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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘retribuzione’

Retribuzione Professionale Docente

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2021

La Retribuzione Professionale Docente – o il Compenso Individuale Accessorio per il personale ATA – si legge a chiare lettere nella sentenza del Giudice del Lavoro di Arezzo (ottenuta con il patrocinio dell’Avv. Simona Fabbrini) e nelle due sentenze del Giudice del Lavoro di Roma (ottenute con il patrocinio dell’Avv. Salvatore Russo) che ricordano anche i pronunciamenti della Corte di Cassazione, rientra “nelle «condizioni di impiego» che, ai sensi della clausola 4 dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, il datore di lavoro, pubblico o privato, è tenuto ad assicurare agli assunti a tempo determinato i quali «non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato comparabili per il solo fatto di avere un contratto o rapporto di lavoro a tempo determinato, a meno che non sussistano ragioni oggettive”. L’art. 7, comma 1, del CCNL per il personale del comparto scuola del 15 marzo 2001, che attribuisce la retribuzione professionale docenti a tutto il personale docente ed educativo, dunque, deve essere interpretato “nel senso di ricomprendere nella previsione anche tutti gli assunti a tempo determinato, a prescindere dalle diverse tipologie di incarico previste dalla l. n. 124 del 1999”.“La Suprema Corte di Cassazione ci ha già dato ragione sull’argomento RPD o CIA ai supplenti temporanei – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ed è palese come la norma contrattuale non operi distinzioni in ordine alle diverse tipologie di supplenze e, dunque, anche per il personale assunto per espletare incarichi di durata inferiore a quella annuale si pongono le medesime finalità di valorizzazione della funzione e di riconoscimento del ruolo svolto dagli insegnanti e dal personale ATA, in relazione alle quali il trattamento accessorio è stato istituito e, dunque, deve essere sempre riconosciuto anche per le supplenze brevi di cui fanno parte, anche, le cosiddette supplenze Covid”. Ministero dell’Istruzione, infatti, nuovamente soccombente contro le ragioni patrocinate dal nostro sindacato e condannato per discriminazione del personale con contratti di supplenza “breve e saltuaria” a corrispondere la RPD mai riconosciuta ai ricorrenti per i mesi di servizio svolti e al pagamento, anche, delle spese di giudizio, per un totale che supera, per le tre sentenze, i 10mila Euro.

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Il lavoro dello spettacolo, a bassa retribuzione e ad altissima intermittenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2021

“I lavoratori dello spettacolo – dai ballerini, agli attori, ai musicisti, agli artigiani, agli scenografi, alle maestranze – sono un’eccellenza nazionale, che aumenta il prestigio italiano nel Mondo. Dall’indagine conoscitiva è emerso un quadro, quello del lavoro dello spettacolo, a bassa retribuzione e ad altissima intermittenza. La specificità del lavoro nel settore dello spettacolo dal vivo in funzione della sua natura flessibile e mobile, tra imprese oltre che nel territorio, chiede strumenti normativi necessari a colmare le lacune in termini di diritti e sostenibilità, dovute soprattutto alla natura del processo produttivo – così il capogruppo di FDI in commissione Cultura, deputato Federico Mollicone, a commento della votazione unanime del documento conclusivo dell’Indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo – FDI ha sostenuto, da opposizione responsabile, la proposta di un’indagine conoscitiva sul lavoro nello spettacolo ma non possiamo fermarci qui: nel percorso di riforma è necessario garantire una riduzione delle giornate ai fini contributivi a 60 l’anno e rimodulare i criteri quantitativi e qualitativi del Fondo Unico per lo Spettacolo, oltre che iniziare una revisione dello strumento del DURC che, spesso, ha causato distorsioni nel settore. Non possiamo certo pensare anche all’offerta, e a quei lavoratori spesso esclusi e senza regolamentazione come le maestranze, o alla regolamentazione degli agenti di spettacolo. Ci sono molte criticità nei ristori e nei contributi, come denunciato da ATIP, dal Movimento Spettacolo dal Vivo, dall’UTR, da Assomusica, da AFI e dalle altre associazioni di categoria che hanno attivamente partecipato all’indagine.”

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Istat: -29,7% retribuzioni dipendenti a tempo determinato

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Secondo l’Istat, nel 2018 i dipendenti con contratto a tempo determinato hanno una retribuzione media oraria più bassa del 29,7% di quelli con contratto a tempo indeterminato. Nel part-time, che interessa soprattutto donne, il divario, rispetto al full-time, sale al 31,1%. “Dati disastrosi, che attestano come il problema di ridurre il gap tra le retribuzioni di chi ha un contratto a tempo indeterminato e gli altri è ben lungi dall’essere stato risolto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Insomma, i lavoratori part time o con contratti a tempo determinato sono discriminati due volte. Non solo non riusciranno mai ad avere una pensione dignitosa, ma sono anche sottopagati” conclude Dona.

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Il 94% delle aziende italiane manterrà la piena retribuzione per i dipendenti in smart-working

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Le imprese europee prevedono che nei prossimi tre anni un terzo (29%) dei propri dipendenti continuerà a lavorare da casa, con una riduzione contenuta rispetto al dato attuale (38%) determinato da pandemia e quarantena. Lo rivela la “Flexible Work and Rewards Survey” condotta da Willis Towers Watson. La survey mostra che, nonostante alcuni dipendenti torneranno negli uffici quando ci sarà maggiore sicurezza, il lavoro da remoto – che tre anni fa riguardava appena il 6% della popolazione aziendale – diventerà una trasformazione strategica sul lungo periodo. Molti dipendenti sono preoccupati che il lavoro da remoto comporterà una delocalizzazione in altri Paesi. Altri temono che i datori di lavoro li pagheranno diversamente in base al luogo in cui vivono – una mossa che alcune grandi aziende hanno dichiarato di considerare. Le prospettive per l’Italia sono leggermente migliori della media europea: dalla survey emerge che il 94% delle aziende (85% la media europea) pagherà i dipendenti che lavorano da remoto quanto quelli che lavorano in ufficio, a prescindere dal luogo di lavoro, mentre il 6% (5%) differenzierà invece la retribuzione in base a dove i dipendenti da remoto effettivamente vivono. Il 42% delle aziende ha poi affermato di non essere interessato a dove viene svolto il lavoro (39%). Le aziende tuttavia stanno considerando alcune delocalizzazioni del lavoro all’estero. Il 33% dei ruoli che adesso sono gestiti con un’organizzazione flessibile del lavoro sarà trasferito in altri Paesi nel corso dei prossimi tre anni (14%), mentre il 12% delle aziende afferma che non delocalizzerà alcun posto di lavoro di questo tipo (29%). Il 27% dei datori di lavoro non ha inoltre ancora una policy ufficiale per la gestione flessibile del lavoro (34%). “Il Covid ha accelerato bruscamente il passaggio già in atto verso il lavoro agile, e le aziende devono stare al passo. Le modalità con cui il lavoro è organizzato, come e dove viene svolto, e come è gestita la retribuzione sono ancora tutte basate sull’idea che il lavoro sia svolto in ufficio da Team su base geografica. Questo dovrà cambiare se le aziende vogliono continuare a prosperare” ha aggiunto Ciccarelli. “Le aziende ora devono fermarsi a esaminare il futuro assetto organizzativo e determinare come gestire al meglio la nuova forza lavoro agile. Molte imprese stanno rivedendo le politiche di remunerazione e studiando nuovi modi per motivare e coinvolgere i propri dipendenti”. Hanno partecipato 279 aziende in Europa occidentale, di cui 26 in Italia. È stata condotta tra settembre e ottobre 2020. Coloro che hanno risposto rappresentano circa 263 milioni di dipendenti, di cui 143.000 in Italia.

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Istat: retribuzioni +0,7% su base annua

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a marzo l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie sale dello 0,7% su base annua. “Un rialzo che in teoria poteva anche andare bene, considerato che a marzo l’inflazione annua era pari allo 0,1%, sia per l’indice generale Nic che per l’indice relativo alle famiglie di operai e impiegati FOI” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In pratica, però, per via del Coronavirus, è inadeguato alla situazione di emergenza che si è venuta a creare, sia per via della riduzione degli stipendi di chi è andato in cassa integrazione, sia per il problema dei rinnovi contrattuali che saranno ulteriormente rinviati” prosegue Dona.”Preoccupa, quindi, che a marzo i contratti in attesa di rinnovo siano già 51 e interessino circa 9,9 milioni di dipendenti, l’80,4% del totale. Una situazione già grave, che nel prossimo trimestre non potrà che peggiorare e diventare un problema ancora più serio” conclude Dona.

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Infermieri: Le problematiche della professione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

Recupero della Retribuzione individuale di anzianità, esclusiva della dirigenza infermieristica, intramoenia, accesso al Servizio sanitario nazionale e alla direzione di struttura complessa, interventi sulle piante organiche dei ministeri per garantire la presenza dei rappresentanti della professione infermieristica tra i dirigenti, riequilibrio del ruolo di dirigenza e delle funzioni dei Coordinatori infermieristici con la loro valorizzazione all’interno delle strutture, sistema di classificazione, graduatorie, normativa concorsuale.Un lungo elenco di problematiche che la presidente della Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche Barbara Mangiacavalli e il portavoce Tonino Aceti hanno illustrato al ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone e al Capo di Gabinetto del ministero, Guido Carpani.Argomenti e posizioni necessarie per garantire un bilanciamento della professione infermieristica all’interno degli organici non solo della dirigenza del Ssn, ma anche a livello di gestione clinica e manageriale delle strutture.Argomenti su cui il ministro ha manifestato la sua disponibilità a collaborare – soprattutto sui temi che riguardano l’accesso al Ssn, ma non solo – se naturalmente riceverà l’input dal ministero della Salute, che vigila su tutte le professioni sanitarie.Poi la Pubblica Amministrazione concorderà anche con le Regioni “datori di lavoro” oltre che con la Salute i passi necessari a dare il supporto alle richieste/proposte FNOPI, perché si realizzino nel più breve tempo possibile.
“Ci auguriamo quindi – ha detto la presidente Barbara Mangiacavalli – che il ministero della Salute prenda in carico rapidamente anche le questioni di cui abbiamo parlato con il ministro Dadone, perché si possano sbloccare una serie di situazioni che oggi non riconoscono pienamente il ruolo, la funzione e la professionalità ormai raggiunta dagli infermieri”.

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Il futuro della retribuzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Il mondo del lavoro sta cambiando. Che si tratti di lavoratori, datori di lavoro o liberi professionisti, il desiderio di una maggiore velocità, sicurezza, flessibilità e benessere finanziario ha spinto le persone di tutto il mondo, indipendentemente dall’età o dalla nazionalità, a mettere in discussione convinzioni di lungo corso su come e perché lavorano e su come vengono pagate.Lo studio Global Future of Pay pubblicato dall’ADP Research Institute ha identificato una crescente domanda di nuove opzioni di pagamento, intervistando 4.000 dipendenti e 2.900 datori di lavoro in tutto il mondo. In un mercato del lavoro competitivo a livello globale, i datori di lavoro riconoscono la necessità di differenziarsi per attrarre e trattenere talenti, offrendo varie soluzioni di pagamento.Il boom delle opzioni di pagamento registrato negli ultimi 10 anni sta cambiando il modo in cui il consumatore paga per l’acquisto di beni e servizi. Piattaforme digitali e mobili come PayPal®, Venmo™ e Apple Pay® consentono al consumatore di gestire i pagamenti quotidiani su richiesta. Con un semplice tocco o clic, i consumatori possono effettuare operazioni di pagamento non solo. con le aziende, ma anche con la famiglia e gli amici. Grazie alle tecnologie più recenti, basta un semplice movimento del polso per pagare con un orologio smart o persino un sorriso, come nel caso del software di riconoscimento facciale “Smile to Pay” in Cina. Oggi, l’accredito diretto è la forma di pagamento più diffusa al mondo (in Italia la legge sulla tracciabilità lo rende obbligatorio). Circa l’80% dei datori di lavoro in America del Nord, Europa e America Latina pagano con accredito diretto e oltre l’80% dei dipendenti di queste zone lo utilizzano. Quando però fu introdotto negli anni ’70 fu accolto con resistenza e freddezza: l’idea di trasferire denaro tramite computer era un metodo poco conosciuto e non era scevro da preoccupazioni per la privacy e la tracciabilità dei pagamenti.
I dati della ricerca rivelano che i metodi di pagamento alternativi, presumendo che offrano lo stesso livello di sicurezza dell’accredito diretto, hanno buone probabilità di essere accettati e richiesti dai lavoratori nel prossimo futuro. Tuttavia, il conto bancario potrebbe essere escluso da questo futuro, dal momento che circa la metà dei lavoratori intervistati ha dichiarato che probabilmente non terrebbe un conto corrente o un conto di risparmio tradizionale se ciò non fosse necessario per ricevere gli accrediti dai propri datori di lavoro.
Negli ultimi anni, i datori di lavoro sono riusciti a fornire ai dipendenti strumenti informatici per il monitoraggio sanitario, al fine di migliorare il loro benessere e ridurre i costi per le cure sanitarie. Simili strumenti per la budgetizzazione e la tracciabilità finanziaria possono rappresentare una naturale estensione di questo sforzo e un’ulteriore apertura a nuovi metodi di pagamento, che possono includere strumenti migliori per tracciare, gestire e pianificare il modo in cui i dipendenti gestiscono e spendono il proprio stipendio. In un tale contesto, il supporto al benessere finanziario potrebbe rappresentare la prossima generazione di vantaggi sul posto di lavoro messo a disposizione da datori di lavoro con una visione lungimirante.

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Diritto alla Retribuzione Professionale Docenti (RPD)

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Lo scorso 27 luglio 2018, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con una storica ordinanza, ha riconosciuto il diritto alla Retribuzione Professionale Docenti (RPD) anche per gli insegnanti che hanno stipulato contratti brevi. Tutto il personale, ha spiegato la Suprema Corte, a prescindere dal tipo di contratto professionale stipulato, ha quindi pieno diritto all’assegno mensile, da 164 euro a 257,50 euro per tutta la durata della supplenza, rivalutato dal 1° marzo 2018 con gli incrementi previsti dal CCNL 2016-2018 come da tabella allegata. Per questa ragione, il ricorso è stato esteso anche al recupero del Compenso Individuale Accessorio (CIA) per le fasce A, AS, B, C del personale ATA, da 58,50 euro a 64,50 euro anch’essi da rivalutare. Possibile recuperare fino a 23mila Euro per gli ultimi 10 anni.

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Dirigenti scolastici e retribuzione

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Sono quattro gli incontri in Aran tra Miur e sindacati dell’Area Istruzione e Ricerca. Presentata una bozza su alcuni punti comuni della parte giuridica tra i dirigenti della ricerca, della scuola e dell’università confluiti sulla stessa area, ma rimane la volontà di non garantire né la piena perequazione esterna relativamente alla parte economica, né quella parziale prevista dalla legge per assenza dei fondi. Si pensa di utilizzare i 35 mln del FUN che andrebbero a decurtare però i soldi per le reggenze e per le altre voci della retribuzione. Assente, inoltre, nonostante le promesse ogni riferimento alla perequazione interna (RIA) tra gli ex presidi e i dd.ss. assunti dopo il 2001. A queste condizioni, inutile firmare.
Udir ha dedicato ampio spazio alle questione del contratto DS negli ultimi mesi. In particolare, sono sotto attacco i 35 milioni strutturali stanziati dalla legge 107/2015 per remunerare il maggior impegno e le enormi responsabilità dei dirigenti. L’Aran propone invece di destinare a questo contratto per la equiparazione della retribuzione di posizione /parte fissa i 4/12 dei 35 milioni dell’esercizio di Bilancio 2018, dato che la restante parte serve per finanziare il FUN 2017/2018, non ancora quantificato. Ma la legge di Bilancio è chiara: impone di utilizzare tutte le risorse disponibili per l’equiparazione della parte fissa. È altrettanto acclarato, però, che se per far questo si prendono i soldi dal FUN, diminuirà la retribuzione quota variabile e risultato (sulla retribuzione di risultato si avrebbero alcune centinaia di euro annuali). L’altro problema, definito “tecnico” ma in realtà ancora tutto politico, risiede nella possibilità di prevedere già in questo contratto la disponibilità delle somme stanziate dalla legge 205/2017 per il 2019 (41 milioni lordo Stato) e 2020 (96 milioni in totale a regime). L’Aran richiama a questi problemi “tecnici” per non contrattualizzarli da subito e propone una “dichiarazione di intenti” nel contratto relativa a queste cifre. Ma proclami del genere si ascoltano da troppo tempo. Dunque Udir rilancia e continua a dichiararsi pronta a trasformare le diffide messe a disposizione dei colleghi per ottenere tale parziale equiparazione già dal 2016 in ricorsi al giudice del lavoro se verrà firmato il contratto così come è. È giunta l’ora di dire basta: Udir afferma che i soldi della legge di Bilancio per il 2018 vanno conteggiati in questo contratto e incrementati nella prossima legge di stabilità per cominciare a garantire anche la parziale parità di trattamento economico tra i dirigenti della stessa area. Altrimenti, seguendo la linea Aran e quella delle OO.SS. rappresentative, è facile immaginare come finirà: per questo triennio contrattuale ci sono solo 37 milioni + 4/12 dei 35 ex legge 107, sottratti alle altre voci del Fun, totale circa 48 milioni che oggi ammonterebbero a circa 6mila euro lordo stato per ogni dirigente.Occorre negoziare adesso tutti i fondi stanziati, ancorché concretamente esigibili nel 2019 e nel 2020. E fare di più: chiedere che nell’imminente legge di Bilancio 2019 siano stanziati i fondi necessari per l’equiparazione totale, non armonizzante e progressiva, fin da gennaio 2019. È l’ora, dopo oltre 18 anni, di esigere realmente l’equiparazione, ponendo fine a un vergognoso sfruttamento. E respingendo le tesi consolatorie che già alcuni sindacati adombrano (l’aumento sulla parte fissa poi però non è suscettibile di modifiche in peggio: è pensionabile, si avrebbero aumenti dal 1 gennaio 2018 ma solo per il 2019 diminuirebbe la parte variabile). Sono promesse e batoste economiche a cui abbiamo già assistito negli ultimi 5 anni: davvero i DS appoggeranno i sindacati che le propongono? Certamente no.

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La retribuzione del lavoro, dal salarium all’industria 4.0

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Dall’antichità ai giorni nostri come è stato valorizzato e remunerato il lavoro umano, alla luce delle culture che hanno maggiormente caratterizzato lo sviluppo economico globale? Da oggi c’è un libro che rilegge la storia economica attraverso una prospettiva finora poco esplorata: quella dei metodi di retribuzione. A firmarlo è Vera Zamagni, docente dell’Università di Bologna, assieme a Giuseppe De Luca (Università degli Studi di Milano) e Matteo Landoni (Università degli Studi di Milano), a pubblicarlo è Il Mulino e a farsi promotrice di questo progetto editoriale è Inaz, società di software e servizi per amministrare e gestire il personale, che nel 2018 festeggia il suo settantesimo anniversario.Il libro, 234 pagine, completo di un ricco apparato iconografico, indaga i punti di svolta di una storia millenaria. Dalle prime forme di remunerazione in natura, il racconto si dipana attraverso l’epoca romana, quando l’esercito era laboratorio di innovazione (tanto che erano presenti forme di salario, stipendio, tfr e previdenza). Si passa poi al medioevo, con le teorizzazioni cristiane sulla giusta retribuzione, al Rinascimento e all’età moderna, fino ai cambiamenti impetuosi delle rivoluzioni industriali che hanno forgiato il mondo contemporaneo. La storia però non finisce qui, perché il volume dedica spazio anche ai temi emersi con forza negli ultimi anni: lavoro precarizzato e società low cost, disuguaglianze, nuovi lavori e industria 4.0.«Mancava in Italia una monografia interamente dedicata alla storia della retribuzione – afferma Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz –. Siamo infatti convinti che serva una prospettiva storica per analizzare e affrontare le tante contraddizioni che riguardano oggi il mercato del lavoro e la sua remunerazione. Inaz da settant’anni è un osservatorio privilegiato su queste dinamiche e realizzare un libro su questo tema è un modo per contribuire alla costruzione di una cultura d’impresa che mira a una crescita integrale dell’uomo e della società. Perché, se si vuole costruire uno sviluppo duraturo e sostenibile, il lavoro non può essere considerato una merce».

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Contratti impiegati a Belgrado

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2010

“E’ stata sottoposta nella giornata al ministro Frattini – a prima firma dell’On. Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL – per sapere se è a conoscenza della critica situazione degli impiegati a contratto delle sedi diplomatico- consolari italiane a Belgrado e se corrisponde al vero che l’Ambasciata d’Italia a Belgrado preleva alla fonte, ai sensi della normativa serba, le ritenute fiscali da versare all’Ente fiscale serbo – nella misura del 12% dello stipendio lordo, di cui 6% a carico del lavoratore e 6% a carico del datore di lavoro – ma che tale percentuale viene applicata su un decimo della retribuzione effettiva, ponendo così i lavoratori coinvolti di fatto in una situazione di evasione fiscale; e quali provvedimenti si intende predisporre al fine di sanare le evidenti criticità fiscali ed al fine di procedere ad un eventuale pieno adeguamento contrattuale degli impiegati presso le citate sedi”. “Dato che – si legge nel testo – da dati raccolti, i contratti disciplinati dalla normativa locale non risultano in linea con le variazioni apportate nella normativa serba degli ultimi anni, ovvero dalla fine della guerra dei Balcani ad oggi, ponendo di conseguenza gli impiegati regolati dalla legge locale in una situazione di sostanziale irregolarità”. “Inoltre – si legge – gli impiegati con contratto a legge locale in servizio presso le suindicate sedi serbe avrebbero una copertura sociale e previdenziale limitata ad un decimo della retribuzione, anziché sul totale della stessa, diversamente da quanto sancito dalla normativa in materia serba. Tale aspetto andrebbe ad emergere anche in ambito di astensione obbligatoria per maternità e che – solo negli ultimi anni –quattro dipendenti a contratto hanno ricevuto, durante tale periodo, solo il 10% della retribuzione anziché il 100% come previsto dalla normativa imperativa serba. “ “A ciò si aggiunge il fatto che – continua Di Biagio – sulla base dei dati forniti dall’Istituto nazionale di Statistica della Repubblica di Serbia, emerge che per quanto riguarda le altre rappresentanze straniere in Serbia, in particolar modo quelle dei Paesi UE, vi è stato nel corso degli ultimi anni un adeguamento del profilo contrattuale degli impiegati alla normativa locale. Sebbene dai dati dell’Istituto di Statistica si evidenzia un incremento del costo della vita in Serbia negli ultimi dieci anni pari al1500%, al personale a contratto locale è stato conferito un unico aumento del 10% nel 2004”.

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Anticipo retribuzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2009

Regione Piemonte. Vincenzo Chieppa Segretario Regionale e Consigliere Regionale dei Comunisti Italiani rende noto che è stato presentato un ordine del giorno avanzato presso la Giunta Regionale  da Vincenzo Chieppa, Segretario Regionale e Consigliere Regionale dei Comunisti Italiani, per avviare urgentemente un tavolo tecnico con istituti bancari, fondazioni e rappresentanze dei lavoratori finalizzato alla stipula di un accordo che renda possibile l’erogazione da parte delle banche dell’anticipo delle spettanze dovute ai lavoratori che si trovano nella condizione di creditori verso le aziende, per la restituzione del quale la Regione si faccia garante nei confronti del sistema bancario piemontese e assicuri la copertura totale degli interessi passivi conseguenti all’erogazione dei sopraindicati anticipi. In alcuni casi, purtroppo, la situazione perdura ormai da molto tempo e genera un terribile impatto a livello sociale sulle famiglie dei lavoratori che rimangono, di fatto, prive di  alcuna forma di reddito e sostentamento. Dinnanzi a queste vicende, la Regione Piemonte non può esimersi dall’intervenire a sostegno di tali lavoratori e delle loro famiglie e per questo motivo è necessario individuare uno strumento valido ed efficace atto a garantire la liquidità sufficiente per i lavoratori in questione. Inoltre, si richiede all’Assessore alla Sanità a predisporre un provvedimento di esenzione dal pagamento del Ticket Sanitario per la tipologia dei lavoratori in questione, così come già realizzato, per esempio, dalla Regione Toscana.

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No ad una aliquota unica al 33%

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2009

“Il problema non e’ – come sostiene Raffaele Bonanni – quello di allineare tutte le aliquote al 33 per cento. Dobbiamo agire, invece, per abbassare le aliquote per tutto il lavoro economicamente alle dipendenze per arrivare, almeno per i nuovo occupati, ad una aliquota uniforme per tutte le tipologie di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato”. Lo afferma in una nota l’on. Giuliano Cazzola, Vice Presidente della Commissione lavoro della Camera e responsabile del Lavoro del PDL. “Ipotizzare la prospettiva di un mercato del lavoro – aggiunge Cazzola – costretto a versare un terzo della retribuzione per la sola aliquota pensionistica (a cui aggiungere le altre ritenute) significa penalizzare il reddito dei lavoratori e il costo del lavoro delle imprese, ostacolando la crescita dell’occupazione. Quanto al Ministro Tremonti le sue considerazioni sul valore del posto fisso sono ovvie e condivisibili. Il Ministro – conclude Cazzola – tuttavia e’ il primo a rendersi conto della realta’ e delle nuove sfide che vengono poste anche sul terreno delle nuove forme di tutela”.

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Sanità privata: ai lavoratori uno stipendio in meno

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

Il mancato rinnovo del biennio economico relativo al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro scaduto nel dicembre del 2005 produce effetti insostenibili sulla busta paga dei lavoratori della sanità privata. Uno studio dell Ugl Sanità, realizzato elaborando dati Istat, evidenzia che per l effetto combinato della perdita del potere di acquisto e del mancato recupero dell inflazione per ogni 1000 euro di retribuzione netta mensile ad oggi la perdita secca e di 141 euro al mese, in pratica uno stipendio in meno all anno. I 120.000 addetti del settore che aspettano da 41 mesi il rinnovo del contratto assistono al più classico degli scaricabarile tra le associazioni datoriali e le Regioni mentre il Ministero del Lavoro resta a guardare.  Si tratta di una situazione oggettivamente insostenibile, anche perché stiamo parlando di lavoratori che percepiscono redditi medio-bassi, per i quali ricevere uno stipendio mensile in meno ogni anno incide in modo significativo sulla vita e sulla famiglia.   ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Nazionale UGL Sanità   Per questo la UGL Sanità ha chiesto al Ministero del Lavoro di aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali e le Regioni. È inaccettabile   aggiunge Capone   che ancora una volta siano i lavoratori a pagare le inefficienze del sistema sanitario .  Chiediamo alle Regioni di vincolare la concessione dell accreditamento alle strutture sanitarie private al rinnovo dei CCNL scaduti del settore In sintesi lo studio elaborato dall Ugl Sanità prende in esame il reale potere di acquisto ad oggi della retribuzione del dicembre 2005 rilevando come su 1000 euro netti la perdita mensile sia di 71 euro mentre il mancato riconoscimento dell’inflazione produce un  ulteriore perdita di 70 euro equivalente, su base annua, ad una mensilità.

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