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La rivoluzione chi la fa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

paperoneL’idea rivoluzionaria nel vecchio continente ha avuto più volte il suo battesimo del fuoco a partire da quella francese e, per dirne un’altra, parimenti grande, la russa scatenata da Lenin. Ma si fa anche osservare che non è stata infiammata dai servi della gleba ma dalla borghesia, ovvero da quelli che avrebbero potuto, economicamente parlando, farne a meno. Il popolo, alla fine è stato trascinato nel vortice ma non ne è stato il promotore se non nei mugugni e nelle sofferenze. E sin qui il malessere che si trasforma in rivolta di popolo. Oggi è più difficile che questi moti si ripetano in occidente perché nel frattempo sono stati creati degli antidoti per lo più di ordine mediatico imbrigliando scientificamente i malumori delle masse e convincendoli che si tratta di una cura dolorosa ma necessaria per evitare il peggio.
Questo potrebbe spiegare il motivo per il quale il primo atto della manovra del governo Monti anni fa è stato di diminuire le pensioni e le retribuzioni e di favorire l’aumento del costo della vita, ma si è guardato bene di tassare la patrimoniale e d’intaccare le ricchezze private. Tanto è vero che è di oggi la notizia diramata dagli organi ufficiali dello Stato, ma è una circostanza che si perpetua da anni, che i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati sono i più tartassati mentre la reazione dei diretti interessati è stata blanda come per dire: è il male minore, dobbiamo farcene una ragione.  Intanto la pressione fiscale ha raggiunto la soglia del 50% dei redditi da lavoro se mettiamo nel conto le imposte dirette con l’Irpef nazionale e le sue addizionali locali ed indirette e occulte. Gli altri, quelle che le imposte le pagano di meno, molto di meno, perché godono di “sconti fiscali autodeterminati”, posseggono barche, ville e Suv. Persino l’enorme spesa sanitaria ad esempio, tanto criticata dai benestanti, viene pagata nei fatti dai più deboli, compresi gli sprechi e le ruberie che l’hanno attraversata. Costoro, i soliti ricchi per intenderci, si sarebbero seriamente arrabbiati se il nostro presidente del consiglio avesse osato intaccare i loro privilegi. Ci saremmo trovati nel bel mezzo di una rivoluzione cruenta e in prima fila, c’è da giurarci, avremmo trovato i pensionati e i lavoratori dipendenti, i disoccupati e i precari, per usarli come carne da macello. Dovremmo, quindi, considerarci fortunati a non avere soldi, a dover fare i salti mortali per vivacchiare e a congratularci per la lungimiranza del nostro presidente del Consiglio pro tempore. Ma questo non è un vivere ma è un sopravvivere e senza voler parlare di rivoluzione, che come la giriamo è sempre una brutta cosa ed è un rimedio peggiore del male, potremmo fare, semmai, la nostra “rivoluzione democratica” mandando, con il voto, in pensione questa novella triplice alleanza dei benestanti fatta dal Pd, Forza Italia et similia e votare gli altri partiti. Forse saranno anch’essi indegni ma per lo meno avremmo il piacere di lasciare a casa i già noti “Paperoni e inciuciari” della politica. Pensateci gente, pensateci. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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