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Robeco: Dobbiamo ripensare il rapporto tra investimenti sostenibili e rendimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2022

A cura di Rachel Whittaker, Head of SI Research di Robeco. Per molti anni gli investitori e gli esponenti del mondo accademico si sono chiesti se per ottenere valore investendo nella sostenibilità si debba per forza rinunciare al rendimento. Ritengo che la questione sia mal posta. Dovremmo infatti chiederci quale tipo di approccio all’investimento sostenibile abbia maggiori probabilità di soddisfare le esigenze di rendimento dei singoli investitori. La parola rendimento non ha lo stesso significato per tutti gli investitori. Capire le esigenze e le motivazioni di ciascuno (una liquidità di breve termine o un impegno finanziario di lungo periodo) è sempre stato fondamentale per chi consiglia investimenti. Inoltre, oggi sappiamo che non tutti gli investitori hanno come unico obiettivo il rendimento finanziario: per misurare il successo di un investimento, sono fondamentali anche il rendimento sociale o ambientale, la soddisfazione personale, l’unità familiare o il nostro lascito per le generazioni future. Tutto ciò si riflette nel prossimo regolamento europeo, che impone alle società finanziarie di valutare l’adeguatezza di un cliente basandosi sui fattori ESG e sulle preferenze in ambito di governance e di ambiente, anziché limitarsi all’analisi della sua propensione al rischio, della sua capacità di rischio e delle sue competenze finanziarie. È un trend che caratterizza diverse aree della nostra società e non solo il settore degli investimenti. Per esempio, sempre più consumatori ormai sanno benissimo che se un prodotto è troppo conveniente, di solito è perché qualcun altro nella catena di approvvigionamento se ne sobbarca il costo.Nonostante la definizione di rendimento sia sempre più ampia, un numero crescente di investitori sostenibili ritiene di non doversi accontentare di rendimenti finanziari ridotti. Da un sondaggio di PWC del 2021 è emerso che l’80% degli investitori non è disposto ad accettare che gli investimenti sostenibili rendano un punto percentuale in meno rispetto alle strategie non sostenibili. Resta però il fatto che alcuni investitori sono ancora disposti a finanziare attività sostenibili accontentandosi di rendimenti inferiori ai tassi di mercato, forse come alternativa alla più classica filantropia. Pur trattandosi di una condizione che non tutti gli investitori sottoscriverebbero, è comunque indicativa delle diverse esigenze che esistono al momento in fatto di rendimenti. Ci si domanda perché gli studi accademici non riescano a dimostrare che l’investimento sostenibile non sacrifica il rendimento. Questo però presuppone che l’investimento sostenibile sia una strategia a sé stante, che può essere identificata e studiata. Il che non è vero. Oggi il mercato dell’investimento sostenibile è estremamente vario. Alcune strategie si concentrano su società ben gestite (il fattore qualità), oppure su aziende che puntano a risolvere i problemi ambientali o sociali. Altre cercano di combinare i due approcci. Altre ancora, invece, preferiscono ricorrere a informazioni ESG finanziariamente non rilevanti, per allineare i propri investimenti ai propri valori (il cosiddetto approccio del “non far danni”). Infine, a influenzare i settori e le aziende possono intervenire anche tantissime questioni ambientali, sociali e di governance. Vista la grande varietà di approcci, è chiaro che definire un universo di investimenti sostenibili da studiare è forse ancora più difficile che non studiare alcune questioni finanziarie più tradizionali (per esempio se la gestione attiva genera alfa o se l’investimento quantitativo ha più successo dell’investimento basato sui fondamentali). Isolare l’impatto dell’approccio sostenibile da variabili rilevanti come il contesto di mercato e le capacità dell’investitore è estremamente complesso. Ecco perché, nel mondo degli investimenti, i consulenti sono i benvenuti! In qualsiasi approccio di costruzione del portafoglio, le leve principali per ottenere i rendimenti desiderati sono l’allocazione degli asset e la selezione dell’investimento. L’investimento sostenibile non fa eccezione. Le varie asset class rispondono ad aspettative diverse in termini di rischio-rendimento, propongono diversi modi di generare impatto diretto o indiretto e offrono la possibilità di accedere o evitare certi tipi di attività. Oggi esiste una variante sostenibile praticamente per ogni tipo di approccio – passivo, attivo, tematico, di emissioni pubbliche e private, high yield, investment grade, eccetera. Ma nel selezionare gli investimenti, lo stesso livello di attenzione riservato alla selezione del manager o dei titoli va applicato anche per capire se l’investimento è sostenibile o meno. L’approccio è sensato? I gestori fanno affermazioni credibili? Tutti i gestori devono sottostare a determinati vincoli, in materia tanto di liquidità quanto di orizzonte temporale o di sostenibilità. Quello che conta è capire se sono in grado di costruire un portafoglio che rispetti i vincoli imposti e che raggiunga gli obiettivi prefissati. E questo vale sempre, a prescindere dalla sostenibilità dell’approccio. Il nocciolo della questione alla fine è: che obiettivi abbiamo e in che modo l’investimento sostenibile può aiutarci a raggiungerli? È questo l’unico quesito a cui dobbiamo dare risposta.

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ESG e istituzionali: la gestione attiva può migliorare la sostenibilità del portafoglio mantenendo un elevato profilo rischio/rendimento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

A cura di Marco Ghilotti, Senior Manager Institutional Clients e Gabriele Susinno, Senior Client Portfolio Manager QUEST Global Equities, Pictet Asset Management. Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello attuale, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Ne consegue che qualsiasi cashflow proveniente da una acquisizione o da un progetto di un’impresa ricompresa nel benchmark ha, per l’azionista, un valore attuale superiore a quello che avrebbe se l’azienda non fosse inclusa in un benchmark. Lo stesso fenomeno di amplificazione si osserva nella valutazione di fusioni e acquisizioni, spin-off e IPO. Se ciò fosse confermato, capovolgerebbe il risultato standard della finanza aziendale secondo cui il valore di un investimento è indipendente dall’entità che lo valuta. Alcuni manager attivi potrebbero non volere o essere invitati a non deviare troppo dall’indice, per evitare risultati difficilmente spiegabili; nell’ottica di una adeguata diversificazione, un manager attivo che pensasse, per qualsiasi ragione, che le aziende Apple, Tesla o Microsoft siano le migliori opportunità, ma non riflesse nelle valutazioni di mercato, difficilmente potrà far fruttare quell’intuizione rispetto all’indice, a meno che non acquisti una quantità eccessivamente importante di quelle stesse azioni.Con il passare del tempo, la “moda passiva” ha accumulato rischi sistemici amplificati e ha reso gli investitori attivi una buona fonte di diversificazione, in particolare contro selloff futuri. Nel tempo, infatti, il rischio di concentrazione si materializza in un’instabilità sistemica realmente messa alla prova dal rallentamento del ciclo economico. Rialzo dei tassi, inflazione ai massimi storici degli ultimi quaranta anni e inversione della correlazione tra obbligazioni e azioni stanno mettendo a dura prova i paradigmi di investimento consolidati nei primi decenni del terzo millennio.Tra le strategie utilizzate spiccano l’integrazione ESG (25.000 miliardi) e il negative screening (15.000 miliardi). Se guardiamo però ai tassi composti di crescita, l’integrazione dal 2016 è aumentata del 25% su base annua, mentre il negative screening è rimasto fermo (0%).Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement e di selezione attiva, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Per quanto attiene gli investitori istituzionali italiani, la pandemia ha avuto un ulteriore impatto sulla sensibilità agli aspetti ESG. Il mercato, infatti, considera sempre di più gli impatti sociali e ambientali dei prodotti finanziari e degli approcci di investimento, oltre alle performance finanziarie. Secondo la terza indagine “Esg ed Sri, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”, i gestori hanno dichiarato di voler investire maggiormente in quest’ambito attraverso i fondi d’investimento alternativi (il 91% dichiara che aumenterà l’esposizione), ma anche con fondi d’investimento tradizionali (34%), Fia immobiliari (20%) ed Etf (20%).Il 56% degli enti ha dichiarato di adottare una politica d’investimento sostenibile. Al momento i dati sulla ripartizione tra attivo e passivo non sono noti, in particolare per quanto riguarda la componente azionaria dei portafogli istituzionali, ma è ragionevole stimare che l’approccio passivo abbia superato quello attivo e sia in continua crescita. Ne risulta che, di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello iniziato nel 2022 e molto probabilmente destinato a proseguire nel 2023, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Crescita dell’inflazione, andamento del settore delle commodity, rischi geopolitici e protrarsi del conflitto in Ucraina, senza dimenticare il persistente rischio legato della pandemia, sono solo alcune delle variabili che stanno sempre più entrando in gioco in questo scorcio d’anno.È pertanto interessante notare la tendenza in corso verso la costruzione di portafogli che assumono la configurazione, ove possibile e permesso agli investitori istituzionali, degli endowment internazionali. Come detto, sarà necessario assumere maggiori rischi privilegiando la ricerca dell’alfa, più che del beta. (abstract by http://www.bc-communication.it)

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21Shares lancia USDY, il primo ETP al mondo sui rendimenti del dollaro

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2022

Zurigo. 21Shares AG, società con sede a Zurigo, leader negli ETP sulle criptovalute, annuncia oggi la quotazione del 21Shares USD Yield ETP (USDY) su SIX Swiss Exchange, il quale assicura un rendimento garantito denominato in dollari a un tasso del 5%. Il rendimento di USDY è ottenuto attraverso il prelievo e il prestito di dollari americani a controparti ben note e affidabili del settore delle criptovalute, in cambio di un collaterale del 110% in Bitcoin (BTC) o in Ethereum (ETH), aggiornato giornalmente con il metodo mark-to-market. Dopo più di un decennio di bassi tassi d’interesse e alto valore degli asset, il tutto inserito in un contesto fortemente inflazionistico, gli investitori si trovano ora a dover affrontare delle sfide impegnative nello strutturare i loro portafogli. Il 21Shares USD Yield ETP permette a tutti gli investitori in cerca di rendimenti elevati di trarre profitto dai prestiti in USD direttamente nel mondo delle criptovalute, senza doversi obbligatoriamente esporre all’andamento di queste ultime. I rendimenti generati sono aggiunti direttamente al NAV dell’ETP. Il 21Shares USD Yield ETP è ora disponibile in USD per gli investitori. Il lancio dello USDY fa seguito dei primi ETF su Bitcoin ed Ethereum in Australia, al primo ETP al mondo su Bitcoin e oro lanciato su SIX Swiss Exhange e alla loro quotazione sui mercati statunitensi attraverso due fondi indicizzati sulle criptovalute.

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“Columbia Threadneedle Investments al 24° Premio Alto Rendimento sul podio dei migliori gestori esteri

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

Il fondo Threadneedle (Lux) Global Smaller Companies AE EUR migliore fondo azionario internazionale small cap”.Columbia Threadnedle Investments, gruppo specializzato nell’attività di asset management leader a livello globale, sale sul podio tra i vincitori del 24° Premio Alto Rendimento. Durante questa edizione, che si è svolta in versione digitale, Columbia Threadneedle Investments è stata premiata per la categoria “Miglior fondo Azionari Internazionali – Small Cap” con il comparto Threadneedle (Lux) Global Smaller Companies AE EUR*, per il quarto anno consecutivo. Il comparto, gestito da Scott Woods, è un azionario globale che investe almeno due terzi del proprio patrimonio in azioni globali di società a piccola capitalizzazione, che il team di gestione ritiene abbiano un vantaggio competitivo sostenibile e che possano ottenere rendimenti superiori al loro costo del capitale più a lungo di quanto il mercato supponga. In particolare, si focalizza su quelle con un’imprenditorialità più marcata, attive in specifiche nicchie di mercato, che possano generare rendimenti potenzialmente rilevanti. “Alla base del successo della nostra strategia small cap globale, per il quarto anno consecutivo, ci sono quattro pilastri fondamentali: l’intensità della nostra ricerca, le prospettive globali con il lavoro di team, il miglioramento continuo e l’investimento responsabile. La nostra gestione attiva ci consente di individuare società che tendono ad avere modelli di business molto solidi e, come risultato dei loro alti rendimenti, tendono ad avere margini elevati e a generare un cospicuo flusso di cassa disponibile. Tutti questi fattori contribuiscono alla performance del fondo e al suo successo nel lungo termine” – ha dichiarato Davide Renzulli, Advisory Director di Columbia Threadneedle Investments.

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Emerging market fixed income: ecco dove trovare opportunità di rendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

A cura di Kristin Ceva, responsabile strategie paesi emergenti di Payden & Rygel. La performance del reddito fisso dei mercati emergenti è stata ampiamente positiva nell’ultimo periodo. Sebbene le preoccupazioni per il rallentamento della crescita globale abbiano pesato sulle asset class più rischiose all’inizio di agosto, il debito emergente ha retto e ha registrato profitti, in quanto il mercato ha beneficiato dei toni misurati della view della Fed a Jackson Hole.I rendimenti complessivi del credito sovrano e societario in valuta forte sono stati positivi, con l’high yield che ha sovraperformato ed i differenziali di rendimento hanno subito un’inversione di rotta rispetto all’espansione registrata a luglio.Anche i mercati delle valute locali hanno retto; le valute dei paesi emergenti hanno dimostrato di essere il motore del rendimento, mentre i rendimenti locali sono saliti marginalmente. I mercati primari hanno subito un rallentamento con la tipica stagionalità di agosto. Il contesto dei flussi è stato moderato, con modesti afflussi nei fondi in valuta locale compensati dai deflussi dai fondi in valuta forte. L’aumento dei rendimenti ed i segnali di inasprimento della politica monetaria sui mercati sviluppati dovrebbero rimanere i principali ostacoli per i rendimenti del debito dei Paesi emergenti nel 2021. Riteniamo che i tassi più elevati siano tuttavia gestibili per l’asset class, in quanto si inseriscono nel contesto di una maggiore crescita, di prezzi elevati delle materie prime e di conti pubblici ben bilanciati.L’aumento dell’inflazione, guidato da fattori ciclici ha portato alcune banche centrali dei Paesi emergenti ad inasprire la politica monetaria. Tuttavia, molte banche centrali ritengono che le recenti pressioni sui prezzi potrebbero rivelarsi transitorie.Sebbene le ondate pandemiche rappresentino ancora un problema per alcune regioni, nel complesso, i Paesi emergenti stanno evitando pesanti restrizioni, la ripresa delle attività non ha subito battute d’arresto significative e riteniamo che la diffusione del vaccino, nonostante il lento rilascio iniziale, continuerà a migliorare nel corso dell’anno. Il 2022 sarà anno di elezioni per diversi Paesi emergenti e questa sarà un’occasione per fare luce sull’evoluzione delle loro dinamiche sociali e politiche.Mentre i Paesi dimostrano la capacità di navigare tra i persistenti rischi della pandemia, riteniamo che la crescita dei mercati emergenti sia destinata a mantenersi stabile. In un contesto in cui i rendimenti dei mercati sviluppati sono ancora molto bassi e il valore in molti settori appaia limitato, riteniamo che le valutazioni del debito emergente in valuta forte e locale rimangano attraenti e che un indebolimento del dollaro statunitense potrebbe fornire un’ulteriore spinta per queste asset.

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Columbia Threadneedle Investments al 23° Premio Alto Rendimento sul podio dei migliori gestori esteri

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Columbia Threadnedle Investments, gruppo specializzato nell’attività di asset management leader a livello globale, sale sul podio tra i vincitori del 23° Premio Alto Rendimento. In questa edizione, nella sua versione digitale, Columbia Threadneedle Investments ritira virtualmente il premio nella categoria ‘Fondi Esteri – Miglior gestore’. Una nuova conferma per la società di gestione che consolida i successi ottenuti in questi anni in cui ha sempre più creduto nel ruolo centrale degli investimenti responsabili e nell’importanza della ricerca.Il secondo riconoscimento è andato al comparto Threadneedle (Lux) Global Smaller Companies AE EUR, che ha ottenuto il Premio Alto Rendimento nella categoria “Migliore fondo azionario internazionale Small Cap”, per il terzo anno consecutivo. Il comparto, gestito da Scott Woods, è un azionario globale che investe almeno due terzi del proprio patrimonio in azioni globali di società a piccola capitalizzazione, dall’elevata qualità e potenzialità di crescita, ma che si ritengono sottovalutate dal mercato. In particolare, si focalizza su quelle con un’imprenditorialità più marcata, attive in specifiche nicchie di mercato, che possono generare rendimenti potenzialmente rilevanti.“In Columbia Threadneedle Investments abbiamo un obiettivo: il successo dei nostri clienti. Ci impegniamo a ottenerlo grazie a un approccio d’investimento unico nel suo genere che si fonda su quattro pilastri: prospettive globali, che ci consentono di avere una conoscenza completa di ciò che accade in tutto il mondo, qualità della ricerca, grazie al lavoro di team composti da oltre 450 professionisti, investimento responsabile, con l’ausilio di strumenti proprietari di analisi che abbiamo sviluppato internamente, e miglioramento continuo, per ricercare sempre le più interessanti opportunità da offrire ai nostri clienti” – ha dichiarato Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments. Scott Woods, gestore del comparto basato a Londra, ha concluso: “Si tratta di un nuovo significativo riconoscimento, fonte di grande soddisfazione per me e per tutto il team, che premia il nostro approccio di gestione in un momento storico complesso a livello globale. Il comparto, a partire dal lancio, ha sempre ottenuto solidi rendimenti corretti per il rischio. Questo perché puntiamo ad offrire, anche e soprattutto in momenti di alta volatilità del mercato, ritorni elevati e sostenibili grazie a un portafoglio di alta qualità, composto da small cap brillanti”.Il Premio Alto Rendimento è attribuito dal Sole 24 Ore alle Società di Gestione e ai Fondi Comuni d’investimento che si sono distinti per i risultati conseguiti, nonché per l’impegno e la professionalità nel prendersi cura degli investimenti, ispirandosi al fondamentale valore della tutela del risparmiatore. Il premio, vera e propria pietra miliare per chi deve decidere dove investire i propri risparmi, viene assegnato sulla base dei criteri e della metodologia della società di analisi indipendente Cfs Rating, partner storico. http://www.columbiathreadneedle.it

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Buoni Fruttiferi Postali Ordinari: la questione del rendimento tra il ventesimo ed il trentesimo anno

Posted by fidest press agency su martedì, 1 Maggio 2018

Nella casistica dei Buoni Fruttiferi Postali Ordinari con timbro di aggiornamento esiste una particolare questione che vede non poche probabilità a favore dei beneficiari.In occasione delle modifiche alle serie dei Buoni Fruttiferi, negli uffici postali si sono sempre usati fino ad esaurimento i certificati delle serie precedenti, apponendovi uno o più timbri con le condizioni in vigore al momento dell’emissione. Un comportamento conforme alle disposizioni di legge ma che provoca ora non pochi grattacapi alle Poste ed alla Cassa Depositi e Prestiti, che dei Buoni Fruttiferi è l’emittente.Nei casi in cui si riscontra che il timbro di aggiornamento è mancante o riportante condizioni non più in vigore al momento dell’emissione, la nota sentenza di Cassazione a Sezioni Unite 15/06/2007, n. 13979, prevede che il collocamento dei buoni dà luogo alla conclusione di un accordo negoziale tra emittente e sottoscrittore e, nell’ambito di detto accordo, l’intermediario propone al cliente e quest’ultimo accetta di porre in essere un’operazione finanziaria caratterizzata dalle condizioni espressamente indicate sul retro dei buoni oggetto di collocamento, i quali vengono compilati, firmati, bollati e consegnati al sottoscrittore dall’ufficio emittente.In poche parole, viene sancito il principio secondo cui vale ciò che è riportato dalle condizioni presenti sul Buoni Fruttifero, e niente altro.
Una particolare casistica riguarda i tassi applicabili dal ventesimo al trentesimo anno di maturazione gli interessi nei Buoni Fruttiferi Postali Ordinari con timbro di aggiornamento.
Nell’aggiornare le condizioni di un certificato ordinario di una serie precedente, alle Poste hanno sempre apposto un timbro coi nuovi tassi di interesse fino al ventesimo anno. Il timbro non ha mai riguardato, invece, le condizioni che si applicano dal ventesimo anno fino alla “scadenza naturale” del buono, appunto il trentesimo anno.I decreti di emissione specificano che dal ventesimo al trentesimo anno si applica, con liquidazione bimestrale, un tasso di interesse semplice pari al maggior tasso raggiunto nel corso dei primi venti anni. Il caso tipico è un buono emesso dopo il famoso Decreto Ministeriale 13 giugno 1986 che istituì, a partire dal successivo 1 luglio, la serie Q e consegnato ai clienti utilizzando un certificato di serie precedente. Il maggior tasso raggiunto dalla precedente serie P era il 15% e il timbro non lo modifica. Le Poste invece, nel rimborsare il buono, considerano il tasso del 12%, ossia il maggior tasso raggiunto dalla serie Q. A nostro modo di vedere, la fattispecie ricade nel disposto della citata sentenza di Cassazione a Sezioni Unite 15/06/2007, n. 13979, ed è possibile reclamare il pagamento dei maggiori interessi. Il discorso vale per i buoni in essere ed anche per i buoni già incassati. Il diritto si prescrive dopo dieci anni a partire dalla data di estinzione.I Collegi dell’Arbitro Bancario Finanziario sono stati investiti della materia, e dopo una prima fase in genere negativa si assiste ora a pronunciamenti favorevoli ai beneficiari dei buoni, sebbene con decisioni che appaiono improntate alla causalità col medesimo collegio ora favorevole ora contrario alle tesi dei clienti. Presentare ricorso all’Abf è quindi ragionevole, e ne stiamo presentando non pochi per conto dei nostri iscritti. Non è per niente escluso, data la differenza di vedute tra i sette Collegi dell’Abf, che la questione venga rimessa al Collegio di Coordinamento.In caso di esito negativo del ricorso vi è sempre la strada della vertenza davanti al Giudice di Pace, anche se occorre tenere conto che a volte la somma contestata è di modesta entità. (Anna D’Antuono, avvocato e consulente legale Aduc)

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L’alto rendimento dei ME offre delle opportunità molto interessanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 Maggio 2012

Il debito ad alto rendimento dei mercati emergenti offre oggi una delle opportunità più interessanti all’interno della classe di asset costituita dai Mercati emergenti (ME), purché gli investitori capiscano i rischi specifici legati ai singoli paesi, spiegano a Western Asset Management (Western), la sussidiaria di Legg Mason.Robert Abad e Matthew Graves, membri del team di Western responsabile per i mercati emergenti, ricordano che nel 2011, sullo sfondo di una volatilità senza precedenti, gli asset dei ME da loro gestiti hanno registrato una “stupefacente” crescita del 41% se confrontati agli indici del debito dei ME di JP Morgan.
Gli investitori, spiegano i gestori, sono stati attirati verso questa classe di attivi dall’innalzamento della qualità dei fondamentali del credito sovrano dei ME, ma i flussi si sono intensificati maggiormente solo quando i volani tradizionali della performance di questa classe di asset cominciava a perdere energia, spingendo i partecipanti al mercato a cercare rendimenti e utili nell’intera crescente gamma di opportunità legata al debito dei mercati emergenti.”La trasformazione della qualità del credito sovrano in buona parte del mondo emergente ha ben posizionato questa classe di attivi per la post-crisi, e la sua performance dal 2008 rappresenta una rottura strutturale con il suo passato volatile”, dice Graves. “Ciononostante, l’espansione di questa classe di asset si è verificata proprio quando i tradizionali driver degli utili – la compressione degli spread sovrani – si era in buona parte già realizzata. Il risultato è che molti partecipanti al mercato alla ricerca di addizionali fonti di rendimento e della tipologia rendimento assoluto, si sono rivolti a tutti i comparti dei mercati del credito corporate e delle valute locali dei ME, contribuendo al rapido sviluppo di questi segmenti del mercato”.Abad e Graves fanno notare che poiché questo processo è ormai consolidato, chi investe nell’alto rendimento dei ME deve fare i conti con una gamma di rischi che varia da paese a paese (mentre non è così per chi investe nell’alto rendimento negli Stati Uniti). “I rischi tradizionali presi in considerazione da chi investe nell’alto rendimento sono validi anche per i mercati emergenti, ma in questi ultimi essi possono essere innescati anche da fattori sociali e politici”, precisa Abad. “Ciò ha delle implicazioni importanti quando si valuta il rischio emittente. Dato che la maggior parte delle economie dei ME è molto sensibile alle fluttuazioni del ciclo economico globale, un approccio che si limiti al bottom-up trascurerebbe delle vulnerabilità critiche di questa classe di attivi a livello dei singoli paesi e macroeconomico”.Difatti, il team di Western è convinto che questo approccio possa essere fuorviante perché presume che la combinazione tra una domiciliazione nei ME e dei rating da alto rendimento producano come risultato una versione a più rapida crescita del mercato dell’alto rendimento Usa, con caratteristiche e funzioni analoghe. “La questione è molto più complessa”, dice Graves, “perché chi investe nei ME potrebbe dare per ammesse le garanzie legali su cui poggia il sistema statunitense, proprio quelle garanzie che hanno permesso all’alto rendimento Usa il funzionamento che lo caratterizza. Questi fattori possono variare nei paesi ME e in alcuni casi non essere neppure presenti”.Ciò non dovrebbe però scoraggiare gli investitori rispetto a questa classe di asset”, precisano gli esperti di Western . “Al contrario”, afferma Abad, “non consideriamo questa classe di asset una delle opportunità più interessanti nei mercati emergenti, se si comprendono bene le specificità del paese dove si investe”. Graves aggiunge che se, da una parte, la crescita in questa classe di attivi è stata stimolata da diversi fattori, dall’altra, lo sviluppo di un quadro che permetta di gestire l’esposizione nel corso di un intero ciclo economico inclusi i picchi e i pavimenti, non ha tenuto il passo con lo sviluppo del mercato di riferimento. “Per gli investitori pazienti disciplinati, questo divario rappresenta una opportunità molto interessante”, aggiunge Abad.Quanto alle prospettive dell’alto rendimento nei ME, i due gestori sono positivi nel lungo termine, ma non escludono che il 2012 possa rivelarsi un altro anno difficile.
“All’interno del settore societario dei ME, continueranno ad esserci, a nostro avviso, le indicazioni tecniche per gli investimenti in asset di qualità con alti rendimenti”, precisa Abad. “Ciò dovrebbe tradursi in una maggiore domanda del credito meglio posizionato nel processo di rientro dall’addebitamento e che conta su bilanci robusti solidi e in grado di resistere a shock esogeni”.Il team di gestori di Western privilegia l’esposizione alle aziende latinoamericane con rating B e BB, con un accento sui produttori di petrolio e gas della parte iniziale della filiera e sugli operatori di telecomunicazioni e media di Messico e Caraibi. I due gestori fanno notare che evitano i settori nei quali potrebbero emergere problemi di governance societaria e certi paesi asiatici, come la Cina.

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Obbligazioni ad alto rendimento nel fondo Legg

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2012

Londra.Ian Edmonds, top di manager del fondo Legg Mason Western Asset Global Multi Strategy Fund, che ha in gestione 1,8 miliardi di dollari* sta ricostruendo l’esposizione al settore delle obbligazioni ad alto rendimento grazie a opportunità che individua nel mercato primario. Alla fine di febbraio, a causa del protrarsi delle incertezze riguardanti l’Europa, Edmonds ha ridotto l’esposizione alle obbligazioni ad alto rendimento a un 25% del portafoglio. “Le obbligazioni ad alto rendimento europee si sono riprese con forza dall’inizio dell’anno, toccando, alla fine di febbraio, un rendimento del 10% circa”, spiega Edmonds. “Tuttavia, poiché l’outlook economico per l’Europa continuava a essere negativo e l’incertezza non era risolta, abbiamo deciso di limare un po’ queste posizioni”. Ora, avendo già realizzato la presa di profitti sui titoli rimbalzati maggiormente, Edmonds ha deciso di procedere a una ricostruzione graduale del settore alto rendimento del portafoglio avvalendosi delle emissioni primarie. “Riteniamo che nel mercato primario ci saranno opportunità migliori”, afferma. “Per ora, per ricostruire l’esposizione a questi mercati ci avvarremo delle nuove emissioni, perché queste ci danno la possibilità di diversificare i nomi e di trarre vantaggio da un posizionamento su quei titoli emessi da società che arrivano sul mercato perché vogliono dipendere meno dalle banche per il finanziamento”. Tra le società che Edmonds preferisce in questo momento ci sono Orange Switzerland, ONO – una società di televisione via cavo spagnola – e Gategroup, un’azienda specializzata nel catering aereo. Oltre all’alto rendimento, Edmonds continuerà a tenere sotto stretta osservazione le nuove emissioni nel comparto delle obbligazioni societarie di qualità nel quale, in parte per le valutazioni, preferisce quelle europee e americane di tipo non finanziario.”In termini di flusso di cassa e di solidità del bilancio, i fondamentali dei titoli dei comparti non finanziari continuano a essere robusti”, continua Edmonds. “Abbiamo comprato obbligazioni di alcune società farmaceutiche come Teva e del tabacco come Phillip Morris, tutte di tipo non ciclico. Detenerle in portafoglio è una questione di buonsenso alla luce delle diffuse preoccupazioni per un rallentamento globale che ha origine nella crisi europea”. Nonostante la sua preferenza per il mercato primario, in presenza di una volatilità in aumento e di un ulteriore miglioramento delle valutazioni, Edmonds mirerebbe a rafforzare l’esposizione che già detiene nel mercato secondario. “Nel caso di una maggiore volatilità, varrebbe sicuramente la pena di aumentare alcune delle nostre posizioni nei mercati del debito utilizzando la liquidità che abbiamo tenuto nel portafoglio”. “Una svolta positiva in questi mercati si rifletterà, a nostro avviso, nella performance del Fondo. Considerando l’energica partenza da inizio anno, riteniamo che sia arrivato il momento di una qualche correzione. In portafoglio abbiamo tenuto della liquidità che possiamo utilizzare in caso di necessità”.

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Corporates ad alto rendimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

Reddito fisso e a livello globale, le obbligazioni societarie ad alto rendimento hanno continuato a guidare il settore del fixed income durante tutto il 2010, superando tutti gli altri comparti principali del settore dopo aver sovraperformato nel 2009. Pur considerando questi forti guadagni, Western Asset è convinta che questa tipologia di asset offra ancora delle interessanti opportunità d’investimento per l’anno che sta iniziando, anche se dietro ai guadagni in parte ci saranno probabilmente altri fattori rispetto a quelli prevalsi negli ultimi due anni. Ecco il motivo: se nel 2009-2010 il principale volano dei profitti resi da questi titoli è stato l’apprezzamento del capitale in una vasta gamma trasversale di settori e di livelli di qualità, nell’anno in corso è probabile che la selezione delle emissioni da parte dei manager e il reddito diventino più importanti. I titoli obbligazionari societari ad alto rendimento si presentano interessanti anche per quegli investitori preoccupati per gli sviluppi nei rendimenti dei titoli di Stato e sul fronte dell’inflazione.
L’interessante livello dei rendimenti – del reddito – unito a un potenziale per ulteriori riduzioni dei differenziali in certi specifici settori ed emissioni dovrebbero continuare ad attrarre gli investitori verso l’alto rendimento. Al 31 dicembre 2010, globalmente, le obbligazioni societarie ad alto rendimento stavano rendendo, per esempio, circa l’8%. I fondamentali societari, nel frattempo, continuano a migliorare; le condizioni dell’offerta e della domanda del mercato dei titoli high yield stanno ancora fornendo un buon supporto e le valutazioni, in un contesto storico, continuano a essere interessanti. Anche se negli ultimi due anni gli spread si sono ridotti significativamente, essi rappresentano ancora una parte consistente del rendimento totale (alla fine del 2010 circa il 70% del totale del rendimento complessivo era imputabile allo spread). Attestandosi a 540 punti base alla fine del 2010, gli spread delle corporate ad alto rendimento Usa, si collocavano, per esempio ben sopra la loro media a lungo termine che è di circa 400 punti base.
Oltre alle prospettive di rendimenti interessanti in un ambiente del mercato obbligazionario generale nel quale i rendimenti sono prevalentemente bassi, i titoli ad alto rendimento dovrebbero attrarre anche gli investitori che continuano a essere preoccupati per un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e per l’inflazione. Ciò è diventato evidente nel mese di dicembre con la svendita dei principali titoli obbligazionari di Stato USA, mentre a livello globale quelli ad alto rendimento registravano dei guadagni significativi.
Western Asset è una delle società di gestione più importanti del mondo nel settore del reddito fisso. Ha uffici negli Stati Uniti e a Londra, Tokyo, Singapore, Hong Kong, Melbourne e São Paulo, e offre ai clienti una vasta e completa gamma di prodotti del reddito fisso locali e misti regionali.

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La Roma ritrova la fiducia, l’Inter non la perde

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

La vittoria della Roma sull’Inter non è servita solo a migliorare morale e classifica dei giallorossi, ma anche a riportare fiducia negli scommettitori. Per la sfida di Champions col Cluj, il segno 1 raccoglie in casa Matchpoint ben il 97% dei pronostici .  Si torna a credere nella Roma, ma non si smette di credere nell’Inter: lo dimostra il 92% di giocate in favore dei ragazzi di Benitez per la partita di mercoledì col Werder Brema.    Dai dati Matchpoint emerge anche un’altra curiosità: tra le partite del martedì, una delle sfide meno pronosticate è quella di Amsterdam tra Ajax e Milan: evidentemente il rendimento altalenante dei rossoneri lascia incerti gli scommettitori sull’esito di questa insidiosa trasferta.
ESITO FINALE 1X2    1    X    2
6843    25    ROMA – CFR CLUJ
28/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            1,38    4,40    8,50
6843    26    AJAX – MILAN
28/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            2,65    3,20    2,65
6843    27    INTER – WERDER BREMA
29/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            1,60    3,70    5,70
6843    28    BASILEA – BAYERN MONACO
28/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            3,80    3,25    2,00
6843    29    SPARTAK MOSCA – ZILINA
28/09/2010  ore  18.30    Min-Max:    1- 20            1,50    3,80    7,00
6843    30    CHELSEA – MARSIGLIA
28/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            1,33    4,70    9,50
6843    31    AUXERRE – REAL MADRID
28/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            6,50    3,65    1,55
6843    32    PARTIZAN – ARSENAL
28/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            5,50    3,50    1,65
6843    33    BRAGA – SHAKHTAR DONETSK
28/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            2,30    3,15    3,15
6843    34    TOTTENHAM – TWENTE
29/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            1,75    3,45    4,75
6843    35    SCHALKE 04 – BENFICA
29/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            2,35    3,20    3,00
6843    36    HAPOEL TEL AVIV – LIONE
29/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            3,10    3,10    2,35
6843    37    VALENCIA – MANCHESTER UTD
29/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            2,70    3,15    2,60
6843    38    RANGERS GLASGOW – BURSASPOR
29/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            1,90    3,25    4,20
6843    39    RUBIN KAZAN – BARCELLONA
29/09/2010  ore  18.30    Min-Max:    1- 20            5,50    3,50    1,65
6843    40    PANATHINAIKOS – FC COPENHAGEN
29/09/2010  ore  20.45    Min-Max:    1- 20            1,90    3,25    4,20

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Gran Premio di Catalunya

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Barcellona 4 luglio gran premio di  Catalunya, Spagna  Il Circuito di Catalunya, ospiterà il settimo appuntamento del Campionato del Mondo  di MotoGP, presenta caratteristiche tecniche particolari ed è considerato da Bridgestone uno dei più impegnativi della stagione per i pneumatici.  Con otto curve a destra, la maggior parte delle quali lunghe e veloci, e solo cinque curve a sinistra da  percorrere a velocità ridotta, il tracciato provoca un’elevata sollecitazione da parte della spalla destra del pneumatico posteriore. La spalla destra, infatti, è sottoposta a pesanti carichi in piega che innalzano la temperatura di utilizzo. Al contrario, la spalla sinistra è meno sollecitata ma deve avere lo stesso un  rendimento ottimale con un range di temperature inferiori. Considerando la configurazione del tracciato e le alte temperature previste nel weekend, Bridgestone porterà nuovamente un pneumatico posteriore asimmetrico, utilizzato già quattro volte in questa stagione. Lo scorso anno per la prima volta la Casa  giapponese aveva messo a disposizione dei team il pneumatico asimmetrico al posteriore. Combinando la spalla destra del pneumatico posteriore con mescola dura o extra dura, per una maggiore resistenza alle temperature più elevate, con la spalla sinistra con mescola morbida da utilizzare nelle curve a sinistra più lente, il pneumatico asimmetrico è in grado di garantire un elevato livello di aderenza e feeling di guida nell’intero giro. Nella scorsa edizione la temperatura della pista aveva raggiunto i 52°C e tutti i piloti avevano optato per l’utilizzo della mescola dura per l’anteriore e per la mescola extra dura per il posteriore. Il gran premio era  stato caratterizzato da un’entusiasmante lotta decisa all’ultima curva tra i due piloti del team Fiat Yamaha, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo. I due compagni di squadra tagliarono il traguardo con un distacco inferiore  a un decimo, seguiti da Casey Stoner (Ducati Marlboro), che precedette Andrea Dovizioso (Honda Repsol).

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Obbligazioni Enel

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2010

E’ partita il 15 febbraio l’offerta del tanto “atteso” bond Enel da 2 miliardi di euro. Secondo le prime indiscrezioni, rese note sul sito di Borsa italiana, le obbligazioni Enel starebbero letteralmente andando a ruba; se la domanda si mantenesse ai livelli di queste prime 48 ore potrebbe superare anche di 4-5 volte l’offerta! Uno straordinario successo giustificato dalla notorietà dell’emittente, ma anche da una potente campagna pubblicitaria, che ha coinvolto un po’ tutti i mezzi di informazione. Ma è davvero motivata questa corsa all’acquisto? In generale sconsigliamo la sottoscrizione di bond in emissione poiché la presenza di costi espliciti (cioè direttamente a carico del sottoscrittore) o impliciti (cioè a carico dell’emittente, ma che si riverberano nel rendimento dello strumento) rende lo strumento meno conveniente rispetto alle alternative negoziabili sul mercato secondario. Vediamo se la stessa cosa si può dire per il bond Enel. Per entrambi la forchetta è stata fissata tra 65-125 punti base (il che significa lo 0,65% o l’1,25% da aggiungere ai parametri di riferimento sopra indicati). Un range decisamente molto ampio, che determina un’incertezza nella valutazione della convenienza dei titoli. Tuttavia, vista la domanda fortemente in eccesso rispetto all’offerta, la previsione è che ci si attesti ad un margine di rendimento netto verso la parte bassa della forchetta. Il Tasso di Rendimento Effettivo sarà determinato in base a due fattori: 1 – il rendimento di obbligazioni con durata e caratteristiche sostanzialmente similari emesse dall’Emittente e da Enel Finance International SA sarà l’elemento base; 2 – mente la risposta da parte del mercato completerà poi il quadro per la definitiva fissazione dei parametri che determineranno il rendimento: questo significa che una domanda molto superiore all’offerta (come si sta registrando), determinerà uno spostamento verso la parte più bassa (e quindi meno conveniente) della forchetta.  Riguardo al primo punto il prospetto informativo indica in modo preciso le obbligazioni il cui rendimento sarà in linea con quello della nuova emissione. Sul tasso fisso le obbligazioni indicate danno ad oggi un rendimento medio pari a 3,6766 lordo annuale. Per il variabile siamo intorno all’ 1,35262 lordo annuale. Volendo fare una comparazione con quello che si trova oggi sul mercato, per analoghi livelli di rischio, l’emissione non offre un valore aggiunto, essendo in linea con quello che è il rendimento medio di mercato, se non un po’ al di sotto. Più interessante sarebbe se il margine di rendimento si attestasse nella parte alta della forchetta ma, al momento, sembra un’ipotesi difficilmente realizzabile. A prescindere dalla valutazione della convenienza del tasso di rendimento (che necessiterebbe tutta una serie di considerazioni circa le prospettive future dei tassi) merita fare una riflessione. Lo stesso prospetto informativo ci dice che il rendimento si attesterà a valori similari rispetto ad obbligazioni analoghe già in negoziazione sul mercato secondario, con la possibilità che una forte domanda incida negativamente sulla remunerazione. E allora quello che ci chiediamo è: perché mai dovrei tentare di acquistare questo titolo in fase di sottoscrizione? Non abbiamo nemmeno la certezza del rendimento effettivo e rischiamo, tra l’altro, di dover andare al sorteggio per eccesso di domanda. Perché non acquistare semplicemente un’obbligazione analoga dello stesso emittente sul mercato secondario? In questo modo si conseguirebbe, in condizioni di maggior trasparenza, un risultato almeno analogo! (Giulia Coppolaro, consulente Aduc sugli investimenti finanziari)
A questo riguardo l’Enel in un comunicato e dietro nostra richiesta ha chiarito: Si rilevano alcune imprecisioni dal comunicato Aduc: “Non ci sono commissioni per il sottoscrittore. E’ proprio  chi compra sul secondario  che  deve invece pagare una commissione alla banca di qualche decina di centesimi ed accettare il prezzo di mercato dalla stessa banca proposto.  I titoli Enel in circolazione di pari scadenza sono istituzionali  e quindi con taglio minimo Euro 50.000 destinati quindi a investitori rpofessionali,  mentre quelli offerti hanno un taglio minimo di 2.000 euro   Non vanno confuse le emissioni  retail con  quelle  istituzionali: noi non facciamo il prezzo in funzione della maggiore o minore domanda . Nel prospetto si danno  alcuni parametri di riferimento del secondario come garanzia che non scedenderemo sotto questi.  Il meccanismo della forchetta di spread è a tutela dell’investitore e risponde proprio all’esigenza di trattar e anche ilpiccolo risparmiatore alla stregua di un investitore istituzionale per offrirgli il rendimento più prossimo a quello del secondario Al momento in cui lui entra in possesso dei titoli, e non un mese prima come avremmo altrimenti dovuto fare per inserire il valore nel prospetto informativo  La chiusura anticipata è a vantaggio di chi ha sottoscritto perchè gli evitiamo un riparto  ancora maggiore”.

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