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Sicurezza cure e responsabilità medica. Nuova legge. Limiti e potenzialità

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

medicinadifensivaEntra in vigore il 1 aprile la nuova legge in materia di sicurezza delle cure e sui profili di responsabilità degli operatori sanitari, la n.24/2017. La riforma muove dall’esigenza, fra le altre, di porre un freno alla mole del contenzioso che si è sviluppato in materia che ha, a sua volta, condizionato l’attività dei medici e dei sanitari, provocando il ricorso alla medicina “difensiva”. Contenzioso alimentato dall’incertezza in cui spesso si é altalenanti nei tribunali. Chi è pratico di giustizia, e ne conosce le dinamiche (tempi, costi, esiti interpretativi ecc..) ben può comprendere l’esigenza di mettersi al riparo da ogni possibile attacco da parte dell’utenza scontenta, e di dare certezze a chi opera nel settore. Il cittadino spesso, di fronte ad un evento luttuoso o comunque che incide sulla propria salute o su quella dei propri cari, non è in grado di prevedere (e spesso neppure i legali che lo assistono) prima del giudizio se il suo caso possa o meno essere ascritto ad episodio di malasanità o meritare un ristoro. E nel dubbio ricorre in giudizio. Ecco in sintesi una panoramica delle principali novità introdotte della riforma.
Come prima cosa il legislatore riorganizza ed amplia il parco soggetti coinvolti, demandando alle Regioni di disciplinare ulteriori profili e competenze del Difensore Civico, affinché assurga a Garante del Diritto alla Salute. Poi crea il Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente (incaricato di raccogliere dati sui rischi, eventi e contenzioso) e l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza (che raccoglierà le informazioni dai Centri su indicati).
Le buone pratiche tecnico assistenziali e le raccomandazioni delle linee guida
L’aspetto più controverso della nuova legge consiste proprio nel fatto che le discipline mediche contenute nei vari contesti medico-scientifici (importantissime poiché laddove seguite potranno “scagionare” l’attività sanitaria), sono appannaggio anche di società ed istituti privati. E ciò sebbene siano soggetti inseriti in un elenco ministeriale di prossima istituzione.Le maggiori novità, infatti, sorgono in ambito di responsabilità penale del personale medico sanitario: si potrà addivenire ad una condanna per lesioni od omicidio colposo occorso nell’ambito dell’esercizio della professione, solo per negligenza ed imprudenza. Non anche per imperizia, sempre che si siano osservate le raccomandazioni delle linee guida di cui sopra ovvero, in loro mancanza, le buone prassi tecnico-assistenziali.
In ambito civile, si ha la legiferazione dei profili di responsabilità delle strutture e dei medici che ne fanno parte, sui quali in passato la magistratura ha creato correnti alterne e ovvie e conseguenti incertezze. La responsabilità civile delle strutture sarà di tipo contrattuale (ex art. 1218 e 1228 c.c.: dieci anni di prescrizione e onere della prova a loro carico), mentre, salvo accordi diretti tra il medico della struttura ed il paziente (anche laddove si tratti di prestazione intramuraria), quest’ultimo risponderà di responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.: un regime per il medico più favorevole, ove l’onere della prova è a carico del danneggiato e ove la prescrizione è di cinque anni). Anche qui un ruolo chiave sarà svolto dalle buone prassi e dalle raccomandazioni di cui sopra, che se osservate, potranno azzerare la colpa medica in ambito risarcitorio.
L’entità del danno, poi, sarà commisurata e liquidata in base alle tabelle uniche sul danno biologico, fino ad oggi valevoli solo in ambito di RC auto. Per assicurarsi l’obbedienza dei giudici, il legislatore ha espressamente blindato le norme in questione come “norme imperative”. A scopo deflattivo è stata, inoltre, prevista la mediazione obbligatoria, pena l’improcedibilità del giudizio, ovvero, in alternativa il ricorso (ex art. 696-bis c.p.c.: ossia una consulenza tecnica preventiva a scopo conciliativo). E, cosa molto importante per l’utente, è stata prevista, al pari della normativa analoga in materia di RC auto, l’azione diretta nei confronti dell’Assicurazione, che le strutture pubbliche e private hanno l’obbligo di contrarre. Ciò significa, oltre ad una garanzia di migliore copertura economica per il danneggiato, anche che compagnie assicurative non potranno, a fronte della responsabilità accertata, sollevare alcuna eccezione di inoperatività della polizza, ma dovranno comunque corrispondere il dovuto in prima battuta per poi vedersela, in eventuale rivalsa, col proprio assicurato. (Claudia Moretti, legale, consulente Aduc)

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Responsabilità medica in caso di avvicendamento

Posted by fidest press agency su sabato, 9 Mag 2009

Il giudice dell’udienza preliminare ha emesso sentenza di proscioglimento per quei medici di una casa di cura (che si era avvicendata con altre strutture nell’apprestare cure alla paziente) per i quali non era apparso sostenibile in giudizio l’apporto concasuale, per essersi la fase critica integralmente ed esclusivamente manifestata in epoca antecedente, a causa di preesistenti e perduranti scelte errate, del tutto immodificabili negli esiti attraverso successive, tardive ed ormai inutili prescrizioni. Osservava il Giudice che le conclusioni della perizia e delle consulenze, se imponevano il doveroso vaglio dibattimentale della posizione di quei sanitari che, per oltre quaranta giorni, ebbero in cura la paziente poi deceduta mentre si susseguivano i sintomi di una grave – prevedibile, prevista ed evitabile – sepsi, escludevano – invece – adeguati meccanismi causali a carico degli operatori successivi. In tema di responsabilità per colpa medica, sussiste rapporto di causalità tra la condotta e l’evento allorquando la condotta colposa contestata costituisca di per sé, in termini di “alto grado di credibilità razionale”, “condicio sine qua non” del verificarsi dell’evento che, con l’adozione di tecniche consigliate dalla letteratura medica, non si sarebbe verificato”;nei reati omissivi impropri, peraltro, la sussistenza del nesso di causalità non può essere affermata sulla base di una valutazione di probabilità statistica, risultando invece necessaria la formulazione di un giudizio di probabilità logica che consenta di ritenere l’evento specifico riconducibile all’omissione dell’agente, al di là di ogni ragionevole dubbio. (Avv. Ennio Grassini – http://www.dirittosanitario.net)

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