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L’aspettativa di vita cresce: presto via dal lavoro a 67 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

opportunita-lavoroNell’ultimo periodo l’età per la pensione di vecchiaia dei dipendenti pubblici è stata già ritoccata due volte: prima nel 2013, di tre mesi, poi, tre anni dopo, nel 2016 di altri quattro, sino a quota 66 anni e sette mesi per gli uomini (65 anni e sette mesi per le dipendenti del settore privato). E già si parla, in parallelo, di un possibile incremento dei requisiti contributivi utili per uscire dal lavoro con la pensione di anzianità. La relazione tra la soglia pensionistica e l’aspettativa di vita è stata introdotta con la manovra estiva di bilancio pubblico del 2009: il provvedimento è stato confermato da quattro Governi. Anzi, quello attuale sta addirittura anticipando la ‘clausola di salvaguardia’ della riforma Fornero, in base alla quale l’incremento dell’età pensionabile a 67 anni sarebbe scattato dal 2021. Tra l’altro, l’aggiornamento dell’età, oggi previsto ogni tre anni, dal 2019 si modificherebbe ogni due. Sino ad arrivare a 70 anni, nel volgere di un trentennio.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Continuare a considerare solo l’aspettativa di vita per giustificare questo processo assurdo di innalzamento dell’età pensionabile significa gestire l’economia del Paese in modo miope. Abbiamo il più alto numero di Neet d’Europa, una disoccupazione inferiore solo alla Spagna, il corpo docente più vecchio ed esposto al rischio burnout dell’area Ocse, e continuiamo a mandare in pensione i cittadini lavoratori sempre più tardi. I giovani, in tal modo, quando avranno spazio? Perché in Germania si continua a lasciare la cattedra con 25 anni di contributi senza tagli allo stipendio. Invece, in Italia gli immessi in ruolo nella scuola dal 2015 sono destinati a percepire un assegno decurtato tra il 38% ed il 45% rispetto a chi ha lasciato il servizio sino a quell’anno. Ancora di più perché gli stipendi che percepiscono sono fermi ai box da nove anni e spolpati dal costo della vita: ora ci dicono che con 85 euro medi lordi di aumento previsti dal nuovo contratto, peraltro nemmeno per tutti, si pareggerà tutto. Le cose non stanno così è per questo invitiamo il personale a garantirsi almeno il triplo dell’aumento, più arretrati, presentando ricorso con noi.

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