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Posts Tagged ‘ribelli’

Nuovi flussi migratori

Posted by fidest press agency su sabato, 17 gennaio 2015

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione per i rimpatri dal Niger alla Nigeria di centinaia di rifugiati, rimpatri avvenuti il 14 gennaio nel contesto di un’operazione congiunta organizzata dal Governatore dello Stato di Borno in Nigeria e dalle autorità in Niger. Secondo le informazioni ricevute dall’UNHCR, i rifugiati sono stati trasportati in 9 autobus a Maiduguri, la capitale dello Stato di Borno in Nigeria. Altri 11 autobus sono attualmente parcheggiati nella città di Gagamari nella regione di Diffa in Niger, in attesa di trasportare altri rifugiati in Nigeria. Considerate le condizioni di insicurezza presenti nello Stato di Borno e i recenti attacchi dei ribelli, l’UNHCR esprime preoccupazione per la natura di questi ritorni e ha chiesto alle autorità di fermare l’operazione fino a quando non vi saranno garanzie adeguate e un accordo giuridico condiviso tra Nigeria, Niger e UNHCR.
I rifugiati in fuga dal brutale conflitto nel nord-est della Nigeria continuano ad arrivare in Niger e Ciad, raccontando storie strazianti di morte e distruzione. I team dell’UNHCR hanno riferito che i rifugiati hanno raccontato l’estrema violenza che hanno subito o di cui sono stati testimoni durante gli attacchi contro la città di Baga il 3 e il 7 gennaio. Una donna, che è scappata da Baga con i suoi cinque figli e il marito, ha detto di aver visto i ribelli che correvano con le proprie auto sopra donne e bambini, che sparavano alle persone e che usavano i coltelli per tagliare la gola delle persone in strada. Si stima che a Baga ci siano stati centinaia di morti. La famiglia terrorizzata è riuscita a fuggire nottetempo, prima di raggiungere Maiduguri, da dove hanno preso un autobus per il Niger.
Complessivamente, circa 13.000 rifugiati nigeriani sono arrivati in Ciad occidentale dall’inizio di questo mese, quando sono iniziati gli attacchi a Baga. Fino a questo momento l’UNHCR e la Commissione governativa nazionale per l’accoglienza e il reinserimento di rifugiati e rimpatriati (CNARR) hanno registrato oltre 6.000 rifugiati. Ogni giorno continuano ad arrivare decine di rifugiati, molti dei quali in canoa sul Lago Ciad in direzione di aree come Ngouboua e Bagasola, circa 450 chilometri a nord-ovest della capitale ciadiana N’Djamena. Considerato anche l’ultimo afflusso, sono circa 16.000 i rifugiati nigeriani che sono arrivati in Ciad dal maggio 2013. L’UNHCR esprime preoccupazione per la possibilità che i rifugiati provenienti da Baga e dalla zona circostante abbiano scelto di fuggire attraverso il lago in Ciad, in quanto ciò potrebbe indicare che la rotta via terra verso il Niger sarebbe bloccata dai ribelli.
I team dell’UNHCR in Ciad hanno riferito di aver identificato 104 minori non accompagnati, che sono stati separati dalle loro famiglie mentre fuggivano dagli attentati di Baga. Sono stati collocati in famiglie affidatarie in attesa di ricongiungersi con la propria.
Allo stesso tempo, l’UNCHR ha avviato il trasferimento alla volta del sito di recente apertura di Dar Es Salam, nei pressi di Bagasola, di circa 2.000 rifugiati che erano rimasti bloccati sulle isole del Lago Ciad di Koulfoua e Kangalam,. Il sito, che ospita attualmente circa 1.600 rifugiati, si trova a 70 chilometri dal confine con la Nigeria e sarà in grado di ospitare fino a 15.000 persone.
Gli attacchi di Baga hanno spinto circa 572 persone a fuggire verso la regione di Diffa in Niger: alcuni di essi hanno attraversato il Ciad prima di raggiungere il Niger.
Da quando nel maggio 2013 è stato dichiarato lo stato di emergenza negli Stati di Adamawa, Borno e Yobe nel nord-est della Nigeria, si stima che 153.000 persone siano fuggite nei paesi limitrofi. Ad oggi, l’UNHCR ha registrato oltre 37.000 rifugiati nigeriani in Camerun, circa 16.000 persone sono arrivate in Ciad, e le autorità in Niger stimano che più di 100.000 persone – sia rifugiati nigeriani e che cittadini del Niger – siano arrivate dal nord-est della Nigeria devastato dalla guerra. Nel solo 2015, la violenza ha provocato l’esodo di 19.000 persone.

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Vulgus vult decipi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Il popolo ama essere ingannato. I nostri padri e i padri che li hanno preceduti sanno bene quanto questo detto latino sia sconsolatamente vero. Quante guerre sono scoppiate con il falso ideale patrio mentre navigavano sotto il pelo dell’acqua di interessi poco onorevoli. Ma non sono solo le guerre scatenate per appagare gli approfittatori di turno ad arricchire di turlupinature il “popolo” dei credenti. Lo sono le dittature per addomesticare gli animi ribelli o i declamatori di giustizia e di libertà. Lo sono le democrazie per soddisfare le bramosie dei poteri cosiddetti “forti” alias occulti, ma non tanto, che hanno il solo scopo di servirsi della politica per i loro lauti pasti. E noi tutti da piazza Venezia a palazzo Grazioli (sempre a Roma) siamo pronti ad applaudire, e pendere dalle labbra dell’affabulatore che il destino di volta in volta ci ammannisce. Ma vi sono anche le Cassandre, ma il loro destino, si sa, è quello d’essere condannate a restare sempre inascoltate per via del “famoso” sputo di Apollo sulle labbra, dopo aver concesso a Cassandra la dote profetica per amore, in seguito al rifiuto di concedersi a lui. La rese infelice perché, dopo tutto, il popolo alla verità preferisce la menzogna. Non a caso il commediografo Terenzio faceva dire ai suoi guitti: veritas odium parit. Oggi il rito si ripete con la manovra finanziaria. Ci dicono: dobbiamo salvare il paese dalla bancarotta. Non vogliamo mica fare la fine della Grecia, dell’Irlanda e ora del Portogallo? E noi tutti buoni, buoni, siamo pronti a leccarci le ferite che ci vengono inferte. Ma i sacrifici, guarda caso non riguardano i ricchi, ma solo i poveri cristi. E sapete perché? Perché in Italia il 17% del prodotto Interno Lordo sfugge al fisco. Ce lo dice la DbGeo, acronimo di Database Geomarket, la nuova banca dati dell’Agenzia delle Entrate. In Italia su 100 euro di imposte dovute al fisco vengono evasi in media 17,87 centesimi. Un valore che raddoppia e oltre, se dall’analisi si escludono i redditi di chi le tasse le paga per forza per conteggiate alla fonte (lavoratori dipendenti e pensionati) arrivando a 38,41 euro. In totale si calcola che sfuggano circa 275 miliardi di Euro l’anno, in particolare nel settore dei bar, ristoranti e strutture alberghiere, dove l’evasione supera largamente il 50%. D’altra parte se uno gira in Ferrari non può dichiarare meno di 100.000 euro all’anno e, salvo che non dimostri l’errore, dovrà versare subito le relative tasse e, finito eventualmente il contenzioso, dovrebbe pagare anche le sanzioni. Così si potranno conseguire fino a 3 miliardi di euro all’anno di maggiori entrate. Sappiamo poi che nel nostro Paese vive un numero elevato di stranieri irregolari, che tuttavia spesso svolge quotidianamente un lavoro in nero. L’ultima regolarizzazione ha fatto emergere materia imponibile (contributiva e fiscale) che ha reso allo Stato circa 800 milioni di euro all’anno, che si potrebbero realizzare con una nuova identica autodenuncia da parte dei datori di lavoro. Oggi le rendite speculative scontano un’imposta del solo 12,5%, mentre in Europa è in media del 20%. Uniformandosi (ad eccezione dei Titoli di Stato) si potrebbe ottenere 1 miliardo all’anno in più. Gli italiani spendono sempre di più in giochi d’azzardo e scommesse. Tralasciando gli aspetti etico-morali, un aumento dell’imposta sostitutiva sui giochi (PREU- Prelievo Unico Erariale) dal 12 al 13,5% potrebbe generare maggiori incassi per circa 1,5 miliardi di euro. Vi è poi il capitolo delle agevolazioni fiscali, una selva inestricabile formata, secondo Tremonti, da ben 471 bonus e sgravi, che costerebbero fino a 161 miliardi di euro. Come si può notare solo attraverso queste misure si possono realizzare entrate complessive aggiuntive, a regime, nel 2015, per circa 18 miliardi di euro. Ma tutto questo non lo vogliono né quelli del Pdl né il Pd. Loro preferiscono il deficit ed il debito pubblico ad un elevato rischio per il paese, poichè, è il solo modo per mantenere inalterati privilegi e prebende politiche, poltrone e prepoteri della casta. Hanno martellato, negli anni, sia cittadini lavoratori e famiglie, sia imprese e mondo economico, aumentando sempre più la pressione fiscale (pur avendo spudoratamente mentito nella sua diminuzione), invece di ridurre i costi di una politica che, è ampiamente dimostrata, non vale assolutamente nulla, e conduce l’intero paese al collasso. E’ questo il vero dramma dell’Italia e di questo popolo che si crogiola sotto la canicola del vulgus vult decipi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Proteste e vecchi merletti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 gennaio 2011

In questi giorni di proteste, di scontri in piazza, di bombe carta e vecchi merletti, mi sono chiesto cos’è la libertà, se esistono davvero uomini liberi. Osservo i vecchi ribelli, i giovani in cammino, gli slogans, gli ordini impartiti, le grida di gioia, le urla di dolore, i giusti e gli ingiusti, mi chiedo dove sta la libertà di non condividere né accettare deleghe in bianco, dove sta la libertà di dissentire, di sottrarsi dall’effetto di mille politiche confutate o che potranno esserlo in futuro. Libertà  di manifestare, libertà di protestare, libertà  di non accettare, libertà di parola, e poi ancora libertà  di prenderle e di darle, libertà  di morire in nome dei più alti ideali, eppure in loro nome sono state commesse le nefandezze più inenarrabili. Questa non è la trama di un film già  visto altre volte, come qualcuno si ostina a raccontare, è  una punteggiatura nuova di zecca, dell’era digitale, e sebbene nulla del passato potrà mai ritornare, qui non c’è la possibilità di gridare: “ehi regista fammi uscire dalla trama del film, mi sono stancato. voglio ritornarmene a casa”. Con la mente ripercorro uno sceneggiato di tanti anni addietro, dove utopie e romanticismi sociali sconvolsero drammaticamente il paese, finchè  si perse il conto dei morti e dei feriti. Ma quella fu una degenerazione sociale fisiologica al sistema di allora, che reclamava il giusto cambiamento, eppure pochi uomini condussero alla eliminazione non solo di tante persone, ma addirittura di una intera generazione. Oggi lo scenario investe una libertà  che non è quella invocata ieri, perché  coinvolge confini, terre, mondi, uomini e politiche; non ci sono più  quegli slogans né quei compartimenti stagni. In questo presente dove le parole e gli stili di vita sono di per sé diga insormontabile per qualunque ritorno al passato, perchè non posseggono propri colori e brevetti, tanti uomini grandi per autorevolezza hanno ribadito di non cadere nella trappola della violenza, di non riesumare pagine di un libro ingiallito dal tempo.  Ma non è un’arma a fare di un uomo un rivoluzionario, so che una pistola fa di un uomo un futuro assassino, e quando questo accade, non ci sono giustificazioni né attenuanti: c’è il baratro, da cui risalire è assai difficile. So che la  pace rappresenta il mondo umano senza bisogno di tessere o bandiere, essa è una canzone che ha note di evidenza reale che appartengono a tutti, potenti e non. L’impressione che si ricava dalle lentezze e devastazioni interiori, è che non solo è difficile ben operare a causa della marea di disagio dilagante, ma lo è soprattutto per l’avanzare di nuove forme di malessere, che non hanno più l’etichetta protestataria di un tempo. E’ un inverso ipnoticamente diritto che assale generazioni diverse, che si insinua più facilmente in chi non ha strutture mentali formate, in chi nell’evoluzione intellettuale ha ceduto sotto il peso di una libertà inconsciamente percepita come una condanna, per l’incapacità ad onorare reciprocamente le proprie responsabilità. Non è con il bastone, con le bottiglie incendiarie, o peggio con il fucile, che  le richieste di giustizia, di solidarietà, di democrazia possono transitare da una istanza politica a una scelta morale, ma con la fede della ragione, della mia, della tua, dell’altro: questo può avvicinare a un’idea di imparzialità e giustizia. (Vincenzo Andraous)

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Somalia: combattimenti a Mogadiscio

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

In seguito ai pesanti combattimenti scoppiati nella capitale somala Mogadiscio, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede l’immediata istituzione di zone di protezione per la popolazione civile. In seguito ai pesanti attacchi alla capitale degli scorsi due giorni che sono costati la vita a oltre 30 persone, migliaia di civili ora fuggono dalla città. La sensazione diffusa è che i ribelli islamici radicali presto prenderanno la città. L’Unione Europea deve finalmente prendere atto della reale situazione in cui si trova il governo di transizione somalo da essa sostenuto. Inoltre l’UE deve impegnarsi affinché entrambe le parti in causa rispettino gli standard minimi del diritto umanitario e firmino un protocollo umanitario che permetta alle organizzazioni umanitarie il libero accesso alla popolazione civile intrappolata tra i fronti. L’APM inoltre chiede l’istituzione di zone di protezione in cui la popolazione civile possa trovare riparo dai bombardamenti e dalle violazioni dei diritti umani. Da gennaio 2010 oltre 82.000 persone sono fuggite da combattimenti e violenza. Il bombardamento arbitrario di quartieri residenziali è un crimine di guerra e non può essere accettato senza la protesta della comunità internazionale. La popolazione in fuga, già pesantemente traumatizzata da mesi di bombardamenti e da 19 anni di guerra civile, necessita urgentemente di aiuti umanitari. L’UE non può restare a guardare mentre la popolazione civile viene utilizzata come mezzo di pressione nella lotta per il potere e per il controllo del paese. I profughi somali faticano ormai ad essere accolti anche dai paesi vicini Kenia e Yemen. Nel 2010 il Kenia ha rafforzato i controlli alla frontiera settentrionale per tagliare l’afflusso di profughi somali mentre il governo dello Yemen ha annunciato il mese scorso che ridurrà il numero dei profughi somali accolti. Da quando i ribelli somali hanno annunciato la loro collaborazione con i ribelli nello Yemen settentrionale nel paese sono inoltre aumentate le aggressioni ai profughi somali. Solo nel 2009 lo Yemen aveva accolto circa 33.000 Somali ma le persone in fuga dalla Somalia durante tutto l’anno scorso erano circa 800.000.

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