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Posts Tagged ‘respingimenti’

Genfest 2018: muri e respingimenti non sono l’ultima parola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Manila (Filippine) dal 6 all’8 luglio prossimi incontro mondiale dei giovani dei Focolari. Si parlerà di confini personali, sociali, politici e di come superarli. Difesa dei confini, respingimenti forzati, alleanze di stati per proteggere identità nazionali ed economie, quote umane per il controllo dei flussi migratori. Cosa c’è dietro quelle che sono diventate le parole-chiave di questi ultimi giorni? È per questo che i giovani dei Focolari hanno scelto per il loro prossimo evento mondiale che si terrà a Manila dal 6 all’8 luglio prossimi, il grande tema dei confini, come dice il titolo “Beyond all borders” (oltre ogni confine). Invitano a un coraggioso cambio di prospettiva con cui guardare popoli, culture ed economie; un capovolgimento necessario, dicono, in questi tempi di esasperazione dei particolarismi e chiusure sociali.
Nato nel 1973 da un’idea di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, il Genfest giunge quest’anno alla sua undicesima edizione e per la prima volta si terrà fuori dall’Europa, nella capitale filippina, dal 6 all’8 luglio prossimi. Attesi 6.000 giovani da tutto il mondo, dai 18 ai 30 anni, mentre altre migliaia partecipano alle 23 edizioni locali in corso.
“Abbiamo scelto l’Asia perché nel mondo sei giovani su dieci vivono lì – spiega Kiara Lauren, filippina, dei Giovani per un Mondo Unito dei Focolari, promotori dell’evento. “Nonostante i problemi e il divario socio-economico, questo continente parla al mondo di speranza e di voglia di cambiamento. Non ci riconosciamo in questo contesto geo-politico internazionale che spesso sacrifica popoli interi a scapito di un élite. Vogliamo portare i singoli e le nostre nazioni a guardare fuori dal proprio perimetro personale, culturale, religioso, politico, per incontrare gli altri e lasciarsi contaminare dalla diversità. Il Genfest sarà un laboratorio unico al mondo: chi entrerà troverà gli strumenti per poter operare un cambio in sé stesso e nel proprio ambiente, per passare – come ha invitato recentemente papa Francesco a Loppiano – “dall’io al noi”. Il programma: condividere e lavorare. Largo spazio avranno le testimonianze: l’impegno congiunto di giovani statunitensi e messicani sulla frontiera dei loro paesi; gesti di aiuto e riconciliazione in situazioni di conflitto in Africa e Medio Oriente, attività di supporto alla popolazione in campi profughi e accoglienza nelle città, l’impegno per un nuovo modo di fare politica, il dialogo tra religioni diverse, ecc.
Nel pomeriggio del 7 luglio il Genfest propone l’azione Hands for Humanity: i ragazzi potranno scegliere tra 12 attività di solidarietà, accoglienza e riqualificazione urbana da svolgere in diversi punti di Manila. Lo scopo è sperimentare che i piccoli gesti possono cambiare la realtà attorno a sé, oltre a raccogliere idee esportabili e imitabili nei propri paesi.
C’è poi la Explo, acronimo composto dalle parole “Exposition” e “Exploration”: si tratta di una mostra interattiva che conduce il visitatore attraverso un’esperienza sensoriale immersiva nella storia dell’umanità, raccontata dalla prospettiva della fraternità universale: “Non dunque la storia come la conosciamo – racconta Erika Ivacson, artista ungherese curatrice della mostra – fatta di guerre, conquiste, armistizi. Racconteremo invece ciò che ha permesso all’umanità di progredire dal punto di vista della pace, dell’amicizia tra persone, popoli e culture L’ultima tappa sarà interamente dedicata alla domanda: e io cosa posso fare?”. Saranno ben 110 i forum e workshop su temi chiave per la costruzione di società aperte e solidali: dalle tecniche di pulizia urbana e cura del territorio, alle forme di impresa sociale, alla gestione dei conflitti personali e politici, all’uso dei social media per la pace, e molto altro.

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Immigrati: Sistema di accoglienza nel caos e vicini al collasso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2016

immigrati“L’episodio di Gorino è l’ennesima manifestazione del totale caos in cui versa il sistema italiano di gestione del fenomeno migratorio. Siamo ormai al collasso, come emerge anche dagli atti parlamentari”. Lo afferma, in una nota, Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate. “E’ grande, inoltre – prosegue l’esponente azzurro -, la sorpresa rispetto agli sprezzanti giudizi che sono giunti in queste ore dal Ministero dell’Interno contro la popolazione in rivolta. Aspettiamo di conoscere i fatti nel dettaglio, ma intanto ci chiediamo: a che titolo si pontifica sull’esasperazione delle persone, visto che la responsabilità primaria di questa situazione va cercata proprio nell’esecutivo? Siamo tutti consapevoli dello spirito di umanità con cui i cittadini italiani, a cominciare dagli amministratori locali, affrontano l’emergenza migratoria, in una situazione che si fa sempre più difficile e caotica, soprattutto per il grave deficit di iniziativa del Governo su questo fronte. L’approccio dell’Esecutivo al problema, come da noi ripetutamente denunciato – conclude -, è improntato a un misto di pressapochismo e improvvisazione. Chiederemo, dunque, che il Governo venga a riferire in Parlamento sull’accaduto e sulle cause, sia immediate sia remote, dell’increscioso episodio a Gorino”. (n.r. abbiamo sempre sostenuto che gli italiani non sono razzisti o ostili in linea di principio all’immigrazione. E’ sbagliata, semmai, la politica dell’accoglienza che sembra volta a risvegliare le ostilità degli autoctoni perché non si può vedere invase le città da migliaia di immigrati che sembrano avere il solo obiettivo di dislocarsi fuori dai bar, dai supermercati e persino dai portoni dei palazzi per chiedere l’elemosina. Sono giovani e ben prestanti e non mancano quelli che si fanno più arditi quasi pretendendo un obolo. Possibile che i nostri governanti non si rendono conto che stanno diventando una vera e propria “bomba etnica” capace di esploderci tra le mani?)

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C’è urgente bisogno di una risposta coraggiosa e coerente a livello europeo per la crisi dei rifugiati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2015

BruxellesL’incontro tenutosi a Bruxelles in sede di Consiglio dei ministri europei ha visto l’adozione formale di una precedente proposta di ricollocamento che coinvolge 40.000 persone. Si tratta di un primo passo positivo per affrontare l’attuale situazione dei rifugiati in Europa, ma è chiaro che bisogna fare molto di più.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è profondamente deluso dal fatto che, sebbene gran parte degli Stati membri fossero d’accordo su una proposta di ricollocamento più ampia che coinvolgeva 120.000 persone, un consenso finale su questo punto non sia stato raggiunto. Per rispondere ai bisogni è necessario un accordo rapido decisivo ed un’azione coraggiosa fondata sulla solidarietà di tutti gli Stati membri. Il ricollocamento di un numero di rifugiati che sia superiore alle 40.000 unità potrebbe iniziare ad essere attuato con i paesi che hanno espresso sostegno alla proposta. Per avere successo, il ricollocamento deve essere accompagnato da un piano di accoglienza di emergenza, di assistenza e registrazione su larga scala nei paesi più coinvolti dagli arrivi, in particolare Grecia, Ungheria e Italia.
Uno sviluppo positivo nelle conclusioni della presidenza è rappresentato dal sostegno alla Grecia nel campo dell’accoglienza e dell’asilo, un aspetto fondamentale per il successo del programma di ricollocamento. Inoltre, l’UNHCR esprime soddisfazione per il fatto che sia stato inserito un supporto ai paesi interessati dagli arrivi nei Balcani occidentali affinché possano rispettare i loro obblighi nei confronti delle persone che necessitano di protezione internazionale. È necessario un sostegno particolare nei confronti della Serbia e dell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia nel loro impegno per assistere i rifugiati.
Accogliamo con favore l’annuncio di un maggiore sostegno all’UNHCR da parte dell’UE e degli Stati membri per rispondere ai bisogni dei rifugiati nei paesi confinanti con la Siria. La stragrande maggioranza dei rifugiati siriani è ospitata da questi paesi. È necessario un maggiore impegno per affrontare alla radice le cause delle migrazioni forzate in tutto il mondo. Una risposta globale alla situazione dei rifugiati richiede diplomazia, volontà politica e un’azione coordinata volta alla prevenzione ed alla risoluzione dei conflitti che costringono le persone a fuggire. Salvare le vite dei rifugiati e dei migranti in mare continua a rappresentare una priorità fondamentale, come dimostrato dalle numerose tragedie avvenute in mare negli ultimi giorni, tra cui quella di questa mattina al largo di Kos dove sarebbero almeno 13 le persone che hanno perso la vita. In questo contesto, l’UNHCR accoglie con favore l’impegno a rafforzare ulteriormente le operazioni in mare di Frontex. Per quanto riguarda un efficace controllo delle frontiere, l’UNHCR ribadisce che la gestione delle frontiere deve essere sensibile ai bisogni di protezione e coerente con il diritto nazionale, comunitario e internazionale, ivi compreso il diritto di chiedere asilo. Nel momento in cui sbarcano in Europa o entrano nell’Unione Europea, i rifugiati devono trovare un ambiente accogliente e una risposta immediata ai loro bisogni fondamentali. L’UNHCR sottolinea la necessità di aumentare i canali legali per la migrazione e incoraggia gli Stati membri a estendere tali vie legali per i rifugiati, attraverso un maggiore ricorso al reinsediamento e all’ammissione umanitaria, al ricongiungimento familiare, ai visti umanitari, e ad altri sistemi. Se esistessero più alternative legali per raggiungere la sicurezza in Europa, un minor numero di persone che necessitano di protezione internazionale sarebbe costretto a ricorrere ai trafficanti e a intraprendere pericolosi viaggi irregolari.
L’UNHCR sostiene gli Stati che attuano politiche di rimpatrio efficaci per gli individui che non hanno valide ragioni per chiedere protezione e che non possono beneficiare di mezzi legali alternativi per regolarizzare il loro soggiorno. Questi individui dovrebbero essere aiutati a tornare rapidamente ai loro paesi d’origine, nel pieno rispetto dei loro diritti umani.

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Respingimenti dalla Libia: Italia condannata

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2012

LIBYA/

LIBYA/ (Photo credit: شبكة برق | B.R.Q)

Strasburgo 23 febbraio 2012. Questa mattina, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sentenziato che, rimandando i migranti verso la Libia, l’Italia ha violato la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e in particolare il principio di non refoulement (non respingimento), che proibisce di respingere migranti verso paesi dove possono essere perseguitati o sottoposti a trattamenti inumani o degradanti.

Il caso Hirsi e altri contro Italia riguarda la prima operazione di respingimento effettuata il 6 maggio 2009, a 35 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali. Le autorità italiane hanno intercettato una barca con a bordo circa 200 somali ed eritrei, tra cui bambini e donne in stato di gravidanza. Questi migranti sono stati presi a bordo da una imbarcazione italiana, respinti a Tripoli e riconsegnati, contro la loro volontà, alle autorità libiche. Senza essere identificati, ascoltati né preventivamente informati sulla loro reale destinazione. I migranti erano, infatti, convinti di essere diretti verso le coste italiane. 11 cittadini somali e 13 cittadini eritrei, rintracciati e assistiti in Libia dal Consiglio italiano per i rifugiati dopo il loro respingimento, hanno presentato un ricorso contro l’Italia alla Corte Europea, attraverso gli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.La Corte ha pienamente condannato l’Italia per la violazione di 3 principi fondamentali: il divieto di sottoporre a tortura e trattamenti disumani e degradanti (art. 3 CEDU), l’impossibilità di ricorso (art.13 CEDU) e il divieto di espulsioni collettive (art.4 protocollo aggiungitvo CEDU). La Corte quindi per la prima volta ha equiparato il respingimento collettivo alla frontiera e in alto mare alle espulsioni collettive nei confronti di chi è già nel territorio. La Corte ha ricordato che i diritti dei migranti africani in transito per raggiungere l’Europa sono in Libia sistematicamente violati. Inoltre, la Libia non ha offerto ai richiedenti asilo un’adeguata protezione contro il rischio di essere rimpatriati nei paesi di origine dove possono essere perseguitati o uccisi. A causa di questa politica, secondo le stime dell’UNHCR circa 1.000 migranti, incluse donne e bambini, sono stati intercettati dalla Guardia costiera italiana e forzatamente respinti in Libia senza che prima fossero verificati i loro bisogni di protezione. L’Unione Forense per i Diritti dell’Uomo (UFDU), il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) e l’European Council on Refugees and Exiles (ECRE) hanno accolto con estrema soddisfazione la sentenza.
Nel difendersi, il Governo italiano aveva sostenuto che la Libia dovesse considerarsi un “luogo sicuro” e che, inoltre, i ricorrenti non avrebbero in alcun modo manifestato agli ufficiali di bordo la loro volontà di richiedere l’asilo o altra forma di protezione internazionale. La Corte ha respinto integralmente le difese del Governo Italiano, ritenendo che ai migranti intercettati in acque internazionali non sia stata offerta alcuna possibilità effettiva di ottenere una valutazione individuale delle loro situazioni al fine di beneficiare della protezione accordata ai rifugiati dal diritto internazionale e comunitario, in violazione dell’art. 13 della CEDU.
Le condizioni di vita in Libia dei migranti respinti il 6 maggio 2009 sono state drammatiche. La maggior parte di essi è stata reclusa per molti mesi nei centri di detenzione libici ove ha subito violenze e abusi di ogni genere. La maggior parte dei ricorrenti sono stati registrati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e in Libia hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato sotto mandato UNHCR.
La Corte ha ritenuto che, per effetto delle violazioni riscontrate, i ricorrenti abbiano subito un danno non patrimoniale che è stato quantificato equitativamente in € 15.000 I legali dei ricorrenti hanno, invece, rinunciato alla refusione delle spese di lite, chiedendo soltanto il rimborso dei costi sostenuti per partecipare all’udienza che si è svolta a Strasburgo il 22 giugno 2011.

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Profughi: politica respingimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR è gravemente preoccupato dalla possibilità che in Italia venga introdotta una politica indiscriminata di respingimenti verso un paese in guerra. “Le prospettive di realizzare un blocco navale dalla Libia per impedire la partenza dei profughi e di riportare i profughi da dove sono partiti, ovvero da un’area in guerra, è semplicemente inaccettabile” dichiara Christopher Hein, direttore del CIR “Si violano le più essenziali leggi internazionali e nazionali che si basano tutte su un unico fondamentale principio: non possono essere respinte persone verso aree in cui la loro vita è messa in pericolo”. Il Consiglio Italiano per i Rifugiati sottolinea inoltre che in nessun modo possono essere realizzati respingimenti di massa. Deve sempre essere verificata la condizione individuale delle persone e data la protezione a quanti chiedono asilo. Dobbiamo ricordare che molte delle persone arrivate in questi mesi dalla Libia sono rifugiati che fuggono dalle persecuzioni e dalle violenze dell’Eritrea, Etiopia, Somalia, Costa d’Avorio. “Anche noi siamo convinti che i mezzi internazionali impegnati nei pattugliamenti non si debbano limitare a guardare passare i barconi come fossero navi da crociera: devono intervenire per soccorrere e salvare i migranti. E per portarli in un porto sicuro, non di certo verso un paese in guerra. “ continua Hein “Dobbiamo preoccuparci della vera emergenza: salvare vite umane. La tragica conta dei morti nel Mediterraneo negli ultimi mesi ci dice che 1 migrante su 10 è morto nel tentativo di raggiungere le nostre coste.” Il CIR chiede che non vengano introdotte in alcun modo misure di respingimenti di massa, che vengano rispettate scrupolosamente le norme vigenti e realizzate operazioni efficaci e tempestive di soccorso in mare.

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Immigrati: no respingimenti indiscriminati

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR è molto preoccupato per la ripresa di una politica dei respingimenti che sembrava definitivamente superata. “La legge in vigore deve essere rispettata” dichiara Christopher Hein, direttore del CIR “il Regolamento al Testo Unico Immigrazione stabilisce che l’atto di respingimento deve essere comunicato allo straniero mediante consegna a mani proprie o attraverso la notificazione del provvedimento scritto e motivato e, peraltro, deve indicare la possibilità di ricorso. Anche se la maggior parte dei tunisini possono essere migranti economici non si può certamente escludere che tra di loro ci siano anche dei rifugiati. Quindi bisogna in ogni modo individuare le persone e dare loro l’effettiva possibilità di chiedere asilo.” Il CIR ha apprezzato l’applicazione della protezione temporanea per motivi umanitari in favore dei cittadini nordafricani arrivati in Italia, un atto peraltro richiesto dal CIR già da due mesi. Non è però accettabile che sia stabilita una rigida limitazione di tempo facendo una distinzione del tutto artificiale tra chi è arrivato prima o dopo dell’entrata in vigore del decreto del governo. “La protezione temporanea non è e non deve essere una sanatoria” aggiunge Hein “O esiste una rilevante esigenza umanitaria, e solo così secondo il Testo Unico Immigrazione si può applicare questa protezione, o non esiste. Ma certamente le esigenze umanitarie non possono cessare da un minuto all’altro, come il decreto vuole far credere”. Il CIR quindi chiede che vengano subito sospesi i respingimenti di massa che in ogni modo siano  rispettate scrupolosamente le norme vigenti.

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L’Italia rilancia i respingimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2011

Lampedusa. L’Italia rilancia la politica dei respingimenti, in violazione della Convenzione di Ginevra. Gran parte dei migranti tunisini, infatti, fugge da situazioni di conflitto dovuti a scontri fra fazioni e a un riaffermarsi del fondamentalismo. Noi di EveryOne possiamo solo denunciare queste violazioni, ma tocca all’Alto Commissario Onu per i Rifugiati farsi sentire con le istituzioni: se tace, in un certo senso acconsente; lo stesso vale per gli enti internazionali che dovrebbero tutelare migranti e rifugiati, a propria volta inerti. In questo silenzio generalizzato, la Convenzione di Ginevra perde significato. Berlusconi ha detto che’Italia fornirà a Tunisi “aiuti concreti” ovvero 150 vetture fuoristrada e 4 motovedette per il controllo delle coste. Ha dichiarato pubblicamente che “c’è un’intesa per mandare nostre navi appena fuori le acque territoriali per l’intercettazione delle imbarcazioni”. “Le nostre imbarcazioni,” ha detto il premier, “avvertiranno la, marina tunisina che dovrebbe intervenire. Se questo non fosse possibile offriamo il nostro intervento con l’accompagnamento attraverso le nostre imbarcazioni al porto più vicino. Da lunedì inoltre cominceranno da Lampedusa due voli regolari per il rientro in Tunisi di chi non ha titolo per restare in Italia”. (antonio guiterres)

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Immigrazione: Italia fuorilegge

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani Alla signora Marine Le Pen, che oggi visiterà Lampedusa per “farsi una idea di cosa sta accadendo”, vorrei  far sapere quanto il suo accompagnatore Borghezio non le dirà. Anche in materia di immigrazione, infatti, l’Italia è un Paese tre volte fuorilegge: lo è rispetto alle Convenzioni internazionali sui richiedenti asilo, come accaduto per i respingimenti in forza dell’ignobile Trattato con la Libia. Lo è rispetto all’Unione europea, non avendo recepito entro i termini previsti la direttiva europea n 155/2008 sui rimpatri. Lo è anche rispetto alla legge italiana, visto che l’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione, che consentirebbe la concessione di permessi di soggiorno provvisori a chi è vittima di sfruttamento da lavoro è ampiamente disapplicato, se non violato, dalle questure. Non credo che tra i valori della destra francese sia compresa anche la violazione delle leggi. Ai deputati italiani, che stanno esaminando in Commissione la legge comunitaria, rinnovo l’appello ad accogliere gli emendamenti presentati dai Radicali affinché siano recepite sia la direttiva europea sui rimpatri che la direttiva sullo sfruttamento del lavoro nero degli immigrati. Se fosse approvata la direttiva rimpatri, ad esempio, non sarebbe più possibile a Maroni di trattare i fuggitivi dai Paesi del Sud Mediteranneo come detenuti da chiudere nei Cie, con tutti i problemi che comporta.

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“Il mare di mezzo” Al tempo dei respingimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2010

Il nuovo libro di Gabriele Del Grande, il fondatore di Fortress Europe. Tre anni di inchieste lungo i confini dell’Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola sarà scritto che negli anni duemila morirono decine di migliaia di emigrati nei mari d’Italia. Mentre tutti fingevano di non vedere. Dopo il successo dell’opera prima – “Mamadou va a morire” – Gabriele Del Grande torna in libreria con un nuovo libro inchiesta. Si intitola “Il mare di mezzo” e a quattro mesi dalla pubblicazione ha già battuto tutti i record. Dall’8 aprile 2010 al 29 luglio, l’autore ha presentato la sua opera in 78 eventi organizzati in 62 città di 15 regioni Italiane. Uniche assenti: Val d’Aosta, Trentino, Abruzzo, Molise e Basilicata… In compenso il libro è stato richiesto addirittura oltre confine, con una presentazione a Bruxelles, una a Marsiglia e una addirittura a Tangeri, in Marocco. E insieme alle presentazioni sono arrivate ristampe (due in tre mesi) e i riconoscimenti. Tre premi nazionali: il premio Ivan Bonfanti, la Colomba d’oro dell’Archivio disarmo e il premio Mandela della Uisp. E un premio internazionale: il Pro Asyl Hand, che sarà assegnato all’autore il 4 settembre 2010 a Francoforte.  Nel suo nuovo lavoro, Del Grande ci racconta dei padri dei ragazzi algerini dispersi in mare e dei sindacalisti delle miniere tunisine che l’Italia ha rimpatriato negando loro l’asilo. Durante le sue ricerche, Del Grande finisce nella lista nera dei servizi segreti tunisini e viene espulso dal paese. Allora si mette sulle tracce dei somali e degli eritrei respinti in Libia, facendo luce su uno dei più misteriosi naufragi mai verificatisi sulla rotta per l’Italia. La rete di informatori dell’Autore si allarga dalla costa meridionale del Mediterraneo all’Italia e ai centri di espulsione. Ne nascono inchieste sulle truffe dell’accoglienza italiana e sui pestaggi della polizia. E parecchi guai. Ma – come insegnano i pescatori di Mazara – non ci si può girare dall’altra parte. E il viaggio alla ricerca della verità continua, nelle nuove Italie, che senza fare rumore vanno nascendo dalle campagne del Nilo ai villaggi del Burkina Faso. Con il patrocinio di Amnesty International, Asgi, Cric.

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Italia: dimezzate le domande asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2010

I dati sulle domande di asilo presentate in Italia nel 2009, resi noti dal Ministero dell’Interno, evidenziano un drastico calo rispetto all’anno precedente. Dalle 30.492 domande presentate nel 2008 si è passati infatti a 17.603 richieste di protezione internazionale presentate nel 2009. Mentre a livello europeo si nota una sostanziale stabilità nel numero delle domande, in alcuni paesi europei come Francia (circa 42mila domande)  e Germania (circa 27mila) le domande di asilo sono aumentate rispettivamente del 20 e del 25% in rapporto all’anno precedente. In Italia tale diminuzione può essere anche attribuita alle politiche restrittive attuate nel Canale di Sicilia da Italia e Libia, fra cui la prassi dei respingimenti in mare. Va rilevato come una gran parte di coloro che hanno raggiunto le coste italiane fino al mese di maggio 2009 aveva fatto domanda di asilo. L’anno precedente il 75% di coloro arrivati via mare aveva chiesto protezione alle autorità italiane ottenendola nel 50% dei casi circa. “Il netto calo delle domande di asilo in Italia dimostra come i respingimenti anziché contrastare l’immigrazione irregolare abbiano gravemente inciso sulla fruibilità del diritto di asilo in Italia.” ha dichiarato Laurens Jolles, Rappresentante dell’UNHCR per l’Europa merdionale. Dal maggio 2009 gli sbarchi sono calati del 90% rispetto all’anno precedente mentre la violenza e l’instabilità nei paesi di origine dei richiedenti asilo continuano a mettere in fuga sempre più persone per cercare protezione in paesi sicuri. In Somalia più di 250mila civili sono stati costretti a lasciare Mogadiscio dal maggio 2009, quando i gruppi armati di opposizione hanno sferrato i primi attacchi mirati a spodestare il governo di transizione appena insediatosi. In Eritrea la leva obbligatoria a tempo indeterminato per uomini e donne, insieme ad un deterioramento del rispetto dei diritti umani, continua ad alimentare la fuga di molti dei suoi cittadini. Somalia ed Eritrea sono i principali paesi di provenienza dei richiedenti asilo ai quali le autorità italiane hanno concesso nel 2009 l’asilo o la protezione sussidiaria (2.500 somali, 1.325 eritrei).

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Una ragione per i “respingimenti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2009

Lettera al direttore. I “respingimenti” che il ministro Maroni ha recentemente posto in essere rinviando in Libia 500 clandestini che tentavano di introdursi nel territorio italiano hanno dato voce a mille proteste: la carità cristiana (ma se tutti i diseredati venissero accolti da noi,  il problema della fame nel mondo ben lungi dal risolversi probabilmente si amplierebbe!), i diritti civili (secondo l’ONU il 74% di quei poveretti aveva diritto d’asilo!), e così via. Se in via di diritto astratto occorrerebbe valutare la posizione di ogni singolo individuo, in via pratica dove e soprattutto alla luce di quali elementi questo potrebbe avvenire? In merito al luogo, considerato il tempo che richiede una valutazione personale, un’indagine in mare aperto risulterebbe difficilmente realizzabile e, per contro, una volta accolti i clandestini sul patrio suolo diventerebbe impossibile respingerli, perché potrebbe solo attuarsi un lento e costoso processo di espulsione individuale. In merito agli elementi disponibili, occorre tener conto che spesso i clandestini che arrivano via mare provengono da paesi dove l’anagrafe è carente e quindi mancano di documenti di identificazione (e qualora li avessero, è abbastanza ragionevole che se ne sbarazzino per poter sostenere di essere rifugiati politici) né sono chiare le ragioni per cui tutti avvertono l’inarrestabile desiderio di approdare in Italia, quando lo stretto di Gibilterra è largo 14 Km, distanza che al limite si potrebbe percorrere a nuoto, e le coste di Creta distano dall’Egitto poco più di Lampedusa. Ci sarà pure una qualche altra ragione! E se ci sono altre recondite ragioni a favore dei clandestini, allora ne consegue pure una qualche ragionevole motivazione a favore dei respingimenti! (Diogene)

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Sui respingimenti chiarezza dall’ue

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2009

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati – CIR nota con soddisfazione che finalmente il Vicepresidente della Commissione Europea Jacques Barrot ha detto chiaramente che non si possono respingere in Libia persone che necessitano protezione. Dopo più di 4 mesi durante i quali l’Italia ha continuamente respinto in Libia un totale di più di 1.300 rifugiati e immigrati, il Commissario competente a vigilare sul rispetto delle norme comunitarie in materia di immigrazione ha chiuso la porta alla politica italiana dei respingimenti indiscriminati. Il CIR, essendo presente in Libia da 5 mesi attraverso un progetto congiunto con l’UNHCR Tripoli, non può non riaffermare che in Libia non ci sono né le condizioni giuridiche né tanto meno le condizioni di accoglienza necessarie per tutelare i rifugiati. “A questo punto ci auguriamo che il Governo Italiano voglia accogliere la proposta di Barrot di garantire l’accesso alla protezione a tutti coloro che la richiedono anche e ancor prima di arrivare sul territorio nazionale” ha dichiarato il Direttore del CIR Christopher Hein.

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Unhcr: stop ai respingimenti in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Mag 2009

Si è tenuto presso il Viminale l’incontro fra il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni ed il Rappresentante in Italia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Laurens Jolles, per discutere delle implicazioni derivanti dalla politica dei respingimenti di migranti e richiedenti asilo verso la Libia attuata recentemente dal governo italiano. Nel corso dell’incontro, caratterizzato da uno spirito costruttivo, l’UNHCR ha ribadito che la nuova politica inaugurata dal governo si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acqueinternazionali. Questo fondamentale principio, che non conosce limitazione geografica, è contenuto anche nella normativa europea e nell’ordinamento giuridico italiano. Più del 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia provengono da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese. Il 75% circa dei 36.000 migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 – due su tre – ha presentato domanda d’asilo, sul posto o successivamente, mentre il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria/umanitaria) delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50%. Nel 2008, la maggior parte delle persone arrivate via mare che ha ottenuto protezione internazionale proviene da Somalia, Eritrea, Iraq, Afghanistan e Costa d’Avorio.

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I rapporti tra il potere partitocratico italiano e Gheddafi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Mag 2009

Dichiarazione di Matteo Mecacci, Deputato Radicale, Membro della Commissione Esteri della Camera: “Quello che ha appena dichiarato l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati sull’illegittimità dei respingimenti delle navi in Libia, corrisponde a verità e sono lieto di constatare che finalmente l’ONU confermi quello che vado ripetendo da mesi, e cioè che l’Italia si è posta per l’ennesima volta fuori dalla legalità costituzionale e internazionale con la ratifica del Trattato Italia-Libia lo scorso febbraio. Quanto affermo è testimoniato dagli atti parlamentari relativi alla ratifica del trattato di Amicizia tra Italia e Libia e dall’ostruzionismo parlamentare organizzato dai  Radicali. Tuttavia, la rapida ratifica di un trattato come quello, giuridicamente discutibile e politicamente ed economicamente costoso per il nostro paese, è stata possibile solo grazie al consenso convinto che è stato data dal Partito Democratico, secondo uno schema che vede le cosiddette maggioranze ed opposizioni del unite nel violare le leggi e la Costituzione. Invece dunque che denunciare le “leggi razziali” e i rischi di “regime berlusconiano” , il Partito Democratico avrebbe dovuto votare contro le “leggi Gheddafi”. L’annunciata visita di Stato del Colonnello Gheddafi in Italia il prossimo giugno, con incontri al massimo livello istituzionale, mentre oggi il nostro Premier si appresta a volare a Mosca dal suo sodale Putin, conferma che il nostro paese sta diventando sì “ventre molle” dell’Europa, ma non dell’immigrazione clandestina, bensì della democrazia e del rispetto dei diritti umani”.

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Immigrati: respingimenti illegittimi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Mag 2009

“Il Governo Italiano non era legittimato al respingimento degli immigrati e rifugiati del 7 maggio scorso e dei giorni successivi. Tra i respinti in Libia, infatti, vi sono 24 persone, per la maggior parte somali ed eritrei, che mi hanno conferito procura per presentare ricorso contro il Governo italiano presso la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo.” Lo dichiara l’avv. Anton Giulio Lana, membro del Direttivo dell’Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo, organizzazione che è tra i fondatori del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR). “La presenza di somali tra gli immigrati smentisce la piena legittimità dell’azione del Governo e implica la violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani – continua l’avv. Lana – che vieta, senza eccezione alcuna, la tortura e ogni trattamento inumano o degradante. Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte, infatti, tale divieto comporta l’obbligo degli Stati aderenti – tra cui naturalmente l’Italia – di non espellere o respingere persone verso Stati dove rischiano di essere sottoposta a pratiche lesive dell’integrità psico-fisica.” “La Libia non ha aderito alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati – continua l’Avv. Lana – e non dispone sino ad oggi di alcun sistema di protezione dei rifugiati. È dunque alto, concreto e documentabile il rischio di rimpatrio in Somalia e in Eritrea o in altri Paesi che violano sistematicamente i diritti umani”. “Intendiamo sottolineare anche la violazione dell’art. 13 della Convenzione che tutela il diritto a un ricorso interno efficace, in questo caso la presentazione di una richiesta d’asilo, nonché la violazione dell’art. 4 del Protocollo IV aggiuntivo alla Convenzione Europea sui Diritti Umani, che vieta l’espulsione ed il respingimento collettivo di stranieri, senza provvedimenti individuali”. “Risulta, infatti, che le persone respinte in Libia non siano state nemmeno identificate – conclude l’Avv. Lana – non sono state accertate le loro generalità, né tanto meno esse hanno ricevuto un provvedimento individuale di respingimento”.

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Immigrazione: Alemanno, su respingimenti d’accordo con Fassino

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Mag 2009

L’Ansa riporta la dichiarazione di Alemanno ad una domanda del cronista riguardo la sua opinione circa il “respingimento” degli emigranti. Per Alemanno la questione va posta in modo diverso in quanto ”non c’e’ stranezza  o scandalo nel respingere chi non ha diritto a entrare”. ”Sono fatti – ha aggiunto Alemanno – che appartengono a  tutti i paesi occidentali, quindi bisogna evitare di fare  speculazioni ideologiche e mantenersi sulla realtà effettiva  per garantire i diritti delle persone a ogni livello, a ogni  occasione. Ma – ha concluso – facendo anche in modo di avere  sempre un forte rispetto della legalita”’.(ANSA)

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