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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘ribasso’

Codici: Banca Popolare di Bari gioca al ribasso

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

L’associazione Codici ha inviato una diffida alla Banca Popolare di Bari in seguito alla segnalazione ricevuta da diversi suoi assististi. L’istituto si è infatti reso protagonista di un comportamento grave e scorretto legato, al crac ed al risarcimento dei risparmiatori che hanno visto andare in fumo l’investimento consigliato da Bpb, prospettato come sicuro e che invece si è rivelato un clamoroso azzardo.“In queste settimane – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – dalla banca hanno contattato alcuni nostri assistiti senza avvisarci e questa è la prima scorrettezza. La seconda riguarda il fatto che gli è stata offerta una transazione di circa 2,50 euro per azione, a fronte di un pagamento originale di circa 8 euro. Dunque, non solo hanno scavalcato un’associazione impegnata a tutelare risparmiatori che hanno scoperto di essere stati ingannati dal proprio istituto, ma giocano anche al ribasso. Tutto questo è inaccettabile. Abbiamo inviato una diffida a Bpb, intimando di interrompere questa procedura e di contattare prima l’associazione. Purtroppo, dobbiamo registrare l’ennesimo triste capitolo di una vicenda che coinvolge 70mila risparmiatori, spinti ad investire in azioni prospettate come sicure, e che poi invece hanno subito una svalutazione di oltre il 70%, senza essere informati in maniera adeguata sui rischi a cui andavano incontro. Chiediamo alla Banca Popolare di Bari un comportamento corretto, è arrivato il momento di risarcire veramente i risparmiatori”.L’associazione Codici ha avviato un’azione collettiva per tutelare i risparmiatori Bpb.

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Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,4%

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

“Ottima notizia. La deflazione è dovuta allo tsunami che si è abbattuto sul Paese e alla contrazione dei consumi dovuta al lockdown. Ma se le cause sono drammatiche, gli effetti sono positivi, dato che la contrazione dei prezzi riduce la caduta del potere d’acquisto dovuta alla flessione del reddito disponibile. In particolare, è molto positivo il raffreddamento del carrello della spesa, da +2,1% di giugno a +1,2%, dato che aiuta la casalinga di Voghera a contenere il rincaro della spesa di tutti i giorni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per una coppia con due figli la deflazione consente un risparmio di 153 euro su base annua, anche se il carrello della spesa a +1,2% incide ancora sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano in aumento di 117 euro, anche se a giugno era ben maggiore. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la minor spesa è di 149 euro, anche se il rialzo per le compere quotidiane è di 106 euro, per una famiglia media la deflazione a 0,4% permette un ribasso del costo della vita complessivamente pari a 127 euro, anche se 88 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona” conclude Dona.Per quanto riguarda le città e le regioni, invece, non tutte sono in deflazione. Per questo l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (Tabella n.1), Bolzano, che, con un’inflazione pari a +0,8%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 254 euro. Al secondo posto Napoli, dove il rialzo dei prezzi dello 0,5% determina un aggravio annuo di spesa pari a 109 euro, terza Trento, dove il +0,4% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 93 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose con un’inflazione a +0,7%, il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 190 euro su base annua. Segue la Campania, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,2% implica un incremento del costo della vita pari a 40 euro, terza la Calabria (+0,2%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 39 euro.

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Contratto pubblico impiego: accordo al ribasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

sindacato“Il ministro Madia annuncia che oggi, in pompa magna, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil firmeranno un accordo per il rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, prevedendo un aumento di 85 euro medi lordi, che andranno regime non prima del 2018, dopo 9 anni di blocco dei contratti”, dichiara Luigi Romagnoli, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego. “Una cifra del tutto insufficiente a risarcire, anche solo parzialmente, quanto non erogato ai lavoratori e alle lavoratici nei passati 7 anni, ed inadeguata a coprire anche la sola inflazione”. Prosegue Romagnoli: “La Ministra annuncia anche di voler andare avanti ad oltranza per mettere a punto l’accordo, in modo da poter portare a casa, a fini elettorali, un risultato politico ottenuto con il solito sostegno delle organizzazioni sindacali complici, che non lesinano gli assist al governo a pochi giorni dal referendum costituzionale”. Sottolinea il dirigente USB: “Dunque, ci indigna profondamente, ma certo non ci stupisce, che si sia fatto di tutto, anche attraverso uno spropositato spiegamento di forze dell’ordine, per impedire all’USB di entrare al Ministero ed esercitare il proprio diritto di rappresentanza dei lavoratori”. “Siamo convinti che le lavoratrici ed i lavoratori pubblici non si faranno ingannare da questo accordo truffa e che il 4 dicembre si recheranno in massa ai seggi per votare NO alla controriforma costituzionale”, conclude Romagnoli.

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Legge di stabilità: Scuola, solita manovra al ribasso

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 ottobre 2016

scuola-pubblicaLa Legge di Bilancio prevede che solo 20-25mila cattedre si spostino dall’organico di fatto a quello di diritto e lo stanziamento di 300 milioni per finanziare le “deleghe” della Buona Scuola; altri 100 milioni sono stanziati per gli istituti paritari e una quota, ancora da definire, prevede il potenziamento degli Istituti tecnici superiori e la decontribuzione per le aziende che assumono i giovani diplomati; 5 milioni di euro serviranno, ancora, a rafforzare l’Orientamento nelle scuole e vi saranno Incentivi per studenti universitari meritevoli e non abbienti, così pure per i ricercatori. Intanto, dal sondaggio nazionale “Demos – Coop” la Legge 107 viene ancora una volta bocciata. Gli insegnanti, invece, “mantengono un prestigio sociale elevato”, soprattutto i maestri della primaria. Anche gli italiani hanno capito che i nostri docenti sono maltrattati, ‘spediti’ a mille chilometri da casa e sotto-pagati.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ci sono 100mila posti che annualmente vengono dati ai docenti precari. Cosa dovremmo festeggiare se tra meno di 12 mesi ci ritroveremo ancora una volta con cattedre scoperte, dirigenti costretti a ‘fare acrobazie’ e gli alunni disabili privi del docente di sostegno? Anche con gli Ata siamo fermi a 10mila amministrativi, tecnici e ausiliari che non copriranno neppure il turn over. L’aspetto che lascia, però, più basiti è un altro: dove stanno i soldi per il rinnovo del contratto per il quale si sono aperte le trattative in estate e si sono spese tante belle parole da parte dei rappresentanti del Governo? Pure gli italiani hanno capito come stanno le cose: la gente è grata al lavoro degli insegnanti che percepiscono stipendi da fame in contesti inadeguati e privi di risorse. Con questa Legge di Stabilità, rimaniamo fedeli allo standard.

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Un ministero in difesa dell’euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Lo stato della nostra economia e il caos politico interno della maggioranza di governo, per quanto gravi, non spiegano del tutto l’attacco speculativo contro l’Italia. La speculazione contro i titoli di stato e la borsa italiani, dopo quella contro gli altri paesi del Pigs, fa parte di una strategia concertata per far saltare il sistema dell’euro e minare definitivamente le strutture dell’Unione europea. Se la corsa al ribasso fosse dovuta soltanto ai comportamenti genuini dei mercati e degli speculatori che, come è noto, fiutano il sangue e azzannano la preda più in difficoltà, allora ci sarebbe da settimane un vero e proprio run nel confronti dei titoli pubblici e privati americani. Infatti a Washington tutti, a cominciare dal presidente Barack Obama, parlano del rischio di un imminente default tecnico, cioè di insolvenza degli Stati Uniti di fronte ai suoi impegni di pagamento. Già a metà maggio gli Usa hanno raggiunto il tetto massimo di debito pubblico, cioè 14.300 miliardi di dollari, consentito dalla legge finanziaria votata dal Congresso. Ad agosto il Tesoro Usa dovrà pagare almeno 306 miliardi a fronte di entrate per 172 miliardi di dollari! Gli Usa hanno ufficialmente un debito pubblico pari al 100% del Pil. In realtà è del 140% se si aggiungono i debiti degli Stati, delle città e degli altri enti locali delle federazione (20%) e quelli dei due colossi delle ipoteche e dei mutui, Fannie Mae e Freddie Mac (un altro 20%), che di fatto sono statalizzati dopo il loro salvataggio. A fine 2010 il debito aggregato (debito pubblico più quello delle famiglie e delle imprese non finanziarie) era di 242,8% del Pil per gli Usa e di 244,2% per l’Italia. Di fatto identici.
Washington sta cercando di allontanare il default con un accordo in extremis all’interno del Congresso per alzare il tetto del debito pubblico, anche se una parte del partito repubblicano sembra voler far saltare il banco. Naturalmente si stanno poi preparando anche programmi di tagli profondi alla spesa pubblica, ai servizi sociali e alle pensioni. Comunque, per ogni evenienza è pronta la rotativa per stampare altri centinaia di miliardi di dollari, come è stato fatto in passato. A pagare, però, oltre ai cittadini americani, sarebbe il resto del mondo, non solo la Cina, inondato di nuova liquidità ballerina. Ma questo l’Europa non può farlo e non dovrebbe tollerare che altri lo facciano. Allora chi frena i mercati nell’attaccare il dollaro e i titoli Usa e guida invece gli assalti contro l’euro e le economie dell’Ue? I rumor di borsa parlano di massicci ordini di vendita di titoli italiani provenienti soprattutto dagli Stati Uniti, sia da hedge fund che da fondi pensione. Anche i grandi investitori che, avendo acquistato titoli di Stato dei Paesi a rischio, certi di una copertura Ue, adesso che si parla insistentemente di default della Grecia, cercano ripari: comprano credit default swap per assicurarsi contro possibili perdite vendendo altri titoli, in particolare quelli bancari. L’andamento delle borse europee di questi giorni è eloquente. Vi sono poi gli speculatori che, prendendo i titoli a prestito, giocano allo scoperto puntando sul loro ribasso. Ovviamente avendo scommesso al ribasso lavorano con tutti i mezzi affinché la loro profezia si avveri. Potrebbe essere di interesse per la Consob e per le altre agenzie di controllo europee conoscere per esempio il comportamento dei fondi del Capital World Investors indicato nel 2009 come «il più potente controllore di titoli azionari sulle borse globali». Il Capital World Investors detiene anche la quota maggiore, oltre il 12% della azioni, delle due maggiori agenzie di rating, Moody’s e Standard & Poor’s che tanto stanno facendo per minare la credibilità degli Stati europei. È chiaro che la grande finanza americana ed internazionale ha sempre mal tollerato il crescente ruolo strategico dell’euro. Dal momento in cui è stata salvata dal collasso, essa ha non solo deciso di far fallire qualsiasi tentativo di creare una nuova Bretton Woods globale per una riforma finanziaria anti speculativa, ma ha anche accelerato l’attacco all’euro. Purtroppo l’Unione europea offre il fianco. Essa non può rimanere ferma in mezzo al guado della costruzione di una vera unità: vada avanti rapidamente o si procederà verso la disintegrazione. La grande finanza scommette e lavora per la seconda opzione, convinta di eliminare una forza economica e politica concorrente e di incassare i proventi della sua liquidazione. Noi crediamo che si debba invece andare verso un vero governo politico ed economico dell’Europa. Va sostenuta perciò la proposta del presidente della Bce Jean-Claude Trichet di creare un ministero delle Finanze della zona euro, per contrastare gli attacchi con adeguate misure contro le operazioni speculative e per definire una condivisa politica di crescita e di modernizzazione dell’intera realtà europea. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi, Paolo Raimondi Economista)

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Bolla speculativa? Berlusconi pensa solo a se stesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2011

bolla

Image by otina82 via Flickr

Merkel: subito manovra e riforme (Il Messaggero del 11 luglio 2011) E Rosario Amico Roxas commenta: “Un invito, quello della Merkel, a riprendere in mano l’itinerario della politica, tralasciando quello (appena intrapreso alla grande) dell’economia della finanza come monopolio dei grandi capitali. In questo momento i grandi capitali manovrano dall’estero con speculazioni al ribasso, certi che questo governo non farà nulla (assolutamente NULLA) per frenare la bolla speculativa. In particolare sono gli speculatori americani che stanno calcando la mano. Desidero ricordare che già una volta questi investitori americani hanno salvato le aziende del cavaliere dalla bancorotta investendo ben 6,5 miliardi di dollari; accadde ai tempi della presidenza Bush, esattamente quando il presidente del consiglio Berlusconi decise di partecipare alla guerra voluta, programmata e scatenata da Bush, che divenne suo grande amico e benefattore. Allora la salvezza di Mediaset e fininvest costò all’Italia la partecipazione ad una guerra sbagliata e 19 morti a Nassirija; ora la salvezza di Mediaset, Mediolanum, Mondadori e Fininvest costa ai piccoli risparmiatori fior di miliardi di euro…. trovare un nesso di causa-effetto appare fin troppo credibile, anche se incredibile rimane il tipo di comportamento di un presidente del consiglio che in questo momento di particolare squilibrio, convoca il CdM, alla presenza dei figli Piersilvio e Marina, con i suoi avvocati per studiare il modo come neutralizzare gli effetti della sentenza che gli impone di restituire il maltolto”. (Rosario Amico Roxas)

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Prezzo del petrolio per fine anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

I prezzi della benzina salgono (con punte di 1,641 euro rilevate al sud per la verde), ma i bookmaker esteri lasciano “respirare” i consumatori con le previsioni sull’andamento del prezzo del petrolio a fine anno. Per la fine di dicembre, dicono i quotisti dell’irlandese Paddy Power, il prezzo rilevato al barile sull’indice Brent, sarà inferiore ai 111,56 dollari odierni e oscillerà fra i 90 e i 100 dollari. È questa la loro previsione più probabile, bancata a 3,50. Sempre al ribasso la seconda offerta del tabellone,riferisce Agipronews, con la forbice fra i 100 e i 110 dollari che pagherebbe 3,75. Valori simili alla situazione odierna (un prezzo fra i 110 e i 120 dollari) sono bancati a 4,00, così come la possibilità che si sfori il tetto dei 130 dollari al barile. Fra le variazioni “pazze”, purtroppo, trova più credito quella che vede il barile schizzare a oltre 200 dollari a fine anno (vale 5,00), mentre un calo drastico del prezzo (sotto i 60 dollari) pagherebbe 41,00.

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Assunzioni Alitalia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2011

Alitalia Cai starebbe per apprestarsi all’assunzione a tempo determinato di centinaia di nuovi assistenti di volo, provenienti da corsi di nuova formazione divisi tra quelli base, ovvero di gente che non ha mai volato, e quelli cosiddetti “conversion”, ovvero assistenti di volo provenienti da altre compagnie e che possiedono già le certificazioni. In tutto, facendo una stima al ribasso, a fine maggio potrebbero essere assunti fra i 300 e i 400 nuovi assistenti di volo. Secondo l’Unione Sindacale di Base Lavoro Privato queste assunzioni, se confermate, sarebbero molto discutibili, in quanto ci sono centinaia di naviganti di cabina che si trovano ancora in cassa integrazione e che non hanno alcuna possibilità di maturare i requisiti pensionistici, mentre altre centinaia di precari, provenienti dalla ex Alitalia con almeno 10 anni di contratti alle spalle, aspettano uno spiraglio di stabilizzazione. Il tutto appare ancor più grave alla luce dell’accordo sottoscritto il 4 marzo scorso, in cui azienda e sindacati “responsabili” si sono impegnati all’assunzione di almeno 160 assistenti di volo in Cigs. USB chiede ad azienda ed istituzioni trasparenza e certezze per tanti lavoratori, spesso con più di 40 anni e famiglie a carico, sospesi nel limbo da troppi anni; come pure per tutta la collettività, che a proprie spese sta sostenendo i costi dell’esperimento CAI.

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Artigianato veneziano: fatturato e utili al ribasso

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Crollano i fatturati delle PMI in provincia di Venezia nel 2009, mentre gli utili si indirizzano a un livellamento verso il basso, a dimostrazione che la pesantezza della crisi economica ha limitato la capacità di quelle aziende che fino al 2008 erano in grado di sviluppare profitti importanti. La nota positiva, però, riguarda la capacità complessiva delle PMI di reggere la crisi senza scomparire, pur in un’ottica di generale ridimensionamento. È questo il panorama sullo stato di salute dell’artigianato in provincia di Venezia al 31 dicembre 2009 che emerge dall’analisi comparativa di Cofidi Veneziano sui bilanci dell’ultimo biennio di un campione di quasi 2mila aziende associate. Per quanto riguarda gli utili, si registra una riduzione delle aziende in “rosso”, passate dal 17,8% del 2008 al 14,6% del 2009. Diminuiscono di molto, invece, le aziende con utili più elevati, compresi tra i 75mila e i 250mila euro (dal 7,1% del 2008 al 3,2% dello scorso anno), segno che la crisi ha intaccato pesantemente la capacità delle aziende di sviluppare profitti. In questo quadro, quindi, si verifica uno scivolamento delle imprese verso la fascia media (con utili da 10mila a 75mila euro), aumentate dal 60% del 2008 al 64,2% del 2009.
L’analisi dei fatturati conferma una sofferenza da parte delle aziende di fascia media (con fatturato dai 100mila ai 2,5 milioni di euro), costrette dalle maglie sempre più strette della crisi a un ridimensionamento: se nel 2008 rappresentavano il 63,5% del totale, nel 2009 si sono attestate al 58,6%. I contraccolpi della congiuntura economica negativa sono però più evidenti nella fascia bassa (il 22% delle PMI ha fatturato nel 2009 meno di 50mila euro, contro il 18,5% del 2008) e soprattutto in quella alta: solo l’1,6% delle imprese ha superato i 2,5 milioni di euro di fatturato nel 2009, contro il 3,2% dell’anno precedente. A fronte della congiuntura, e viste le difficoltà di accesso al credito delle PMI, Cofidi Veneziano ha perciò aumentato la propria operatività: la struttura di garanzia ha infatti rafforzato la propria leadership facendo valere il ruolo di intermediario finanziario vigilato da Bankitalia, per garantire, assieme alla ricerca di nuovi strumenti per l’accesso al credito, spalle più larghe alle imprese. “Ma per far fronte alla crisi ribadisco che serve una collaborazione trasversale – avverte Vignandel (mauro vignandel)

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