Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Problemi socio sanitari in Molise

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2011

“Oggi è stata presentata una interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro della salute ed al Ministro dell’economia, in merito allla grave situazione che affligge l’ospedale Caracciolo di Agnone” – cosi l’On.Anita DI Giuseppe (IdV) sui problemi socio sanitari in Molise – “A causa del piano di rientro del 2007  sono stati ridimensionati diversi reparti, è stato abolito il punto nascite, e di conseguenza si è registrata una progressiva emorragia di personale qualificato, primari, medici, infermieri, dirigenti amministrativi e personale specializzato; il numero di posti letto – prosegue il deputato IdV – è stato forzatamente ridotto a sole 40 unità nonostante la costante richiesta di ricoveri, puntualmente deviati su strutture private. La sanità molisana ha raggiunto alti livelli d’indebitamento proprio a causa di una dissennata gestione delle risorse finanziarie, spesso destinate al potenziamento della sanità privata a discapito di quella pubblica. Il ridimensionamento dell’ospedale di Agnone, non solo colpirebbe un’area montana in difficoltà dal punto di vista occupazionale, socioeconomico e dei servizi sanitari, provocando un ulteriore spopolamento di un territorio già drasticamente colpito dal fenomeno migratorio, ma sarebbe anche in netto contrasto con la Legge Regionale Molise n.15/2003 che in materia di servizi socio-sanitari, prevede, tra l’altro, parametri differenziati per le Aziende sanitarie locali operanti prevalentemente sul territorio classificato montano, proprio come è quello di Agnone. Insieme al Presidente Di Pietro, abbiamo interrogato i Ministri affinché si istruiscano tutte le procedure utili alla sopravvivenza dell’ospedale civile Caracciolo. Questa interrogazione  coinvolgerà anche il Commissario ad Acta per la Sanità molisana. Bisogna garantire il diritto alla salute dei cittadini – conclude l’On. Anita Di Giuseppe – cosi come sancito dall’Art.32 della nostra Costituzione, e l’ospedale civile di Agnone rappresenta un presidio sanitario fondamentale per adempiere tale principio.” (On. Anita Di Giuseppe)

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1° raduno di graduati.net

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2011

L’Associazione Idea Legalità, l’Agenzia giornalistica Fidest e il suo Centro studi  e graduati.net, per il prossimo mese di giugno a Roma, organizzano il 1° Raduno di graduati.net e presentano il nuovo soggetto culturale e politico “E’ Italia in movimento”. L’iniziativa intende prospettare le diverse problematiche attinenti la vita militare dal potenziamento dei reparti al Sud alla lotta alla criminalità organizzata ed ancora al controllo dei flussi clandestini nel Mediterraneo, alla stabilizzazione del precariato delle Forze Armante, al riordino delle carriere, al Riallineamento del personale militare arruolati ai sensi della Legge 958/86, all’estensione del diritto di associarsi liberamente per tutti gli operatori della difesa, alla loro sindacalizzazione, al  Mobbing e sottoimpiego, allo Sviluppo e Legalità e ai tagli al comparto difesa e sicurezza. Si tratta di un impegno corale che potrà realizzarsi con il concorso di tutti gli addetti ai lavori, nessuno escluso. Per questo motivo l’appello degli organizzatori intende rilevare la necessità che il supporto da dare all’iniziativa sia incanalato nella personale e diretta partecipazione di quanti si identificano nelle problematiche attinenti al ruolo militare che si svolge. Non è tempo, infatti, di delegare ad altri ciò che interessa direttamente e non solo perché toccano di persona ma perché rientrano in un contesto più ampio e generalizzato. Non si costruisce nulla di buono se si resta alla finestra a guardare. Bisogna scendere in strada, unirsi agli altri, affrontare insieme con serietà e professionalità i problemi contingenti e che si pongono in prospettiva e solo in questo modo si possono comprendere le difficoltà e apprezzare l’impegno di coloro che si collocano in prima fila per dibattere i temi comuni. Il tutto non può essere affidato al caso e all’improvvisazione. Le proposte possono emergere ed essere opportunamente vagliate solo se sono dispiegate in un pubblico dibattito poiché non sempre ciò che si propone e si realizza resta delimitato entro le mura di una caserma. Occorre pensare che i militari fanno parte integrante della società e molti aspetti ad essa afferenti si riverberano inevitabilmente nella società civile come quando si dice che vanno limitati gli sbarchi clandestini, che occorre un maggiore impegno per la lotta alla criminalità organizzata e che occorre una petizione popolare per il riordino delle carriere e della 958 per concedere un diritto di progressione di carriera ai graduati. La stessa sindacalizzazione della rappresentanza militare deve percorrere una strada impervia prima che diventi realtà ed è necessario che la stessa politica se ne faccia carico. L’appello, quindi, è che si esca dal proprio guscio e si concorra a costruire un modello di vita militare che sappia rispondere alle attese della società in tutte le sue diverse componenti. Solo in tal modo il preannunciato raduno romano per il prossimo mese di giugno potrà dare la risposta che tutti noi ci attendiamo per una forte rappresentanza. Solo in questo modo la classe politica potrà avere la consapevolezza di una volontà ampia e responsabile. Solo in questo modo si può dare tono a quanti già da tempo si sono battuti e continuano a farlo per la causa comune come l’attuale presidente di “E’ l’Italia in Movimento” Girolamo Foti, del  Vice Presidente Filippo Scicchitano, dell’Avvocato Leonardo Bitti, Segretario Amministrativo, di Davide Salma Coordinatore Nazionale, del Dottor Giovanni Menni, esponente siciliano dell’Associazione Idea Legalità, del giornalista Riccardo Alfonso direttore dell’agenzia stampa  Fidest e del suo centro studi, di Marco Federici, e di altri ancora.

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1° Reggimento “Granatieri di Sardegna”: saluto

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

Roma 22 ottobre c.a. ore 9 Via del forte di Pietralata, 7, alla presenza del Gen. C.A. Francesco Tarricone, Comandante del 2° Comando delle Forze Operative di Difesa, presso la caserma Gen. Gandin in via del forte di Pietralata n.7, sede del 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna”e del Comando Brigata Meccanizzata Granatieri di Sardegna, avrà luogo la cerimonia di saluto del 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna” e del personale impegnato nella missione di pace “Joint Enterprise” in Kosovo. Il passaggio di responsabilità in teatro operativo è previsto per il 7 novembre prossimo. L’impegno fuori area porterà i reparti in terra kosovara per circa sei mesi dove il comando della task force multinazionale su base 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna” avrà il controllo dell’area di responsabilità del settore sud-ovest con i compiti definiti dalla NATO. Il Reggimento ha ottenuto il “pronti a partire” dopo aver seguito un lungo e particolare addestramento pur mantenendo gli onerosi impegni nell’operazione “Strade Sicure” e di rappresentanza. L’evento riveste un significato particolare per tutti i militari che partono in missione di pace, per coloro che restano in sede a tener vivo il reparto ottemperando ai continui impegni e per le famiglie che vedono partire i propri cari. La cerimonia sancisce di fatto la partenza per il teatro operativo. A dare maggiore rilievo alla giornata è la presenza dell’Onorevole Antonino Torre, in rappresentanza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il Gen. Mario Buscemi, presidente dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna. Inoltre non mancheranno il medagliere dell’ANGS e i Gonfaloni della Città di Roma e Spoleto. (gen. Tarricone)

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Farmacista ospedaliero

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Il ruolo dei farmacisti ospedalieri sta per cambiare. Il ministero della Salute sta, infatti, lavorando per creare la figura del farmacista di dipartimento, che sarà presente in ogni dipartimento ospedaliero nella veste di consulente per il medico, sulla scorta di modelli già adottati negli Stati uniti e in Germania. Lo hanno reso noto alcuni tecnici del ministero della Salute, durante un seminario sulla gestione del rischio clinico e sicurezza nell’uso dei farmaci. «Negli ospedali i singoli reparti sono stati ormai conglobati nei dipartimenti, cui fanno riferimento più discipline insieme – spiega Filippo Palumbo, capo dipartimento Qualità del ministero della Salute – Spesso però per il medico è molto difficile avere un dialogo con il farmacista ospedaliero, perché magari la farmacia ospedaliera è lontana o ci sono code lunghe. La nostra idea è quella di avvicinarla di più ai medici, mettendo un farmacista in ogni dipartimento ospedaliero, in modo da affiancarli nell’attività clinica nella veste di consulenti fissi, mantenendo anche la loro attività di distribuzione interna dei farmaci». Questo tipo di figura, che già alcuni ospedali italiani hanno iniziato ad implementare, «sarà più realizzabile – conclude Palumbo – negli ospedali di medie e grandi dimensioni, dopo che verranno riconvertiti quelli piccoli». (fonte farmacista33)

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Togo: nuovi reparti ospedalieri

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2010

Saranno ultimati a breve e dotati delle attrezzature necessarie i nuovi reparti di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale Saint-Jean de Dieu Fatebenefratelli di Afagnan in Togo,  nosocomio che ha recentemente ottenuto il riconoscimento di Ambasciatore della Salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.  I lavori nella struttura, che prevedono altresì la ristrutturazione del blocco operatorio e l’acquisto di attrezzature medico chirurgiche, sono stati possibili grazie al contributo di 253 mila euro raccolto dal Gruppo Commerciale Selex, primario operatore del settore della grande distribuzione, in collaborazione con Epsilon Onlus, attraverso la campagna di solidarietà “Contribuiamo a ristrutturare un ospedale in Africa”, di cui è testimonial Gepi Cucciara. Il settore pediatrico e neonatale dell’Ospedale conta attualmente oltre 200 bambini e neonati assistiti e oltre 2000 parti l’anno. E si prevede che saranno circa 6000 i bambini che necessiteranno di cure nei nuovi reparti. Il lavori, secondo le previsioni, saranno ultimati entro la fine di questo anno per un servizio più efficiente alla popolazione di Afagnan, in una delle aree più povere del Togo.
L’Ospedale Saint Jean De Dieu Fatebenefratelli di Afagnan si trova a circa 90 km dalla capitale Lomè. Nasce nel 1961 per volontà della Provincia religiosa Lombardo-Veneta, in una zona di 100 mila abitanti, indicata come la più povera dalle autorità locali. L’area è duramente colpita da gravi patologie, come l’Hiv e la malaria. Oggi la struttura dispone di 269 posti letto. Solo nel 2008, risultano circa 15 mila i pazienti assistiti, di cui 8.500 in regime di ricovero. Il personale attualmente in servizio nell’Ospedale è fatto di 202 laici e di 17 religiosi e religiose. http://www.uta96.it; http://www.fatebenefratelli.it
Epsilon Onlus opera dal 2005 a sostegno dell’infanzia disagiata nei paesi del Sud del Mondo con particolare riferimento alle aree sanità, educazione, alimentazione. Sono 260.000 i bambini aiutati ad oggi attraverso 60 progetti in Africa e Sud America). Il progetto: http://epsilon-onlus.org/progetti-aziende.htm

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Full metal Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2010

E’ apparso su  Cybernaua InformAction Magazine un articolo in esclusiva di Maria Clara Mussa reduce dalla visita  a Camp Stone, una delle maggiori basi militari create dagli Americani, a circa 20 chilometri da Herat, dove ha constatato i risultati della cooperazione tra Isaf e Forze Armate Afghane (ANA) (Afghan National Army). Questi soldati sono dei “guerrieri, forti della propria tradizione e del ricordo del loro eroe, il “leone del Panjshir”, Ahmad Shah Massud”. Ciò non di meno, osserva la giornalista, necessitano di esperienze già consolidate volte al perfezionamento dell’organizzazione del loro esercito. A questo è destinata la task force OMLT (Operational mentoring liason team), l’unità multinazionale a guida italiana che accompagna i reparti dell’esercito afgano nelle attività addestrative e operative sul campo. Comandante regionale dell’OMLT è il colonnello Silvio Zagli, che le ha detto “si tratta di un grande successo nella prospettiva dello sviluppo di un esercito nazionale pienamente autosufficiente”. Il colonnello è affiancato dal suo capo di Stato Maggiore colonnello Pier Paolo Lamacchia. “L’esercito afgano, spiega Lamacchia alla intervistatrice, dispone da oggi di una brigata di élite, di stanza a Herat e destinata a operare con i militari italiani del Regional Command West.”
La 1a brigata del 207mo Corpo d’Armata ha superato le verifiche di piena efficienza operativa da parte dell’Operational Mentoring and Liaison Team (OMLT). Nel corso dell’intervista è stato chiesto ai due colonnelli italiani: “quali siano i rapporti con il contingente italiano e quali cambiamenti si sono verificati dall’inizio delle operazioni di ISAF. In proposito loro precisano che: “Molti sono i cambiamenti, da quando sono incominciate le attività ISAF in Afghanistan”. “La formazione e l’addestramento ogni giorno – si precisa – trovano motivo di esercitazione “dal vero”, in situazioni in cui i soldati devono contrastare gli attacchi degli insorgenti e mettere così in atto quanto appreso”. Il nerbo di questo nascente esercito afghano è costituito, per lo più, da “Ragazzi dai venti ai venticinque anni, provenienti da varie e lontane città afghane, dove hanno lasciato mogli e figli che per mesi non potranno riabbracciare. Ragazzi di varie etnie, soprattutto Tagiki e Pastun, giunti ad Herat per costituire l’Esercito afghano”. E allorché si chiede loro perché si sono arruolati rispondono: “perchè vogliamo rendere libero e più forte la nostra terra, l’Afghanistan”. Il lungo articolo della giornalista è possibile leggerlo integralmente su Cybernaua InformAction Magazine. (la foto è di  Daniel Papagni ed è andata a corredo dell’articolo della Mussa)

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Congresso nazionale degli oncologi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2010

Valderice (TP). Il 56% degli oncologi italiani si è sentito chiedere almeno una volta dai propri pazienti terminali di accorciare le loro sofferenze. Accanimento terapeutico, testamento biologico, direttive anticipate sono problemi concreti, quotidiani, nei reparti in cui si curano i tumori ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del “fine vita”. Un bisogno reale che va affrontato sia sul piano della conoscenza che con specifiche normative: ne è convinto il 75% dei soci dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) secondo quanto emerge da un’indagine promossa dalla Società scientifica. “Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese – spiega il prof. Carmelo Iacono, presidente dell’AIOM – e con loro siamo spesso chiamati a prendere decisioni che riguardano il vivere e il morire. Circa 4 oncologi su 10 sono convinti che ci si debba attenere alle direttive del paziente, per il 50% invece queste vanno condivise e discusse. Dobbiamo essere pronti a gestire questo aspetto, così come sappiamo impostare un piano terapeutico. Oggi è infatti indispensabile svolgere la nostra professione con un approccio orientato alla persona e non solo al tumore: la qualità di vita è un obiettivo irrinunciabile della cura e la Società scientifica ha il dovere di approfondire anche gli aspetti etici”. L’Etica della ricerca presenta risvolti quali l’indipendenza degli studi ma anche la garanzia di accesso alla cura rispetto al costo dei farmaci innovativi. “Se è giusto che ogni decisione tenga conto della sostenibilità oltre che dell’equità del sistema – spiega il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’AIOM – è altrettanto necessario che al paziente possa essere offerta l’opportunità di godere delle nuove risorse terapeutiche, che possono fare la differenza. Non è pensabile che il problema della compatibilità economica, che richiede una valutazione complessiva basata su aspetti tecnici, scientifici, gestionali, economici ma anche etici, venga ribaltato sui singoli medici e sui loro pazienti”.

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Nuovi reparti al Sant’Eugenio di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2009

L’apertura a Roma dei nuovi reparti di Oncologia e Geriatria dell’ospedale Sant’Eugenio ha rianimato il dibattito sulla situazione d’emergenza della sanità regionale. Durante l’inaugurazione, Esterino Montino, vicepresidente della Regione Lazio, ha infatti parlato di una inversione di tendenza che andrebbe a risanare il buco creatosi con 500 milioni di euro, provenienti non da tagli ma dalla lotta agli sprechi. “La ristrutturazione della Sanità del Lazio è un argomento delicato è non sarà l’apertura di due nuovi reparti a dimostrare il cambio di rotta”, ha commentato il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, Vittorio Marinelli. “Non sappiamo se veramente l’assessore crede a quello che dichiara perché è proprio di pochi giorni fa la pubblicazione dei dati delle varie amministrazioni sanitarie regionali e il Lazio è in lotta per la pole position del dissesto”, ha aggiunto l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro. Marinelli esorta poi a prendere Firenze o Bologna come città modello, invitando il vicepresidente della Regione a recarsi in quelle zone in treno per farsi spiegare come funziona la buona Sanità. “Montino avrà optato per la tratta più breve e veloce andando quindi a Napoli e nelle varie zone disastrate del sud Italia. Faccia però attenzione – conclude Marinelli – perché dopo la Campania c’è la Calabria e la Sicilia, pessimi modelli di amministrazione e, se proprio vuol proseguire, i paesi del Terzo Mondo verso cui Roma sembra si stia avvicinando sempre più.”

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