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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘religiose’

In ginocchio le strutture religiose di ospitalità

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Per quanto lo stare in ginocchio sia la normalità per chi prega, stavolta il motivo è tutt’altro: solo la metà delle quattromila case dell’ospitalità religiosa in Italia è sicura di riaprire quest’estate. Il dato preoccupante emerge dal sondaggio effettuato tra il 9 e l’11 maggio dal portale ospitalitareligiosa.it. Più di duecento strutture hanno deciso che almeno quest’anno non accoglieranno gruppi religiosi e turisti, per non mettere a repentaglio la salute di ospiti e collaboratori. Un altro centinaio ha già avviato le procedure per una chiusura definitiva. Una su tre sta aspettando l’evolversi della situazione per prendere una decisione.E’ una situazione sconfortante che pesa sui 287.000 posti letto che il mondo religioso mette (o meglio metteva) quotidianamente a disposizione di tutti in case per ferie, istituti, ostelli, conventi, monasteri, foresterie e studentati. Un patrimonio culturale e sociale tipicamente italiano e ineguagliabile nel mondo.Eppure, nonostante i mancati introiti e le spese extra da affrontare per le sanificazioni, metà delle case che apriranno hanno deciso di mantenere invariati i livelli occupazionali di collaboratori e dipendenti, nonché di lasciare inalterate le tariffe, se non addirittura diminuirle per incentivare gli ospiti. E questo nonostante per il 2020 tre su quattro già prevedano perdite tra il 40 e il 90%.
Ma cosa potranno fare queste attività senza un sostegno economico? Ben poco, come tutti. Le maggiori spese verranno dalla pulizia e sanificazione degli ambienti, dalla dotazione di dispositivi di protezione individuale e dalla riprogrammazione di tutte le zone comuni. A tutto ciò si aggiungeranno i minori introiti per il periodo di chiusura in corso, per la rarefazione dei posti letto e per una stagione estiva che non potrà raggiungere i livelli degli anni precedenti.Non bisogna dimenticare che, a differenza del sistema turistico alberghiero, queste strutture di ospitalità sostengono il peso economico delle attività caritatevoli di parrocchie, diocesi e ordini religiosi in Italia e nel Terzo Mondo: un danno durante il lockdown stimato in circa 5 milioni di euro al giorno che colpisce proprio i più poveri.Senza provvedimenti mirati sarà ben difficile salvare questa millenaria tradizione di ospitalità del nostro Paese, fatta di amore per l’accoglienza e accettazione a braccia aperte del prossimo.Fabio Rocchi – presidente Associazione Ospitalità Religiosa Italiana.

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In merito alla ripresa delle attività religiose nei luoghi di culto

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

La possibilità di riaprire moschee e sale di preghiera, pur nel più scrupoloso rispetto delle norme indicate dal protocollo redatto dal Ministero dell’Interno, giunge a sanare un vulnus doloroso che era stato deciso nel quadro delle misure di contenimento della pandemia in atto. L’Unione infatti partecipa assieme alle altre sigle religiose non cattoliche al tavolo indetto dal Dipartimento per le Libertà Civili del Ministero dell’Interno per la definizione della nuova fase due per le organizzazioni religiose.L’UCOII, in attesa di sapere dal Governo la data per la riapertura delle sale preghiere e delle moschee, tuttavia sottolinea la specificità della comunità musulmana che prevede le modalità di culto congregazionali e che sta vivendo la sensibile e particolare ritualità del mese di Ramadan. Inoltre, sarà necessario al più presto dare delle risposte chiare sulla celebrazione dell’importante festività di Eid Al Fitr prevista per il 24 maggio. Per questo ci auguriamo che oltre alla celerità che dovrà avere questo percorso indetto dal Governo ci possa essere già da subito anche una più ampia collaborazione da parte delle autorità locali con le nostre realtà di base nel concedere quegli spazi esterni e guidare le stesse comunità alla realizzazione della libertà di culto nella massima tutela possibile.
Un altro invito di responsabilità invece, l’Unione lo rivolge a tutte le comunità di musulmani in Italia, per conformarsi diligentemente alle norme evidenziate nei protocolli governativi o a valutare, nel caso non fosse possibile, di mantenere chiuso il proprio centro.
Si tratta ancora una volta di una fase transitoria che ci auguriamo possa concludersi quanto prima e cogliamo l’occasione per porgere a tutta la comunità dei musulmani d’Italia i nostri rinnovati auguri.
https://fidest.wordpress.com/2020/04/30/islam-siamo-entrati-nel-mese-di-ramadan/
https://fidest.wordpress.com/2020/05/07/guardare-lislam-senza-preconcetti/
https://fidest.wordpress.com/2020/05/07/islamismo-immerso-in-una-miscela-di-laicismo-e-religiosita/

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Presentazione del Corso Le Grandi tradizioni religiose

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

università santa croceRoma 9 gennaio 2018, alle 16,00, si terrà presso la Pontificia Università della Santa Croce (Aula Benedetto XVI) la presentazione del Corso Le Grandi tradizioni religiose. Interverrano Mons. Miguel Ángel Ayuso, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso; Khalid Chaouki, presidente del Centro Islamico Culturale d’Italia-Grande Moschea di Roma; Noemi Di Segni, presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Valentino Cottino, Preside del PISAI; Katsutoshi Mizumo, responsabile del centro Rissho Kosei Kai, e Swamini Hamsananda, vicepresidente dell’Unione Induista Italiana. Il corso è organizzato dall’Associazione ISCOM, e dalla Pontificia Università della Santa Croce, con la collaborazione del PISAI e del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso.
Il corso intende fornire una informazione di base sulla struttura delle principali tradizioni religiose che – come tali – costituiscono il fondamento delle diverse culture, influendo sulle formazioni sociali, sulle strutture giuridiche, e sulla vita politica ed economica dei vari paesi.
http://iscom.info/le-grandi-tradizioni-religiose.

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Il PE chiede un’azione immediata per proteggere le minoranze religiose dall’ISIS

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2016

parlamento europeoI deputati europei, in una risoluzione posta in votazione giovedì, chiedono alla comunità internazionale di intraprendere azioni immediate per combattere il sistematico sterminio di massa delle minoranze religiose perpetrato dal cosiddetto Stato Islamico in Iraq e in Siria (ISIS) o Daesh. Il testo chiude il dibattito del 20 gennaio scorso con il Capo della politica estera UE, Federica Mogherini. I deputati ribadiscono la loro ferma condanna all’ISIS/Daesh e alle sue vergognose violazioni dei diritti umani, che prendono di mira deliberatamente cristiani, yazidi, turkmeni, sciiti, shabak, sabei, Kaka’e e sunniti, che non condividono la loro interpretazione dell’Islam. Hanno inoltre ricordato che, secondo lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI), queste violazioni equivalgono a “crimini di guerra”, “crimini contro l’umanità” e “genocidio”. La risoluzione, approvata per alzata di mano, chiede all’UE di nominare un Rappresentante speciale permanente per la libertà di religione e di credo e chiede a tutti i Paesi della comunità internazionale di impedire crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidi all’interno dei propri territori. Il testo aggiunge che tutti gli Stati membri dell’UE dovrebbero aggiornare i loro sistemi giuridici e legislativi al fine di impedire che i loro cittadini partano per unirsi all’ISIS/Daesh e ad altre organizzazioni terroristiche. Gli Stati dovrebbero anche assicurare che i loro cittadini che dovessero unirsi alle organizzazioni terroristiche siano sottoposti il prima possibile a procedimenti penali. In Iraq e in Siria l’ISIS sta perpetrando una sistematica e diffusa violenza e viola i diritti umani internazionali e il diritto umanitario dei membri dei gruppi di minoranze, inclusi cristiani e yazidi, turkmeni, sciiti, shabak, sabei, kak’e e sunniti. Secondo le Nazioni Unite, “in alcuni casi, queste violazioni potrebbero costituire crimini di guerra e crimi contro l’umanità”.

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Professioni religiose: è tempo di cambiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Molti scrivono, altri commentano, altri criticano per ignoranza o per presunzione o per fanatismo, altri riflettono e tacciono. Io penso che parlare di come una religione si esprime, rappresenta i suoi simboli e sostiene i suoi “dogmi” non abbia nulla di disdicevole ma serva ad una maggiore comprensione di ciò che si dice e si tramanda da generazione in generazione. Penso, altresì, che non vi sia chi possa pretendere di avere un titolo in più per sostenere talune argomentazioni rispetto agli altri, per cultura e dottrina, Siamo tutti portatori di una “verità” anche se, a volte, la esprimiamo con concetti poco chiari o la ispessiamo con riferimenti che ai critici possono apparire non autorevoli. Questo cappello si rende necessario per introdurre il discorso su quanto le religioni fanno per cogliere l’attenzione popolare. Di certo sappiamo che vi è stato il tempo per raffigurarle visivamente attraverso le opere di grandi pittori e scultori perché era alta la percentuale degli analfabeti e se si voleva far giungere con efficacia il messaggio religioso non si poteva di certo farlo con gli scritti. E spesso anche la parola non sortiva l’effetto voluto poiché il dotto non riusciva a fare a meno di un frasario che non apparteneva a quello del volgo. In molte di queste figurazioni l’elemento più forte e suggestivo era dato dal “dramma” di una esistenza spesa per la sofferenza come riscatto per una vita migliore che andava goduta oltre i limiti della vita stessa. Così non ci troviamo spesso al cospetto di un Gesù sorridente ma di un Gesù sofferente con in testa una corona di spine e le mani e i piedi inchiodati su una croce. Non abbiamo una madre felice per il suo pargoletto, ma una madre che piange e si dispera mentre vede il figlio morire lentamente per le gravi ferite che gli sono state inferte. Sono due facce dello stesso problema ma esposte in maniera tale che vi sia una maggiore propensione per il “dramma” pur vissuto e pur grave. Credo che tutto questo se può aver avuto una ragione, anche se in proposito nutro seri dubbi, per un popolo di fedeli in gran parte analfabeta, oggi lo è meno che mai per ragioni culturali ma anche per un più aperto confronto laicista. Oggi le conoscenze che abbiamo e che ci aprono la strada alla comprensione di molti aspetti della vita che ci apparivano emblematici, solo una manciata di anni prima, non ci permettono di soffermarci sull’emotività di un racconto, ma di valutarne lo spessore vagliandolo criticamente e con i nuovi strumenti d’indagine che disponiamo. In altre parole non ci soddisfa più chi ci dice: all’incomprensione di un certo fatto dobbiamo crederci e non porci altre domande. Un’accettazione passiva che non può essere ammessa sic et sempliciter. Ne va della nostra intelligenza, del nostro spirito critico. Ecco perché sento di rivolgermi ai pastori di tutte le chiese del mondo invitandoli a parlare di una religione meno burocratica e formalista e per riportarla nell’alveo della fede che rifugge dalla spettacolarità ma vede le cose per quelle che sono: un valore che ognuno di noi deve spendere nella sua intimità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Papaboys a Novoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Le tradizioni culturali e religiose legate al territorio ed ai giovani non sempre sono elementi di una stessa orchestra, e nella società moderna in molte occasioni le generazioni che crescono perdono i contatti con quelle forme di tradizione che invece, proprio dal territorio, prendono origine e storia. Non è il caso dell’Associazione Nazionale dei Papaboys che in questo anno 2011 all’insegna del tema “Il seme della speranza” vuole proporsi come mezzo per rinsaldare il legame che ogni cittadino, soprattutto se giovane, dovrebbe avere con la propria terra. Ed è anche per questo che l’Associazione Nazionale Papaboys sabato 15 gennaio sarà a Novoli, in provincia di Lecce, dove si terrà la giornata dedicata ai giovani della “Focara” Popolare, presso la Parrocchia di S. Antonio Abate.
La “Focara” è il simbolo di Novoli, un monumento unico nella sua grandezza. Un enorme falò di tralci di vite secchi che vengono sapientemente lavorati e messi insieme con tecniche antichissime, che si tramandano di padre in figlio. Il risultato è una pira di 20 metri di diametro e 22 metri di altezza, che non ha pari almeno in Italia e nel bacino del Mediterraneo. La “Focara” rimanda al fuoco al quale S. Antonio Abate, Santo Patrono di Novoli, è inscindibilmente legato, secondo riti e tradizioni ancestrali. Questa grande costruzione agricola viene accesa la sera del 16 gennaio con uno spettacolo di fuochi pirotecnici e rappresenta il punto di riferimento per gli eventi e le manifestazioni che proseguono fino a notte inoltrata.
L’Adunanza coinvolgerà giovani delle associazioni provenienti da tutta la regione. L’Adorazione, che proseguirà fino a notte inoltrata, sarà animata inizialmente dall’Azione Cattolica; dalle 21 alle 23 saranno i gruppi giovanili cittadini ad accompagnare l’Adunanza che proseguirà fino alle 24 con i ragazzi dell’Associazione Papaboys che animeranno l’ultima ora di Adorazione ed infine la Santa Messa, celebrata da Don Giuseppe Spedicato. Il tutto in preparazione a quelli che saranno giorni di festa per la provincia pugliese. Tra i molti appuntamenti di questa intensa tre giorni segnaliamo la benedizione degli animali e la processione per le vie del centro cittadino oltre al consueto rito dell’accensione della “Focara” previsti per il 16 gennaio. Il giorno seguente si terrà la solenne concelebrazione eucaristica delle ore 10.30 presieduta da S.E. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo Metropolita di Lecce. Il 18 gennaio, infine, la giornata dedicata al “ringraziamento” con numerose celebrazioni nell’arco di tutta la giornata. Un fitto programma, insomma, che darà modo ai novolesi e ai tanti devoti di radunarsi e pregare insieme e di rendere omaggio al loro Santo Patrono, Sant’Antonio Abate.

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