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Patologie reumatiche

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo ogni anno in Italia causano 600.000 ricoveri in strutture sanitarie. Sono patologie gravi e in forte crescita. Infatti, il 32% degli anziani utilizza farmaci antinfiammatori ed antireumatici per la cura, tra gli altri disturbi, di artriti e artrosi. Il 25% assume regolarmente vitamina A e D per contrastare l’osteoporosi. In totale, sono oltre cinque milioni e mezzo le persone residenti nel nostro Paese, obbligate almeno una volta l’anno a recarsi dal medico, a causa di queste patologie. E i costi totali per l’assistenza socio-sanitaria ai pazienti ammontano a oltre 4 miliardi l’anno. Per favorire la conoscenza, la prevenzione e soprattutto incrementare il numero di diagnosi precoci, la Società Italiana di Reumatologia (SIR) lancia due campagne educazionali nazionali. Malattie reumatiche? No, grazie è la nuova iniziativa della Società Scientifica ed è indirizzata agli over 65. Nelle prossime settimane i reumatologi incontreranno i nonni in 25 centri anziani dove terranno lezioni di prevenzione per evitare lo sviluppo delle malattie e controllarne i sintomi. E dopo il grande successo della prima edizione, ricomincerà il tour itinerante #Reumadays 2019. Nelle piazze di 11 città (Mantova, Ferrara, Roma, Milano, Bari, Catania, Cosenza, Genova, Torino, Trento e Napoli) verranno installati info point, dove gli specialisti della SIR incontreranno i cittadini e distribuiranno materiale informativo. Sarà possibile in ogni tappa ricevere un consulto medico e vi saranno inoltre dimostrazioni pratiche di esami diagnostici. Entrambi i progetti prevedono un forte coinvolgimento delle associazioni di pazienti che aiuteranno la Società Scientifica nel fornire informazioni utili. Le campagne sono state presentate a Rimini in occasione della seconda giornata del 55° congresso nazionale della SIR. “La prevenzione è il tema al centro del nostro più importante appuntamento scientifico annuale – afferma il prof. Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale della SIR -. Si calcola che siano oltre 800mila gli italiani a rischio invalidità per colpa di artrite reumatoide, artrite psoriasica o spondilite. Si tratta di malattie che possono diventare croniche se curate tempestivamente e in modo adeguato. Oggi abbiamo a disposizione nuovi strumenti diagnostici, marcatori biologici specifici e terapie innovative ed efficaci. Possiamo quindi evitare la quasi totalità delle disabilità. Per limitare i danni all’apparato locomotore diventa fondamentale riuscire ad intervenire prima che sia troppo tardi”. “In tutta Europa le malattie reumatologiche rappresentano la prima causa di dolore e disabilità – sottolinea il prof. Luigi Sinigaglia, Presidente Eletto SIR -. Presentano sintomi precisi che vanno segnalati tempestivamente ad un medico specialista. Spesso questo non avviene e a volte possono trascorrere anche sette anni dalla comparsa dei primi sintomi al momento in cui viene formulata la diagnosi corretta. Aumentare la consapevolezza dei cittadini è il primo passo per ridurre ritardi che possono essere anche fatali”. “Le cause e i meccanismi dello sviluppo delle patologie reumatologiche sono ancora sconosciuti – prosegue il prof. Guido Valesini, Consigliere Nazionale SIR -. Diversi studi scientifici hanno tuttavia dimostrato che le malattie possono essere influenzate da alcuni fattori modificabili come fumo o obesità. Soprattutto tra gli anziani non vi è ancora una corretta cultura della prevenzione e del benessere. Dopo i 65 anni un italiano su dieci è tabagista, il 42% è in sovrappeso e il 15% addirittura obeso. Durante i nostri incontri nelle piazze e nei centri per la terza età ribadiremo anche l’importanza di seguire sempre stili di vita sani ed equilibrati”. Quelle reumatologiche sono in totale oltre 150 diverse patologie e le più frequenti come artrosi, artriti e osteoporosi colpiscono un italiano su cinque. “Possono insorgere in ogni fascia d’età e, per cause genetiche, le più esposte risultano le donne – sostiene il prof. Luigi Di Matteo, Vicepresidente SIR -. Per questo abbiamo scelto di rivolgerci all’intera popolazione con varie iniziative pubbliche che copriranno buona parte del territorio nazionale. Sarà questa l’occasione del rilanciare il ruolo del reumatologo, all’interno del sistema sanitario nazionale, sia tra i cittadini che le istituzioni locali”. Infine al delicato e sempre più rilevante tema della prevenzione la SIR ha deciso di dedicare il suo Evento Sociale Fuori Congresso del meeting di Rimini. Sono stati esposte le ultime novità emerse dalla ricerca scientifica su ambiente, movimento fisico e alimentazione. “La dieta gioca un ruolo fondamentale anche in reumatologia – conclude il prof. Galeazzi -. Alcuni costituenti nutrizionali possono svolgere una funzione protettiva contro i principali processi infiammatori che sono alla base di quasi tutte le patologie. Solo il 38% degli italiani è però a conoscenza di come anche a tavola possiamo evitare artriti, gotta o osteoporosi. Durante i nostri tour nella Penisola dedicheremo quindi particolare attenzione alla promozione di un’alimentazione sana ed equilibrata”.

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Malattie reumatiche: subdole e silenziose

Posted by fidest press agency su domenica, 26 novembre 2017

psoriasiDanneggiano a poco a poco le cartilagini ed i tessuti circostanti e all’inizio non danno segni evidenti. Solo in un secondo momento si manifestano con forti dolori a cui seguono le prime difficoltà di movimento. Sono le malattie reumatiche e in Italia oltre 800mila persone sono a rischio di invalidità a causa delle forme più gravi di patologie come artrite reumatoide, artriti sieronegative, spondilite o artrite psoriasica. Questo è dovuto anche alle troppe diagnosi che arrivano in ritardo e che quindi rendono le cure per il paziente meno efficaci. Nel caso delle spondiliti anchilosanti dall’inizio dei sintomi alla diagnosi passano in media 7 anni. Per individuare la fibromialgia in media ci vogliono 5 anni e nei tre quarti dei casi inizialmente viene scambiata per un semplice mal di schiena. Per aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza su questi gravi disturbi all’apparato locomotore la Società Italiana di Reumatologia (SIR) lancia la sua prima campagna nazionale itinerante. Si chiama #ReumaDays la SIR incontra i cittadini e toccherà 11 città della Penisola. In ogni tappa sono installati nelle piazze degli info point nei quali viene distribuito materiale informativo e dove i medici della SIR spiegano le principali malattie reumatiche e le più importanti terapie per contrastarle. Il progetto viene presentato al 54° congresso della Società scientifica che si svolge a Rimini fino a sabato. Proprio nella città romagnola oggi e domani si tiene la prima tappa della campagna presso il Centro commerciale “Le Befane” (Via Caduti di Nassiriya 20). “Le malattie reumatiche colpiscono oltre 5 milioni di italiani e interessano una persona su tre dopo i 65 anni – afferma il prof. Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale della SIR -. Nonostante la loro grande diffusione, sono ancora sottovalutate e molti cittadini sono convinti che siano solo dei semplici dolori provocati dall’invecchiamento o dal clima. In realtà, si tratta di patologie che, oltre a minare seriamente la qualità della vita, possono essere potenzialmente mortali. Le connettiviti, per esempio, se non curate possono compromettere la funzione di organi e apparati vitali come cuore e cervello. Con ReumaDays vogliamo favorire a 360° gradi la corretta informazione e insegnare quali sono i principali campanelli d’allarme da non sottovalutare”. “Quelle reumatiche sono le patologie che comportano i maggiori costi sociali all’INPS dopo il cancro e le malattie cardiovascolari – sottolinea il prof. Luigi di Matteo, vice presidente SIR -. Una delle patologie più gravi è senza dubbio l’artrite reumatoide che, se non curata, determina il 30% di invalidità entro cinque anni. Riesce a impattare in maniera significativa sulla vita sociale e lavorativa di una persona obbligando a cambiare radicalmente le proprie abitudini. E’ quindi fondamentale riuscire a mettere in guardia tutti i cittadini sui rischi che possono correre”. Negli info point allestiti nelle varie città italiane i cittadini potranno ascoltare anche i consigli degli specialisti sulla prevenzione primaria delle malattie. “Gli stili di vita sono fondamentali anche in ambito reumatologico – prosegue Galeazzi -. E’ accertato da numerosi studi scientifici che il fumo è coinvolto nell’insorgenza dell’artrite reumatoide, del lupus e di altre malattie autoimmuni sistemiche. L’obesità è invece una condizione tipica di chi soffre di artrite psoriasica e aumenta il rischio di artrosi all’articolazioni. Nel nostro Paese, alcuni comportamenti scorretti sono ancora troppo diffusi e, infatti, oltre 11 milioni di italiani sono tabagisti mentre il 45% degli adulti è in sovrappeso. Durante la campagna insegneremo anche le principali regole della salute che possono salvaguardare l’apparato muscolo-scheletrico e più in generale il nostro benessere”.
Dopo Rimini #ReumaDays si fermerà nelle piazze di Ancona, Pescara, Potenza, Ragusa, Cagliari, Siena, Perugia, Brescia, Padova e Udine. Tutta la campagna gode dell’appoggio della Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite – FIRA, l’Onlus istituita su impulso della SIR nel 2006. “Siamo lieti di sostenere questa importante iniziativa educazionale che vuole accendere i riflettori sulle malattie reumatiche – sostiene il prof. Carlomaurizio Montecucco, Presidente Nazionale della Fondazione FIRA -. Sono in totale oltre 150 diversi disturbi e di molti non conosciamo ancora i reali motivi da cui sono originati. Rappresentano complessivamente la prima causa di disabilità nel nostro Paese e per contrastarli efficacemente è necessario aumentare il numero delle diagnosi precoci. Al tempo stesso però bisogna promuovere con maggiore forza la ricerca scientifica in questo ambito della medicina”.

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Piano contro malattie reumatiche

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2012

Ventitre milioni di giornate di lavoro perse ogni anno e quasi 2 miliardi di euro di mancata produttività: sono i costi che derivano dalla scarsa attenzione alle malattie reumatiche. L’allarme è lanciato dall’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) e dal Coordinamento Nazionale Malati Cronici (CnaMC), che insieme a CittadinanzAttiva e a numerose altre associazioni di pazienti a livello regionale chiedono che venga realizzato un piano specifico per affrontare queste patologie fortemente invalidanti. “Il nostro appello – spiega la dott.ssa Gabriella Voltan, presidente di ANMAR – è rivolto al Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi, e alla Conferenza Stato-Regioni, perché siano inseriti ‘progetti obiettivo’ specifici nel Piano Sanitario Nazionale 2012. In particolare, deve essere garantita l’equità di accesso alle cure e ai farmaci biologici e va istituito un registro per queste malattie. È prioritario inoltre l’obiettivo della diagnosi precoce implementando la rete assistenziale, per migliorare la qualità di vita di queste persone e razionalizzare l’impatto sulle risorse dei sistemi sanitari regionali. È indispensabile che il Governo e le Regioni adottino quanto prima le misure necessarie per affrontare la situazione di questi malati, altrimenti il sistema sanitario non sarà in grado, già nel prossimo futuro, di garantire la dovuta assistenza ai cittadini”. Una proposta concreta è quella rilanciata alla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni dalla Sicilia, dove l’Assessorato della Salute sta lavorando per istituire una rete delle patologie reumatiche. L’iniziativa è stata presentata anche al recente convegno nazionale dei reumatologi a Venezia, dopo un lavoro annuale di incontri con cittadini e operatori. La sensibilità della Regione Sicilia ha rinforzato l’attenzione delle Istituzioni su un problema che le associazioni dei malati e il mondo scientifico denunciano da anni.Più di cinque milioni di italiani, cioè quasi un decimo della popolazione (con predilezione per le donne in misura oltre 3 volte superiore agli uomini), soffrono di malattie reumatiche e, di questi, oltre 700 mila sono colpiti da forme croniche infiammatorie. I costi dell’assistenza socio-sanitaria rappresentano una seria minaccia per l’economia complessiva del nostro Paese. La spesa per le patologie reumatiche croniche supera i 4 miliardi di euro l’anno: quasi la metà – 1 miliardo e 739 milioni – è rappresentata dalla perdita di produttività per circa 287 mila lavoratori malati. Nelle parole dei pazienti si legge l’importanza della diagnosi precoce e il rammarico per non essere stati curati subito, nella fase iniziale della malattia. “Sono sempre stata sana e la mia passione erano le scalate in montagna – afferma Giovanna -. Ho iniziato ad avvertire i primi disturbi legati alla malattia all’età di 26 anni. I sintomi, più accentuati dopo la prima gravidanza, sono stati trascurati dai medici. Finalmente ho ricevuto la diagnosi nel 1983, dopo la nascita del mio secondo figlio. Se la diagnosi fosse stata precoce, avrei avuto la possibilità di una terapia adeguata che mi avrebbe consentito di continuare a lavorare senza pesare sull’economia sociale ed avrei avuto una migliore qualità di vita. Sono una pensionata con un’invalidità anticipata da allora”. La scarsa qualità di vita nella testimonianza di un uomo di 69 anni. “Ho avuto i primi sintomi all’età di 23 anni – spiega il paziente, colpito da spondilite anchilosante -, la forma acuta si è scatenata a 27 e la patologia mi è stata diagnosticata dopo accertamenti radiologici nel 1971. La malattia mi ha costretto a ritirarmi dal lavoro che svolgevo alla Fiat perché non potevo stare in piedi per lungo tempo. Giornalmente sono costretto ad assumere antinfiammatori a causa della rigidità della colonna che si è bloccata quasi totalmente comprese le vertebre cervicali. Non vivo bene la mia patologia, mi sono incurvato e abbassato in altezza di oltre 6 cm. Se fossi stato curato meglio, la mia vita sarebbe stata diversa”. Un altro paziente è riuscito a recuperare una buona qualità di vita, grazie a terapie efficaci. “Sono malato di spondilite anchilosante da circa 18 anni – spiega il paziente che oggi ha 35 anni -. Una mattina estiva del 1997 mi sveglio con un leggero fastidio alle anche, avevo 20 anni, ero iscritto all’università al secondo anno ed ero un atleta talentuoso con davanti un futuro radioso di grandi risultati. Dopo circa un mese non camminavo più. Ero passato troppo velocemente dall’allenarmi tutti i giorni allo strisciare in casa appoggiandomi ai mobili. Come nella maggior parte dei casi la difficoltà iniziale fu individuare la malattia. Sono stato curato per ernia al disco, sciatalgia, qualcuno ha creduto che io fossi pazzo, ho fatto mesoterapia, magnetoterapia, fisioterapia e tante altre cose i cui nomi terminano con ‘-terapia’, tutto senza risultati. Dopo circa un anno la geniale intuizione di mio zio, che da bravo pediatra è abituato a lavorare con pazienti che non gli sanno spiegare i sintomi, mi ha indirizzato sulla strada giusta: la reumatologia. Gli anni successivi furono un susseguirsi di miglioramenti e ricadute, senza mai avvicinarmi a quella condizione di ‘normalità’ che ormai mi sembrava lontana e antica. Nell’aprile del 2004 il Prof. V. mi propone un nuovo tipo di cura, in parte ancora sperimentale, un farmaco cosiddetto ‘biologico’, vale a dire basato su un principio attivo, creato in laboratorio. Mi mette al corrente dei possibili effetti collaterali e concordiamo insieme la data della prima infusione. Pochi giorni dopo mi reco al policlinico di Napoli carico di speranze e di dolori, per l’inizio della terapia. La mattina seguente, a tutt’oggi la più bella della mia vita, mi alzo dal letto con una facilità che mi sembrava perduta per sempre. Ripeto l’infusione dopo due settimane, poi dopo quattro e infine dopo sei. A settembre ricomincio a correre. Oggi svolgo il mio lavoro di ingegnere, mi alleno tutti i giorni e corro, salto, lancio più di quanto non facessi prima della malattia. I dolori sono spariti del tutto, anche grazie alla forma fisica ritrovata, e mi ricordo della spondilite solo ogni quattordici settimane quando mi reco all’ospedale per l’infusione di vita”.

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Una strategia europea per le malattie reumatiche

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2010

In Europa oltre 100 milioni di persone sono colpite da sintomi di disturbi muscolo-scheletrici. Il Parlamento chiede quindi di attribuire maggiore rilievo alle malattie reumatiche nella nuova strategia comunitaria in materia di salute e incoraggia gli Stati membri ad attuare piani nazionali per lottare contro tali malattie. L’adozione di politiche sociali e sanitarie a favore di persone che soffrono di malattie reumatiche ridurrebbe i costi socioeconomici correlati a tali patologie.  All’apertura della seduta il Presidente ha annunciato all’Aula l’iscrizione al processo verbale – e quindi l’adozione formale da parte del Parlamento – di una dichiarazione sottoscritta dalla maggioranza dei deputati che invita il Consiglio e la Commissione a  attribuire «maggiore rilievo» alle malattie reumatiche nella nuova strategia comunitaria in materia di salute, considerando anche i notevoli costi socioeconomici che esse comportano. Incoraggia poi gli Stati membri a «istituire e promuovere» l’attuazione di piani nazionali per lottare contro tali malattie.  D’altra parte, secondo il Parlamento, l’adozione di politiche sociali e sanitarie basate sull’analisi delle esigenze delle persone che soffrono di queste malattie «ridurrebbe i costi socioeconomici correlati a tali patologie», pari all’1-1,5% del RNL nei paesi sviluppati. Infine il Parlamento suggerisce di elaborare una raccomandazione del Consiglio sulla diagnosi precoce e il trattamento delle patologie reumatiche e di sviluppare una strategia intesa a migliorare l’accesso alle informazioni e alle cure mediche.  Le malattie reumatiche sono patologie croniche «dolorose e invalidanti». Rilevando che una percentuale della popolazione compresa tra il 30 e il 40% presenta sintomi di disturbi muscolo-scheletrici, il Parlamento sottolinea che in Europa ne sono affette oltre 100 milioni di persone.   I deputati osservano poi che le malattie reumatiche rappresentano la principale causa di invalidità e di pensionamento anticipato dei lavoratori. Ricordano anche che la maggioranza delle persone con più di 70 anni presenta sintomi reumatici cronici o ricorrenti e che, in base alle stime, nel 2030 le persone con più di 65 anni rappresenteranno un quarto della popolazione europea.

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Malattie reumatiche: per una terapia dal volto umano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2010

In un albergo romano, situato nel cuore di Roma, si sono ritrovati, con un folto gruppo di giornalisti e di operatori del settore, tre reumatologi in conferenza stampa per presentare un prodotto e una risposta terapeutica alla Artrite reumatoide, spondilite anchilosante e artrite psoriasica. Si tratta di Giovanni Minisola Primario Divisione di Reumatologia Ospedale di Alta Specializzazione San Camillo, Roma, Giovanni Lapadula Professore Ordinario di Reumatologia, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica (DiMIMP), Università di Bari, Sez. di Reumatologia del DiMIMP, Ignazio Olivieri Direttore del Dipartimento di Reumatologia della Regione Basilicata,  Ospedale San Carlo di Potenza e Ospedale Madonna delle Grazie di Matera e ai quali si è aggiunta come testimonial Antonella Celano Consiglio Direttivo Associazione Nazionale Malati Reumatici (A.N.MA.R.), Presidente Associazione Pugliese Malati Reumatici (A.P.MA.R.). Come moderatore è stato chiamato Marcello Portesi.
Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando incominciamo con il dire che l’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica e debilitante che provoca dolore, tumefazione (gonfiore), rigidità e perdita della funzionalità a livello articolare. L’artrite reumatoide (una malattia autoimmune) appartiene a un gruppo di patologie correlate, in cui il sistema immunitario “si sbaglia” e attacca i tessuti sani del proprio stesso organismo. La spondilite anchilosante, nota anche con l’eponimo di “malattia di Bechterew”, è una patologia reumatica progressiva e dolorosa che causa l’insorgenza di artrite a livello dello scheletro assiale (colonna vertebrale e articolazioni sacroiliache), nonché talvolta la comparsa di un processo infiammatorio a carico delle articolazioni periferiche, degli occhi, dei polmoni e delle valvole cardiache. In caso di spondilite anchilosante, alcune o tutte le articolazioni e le ossa della colonna vertebrale si fondono. Benché la fusione completa del rachide rappresenti un evento raro2, molti pazienti manifestano grave rigidità a livello articolare e dorsale (schiena), nonché perdita della mobilità e deformità. Questa malattia rientra tra le cosiddette spondiloartropatie, un gruppo di patologie in cui il sistema immunitario del paziente attacca i tessuti sani del proprio organismo e si associa talvolta a psoriasi (una patologia cutanea) oppure a malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI). L’artrite psoriasica (o psoriasi artropatica) è, a sua volta, una malattia infiammatoria cronica caratterizzata dalla presenza contemporanea di artrite e di chiazze psoriasiche. L’artrite psoriasica rientra in un gruppo di patologie (le malattie autoimmuni) in cui il sistema immunitario del paziente “si sbaglia” e attacca i tessuti sani del proprio stesso organismo. Benché l’eziologia precisa dell’artrite psoriasica sia ignota, nel suo sviluppo potrebbero avere un ruolo fattori genetici e ambientali. Il quadro sindromico dell’artrite psoriasica è caratterizzato da rigidità, dolore e tumefazione (gonfiore) a livello delle articolazioni e dei tessuti molli circostanti, con disabilità, rigidità mattutina e astenia. A questo punto s’impone capire qual è la risposta terapeutica da quando, dieci anni fa, è comparso in Italia il primo farmaco biologico per la terapia delle malattie reumatiche immunomediate. Si chiama Simponi® (golimumab), un anticorpo monoclonale totalmente umano che – fatto unico in questo settore – ha ricevuto contemporaneamente le indicazioni per artrite reumatoide, spondilite anchilosante e artrite psoriasica. Elementi caratterizzanti e innovativi di questo nuovo farmaco, oltre alla efficacia e alla sicurezza certificate da ben cinque studi registrativi, sono dati dalla semplicità di somministrazione, effettuabile una sola volta al mese per via sottocutanea, e dall’utilizzo di un iniettore predosato appositamente studiato per favorirne l’uso in pazienti con compromissione articolare, frequente in caso di artrite reumatoide e artrite psoriasica. Un farmaco, quindi, che riassume in se efficacia e semplicità di somministrazione. In questo caso, come ha ben sottolineato Giovanni Lapadula: «I biologici, da dieci anni a questa parte, hanno realmente cambiato il corso della reumatologia”. E la reumatologia è giusto ricordarlo non è un ramo della medicina di marginale interesse. Basta pensare che l’artrite reumatoide affligge circa 21 milioni di persone nel mondo, 400mila in Italia. Non solo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un aumento dell’incidenza dell’artrite reumatoide in Europa nel corso dei prossimi dieci anni, come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. Ma “artritici” si può anche nascere, nel senso che l’insorgenza della malattia in pratica non ha una collocazione specifica in rapporto all’età dei pazienti e tende ad interessare tutti a tutte le età. Va poi aggiunta una riflessione che si attaglia al caso specifico ma riguarda tutta la medicina in generale. Occorre fare prevenzione. Occorre fare diagnosi precoci. E se tali metodiche costituiscono un costo elevato non si può ignorare che la spesa per la sanità pubblica diventa senz’altro più onerosa in corso d’opera allorchè si interviene quando la malattia è avanzata. In altre parole che meno spende oggi in prevenzione rischia di pagare a caro prezzo l’inevitabile morbilità a posteriori e la possibilità concreta di ritrovarci con una malattia cronicizzata. E di guasti, purtroppo, già oggi se ne rilevano tanti e devono farci riflettere seriamente.

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