultati elettorali, perché per esempio potrebbe accadere che se due o tre partiti di destra (che sono i più numerosi) restassero sotto la soglia, dato che i loro voti non sono recuperabili, la divisione parlamentare dei seggi fra destra e sinistra potrebbe non rispecchiare pienamente quella del paese, dove è stabilmente in maggioranza la destra. Ciò rende anche molto difficili le previsioni esatte, dato che il risultato in questi casi potrebbe dipendere da poche migliaia di voti.La frammentazione produce un altro problema questa volta sul governo. Israele non ha mai conosciuto un governo monopartito, solo coalizioni. E anche quando, come in questo caso, sia a destra che a sinistra vi è un partito molto più grande degli altri (il Likud e i bianco-azzurri), è assai probabile che ciascuno dei due arrivi appena alla metà dei seggi necessari alla maggioranza alla Knesset (più o meno 30 seggi su un totale di 120) e che dunque sia necessaria una coalizione di setto o otto partiti per raggiungere una maggioranza sicura col risultato che ciascuno di essi, sentendosi indispensabile, può avanzare pretese ben superiori al suo peso. La legge prevede che il presidente della repubblica possa assegnare l’incarico di costituire il governo a qualunque deputato. Data la vecchia ruggine fra Netanyahu e Rivlin, ciò ha suscitato molti sospetto da parte del primo ministro uscente. Ma la prassi vuole che contino due criteri: essere il leader del partito più votato ed essere indicato da più partiti (cioè da una potenziale maggioranza) come possibile nuovo primo ministro.Sul primo criterio la gara fra Likud e bianco-azzurri sembra aperta: il nuovo partito di Gantz è stato favorito per buona parte della campagna, ma gli ultimi sondaggi sembrano indicare una prevalenza del Likud. Sul secondo, invece non c’è partita. Quasi tutti i sondaggi da mesi indicano che lo schieramento di centro destra (fra i 62 e i 68 seggi) è molto superiore a quello dei possibili alleati di Gantz (cioè i laburisti e l’estrema sinistra di Meretz, che insieme sono accreditati di 12-15 seggi (con un totale fra i 42 e i 46). Questa maggioranza continuerebbe a esistere se si mettessero in conto le due liste antisioniste prevalentemente arabe, che sono accreditate fra i 9 e i 12 seggi, portando così lo schieramento di sinistra fra i 52 e i 58 seggi. Il problema però non è solo aritmetico ma politico. Potrebbero degli ex capi dell’esercito israeliano come Gantz e alcuni dei suoi soci, allearsi con partiti esplicitamente antisraeliani e legati al terrorismo? E se i bianchi-azzurri volessero allargare una possibile coalizione ai partiti religiosi, come ha fatto capire Gantz negli ultimi giorni, come conciliare questa alleanza con il laicismo militante del suo vice Lapid e di Meretz? Salvo dunque risultati imprevisti, anche per il gioco della soglia di sbarramento, la capacità di coalizione di Newtanyahu è ben maggiore di quella dei suoi concorrenti. E questo corrisponde agli orientamenti dell’elettorato israeliano che certamente non vuole che ricominci il vecchio discorso degli scambi fra pace e territorio, rievocato più volte da Gantz e che invece deve constatare i successi di Netanyahu in campo diplomatico, militare e anche economico. Certo, dieci anni di governo ininterrotto dello stesso primo ministro sono noiosi e anche Ben Gurion a un certo punto fu messo in disparte. Ma Netanyahu è senza dubbio il solo vero statista internazionale di cui Israele dispone e il suo orientamento di destra ma prudente, senza forzature belliche, è quello che probabilmente corrisponde al modo di sentire dell’elettorato israeliano. Contro di lui c’è però, è chiaro lo “stato profondo”, i vertici dell’esercito e della magistratura, forse anche Rivlin. Insomma la partita è aperta, questo è il bello della democrazia. E solo l’elettorato israeliano, non i governi stranieri e neppure gli ebrei che amano Israele dall’estero (e tanto meno quelli che non lo amano) possono decidere che li potrà governare.

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