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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘restauro’

Restauro del Polittico di S. Giovanni in Val d’Afra di Matteo di Giovanni

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 ottobre 2019

Sansepolcro (Ar) sabato 12 ottobre alle ore 16.30, giorno del 527° anniversario della morte di Piero della Francesca, sarà presentato il restauro del Polittico di S. Giovanni in Val d’Afra di Matteo di Giovanni, presso il Museo Civico Piero della Francesca di Sansepolcro. Alla cerimonia interverranno Mauro Cornioli, Sindaco del Comune di Sansepolcro; Gabriele Marconcini, Assessore alla Cultura del Comune di Sansepolcro; Maria Cristina Giambagli, Direttore del Museo; Stefano Casciu, Direttore del Polo Museale della Toscana; Felicia Rotundo, Funzionario Storico dell’arte della Soprintendenza di Arezzo, Siena e Grosseto e Giovanni Pennacchini, Presidente della Fondazione Piero della Francesca.
I saluti delle autorità saranno seguiti da due interventi a cura di Alessandro Angelini, dell’Università di Siena, che inquadrerà l’opera nel cotesto culturale in cui è stata creata e di Rossella Cavigli e Ciro Castelli che spigheranno i risultati e le ricerche del restauro della tavola.La serata sarà accompagnata da performance musicali a cura del Centro Studi Musicali della Valtiberina.Il restauri del capolavoro di Matteo di Giovanni , durati circa cinque anni, sono stati effettuati dalla restauratrice Rossella Cavigli del Polo Museale, inizialmente in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure (per la parte tecnica), sotto la direzione della storica dell’arte Paola Refice della SABAP, a cui è subentrata Felicia Rotundo, presso il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza di Arezzo.Il riposizionamento del Polittico rappresenta per il Museo un momento molto importante, perché permette di restituire al Mondo un’opera importantissima, di mostrare i risultati delle indagini scientifiche effettuate sull’opera durante il restauro e di approfondire gli studi storico artistici, sotto l’alta supervisione della Soprintendenza. Il Museo auspica, inoltre, il coinvolgimento futuro, oltre che dell’Opificio delle Pietre Dure, dei tecnici inglesi della National Gallery, per lo studio della connessione dell’opera con il Battesimo di Piero della Francesca.La storia della Trittico di San Giovanni in Val D’afra è molto complessa, poiché è stato realizzato in più tempi, con la partecipazione di Antonio d’Anghiari, Piero della Francesca e Matteo di Giovanni.Al primo si rifece la progettazione dell’impaginato generale dell’opera, realizzato poi da un carpentiere locale, a cui è stata commissionata la parte lignea nel 1433. Il prezioso intagliato, che ancora oggi si può osservare nelle cornici, nei capitelli fogliati, nelle cuspidi e nella foggia degli archetti trilobati, rientra nella tradizione tardo-gotica senese.L’esecuzione della tavola centrale con il Battesimo, dipinta da Piero della Francesca, è da riferire probabilmente agli anni 1444-1447, dopo il soggiorno fiorentino del Maestro.
L’Opera, destinata alla Chiesa di S. Giovanni in Val d’Afra da Sansepolcro, portava con sé i segni della dedicazione della Chiesa stessa al Battista. I molteplici incarichi di Piero non gli consentirono con probabilità di prestare fede agli impegni assunti e, intorno al 1455, Matteo di Giovanni subentrò all’incarico. Il complesso fu scomposto e privato dello scomparto centrale nel 1857, per essere venduto alla National Gallery di Londra, dove fece il suo ingresso nel 1861.
Matteo di Giovanni eseguì su fondo d’oro i laterali con i Santi Pietro e Paolo e la predella, dove sono raffigurati gli stemmi della famiglia Graziani e della Chiesa a cui il trittico era destinato. La zona basamentale è suddivisa in cinque scene, con Storie del Battista, Crocifissione e Quattro Dottori della Chiesa. Nei laterali le figure dei Santi emulano lo stile di Piero, nella possente volumetria dei corpi, accentuata dal forte chiaroscuro. Si tratta di una delle pagine più alte della poetica figurativa di Matteo di Giovanni, nativo di Sansepolcro, ma operante a Siena nell’entourage del Vecchietta.Il Polittico appare comunque incongruo nelle dimensioni rispetto alla tavola centrale del Battesimo, che rendono necessari ulteriori studi e approfondimenti circa i tempi e le modalità di esecuzione dell’Opera.
La tavola è stata smontata in due occasioni: nel 2009, in seguito all’avvio della campagna di studio sulla carpenteria e all’esecuzione di indagini in funzione della sua comparazione con il Polittico della Misericordia di Piero, durante il quale, a causa di vari fattori di criticità, sono stati eseguiti minimi interventi di messa in sicurezza, e nel 2014, in occasione dei lavori di adeguamento del Museo per l’antisismica, durante il quale il Polittico è stato nuovamente smontato ed è stato deciso di programmare l’intervento di restauro vero e proprio che verrà presentato per l’occasione.Gli interventi musicali, in programma all’inizio e al termine della presentazione, sono a cura del Centro Studi Musicali della Valtiberina, con il soprano Barbara Strozzi e al clavicembalo Enzo Del Dottore che eseguiranno brani di Barbara Strozzi (di cui ricorre il quattrocentenario della nascita) e di autori a lei contemporanei.

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Sono partiti i lavori di restauro della Fontana del Mosè

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

Roma. Largo di Santa Susanna a pochi metri da Piazza della Repubblica. Dopo gli interventi già realizzati sulla Mostra dell’Acqua Paola al Gianicolo e sulla Fontana del Peschiera in piazzale degli Eroi, proseguono i lavori di manutenzione delle fontane di Roma, realizzati grazie al mecenatismo della Maison Fendi con il progetto Fendi for Fountains.Le fontane oggetto di manutenzione sono i punti terminali di altrettanti acquedotti della città di Roma: l’acquedotto Traiano Paolo, l’Acquedotto Felice (ed è il caso della Fontana del Mosè), l’Acquedotto del Peschiera e l’Acquedotto dell’Acqua Vergine.“Sono simbolicamente dei luoghi molto importanti per la nostra storia – dichiara la Sindaca Virginia Raggi – e sono felice che la città se ne prenda cura. La fontana del Mosè sarà oggetto di vari interventi, tra cui la rimozione delle incrostazioni calcaree, la verifica e l’integrazione delle stuccature e l’impermeabilizzazione delle vasche”.Per limitare al massimo i disagi alla circolazione, in accordo con la Polizia locale di Roma Capitale gli interventi che vedono la necessità di una piattaforma aerea verranno limitati ai sabati di agosto.“Ringrazio come sempre la Maison Fendi per questo importante contributo alla bellezza della nostra città e la Sovrintendenza capitolina per la redazione del progetto di restauro”, ha aggiunto la Sindaca Raggi.

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Restauro Made in Italy promosso da MISE e ICE

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

Ferrara. Torna dal 18 al 20 settembre 2019 nella consueta cornice di Ferrara Fiere il Salone Internazionale del Restauro, dei Musei e delle Imprese Culturali con una XXVI edizione ricca d’importanti novità. L’unico e imprescindibile appuntamento annuale internazionale nell’ambito dei beni culturali e ambientali quest’anno ha stipulato un significativo accordo con il MISE – Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane e Assorestauro. Questa nuova partnership prevede lo sviluppo di un Progetto promozionale straordinario ad hoc, orientato a incentivare la conoscenza e l’utilizzo del Restauro all’estero come prodotto dell’eccellenza italiana. Il Progetto “RESTAURO MADE IN ITALY” sarà articolato in differenti fasi progettuali in Italia e all’estero, individuando in Ferrara Fiere e nel Salone del Restauro un ruolo centrale come hub internazionale settoriale.La recente strategia volta al rinnovamento e portata avanti dalla nuova gestione affidata a Ferrara Fiere Congressi srl, ribadisce ancora una volta il ruolo del Salone come prima manifestazione di settore in Italia, ulteriormente confermato dal rinnovato patrocinio del MiBAC – Ministero per i beni e le attività culturali.

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Giotto, restauro per le Storie di Francesco in Santa Croce

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Mag 2019

Firenze.I Bardi, a capo di una delle compagnie medievali più potenti d’Europa, scelsero Giotto per decorare con le Storie di San Francesco la cappella di cui avevano il patronato nella basilica di Santa Croce. Il restauro del ciclo, dipinto nel terzo decennio del Trecento, costituisce un’occasione irripetibile per conoscere i segreti dell’artista e delle sue scelte riguardanti le tecniche della pittura murale. La Cappella Bardi, monumento dell’arte fiorentina del primo Trecento, occupa del resto una posizione speciale nel percorso artistico di Giotto e costituisce una delle sue ultime opere.La cappella ha sofferto vicende conservative tormentate e ha una rilevanza particolare nel processo che segna la nascita della grande tradizione italiana del restauro. A 70 anni dall’ultimo intervento sull’opera ne è oggi necessario uno nuovo, essenziale per la conservazione e per l’approfondimento della tecnica dell’artista. Il restauro, che durerà tre anni, è stato affidato dall’Opera di Santa Croce all’Opificio delle Pietre Dure e avrà il sostegno decisivo dell’Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano (ARPAI) e della Fondazione CR Firenze, oltre che del ministero per i Beni e le Attività Culturali.
“A distanza di settant’anni dall’ultimo intervento, il progetto di restauro della Cappella Bardi di Giotto rappresenta per l’Opera di Santa Croce un evento unico – sottolinea la presidente dell’Opera, Irene Sanesi – – L’Opificio delle pietre dure si appresta adesso ad avviare il cantiere che si prospetta complesso e non breve. Proprio per questo con l’Opificio, perché i visitatori e i fiorentini possano continuare a godere degli affreschi, grazie a tecnologie particolari, stiamo programmando i lavori perché siano accessibili dal vivo nel corso del restauro”.“Il progetto di conservazione e restauro dell’OPD sulla cappella Bardi di Giotto si inserisce nella complessa vicenda conservativa dell’opera che rappresenta uno dei casi più importanti a Firenze per la storia del restauro”, mette in evidenza Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle pietre dure.L’impegno economico complessivo è di circa un milione di euro e vede il concorso della stessa Opera di Santa Croce e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. ARPAI e Fondazione CR Firenze intervengono attraverso l’Art Bonus.
L’Opificio delle Pietre Dure, in anni recenti, ha condotto un approfondito lavoro di ricerca sull’opera di Giotto nelle Cappelle Bardi e Peruzzi. L’analisi dello stato di conservazione ha messo in evidenza criticità che riguardano sia l’intonaco che la pellicola pittorica.L’insieme dei risultati emersi da questa campagna di indagine preliminare ha consentito di mettere a punto un articolato progetto di intervento. È prevista una prima fase di campagna diagnostica, che sarà avviata immediatamente, e il successivo restauro conservativo articolato su più fasi che verrà ampiamente documentato. Le indagini verranno eseguite utilizzando le più recenti strumentazioni opto-elettroniche e verranno programmate in differenti momenti dell’intervento.Tornando alle vicende conservative è da ricordare che gli affreschi di Giotto sono stati addirittura cancellati, rimanendo nascosti per oltre un secolo. Nel 1730 vennero infatti coperti di vernice a calce, con la tecnica della scialbatura. La pittura di Giotto, dopo essere stata amata e ammirata per tutto il Rinascimento, finisce infatti per essere considerata fuori moda: colori troppo vivaci e uno stile definito con disprezzo primitivo. Ci vorranno centoventi anni per riscoprire la magnificenza semplice e la forza comunicativa di Giotto e del suo Francesco d’Assisi fiorentino con un intervento, che insieme a diversi altri (su opere che avevano subito un destino analogo), segnerà la nascita della grande tradizione italiana del restauro. Il rinvenimento delle pitture nella Cappella Bardi avviene in modo fortuito mentre stanno per essere avviati importanti lavori di risistemazione complessiva. La scopritura viene affidata ed eseguita integralmente da Gaetano Bianchi fra il 1850 e il 1853.
Le vicende della Cappella Bardi si inseriscono a buon titolo nella storia del restauro. In occasione della mostra giottesca del 1937 i cicli murali delle Cappelle Bardi e Peruzzi sono stati oggetto di un intervento diretto da Ugo Procacci ed eseguito dalla bottega di Amedeo Benini. Decisivo poi il restauro che, tra il 1958 e il 1961, viene portato a termine da Leonetto Tintori, sempre sotto la direzione di Ugo Procacci.

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Restauro e ricollocazione della cornice di Ennemond Alexandre Petitot

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Parma Museo Nazionale della Pilotta Piazza della Pilotta 3 presenta il restauro e la ricollocazione della cornice in legno dorato e intagliato disegnata da Ennemond Alexandre Petitot a complemento del dipinto La Morte di Virginia di Gabriel François Doyen del 1759.
Catalogato con il numero 1 di inventario, il dipinto di Doyen rappresenta simbolicamente il tassello iniziale delle collezioni della Galleria Nazionale.Grazie a un lavoro di restauro durato più di quattro mesi, con inizio il 5 novembre 2018 – effettuato dal laboratorio di Federica Romagnoli di Parma – è stato possibile ripristinare questo importante manufatto, notevole sia per le dimensioni (il perimetro interno misura cm. 383 x 660) che per la preziosa lavorazione in legno dorato a guazzo. La sua ricollocazione costituisce per il Complesso Monumentale della Pilotta un momento di recupero e valorizzazione delle origini dell’immenso patrimonio conservato dall’Istituzione.
L’opera di Doyen fu acquistata a Parigi nel 1760 dal duca Filippo di Borbone, su consiglio del ministro Conte Du Tillot, nell’intento di costituire una collezione di prestigio, degna di Casa Borbone. Conscio del ruolo della cornice a completamento di un’opera, il duca Filippo non esitò a chiedere all’architetto di corte Ennemond Alexandre Petitot di impreziosire il dipinto di Doyen. Lo stesso Petitot, al corrente del dibattito sull’estetica delle cornici in Francia, era consapevole che la cornice conferisce all’immagine una particolare completezza, abbellendo senza sconfinare, esaltando senza sopraffare: ornamento dell’immagine dipinta e prezioso margine per lo sguardo che la contempla, la cornice impone allo spettatore di porsi nei confronti dell’immagine in una relazione ‘estetica’ che stacca l’opera dal contesto ordinario. Architetto sensibile, Petitot disegnò quindi per il quadro una cornice preziosa ma senza eccessi: un perimetro semplice, a doppia modanatura, la prima bombata, l’interno incavato e con al centro, in basso e nella parte alta, in rilievo, un intaglio a fogliame. Unico vezzo a impreziosire l’opera, la ricca cimasa con mascherone e fogliame.Come risulta dalla documentazione d’archivio, una volta finita la cornice l’opera nella sua interezza fu collocata negli appartamenti del duca Ferdinando di Borbone. In tempi più recenti fu inserita nel percorso espositivo, all’interno di una delle sale della Reale Galleria per essere poi sistemata, in un secondo momento, sopra la porta d’ingresso della Galleria Nazionale. Presumibilmente nel corso del riallestimento delle Collezioni avvenuto negli anni Ottanta del Novecento, il dipinto fu posto nel salone del Settecento, privato della cornice e lasciato nudo. Da quel momento questa splendida opera di artigianato è caduta nell’oblio, staccata dal dipinto e messa in un deposito. Declassata dal suo ruolo di opera nell’opera, è divenuta un ammasso di pezzi di legno, privi di funzione e dignità. http://www.pilotta.beniculturali.it

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Restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Firenze lunedì 12 novembre 2018 ore 17.30 Galleria dell’Accademia Via Ricasoli, 58-60 il Direttore Cecilie Hollberg invita all’incontro, durante il quale i restauratori Rita Alzeni, Roberto Buda e Aviv Fürst insieme al curatore del dipartimento Angelo Tartuferi illustreranno il restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi. La grande croce dipinta conservata dal 1919 alla Galleria dell’Accademia di Firenze si trovava in origine nell’antica chiesa di san Piero a Scheraggio, oggi inglobata nel fabbricato delle Gallerie degli Uffizi. L’ignoto artista autore dell’opera – databile al 1315 circa – è stato battezzato dagli studiosi con la denominazione convenzionale Maestro del Crocifisso Corsi, in base a una croce simile a questa, ma di proporzioni assai più contenute, appartenente un tempo alla collezione Corsi di Firenze. Si tratta di un pittore operante nel primo quarto del secolo XIV, che lascia trasparire nelle opere più antiche che gli si possono attribuire una formazione sulla cultura pittorica locale dell’ultimo Duecento, ma che registra con attenzione – seppure con una spiccata indipendenza di accenti stilistici – le novità introdotte da Giotto, specialmente nell’ambito del fondamentale tema iconografico del Crocifisso. Il restauro appariva particolarmente necessario perché l’opera presentava alcune criticità assai problematiche, soprattutto in relazione al supporto ligneo, alla superficie pittorica – abrasa in più punti e con lacune importanti – e perfino nelle parti dorate. Le operazioni di restauro intraprese sono state discusse e decise dai diversi operatori coinvolti in un contesto assai stimolante e proficuo per l’acquisizione di esperienza in questo settore specifico particolarmente delicato. Le conferenza ha la durata di circa un’ora, l’ingresso è su invito fino ad esaurimento dei posti.

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Restauro della monumentale tela “Allegoria dei cinque sensi” di Mattia e Gregorio Preti

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

Roma. Le Gallerie Nazionali di Arte Antica hanno avviato il restauro della monumentale tela “Allegoria dei cinque sensi” di Mattia e Gregorio Preti grazie al finanziamento dello studio legale Dentons, che con questa nuova iniziativa di mecenatismo celebra i tre anni di apertura in Italia.L’”Allegoria dei cinque sensi”, una grande tela di soggetto profano d’impronta caravaggesca realizzata da Mattia e Gregorio Preti nei primi anni Quaranta del Seicento, per anni in deposito presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate, è attestata fin dal 1686 nella quadreria di Maffeo Barberini junior come “Un quadro per longo con diversi ritratti: chi sona, chi canta, chi gioca, chi beve e chi gabba il compagno”, una descrizione che sottolinea la complessa articolazione del dipinto dove, secondo un modello molto in voga nel Seicento, diversi gruppi di personaggi intenti in attività quotidiane diventano immagine allegorica dei cinque sensi.Il finanziamento del restauro rappresenta una conferma dell’attenzione e dell’impegno di Dentons nella valorizzazione del patrimonio artistico e culturale delle città in cui lo studio legale è presente; in questa occasione Dentons ha voluto celebrare il legame con la città di Roma. Nel 2016 aMilano – prima sede italiana – lo studio ha supportato il restauro di tre tele sopraporta della famosa Sala degli Specchi di Palazzo Arese-Litta.“Siamo molto lieti di questo rapporto con il prestigioso studio Dentons, – ha dichiarato Flaminia Gennari Santori, direttore del Museo – un rapporto che testimonia nuovamente come pubblico e privato possano contribuire insieme alla conservazione e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Il restauro e le indagini che saranno condotti sulla tela di Mattia e Gregorio Preti ci permetteranno di restituire finalmente al pubblico un’opera rimasta per anni invisibile e allo stesso tempo di approfondirne la storia e la tecnica che sarà oggetto di un’esposizione curata e prodotta dalle Gallerie Nazionali”.“Siamo orgogliosi di replicare l’esperienza di Palazzo Arese-Litta a Milano anche per la Capitale, attraverso il restauro dell’opera dei fratelli Preti per le nuove sale di Palazzo Barberini – ha commentato Federico Sutti, managing partner di Dentons in Italia. – Nell’ambito delle nostre azioni di Corporate Social Responiability ha un ruolo importante la valorizzazione del patrimonio artistico, che rappresenta un asset e un vero e proprio ‘bene sociale’ da tutelare”.Il restauro sarà effettuato da Giuseppe Mantella, che da anni lavora sulle opere di Mattia Preti a Malta e in Calabria, e sarà affiancato da una serie di indagini diagnostiche che permetteranno di comprendere meglio la pratica esecutiva dei due fratelli, attivi a quattro mani sulla stessa tela.Al termine del lavoro, l’opera sarà presentata al pubblico in un’esposizione che costituirà l’occasione per tornare a riflettere sul rapporto tra Mattia e Gregorio Preti ed entrerà finalmente a far parte del percorso espositivo permanente del Museo, in una delle nuove sale aperte al pubblico lo scorso aprile nell’ala sud di Palazzo Barberini.

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Con Sogno o son deste il restauro del patrimonio Estense è multimediale

Posted by fidest press agency su martedì, 26 giugno 2018

castelloDa luglio a dicembre nelle città e nei borghi dell’antico dominio estense di Modena, Ferrara e Vignola sarà possibile ammirare i decori, i colori e i disegni che ornavano palazzi, rocche e castelli in diversi luoghi legati alla Casa d’Este grazie a una proiezione luminosa digitale realizzata fedelmente con tecniche di ricostruzione virtuale d’avanguardia. E’ il progetto di cultura figurativa, realizzato in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Carife (Cassa di Risparmio di Ferrara), Fondazione di Vignola e BPER Banca, che mette in luce – letteralmente – le residenze e le architetture della casata d’Este, antica signoria italiana di Ferrara che ha dominato dal 1208 fino al 1859 i territori che si estendono tra Ferrara, Modena e Reggio Emilia.
La Chiesa di Sant’Agostino a Modena, la Rocca di Vignola (Mo) e Casa Romei a Ferrara saranno le prime importanti residenze e architetture “messe in luce”, ma ne seguiranno molte altre. Per ciascun apparato decorativo che si andrà a proporre nell’ambito del progetto – ancora in espansione e dal potenziale illimitato – sono in corso da anni rilievi con l’ausilio della tecnologia laser scanner, per ottenere una griglia tridimensionale con margine di errore inferiore a un centimetro, generata da una nuvola accuratissima di punti, e utilizzabile come modello 3D degli edifici. A questa scansione tridimensionale sono state poi abbinate specifiche fotografie aeree di dettaglio, ottenute con la tecnica gigapixel, e architettoniche, realizzate con droni, essenziali per avere un prospetto esatto degli edifici e per studiare le tracce ancora esistenti delle decorazioni. Gli scatti realizzati, elaborati con specifici e sofisticatissimi software, hanno generato fotografie geometricamente corrette, in cui sono state eliminate le piccole imperfezioni dovute ad esempio alla posizione dei punti di ripresa o ai dislivelli delle aree rilevate o, ancora, dall’inclinazione della macchine fotografiche. Tutto questo in modo che le foto possano essere considerate una reale “mappa” da seguire.
Dopo tutte queste indispensabili premesse tecniche, al lavoro di rilievo è stato affiancato quello di un’equipe di esperti in tecniche di restauro, che ha individuato con estrema precisione le tracce delle decorazioni, i relativi disegni e colori, nelle tonalità perfettamente identiche a quelle originali. Infine sono state ricostruite digitalmente le parti mancanti andando a produrre i file definitivi per le proiezioni che, su ciascun edificio, avverranno trasposte su vetri ottici, detti “gobos”, tramite serigrafie.
Illusione o realtà? “Sogno o son deste” mira a ricomporre il linguaggio artistico dell’universo iconologico estense, che dialogava con facciate di rocche, palazzi, ville e chiese, per restituire la narrazione di quel mondo artistico – tra i più importanti nella storia della cultura italiana – e farlo risplendere grazie alla proiezione luminosa digitale, con un impatto visivo immediato capace di creare stupore e meraviglia nello spettatore.
Al progetto multimediale verrà affiancato quello di promozione con incontri ed eventi culturali su temi di rilevanza storico artistica. Il lavoro prevede di coinvolgere nel tempo molte residenze della casata, per restituire la spettacolarità della cultura figurativa estense.
Quest’ultima infatti era pensata per conciliare necessità concrete relative alla conservazione degli edifici a quelle di comunicare messaggi politici, dinastici e di esaltazione della storia e delle virtù degli Este. L’inesorabile scorrere del tempo ha cancellato quasi completamente questo patrimonio, tanto da farne dimenticare l’esistenza. L’ambizioso progetto “Sogno o son deste” mira quindi a far tornare a splendere, grazie alla proiezione luminosa digitale, quel patrimonio dell’Italia come paese dipinto che da secoli suscita l’ammirazione di chi lo visita, promuovendolo e migliorandone la tutela e la fruizione.
In particolare l’azione di valorizzazione si concretizzerà attraverso una campagna di rilievi architettonici realizzati utilizzando le tecnologie d’avanguardia già messe in campo, alla scopo di dare vita a una banca dati conoscitiva dello stato di conservazione, non solo degli edifici di cui si ricomporranno le decorazioni esterne, ma anche di opere architettoniche – sempre legate al territorio estense – che versano in condizioni di degrado o semi abbandono, come le numerose pievi, oratori o chiese, contenenti affreschi del XIV-XVI secolo, situate nell’Appennino modenese. http://www.sognoosondeste.it con foto copyright)

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Presentazione del restauro del Pulpito di Nicola Pisano nel Duomo di Siena

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Siena, 15 giugno 2018, ore 18,00 nel Duomo di Siena, il rettore dell’Opera della Metropolitana, Gian Franco Indrizzi, presenterà il restauro del Pulpito di Nicola Pisano.Un complesso e articolato contratto, ancor oggi conservato, attesta che il 29 settembre 1265 l’Opera del Duomo di Siena commissionò a Nicola pisano l’esecuzione di un Pulpito marmoreo, che il grande architetto e scultore portò a termine nel giro di tre anni con l’aiuto del figlio Giovanni e degli allievi Arnolfo di Cambio e Lapo.La monumentale struttura architettonica, interamente coperta di altorilievi scolpiti, fu sistemata nella zona destra dello spazio sottostante la cupola e qui rimase fino al 1506, quando fu totalmente smontata e rimase in attesa della collocazione attuale, che fu terminata nel 1543.
Nel momento più alto della sua attività, Nicola seppe concepire un formidabile capolavoro, che resta fra le maggiori creazioni artistiche del Duecento; un’opera che fu condizionante per generazioni di maestri dediti tanto alla scultura quanto alla pittura.
Oggi abbiamo la fortuna di avere ancora sostanzialmente conservato il Pulpito, nonostante alcune diminuzioni avvenute col rimontaggio cinquecentesco e a causa dell’invecchiamento secolare. Questa situazione rende unico il monumento senese rispetto a complessi analoghi come il Pulpito del Battistero di Pisa, compiuto dallo stesso Nicola nel 1259, e i Pulpiti di Giovanni pisano della chiesa di Sant’Andrea a Pistoia e del Duomo di Pisa, che invece sono stati completamente dilavati e si presentano con le nude e bianche superfici marmoree, come se fossero appena uscite dalle mani degli scultori.Nel Pulpito di Siena, sotto la polvere e l’affumicamento delle candele votive, sono state recuperate tanto la patina generale quanto i resti delle colorazioni e delle dorature, che davano alle animate figurazioni una gradevole apparenza naturalistica. Le più cospicue testimonianze di queste indispensabili finiture cromatiche si trovano ovviamente nei sottosquadri delle figure scolpite e negli anfratti più profondi degli altorilievi, dove non ha potuto agire la lenta ma inesorabile consunzione dovuta a poco accorte manutenzioni.L’intervento di restauro ha tenuto conto del fatto che il Pulpito duecentesco è stato in parte manomesso nel Cinquecento e col rimontaggio è stato dotato di un’elaborata scala in marmi, che s’avvolge a spirale sul pilastro prossimo al monumento di Nicola.
Questa situazione ha consigliato un attento studio di carattere archeologico della struttura architettonica così formata, che ha permesso di prendere cognizione del complesso intervento attuato con il progetto dell’architetto Baldassarre Peruzzi. Infatti, il complesso ha subito una riduzione dei rilievi istoriati, che sono stati amputati delle originarie incorniciature, e pure una manomissione delle sculture angolari, in origine immaginate con la tipica struttura delle Säulen Figuren, vale a dire le statue legate alle colonne, che sono tipiche della cattedrali gotiche d’oltralpe. Per quanto riguarda l’operazione più importante e difficile della pulitura generale, è stato calibrato il grado, partendo dalla scelta più tenue, che è indicata dalla parte cinquecentesca della scala, dove si trovano rilievi scolpiti in basso rilievo, per imitare gli effetti delicati della glittica, vale a dire degli intagli su pietre preziose con tutte le tipiche gradazioni cromatiche di questi manufatti artistici.
Il restauro di questa complessa opera è stata un’impresa di estrema delicatezza e una sfida a stare al passo con i tempi, se non a superarli, con l’obiettivo di formare una documentazione che dà conto di quanto si è trovato, vale a dire che ha preso atto dello stato conservativo attuale, e ha creato un archivio informativo sul risultato dell’intervento. Per questi motivi si è ricorso a ogni tecnica tradizionale e all’avanguardia: dalle relazioni scritte, alle analisi chimiche delle materie, dalla lettura storica dell’architettura con le tecniche dell’archeologia stratigrafica alle elaborazioni grafiche, dalle riprese fotografiche professionali del visibile a quelle con i raggi ultravioletti, dalle riprese in fotogrammetria alla restituzione del complesso in 3D. Questa iniziativa non solo si è proposta di assicurare conservazione al Pulpito, ma ha anche cercato di cogliere l’irripetibile occasione per imbastire su questo monumento uno studio globale e approfondito di carattere storico, architettonico e scientifico, che solo un restauro può fornire. L’impegno era di raggiungere un obiettivo finale degno di interesse e di rispetto, tenendo conto delle aspettative del mondo degli studi e del restauro e dell’attenzione del pubblico. A entrambi si è cercato di garantire la massima trasparenza e la più dettagliata informazione sull’intervento. Finite le operazioni di restauro vero e proprio sarà fornita una serie di elaborati sulle operazioni eseguite e una ricostruzione virtuale dell’aspetto originario del Pulpito.Hanno dato e continueranno a fornire una fattiva collaborazione al restauro il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Siena e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Siena, Grosseto e Arezzo ha svolto l’alta sorveglianza sull’intervento. L’Opera della Metropolitana di Siena, ente proprietario del Duomo, ha assicurato il sostanziale impegno economico per il restauro, con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, e ha garantito la massima apertura a tutte le collaborazioni utili alla migliore riuscita dell’intervento.Il restauro è stato eseguito dalla Ditta Nike di Gabriella Tonini e Louis D. Pierelli.

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Restauro del busto di Michelangelo Buonarroti

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

Firenze Torna all’antico splendore il busto di Michelangelo Buonarroti di Daniele da Volterra custodito all’interno della Galleria dell’Accademia di Firenze. L’opera è visibile nella Galleria dei Prigioni, sul lato destro subito dopo l’ingresso. Come afferma Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, “il restauro dell’importante ritratto di Michelangelo realizzato da Daniele da Volterra, restituisce, in tutto il suo splendore, il vero volto del grande maestro del Rinascimento. Il busto di Michelangelo, collocato proprio all’ingresso della Tribuna, accoglie, idealmente, il pubblico che, da ogni parte del mondo, viene ad ammirare i suoi capolavori”. La scultura è stata realizzata all’indomani della morte di Michelangelo (1564), quando, l’impegno di curare il monumento sepolcrale fu assunto dal nipote Leonardo Buonarroti, che affidò l’incarico per la realizzazione del busto in bronzo a Daniele da Volterra. L’artista, che era stato uno degli amici più affezionati di Michelangelo, realizzò un ritratto di grande intensità realistica. La scultura ha avuto, in seguito, un numero considerevole di repliche, che hanno causato non poche difficoltà a distinguere gli esemplari autografi dalle copie.
In origine le versioni autografe erano solo tre: due destinate a Leonardo Buonarroti e una a Diomede Leoni, seguace di Michelangelo e instancabile collezionista. I bronzi per Leonardo rimasero a uno stadio di finitura piuttosto grezzo e sono custodite, oggi, a Casa Buonarroti e al Museo Jacquemart-André di Parigi.
La terza testa, rifinita da un collaboratore di Daniele da Volterra, è stata prima collocata negli Horti Leonini, e in seguito è passata nelle collezioni di Ferdinando I de’ Medici. La sua identificazione è rimasta però a lungo incerta perché, esistevano almeno due busti di provenienza medicea, conservati alla Galleria dell’Accademia di Firenze e al Museo Nazionale del Bargello. Le conclusioni dell’attuale restauro, curato da Nicola Salvioli, hanno confermato che il busto della Galleria dell’Accademia di Firenze è l’originale scultura di Daniele da Volterra. L’opera, presenta, infatti, sulla superficie, i segni di una prolungata esposizione all’aperto. Anche gli inventari hanno confermato la presenza dell’opera nelle collezioni medicee fino al 1803, quando è stata trasferita prima all’Accademia di Belle Arti e infine nella sua attuale collocazione.
Il busto presentava problematiche conservative ed estetiche, tipiche di un manufatto bronzeo rinascimentale. La superficie in parte lucida ed in parte arida e opaca, appariva ricoperta da diverse sostanze, infatti, non è da escludere un antico intervento di pulitura con sostanze acidule che hanno cancellato eventuali residui di patinatura originale e dato vita a processi di corrosione localizzati protrattisi poi nel tempo. L’intervento volto al recupero della corretta leggibilità dell’opera e alla ricerca di patinature originali, è stato condotto con il supporto di una campagna diagnostica mirata alla raccolta di informazioni sullo stato di conservazione. Tra gli interventi effettuati anche il ripristino di un corretto assetto dell’insieme busto-piedistallo, mediante la realizzazione di un supporto metallico tergale e di consolidamento interno della pietra, consentendo, inoltre, l’ancoraggio di sicurezza a parete.

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Restauro Trittico di Gherardo Starnina all’Opificio delle Pietre Dure

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

Restauro TritticoRestauro Trittico4Firenze Galleria dell’Accademia di Firenze Via Ricasoli 58/60. Palazzo Pitti, Piazza Pitti, 1. Alla fine di gennaio il capolavoro di Gherardo Starnina, opera tra le più importanti della pittura fiorentina tra Tre e Quattrocento, tornerà a Würzburg. Le tre tavole, che erano comunque in buono stato di conservazione, sono state restaurate dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. In occasione della presentazione del restauro verrà annunciato l‘ambizioso progetto di cooperazione internazionale tra la Galleria dell’Accademia di Firenze e il Martin von Wagner-Museum der Universität Würzburg. Le vicende che riguardano le tavole dello Starnina hanno inzio con Martin von Wagner, artista e collezionista al servizio dei re di Baviera nel primo Ottocento. Nonostante fosse un esperto del periodo neo-classico, il collezionista riconobbe la straordinaria qualità di tre tavole, attribuite, al tempo, ad un primitivo toscano, e decise di acquistarle per sè stesso. Dopo la sua morte i dipinti, non ancora attribuiti, entrarono a far parte delle collezioni del Museo dell’Università di Würzburg. Solo di recente è stata rinonosciuta la paternità di Gherardo Starnina delle opere e datate intorno al 1409.
Nel 2016 ha inizio un nuovo capitolo della storia delle tavole. Per iniziativa di Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia, le opere sono state concesse in prestito in occasione della mostra Giovanni dal Ponte (1385 – 1437/38). Protagonista dell’umanesimo tardo gotico fiorentino (22 novembre 2016 – 17 aprile 2017). Prima della loro esposizione i dipinti sono stati sottoposti ad una Restauro Trittico1Restauro Trittico2Restauro Trittico3serie di analisi compiute dall’Opificio delle Pietre Dure e sono state oggetto, inoltre, di due giornate di studi, presso la Galleria dell’Accademia di Firenze e l’Università degli Studi di Firenze. Durante il convegno, al quale hanno partecipato i più importanti studiosi del periodo, è emersa, finalmente, l’importanza del trittico che è stato collocato fra le opere più rappresentative della pittura tra gotico internazionale e primo rinascimento.
Terminata la mostra, tenendo conto delll‘importanza dei dipinti, è stato deciso di intervenire con una pulitura, eseguita dall’Opificio delle Pietre Dure. Il restauro è stato realizzato grazie alla generosità della Ernst von Siemens Kunststiftung, fondazione tra le più attive in Germania per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
A conclusione dei lavori, e prima del rientro dei dipinti in Germania, la Galleria dell’Accademia di Firenze e il Museo dell’Università di Würzburg hanno il piacere di presentare un nuovo progetto di cooperazione internazionale. Grazie ai numerosi studi storico-artistici degli ultimi anni, infatti, sono stati rintracciati più di venti frammenti che facevano parte del pannello centrale del grande polittico dello Starnina. Si annuncia, quindi, la ricostruzione temporanea del polittico nell’ambito di una mostra. Su proposta di Damian Dombrowski, direttore del Martin von Wagner Museum, è stato già creato un team di esperti italiani, americani e tedeschi che daranno il loro contributo scientifico alla mostra. Gli studi preliminari del progetto saranno realizzati grazie al sostegno della Bayerische Forschungsallianz (Alleanza di ricerca della Baviera). (foto: Restauro Trittico)

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Presentazione del restauro della Sala delle Fatiche di Ercole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 Mag 2017

IMG_0529IMG_0533Roma Il Polo Museale del Lazio e la Fondazione Silvano Toti hanno presentato ieri, martedì 23 maggio 2017, il restauro del soffitto e del fregio a fresco della Sala delle Fatiche di Ercole a Palazzo Venezia L’intervento è stato curato per la parte scientifica da due funzionari del Polo Museale del Lazio, Sonia Martone e Paolo Castellani. Sonia Martone, direttore di Palazzo Venezia, ha coordinato l’intera operazione e progettato il nuovo allestimento della sala; Paolo Castellani ha diretto il cantiere di restauro propriamente detto. I lavori sono stati interamente finanziati dalla Fondazione Silvano Toti attraverso una donazione liberale: essi rappresentano una dimostrazione dell’efficacia del rapporto fra pubblico e privato. L’intervento è stato materialmente eseguito da L’OFFICINA, Consorzio di restauro e conservazione opere d’arte, nelle persone di Rita Ciardi e Isabella Righetti. La Sala delle Fatiche di Ercole si trova al piano nobile di Palazzo Venezia, nell’appartamento del fondatore dell’edificio, il cardinale veneziano Pietro Barbo, poi divenuto papa Paolo II (1464-1471). Essa era ufficialmente destinata alla custodia dei paramenti sacri del pontefice e perciò talora anche detta Sala dei Paramenti. Il fregio a fresco che ne decora la parte alta raffigura in trompe-l’œil una loggia a dodici arcate, quattro con fontane e amorini, le otto restanti con fatiche dell’eroe. Ecco dunque Ercole e il leone Nemeo, Ercole e Anteo, Ercole e i buoi di Gerione, Ercole e Gerione, Ercole e il drago Ladone, Ercole e la cerva di Cerinea, Ercole e gli uccelli di Stinfalo ed infine Ercole e il centauro Nesso. La matrice culturale dell’autore, ancora anonimo, va ricondotta all’Italia del nord, forse nell’ambito di Andrea Mantegna.
IMG_0542Già in passato le decorazioni erano state oggetto di restauro, fra l’altro nella seconda metà del XIX secolo, nel 1928 e infine nel 1970. Tenendo presente questa complessa vicenda conservativa, il nuovo intervento ha dapprima rimosso il fisiologico deposito di sporco, le vecchie vernici superficiali – nel frattempo ingiallite – e le estese ridipinture dei fondi azzurri delle scene raffigurate entro la finta loggia, per poi passare al reintegro delle lacune, laddove naturalmente necessario e possibile.
I lavori hanno determinato il recupero dell’equilibrio cromatico d’insieme, in precedenza gravemente compromesso; quel che più conta, hanno restituito l’idea del finto loggiato aperto, una delle idee-base del progetto decorativo d’origine, di evidente derivazione albertiana. Il Polo Museale del Lazio, istituito nel 2014 nell’ambito della recente riforma del MIBACT e attivo dal 9 marzo del 2015 con la direzione di Edith Gabrielli, gestisce quarantatre luoghi della cultura statali di Roma e del Lazio – fra cui appunto il complesso di Palazzo Venezia – e coordina tutti i soggetti pubblici e privati impegnati nell’ambito dei beni culturali sul territorio regionale. Il rapporto con la Fondazione Silvano Toti e questo restauro in particolare sono in tal senso degni di nota. “L’intesa con la Fondazione Silvano Toti – spiega il Direttore Edith Gabrielli – sottolinea l’ormai raggiunta maturità del Polo Museale del Lazio e la sua connessa, effettiva capacità di ‘fare sistema’ con la società civile, ai fini di costituire un vero e proprio sistema museale integrato. D’altro canto, essa rappresenta un ulteriore passo in avanti in quel rilancio del Palazzo, per il quale fin dal 2015 è stato elaborato un piano museologico complessivo, d’intesa con l’architetto Sonia Martone, Direttore del Museo”.
IMG_0540La Fondazione Silvano Toti promuove da anni la salvaguardia del patrimonio culturale, artistico e ambientale italiano. Il suo impegno nel sociale è costante nel tempo e sostiene la tutela dei diritti dell’uomo, con particolare attenzione alle categorie più svantaggiate. Tra le attività supportate dalla Fondazione Silvano Toti si ricordano la costruzione del “Silvano Toti Globe Theatre”, il teatro elisabettiano di Villa Borghese poi donato alla città di Roma, e l’impegno a sostegno della Società Genextra che opera nel campo della ricerca sulle malattie legate all’invecchiamento e sulla rigenerazione cellulare.Nella nuova veste la Sala delle Fatiche di Ercole tornerà ad essere visibile al pubblico, con ingresso gratuito, sabato 27 maggio. Per l’occasione verranno organizzate delle apposite visite guidate.Le visite, in programma dalle 10.00 alle 18.00 ogni 30 minuti, non necessitano di prenotazione.Si formeranno i gruppi direttamente in biglietteria (via del Plebiscito 118) secondo l’ordine di arrivo. Da domenica 28 maggio la visita alla Sala rientrerà nel normale percorso museale di Palazzo Venezia.

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Presentazione del restauro della Sala delle Fatiche di Ercole

Posted by fidest press agency su martedì, 23 Mag 2017

palazzoveneziaRoma martedì 23 maggio 2017, ore 11.30 Palazzo Venezia il Polo Museale del Lazio e la Fondazione Silvano Toti presentano alla stampa il restauro del soffitto e del fregio a fresco della Sala delle Fatiche di Ercole.Alla presentazione intervengono Edith Gabrielli, Direttore del Polo Museale del Lazio, Maria Teresa Toti, Presidente Fondazione Silvano Toti, Sonia Martone, Direttore del Museo di Palazzo Venezia e Paolo Castellani, Direttore dei lavori di restauro. Il restauro restituisce al pubblico la magnificenza degli affreschi e del fregio ligneo della Sala delle Fatiche di Ercole, che riportano otto fatiche dell’eroe: Ercole e il leone Nemeo, Ercole e Anteo, Ercole e i buoi di Gerione, Ercole e Gerione, Ercole e il drago Ladone, Ercole e la cerva di Cerinea, Ercole e gli uccelli di Stinfalo ed infine Ercole e il centauro Nesso.

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Roma: Restauro della Fontana della Pigna in Piazza San Marco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

fontana della pignaRoma: L’opera tornerà a splendere grazie all’Associazione Rotary Club Roma. Un’altra fontana di Roma tornerà a splendere grazie all’opera di un mecenate: si tratta della Fontana della Pigna in Piazza San Marco per la quale sono stati avviati oggi (3 aprile) i lavori di restauro. A circa venti anni dal precedente restauro la fontana necessitava di un intervento conservativo, reso possibile dalla generosità dell’Associazione internazionale Rotary Club Roma che si è fatto carico della progettazione definitiva e curerà anche la direzione lavori sotto la Direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina. La durata prevista per gli interventi di ripristino, che verranno eseguiti dalla R.O.M.A. Consorzio, è di 60 giorni per un importo di 19.000 euro.
Solo nella città di Roma vi sono 23 siti che hanno beneficiato degli interventi rotariani per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico della capitale. In linea con questa vocazione, il Rotary Club di Roma, fondato nel 1925, si è impegnato con il contributo intellettuale ed economico dei suoi soci, per il restauro della Fontana della Pigna, anche nel ricordo del concorso bandito proprio nel 1925 per la costruzione di questa fontana.
La Fontana della Pigna in piazza San Marco fa parte di una serie di dieci fontanelle rionali commissionate dal Governatorato di Roma all’architetto e scultore Pietro Lombardi (1894-1984) nel 1925. La serie di fontanelle artistiche, che furono inaugurate il 28 ottobre 1927, anniversario della marcia su Roma, intendeva rimpiazzare i “nasoni” in ghisa, ritenuti al tempo antiestetici e inadatti ai luoghi di pregio della città. Ispirata nella forma, come le altre della serie, al rione omonimo, la Fontana della Pigna è realizzata interamente in travertino. Si compone di una pigna posta al centro di un calice formato da una corona di grandi foglie, collocato in un pozzo circolare inserito a sua volta in una piccola vasca quadrangolare. Quattro colonnotti ne delimitano l’area. L’acqua sgorga da due bocchette contrapposte e dalla sommità della pigna. (foto. fontana della pigna)

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Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 marzo 2017

tritticoFirenze fino al 30 aprile 2017 Uffizi, Galleria delle Statue e della Pitture, Sala del Camino si presenta al pubblico, dopo il restauro realizzato grazie al contributo dei Friends of Uffizi Gallery/Amici degli Uffizi, il dipinto del pittore francese Nicolas Froment (c. 1430 – 1486), firmato e datato 1461. Si tratta di una delle opere più considerevoli della collezione di pittura straniera delle Gallerie degli Uffizi del XV secolo, oltre che di un’ importante testimonianza dell’interesse della committenza italiana per la pittura del nord Europa.
Il trittico illustra la storia di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e Maria: nell’anta sinistra, Marta va incontro a Gesù per informarlo della morte del fratello; al centro, Gesù resuscita Lazzaro fra la commozione di Marta, Maria e degli apostoli; nell’anta destra la narrazione si conclude con la Cena in casa del fariseo, dove Maria onora il Salvatore ungendogli i piedi. Sul verso delle ante, il committente del dipinto Francesco Coppini, accompagnato da altri due personaggi non identificati, è effigiato, a destra, mentre ptega davanti alla Vergine con il Bambino, raffigurata sull’nata sinistra. In basso, un’iscrizione reca la firma di Nicolas Froment e la data 1461.
L’opera è pervenuta alle Gallerie fiorentine dal convento francescano di Bosco ai Frati in Mugello in seguito alle soppressioni degli istituti religiosi di epoca napoleonica.
Fu dipinta da Nicolas Froment, maestro originario della Piccardia del quale rimangono oggi pochissime opere e conosciuto soprattutto per l’attività che almeno dal 1465 svolse in Provenza, dove lavorò anche per il sovrano Renato d’Angiò. Il trittico con la Resurrezione di Lazzaro, l’opera più antica oggi nota di Froment, fu eseguito per un prelato originario di Prato, Francesco Coppini, che dal 1459 al 1462 visse fra Fiandre, Inghilterra e Francia svolgendo incarichi per conto di papa Pio II. Il veristico ritratto presente sul verso dell’anta destra del trittico ci restituisce l’aspetto di questo intraprendente, colto e ambizioso prelato.
Nato a Prato nel 1402, di umili origini, Francesco intraprese la carriera ecclesiastica divenendo un abile giurista e distinguendosi per le capacità diplomatiche. Nominato vescovo di Terni nel 1458, l’anno seguente fu inviato da papa Pio II come collettore delle decime nelle Fiandre e in Francia, per poi trasferirsi in Inghilterra con la missione di pacificare le lotte per la corona fra Lancaster e York. L’appoggio offerto da Coppini a Edoardo IV di York, re dal 1461 dopo aver deposto Enrico VI di Lancaster, fu disapprovato dal papa che richiamò Francesco a Roma e lo privò, nel 1463, della carica di vescovo e dei suoi beni. Il prelato vestì quindi l’abito benedettino e trascorse gli ultimi mesi della sua vita nel monastero romano di San Paolo fuori le Mura, dove morì nel 1464.
Non ci è noto quale fosse l’originale destinazione del trittico, che pervenne a Pisa nelle mani di una compagnia mercantile. Dal XVI secolo è documentato nel convento di San Bonaventura di Bosco ai Frati in Mugello, dove giunse forse come dono dei Medici.
«La scelta di Nicolas Froment, un pittore ancora giovane, portatore di un espressionismo a tratti impietoso, ironico, tutto spigoli – un artista che, trasferitosi poco dopo nel sud della Francia, avrà tra i suoi patroni l’intellettuale re Renato d’Angiò – ci parla del gusto “forte” e quasi temerario di Coppini, e solletica la nostra immaginazione su come sarebbe stata quella cappella che il presule probabilmente non vide mai compiuta. La Sala del Camino degli Uffizi, dove è esposto ora in mostra il trittico di Froment, può idealmente sostituire lo spazio raccolto e sicuramente prezioso che il suo committente aveva di certo in mente.» (Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi)
Il restauro recentemente concluso ha restituito brillantezza alla cromia squillante della stesura pittorica, migliorando la leggibilità di particolari minuti e curiosi. E’ stata inoltre accertata l’originalità della maggior parte degli elementi che lo costituiscono secondo caratteristiche costruttive ascrivibili alla tradizione fiamminga. Realizzato interamente con legno di quercia, è composto da tre pannelli che, prima di essere dipinti, furono alloggiati nelle cornici, incastrati nell’incavo ricavato nello spessore. I trafori in legno dorato della tavola centrale, simili alle arcate di una cattedrale gotica, furono invece applicati dopo la stesura pittorica. Il perimetro del pannello centrale è stato alterato nel corso di un vecchio restauro e le cerniere che collegano le ante laterali non sono originali, come pure il meccanismo di chiusura degli sportelli.
Prima di procedere con la pittura, sulle tavole erano stati stesi due strati di preparazione, il primo a base di carbonato di calcio e il secondo con bianco di piombo. La riflettografia, di cui in mostra si proiettano le immagini, ha rivelato l’esistenza di un disegno preparatorio realizzato in gran parte a mano libera.
Il legante della stesura pittorica di tipo oleoso e tra i pigmenti adoperati figurano il carminio e la lacca di robbia per i toni di rosso, il resinato di rame per il verde e l’indaco, presente nella delicata ombreggiatura delle nicchie che accolgono la Vergine col Bambino e il committente nel verso delle ante.
In occasione della conclusione e presentazione del restauro del trittico Daniela Parenti ha curato il volume Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment, edito da Silvana Editoriale.
Ci piace unirci a Maria Vittoria Colonna Rimbotti, Presidente degli Amici degli Uffizi, nel suo ringraziamento per la generosa sponsorizzazione – che ha reso possibile questo restauro ed il libro che lo documenta – ai Friends of the Uffizi e a «Susan McGregor, la donatrice americana che con grande generosità ha scelto di restaurare questo trittico che tanto l’ha emozionata e commossa, in modo particolare la scena dell’incontro di Marta con Gesù. E che con rara sensibilità ha cosi commentato la conclusione del restauro: “Grazie perché riempite la mia vita di tanta bellezza e mi avete dato possibilità di tornare indietro nel tempo per catturare l’abilita e la maestria di Nicolas Froment che tutto il mondo può vedere. Ho ricevuto molto di più di quanto ho dato”». (foto: trittico).

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Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

palazzo-pitti2Firenze 7 marzo – 30 aprile 2017 Palazzo Pitti Piazza Pitti, 1. Uffizi, Sala del Camino a cura di Daniela Parenti. Si presenterà al pubblico, dopo il restauro realizzato grazie al contributo degli Amici degli Uffizi, il trittico raffigurante La Resurrezione di Lazzaro del francese Nicolas Froment, maestro originario della Piccardia e lungamente attivo in Provenza, di cui rimangono oggi pochissime opere. Firmato e datato 1461, il dipinto è una delle opere più considerevoli della collezione degli artisti stranieri del XV secolo alle Gallerie degli Uffizi, oltre che un’importante testimonianza dell’interesse della committenza italiana per la pittura del nord Europa. Il trittico è pervenuto alle gallerie fiorentine dal convento francescano di Bosco ai Frati in Mugello in seguito alle soppressioni di epoca napoleonica. Il restauro recentemente concluso ha restituito brillantezza alla cromia squillante della stesura pittorica, migliorando la leggibilità di particolari minuti e curiosi. È stata inoltre accertata l’originalità della maggior parte degli elementi che costituiscono la cornice, fra cui il bellissimo traforo gotico presente nella tavola centrale.

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Apertura straordinaria del cantiere di restauro della Sala delle fatiche di Ercole

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2016

Museo Nazionale del Palazzo di VeneziaRoma Sabato 3 settembre 2016, dalle ore 10.00 alle 13.00 sarà possibile visitare il cantiere di restauro della Sala delle Fatiche di Ercole, all’interno del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia a Roma. Una visita eccezionale, che permetterà di accedere, grazie ai ponteggi, alla visione da vicino del soffitto ligneo e del fregio dipinto che decorano una delle sale più interessanti di Palazzo Venezia.Il restauro è stato finanziato dalla Fondazione Silvano Toti attraverso una donazione liberale ed ha la direzione scientifica del Polo Museale del Lazio, istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.Un progetto estremamente importante perché rappresenta uno dei primi veri e propri restauri scientifici a Palazzo Venezia: non solo un cantiere di restauro ma anche un cantiere di ricerca e studio che permetterà di conoscere la fase artistica del Palazzo, studiato fin ad ora principalmente dal punto di vista architettonico.Il restauro degli affreschi costituisce un tassello fondamentale per la ricostruzione della cultura artistica della Roma Quattrocentesca e dell’attività del Mantegna nella città eterna.La Sala delle Fatiche di Ercole è collocata al piano nobile dell’edificio, all’estremità dell’appartamento di Pietro Barbo; era ufficialmente destinata alla custodia dei paramenti sacri del Pontefice e perciò detta anche Sala dei Paramenti. Il nome odierno si deve al fregio a fresco che decora la parte alta delle sue pareti e che appunto illustra, intervallate da quattro fontane con amorini, in otto riquadri, alcune delle dodici mitiche fatiche, vale a dire Ercole e il leone Nemeo, Ercole e Anteo, Ercole e i buoi di Gerione, Ercole e Gerione, Ercole e il drago Ladone, Ercole e la cerva di Cerinea, Ercole e gli uccelli di Stinfalo ed infine Ercole e il centauro Nesso.Il ciclo delle Fatiche di Ercole ha una rimarchevole importanza sotto il profilo storico e artistico, che va oltre la sua pur indiscutibile qualità. Esso fu dipinto da un artista ancora anonimo, probabilmente di origine settentrionale. In passato, più di uno studioso ha voluto collegarlo in via diretta o almeno indiretta ad Andrea Mantegna; altri invece hanno pensato a un miniatore della corte pontificia.L’intervento di restauro, affidato con bando pubblico a L’OFFICINA, Consorzio di restauro e conservazione opere d’arte e diretto da Paolo Castellani, storico dell’arte del Polo Museale del Lazio, riguarda la disinfezione e disinfestazione della parte lignea del soffitto, la pulitura della parte pittorica, il consolidamento dell’intonaco e della pellicola pittorica, la revisione delle integrazioni delle lacune relative a precedenti interventi di restauro e successive eventuali reintegrazioni. È in atto anche una campagna di indagini diagnostiche e di rilievo grafico delle tecniche di esecuzione delle decorazioni.La Fondazione Silvano Toti porta avanti da anni l’impegno in campo culturale e scientifico operando per la promozione e la salvaguardia del patrimonio culturale, artistico ed ambientale di tutte le civiltà e per il progresso nel campo sociale e la Museo Nazionale del Palazzo di Venezia1tutela dei diritti dell’uomo, con particolare riferimento alle categorie più svantaggiate. Tra le attività promosse dalla Fondazione Silvano Toti, si ricorda la realizzazione del Silvano Toti Globe Theatre, il teatro elisabettiano di Villa Borghese donato alla città di Roma, e l’impegno a sostegno delle Società Genextra che opera nel campo della ricerca sulle malattie legate all’invecchiamento e sulla rigenerazione cellulare.Il Polo Museale del Lazio, istituito nel 2014 nell’ambito della recente riforma del MIBACT e attivo dal 9 marzo del 2015 con la direzione di Edith Gabrielli, ha il compito di gestire gli oltre quaranta luoghi della cultura statali di Roma e del Lazio che gli sono stati assegnati, incluso appunto il complesso di Palazzo Venezia, come pure di coordinare tutti i soggetti pubblici e privati impegnati nell’ambito dei beni culturali sul territorio regionale. In tal senso il rapporto con la Fondazione Toti e questo restauro in particolare assumono un significato rimarchevole. “L’intesa con la Fondazione Toti – spiega il Direttore Edith Gabrielli – sottolinea l’ormai raggiunta maturità del Polo Museale del Lazio e la sua connessa, effettiva capacità di ‘fare sistema’ con la società civile, ai fini di costituire un vero e proprio sistema museale integrato. D’altro canto, essa rappresenta un ulteriore passo in avanti in quel rilancio del Palazzo, per il quale fin dal 2015 è stato elaborato un piano museologico complessivo, d’intesa con l’architetto Sonia Martone, Direttore del Museo”.L’accesso al cantiere è libero e gratuito fino a esaurimento posti.Le visite potranno essere prenotate dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 16.00 ai seguenti recapiti telefonici: 06/69994284-283-215
Prossime aperture e visite al cantiere:sabato 17 settembre, ore 10.00 – 13.00 sabato 8 ottobre, ore 10.00 – 13.00 (foto: Museo Nazionale del Palazzo di Venezia)

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Restauro ex base Nato: firmato il contratto lavori

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2016

La ditta Eurocostruzioni di Padova consegnerà il “museo” entro il 2017. “Camper service pian del Cansiglio” a buon punto. Veneto Agricoltura ristrutturerà a Perarolo di Cadore (BL) anche la Casera Valmontina.È stato stipulato stamattina, nella sede di Veneto Agricoltura in Pian Cansiglio (BL), il contratto tra l’Agenzia regionale e la ditta EUROCOSTRUZIONI srl di Padova per i lavori di restauro conservativo, del valore di 637.000€; si tratta dei fabbricati dell’ex base Nato in Cansiglio rimasti dopo la bonifica avviata da Veneto Agricoltura alcuni anni fa: quindi l’hangar e il relativo bunker (dimensioni interne m 18,35 per m 21,70, altezza m 5,39). Il tutto diverrà un “open space”, da allestire con tabellonistica e con sistemi multimediali per costituire sia una struttura museale a testimonianza della “guerra fredda”, sia uno spazio da adibire ad attività di educazione naturalistica e, più in generale, di fruizione sostenibile del territorio. Non dobbiamo dimenticare infatti che la Foresta demaniale regionale del Cansiglio è area SIC (sito di importanza Comunitaria) e ZPS (zona di protezione speciale), inserita nella Rete europea Natura 2000. L’hangar sarà raggiungibile utilizzando una strada carrabile esterna, ma anche da una strada “per tutti” interna alla ex Base, chiusa al transito veicolare e recentemente riasfaltata. Il Direttore di Veneto Agricoltura Alberto Negro sottolinea che il Bosco dei Dogi avrà perciò, “alla fine dei lavori cioè entro il 2017, una importante struttura in più, in grado di ospitare al coperto, quindi con ogni tempo, un elevato numero di persone; molto utile per le vivaci attività di educazione in atto e per ospitare iniziative legate alla fruizione turistica, manifestazioni, eventi, etc.”.
Va anche ricordato che sono in piena attività i lavori di realizzazione del “Camper Service”, progetto che risponde all’esigenza di regolamentare la sosta dei camperisti in Cansiglio; siamo a buon punto e stanno nascendo, come previsto, le piazzole per la sosta di 30 veicoli, le colonnine per la fornitura di energia elettrica, l’illuminazione automatizzata, la vasca di scarico per le acque nere ed un punto di rifornimento acqua, nonché le sbarre e le postazioni per il pagamento automatizzato.
Un’ultima notazione che riguarda la montagna bellunese: sempre in Pian Cansiglio, oggi, Veneto Agricoltura ha stipulato anche il contratto con S.I.L.S. di Sauris (UD), per la ristrutturazione della Casera Valmontina, che diverrà Rifugio escursionistico e struttura di accoglienza per attività di educazione naturalistica. Il fabbricato è ubicato all’interno della Foresta regionale demaniale della Valmontina, che dal Comune di Perarolo di Cadore sale fino alle pendici del Monte Duranno; parte della Foresta è stata classificata 20 anni fa come “Area Wilderness”, tra le prime sulle Alpi, a testimonianza dell’eccezionale cifra naturalistica ed ambientale della zona. Valore dell’intervento 500.000,00 € su finanziamento regionale a valere sul Programma PAR FSC.

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Restauro della Fontana del Nettuno

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2016

fontana del nettunoBologna mercoledì 29 giugno, dalle 15 alle 19, in Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio, convegno di apertura che illustrerà le motivazioni che sono alla base del progetto di conservazione e restauro della Fontana del Nettuno. E’ partito il progetto di conservazione e restauro della Fontana del Nettuno, avviato da un Comitato Scientifico costituito dal Comune di Bologna, l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, l’Istituto Superiore di Conservazione e Restauro di Roma (ISCR), la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bologna, l’Istituzione Bologna Musei e QN – Il Resto del Carlino, con lo scopo di restituire alla città questa antica fonte di vita e di bellezza, progettata dall’architetto e pittore palermitano Tommaso Laureti nel 1563, per riportare uno dei più imponenti simboli di Bologna al suo antico splendore.
A chi osserva oggi il Nettuno, se non fosse per la presenza della vasca, parrebbe di ammirare una statua più che una fontana: pochi e sporadici, infatti, sono gli zampilli e i giochi d’acqua. Ma non è stato sempre così, o almeno non lo è stato nell’idea dei suoi progettisti e costruttori. In occasione della partenza dei lavori di conservazione e restauro della Fontana del Nettuno, l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, ed in particolare l’Istituto di Studi Avanzati (ISA), hanno programmato un ciclo di incontri e tavole rotonde che racconteranno in maniera inedita il progetto che farà tornare al suo antico splendore uno dei simboli di Bologna.

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Restauro reperti archeologici

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2015

corsistiCamerino Sabato scorso nel Villaggio Lions di Corgneto ’98 sono stati consegnati gli attestati di frequenza agli studenti della Summer School in restauro dei reperti paleontologici promossa dal Museo delle scienze dell’Università di Camerino, in collaborazione con il Comune di Serravalle del Chienti e la Soprintendenza dei beni archeologici delle Marche e con il sostegno del Lions Club Camerino-Alto Maceratese, del Lions Club Macerata Host e Macerata Sferisterio.
Da Torino e da Massa Carrara, come pure dalla Puglia e dal Lazio: in undici hanno risposto all’invito dell’Università di Camerino a repertare i beni rinvenuti nella zona di Collecurti ed in coro hanno descritto la loro permanenza nel Villaggio della solidarietà recuperato due anni fa dalla Fondazione Lions in termini entusiastici. “È stato tutto perfetto: dall’organizzazione alla didattica. Un’esperienza di cui faremo tesoro”, hanno affermato poco prima della conclusione del loro soggiorno-studio nei pressi di Cesi.
“Saluto gli studenti che hanno completato un percorso fatto con passione e competenza”, ha dichiarato Claudio Pettinari, prorettore Vicario Unicam, “nel nostro ateneo promuoviamo percorsi che abbiano concrete ricadute professionali”. E ringrazia i Lions Club che hanno sostenuto la scuola estiva, ospitando i ragazzi nelle case di legno che nel 1998 furono rifugio per i terremotati della zona.
“Quando le istituzioni non ce la fanno”, ha risposto Giuseppe Rossi, presidente della Fondazione Lions, “scatta il dovere di cittadinanza attiva, anche in ambito culturale. La nostra azione di sussidiarietà non è atto di benevolenza, ma dovere di ogni cittadino”.
Un luogo nato dalla solidarietà il Villaggio Lions Corgneto ’98, ma che oggi “è diventato un’officina in cui svolgere attività bellissime, veramente utili alla comunità come quella scientifica”, ha sottolineato Carla Cifola, vicegovernatore del Distretto 108A. Una finalità rilanciata anche dal sindaco di Serravalle del Chienti, Gabriele Santamarianova: “Vogliamo promuovere Serravalle come eccellenza nazionale come centro di paleontologia”.
Tanti i presenti alla cerimonia di consegna degli attestati: Massimo Olivelli, past governatore Lions, Cinzia Maria Luzi, presidente del Lions Club Camerino Alto-Maceratese, Gabriela Lampa, presidente del Lions Club Macerata Host e Graziella Calamita del Lions Club Macerata Sferisterio. Un ringraziamento particolare è andato agli Officer distrettuali per il Villaggio della Solidarietà, Massimo Serra e Corrado Cammarano, e ai docenti Unicam Alessandro Blasetti e Gilberto Pambianchi. (foto: corsisti)

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