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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘ribalta’

Autori dietro le quinte e luci della ribalta per i personaggi

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Nella tragedia, nella commedia, nella satira si sono ritrovati carichi di inusuali energie i letterati che hanno fatto non solo la storia della letteratura moderna ma hanno dischiuse le porte al teatro e al cinema offrendoci spettacoli ricchi di sensibilità originale, di lucidità, intelligenza, logica e nobiltà in equilibrio con la frenesia nel descrivere supplizi o trionfi erotici. Penso a Poe ma anche a Carlo Algernon Swinborne, a Oscar Wilde e a molti altri ancora.
Un Wilde della “Geole de Reading” dove il suo protagonista è la vittima del puritanismo inglese.
Le sue narrazioni hanno la forza della natura che a tratti esplode nella trama che va imbastendo con la folla dei suoi personaggi che s’intrecciano con la storia della sua vita. L’obbrobrio e la prigionia lo hanno consacrato. Il leone della moda chiusa nelle case e nelle abitudini sinistre ha espiato con la propria sua sofferenza quella delle infinite bestie.
Egli ha provato il grande amore dopo aver conosciuto non altro che il piacere. E’ qui che egli de-scrive, per il soldato omicida, condannato all’impiccagione e a tutti i gradi del supplizio e geme: “E come si vedono le più spaventevoli cose nel cristallo di un sogno, noi vedemmo la oliata corda di canapa annodata alla carrucola annerita e udimmo la preghiera che il nodo della forca strozzò in un grande grido e tutto il dolore che lo scosse mentre egli mandava il grido spaventoso, e il suo straziante rimorso e i suoi sudori di sangue non da altri furono così bene conosciuti se non da chi ha vissuto più di una vita e che ora deve anche morire più di una morte!” Con l’ultimo poema di Oscar Wilde, con gli scritti dello Swinburne e dei grandi Russi, quali Tolstoj e Dostoevskij, forse nell’opera di Whitman la sensibilità altruista moderna avrebbe attinto l’espressione suprema. In “Guerra e Pace” del Tolstoj è un umile mugik, ignorante, spoglio di tutto che rivela tuttavia al principe Pietro quanto è di meglio nell’umanità. E chi non si commuove alla deliziosa creazione di Pepa, all’episodio del Tamburino? E Sonia? E il principe Andrea? E in Resurrezione pure del Tolstoj quali pagine squisite sono quelle in cui è detto come un altro principe goda al bacio pasquale che uno dei suoi giovani contadini gli dà sulla bocca: “Cristo è risorto!” E’ ancor più significativo rilevare come negli scrittori slavi o anglosassoni, si manifesta la tendenza ad abolire le distanze sociali, a comunicare con i più umili e i più socialmente destituiti. Tale sensibilità ha allargato i limiti dell’abnegazione, ha prevalso sul sublime che è nei fondatori di religioni. E’ per un’ironia capricciosa, o forse per una volontà provvidenziale questa grande poesia è fiorita e fiorisce proprio in terre tiranneggiate, insanguinate in tutti i modi come la Russia o come gli Stati Uniti d’America che è quanto dire nel cuore della civiltà, più utilitaria, più materiale, più avida, più venale, più sordida. E questo spaccato lo vediamo inevitabilmente riflesso nelle opere teatrali e nei filmati. (Riccardo Alfonso)

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Luci della ribalta parte undicesima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci della ribalta parte undicesimaAssaggi di stagione (Italian Edition) Kindle Edition. Confesso di non essere stato capace di leggere per intero Le mille e una notte per via di quell’intrecciarsi frenetico di una storia dentro un’altra vicenda e che finiva per farmi smarrire il filo iniziale del discorso.
Solo il cinema e a qualche rappresentazione teatrale mi ha permesso di riavvicinarmi a questa storia fantastica e a provare, sia pure a tratti alla sua lettura.
Questa premessa la faccio pensando alle origini della letteratura spagnola e a quel mix che ne è derivato tra l’elemento letterario latino e l’influenza araba.
Non vi è dubbio che il popolo musulmano, per otto secoli dominatore della penisola iberica ha influito grandemente allo sviluppo dell’arte e della scienza spagnole prevalendo con la fresca e vasta sua lirica, con l’abbondanza delle composizioni didattico-morali, con la dottrina derivata dai greci, con le ricerche filosofiche, matematiche, fisiche. Basterebbe consultare il lessico castigliano per convincerci con i molti vocaboli introdotti dall’arabo nel lessico militare, agricolo e nell’amministrazione della giustizia.
Eppure la stessa Spagna vinta dall’Islam non dimenticò la gloria che ebbe dal suo Quintiliano, il quale aveva legiferato e dominato nella prosa di Roma come critico e come oratore, dall’epica di Lucano, dalla satira di Marziale, dalla filosofia di Seneca e tutti generati dal suo suolo.
La viva tradizione romano-spagnola è derivata dal vasto e importante contributo che ancora oggi gli spagnoli portano al mondo cattolico latino. In proposito il Sanvisenti osservava: “Aquilino Juvenco rinchiude in esametri sonanti l’istoria evangelica e l’ingemma di reminiscenze virgiliane. Damaso celebra nelle epigrafi i trionfi dei martiri cristiani e primi tra gli spagnoli ascende la cattedra di San Pietro. Eugenio di Toledo ospita le muse atterrite dalla invasione dei Goti. Orosio assurge al concetto d’una filosofia della storia, soggiogando a un solo principio la svariata e affannosa successione degli eventi umani. Isidoro di Siviglia apre con la sua enciclopedica opera ampi orizzonti a tutte le genti dell’Occidente, avide di soddisfare la loro ansia di sapere infinita e tumultuosa,” Va anche precisato che i primi monumenti della letteratura spagnola risentono di una influenza venuta dalla Francia. Sulle prime manifestazioni letterarie spagnole campeggia la poesia epica rappresentata dal Poema del Cid. Il prezioso poema tratta le imprese dell’eroe spagnolo durante l’esilio, nonché il matrimonio delle sue due figlie con gli Infantes de Carriòn, dimostrando nella robusta semplicità della narrazione una felice intuizione del carattere eroico, nonché dei sentimenti spontanei dell’anima umana, e un ben delineato vivo senso di nazionalità. Inevitabile è il parallelo tra questo primo poema spagnolo e il primo francese la Chanson de Roland.
Così è possibile identificare dei tratti comuni per una ricerca appassionata nel trarre dalle esperienze vissute la vis vitale per una creazione artistica che ebbe i suoi inevitabili risvolti nel teatro e a dimostrare l’intensa simpatia per i misteriosi prodigi della sensibilità. (foto: luci ribalta11)

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Luci della ribalta: Parte decima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci ribalta10L’arte della rappresentazione (Italian Edition) Kindle Edition. La lettura è stata, per molte generazioni lo stile di vita di chi riempiva la propria solitudine con la meditazione e l’immaginazione.
Quante volte, infatti, i personaggi erano soliti uscire dalle pagine di un libro e diventare reali? Era un modo per materializzare una prosa a tratti arida e che pure faceva muovere i personaggi che descriveva a volte sin nei minimi particolari e metteva a nudo i loro più riposti segreti.
Forse così è nato il teatro con il guitto che scendeva nell’arena e si immedesimava nella parte del narratore recitante e chi l’ascoltava ritornava al racconto e gli dava un senso, lo vedeva materializzarsi sotto gli occhi e lo seguiva ancor meglio mentre le parole uscivano dalla loro prigione nel chiuso di una pagina tra le tante che ispessivano la pubblicazione.
Oggi questa trasposizione in alcuni casi è impraticabile per via del ritmo che abbiamo imposto al nostro vivere tra il lavoro, le piccole faccende casalinghe, gli affetti familiari che richiedono tempo e attenzioni e quant’altro.
Nell’ecclettismo spaventevole del pensiero contemporaneo è sterile pretesa quella di rincantucciarsi in un angolo e di là occhieggiare umile e incapace di liberi voli perché una lettura può diventare un lusso che non possiamo più permetterci.
Mi riferisco, ovviamente, ai libri letterari, a una letteratura colta, al riaccostarsi ai classici, a farne un motivo di personale appagamento nella maturità e non certo in quel tempo dove si studia e si legge per imposta necessità e non per libera scelta.
E’ un discorso che non è rivolto solo agli altri ma include anche me. Ora credo di essere giunto a qualche pratico risultato usando razionalmente un metodo che molti praticano, ma non tutti bene. Mi servo, cioè, di una sorta di diario quotidiano, non fatto di date, di titoli e di appunti, ma di cose intime e personali, di tutto quel mondo fuggevole di impressioni e di meditazioni e di desideri e di sogni che sorge e s’illumina nelle nostre ore più inerti.
Del libro letto e del sentimento provato, non mi curerò di catalogare il tempo e la dorata e l’origine ma la intensità, la forza di gaudio o di sofferenza. Avrò come un termometro graduale e ogni giorno ascendente del mio spirito.
Allora ogni più fugace e labile lettura troverà modo di mutarsi in elemento della mia cultura e della mia intelligenza. Acquisterò una sempre più interiore abitudine all’analisi, alla scelta, alla riflessione, alla sintesi, in quel cercare e sognare ciò che più vicino mi è e più utile, e insieme una sempre più industre facilità nel rendere per iscritto i miei più minuti pensieri.
Da qui parte la voglia di dare contenuti rappresentativi che permettano di comunicare, di spiegare, di dare un senso alla vita, di saggiare i sentimenti e di renderli ove possibile condivisibili.
E qui entro immancabilmente nel suggestivo mondo dell’arte e dove ogni arte manifesta il desiderio di accostarsi all’arte sorella. I pittori introducono gamme musicali, gli scultori del colore della pittura, i letterati dei mezzi plastici nella letteratura e gli altri artisti calcano le scene e danno corpo alle nostre fantasie. (foto: luci ribalta10)

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Luci della ribalta: parte ottava

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci ribalta8Il tocco dell’artista (Italian Edition) Kindle Edition. Il teatro è imitazione del vero. Una realtà che si riempie di meraviglia allo sbocciare di un fiore, al sorgere del sole, alla contemplazione delle notti stellate, alla ricerca di un fraseggio che sappia dare vita e significato alle cose che facciamo e ai rapporti che intratteniamo con i nostri simili. Nel racconto delle cose vissute o osservate negli altri il nostro animo si educa alla comprensione che si ripone nella dominazione armonica della natura.
L’essere umano diventa così un investigatore psichico raffinatissimo che non solo osserva e commenta, raffronta e critica, ma cerca l’imitazione presentando ai suoi simili ciò che sia-mo, ciò che vorremmo essere, ciò che le nostre più intime suggestioni e la mutevolezza dei nostri sentimenti possono disvelare. Così il pensiero cerca una forma attraverso la quale manifestarsi e al tempo stesso esorcizzare le sue paure, il terrore delle cose tenebrose e l’idea stessa della morte. In questo modo cerca d’allontanare l’amaro calice riducendo l’angoscia che lo pervade e cercando di portare la sua mente alle cose belle e all’armonia della propria anima. Questa è la predisposizione più efficace per allontanarci dalle tenebre e presentare ai nostri occhi il sorriso dolcissimo di una primavera di luci e di tinte e che il poeta ci ha richiamati con questi versi:
Quali i fioretti del notturno gelo
Chinati e chiusi, poi che il Sol gli imbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo:
tal mi fec’io di mia Virtute stanca
Così la mente richiama le belle immagini, le armonie dell’anima e allontana le lugubri cose e le sue dissonanze. E questo frutto del pensiero trova la sua maturazione nell’agire umano sia nel modo d’interpretarne la parte nella vita reale sia nella finzione teatrale.
In entrambi i casi la nostra opera è imperitura e esclusiva e maggiormente si esalta se riu-sciamo ad ispessirla con la fedeltà alla sapienza acquistata con l’occhio sensibile e indaga-tore pur lasciando libera la fantasia di assurgere al più alto lirismo.
Non sono, ovviamente, solo pensieri pittorici, sempre trasmutati in visioni ritmiche e colorite, sotto l’impeto dell’estro e le potenze creatrici del genio, ma sanno anche cogliere l’amaro della vita nelle pieghe meno osservate, nel tratteggio delle feroci ire impastate sovente di vanità, di orgoglio, di miserie e di grettezze. Sono sentimenti connaturati alla natura umana senza escludere alcuno perché ci asserviamo alle nostre miserie che ci prendono e ci tengono alla gola. Ma abbiamo, per nostra fortuna, la capacità di prenderci in giro, di ridere sulle nostre debolezze, e questo esercizio lo affidiamo alla commedia e alla satira e siamo capaci di proporli in uno spettacolo teatrale con un copione nel quale abbiamo riversato tutta la nostra saggezza e sagacia. Sono le poche cose che ci consolano perché sono molte quelle che ci affliggono e facciamo dell’eternità un nulla e del nulla una eternità. E ciò ha così vive radici in noi che tutta la nostra ragione non può rimediare. (foto: luci ribalta8)

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Luci della ribalta: parte settima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci ribalta7La scena s’illumina (Italian Edition) Kindle Edition. Uno dei miei sogni chiuso a doppia mandata nel cassetto dei miei ricordi è stato quello di poter avere la capacità di scrivere un’opera che fosse ripresa da un regista o da un drammaturgo per poter calcare in qualche modo gli eventi sia se scorrono lungo un tracciato di celluloide sia a teatro o vice versa.
Questo perché lo spettacolo mi ha sempre affascinato. Intendo, ovviamente, quelle rappresentazioni che riescono a coniugare alla perfezione l’abilità dell’attore e del cast nel suo insieme e a farne una trama avvincente.
Credo che tutto questo non dipenda solo da una mia particolare inclinazione quanto dalla capacità innata negli esseri umani di voler immaginare le storie narrate nei libri dando un’anima e una sembianza ai personaggi descritti dall’autore come se possedessimo la facoltà d’immedesimarci nella parte e dare corpo alle ombre.
Sono altresì convinto che i maggiori capolavori che hanno in qualche modo calcato le scene siano il ricavato di molte letture da parte degli autori teatrali e cinematografici.
Un filone che ho trovato molto interessante, anche perché a me è parso congeniale allo spi-rito dell’arte, sono le opere dei romanzieri e novellisti russi del XIX secolo. Essi, a mio avvi-so, hanno dimostrato ampiamente la carica portentosa che esprimono i loro scritti, le situazioni che rappresentano raccolte da una realtà che è a volte quella personale e quindi misurata con il metro dell’esperienza diretta o desunte da quelle vissute da amici e familiari.
Un argomento che ho rilanciato in alcuni miei scritti è quello che proviene dalla suggestiva monografia di un caso curioso descritto da Leonid Andreief. Si tratta dello sviluppo graduale della follia in un medico nella fase ancora imprecisa del male, quando il germe della demenza si è affermato nel senso che la volontà è quasi nulla e l’uomo sente il bisogno imperioso di fare ciò che l’idea fissa gli suggerisce (nel caso particolare si tratta di assassinare un amico) per quanto la coscienza non sia completamente abolita.
Questo delitto è compiuto dal medico nello stato di semi-coscienza dove vi albergano, conflittualmente, due tendenze contrapposte sino al punto da convincerlo d’essere realmente matto. Da qui le mie riflessioni sulla follia e se essa non fosse solo un atto demenziale ma un codice di comportamento derivante da un’anomalia genetica che inverte i valori ma al tempo stesso fa capire al soggetto, che sta vivendo questa realtà, che qualcosa non funziona nel suo modo di ragionare se la maggioranza dei propri simili è di tutt’altro avviso. Alla fine è così forte il condizionamento proveniente dalle sue alterazioni mentali, e qui parlo soprattutto del mio personaggio, che prevale la violenza e del male che genera se ne fa una ragione e, purtroppo, in favore della sua devianza. Così a mio avviso nasce e vive tra di noi il carnefice che non comprende, e di conseguenza non accetta, i valori condivisi e fa della brutalità la sua ragione d’essere.
E come non ritrovare, a questo punto, il comune filone della trama da me imbastita nelle novelle di Andreief con la sensibilità morbosa, l’ironia fredda e quasi ingenua, la visione allucinante delle anomalie e degli orrori della vita che condividono caratteri predominanti delle nostre storie.
In questo l’Andreief dipinge anche l’isolamento morale dell’uomo per il quale il mondo è divenuto un deserto e la vita un gioco d’ombre. Ciò che forma dunque l’essenza dell’ingegno dell’Andreief è l’impressionabilità estrema, l’audacia nel descrivere i caratteri negativi della realtà, delle malinconie, dei dolori della vita.
Da questo punto di vista egli ha continuato l’opera di Edgardo Poe, del quale l’influenza ha dovuto subire e trapela in modo incontestabile. Egual passione spinge questi due scrittori allo studio della solitudine, del silenzio, della morte. (foto: luci ribalta7)

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Luci della ribalta parte quarta

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

luci della ribalta 4Parte quarta (Spettacoli Vol. 4) (Italian Edition) Kindle Edition. Nel libro contenente la terza parte di “Luci della ribalta” mi sono, sia pure brevemente, soffermato, nella presentazione, su Corneille.
A lui si deve la composizione di grandi capolavori. Al riguardo ho già citato il Cid intriso d’onore castigliano e ora potrei proseguire con quelle che sono state ritenute le sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo.
Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo.
Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo.
Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. All fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva.
Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. (foto: luci della ribalta 4)

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Rumori fuori scena

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

Roma 14-15 maggio 2011 Teatro Tor Bella Monaca Rumori fuori scena commedia in tre atti di Michael Frayn regia di Leonardo Vacca personaggi ed interpreti Sig.ra Clackett: Marina Spatuzzi Roger Tramplemain: Giulio Cesari Vicky: Giulia Iobizzi Philip Brent: Diego Romeo Flavia Brent: Manuela Vacca Scassinatore: Massimo Zappalà Direttore di scena: Andrea Mileto Assistente: Loredana Melandri Regista: Vittorio De Sciscio costumi Maria Luisa Segante, Andrea Mileto luci Antonio Savi suoni Stefano Antonucci Ass. Cult. Granatina spettacolo vincitore del bando per le associazioni territoriali di Roma Capitale, Municipio VIII Sulla scena è l’antico espediente del “teatro nel teatro” ad essere il protagonista della singolare commistione fra un intreccio farsesco irresistibile ed un ironico spaccato sulla vita dei teatranti. Come da un ideale buco della serratura, lo spettatore è condotto a spiare una raffazzonata compagnia di attori che sta lavorando all’allestimento di una farsa senza ordine. Il primo atto rivela gli interpreti impegnati in una prova generale, in cui i problemi tecnici della messinscena si mescolano a quelli individuali dei singoli protagonisti. Nel secondo atto si vede la farsa finalmente in scena ma, con un nuovo e spericolato gioco teatrale, il punto d’osservazione viene portato da Frayn dietro le quinte a scoprire le ansie, le diatribe, i contrasti, le follie degli attori che vanno e vengono dalla ribalta. Nel terzo atto, infine, ancora la stessa farsa è giunta ormai alla sua ultima replica. Ma quasi più nulla funziona ed i rapporti tra gli attori sono giunti ad un passo dalla rottura insanabile. Il risultato è irresistibilmente comico. Tuttavia, accanto al trascinante divertimento di un intreccio mozzafiato, la commedia propone l’intento di ricondurre il fatto teatrale alla sua dimensione originaria di gioco, dimostrando al contempo come sulla realizzazione di un’opera teatrale influiscono soprattutto le paure, le genialità, le invenzioni ed i problemi di chi ogni sera si affaccia alla ribalta. (rumori fuori scena)

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Mostra Splendori Sacri

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

Mileto (VV) Museo statale.Tesori della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, avrà prosecuzione fino al 13 marzo prossimo. Il prolungamento dell’evento espositivo, realizzato nel Museo Statale di Mileto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, si è reso necessario in virtù del considerevole afflusso di pubblico, soprattutto giovanile e studentesco,  e delle numerose richieste pervenute. Inaugurata lo scorso 25 settembre, la mostra ha registrato, altresì, un ottimo riscontro da parte degli organi di stampa nazionali e internazionali e ha portato alla ribalta di un pubblico anche extraregionale un territorio naturalmente vocato alla cultura. La proroga è stata resa possibile grazie alla disponibilità fornita dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, e da tutti i prestatori delle opere esposte.
La mostra organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, a cura di Fabio De Chirico e  di Rosanna Caputo, permette di riscoprire tesori nascosti di indubbia bellezza e di portare alla luce opere  che evidenziano un patrimonio storico e artistico assai rilevante.
Splendori Sacri è altresì occasione per ammirare in prima assoluta il restauro del ciborio fanzaghiano di Serra San Bruno.  Il soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria Fabio De Chirico così sottolinea: <<il pubblico sta premiando il grande lavoro fatto e la qualità della proposta. Il prolungamento dell’evento è un atto dovuto anche perchè la mostra serve da “catalizzatore positivo” all’immagine  complessiva del territorio vibonese>>.

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“Luci della ribalta”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2009

Bergamo, 12 dicembre, alle 21, al Teatro Civico di Dalmine, andrà in scena lo spettacolo teatrale ‘Luci alla ribalta’, musicommedia che vuole essere un omaggio al cinema di tutti i tempi. Lo spettacolo sarà realizzato dalla compagnia ‘Il teatro delle persone’, che, nella notte di Santa Lucia, protettrice dei non vedenti, si esibirà a favore dell’Associazione ARLINO, onlus attiva nel Centro di Ipovisione e riabilitazione visiva degli Ospedali Riuniti.  La compagnia ‘Il teatro delle persone’ è composta da otto elementi ed è nata all’interno del laboratorio espressivo del Centro Diurno ‘Day Care’ del Dipartimento di Salute Mentale degli Ospedali Riuniti. Protagonista dello spettacolo un vecchio e rassegnato Charlie Chaplin, che, attraverso testi inediti, scritti dagli utenti del Day Care all’interno di un laboratorio integrato di scrittura creativa, racconta al pubblico la sua storia e mostra quelli che dice essere stati i suoi film migliori, accompagnato da originali colonne sonore e coreografie. L’ingresso è gratuito.

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10 anni di cinema e fotografia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2009

cento passiLa stanza del figlioRoma al 1 luglio 31 agosto 2009 la Casa del Cinema di Roma ospita la mostra antologica  “CliCiak I – 1998-2003”, che raccoglie le foto vincitrici delle prime sei edizioni del concorso nazionale per fotografi di scena promosso dal Centro Cinema Città di Cesena, quest’anno alla sua 12ª edizione. In autunno una seconda mostra antologica raccoglierà le foto dalla 7ª all’11ª edizione  Sono le immagini a raccontare il volto inedito del cinema italiano. Scatti silenziosi rubati sui set dai  maggiori fotografi attivi nel panorama nazionale, che ci mostrano i protagonisti del grande schermo immortalati in pose inedite o in momenti di pausa durante le riprese, mentre si muovono sul set o dialogano con il regista.  Unica iniziativa nel suo genere, nell’arco di oltre 10 anni CliCiak ha portato alla ribalta il nome di eccellenti fotografi di scena (tra i più ricorrenti: Philippe Antonello, Angelo R. Buretta, Marina Alessi, Gianni Fiorito, Stefano C. Montesi, Umberto Montiroli, Chico De Luigi, Francesca Martino, Gianfranco Salis) che hanno saputo rinnovare una importante tradizione figurativa del cinema italiano. Insieme a loro, giovani fotografi emergenti, che ogni anno trovano in CliCiak un’importante vetrina per fare conoscere e apprezzare il loro lavoro in tutta Italia e anche all’estero. La mostra “CliCiak I – 1998-2003” è promossa dal Centro Cinema Città di Cesena, Istituzione del Comune di Cesena,  e curata dal suo direttore Antonio Maraldi. (cento passi, la stanza del figlio)

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