Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘report’

Irex annual report: Il futuro dell’energia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

Roma 26 maggio 2022 – 9.30-13.00 Auditorium GSE- Diretta Streaming. Il quadro geopolitico di oggi e i suoi effetti sulla transizione energetica, lo sviluppo delle rinnovabili, gli investimenti e le nuove tecnologie del settore: tutti elementi chiave nel futuro del mercato elettrico. Sono questi i temi al centro della presentazione dell’IREX Annual Report 2022 di Althesys, dal titolo: “Il settore elettrico e le rinnovabili, tra crisi energetica e scenari di decarbonizzazione”, sui quali si confronteranno alcuni dei principali operatori e stakeholder del settore. Key note speakers saranno Paolo Frankl, Head of the Renewable Energy Division dell’International Energy Agency e Massimiliano Atelli, Presidente della Commissione VIA PNRR-PNIEC. Il consueto appuntamento, che si svolgerà in streaming, è organizzato in collaborazione con il GSE.

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New MERICS and Rhodium Group report on Chinese FDI in Europe

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

Berlin. The times when China invested vast amounts of capital in Europe are over for now, but Chinese investors are focusing their interest on promising start-ups in high-tech sectors. This is a trend that policymakers and business leaders in Europe should keep an eye on, as the authors of the new study “Chinese FDI in Europe – 2021 Update” by Rhodium Group and the Mercator Institute for China Studies (MERICS) note. (Please note: Embargoed until: Wednesday, April 27, 2022, 6:00 am CEST) Chinese outbound investment to the rest of the world stalled in 2021, increasing by just 3 percent to USD 114 billion (EUR 96 billion). China’s global outbound M&A activity even slipped to a 14-year low, with completed transactions totaling just EUR 20 billion. China’s FDI in Europe (EU-27 and the UK) rose but remained on a multi-year downward trajectory. Last year, completed Chinese FDI in Europe increased 33 percent to EUR 10.6 billion, bouncing back after a sharp decline caused by the Corona pandemic in 2020. Still, 2021 was the second lowest year (above only 2020) for China’s investment in Europe since 2013. The takeover of Philips’ domestic appliances business by Hong Kong based Hillhouse Capital made the Netherlands the biggest destination for Chinese investment in 2021, followed by Germany, France and the UK. Consumer products, automotive (NEV batteries), health, pharma and biotech, ICT, and energy were the top sectors.Overall, the nature of Chinese investment in Europe is changing. The share of Chinese state-owned investors fell to a 20-year low, concentrating on energy and infrastructure projects in southern Europe. After years of being dominated by M&A, Chinese investment in Europe has become more focused on greenfield projects, which reached a record value of EUR 3.3 billion in 2021.Chinese venture capital (VC) investors are pouring into European tech startups. In 2021, Chinese VC investment in Europe more than doubled to a record EUR 1.2 billion. This investment was concentrated in the UK and Germany, and focused on a handful sectors including e-commerce, fintech, gaming, AI and robotics.Two authors of the study commented on their findings:Agatha Kratz, Director at Rhodium Group: “The nature of Chinese investment in Europe has fundamentally changed in recent years. The days of multi-billion-euro acquisitions in strategic sectors may well be behind us. In their place, we are seeing Chinese companies setting up their own plants in Europe, particularly in areas where they enjoy a competitive advantage, like electric batteries. Chinese firms are also increasingly active investors in European start-ups. These are not necessarily alarming trends as such investments can contribute positively to European economic activity. But they should be closely monitored by European policymakers as they reassess the risks of economic engagement with China.” Max J. Zenglein, Chief Economist at MERICS: “Compared to the peaks around 2016, Chinese investments in Europe remain stuck at low levels. However, the fact that Chinese M&A activity in Europe increased again in 2021 while China’s global M&A fell, shows that Europe remains an attractive investment destination. But at these reduced levels any movement is vulnerable to a single large deal that can push investment up or down. In the current difficult economic and regulatory environment Chinese in Europe are unlikely to pick up significantly anytime soon.” By Claudia Wessling, Director Communications and Publications MERICS

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Report di WeWorld sull’educazione in Italia ai tempi del Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

Il Report di WeWorld sottolinea come il sistema scolastico italiano sia uno dei più stressanti al mondo: più della metà degli studenti dichiarano di sentirsi nervosi mentre studiano, rispetto a una media OCSE del 37%. Gli studenti italiani, con 50 ore a settimana, sono anche tra quelli che dedicano più tempo allo studio: proprio a causa della mancanza di pause adeguate durante l’anno scolastico, bambini e ragazzi faticano a trovare tempo per riposare e vedono aumentare il loro livello di stress, correlato anche al carico di compiti a casa. Risultato, sottolinea WeWorld, il nervosismo e il malessere producono scarso interesse per la scuola e cattive performance tra i banchi, favorendo disagio psicologico e dispersione scolastica. Nel 2020, i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano né studiano hanno raggiunto il 20,7%.Una situazione già presente da diversi anni, ma ulteriormente aggravata dalla pandemia: in assenza di interventi mirati, sottolinea il report, si stima che i periodi di DaD produrranno una perdita di apprendimento equivalente a 0,6 anni di scuola e un aumento del 25% della quota di bambini e bambine della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze (dati Invalsi). Questo ha inciso soprattutto sulle fasce sociali più deboli, a causa del digital divide: i dati rilevati sul campo da WeWorld evidenziano grandi limiti in termini di differenze di accesso ai dispositivi digitali. All’inizio della pandemia circa il 70% degli under 18 con cui WeWorld lavora nelle periferie italiane non possedeva né un pc/tablet né la connessione Internet a casa. Complessivamente, in Italia circa 600mila studenti sono rimasti completamente esclusi da ogni forma di didattica a distanza.La pandemia, quindi, ha agito come acceleratore di disuguaglianze già profonde e presenti da anni nel sistema educativo italiano, e come ulteriore causa di povertà educativa, strettamente intrecciata a quella economica. Questo circolo vizioso tende poi a perpetuarsi per generazioni, bloccando la mobilità sociale e la possibilità di migliaia di bambini di affrancarsi da situazioni di marginalità educativa e sociale.Meno marcate, ma sempre rilevanti, secondo il Report, sono le differenze di genere nei livelli di acquisizione delle competenze: gli stereotipi di genere giocano ancora un ruolo molto forte, così da spingere docenti e genitori a ritenere determinati studi e carriere professionali più adatti all’uno o all’altro sesso.

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Report sull’andamento del segmento italiano delle mid-small cap realizzato da Intermonte per il mese di marzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Del report segnaliamo una sintesi delle principali evidenze emerse: il newsflow negativo innescato dalla guerra in Ucraina ha aggiunto un’incertezza geopolitica senza precedenti a uno scenario macro già scosso dai timori di stagflazione. La situazione di elevata volatilità dei mercati, se prolungata, potrà impattare negativamente le mid/small cap, in quanto asset relativamente più rischiosi. La performance relativamente migliore delle mid/small cap si spiega, in parte, con un migliore mix settoriale, in parte con una maggiore inerzia nel riequilibrare i portafogli meno liquidi. Durante la reporting season, l’approccio del mercato è rimasto cauto, soprattutto sui nomi esposti a Russia/Ucraina o soggetti a maggiori rischi di margin squeeze, mentre le principali reazioni positive si sono registrate per le società operanti nei settori digitale e rinnovabili, che hanno parzialmente recuperato il de-rating registrato a febbraio. A lungo termine, le nostre ipotesi si basano sulle aspettative che l’interesse per questo prodotto rimanga abbastanza elevato grazie al vantaggio fiscale e, dal punto di vista del distributore, al fatto che possa contare sull’impegno a lungo termine dell’investitore. Tuttavia, nel breve termine, la volatilità e l’incertezza dei mercati potrebbero compromettere la capacità di raccogliere nuovi afflussi e le nostre previsioni di afflussi per il 2022 saranno probabilmente impegnative. L’imminente pubblicazione degli afflussi di febbraio dovrebbe aiutare a guidare una rivalutazione delle nostre stime. Fonte: bc-communication.it

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Report mensile sulle Mid Small Cap italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2021

A cura del Team di Ricerca di Intermonte. Guardando a ciò che è successo nel 2021, le mid-cap italiane hanno vissuto un anno positivo, con l’indice STAR che ancora una volta ha registrato una performance straordinaria. A nostro avviso, le pressioni inflazionistiche rappresenteranno un elemento di rischio per le future prospettive di crescita: nel corso del prossimo anno, questo potrebbe portare le banche centrali a fare un passo indietro rispetto ai recenti annunci di azioni più restrittive, per riprendere a sostenere la ripresa economica attraverso politiche monetarie dovish. In questo contesto, per il momento non possiamo escludere un’ulteriore continuazione dell’attuale volatilità del mercato che sta portando alcuni titoli/settori a cedere parte della sovraperformance del 2021. Tuttavia, se le nostre aspettative si riveleranno corrette, dovrebbe essere una situazione transitoria e ci aspettiamo che le mid/small cap italiane siano ben posizionate per attirare l’interesse degli investitori, soprattutto nei settori ”growth”, come la tecnologia e il lusso. Confermiamo le nostre indicazioni, che combinano storie azionarie esposte al Recovery Plan con altre che dovrebbero continuare a godere di uno slancio commerciale favorevole e di una buona visibilità. Per quanto riguarda la liquidità delle mid/small cap, la situazione continua a migliorare gradualmente anche se abbiamo limato le nostre stime sugli afflussi di PIR dopo la pubblicazione dei dati ufficiali del 3Q21 di Assogestioni. La raccolta netta è stata pari a 154,7 Mln di euro nel 3Q21, con un’intensificazione degli afflussi positivi rispetto a EU21 (+Eu106mn) dopo tre precedenti trimestri di deflussi. Il dato è simile a quello diffuso dalll’Osservatorio PIR del Sole 24 Ore, che stimava afflussi per circa 140 Mln di euro.Secondo il dato mensile rilasciato dall’Osservatorio PIR del Sole 24 Ore, la raccolta ha continuato ad essere forte in ottobre, a quasi 100 Mln di euro (97 Mln per la precisione) e in novembre, a 172 Mln di euro. Dato il progresso, restiamo fiduciosi che l’interesse per questo prodotto continuerà la sua ripresa nei prossimi mesi.Inoltre, il 16 settembre, Assogestioni ha rilasciato i primi dati ufficiali sulla raccolta dei PIR alternativi: nel 1H21 la raccolta è stata pari a 428 Mln di euro, mentre a fine giugno 2021 gli Asset under Management erano 684 Mln di euro. Dati complessivamente incoraggianti, considerando che per ora solo pochi fondi hanno ricevuto l’approvazione. Ricordiamo che le caratteristiche dei PIR 3.0 sono le seguenti: almeno il 70% del fondo deve essere investito in titoli emessi da società quotate italiane o comunitarie con stabile organizzazione in Italia; di questo 70%, il 25% (cioè il 17,5% del totale del fondo) deve essere investito in titoli non presenti nell’indice principale (FTSE MIB nel caso di titoli quotati in Italia). A lungo termine, le nostre ipotesi si basano sulle aspettative che l’interesse per questo prodotto rimarrà abbastanza alto grazie al beneficio fiscale e, dal punto di vista del distributore, al fatto di poter contare su un impegno a lungo termine da parte dell’investitore. In particolare, guardando al 2022, riteniamo che la classe azionaria mid/small sia ben posizionata nelle strategie degli investitori, il che dovrebbe tradursi anche in maggiori sforzi commerciali e di distribuzione da parte delle case d’investimento. Tuttavia, riduciamo la nostra previsione di afflussi per il 2021 di 50 milioni di euro, poiché riteniamo che lo slancio commerciale potrebbe risentire della recente volatilità del mercato. (Abstract da Intermonte – Italian Mid Small Caps Monthly Report_December 2021)

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Primo Report di Sostenibilità di Almawave

Posted by fidest press agency su martedì, 30 novembre 2021

Il CdA di Almawave, società italiana quotata sul mercato Euronext Growth Milan (Ticker: AIW), leader nell’Intelligenza Artificiale (AI), nell’analisi del linguaggio naturale e nei servizi Big Data, ha approvato oggi il primo Report di Sostenibilità della società.Si tratta di uno strumento rivolto agli stakeholder dell’azienda che da un lato illustra l’approccio di Almawave alla sostenibilità, in tutte le sue sfaccettature, toccando tematiche legate alla Governance, agli Impatti ambientali fino a quelli sociali e legati alla Trasformazione digitale etica; dall’altro rendiconta le attività svolte negli ultimi anni in questi ambiti, con riferimento specifico alle annualità 2019 e 2020, ponendo allo stesso tempo gli obiettivi per il prossimo futuro.Il Report costituirà un appuntamento annuale per la rendicontazione delle performance non finanziarie, con l’obiettivo di aumentare di anno in anno il numero e la qualità delle informazioni sulla società. Il documento è redatto secondo gli standard più accreditati a livello internazionale, i GRI (Global Reporting Iniziative), per consentire una lettura più agevole secondo una metrica che è stata adottata dalla maggior parte delle imprese e per garantire la comparabilità con altri operatori del settore dell’Information Technology.Il documento consente di identificare, misurare e monitorare gli impatti di sostenibilità più rilevanti, sia per l’azienda che per i propri principali stakeholder. I contenuti del Report di Sostenibilità sono stati sviluppati su quattro aree tenendo conto dell’impatto generato da Almawave sull’ambiente, le persone e l’economia nella catena del valore. Si tratta nello specifico delle aree Governance, Impatti ambientali, Impatti sociali e Trasformazione digitale etica. Queste si declinano tramite specifiche tematiche e conseguenti azioni, quali: – Area Governance > compliance, etica, integrità e anticorruzione; continuità del business e data security; tutela della proprietà intellettuale – Area Impatti ambientali > consumi energetici e lotta al cambiamento climatico – Area Impatti sociali > valorizzazione del capitale umano, attrazione e fidelizzazione dei talenti; benessere, salute e sicurezza sul lavoro; diversity e leadership al femminile; aspetti sociali lungo la catena di fornitura – Area Trasformazione digitale etica > impatto del business sulla sostenibilità; contributo all’innovazione e alla transizione digitale del Paese; privacy dei dati dei clienti; digitalizzazione dei processi aziendali ed efficientamento del lavoro; umanizzazione della tecnologia. Con questo documento, inoltre, Almawave intende dare evidenza di come le proprie attività e i progetti di business contribuiscono a rendere la tecnologia democratica e inclusiva, interpretandola e mettendola al servizio dei clienti e dei cittadini. Si tratta di soluzioni innovative che beneficiano delle attività di ricerca e sviluppo del Gruppo, e che conferiscono ad Almawave un ruolo di leadership sul mercato dell’intelligenza artificiale (IA) e dei servizi digitali.La Trasformazione Digitale è un impegno che si concretizza con investimenti rilevanti e costanti dell’azienda finalizzati anche ad integrare all’approccio di mercato i 7 principi per un’Intelligenza Artificiale sostenibile definiti a livello Europeo. AIW-Report-sostenibilità-WEB.pdf (almawave.it)

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Torna il WAS Annual Report

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

E’ l’appuntamento annuale che traccia l’evoluzione del waste management e del riciclo, fornendo un quadro del mercato dei rifiuti urbani e degli speciali per comprendere le tendenze strategiche prevalenti. Nel corso dei lavori, che potranno essere seguiti anche in streaming, sarà presentato il rapporto “Rifiuti urbani e speciali, l’evoluzione del settore italiano del waste management”, a cura di Alessandro Marangoni, ceo di Althesys e a capo del think tank Waste Strategy.Principali evidenze del rapporto: Il settore rifiuti ha resistito bene alla crisi, reagendo con maggiori investimenti e operazioni straordinarie;il processo di cambiamento, sempre più veloce, vede l’innovazione tecnologica e la convergenza tra settori modificare la fisionomia del settore;le risorse dedicate al settore rifiuti dal PNRR sono circa 4-5 volte gli investimenti annui delle imprese e possono favorire lo sviluppo e l’innovazione.Partecipazione libera, accesso consentito solo agli utenti correttamente registrati, dotati di Green pass. Per accedere alla struttura è obbligatorio indossare la mascherina.

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Il report di Climate Analitycs sull’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2021

Il report è stato pubblicato per la prima volta nella sua versione integrale con il titolo “Obiettivi e politiche climatiche dell’Italia nel rispetto dell’Accordo di Parigi e delle valutazioni di Equity globale”. Lo studio è stato commissionato dall’associazione A Sud come allegato dell’atto di citazione nell’ambito della prima azione legale climatica contro lo Stato italiano, lanciata a giugno.In base ad un’analisi imparziale ed accreditata delle acquisizioni della letteratura scientifica, Climate Analytics ha calcolato tale percentuale in conformità ai principi di equità, di responsabilità comuni ma differenziate e di capacità che caratterizzano il diritto climatico. La stima è stata formulata considerando la responsabilità storica e attuale del nostro paese e la sua capacità tecnologica e finanziaria.Secondo Climate Analytics “L’attuale obiettivo dell’Italia rappresenta un livello di ambizione cosi basso che, se altri paesi dovessero seguirlo, porterebbe probabilmente a un riscaldamento globale senza precedenti di oltre 3°C entro la fine del secolo. Il carbon budget residuo dell’Italia (ovvero il tetto massimo di gas serra emettibili) tra il 2020 e il 2030, che risulta compatibile con il suo fair share nel perseguimento dell’obiettivo di temperatura a lungo termine dell’Accordo di Parigi, ammonta al massimo a circa 2,09 GtCO2eq. Se gli attuali livelli di emissioni dovessero continuare, già nel 2025 l’Italia esaurirebbe il suo fair share di emissioni rilasciabili nel periodo tra il 2020 e il 2030.” Nei giorni scorsi a sostegno della causa contro lo Stato è stata lanciata una petizione su Change.org per chiedere al governo Italiano di aumentare considerevolmente i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni clima-alteranti.

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Catella Interim Report January – September 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2021

Catella’s core real estate operations made positive progress and we continued to improve profitability and make strategic advances. Investor interest in Catella’s property funds remained strong in the quarter, Principal Investments continued to develop its business and Corporate Finance acted as a highly-regarded adviser on a seasonally more quiet property transaction market. Underlying income and operating profit are progressing in line with our expectations. Principal Investments sale of Grand Central contributed SEK 262 M in income and SEK 229 M to operating profit in the third quarter last year. Adjusting for this sale, profit before items affecting comparability increased by 85 percent to SEK 48 M.Catella continued to see growing interest in its Property Investment Management offering. Despite strong inflow of funds, assets under management remained unchanged compared to the previous quarter, largely due to the termination of a couple of management agreements with low profitability, and a successful divestment in the UK. Principal Investments invested some SEK 100 M in ongoing projects. Furthermore, the business area divested a logistics property in France in the quarter, which contributed to Principal Investments’ operating profit of SEK 7 M. The third quarter is normally weak for Corporate Finance, and 2021 was no exception, although the Swedish M&A market and residential transactions in France remained strong. Operating profit for the remaining operations was SEK 51 M (259). Here too, the difference was due to the positive contribution from Principal Investments sale of Grand Central in the third quarter 2020.In Principal Investments, portfolio companies’ total investments in development projects amounted to SEK 3.1 Bn at the end of the quarter, of which Catella’s invested capital was SEK 0.8 Bn. This corresponded to an increase of some SEK 0.4 Bn and SEK 0.1 Bn on the previous quarter.We completed a logistics property in France in the quarter (Moussey II), generating profit of SEK 5 M. In the fourth quarter, full profit recognition is expected to contribute to IRR of over 70 percent and a multiple on equity of approximately 1.7x for the project. This is well above Catella’s target of average IRR of 20 percent in the business area.We are pleased with the development in Catella’s latest business area, last year’s larger sale of Grand Central and also Moussey II during this quarter is proof that we, together with well-established partners, are developing attractive and profitable projects across Europe.Current projects in Principal Investments are proceeding as planned, and in the coming quarters the divestment of the largest logistics property in the Infrahubs portfolio is planned. The 70,000 m2 plus property in Norrköping is the Nordic’s largest solar cell-powered facility. The tenant is Postnord TPL, with a contract that spans 10 years.After the end of the quarter, Catella established a part-owned development company in Poland, where Catella intends to develop modern and sustainable rental properties alongside experienced partners. As a first step, student housing and rental properties are planned in one or several major cities over the coming two years. In the Nordics, income increased driven by a broader offering, as well as a major capital raising to Gladsheim Fastigheter in Sweden where we remain leading in the market. Income decreased in continental Europe, mainly driven by lower activity on the transaction market for commercial properties. It is pleasing that our broader offering in the residential segment, as a debt advisor and in connection with IPOs, continues to yield results even in a quieter quarter. http://www.catella.com

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Catella Interim Report January – June 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2021

Catella’s core operations are developing well and we continue to make progress in important strategic areas. We increased assets under management, completed several major principal investments and were a very active partner on a strong property transaction market. As a result, total income adjusted for operations being divested or wound down increased by 17 percent to SEK 478 M. Adjusted operating profit (EBIT) also improved significantly to SEK 113 M, and increased by 55 percent year-on-year.The strongest drivers behind this improvement are continued growth in assets under management in Property Investment Management (PIM) and a very strong quarter for Corporate Finance, where Catella acted as advisor on several major transactions.Catella’s investments in the Principal Investments business area continue to make good progress and we announced five new projects in Sweden, Germany and Spain in the quarter. No properties were divested in the quarter, and accordingly the business area did not recognize any income.As previously communicated, the winding down of IPM’s operations is progressing as planned, which reduced operating profit/loss for the quarter by SEK 103 M, of which goodwill impairment amounted to SEK 39 M. In June, Catella submitted an application to return Catella Bank’s license to CSSF and a decision is expected in the second half of this year. This resulted in Group operating profit/loss, including operations in divestment or being wound down, of some SEK -31 M. Assets under management increased to SEK 112 Bn, an increase of nearly SEK 15 Bn year-on-year adjusted for the divestment of CAM France. The increase was primarily driven by inflows to residential funds and new mandates in the British asset management business. Operating profit/loss for the quarter was SEK 84 M, an increase of over 10 percent driven by the sustained increase in fixed management fees (+7%) and a larger share of performance fees. Development of three new funds started in the quarter, including CRIM Elithis Towers residential fund with a focus on developing energy positive residential housing across Europe, and we are already noticing interest from investors.In the first half of 2021, PIM’s assets under management increased by SEK 11 Bn (adjusted for the divestment of the French Asset Management operations), and has returned average annual growth of 31% since 2015.Demand for residential and logistics properties remains strong, and the Principal Investments business area announced new projects in and after the end of the quarter. These included a project in central Düsseldorf where Catella will be developing a new landmark focused on sustainability, energy efficiency and modern working. After the end of the quarter, we also announced a fourth project through partly owned Infrahubs. A logistics property of approximately 25,000 m2 will be completed in the commercial node of Ljungby, fully let to PostNord TPL AB with a rental agreement spanning 10 years. Like in previous projects, construction will be characterized by sustainable methods and materials, and energy efficiency.Principal Investments’ total development projects amounted to close to SEK 2.7 Bn in total investments at the end of the quarter, of which SEK 688 M was comprised of Catella’s capital and shareholder loans. This corresponds to an increase of SEK 1.2 Bn and SEK 0.4 Bn on the previous quarter.As usual, the second quarter was intensive in terms of transactions, and Catella presented one of its strongest quarters ever. Income increased by close to 80 percent to SEK 188 M and operating profit/loss improved to SEK 43 M (-3).Catella Corporate Finance acted as advisor in connection with several major transactions across all major markets. We saw the highest activity in Sweden and France, where the breadth of Catella’s offering was reflected in assignments where we acted as transaction advisor for commercial and residential properties, and offered debt and IPO related advisory services. It is very satisfying to see all the hard work pay off after a challenging year for transactions during COVID-19, particularly in large transactions such as the divestment of Biblioteksparken A/S in Denmark and Studentbostäder i Linköping AB. We continue the work of developing a total offering in all major markets in Europe.

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Report sulla rendicontazione ESG delle PMI quotate all’AIM

Posted by fidest press agency su domenica, 23 Maggio 2021

AcomeA SGR – società di Gestione del Risparmio specializzata in fondi comuni d’Investimento e gestioni patrimoniali – e Sustainable Value Investors (SVI) – prima realtà italiana a firmare i PRI (Principi per l’Investimento Responsabile) nella categoria “service provider” – presentano il secondo rapporto sulla rendicontazione ESG da parte delle PMI italiane quotate al mercato AIM di Borsa Italiana. Il Rapporto, illustrato oggi alla comunità finanziaria in occasione del tavolo virtuale sull’impatto delle variabili ESG sui profitti e sul valore delle imprese, ha analizzato 149 aziende quotate al 20 aprile 2021 sul segmento AIM e si concentra, in particolare, sullo stato di comunicazione, performance e integrazione dei parametri ESG delle società dell’AIM di Borsa Italiana, allo scopo di favorire il dialogo tra le aziende e gli investitori.Nella ricerca presentata dalla curatrice Daniela Carosio, Senior Partner di SVI, alla presenza di Matteo Serio, Managing Partner di AcomeA SGR, Marco Ruspi, Head of ESG di AcomeA SGR, Luca Tavano, Head of product development Mid&Small Cap-Primary Markets di Borsa Italiana, Francesco Mele, CFO & Head of Central Functions di Illimity, Fabio Ortolani, Vice Presidente del Fondo Pensione Eurofer, si evidenzia che, anche se in termini di divulgazione della sostenibilità le società AIM sono ancora allo stato embrionale, il dialogo con gli investitori è centrale per migliorare l’orientamento alla sostenibilità e il livello di rendicontazione qualitativo e quantitativo delle informazioni non finanziarie, liberando di fatto un potenziale di sviluppo delle PMI. Il top management di cinque società quotate all’AIM – Energica Motor Company S.p.A., Gruppo FOS, Vantea SMART, Reti S.p.A., CONVERGENZE S.p.A. – ha inoltre spiegato come sono state implementate nelle loro aziende strategie di impatto sostenibile e quali i risultati ottenuti in termini di crescita, vantaggi competitivi e branding.Ecco i principali risultati emersi dal rapporto:Sono 79 su 149 le società che non pubblicano alcun tipo di rendicontazione, in netta diminuzione rispetto al 2020 (84 su 129).Le restanti 70 presentano orientamenti diversi ai temi ESG:L’orientamento alle pubbliche relazioni, caratterizzato da vaghe dichiarazioni o impegno verso la sostenibilità promossa più che altro come forma di auto-branding; L’orientamento alla beneficenza (charity) – dove chiaramente le attività di charity non sono correlate al core business – e che spesso tende a presentarsi insieme all’orientamento PR;L’orientamento alla gestione del rischio ESG, caratteristico di imprese che divulgano e misurano le informazioni non finanziarie; L’orientamento strategico, quello più avanzato, che caratterizza le imprese che integrano gli obiettivi di sostenibilità all’interno della strategia aziendale e del business, puntando a massimizzare il valore economico attraverso un modello di business sostenibile. Le società che rilasciano informazioni ESG qualitative con orientamento PR sono aumentate, rispetto al 2020, del 54% (da 24 a 37) e quelle con orientamento Charity del 20% (da 10 a 12); sono aumentate del 91% le società AIM con orientamento avanzato alla sostenibilità in termini di ESG Risk Management e di ESG Strategico (da 11 a 21). Di seguito la tabella riassume la ripartizione per tipologia di orientamento e la variazione rispetto alla rilevazione dell’ottobre 2020.Il 47% delle aziende dell’AIM che rilasciano informativa ESG pubblicano per lo più un bilancio di sostenibilità di tipo qualitativo. Solo il 31% rilascia dati ESG quantitativi, il 29% riporta una matrice di materialità rispetto ai propri stakeholder e il 27% rendiconta secondo gli standard della Global Reporting Initiative (GRI). Infine, solo 3 società su 70 pubblicano una Rendicontazione Non Finanziaria ex Decreto Legislativo n. 254/2016 che recepisce la direttiva UE n.95/2014 sulla rendicontazione sociale, ambientale e di governance per le imprese oltre una certa dimensione e di interesse pubblico.79 aziende su 149 (53 su 129 nel 2020) hanno adottato un Codice Etico ex Decreto Legislativo 231/2001, cioè una mappa dell’insieme dei diritti, doveri e responsabilità dell’azienda nei confronti degli stakeholders per esonerare la responsabilità amministrativa e penale dell’azienda rispetto alla commissione di reati a suo favore. Le aziende che non lo adottano si trovano principalmente tra quelle più piccole e con minori ricavi.L’indagine sulle cause della scarsa propensione alla rendicontazione delle PMI, rivela che l’orientamento alla sostenibilità non dipende tanto da fattori strutturali, come la quantità di risorse finanziarie, energie e tempo, quanto da una diversa esposizione al controllo da parte di terzi, per esempio gli investitori istituzionali.

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Human Rights Watch e l’ennesimo report bugiardo su Israele e la presunta apartheid

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Maggio 2021

By Ugo Volli. Succede spesso, due o tre volte all’anno. Qualche agenzia dell’Onu, qualche relatore speciale (fa più fino dirlo in inglese: “special rapporteur”), esperto indipendente e gruppo di lavoro sempre dell’Onu, di uno dei suoi comitati o dell’Unione Europea, qualche organizzazione non governativa, associazione benefica o gruppo politico, qualche professore universitario, giurista o sociologo, qualche giornalista di inchiesta o inviato di televisione si sveglia una mattina e tira fuori un comunicato, un rapporto, una relazione, un articolo che spiega al mondo quant’è cattivo Israele: Israele uccide i bambini (il caso Al Dura); li imprigiona; preleva gli organi dai palestinesi che uccide apposta; pratica l’apartheid; ruba case e terreni; pratica l’usura; provoca la guerra; diffonde pornografia e corruzione; naturalmente domina il mondo, in particolare i media; attraverso la “lobby ebraica” controlla gli Stati Uniti; si è inventato la Shoah per opprimere gli arabi; usa l’etichetta dell’antisemitismo per impedire le critiche; ha creato l’Isis e Al Qaeida per dividere il mondo islamico, compie orribili crimini di guerra, tiene prigioniero il Mandela palestinese e tanti altri, cerca di far crollare la Moschea di Al Aqsa e impedisce ai musulmani il godimento esclusivo di ciò che è loro da sempre, cioè il monte del Tempio; vuole invadere i paesi vicini perché ama fare la guerra e pretende un impero dal Nilo all’Eufrate; eccetera, eccetera, eccetera. Scusatemi se ho dimenticato qualcosa, la lista si può allungare a piacimento. E perdonatemi se ho scritto “Israele” e non “gli ebrei”, “i coloni”, “i sionisti”: si sa che sono termini intercambiabili. Senza fermarci sul passato, veniamo all’ultima calunnia, che ha avuto largo spazio sui giornali nei giorni scorsi. Una organizzazione non governativa molto controversa, “Human Rights Watch” (HRW), criticata anche dal suo fondatore Robert Bernstein per essere diventata una macchina di diffamazione contro Israele, sotto la direzione dell’attuale direttore esecutivo Kenneth Roth, ha pubblicato un rapporto di 217 pagine e 863 note finali per accusare Israele di essere “uno stato di apartheid” (naturalmente) e di “persecuzione” che commette “crimini di guerra” e “gravi abusi” contro gli arabi. Nel testo non ci sono novità fattuali, gli argomenti sono i soliti: i “coloni” abusivi, l’“eccesso di reazione” al terrorismo, l’occupazione… L’attacco di HRW si estende però alle fondamenta stessa dello Stato di Israele, cioè all’idea di una patria nazionale del popolo ebraico, anche se proprio il riconoscimento di quest’esigenza è stata alla base del Mandato Britannico e poi della costituzione dello Stato di Israele, secondo le delibere della Società delle Nazioni (1922) e dell’Assemblea Generale dell’Onu (1947). Per Human Rights Watch invece questa è apartheid e discriminazione, anche se quasi tutti gli stati nazionali riconoscono che ci sia un diritto alla cittadinanza da parte delle persone che appartengono alla nazionalità dello stato. Che fare di fronte a questo attacco? Innanzitutto capirlo criticamente, non pensare che sia una sentenza pronunciata da un’autorità neutrale, ma un atto politico di “guerra legale” (lawfare). E cercare di spiegare a chi ci casca la verità, invitandolo magari, quando sarà possibile, ad andare in Israele e vedere con i suoi occhi quanto sia ridicola l’accusa di apartheid in un paese dove tutti i cittadini godono di uguali diritti politici, sociali, legali, quale che sia la loro nazionalità e religione.

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Il nuovo report di Bitdefender rivela le principali minacce informatiche globali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

Bitdefender, azienda leader nella cybersicurezza che protegge centinaia di milioni di endpoint e sistemi in tutto il mondo, pubblica oggi il Consumer Threat Landscape Report 2020 che dettaglia le principali minacce per la cybersecurity, la loro frequenza e quali sono state le tendenze del crimine informatico nel 2020. Il report si basa sull’analisi dei dati trimestrali e annuali derivanti dall’infrastruttura Global Protective Network (GPN) di Bitdefender, che esegue miliardi di operazioni al giorno su milioni di endpoint e utilizza algoritmi avanzati per identificare varie minacce e modelli di attacco. Qui di seguito i principali risultati presenti nel Consumer Threat Landscape Report 2020 di Bitdefender: Impennata di attacchi ransomware in tutto il mondo – Nel complesso, gli attacchi ransomware sono cresciuti di un sorprendente 485% nel 2020 rispetto al 2019. Gli attacchi nel primo e secondo trimestre del 2020 hanno rappresentato il 64% di tutti gli attacchi ovvero il 19% in più rispetto ai primi due trimestri del 2019. In italia il 66% nei primi due trimestri. I sistemi operativi proprietari pericolosi sono un pericolo per l’IoT – I dispositivi con sistemi operativi proprietari costituiscono il 34% di ciò che i consumatori possiedono e sono responsabili del 96% di tutte le vulnerabilità rilevate. Bitdefender ha osservato un incredibile aumento del 335% delle vulnerabilità delle Smart TV rispetto al 2019. Android è il veicolo preferito per diffondere malware e app dannose – Mentre gli utenti erano impegnati a destreggiarsi tra telelavoro, didattica a distanza, videoconferenze e cercavano informazioni su COVID-19, i criminali ne hanno approfittato ospitando siti fraudolenti per il download dell’ormai noto software Zoom e distribuire app cariche di malware con lo scopo di spiare gli utenti e rubare i loro dati personali. In particolare a inizio pandemia, nei primi due trimestri dell’anno in Italia si è riscontrato un aumento del 68%. In generale il 35% di tutto il malware Android rilevato proviene dalla famiglia Android.Trojan.Agent seguita da Android.Trojan.Downloader al 10% e Android.Trojan.Banker al 7%. I dispositivi Network-attached storage (NAS) sono i più colpiti in termini di vulnerabilità riscontrate – Il numero di vulnerabilità riscontrate nei dispositivi NAS è aumentato del 189% anno su anno dal 2019 al 2020. Anche se i dispositivi NAS potrebbero non essere tra i dispositivi più diffusi nelle abitazioni, contengono potenzialmente il maggior numero di vulnerabilità per cui non sono ancora disponibili patch per neutralizzarle. Le applicazioni potenzialmente indesiderate sono in aumento – Sebbene possano non essere dannose di per sé, potrebbero avere un impatto sull’esperienza dell’utente rallentando i sistemi, mostrando annunci inaspettati o addirittura installando software aggiuntivi. Bitdefender ha osservato un aumento del 320% delle applicazioni potenzialmente indesiderate segnalate nel 2020 rispetto all’anno precedente, ma i modelli di distribuzione trimestrale sono rimasti simili, suggerendo una crescita costante. In Italia è stato riscontrato un andamento costante rispetto al 2019. Il report esamina ulteriormente questi e altri risultati per paese, tra cui Australia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia e Stati Uniti, e prende in considerazione eventi chiave locali specifici, come le elezioni presidenziali del 2020 negli Stati Uniti.

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Bain & Company – Report annuale Global Private Equity

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

Nonostante la complessità del contesto e il brusco arresto nel secondo trimestre, nel 2020 il mercato del Private Equity – in termini di giro di affari – si è rivelato incredibilmente resiliente. L’industria globale ha infatti generato 592 miliardi di dollari in termini di valore di deal di buyout nel 2020 (+8% rispetto al 2019).Tuttavia, il numero di operazioni effettuate dalle società di Private Equity è sceso del 24% (circa 1.000 deal in meno nel 2020), e la domanda repressa degli investitori avrà un impatto significativo sul settore nel 2021, come dimostrato dall’attività già nei primi mesi dell’anno. Guardando infatti i dati del 2021 di gennaio e febbraio, il valore globale dei deal di buyout è del 60% superiore alla media dei primi due mesi dell’anno dell’ultimo quinquennio.Questo è quanto emerge dal dodicesimo Global Private Equity Report, l’analisi annuale di Bain & Company sul settore in cui è leader globale.“Il Private Equity ha tenuto bene in un contesto nuovo e burrascoso. Il mercato ha assorbito i cali del secondo trimestre, chiudendo l’anno su livelli complessivamente elevati, con i dealmakers che si sono adattati rapidamente a operare da remoto. La domanda repressa, gli elevati livelli di liquidità, la solidità dei mercati del credito e le economie in ripresa si tradurranno in un 2021 in fermento per il Private Equity”, ha commentato Hugh MacArthur, responsabile a livello globale dell’attività di private equity di Bain & Company.Secondo il report, i settori che si sono dimostrati più resistenti durante la crisi pandemica – tech, beni industriali, servizi finanziari e sanitari – hanno rappresentato oltre il 65% delle operazioni chiuse nel 2020 e sono destinati ad essere protagonisti del mercato anche quest’anno.
Nonostante il contesto difficile, i multipli dei buyout si sono mantenuti elevati, con una media di 11,4 volte l’EBITDA negli Stati Uniti e di 12,6 volte in Europa – quest’ultimo, un record. I multipli sono aumentati in tutti i settori nel 2020, ma sono stati particolarmente vivaci nei comparti più immuni al Covid-19 (come quello dei pagamenti) o quelli che hanno beneficiato della pandemia (come la tecnologia). Nonostante la profonda incertezza relativa alla situazione economica, i multipli del debito sono aumentati nel 2020, con quasi l’80% delle operazioni con una leva superiore a 6 volte l’EBITDA.Nel 2020, il numero di exit è stato inferiore al totale del 2019, controbilanciato tuttavia da un aumento delle dimensioni degli accordi. Il valore complessivo di 427 miliardi di dollari è infatti in linea con il 2019 e con la media quinquennale. Infine, il settore ha superato la tempesta perfetta del 2020 senza che i rendimenti dei fondi accusassero il colpo: le operazioni chiuse dai GP hanno generato multipli sul capitale investito di circa 2,3 volte, leggermente al di sopra della media quinquennale.“Anche durante l’anno del COVID-19, il mercato italiano del Private Equity si è dimostrato resiliente. Dopo il calo del secondo trimestre, il numero di deal è tornato a crescere e ha chiuso l’anno in linea con il 2019 con un buon bilanciamento degli investimenti da parte di fondi internazionali e locali. A livello settoriale c’è stata una prevalenza di investimenti nel settore tecnologico, sanitario, dei beni industriali e dei servizi finanziari che in totale hanno totalizzato quasi 2/3 delle transazioni” ha commentato Roberto Fiorello, responsabile della practice di Private Equity di Bain & Company in Italia. Link al report integrale: https://www.bain.com/insights/topics/global-private-equity-report/

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14th Italian Diabetes Barometer Report

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

23 febbraio 2021, ore 16.00-17.30 Ministero della Salute e dell’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete. Secondo i dati Istat 2019, nel nostro Paese sono 3,5 milioni le persone con diabete, ovvero il 5,8 per cento dell’intera popolazione, con un aumento di oltre il 60 per cento di casi dal 2000. Nonostante i progressi terapeutici, in Italia ancora più di 20.000 persone muoiono ogni anno a causa del diabete e, in questo anno segnato dalla pandemia, il diabete è una delle concause di morte rilevate più frequentemente nei decessi da SARS-CoV-2. Giunto alla quattordicesima edizione, l’Italian Barometer Diabetes Report, offre una fotografia della situazione del diabete a livello nazionale e con approfondimenti per ciascuna realtà regionale. L’iniziativa parte dal presupposto che la raccolta e la condivisione di informazioni possa stimolare quel dibattito necessario a promuovere la cultura del fare e quindi contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico che questa malattia rappresenta e potrà rappresentare.

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Presentato il primo Circular Economy Report 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

L’Italia è pronta per l’economia circolare, nuova parola d’ordine che sta progressivamente sostituendo la più generica sostenibilità ambientale? E quale potenziale potrebbe esprimere nel nostro Paese la transizione verso questo modello produttivo? Domande di assoluta attualità a cui ha cominciato a dare risposte la prima edizione del Circular Economy Report, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. I finanziamenti che la transizione verso l’economia circolare porta in dote a livello europeo sono sostanziosi: 454 miliardi di euro di fondi strutturali e di investimento per oltre 500 programmi in tutto il continente, più 183 miliardi di cofinanziamenti nazionali da parte degli Stati membri (637 miliardi in totale), cui si aggiungono i 26 a carico del bilancio dell’Unione Europea e i 7,5 dell’EIB-European Investment Bank dedicati al fondo europeo per gli investimenti strategici. Ciliegina sulla torta, i 900 miliardi stanziati dalla Commissione Europea con il cosiddetto Recovery Plan per la transizione ecologica nel prossimo decennio, di cui l’economia circolare è uno dei cardini. Quanto all’Italia, oltre ai 4,24 miliardi di euro per investimenti pubblici stanziati con la Legge di Bilancio 2020 a favore del Green New Deal, in cui rientrano anche interventi di economia circolare, a giugno il MISE ha avviato il finanziamento alle imprese per la riconversione delle attività produttive verso un modello circolare: 157 milioni di euro in finanziamenti agevolati e 62,8 in contributi alla spesa. Non molto, ma un primo passo. Le parole chiave dell’economia circolare infatti sono tre: risorse, intese come componenti del prodotto, che hanno un ciclo di vita più lungo e un valore intrinseco recuperabile; re-disegn, perché le imprese sono chiamate a ridisegnare processi di produzione (con interventi di efficienza energetica) e prodotti che siano modulari e facilmente assemblabili, realizzati con materiali riusabili e riciclabili; proprietà, perché se nell’economia lineare il prodotto passa totalmente al cliente, nell’economia circolare la proprietà del prodotto deve restare al produttore, mentre il cliente ne paga soltanto l’utilizzo attraverso meccanismi di pay per use. Il processo interessa sia le componenti “biologiche”, in grado di tornare al loro stato originario, sia quelle “tecniche”, che invece comportano lavorazioni in parte irreversibili e hanno come ultima opzione il riciclo. L’economia circolare mira a mantenere “in circolo” all’interno del sistema produttivo quanto più possibile entrambi i tipi di risorse, generando cicli virtuosi di ri-uso, ri-lavorazione e ri-ciclo.
Per misurare la sensibilità del nostro sistema economico verso il passaggio all’economia circolare, senza pretese statistiche, l’E&S Group ha condotto un’analisi dettaglia coinvolgendo oltre 150 imprese in 4 macro-settori industriali: “Costruzioni” (opere di ingegneria civile o lavori di costruzione specializzati), “Automotive” (progettazione, costruzione e vendita di veicoli o componenti), “Impiantistica Industriale” (realizzazione di apparecchiature elettriche o macchinari destinati all’industria), “Resource & Energy Recovery” (recupero e smaltimento di rifiuti biologici, gestione di impianti per la produzione di energia elettrica attraverso biomasse). Quanto ai tipi di attività, si è adottato soprattutto il “Design for Environment” (intervenire sul ri-disegno dei prodotti e dei processi è il primo fondamentale tassello), mentre solo circa un terzo delle aziende ha introdotto pratiche relative al “Design for Remanufacturing/Reuse” e ben poche sono arrivate sino al “Design for Disassembly” e soprattutto alla messa in atto di sistemi di “Take Back”, ossia di recupero delle materie e dei componenti dai clienti finali. Siamo ben lontani quindi dal poter affermare che in Italia (per lo meno nei settori presi in esame) sia diffusa l’economia circolare, anche se il processo di trasformazione si è messo in moto. (in sintesi)

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Presentazione primo Circular Economy Report

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

Milano Giovedì 28 gennaio alle 9.30 verrà presentata in diretta streaming l’edizione 2020 del Circular Economy Report, redatta dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano e incentrata su alcuni dei principali trend che stanno ridisegnando il mondo delle imprese verso la cosiddetta transizione circolare, oltre che sul ruolo del legislatore e di tutti gli stakeholder interessati.In particolare, il Report analizza i vantaggi dell’economia circolare rispetto al tradizionale modello di consumo lineare, le principali normative in materia sia in Italia che all’estero, i driver e le barriere all’adozione di questo tipo di economia in alcuni settori industriali particolarmente interessanti e il suo potenziale di mercato, oltre a indicare un’agenda politica. Temi che saranno anche al centro del convegno di presentazione, in cui come sempre saranno chiamate a discutere le imprese Partner della ricerca.Al momento dell’iscrizione (https://www.energystrategy.it/eventi/circular-economy-report-2020.html) sarà inviata una mail di conferma con il link per accedere al convegno.

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Report: lo spionaggio informatico esce dall’ombra

Posted by fidest press agency su sabato, 5 dicembre 2020

Verizon ha appena rilasciato il Cyber-Espionage Report (CER), il rapporto dedicato allo spionaggio IT.La ricerca delinea l’evoluzione delle violazioni di spionaggio informatico dal 2014 al 2020, utilizzando i dati delle varie edizioni del DBIR. Fra gli highlight più interessanti del report, vi è la classifica dei settori più colpiti che vede in testa il pubblico, seguito dal manifatturiero e dalla categoria dei liberi professionisti. Altro dato interessante è quello relativo alle strategie perpetrate dalle cyberspie che prediligono maleware, social engineering e hacking. Il Cyber-Espionage Report riporta anche alcune raccomandazioni su come le organizzazioni possono difendersi e riprendersi da tali attacchi. In particolare: · I dipendenti sono la prima linea di difesa. Il social engineering, o phishing, è un metodo comune utilizzato dalle cyberspie per ottenere l’accesso a sistemi sensibili; è fondamentale che i dipendenti intraprendano una formazione regolare in materia di sicurezza informatica. · Rafforzare la sicurezza perimetrale. Questa (intesa ad esempio come segmentazione della rete) assieme a una più solida capacità di gestione degli accessi (ad esempio utilizzando restrizioni need-to-know) può mitigare gli attacchi di cyberspionaggio. · Una concreta strategia di Managed Detection e Response (MDR) può smascherare gli indicatori di compromissione sulla rete e sugli endpoint. I componenti essenziali dell’MDR includono le tecnologie SIEM (Security Information and Event Management), l’intelligence sulle minacce, l’analisi del comportamento di utenti ed enti (UEBA) e le funzionalità di ricerca delle minacce, nonché le integrazioni con le tecnologie di rilevamento e risposta degli endpoint (EDR), di rilevamento e risposta di rete (NDR) e antifrode. · Prevenire il furto o la perdita di dati (DLP) può impedire che i dati sensibili vengono sottratti attraverso una backdoor. · L’ottimizzazione dell’intelligence sulle minacce informatiche per aiutare a riconoscere gli indicatori di compromissione, il miglioramento di tattiche, tecniche e procedure e l’implementazione di un solido piano di risposta agli incidenti sono tutte strategie importanti per combattere il cyberspionaggio.

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Quarta edizione dell’Electricity Market Report

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Mercoledì 25 novembre dalle 9.30 alle 13.30, nel corso di un convegno in diretta streaming, verrà presentata la quarta edizione dell’Electricity Market Report realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano (per iscriversi https://www.energystrategy.it/eventi/electricity-market-report-2020.html; seguirà l’invio del link per l’accesso).Il rapporto intende analizzare l’evoluzione dei mercati elettrici in Italia, esaminando il processo di apertura del Mercato per i Servizi di Dispacciamento (MSD) – con particolare attenzione alle sperimentazioni volte ad ampliare la platea di soggetti che possono offrire servizi di regolazione – e le nuove configurazioni per la condivisione dell’energia che stanno emergendo nell’iter di recepimento delle direttive comunitarie, quali le Comunità energetiche rinnovabili e gli Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente. Tali configurazioni sono analizzate dal punto di vista “tecnologico”, “regolatorio” e “di mercato”, con specifico focus sugli economics associati e sulle potenzialità di mercato.

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Microsoft ha rilasciato il Diversity & Inclusion Report 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Un report che scatta una fotografia di come la diversità e l’inclusione siano integrate nella cultura aziendale a livello globale. Qualche insight interessante: rispetto al 2019 cresce dell’1% il numero dei dipendenti donna a livello globale che si attesta ora al 28,6% sul totale della forza lavoro (+1% vs. 2019). Percentuale che sale al 30% se consideriamo solo Microsoft Italia (+1,4% vs. 2019) cresce la diversity anche in termini di etnia negli Stati Uniti, si registra infatti: + 0,3% dei dipendenti afro-americani che ora rappresentano il 4,9% della forza lavoro + 0,3% dei dipendenti ispanici, per un totale del 6,6% dei dipendenti +1,6% di dipendenti asiatici rispetto al 2019, che attualmente costituiscono il 34,7% della forza lavoro statunitense. Inclusione e rispetto, tutela e valorizzazione della diversità rappresentano un elemento imprescindibile e fondante della visione di Microsoft, a livello globale e locale. L’azienda infatti, impegnata da sempre a proteggere e valorizzare i diritti di tutte le persone senza distinzione di genere, etnia, condizione fisica e orientamento sessuale.Diversità e Inclusione non possono non considerare le persone con disabilità. I dipendenti con disabilità sono stati promotori di molte grandi innovazioni Microsoft come i Learning Tools, i sottotitoli in tempo reale su Teams, l’Adaptive Controller di Xbox e Seeing AI, solo per fare qualche esempio. La disabilità è un punto di forza ed è fondamentale per l’azienda continuare a lavorare attivamente per assumere persone con disabilità e portare la loro esperienza e competenza nei processi, nei prodotti e nella cultura aziendale a tutti i livelli. Negli Stati Uniti, il 6,1% dei dipendenti Microsoft si definisce disabile, ovvero dichiara di avere una disabilità fisica mentale o cognitiva. Microsoft ha incoraggiato i dipendenti a identificarsi volontariamente come portatori di disabilità proprio per poter promuovere un ambiente e una cultura sempre più sicuri e inclusivi e supportare i dipendenti in modo appropriato ed efficace. Inoltre, in un momento storico, quello della crisi sanitaria, che ha messo ancora di più in luce le disuguaglianze sociali, Microsoft ha rafforzato ulteriormente il suo impegno nel promuovere una cultura dell’inclusione e la valorizzazione della diversità attraverso programmi e iniziative di welfare aziendale dedicate ai propri dipendenti, per aiutarli ad affrontare un momento particolarmente complesso e a ristabilire un equilibrio tra vita privata e professionale in un contesto di lockdown e smart working forzato. Infine, Microsoft per garantire pari opportunità a tutti i suoi dipendenti arricchisce costantemente programmi interni di formazione per valorizzare i propri talenti permettendo loro di cogliere opportunità di crescita professionale all’interno dell’azienda. http://www.bcw-global.com

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