Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘retribuzioni’

Scuola: Retribuzione Professionale Docenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

Non si fermano le vittorie in tribunale ottenute dall’Anief in favore del personale precario della scuola destinatario di contratti a termine per supplenze “brevi e saltuarie”. Nelle ultime settimane i Tribunali del Lavoro di Bari, Reggio Emilia, Trapani e Verona, infatti, hanno accolto in toto i ricorsi patrocinati dai legali del giovane sindacato e condannato il Ministero dell’Istruzione a riconoscere la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) anche al personale destinatari di supplenze brevi o temporanee. L’Anief ricorda a tutti i propri iscritti che è ancora possibile aderire gratuitamente allo specifico ricorso promosso dal nostro sindacato per vedersi riconosciuto l’assegno mensile dal valore che varia da 164,00 euro fino a 257,50 euro per i docenti e da 58,50 fino a 64,50 euro per gli ATA.

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Dirigenti scolastici: Le tre R della dirigenza: resilienza, rischi e retribuzioni

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2021

Si è appena concluso il primo dei tre seminari “Le tre R della dirigenza” organizzati dal sindacato Udir su Resilienza, rischi e retribuzioni. Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, ha affermato che “nel primo incontro abbiamo parlato del piano sul Recovery plan presentato dal nuovo Governo e delle proposte Udir sull’attivazione di 4 mila nuove sedi di presidenza, dell’assegnazione di altri 50 milioni di euro al Fun per integrare il salario accessorio dei presidi con 5 mila euro annui, per equiparare i dirigenti scolastici tra loro con la RIA e con gli altri del pubblico impiego che hanno il doppio del salario accessorio. Bisogna riconoscere una tutela, uno scudo penale al dirigente scolastico per le responsabilità sulla sicurezza, anche in tempo di Covid-19.

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Retribuzioni: Aumenti agli statali

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

“Apprendiamo dalla stampa che per il prossimo contratto dei dipendenti pubblici sono previsti aumenti di 110 euro mensili lordi. Felici e incuriositi per così tanta manna che piove dal cielo abbiamo cercato la fonte di tale notizia. È l’Aran. Fonte autorevolissima in molti campi, tra cui quello di fare i conti sulle retribuzioni dei lavoratori pubblici. E così siamo andati a cercare da dove sono saltati fuori questi 110 euro di aumento a regime, cioè alla fine del triennio 2019-2021”. È quanto dichiarano in una nota Michelangelo Librandi e Sandro Colombi, Segretari Generali di Uil Fpl e Uilpa. “Non abbiamo avuto difficoltà a individuare il documento: è l’ultimo “Rapporto semestrale Aran sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti”. Rapporto dove a pag. 12 si parla di 107 euro di aumento – proseguono i Segretari –. Ma i giornali hanno dimenticato di aggiungere: a) che si tratta di un aumento medio lordo che non distingue tra comparto e dirigenza; b) che l’elemento perequativo è già in pagamento. Pertanto, per la grande maggioranza dei dipendenti pubblici l’aumento sarà giusto di qualche decina d’euro, sempre lordi”.
Insistono Librandi e Colombi: “Che i giornalisti siano distratti, non leggano i documenti o forse si divertano a solleticare indignazione al di là della veridicità delle notizie che pubblicano è purtroppo noto da tempo e non sconosciuto all’Aran, alla quale suggeriamo di chiedere una rettifica della notizia per amor di completezza e trasparenza. Sempreché non ci sia stato un accordo. Ma a pensar male si fa peccato e siamo già pentiti”.
“In ogni caso – affermano i sindacalisti – questi giochetti finalizzati a fuorviare l’opinione pubblica e mettere i lavoratori pubblici contro quelli privati sono ormai “vecchi come il Cucco” e non divertono più. Siamo nell’epoca delle fake news. Direttori dei giornali aggiornatevi. Passate ad altro”. Librandi e Colombi concludono: “E voi dell’Aran convocateci. Convocate i sindacati anziché lasciar girare queste informazioni, che come vedete vengono manipolate a fini politici. È parecchio tempo che vi aspettiamo. Abbiamo anche una nuova proposta da farvi: 110 euro di aumento medio per tutti i lavoratori della Pubblica Amministrazione. Ciò che sfora il bilancio, sul dove trovarlo andatelo a chiedere ai direttori dei giornali, chissà che dal cilindro esca qualche monetina. Attediamo fiduciosi”.

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Scuola: Aumenti di soli 83 euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2021

La Legge di Bilancio 2021 porta delle risorse non sufficienti per rinnovo contrattuale dei lavoratori della scuola: per il triennio 2019-2021 dei settori della pubblica amministrazione sono stanziati infatti 400 milioni di euro che si aggiungono ai 3.335 già disposti con le leggi di bilancio del 2019 e 2020 per un totale complessivo di 3.775 milioni di euro. Tuttavia, osserva Orizzonte Scuola, le risorse effettivamente disponibili per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego ammontano a poco più di 3,2 miliardi. Alla fine della fiera, per il comparto scuola, che conta oltre un milione di buste paga, la cifra messa a disposizione per il rinnovo contrattuale comporta un aumento degli stipendi in percentuale di circa il 3,5%, ovvero 83 euro medi mensili lordi (ancora meno considerando l’IVC già in godimento che verrebbe riassorbita): una cifra, quindi, che fa il paio con quella di due anni fa, quando si registrò, in occasione dell’unico rinnovo contrattuale dell’ultimo decennio, un incremento del 3,48%, che portò infatti 85 euro medi lordi. Certo, alla fine molti insegnanti porterebbero a casa in più altri 100 euro (ma solo fino a 28mila euro di redditi) derivanti dal taglio all’Irpef che viene rifinanziato dalla stessa Legge di Bilancio. Ma i patti erano altri, pure con i precedenti ministri della Funzione Pubblica e gli stessi Bussetti e Fioramonti. Il sindacato rammenta che la Commissione europea sta operando su una direttiva specifica sulla definizione dei livelli minimi salariali (2020/0310 – COD). Anief ha chiesto, a tal proposito, al Parlamento e alla Commissione UE di sollecitare il Governo italiano perché si adoperi per attuare la revisione della tabella delle professioni a rischio biologico, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a procurare stress cronico. La stessa recente Direttiva UE della Commissione n. 2020/739 CE, del 3 giugno 2020, ha introdotto una modifica all’allegato III della Direttiva n. 2000/54 CE, perché sia inserito il Covid19 nell’elenco degli agenti biologici che possono causare malattie infettive nell’uomo. Poiché ad oggi nessuna modifica è stata apportata all’elenco delle attività professionali a rischio biologico, il sindacato ha deciso di denunciarlo.

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Istat: indice retribuzioni +0,6% su base annua

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la retribuzione oraria media, nei primi sei mesi dell’anno, è cresciuta dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,1% rispetto a maggio 2020 e dello 0,6% nei confronti di giugno 2019.”Dati di un altro mondo, di un mondo che non c’è più” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo l’indice delle retribuzioni contrattuali per definizione non tiene conto dell’applicazione della Cig. Quindi non considera i dati allarmanti resi noti oggi dall’Inps, secondo i quali nei mesi di marzo e aprile in media ogni lavoratore in Cig-Covid ha perso il 27,3% del proprio reddito lordo mensile e che la cassa integrazione ha riguardato il 40% dei dipendenti privati” conclude Dona.

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Il gap nelle retribuzioni uomo-donna dev’essere azzerato

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

«In Italia c’è una differenza di genere nei salari del 10%, 2.700 euro lordi, a sfavore delle donne (dati Osservatorio JobPricing 2019). Azzerare questo gap dev’essere una priorità. La Giornata Internazionale della Donna è un’occasione per ricordarlo una volta di più, ma su questo tema bisogna impegnarsi sempre: oltre a essere un’ingiustizia e una questione di dignità delle persone, la mancanza di pari opportunità fra uomini e donne nel mercato del lavoro penalizza i talenti ed è un fattore di arretratezza che pesa su tutta la nostra economia. Sono invece orgoglioso di dire che,nel settore della vendita a domicilio, il lavoro delle donne viene pienamente valorizzato: nelle aziende di Univendita la componente femminile è pari al 91% e le oltre 144mila incaricate svolgono un lavoro meritocratico al 100%, in cui tutti hanno le stesse possibilità di realizzazione e di guadagno perché i risultati sono direttamente commisurati all’impegno. Non solo, la vendita a domicilio offre interessanti percorsi di crescita professionale a tutti e,per le donne impegnate nella cura della famiglia, comporta un ulteriore vantaggio: essendo un’attività che si può organizzare in autonomia, consente di conciliare lavita professionale con gli impegni personali e familiari. Ricordo che, per il 2020, le aziende di Univendita offrono 23mila opportunità a chi cerca un lavoro solido, flessibile e meritocratico».

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Istat: retribuzioni +0,8% su base annua

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a settembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie sale dello 0,8% su base annua.”Benino, anche se il rialzo degli stipendi poteva essere più alto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“E’ vero che le retribuzioni sono salite più dell’inflazione di settembre, più di 2 volte e mezza, ma va detto anche che i prezzi si sono molto raffreddati, +0,3% l’indice generale di settembre (Nic), addirittura +0,1% l’indice relativo alle famiglie di operai e impiegati (FOI)” prosegue Dona.”Insomma, proprio grazie all’inflazione bassa, c’era l’occasione per recuperare parte della perdita del potere d’acquisto registrata in questi anni di crisi, -6,6% dal 2007 al 2018, aumentando gli stipendi ed il reddito disponibile delle famiglie” conclude Dona.

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Carenze, Grillo: a disposizione risorse per assumere medici con retribuzioni migliori

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

«Le risorse ci saranno: la Corte dei Conti ha infatti stimato, proprio in questi giorni, che la reinternalizzazione del personale per effetto dello sblocco del turn over “libererà” ben 1,75 miliardi di euro, che potranno finalmente essere impiegati per assumere personale a tempo indeterminato a condizioni finalmente più competitive rispetto al privato». Così il ministro della Salute Giulia Grillo, rispondendo al Question time alla Camera a un’interrogazione sul tema della carenza dei medici. «Se è vero – ha sottolineato Grillo – che, oltre le già gravi carenze attuali, nei prossimi anni usciranno dal Servizio Sanitario Nazionale decine di migliaia di medici, non vi è dubbio che il fenomeno fosse largamente prevedibile. Sarebbe bastato, infatti, leggere le tabelle del personale del Servizio Sanitario Nazionale per comprendere, per tempo, che i medici entrati negli anni di boom assunzionale – mi riferisco agli ingressi avvenuti negli anni 80, che rappresentano, in questo momento, circa il 45% del totale – si apprestano ad andare in pensione nei prossimi anni. Proprio nella piena consapevolezza di ciò, questo Governo ha agito rapidamente, innanzitutto, individuando risorse aggiuntive da destinare alla formazione specialistica – con un incremento del numero delle borse pari al 24%. «Inoltre, abbiamo rimodulato il tetto di spesa del personale per le Regioni (anche quelle in piano di rientro)». E ancora, «sono state varate nuove norme per affrontare il fenomeno dei concorsi deserti, soprattutto in alcune specialità. E così, già nella legge di bilancio 2019, abbiamo previsto la possibilità di partecipazione ai concorsi anche per i medici in formazione specialistica iscritti all’ultimo anno del relativo corso. Nel decreto “Calabria” è stato, poi, compiuto un ulteriore passo, consentendo agli specializzandi del quarto anno di corso non solo di poter partecipare ai concorsi, ma anche di essere assunti da subito, con contratti a tempo determinato, mentre completano la formazione specialistica”. Prime misure, ha aggiunto, che “nascono dalla necessità di far fronte, nell’immediato, ad una situazione obiettivamente critica. E, dunque, sono consapevole che ora vi sia bisogno di azioni più strutturali per rendere finalmente attrattivo il sistema sanitario pubblico ai giovani medici. Il percorso è già avviato: stiamo, infatti, lavorando con il MIUR ad una complessiva riforma della formazione post lauream in modo da allineare il nostro sistema a quello dei Paesi dove si è investito, con successo, nella formazione-lavoro. Inoltre, stiamo immaginando soluzioni premiali per chi intraprenda la strada delle specializzazioni in aree in cui c’è più carenza. Ma soprattutto, sappiamo benissimo si dovrà investire sulla retribuzione dei giovani medici».
(fonte: doctor33)

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Scuola: Bruxelles chiede all’Italia di pagare di più i docenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Si parla tantissimo di debito pubblico dell’Italia e della possibilità che a luglio la BCE possa intervenire con una multa farcita di tanti zeri: pochissimo, invece, si dice del fatto che Bruxelles chiede all’Italia di pagare di più gli insegnanti. «La produttività tendenzialmente stagnante dell’Italia – ha scritto l’UE nelle raccomandazioni inviate in questi giorni a Roma – è dovuta alle debolezze del sistema di istruzione e formazione e alla scarsità della domanda di competenze elevate. Migliorare, quindi, la qualità del sistema di istruzione e formazione rappresenta una sfida importante». L’Unione Europea non ha dubbi: in Italia servono «ulteriori sforzi per attirare, assumere e motivare maggiormente gli insegnanti.» Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, in Italia si continua a parlare di merito quando si fa fatica a recupere gli 8 punti di ritardo stipendiale rispetto all’inflazione, accumulati tra il 2007 e il 2015, proprio mentre i contratti dei privati assicuravano stipendi sopra il costo della vita. Di carriera, alla quale fa riferimento l’UE, da noi nemmeno se ne parla, quando sarebbe più che opportuno dare la possibilità a chi ha insegnato 20-25 anni di diventare tutor dei nuovi docenti, sganciandoli dalle lezioni frontali e mettendo a disposizione la propria esperienza verso chi si avvicina alla professione. Non siamo invece d’accordo con Bruxelles, invece, quando dice che i cittadini più qualificati non lavorano nella scuola: noi, che giriamo per gli istituti di tutta Italia per svolgere assemblee ed incontri sindacali, possiamo assicurare che nella scuola italiana operano persone molto preparate e valide, che fanno questa professione perché è nel loro Dna. Anche a costo di guadagnare meno.
Nel mirino di Bruxelles finiscono anche gli stipendi dei docenti italiani che «rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Le retribuzioni crescono più lentamente rispetto a quelle dei colleghi di altri paesi e le prospettive di carriera sono più limitate, basate su un percorso di carriera unico con promozioni esclusivamente in funzione dell’anzianità anziché del merito». Il risultato del particolare contesto italiano è una «scarsissima attrattiva della professione di insegnante per le persone altamente qualificate e in un effetto disincentivante sul personale docente, che a sua volta ha un impatto negativo sui risultati di apprendimento degli studenti.» Secondo Il Sole 24 Ore, “è certamente vero che le retribuzioni dei docenti italiani sono basse, e sarebbe quindi giusto innalzarle, ciò è reso difficile da altre “peculiarità” della professione, a cominciare dalla dimensione extra large della platea”. Il quotidiano legato a Confindustria fa anche una “considerazione sul merito. A oggi le busta paga dei prof crescono esclusivamente per anzianità, vale a dire con il mero passare del tempo in cattedra. Tutti i tentativi di introdurre una differenziazione degli stipendi legati al merito e alla valutazione è fallita: da Berlinguer, ai progetti Gelmini, al famoso bonus merito di 200 milioni di euro annui voluto da Matteo Renzi. Ma utilizzato in larga parte per garantire gli aumenti dell’ultimo Ccnl”.
Per Anief è difficile non essere d’accordo sul pasticcio introdotto con la Buona Scuola di Renzi. Però ricordiamo che ci sono anche 3 miliardi di euro che secondo la riforma dell’ultimo Governo Berlusconi si sarebbero dovuti assegnare proprio per premiare i docenti migliori e impegnati attivamente: questa possibilità non ha mai avuto seguito, ma la norma rimane sempre in vigore e quindi un Esecutivo serio e che tiene al bene della Scuola, dei suoi studenti e del personale che vi opera, ha il dovere di applicarla.

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Scuola: Maestri e docenti laureati pagati con stipendi da diplomati, per Anief è ora di equipararli

Posted by fidest press agency su domenica, 12 maggio 2019

Svolgono lo stesso lavoro ma vengono remunerati di meno: in questa condizione si trovano circa 300 mila insegnanti della scuola pubblica. L’Ufficio Studi del sindacato ha realizzato un focus: considerando le ore di lezione settimanali, il grado di responsabilità, il coinvolgimento professionale e la complessità dell’offerta formativa, ha constatato che non vi è alcuna differenza. Una norma afferma in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Nella stessa condizione sono gli Itp e i docenti di sostegno laureati. Se poi si guarda all’Europa, esce fuori il solito raffronto impietoso. Marcello Pacifico (Anief): Appena ci siederemo al tavolo di contrattazione chiederemo spiegazioni per abbattere questa discriminazione andando a cambiare il Contratto collettivo nazionale. In caso contrario, siamo pronti ad avviare una procedura giudiziaria.Un insegnante laureato che svolge attività di insegnamento nella scuola del primo ciclo, per quale motivo deve percepire uno stipendio inferiore a quello dei colleghi della secondaria anch’essi laureati? A chiedere spiegazioni all’amministrazione pubblica è il sindacato Anief, dopo avere raccolto una lunga serie di richieste di equiparazione stipendiale. Sulla base di diversi parametri oggettivi, l’Ufficio Studi dell’organizzazione sindacale ritiene che l’osservazione sia pertinente: le ore di lezione settimanali svolte da un docente della scuola primaria e dell’infanzia sono superiori a quelle del secondo ciclo; il grado di responsabilità quotidiana nell’affidamento degli alunni, in tenera età risulta il più alto; il grado di coinvolgimento professionale, anche con le famiglie, non è certo da meno rispetto a quello che si instaura nella secondaria; se è infine vero che il livello di complessità dell’offerta formativa è minore, c’è però da constatare che la minore ricettività ad apprendere degli alunni rende comunque sempre molto impegnativo il raggiungimento quotidiano e finale degli obiettivi. A tutto questo c’è da aggiungere, poi, una precisa norma, contenuta nella Legge 53 del 2003: all’articolo 5 comma I lettera A, infatti, c’è scritto in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Questo significa che ai fini della collocazione professionale, anche stipendiale, non conta la scuola dove si opera servizio, ma il titolo di accesso: un titolo, peraltro, che per la stessa scuola del primo ciclo oggi è proprio quello della laurea. Tutti questi aspetti sono ben considerati in diversi altri Paesi europei, dove, infatti, lo stipendio dei docenti con laurea viene assegnato prescindendo dal tipo di insegnamento che si svolge. In Irlanda e Danimarca, ad esempio, lo stipendio iniziale è il medesimo per tutti i cicli scolastici, salvo poi differenziarsi lievemente a fine carriera. In Portogallo, Slovenia, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, i compensi dei docenti della scuola pubblica non si differenziano mai, né ad avvio carriera né al termine.

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Istat: retribuzioni +1,4% su base annua. Bene, ma non basta!

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a marzo l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dell’1,4% nei confronti di marzo 2018. Finalmente, grazie ai rinnovi contrattuali e alla fine del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010, le retribuzioni sono state adeguate all’aumento del costo della vita e a marzo sono salite dell’1,4% contro un’inflazione dell’1%, ma siano ancora molto lontani dall’aver recuperato quanto perso in questi anni di crisi e di mancati rinnovi. Senza contare che l’incremento per i dipendenti del settore privato è pari appena allo 0,8% su base annua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se gli stipendi restano troppo a lungo al palo, il reddito delle famiglie in termini reali non può che scendere ed i consumi ristagnare. Ecco perché vanno ripristinati meccanismi automatici di adeguamento al costo della vita, come la scala mobile all’inflazione programmata” prosegue Dona.
“Il potere d’acquisto delle famiglie delle famiglie nel 2018 è ancora inferiore del 6,6% rispetto al 2007, del 5,4% nel confronto con il 2008 e del 3,5% con riferimento al 2009” conclude Dona.

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Ocse: in tasca lavoratori italiani 69% salario, sotto media

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Secondo l’Ocse, i lavoratori single in Italia si portano a casa nel complesso il 68,6% del salario lordo, al netto delle tasse e delle agevolazioni fiscali, ben al di sotto della media Ocse che nel 2018 si attestata al 74,%%. Va un po’ meglio per le coppie con due figli.”I dati Ocse dimostrano che urge una politica dei redditi. Non basta il quoziente familiare, come vuole fare il Governo, aumentando le detrazioni per i figli. Bisogna ridurre il cuneo fiscale, non solo per abbassare il costo del lavoro, ma per aumentare la busta paga netta dei lavoratori, di tutti, single compresi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non è sufficiente nemmeno il salario minimo, che aiuterebbe solo i lavoratori sfruttati e sottopagati. Il punto è che non è possibile che tutto, dalle multe per le violazioni al Codice della Strada alle tariffe dell’acqua, sia adeguato all’inflazione, tranne gli stipendi e le pensioni. Urge ripristinare meccanismi automatici di adeguamento della busta paga all’aumento del costo della vita, come la scala mobile all’inflazione programmata. Mentre per i pensionati, bisogna almeno tornare al sistema di rivalutazione previsto dalla legge n. 388 del 2000, come era previsto prima dell’approvazione della Legge di Bilancio 2019″ conclude Dona.

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Scuola: Docenti, i meno pagati dallo Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

La Ragioneria dello Stato, con il Conto annuale, sancisce quello che Anief sostiene da tempo: tra il 2011 e il 2018 il blocco dei contratti ha prodotto una perdita di quasi 1.900 euro a lavoratore. Se si pensa che il Governo precedente ha pensato di cavarsela con 85 euro medi di aumento, tra i 37 e i 52 euro netti, più degli arretrati-mancia di poche centinaia di euro, assume connotati più nitidi la pochezza degli stipendi di chi opera nella scuola pubblica. La stessa Ragioneria dello Stato dice: “è evidente la generalizzata riduzione del costo del lavoro”. Non c’è quindi nulla di cui meravigliarsi se poi i lavoratori della Scuola, docenti e personale Ata figurano i meno remunerati dello Stato. E le insegnanti sono anche quelle con l’età più avanzata in Europa. Marcello Pacifico (Anief): Serve una svolta, la docenza non si può valorizzare con le mance. E va collocata tra le professioni usuranti, facendola rientrare nell’Ape Social, senza le ingiuste decurtazioni applicate con ‘quota 100’. A tal proposito, solo tre giorni fa il Consiglio nazionale Anief, riunito a Roma ha indicato al Governo come reperire le risorse utili per garantire aumenti minimi mensili di 200 euro, per rispondere all’impoverimento degli stipendi e per predisporre il passaggio di livello funzionale del personale Ata: basterebbe utilizzare i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera del docente e al settore scolasticoSpulciando tra i conti annuali del Mef, per chi è impegnato quotidianamente sulla formazione delle nuove generazioni, si scopre che la scuola ricopre il 26,42% del costo complessivo del lavoro pubblico, ma è anche il settore con le retribuzioni medie più basse (28.440 euro annui, inferiori a quelle dei ministeri) e con un calo di oltre 800 euro in un solo anno. Inoltre, i lavoratori della scuola si contraddistinguono per l’età media più alta di tutta la PA: nel 2018 ha toccato i 52,3 anni, con le insegnanti risultate addirittura “tra le più vecchie in Europa”.
“Sugli aumenti di stipendio insoddisfacenti non avevamo dubbi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché gli 85 euro di aumento medio lordo – con un incremento a regime del 4,85% – erano molto al di sotto dell’inflazione accumulata negli ultimi anni di blocco contrattuale, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari dei dipendenti della PA, alla luce degli 8 punti percentuali in più di costo della vita registrati tra il 2007 e il 2015. In questa situazione, è chiaro che l’aumento di 8 euro lordi, a partire dal prossimo 1° aprile, con un ritocco previsto da luglio 2019, non cambierà la sostanza delle cose”. Questi dati ci dicono anche che era addirittura in difetto la stima dei mille euro di potere d’acquisto perso negli ultimi anni dai lavoratori italiani. Mentre nello stesso periodo in Germania e Francia i salari sono aumentati. Inoltre, in Germania un maestro della primaria appena assunto percepisce 46.984 euro di media, per poi incasare anche più di 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera. Per non parlare del Lussemburgo, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno. Delle cifre che in Italia percepiscono, almeno nella PA, solo i magistrati. “Certe cifre – continua Marcello Pacifico – ci confermano la bontà della nostra battaglia legale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine da recuperare almeno il 50% del tasso Ipca non aggiornato dal mese di settembre 2015 e i mancati arretrati dell’ultimo contratto rinnovato. In attesa di aumenti veri, pari a 200 euro a dipendente, rimane l’unica operazione possibile per chi vuole vedere giustamente aumentato il suo stipendio”.

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Istat: retribuzioni +2% su base annua

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% nei confronti di giugno 2017.”Era ora! Finalmente, grazie ai rinnovi contrattuali e alla fine del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010, risalgono le retribuzioni e i lavoratori vedono riconosciuto il loro sacrosanto diritto a veder adeguata la busta paga all’aumento del costo della vita” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Peccato che in questi anni di blocchi contrattuali le famiglie si siano sempre più impoverite e che ora non hanno certo recuperato quanto hanno perso durante questi anni di crisi e di mancati rinnovi” prosegue Dona.”Proprio quando, per via della recessione, avrebbero avuto più bisogno di un sostegno, questo è venuto a mancare. E’ giunto, quindi, il momento di intervenire a livello legislativo, ripristinando meccanismi automatici, come la scala mobile all’inflazione programmata” ha concluso Dona.

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Lavoratori distaccati: votazione finale su parità di retribuzione e condizioni di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2018

Parlamento europeo. I lavoratori distaccati temporaneamente in un altro Paese dell’UE potranno d’ora in avanti godere dello stesso salario dei lavoratori di tale Paese, grazie alla proposta normativa che sarà approvata in via definitiva martedì. Le norme, concordate informalmente in marzo dai negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio dei Ministri UE, mirano a garantire una migliore protezione dei lavoratori distaccati e una concorrenza leale fra le imprese.Ai lavoratori distaccati si applicherebbero tutte le norme del Paese ospitante in materia di retribuzione. Le spese di viaggio, di vitto e di alloggio dovranno essere sostenute dal datore di lavoro e non detratte dal salario dei lavoratori.
La durata del distacco è stata fissata a 12 mesi, con una possibile proroga di 6 mesi. Trascorso tale termine, al lavoratore che resta nel Stato membro in cui era distaccato si applicheranno tutte le norme del Paese ospitante in materia di lavoro (non solo quelle sulla retribuzione).

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Risorse contratto a retribuzioni tabellari causa blocco prolungato

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Roma. “L’avere destinato tutte le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari è stata una scelta di Cgil Cisl Uil proprio in considerazione del prolungato e ormai insopportabile blocco. Scelta concordata con l’Aran e inevitabile, considerate le aspettative dei 260.000 lavoratrici e lavoratori del Comparto delle Funzioni Centrali”. Ad affermarlo in una nota unitaria sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa in merito a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti che, “certificando la compatibilità economica del nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali, ha espresso nella sua delibera alcune considerazioni sui contenuti che ci permettono di ribadire, e ancor meglio specificare, quanto sostenuto nei giorni scorsi, a proposito di qualità del nuovo Contratto Nazionale delle Funzioni Centrali”. L’aumento del 3,48% delle retribuzioni, spiegano i tre sindacati, “è superiore al tasso di inflazione programmata negli ultimi tre anni, calcolato con qualsivoglia parametro. Certamente non parliamo di un completo ristoro del potere d’acquisto perso in oltre 8 anni di blocco contrattuale, ma possiamo affermare adesso di avere riaperto decisamente un processo di accrescimento delle retribuzioni che da troppo tempo era atteso”. Da qui la scelta di destinare le risorse finanziate alle retribuzioni tabellari.
“Noi sosteniamo da tempo – proseguono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa – la necessità e urgenza di liberare risorse importanti per riconoscere maggiore retribuzione accessoria, per aggiornare il sistema delle indennità, rifinanziare progetti di accrescimento della produttività, assegnare maggiori finanziamenti alle carriere ma, vorremmo rammentare, che il principale ostacolo sul percorso, che anche la Corte dei Conti giudica necessario, è rappresentato non tanto dagli orientamenti e dalle scelte del nuovo Ccnl bensì dal blocco stabilito dal D.Lgs. 75 del 2017 che all’art. 23 comma 2, fissa il tetto alle risorse destinate al trattamento accessorio con riferimento allo stanziato del 2016”. Insomma, aggiungono, “anche a voler agire più in armonia con le indicazioni della Corte dei Conti, che vorremmo ribadire non hanno impedito la certificazione del Ccnl, è proprio l’aver fissato un tetto di tale entità che ha reso impraticabile il percorso indicato dalla Corte. Nonostante questi vincoli il nuovo Ccnl delle Funzioni Centrali rafforza la certezza di destinazione di una quota prevalente delle risorse variabili alla performance e incentiva la contrattazione di sede, laddove l’innovazione organizzativa può incidere, in maniera significativa, a generare l’incremento della produttività”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa.

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Scuola: manovra e retribuzioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

ministero-pubblica-istruzioneDividendo 1,6 miliardi di euro in arrivo per tutti i lavoratori del pubblico impiego, si raggiungono incrementi in busta paga attorno ai 40 euro lordi che sommati a quelli già stanziati con le precedenti manovre non arrivano agli 85 euro stabiliti a Palazzo Vidoni il 30 novembre 2016. Se si aggiunge che solo qualche giorno fa la Ministra ha detto che gli aumenti non saranno a pioggia, ma si dovrà decidere il modo di distribuirli, ad esempio in base alla meritocrazia, questo significa che a una parte di dipendenti pubblici è destinato di percepire 20-30 euro netti. Parlare in queste condizioni di valorizzazione di coloro che agiscono professionalmente in nome dello Stato italiano è un’operazione che ha un solo scopo: recuperare i consensi persi dal Governo Renzi, lasciando i lavoratori pubblici in una condizione stipendiale indegna. Marcello Pacifico (Anief-Udir-Cisal): Presto i dipendenti pubblici e della scuola scopriranno che l’incremento a loro riservato non coprirà nemmeno il costo della vita, la quale negli ultimi anni ha superato le loro buste paga di quasi 15 punti percentuali: a quel punto, smascherata l’operazione di facciata del rinnovo contrattuale, questi lavoratori si renderanno conto che neanche dopo due lustri di blocco contrattuale potranno contare su uno stipendio almeno competitivo con l’inflazione. Anief inviata docenti e Ata della scuola ad inviare una specifica diffida in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci nuovamente sullo sblocco dell’indice dell’IVC. Il contratto può non essere firmato in attesa che il Governo trovi i soldi, ma l’articolo 36 della Costituzione impone un adeguamento parziale degli stipendi all’aumento dell’inflazione programmata e reale.

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Nel 2017 l’aumento delle retribuzioni reali in Italia sarà pari all’1% prevista un’ulteriore crescita nel 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

stipendi docentiSecondo una recente ricerca di Willis Towers Watson, i dipendenti italiani, nell’anno in corso, stanno registrando un aumento medio delle retribuzioni dell’1% in termini reali (2,5% la variazione in busta paga depurata dell’1,5% del tasso d’inflazione). Le previsioni per il 2018 sono però più ottimistiche, con un aumento in termini reali dell’1,7% (2,5% la variazione in busta paga, 0,8% il tasso di inflazione previsto)
Per il 2017, il dato corretto dell’inflazione è in linea con la media degli altri paesi d’Europa, dove però gli aumenti salariali (2,7%) e il tasso di inflazione (1,7%) sono più alti. Il dato irlandese è il più elevato fra quelli dell’Europa Occidentale (+1,9%). Decisamente inferiori le percentuali di Regno Unito (0,1%), Francia (1,1%), Germania (1,2%), Paesi Bassi (1%), Spagna (0%) e Portogallo (0,8%). La Romania, con una crescita reale media del 3,3% delle retribuzioni è il paese dell’Unione Europea che presenta il dato più elevato.Le previsioni di un rallentamento del tasso d’inflazione in Italia per il 2018 (+0,8%) porteranno, come detto, un aumento effettivo dell’1,7%, dato che è quasi il doppio di quello previsto per i paesi UE (+0,9%).Rodolfo Monni, Responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson: “Nel 2017 l’aumento medio delle retribuzioni è rimasto stabile ma è aumentata l’inflazione; le prospettive per il 2018 indicano la possibilità di un’inversione di tendenza con un calo della pressione esercitata dalla crescita dei prezzi che potrebbe aumentare le reali disponibilità di spesa dei dipendenti”. Prosegue Monni: “In generale, nel mercato del lavoro dei paesi dell’Unione Europea, le retribuzioni effettive del 2017 sono ancora in crescita, ma l’aumento dell’inflazione impatta su questi aumenti rendendoli meno significativi rispetto al 2016. Ad esempio, quest’anno, l’82% dei paesi dell’UE28 sarà caratterizzato da aumenti delle retribuzioni in linea con l’aumento dell’anno precedente. Tuttavia, tenendo conto della crescente inflazione, non esistono paesi con un aumento effettivo dei salari superiore o in linea rispetto all’anno precedente. L’aumento medio dei livelli retributivi reali dell’UE28 è ora dello 0,9%: una netta diminuzione rispetto al 2,6% nel 2016. Nel 2018 l’inflazione resterà un fattore da considerare e, in Europa, il quadro delle retribuzioni subirà delle piccole modifiche. Mentre nel 2018 quasi tutti i paesi dell’EU28 registreranno un aumento, solo 11 paesi vedranno una crescita più alta rispetto al 2017”.

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Gli “artisti” della Rai

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

Bruno VespaRoma. Il Consiglio di Amministrazione della Rai (CdA) ha deciso che agli artisti non si può applicare il limite dei 240 mila euro di compensi. Agli artisti? Ci siamo precipitati a consultare il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli e alla voce artista leggiamo: chi opera nel campo dell’arte come creatore o come interprete. I vari, Bruno Vespa, Fabio Fazio, Massimo Giletti, ecc., sono artisti, cioè esercitano un’arte? Sempre sul Devoto-Oli, siamo andati a cercare la voce “arte” che così è descritta: qualsiasi forma dell’attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva.
Insomma, dal CdA della Rai i suddetti Vespa, Fazio, Giletti, ecc., sono paragonati a Dante, Leonardo da Vinci, Raffaello, Shakespeare, Mozart, ecc.
I veri artisti, invece, sono quelli del Consiglio di Amministrazione della Rai: hanno tale fantasia da trasformare un conduttore televisivo in un Mozart redivivo. D’altronde, ce la suonano così bene che la maggior parte di noi rimane incantata.
Al contribuente non resta che pagare: due miliardi di canone televisivo che escono dalle tasche dei cittadini per pagare Rai e “artisti”. Ricordiamocelo quando gli “artisti” si impegneranno nel descriverci come si può diminuire la spesa pubblica. Per loro non vale, d’altronde, l’arte non ha prezzo! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola: Fedeli auspica aumenti per i docenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

valeria-fedeliDurante un videoforum su Repubblica.it, il Ministro dell’Istruzione ha detto che ‘con 1.200 euro al mese tanti insegnanti hanno difficoltà a muoversi: dobbiamo avere una politica che continui a investire’. Anief apprezza la posizione del Ministro dell’Istruzione la quale, avendo un passato da insegnante e da sindacalista, ha una sensibilità maggiore sulla mancata retribuzione equa del personale scolastico. Allo stesso tempo, però, trova irrisorio quanto investito sino a oggi dagli ultimi due Governi per il rinnovo contrattuale, una media di 85 euro lordi a lavoratore pubblico, dopo che gli otto anni di blocco di stipendio hanno portato il potere delle buste paga di chi opera nella scuola quasi 20 punti percentuali sotto il costo della vita. Fedeli ha citato il caso del Centro Nord Italia, dove c’è carenza d’insegnanti di matematica e scienze, ricordando che sulla scelta di trasferirsi certamente non è trascurabile l’aspetto economico. Ha ragione: nel 2015 oltre 40mila docenti precari abilitati hanno deciso di rimanere supplenti pur di non rischiare di spostarsi di provincia o di regione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): i 210 euro netti sono una cifra che deriva per metà dalla mancata adozione dell’indennità di vacanza contrattuale, per l’altra metà dall’incremento stipendiale vero e proprio. In caso contrario, abbiamo già predisposto adeguato ricorso. Alla cifra da noi indicata, tra l’altro, vanno aggiunte delle indennità speciali, previste dalle direttive europee, qualora il docente debba raggiungere il luogo di lavoro in siti geografici lontani dalla propria residenza. È la stessa filosofia che ha ispirato Governo e legislatore nel realizzare la legge delega di riforma della scuola italiana all’estero, dove chi fa l’insegnante si vede ridotta l’indennità tabellare, a cui già erano state apportate insensate sforbiciate negli ultimi anni.Per il sindacato, visti i vantaggi economici ridotti al minimo, è decisamente meglio intervenire presentando ricorso in tribunale, in modo da ottenere il maltolto e quanto la legge prevede: l’allineamento stipendiale al 50% dell’inflazione. E questo va applicato mese dopo mese, a partire da settembre 2015. Come ha detto la Consulta.

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