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Sull’inchiesta su Renzi e la ‘soffiata’ a De Benedetti adesso indaga Perugia

Posted by fidest press agency su sabato, 3 febbraio 2018

tribunaleLa verità giudiziaria sull’acquisto delle azioni delle banche popolari, operato dall’ex presidente del gruppo Espresso, Carlo De Benedetti, dopo aver saputo dall’ex premier, Matteo Renzi, dell’imminente decreto che le trasformava in Spa, non è più soltanto nelle mani del pm Stefano Pesci e del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone.Ora è anche nelle mani della procura di Perugia, guidata da Luigi De Ficchy. Il Fatto è in grado di rivelare che la procura perugina – dopo l’esposto presentato da Elio Lannutti, presidente onorario dell’Adusbef, oggi candidato per il M5S – ha aperto un fascicolo per verificare se, da parte dei magistrati romani che hanno condotto l’inchiesta, vi siano stati comportamenti od omissioni che integrino ipotesi di reato. E, per verificarlo, risulterà indispensabile valutare gli atti dell’intera vicenda che ha portato la procura di Roma a chiedere l’archiviazione del broker Gianluca Bolengo. Parliamo dell’uomo che, per conto di De Benedetti, il 16 gennaio 2015, investiva 5 milioni in azioni delle banche popolari, con un profitto di 500mila euro. Bolengo viene intercettato mentre De Benedetti gli chiede: “Salgono le popolari?”. Il broker gli risponde: “Sì, se passa un decreto fatto bene, salgono”. E De Benedetti: “Passa, ho parlato ieri con Renzi, passa”. E l’investimento parte all’istante.Da questa conversazione nasce l’informativa della Consob – trasmessa anche al Nucleo speciale di polizia Valutaria della Gdf – che porta la procura di Roma ad aprire il fascicolo. Bolengo viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di ostacolo alla vigilanza. Ed è l’unico. La procura di Roma – che sceglie di affidare le indagini a due periti e non alla Gdf – non iscriverà mai Renzi e De Benedetti nel registro degli indagati: sono stati entrambi sentiti come persone informate sui fatti. Fin qui, la cronaca dell’inchiesta romana. Sulla vicenda, però, interviene ora la procura di Perugia.I pm del capoluogo umbro non entreranno, come ovvio, nel merito delle indagini condotte dai colleghi romani: non è uno scontro tra procure. La procura di Perugia intende verificare se i pm capitolini, nell’istruire il fascicolo, abbiano commesso reati oppure no: è l’unica competente a indagare sui colleghi della capitale. E l’esposto presentato da Lannutti ha espressamente chiesto al procuratore De Ficchy di “valutare e/o indagare circa la sussistenza degli estremi per avviare un procedimento per responsabilità penale o civile nei confronti dei magistrati” che hanno indagato sul caso Renzi – De Benedetti. Il motivo: ricevuta dalla Consob l’informativa sulla vicenda, la procura di Roma avrebbe aperto un fascicolo modello 45, ovvero quello per degli “atti per le notizie non costituenti notizia di reato”. Una procedura, denuncia Lannutti, “espressamente vietata dal codice penale e da una circolare del ministero della Giustizia”.Al Fatto risulta che ieri Lannutti è stato sentito dalla procura di Perugia, proprio in merito al suo esposto, confluito nel fascicolo appena aperto. Un fascicolo che, per il momento, non vede alcun indagato, ma di certo dimostra un fatto: la Procura di Perugia sta indagando su eventuali reati commessi dai pm romani. Una notizia esplosiva. A poche settimane dalle elezioni, peraltro, rischia di produrre un effetto collaterale. Essere strumentalizzata a fini politici: Lannutti, infatti, è oggi candidato alle elezioni per il M5S. I fatti però raccontano altro. Fu proprio Lannutti, nel gennaio 2015, non appena la vicenda Renzi – De Benedetti venne alla luce, a chiedere alla procura di Roma d’indagare. Parliamo di ben tre anni fa. Ha proseguito con l’esposto inviato a Perugia.Al di là delle strumentalizzazioni, piuttosto, siamo dinanzi a una vicenda che ha necessità di essere chiarita il prima possibile. In primo luogo perché l’inchiesta riguarda la più importante procura italiana. Infine perché s’intreccia – inevitabilmente – con un caso unico nella nostra storia: il patron del principale gruppo editoriale italiano scoperto a investire i propri soldi dopo aver ricevuto informazioni, su un imminente decreto, dal presidente del Consiglio in persona. Se esistono altre verità da scoprire, questa volta, toccherà svelarle ai pm di Perugia. (fonte: blog 5 stelle)

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Le «grandi coalizioni» dalla Germania all’Italia?

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

renzi-berlusconiIn questi giorni alcuni commentatori politici italiani hanno inteso associare l’accordo Merkel-Schulz in Germania con quanto potrebbe accadere in Italia se i partiti e le loro coalizioni non raggiungessero la maggioranza per governare. Il plauso di Gentiloni, per questa intesa, non ha fatto altro che avvalorare tale linea di pensiero. In effetti è un discorso, sia pure sotto tono, che è stato affrontato già da tempo sia da Berlusconi sia da Renzi. Se tale possibilità non si appalesa chiaramente è perché i due soggetti interessati sono convinti che se lo facessero in piena campagna elettorale otterrebbero una reazione tra gli alleati di segno negativo e tale da mettere in forse ogni possibilità che si possa al momento opportuno concretizzare. L’idea non è peregrina. Tutt’altro. Se stiamo alle intenzioni di voto che rilevano i vari sondaggisti noi ci troveremo con una coalizione di centro destra che al massimo spunterà un 35% di voti mentre quella del PD di Renzi non supererebbe il 20%. Sommati i due risultati ci permetterebbero d’avere anche in Italia una “grande coalizione” (che per noi si tradurrebbe in un inciucio) per governare il paese. Alla fine il grande sconfitto sarà il movimento 5Stelle anche se arrivasse al 35% dall’attuale 28% rilevato dai sondaggi odierni. Come si può logicamente dedurre il movimento di Grillo-Casaleggio-Di Maio e con loro gli italiani sono ad una svolta epocale per aprire la strada ad una nuova governance del Paese. Se falliscono si ritorna fatalmente al solito tran tran di questi ultimi decenni. E i numeri, per ora, non sono dalla parte grillina. E gli italiani se ne stanno rendendo conto? Ne dubito. (Riccardo Alfonso)

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“Elezioni anticipate? Tutto dipende dal Partito democratico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

pierluigi bersani.medium_300“Il Pd nel 2013 è risultato il secondo partito alle politiche dopo il Movimento 5 stelle, e che ha preso per pochi decimali il premio di maggioranza alla Camera: 130 deputati in più. E in questi quattro anni il Pd ha fatto tutto e il contrario di tutto. Ha iniziato Bersani con la sua corte ai grillini, poi abbiamo avuto Letta, poi Renzi che ha fatto fuori Letta, poi Renzi fatto fuori dal referendum, e adesso abbiamo Gentiloni”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a un incontro al “Caffè de La Versiliana”, a Pietrasanta (Lucca).“In Parlamento in questi giorni si sta discutendo di legge elettorale. Noi abbiamo presentato i nostri emendamenti per cambiare il Verdinellum o Rosatellum e per trasformarlo in sistema tedesco. Un sistema che in Germania funziona molto bene e che al momento in Parlamento sembra essere condiviso dalla stragrande maggioranza delle forze politiche.La nostra proposta, il modello tedesco, garantisce rappresentanza e governabilità, e con la soglia al 5% darà anche un piccolo premio di maggioranza alle forze politiche che la supereranno. Penso sia una proposta equilibrata.Tra lunedì e martedì ci saranno incontri a livello parlamentare tra le forze politiche per confrontarsi e provare a trovare una sintesi. Sono fiducioso. Si incontreranno Renzi e Berlusconi? Ah, saperlo…”.

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Debito pubblico record

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

Banca d'Italia“Ultime notizie dal debito: abbiamo raggiunto il record di sempre, 2.260 miliardi di debito. E riferito a Renzi-Gentiloni in 1.140 giorni dei loro governi più 153 miliardi, vale a dire 134 milioni al giorno”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Dobbiamo dire grazie a Renzi, a Gentiloni e soprattutto a Padoan. Quel Padoan che fin dall’inizio ha detto che avrebbe ridotto il debito e che con una faccia di bronzo, mai vista nella storia del Ministero dell’economia e delle finanze, ha detto e continua a dire che il debito diminuirà l’anno prossimo. Oggi abbiamo la certezza: con Padoan ministro il debito è aumentato di 153 miliardi in 1.140 giorni, 134 milioni al giorno. Grazie Padoan, grazie Renzi, grazie Gentiloni”.

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“Pessime notizie da Bruxelles per il governo Gentiloni-Renzi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 maggio 2017

european commissionDichiara l’onle Renato Brunetta: “Nelle stime economiche prodotte oggi dalla Commissione Europea vi sono elementi di grande preoccupazione per il futuro dell’Italia. Si evidenzia un chiaro distacco della nostra economia e della nostra società dall’Europa. Non deve consolare il fatto che miglioriamo di qualche frazione di punto il deficit.Guardiamo alla crescita. Siamo l’unico Paese che rimane sotto l’1% nel 2017 e siamo in ogni caso fanalino di coda, distanti 0,8 punti percentuali dalla media. E rimaniamo fermi mentre tutta l’Europa ha una revisione al rialzo. Guardiamo al mercato del lavoro: rimaniamo all’11,5 per cento di disoccupazione mentre nell’eurozona la media scende sotto il 9 per cento nel 2018 recuperando i livelli pre-crisi e nell’Unione Europea scende sotto l’8 per cento.E questo nonostante il Jobs Act e tutte le risorse finanziarie usate. Guardiamo al debito pubblico: altro che discesa risolutiva. Rimaniamo al 133 per cento, e da lì non ci muoviamo nonostante tutti i fantasiosi programmi di privatizzazione che ci vengono ogni giorno illustrati. E’ tempo di rimettersi in cammino veramente con un programma di riduzione delle tasse, di riduzione della spesa pubblica, di investimenti pubblici e privati, di eliminazione di tutte le burocrazie inutili, di promozione dell’occupazione, un programma che questo governo non ha saputo fare. Ora solo il centrodestra unito, con un programma di forti riforme strutturali per liberare l’economia e di azioni per sostenere la coesione sociale e dare nuovo vigore ai redditi degli italiani, può offrire una nuova speranza alle imprese e ai cittadini italiani”.

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“L’azione di governo delle sinistre, prima con Renzi e adesso con Gentiloni, è stata ed è totalmente fallimentare”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

palazzo chigiCosì Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”.“La riforma costituzionale è stata nettamente bocciata; la loro legge elettorale, l’Italicum, è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta; con il Jobs Act si sono buttati a mare 20 miliardi senza creare alcun nuovo posto di lavoro; con gli 80 euro hanno speso 10 miliardi all’anno lasciando consumi e crescita al palo; la Buona Scuola ha creato solo caos tra docenti, studenti e famiglie; Pubblica amministrazione? ‘riforma’ affossata dal Consiglio di Stato e dalla Corte costituzionale, con parallela resa al sindacato; banche: dopo il fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, 150.000 truffati e 4 decreti, per salvare Mps e mettere in sicurezza il sistema sono serviti 20 miliardi; siamo assediati dall’immigrazione clandestina; abbiamo più tasse, più debito, più deficit e nessuna spending review: la pressione fiscale in Italia è aumentata e continuerà ad aumentare con la ‘manovrina’. Queste sono considerazioni da guerra civile. Hanno fatto deragliare un intero Paese.
L’esecutivo Gentiloni dovrà coprire, entro metà aprile, i 3,4 miliardi di ‘buffi’ lasciati da Renzi, pena una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea. E poi abbiamo la maxi-manovra autunnale: 20-30 miliardi per annullare le clausole di salvaguardia e per mettere pezze alle sciagurate politiche economiche di questi ultimi tre anni. Renzi, Padoan e Gentiloni hanno distrutto tutto, hanno devastato l’Italia. È il PdR (il Partito di Renzi) il problema del Paese, non la soluzione. Questo gli italiani lo sanno bene”.

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Lettera Ue sui conti pubblici: sono le marchette di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

pier-carlo-padoan“In merito alla risposta che il nostro governo dovrà dare alla lettera dell’Unione europea sui conti pubblici, leggendo l’ineffabile Padoan non si capisce assolutamente nulla. Lui dice che l’esecutivo agirà, ma dice anche che si terrà conto delle circostanze eccezionali. Ricordo all’ineffabile Padoan che le circostanze eccezionali sono già state considerate, e che nell’ultima legge di bilancio, che lui ha fatto, per il terremoto ci sono 600 milioni. Questa correzione di due decimali, 3,4 miliardi di euro, non c’entra nulla con le circostanze eccezionali, c’entra invece con le marchette di Renzi e di Padoan del governo Renzi-Padoan. Quindi stiamo parlando delle marchette, di come tagliare le marchette, e per favore non si dicano cose indecenti come quella di richiamare le tragedie recenti per giustificare le marchette di Renzi finalizzate a comprarsi il consenso al referendum. Gli è finita male, continuerà peggio”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.

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Renzi: Giano bifronte

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

boccia“Le dimissioni di Renzi da premier? Io, un po’ di tempo fa, avevo capito che se fosse andato male il referendum, lui avrebbe lasciato la politica, e mi pare fosse anche in compagnia”. Così Francesco Boccia, deputato PD, oggi al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. Lei come prese quella decisione? “Io gli dissi che non era necessario, gli dissi: se ammetti di aver fatto un errore puoi tornare indietro, fai il semplice iscritto, porti l’acqua…” Domenica però si è dimesso. “Da premier si. Ma le uniche dimissioni, che ha il dovere di dare sul piano politico, sono quelle di segretario politico del PD. Era premier in quanto segretario del PD – ha detto Boccia a Rai Radio1 -, altrimenti non avrebbe fatto il Presidente del Consiglio”. Ma lei è l’unico del PD a fare questa richiesta. “Penso che sarà inevitabile che nelle prossime ore aumenterà. Domani c’è la direzione PD e se ne parlerà”. E se domani Renzi non si dimetterà? “Vorrà dire che è rimasto attaccato alla poltrona”. Insieme a Renzi, chi dovrebbe dimettersi nel PD? “Credo che lui e tutto il gruppo dirigente che ci ha portato sugli scogli debbano liberare il partito per consentire al PD di confrontarsi. Se Renzi vorrà ricandidarsi, come ogni iscritto, si fa il prossimo congresso”. Quindi, se non vorrà ricandidarsi, Renzi potrebbe anche non dimettersi? “In questo caso potrebbe gestire il passaggio verso il congresso, che si dovrà tenere presto, a gennaio o febbraio”, ha concluso a Un Giorno da Pecora il deputato PD. (foto: boccia)

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Gli errori di Berlusconi e Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

renzi-berlusconiChe errori. Sarà che un po’ si somigliano, ma in questa concitata fase pre-referendum, Berlusconi e Renzi stanno sbagliando in perfetta sincronia. E a far loro prendere delle cantonate è, more solito, l’ego ipertrofico di cui sono entrambi ampiamente dotati.Clamoroso – ma non inaspettato, almeno per noi – è il comportamento del fondatore di Forza Italia nei confronti di Parisi e Salvini. Dopo averlo investito di un ruolo improprio – una sorta di amministratore delegato con poteri da commissario per dare una sistemata all’ormai polverizzata Forza Italia – il Cavaliere ha mollato da un giorno all’altro l’ex candidato sindaco a Milano, accusandolo di non avere buoni rapporti con il leader della Lega. Ora, Parisi non manca di difetti, ma quello che gli imputa Berlusconi non solo non esiste, ma è addirittura un pregio. Il Cavaliere, prigioniero della sua mitologia, crede che sia possibile e opportuno rieditare per l’ennesima volta il vecchio centro-destra, con Lega e Fratelli d’Italia a fare da ancelle di Forza Italia. Peccato che nel frattempo siano successe un po’ di cose: Berlusconi ha raggiunto la bella età di 80 anni ed è agli occhi degli italiani, a cominciare da quelli che lo votarono, irrimediabilmente un uomo del passato; il partito berlusconiano esiste solo nei gruppi parlamentari ma si è frantumato nel Paese; la Lega ha una consistenza elettorale pari se non superiore a quella di Forza Italia; la linea politica del duo Salvini-Meloni è ormai del tutto populista-lepenista; con la consacrazione dei cinquestelle, il sistema politico non è più bipolare ma tripolare. Tutte cose che da un lato rendono improbabile, per non dire impossibile, che si possa ricostruire l’alleanza che un tempo fu vincente, tantomeno se pensata ancora a trazione berlusconiana, e che dall’altro fanno sì che comunque l’eventualità andrebbe scartata, sia perché perdente e sia perché destinata a non poter governare.Dunque, in questo quadro, l’annuncio di Salvini di volersi candidare premier dopo essersi messo alla testa di un “nuovo” centro-destra frutto di una sorta di opa della Lega su Forza Italia, avrebbe dovuto rappresentare il classico cacio sui maccheroni per Berlusconi, e di conseguenza per Parisi. La risposta a Salvini non avrebbe potuto che essere una pernacchia, e un rafforzato endorsement nei confronti di Parisi per costruire un soggetto politico nuovo, liberal-popolare, capace di parlare non alla nomenclatura residuale bensì al popolo dei moderati che a suo tempo aveva consentito a Berlusconi di stare al governo dieci anni. Ma si sa, Berlusconi non è mai stato uno lungimirante e generoso, politicamente parlando. Ed è per questo che, dimostrando ancora volta (per chi aveva bisogno di ulteriori conferme) di non prevedere eredi, il Cavaliere non ci ha pensato due volte a sacrificare Parisi per provare ad agire con il tribuno lepenista in una logica di scambio. Sbagliando due volte: una nel pensare che quella sia la giusta mossa, e due nel credere che con Salvini funzioni. E questo dopo aver appena pronunciato, in un’intervista al Corriere della Sera, parole più che sensate sulla sua collocazione politico-culturale, tanto più perché pronunciate subito dopo la vittoria di Trump negli Stati Uniti, quando ha precisato di non considerarsi di destra, e di non avere quindi intenzione di “interpretarla”, ma di avere invece l’ambizione di “rappresentare un centro liberale e popolare, nel quale confluiscano le migliori tradizioni politiche italiane”, dai cattolici ai socialisti riformisti, dai repubblicani ai liberali. Peccato: analisi giusta, comportamento sbagliato.Detto questo, una parte non piccola di responsabilità ce l’ha pure Parisi, che ha creduto che davvero Berlusconi gli avrebbe consegnato le chiavi di casa e così si è lasciato etichettare come “erede designato” nonostante qualcuno – noi, per esempio (vedi TerzaRepubblica del 17 settembre : http://www.terzarepubblica.it/newsletter/20160916-newsletter-n37/) – lo avesse vivamente sconsigliato. Ora non gli rimane che imboccare la strada a suo tempo suggeritagli, quella di un’iniziativa autonoma rivolta agli elettori e non ai partiti del vecchio centro-destra, meno verticistica e più permeata dello spirito di voler creare una classe dirigente e non una leadership a tavolino, ma certo questo incidente di percorso finirà per pesare.Berlusconi, peraltro, non si è limitato a voltare la spalle a Parisi e a confessare di essere senza eredi (meno male), ma se n’è uscito con una riedizione del suo battesimo politico al presidente del Consiglio – “oggi l’unico leader è Renzi” – cosa che aveva ripetutamente fatto dopo l’arrivo a palazzo Chigi del giovane democristiano prestato alla sinistra, salvo poi zittirsi fino al punto di non ascoltare il suggerimento di Confalonieri di schierarsi a favore del Sì nel referendum. Ora questo ritorno di fiamma, che molti interpreteranno come una conferma di un pensiero diffuso, e cioè l’ammissione di preferire sotto sotto la vittoria del Sì – ma non è detto che questo giovi alla causa renziana – ha spinto Renzi a commettere a sua volta un errore esiziale: sconfessare in via preventiva l’unica mossa politica sensata possibile per il dopo referendum, sia che vinca il Sì come il No. Parliamo di una nuova maggioranza comprendente Pd e Forza Italia che gestisca l’ultima fase della legislatura, figlia di un “patto del Nazareno” fatto alla luce del sole (non inciucista come quello precedente) e con la dichiarata finalità di sbarrare la strada a Grillo, unendo e non contrapponendo le forze riformiste e moderate. Naturalmente un patto che riveda radicalmente la legge elettorale, togliendo a Renzi l’illusione che in un ballottaggio con un pentastellato possa uscirne vincitore e a Berlusconi l’insana idea di poter ricreare un centro-destra competitivo sia con Renzi che con Grillo. Uno scenario che noi riteniamo sia più probabile, o se si vuole meno problematico, realizzare con una vittoria del No – proprio perché Renzi sarebbe costretto a battere quella strada, pena la sua sconfitta politica definitiva – ma che andrebbe perseguito anche nel caso prevalgano i Sì. Certo, l’essere tornato da parte di Renzi ad alimentare l’ossessione del 4 dicembre – in realtà non ha mai smesso di personalizzare il referendum, neppure quando ha accennato ad una autocritica sul punto – e per di più toccando tasti pericolosi non meno dei fili dell’alta tensione, come la polemica in Europa, non giova. Non solo per le conseguenze negative immediate – vedi il rialzo dello spread, ormai oltre quota 180 e avviato a raggiungere i 200 punti negli ultimi giorni della campagna elettorale – ma anche e soprattutto perché non si chiuda l’unica via d’uscita che la legislatura ha per sopravvivere e dare qualche frutto dopo l’assurda sospensione della vita (non solo politica) nazionale nel corso di quasi tutto il 2016.Tuttavia, la politica è l’arte del possibile, e non sarebbe certo la prima volta, e neppure l’ultima, che si cambi idea in corso d’opera per rimediare a degli errori e rendere praticabile ciò che fino ad un minuito prima sembrava impossibile. Tantomeno sarebbe un problema per Berlusconi e Renzi, così uguali nell’essere pervicacemente bugiardi, cambiare idea facendo finta di niente. Se lo facessero, una volta tanto sarebbe utile. (By Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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I mille giorni di Renzi e gli italiani del disagio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2016

camera deputati“Siamo a mille giorni del governo Renzi, i mille giorni di governo di questo signore che non ha mai vinto le elezioni e che è diventato presidente del Consiglio con una congiura di palazzo. Se noi chiediamo agli italiani: state meglio ora o mille giorni fa? La stragrande maggioranza direbbe: no, stavamo meglio o meno peggio mille giorni fa”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a TgCom24.“È aumentata la disoccupazione giovanile, è aumentata la povertà, è aumentato il deficit, è aumentato il debito, è aumentato il caos. Promesse, promesse, promesse. Sono aumentate le delusioni perché Renzi continua a promettere tutto proprio per compensare la sua mancanza di legittimazione democratica, perché non ha mai vinto alle elezioni. Ha dato gli 80 euro di qua, i 500 euro ai giovani di là. Le promesse ai pensionati che poi non ha mantenuto. Adesso va in giro forsennatamente per l’Italia – cinque, sei, dieci incontri al giorno – promettendo tutto a tutti: assunzioni nella pubblica amministrazione che non può fare, sgravi fiscali nel Mezzogiorno che non ha messo in legge di bilancio. Ormai gli italiani non ne possono più di lui, della sua arroganza, delle sue promesse. Ma non ne possono più neanche in Europa, è diventato una macchietta. Fa Ventotene, porta la Merkel a visitare la Ferrari, poi batte i pugni, ma tanto nessuno se lo fila più in Europa. Dice di mettere il veto ma non ha il potere di mettere il veto in queste applicazioni di bilancio, infine si astiene. È una macchietta che in mille giorni ha deluso gli italiani, ha prodotto più crisi, più malessere, non ha risolto alcuno dei problemi e ha concentrato le sue risorse, del Parlamento, della vita politica italiana su due schiforme, la legge elettorale che lui stesso ha buttato via dieci giorni fa per ragioni interne di partito, e l’altra che sarà bocciata sonoramente dagli italiani. Abbiamo perso tempo”.

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Oggi sono mille giorni di governo Renzi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2016

renato-brunetta“Mille e non più mille, oggi sono mille giorni di governo Renzi, mille giorni di nulla, mille giorni di marchette, chiamiamole con il loro nome, vale a dire di spesa pubblica finalizzata unicamente a comprarsi il consenso della gente”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Mille giorni di deficit, mille giorni di debito, mille giorni in cui è aumentata la povertà, in cui è aumentata la disoccupazione giovanile, mille giorni di caos in Europa, di caos a livello internazionale, mille giorni in cui l’Italia ha finito per non contare più nulla. Mille giorni di disastro economico, l’Italia fanalino di coda per quanto riguarda la crescita, l’Italia ormai ridicola a livello internazionale. Renzi toglie le bandiere dell’Europa da dietro le spalle, però alla fine dice sempre e comunque di Sì all’Europa e obbedisce. Mille giorni e non più mille perché il 4 di dicembre Renzi se ne andrà a casa, perché il 4 dicembre vincerà il No, lo dicono tutti i sondaggi che danno i No in incremento: c’è una distanza media di sei, otto punti che ci consente di dire con relativa tranquillità, andate a votare tutti, a votare per il No”.

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Stati Uniti d’Europa: Renzi e Hollande si sveglino

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2016

hollandeParole forti pronunciate dal Governo italiano nei confronti di eventuali contestazioni europee alla proposta di bilancio per il 2017. Si rischia la fine dell’ Unione europea, dice il ministro dell’Economia, Carlo Padovan, mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rimprovera la Ue di chiudere gli occhi sulle palesi violazioni di alcuni Stati europei sui migranti e la chiusura delle frontiere (es. Ungheria) o sull’eccesso di surplus economico (Germania), mentre li tiene ben aperti sul nostro Paese. La questione riguarda il deficit, previsto dal nostro Governo, che dovrebbe attestarsi sul 2,3% invece del 2,2% concordato. E’ il “Patto di Stabilita”, previsto dagli accordi di Maastricht, fanno sapere da Bruxelles, sede della Commissione europea. Gia’, ma tali accordi risalgono al 1992, tempi preistorici e, comunque, i trattati si possono sempre modificare. E’ questo che dovrebbero fare il presidente francese Francois Hollande, (deficit previsto della Francia al 3,4% per quest’anno, quindi anch’essa sotto osservazione) e il nostro presidente Matteo Renzi. Inutile prendersela con i burocrati europei, costoro eseguono le disposizioni comunitarie, dettate in primis dal Consiglio europeo. Hollande e Renzi dovrebbero riportare la politica europea all’obiettivo principale: il benessere dei cittadini europei. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il filo che collega Gelli a Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2016

giannulibroDi Aldo Giannuli. 43 anni fa il maestro venerabile della loggia P2 Licio Gelli ordinò che si scrivesse uno studio di riforma della Costituzione e delle istituzioni. Era lo schema R, che dopo verrà trasformato nel Piano di Rinascita Democratica. Per la verità lo schema R, molto meno conosciuto del piano di Rinascita Democratica, era molto più radicale e più esplicito e presenta singolari analogie con il piano di riforma costituzionale voluto da Renzi. Non sto dicendo che c’è una prosecuzione della P2 di cui Renzi farebbe parte, non è questo, io sto dicendo soltanto una cosa con questo libro: che c’è una cultura politica che ha messo radici in questo Paese, che avuto in Licio Gelli il suo promotore, e che poi ha continuato a farsi strada un po’ per volta conquistando anche settori di sinistra fino a imporsi. Prima con la riforma elettorale del 1993 che ha travolto il sistema proporzionale e con esso i partiti organizzati sul territorio, e dopo ha creato man mano nuovi partiti sotto forma di club riuniti intorno a una corte personale, come quella di Arcore o adesso quella del Giglio magico di Renzi. Per Renzi, come per Gelli, si vota non tanto per eleggere un Parlamento quanto per eleggere il governo, che è quasi un dittatore temporaneo che opera senza limiti. Forse Renzi, che è uomo più di azione che di pensiero, più d’istinto che di studio, non è consapevole di questa somiglianza fra il suo progetto è quello della P2. Restano però le incredibili similitudini e restano soprattutto tre elementi di forte analogia fra quello che è stato la P2 è l’attuale fenomeno del Giglio magico: in primo luogo una cultura politica con molti elementi di contatto; in secondo luogo la comune origine sociale e geografica dei due movimenti che si presentano come fenomeni toscani legati al giro delle piccole banche in conflitto gellicol grande capitale (vorrei ricordare che la banca dell’Etruria nacque su impulso proprio di Licio Gelli nel 1971); e in terzo luogo, un giro di amicizie anche non italiane, fra cui si annoverano molti amici israeliani, la destra repubblicana americana e in particolare Michael Ledeen, personalmente vicino alla P2 e oggi molto amico di uomini della giro stretto renziano.E sulla base di queste similitudini, io credo che si possa dire che c’è un filo che forse inconsapevolmente porta da Gelli a Renzi passando per Berlusconi. Quello che è comune al progetto di Gelli e al progetto di Renzi è una cultura politica di base che vede come centrale il governo, a scapito del Parlamento e del potere giudiziario. si immagina un governo che sia l’unico elemento decisore, con un Parlamento -e quindi di riflesso con una minoranza una opposizione ridotta ai margini- e con un potere giudiziario sempre più condizionato. Un potere privo di controlli o comunque con controlli assai ridotti, e a loro volta condizionabili.Si dice che la riforma di Renzi sia una riforma di tipo presidenziale: è vero solo fino a un certo punto. Perché gli Stati Uniti hanno un ordinamento presidenziale che sicuramente privilegia l’esecutivo rispetto al Parlamento, ma che ha molti contrappesi, ha molti meccanismi di limitazione del potere, che invece nella riforma renziana scoloriscono sempre di più. In secondo luogo, vorrei ricordare una cosa: io non credo che questa riforma sia il punto di arrivo, io credo che questa riforma sia semplicemente la premessa per la nuova riforma. L’azzeramento sostanziale del Senato, insieme ad altre norme, rende di fatto molto più facilmente aggirabile l’articolo 138 che è quello sulla revisione costituzionale, e nello stesso tempo serve a riscuotere attraverso il referendum un via libera per un’ulteriore revisione della Costituzione.Quello che sarà in pericolo, se dovesse vincere il sì, è tutta la prima parte della Costituzione della quale la banca americana JP Morgan ha chiesto esplicitamente il superamento, perché concede troppi diritti e troppe libertà ai governati. Per una volta la propaganda del sì non dice completamente una bugia quando dice “la riforma attendeva da 40 anni”, effettivamente attendeva da 40 anni. Ma chi la attendeva?
Ad attendere quella riforma da 40 anni c’era la P2 e suo piano di rinascita democratica, che risale appunto a 40 anni fa. Non certamente l’opinione pubblica o i lavoratori di questo paese. (fonte: blog 5 stelle di Grillo) (foto: giannulibro)

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Referendum governo Renzi Boschi

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

maria elena boschiIl ministro per le Riforme e per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, tornata dal suo tour (spesato dai contribuenti italiani) in Sud America tiene ad informarci che il suo primo dovere è quello di informare i cittadini”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Certamente, gentile ministra. Ma informare non in maniera faziosa e distorta, come invece state facendo da mesi e mesi. Il governo, se fosse degno di questo nome, dovrebbe essere super partes proprio per il rispetto che si deve ai cittadini. Il governo è il governo di tutti gli italiani, non solo di chi l’ha votato (non è il caso di questo esecutivo) o di chi si riconosce in una determinata parte politica che pro tempore occupa le stanze di Palazzo Chigi. Ma Matteo Renzi e Maria Elena Boschi fingono di non saperlo, e vanno avanti per la loro strada. Ancora per poche settimane, poi prenderanno la via che li riporterà a Firenze…”, conclude.

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M5S Lombardia: La riforma Renzi – Boschi – Verdini – JP Morgan va respinta con ogni mezzo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2016

regione lombardiaVoto favorevole del M5S alle mozioni che impegnano la Regione Lombardia all’impugnazione della legge di riforma della Costituzione davanti alla Corte Costituzionale se il referendum costituzionale passerà. Eugenio Casalino, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “La riforma Renzi – Boschi – Verdini – JP Morgan va respinta con ogni mezzo. Il nostro voto è un no al referendum, no a una Costituzione riscritta e votata tra mercimoni, scambi, ricatti e trasformismi. Non è tollerabile che un Parlamento illegittimo con un vero e proprio atto eversivo imposto dal Governo pretenda di riformare la Costituzione cambiandone 47 articoli dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato che la legge elettorale ledeva gravemente i principi di rappresentanza democratica e che il Parlamento doveva occuparsi di attività ordinaria”.

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La paura di Renzi e quella della Raggi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2016

machiavelliQualcuno ha definito Renzi una sorta di erede di quel Machiavelli, di origine toscana, che ha lasciato passare, dalla generazione del suo tempo sino ai giorni nostri, l’idea di un personaggio che non avesse scrupoli pur di predicare il culto del potere a qualsiasi prezzo. E questa spregiudicatezza renziana è il frutto maturo delle sue paure e l’ambito posto a palazzo Chigi ha un valore troppo alto per perderlo. Per contro preferisce allontare questo suo assillo scaricando sugli altri l’ombra nefasta della paura. In questo senso se la prende con la Raggi rea di aver detto no alle Olimpiadi di Roma del 2024. Finge, innanzitutto, d’ignorare che tutta la campagna elettorale dell’attuale sindaco di Roma, a costo di diventare impopolare, è stata imperniata sul suo No alle Olimpiadi e brucia a Renzi il fatto che nonostante questa scelta azzardata il suo successo elettorale è stato quasi plebiscitario. Non può certo Renzi capire la ragione che a valle ha convinto i romani a questa rinuncia. Sono i debiti del comune di Roma che più volte ha rischiato il fallimento e che oggi li stanno pagando tutti gli italiani e per i romani è il doppio con l’addizionale Irpef al massimo del prelievo. In questo caso le Olimpiadi avrebbero fatto la fortuna di chi è già ricco ma avrebbe affossato chi è già povero togliendo risorse a molti servizi utili per la città. Dimentica forse Renzi che se vi è un disservizio nel servizio trasporti la causa è anche quella che non si hanno soldi per comprare i pezzi di ricambio a centinaia di bus fermi nei depositi per guasti vari, dimentica Renzi che taluni amici del suo partito hanno fatto parte di mafia Capitale rendendo impossibile una seria politica per ripulire Roma dai rifiuti. Dimentica Renzi che sono stati anche gli amministratori del suo partito a non muovere un dito per evitare le periodiche inondazioni di alcuni quartieri romani dopo le forti piogge. Allora Renzi si renda conto che ci vuole molto coraggio per diventare sindaco di una città così disastrata e con un debito da capogiro e con una povertà sempre più marcata. Renzi si tenga pure le sue paure e non si metta, anche in questo caso, a fare lo scarica barile. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici della Fidest)

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Renzi e Padoan dilettanti allo sbaraglio

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2016

padoanDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Il Centro Studi Confindustria ha svelato i lati oscuri della politica economica del governo, i record che il presidente del Consiglio nasconde: aumento di deficit e debito.
Il deficit nel 2016 avrebbe dovuto chiudere a 0,9%, mentre finirà per chiudere, se va bene, al 2,4%, con un delta negativo di 1,5 punti di Pil. E il debito pubblico a luglio ha segnato il record di 2.252 miliardi, con un aumento rispetto a febbraio 2014, quando Renzi si è insediato a Palazzo Chigi, di 145 miliardi. Ne deriva che Renzi e Padoan, che da trenta mesi vanno dicendo che con loro il debito diminuisce, hanno mentito e mentono sapendo di mentire. Questi numeri non si possono ignorare.Confindustria, poi, ha confermato un altro misfatto del governo Renzi, che noi denunciamo da mesi: i dati del governo sulla crescita sono gonfiati. Il Pil italiano nel 2016 sarà pari a mezzo punto percentuale in meno rispetto alle previsioni che il Governo aveva stimato nel Documento di economia e finanza di aprile (+1,2%). Se a questo si aggiunge un tasso d’inflazione pressoché pari a zero, di gran lunga inferiore al +1% stimato dall’esecutivo ad aprile, ne deriverà una crescita nominale (crescita reale più inflazione) del +0,7%: meno di un terzo delle ottimistiche previsioni primaverili di Renzi e Padoan (2,2%).Questa revisione al ribasso del tasso di crescita implicherà una ulteriore revisione al rialzo del rapporto deficit/Pil e debito/Pil per il 2016. Di conseguenza, per poter rispettare gli impegni presi con Bruxelles, a ottobre servirà una manovra correttiva di circa 30 miliardi di euro”.

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“Sicilia sanità, Musumeci: Scelta sbagliata dell’asse Renzi-Crocetta”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

sicilia-regione-default-120718100156_big“È una scelta politica sbagliata quella voluta dai governi a guida Pd di Roma e Palermo per privare intere aree dell’Isola del diritto alla sicurezza sanitaria”. A dichiararlo il deputato dell’opposizione all’Ars Nello Musumeci.“In particolare, basterebbe guardare una cartina geografica – rileva Musumeci – per capire come, dopo il riordino del Piano sanitario, diversi ospedali dell’entroterra e i bacini circostanti resterebbero tagliati fuori da ogni rete di emergenza e urgenza. Come si fa, ad esempio, a sopprimere i Pronto soccorso in strutture che da decenni assicurano un servizio efficiente e insostituibile a livello regionale? Come si fa a non capire che in questa proposta del governo Crocetta non c’è alcuna sinergia tra ospedale e territorio?”
“Ho già inviato all’assessore Gucciardi una nota di protesta – conclude l’esponente dell’opposizione – proponendo di modificare la Rete. Lo farò ancora in commissione Sanità e in Aula, con la nostra ferma e convinta opposizione. Questo ulteriore scippo a danno dei territori “non raccomandati” non può essere tollerato”.

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Referendum: Renzi si gioca la credibilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2016

la-costituzione-della-repubblica-italiana“Parlando al Forum Ambrosetti oggi Renzi ha detto che se vincerà il si ci sarà una semplificazione che ‘non toccherà nessuno dei pesi e contrappesi’ del nostro sistema costituzionale. Niente di più falso, in quanto la ‘semplificazione’ di cui parla il Premier, che si integra con le modifiche connesse al nuovo sistema elettorale per la sola Camera dei deputati, altro non è che un cambiamento surrettizio della forma di governo che, con il tempo, porterebbe ad una sorta di ‘Premierato assoluto'”. Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Un modello, quello dell’uomo solo al comando – continua -, che, come sottolineato da diversi esperti in materia, diventerebbe preoccupante nella misura in cui risulti privo degli idonei contrappesi, la cui mancanza è aggravata proprio dall’Italicum”.
Brunetta evidenzia come “Dovrebbe infatti sollevare più di una preoccupazione il fatto che il nuovo sistema conceda il premio di maggioranza ad una sola lista, e che la Camera, con i suoi 630 deputati, possa senza difficoltà decidere, a maggioranza -nelle mani del leader del partito vincente (anche con pochi voti) nella competizione elettorale – in merito a tutte o quasi tutte le cariche istituzionali. Ne conseguono pertanto – prosegue – evidenti effetti collaterali negativi per il sistema di checks and balances: ne risente infatti l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale, del Csm. Il risultato è un sistema fortemente sbilanciato il cui pasticcio è davanti agli occhi di tutti. Più efficienza e miglior funzionamento non significano ‘maggiore velocità’, ma razionalità, responsabilità e tutela della rappresentanza delle istituzioni democratiche. La riforma del Governo, invece – conclude Brunetta –, stravolge l’impianto della Costituzione del 1948, ed affronta un momento storico difficile e una pesante crisi economica producendo un impatto indiscutibile e decisivo sulla partecipazione democratica, sul pluralismo istituzionale, sulla sovranità popolare, sulla rappresentanza”.

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Polemiche sessiste su Boschi e Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2016

maria elena boschirenzi“E’ esplosa in questi giorni la polemica sulla satira sessista, anche perché ha come oggetto privilegiato una delle ministre più influenti del Governo, intestataria della legge sulla riforma costituzionale e quindi leader naturale del prossimo Referendum, in cui lei rappresenta il sì per antonomasia. Bisogna riconoscere che la Boschi in questa legislatura ha colpito tutti, sostenitori ed avversari, fin dall’inizio, per la naturalezza e la competenza con cui si è mossa, nonostante la giovane età: perché è oggettivamente molto giovane nel ruolo che ricopre e l’inesperienza, tenuto conto che è alla sua prima esperienza parlamentare. La satira di questi giorni avrebbe potuto avere il semplice sapore di un complimento che si deve ad una donna giovane e bella, che comunque suscita una qualche invidia tra colleghe e colleghi, tra maggiorana di governo e opposizione sempre più agguerrita. Nessuno nega l’eleganza con cui ha affrontato questioni tutt’altro che facili e dinamiche relazionali più che complicate, quasi da missione impossibile, ma oggi nella prossimità del referendum bisogna attendersi che gli animi si surriscaldino e che tutti possano scivolare in una qualche gaffe, più o meno istituzionale”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Anche oggi c’è una vignetta che potrebbe essere interpretata in modo più o meno malevolo, o che più semplicemente potrebbe far sorridere i più. Tutti infatti sono convinti che una parte delle fortune del premier, almeno nei suoi rapporti con il Parlamento, sia dovuta al sodalizio strettissimo con la ministra Boschi, che per l’appunto è ministra dei rapporti con il parlamento. La vignetta non richiede né spiegazioni né apparati interpretativi complessi, mette insieme due persone che condividono il peso di una legislatura che sta andando sempre più in salita e che si sostengono reciprocamente. Nessuna malizia – prosegue Binetti – ma una battuta che rievoca quella di pochi giorni fa e accentua il senso della polemica nella satira politica. In realtà tra un Paese ancora in deflazione, come riportano le prime pagine dei quotidiani più attenti alla realtà economica e meno concentrati sul gossip, e i segnali d’allarme sempre più forti, su di una eventuale vincita del No al referendum, meriterebbero una riflessione più profonda e più concreta da parte del governo ora che le vacanze volgono al termine. Gli sforzi combinati del duo Renzi-Boschi dovrebbe dare al parlamento risposte assai più oggettive, realiste alla situazione economica del paese che appare tutt’altro che risolta, perché anche questo nfluirà moltissimo sull’esito del referendum. E a chi chiede che c’entri la riforma costituzionale con l’indice di deflazione diremo con tutta semplicità che agli italiani il secondo interessa più del primo perché è esattamente quello che percepiscono giorno per giorno. Quello con cui le famiglie dovranno fare i conti alla prossima riapertura delle scuole e si troveranno nell’impossibilità di affrontare i costi che comporta. Dovranno misurarsi con la frustrazione dei figli che non potranno soddisfare i loro desideri; con l’irritazione dei docenti che non avranno allievi con tutti i libri necessari fin dal primo giorno; con le bollette da pagare e con i redditi sempre più esigui. Il referendum – conclude Binetti – si vince o si perde anche su questo fronte di pura e semplice economia domestica, che non ha nulla di sessista, ma che rimanda alle preoccupazioni della famiglia media italiana”.

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