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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘reshoring’

Reshoring: è ora il momento

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2022

A cura di Antonio Amendola, gestore del fondo AcomeA PMItalia ESG di AcomeA SGR Il 2022 si è aperto all’insegna di una nuova minaccia per l’ordine mondiale: la guerra tra Russia e Ucraina. Una tragedia in primo luogo dal punto di vista umanitario, ma anche da quello economico. La Russia, infatti, rappresenta la principale fonte di gas e petrolio per l’Europa, oltre ad essere tra i principali esportatori di beni agricoli, fertilizzanti e materie prime importanti per la manifattura. Tra i Paesi maggiormente esposti al gas russo abbiamo la Germania e l’Italia, che negli anni hanno sempre più legato le proprie economie agli approviggionamenti di gas dalla Russia. L’aumento dei prezzi dei fattori produttivi, unito alle difficoltà nell’approvvigionamento per alcuni componenti, stanno mettendo in difficoltà le economie più votate alla manifattura, come quella tedesca e quella italiana. Da questo contesto, insieme allo spettro della stagflazione in Europa, si deve partire per spiegare la sottoperformance delle mid cap italiane rispetto alle large cap da inizio anno.Il 2022 risulta essere molto sfidante e lo stock picking sarà sempre più centrale ed importante per una corretta gestione dei portafogli, insieme alla conoscenza profonda delle aziende. A livello aziendale molte sono le sfide che derivano dai mutamenti geopolitici in atto ed è quindi sempre più difficile preservare i livelli di marginalità storica e raggiungere i target fissati. In questo scenario, inoltre, l’attenzione alla sostenibilità, intesa come analisi profonda del come e del dove le aziende e i propri fornitori operano, assume caratteri strategici per le nostre PMI e per il nostro Paese. Il come, ma soprattutto il dove, si produce sarà sempre più centrale nel futuro prossimo e le nostre PMI, avendo una connotazione più “locale”, sono sicuramente molto ben posizionate. In momenti di stress di mercato come quelli attuali, è quindi importante veicolare i risparmi verso aziende virtuose a 360 gradi e spina dorsale della nostra economia: le PMI. (abstract) http://www.acomea.it

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Dopo il Covid? Reshoring, digitalizzazione e… statalismo – Ofi AM

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Commento di Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management, su tre elementi che caratterizzeranno l’economia globale dopo la pandemia. La crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 è stata violenta sotto ogni prospettiva: umana, economica, finanziaria e, soprattutto, psicologica. Ha reso evidente varie lacune nel modo in cui la nostra società è organizzata, in un momento in cui la sostenibilità dei nostri modelli di crescita era già sotto la lente di ingrandimento.Di certo, l’economia sociale e solidale diventerà in un importante tema di investimento. Elementi come l’ubicazione geografica delle società in outsourcing (dal punto di vista della sicurezza e dell’impronta ecologica) saranno sottoposti a uno scrutinio maggiore. Potremmo vedere i flussi di investimento allontanarsi da quelle aziende meno responsabili dal punto di vista sociale e fiscale. In breve, gli investitori saranno attratti sempre di più dai temi propri degli investimenti SRI. Il reshoring era già al centro del dibattito per l’esigenza di ridurre le emissioni e per la guerra commerciale tra Cina ed USA. La crisi attuale ha mostrato come un paese possa mettere a rischio la propria sicurezza, dipendendo troppo dagli altri paesi per i beni di cui ha bisogno; allo stesso tempo, un outsourcing eccessivo potrebbe diminuire il suo know-how e danneggiare il tessuto sociale. Molte aziende probabilmente adotteranno strategie per accorciare la proprie catene di produzione; tuttavia avranno davanti anche l’ostacolo di costi maggiori (in particolare il costo del lavoro) e dovranno formare la forza lavoro locale perché abbia le competenze necessarie. Questo processo potrebbe quindi riguardare solo alcuni settori strategici, e potrebbe inoltre accelerare l’adozione della robotica, per cui dovrebbero beneficiarne le aziende specializzate nell’automazione dei processi di produzione. Mai è stato chiaro come durante l’ultimo lockdown: non possiamo vivere senza tecnologia, e ne diventeremo sempre più dipendenti. Bastia guardare ai prezzi delle azioni delle big tech e di aziende più piccole nel segmento delle teleconferenze per rendersene conto. Sempre più attività economiche svilupperanno una loro gamma di servizi online, e ciò porterà a investimenti ancora maggiori nel settore: sviluppatori, reti, telecomunicazioni, 5G etc. L’intervento statale è tornato (e anche il debito). Il liberalismo economico e la globalizzazione, due concetti che hanno pervaso gli ultimi 30 anni, sembrano arrivati a un punto di crisi. La mentalità sta cambiando velocemente, e la necessità dei servizi pubblici – intesi in senso ampio – riacquisterà popolarità. I governi dovrebbero tuttavia astenersi dall’andare troppo oltre, poiché la storia ha dimostrato che l’eccessivo controllo dello Stato e le nazionalizzazioni hanno i loro limiti. La necessità di occuparsi di una serie di questioni chiave ridarà vigore ai concetti di pianificazione e gestione strategica da parte del governo, con un impatto su una serie di aree finora rimaste fuori dalla mano pubblica. Naturalmente, questo riporterà a galla il problema del debito pubblico. Il mondo occidentale, e l’Europa in particolare, sembra andare incontro a una forma di giapponesizzazione, con un debito pubblico massiccio detenuto per lo più a livello domestico dalla banca centrale e dai risparmiatori. In casi come questo, un paese può decidere o di non ripagare il proprio debito e rinnovarlo all’infinito, o aumentare i proventi dalle tasse, il che non avrebbe molto senso nella situazione attuale. Ci stiamo sempre più indirizzando verso una nozione di “reddito universale”. Inoltre, la combinazione di debito e iniezioni di liquidità solleva dubbi sul valore intrinseco della moneta, poiché ogni unità aggiuntiva di debito crea sempre minor crescita. Questo potrebbe essere una buona notizia per i real assets e l’oro, e generare una nuova spinta in favore delle criptovalute.Certo, fare analisi in un periodo così carico a livello emotivo è rischioso. Le grandi crisi portano a una visione miope, e i problemi del momento tendono a venir ingigantiti. Ma i tre fenomeni che abbiamo descritto sembrano reali e duraturi, e ci sostengono nella nostra scelta di puntare sugli investimenti SRI. Le lezioni che il mondo dovrà imparare da questa crisi sono, ormai è evidente, molteplici.

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