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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Viaggiare in compagnia di un animale domestico

Posted by fidest press agency su sabato, 10 giugno 2017

animali_domesticiAlcuni soci dell’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti ci hanno chiesto di chiarire sul tema del trasporto di animali domestici, pertanto, il nostro compito è quello di evidenziare sia le normative sia le indicazioni pratiche delle associazioni di settore che possono essere o meno condivise. Infatti, sta a chi legge il decidere come comportarsi riguardo al trasporto su un veicolo degli animali domestici affinché il viaggiare in sicurezza e salute sia tale anche per l’animale che accompagna. Vediamo rapidamente cosa dobbiamo fare se portiamo i nostri animali da compagnia (siano essi cani, gatti o altri animali) per evitare loro pericoli, disagi e inutili stress.Il Codice della Strada all’articolo 169, in merito al trasporto di animali, parla chiaro: se stiamo trasportando un solo animale non sono previste forme particolari di ritenuta, purché non sia di intralcio al conducente e non costituisca un pericolo. Ma se stiamo trasportando più di un animale?
Il Codice della Strada in quel caso dispone che “è consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete od altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C”. Le modalità di trasporto in questo caso cambiano, e per portarli con noi in tutta sicurezza dobbiamo munirci di tre sistemi di ritenuta, a scelta tra:
trasportino (o kennel rigido);
cintura di sicurezza per cani con imbragatura (pettorina);
Nel bagagliaio con rete divisoria rigida.
Il mancato rispetto di queste semplici regole, oltre a poter cagionare un pericolo per noi e l’animale che trasportiamo, si traduce anche in una sanzione che va da euro 85 a 338 euro, alla quale si aggiunge il decurtamento di un punto dalla patente di guida. Inoltre, in caso di incidente stradale con feriti e/o morti, detta violazione, da sanzione amministrativa potrebbe attivare gli articoli 589-bis e 590-bis della legge n. 41 del 23 marzo 2016 del Codice penale, che disciplinano i reati di omicidio stradale e lesione stradale.
Li lasciamo soli a bordo?“Il tempo di una commissione e torno”. Vi sarà sicuramente capitato di agire in questo modo almeno una volta. E così, in buona fede, pensando che il nostro animale domestico stia bene a bordo, lo lasciamo solo per un periodo che consideriamo breve. Ogni padrone agisce sempre per il meglio del proprio animale, avendone cura e premurandosi che non soffra. Ma chi ci dice che, nel lasso di tempo in cui lo lasciamo in auto, lui effettivamente stia bene? Ci saremmo sicuramente preoccupati di lasciare i finestrini aperti, che il veicolo non sia esposto al sole, che abbia dell’acqua a disposizione; ma è sufficiente fare questo per tutelare la sua salute? (fonte: http://www.nuovedirezioni.it a cura di Anisa Myrto)

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Il debito pubblico italiano e la globalizzazione senza regole

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

pilIl debito pubblico italiano è sempre al centro di tutte le discussioni relative al ruolo dell’Italia nell’Unione europea. Anche se siamo stati tra i fondatori dell’Unione, più di un governo europeo ci vorrebbe relegati nel secondo o addirittura nel terzo girone. Gli ultimi dati indicano che il rapporto del debito pubblico italiano rispetto al pil è intorno al 133%. Di conseguenza, tutti si sentono autorizzati a chiedere riforme strutturali, rientri veloci, tagli ed austerità, fino a sollecitare forti sanzioni finanziarie per il mancato rispetto dei parametri di Maastricht. L’andamento del nostro debito pubblico nei decenni passati è sempre stato in aumento per una serie di motivi negativi, politici ed amministrativi, che ancora oggi necessitano di essere affrontati e corretti.Noi, però, dobbiamo anche evidenziare come la speculazione finanziaria internazionale, esplosa in alcuni momenti cruciali della nostra storia, ha inferto delle tremende accelerazioni nella crescita del debito pubblico, portandolo così fuori dai normali canali istituzionali.Il primo grande attacco speculativo contro la lira avvenne nel 1992. Era parte del più vasto attacco contro il Sistema Monetario Europeo. Lo Sme doveva preparare con maggior attenzione e con una velocità moderata, il processo di cooperazione e di unione europea, anche nel campo monetario e finanziario. Come è noto, in Italia l’attacco speculativo era combinato con la pressione internazionale verso la privatizzazione delle imprese a partecipazione statale. Ovviamente non vi fu solo la spinta internazionale… Alla fine, con la massiccia svalutazione della lira, vi fu una vera e propria svendita delle aziende pubbliche.
L’effetto sul debito pubblico fu devastante. Il rapporto debito/pil , che era di 105,4% nel 1992, salì al 115,6% nel 1993 fino a raggiungere 121,8% nel 1994.
Sotto la pressione dei mercati i tassi di interesse sui titoli di stato salirono notevolmente, aggravando ulteriormente l’andamento del debito pubblico.
Fu necessario un enorme sforzo, sia per la ripresa economica che per i tagli della spesa pubblica, per ridimensionare i tassi. Anche l’entrata nell’euro incise nel rapporto debito/pil che scese intorno al 103% nel 2004 e nel 2007/8.
Poi la crisi finanziaria globale, partita dagli Usa, investì tutto il mondo, in primis l’Europa, colpendo tutti i settori economici, bancari e commerciali provocando pesanti crolli nelle produzioni ed enormi salvataggi pubblici delle banche a rischio bancarotta.
In Italia il rapporto debito/pil schizzò dal 103,6% del 2007 al 116,0% del 2009.
L’altra impennata più recente si è registrata nel 2011 a seguito dell’attacco speculativo contro l’Italia, che portò lo spread ad oltre 500 punti (5%)sopra il tasso di interesse del Bund decennale tedesco, con effetti pesanti per gli interessi dei titoli di stato italiani. Come noto, la crisi determinò anche mutamenti negli assetti di governo. Per fortuna l’attacco si fermò nel preciso momento in cui Mario Draghi, presidente della Bce, dichiarò che avrebbe utilizzato tutti i mezzi necessari nella difesa dell’euro. Il famoso “whatever it takes”. Ma il rapporto debito/ pil, che nel 2011 era del 120,7%, schizzò al 127,0% l’anno successivo. Si stima che le grande banche internazionali, in particolare quelle europee, nel pieno di quelle turbolenze finanziarie abbiano venduto non meno di 200 miliardi di euro di titoli di Stato italiano. E’ difficile dare una valutazione precisa, ma non si è lontani dalla verità se si afferma che siano state coinvolte anche certe banche tedesche e francesi, quelle stesse che in precedenza erano state salvate dai rispettivi governi. E’ da ipocriti affermare in Europa o in Italia che la speculazione attacca chi se lo merita, per una endogena debolezza economica di cui si è i soli responsabili. Si dimentica che un’economia più debole deve anche fare degli sforzi enormi per recuperare le perdite generate da una crisi a volte provocata da altri.
I dati e le stesse discussioni ci dicono che c’è ancora molto da fare. Nelle sedi europee non servono né l’ottimismo di maniera né la classica voce grossa. In quelle sedi non solo bisogna evidenziare che il nostro Paese, a seguito dei ripetuti attacchi speculativi, ha subito un aggravamento del rapporto debito/pil non inferiore al 30%, ma soprattutto far comprendere che è il momento di decidere che gli investimenti non possono essere sottoposti ad un irrazionale principio di austerità che, anziché lenire, aggrava i malanni di un Paese. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Ramondi economista)

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Dimissioni ospedaliere, le nuove schede armonizzate con le regole europee. Ecco che cosa cambia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 febbraio 2017

ospedale-san-camilloLe schede di dimissione ospedaliera si “europeizzano”. Dal 1° gennaio di quest’anno le regioni e Pa sono tenute a inviare al Ministero della Salute le Sdo dei pazienti secondo regole diverse, che agevolano il confronto dei dati prodotti in Italia con quelli esteri, e dei dati di un’Asl o una regione con quelli prodotti nell’altra regione, così che il governo possa meglio programmare norme per l’equilibrio del settore sanitario e di governo della spesa. Lo afferma il Decreto 7 dicembre 2016 del Ministero della Salute, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 7/2 (serie generale 31). Il nuovo provvedimento adegua le precedenti regole del 2000 all’avvenuto recepimento (dlgs 38 del marzo 2014) della direttiva “transfrontalieri”, che regola l’assistenza ai pazienti provenienti da altre aree dell’Unione Europea. Rispetto agli obiettivi che le SDO si ponevano a dicembre 1991 quando un decreto ministeriale le istituì, e nel 2000 quando furono rimesse a punto, il nuovo decreto mira a consentire un più agevole rilevamento nelle regioni degli standard di qualità e sicurezza della rete degli ospedali pubblici e privati accreditati (anche gli Irccs ora dovranno spedire le schede mensilmente) e dei volumi e degli esiti delle cure erogate. Ulteriore obiettivo: adeguare nel tempo i contenuti informatici resi disponibili per l’analisi dei tecnici ministeriali.
Si rinnovano i contenuti delle due sezioni di cui si compone la scheda. La prima contiene codice istituto di cura; numero progressivo della scheda; dati anagrafici e di residenza del paziente e livello di istruzione. La seconda sezione riporta indicazioni su regime di ricovero; data di prenotazione e di ricovero con ora; classe di priorità, UO di ammissione; costo della degenza; dati patologici e trasferimenti interni o da altri ospedali; data di dimissione o morte; modalità di dimissione; riscontro autoptico; dati ricovero diurno, diagnosi principale e secondarie di dimissione, identificativo di chirurgo e anestesista dell’intervento principale con check list della sala operatoria ma anche identificativi per gli interventi secondari; rilevazione del dolore; stadiazione condensata; PA, creatinina serica e frazione eiezione. Ogni SDO “costituisce parte integrante della cartella clinica, di cui assume le medesime valenze di carattere medico-legale”. Ogni 15 del mese regioni e province autonome devono inviare al Nuovo Sistema Informativo Sanitario del Ministero della Salute le sole info della sezione II, salvo integrazioni da spedire il 31 marzo dell’anno dopo. Alla spedizione, tutti i dati vanno distinti in due tracciati: informazioni anagrafiche e informazioni relative al ricovero. I dati sensibili vanno criptati applicando una procedura descritta nel disciplinare tecnico allegato al decreto. Dal 1° gennaio 2018 l’invio delle schede è condizione perché le regioni accedano al finanziamento integrativo a carico dello Stato.
Accanto a indicazioni sul corretto collegamento informatico con il Ministero e sui criteri d’autenticazione per chi, utente del sistema Nsis, tratta dati sensibili, nel disciplinare vi sono informazioni pratiche. Ogni cartella clinica deve avere un suo identificativo “stabile”, che non cambia se il paziente è spostato da un reparto all’altro, ma solo se muta il regime di ricovero: ad esempio, se da diurno passa ad ordinario o da acuto a lungodegenza. In caso di ricovero diurno, la cartella clinica, e la corrispondente SDO, devono raccogliere la storia e la documentazione del paziente relative all’intero ciclo di trattamento; ogni singolo accesso giornaliero del paziente è conteggiato come giornata di degenza e la data di dimissione corrisponde alla data dell’ultimo contatto con l’istituto di cura in cui si è svolto il ciclo assistenziale. (by Mauro Miserendino da Doctor33)

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Porti UE: i deputati approvano nuove regole su costi e finanziamenti pubblici

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

parlamento europeoI contributi che le linee di trasporto pagano per i servizi portuali dovrebbero diventare più trasparenti grazie alle nuove norme approvate dal Parlamento mercoledì. Tali norme dovrebbero rendere più trasparenti anche i fondi pubblici destinati ai porti e contribuire ad attrarre maggiori investimenti privati.La risoluzione legislativa è stata approvata con 546 voti a favore, 140 contrari e 22 astensioni.
“Dopo 15 anni di discussione sulla politica europea dei porti, abbiamo finalmente trovato un accordo: i modelli di gestione dei porti esistenti possono essere mantenuti e per la prima volta vi è un’enfasi sulle buone condizioni di lavoro, che sono una parte importante della competitività dei porti e un punto per noi non negoziabile “, ha affermato il relatore Knut Fleckenstein (S&D, DE).”La trasparenza finanziaria è al centro dell’accordo, che dovrebbe facilitare il lavoro della Commissione su un regime di aiuti di Stato coerente e favorire gli investimenti nei porti”, ha aggiunto.Secondo la Commissione, la mancanza di regole chiare sulle sovvenzioni pubblici destinati alle infrastrutture portuali e gli oneri richiesti alle compagnie di trasporto per il loro utilizzo frenano l’investimento nei porti.
Queste norme si applicheranno agli oltre 300 porti europei che fanno parte della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T) e introducono l’obbligo per le autorità portuali di mostrare in odo chiaro nei loro sistemi di contabilità i fondi pubblici che hanno ricevuto, oltre a altre disposizioni per migliorare la trasparenza sui metodi di definizione dei costi dell’uso delle infrastrutture. Gli Stati membri dovranno inoltre garantire che sia introdotta una procedura efficace per gestire i reclami dei passeggeri.Dai porti dell’UE transitano, in totale, il 96% di tutte le merci e il 93% di tutto il transito di passeggeri delle navi. I tre quarti dei beni importati e il 37% del traffico merci all’interno dell’Unione passano dai porti.Per garantire servizi di alta qualità, le norme prevedono una formazione su salute e sicurezza per i fornitori di servizi portuali. Questi requisiti di formazione dovrebbero essere regolarmente aggiornati per rispondere alle sfide dell’innovazione tecnologica.Il regolamento non impone un modello specifico di gestione dei porti marittimi. Tuttavia, si prevedono alcune condizioni qualora si intenda stabilire dei requisiti minimi per i fornitori dei servizi di rimorchio, ormeggio, bunkeraggio e raccolta dei rifiuti navali, o per limitare il numero dei prestatori di tali servizi. Ad esempio, i porti potrebbero limitare il numero di fornitori di servizi al fine di garantire la sicurezza e la sostenibilità ambientale. Anche i servizi di movimentazione merci e i passeggeri potranno essere soggetti a norme sulla trasparenza finanziaria, ma saranno esentati da quelle sull’organizzazione dei servizi portuali.

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Servono regole e incentivi fiscali per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

economia-ombrelloneLa Responsabilità sociale d’impresa (o Csr dall’inglese Corporate social responsibility) sta finalmente crescendo anche in Italia soprattutto nelle aziende di medio grande dimensione, dagli 80-100 dipendenti in su, ma per colmare il gap con i Paesi più avanzati e affinché si diffonda anche alle piccole e piccolissime imprese servono uno sforzo culturale e incentivi che rendano convenienti le pratiche socialmente responsabili.Lo hanno affermato i tre imprenditori intervenuti al quarto e ultimo appuntamento della sesta edizione della Rassegna Economia sotto l’Ombrellone che si è tenuta all’Hotel President di Lignano Sabbiadoro: Annalisa Dorbolò di Starbene Group, Piero Petrucco di Icop Spa e Roberto Travan sempre di Starbene Group, ma che rappresentava l’iniziativa di social responsibility Geo for Children-Ride To Moscow.
Se, infatti, il recente rapporto del Ministero dello sviluppo economico sull’impegno sociale delle aziende in Italia spiegava che l’80% delle aziende italiane con più di 80 dipendenti dichiara di impegnarsi in iniziative di CSR, per un investimento globale che, nel 2015 ha superato il miliardo e 120 milioni di euro e se è indiscutibile l’ottimo funzionamento dell’Art Bonus voluto dal ministro della cultura Franceschini che ha spinto numerose aziende medio grandi a investire in cultura, non si può tuttavia negare che nelle piccole medie imprese la Csr o non esiste o per lo più si limita a qualche sponsorizzazione delle squadre locali o a donazioni a spot a enti benefici e parrocchie.L’attenzione alla Csr si sta diffondendo – ha detto Annalisa Dorbolò –, ma credo che molte Pmi non siano ancora adeguatamente preparate e per il momento l’iniziativa è lasciata non al caso, ma certamente alla sensibilità dei singoli. Vedendo alcune statistiche mi sono resa conto che l’Italia è effettivamente un po’ indietro rispetto ad altri Paesi, ma credo che ciò dipenda anche dal fatto che la dimensione piccola e piccolissima di gran parte delle nostre aziende rende più complessa l’adozione e la gestione di pratiche di Csr. Penso comunque che sia sempre più importante vedere l’impresa non come una realtà a sé stante, ma come una realtà che si integra, coinvolge il territorio e che mette al centro del suo agire l’uomo, l’ambiente che lo circonda e che guarda al futuro». Starbene, una piccola azienda attiva nel settore del benessere e dei servizi alla persona a Ronchi dei Legionari (Go) con una quarantina di collaboratori, ha nel suo piccolo sempre cercato di adottare politiche di Csr verso l’esterno come la “Camminata dei 5mila passi” per diffondere la cultura del movimento nelle persone della nostra comunità o come gli interventi che facciamo nelle scuole e all’università della Terza Età per parlare di salute o ancora come i contributi che diamo ad associazioni locali che portano aiuti in Tanzania e in Brasile. «Cerchiamo, però, anche di essere molto attenti all’interno dell’azienda –prosegue Dorbolò– sia con una forte attenzione al risparmio energetico, alla riduzione di tutti gli sprechi, all’utilizzo di detersivi ecologici e alla cura dell’ambiente e del parco che circonda la nostra sede, sia con la creazione di un ambiente lavorativo attento alle esigenze di vita dei collaboratori e delle nostre molte collaboratrici, una cura approfondita della formazione dei collaboratori ben al di là degli obblighi di legge. In generale credo che il mondo stia cambiando anche in Italia e che si stia passando dal un’epoca del «ben avere» a un’epoca «del ben essere» che sta consentendo una maturazione delle imprese e degli imprenditori che andrebbe opportunamente aiutata da regole adeguate per agevolare l’impegno delle aziende».(foto: economia ombrellone)

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“Necessarie regole e procedure univoche di incasso e pagamento in tutto il mondo”

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2016

carta di creditoLa situazione a cui andiamo incontro, afferma Maurizio Pimpinella, Presidente di AIIP con riferimento agli Istituti di Pagamento e gli Istituti di Moneta Elettronica, è composita. Abbiamo tutti una data in mente: il 2018. La PSD II. Ovviamente la Brexit costringerà tutti gli operatori del settore a porsi delle domande. Cosa ne sarà della Interchange Fee? Come impatterà tutto questo sull’accessibilità dei conti bancari da parte dei Third Party Providers (TTP)? Con riferimento alla prima domanda, gli Issuer si aspettano un abbassamento della fee nel medio periodo. Riguardo la seconda, bisogna sottolineare come il Regno Unito abbia una tradizione piuttosto progressista in materia di dati sensibili rispetto – anche – a quanto previsto dalla PSD II, pertanto è verosimile aspettarsi un superamento delle norme comunitarie in materia tramite la Open Data Initiative britannica. Certamente, sorgerà la necessità di parecchio lavoro ad opera di avvocati specializzati per riscrivere le norme a riguardo. E, a quel punto, ci si dovrà domandare se considerare o meno il Regno Unito una località off-shore per carte e processi di pagamento, come è stato brillantemente evidenziato da Chris Jones, Direttore PSE Consulting Ltd.Quello che sembrerebbe essere l’aspetto cruciale della vicenda risiede nell’attuale rilevanza strategica di Londra come polo finanziario per eccellenza per molti PSP e ELMI stranieri, ‘passaportati’ britannici: questa situazione rende l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea la matrice di possibili grandi cambiamenti. La European Banking Authority probabilmente deciderà di spostarsi, magari a Parigi per controbilanciare la presenza della ECB a Francoforte.Al di là della valenza democratica di un referendum, inviolabile, le modalità con cui la Brexit è stata scelta lasciano trasparire una consapevolezza limitata da parte della popolazione del Regno Unito. Anche in questo caso, lo strumento più efficace per contrastare eventuali derive populiste nella nostra Europa è soltanto uno: la cultura. Educare finanziariamente i cittadini di un dato Paese dell’Unione significa far comprendere e far apprezzare le fondamenta di un’Europa unita: la libera circolazione di persone, beni e capitali. Come potrebbe avvenire tutto questo senza un sistema internazionale e tecnologicamente avanzato di incassi e pagamenti? A mio parere, provocando, dico che se avessero spiegato ad un qualsiasi cittadino inglese che nell’arco di due anni avrebbe rischiato di non poter pagare la colazione con la carta di credito, quando in trasferta oltre manica, allora le cose sarebbero potute andare diversamente.

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Divorzi internazionali: nuove regole per stabilire il tribunale competente a dirimere le dispute

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

giustizia europeaI deputati hanno approvato giovedì nuove normative per determinare il tribunale di quale Paese sarà chiamato a dirimere le dispute sulla proprietà in caso di divorzio o di decesso per le coppie internazionali o per le unioni registrate. Tali norme dovrebbero evitare procedimenti paralleli – che hanno un costo di circa 1,1 miliardi di euro ogni anno – in vari Stati membri.
“Era ora che disponessimo di uno strumento europeo sugli effetti patrimoniali dei regimi matrimoniali e delle unioni registrate. Da oggi, le coppie internazionali, in tutte le forme di matrimonio, potranno beneficiare di sicurezza giuridica, di un migliore accesso alla giustizia e di norme armonizzate che si adattano a circa 16 milioni di coppie internazionali che vivono in Europa”, ha dichiarato il relatore Jean-Marie Cavada (ALDE, FR).La normativa si applicherà nei 18 Paesi dell’Unione europea che si sono dichiarati disponibili ad aderire a questa iniziativa di “cooperazione rafforzata”, tra cui l’Italia.Il regolamento sui regimi patrimoniali tra coniugi è stato approvato con 498 voti favorevoli, 58 contrari e 35 astensioni, mentre il regolamento sugli effetti patrimoniali delle unioni registrate è stata approvato con 490 voti favorevoli, 68 contrari e 34 astensioni.
I due regolamenti stabiliscono il foro competente e quale legge nazionale applicare per le procedure relative alle proprietà delle coppie internazionali. Tali norme dovrebbero, inoltre, facilitare il riconoscimento e l’esecuzione di una sentenza pronunciata in uno Stato membro, sempre in materia di proprietà, in un altro Stato membro.Le istituzioni del matrimonio e del partenariato civile rimangono comunque materia definita dalle legislazioni nazionali degli Stati membri.Inoltre, i regolamenti includono una serie di garanzie per assicurare il rispetto dei sistemi giuridici nazionali. Ad esempio, non è fatto obbligo a uno Stato membro partecipante e la cui legislazione non riconosce l’istituzione di una unione civile di assumere la competenza o di occuparsi di questo tipo di partenariati.

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Stato, diritto ed elezioni: Le regole e il bacio in fronte

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

consiglio di statoIl Consiglio di Stato ha riammesso alle competizioni elettorali comunali di Roma e Milano le liste, rispettivamente di Fassina e Fratelli d’Italia nonostante mancassero le date nella vidimazione su cui moduli sono state raccolte le firme necessarie alla presentazione delle liste.
Premesso. Di questi due raggruppamenti politici -per quanto ora manifestiamo la nostra indignazione- non siamo interessati ai loro contenuti politici. Ci interessa solo la forma, che in democrazia dovrebbe contare molto per tutti, secondo i principi di uguaglianza stabiliti dalla Carta Costituzionale. Ma evidentemente non e’ così.
Chi scrive e’ stato nel secolo scorso, per decenni, impegnato su raccolta di firme, essenzialmente per referendum abrogativi, che hanno -secondo me e la cosiddetta opinione diffusa- contribuito a rendere migliore il nostro Paese. Decine e decine di referendum sulla cui raccolta, io tra altri, sono sempre stato un “pasdaran” del diritto: le regole vanno rispettate, figuriamoci se non devono esserlo da parte di coloro che chiedono una modifica popolare/elettorale dell’ordinamento. E su queste regole ho forgiato, in compagnia sempre buona (destra, sinistra, centro, estremisti e non, comunque amanti e rispettosi del diritto e delle regole), la nascita, la crescita, lo sviluppo del cosiddetto “homo cives”, quello che si confronta rispettando le regole del gioco.
Per capire, quando si gioca a monopoli o simili con dei bambini, i grandi, pur di far vincere i pargoli, fanno finta di sbagliare o, dall’autorevolezza del loro essere grandi, declamano regole che sono il contrario di quelle stabilite per quel gioco. Perche’ questo avviene? Per i grandi -sbagliando a mio avviso anche in questo caso- vogliono far crescer i propri piccoli con la felicita’ della vittoria, mettendo da parte la scontata delusione di non aver prestato attenzione alle regole. E poi, questi bambini crescono, crescono e crescono… fino a raccogliere le firme per presentare le liste alle elezioni ed eleggere quelli che poi fanno e/o mettono in pratica gli ordinamenti della nostra vita quotidiana; e sono quelli che hanno somatizzato e continuano a mettere in pratica le regole della vita come se stessero continuando a giocare a monopoli coi grandi, che anche quando sono grandi, per l’appunto, consentono loro di vincere non rispettando le regole. E cosi’ che vengono formati i cittadini italiani, dove aggiungiamo che a questa lezione di vita famigliare, l’assenza dell’insegnamento di educazione civica fin dai primi anni della scuola (o l’insegnamento con maestri che dicono delle fesserie che neanche i manuali dei piu’ inetti -dal punto di vista di diritto e Costituzione- raggruppamenti politici si sognerebbero di dire). Aggiungiamo ancora. Se io, comune mortale, non pago una multa entro il 60mo giorno dalla notifica, l’importo mi raddoppia. Se presento un qualche documento presso una qualunque Pubblica Amministrazione e sgarro di un giorno o di una firma o dimentico un codicillo, sono dolori per il mio portafogli e per l’istanza presentata. Ma io sono per l’appunto un comune mortale. Condizione, evidentemente, che non vale per chi si candida per fare ed amministrare le leggi.
L’altro giorno mia figlia, che e’ in quinta elementare, ha fatto una verifica di educazione civica. Le lezioni dell’insegnate in merito -a mio giudizio e a quello dei libri- erano disastrose. Alla riottosita’ della ragazzina a far proprie le norme del funzionamento dello Stato e della formazione della Repubblica (si chiedeva praticamente solo l’apprendimento mnemonico), dietro mia insistenza, che le ho spiegato nella pratica cosa volessero dire e quale importanza rivestissero per la nostra vita quotidiana, la ragazza si e’ impegnata e, quasi come un gioco piacevole, mi sembrava preparata. Ebbene, ha fatto la verifica ed ha preso 10-. Le ho chiesto cosa volesse dire quel “meno”. Premesso: la ragazza studia, oltre all’inglese nella scuola dell’obbligo, anche il francese privatamente. E lei mi ha risposto: babbo, alla domanda in quale giorno era stata liberata la repubblica dal fascismo (notare: la repubblica italiana il 25 aprile del 1943 non esisteva….), invece di rispondere 25 aprile, ho scritto 14 luglio… e solo dopo la consegna della verifica mi sono resa conto che era il giorno della presa dalla Bastiglia a Parigi. Ho abbracciato mia figlia e le ho stampato un bacio sulla fronte. Chissa’ da chi e come saranno baciati Fassina per le liste romane e Meloni per per quelle milanesi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Mediazione, FIMC osservatore esterno ONU per riscrivere le regole globali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2015

firenzeFirenze. Nuovo importante riconoscimento internazionale per la Florence International Mediation Chamber (FIMC), il servizio di mediazione internazionale ad altissimi standard qualitativi per cittadini e imprese curato da Camera di Commercio di Firenze. A poche settimane dalla sua istituzione, dopo le firme con Singapore e New York, la Commissione dell’ONU per il Commercio Internazionale (UNCITRAL) ha, infatti, riconosciuto a FIMC lo status di osservatore esterno, come organizzazione non governativa, ai lavori del Working Group II, il tavolo dedicato specificatamente alla mediazione. Lo stato di osservatore esterno consente di fare interventi, osservazioni e proposte fin da subito, tanto che al vertice che si apre oggi alla sede ONU del Vienna International Centre e che si chiuderà l’11 settembre, FIMC porterà un contributo per rendere immediatamente esecutivi gli accordi risultanti dalla mediazione internazionale, prendendo spunto dall’esperienza maturata dalla Camera di Commercio di Firenze nel campo della mediazione nazionale e dalla normativa italiana che dal 2010 prevede l’esecutività degli accordi raggiunti in mediazione. In questo periodo il Working Group II sta lavorando proprio a una convenzione internazionale che, se portata a termine, consentirà l’immediata esecutività degli accordi raggiunti nelle procedure internazionali in tutti gli Stati aderenti. Tale requisito aumenterà fortemente l’utilità della mediazione per le imprese che operano nel contesto internazionale e, conseguentemente, ne incentiverà l’utilizzo.

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Formazione amministratori di condominio, scegliere bene per evitare sorprese

Posted by fidest press agency su martedì, 16 giugno 2015

CondominioL’organizzazione di corsi di formazione iniziale per amministratori di condominio rappresenta uno dei maggiori business sulla formazione professionale che si sta sviluppando in questi ultimi anni.Il tutto nasce dall’approvazione della legge n. 220/2012, la così detta riforma del condominio, che ha stabilito la necessità della frequenza di un corso di formazione iniziale per l’assunzione degli incarichi di amministrazione condominiale da parte di chi ha iniziato quell’attività a partire del 2013.
Ricordiamo che è esentato dalla frequenza di questo corso il così detto amministratore interno e chi ha amministrato per almeno un anno nel triennio 18 giugno 2010 – 18 giugno 2013.Fino all’entrata in vigore del d.m. n. 140/2014 (dedicato per l’appunto alla disciplina dei corsi di formazione e dei formatori in tale materia), è stato un proliferare di corsi più o meno utili. Dopo il 9 ottobre 2014 (data di entrata in vigore del decreto ministeriale) la situazione è leggermente cambiata anche se la scelta del corso migliore resta sempre un’attività molto delicata; l’assenza di uno specifico sistema di controlli preliminari e di sanzioni da parte del Ministero della Giustizia, rende seriamente complicato ottenere il rispetto di un provvedimento (il d.m. n. 140/2014) già di per sé molto lacunoso.
Il problema sta nel fatto che moltissimi operatori del mercato della formazione non hanno la benché minima cognizione di causa della materia condominiale e altrettanti attori del settore condominiale utilizzando questi corsi come forma di finanziamento della propria attività, senza badare molto al contenuto ed allo scopo reale che, ricordiamolo, dovrebbe essere quello di immettere sul mercato persone preparate.
Non è raro, per chi si approccia al settore, imbattersi in associazioni di categoria che dell’associazione hanno soltanto la forma giuridica, ma che in realtà sono vere e proprie aziende il cui fine ultimo non è l’azione per la tutela dei diritti dell’associato o l’ausilio alla sua attività professionale, ma altro, leggasi utile .
Come scegliere, allora, il corso di formazione iniziale da seguire e chi evitare a priori?
In un precedente approfondimento sull’argomento abbiamo evidenziato che rispetto ai corsi di formazione iniziale non è da escludersi, anzi in alcuni casi è certo, che a questi contratti debbano applicarsi le norme previste a tutela dei consumatori
Quando si applicano queste norme? Sicuramente quando lo scopo di chi decide di frequentare il corso non è iniziare l’attività di amministratore condominiale, ma lo vuole seguire per cultura personale. Sono le stesse associazioni di categoria (ed enti di formazione) ad affermare che i corsi sono aperti anche ai condòmini che vogliono imparare a difendersi dall’amministratore di cui non si fidano o comunque per ampliare il proprio bagaglio di conoscenza specialistica. Anche in altre circostanze, comunque, non è si può escludere a priori l’applicazione di questa disciplina. Come dire: bisogna valutare caso per caso.
È bene quindi che dichiariate per iscritto all’organizzatore del corso l’intenzione con la quale vi state iscrivendo al corso. Se questo dovesse rifiutarla chiedendovi di dichiarare, contrariamente al vero, che state frequentando il corso per iniziare l’attività di amministratore, meglio lasciarlo perdere: chi non vuole applicare le norme dettate per la tutela del consumatore (davanti ad un consumatore) è soggetto da evitare.
Quando si applica la disciplina prevista a tutela del consumatore? Due esempi:
a) nell’ipotesi di corsi on-line, acquistati fuori dai locali commerciali (o fuori dalle sedi di associazione) e in internet, è necessario che sia previsto il diritto di recesso a favore del consumatore. Non prevederlo non vuol dire escluderlo, ma commettere un illecito sanzionabile a livello amministrativo, salvo il diritto di esercitarlo comunque ove ne ricorrano le condizioni;
b) nell’ipotesi di corso con lezioni frontali è bene evitare quelle organizzazioni che richiedono acconti senza prevedere un data certa per l’inizio del corso o quanto meno una data entro la quale poter recedere se il corso non è iniziato. Gli enti e le associazioni che nel modulo d’iscrizione prevedono che “l’avvio del corso potrà essere prorogato dall’organizzatore a suo insindacabile giudizio”, senza consentire al consumatore di svincolarsi, impongono una condizione vessatoria come tale punibile con una sanzione amministrativa e di per sé inefficace. Ciò, a determinate condizioni, vale anche se ad acquistare non è un consumatore.
Diffidate, infine, da quegli enti associativi che, messi a conoscenza della vostra intenzione di partecipare al corso per motivi di cultura personale, vi chiedano pedantemente, o addirittura impongano, l’iscrizione all’associazione per uno o più anni. Questo modo di fare è il classico espediente per accaparrarsi un’entrata economica. Se l’iscrizione non è voluta, chi organizza il corso può scomputarla dalla quota e se non lo fa, è meglio girare al largo e cercare altri corsi. Se, poi, l’iscrizione è gratuita, fate in modo che tempi e modalità di recesso dal vincolo associativo siano chiaramente indicati nel contratto o comunque rifiutatela; se non possibile e proprio non volete sapere d’iscrivervi, cambiate aria.
Requisiti dei formatori e dei responsabili scientifici. Il decreto ministeriale n. 140/2014 specifica che solamente alcune persone possono assumere l’incarico di formatore e/o di responsabile scientifico. In breve: l’ente formatore sceglie il responsabile scientifico che ha il compito di certificare la rispondenza del corso ai criteri indicati per il suo svolgimento (in termini di forma e contenuto), nonché l’onorabilità e la competenza dei formatori.
Evitate come la peste quegli enti che nelle varie iniziative di promozione dei corsi non indicano quanto meno il nome del responsabile scientifico ed il programma dettagliato del corso o comunque che se ne escano con soluzioni del genere “responsabile scientifico, formatore e argomenti del corso verranno comunicati direttamente ad iscrizione avvenuta”. Non si acquistano scatole chiuse e questo comportamento è indice di grave improvvisazione da parte di chi organizza. Chi acquista sta comprando un corso e ha diritto di sapere come e da chi esso è tenuto, essendo tali informazioni parte fondamentale del contratto; ciò tanto che a concluderlo sia un consumatore, tanto che sia chi vuole esercitare l’attività di amministrazione condominiale.
Ultimo elemento, non fondamentale, ma comunque da valutare è rappresentato dall’organizzazione dell’ente il corso. Se si tratta di una società è chiaro lo scopo di lucro e quindi c’è poco da comprendere: chi organizza il corso lo fa anche e soprattutto per ottenere un utile e quindi è sufficiente che rispetti le regole che abbiamo appena indicato. Se si tratta di associazione è bene comprendere se i responsabili locali, quelli con i quali solitamente ci si interfaccia, siano organi dell’associazioni o più semplicemente dei mandatari o collaboratori. Nulla d’illegale per carità, ma a differenza di un delegato locale, che ha il compito di promuovere l’attività associativa (che è per legge no-profit), il mandatario ha lo scopo principale di compiere atti giuridici per conto del suo rappresentato e quindi nel caso specifico di vendere corsi per averne un ritorno economico. Per capire come sono strutturate le associazioni, basta guardare i loro siti internet (non mancano quelle che cercano “agenti mandatari” o che parlano genericamente di collaboratori, un dirigente locale è un associato e non è collaboratore o mandatario). La specificità delle associazioni professionali di categoria, così come individuate dalla legge n. 4 del 2013, richiederebbero altra organizzazione.
Così fosse sebbene non sia necessario evitarle come per gli altri motivi, è comunque utile sapere che in alcuni casi questo modo di operare è il preludio a continue future sollecitazioni ad acquistare altri servizi, venduti sempre da quella compagine associativa e che la forma associativa è stata scelta forse più per motivi fiscali che per i reali scopi cui dovrebbero dedite le associazioni. Ricordiamo che anche la frequenza del corso finalizzata all’esercizio probabile (futuro e non certo) dev’essere considerata soggetta alla disciplina del codice del consumo (si pensi agli studenti universitari).
Chiediamo, infine, a tutti gli operatori del settori di rispettare i diritti dei corsiti adottando quelle poche indicazioni che abbiamo fornito in questo approfondimento: si tratta di accorgimenti utili e doverosi; utili perché consentono un rapporto contrattuale corretto e trasparente e doverosi perché comunque imposti dalla legge.
(Alessandro Gallucci, legale Aduc)

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Marketing e privacy in Internet: le nuove regole sui cookies

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2015

Online Banking ComputerIl 2/6/2015 è scaduto l’anno di tempo a disposizione dei gestori di siti Internet per adeguarsi alle nuove disposizioni del Garante della privacy inerenti i cookies, ovvero l’insieme delle informazioni, raccolte in piccoli files, che i siti che visitiamo memorizzano sul nostro pc (o tablet o telefonino) e che poi vengono ritrasmessi alla visita successiva. Attraverso i cookies i gestori dei siti possono facilmente raccogliere informazioni su gusti, abitudini, scelte personali, dati che consentono di “profilare” i consumatori, ovvero collocarli in profili più o meno standardizzati in modo da poter indirizzare pubblicità mirate.Si può facilmente immaginare come questa modalità di utilizzo dei dati costituisca la base per sviluppare potenziali e svariati tipi di business all’insaputa dell’utente che si e’ limitato a visitare, magari più volte, un determinato sito per scopi ben diversi. Ebbene, il garante della Privacy ha disposto che al momento dell’accesso in un sito Internet che utilizza i cookies ai fini della proliferazione degli utenti dovranno apparire dei banner (immagini a striscia) ben visibili, contenenti questa informazione, ed eventualmente l’informazione che il sito potrebbe utilizzare cookies di terze parti. Analogamente dal banner si deve poter accedere ad un link che rimandi all’informativa sull’utilizzo dei propri dati (informativa sulla privacy) dove sia anche possibile NEGARE il consenso all’utilizzo degli stessi ai fini della profilazione.Il banner dovrà altresì indicare che proseguendo nella navigazione si presta il consenso all’uso dei cookies, consenso che comunque potrà esser sempre revocato in seguito.Il mancato rispetto di queste nuove regole potrà comportare, dietro segnalazione al Garante della Privacy, l’applicazione di sanzioni fino a 120 mila euro per ogni violazione.Questo provvedimento del Garante si incastra e si completa con le nuove LINEE GUIDA del Garante stesso inerenti la profilazione online che riguardano TUTTI i soggetti italiani che forniscono servizi online (motori di ricerca, posta elettronica, mappe online, social network, pagamenti elettronici, cloud computing, etc.).
Qualunque attività di trattamento dei dati personali dell’utente, sia quelli autenticati (con account) sia quelli occasionali, ai fini della profilazione e diversa da quelle necessarie per la fornitura del servizio, deve essere effettuata esclusivamente con il consenso informato dell’utente stesso.L’informativa in merito dovrà essere ben visibile già dalla prima pagina del sito, come presupposto per consentire all’utente di dare o meno il suo consenso.Da segnalare, infine, la pubblicazione da parte del Garante della privacy del vademecum “VIVA I CONSIGLI, ABBASSO LO SPAM. Dal telefono al supermercato: il marketing a prova di privacy”, che riassume le regole inerenti la tutela della privacy.(Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Conflitto d’interesse: regole

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2015

palazzo chigi«La nuova priorità del Governo Renzi è la legge sul conflitto di interessi. Traduco: l’Esecutivo fa qualsiasi cosa pur di non occuparsi dei problemi reali degli italiani. Ma se proprio vogliono fare questa legge, Fratelli d’Italia ha dei contributi da dare: 1. Non è consentito a un sindaco nominare in aziende comunali un amico che gli ha pagato per anni l’affitto di casa; 2. L’azienda di famiglia di un sindaco non può prendere prestiti tramite fondi di garanzia garantiti da strutture pubbliche collegate con il sindaco stesso e non le è consentito non restituire il prestito. 3. Non è consentito a un presidente di provincia farsi pagare dallo Stato i contributi previdenziali di un contratto fatto con la propria azienda di famiglia e firmato pochi giorni prima la propria nomina; 4. Non è consentito mettere a capo del ministero che vigila sul patrimonio cooperativo chi è stato a capo del mondo cooperativo; 5. Non è consentito ai ministri fare provvedimenti che agevolino le banche dove lavorano i propri familiari; 6. Non è consentito affidare lo sviluppo economico della Nazione a chi possiede colossi aziendali che lavorano con realtà industriali pubbliche; 7. Non è consentito dare in affidamento diretto la gestione della ristorazione ai finanziatori del premier in eventi pagati con soldi pubblici; 8.Non è consentito fare condoni miliardari a società che finanziano membri del Governo o fondazioni politiche a questi collegate; 9. Non è consentito al premier nominare nei Consigli di amministrazione delle grandi aziende pubbliche i membri e i sostenitori della fondazione con la quale raccoglie i fondi per le sue campagne elettorali; 10. Non è consentito proporre alla nomina di Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica italiana i finanzieri amici e sponsor del premier, a maggior ragione quando le loro attività dovessero avere sede in un paradiso fiscale. Questi sono solo i primi contributi che Fratelli d’Italia darà alla legge sul conflitto di interessi. Ma la lista di emendamenti sarà molto, molto più lunga». È quanto scrive il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in un editoriale pubblicato da “Il Fatto Quotidiano”.

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Nuove regole di vendita e recesso

Posted by fidest press agency su domenica, 15 giugno 2014

consumatoriEntrano in vigore oggi le modifiche al Codice del consumo apportate dal D.lgs.21/2014 (1) che, recependo la Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, ha riscritto le regole inerenti i contratti tra consumatore e professionista.
Le novità sono diverse, prima tra tutte l’introduzione di nuove regole comuni valide per TUTTI i contratti, compresi quelli negoziati nei locali commerciali del venditore, per i quali la precedente versione del Codice del consumo rimandava alla normativa generale del settore del commercio (D.lgs.114/1998) che resta comunque vigente. Il recesso per ripensamento continua ad essere applicabile solo in caso di sottoscrizione di contratti a distanza (per telefono, Internet, fax, etc.) o fuori dai locali commerciali del venditore (a casa propria, per strada, presso una fiera, etc.) ma passa da 10 giorni lavorativi a 14 giorni solari, in linea con gli altri termini di recesso riguardanti contratti particolari (contratti bancari, assicurativi, finanziari, di multiproprietà, etc.). Il nuovo termine si applica ai contratti sottoscritti a partire da oggi. Queste, in breve, le novità in vigore da oggi:
– il termine per recedere da contratti stipulati a distanza o fuori dai locali commerciali dei venditori passa da 10 giorni lavorativi a 14 giorni solari.
– se i venditori non adempiono all’obbligo di dare informativa completa sul diritto di recesso il termine per esercitarlo diventa di un anno a partire dallo scadere dei 14 giorni, oppure, se la comunicazione avviene nel frattempo, scatta da quel momento (per 14 giorni).
– in caso di recesso il rimborso delle somme eventualmente pagate deve avvenire entro 14 giorni da quanto il professionista viene a conoscenza dello stesso.
– in caso di recesso l’eventuale bene acquistato deve essere restituito entro lo stesso termine e deve essere in “normale stato di conservazione”. Anche prima la norma si esprimeva in tal senso ma aggiungeva anche che il bene doveva essere “integro” e ciò ha creato in molti casi confusione. Adesso viene chiaramente detto che il bene può esser manipolato per verificarne la natura, le caratteristiche e il funzionamento, senza che ne risulti un danno o una diminuzione di valore.
– vengono fatti rientrare tra i contratti sottoscritti fuori dai locali commerciali del venditore anche quelli sottoscritti nei suddetti locali ma DOPO che il consumatore e’ stato avvicinato personalmente in altro luogo e poi li’ condotto.
– per i contratti sottoscritti telefonicamente il consumatore e’ vincolato solo DOPO aver firmato la proposta d’ordine o comunque il contratto, quindi in un momento successivo rispetto alla telefonata in se’.
– scatta l’obbligo di preventivo per i lavori fatti in casa (manutenzioni o riparazioni), che rientrano nei contratti stipulati fuori dai locali commerciali dei venditori.
– per tutti i contratti di acquisto di beni scatta il termine di consegna di 30 giorni se sul contratto non e’ specificato un termine diverso. In caso di mancato rispetto del termine di consegna, contrattuale o di legge, può scattare la risoluzione del contratto dopo aver intimato la consegna entro un termine “supplementare” (si amplia quindi il concetto generale della risoluzione per inadempimento sancita dal codice civile, art. 1453).
– sempre per i contratti di acquisto di beni per i quali del trasporto si occupa il venditore (per contro proprio o tramite terzi) viene messo nero su bianco il principio secondo cui sul consumatore NON deve gravare alcun rischio di perdita o danneggiamento dei beni, almeno fino al momento in cui non ne entra in possesso.
– viene ribadito il principio, gia’ presente in altre normative, secondo cui il consumatore non e’ tenuto a pagare forniture non richieste di qualsiasi genere (beni, servizi, gas, elettricità, acqua, etc.). Il silenzio del consumatore non costituisce assenso.
– non sono addebitabili costi aggiuntivi legati al mezzo di pagamento (carte) o per l’utilizzo del telefono (addebitabili solo le tariffe dei contratti in essere tra consumatore e proprio gestore).

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I deputati bocciano le nuove regole sulle sementi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 marzo 2014

parlamento europeoUn atto legislativo della Commissione europea sul materiale riproduttivo vegetale, anche conosciuto come regolamento sulle sementi, è stato respinto martedì dal Parlamento perché avrebbe dato troppo potere alla Commissione stessa, privando, invece, gli Stati membri della possibilità di adattare le regole alle loro esigenze. In seguito al rifiuto della Commissione di ritirarlo e di presentarne uno migliore, il Parlamento ha votato la sua prima lettura.Il testo della Commissione è stato respinto con 650 voti a 15.”Le votazioni di oggi dimostrano la profonda insoddisfazione del Parlamento riguardo la proposta della Commissione europea, che non è riuscita a soddisfare gli obiettivi fondamentali quali la semplificazione delle norme e la promozione dell’innovazione. Il progetto ha, inoltre, creato preoccupazione tra i deputati per la fusione di 12 direttive in un singolo regolamento che è direttamente applicabile e priva, così, gli Stati membri della possibilità di adattare le regole alle loro esigenze”, ha detto il Presidente della commissione agricoltura, l’italiano Paolo De Castro (S&D).
“Come deputati, che co-legiferano con il Consiglio, vogliamo piena responsabilità su questa legislazione. Per questo non possiamo decidere in modo frettoloso sulla proposta, che è cruciale per molte associazioni di coltivatori, imprese e cittadini. L’alto numero di “atti delegati” darebbe alla Commissione poteri eccessivamente elevati su specifici argomenti in aree che, essendo sensibili, dovrebbero essere invece definite in un testo giuridico” ha spiegato il relatore, l’italiano Sergio Paolo Francesco Silvestris (PPE).

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Dieci stage in azienda per studenti universitari, al via le candidature (entro il 30 settembre)

Posted by fidest press agency su martedì, 24 settembre 2013

L’iniziativa sarà sostenuta dalla Cciaa di Udine, tramite la sua Azienda Speciale Ricerca&Formazione, in collaborazione con l’Università di Udine (Servizio tirocini e job placement) Dieci percorsi di stage in imprese del territorio regionale operanti sui mercati esteri, riservati a studenti iscritti all’Università di Udine. Li sostiene la Camera di Commercio, tramite la sua Azienda speciale Ricerca&Formazione, in collaborazione con l’Ateneo udinese (Servizio tirocini e job placamento). Gli studenti universitari interessati – residenti sul territorio regionale e iscritti ai Corsi di laurea di ingegneria, economia, relazioni pubbliche, lingue – potranno candidarsi a partecipare a questa esperienza entro il 30 settembre.
Lo stage avrà una durata minima di 3 settimane, da svolgersi nel periodo ottobre-novembre. L’iniziativa è possibile grazie il nuovo progetto Filo, che propone un nuovo modello di servizi e una rete di sportelli del sistema camerale per il mercato del lavoro, la transizione formazione-impresa e la nuova imprenditorialità. Le attività dello stage prevedono il rafforzamento delle competenze nell’ambito dei rapporti con i clienti esteri e dell’internazionalizzazione delle imprese attraverso l’applicazione della normativa che regola il commercio e il diritto internazionale, gli aspetti doganali, i trasporti, i pagamenti e le assicurazioni, l’analisi dei mercati esteri…
La Cciaa offre ai partecipanti la copertura delle spese di trasporto, di vitto e una indennità di frequenza, oltre alla certificazione delle competenze e dei crediti formativi da parte dell’Università di Udine.
La candidatura dovrà essere effettuata attraverso una mail di presentazione con allegato il curriculum vitae e dovrà essere inviata all’indirizzo daniela.morgante@ud.camcom.it, come detto entro il 30 settembre.

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Nuove regole UE sui rischi relativi ai mutui per chi acquista casa

Posted by fidest press agency su domenica, 8 settembre 2013

Gli acquirenti di case in tutta l’UE avrebbero diritto a ricevere maggiori informazioni sui costi e i rischi legati all’assunzione di un mutuo, sarebbero in parte difesi contro le oscillazioni di mercato che gonfiano le rate e meglio protetti in caso di mancato rimborso del prestito, se il Parlamento approverà mercoledì nuove norme in materia.La legislazione, se approvata, copre le ipoteche su immobili residenziali, immobili residenziali che comprendono uno spazio ufficio e terreni edificabili.Dibattito: martedì 10 settembreVotazione: martedì 10 settembreProcedura: codecisione (procedura legislativa ordinaria), prima lettura

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Nuove regole UE per il risarcimento rapido

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2013

Gli acquirenti europei che vogliono denunciare commercianti di beni e servizi potranno utilizzare un sistema di mediazione a basso costo, veloce ed equo per vedere i propri diritti rispettati, piuttosto che procedimenti giudiziari lunghi, grazie a due nuove leggi approvate martedì dal Parlamento.Le nuove norme comunitarie sui sistemi di risoluzione alternativa delle controversie (Alternative Dispute Resolution o ADR in inglese) e quelli specifici per le vendite online (Online Dispute Resolution o ODR), già informalmente concordate con gli Stati membri, mirano a garantire che organismi ADR siano presenti in tutti i settori economici.Molti Stati membri hanno già introdotto sistemi di risoluzione alternativa delle controversie, ma la mancanza d’informazione, la copertura non uniforme o il sovraccarico di procedimenti ne rendono oggi difficile l’utilizzo. La nuova direttiva impone agli Stati membri di prevedere organismi ADR per tutti i settori di attività e introdurre disposizioni per garantire l’imparzialità dei mediatori.Gli amanti dello shopping, grazie alle nuove norme, potranno evitare di andare in tribunale per reclami in merito a qualsiasi bene o servizio, se acquistato on-line, in un negozio, nel mercato interno o oltre frontiera. I deputati hanno assicurato anche la gratuità dell’arbitrato o l’imposizione solo di una “tassa nominale”. In generale, qualsiasi controversia deve essere risolta entro 90 giorni, secondo quanto approvato dal Parlamento.”La direttiva ADR è una situazione vincente per gli acquirenti e per i venditori. Il meccanismo di ricorso UE rapido e a basso costo farà risparmiare ai consumatori miliardi di euro l’anno e incoraggerà il commercio online transfrontaliero, stimolo fondamentale per la crescita”, ha detto Louis Grech (S&D, MT), relatore per il provvedimento.

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Le nuove regole per le agenzie di rating confermate dal Parlamento europeo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

Nuove regole su quando e come le agenzie di notazione del credito possono emettere rating sul debito pubblico e sullo stato di salute finanziaria delle aziende private sono state approvate mercoledì. Secondo la nuova legislazione, le agenzie potranno emettere rating non richiesti sul debito sovrano solo in periodi specifici e per prevenire conflitti d’interessi, è fissato un tetto alle quote azionarie che le agenzie possono possedere negli enti di cui devono stilare la valutazione. È introdotta anche la possibilità per gli investitori di richiedere i danni per rating che si rivelano infondati e danneggiano i loro interessi. Le nuove regole sono state già concordate con il Consiglio.
Grazie ai deputati, le nuove norme migliorano la trasparenza dei rating introducendo l’obbligo per le agenzie di illustrare gli elementi chiave che le hanno portate a stabilire un rating e di astenersi da qualsiasi tentativo di influenzare le politiche nazionali. Date prestabilite per l’emissione di notazioni sul debito sovrano.
Rating non richiesti sul debito sovrano potranno essere pubblicati due o tre volte l’anno, in date stabilite in precedenza dalle stesse agenzie alla fine dell’anno precedente. Inoltre, questi rating potranno essere pubblicati solo dopo la chiusura dei mercati europei e almeno un’ora prima dell’apertura.
Gli investitori che basano le loro attività sui rating potranno citare in giudizio un’agenzia nel caso che la notazione emanata sia in contrasto con le nuove regole previste da questa legislazione, sia intenzionalmente sia per forte negligenza, indipendentemente dalla presenza di una relazione contrattuale fra le parti. Tali violazioni includono anche, a titolo di esempio, la pubblicazione di una notazione compromessa da un possibile conflitto d’interessi.
Per ridurre l’eccessivo affidamento sui rating, i deputati chiedono agli istituti di credito e a quelli privati d’investimento di sviluppare al loro interno le capacità per valutare il rischio creditizio. La Commissione europea dovrebbe inoltre considerare la possibilità di sviluppare delle linee guida europee.
Entro il 2020, nessuna legislazione europea dovrà più fare riferimento a rating esterni e le istituzioni finanziarie non saranno più obbligate a vendere automaticamente in caso di rating verso il basso.
Un’agenzia di notazione del credito dovrà astenersi dal pubblicare rating, o informare il pubblico sull’esistente conflitto d’interessi, nel caso in cui un azionista o un socio, in possesso di almeno il 10% dei diritti di voto, abbia investito nel soggetto valutato.Le nuove regole impediscono infine a qualsiasi persona di possedere più del 5% di diverse agenzie, salvo che queste non appartengano allo stesso gruppo.La relazione Domenici sul regolamento è stata adottata con 579 voti a favore, 58 contrari e 60 astensioni e quella sula direttiva con 599 voti a favore, 27 contrari e 68 astenuti.

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Regole più severe per salvare il tonno rosso

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

Uno, e DUE!

Uno, e DUE! (Photo credit: tegoblue)

Bruxelles, Parlamento europeo. Nonostante la situazione del tonno rosso sia recentemente migliorata, le catture illegali e le flotte di pesca devono essere ridotte al fine di garantire lo sviluppo sostenibile dello stock. Mercoledì, i deputati voteranno per aggiornare la legislazione dell’UE, introducendo misure concordate a livello internazionale per ridurre le quote e rafforzare i controlli.

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Tecnologia e diversificazione: ad Art&Tourism le regole degli esperti per tornare a riempire i musei

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2012

Firenze. “Il nostro è un marketing aggressivo”, ha ammesso Suzanne L. Shenton del Metropolitan Museum of Art di New York nel suo intervento ad Art&Tourism, la fiera di Fortezza da Basso dedicata al turismo culturale, a Firenze sino a domani sera. “Ai nostri visitatori offriamo mappe, audioguide, percorsi per famiglie, vari punti ristoro e molti altri servizi. Persino un giardino sul tetto! A monte, poi, lavoriamo con gli hotel, partecipiamo a fiere e realizziamo materiali per i professionisti del turismo”, ha proseguito. Sarà per questo che l’anno scorso il Met è riuscito a portare tra le sue stanze quasi 6 milioni di visitatori? Il discorso di Shenton dimostra perfettamente quanto i musei, al giorno d’oggi, abbiano bisogno di diversificare la loro offerta e le loro strategie di marketing per avere successo. Dello stesso avviso anche Marion Wolff del Van Gogh Museum, che in merito al dibattito di Art&Tourism sul futuro dei musei ha sottolineato anche l’importanza della tecnologia: “Il website del Van Gogh Museum ha registrato, soltanto nel 2011, 1,6 milioni di visitatori unici, e con gli investimenti che abbiamo programmato speriamo di arrivare a 15 milioni all’anno entro il 2015”. Anche Shenton ha sottolineato l’importanza delle tecnologie più all’avanguardia: “Il 61% dei nostri visitatori utilizza uno smartphone, dato di gran lunga maggiore alla media nazionale. E noi dobbiamo andare incontro a esigenze di questo genere. Senza però concentrarci esclusivamente sui giovani: servono iniziative diversificate per ogni diversa fascia di utenza”. Ma l’“educazione” del pubblico all’amore per l’arte passa anche attraverso soluzioni apparentemente più semplici, come ad esempio, secondo le parole di Evello Acevedo del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, “rimanere aperti oltre gli orari tradizionali. Il nostro obiettivo, d’altronde, è far sì che i visitatori partecipino attivamente al museo, che non dev’essere soltanto una vetrina, ma anche un luogo di integrazione sociale rivolto a tutti i ceti”. L’attenzione alle diverse tipologie di pubblico è una delle strategie più importanti tra quelle attuate dai musei moderni per tornare o continuare a essere pieni: “Portiamo avanti dalle dieci alle venti ricerche di mercato ogni anno – ha continuato Shenton – per capire chi sono i nostri visitatori e cosa vogliono da noi, e per capire come cambia la demografia del nostro pubblico”.
Al convegno di Civita è intervenuta anche Cristina Acidini, direttore della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale della Città di Firenze, secondo la quale la mancanza di soldi è spesso una scusa per mascherare lo scarso interesse del pubblico italiano nei confronti della cultura: “La tendenza negativa – ha spiegato Acidini – investe anche i luoghi dell’arte a ingresso gratuito. Ciò significa che la disaffezione del nostro Paese nei confronti dei musei non nasce solo dalla crisi economica”. Come rimediare a una situazione tanto negativa? Secondo i dati illustrati da Civita durante il congresso di Art&Tourism bisognerebbe puntare sulle già citate soluzioni dei grandi musei internazionali: aperture più elastiche, magari in orari insoliti; un maggior numero di servizi compresi nel prezzo del biglietto; un migliore e maggiore impiego della tecnologia; ma soprattutto un approccio che cominci già dalla scuola e dal mondo dell’istruzione ad abituare le persone all’amore per l’arte.

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