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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘ricchezza’

Bankitalia/Istat: ricchezza 8,4 volte il reddito disponibile

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Secondo l’indagine di Bankitalia e Istat sulla ricchezza delle famiglie, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 9.743 miliardi di euro, 8,4 volte il loro reddito disponibile.”Dati negativi. Troppe luci ed ombre in questi dati. Il mattone continua ad essere la principale forma di investimento delle famiglie, metà della loro ricchezza lorda, ma dal 2011 il peso delle abitazioni sul totale delle attività è sceso. Il calo dei prezzi delle case ha determinato una contrazione della ricchezza abitativa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto poi che aumenti il peso dei depositi dal 10% al 13%, a scapito di azioni, dal 12 al 10%, e titoli, crollati dall’8 al 3%, significa che gli italiani non si fidano ancora ad investire e preferiscono tenere fermi i loro risparmi in attesa di tempi migliori” conclude Dona. (by Mauro Antonelli)

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Istat/Bankitalia: italiani non si fidano ad investire

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Secondo l’indagine di Bankitalia e Istat sulla ricchezza delle famiglie, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 9.743 miliardi di euro, 8,4 volte il loro reddito disponibile.”Dati negativi. Troppe luci ed ombre in questi dati. Il mattone continua ad essere la principale forma di investimento delle famiglie, metà della loro ricchezza lorda, ma dal 2011 il peso delle abitazioni sul totale delle attività è sceso. Il calo dei prezzi delle case ha determinato una contrazione della ricchezza abitativa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto poi che aumenti il peso dei depositi dal 10% al 13%, a scapito di azioni, dal 12 al 10%, e titoli, crollati dall’8 al 3%, significa che gli italiani non si fidano ancora ad investire e preferiscono tenere fermi i loro risparmi in attesa di tempi migliori” conclude Dona. (by Mauro Antonelli)

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La ricchezza finanziaria personale globale continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Registra un +12% rispetto al 2017, raggiungendo il totale di 201,9 mila miliardi in dollari. Un incremento più che doppio rispetto all’anno precedente, quando la ricchezza mondiale era cresciuta del 4%, e che rappresenta il più forte tasso di crescita annuale degli ultimi cinque anni. Sono queste le principali evidenze emerse dal report di The Boston Consulting Group “Global Wealth 2018: Seizing the Analytics Advantage”, giunto alla 18esima edizione.
È importante l’impatto che ha avuto l’andamento delle valute sulla fotografia della crescita finanziaria globale tra il 2016 e il 2017. Se infatti guardiamo con la lente del tasso variabile, la regione con la miglior performance in termini di crescita è stata l’Asia con +19%, seguita da Est Europa e Asia Centrale con +18%. In questo scenario l’Europa occidentale batte il Nord America in termini di aumento, rispettivamente +15% e +8%. Applicando invece il tasso fisso, l’Asia ha registrato il +12%, il Nord America il +7% e l’Europa occidentale il +3%. L’Italia si trova così in linea con la crescita europea del 3% a tasso fisso, e prevede un aumento del 5% dal 2018 al 2022.
Un altro driver determinante è stato l’andamento dei mercati in tutte le principali economie – con la ricchezza in equity e fondi di investimento che ha registrato l’incremento di gran lunga più forte. In uno scenario ottimistico di crescita a tassi fissi, la ricchezza finanziaria personale globale potrebbe aumentare a un tasso annuo composto di circa il 7% tra il 2017 e il 2022.
L’Italia è l’ottava nazione con 5 mila miliardi di dollari di ricchezza personale. Sul podio, gli Stati Uniti con 80 mila miliardi, la Cina con 21 e il Giappone con 17. Entro il 2022 le stime prevedono che la ricchezza personale degli italiani possa toccare 7 mila miliardi di dollari. Nel 2017 l’analisi BCG ha poi stimato che sono 394 mila gli italiani milionari, cioè che detengono un patrimonio di almeno un milione di dollari in ricchezza finanziaria personale. Un numero in crescita, da oltre 330 mila calcolati nel 2016 a quasi 519 mila stimati per il 2022.Secondo i dati di BCG su un campione di oltre 150 gestori patrimoniali, i top performer (il quartile con i più alti margini di profitto al lordo delle imposte) hanno raggiunto un significativo vantaggio rispetto ai performer medi nella crescita complessiva dei ricavi e nei margini (RoA). Hanno inoltre beneficiato di un vantaggio in termini di costi, anche se molto meno pronunciato di quello generato dai ricavi.BCG stima che i gestori patrimoniali possano ottenere un aumento del fatturato dell’8-12% correggendo gli sconti superflui e adeguando e semplificando le strutture generali di pricing. Le vendite abbinate di prodotti e servizi possono contribuire ad aumentare i ricavi se adeguatamente collegate all’architettura di pricing e alla value proposition per ciascun segmento di clientela. In un mondo in cui il 70% dei clienti di wealth management reputa la personalizzazione dei servizi come fattore chiave nella scelta di un gestore, gli advanced analytics rappresentano una chiave di volta per portare a un aumento del fatturato dei gestori del 15-30%. (n.r. La conclusione appare ovvia se ci limitiamo al solo caso italiano: Cresce la ricchezza personale e aumentano i poveri. Questa dovremmo chiamarla con il suo nome: macelleria sociale)

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Ma in che mondo viviamo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 marzo 2018

Negli U.S.A. vi è un partito contrarissimo all’assistenza sanitaria universale e quelli che ne potrebbero essere i beneficiari lo appoggiano. In diversi paesi arabi la ricchezza è di casa, per via dei pozzi di petrolio, eppure tantissime persone vivono nella miseria. L’occidente, considerato ricco se non opulento, conta centinaia di migliaia di clochard che nelle metropoli si trovano senza un tetto dove ripararsi e un pasto caldo per rifocillarsi. Ci sono società farmaceutiche che realizzano profitti miliardari eppure vi sono milioni di persone che muoiono perché non sono in grado d’acquistare i farmaci da loro prodotti. Il lavoro è l’unica fonte di vita per gli esseri umani poiché permette loro d’avere una casa dove ripararsi, il cibo per alimentarsi, l’accesso all’istruzione, l’assistenza sanitaria per proteggersi dai malanni e assicurarsi una vecchiaia decente, eppure in tutto il mondo ci sono centinaia di milioni di disoccupati. Accettiamo la logica capitalista, dove vige il credo del consumismo e dell’esaltazione per chi ha in dispregio di chi è con la conseguenza che la stessa cultura è posta in secondo piano se non produce ai diretti interessati lauti guadagni.
Abbiamo inventato il colonialismo e poi le dittature del “re travicello” per schiavizzare, perpetuandolo dal passato, intere popolazioni e lasciandole in miseria pur di trarne ricchezze personali.
Ci lasciamo governare da imbonitori da strapazzo e da governi che praticano il genocidio e il terrore per sottomettere intere popolazioni e non facciamo poco o nulla per reagire. Abbiamo imparato a inviare, con la scusa di difendere la libertà e la giustizia, eserciti con armamenti di distruzione di massa ma solo per garantire agli affaristi di turno d’agire indisturbati. Abbiamo accettato di buon grado l’idea della sofferenza con la distorta idea che ciò è necessario per avere un premio nell’al di là. In Italia vi è un governo che mette in ginocchio la povera gente e protegge i ricchi e ottiene il plauso delle stesse vittime.
Siamo dei servi della gleba ma basta che qualcuno ci offra qualche briciola di pane per sorridergli compiaciuti e siamo anche pronti a leccargli i piedi.
Siamo tutto questo e molto ancora eppure non mostriamo la nostra contrarietà, salvo qualche mugugno di circostanza: è il piacere-sofferenza del masochista.
Eppure vi è chi si ribella, ma è condannato alla repressione più feroce e, nella migliore delle circostanze, alla denigrazione, al disprezzo e a essere schiavizzato dalla disinformazione. Ma di che pasta siamo? (Riccardo Alfonso)

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Vorrei poter dire: Berlusconi l’uomo del domani

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

Silvio BerlusconiMa, purtroppo, non è così. Non è solo una questione anagrafica. L’età si sa ha il suo peso ma lo è altrettanto la mentalità che è stata affidata, anni prima, agli archivi del suo cervello. Sono ricordi che possono influenzare l’agire presente e farlo andare in controtendenza con il nostro futuro. Non a caso alcuni studiosi avevano elaborato una teoria per spiegare taluni arretramenti dei nostri piani evolutivi come se a un certo punto il “tempo storico” si fosse fermato o avesse ingranata la retromarcia. E a quanto pare ora sta accadendo la stessa cosa a Berlusconi. Non sembra aver tratto dal suo trascorso un utile insegnamento ma semmai gli resta la convinzione che repetita iuvant gli potrà giovare per rinnovare il suo passato di successi e di interessi. Di certo l’idea di far soldi e del come metterli a frutto, anche se ciò lo obbligava a cogliere il lato deteriore della politica per farla collimare con i suoi interessi privati, lo attraeva e continua a sedurlo irresistibilmente. (Il Fatto quotidiano, ad esempio, ha annotato decine di leggi emanate ad personam per consolidare il suo impero finanziario e le sue aziende). Continua ad usare le vecchie frasi ad effetto e ad adattarle agli avversari di oggi: allora erano i comunisti, oggi sono i grillini scambiandoli per marxisti dell’ultima ora. Allora vi era la tassa sulla prima casa oggi propone un drastico abbassamento delle imposte facendo, però, la felicità dei ricchi e dei benestanti o non certo della classe medio-bassa. Ma questi sono dettagli che sfuggono al volgo. Restano le suggestioni. Sul fondo del pozzo rimangono gli italiani con la loro memoria corta e la loro distorta convinzione che basta non andare a votare per fare un dispetto alla politica. E la politica si vendica riproponendoci i fantasmi del passato. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento: Lana, seta, pittura

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

tessutoFirenze. Presso la Galleria dell’Accademia di Firenze, dal 5 dicembre al 18 marzo 2018, è in programma la mostra Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura. L’esposizione, ideata e curata dalla direttrice Cecilie Hollberg, mostrerà l’importanza dell’arte tessile a Firenze nel Trecento, sia dal punto di vista economico che nel campo della produzione artistica e nei costumi della società del tempo. La qualità della lana ed in seguito della seta dei prodotti fiorentini raggiunse, nonostante i costi molto alti delle materie prime e dei coloranti, un livello di eccellenza, tale da imporsi in Europa, a dispetto delle guerre, delle frequenti epidemie, nonché delle crisi finanziarie e dei conflitti sociali. Le lussuose stoffe fiorentine erano richieste in tutto il vecchio continente raggiungendo anche le mete più lontane, dal Medio Oriente all’Asia, dalla Spagna alla corte del sacro romano impero di Praga, dalla Sicilia fino al mar Baltico. Si trattava, insomma, di un fenomeno di straordinaria diffusione geografica e di prestigio senza eguali. La lavorazione dei tessuti diviene ben presto la base dell’enorme ricchezza della città, che consentiva investimenti d’importanza cruciale non solo nello stesso settore, ma anche nei beni di lusso e nel campo dell’architettura e della produzione artistica, basta ricordare i cantieri dei più importanti edifici pubblici e religiosi del tempo come la grande cattedrale di Santa Maria del Fiore o del Palazzo della Signoria. Le grandi corporazioni del settore, della Lana e della Seta, l’Arte di Calimala e di Por Santa Maria, oltre ad essere strutture portanti dell’economia divengono autentici detentori del potere politico nonché straordinari committenti d’arte.Gli artigiani e i pittori, in particolare, trovarono ampia ispirazione dalle stoffe e dalla moda del tempo, tanto da “trasferire” le lussuose trame dei tessuti nelle tavole e negli affreschi custoditi in città così come sarà possibile riscontrare nelle sfavillanti opere tessute e dipinte che saranno visibili nell’esposizione. La mostra aprirà con un prestito eccezionale: un grazioso vestitino in lana prestato dal National Museum di Copenhagen, confezionato sulla metà del XIV secolo per una bimba, recuperato dagli archeologi in Groenlandia. Esso si pone idealmente alla fonte del gusto occidentale per l’abbigliamento e lo sviluppo del concetto di “moda”, ai giorni nostri uno dei motori fondamentali dell’economia del Paese. Al termine del percorso espositivo stupirà il sontuoso piviale del Museo Nazionale del Bargello, che testimonia la stupefacente sfarzosità raggiunta da Firenze nel corso del Quattrocento, nel campo della seta e dei velluti. Il complesso, affascinante intreccio fra tessuti e dipinti dell’epoca sarà documentato da una serie di importanti dipinti del Due-Trecento. Tra le opere in mostra, invece, il grande Crocifisso del tardo Duecento appartenente alla Galleria dell’Accademia – restaurato appositamente per la mostra- testimonierà, con il raffinato motivo decorativo del tabellone centrale la ricchezza delle stoffe islamiche più antiche, riscontrabili in alcuni tessuti presenti in Spagna alla metà del Trecento.La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Cecilie Hollberg, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Galleria dell’Accademia di Firenze. (foto: tessuto)

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Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento: Lana, seta, pittura

Posted by fidest press agency su martedì, 14 novembre 2017

tessuto e ricchezzatessuto e ricchezza3Firenze 5 dicembre 2017 – 18 marzo 2018 Galleria dell’Accademia è in programma la mostra Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura. L’esposizione, ideata e curata dalla direttrice Cecilie Hollberg, mostrerà l’importanza dell’arte tessile a Firenze nel Trecento, sia dal punto di vista economico che nel campo della produzione artistica e nei costumi della società del tempo. La qualità della lana ed in seguito della seta dei prodotti fiorentini raggiunse, nonostante i costi molto alti delle materie prime e dei coloranti, un livello di eccellenza, tale da imporsi in Europa, a dispetto delle guerre, delle frequenti epidemie, nonché delle crisi finanziarie e dei conflitti sociali. Le lussuose stoffe fiorentine erano richieste in tutto il vecchio continente raggiungendo anche le mete più lontane, dal Medio Oriente all’Asia, dalla Spagna alla corte del sacro romano impero di Praga, dalla Sicilia fino al mar Baltico. Si trattava, insomma, di un fenomeno di straordinaria diffusione geografica e di prestigio senza eguali. La lavorazione dei tessuti diviene ben presto la base dell’enorme ricchezza della città, che consentiva investimenti d’importanza cruciale non solo nello stesso settore, ma anche nei beni di lusso e nel campo dell’architettura e della produzione artistica, basta ricordare i cantieri dei più importanti edifici pubblici e religiosi del tempo come la grande cattedrale di Santa Maria del Fiore o del Palazzo della Signoria. Le grandi corporazioni del settore, della Lana e della Seta, l’Arte di Calimala e di Por Santa Maria, oltre ad essere strutture portanti dell’economia divengono autentici detentori del potere politico nonché straordinari committenti d’arte.Gli artigiani e i pittori, in particolare, trovarono ampia ispirazione dalle stoffe e dalla moda del tempo, tanto da “trasferire” le lussuose trame dei tessuti nelle tavole e negli affreschi custoditi in città così come sarà possibile riscontrare nelle sfavillanti opere tessute e dipinte che saranno visibili nell’esposizione. La mostra aprirà con un prestito eccezionale: un grazioso vestitino in lana prestato dal National Museum di Copenhagen, confezionato R&D2340vsulla metà del XIV secolo per una bimba, recuperato dagli archeologi in Groenlandia. Esso si pone idealmente alla fonte del gusto occidentale per l’abbigliamento e lo sviluppo del concetto di “moda”, ai giorni nostri uno dei motori fondamentali dell’economia del Paese. Al termine del percorso espositivo stupirà il sontuoso piviale del Museo Nazionale del Bargello, che testimonia la stupefacente sfarzosità raggiunta da Firenze nel corso del Quattrocento, nel campo della seta e dei velluti. Il complesso, affascinante intreccio fra tessuti e dipinti dell’epoca sarà documentato da una serie di importanti dipinti del Due-Trecento. Tra le opere in mostra, invece, il grande Crocifisso del tardo Duecento appartenente alla Galleria dell’Accademia – restaurato appositamente per la mostra- testimonierà, con il raffinato motivo decorativo del tabellone centrale la ricchezza delle stoffe islamiche più antiche, riscontrabili in alcuni tessuti presenti in Spagna alla metà del Trecento. La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Cecilie Hollberg, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Galleria dell’Accademia di Firenze. (foto: tessuto e ricchezza)

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Ricchezza e povertà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Mi scrive un lettore: “Caro direttore, in Italia crescono le disuguaglianze tra i ceti; la differenza tra ricchi e poveri è sempre più marcata. Ed ovviamente cresce la disperazione e la preoccupazione dei poveri e di coloro che rischiano di passare nella sfortunata categoria; ma non dovrebbero preoccuparsi un pochino anche gli appartenenti alla categoria fortunata, i ricchi d’Italia, e particolarmente i ricchi cristiani? Non dovrebbero perlomeno sentirsi in lieve imbarazzo? La faccenda non li riguarda?” (n.r. il tema è antico come il mondo e la risposta è altrettanto vetusta: se ne fregano! In Italia, nello specifico, questa forbice tra chi è sempre più ricco e chi è sempre più povero si allarga vistosamente. Lo confermano i dati statistici. Lo dicono le massaie alle prese con la spesa quotidiana, lo dicono i lavoratori con le paghe sempre più modeste, lo gridano i pensionati con le loro esigue rendite, lo affermano i precari, le famiglie monoreddito, i piccoli esercenti e tutta una folla di emarginati. E’ il cinismo delle logiche consumistiche. E’ il cinismo di quanti cercano sempre di più di arraffare quel che possono e se ci rimette qualcuno peggio per lui. Non fa parte del genere umano: è un paria e tale deve restare. C’est la vie.)

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Perforazioni petrolifere offshore

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

trivelleRoma Giovedì 22 ottobre 2015 – ore 11 e 30 Palazzo della Cooperazione, Via Torino 146. A pochi giorni dall’iniziativa referendaria avviata da dieci Regioni per fermare l’avanzata delle trivelle in Italia, Greenpeace e il Coordinamento Nazionale della Pesca presenteranno il prossimo 22 ottobre a Roma un manifesto congiunto, che unisce il mondo della pesca e dell’ambientalismo contro la strategia di sfruttamento delle risorse energetiche fossili in mare voluta dal governo Renzi. Le attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi offshore – facilitate nel proprio iter di approvazione dal cosiddetto decreto “Sblocca Italia” – rappresentano una grave minaccia per il nostro mare e mettono a rischio la salute e l’integrità degli ecosistemi marini e l’intero comparto della pesca.Studi scientifici, infatti, dimostrano una pesante riduzione delle catture per numerose specie ittiche, ad esempio in aree soggette a indagini sismiche con airgun, con decrementi che possono superare il 50 per cento. Il Mare Nostrum è un “punto caldo” di biodiversità marina. Una ricchezza di specie che sostiene un’importante economia ittica particolarmente in aree, come lo Stretto di Sicilia e l’Adriatico, minacciate dalle trivelle. Nel solo bacino Adriatico la produzione ittica si attesta intorno ai 300 milioni di euro l’anno, offrendo lavoro a circa 10 mila persone, alle quali si aggiungono gli addetti del settore dell’acquacoltura e della mitilicoltura.Presenteranno il manifesto congiunto: Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia e i presidenti del coordinamento pesca dell’Alleanza delle cooperative italiane (AGCI Agrital, Federcoopesca-Confcooperative, Lega Pesca). Interverrà inoltre Junio Fabrizio Borsani dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).All’incontro sono stati invitati i governatori delle dieci Regioni promotrici del referendum contro le trivellazioni.

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Teatro: Il quadro nero

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2015

quadro neroMilano dal 25 al 27 settembre 2015 viale Alemagna, 6 Teatro dell’Arte (venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30, domenica ore 16 biglietti € 15,00 / 10,00) Il quadro nero è una video-opera firmata da Roberto Andò, le cui immagini si ispirano al celebre dipinto di Renato Guttuso, La Vucciria dove è rappresentato l’omonimo, coloratissimo mercato palermitano.
Alla partitura visiva si unisce un accompagnamento sonoro formato dalle musiche originali di Marco Betta, dalle voci dei due interpreti della pellicola, Francesco Scianna e Giulia Andò e da quella di Andrea Camilleri, autore del racconto La ripetizione dal quale ha preso spunto il regista. E’ proprio la voce di Camilleri che in una sorta di prologo, a sala buia e prima che il film cominci, dà l’avvio al Quadro nero.Ma perché questo capolavoro che appare come un tripudio di cibo e di colori, simbolo di vitalità e di ricchezza, diventa qui “Il quadro nero”? L’intuizione è del critico Cesare Brandi secondo il quale il quadro di Guttuso “in realtà vive entro contorni di pece, listato a lutto”: sotto l’opulenza della rappresentazione nel quadro si annidano in realtà i presagi del declino di un’intera città.
Lo spettacolo, nato da una commissione degli Archivi Guttuso di Roma e della Fondazione Teatro Massimo di Palermo, ha debuttato al Teatro Massimo di Palermo lo scorso febbraio in una versione con la musica dal vivo dell’Orchestra dello stesso Teatro Massimo diretta da Tonino Battista e giunge ora a Milano, al Teatro dell’Arte, per la stagione del CRT, in forma installativa, secondo la definizione data da Roberto Andò. Il gruppo di artisti che vi ha lavorato ha dato vita a uno sconvolgente affresco, una sinfonia visiva fra teatro, cinema e opera. In perfetto equilibrioquadro nero1 fra loro, le voci degli interpreti, la musica e il susseguirsi delle immagini evocative della pellicola ci guidano in luoghi incerti, dove uomini e donne appaiono e scompaiono sullo sfondo dei banchi del mercato traboccanti di frutta, di pesce, di formaggi.Tutto questo ci porta a una domanda finale: “Quando la Sicilia e l’Italia intera sono diventate una grande natura morta?”opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta da Renato Guttuso e Andrea Camilleri
testo di Andrea Camilleri
con Francesco Scianna e Giulia Andò
e con Francesco Scianna e Giulia Andò
e Ettore Calvaruso, Patrizia Dantona, Shain Farouzi, Paolo Federico,
Oriana Guarino, Renato Lenzi, Onofrio Nuccio, Daniela Pupella,
Salvatore Tarantino, Fulvio Tortorici
musica di Marco Betta
ideazione e regia di Roberto Andò
collaborazione alla regia di Luca Scarzella
fotografia di Roberto Barbierato e Gianni Carluccio
scenografia di Gianni Carluccio
costumi di Gianni Carluccio e Daniela Cernigliano
suono di Hubert Westkemper
montaggio di Vertov Milano (foto: quadro nero)

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La civiltà europea

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Si sposta Ciò che sta accadendo in questi giorni in Europa e nella vicina afroasia ci porta a considerare un aspetto che, probabilmente, o abbia-mo sottovalutato o semplicemente ignorato. Siamo sempre partiti dall’idea che il “mediterraneo è la culla della civiltà europea” ovvero, per dirla con Duby è “la sorgente profonda della cultura che illumina la nostra civiltà, poiché da secoli attinge l’Europa dalle ricchezze culturali offerte dal mediter-raneo in modo inesauribile”. Ora dobbiamo chieder-ci, se non lo abbiamo fatto già in passato, se dopo la scoperta dell’America questa fioritura della civiltà europea non si sia spostata in via definitiva altrove. Nel secolo XVI la modernità dell’idea europea trovò spazio ed ascolto soprattutto nel nord dell’Europa. Ma come possiamo dimenticare, nel contempo, che le insofferenze delle concezioni religiose (la Rifor-ma), le diverse sensibilità dell’uomo verso il denaro e verso la ricchezza (l’insorgere del capitalismo), il multiforme vigore della scienza e della tecnologia (più tecnica meno umanesimo), le più articolate espressioni della politica (il parlamentarismo e la democrazia) sono tutte frutto della ricchezza civile e spirituale e civile del mediterraneo? Goethe si sentiva finalmente un “uomo” in Italia, ma non vi scopriva un luogo di progresso. Questa contrad-dizione resta oggi tra Nord e Sud dell’Europa.
L’Europa mediterranea sembra voler vivere con l’orgoglio del suo passato, nonostante le incon-gruenze del presente eppure non vuol passare per qualcosa di diverso o di separato. Resta la sua ansia di ricongiungersi all’Europa del Nord sull’altare del progresso politico e scientifico e della modernità, talvolta dimenticando se stessa. Sembra che l’Europa, nel suo insieme, sia stata capace più di altrove nel creare i mali e nel trovare nello stesso tempo gli antidoti e, a loro volta, i rimedi agli antidoti. Penso al capitalismo e poi al marxismo e poi ancora al suo crollo e alla ricerca di un nuovo umanesimo.
Questo alternarsi di eventi sovente traumatici, come quelli di dittature di destra e di sinistra, di democrazie e di socialismo reale, espone a tutt’oggi l’Europa al concetto di una entità geografica fortemente presentata ai conflitti esistenziali di grande portata e di notevole sofferenza per le sue evidenti contraddizioni interne. E in ciò noi intrave-diamo il suo declino ma anche la possibilità di riscattarsi seguendo la stessa logica di sempre tra male e antidoto, tra bene e antidoto. Ma ciò che ci preoc-cupa è che i tempi di maturazione tradizionali sono troppo lunghi rispetto a quelli di una civiltà che è in continua evoluzione e che si muove a ritmi sempre più rapidi.(Riccardo Alfonso)

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Crisi italiana: un’altra storia

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

I fatti odierni hanno un precedente e la complicità di tutto lo schieramento politico partitico che si richiama agli anni novanta. Abbiamo cominciato con il grande inganno della moneta unica che è costata la perdita secca del 50% della ricchezza nazionale. Altro che svalutazione e calo di competitività se fossimo rimasti fuori dall’eurozona come ha fatto, giustamente, la Bretagna. Allora facemmo un favore ai grandi interessi e la macelleria sociale fu affidata nelle mani “esperte” di Ciampi e di Amato. Avremmo dovuto, per lo meno, essere conseguenti e aggredire da subito il debito primario per non farlo almeno crescere con i suoi interessi passivi. Non lo facemmo e continuammo nel limbo delle spese clientelari, dei lobbisti et similia compresa la criminalità organizzata. Tutti a bagnarci il pane in quella mangiatoia che sembrava sempre generosa. Abbiamo persino avuta la “fortuna” di trovare un leader che ha saputo perpetuare il sogno italiano del vivere ricco alle spalle dei poveri e con il tocco magico e mediatico di illudere che chi ha può dare e chi non ha può spendere. Alla fine tutti i nodi sono arrivati al pettine e l’imbonitore di turno, dopo essere riuscito a succhiare il sangue da una rapa, ha mollato la presa e siamo passati all’era dei tecnocrati che trovano persino il tempo di spendere una lacrima sul mancato livellamento delle pensioni al costo della vita dopo che in quindici anni tutti i nostri redditi, da lavoro e da pensione, hanno perso il 60% del loro potere di acquisto.
Ora siamo nel pieno del psicodramma con una Europa che ci chiede l’impossibile e se non lo facciamo ci ricatta con l’idea che saremmo la classica buccia di banana che farebbe cadere l’intera impalcatura in cui si regge l’eurozona. E noi che facciamo? Da buon popolo latino votato alla commozione e alla generosità tout court non sappiamo dire di no distruggendo in questo modo il nostro stato sociale, la nostra libertà, il lavoro dei nostri figli e nipoti di ora e di domani, il diritto alla vita e a vivere. Abbiamo dovuto subire la vergogna di una debacle della politica che ha rinunciato al suo ruolo di mediatore per affidarlo ai tecnocrati mentre altrove accade l’esatto contrario, Dobbiamo subire questa indecente messa in scena con un tam tam mediatico al limite del messaggio subliminale come un topo in trappola per un odore di parmigiano. Cosa possiamo fare? Ciò che la stessa Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda non hanno saputo fare: ovvero rompere come hanno fatto per similare situazione l’Argentina e il Brasile. Uscire, in pratica, dal sistema e crearne un altro. Niente sudditanza economica dai poteri forti. Saranno forse momenti difficili ma è uno sbocco che almeno ci darebbe una chance mentre ora non ne abbiamo nemmeno l’ombra. Ma sappiamo bene che tutto ciò non accadrà perchè siamo troppo illusi e disillusi per avere la mente per le lucide decisioni e ci porteremo con noi un severo giudizio storico dei posteri dove la sentenza non sarà poi tanto ardua. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Piccoli comuni: ricchezze culturali

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2011

Roma 8 maggio dalle 10 alle 17, via dei Fori Imperiali farà da meraviglioso scenario delle tante iniziative in programma, che renderanno questa giornata di festa una grande occasione per i Comuni con meno di 5.000 abitanti di esibire e far conoscere al pubblico le proprie ricchezze culturali ed enogastronomiche. In piazza anche i “maccaruni gavignanesi” nel laboratorio di pasta fresca del Comune di Gavignano, percorsi del gusto con il miele e le confetture di Nemi, assaggi di vino Cesanese e di olio biologico di Affile, ma anche mostre fotografiche sui percorsi naturalistici di Ciciliano, pubblicazioni suRoviano e un teatrino sulla raccolta differenziata con scenografia da Allumiere. Alle 11 la Banda Musicale di Gavignano si esibirà suonando l’Inno Nazionale per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia; a seguire saranno premiati i vincitori del Bando delle Idee, concorso promosso da Legambiente Lazio e Provincia di Roma, che ha permesso ai piccoli Comuni di presentare e vedere finanziati progetti per la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale del proprio territorio.
L’appuntamento per la stampa è fissato per domenica 8 maggio 2011, alle ore 11 in via dei Fori Imperiali (altezza Piazza Madonna di Loreto). Tutti gli appuntamenti di Voler Bene all’Italia sono disponibili su http://www.piccola grandeitalia.it.

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Libia: La povertà nella ricchezza

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2011

Map of the three regions of Libya.

Image via Wikipedia

A costo di passare per un ingenuo mi chiedo come si può essere poveri in un paese come la Libia dove gli abitanti “galleggiano sull’oro nero”. Un paese che non dovrebbe essere di meno di quelli occidentali quali la Svizzera per i suoi forzieri, Montecarlo per affrancare i cittadini dalle tasse e dalla Gran Bretagna con la sua “Magna Charta”. Ed invece hanno subito per 41 anni una dittatura che è passata dal “libro verde” dei diritti e delle liberalità, della giustizia e della condivisione del potere, ad una spietata repressione e ad un impoverimento crescente della sua popolazione. Gheddafi fu da me salutato 41 anni fa come il capostipite di una rivoluzione diversa da quelle che siamo stati adusi nel XX secolo. Aveva abbattuto un tiranno, praticamente senza colpo ferire, e gli occidentali lo lasciarono fare convinti che ad un corrotto sarebbe subentrato un altro della stessa “stazza”. Si sbagliarono, ovviamente, ed io esultai perché eravamo nel pieno del post-colonialismo dove si era passati dalla gestione diretta delle “colonie” a quella del “re travicello” da gestire a piacimento per lucrare sulle debolezze umane e la fame di potere e di ricchezze di uomini corruttibili ai massimi gradi, e ora era giunto qualcuno che avrebbe smentito questa “automatica successione di interessi malavitosi”. Ma direbbero gli inglesi “the flesh is weak” la natura degli esseri umani è debole e l’idolo che pensavo tale e che ho trattato con rispetto in un mio libro è crollato miseramente scoperchiando la pentola dove erano riposte tutte le possibili e le impossibili malvagità. Così oggi ci ritroviamo con il dramma di un popolo, fondamentalmente pacifico e accondiscendente, che si vede bombardato, mitragliato e cannoneggiato dal suo stesso leader carismatico. Un popolo ridotto in povertà mentre la ricchezza è sotto i suoi piedi. Un popolo che vede crollare una guida suprema che si è rivelata come colui che ha fatto affari e ha accumulato ricchezze in nome del popolo ma che ne ha beneficiato in proprio. Non ha comprato trattori, tecnologie ad usi civili ma carri armati, blindati, armi sofisticate, tecnologie militari d’avanguardia. Si è fatto servire da mercenari e da vichinghe come guardie del corpo e per diletto personale. Ma ciò che mi appare più vergognoso non è stata la valutazione di un ingenuo cittadino del mondo come il sottoscritto, ma di quanti posti in alto loco sapevano da tempo e hanno lasciato fare in nome del dio denaro, dei benefici economici e finanziari ottenuti pur sapendo che il tutto era condotto riducendo un popolo in miseria, limitando le sue libertà civili e politiche. E’ questa la doppiezza dell’occidente che predica le libertà e i diritti fondamentali dei popoli e nei fatti si riduce ad essere un cinico mercante avido e fazioso. Se non spezziamo questa spirale sul nascere saremo destinati per molti anni ancora a convivere con le guerre, gli olocausti, i genocidi, gli affari più sporchi e la depravazione. E dobbiamo cominciare proprio da noi come italiani, come europei come occidentali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sì, al federalismo. Ma, se equo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2010

Si parla e si sparla di federalismo fiscale. Al nord, si pensa che sia la panacea per lo sperpero di denaro pubblico verificatosi nel Mezzogiorno; al Sud, invece, si teme che sia un notevole danno per i meridionali.Ci preme premettere che se il Nord gode dell’attuale ricchezza è da ascrivere anche al Sud: le braccia di lavoro dei meridionali che, subito dopo l’ultima guerra mondiale, contribuirono a fare sviluppare le varie industrie. I meridionali, attualmente, contribuiscono ad arricchire il Nord consumando ed utilizzando buona parte di ciò che viene prodotto in quelle regioni. Tanto da apparire il Sud una “colonia” del Nord.Infatti, qualche esempio: la Fiat di Torino quante diecine di migliaia di auto e di autocarri vende nel Sud Italia. Però, pur registrando utili, nelle regioni meridionali, le aliquote Irap ed Iva vengono versate nelle casse della regione Piemonte. Ed anche l’Irpef se anzichè di Società si dovesse di trattare di persona fisica, riferendoci a ditte individuali. Ma che giustizia sociale è mai questa? Lo stesso dicasi per altre diecine di case automobilistiche straniere tutte con le loro sedi legali nel Nord. Ed i vari centri commerciali, tipo Carrefour e Auchan? E le case farmaceutiche, le società di assicurazioni, le società petrolifere, i costruttori di elettrodomestici, le finanziarie e via dicendo? Non solo. Al largo del mare della città di Crotone, da oramai trenta anni, l’Eni (attraverso l’Agip) estrae gas metano, immettendolo nella rete nazionale. Si tratta di un quantitativo considerevole: giornalmente, circa sei milioni di mc. Ovvero: il 20 per cento della produzione nazionale. Per gli utili conseguiti in Calabria l’Eni ( o Agip ) ha versato, sinora,  le aliquote Irap ed Iva alla regione Lombardia. E sempre per il fatto che la sede legale si trovi a Milano. Soltanto, recentemente, la Società Eni Energia è stata smembrata in tre Società: una per il Nord, una per il Centro ed una per il Sud. Realizzando, così, un “federalismo” equo. Dato che, da ora in poi, verserà le aliquote Irap ed Iva nelle casse delle regioni dove sono ubicate le tre sedi e non già in Lombardia. Ebbene: è  giusto tutto ciò! Ecco perchè, in nome proprio del federalismo fiscale, gli amministratori regionali e locali dovrebbero imporre alle società, le cui sedi legali si trovino al Nord, di effettuare il pagamento dei tributi fiscali dove operano e fanno profitti. E se così  fosse il Ministro on. Bossi penserebbe meno al federalismo ed il sud vi crederebbe di più. E sa di amaro pensare che siamo proprio alla vigilia dei festeggiamenti previsti per la ricorrenza dei 150 anni dell’unificazione d’Italia. Centocinquanta anni fa smantellarono industrie (come le Ferriere di Mongiana, in Calabria, dove lavoravano oltre mille operai) ed altre attività per trasferirle al Nord. E questo vizietto – se non interverranno le autorità regionali delle varie regioni – non sembra perso. Ieri, beni materiali. Oggi giorno beni immateriali. Vale a dire: le aliquote Irap ed Iva, ricavate nel Sud. Ossia denaro spettante alle regioni meridionali, inviato al ricco Nord! Quali meravigliose opportunità per il Mezzogiorno d’Italia!  (Rodolfo Bava)

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Biodiversità: la diversità genetica è ricchezza

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2010

“Stiamo assistendo  alla troppo veloce perdita di biodiversità, paragonabile a una delle sei massive estinzioni che hanno spopolato la terra”. Così l’On. Scilipoti (IDV), sul gravissimo problema della scomparsa esponenziale di forme di vita differenti dalla vita umana. Continua il deputato di Italia dei Valori: “Questo è l’anno mondiale della diversità biologica e dei suoi componenti ecologici, genetici, ma  anche sociali e, soprattutto, economici. E poi ancora culturali, educativi e scientifici. Se non ci adoperiamo, tutti e subito, per la salvaguardia degli habitat naturali e degli ecosistemi, piccoli e grandi, le specie vitali che scompariranno lasceranno un testamento biologico difficile da sopportare: il rischio catastrofe della terra”. “Tutte le specie sono in relazione fra di loro. La diversità genetica è ricchezza. Vogliamo continuare a cannibalizzare la diversità? Dobbiamo aspettare che sia troppo tardi? – Conclude l’On. Scilipoti (IDV) –   Sarà un vero e grave problema trovare soluzioni per la nostra sopravvivenza”.

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Nuovo Marengo museum

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2010

Marengo 10 giugno prossimo alle ore 11.00 verrà presentato alla stampa il nuovo Marengo Museum: uno spazio espositivo che torna a nuova vita su un progetto estremamente innovativo, fra arte, multimedialità e storia. La Provincia di Alessandria  ha affidato a Dinamo Italia la realizzazione delle istallazioni multimediali giocate sulla straordinaria varietà e ricchezza delle rappresentazioni, pittoriche, narrative, musicali, spettacolari che hanno raccontato nel corso della storia la vittoria di Napoleone a  Marengo. Ne è nato un museo multimediale che, con la flessibilità delle nuove tecnologie, è in grado di raccontare l’evento storico e le sue infinite trasformazioni e rappresentazioni.Il risultato è un percorso divertente, intuitivo che, volendo, può essere trasportato e condiviso in un hard disk di 300 grammi.

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“Prevenire è vivere”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2010

Busto Garolfo (Mi), 26 maggio inizio alle 21 via Busto Arsizio 23.  in sala Don Besana incontro promosso dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate in collaborazione con la Lilt La prevenzione è al centro dell’incontro che la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate propone. E’ stato organizzato in collaborazione con il Circolo Culturale e Ricreativo della Bcc e la sezione Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori – di Legnano. Vuole porre l’attenzione, ancora una volta, sulla necessità di “fare prevenzione”. Una convinzione che la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha sposato già cinque anni fa, promuovendo la tappa di Busto Garolfo (nel piazzale davanti alla Bcc) dell’Unità Mobile itinerante durante la Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica. «Penso che la salute sia la più importante fonte di ricchezza di ogni persona», commenta Lidio Clementi, presidente della Bcc. «La nostra attività si basa sull’offerta di credito alle famiglie e piccole imprese, ma sa anche andare oltre, garantendo il sostegno alle associazioni del territorio ed iniziative per la salute e la prevenzione, come in questo caso». All’incontro interverranno Flavio Giranzani, pediatra, sul tema: “Prevenzione e salute in campo pediatrico”; Marina Pericoli, ginecologa: “Prevenzione in campo ginecologico” ed Antonio D’Elia, chirurgo: “Prevenzione oncologica – seno e colon”. La serata sarà moderata da Anna Daverio, coordinatrice Lilt della sezione di Legnano.

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“La guerra fredda della famiglia sox”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2010

Roma 11 al 31 Maggio 2010  Teatro Della Cometa Via del Teatro Marcello, 4 Commedia Musicale di Gianluca Tocci  Regia di Carlo Emilio Lerici Orchestrazione musicale di Lorenzo Capelli  Con Massimo Bonetti, Gianluca Tocci, Giovanni Bussi, Angela di Sante, Giuliana Vigogna e con la partecipazione di Federico Tocci.  Roma…zona Prati…giorni nostri – Franco e Nicky Sox (Giovanni Bussi e Gianluca Tocci) sono due cugini che dividono insieme lo stesso appartamento,che in realtà è proprietà di un misterioso zio lontano,lo zio Sox (Federico Tocci). Di lui si sanno solo leggende…ma la cosa certa è che aveva vissuto al massimo, collezionando mogli e figli in tutto il mondo ed accumulando una ricchezza di entità spaventosa…insomma, una sorta di Paperon dé Paperoni…che nessuno sa dov’è. La quiete dei due viene spezzata una mattina con l’arrivo improvviso dell’avvocato Stern (Massimo Bonetti). Lo zio è morto! Tutti i suoi averi devono essere spartiti tra tutta la sua discendenza…più di cento ereditieri e l’appartamento dei due cugini deve essere diviso insieme a due sorelle, spagnole. Miranda e Rosy Sox (Angela di Sante e Giuliana Vigogna). La ripartizione dell’immobile li costringe a trenta giorni di convivenza dove si scatenerà una vera e propria guerra tra i sessi…una battaglia fino all’ultimo ormone.  Importantissimo il ruolo svolto dalle canzoni. Dal martedì  al venerdì alle 21 – Il sabato alle 17 e alle 21, la domenica alle 17 Giovedì  20 maggio alle 17 Poltrona Platea: € 23,00 + € 1,00 (prevendita) – Poltrona Galleria: € 19,00 + € 1,00 (prevendita)  Poltrona 2° Galleria: € 17,00 + € 1,00 (prevendita) (tocci,di sante,bussi,bonetti)

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Le nuove sorgenti di ricchezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

Editoriale fidest. Le nuove sorgenti di ricchezza, per un fatale incantesimo, diventano fonti di miseria. Tutto ciò che segna una conquista del progresso umano si trasforma magicamente in qualcosa che produce solo fame e desolazione. La struttura imperiale del capitalismo non sembra incontrare ostacoli. Se ve ne sono li seduce e li annienta. Dove i nodi si fanno più stretti finisce con lo scioglierli con nuove formule: globalizzazione, colonialismo, guerre preventive, corruzioni su larga scala, ecc. In questa congerie di eventi forse abbiamo avuto un solo uomo nel XIX secolo che è riuscito, con una poderosa opera, a mettere a nudo questo mastodonte dalla pelle del camaleonte, dalla lingua biforcuta e dagli occhi di ghiaccio. E’ stato Carlo Marx, ma i suoi avversari non si sono fatta mancare l’occasione per rinfacciargli i suoi errori di calcolo, le sue previsioni e persino il suo fallimento in quella che è passata per la grande prova del socialismo reale di marca marxista-leninista. La sua auspicata dittatura del proletariato è diventata la dittatura sul proletariato. E’ mancato il “libero sviluppo delle individualità”, in opposizione al livellamento sociale forzato e all’egualitarismo imposto dall’alto e tale da azzerare la libertà dell’individuo. Il riscatto dal servaggio economico e capitalistico non si realizza attraverso rigidi criteri ideologici ma con l’uso della ragione per gradi, per conoscenza del sé e del valore della vita intrinsecamente riconoscibile. La forza critica del pensiero marxista è viva e vitale a tutt’oggi se noi la estrapoliamo dagli errori umani, dalle letture frettolose e distratte dei suoi scritti. Ciò che resta di Marx senza ombra di dubbi è la sua definizione che il mondo è marcio. Lo era ai suoi tempi e lo è oggi e forse con più raffinata crudeltà e cinismo. Resta il messaggio a dispetto di tutto e di tutti. Un richiamo per un mondo migliore, egualitario, solidale, equanime. Se a distanza di due secoli questa umanità che è ricresciuta generazione dopo generazione non ha visto la nuova alba è perché continua a rendersi schiava dalle logiche consumistiche, dalla ricerca di un benessere anche a costo di farlo pagare per intero ai più deboli e si ingegna a farlo mettendo a nudo le più raffinate arti della malvagità con un sorriso angelico. Se noi, insieme, non prendiamo coscienza di ciò che rappresentiamo e nel modo com’è necessario pervenire per riscattare le nostre debolezze e per ritrovarsi con l’homo novus dell’era tecnologica, dei grandi progressi, con l’animo disteso verso la vera sfida che attraversa le nostre vite e va oltre, resteremo inesorabilmente nel mondo delle barbarie e delle gretterie. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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