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Repubblica Centrafricana: 1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

A 5 anni da quando ha avuto inizio il massacro a Bangui, la vita nella Repubblica Centrafricana per i bambini è ancor più dura e pericolosa. Nonostante la crisi si sia ampliata, i finanziamenti internazionali alla risposta e l’attenzione sulla crisi sono molto bassi.Un nuovo rapporto dell’UNICEF “La crisi in Repubblica Centrafricana: in un’emergenza ignorata, i bambini hanno bisogno di aiuto, protezione e un futuro” ha rilevato che:
1,5 milioni di bambini adesso hanno bisogno di assistenza umanitaria, con un incremento di 300.000 dal 2016;Probabilmente, nel 2019, più di 43.000 bambini sotto i 5 anni affronteranno un rischio molto elevato di morire a causa di malnutrizione acuta grave;
1 bambino su 4 è sfollato o rifugiato; a fine settembre, circa 643.000 persone – almeno la metà delle quali bambini – erano sfollate in Repubblica Centrafricana e oltre 573.000 avevano trovato rifugio nei paesi vicini;Migliaia di bambini sono intrappolati in gruppi armati e altre migliaia sono soggetti a violenza sessuale;Il numero di attacchi contro operatori umanitari è più che quadruplicato – dai 67 episodi in tutto il 2017 a 294 in soli otto mesi e mezzo del 2018.“Questa è una crisi che colpisce uno dei paesi più poveri e meno sviluppati al mondo e fra i più pericolosi per gli operatori umanitari,” ha dichiarato Christine Muhigana, Rappresentante UNICEF in Repubblica Centrafricana. “Le condizioni per i bambini sono disperate.” La crisi si sta verificando nel corso di un’acuta emergenza dello sviluppo. La Repubblica Centrafricana è il paese con il secondo più alto tasso al mondo di mortalità neonatale e materna, con meno di 3 bambini su 5 che riescono a terminare la scuola elementare e quasi la metà della popolazione che non ha accesso ad acqua sicura. Il paese si classifica al 188esimo posto su 189 paesi nella classifica sull’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, un indicatore composito che misura le aspettative di vita, di reddito e istruzione. La crisi in Repubblica Centrafricana è alimentata dai combattimenti tra una dozzina di gruppi armati per i percorsi del bestiame e le terre ricche di diamanti, oro e uranio. Il più delle volte, i gruppi armati colpiscono civili piuttosto che colpirsi tra loro. Attaccano strutture sanitarie, scuole e il personale, moschee, chiese e luoghi in cui gli sfollati si rifugiano.Famiglie terrorizzate sono costrette ad abbandonare le loro case. Combinati con un accesso molto limitato a cure mediche, acqua sicura e servizi igienico sanitari, gli sfollamenti forzati si traducono in una crisi di malnutrizione per i bambini. I tassi di malnutrizione acuta grave sono oltre la soglia di emergenza in 16 siti per sfollati su 18, controllati negli ultimi due anni; per i bambini costretti a rifugiarsi tra la vegetazione, le condizioni sono ancora più dure.L’UNICEF sta lavorando per raggiungere i bambini che hanno disperato bisogno di aiuto, spesso in condizioni molto pericolose.

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Repubblica Centrafricana: 21 morti in conflitti interreligiosi

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2015

repubblica-centrafricanaNonostante la presenza dei Caschi Blu delle Nazioni Unite continuano le tensioni e la violenza tra le milizie di orientamento cristiano e quelle di orientamento musulmano nella Repubblica Centrafricana. Secondo le ultime notizie dallo scorso 20 agosto 21 persone sono morte negli scontri tra milizie nella città di Bambari nel centro del paese. Il paese è una polveriera e soprattutto nelle regioni rurali dove vige l’impunità ed è assente lo stato di diritto, gli scontri armati tra milizie continuano a mettere in fuga la popolazione. Il paese ha un urgente bisogno di aiuto nella ricostruzione e nella reintegrazione di 840.000 profughi. Difficilmente il paese potrà trovare una pace stabile fintanto che i giovani non hanno alcuna prospettiva di vita se non quella di arruolarsi in una delle milizie che terrorizzano il paese.Scatenati dall’assassinio di un giovane musulmano, gli scontri armati si sono protratti per diversi giorni mentre la popolazione civile ha tentato di fuggire nella boscaglia. Solo poco prima, il 22 settembre, una manifestazione di cristiani chiedeva maggiore protezione da parte dei Caschi Blu inviati nella regione. Ma necessitano di maggiore protezione anche gli appena 30.000 musulmani rimasti nel paese dopo le cosiddette “pulizie etniche” compiute dalle milizie cristiane. Gli scontri tra le milizie Seleka musulmane e le milizie Anti-Balaka cristiane sono particolarmente frequenti nelle regioni occidentali del paese.Nonostante la situazione nella capitale Bangui sia considerata stabile, anche qui la violenza continua a riaccendersi. All’inizio di agosto a Bangui sono morte cinque persone per gli scontri tra le milizie mentre lo scorso 2 e 3 agosto sono morte dodici persone in scontri tra le milizie Anti-Balaka e nomadi Peul.A sedici mesi dall’invio della missione di pace delle Nazioni Unite con il compito di proteggere la popolazione civile, un quinto dell’intera popolazione del paese è in fuga e 2,7 milioni di persone dipendono completamente dagli aiuti umanitari provenienti dall’estero. Circa 370.000 persone sono profughi interni mentre altre 471.000 hanno cercato rifugio nei paesi vicini. La situazione dei campi profughi soprattutto in Camerun e Congo è veramente drammatica. 350.000 persone sono stipate in campi in cui manca davvero tutto. Questi profughi sono completamente dimenticati dal mondo a cui il conflitto in corso nella Repubblica Centrafricana non sembra interessare.

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