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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

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Salvaguardia e tutela della salute in campo riabilitativo

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

Si è tenuto a Roma un incontro per portare avanti la definizione del documento da presentare agli organi ministeriali e regionali, per rappresentare le modalita’ erogative future per la salvaguardia e tutela della salute in campo riabilitativo. Se ne e’ parlato presso la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma e provincia.
Il presidente dell’Omceo Roma, Antonio Magi, ha aperto gli interventi. Alla giornata sono intervenuti il consigliere Foad Aodi, Carlo Damiani, il presidente e il segretario regionale della Simfer, Pietro Fiore e Raffaele Gimigliano, P.O. di MF&R Napoli, Valter Santilli, presidente del Collegio degli ordinari MF&R, P.O. Roma.
“Abbiamo deciso un protocollo unico che contenga quelle che possono essere le linee guida per tutti- ha spiegato Magi- Un documento importante, come importante e’ il fatto che l’iniziativa si sia svolta presso l’Ordine, una modalita’ operativa che come nuovo Consiglio vogliamo adottare sempre. Vogliamo confrontarci con tutti gli operatori per trovare soluzioni condivise affinche’ il cittadino abbia tutelata la salute e abbia la certezza di una prestazione adeguata e di qualita’”.
“Vogliamo collaborare e valutare tutti insieme la possibilita’ di elaborare un documento condiviso da tutti- ha detto Fiore- che possa dettare gli obiettivi per quanto riguarda le attivita’ ambulatoriali” nell’ambito della riabilitazione. Per la riunione e’ stato scelto l’Omceo Roma “perche’ e’ la sede istituzionale dei medici chirurghi e noi abbiamo voluto confrontarci con i colleghi specialisti ambulatoriali e territoriali per condividere un documento da presentare al ministero”.
Il Comitato scientifico “ha raccolto le proposte dei delegati Simfer e Anisap da tutta Italia- ha spiegato Aodi- e anche le nostre proposte come Ordine dei medici di Roma. Ora dobbiamo approfondire e poi produrre un atto che venga approvato da Simfer, Anisap e dal presidente Magi. Nel segno della collaborazione interprofessionale”.

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22° Corso Base “Elementi di Chirurgia e Riabilitazione della Mano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Milano 22 marzo presso il Centro Congressi Stelline ventiduesima edizione, torna il “Corso Base: Elementi di Chirurgia e Riabilitazione della Mano”, la settimana di didattica dedicata a questo organo e alla sua cura. Un’iniziativa organizzata dal professor Giorgio Pajardi, direttore dell’UOC di Chirurgia e Riabilitazione della Mano dell’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica, Università di Milano, che vedrà un totale di 172 partecipanti tra studenti di medicina, fisioterapia, terapia occupazionale, terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, scienze infermieristiche e specializzandi in chirurgia plastica, ortopedia e fisiatria.
«Si tratta di una vera e propria scuola dedicata alla mano, dove le figure professionali (chirurghi formati, terapisti, specializzandi) possono partecipare alle sessioni didattiche più in linea con i propri interessi. In questa settimana, chiunque sia interessato a una o più sessioni, può seguirla esattamente come all’università – spiega il professor Pajardi -. È importante ricordare che in Italia non esiste una specializzazione riconosciuta in chirurgia e riabilitazione della mano. Le figure del terapista e del chirurgo della mano devono partecipare a percorsi formativi di diverso tipo sul territorio nazionale, di solito in ortopedia o chirurgia plastica dove si tratta anche un po’ di mano. Siamo gli unici ad offrire una Scuola dedicata, cui si aggiunge il Master in Riabilitazione della Mano, giunto alla sua dodicesima edizione».
Si tratta dell’unico Master in Europa che identifica la figura del terapista della mano conferendogli un titolo universitario. In questi anni (2006-2017) ha visto la partecipazione di 123 studenti di età compresa tra i 23 e i 33 anni, dei quali 72 fisioterapisti, 46 terapisti occupazionali e 5 medici. Oggi è riservato ai laureati in fisioterapia, terapia occupazionale e terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e consiste in dieci settimane di didattica e sette di tirocinio formativo (250 ore) che danno diritto a 60 crediti formativi. È aperto anche ai terapisti più esperti previa valutazione del loro percorso professionale. Al termine è previsto un esame e la discussione di una tesi.
La settimana proseguirà con la 16a Giornata Milanese di Chirurgia della Mano – “Il Trattamento delle Complicanze e degli Esiti nella Chirurgia del Polso” (22-23 marzo). Due giorni che vedranno alcuni dei maggiori esperti in chirurgia della mano riuniti a Milano per fare il punto sulla corretta gestione delle fratture e dei problemi a carico del polso. Il 23 marzo, invece, si terrà la 5a Hand Rehabilitation – Top Master Class, che offrirà ai 72 iscritti tra fisioterapisti e terapisti occupazionali una panoramica sulla riabilitazione del gesto funzionale del polso in seguito a traumi di origine sportiva. A conclusione, il 24 marzo, sarà la volta del 7° Corso Nazionale di Formazione Infermieri Mano a cui quest’anno parteciperanno 44 studenti.

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“La Tecnologia e la Robotica in Riabilitazione”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

robotSono stati presentati a Roma, nel corso di un convegno promosso dalla Fondazione Don Gnocchi al Centro Congresso Auditorium Aurelia, dal titolo “La Tecnologia e la Robotica in Riabilitazione”, i risultati finali di uno studio scientifico multicentrico, che ha misurato l’efficacia dell’utilizzo della tecnologia robotica nella riabilitazione dell’arto superiore nello stroke.Sono intervenuti ai lavori, tra gli altri, il nuovo direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, Maria Chiara Carrozza e il direttore generale Ricerca e Innovazione in Sanità del Ministero della Salute, Giovanni Leonardi. Il Convegno era patrocinato dalla Società di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e dalla Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).Si tratta di una ricerca senza precedenti a livello mondiale in questo settore, per numero di pazienti coinvolti, che mette a confronto i dati raccolti da pazienti trattati con le nuove tecnologie, con quelli raccolti dai pazienti trattati secondo le terapie tradizionali: su 501 pazienti “eleggibili”, sono stati infatti 251 quelli sottoposti a trattamenti di riabilitazione robotica e monitorati, a cui vanno aggiunti altri 33 pazienti, con le medesime caratteristiche, ma trattati in maniera tradizionale in strutture non dotate di tecnologia robotica, sottoposti agli stessi test valutativi degli altri pazienti e quindi inseriti nella ricerca.
I risultati dimostrano che la riabilitazione robotica è efficace nel recupero dell’arto superiore dopo ictus e per alcuni aspetti, come i movimenti di presa della mano, di flessione dell’avambraccio sul braccio e di abduzione della spalla, è più efficace della riabilitazione convenzionale riuscendo a raggiungere prima nel tempo obiettivi di recupero motorio.Alcuni casi clinici che hanno continuato a fare riabilitazione robotica e che sono stati monitorati nel tempo hanno recuperato in modo importante e significativo anche dopo più di un anno dall’ictus: pazienti per i quali prima si immaginava non fosse possibile un ulteriore recupero, hanno una speranza, se trattati senza sospensioni, di recuperare ad esempio in maniera significativa l’uso della mano, in azioni comuni come afferrare una bottiglia, bere sa soli, ecc.«Siamo di fronte ad una rivoluzione della riabilitazione, in cui l’attività dell’uomo può essere supportata e mediata dalla robotica e dalla tecnologia – ha commentato Irene Aprile, medico neurologo e coordinatrice del Gruppo di Riabilitazione Robotica e Tecnologica di Fondazione -. Questo cambiamento sta portando a delineare una nuova figura di fisioterapista, come esperto in riabilitazione robotico-tecnologica, ed impone una riflessione da parte delle istituzioni e delle aziende produttrici: con l’aiuto infatti delle evidenze della letteratura, le prime dovranno riconoscere adeguatamente dal punto di vista economico i trattamenti riabilitativi robotici , mentre il compito le seconde dovranno abbassare i costi di strumenti che devono avere la più ampia diffusione possibile per permettere al maggior numero di pazienti di essere trattati con i sistemi tecnologici e robotici, facendo quindi una riabilitazione avanzata. Questo processo vede però un terzo protagonista: si tratta delle strutture come la Fondazione Don Gnocchi, e quindi i centri clinici e di ricerca nei quali i ricercatori dovranno misurare oggettivamente i risultati del percorso riabilitativo, con l’aiuto dei robot, proponendo nel contempo modelli organizzativi di riabilitazione robotica economicamente sostenibili».Da più di un anno, in nove Centri della Fondazione Don Gnocchi in Italia sono utilizzati questi sistemi robotici che integrano e supportano il lavoro dei terapisti nella riabilitazione dell’arto superiore di pazienti colpiti da ictus o altre patologie neurologiche, con un’azione specifica sui movimenti di mano, polso, gomito e spalla.Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di Milano e Firenze, le due strutture di Roma (“S. Maria della Pace” e “S. Maria della Provvidenza”), ma anche altri Centri come Rovato (Bs), La Spezia, Fivizzano (MS) e altri del meridione d’Italia, solitamente penalizzati dal punto di vista delle prestazioni sanitarie, come S. Angelo dei Lombardi (Av) e Acerenza (Pz): queste solo le strutture della Fondazione dove sono state attrezzate le palestre robotiche e dove la migliore tecnologia oggi disponibile si sposa alla professionalità e all’esperienza di operatori esperti e formati.A collaborare alla raccolta dei dati dello studio multicentrico presentato durante il convegno di Roma sono intervenute anche le strutture della Fondazione Don Gnocchi di Marina di Massa e Tricarico (Mt), che hanno fornito i dati sui pazienti trattati con le metodologie tradizionali.

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“La Tecnologia e la Robotica in Riabilitazione”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

robot chirurgicoRoma. 19 gennaio prossimo nel corso di un Convegno in programma presso il Centro Congresso Auditorium Aurelia, dal titolo “La Tecnologia e la Robotica in Riabilitazione”, i risultati finali di una studio scientifico multicentrico, teso a misurare l’efficacia dell’utilizzo della tecnologia robotica nella riabilitazione dell’arto superiore nello stroke.
Il Convegno, a cui interverranno, tra gli altri, il nuovo direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, Maria Chiara Carrozza e il direttore generale Ricerca e Innovazione in Sanità del Ministero della Salute, Giovanni Leonardi, è accreditato ECM per i medici (tutte le specializzazioni) i fisioterapisti e i tecnici di neurofisiopatologia ed è patrocinato dalla Società di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e dalla Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN).
Si tratta di una ricerca senza precedenti a livello mondiale in questo settore, per numero di pazienti coinvolti (260 complessivamente), che mette a confronto i dati raccolti da pazienti trattati con le nuove tecnologie, con quelli raccolti dai pazienti trattati secondo le terapie tradizionali.
Da più di un anno infatti, in nove Centri della Fondazione Don Gnocchi in Italia sono utilizzati alcuni sistemi robotici che integrano e supportano il lavoro dei terapisti nella riabilitazione dell’arto superiore di pazienti colpiti da ictus o altre patologie neurologiche, con un’azione specifica sui movimenti di mano, polso, gomito e spalla.
“La riabilitazione robotico-tecnologica è efficace nel recupero dell’arto superiore dopo un ictus, con effetti comparabili e per alcuni aspetti superiori alla riabilitazione tradizionale”, questo il commento di Irene Aprile, medico neurologo e coordinatrice del Gruppo di Riabilitazione Robotica e Tecnologica di Fondazione. “Un modello organizzativo che utilizzi la robotica e la tecnologia consente una ottimizzazione delle risorse umane ed una conseguente possibilità di intensificazione del trattamento e di estensione al maggior numero di pazienti possibile, con il vantaggio di poter misurare e monitorare i progressi del paziente in ogni momento del suo percorso riabilitativo”.
Milano, Firenze, le due strutture di Roma (“S. Maria della Pace” e “S. Maria della Provvidenza), ma anche centri minori, come Rovato (BS), La Spezia, Fivizzano (MS) e altri del meridione d’Italia, solitamente penalizzati dal punto di vista delle prestazioni sanitarie, come S. Angelo dei Lombardi (AV) e Acerenza (PZ): questi i Centri dove sono state attrezzate le palestre robotiche e dove la migliore tecnologia oggi disponibile, si sposa alla professionalità e all’esperienza di operatori esperti e formati, così da produrre un risultato il più efficace possibile per il recupero funzionale del paziente colpito da ictus.
A collaborare alla raccolta dei dati dello studio multicentrico sono intervenute anche le strutture della Fondazione Don Gnocchi di Marina di Massa e Tricarico (MT), che hanno fornito i dati sui pazienti trattati con le metodologie tradizionali.

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3° IPS Day Nazionale: Riabilitazione Psichiatrica o politica attiva del lavoro?

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

bolognaBologna Lunedì 16 ottobre, a Bologna, alla Casa dei donatori AVIS. Conclude i lavori Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sostenere i cittadini con disagio psichico che manifestino il desiderio di lavorare nella ricerca di un impiego, indipendentemente dalla diagnosi, dal livello di istruzione, dal retroterra socio-culturale e dalla storia lavorativa. E’ l’obiettivo del metodo IPS (Individual Placement and Support), ampiamente sperimentato a livello internazionale, la cui efficacia è ormai dimostrata da evidenze scientifiche. L’Emilia-Romagna è stata la prima regione italiana ad aver sperimentato il metodo IPS. A Bologna nel 2016 sono state 172 le persone con disagio psichico che hanno trovato lavoro grazie alla applicazione di questo metodo, nei servizi alla persona, in attività di ristorazione, in agricoltura, nel turismo. I vantaggi di questo modello di inserimento lavorativo saranno al centro del 3° IPS Day Nazionale, che si terrà lunedì 16 ottobre a Bologna, presso l’Aula Cesari Casa dei donatori di Sangue AVIS, in via dell’Ospedale 20, a partire dalle 8,30. Parteciperanno, tra gli altri, Paola Cicognani e Mila Ferri, rispettivamente Direttore della Agenzia Regionale per il lavoro e Dirigente dell’Area della Salute Mentale e delle Dipendenze Patologiche della Regione Emilia-Romagna, e Angelo Fioritti, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze Patologiche della Azienda USL di Bologna. Conclude i lavori Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle Politiche Sociali.

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La riabilitazione nel paziente emiplegico nuove prospettive

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

manoMilano fino ad ieri presso il Centro Congressi Stelline 15° edizione della Giornata Milanese di Chirurgia della Mano “Riabilitazione e chirurgia funzionale nello stroke: nuove sfide, nuovi obiettivi”. All’evento, organizzato dall’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica, Università degli Studi di Milano, parteciperanno fisiatri, neurologi, fisioterapisti e chirurghi, italiani e stranieri, per fare il punto sulle principali tecniche di cura e sulle nuove frontiere di trattamento delle spasticità, in seguito a ictus cerebrale o colpo apoplettico. La terza causa di morte e di invalidità permanente o disabilità nei Paesi industrializzati, dopo le patologie cardiovascolari e i tumori.
«Lo scopo è mettere a confronto i diversi strumenti terapeutici a nostra disposizione nel trattamento dello stroke, discuterne l’efficacia e confrontare l’esperienza delle diverse scuole di pensiero italiane – spiega il dottor Paolo Zerbinati, Responsabile del Servizio di Neuro-ortopedia di chirurgia della mano del Gruppo MultiMedica e Presidente del Congresso insieme al Professor Giorgio Pajardi -. Particolare attenzione andrà alla chirurgia funzionale che, grazie al perfezionamento dell’esame multifattoriale del movimento e alle procedure terapeutiche oggi a nostra disposizione, permette di ottenere obiettivi funzionali importanti con interventi mirati e sempre più mininvasivi».Ampio spazio verrà dedicato ai diversi approcci regionali alla gestione di questi pazienti. Gli specialisti racconteranno le proprie esperienze, difficoltà e gli eventuali punti di miglioramento. «Purtroppo, non è sempre possibile intervenire, spesso, a causa di situazioni di abbandono sociale e lavorativo che queste persone soffrono in seguito all’ictus cerebrale. Un grande errore, considerando che esiste una disciplina, la chirurgia funzionale, dedicata proprio alla loro riabilitazione motoria» – afferma ancora Zerbinati. «Si parla di emiplegia quando il paziente ha subito una paralisi che interessa la metà del corpo e compromette la normale attività motoria – prosegue il professor Pajardi, direttore dell’UOC di Chirurgia e Riabilitazione della Mano dell’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica -. Il paziente emiplegico è solitamente colpito da deformità agli arti, ma presenta diversi gruppi muscolari ancora attivi. Il fisiatria, il fisioterapista e il neuro-ortopedico lavorano insieme, ricorrendo alla rieducazione motoria, per evitare il peggioramento delle spasticità. Il ruolo della chirurgia, invece, è correggerle intervenendo sui muscoli».
In occasione dei due giorni di convegno sarà organizzata anche una “Consensus Conference” sull’utilizzo della collagenasi nel trattamento della malattia di Dupuytren. In particolare, su questa terapia non chirurgica, a soli tre anni dalla sua commercializzazione in Italia, gli specialisti riuniti a Milano si confronteranno per stilare le Linee Guida ufficiali della Società Italiana di Chirurgia della Mano – SICM, sul suo impiego.La malattia di Dupuytren è una patologia cronica e progressiva che provoca la comparsa di noduli sottocutanei nella fascia palmare. Questi, progressivamente, formano un cordone fibromatoso sottocutaneo, che si dispone sopra i tendini, causando la flessione permanente e progressiva di una o più dita, con conseguente rigidità articolare.«Fino a qualche anno fa l’unica soluzione era l’intervento chirurgico, che richiede ampie incisioni esponendo il paziente a tutte quelle complicanze che possono insorgere quando si interviene in aperto – conclude Pajardi -. Oggi, invece, il “gold standard” terapeutico è la collagenasi di Clostridium histolyticum, un enzima di origine batterica che permette, tramite una sola iniezione, di rompere la membrana di collagene provocata dalla patologia, ripristinando la funzionalità della mano in tempi rapidi».

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Tumori tra prevenzione e riabilitazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

tumore polmone“Il Report pubblicato oggi da JAMA non può che destare una serie di preoccupazioni concrete: le ultime statistiche mondiali parlano di 17,5 milioni di nuovi casi di tumore e di 8,7 milioni di morti nel 2015. Mammella e polmoni i più letali. Eppure i progressi scientifici in questo campo sono davvero tanti. La diagnosi può essere sempre più precoce, disponiamo di farmaci innovativi ad alto potenziale di efficacia, ma ciò nonostante il cancro si conferma la seconda causa di morte nel mondo, con un’incidenza in forte aumento nel corso degli ultimi dieci anni (+33 e potrebbe realisticamente superare il cosiddetto big killer per eccellenza, le malattie cardiovascolari). Due sembrano i punti deboli: la prevenzione e la riabilitazione, ossia il reinserimento a pieno titolo dei malati nella loro vita sociale. La guarigione clinica, spesso si tratta solo di una remissione per cui la patologia potrebbe riattivarsi con il tempo, senza un’adeguata riabilitazione non restituisce al paziente quella qualità di vita a cui avrebbe diritto. Eppure i nuovi LEA, appena approvati, non contemplano tra le prestazioni previste la riabilitazione in chiave socio-sanitaria”. Lo dichiara l’on. di Area popolare, Paola Binetti.

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Il teatro sociale: crescere, incontrare, rinascere

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2016

Riccardo Brunettiteatro socialeIl teatro non è solo evasione e spettacolo. Può essere strumento di rinascita, di riabilitazione e veicolo di dialogo in vari contesti sociali: dalle carceri alle scuole ai centri socio-sanitari.
È anche un modo per crescere, cambiare, incontrare, ricostruire una vita. Soprattutto se non si rimane semplici spettatori, ma si recita, si gioca, si crea insieme agli altri con la guida di un trainer competente.
L’Università Europea di Roma propone un corso di perfezionamento in Teatro sociale – Training for trainers. Sarà un’occasione di formazione per conduttori, registi, trainer teatrali che vogliono approfondire la loro sensibilità e acquisire competenze specifiche per creare e condurre gruppi di teatro nelle carceri, nelle scuole, nei centri socio-sanitari e nei più diversi contesti sociali.
L’occasione è una Summer School, che si svolgerà dal 27 agosto al 5 settembre 2016 in una meravigliosa residenza estiva nel cuore della Puglia. Dieci giorni di full immersion di pratica e teoria con rinomati docenti, tra cui Michele Cavallo, Riccardo Brunetti, Roberto Sestilli, che proporranno esperienze di arte-terapia, drammaturgia collettiva, esercitazioni di conduzione, elaborazione di dinamiche di gruppo, tecniche del corpo-in-relazione, pedagogia delle emozioni.
Il corso si svilupperà poi in una serie di week-end intensivi a Torino, Roma e Foggia.
Il corso dà forma a una nuova figura professionale che da alcuni anni è sempre più operativa in Italia, nei diversi contesti sociali: conduttori esperti delle applicazioni del Teatro come strumento di riabilitazione, veicolo di dialogo e creatore di comunità. (foto: teatro sociale, Riccardo Brunetti)

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Riabilitazione oncologica: Investimento per sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2016

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumorale“La pubblicazione dell’ottavo rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici in Italia offre a tutti noi una importante occasione per riflettere su una delle più importanti evoluzioni di quello che una volta veniva chiamato un brutto male. Di fatto non veniva neppure nominato, perché il solo evocarlo evocava vissuti di morti. Oggi, fortunatamente, non è più così: molti malati di cancro guariscono; e moltissimi assistono alla parziale cronicizzazione di una malattia che pone però nuovi problemi di cura e di assistenza. Ancora una volta il cancro ci sorprende, perché riesce a regalare una nuova opportunità di vita alle persone che a vario titolo ne sono state affette. E’ un po’ la metafora del nascere due volte, tanto utilizzata in altri contesti. “
Lo afferma l’onorevole di Area popolare (Ncd-Udc) Paola Binetti, che continua: “Una volta usciti dalla fase critica, che include necessariamente anche terapie molto pesanti, il soggetto vuole ricominciare a vivere la sua vita nella massima normalità possibile. Ma è proprio allora che scopre uno dei buchi neri dell’attuale assistenza: la mancanza di accesso ad un progetto di riabilitazione, che faccia parte integrante del suo piano terapeutico. Come si diceva una volta, non basta aggiungere anni alla vita se non si aggiunge vita agli anni. E questo oggi è molto difficile per un malato di cancro. E’ vero ha diritto a cure anche molto costose, tra le più costose di quelle che le farmacologia rende disponibili per i malati. Ma una volta terminato l’iter caratterizzato da interventi chirurgici, radioterapie e chemioterapia, è come se il sistema assistenziale si chiudesse a riccio e dicesse al malato: ora basta. Hai avuto tutto quello di cui avevi bisogno; tutto quello che potevo darti. Ma non è così. Proprio quando il malato intravede la fine del tunnel scatta in lui prepotentemente non solo la volontà di vivere, ma la volontà di vivere la sua vita tornando al lavoro, agli impegni sociali e familiari, alle attività sportive. Ha voglia di normalità, anche perché ha imparato ad amare la sua normalità e ad apprezzarla più che mai come un dono. Ma per questo serve un vero e proprio progetto di riabilitazione che lo accompagni fino al pieno reinserimento sociale, altrimenti, paradossalmente si ammalerà di nuovo. Cambierà la sintomatologia, e ogni piccolo sintomo aprirà la strada al sospetto di una ripresa della malattia; si creerà la necessità di nuovi ed estenuanti accertamenti; si accentuerà il disagio psicologico con nuove manifestazioni di tipo ansioso-depressivo; e si farà ricorso ad esigenze come un pensionamento anticipato; il ricorso a forme socio-assistenziali che supportino il senso di fragilità esistenziale. Tutto ciò ce lo insegnano i malati-guariti e questo nuovo termine non sembri un ossimoro, perché in realtà rappresenta il vissuto di malati non ancora guariti, perché li abbiamo defraudati di quel complemento della loro terapia che si chiama riabilitazione. Per questo è nostra intenzione chiedere al Ministro della Salute, onorevole Beatrice Lorenzin, un drg specifico per la riabilitazione oncologica, perché ha aspetti del tutto peculiari. Vorremmo ovviamente che rientrasse tra i LEA e che per le persone che se ne faranno carico ci fosse un iter formativo ad hoc. E in questo iter chiameremmo a fare da maestri proprio quei malati-guariti, ormai diventati esperti in qualità di vita, capaci di marcare un itinerario che solleciti costantemente la responsabilità del malato e alimenti la sua voglia di vivere fornendogli al tempo stesso gli strumento necessari per ottenere i migliori risultati possibili nei tempi più brevi possibili”, conclude la Binetti.

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Riabilitazione motoria e sclerosi multipla, i meccanismi del danno e le strategie del recupero

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2016

sclerosi_multiplaBologna Venerdì 19 febbraio, dalle 9.00, presso il Savoia Hotel Regency. Misurare l’efficacia della riabilitazione nei pazienti con sclerosi multipla con vari gradi di disabilità. E’ il tema al centro del convegno Riabilitazione motoria e sclerosi multipla, i meccanismi del danno e le strategie del recupero in programma a Bologna, organizzato da Sergio Stecchi, responsabile della Riabilitazione Sclerosi Multipla dell’ISNB, Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna. I maggiori esperti neurologi e neuroriabilitatori, in ambito nazionale e internazionale, faranno il punto sui nuovi approcci, di cura, diagnosi e riabilitazione, tanto più efficaci se tarati sulla complessiva qualità della vita delle persone malate e delle famiglie che se ne prendono cura. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale. Può manifestarsi con disturbi visivi, fatica, disturbi della sensibilità tattile, che possono associarsi, fino al 70% dei casi, a disturbi cognitivi legati a funzioni quali memoria, attenzione o linguaggio. In Italia, le persone con sclerosi multipla sono circa 63.000 (5.000 in Emilia Romagna con 250 nuovi casi all’anno), in gran parte donne, colpite per cause ancora non note in numero doppio rispetto agli uomini. Negli anni, la ricerca scientifica ha compiuto notevoli progressi riuscendo a individuare terapie capaci di rallentare la progressione della malattia e contrastare i disturbi cognitivi.La Riabilitazione dell’ISNB è punto di riferimento in area metropolitana per la diagnosi e la cura dei pazienti con Sclerosi Multipla e con spasticità, e si caratterizza per gli interventi riabilitativi per mantenere o rafforzare, se possibile, le abilità ancora presenti. Garantisce piani terapeutici personalizzati, per limitare il più possibile lo sviluppo di disabilità e ridurre il ricorso alla ospedalizzazione, grazie ad un team multispecialistico composto da neurologi, fisiatri, fisioterapisti, infermieri, psicologi e logopedisti. Alle attività del team concorrono, in relazione alle necessità di cura e assistenza del paziente, anche specialisti esterni o come psichiatri, neurofisiologi, urologi, oculisti, cardiologi, ginecologi, nutrizionisti, reumatologi.La struttura collabora con le principali realtà italiane e internazionali impegnate nella ricerca sulla Sclerosi Multipla, e partecipa a trial clinici e protocolli operativi per la sperimentazione di farmaci di ultima generazione. Promuove attività di ricerca nell’ambito della rieducazione e della riabilitazione, in sinergia con altre unità operative dell’Azienda USL di Bologna, con l’Università degli Studi di Bologna e con numerose aziende sanitarie italiane. Ospita, inoltre, i tirocini per gli studenti dei corsi di laurea in Fisioterapia e in Scienze Infermieristiche, e per gli specializzandi dei corsi di laurea in Neurologia e Psicologia.Nel 2015 ha seguito 1.300 pazienti, effettuando 4.000 visite ambulatoriali e 24 ricoveri in day hospital. Oltre il 50% dei pazienti proviene da fuori Bologna o da altre Regioni.

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Sclerosi multipla e riabilitazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

sclerosi_multiplaNon bastano tre cicli di poche sedute di riabilitazione, è ora di cambiare: la ricerca dimostra che una riabilitazione costante e personalizzata funziona come una terapia e cambia la storia quotidiana della sclerosi multipla.Unica tra le associazioni di persone con malattie neurologiche, AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) ha proposto al Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) un workshop scientifico centrato sulla «neuro-riabilitazione» che mette al centro «la persona e le cure integrate».Luca Prosperini (Università La Sapienza – Dipartimento Neurologia e Psichiatria Ospedale Sant’Andrea –, Roma), vincitore del Premio Rita Levi Montalcini 2015, ha evidenziato che «in una recente revisione della letteratura scientifica sulla riabilitazione, sono stati individuati 16 studi secondo i quali la riabilitazione motoria e cognitiva innesca un cambiamento funzionale e strutturale della plasticità cerebrale, con una correlazione diretta tra quanto una persona migliora funzionalmente dopo il trattamento e quanto migliora anche la funzionalità e la struttura cerebrale misurata attraverso risonanza magnetica».Proprio l’utilizzo della risonanza magnetica nella ricerca, per cui AISM è stata tra i pionieri in Italia, sta dunque segnando un cambio di paradigma, un salto di qualità nella capacità di misurare effettivamente non solo quanto la riabilitazione consente di migliorare nell’uso di una mano o di una gamba, ma anche il correlato cambiamento che un trattamento può indurre nella plasticità del sistema nervoso centrale e nella capacità di ogni persona, a qualsiasi età e in qualsiasi situazione di disabilità già acquisita, di recuperare i danni prodotti dalla sclerosi multipla.La professoressa Matilde Inglese (Mount Sinai School of Medicine, New York) ha presentato le diverse tecniche con cui la ricerca svolta con risonanza magnetica sta ‘imparando’ ad evidenziare I cambiamenti introdotti dalla riabilitazione. Inglese ha mostrato come «sia soprattutto una riabilitazione attiva, orientata a compiti precisi e ad alta intensità» ad ottenere i migliori risultati.
«Ogni traning riabiliativo – ha spiegato Prosperini – è utile se viene ripetuto con costanza e trova il giusto equilibrio di intensità e fatica: se è troppo facile non serve, se è troppo difficile è frustrante e la persona si ferma. In ogni caso – ha aggiunto – la riabilitazione non fa sconti: ogni persona con SM dovrebbe poter seguire una riabilitazione costante. Come capita a un calciatore che torna da un infortunio e non è immediatamente in grado di ripetere le prestazioni cui era abituato, così, ogni interruzione nel percorso riabilitativo comporta la perdita dei livelli di abilità raggiunti con il trattamento e induce nella funzionalità cerebrale una plasticità mal adattativa che risulta dannosa».La via per una riabilitazione efficace come una vera e propria terapia è dunque tracciata, ma la meta è ancora da conquistare, come hanno riconosciuto all’unanimità i relatori del workshop. Matilde Inglese, in particolare, ha concluso il suo intervento ricordando come « bisogna ancora verificare su studi più ampi, eseguiti con gruppi di controllo, quale sia la durata e l’intensità ottimale di un trattamento; bisogna identificare quali sono i predittori su chi risponderà meglio ai trattamenti ed effettuare nuovi studi in particolare sulle persone con forme progressive di SM, coloro che forse hanno più necessità di interventi riabilitativi adeguati. Infine, sarà importante indagare come la riabilitazione interagisca con i trattamenti farmacologici e con le nuove tecniche di stimolazione cerebrale».Durante il workshop i ricercatori della Fondazione di AISM, Giampaolo Brichetto e Andrea Tacchino, hanno presentato interessanti sviluppi di progetti di ricerca che l’Associazione sta realizzando nel campo del monitoraggio della malattia attraverso le applicazioni mobili come smartphone e tablet (Mobile Healthcare) e nella messa a punto di applicazioni innovative per effettuare a domicilio una riabilitazione cognitiva intensiva, che si calibra progressivamente sulla risposta fornita da ciascuna persona e, dunque, consente di personalizzare ciascun trattamento in vista di una maggiore efficacia.Presentati, infine, da Brichetto alcuni interessanti preliminari ottenuti con il progetto «PROMOPROMS» che, su un campione di circa 800 persone seguite dai Centri riabilitativi AISM, sta individuando un nuovo profilo di indicatori per monitorare, prevedere e trattare in anticipo la progressione della disabilità nella SM, prevenendone il più possibile l’aggravamento.La ricerca in neuro riabilitazione, come sta avvenendo per le terapie farmacologiche, sta dimostrando dunque che la personalizzazione, il corretto monitoraggio, la capacità di anticipare le scelte terapeutiche ed effettuare adeguati esercizi e trattamenti terapeutici neuro riabilitativi il più precocemente possibile possa essere un punto di svolta nella cura della sclerosi multipla.
«Questo simposio – ha concluso Paola Zaratin, Direttore Ricerca Scientifica della Fondazione di AISM – conferma che la ricerca in riabilitazione sta individuando concretamente le evidenze scientifiche che consentono, come vuole l’Agenda della Sclerosi Multipla 2020, di riconoscere «la valenza di cura dell’intervento riabilitativo»e , dunque, di rendere migliore la vita reale delle persone con SM».

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Prevenzione e riabilitazione dalle droghe

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 febbraio 2015

E’ notizia recente della quasi morte di un quindicenne milanese a causa dell’abuso di marijuana e hashish. Abuso che ha portato questo adolescente in uno stato di coma per 20 giorni. Varie e diverse le cause ipotizzate: l’eccessivo quantitativo assunto, la qualità scadente delle droghe assunte, una preesistente patologia di cui il ragazzo soffriva. Purtroppo non c’è nessun accenno a quella che è una recente causa di effetti indesiderati e pericolosissimi che l’assunzione di marijuana sta provocando in chi l’assume: oggi la marijuana è più potente che mai! Infatti la potenza media della droghe aumenta di anno in anno. Nella marijuana sono presenti numerose tossine, ma l’elemento chimico intossicante più potente che vi è contenuto è il THC o tetraidrocannabinolo. Con l’introduzione di nuovi metodi di coltivazione la quantità di THC contenuta nella marijuana è pesantemente aumentata. Esiste infatti sul mercato una forma di marijuana che è molto più potente, denominata “sensimilla”. Basti pensare che tra il 1986 ed il 2009 la potenza media della marijuana è aumentata dal 3% di TCH a quasi il 10%, mentre nella sensimilla la concentrazione di THC è stata trovata a più alte percentuali, persino fino al 37% e pertanto 10 volte più potente e forte della marijuana del passato. Chiaramente l’uso di una droga più potente procura conseguentemente maggiori effetti indesiderati come quelli, per esempio, che tristemente hanno colpito il quindicenne milanese. La notizia sulla intossicazione dell’adolescente illustrava inoltre come le attività di controllo nelle scuole, da parte delle Forze dell’Ordine, fossero delle misure assolutamente indispensabili per reprimere il fenomeno dello spaccio. Ovviamente va bene la repressione, ma forse varrebbe la pena mettere una maggiore attenzione su una particolare strada che dovrebbe essere battuta maggiormente: la prevenzione! Una semplice, diretta e non allarmistica informazione che porta gli studenti ad una maggiore consapevolezza sulle diffuse falsità che ammantano l’uso di droghe ed alcool, magari spiegata da chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma di questa piaga sociale, ma che ne è uscito e che è quindi in grado di colpire gli studenti con una storia vera, reale, ma non da reality, che possa parlare lo stesso linguaggio dei ragazzi è certamente in grado di produrre molti più risultati di una “bella romanzina” o di innumerevoli statistiche e percentuali. Da diversi anni l’associazione Narconon Sud Europa svolge con successo, soprattutto nelle scuole, conferenze di prevenzione portando testimonianze vere di storie vissute da persone che oggi possono orgogliosamente affermare di aver vinto la propria sfida con la droga e l’alcool. Chi fosse inoltre interessato ad approfondire questo argomento o ricevere informazioni relative ad altre droghe, può contattare l’associazione Narconon Sud Europa allo 02.36589162 e richiedere una copia gratuita dell’opuscolo “10 cose che i genitori potrebbero non sapere riguardo alla marijuana”.

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“The Walking Mind”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 dicembre 2014

docscient_SlideIl film documentario dedicato al progetto di ricerca della Fondazione Santa Lucia vince la quarta edizione dell’International Scientific Film Festival di Roma. The Walking Mind è il film documentario vincitore del IV International Scientific Film Festival di Roma. Una storia di uomini e tecnologia, che si intrecciano nel racconto del regista Andrea Fasciani, aprendo al pubblico le porte dei laboratori della Fondazione Santa Lucia. È qui che sono avvenute le fasi finali di un progetto europeo di ricerca durato quattro anni e che ha coinvolto anche Centri e Università in Belgio, Germania, Islanda e Olanda. L’obiettivo raggiunto: restituire la capacità di camminare a chi da anni è in sedia a rotelle. Il protagonista: un concentrato di tecnologia indossato da Alessandro, Emanuele, Giovanni e Marius per tornare a camminare sulle proprie gambe.The Walking Mind accende i riflettori su un settore della ricerca bioingegneristica, che dall’inizio del nuovo millennio punta a robot capaci di restituire a soggetti paraplegici l’equilibrio e il movimento. Il loro nome tecnico è “esoscheletri”. “Come dice la parola stessa – spiega il Prof. Marco Molinari, Direttore del Dipartimento di Riabilitazione Neurologica della Fondazione Santa Lucia – si tratta di uno scheletro esterno al corpo, dotato di motori che muovono un complesso sistema di articolazioni meccaniche controllate da sensori e sistemi digitali. La sperimentazione ha dimostrato la possibilità di rimettere un paziente nelle condizioni di camminare. Non possiamo ancora parlare di un utilizzo nella vita quotidiana, ma il futuro è quello”In attesa del futuro, The Walking Mind mostra da vicino il presente, nei pensieri e nelle sensazioni dei protagonisti: “Stai in piedi e alla fine cammini da solo – racconta Emanuele dopo la sperimentazione – È una bella sensazione. Con l’esoscheletro sono tornato a vedere le cose come le vedevo tre anni fa”.“Il linguaggio cinematografico avvicina ciò che è lontano – ha commentato il regista, Andrea Fasciani, in occasione della premiazione, avvenuta oggi presso la Casa del Cinema di Roma – La scienza, per essere compresa dalla gente, ha bisogno del suo supporto. Solo così i progressi scientifici possono divenire consapevolezza collettiva e dare risultati positivi su larga scala”. (foto docscient)

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Pazienti in dimissione

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2012

Milano

Cernusco sul Naviglio (Italy) - Naviglio Marte...

Cernusco sul Naviglio (Italy) - Naviglio Martesana Italiano: Naviglio Martesana a Cernusco sul Naviglio (MI) (Photo credit: Wikipedia)

. Il Centro di riabilitazione psichiatrica Sant’Ambrogio Fatebenefratelli di Cernusco sul Naviglio (MI), a partire dal 16 aprile 2012 metterà a disposizione dei residenti della Regione Lombardia la nuova Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza – CRA “Fra Raimondo Fabello”, per l’accoglienza di 16 pazienti in dimissione dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG) di riferimento. Il servizio vuole essere di supporto al progetto di chiusura degli OPG, offrendo agli ospiti in dimissione l’accompagnamento al reinserimento territoriale nelle varie forme: in casa o in una struttura residenziale più “leggera” per la prosecuzione del programma riabilitativo. L’offerta riguarda persone che sono al termine del loro percorso istituzionale e devono affrontare la dimissione e il reinserimento nella società, momento molto critico e gravato da forte ambivalenza. Risponde inoltre al bisogno di sostanziare le nuove disposizioni legislative in materia con risposte pratiche, che consentano l’avvio effettivo di percorsi di reinserimento e graduale restituzione sociale per persone per cui non sussista più l’attualità di pericolosità sociale, ma necessitino ancora di un ambito riabilitativo sufficientemente assistito.Si tratta di persone che hanno spesso alle spalle situazioni familiari difficili o comunque non in grado di offrire sostegno e che non hanno una rete sociale che possa sostenerli in modo adeguato, cessato il contenimento, repressivo ma anche di supporto, che l’istituzione ha garantito loro, spesso per periodi molto protratti. Il programma riabilitativo si rivolgerà soprattutto alla dimensione dell’ “abitare” e delle attività della vita quotidiana a cui tutti gli Ospiti saranno chiamati a collaborare, nella misura delle loro capacità: verrà promossa la partecipazione e la condivisione in modo che tutti si sentano responsabili della vita nella comunità. La richiesta di ammissione da parte del DSM della sola Regione Lombardia va condivisa dalla Direzione dell’OPG di provenienza ed autorizzata dall’ASL di competenza.
Il Centro Sant’Ambrogio della Provincia Lombardo-Veneta Fatebenefratelli – Ordine di San Giovanni di Dio, presenza storica di Cernuasco sul Naviglio (MI) opera nell’assistenza psichiatrica dal 1939. In armonia con la missione dell’Ordine dei Fatebenefratelli, che consiste nell’attribuire piena centralità al valore della persona umana, il Centro è in grado di offrire percorsi curativi, riabilitativi e di reinserimento sociale differenziati secondo le diverse patologie in un ambiente che consenta l’autonomia delle persone, la loro capacità di apprendere dall’esperienza, che faciliti momenti di relazione con gli altri sviluppando una dimensione di domesticità.

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Niguarda presentazione “Lokomat” per riabilitazione lesioni midollari

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

Milano 24 Febbraio 2012 – ore 11.00 Unità Spinale Unipolare – Palestra – 2° piano Il direttore generale Pasquale Cannatelli, unitamente alla dott.ssa Giovanna Oliva (presidente AUS Niguarda), al direttore sanitario Giuseppe Genduso, al direttore amministrativo Marco Trivelli e al direttore dell’USU Tiziana Redaelli accolgono l’assessore Bresciani e le altre autorità nell’atrio dell’Unità Spinale. All’inaugurazione presenzierà il Caporal Maggiore degli Alpini Luca Barisonzi. Rimasto gravemente ferito in Afghanistan in un attentato il 18 gennaio 2011 e seguito un percorso riabilitativo per diversi mesi presso l’Unità Spinale di Niguarda, Barisonzi si è impegnato in prima persona per promuovere la raccolta fondi a favore dell’apparecchiatura “Lokomat”, mobilitando le organizzazioni degli Alpini e sensibilizzando con la sua testimonianza numerosissime persone.
L’Unità Spinale Unipolare di Niguarda è oggi l’unico Centro in Lombardia che può avvalersi dell’utilizzo esclusivo del “Lokomat” per la riabilitazione delle persone che hanno riportato esiti di lesione incompleta al midollo spinale.
Ore 11.05 Il saluto di benvenuto del direttore generale Pasquale Cannatelli
Ore 11.10 Come è nata l’iniziativa “Lokomat” (T. Redaelli – G. Oliva)
Ore 11.20 Il saluto dell’Assessore Luciano Bresciani
Ore 11.25 Il mio impegno per il Lokomat (Luca Barisonzi)
Ore 11.30 Il saluto del Comandante dell’8° Reggimento Alpini (Col. Michele Merola)
Ore 11.35 I molti grazie che dobbiamo per questo risultato (ai benefattori)
Ore 11.40 Il funzionamento del “Lokomat” (G. Brozzi)
Ore 11.50 Ma non è finita…l’impegno continua con lo “Spazio Vita” (G. Oliva – T. Redaelli)
Seguirà dimostrazione pratica – 12.00 primo gruppo (con autorità e giornalisti)
12.10 secondo gruppo (i restanti) e in chiusura rinfresco per tutti.

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L’uragano che non fa notizia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2012

Map of Pondicherry Region, Union Territory of ...

Image via Wikipedia

Non ha fatto notizia l’uragano Thane, che il 30 dicembre ha colpito violentemente la costa sud orientale dell’India. Tuttavia, nel distretto di Cuddalore e di Puducherry si contano un centinaio di morti e un numero imprecisato di dispersi. Gli operatori di CIAI, presenti nella zona, riferiscono dall’ufficio di Puducherry che sono dispersi 40 bambini disabili della Satya School, istituto per bambini con bisogni speciali e sostenuti attraverso il CIAI da numerosi donatori italiani. L’uragano si è abbattuto con violenza sui villaggi dei pescatori, quelli stessi in cui CIAI è intervenuto nel post tsunami nel 2004. L’ong italiana ha lanciato una raccolta fondi per fronteggiare l’emergenza delle popolazioni colpite : sul sito http://www.ciai.it sono pubblicate tutte le indicazioni per donare. Ecco la testimonianza di Paola Scelzi, operatrice della sede CIAI di Puducherry: “La città è devastata, 100mila alberi sono crollati e gli edifici hanno subito notevoli danni. L’acqua ancora scarseggia e la fornitura di energia elettrica non è costante. Lo staff CIAI sta bene. Oggi ho visitato i villaggi dove risiedono i bambini che fanno parte del programma di sostegno a distanza e la situazione è ben più tragica. Moltissime case distrutte e le persone sfollate. Scarseggiano acqua e cibo”. Chitra Shah, è direttrice della scuola Satya: “Stiamo cercando di contattare tutte le famiglie: alcune di loro hanno subito pesanti danni alle abitazioni ma, la cosa più preoccupante è che mancano 40 bambini con le rispettive famiglie. La scuola è stata pesantemente danneggiata: il tetto è quasi interamente scoperchiato e l’acqua è entrata nei locali dove abbiamo anche le attrezzature per la riabilitazione. Alcune pareti sono crollate sotto il peso degli alberi che si sono abbattuti sulla struttura”.

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Nuovo primario psichiatra dei Riuniti

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

Bergamo Emi Bondi, 52 anni, è il nuovo primario della Psichiatria I degli Ospedali Riuniti. Toscana d’origine, ha studiato Medicina all’Università degli Studi di Pisa, dove si è anche specializzata in psichiatria alla scuola del prof. Giovanni Cassano, con un lavoro sperimentale sulla riabilitazione dei pazienti con disturbi alimentari, che ancora oggi è uno degli ambiti di maggiore interesse nell’attività clinica e manageriale della dottoressa Bondi. Terminati gli studi, lascia la Toscana per un incarico di 6 mesi all’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna. “L’opportunità è arrivata grazie a un contatto ottenuto da un compagno di corso – ricorda Emi Bondi -. Doveva essere una posizione temporanea, ma in Valtellina poi ci sono rimasta per 16 anni.” È così che nel 1996 inizia la sua carriera al CPS di Bormio, di cui diventerà responsabile nel 2002. Nel 2009 ottiene l’incarico di sostituto temporaneo del primario del reparto di Psichiatria del presidio di Morbegno, che ha mantenuto fino al giugno scorso. Tra gli obiettivi del suo mandato, quello di dare una risposta di cura soprattutto ai giovani, perché è tra i ragazzi adolescenti o poco più che ventenni che nascono le patologie psichiatriche, difficili da intercettare e per questo troppo spesso trascurate. Grande attenzione sarà riservata anche alle famiglie dei pazienti, che, esattamente come il malato, si trovano a vivere momenti molto difficili, ma che possono svolgere, se adeguatamente coinvolti, il ruolo di preziosi alleati di tutti i professionisti che sono direttamente chiamati alla cura e alla riabilitazione dei malati psichiatrici. Emi Bondi, terzo primario donna dei Riuniti, promette anche particolare attenzione al mondo femminile, perché in certi periodi della vita, come la gravidanza e il post partum, le donne si trovano a vivere una condizione mentale molto fragile, che necessita di sostegni adeguati.

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Ospedali e dismissioni a Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

“L’attuazione di provvedimenti che porterebbero alla riduzione di centosessanta posti letto della Fondazione Santa Lucia, nonché alla presunta dismissione del polo universitario di logopedia e fisioterapia, causerebbe gravissime difficoltà a centinaia di persone colpite da gravi disabilità neuromotorie e una pesante perdita in termini di professionalità specializzata. Inoltre, si verrebbe a creare, nel Lazio, un’anomala situazione di monopolio del privato in un settore delicatissimo come quello della riabilitazione. In considerazione di questo, e sottolineando la gravità di una prolungata mancanza di risposte da parte della Presidente della Regione Lazio Renata Polverini, abbiamo chiesto, nuovamente, di acquisire ogni utile elemento di conoscenza al riguardo, mediante apposita relazione, per la tempestiva adozione di eventuali adempimenti di nostra competenza”. E’ quanto dichiarato dal Leoluca Orlando, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali in merito alla ventilata ipotesi di chiudere alcuni reparti della Fondazione Santa Lucia. “Facendo seguito richiesta di relazione del 30 marzo scorso e al successivo sollecito dello scorso 21 giugno – si legge nella lettera inviata da Orlando alla Polverini – e in considerazione delle possibili ricadute assistenziali ed occupazionali che potrebbero derivare dai prospettati tagli, rinnovo la richiesta di riferire urgentemente, alla Commissione da me presieduta, ogni utile elemento di conoscenza al riguardo. In caso di ritardo o incompletezza nell’inoltro della relazione, la Commissione si riserva di intraprendere iniziative conformi ai poteri di inchiesta ad essa conferiti, ivi compresa la convocazione in audizione della S.V. in Commissione plenaria”.

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Fondazione S. Lucia e le cifre della Regione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Roma. “Spiace dover ancora una volta constatare come la Presidente Renata Polverini sia inattendibile nelle sue dichiarazioni o, è un’ipotesi, sia costantemente male informata dai suoi collaboratori”, è il commento della Direzione dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia in merito all’importo che la Regione Lazio avrebbe corrisposto all’Istituto di riabilitazione neuromotoria nel 2011. In realtà, la Fondazione Santa Lucia ha ricevuto dall’inizio dell’anno corrente soltanto 22,4 milioni di euro e non i 48 milioni di euro dichiarati dalla Presidente Polverini. Non si capisce quindi da dove la Governatrice abbia ricavato questo importo o perché i suoi uffici tecnici lo abbiano fornito alla Presidenza della Regione. Per il 2010 invece la Regione Lazio aveva proposto alla Fondazione un contratto di remunerazione per complessivi 51 milioni di euro a fronte dei 65 milioni chiesti dall’Istituto per coprire i costi delle prestazioni erogate. Tale contratto non è stato firmato dall’amministrazione della Santa Lucia perché palesemente incongruo e perché non avrebbe fatto altro che aggiungere altro disavanzo di bilancio a quello già cumulato negli anni precedenti. Su tale aspetto la Fondazione sottolinea ancora una volta di aver ripetutamente chiesto di far valutare da un organismo tecnico terzo il reale valore e i costi delle prestazioni fornite dall’Istituto e di giungere quindi a un accordo realmente congruo. “Purtroppo ormai la Regione fornisce numeri in libertà, destituiti di fondamento – sottolinea la Direzione della Fondazione – non contribuendo, in questo modo, a fare opera di trasparenza e a cercare una soluzione accettabile nell’ambito del piano di rientro sanitario, a cui la Governatrice deve sicuramente fare riferimento. Se viene male informata, allora diventa ancora più necessario e urgente un confronto diretto con lei. Confronto a cui continuiamo a dare la nostra immediata disponibilità”

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Accordo sulla riabilitazione

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2011

Lanciano-Vasto «Che un’iniziativa finalizzata a garantire una risposta appropriata a patologie gravi e di grande impatto sociale potesse diventare oggetto di polemiche e interpretazioni distorte, a dir poco stupisce»: è quanto afferma il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, in riferimento ad alcuni commenti sull’accordo tra l’Azienda e le strutture private per garantire continuità assistenziale ai pazienti colpiti da gravi patologie che, pur superata la fase acuta, hanno ancora necessità di essere curati e, soprattutto, di un percorso riabilitativo di qualità.Si tratta, insomma, di un provvedimento che tra l’altro produce anche l’effetto di liberare posti letto, un problema che affligge soprattutto l’Ospedale di Chieti, a causa dell’elevato numero di ricoveri che registra e che ha costretto nei mesi scorsi molte unità operative a fare ricorso alle tanto vituperate barelle. «Si parla tanto di eccellenza, ma alla prova dei fatti nessuno la vuole veramente – aggiunge Zavattaro –, se davanti a un accordo come quello che abbiamo raggiunto in questi giorni si vuole a tutti i costi attribuirgli un significato diverso da quello che ha. Ecco perché è fuori luogo il riferimento fatto da qualcuno alla riconversione dei piccoli ospedali: non erano attrezzati per garantire assistenza adeguata ai pazienti affetti da patologie gravi né erano organizzati per la riabilitazione necessaria per il recupero di abilità e condizioni di vita normali. Non ha senso perciò rimpiangere un tipo di struttura che non sarebbe stata utile né ai malati né alla migliore organizzazione del lavoro degli ospedali maggiori». Secondo il manager «la finalità dell’accordo, dunque, non si presta ad altre chiavi di lettura. L’intesa è stata voluta unicamente nell’intento di dare ai pazienti la dovuta assistenza e non favorisce gli interessi delle cliniche private, in quanto tale attività non comporta per l’Azienda oneri aggiuntivi: le prestazioni richieste, infatti, rientrano nel budget già assegnato a quelle strutture. Qualunque altra interpretazione è solo pretestuosa e strumentale».

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