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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘reumatologia’

Reumatologia: Lettera perta dell’Anmar al ministro Grillo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Scrive il presidente di Anmar: “L’associazione nazionale malati reumatici organizzazione che rappresenta persone con diagnosi di patologie reumatologiche segue con interesse la proposta di progetto di risoluzione all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal titolo “Improving the Transparency of markets for drugs, vaccines and other health-related technologies” dove su impulso di AIFA viene chiesta l’attuazione di provvedimenti in materia di trasparenza nel settore farmaceutico.
Sono d’accordo con Lei Ministro Grillo quando dice che nella battaglia per la trasparenza i cittadini sono alleati, sono altresì d’accordo con Lei Ministro quando afferma che la trasparenza è una necessità su più fronti: sia sui prezzi sia sulle informazioni relative ai farmaci stessi. Ma sulle informazioni e sull’accesso ai farmaci ANMAR chiede maggior trasparenza a quelle Regioni che per ragioni solamente economiche aggirano nella pratica le norme che consentono la continuità terapeutica secondo il giudizio del medico. Vengono create black list, il paziente non trova più il farmaco con il quale aveva raggiunto il controllo della malattia ma si vede imporre un altro farmaco, vengono fatte pressioni sul medico perché non segnali gli eventi avversi. Non parlo di farmaci innovativi, ma di farmaci che hanno dimostrato di modificare la vita dei pazienti recuperandoli alla vita attiva e produttiva.
Come Pazienti e come Cittadini ben conosciamo e apprezziamo il SSN “UNIVERSALISTICO” ITALIANO, SIAMO CONSAPEVOLI DELLA NECESSITA’ DI ESERCITARE UN RIGOROSO CONTROLLO DELLA SPESA, ma vorremmo ricordare a queste Regioni che “le esigenze della finanza pubblica non possono assumere, nel bilanciamento del legislatore, un peso talmente preponderante da comprimere il nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana. “Corte Cost. sent. n. 309/1999. Credo che Lei Ministro, sia alleata a noi Pazienti e Cittadini nel pretendere che tutte le Regioni rispettino quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2017 e quanto affermato nel secondo position paper di AIFA in ordine a:
1. garantire la continuità terapeutica
2. rispettare il principio che la scelta della terapia è responsabilità esclusiva del medico.”

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Nuova coordinatrice pazienti presso la Società Italiana di Reumatologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

La dott.ssa Silvia Tonolo è stata nominata oggi Coordinatore della Rete Associazioni Pazienti presso la Società Italiana di Reumatologia (SIR). Già presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) dal 2017, in questo suo nuovo incarico sarà affiancata da Maddalena Pelagalli (Vice Presidente dell’APMAR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare). La decisione è stata presa dai vertici della Società Scientifica con l’intento di favorire il più possibile la collaborazione tra i rappresentati dei medici e dei malati. “Rafforziamo l’alleanza già prolifica che abbiamo avviata da anni con i pazienti italiani – afferma il dott. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. C’è bisogno di far fronte comune per rendere più facile il dialogo con le istituzioni e le altre società scientifiche che a vario titolo si occupano di malattie reumatologiche. Abbiamo quindi pensato a questa nuova figura e siamo lieti di affidare l’incarico ad una persona di grande esperienza come Silvia Tonolo”. “Sono felice e soddisfatta per questa nuova nomina e ringrazio la SIR per la fiducia che mi è stata data – commenta – Silvia Tonolo -. Da tempo si sentiva la necessità che tutte le associazioni si riunissero per essere più forti. Sono oltre cinque milioni di italiani alle prese con patologie reumatologiche. Ogni anno determinano costi sociali per oltre quattro miliardi di euro oltre che ovviamente gravi problemi di salute. Minano infatti seriamente la qualità di vita e nonostante gli enormi risultati ottenuti dalla ricerca medico-scientifica sono ancora potenzialmente fatali”. “Grazie ad un maggiore coordinamento tra tutti gli attori interessanti si potranno ottenere risultati importanti – sottolinea la dott.ssa Maddalena Pelagalli -. L’obiettivo finale che vogliamo ottenere, insieme ai rappresentati dei clinici, è migliorare il livello d’assistenza e l’accesso per tutti alle cure migliori”. (fonte: Ufficio stampa SIR)

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Early SpA Clinic: La reumatologia italiana si trasforma

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

La reumatologia italiana trasforma il suo modello di cura e guarda al futuro. A settembre una collaborazione tra pubblico e privato promossa da Novartis porterà alla nascita delle prime Early SpA Clinic: ambulatori dedicati alla presa in carico precoce dei pazienti con spondiloartriti (SpA), interni ad alcuni specifici centri ospedalieri che hanno dimostrato un livello particolarmente alto di efficienza per la diagnosi e cura delle Spa, patologie che in Italia riguardano oltre 600 mila persone.Si tratta di 25 dei principali centri ospedalieri distribuiti sul territorio nazionale italiano, a cui afferiscono il 30% delle persone con SpA che aderendo a questo progetto vogliono affrontare le principali sfide della reumatologia italiana: risorse assistenziali non adeguate a sostenere la domanda di cura; diagnosi tardive e conseguente difficoltà di ‘presa in carico precoce’ dei pazienti.Il progetto Early SpA Clinic si pone come obiettivo principale proprio quello di sostenere la riorganizzazione dei dipartimenti di reumatologia in modo da creare ambulatori specializzati nella diagnosi e presa in carico precoce dei pazienti, così da ‘bloccare’ la malattia, ottenere una rapida stabilizzazione clinica e predisporre follow-up differenziati. Tra i diversi selezionati, il centro di reumatologia dell’Università di Palermo ha aderito per primo all’iniziativa e sarà un esempio di questa forma di collaborazione.
La durata complessiva del progetto è di 12 mesi (circa 2 mesi per le fasi di analisi e disegno delle soluzioni e 10 per l’implementazione e il monitoraggio delle performance organizzative) suddivisi in: analisi approfondita dell’attuale processo organizzativo-gestionale, delle operazioni e delle attività dell’unità di reumatologia; sintesi finale; identificazione delle possibili soluzioni e azioni sulla base delle necessità e delle aree di potenziale miglioramento individuate nel corso di una valutazione; implementazione delle soluzioni e azioni identificate. Il progetto punta a migliorare i modelli di gestione operativa dei pazienti, utilizzando su larga scala un approccio “Lean” (di ‘snellimento delle procedure’), e una robusta piattaforma analitica e di gestione di indicatori di performance organizzativa delle U.O. di reumatologia. Il team Ernst & Young, incaricato da Novartis, collaborerà a stretto contatto con il Centro nello svolgimento di attività quali raccolta dati, analisi organizzativa, disegno delle soluzioni, coordinamento implementazione. Inoltre, il centro fornirà i propri dati e le informazioni relative a performance organizzative, per esempio volumi di attività, allocazione e utilizzo risorse, tempistiche, etc.
Al termine della fase di implementazione delle azioni di miglioramento individuate, il progetto Early SpA Clinic consentirà ai centri di avere a disposizione strumenti e metodologie per sincronizzare al meglio domanda e risorse, gestire il trade-off tra ‘Tempi Paziente’ ed ‘Efficienza’ e promuovere e raggiungere un’efficacia organizzativa e sostenibilità.

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Dolore articolare, le linee guida sulla gestione terapeutica

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

dolore-articolareOltre metà della popolazione al di sopra dei 50 anni soffre di dolori articolari, un problema per cui l’Efic, la Federazione europea per il trattamento del dolore, aveva indetto il 2016 Anno europeo contro i dolori articolari con l’intento di attirare l’attenzione su un problema ancora troppo spesso sottovalutato. La causa più comune di dolore articolare è rappresentata dall’artrosi, anche se un discreto contributo è dato dalle artriti che interessano circa il 3% della popolazione oltre i 18 anni. «L’artrosi sintomatica è una malattia che colpisce circa il 15% della popolazione adulta – ricorda Leonardo Punzi, Direttore Cattedra e Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Dipartimento di Medicina Dimed, Università di Padova -, mentre oltre i 60 anni la prevalenza supera il 25-30%. Le sedi più colpite sono le mani, le ginocchia, l’anca, mentre alcune articolazioni, come per esempio la caviglia, non ne sono colpite, se non dopo un trauma». Altra causa di dolore estremamente frequente è la lombalgia, una condizione che nel corso della vita arriva a colpire fino all’84% dell’intera popolazione e che in una percentuale non trascurabile di casi (23%) tende a cronicizzare. «La lombalgia occupa il primo posto nella classifica che valuta gli anni globali vissuti con disabilità all’interno del più importante studio epidemiologico fatto negli ultimi anni, il Global burden of deseases» aggiunge il reumatologo. Un adeguato trattamento del dolore è fondamentale per prevenire una sua possibile cronicizzazione. «Il dolore svolge un ruolo importante nell’allontanare ciò che è dannoso per il nostro organismo – puntualizza Massimo Allegri, del Dipartimento Scienze Chirurgiche dell’Università di Parma, Servizio Terapia del Dolore Anestesia e Rianimazione II Azienda Ospedaliero-Universitaria -. Se però il messaggio continua nel tempo il sistema nervoso va incontro a delle alterazioni tali per cui questo messaggio diventa cronico; Il fatto di controllare il dolore, sia a livello periferico, sia a livello centrale è un elemento fondamentale per impedire, o quantomeno ridurre, il rischio di cronicizzazione. Ciò può essere fatto con i farmaci in grado di bloccare la trasmissione degli impulsi dolorosi: in periferia con i Fans se c’è infiammazione, a livello centrale con il paracetamolo, gli oppioidi e gli adiuvanti». Nel caso dell’artrosi, in assenza di farmaci efficaci sui meccanismi eziopatogenetici, è necessario ricorrere ai sintomatici. «Qui, anche in base alle indicazioni delle linee guida EULAR, il primo farmaco di riferimento è il paracetamolo – sottolinea Punzi -; poi, se il paziente non risponde al paracetamolo, si passa ai Fans che però non si possono assumere sempre». Controindicazioni possono essere riconducibili a possibili interazioni con altri farmaci, per esempio nel caso di una concomitante terapia anticoagulante; anche la presenza di comorbilità impone prudenza nell’uso di questi farmaci. «Il 38-40% della popolazione ha almeno una patologia, il 20% ne ha 2 e il 14% sono multi cronici – ricorda Pierangelo Lora Aprile, Segretario Scientifico Nazionale Simg- Responsabile Area Dolore e Cure Palliative -. Per trattare il dolore in un paziente con comorbilità, disabilità o fragilità abbiamo bisogno di alcuni elementi, il primo è la tipizzazione del dolore, vedere se è infiammatorio o meccanico strutturale, e il secondo elemento è valutare l’ospite che deve ricevere questa terapia, verificare se ha una insufficienza cardiaca, piuttosto che lo stato delle funzioni cognitive o la presenza di problemi di deambulazione». Come comportarsi dunque? «L’idea è quella di un’appropriata selezione del farmaco – spiega Allegri -. Esistono farmaci che non sono controindicati in questi pazienti e sicuramente il paracetamolo è un farmaco “entry level” che non ha solo un buon profilo di sicurezza ed efficacia e che quindi si può utilizzare nel dolore lieve, ma agisce a livello centrale su quei meccanismi che possono aumentare il rischio della cronicizzazione. Può essere utilizzato in tutti i pazienti, specialmente nei pazienti fragili visto l’ottimo profilo rischio-beneficio, se utilizzato alle dosi corrette; inoltre ha un suo ruolo non solo nella gestione del dolore lieve, ma anche nel dolore moderato-severo in quanto è un tassello dell’analgesia multimodale potendo essere utilizzato in quest’ottica anche per ridurre l’utilizzo di altri farmaci». (Franco Marchetti fonte doctor33) (foto: dolore articolare)

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Promuovere la ricerca in reumatologia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

ricercatoreRimini 53° Congresso Nazionale reumatologia. Lo si può fare proponendo, supportando, eseguendo e diffondendo progetti di ricerca no-profit di interesse nazionale e internazionale sulla base delle priorità scientifiche identificate dal Consiglio Direttivo SIR. Questo il ruolo del Centro Studi della Società Italiana di Reumatologia, nato nel 2011, che sarà ampliato e potenziato.
Le principali attività includono: sviluppo di studi di popolazione (studi di prevalenza, incidenza, mortalità); conduzione di studi osservazionali multicentrici e di farmaco-epidemiologia; assistenza metodologica ai Soci (disegno dello studio, gestione e analisi dei dati); formazione in metodologia della ricerca; assistenza nello sviluppo di raccomandazioni evidence-based.
Il Dr. Carlo Alberto Sciré, reumatologo con formazione in biostatistica ed epidemiologia, coordinatore del Centro, ne ripercorre la storia: “Inizialmente si è trattato di un piccolo gruppo pilota che operava all’interno di SIR supportandone la ricerca, in linea con le tematiche prioritarie per la Società. Nel corso degli anni c’è stata una notevole crescita dell’attività e al momento il Centro gestisce più di 10 studi in contemporanea, che coinvolgono mediamente dai 30 ai 50 centri sul territorio italiano. Inoltre, sono all’attivo collaborazioni internazionali importanti nell’ambito della ricerca in reumatologia”.
In particolare, il Centro segue anche i Progetti Strategici SIR 2015-2019 – studi multicentrici finalizzati alla diagnosi e trattamento precoce delle malattie reumatiche, guidati da sperimentatori di riferimento del panorama reumatologico nazionale (studi ATTACk, ESORT, MITRA, LIRE, SPRING) , attraverso un supporto tecnico (definizione protocollo, monitoraggio dei dati, sintesi dei risultati), oltre che sviluppare direttamente studi di tipo epidemiologico (es. Studio RECORD e studio KING), o dare supporto a Gruppi di Studio (es. Studio STARTER, studio UPSTREAM e studio Early LES). “C’è inoltre un nuovo studio, lo Studio RAFTING, per il quale SIR ha ricevuto un significativo finanziamento da AIFA. Un grande segnale per la ricerca in ambito reumatologico in Italia, che segna così un importante riconoscimento della rilevanza istituzionale di questi lavori, oltre che una sfida per la Società stessa – prosegue Sciré – Si tratta di uno studio clinico randomizzato, controllato in aperto, promosso in collaborazione con l’Istituto Mario Negri di Milano e che sarà coordinato dal centro di reumatologia del Policlinico di Siena. Lo studio ha l’intento di valutare l’efficacia della terapia biologica di seconda linea, in pazienti con artrite reumatoide che abbiano avuto una risposta inadeguata al trattamento con anti-TNF”.
Tra gli obiettivi futuri del Centro Studi c’è dunque quello di ampliamento e potenziamento, con un maggiore coinvolgimento che possa dare sempre più supporto sia in termini di studi clinici sia in termini di elaborazione di raccomandazioni e linee guida. Un ruolo di supporto strategico e statistico-epidemiologico di grande rilevanza. “Il Centro rappresenta un fiore all’occhiello per il panorama della ricerca Italiana in reumatologia – afferma il Prof. Mauro Galeazzi, Presidente Eletto SIR – Un ampliamento e potenziamento del Centro sono dunque previsti nell’ottica di poter fornire evidenze, in modo scientificamente rilevante, non solo a SIR ma anche a enti regolatori o al Ministero, che sempre più richiedono la collaborazione delle Società Scientifiche come partner strategici nella definizione delle best practice.”

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Differenze tra uomo e donna in Reumatologia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

Caucasian male scientist holding pen and clipboard looking through a microscopeRimini 53° edizione del Congresso della Società Italiana di Reumatologia. Secondo uno studio italiano, per circa il 40% delle donne la malattia reumatica influenza il desiderio di maternita’ e la programmazione familiare: il gap informativo su questi temi e’ ancora alto. Alla 53° edizione del Congresso della SIR, Società Italiana di Reumatologia, l’annuncio di importanti approfondimenti scientifici e terapeutici. La reumatologia conta oltre 100 tipologie diverse di patologie che, si stima, in Italia riguardino più di 5 milioni di persone, di ogni età, soprattutto donne (circa il 70%) e spesso in età fertile. Tra queste, le malattie autoimmuni hanno in genere una maggiore prevalenza nelle donne rispetto agli uomini e sono considerate tra le principali cause di disabilità per il sesso femminile. In particolare, a tale riguardo, una forte disparità di genere si osserva in alcune malattie come la sindrome di Sjogren, il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerodermia, che presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini. Meno significativa, anche se sempre a svantaggio delle donne, è la prevalenza di malattie quali l’artrite reumatoide e la miastenia grave, che sono 2-3-volte più frequenti nelle donne rispetto agli uomini. Rapporto e differenze tra i due universi, quello maschile e quello femminile, che possono variare anche all’interno della stessa patologia, in base all’età: per l’artrite reumatoide il rapporto donna/uomo è pari a 3 a 1 intorno ai 50 anni, di 2 a 1 dai 55 ai 65 anni e di 1 a 3 per gli over 75. “Questo non significa, dunque, che gli uomini ne siano esenti, solo che è meno frequente che si ammalino di alcune tipologie specifiche: Morbo di Paget e Spondilite Anchilosante, ad esempio, hanno invece una maggiore prevalenza maschile e quest’ultima in un rapporto addirittura di 9 uomini per ogni donna” precisa Galeazzi.
Uno studio multicentrico italiano, condotto su 398 donne con malattie reumatiche (patologie del tessuto connettivo e artrite cronica) in età fertile (18-45 anni) in 24 centri distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha indagato il livello di conoscenza e counselling rispetto alle tematiche di salute femminile più importanti come la contraccezione, la programmazione di una maternità, la gravidanza e l’allattamento. Circa il 40% delle pazienti ha dichiarato che la malattia reumatica ne ha influenzato il desiderio di maternità. I risultati hanno inoltre evidenziato un gap informativo da colmare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), di recente, in un documento che illustra le politiche sanitarie per il prossimo decennio, ha indicato il genere come elemento portante per la promozione della salute e per lo sviluppo di approcci terapeutici diversificati per le donne e per gli uomini. Lo stesso hanno fatto le più importanti Agenzie europee come l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Anche in Italia, sia il Ministero della Salute che l’Istituto Superiore di Sanità hanno promosso numerose iniziative in questa direzione. Il Ministero della Salute ha inserito questo tema nella giornata della salute della donna il 22 Aprile di quest’anno e, grazie all’attività di un apposito Tavolo di discussione cui partecipavano i maggiori esperti nel campo, ha proposto un documento in cinque punti dedicati alle modalità di promozione di attività clinico assistenziali con percorsi terapeutici genere-specifici. In quell’occasione il Ministero, di concerto con l’Istituto Superiore di Sanità, ha anche pubblicato un numero speciale dei “Quaderni sulla Salute” dedicato ai vari aspetti della Medicina di Genere con la finalità dichiarata di promuovere “lo sviluppo della Medicina di Genere per garantire equità e appropriatezza delle cure”. Numerose regioni italiane, la Toscana in primis ma anche il Veneto, la Puglia, la Basilicata e altre, hanno promosso specifiche attività e istituito apposite strutture dedicate non solo allo sviluppo delle conoscenze sull’argomento ma anche ad appositi percorsi assistenziali che possano determinare appropriatezza delle cure e migliore aderenza delle terapie. La finalità di questi sforzi istituzionali è certo quella di migliorare il funzionamento del SSN, ma anche, in ultima analisi, di agire sui costi dello stesso. E’ infatti stato da più parti sottolineato come un approccio sanitario integrato, che tenga conto delle differenze di genere, possa migliorare l’appropriatezza diminuendo i costi per il SSN. Un esempio: gli effetti avversi ai farmaci associati ai trattamenti farmacologici, molto più frequenti nelle donne, sono “segnale” di inappropriatezza e fonte di spesa per il SSN. Una strategia orientata al genere diminuirebbe l’incidenza e la gravità degli effetti avversi diminuendo così ricoveri e terapie a essi associati.
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha di recente selezionato la Medicina di Genere come un argomento centrale negli studi in campo farmacologico-terapeutico decidendo di finanziare progetti di ricerca specifici, che indaghino cioè le differenti risposte alla terapia tra uomini e donne. Questa decisione dell’AIFA ci sembra paradigmatica del crescente interesse delle Istituzioni a sviluppare una ricerca indipendente sulla tematica. La SIR, insieme all’ISS, sta preparando un Progetto multicentrico specificamente dedicato all’effetto dei farmaci e alle differenze di genere per la terapia delle malattie reumatiche. (fonte foto: quotidianosanità.it)

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53° Congresso della Società Italiana di Reumatologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2016

riminiRimini. Si apre a Rimini la 53° edizione del Congresso della Società Italiana di Reumatologia con l’annuncio di importanti approfondimenti scientifici e terapeutici che toccheranno principalmente progetti di ricerca, “l’approccio di precisione” e le small molecules. “Siamo in una fase storica in cui la reumatologia può contare su farmaci innovativi che stanno cambiando la prognosi di molte malattie come l’artrite reumatoide e le spondilo-artriti ma non solo – dichiara il Prof. Mauro Galeazzi, Presidente Eletto SIR – Grazie ai farmaci biologici, anche in reumatologia, oggi possiamo parlare di “medicina di precisione”, che permette di approntare terapie rivolte al singolo malato. Un approccio che ci riserva grandi aspettative per il prossimo futuro e al quale si aggiungono le cosiddette small molecules, una rivoluzione in termini di meccanismo d’azione e di aderenza alla terapia. Ma non finisce qui – conclude Galeazzi – perché avremo modo di presentare numerosi progetti di ricerca finanziati da SIR, grazie anche al supporto del Centro Studi SIR, e un importante focus sulla medicina di genere, al quale abbiamo deciso di dare grande priorità”.La SIR annuncia così la costituzione di un gruppo di Studio sulla Medicina di Genere, coordinato dalla Prof.ssa Angela Tincani, U.O. Reumatologia e Immunologia, Spedali Civili di Brescia, che avrà il compito di indagare le differenze in termini di possibili cause, manifestazioni e risposte alle terapie, tra uomini e donne affetti da malattie reumatiche. “Il Gruppo seguirà principalmente tre filoni di ricerca: il primo riguarda la malattia di per sé con l’intento di valutare la diversa espressione delle malattie reumatiche nei due sessi e la comprensione del ruolo dei farmaci con i possibili effetti diversi sulla popolazione maschile e femminile – precisa Tincani. Il secondo indagherà l’impatto della malattia sulla pianificazione familiare, con particolare focus su quello che riguarda gli aspetti della salute al femminile, come contraccezione, gravidanza e allattamento, sessualità, menopausa; infine, ma non ultimo, si verificherà il benessere a lungo termine dei figli di genitori con malattie reumatiche, in relazione alla possibile particolare genetica ed epigenetica”.
La reumatologia conta oltre 100 tipologie diverse di patologie che, si stima, in Italia riguardino più di 5 milioni di persone, di ogni età, soprattutto donne (circa il 70%) e spesso in età fertile. Tra queste, le malattie autoimmuni hanno in genere una maggiore prevalenza nelle donne rispetto agli uomini e sono considerate tra le principali cause di disabilità per il sesso femminile. In particolare, a tale riguardo, una forte disparità di genere si osserva in alcune malattie come la sindrome di Sjogren, il artrite-reumatoide-grave-linfocitiLupus Eritematoso Sistemico (LES), le malattie autoimmuni della tiroide e la sclerodermia, che presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini. Meno significativa, anche se sempre a svantaggio delle donne, è la prevalenza di malattie quali l’artrite reumatoide e la miastenia grave, che sono 2-3-volte più frequenti nelle donne rispetto agli uomini. Rapporto e differenze tra i due universi, quello maschile e quello femminile, che possono variare anche all’interno della stessa patologia, in base all’età: per l’artrite reumatoide il rapporto donna/uomo è pari a 3 a 1 intorno ai 50 anni, di 2 a 1 dai 55 ai 65 anni e di 1 a 3 per gli over 75.
“Questo non significa, dunque, che gli uomini ne siano esenti, solo che è meno frequente che si ammalino di alcune tipologie specifiche: Morbo di Paget e Spondilite Anchilosante, ad esempio, hanno invece una maggiore prevalenza maschile e quest’ultima in un rapporto addirittura di 9 uomini per ogni donna” precisa Galeazzi.
Ci sono, infine, patologie che non mostrano particolari differenze nella loro manifestazione; è il caso della psoriasi che colpisce uomini e donne senza prevalenze legate al genere. “Molte delle patologie reumatiche, in particolare quelle autoimmuni, non differiscono tra uomini e donne solo in termini di prevalenza ma si registrano significative differenze anche per quanto riguarda la gravità dei sintomi, il decorso della malattia, la risposta alla terapia e la sopravvivenza – afferma Angela Tincani, coordinatrice del Gruppo di Studio SIR sulla Medicina di Genere – Solo in questi ultimi anni, però, è cresciuta l’attenzione verso queste differenze. E’ stato infatti riportato come, finora, la maggior parte dei trial clinici siano stati in prevalenza condotti su una popolazione maschile con un evidente sbilanciamento dei possibili risultati, alla luce di quello di cui la medicina di genere si sta occupando”.
Uno studio multicentrico italiano, condotto su 398 donne con malattie reumatiche (patologie del tessuto connettivo e artrite cronica) in età fertile (18-45 anni) in 24 centri distribuiti su tutto il territorio nazionale, ha indagato il livello di conoscenza e counselling rispetto alle tematiche di salute femminile più importanti come la contraccezione, la programmazione di una maternità, la gravidanza e l’allattamento. Circa il 40% delle pazienti ha dichiarato che la malattia reumatica ne ha influenzato il desiderio di maternità. I risultati hanno inoltre evidenziato un gap informativo da colmare.
“Al 31%-34% delle donne, a seconda della patologia reumatica, in fase di diagnosi e cura, non è mai stato chiesto se avessero intenzione di farsi una famiglia – precisa Angela Tincani – Questo dato è fondamentale perché ci spiega come nel rapporto con il medico ci sia ancora molto da fare, a partire dalla condivisione di informazioni fondamentali che tutti noi dovremmo affrontare fin dal momento in cui formuliamo la diagnosi di malattia reumatica a una donna in età fertile”.

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7° edizione del Congresso Internazionale “Approccio Clinico e Multidisciplinare nelle Malattie Reumatiche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 maggio 2016

Carla Fracci (ph Bruno FARDA)Mantova dal 26 al 28 Maggio presso il Centro Congressi Multicentre MAMU di Mantova. Chairman: Prof. Giovanni Arioli. Tra gli ospiti di ReuMantova 2016 anche il Professor Ignazio Olivieri, Presidente della Società Italiana di Reumatologia (SIR) con l’intento di sensibilizzare l’attenzione sulle malattie reumatiche sottolineando l’importanza della ricerca scientifica: nasce così la Campagna ‘Aprile Mani’, voluta da SIR Società Italiana di Reumatologia per il sostegno di FIRA (Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite), attraverso il contributo del 5×1000, con una testimonial d’eccezione: la ballerina Carla Fracci.

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Malattie reumatiche: Al via “Aprile Mani”

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

Carla Fracci (ph Bruno FARDA)Milano “Aprile Mani” è una campagna di sensibilizzazione che invita l’opinione pubblica a riflettere sulla diffusione e la gravità delle malattie reumatiche e a sostenerne la ricerca. Questo è l’intento di SIR, Società Italiana di Reumatologia, che a partire dal mese di aprile darà il via alla campagna di sensibilizzazione, di conoscenza e di sostegno a FIRA (Fondazione per la Ricerca sull’Artrite), attraverso il contributo del 5×1000. Testimonial d’eccezione Carla Fracci.
Le malattie reumatiche sono patologie croniche invalidanti, considerate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la prima causa di dolore e disabilità in Europa, con conseguenti ricadute sfavorevoli sulla società. Si tratta di oltre 100 tipologie diverse di malattie che, si stima, in Italia riguardino più di 5 milioni di persone, di ogni età, soprattutto donne (circa il 70%). I pazienti interessati da malattie reumatiche vanno incontro a un grave peggioramento della propria qualità di vita e, in molti casi, alla perdita della capacità produttiva. “Si consideri, infatti, che oggi in Italia le patologie reumatiche muscolo-scheletriche rappresentano la causa più comune di invalidità, tra le malattie cronico-degenerative, e che circa il 50% dei pazienti manifesta disabilità mentre l’80% è costretto a convivere con il dolore cronico – dichiara il Prof. Ignazio Olivieri, Presidente SIR – L’impatto sulla qualità di vita è enorme e, in ambito lavorativo, questo si traduce in oltre 22 milioni di giornate di lavoro perse ogni anno, corrispondenti ad un calo di produttività di 2 miliardi e 800 milioni di euro”.
Il reumatologo svolge un ruolo chiave nell’identificazione dei pazienti a rischio e nella decisione della prescrizione di alcuni accertamenti che possono essere essenziali per la diagnosi precoce, per la prognosi e per la cura, evitando eventuali disabilità e problematiche correlate a diagnosi tardiva e terapie non adeguate. Si tratta però di malattie, alcune delle quali a tutt’oggi di origine sconosciuta, sulle quali c’è ancora molto da capire. “In questi decenni, la ricerca scientifica ha condotto a progressi notevoli nella scoperta dei fattori scatenanti alla base di alcune malattie reumatiche, nonché nella cura delle stesse e nella gestione del dolore – afferma il Prof. Carlomaurizio Montecucco, Presidente di FIRA – Come FIRA, Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite, da anni siamo impegnati nel sostenere la ricerca medico-scientifica nell’ambito dello studio e della cura di queste patologie”.La Campagna “Aprile Mani”, sarà on air a partire dal mese di aprile con il messaggio di Carla Fracci a sostegno di FIRA e della ricerca per le malattie reumatiche attraverso radio, tv e affissioni nei principali luoghi di passaggio e aggregazione, come le stazioni e le aree metropolitane. “In termini di diffusione e gravità, queste malattie hanno un impatto significativo che la popolazione spesso ignora – conclude Carla Fracci – Sono lieta di affiancare FIRA in questo percorso, poiché ritengo che sia sempre più importante il sostegno che può arrivare da parte di ciascun cittadino che sia sensibile a questi temi e riconosca il contributo fondamentale della scienza.” Nei mesi successivi, la Campagna di sensibilizzazione di SIR e FIRA “Aprile Mani” proseguirà con numerose iniziative rivolte alla cittadinanza, con l’intento di accrescere l’attenzione sull’impatto di queste patologie, sul ruolo del reumatologo per l’attivazione di un adeguato percorso di diagnosi e cura, e sulla ricerca.

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Dicembre, mese della Reumatologia Pediatrica e dell’età evolutiva all’Istituto Gaetano Pini

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2015

Quando si parla di reumatismi, il luogo comune ci porta ad associare questi disturbi ad acciacchi, dolori e gonfiori alle articolazioni accusati dai nostri nonni. In realtà le malattie reumatiche non riguardano soltanto adulti e anziani, ma interessano un numero elevato di adolescenti e di bambini. I genitori devono porre le dovute attenzioni ai primi campanelli d’allarme già nel primo anno del bambino, soprattutto se i sintomi si presentano dopo un’influenza con febbre alta, dopo un’infezione o una vaccinazione. Quando a questi segnali si associano dolore e gonfiore delle articolazioni, sarà il pediatra ad indirizzarli verso visite specialistiche nelle strutture dedicate, come l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini, dove il bambino può essere seguito per tutto l’iter di cura, dalla prima infanzia all’adolescenza, fino all’età adulta da un team di lavoro dedicato. La dottoressa Irene Pontikaki e il dottor Maurizio Gattinara, dirigenti medici dell’ospedale milanese, lavorano a diretto contatto con bambini e ragazzi e per tutto il mese di dicembre saranno a disposizione di tutti coloro che vorranno scrivere per ricevere informazioni e consigli, all’indirizzo mail reuma.infantile@gpini.it.“La patologia di cui ci occupiamo maggiormente è l’artrite idiopatica giovanile, una patologia cronica, di origine infiammatoria, che esordisce prima dei 16 anni. La malattia reumatica non è ereditaria ma può esserci una predisposizione su base immunogenetica associata a un fattore scatenante, spesso sconosciuto. A volte da un’infezione batterica o virale può scatenarsi un’artrite che può durare settimane: è questo il momento di fare degli accertamenti”, precisa la dottoressa Pontikaki.Tra i primi sintomi dell’artrite giovanile c’è il gonfiore degli arti, associato a dolore: “Dolori o gonfiori articolari possono essere confusi con quelli dell’arto rotto e spesso i genitori si rivolgono prima all’ortopedico che al reumatologo”, sottolinea Pontikaki.
Se per gli adolescenti la consapevolezza del proprio corpo è più chiara, per i bambini sono i genitori a dover stare all’erta: “Quando una o più articolazioni si gonfiano – aggiunge il dottor Gattinara – il bambino, che magari ancora non sa parlare, trascina una gamba o non usa un arto per lungo tempo in caso di dolore”. Ecco perché sono i genitori a dover comprendere che è il momento di intervenire con una visita specialistica: “Intervenire per tempo è fondamentale per evitare ulteriori complicazioni come l’uveite, una malattia spesso asintomatica che colpisce gli occhi soprattutto nelle bambine intorno agli 8 anni”.“La forma sistemica interessa le articolazioni e l’infiammazione delle membrane sierose, come la zona pleurica o il pericardio ed è associata a febbri elevate. Queste forme hanno un esordio precoce e, secondo gli ultimi riscontri, si tratterebbe di manifestazioni auto-infiammatorie di tipo genetico che si possono diagnosticare con indagini genetiche. La forma poliarticolare si verifica invece quando sono interessate più di quattro articolazioni: in tal caso si è in presenza di una poliartrite e le complicanze possono essere soprattutto a danno dell’occhio (uveite). Più lievi e curabili le forme siero-negative, mentre quelle con un fattore reumatoide positivo (meno del 10%) sono più rare ma più pericolose e invalidanti. Le forme oligoarticolari sono le più diffuse e hanno una prognosi migliore, riguardano poche articolazioni. Anche queste possono portare a problemi oculari (uveiti) per cui è necessario l’intervento di un oculista. Un’altra forma di artrite idiopatica giovanile molto diffusa e facilmente diagnosticabile, che colpisce soprattutto maschi adolescenti, è quella legata al gene HLAB27: questo dà origine a uveite acuta e interessa soprattutto le anche, i piedi, le inserzioni tendinee della fascia plantare e il tendine d’Achille”.
Per quanto riguarda il trattamento della malattia, la dottoressa Pontikaki precisa: “All’inizio si parte con terapie anti-infiammatorie: esiste un particolare farmaco immunosoppressore somministrabile anche in tenera età. Successivamente il paziente viene trattato con le terapie biologiche che agiscono sul meccanismo patogenetico dell’artrite: questi farmaci vengono somministrati in regime ospedaliero o ritirati nella farmacia dell’ospedale. Il medico prescrittore avrà un quadro clinico ben preciso del paziente e monitorerà il successo della terapia o eventuali eventi avversi ogni due/quattro mesi”.Nei reparti di Reumatologia Pediatrica e dell’Età Evolutiva dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini, altamente specializzato per tutte queste forme di artrite giovanile, vengono effettuate oltre 4mila visita all’anno e seguiti circa 2mila pazienti.

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Nuove evidenze scientifiche di efficacia e sicurezza dell’acido ialuronico per la terapia intra-articolare dell’artrosi

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 giugno 2014

parigiParigi 14 giugno. Presentazione delle nuove evidenze scientifiche sull’efficacia e la sicurezza dell’acido ialuronico per il trattamento intra-articolare dell’artrosi e delle prospettive future di impiego di questa molecola, tanto versatile da avere numerose potenzialità di utilizzo, peraltro non limitate solo all’area osteoarticolare. Questi i temi al centro del Simposio organizzato da Fidia Farmaceutici “Challenging the unmet needs in I.A.H.A. therapy”, che si terrà domani, 12 giugno, in occasione del Congresso Eular (European League Against Rheumatism) in corso a Parigi da oggi sino al 14 giugno. Vi prenderanno parte, oltre al Professor Leonardo Punzi, Direttore dell’Unità di Reumatologia dell’Università di Padova, in qualità di Chairman e di massimo esperto della terapia intra-articolare con acido ialuronico, altri nomi illustri della ricerca internazionale che hanno contribuito, e contribuiscono tutt’ora, ad accrescere le conoscenze su questa molecola, fiore all’occhiello della ricerca Fidia da oltre 50 anni, studiando e sviluppando le sue molteplici potenzialità applicative nelle patologie osteoarticolari: Jean-Michel Dayer, Professore emerito di Medicina all’Università di Ginevra, illustrerà le funzioni antinfiammatorie dell’acido ialuronico nell’artrosi; Devis Galesso, Head of Discovery – R&D di Fidia Farmaceutici, metterà a confronto le proprietà terapeutiche degli acidi ialuronici tradizionali con quelle dei prodotti più innovativi per il trattamento intra-articolare dell’artrosi. Con particolare riferimento a un nuovo acido ialuronico da considerare come il capostipite di una nuova classe, frutto della ricerca decennale di Fidia, in grado di mantenere le proprietà biologiche del polimero naturale unitamente ad elevate caratteristiche viscoelastiche e di resistenza alle sollecitazioni, caratteristiche che lo differenziano da tutti gli altri, saranno presentati rispettivamente uno studio americano e tre italiani: Jonathan Kay, Professore di Medicina and Direttore della ricerca clinica, Divisione di Reumatologia, alla Medical School University del Massachusetts, con il suo studio, ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza di questo acido ialuronico innovativo per il trattamento dell’artrosi del ginocchio; Francesco Benazzo, Chairman del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia all’Ospedale San Matteo di Pavia, presenterà i risultati di tre studi multicentrici open label svolti in Italia, che hanno dimostrato l’appropriatezza terapeutica del nuovo acido ialuronico nel trattamento dell’artrosi del ginocchio, delle lesioni meniscali non chirurgiche e dell’artrosi della spalla.Le maggiori novità scientifiche che verranno presentate all’incontro sono anticipate dal Professor Leonardo Punzi: “Quest’anno ci siamo concentrati sulle nuove applicazioni di un acido ialuronico innovativo, considerabile quale capostipite di una nuova classe che associa attività biologica e caratteristiche viscoelastiche e di permanenza nell’articolazione, quale terapia d’elezione per il trattamento intra-articolare dell’artrosi. I nuovi studi non solo hanno ulteriormente confermato l’efficacia di questa molecola nel ridurre i sintomi dolorosi e migliorare la funzione articolare, ma suggeriscono la possibilità che possa rivestire un ruolo anche nel rallentare il progressivo deterioramento della cartilagine”.Questo nuovo prodotto è una formula di idrogel derivato esadecilammidico dell’acido che, grazie alla sua particolare struttura chimica a reticolo mobile, che sfrutta la tecnologia MO.RE. sviluppata da Fidia, recupera la sua struttura originaria anche dopo ripetuti stress meccanici, permanendo nell’articolazione fino a 28 giorni. “Ne consegue – precisa Punzi – che questa formulazione long-acting permette di abbreviare la durata del ciclo terapeutico con conseguenti vantaggi per i pazienti. Inoltre, la disponibilità di questo nuovo prodotto allarga lo spettro delle possibilità terapeutiche intra-articolari con acido ialuronico, consentendo al clinico di impostare la terapia più adatta alle necessità del paziente, tenendo conto di vari aspetti, fra cui in particolare il grado di severità della malattia e il tipo di articolazione colpita”.“Alcuni studi che verranno presentati al simposio – prosegue lo Chairman – si sono poi concentrati sulla patogenesi dell’artrosi, soprattutto al suo esordio, e hanno dimostrato il ruolo decisivo dell’infiammazione nello scatenamento del processo artrosico. A seguito di un evento traumatico, come può essere la rottura del legamento crociato del ginocchio, la reazione infiammatoria si verifica nel 10-15% dei pazienti. Se combinata a fattori genetici predisponenti, il processo di artrosi subisce una ulteriore accelerazione, per cui, se il paziente è “destinato” a soffrire di artrosi a 70 anni, l’insorgenza potrebbe essere anticipata di circa 20-30 anni. Si sta cercando di valutare se l’acido ialuronico impiegato precocemente dopo il trauma possa consentire di rallentare o evitare questo tipo di accelerazione del processo artrosico”.
L’acido ialuronico è nel DNA di Fidia: già nel 1963 è nato il primo prodotto dell’azienda a base di questa molecola ed oggi il gruppo Fidia è tra le prime aziende, in Italia ed all’estero, per ricerca, sviluppo tecnologico, produzione e fatturato, con centinaia di brevetti registrati e domande di brevetto ancora in fase di esame a livello mondiale.

 

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Malattie reumatiche e autoimmuni

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

Milano 23 febbraio 2010 – ore 11.00 Via Gaetano Pini 9 Dipartimento di Reumatologia – settimo piano Istituto Ortopedico Gaetano Pini La Divisione di Reumatologia dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini promuove una campagna di informazione per: far conoscere ai cittadini cosa sono le malattie reumatiche e autoimmuni, le loro caratteristiche e la loro incidenza sul piano sociale  sottolineare l’importanza di avere in città una struttura specializzata per il trattamento di queste malattie: la Divisione di Reumatologia dell’Istituto, le sue competenze nel settore e, in particolare, nella diagnosi precoce e nel trattamento dell’Artrite Reumatoide  La campagna, che ha il patrocinio di Regione Lombardia – Direzione Generale Sanità, Comune di Milano – Assessorato alla Salute e Università degli Studi di Milano, prevede oltre alla conferenza stampa un igloo infopoint in piazza Cordusio dal 25 al 28 febbraio con personale medico a disposizione per esaurire dubbi e domande relative alle patologie reumatiche.Relatori: • Prof. Pier Luigi Meroni, Direttore dell’Unità Operativa di Reumatologia• Dr. Amedeo Tropiano, Direttore generale dell’Istituto Gaetano Pini. Modera la giornalista Nicoletta Carbone Parteciperanno i rappresentanti delle Istituzioni Sanitarie regionali e locali. Porterà la sua testimonianza una musicista che racconterà la storia della sua vittoria sulla malattia: “HeLLeR è stata definita “colei che ritorna dall’inferno”, forse per il suo percorso di vita, decisamente “NON FACILE”… In effetti HeLLeR è l’unione di HeLL + Her che significa “il suo inferno”, e sta ad indicare una nuova parte di lei che è nata dall’ inferno di se stessa… Le hanno diagnosticato la Psoriasi nel 1994 e sei mesi dopo l’Artrite Psoriasica e laSpondiloartrite…”

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Nuovi dati su abatacept per l’artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2009

New York, Via libera dell’FDA all’inserimento nella scheda tecnica di abatacept di dati che ne supportano l’uso nei pazienti con artrite reumatoide da moderata a grave di durata inferiore ai due anni.  Si tratta dei risultati dello studio AGREE, disegnato per valutare remissione e inibizione del danno articolare nei soggetti con artrite reumatoide erosiva precoce.  “Il trattamento precoce con un farmaco biologico come abatacept, in associazione con metotrexato, nei pazienti con fattori prognostici negativi, può aiutare alcuni pazienti a tornare alle proprie attività quotidiane, spesso limitate da questa disabilitante malattia” ha dichiarato il coordinatore dello studio AGREE, Rene Westhovens, Reparto di Reumatologia della Katholieke Universiteit di Lovanio. “Questi dati  rappresentano per i reumatologi un importante riferimento nel considerare abatacept come un trattamento appropriato per i loro pazienti adulti, affetti da artrite reumatoide da moderata a grave e mai sottoposti a trattamento con farmaci biologici”.  Abatacept, l’innovativa terapia biologica per l’artrite reumatoide messa a punto nei laboratori di Bristol-Myers Squibb, ha dimostrato di ridurre i segni e i sintomi, fornire una “risposta clinica maggiore”, inibire la progressione del danno strutturale e migliorare la funzionalità fisica nei pazienti adulti affetti da artrite reumatoide attiva da moderata a grave.  I dati dimostrano che abatacept è in grado di migliorare la qualità della vita dei pazienti, oltre che di alleviare il dolore, il gonfiore articolare e la fatica.  In Italia circa 400.000 persone soffrono di artrite reumatoide, malattia infiammatoria auto-immune, degenerativa e invalidante, ad alto impatto sociale ed economico.   Abatacept, reso disponibile da Bristol-Myers Squibb anche in Italia dal dicembre 2007, in classe H-osp2, è indicato per il trattamento dell’artrite reumatoide nei pazienti con risposta insufficiente o intolleranza alle terapie di fondo, incluso almeno un inibitore del TNF.

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La reumatologia va sul territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2009

Potenza. Il prof. Ignazio Olivieri, direttore del Dipartimento di Reumatologia della Regione Basilicata, dalle 9 alle 13 di oggi, nell’Auditorium dell’Ospedale “San Carlo” di Potenza, si confronterà con i cittadini e i rappresentanti delle Istituzioni in un convegno sui “Dieci anni di Reumatologia in Basilicata”. “Vogliamo spiegare alla popolazione, al contribuente, – afferma il prof. Olivieri – come sono stati investiti i fondi messi a disposizione e, sulla base dei risultati ottenuti, essere valutati. Perché una piccola regione del Sud come la Basilicata, che conta solo 600.000 abitanti, negli ultimi 10 anni è riuscita a realizzare nel campo della reumatologia ciò che nessuna altra regione italiana ha fatto”. La rete reumatologica lucana è formata dall’Ospedale “San Carlo” di Potenza e dall’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera: vi lavorano 9 specialisti,  due borsisti e uno specializzando.” La rete dipartimentale è stata istituita dieci anni fa per frenare la migrazione sanitaria verso altre Regioni. In Basilicata non esisteva, infatti, nessuna struttura a cui il paziente reumatologico lucano potesse rivolgersi. Attualmente sia il centro di Potenza che quello di Matera dispongono dell’ambulatorio e della diagnostica strumentale (il day hospital ed il reparto di degenza si trovano solo a Potenza). Le malattie reumatologiche sono molto diffuse, interessano infatti il 15% della popolazione italiana. Ma una percentuale rilevante di persone convive con questi disturbi senza ricevere una diagnosi. Ad esempio, due gravi patologie croniche come l’artrite reumatoide e la spondiloartrite colpiscono più di 700.000 italiani, ma solo il 30% è in cura. Gli altri non sanno di essere portatori di una malattia altamente invalidante. “Il nostro scopo – spiega il prof. Olivieri – è far arrivare nei nostri centri tutte le persone con malattie reumatologiche croniche.”

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Reumatologia lucana

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2009

Potenza 18 aprile, dalle 9 alle 14, auditorium dell’Ospedale “San Carlo” La “Reumatologia lucana”. Compie dieci anni. E’ tempo di fare un primo bilancio e di guardare alle prossime sfide nella lotta alle malattie reumatiche. Il dibattito, organizzato dal Professor Ignazio Olivieri, direttore del Dipartimento Regionale di Reumatologia, sarà un’occasione unica di confronto con i cittadini e le Istituzioni sull’impatto, anche in termini economici, di patologie troppo spesso sottovalutate. Le malattie reumatiche colpiscono in Italia più di 5 milioni di persone, di cui oltre 700.000 sono affette da forme infiammatorie croniche come l’artrite reumatoide. Queste persone, se non ricevono una diagnosi tempestiva e non vengono curate adeguatamente, convivono con disturbi invalidanti che peggiorano la qualità della vita, limitano la capacità di movimento e compromettono la produttività lavorativa. Nella prima parte del convegno si parlerà dei presupposti che hanno portato alla nascita della rete dipartimentale reumatologia in Basilicata e verranno esposti i risultati dell’assistenza svolta in ambito ambulatoriale, degenza ordinaria e di day hospital. Inoltre, saranno presentati i dati dell’attività di ricerca che hanno consentito al Dipartimento di Reumatologia della Basilicata dì essere riconosciuto, a livello nazionale ed internazionale, un centro di eccellenza per lo studio di alcune patologie quali le spondiloartriti sieronegative e la malattia di Behçet. Per dar voce ai pazienti, interverranno i rappresentanti delle Associazioni di malati che, con proposte ed iniziative, hanno supportato in maniera attiva il personale sanitario del Dipartimento nell’offrire un’assistenza sempre più vicina alle esigenze del “ malato reumatico”. Nella seconda parte si svolgerà la tavola rotonda con rappresentanti delle Istituzioni sui risultati finora ottenuti e le prospettive future. Infatti, non va dimenticato il ruolo determinante della politica, se pensiamo ai costi rilevanti per la collettività che l’assistenza socio-sanitaria di questi malati comporta. Sono previsti gli interventi di: Vito De Filippo, Presidente della Giunta della Regione Basilicata; Antonio Potenza, Assessore Regionale alla Salute; Giovanni De Costanzo, Direttore Generale dell’Ospedale Regionale San Carlo di Potenza; Pasquale Amendola, Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria locale di Potenza (ASP); Vito Gaudiano, Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria di Matera (ASM) e Rocco Maglietta, Direttore Generale del CROB  di Rionero.

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