Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘ricerca’

Scuola: rimuovere gli ostacoli nella ricerca del lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Udir ha suggerito degli emendamenti inviando proposte alla V Commissione Bilancio della Camera del deputati all’AC 3132 “Conversione in legge del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all’emergenza da Covid-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali”. Tante le proposte: misure urgenti in materia di responsabilità sulla sicurezza dei dirigenti delle Istituzioni scolastiche; dimensionamento scolastico: conferma a regime della norma in Legge di Bilancio sulle iscrizioni con 300/500 alunni; misure urgenti in materia di mobilità dei dirigenti scolastici; perequazione interna ed esterna dello stipendio tabellare; reclutamento degli idonei del concorso a dirigente scolastico di Trento e Bolzano. Per visionare tutte le proposte emendative suggerite dal giovane sindacato Udir, cliccare qui. Come indicato, tra le tematiche le “Misure urgenti in materia di mobilità dei dirigenti scolastici”, il sindacato che tutela i dirigenti scolastici, con emendamenti all’articolo 58, vuole favorire la mobilità dei dirigenti scolastici alla luce delle nuove norme sul dimensionamento scolastico introdotte dalla legge 178/2020 e a ristoro delle norme sul divieto di spostamento tra le regioni prorogate per contenere l’emergenza epidemiologica che hanno reso illogici i divieti esistenti previsti dagli artt. 19 e 25 del d.lgs. 165/2001 e dalle norme contrattuali su conferme, mutamenti, mobilità interregionale con decorrenza 01/09/2020, alla luce anche dei 900 posti che sono vacanti. Inoltre Udir si pone l’obiettivo di sboccare la grave situazione di disagio a cui sono soggetti numerosi dirigenti scolastici collocati fuori regione e di evitare l’ulteriore stallo della mobilità interregionale a cui sarebbero soggetti molti dei presidi vincitori del concorso 2017 e collocati fuori regione, nonché i dirigenti scolastici in ruolo da anni e assegnati fuori della propria regione, a seguito dei divieti di spostamento dettati dalla pandemia.

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Presentazione della ricerca dell’Osservatorio Digital B2b PoliMi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

Martedì 15 giugno 2021, ore 09.30 – 12.30 Convegno online di presentazione della ricerca dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano. Gli obblighi normativi prima e la pandemia poi hanno allargato il divario tra le aziende digitali che sono resilienti e reattive ai cambiamenti e quelle non digitali che invece faticano a stare sul mercato. Coloro che avevano vissuto gli adempimenti come opportunità per digitalizzare i propri processi hanno saputo fronteggiare meglio la situazione di emergenza che, anche in ambito B2b, ha avuto impatti importanti. Ha innanzitutto accelerato il processo di avvicinamento delle aziende ai propri clienti riducendo la distanza tra livelli successivi della supply chain, ha promosso un miglior utilizzo dei dati e una maggiore automazione dei processi e ha amplificato la necessità di sviluppare processi maggiormente collaborativi. Se tutto ciò non trova ancora riscontro nei numeri (la diffusione del digitale in ambito B2b non ha avuto tassi di crescita da capogiro), ha però cambiato radicalmente la percezione delle persone e delle organizzazioni verso l’innovazione, che molto probabilmente si tradurrà nei prossimi anni in una massiccia crescita della pervasività delle tecnologie digitali a supporto dei processi aziendali. Il Convegno di presentazione dei risultati della Ricerca 2020/2021 dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano si propone di fornire evidenze empiriche e modelli interpretativi a sostegno della ripartenza delle imprese. Per iscriversi al convegno: https://bit.ly/3g6lf0b.

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Parma università: Ricerca sugli studenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2021

Parma.Come considerano gli studenti dell’Università di Parma i servizi che Ateneo e Comune mettono a loro disposizione? Quanto li utilizzano? Quale è il loro grado di soddisfazione? E come valutano il vivere a Parma? Una prima indagine conoscitiva, ad oggi unica nel suo genere, nata per misurare percezione e fruizione dei servizi che Università e Comune di Parma mettono a disposizione degli studenti, sondando le loro conoscenze e il loro grado di soddisfazione ed evidenziando quindi le aree sulle quali è necessario intervenire da parte dei due enti per rendere sempre più Parma una città universitaria. Ma anche una fotografia dell’ “universo studenti”: delle caratteristiche, delle abitudini, dei comportamenti, delle attese degli studenti dell’Università di Parma. L’Università ha coinvolto nel progetto la UO Comunicazione Istituzionale (committente della ricerca) e il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali – DSEA (ambito ricerche di mercato e strategie di marketing). La responsabilità scientifica è stata affidata ai docenti Cristina Ziliani (coordinatrice del gruppo di lavoro del DSEA), Guido Cristini e Beatrice Luceri, mentre le funzioni più operative sono state svolte dai borsisti Simone Aiolfi e Giada Salvietti. I dati sono stati raccolti mediante un questionario online nel periodo giugno 2020 – settembre 2020. A causa dell’emergenza sanitaria, è stato richiesto di basare le risposte sul primo semestre dell’a.a. 2019-2020, in modo da ottenere una “fotografia” dei comportamenti “pre Covid-19” che sarà un utile riferimento qualora si volesse ripetere l’indagine periodicamente. Il campione è stato di 4.094 studenti, iscritti a lauree triennali, a ciclo unico e magistrali. Un campione rappresentativo (il 18% dell’universo studentesco) che rispecchia la composizione degli studenti per Dipartimento, tipo di corso e residenza. Diversi gli aspetti indagati: dall’abitare allo studiare, dal tempo libero alla percezione della città e a conoscenza, utilizzo, importanza e soddisfazione relativi ai servizi offerti da Ateneo e Comune. I servizi di Ateneo considerati importanti per la vita dello studente sono molti (10 sopra la mediana), e ruotano intorno alla Student card con i suoi sconti e convenzioni, e ad Er.Go (borse di studio ecc). In una scala di soddisfazione da 1 a 7, ben 9 dei 15 servizi considerati hanno raccolto voti 6 e 7 da oltre il 50% dei rispondenti. L’importanza dei servizi del Comune per la vita dello studente a Parma ruota invece attorno a un numero più ristretto di servizi (3 sopra la mediana), tutti legati al mondo mobilità: abbonamenti a prezzo agevolato, orari notturni dei bus e “MiMuovo” sono considerati importantissimi, sono anche ben noti e anche la soddisfazione è superiore alla mediana. Gli esiti della ricerca possono fornire informazioni molto utili a Università e Comune, perché mettono in evidenza le aree sulle quali è necessario intervenire per rendere sempre più Parma una città universitaria. La ricerca rappresenta in ogni caso un primo tassello di un’attività che può proseguire e implementarsi, continuando, affinando e approfondendo ulteriormente la rilevazione sulla componente studentesca, monitorando alcuni dei fenomeni nel tempo e aggiungendo di volta in volta approfondimenti su temi specifici, come è nella natura di un “Osservatorio” che si vorrebbe costituire sul tema; inoltre il quadro non sarebbe completo se non si raccogliessero anche le attese, le percezioni e la visione degli altri stakeholder, quali enti pubblici, associazioni e istituzioni culturali cittadine.

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Accordo per sviluppare forme di collaborazione a supporto di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione

Posted by fidest press agency su domenica, 23 maggio 2021

Genova. Il CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano e l’Università degli Studi di Genova hanno sottoscritto una Convenzione per individuare azioni comuni nell’organizzazione di programmi, progetti, eventi istituzionali e tutto ciò che si riterrà di ulteriore beneficio al fine di promuovere la cultura scientifico-tecnologica e imprenditoriale a livello locale e nazionale. Il CEI e l’Università degli Studi di Genova ritengono infatti strategici i settori della didattica e della formazione, e si prefiggono di operare con la sinergia tra le rispettive strutture per creare una consapevolezza dell’importanza della standardizzazione nell’ambito degli sviluppi tecnologici e industriali finalizzati all’interazione con il mercato.Le parti si impegnano ad assicurare la reciproca collaborazione attraverso pubblicazioni scientifiche congiunte, partecipazioni congressuali e azioni divulgative e di formazione risultanti da tali attività, dandone adeguato risalto in tutte le comunicazioni verso l’esterno. È infatti interesse comune attuare nuove forme di raccordo tra il mondo della formazione universitaria e quello del lavoro, al fine di migliorare la qualità dei processi formativi e di ricerca, favorendo la diffusione della cultura d’impresa.Il CEI è l’Ente responsabile della normazione nel settore elettrotecnico, elettronico e delle telecomunicazioni e pubblica norme che costituiscono la regola d’arte di prodotti, processi, sistemi e impianti. Annovera 140 Comitati Tecnici e SottoComitati, con 3.000 esperti, e tratta temi di attualità, quali: E-Mobility, Cybersecurity, Smart Grid, Efficienza Energetica, IoT (Internet of Things), Sostenibilità, Energie Rinnovabili. L’Università degli Studi di Genova opera in tutti i campi declinati dal CEI in una logica di cooperazione fra l’Accademia e il tessuto industriale, anche in collaborazione con gli organi rappresentativi di categoria e con specifiche azioni nei maggiori Progetti relativi alla Digitalizzazione, Elettrificazione, Efficientamento energetico, Ecosostenibilità, AI (Artificial Intelligence), Cybersecurity nonché su tutte le esperienze connesse alle Energie rinnovabili applicate anche ai trasporti terrestri e marittimi.

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PNRR, USB: azzerata la Ricerca Pubblica, investimenti solo sulle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2021

La lettura del PNRR, che andrebbe meglio indicato come il piano di restaurazione nazionale della ricerca baronale e asservita all’impresa, altro non è che la riproposizione di politiche già viste, ma con le risorse e la determinazione che precedenti governi non avevano avuto.Qualsiasi misura è rivolta a favorire lo sviluppo tecnologico e l’innovazione nell’impresa. Le stesse istituzioni pubbliche della ricerca, atenei ed EPR, vengono messe totalmente al servizio della ricerca privata. Siamo di fronte al progetto di totale estinzione della ricerca pubblica rivolta al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Non è bastata l’esperienza della pandemia che stiamo pagando carissimo, prima di tutto per una sanità tagliata, privatizzata e regionalizzata, e poi perché ostaggio delle industrie farmaceutiche e dei loro brevetti su vaccini realizzati peraltro con l’importante sostegno di fondi pubblici. Esempio chiarissimo di come la ricerca privata non abbia mai ricadute positive per la popolazione. Si insiste sulla strada che ci ha portato allo stato attuale. Si insiste, così come nel caso della PA, nell’identificare la Ricerca come strumento per aumentare competitività e profitti per l’impresa. Solo 1,8 mld sembrerebbero destinati alla ricerca (PRIN e giovani ricercatori) ma sono talmente limitati nel tempo che danno la misura dell’assenza di prospettiva della missione 4 sulla ricerca del PNRR.Ancora una volta la miopia del profitto prevale sulla prospettiva del progresso.Non serve essere addetti ai lavori per comprendere come nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non emerga alcuna idea di come rilanciare, riorganizzare, ristrutturare la Ricerca, ma solo quella di distribuire fondi all’impresa.Riteniamo che questo piano, e lo diciamo in questo caso da lavoratori della Ricerca Pubblica, non serva pressoché a niente per la ricerca e ribadiamo che la sola maniera di rilanciarla è quella di aumentare gli stanziamenti, in particolare sul finanziamento ordinario degli EPR, dotare il settore ricerca ed università di un comparto di contrattazione che li renda attrattivi riconoscendogli le indiscutibili peculiarità, abolire l’agenzia nazionale per creare una vera governance presso la presidenza del consiglio e incentivare la ricerca di base, per uno sviluppo del sapere.Questo serve alla Ricerca e al Paese, questo è quello che manca totalmente nel PNRR.USB continuerà e rilancerà l’iniziativa per difendere la Ricerca Pubblica, quella che guarda alla committenza sociale. Quella che non considera normali centinaia di morti al giorno. Quella ricerca che non sta in questo PNRR.

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Ricerca di lavoro: la parola chiave è aggiornarsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 maggio 2021

Gli ultimi dati Istat, relativi a marzo 2021, mostrano una flebile crescita dell’occupazione, pari allo 0,2%, con un tasso di occupazione che arriva così al 56,6%. Lo scenario è pero ancora allarmante: dall’inizio della crisi sanitaria il Paese ha vissuto ripetute flessioni congiunturali nell’occupazione, rendendo ancora più difficile la situazione di chi è alla ricerca di un nuovo lavoro. Tanto più pensando al fatto che le persone in cerca di occupazione sono tantissime, con un +35,4% rispetto allo scorso marzo.Le imprese pronte ad assumere nuovi dipendenti non mancano, e sono anzi tante le ricerche di personale che ancora oggi faticano a individuare il profilo giusto» spiega Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati.«Molte persone» spiega l’head hunter «affrontano la ricerca di un nuovo lavoro nel modo sbagliato, inviando anche decine e decine di candidature al giorno in risposta agli annunci online. Risulta invece molto più efficace un approccio differente, che punta alla qualità, e non alla quantità: molto meglio quindi concentrarsi su pochi annunci di lavoro, effettivamente coerenti con le proprie skills, e in base a questi personalizzare e migliorare il proprio curriculum vitae e la propria lettera di presentazione, partendo dall’analisi dell’annuncio stesso».«Il candidato alla ricerca di un nuovo lavoro deve migliorare la propria presentazione nonché la propria immagine online, impegnandosi su curriculum vitae, su profilo LinkedIn e via dicendo» spiega Adami «lavorando inoltre per migliorare e aumentare le proprie skills: al momento della ripartenza, infatti, saranno favoriti i professionisti più aggiornati e più competenti. Laddove possibile vale quindi sicuramente la pena effettuare un investimento, in termini economici, ma anche di tempo e di energie, in corsi di formazione e di aggiornamento».Da un lato, quindi, il consiglio di chi si occupa quotidianamente di ricerca e di selezione del personale è quello di lavorare sulla propria immagine, per rendersi maggiormente interessanti agli occhi dei selezionatori; dall’altro, è bene investire sulla formazione, nella consapevolezza che i lunghi mesi di pandemia hanno rallentato e spesso bloccato anche i processi di aggiornamento: un sondaggio della Federazione svizzera per la formazione continua FSEA racconta per esempio che tra metà marzo a inizio giugno 2020 il 56% dei corsi di formazione ha dovuto essere cancellato.Chi sceglie di investire nella propria formazione anche in tempo di crisi, dunque, potrà vantare un vantaggio sugli altri candidati.

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Ricerca e rilancio studi clinici in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 maggio 2021

Martedì 4 maggio alle 11 è prevista una conferenza stampa virtuale con gli interventi di Carmine Pinto (Presidente FICOG), Dario Manfellotto (Presidente FADOI), Gualberto Gussoni (Coordinatore Scientifico Centro Studi Fondazione FADOI), Celeste Cagnazzo (Presidente GIDM), Marco Vignetti (Presidente Fondazione GIMEMA), Ruggero De Maria (Presidente ACC) e Paolo De Paoli (Direttore Generale di ACC). Nel 2019 in Italia sono stati autorizzati 679 studi clinici. Il nostro Paese è stato uno dei primi in Europa a promuovere la ricerca clinica cooperativa. Nella maggior parte dei trial internazionali, offriamo un contributo scientifico molto elevato, ma soffriamo l’assenza di organizzazione e di risorse. La pandemia causata dal Covid-19 ha imposto nuove regole per velocizzare le regole delle sperimentazioni e far fronte alla crisi sanitaria. Il rilancio della ricerca clinica in Italia è essenziale per garantire la qualità delle cure. E le direttive da seguire sono illustrate in un documento inviato alle Istituzioni da FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), Fondazione GIMEMA (per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche), GIDM (Gruppo Italiano Data Manager) e ACC (Alleanza Contro il Cancro).

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Il Parlamento europeo approva il rivoluzionario programma di ricerca Orizzonte Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Orizzonte Europa comprende la più cospicua dotazione di bilancio per la ricerca nel settore digitale e la digitalizzazione mai decisa dall’UE. Il programma garantisce finanziamenti a breve e lungo termine per ricerca e innovazione in relazione alle sfide globali, tra cui la lotta ai cambiamenti climatici, la digitalizzazione e la pandemia di COVID-19. Il programma prevede anche il sostegno alle PMI innovative, all’infrastruttura europea di ricerca e 1 miliardo di EUR supplementare per la ricerca di base, stanziato tramite il Consiglio europeo della ricerca. Dal 1° gennaio 2021 la Commissione europea ha già attuato, in via provvisoria, il programma Orizzonte Europa. Il Parlamento ha approvato in via definitiva il programma, con 677 voti favorevoli, 5 voti contrari e 17 astensioni per il regolamento su Orizzonte Europa, e con 661 voti favorevoli, 5 voti contrari e 33 astensioni per il programma specifico Orizzonte Europa.Orizzonte Europa disporrà di una dotazione finanziaria complessiva di 95,5 miliardi di EUR, compresi 5,4 miliardi dallo strumento per la ripresa Next Generation EU, e 4 miliardi di EUR provenienti dal Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’Unione.Orizzonte Europa comprende tre pilastri: • Il pilastro “Scienza di eccellenza” sosterrà i progetti di ricerca di frontiera, sviluppati e condotti dai ricercatori stessi mediante il Consiglio europeo della ricerca (CER). Finanzierà borse di studio e scambi per ricercatori tramite le azioni Marie Skłodowska-Curie e investirà in infrastrutture di ricerca. • Il pilastro “Sfide globali e competitività industriale europea” sosterrà direttamente la ricerca relativa alle sfide della società e alle capacità tecnologiche e industriali, e definirà l’interesse principale delle missioni di ricerca a livello dell’UE. Comprende anche le attività svolte dal Centro comune di ricerca (JRC), che sostiene le autorità politiche a livello nazionale ed europeo con informazioni scientifiche indipendenti e assistenza tecnica. • Il pilastro “Europa innovativa” mira a rendere l’Europa leader nell’innovazione creatrice di nuovi mercati e, rafforzando ulteriormente l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT), a stimolare l’integrazione delle attività economiche, della ricerca, dell’istruzione superiore e dell’imprenditorialità.

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Recovery Plan: A Scuola e Ricerca quasi 32 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2021

Il Governo ha varato il Piano economico europeo più importante da quando esiste l’Unione europea: quanto messo a punto dal Governo prevede un pacchetto complessivo di investimenti per 221,5 miliardi che nelle previsioni del Governo consentiranno nel 2022-2026 una crescita media del Pil di 1,4 punti percentuali più alta rispetto al quinquennio 2015-2019. La previsione dell’impatto economico è di tre punti percentuali rispetto allo scenario di base al 2026. Resta da decidere a chi affidare la governance del mega-progetto: verrà definita a maggio con apposito decreto. Comunque, la regia del Piano rimarrà a Palazzo Chigi ed è previsto il coinvolgimento nei lavori di tutta la squadra dell’esecutivo Draghi.La sei missioni previste dal secondo Governo Conte rimangono in piedi: saranno integrate da 16 componenti. Vi sono novità invece per la suddivisione dei fondi tra le varie aree: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura sono previsti 42,5 miliardi, per Rivoluzione verde e transizione ecologica 57, per Infrastrutture e mobilità sostenibile 25,3 miliardi, per Istruzione e ricerca 31,9 (con un incremento importante rispetto alle prime stime), per inclusione e coesione 19,1 e per Salute 15,6.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è convinto che abbiamo una possibilità storica per ridurre il gap formativo e culturale all’interno dell’Italia: l’operazione deve attaccare il digital divide che penalizza un milione e mezzo di alunni, il mancato accesso all’istruzione nella fascia 0-6 anni e il 27% dei Neet. Il piano dovrà quindi prevedere supporti legislativi, a cominciare dall’allungamento dell’obbligo scolastico, che dovrà partire dai tre anni fino alla maturità. Ecco perché servono nuove norme per gestire reclutamento, personale e organici. Come va ridotto il numero di alunni per classe e incrementato quello del personale, assumendo tutti coloro che hanno svolto tre anni di servizio, immettendo in ruolo da GaE e graduatorie d’istituto, introducendo concorsi per titoli e servizi, oltre che cancellare i vincoli che si oppongono agli avvicinamenti su sedi di lavoro vicino casa che in tempo di pandemia rasentano la follia. Servono nuove professionalità, come di coordinamento delle segreterie scolastiche, sinora attivate solo sulla carta. Solo così si potrà ridurre la dispersione scolastica che, laddove l’apporto socio-economico è ridotto, l’immigrazione e l’emigrazione sono in alto numero, non può che dilagare”

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Dottorato di ricerca honoris causa a Sofia Corradi, la “mamma” del programma Erasmus

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Il riconoscimento accademico è stato conferito in diretta streaming dalla rettrice Antonella Polimeni in occasione del 718° anniversario di fondazione della Sapienza Martedì 20 aprile alle ore 11.00, nella Sala Senato della Sapienza, si è tenuta la cerimonia di conferimento del dottorato di ricerca honoris causa in Psicologia sociale, dello sviluppo e della ricerca educativa a Sofia Corradi, ideatrice del Programma Erasmus per la mobilità degli studenti tra le università europee. La cerimonia è stata aperta dalla prolusione della rettrice Antonella Polimeni seguita dall’allocuzione di Fabio Lucidi, preside della Facoltà di Medicina e psicologia e dall’elogio di Pietro Lucisano, coordinatore del corso di dottorato in Ricerca educativa e psicologia dello sviluppo. Al termine Sofia Corradi ha tenuto in diretta streaming la Lectio magistralis dal titolo “Da studentessa di Giurisprudenza a mamma Erasmus”. Durante l’evento, che ha coinciso con il 718 esimo anniversario di fondazione dello Studium Urbis, è stato proiettato un video-documentario sulla storia della Sapienza dal 1303 fino all’inaugurazione della prima storica sede del palazzo della Sapienza. “Oggi – ha detto la rettrice Antonella Polimeni, nella sua prolusione -attribuendole il titolo accademico di Dottore di ricerca, intendiamo riconoscere a Sofia Corradi di aver saputo contribuire a questo processo di cambiamento con una straordinaria capacità di visione e condivisione, impegno sociale e capacità organizzativa. Nel giorno del 718 anniversario della sua fondazione, la Comunità universitaria della Sapienza è, dunque, orgogliosa di riaccogliere una delle sue laureate più illustri tra i suoi dottori di ricerca”.

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Ricerca lavoro: come superare il gap tra domanda e offerta

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

Milano. Della mancanza di figure professionali rispetto a quelle richieste dal mercato del lavoro si parla da tempo. Da una parte le aziende sono alla continua ricerca di figure IT, di ingegneri, di chimici e di altri profili che il mercato non riesce a offrire. Dall’altra non si contano le persone alla ricerca di lavoro che non riescono a superare il processo di selezione del personale.«Il gap tra domanda e offerta nel mondo del lavoro esiste da tempo» spiega Carola Adami, CEO di Adami & Associati «e tale dannosa asimmetria è certamente aumentata nell’ultimo decennio, anche in seguito alla crisi economica internazionale». E l’impressione è che il gap si stia allargando ulteriormente anche in questi mesi, come conseguenza dell’attuale emergenza sanitaria.Ma quali sono i fattori che determinano questo gap? «Da una parte ci sono le aziende che faticano a trovare i profili di cui necessitano» spiega l’head hunter. «I motivi che possono rendere difficile l’individuazione del talento ricercato sono vari, ma in generale le aziende lamentano la presenza di bassi livelli di specializzazione, di conoscenza insufficiente delle principali metodologie di lavoro, nonché di competenze scolastiche troppo generiche, scarsamente applicabili sul mondo del lavoro».Non di rado, poi, le aziende puntano il dito anche su quelle che non sono delle hard skills, come per esempio la scarsa capacità di ascolto, il ridotto senso di responsabilità e l’insufficiente attitudine al problem solving. Ad ampliare ulteriormente il gap sono poi anche le esigenze e le aspettative delle persone alla ricerca di lavoro. «L’asimmetria è formata dal mancato incontro tra le esigenze di entrambi gli attori in gioco» sottolinea la cacciatrice di teste.«Spesso le persone qualificate lamentano la scarsità di opportunità lavorative stimolanti in linea con il proprio curriculum vitae, oppure l’assenza di reali prospettive di carriera. In un contesto in cui i tassi di disoccupazione e di inoccupazione risultano alti, poi, scoraggia il fatto di trovarsi spesso di fronte a un numero importante di partecipanti per ogni singolo processo di selezione. Per non parlare infine della frustrazione che può generare il fatto di confrontarsi quotidianamente con portali di annunci di lavoro gestiti in modo non del tutto efficiente o trasparente».Di certo, in un panorama simile, non sta al singolo trovare la soluzione per colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro. L’asimmetria ormai fisiologica presente in Italia deve essere ridotta attraverso cambiamenti forti nelle politiche del lavoro e nel mondo della formazione.«Ciononostante» spiega Adami «chi è alla ricerca di lavoro può muoversi in modo da ridurre al minimo gli effetti di questo fenomeno. È necessario mantenere aggiornato il proprio curriculum vitae e ottimizzarlo al meglio, pensando anche alle esigenze degli algoritmi usati dalle agenzie di selezione del personale.È bene, quando possibile, preparare in anticipo una strategia per la ricerca di una nuova professione, monitorando in modo continuativo i canali più importanti per le offerte di lavoro, attivando dei job alert personalizzati.Non bisogna poi dimenticare l’importanza di lavorare sul networking, mantenendo delle relazioni costruttive con intermediari, selezionatori e cacciatori di teste. Non è sbagliato, anche se in pochi ci pensano, ricordarsi di partecipare di tanto in tanto, almeno una volta all’anno, a dei colloqui di lavoro, per non perdere l’allenamento. Infine, nel caso di un cambiamento profondo di carriera, è sempre bene affidarsi alla consulenza di un career coach, per impostare nel modo più efficace il proprio nuovo percorso professionale».

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Progetto di ricerca sul tema “Occidentes. Horizons and Projects of Civilization in the Church of Pius XII”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2021

Dopo l’apertura degli archivi vaticani per gli anni del pontificato di Pio XII (2 marzo 2020) l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la Pontificia Università Gregoriana, l’Universidad de Navarra e l’Universidade Católica Portuguesa hanno avviato un rapporto quadriennale di collaborazione scientifica per la realizzazione di un progetto di ricerca sul tema “Occidentes. Horizons and Projects of Civilization in the Church of Pius XII” (“Occidentes. Orizzonti e progetti di civiltà nella Chiesa di Pio XII”).Il pontificato di Pio XII rappresenta infatti un periodo storico cruciale per l’evoluzione dell’idea di “Occidente” e del suo rapporto con la Chiesa e il cattolicesimo. L’ampiezza delle fonti edite e inedite attualmente disponibili agli studiosi suggerisce inoltre l’opportunità di sviluppare la ricerca su temi di così ampia portata facendo rete tra istituzioni accademiche riconosciute nel panorama internazionale che, nel quadro di una collaborazione stabile e nel rispetto della più ampia libertà di ricerca scientifica, possano condividere e integrare le rispettive competenze per aprire itinerari di studio originali e interdisciplinari.Nell’arco di quattro anni il progetto – il cui coordinamento scientifico è affidato ai professori Paolo Valvo, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, don Roberto Regoli, della Pontificia Università Gregoriana, Pablo Pérez López, dell’Universidad de Navarra, Paulo Fernando de Oliveira Fontes, della Universidade Católica Portuguesa – si concentrerà su quattro ambiti di studio: 1) La Santa Sede e l’Occidente nell’ordine mondiale postbellico; 2) Civilizzazione, inculturazione, indigenismo. Ai confini dell’Occidente; 3) Chiesa, cattolici e democrazia: esperienze a confronto; 4) Guidare lo sviluppo. I cattolici e la modernizzazione socioeconomica.«L’idea di “Occidente” è stata oggetto, fin dall’antichità, delle più diverse interpretazioni, che hanno tentato di definirne estensione e limiti, in un crescendo di complessità soprattutto a partire dalla scoperta del Nuovo Mondo americano», osserva Paolo Valvo, docente di Storia della civiltà e della cultura europea all’Università Cattolica. «All’inizio del ’900 il ricorso sempre più frequente al concetto di “Occidente” è stato funzionale a legittimare l’ideale passaggio di testimone dall’Europa agli Stati Uniti come guida morale di quello che per comodità si può chiamare “mondo occidentale”, mentre all’indomani della Seconda guerra mondiale i processi di interconnessione economica, politica, culturale e sociale, che hanno attraversato quello stesso mondo, hanno contribuito a plasmare un’idea di Occidente come entità organica, animata dai medesimi valori di fondo, alimentando un immaginario che è andato rafforzandosi nei decenni della Guerra Fredda».In discontinuità con questa visione omologante, la Chiesa cattolica nelle sue varie articolazioni si è contraddistinta, durante il pontificato di papa Pacelli, per una significativa pluralità di approcci, in Europa come nelle Americhe, contribuendo a mantenere viva la dialettica tra idee e modelli differenti di “Occidente”. «La possibilità di accedere agli archivi vaticani per gli anni del pontificato di Pio XII offre un’occasione preziosa per studiare un periodo storico cruciale per l’evoluzione dell’idea stessa di “Occidente” e del suo rapporto con la Chiesa e il cattolicesimo», afferma don . «Gli anni del pontificato di Pio XII (1939-1958) appaiono infatti rilevanti per l’elaborazione, da parte del mondo cattolico, e in particolare della Santa Sede, di un approccio peculiare alla realtà sociopolitica internazionale, a cominciare dal contesto europeo, dove il confronto tra le diverse idee di Occidente risente particolarmente delle lacerazioni prodotte dal Secondo conflitto mondiale».

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Ricerca INIMA sul temporary management in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Molte aziende italiane negli ultimi anni hanno vissuto momenti di difficoltà a causa della mancanza di una classe manageriale adeguata. Un aiuto arriva dal Temporary manager, ovvero professionisti in grado di intervenire solo il tempo necessario per riorganizzare e rilanciare l’azienda e figure sempre più apprezzate dalle PMI italiane. Gli imprenditori hanno così la possibilità di avere risorse qualificate mantenendo una maggiore flessibilità e contenendo i costi, aspetti a cui sono particolarmente attenti. Secondo l’indagine promossa da INIMA –network internazionale che raggruppa le associazioni di temporary manager in Europa- condotta su 750 professionisti ad Interim, a inizio anno (gennaio 2021) ben il 77% dei manager italiani intervistati risulta occupato con un contratto part-time (41%) o full time (36%). Un dato nettamente superiore alla media europea (55%). Per quanto riguarda l’utilizzo medio nel 2020, ovvero il rapporto tra giorni di attività rispetto al numero totale di giorni lavorativi, l’Italia si posiziona al terzo posto con il 59%, dietro solo alla Germania (73%) e alla Svizzera (65%). Positive le attese per l’anno in corso, con il 70% degli intervistati che prevede per l’anno in corso uno sviluppo del mercato. Qual è il profilo del Temporary Manager in Italia raffrontandolo con i dati degli altri Paesi?Partiamo dall’età. Ha in media 56 anni (in linea con l’Europa), mentre i Temporary Manager più giovani sono in Austria e Polonia, dove la media è di 49 anni. Hanno maturato un’esperienza di 6,5 anni come professionisti ad interim ricoprendo ruoli da Top manager C-level o superiore. I più “esperti” sono gli svizzeri (11,4 anni) e i manager UK (10,3).La durata media di un incarico a tempo in Europa è di 11,4 mesi, mentre in Italia è di 14,4 mesi, anzi alcuni durano oltre 2 anni con la formula part-timeAnalizzando i ruoli ricoperti, a livello europeo i primi cinque riguardano il board/direzione generale (32%), le operation (9%) le risorse umane (9%),il finance (8%), e le vendite (6%). In Italia la richiesta è molto più alta nelle posizioni che riguardano il board/direzione generale (47%), nelle operation (16%) e nelle vendite (9%), anche se si è ben al di sotto della media europea nelle risorse umane (solo il 3%).
Tra le criticità che i manager italiani hanno dovuto affrontare nei loro ultimi incarichi si evidenzia al primo posto la Gestione del cambiamento, indicata dal 15% degli intervistati, una tematica che però coinvolge i manager di quasi tutti i Paesi europei. Seguono lo sviluppo del business (9%) e l’ottimizzazione dei processi (8%).Per dare un’ulteriore panoramica sul mercato nel 2020, è stato chiesto di riportare i dettagli del loro ultimo incarico. L’industria privata ha rappresentato ben il 90% degli incarichi temporanei in Europa, mentre in Italia il settore pubblico e non profit rappresenta solo il 2% (ultimo tra tutti i paesi). Tra i settori principali di attività, il Bel Paese si distingue nettamente per la percentuale più alta nella Metalmeccanica (35%), contro una media europea dell’11%.Sul fronte delle dimensioni aziendali, in Italia ben il 60% dei Temporary Manager ha lavorato presso aziende con meno di 100 dipendenti, contro una media europea del 31%; solo la Spagna ci supera con il 64%; questo dipende principalmente dal tessuto economico italiano e spagnolo composto prevalentemente da piccole-medie imprese.Tradizionalmente i Temporary Manager italiani per proporsi sul mercato si sono affidati a due principali canali: il network personale, indicato dal 41% del campione, seguito dalle società specializzate nei servizi di temporary management (17%).Quale tariffa professionale gli sta riconoscendo il mercato? Considerando che non esiste un “Temporary Manager medio” e che quindi le diverse professionalità possono discostarsi da una indicazione media, la tariffa giornaliera media fatturata nell’ultimo incarico è di €674 al giorno (prezzo netto, escluse le spese e l’IVA), l’Italia è tra i Paesi con il costo più basso, con un valore nettamente inferiore alla Svizzera (€1.385) e alla Germania (€1.198).

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Vaccino. Il 65% degli italiani vuole farlo appena possibile

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Presentata ricerca Agenas e Sant’Anna di Pisa. Per il 69,4% della popolazione italiana, il vaccino e’ il modo piu’ rapido per tornare alla normalita’, e piu’ del 65% degli intervistati sono disposti a vaccinarsi contro il Covid-19. Sono i dati emersi da un’indagine condotta dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e il Laboratorio Management e Sanita’ (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Lo studio, presentato oggi a Roma nella sede Agenas, ha coinvolto 12.322 residenti di tutte le Regioni e Province autonome, fotografando le attitudini della popolazione italiana nei confronti del vaccino e della vaccinazione contro il Covid-19. Secondo il rapporto, solo il 17,6% degli italiani non sembra intenzionato a vaccinarsi. La fascia di popolazione che piu’ sembra propensa alla vaccinazione e’ quella sopra i 65 anni (75,4%), mentre le percentuali di disaccordo maggiori (22,2%) si concentrano nella fascia d’eta’ 35-44. “Sono molto soddisfatto della collaborazione con il Laboratorio Management e Sanita’ (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna- dichiara Domenico Mantoan, direttore generale di Agenas- perche’ il lavoro che abbiamo presentato oggi permette di segnalare alcune linee di azione che i policy maker nazionali e regionali potrebbero trovare utili per colmare il divario di implementazione della campagna vaccinale”. Agenas, ha ricordato Mantoan, “e’ un ente pubblico non economico e si configura come organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale, che svolge attivita’ di ricerca e di supporto nei confronti del ministro della salute, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Questo lavoro ne e’ la dimostrazione”.”La popolazione e’ propensa a vaccinarsi ma chiede di piu’, soprattutto piu’ informazione- ha spiegato all’agenzia di stampa Dire Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa-La stragrande maggioranza ha ricevuto informazioni dalla televisione, seguono internet e i social. Grandi assenti le istituzioni sanitarie. La richiesta e’ di avere molta piu’ informazione da questi soggetti di cui i cittadini si fidano: istituzioni sanitarie, i medici, i professionisti. Per aumentare la propensione a vaccinarsi- continua la Rettrice- una serie di aspetti di tipo organizzativo-logistico saranno determinati. Come ad esempio la facilita’ di accesso ai luoghi di vaccinazione, la chiarezza nelle modalita’ di prenotazione e nella velocita’ di svolgimento della vaccinazione”. (fonte Agenzia Dire in sintesi)

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Convegno di presentazione risultati della ricerca dell’Osservatorio Internet Media

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Martedì 9 marzo 9.30 – 13.00 online in streaming gratuito sul sito Osservatori.net. Il Convegno di presentazione dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Internet Media, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, sarà l’occasione per rispondere a queste domande ed approfondire:
• Che cosa sono i third-party cookie?
• Quale sarà l’impatto dell’eliminazione dei cookie di terza parte sulla filiera pubblicitaria?
• Quali potranno essere le soluzioni alternative per il targeting e per il tracciamento dell’utente?
• Come cambieranno i KPI e le metriche?
• Quale sarà l’impatto per il Cross Channel Media Reporting e i Modelli di Attribuzione?

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Ricerca LinkedIn Jobs on the Rise 2021 Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2021

LinkedIn, il più grande network professionale online al mondo, annuncia oggi i risultati della ricerca Jobs on the Rise 2021 Italia, che offre un’analisi sui ruoli professionali e gli ambiti lavorativi che hanno registrato la crescita maggiore in Italia durante l’ultimo anno (nel periodo compreso tra aprile e ottobre 2020). Il report fornisce diverse informazioni e spunti sulle categorie professionali, le competenze necessarie, e in quali città si trovano maggiori opportunità di lavoro per le categorie lavorative più richieste, con l’obiettivo di aiutare i professionisti delle risorse umane, le persone in cerca di occupazione e i datori di lavoro a prepararsi al futuro in ambito professionale, sia che si tratti di impostare una strategia relativa alle assunzioni per il prossimo anno, o di imparare nuove competenze per intraprendere un nuovo percorso professionale.LinkedIn ha denominato le categorie della ricerca ‘Lavori Emergenti’ come risposta diretta al cambiamento dei comportamenti delle persone e delle esigenze del business, in uno scenario in continua evoluzione durante l’ultimo anno dovuto alla pandemia.I lavori nell’ambito dell’istruzione, della medicina specializzata, del marketing digitale, dei servizi creativi e del supporto clienti sono tra quelli che hanno registrato un maggiore aumento della domanda nell’ultimo anno in Italia, secondo l’analisi delle attività dei 15 milioni di membri di LinkedIn nel nostro Paese. Probabilmente, dato che per alcuni di questi ruoli non c’è bisogno di un percorso di studi avanzato, chi era alla ricerca di un nuovo lavoro ha sfruttato questa opportunità per cambiare prospettive di carriera, mentre altri hanno cambiato professione per necessità. In questo contesto, abbiamo visto baristi diventare montatori cinematografici, gli specialisti di marketing digitale diventare animatori, e gli addetti alle vendite diventare blogger: mentre le aziende continuano ad adattarsi all’attuale contesto influenzato dal COVID-19, lo scenario in continuo cambiamento sta creando a sua volta nuove opportunità di lavoro.
Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia, ha dichiarato: “Nonostante il COVID-19 abbia stravolto molti ambiti lavorativi, ha anche alimentato l’emergere di ruoli professionali la cui domanda è in crescita, e ciò ha offerto alle persone nuove opportunità nell’immediato. Stiamo osservando una crescita costante in alcuni settori specifici come quello dell’istruzione, della medicina specializzata, del marketing digitale e dei servizi creativi, ma anche un aumento dei professionisti nel campo del supporto clienti e del tecnologico. La pandemia ha innegabilmente spinto le aziende a innovare, e al contempo trovare nuovi modi per offrire servizi ai propri clienti. Il 2021 sarà senza dubbio un anno di forti cambiamenti, nel quale ci aspettiamo anche un’importante attenzione allo sviluppo delle competenze, una mentalità positiva e una dose di fiducia in se stessi. In questo scenario è evidente che ci sono ruoli da conquistare e nuove imprese da avviare.”

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I prezzi dei vaccini e la strategia della ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 febbraio 2021

“Dopo immani sforzi da parte dell’opinione pubblica e di parte dell’informazione, si squarcia il velo di omertà intorno ai vaccini, in particolare sui loro prezzi e ne viene fuori una realtà sconcertante: la società del benessere prende il sopravvento sull’essere umano”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che spiega: “mettendo in fila alcuni dei Paesi che si sono ‘conquistati’ le maggiori quantità di vaccino di una nota multinazionale, se ne ricava la visione che, chi paga di più vaccina di più. Così, ne deriva una discutibile asta per cui, l’Unione europea pagherebbe 15 dollari a dose, gli Usa ne verserebbero 19 mentre Israele, Paese sul podio quanto a numero di dosi inoculate ai propri cittadini, avrebbe speso ben 40 dollari per ogni immunizzato. Un criticabile mercato”. Il presidente riflette poi sulle possibilità potenziali per l’Italia: “ci auguriamo che lo spiraglio aperto con la possibilità di produrre l’antidoto in casa nostra possa invertire la rotta, la produzione in proprio di beni strategici si è rivelata fondamentale e l’esempio delle mascherine di protezione, in un primo momento irreperibili, calza alla perfezione. L’accaduto – precisa Maritato – dovrebbe farci riflettere sull’importanza di finanziare a dovere la ricerca pubblica. Senza tralasciare le ricadute economiche: chi per primo vaccina, per primo riattiva la propria economia. Di sicuro, più cittadini sono immunizzati prima si riattivano produzione e lavoro. Ragioniamoci sopra”, chiosa il presidente.

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Mieloma multiplo: una ricerca quinquennale dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2021

Da Fondazione AIRC 99.000 euro per il primo anno di un progetto di ricerca dell’Università di Parma sul mieloma multiplo. Tramite un My first AIRC Grant (MFAG), AIRC sosterrà per i prossimi 5 anni il progetto dal titolo “Unraveling the mechanisms behind the progression of indolent monoclonal gammopathies to multiple myeloma,” di cui è investigatore principale Paola Storti, giovane ricercatrice del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo. Il MFAG, riservato a ricercatori e ricercatrici sotto i 40 anni che non hanno mai avuto un finanziamento AIRC, è stato assegnato quest’anno a poco più del 7% degli studiosi che ne hanno fatto domanda. Di fatto, questo finanziamento competitivo rappresenta uno strumento concreto attraverso il quale è possibile per un giovane ricercatore avviare la propria ricerca indipendente.Scopo del progetto di ricerca della dottoressa Storti è studiare il microambiente osseo in cui risiedono le cellule di mieloma multiplo, un tumore maligno del midollo osseo, a partire dalle fasi pre-maligne della malattia. Lo studio avverrà a livello di singola cellula con la metodica di Single Cell RNAseq e l’obiettivo sarà di individuare caratteristiche del microambiente che permettano di identificare precocemente la progressione della malattia e di caratterizzarne i meccanismi. La realizzazione del progetto potrà portare a trovare nuovi bersagli terapeutici precoci per migliorare gli aspetti diagnostici della malattia e a identificare precocemente i pazienti con forme pre-maligne che potrebbero evolvere verso il mieloma multiplo.Lo studio si svolgerà nel Laboratorio di Ematologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia di cui il prof. Nicola Giuliani è responsabile scientifico, in linea con l’attività di ricerca traslazionale sul mieloma multiplo e vedrà coinvolti anche Valentina Marchica, Federica Costa e Rosanna Vescovini del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, il prof. Gaetano Donofrio, docente al Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie e i medici di Ematologia e Centro trapianti midollo osseo (CTMO) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Inoltre, il progetto prevede la collaborazione di Simona Colla, docente dell’MDAnderson Cancer Center di Houston e dell’IRCCS-Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna.

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Ricerca per esplorare gli effetti benefici del microbioma

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2021

I probiotici e il microbiota intestinale stanno dimostrando di avere effetti benefici sulla qualità del sonno, aprendo così gli studi sull’effetto degli integratori a base di probiotici. In questa direzione si muove il recente accordo sottoscritto tra la Fondazione Edmund Mach, la School of Human Development and Health (HDH) della Facoltà di Medicina dell’Università di Southampton e l’azienda OptiBiotix Health che hanno appena avviato un progetto di ricerca per esaminare il ruolo di integratori a base di probiotici che possono modulare il microbioma per migliorare il sonno, lo stress e l’ansia.
L’Unità di nutrizione e nutrigenomica della FEM ha competenze riconosciute a livello internazionale nello studio dei probiotici, prebiotici, polifenoli e alimenti funzionali. In particolare l’obiettivo è “misurare” come i microbiomi lungo la catena alimentare possono essere sfruttati per migliorare la qualità nutrizionale degli alimenti, la sostenibilità alimentare e migliorare la salute umana, con un interesse specifico per i prodotti lattiero-caseari fermentati, gli ingredienti funzionali, gli alimenti vegetali integrali, le loro frazioni bioattive (fibre, prebiotici e polifenoli) e i probiotici.
Gli altri due partner di questo progetto sono la School of Human Development and Health (HDH) della Facoltà di Medicina dell’Università di Southampton, dove sarà svolto il progetto, riconosciuta a livello internazionale per la sua ricerca multidisciplinare nell’area della nutrizione e del metabolismo e l’azienda OptiBiotix Health che sviluppa composti probiotici per combattere l’obesità, il colesterolo alto, il diabete e la cura della pelle.
Nella fattispecie con questo accordo viene finanziata una borsa di dottorato per studiare la capacità di prebiotici e probiotici di influenzare il sonno, lo stress e l’ansia. L’accordo include uno studio umano in doppio cieco, controllato con placebo, condotto durante un periodo di interruzione del sonno indotta da stress.
La ricerca fa seguito a una serie di pubblicazioni che indicano una relazione tra il microbiota gastrointestinale, la neurobiochimica e il comportamento emotivo. Si basa sui risultati che dimostrano come i prebiotici hanno ridotto l’ansia e la depressione nei partecipanti.
Kieran Tuohy, responsabile del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione FEM spiega che “i disturbi del sonno e l’apnea notturna sono fattori di rischio riconosciuti di cattiva salute metabolica e rischio cardiovascolare e sono strettamente correlati allo stress. Ricerche recenti hanno identificato un ruolo importante per il microbiota intestinale e specifici ceppi probiotici nella regolazione non solo dei ritmi circadiani e dell’orologio intestinale, ma anche nella costruzione della resilienza allo stress emotivo”. Con questo progetto si contribuirà alla comprensione dei meccanismi biomolecolari che determinano i cambiamenti nei comportamenti emotivi.www.fmach.it

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A Scuola e Ricerca vanno 28 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2021

Al capitolo Istruzione e Ricerca il Recovery plan dovrebbe stanziare 28,49 i miliardi: di questi 16,72 per ‘Potenziamento delle competenze e diritto allo studio’ e 11,77 per il punto ‘Dalla ricerca all’impresa’. A ricordarlo è stata oggi la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, durante un intervento televisivo, sostenendo che “Il Recovery Plan è un’occasione storica per il nostro Paese e per la scuola ancor di più sulla quale abbiamo più di 27 miliardi: parte anche sull’edilizia scolastica, costruzione di nuove scuole e sull’efficientamento energetico, la digitalizzazione”. La maggiorazione dello stanziamento al comparto della Conoscenza è scaturito in queste ultime ore dall’esito del confronto con le forze di maggioranza, che sulla base delle varie osservazioni critiche da queste formulate ha prodotto una bozza diversa da quella iniziale. Con maggiore attenzione, appunto, per Istruzione Ricerca. Per avere la certezza dell’assegnazione dei fondi, però, bisognerà attendere questa sera, quando è previsto il Consiglio dei Ministri proprio su questo tema. C’è una certa apprensione per il Consiglio dei Ministri, che secondo quanto indica una nota della presidenza del Consiglio è stato fissato per oggi alle ore 21.30. “Abbiamo consegnato al Presidente Giuseppe Conte la nuova bozza del Recovery Plan – annuncia con un tweet il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri -. In oltre 170 pagine sono esposte le strategie, i progetti, le risorse per far ripartire l’Italia. Ora nel Governo, in Parlamento e nel Paese si apre la fase di analisi, miglioramento, decisione”. Ad Istruzione e ricerca dovrebbero andare circa 28 miliardi per la ripresa successiva alla pandemia: di questi, 16,72 miliardi si utilizzeranno per il ‘Potenziamento delle competenze e diritto allo studio’, mentre altri 11,77 miliardi verranno destinati al punto ‘Dalla ricerca all’impresa’.

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