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Catella Interim Report January – June 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2021

Catella’s core operations are developing well and we continue to make progress in important strategic areas. We increased assets under management, completed several major principal investments and were a very active partner on a strong property transaction market. As a result, total income adjusted for operations being divested or wound down increased by 17 percent to SEK 478 M. Adjusted operating profit (EBIT) also improved significantly to SEK 113 M, and increased by 55 percent year-on-year.The strongest drivers behind this improvement are continued growth in assets under management in Property Investment Management (PIM) and a very strong quarter for Corporate Finance, where Catella acted as advisor on several major transactions.Catella’s investments in the Principal Investments business area continue to make good progress and we announced five new projects in Sweden, Germany and Spain in the quarter. No properties were divested in the quarter, and accordingly the business area did not recognize any income.As previously communicated, the winding down of IPM’s operations is progressing as planned, which reduced operating profit/loss for the quarter by SEK 103 M, of which goodwill impairment amounted to SEK 39 M. In June, Catella submitted an application to return Catella Bank’s license to CSSF and a decision is expected in the second half of this year. This resulted in Group operating profit/loss, including operations in divestment or being wound down, of some SEK -31 M. Assets under management increased to SEK 112 Bn, an increase of nearly SEK 15 Bn year-on-year adjusted for the divestment of CAM France. The increase was primarily driven by inflows to residential funds and new mandates in the British asset management business. Operating profit/loss for the quarter was SEK 84 M, an increase of over 10 percent driven by the sustained increase in fixed management fees (+7%) and a larger share of performance fees. Development of three new funds started in the quarter, including CRIM Elithis Towers residential fund with a focus on developing energy positive residential housing across Europe, and we are already noticing interest from investors.In the first half of 2021, PIM’s assets under management increased by SEK 11 Bn (adjusted for the divestment of the French Asset Management operations), and has returned average annual growth of 31% since 2015.Demand for residential and logistics properties remains strong, and the Principal Investments business area announced new projects in and after the end of the quarter. These included a project in central Düsseldorf where Catella will be developing a new landmark focused on sustainability, energy efficiency and modern working. After the end of the quarter, we also announced a fourth project through partly owned Infrahubs. A logistics property of approximately 25,000 m2 will be completed in the commercial node of Ljungby, fully let to PostNord TPL AB with a rental agreement spanning 10 years. Like in previous projects, construction will be characterized by sustainable methods and materials, and energy efficiency.Principal Investments’ total development projects amounted to close to SEK 2.7 Bn in total investments at the end of the quarter, of which SEK 688 M was comprised of Catella’s capital and shareholder loans. This corresponds to an increase of SEK 1.2 Bn and SEK 0.4 Bn on the previous quarter.As usual, the second quarter was intensive in terms of transactions, and Catella presented one of its strongest quarters ever. Income increased by close to 80 percent to SEK 188 M and operating profit/loss improved to SEK 43 M (-3).Catella Corporate Finance acted as advisor in connection with several major transactions across all major markets. We saw the highest activity in Sweden and France, where the breadth of Catella’s offering was reflected in assignments where we acted as transaction advisor for commercial and residential properties, and offered debt and IPO related advisory services. It is very satisfying to see all the hard work pay off after a challenging year for transactions during COVID-19, particularly in large transactions such as the divestment of Biblioteksparken A/S in Denmark and Studentbostäder i Linköping AB. We continue the work of developing a total offering in all major markets in Europe.

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Report sulla rendicontazione ESG delle PMI quotate all’AIM

Posted by fidest press agency su domenica, 23 Maggio 2021

AcomeA SGR – società di Gestione del Risparmio specializzata in fondi comuni d’Investimento e gestioni patrimoniali – e Sustainable Value Investors (SVI) – prima realtà italiana a firmare i PRI (Principi per l’Investimento Responsabile) nella categoria “service provider” – presentano il secondo rapporto sulla rendicontazione ESG da parte delle PMI italiane quotate al mercato AIM di Borsa Italiana. Il Rapporto, illustrato oggi alla comunità finanziaria in occasione del tavolo virtuale sull’impatto delle variabili ESG sui profitti e sul valore delle imprese, ha analizzato 149 aziende quotate al 20 aprile 2021 sul segmento AIM e si concentra, in particolare, sullo stato di comunicazione, performance e integrazione dei parametri ESG delle società dell’AIM di Borsa Italiana, allo scopo di favorire il dialogo tra le aziende e gli investitori.Nella ricerca presentata dalla curatrice Daniela Carosio, Senior Partner di SVI, alla presenza di Matteo Serio, Managing Partner di AcomeA SGR, Marco Ruspi, Head of ESG di AcomeA SGR, Luca Tavano, Head of product development Mid&Small Cap-Primary Markets di Borsa Italiana, Francesco Mele, CFO & Head of Central Functions di Illimity, Fabio Ortolani, Vice Presidente del Fondo Pensione Eurofer, si evidenzia che, anche se in termini di divulgazione della sostenibilità le società AIM sono ancora allo stato embrionale, il dialogo con gli investitori è centrale per migliorare l’orientamento alla sostenibilità e il livello di rendicontazione qualitativo e quantitativo delle informazioni non finanziarie, liberando di fatto un potenziale di sviluppo delle PMI. Il top management di cinque società quotate all’AIM – Energica Motor Company S.p.A., Gruppo FOS, Vantea SMART, Reti S.p.A., CONVERGENZE S.p.A. – ha inoltre spiegato come sono state implementate nelle loro aziende strategie di impatto sostenibile e quali i risultati ottenuti in termini di crescita, vantaggi competitivi e branding.Ecco i principali risultati emersi dal rapporto:Sono 79 su 149 le società che non pubblicano alcun tipo di rendicontazione, in netta diminuzione rispetto al 2020 (84 su 129).Le restanti 70 presentano orientamenti diversi ai temi ESG:L’orientamento alle pubbliche relazioni, caratterizzato da vaghe dichiarazioni o impegno verso la sostenibilità promossa più che altro come forma di auto-branding; L’orientamento alla beneficenza (charity) – dove chiaramente le attività di charity non sono correlate al core business – e che spesso tende a presentarsi insieme all’orientamento PR;L’orientamento alla gestione del rischio ESG, caratteristico di imprese che divulgano e misurano le informazioni non finanziarie; L’orientamento strategico, quello più avanzato, che caratterizza le imprese che integrano gli obiettivi di sostenibilità all’interno della strategia aziendale e del business, puntando a massimizzare il valore economico attraverso un modello di business sostenibile. Le società che rilasciano informazioni ESG qualitative con orientamento PR sono aumentate, rispetto al 2020, del 54% (da 24 a 37) e quelle con orientamento Charity del 20% (da 10 a 12); sono aumentate del 91% le società AIM con orientamento avanzato alla sostenibilità in termini di ESG Risk Management e di ESG Strategico (da 11 a 21). Di seguito la tabella riassume la ripartizione per tipologia di orientamento e la variazione rispetto alla rilevazione dell’ottobre 2020.Il 47% delle aziende dell’AIM che rilasciano informativa ESG pubblicano per lo più un bilancio di sostenibilità di tipo qualitativo. Solo il 31% rilascia dati ESG quantitativi, il 29% riporta una matrice di materialità rispetto ai propri stakeholder e il 27% rendiconta secondo gli standard della Global Reporting Initiative (GRI). Infine, solo 3 società su 70 pubblicano una Rendicontazione Non Finanziaria ex Decreto Legislativo n. 254/2016 che recepisce la direttiva UE n.95/2014 sulla rendicontazione sociale, ambientale e di governance per le imprese oltre una certa dimensione e di interesse pubblico.79 aziende su 149 (53 su 129 nel 2020) hanno adottato un Codice Etico ex Decreto Legislativo 231/2001, cioè una mappa dell’insieme dei diritti, doveri e responsabilità dell’azienda nei confronti degli stakeholders per esonerare la responsabilità amministrativa e penale dell’azienda rispetto alla commissione di reati a suo favore. Le aziende che non lo adottano si trovano principalmente tra quelle più piccole e con minori ricavi.L’indagine sulle cause della scarsa propensione alla rendicontazione delle PMI, rivela che l’orientamento alla sostenibilità non dipende tanto da fattori strutturali, come la quantità di risorse finanziarie, energie e tempo, quanto da una diversa esposizione al controllo da parte di terzi, per esempio gli investitori istituzionali.

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Human Rights Watch e l’ennesimo report bugiardo su Israele e la presunta apartheid

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Maggio 2021

By Ugo Volli. Succede spesso, due o tre volte all’anno. Qualche agenzia dell’Onu, qualche relatore speciale (fa più fino dirlo in inglese: “special rapporteur”), esperto indipendente e gruppo di lavoro sempre dell’Onu, di uno dei suoi comitati o dell’Unione Europea, qualche organizzazione non governativa, associazione benefica o gruppo politico, qualche professore universitario, giurista o sociologo, qualche giornalista di inchiesta o inviato di televisione si sveglia una mattina e tira fuori un comunicato, un rapporto, una relazione, un articolo che spiega al mondo quant’è cattivo Israele: Israele uccide i bambini (il caso Al Dura); li imprigiona; preleva gli organi dai palestinesi che uccide apposta; pratica l’apartheid; ruba case e terreni; pratica l’usura; provoca la guerra; diffonde pornografia e corruzione; naturalmente domina il mondo, in particolare i media; attraverso la “lobby ebraica” controlla gli Stati Uniti; si è inventato la Shoah per opprimere gli arabi; usa l’etichetta dell’antisemitismo per impedire le critiche; ha creato l’Isis e Al Qaeida per dividere il mondo islamico, compie orribili crimini di guerra, tiene prigioniero il Mandela palestinese e tanti altri, cerca di far crollare la Moschea di Al Aqsa e impedisce ai musulmani il godimento esclusivo di ciò che è loro da sempre, cioè il monte del Tempio; vuole invadere i paesi vicini perché ama fare la guerra e pretende un impero dal Nilo all’Eufrate; eccetera, eccetera, eccetera. Scusatemi se ho dimenticato qualcosa, la lista si può allungare a piacimento. E perdonatemi se ho scritto “Israele” e non “gli ebrei”, “i coloni”, “i sionisti”: si sa che sono termini intercambiabili. Senza fermarci sul passato, veniamo all’ultima calunnia, che ha avuto largo spazio sui giornali nei giorni scorsi. Una organizzazione non governativa molto controversa, “Human Rights Watch” (HRW), criticata anche dal suo fondatore Robert Bernstein per essere diventata una macchina di diffamazione contro Israele, sotto la direzione dell’attuale direttore esecutivo Kenneth Roth, ha pubblicato un rapporto di 217 pagine e 863 note finali per accusare Israele di essere “uno stato di apartheid” (naturalmente) e di “persecuzione” che commette “crimini di guerra” e “gravi abusi” contro gli arabi. Nel testo non ci sono novità fattuali, gli argomenti sono i soliti: i “coloni” abusivi, l’“eccesso di reazione” al terrorismo, l’occupazione… L’attacco di HRW si estende però alle fondamenta stessa dello Stato di Israele, cioè all’idea di una patria nazionale del popolo ebraico, anche se proprio il riconoscimento di quest’esigenza è stata alla base del Mandato Britannico e poi della costituzione dello Stato di Israele, secondo le delibere della Società delle Nazioni (1922) e dell’Assemblea Generale dell’Onu (1947). Per Human Rights Watch invece questa è apartheid e discriminazione, anche se quasi tutti gli stati nazionali riconoscono che ci sia un diritto alla cittadinanza da parte delle persone che appartengono alla nazionalità dello stato. Che fare di fronte a questo attacco? Innanzitutto capirlo criticamente, non pensare che sia una sentenza pronunciata da un’autorità neutrale, ma un atto politico di “guerra legale” (lawfare). E cercare di spiegare a chi ci casca la verità, invitandolo magari, quando sarà possibile, ad andare in Israele e vedere con i suoi occhi quanto sia ridicola l’accusa di apartheid in un paese dove tutti i cittadini godono di uguali diritti politici, sociali, legali, quale che sia la loro nazionalità e religione.

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Il nuovo report di Bitdefender rivela le principali minacce informatiche globali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

Bitdefender, azienda leader nella cybersicurezza che protegge centinaia di milioni di endpoint e sistemi in tutto il mondo, pubblica oggi il Consumer Threat Landscape Report 2020 che dettaglia le principali minacce per la cybersecurity, la loro frequenza e quali sono state le tendenze del crimine informatico nel 2020. Il report si basa sull’analisi dei dati trimestrali e annuali derivanti dall’infrastruttura Global Protective Network (GPN) di Bitdefender, che esegue miliardi di operazioni al giorno su milioni di endpoint e utilizza algoritmi avanzati per identificare varie minacce e modelli di attacco. Qui di seguito i principali risultati presenti nel Consumer Threat Landscape Report 2020 di Bitdefender: Impennata di attacchi ransomware in tutto il mondo – Nel complesso, gli attacchi ransomware sono cresciuti di un sorprendente 485% nel 2020 rispetto al 2019. Gli attacchi nel primo e secondo trimestre del 2020 hanno rappresentato il 64% di tutti gli attacchi ovvero il 19% in più rispetto ai primi due trimestri del 2019. In italia il 66% nei primi due trimestri. I sistemi operativi proprietari pericolosi sono un pericolo per l’IoT – I dispositivi con sistemi operativi proprietari costituiscono il 34% di ciò che i consumatori possiedono e sono responsabili del 96% di tutte le vulnerabilità rilevate. Bitdefender ha osservato un incredibile aumento del 335% delle vulnerabilità delle Smart TV rispetto al 2019. Android è il veicolo preferito per diffondere malware e app dannose – Mentre gli utenti erano impegnati a destreggiarsi tra telelavoro, didattica a distanza, videoconferenze e cercavano informazioni su COVID-19, i criminali ne hanno approfittato ospitando siti fraudolenti per il download dell’ormai noto software Zoom e distribuire app cariche di malware con lo scopo di spiare gli utenti e rubare i loro dati personali. In particolare a inizio pandemia, nei primi due trimestri dell’anno in Italia si è riscontrato un aumento del 68%. In generale il 35% di tutto il malware Android rilevato proviene dalla famiglia Android.Trojan.Agent seguita da Android.Trojan.Downloader al 10% e Android.Trojan.Banker al 7%. I dispositivi Network-attached storage (NAS) sono i più colpiti in termini di vulnerabilità riscontrate – Il numero di vulnerabilità riscontrate nei dispositivi NAS è aumentato del 189% anno su anno dal 2019 al 2020. Anche se i dispositivi NAS potrebbero non essere tra i dispositivi più diffusi nelle abitazioni, contengono potenzialmente il maggior numero di vulnerabilità per cui non sono ancora disponibili patch per neutralizzarle. Le applicazioni potenzialmente indesiderate sono in aumento – Sebbene possano non essere dannose di per sé, potrebbero avere un impatto sull’esperienza dell’utente rallentando i sistemi, mostrando annunci inaspettati o addirittura installando software aggiuntivi. Bitdefender ha osservato un aumento del 320% delle applicazioni potenzialmente indesiderate segnalate nel 2020 rispetto all’anno precedente, ma i modelli di distribuzione trimestrale sono rimasti simili, suggerendo una crescita costante. In Italia è stato riscontrato un andamento costante rispetto al 2019. Il report esamina ulteriormente questi e altri risultati per paese, tra cui Australia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia e Stati Uniti, e prende in considerazione eventi chiave locali specifici, come le elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti.

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Bain & Company – Report annuale Global Private Equity

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

Nonostante la complessità del contesto e il brusco arresto nel secondo trimestre, nel 2020 il mercato del Private Equity – in termini di giro di affari – si è rivelato incredibilmente resiliente. L’industria globale ha infatti generato 592 miliardi di dollari in termini di valore di deal di buyout nel 2020 (+8% rispetto al 2019).Tuttavia, il numero di operazioni effettuate dalle società di Private Equity è sceso del 24% (circa 1.000 deal in meno nel 2020), e la domanda repressa degli investitori avrà un impatto significativo sul settore nel 2021, come dimostrato dall’attività già nei primi mesi dell’anno. Guardando infatti i dati del 2021 di gennaio e febbraio, il valore globale dei deal di buyout è del 60% superiore alla media dei primi due mesi dell’anno dell’ultimo quinquennio.Questo è quanto emerge dal dodicesimo Global Private Equity Report, l’analisi annuale di Bain & Company sul settore in cui è leader globale.“Il Private Equity ha tenuto bene in un contesto nuovo e burrascoso. Il mercato ha assorbito i cali del secondo trimestre, chiudendo l’anno su livelli complessivamente elevati, con i dealmakers che si sono adattati rapidamente a operare da remoto. La domanda repressa, gli elevati livelli di liquidità, la solidità dei mercati del credito e le economie in ripresa si tradurranno in un 2021 in fermento per il Private Equity”, ha commentato Hugh MacArthur, responsabile a livello globale dell’attività di private equity di Bain & Company.Secondo il report, i settori che si sono dimostrati più resistenti durante la crisi pandemica – tech, beni industriali, servizi finanziari e sanitari – hanno rappresentato oltre il 65% delle operazioni chiuse nel 2020 e sono destinati ad essere protagonisti del mercato anche quest’anno.
Nonostante il contesto difficile, i multipli dei buyout si sono mantenuti elevati, con una media di 11,4 volte l’EBITDA negli Stati Uniti e di 12,6 volte in Europa – quest’ultimo, un record. I multipli sono aumentati in tutti i settori nel 2020, ma sono stati particolarmente vivaci nei comparti più immuni al Covid-19 (come quello dei pagamenti) o quelli che hanno beneficiato della pandemia (come la tecnologia). Nonostante la profonda incertezza relativa alla situazione economica, i multipli del debito sono aumentati nel 2020, con quasi l’80% delle operazioni con una leva superiore a 6 volte l’EBITDA.Nel 2020, il numero di exit è stato inferiore al totale del 2019, controbilanciato tuttavia da un aumento delle dimensioni degli accordi. Il valore complessivo di 427 miliardi di dollari è infatti in linea con il 2019 e con la media quinquennale. Infine, il settore ha superato la tempesta perfetta del 2020 senza che i rendimenti dei fondi accusassero il colpo: le operazioni chiuse dai GP hanno generato multipli sul capitale investito di circa 2,3 volte, leggermente al di sopra della media quinquennale.“Anche durante l’anno del COVID-19, il mercato italiano del Private Equity si è dimostrato resiliente. Dopo il calo del secondo trimestre, il numero di deal è tornato a crescere e ha chiuso l’anno in linea con il 2019 con un buon bilanciamento degli investimenti da parte di fondi internazionali e locali. A livello settoriale c’è stata una prevalenza di investimenti nel settore tecnologico, sanitario, dei beni industriali e dei servizi finanziari che in totale hanno totalizzato quasi 2/3 delle transazioni” ha commentato Roberto Fiorello, responsabile della practice di Private Equity di Bain & Company in Italia. Link al report integrale: https://www.bain.com/insights/topics/global-private-equity-report/

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14th Italian Diabetes Barometer Report

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

23 febbraio 2021, ore 16.00-17.30 Ministero della Salute e dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete. Secondo i dati Istat 2019, nel nostro Paese sono 3,5 milioni le persone con diabete, ovvero il 5,8 per cento dell’intera popolazione, con un aumento di oltre il 60 per cento di casi dal 2000. Nonostante i progressi terapeutici, in Italia ancora più di 20.000 persone muoiono ogni anno a causa del diabete e, in questo anno segnato dalla pandemia, il diabete è una delle concause di morte rilevate più frequentemente nei decessi da SARS-CoV-2. Giunto alla quattordicesima edizione, l’Italian Barometer Diabetes Report, offre una fotografia della situazione del diabete a livello nazionale e con approfondimenti per ciascuna realtà regionale. L’iniziativa parte dal presupposto che la raccolta e la condivisione di informazioni possa stimolare quel dibattito necessario a promuovere la cultura del fare e quindi contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che questa malattia rappresenta e potrà rappresentare.

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Presentato il primo Circular Economy Report 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

L’Italia è pronta per l’economia circolare, nuova parola d’ordine che sta progressivamente sostituendo la più generica sostenibilità ambientale? E quale potenziale potrebbe esprimere nel nostro Paese la transizione verso questo modello produttivo? Domande di assoluta attualità a cui ha cominciato a dare risposte la prima edizione del Circular Economy Report, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. I finanziamenti che la transizione verso l’economia circolare porta in dote a livello europeo sono sostanziosi: 454 miliardi di euro di fondi strutturali e di investimento per oltre 500 programmi in tutto il continente, più 183 miliardi di cofinanziamenti nazionali da parte degli Stati membri (637 miliardi in totale), cui si aggiungono i 26 a carico del bilancio dell’Unione Europea e i 7,5 dell’EIB-European Investment Bank dedicati al fondo europeo per gli investimenti strategici. Ciliegina sulla torta, i 900 miliardi stanziati dalla Commissione Europea con il cosiddetto Recovery Plan per la transizione ecologica nel prossimo decennio, di cui l’economia circolare è uno dei cardini. Quanto all’Italia, oltre ai 4,24 miliardi di euro per investimenti pubblici stanziati con la Legge di Bilancio 2020 a favore del Green New Deal, in cui rientrano anche interventi di economia circolare, a giugno il MISE ha avviato il finanziamento alle imprese per la riconversione delle attività produttive verso un modello circolare: 157 milioni di euro in finanziamenti agevolati e 62,8 in contributi alla spesa. Non molto, ma un primo passo. Le parole chiave dell’economia circolare infatti sono tre: risorse, intese come componenti del prodotto, che hanno un ciclo di vita più lungo e un valore intrinseco recuperabile; re-disegn, perché le imprese sono chiamate a ridisegnare processi di produzione (con interventi di efficienza energetica) e prodotti che siano modulari e facilmente assemblabili, realizzati con materiali riusabili e riciclabili; proprietà, perché se nell’economia lineare il prodotto passa totalmente al cliente, nell’economia circolare la proprietà del prodotto deve restare al produttore, mentre il cliente ne paga soltanto l’utilizzo attraverso meccanismi di pay per use. Il processo interessa sia le componenti “biologiche”, in grado di tornare al loro stato originario, sia quelle “tecniche”, che invece comportano lavorazioni in parte irreversibili e hanno come ultima opzione il riciclo. L’economia circolare mira a mantenere “in circolo” all’interno del sistema produttivo quanto più possibile entrambi i tipi di risorse, generando cicli virtuosi di ri-uso, ri-lavorazione e ri-ciclo.
Per misurare la sensibilità del nostro sistema economico verso il passaggio all’economia circolare, senza pretese statistiche, l’E&S Group ha condotto un’analisi dettaglia coinvolgendo oltre 150 imprese in 4 macro-settori industriali: “Costruzioni” (opere di ingegneria civile o lavori di costruzione specializzati), “Automotive” (progettazione, costruzione e vendita di veicoli o componenti), “Impiantistica Industriale” (realizzazione di apparecchiature elettriche o macchinari destinati all’industria), “Resource & Energy Recovery” (recupero e smaltimento di rifiuti biologici, gestione di impianti per la produzione di energia elettrica attraverso biomasse). Quanto ai tipi di attività, si è adottato soprattutto il “Design for Environment” (intervenire sul ri-disegno dei prodotti e dei processi è il primo fondamentale tassello), mentre solo circa un terzo delle aziende ha introdotto pratiche relative al “Design for Remanufacturing/Reuse” e ben poche sono arrivate sino al “Design for Disassembly” e soprattutto alla messa in atto di sistemi di “Take Back”, ossia di recupero delle materie e dei componenti dai clienti finali. Siamo ben lontani quindi dal poter affermare che in Italia (per lo meno nei settori presi in esame) sia diffusa l’economia circolare, anche se il processo di trasformazione si è messo in moto. (in sintesi)

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Presentazione primo Circular Economy Report

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

Milano Giovedì 28 gennaio alle 9.30 verrà presentata in diretta streaming l’edizione 2020 del Circular Economy Report, redatta dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano e incentrata su alcuni dei principali trend che stanno ridisegnando il mondo delle imprese verso la cosiddetta transizione circolare, oltre che sul ruolo del legislatore e di tutti gli stakeholder interessati.In particolare, il Report analizza i vantaggi dell’economia circolare rispetto al tradizionale modello di consumo lineare, le principali normative in materia sia in Italia che all’estero, i driver e le barriere all’adozione di questo tipo di economia in alcuni settori industriali particolarmente interessanti e il suo potenziale di mercato, oltre a indicare un’agenda politica. Temi che saranno anche al centro del convegno di presentazione, in cui come sempre saranno chiamate a discutere le imprese Partner della ricerca.Al momento dell’iscrizione (https://www.energystrategy.it/eventi/circular-economy-report-2020.html) sarà inviata una mail di conferma con il link per accedere al convegno.

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Report: lo spionaggio informatico esce dall’ombra

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

Verizon ha appena rilasciato il Cyber-Espionage Report (CER), il rapporto dedicato allo spionaggio IT.La ricerca delinea l’evoluzione delle violazioni di spionaggio informatico dal 2014 al 2020, utilizzando i dati delle varie edizioni del DBIR. Fra gli highlight più interessanti del report, vi è la classifica dei settori più colpiti che vede in testa il pubblico, seguito dal manifatturiero e dalla categoria dei liberi professionisti. Altro dato interessante è quello relativo alle strategie perpetrate dalle cyberspie che prediligono maleware, social engineering e hacking. Il Cyber-Espionage Report riporta anche alcune raccomandazioni su come le organizzazioni possono difendersi e riprendersi da tali attacchi. In particolare: · I dipendenti sono la prima linea di difesa. Il social engineering, o phishing, è un metodo comune utilizzato dalle cyberspie per ottenere l’accesso a sistemi sensibili; è fondamentale che i dipendenti intraprendano una formazione regolare in materia di sicurezza informatica. · Rafforzare la sicurezza perimetrale. Questa (intesa ad esempio come segmentazione della rete) assieme a una più solida capacità di gestione degli accessi (ad esempio utilizzando restrizioni need-to-know) può mitigare gli attacchi di cyberspionaggio. · Una concreta strategia di Managed Detection e Response (MDR) può smascherare gli indicatori di compromissione sulla rete e sugli endpoint. I componenti essenziali dell’MDR includono le tecnologie SIEM (Security Information and Event Management), l’intelligence sulle minacce, l’analisi del comportamento di utenti ed enti (UEBA) e le funzionalità di ricerca delle minacce, nonché le integrazioni con le tecnologie di rilevamento e risposta degli endpoint (EDR), di rilevamento e risposta di rete (NDR) e antifrode. · Prevenire il furto o la perdita di dati (DLP) può impedire che i dati sensibili vengono sottratti attraverso una backdoor. · L’ottimizzazione dell’intelligence sulle minacce informatiche per aiutare a riconoscere gli indicatori di compromissione, il miglioramento di tattiche, tecniche e procedure e l’implementazione di un solido piano di risposta agli incidenti sono tutte strategie importanti per combattere il cyberspionaggio.

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Quarta edizione dell’Electricity Market Report

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Mercoledì 25 novembre dalle 9.30 alle 13.30, nel corso di un convegno in diretta streaming, verrà presentata la quarta edizione dell’Electricity Market Report realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano (per iscriversi https://www.energystrategy.it/eventi/electricity-market-report-2020.html; seguirà l’invio del link per l’accesso).Il rapporto intende analizzare l’evoluzione dei mercati elettrici in Italia, esaminando il processo di apertura del Mercato per i Servizi di Dispacciamento (MSD) – con particolare attenzione alle sperimentazioni volte ad ampliare la platea di soggetti che possono offrire servizi di regolazione – e le nuove configurazioni per la condivisione dell’energia che stanno emergendo nell’iter di recepimento delle direttive comunitarie, quali le Comunità energetiche rinnovabili e gli Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente. Tali configurazioni sono analizzate dal punto di vista “tecnologico”, “regolatorio” e “di mercato”, con specifico focus sugli economics associati e sulle potenzialità di mercato.

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Microsoft ha rilasciato il Diversity & Inclusion Report 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Un report che scatta una fotografia di come la diversità e l’inclusione siano integrate nella cultura aziendale a livello globale. Qualche insight interessante: rispetto al 2019 cresce dell’1% il numero dei dipendenti donna a livello globale che si attesta ora al 28,6% sul totale della forza lavoro (+1% vs. 2019). Percentuale che sale al 30% se consideriamo solo Microsoft Italia (+1,4% vs. 2019) cresce la diversity anche in termini di etnia negli Stati Uniti, si registra infatti: + 0,3% dei dipendenti afro-americani che ora rappresentano il 4,9% della forza lavoro + 0,3% dei dipendenti ispanici, per un totale del 6,6% dei dipendenti +1,6% di dipendenti asiatici rispetto al 2019, che attualmente costituiscono il 34,7% della forza lavoro statunitense. Inclusione e rispetto, tutela e valorizzazione della diversità rappresentano un elemento imprescindibile e fondante della visione di Microsoft, a livello globale e locale. L’azienda infatti, impegnata da sempre a proteggere e valorizzare i diritti di tutte le persone senza distinzione di genere, etnia, condizione fisica e orientamento sessuale.Diversità e Inclusione non possono non considerare le persone con disabilità. I dipendenti con disabilità sono stati promotori di molte grandi innovazioni Microsoft come i Learning Tools, i sottotitoli in tempo reale su Teams, l’Adaptive Controller di Xbox e Seeing AI, solo per fare qualche esempio. La disabilità è un punto di forza ed è fondamentale per l’azienda continuare a lavorare attivamente per assumere persone con disabilità e portare la loro esperienza e competenza nei processi, nei prodotti e nella cultura aziendale a tutti i livelli. Negli Stati Uniti, il 6,1% dei dipendenti Microsoft si definisce disabile, ovvero dichiara di avere una disabilità fisica mentale o cognitiva. Microsoft ha incoraggiato i dipendenti a identificarsi volontariamente come portatori di disabilità proprio per poter promuovere un ambiente e una cultura sempre più sicuri e inclusivi e supportare i dipendenti in modo appropriato ed efficace. Inoltre, in un momento storico, quello della crisi sanitaria, che ha messo ancora di più in luce le disuguaglianze sociali, Microsoft ha rafforzato ulteriormente il suo impegno nel promuovere una cultura dell’inclusione e la valorizzazione della diversità attraverso programmi e iniziative di welfare aziendale dedicate ai propri dipendenti, per aiutarli ad affrontare un momento particolarmente complesso e a ristabilire un equilibrio tra vita privata e professionale in un contesto di lockdown e smart working forzato. Infine, Microsoft per garantire pari opportunità a tutti i suoi dipendenti arricchisce costantemente programmi interni di formazione per valorizzare i propri talenti permettendo loro di cogliere opportunità di crescita professionale all’interno dell’azienda. http://www.bcw-global.com

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Payment Security Report 2020 (PSR 2020) di Verizon Business

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

Le organizzazioni globali continuano a mettere a rischio i dati delle carte di credito dei propri clienti a causa della mancanza di una strategia a lungo termine per la sicurezza dei pagamenti e della difficoltà di esecuzione. Come già evidenziato dal recente Data Breach Investigations Report 2020 (2020 DBIR) di Verizon Business, per i criminali informatici, i dati sui pagamenti rimangono uno degli obiettivi più ambiti e redditizi, con 9 violazioni su 10 che hanno finalità economiche. Nel solo settore della vendita al dettaglio, il 99% degli incidenti di sicurezza analizzati dal DBIR 2020 mirava all’acquisizione di dati di pagamento per uso fraudolento.Il PSR 2020 ha rilevato che in media solo il 27,9% delle organizzazioni globali ha mantenuto la piena conformità al PCI DSS, lo standard sviluppato per aiutare le aziende che offrono servizi di pagamento con carta a proteggere i propri sistemi da violazioni e furti dei dati dei clienti. Ancor più preoccupante è il fatto che questo sia il terzo anno consecutivo in cui si è verificata una diminuzione della compliance. Dal 2016, anno in cui è stato registrato il dato più alto relativamente al rispetto dei criteri di sicurezza (così come ha attestato il PSR 2017), il calo è infatti pari al 27,5 punti percentuali. Ulteriori risultati all’interno del PSR 2020 puntano i riflettori sui test di sicurezza in cui solo poco più della metà delle organizzazioni (51,9%) testa con successo i propri sistemi e processi di security, nonché l’accesso non monitorato al sistema, e sul fatto che soltanto i due terzi delle organizzazioni traccia e monitora l’accesso ai sistemi critici aziendali in modo adeguato. Inoltre, solo 7 istituzioni finanziarie su 10 (70,6%) mantengono controlli di sicurezza perimetrali essenziali.

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Council’s budget conditionality “inadequate”, Commission’s report “a good first step”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

The Civil Liberties Committee discussed the proposed conditionality clause on the rule of law, ahead of negotiations with Council, and the first EC rule of law report.On Thursday, Justice Commissioner Didier Reynders debated with MEPs on the proposed clause to make EU funding conditional on respecting democracy, the rule of law and fundamental rights, and on the Commission’s first Annual Rule of Law Report, published on Wednesday.The negotiations between Parliament and Council on the final shape of the rules on conditionality to protect the EU budget should commence soon, following the adoption of the Council’s negotiating mandate on Wednesday. A relevant clause would be inserted into the next EU long-term budget to correct persistent shortcomings in relation to EU values in the member states.Almost every speaker who took the floor, including Parliament’s co-rapporteurs for the Multiannual Financial Framework Jan Olbrycht (EPP, PL) and Margarida Marques (S&D, PT), and the co-rapporteur for the rule of law conditionality mechanism Eider Gardiazábal (S&D, ES), criticised heavily the Council’s position. MEPs agreed that an effective conditionality clause is of utmost importance and that the scope of Council’s position and the definition of the rule of law in it are not fit for purpose. They were also adamant that the mechanism has to be based on reverse qualified majority voting.Many stressed that priority should be given to protecting the final beneficiaries of EU funding if such a mechanism is activated. Some speakers criticised the German Presidency for accusing Parliament of causing delays, highlighting that it has taken the Council years to agree on a common stance. Several MEPs pointed out that there is significant alignment between the Commission’s proposal and Parliament’s position, asking the Commissioner to work towards a viable conditionality mechanism in the upcoming negotiations.A few MEPs took a different approach, arguing that there is no legal basis for such a mechanism in the EU founding documents. The subsequent debate focused on the Commission’s first Annual Rule of Law Report, which aims to identify backsliding on EU values by establishing an objective, uniform review mechanism to monitor developments across all member states with the help of external experts and internal stakeholders. Most MEPs welcomed the publication of the report and commended its methodology and thorough approach, while pointing out that there is room for improvement after this first iteration. Comments revolved primarily around involving Parliament and additional independent experts in future versions, and on the practical impact of the tool. Many speakers argued that, once issues are identified, it is important that they lead to concrete recommendations, and to infringement procedures where appropriate.

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Report on PESCO: No member state can protect itself alone

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

MEPs call on member states not to reduce their defence spending in the coming years, especially their financial involvement in European cooperative projects.Member states participating in Permanent Structured Cooperation (PESCO) projects should be encouraged to evolve from a strictly national focus on defence to a stronger European one and prioritise using a more European collaborative approach, warned MEPs on the Committee on Foreign Affairs. In their recommendation to the Council and the High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy, adopted by 49 votes in favour, 12 against and 7 abstentions, MEPs stress that no member state can protect itself alone against the common multifaceted threats that the EU faces in its security and defence today.An effective EU system for efficient, coherent, strategic and joint use of resources would be advantageous for the EU’s overall level of security and defence and is necessary, more than ever, in a security environment that is quickly deteriorating, point out MEPs. They warn that member states should not reduce their defence spending in the coming years, and especially their financial involvement in European cooperative projects. There should be more ambition in the EU budget to strengthen defence capabilities, they say, by sufficiently financing the future European Defence Fund (EDF) and the military mobility project in the upcoming Multiannual Financial Framework.MEPS note that several of the 47 PESCO projects, if funded accordingly, could strengthen member states’ preparedness, should another massive public health crisis occur. They also stress that, in order to better counter the hybrid threats, increasing efforts to cooperate on cyber defence are needed, such as information sharing, training and operational support.

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Lusso e social: il report Altagamma Social Luxury index

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

L’Altagamma Social Luxury Index, realizzato da Accenture Interactive, la digital agency più grande al mondo, giunge alla seconda edizione e conferma una crescita significativa della presenza social dei marchi Altagamma sempre più consapevoli della rilevanza di questo canale di comunicazione e distributivo. Si affacciano all’orizzonte e catalizzano l’attenzione dei più giovani anche nuove piattaforme social asiatiche quali Tik Tok, Twitch, Douyin, Little Red Book, mentre il Made in Italy – leva reputazionale di rilievo – mostra un potenziale ancora da sviluppare. Nove lingue, 8 settori, 35 canali digitali internazionali monitorati nel corso di un intero anno, tra social media, blog e forum: è questo il perimetro dell’analisi che ha preso in esame le conversazioni spontanee relative agli oltre 100 brand di Altagamma. Insieme ai dati dell’anno 2019, in questa seconda edizione sono presentate le dinamiche inedite seguite dai social durante l’emergenza COVID-19, che ha influenzato le conversazioni online, alternando periodi di silenzi, a nuovi picchi, in corrispondenza dell’attesa ripartenza.I brand hanno rafforzato la loro presenza sui local social media come WeChat, Weibo e VK (passando dal 28% al 32%). La prossima frontiera è tuttavia rappresentata dai canali emergenti come TikTok, Douyin (versione cinese di Tik Tok) e Little Red Book dove i brand del lusso risultano ancora poco presenti, ma che sono fondamentali per intercettare alcune categorie chiave di consumatori, come i giovani asiatici. Si tratta di canali in rapida crescita in termini di utenti attivi. Molto popolari in Paesi come Cina e India stanno diventando sempre più rilevanti per le giovani generazioni. Tra il 2019 e il 2020 il numero dei download dell’app di TikTok ha registrato un aumento del 68% (arrivando a 315 milioni nel primo quarter del 2020) e un aumento del 60% degli utenti giornalieri nello stesso periodo. Il 41% degli utenti ha tra i 16 e 24 anni e il 70% ha meno di 35 anni.L’app di Little Red Book ha registrato un aumento del 200% tra il 2018 e il 2019 e a luglio 2019 il numero di utenti registrati è arrivato a 300 milioni. L’86% degli utenti è rappresentato da donne e l’84% ha meno di 35 anni. Twitch, altro canale emergente, ha già 15 milioni di utenti giornalieri, con 3,6 milioni di streamer mensili. Ha registrato un aumento delle visualizzazioni dall’8 al 21 marzo 2020 e un aumento del 66% delle visualizzazioni provenienti da utenti italiani a febbraio 2020. Il 68% degli utenti è rappresentato da millennial, il 31% sono donne e il 57% del totale utenti proviene da mercati asiatici.

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MEPs adopt a report on the implementation of EU arms export rules

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

MEPs condemn the increasing arms race evolving across the world, calling on the EU to play an active role in the areas of non-proliferation of arms and global disarmament.In the “Arms export: implementation of Common Position 2008/944/CFSP” report, adopted by the European Parliament´s Committee on Foreign Affairs on Monday evening, MEPs looked into how the member states were implementing the EU’s common rules governing the control of exports of military technology and equipment.The latest SIPRI figures show that arms exports from the EU-28 amounted to some 26 % of the global total in 2015-2019, collectively making the EU-28 the second largest arms supplier in the world after the USA (36 %) and followed by Russia (21 %), point out MEPs.In light of the EU’s growing importance in arms production, they support the Council´s commitment to strengthen the control of arms exports. Its recent decisions reflect a growing awareness among member states of the need for greater transparency in this area, MEPs say.The ambition to make the European defence sector more competitive must not undermine the application of the Common Position’s eight criteria as they take precedence over any national economic, social, commercial or industrial interests, warn MEPs.The rapporteur Hannah Neumann (Greens/EFA, DE) said: “Arms exports need parliamentary and public scrutiny. With increasing EU cooperation and EU funding in arms production, EU oversight and regulations are needed more and more. The report demands clear advances in this regard and should guide member states and the Commission in the coming years.”MEPs recall that the EU has been implementing a number of arms embargoes on several countries, ensuring that the EU does not contribute to humanitarian crises, human rights abuses and atrocities. Welcoming Operation IRINI´s objectives to strictly implement the UN arms embargo, they call on all member states to halt any transfer of weapons, surveillance and intelligence equipment to all the parties involved in the Libyan conflict.MEPs also welcome the decisions of some member states to restrict their arms exports to countries who are members of the Saudi-led coalition involved in the war in Yemen and call again on the High Representative to launch a process that would lead to an EU arms embargo against Saudi ArabiaThey welcome the EU´s efforts to make the Arms Trade Treaty universal, to which all EU member states are party, and call the major arms-exporting countries, such as the USA, China and Russia, to sign and ratify the Treaty.MEPs also stress the need to strengthen public oversight in this domain as well as the importance of regularly consulting the European Parliament, national parliaments, arms export control authorities, industry associations and civil society to establish a meaningful level of transparency.The report was adopted by 33 votes for, 11 against and 26 abstentions.

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Nuovo report “Disuguaglianze digitali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

L’emergenza coronavirus ha messo a nudo nuove esigenze per il paese, soprattutto per le famiglie con figli. In particolare, quelle legate alla digitalizzazione del paese. Si è misurata tutta la distanza tra chi aveva a disposizione gli strumenti per comunicare, lavorare, studiare, potendo reagire al momento di crisi, e chi no.È così diventato evidente che lo sviluppo dell’agenda digitale sarà sempre più legato al contrasto alla povertà educativa. Il divario digitale si va infatti a sommare ai fattori di disuguaglianza già esistenti. Attraverso i dati a livello locale, siamo andati a mappare la profondità di questi divari sui territori da diversi punti di vista: dalle disparità di accesso alla banda larga tra aree interne e città, alla presenza di dispositivi digitali nelle scuole.La sfida per una digitalizzazione inclusiva non riguarda non solo i divari tecnologici. Tocca disuguaglianze sociali profonde, per cui serve una strategia di lungo periodo, sinergica con quella per il contrasto della povertà
educativa.

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Report 2019: l’impegno per Capitale Umano

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Le difficoltà causate dal coronavirus hanno portato alla luce il meglio delle aziende di tutto il mondo, che si sono immediatamente prodigate per fornire assistenza alle comunità in cui operano, mettendo a punto servizi in grado di soddisfare le urgenze e le necessità a livello economico e sociale. IBM non fa eccezione: il Corporate Social Responsibility Report, pubblicato oggi, riporta l’impegno dell’azienda a livello internazionale nella collaborazione con comunità, clienti, istituzioni e organizzazioni no profit per la risoluzione dei problemi legati all’ambiente, alla società e alla governance anche in questo primo periodo di pandemia.Le aziende con programmi di responsabilità sociale solidi e ben avviati sono in grado di offrire assistenza efficace e tempestiva, poiché già addestrate a sviluppare soluzioni e servizi volti a risolvere le grandi sfide dell’umanità nel lungo termine. IBM continua a farlo sviluppando progetti e programmi che fanno leva su due pilastri: la tecnologia e i talenti. È proprio l’integrazione di questi due aspetti che, in Italia, ha permesso di portare avanti importanti progetti in ambito educativo:
P-TECH, il percorso educativo iniziato a Taranto per accompagnare i ragazzi dal liceo al mondo del lavoro insegnando loro le skill tecnologiche e etiche del futuro; La collaborazione con Cisco che ha permesso a studenti e insegnanti di superare la prova della didattica a distanza durante la pandemia contando sulla piattaforma Webex e sulle competenze dei Volontari IBM.

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Primo report sui Big Data immobiliari post Covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

L’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19 ha travolto anche il mondo del mattone e i piani di molti italiani intenti a ricercare casa. Immobiliare.it (www.immobiliare.it), portale di annunci immobiliari leader in Italia, e Realitycs (www.realitycs.it), azienda Proptech specializzata in market intelligence e valutazioni automatiche, con la fine del mese di maggio, hanno realizzato il primo report basato sull’analisi dei Big Data disponibili dalle 6 milioni di ricerche salvate* sul sito, con l’obiettivo di fotografare in modo preciso come il coronavirus abbia cambiato l’approccio alla casa.
«Dallo scoppio della pandemia tutto il settore immobiliare ha navigato a vista, cercando di prevedere quello che sarebbe potuto accadere – dichiara Antonio Intini, Chief Business Development Officer di Immobiliare.it – Con la fine delle misure restrittive, grazie alla mole di dati a nostra disposizione sulla domanda e al contributo di Realitycs che li ha analizzati, siamo stati in grado di osservare il mercato in profondità, scoprendo come il Covid abbia solo temporaneamente cambiato le esigenze di chi cerca casa. Se l’anno probabilmente non si chiuderà con il numero di compravendite che ci si aspettava, è anche vero che ci sono chiari segnali di un ritorno di interesse al mattone da parte degli utenti, compresi quelli che cercano in locazione».Il 2020 del mercato immobiliare era iniziato sotto una buona stella: a gennaio le ricerche di acquisto di immobili residenziali salvate sul portale erano infatti più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2019 (+105%) e quelle di locazione segnavano un incoraggiante +61%. Il lockdown è stato il grande spartiacque: l’annuncio delle misure restrittive, a marzo 2020, ha infatti fatto crollare drasticamente il numero di persone che cercavano un immobile, sia con finalità di acquisto che di locazione. Nel primo caso il calo è stato dell’84% seguito da un ulteriore ribasso in aprile del 22%, che ha riportato quindi i volumi delle ricerche ai livelli di inizio 2019. Per le ricerche di immobili in affitto la battuta d’arresto di marzo è stata del del 71% e, ad aprile, di un ulteriore 15%, arrivando così a una riduzione del 29% rispetto all’inizio del 2019.
Se marzo è il mese nero delle ricerche immobiliari, frenate da paure e incertezze, maggio segna il ritorno ai volumi del pre-Covid-19. Analizzando l’andamento delle ricerche d’acquisto, dalle ultime settimane del mese di maggio si registra un lento ma costante trend al rialzo. Il report fa emergere che in casa la felicità è anche una questione di metri quadri. Indipendentemente dall’interesse a comprare o affittare, le ricerche dimostrano come dopo la quarantena (maggio 2020) il numero di locali diventi un filtro sempre più ricorrente e importante per gli utenti. Risultano infatti in aumento del 5,5% rispetto a gennaio 2020 le ricerche salvate che impostano come determinante il criterio dei locali. Non solo, se durante la quarantena viene chiaramente fotografata l’esigenza di una stanza in più, è anche vero che questo sogno sembra infrangersi allo scadere delle misure restrittive, dal momento che da maggio tornano a salire le ricerche di trilocali e si stabilizzano quelle relative a immobili di tagli più grandi. Che la pandemia abbia segnato per molti il sogno di qualche metro quadrato in più viene evidenziato anche dall’analisi delle superfici medie impostate nei filtri di ricerca: chi intende acquistare casa, ad aprile, rispetto a gennaio, ha aumentato del 6% la dimensione minima del suo immobile ideale. Di nuovo, a maggio è il momento di fare i conti con il budget e le superfici minime tornano a scendere. Il lockdown sembra non aver determinato solo l’emergere dell’esigenza di qualche mq in più, ma anche quella di una maggiore indipendenza. Da febbraio ad aprile 2020 le ricerche di case indipendenti sono infatti aumentate del 9,3% sul totale delle ricerche d’acquisto superando, sebbene di poco, quelle per tipologia appartamento. Anche nel caso delle locazioni, seppur in percentuali diverse rispetto al totale, dopo l’annuncio del lockdown si è rilevato un incremento delle ricerche di case indipendenti (+6,4%). Come per il sogno di qualche metro in più, maggio è stato il momento di ridimensionarsi, dal momento che gli utenti hanno rivisto al ribasso le loro aspettative, tornando a puntare sugli appartamenti. La voglia di affrancamento da un vicinato che non si è mai vissuto così a pieno balza all’occhio anche grazie ad altre due evidenze: durante il confinamento, e in particolare nel periodo con il minor numero di ricerche, la tipologia ‘attico’ – sia per la vendita che per l’affitto – è stata quella che ha tenuto meglio; parallelamente emerge il trend dei rustici, per cui l’interesse aumenta proprio durante il lockdown quando il sogno è quello di evadere dai vicini e dalla città per godersi un angolo privato di paradiso. Un sogno, appunto, dal momento che già da aprile le ricerche di rustici crollano a livelli anche inferiori a quelli del pre-Covid19. Nel momento di picco in basso delle ricerche si nota un aumento del prezzo massimo impostato (+4% ad aprile rispetto a gennaio 2020) sia per gli appartamenti sia per le case indipendenti. Un trend che sicuramente conferma quanto, mai come durante una pandemia in cui la casa viene vissuta 24 ore su 24, per gli italiani l’immobile diventi un bene in cui investire per migliorare la propria qualità della vita. Ma che si presta anche a un’altra chiave di lettura: le ricerche salvate che sopravvivono in un momento di incertezza economica nel Paese sono soprattutto quelle degli utenti alto-spendenti, che non temono le conseguenze di una potenziale recessione.

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2020 Blue Economy Report

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

The European Commission published “The EU Blue Economy Report 2020”, providing an overview of the performance of the EU economic sectors related to oceans and the coastal environment. With a turnover of €750 billion in 2018, the EU blue economy is in good health. There were also 5 million people working in the blue economy sector in 2018, representing a significant increase of 11.6% compared to the year before. Although sectors such as coastal and marine tourism, as well as fisheries and aquaculture are severely affected by the coronavirus pandemic, the blue economy as a whole presents a huge potential in terms of its contribution to a green recovery.European Commissioner for Environment, Oceans and Fisheries Virginijus Sinkevičius said: “Maritime renewable energy, food from the sea, sustainable coastal and maritime tourism, the blue bio-economy and many other activities constituting the blue economy will help us come out of this crisis stronger, healthier, more resilient and more sustainable. We are doing everything we can to cushion the impact of the lockdown, protect the jobs in the blue economy and the wellbeing of our coastal communities, while retaining our environmental ambitions.”Mariya Gabriel, Commissioner for Innovation, Research, Culture, Education and Youth, responsible for the Joint Research Centre (JRC), said: “We continue to support sustainable growth in the marine and maritime sectors through the European Union Blue Growth Strategy. Research and innovation are fundamental pillars of this European response. We will make sure that research, innovation and education contribute to the transition towards a European Blue Economy. Today’s report is part of this scientific support. It provides valuable insights into the economic performance of European marine activities and highlights the areas for priority action.”While the marine environment is typically associated with traditional activities such as fishing or transport, it houses an increasing number of emerging, innovative sectors including marine renewable energy. The EU, world leader in ocean energy technology, is on track to produce up to 35% of its electricity from offshore sources by 2050.For the first time, the report addresses the environmental dimension of the blue economy in detail, thereby also contributing to achieving environmental objectives. With a decrease of 29% of CO² per unit of gross value added between 2009 and 2017, fisheries and aquaculture growth is firmly decoupled from greenhouse gas production. Moreover, the report stresses the correlation between sustainable fishing and positive economic performance.Greening is also ongoing in other sectors. Fuelled by the International Maritime Organisation’s 2020 sulphur cap, maritime transport is looking increasingly towards less carbon-intensive energy sources. In addition, a network of “green ports” is reducing the ecological footprint of these economically important hubs between the ocean and the mainland.The report also looks at the economic value of several ecosystem services provided by the ocean, including habitats for marine life, carbon sequestration, and processes that influence climate change and biodiversity.

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