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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°14

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Ricerca sulle iPS cells: progressi, risultati, impieghi

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Padova. Le iPS cells – cellule staminali pluripotenti – sono di grande interesse per la comunità scientifica e hanno un’enorme rilevanza in ambito biomedico. Possiedono la straordinaria capacità di poter dare origine a qualsiasi cellula del nostro corpo, dai neuroni alle cellule beta pancreatiche, queste ultime, ad esempio, in grado di rilasciare insulina se aumenta la glicemia. Le cellule staminali pluripotenti indotte vengono generate a partire da cellule adulte del nostro corpo (sangue, biopsie cutanee o addirittura urine) in un processo chiamato riprogrammazione. Sono utilizzate nei laboratori di tutto il mondo perché sono esse stesse modello di studio per le malattie o fonte cellulare per terapie avanzate di medicina rigenerativa. Da sempre, però, le iPS cells utilizzate nella ricerca sono “eterogenee”: iPS cell prodotte nello stesso laboratorio in tempi diversi possono comportarsi in modo diverso; inoltre la loro riproduzione è laboriosa e costosa. Un altro grosso problema è che le iPS comunemente utilizzate sono in uno stato di sviluppo leggermente avanzato, paragonabile alla seconda settimana di vita embrionale. Questo è un aspetto centrale: cellule che sono in uno stato leggermente avanzato non permettono sempre di ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo di una patologia.
Il team di ricerca padovano – composto dal Professor Graziano Martello del Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e dal Professor Nicola Elvassore del Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali all’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) – ha utilizzato la microfluidica, una tecnologia sviluppata nel laboratorio di Elvassore, che consiste nella produzione in piccoli canali, micro tubi in polidimetilsilossano (silicone biocompatibile) del diametro di un capello.Quando le cellule si trovano in uno spazio confinato possono essere riprogrammate più efficientemente e rapidamente, utilizzando molti meno reagenti e con un risparmio di oltre cento volte rispetto alle tecnologie convenzionali. Non solo, ed è qui l’aspetto principale del lavoro pubblicato: le cellule iPS ottenute in microfluidica presentano uno stato di sviluppo più primitivo, molto simile cioè allo stato delle cellule in un embrione nelle prime di fasi di sviluppo (5/6 giorni), tecnicamente definito stadio di pluripotenza di tipo naïve.«Abbiamo ottenuto cellule staminali a partire da cellule adulte» dice Graziano Martello «ma il vero passo in avanti è che le staminali che otteniamo siano più immature di quelle attualmente utilizzate. Questo permetterà nuove applicazioni future, come lo studio in vitro delle primissime fasi di sviluppo del nostro corpo. Capire cosa accade e cosa possa andare storto potrebbe avere conseguenze enormi sul piano della conoscenza e della salute».
Il team di ricerca ha studiato in estremo dettaglio le specificità delle cellule prodotte rilevando che mostrano moltissimi tratti normalmente presenti durante la prima settimana di sviluppo embrionale come alcuni geni attivi che già dalla seconda settimana si “spengono”.
A differenza degli studi pubblicati in precedenza che hanno ugualmente descritto cellule staminali pluripotenti di tipo naïve, la scoperta di Graziano Martello e Nicola Elvassore ha un’implicazione rilevante per le ricerche future: fino ad oggi sono stati utilizzati embrioni umani oppure delle complesse manipolazioni che rendono le cellule inutilizzabili per applicazioni terapeutiche.La nuova tecnologia proposta e la tipologia di cellula ottenuta permetterebbe l’utilizzo delle iPS in applicazioni biomediche come lo studio in vitro di alcune malattie genetiche.
«Il nostro lavoro mostra come ottenere efficientemente cellule staminali più immature sottolinea Nicola Elvassore – Fondamentale è stato integrare intimamente competenze che spaziano dalla bio-ingegneria alla biologia delle cellule staminali. Noi di fatto diamo un nuovo strumento alla comunità scientifica che confidiamo possa dare nuovo impulso nella ricerca delle cellule staminali umane. Ci stiamo già focalizzando sullo studio in vitro di alcune patologie che con le staminali tradizionali non potevano ancora essere studiate».
«Siamo i primi ad ottenere in modo efficiente cellule pluripotenti con stato di sviluppo più primitivo a partire da cellule adulte, i fibroblasti, ottenuti da piccole biopsie cutanee. Inoltre – affermano Martello ed Elvassore – siamo i primi a mostrare che tali cellule differenziano efficientemente, ossia sanno dare origine indifferentemente a cellule di interesse biomedico, come neuroni od epatociti, le cellule del fegato».Le “nuove” cellule iPS di tipo naïve dovrebbero differenziare meglio o in maniera più riproducibile rispetto a quelle comunemente utilizzate risolvendo il problema del comportamento diverso delle iPS prodotte nello stesso laboratorio. Inoltre in casi particolari, come nella sindrome dell’X fragile, queste iPS di tipo naïve saranno sempre più necessarie perché sono migliori per lo studio in vitro. Sarà infatti possibile studiare questa malattia fin dallo stadio di sviluppo primitivo per poi ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo della patologia.Infine, queste cellule, senza dover usare un embrione, permettono lo studio delle primissime fasi di sviluppo embrionale e capire perché nelle prime due settimane di vita ci sia un’alta percentuale di insuccesso nel formare il feto.
La ricerca pubblicata, finanziata da Armenise Harvard Foundation, Fondazione Telethon e Fondazione CaRiPaRo, è stata resa possibile dalla sinergia tra il Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali del Professor Nicola Elvassore (VIMM) ed il Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del Professor Graziano Martello (Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e membro dell’Istituto Telethon Dulbecco). Hanno collaborato Stefano Giulitti (VIMM), Marco Pellegrini (Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova), Chiara Romualdi (Dipartimento di Biologia Università di Padova) e Davide Cacchiarelli (Telethon Institute of Genetics and Medicine).

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Un anno di AI: evidenze e previsioni secondo la ricerca IBM

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Da oltre settant’anni, IBM Research inventa, esplora e immagina il futuro. Siamo stati pionieri nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) sin dagli albori. Eravamo lì quando fu lanciata nella famosa conferenza di Dartmouth nel 1956. Solo tre anni dopo, un ricercatore IBM pioniere informatico, Arthur Samuel, coniò il termine “machine learning” ovvero apprendimento delle macchine. E da allora, il nostro sguardo si è sempre spinto verso il futuro del settore e su come metterlo in pratica. In questi giorni è stata pubblicata una retrospettiva del 2018 che offre un’anteprima sul futuro dell’AI. Ecco alcuni dei progressi di quest’anno in tre aree chiave – nuovi metodi, scalabilità e affidabilità dell’AI – e, visto che ci concentriamo sul futuro, anche alcune previsioni su ciò che verrà.
Un’AI che comprende realmente ciò che dici: IBM Research ha presentato nuovi metodi di Machine Listening Comprehension per argomentare e dibattere su determinati contenuti.
Se ne hai visto uno, li hai visti tutti: gli attuali metodi di AI richiedono spesso migliaia o milioni di immagini classificate per addestrare con precisione un modello di riconoscimento visivo.
La precisione a 8 bit accelera l’addestramento: i modelli di “deep learning” sono estremamente potenti, ma il loro addestramento richiede tipicamente considerevoli risorse computazionali.
Il nuovo approccio alla rete neurale BlockDrop, è un nuovo modo per accelerare le capacità di inferenza in reti neurali a molti livelli. Usando BlockDrop, si ottiene un miglioramento delle capacità inferenziali del 20%, che raggiunge il 36% per alcuni tipi di input, mantenendo la stessa accuratezza su benchmark di riferimento come la scelta della categoria top-1 nel dataset ImageNet. I ricercatori IBM hanno sviluppato un nuovo metodo per ridurre i tempi di disegno di un’architettura di una rete neurale. Il metodo definisce un modello architetturale basato su un pattern di base chiamato “neuro-cells” che viene evoluto e migliorato per passaggi successivi.
Vi è poi la battaglia per bandire i pregiudizi: poiché i sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più utilizzati come supporto alle decisioni, è imperativo che essi siano equi e imparziali. Tuttavia, eliminare i pregiudizi è difficile, dal momento che i dati utilizzati per addestrare i sistemi di AI spesso contengono bias e correlazioni intrinseche a livello sociale e istituzionale, elementi che i metodi di apprendimento statistico catturano e riassumono. IBM Research ha delineato un nuovo approccio per ridurre la quantità di bias; secondo questo questo approccio i dati dell’addestramento vengono trasformati in modo da ridurre al minimo la presenza di pregiudizi, in modo tale che qualsiasi algoritmo di intelligenza artificiale che successivamente imparerà da esso perpetui la minore iniquità possibile. Le reti neurali organizzate su molti livelli sono per molti aspetti “scatole nere”; anche quando una rete arriva a una decisione corretta, è spesso difficile capire perché sia stata presa quella decisione. I moderni modelli di machine learning possono raggiungere un’accuratezza di previsione senza precedenti, ma sono anche sorprendentemente vulnerabili a essere ingannati da input dannosi progettati con cura e chiamati “esempi malevoli”. I modelli causali emergono sempre più rispetto a quelli basati su correlazioni: mentre l’intuizione umana è parte integrante delle nostre azioni e dei nostri giudizi quotidiani, lo stesso non si può dire per una macchina. La maggior parte dei nostri metodi di AI oggi sono basati fondamentalmente sulla scoperta di correlazioni e mancano di causalità tra fenomeni. I progressi dell’intelligenza artificiale sono stati rallentati in gran parte perché le persone non si fidano di ciò che percepiscono come un’indecifrabile scatola nera. Quest’anno, un certo numero di organizzazioni ha risposto a questi timori istituendo comitati consultivi sull’etica, applicando l’intelligenza artificiale per il bene sociale e introducendo strumenti e funzionalità che danno alle organizzazioni fiducia nella loro capacità di comprendere e gestire i sistemi di intelligenza artificiale. Nel 2019, inizieremo a vedere il frutto di queste prime iniziative, mentre esse diventeranno centrali nel modo in cui le aziende costruiscono, addestrano e implementano le tecnologie AI. Si prevede che venga prestata particolare attenzione al trasferimento dei progressi della ricerca in questo spazio in prodotti e piattaforme reali, con un accento sulla promozione della diversità e dell’inclusione nei team tecnici, per fare in modo che molte voci e prospettive orientino il progresso tecnologico.
Il quantum computing potrebbe accelerare la scalabilità dell’AI: nel 2019 assisteremo a un’accelerazione dell’interesse sia nella ricerca sia nella sperimentazione di sistemi di quantum computing e di come questi potranno giocare, almeno in parte, un ruolo durante la fase di training e esecuzione di modelli di intelligenza artificiale. Un elemento fondamentale degli algoritmi quantistici è nella loro capacità di sfruttare uno spazio rappresentativo e di ricerca esponenzialmente ampio, grazie alle proprietà quantistiche di entanglement e interferenze. Con l’aumentare della complessità dei problemi di intelligenza artificiale, il quantum computing, al quale migliaia di organizzazioni hanno già accesso tramite i servizi di quantum computing nel cloud di IBM, potrebbe cambiare il modo in cui modelliamo i problemi risolti con metodi di AI. (Giacomo Lev Mannheimer Senior Account Executive – in abstrac)

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“Alla ricerca di opportunità nella volatilità europea”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

A cura di Philip Dicken, Responsabile azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments
Guardando indietro al 2018, quello che sta per volgere al termine è stato un anno di continua crescita per gli utili delle società europee, eppure la volatilità dei mercati ha raggiunto livelli straordinariamente elevati. Tale volatilità è stata il risultato delle tensioni politiche e del timore di un rallentamento della crescita globale.La volatilità ha subito una prima impennata a febbraio e una seconda ad ottobre 2018, quando gli investitori hanno reagito ai timori circa gli eventi macroeconomici. Le preoccupazioni più radicate e significative ruotavano intorno al tasso di crescita cinese, agli interminabili negoziati per la Brexit e alla controversa legge di bilancio italiana: tutte questioni che difficilmente scompariranno nel breve termine.Ma, piuttosto che farci distrarre dall’instabilità politica, preferiamo concentrarci sulle prospettive societarie. Volgendo lo sguardo al 2019, questa volatilità ha lasciato le valutazioni azionarie su livelli più convenienti, e anticipiamo una crescita degli utili pari in media al 5-10%. Allo stesso tempo, possiamo investire a prezzi inferiori in alcune società destinate a beneficiare delle dinamiche positive di lungo termine.C’è un notevole rumore di sottofondo nel mercato in questo momento ed è molto facile formulare scenari negativi, ma noi continuiamo a prevedere tassi di crescita positivi per l’economia e gli utili. Vi sono dunque buone opportunità per gli stock picker.
Prevediamo che nel 2019 continuerà la ripresa delle economie europee, benché a un ritmo inferiore. Permangono dei rischi di breve termine, passibili di tradursi in un rallentamento della crescita. La Germania, ad esempio, ha annunciato inaspettatamente un PIL negativo per il terzo trimestre 2018.Il rischio politico sembra destinato a perdurare per tutto l’anno, ma restiamo calmi e non ci lasciamo distogliere dai nostri intenti. Per quanto riguarda la Brexit, abbiamo formulato alcuni scenari possibili. L’incertezza, chiaramente, rimane. Il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea è imprevedibile e in rapida evoluzione. Tuttavia, svolgendo un’approfondita analisi dei rischi, stiamo posizionando i nostri portafogli in maniera tale da riuscire a fronteggiare una serie di possibili scenari.L’UE è sotto attacco su più fronti da istanze populiste e fa fatica ad articolare con chiarezza i suoi valori. Tuttavia, il processo lungo e complicato in cui si è trasformata la Brexit potrebbe distogliere altre nazioni dall’incamminarsi lungo un simile sentiero e ha dimostrato che l’UE è in grado di mostrare i muscoli all’occorrenza.Il populismo non nasce dal nulla. La globalizzazione è stata generalmente positiva per tutto il mondo, strappando alla povertà milioni di persone, ma non ha funzionato per tutti. Alcuni elettori occidentali hanno visto le loro città industriali svuotarsi man mano che le acciaierie e le industrie pesanti venivano spostate in mercati emergenti a più basso costo. Questi elettori sono sempre più frustrati dall’incapacità dei loro governi di rispondere alle loro richieste e vanno in cerca di soluzioni più radicali. Sono cambi strutturali di paradigma che non possono svanire di qui a breve.Pur avendo messo in difficoltà alcune economie, la globalizzazione ha anche creato delle straordinarie opportunità, sia per la società sia per noi investitori. L’avvento delle nuove tecnologie condivisibili sta cambiando il modo in cui le persone fanno acquisti, lavorano e vivono. Non è mai stato così economico comprare vestiti o tecnologie, e non è mai stato così facile viaggiare per il mondo. Analogamente, i processi industriali vengono trasformati dai nuovi materiali o dalle nuove normative sul controllo delle emissioni.Nel settore finanziario, le banche tradizionali vengono minacciate dal potere rivoluzionario della tecnologia finanziaria. Ad esempio, grazie alla liberalizzazione delle norme pensionistiche britanniche, il mercato delle pensioni fai da te, che fino a pochi anni fa non esisteva neppure, registra una rapida espansione. Ciò crea diverse opportunità interessanti per gli investitori. La disponibilità di piattaforme pensionistiche sempre più flessibili e facili da usare aiuta a soddisfare la nuova domanda proveniente da risparmiatori e pensionati.Uno dei temi correlati all’interno del nostro portafoglio è quello dello “Stato minore”. Dinanzi all’invecchiamento demografico di tutte le popolazioni occidentali, i governi faticano a onorare i propri impegni sanitari e pensionistici. Le nuove tecnologie e i nuovi fornitori di servizi stanno creando efficienze, e le società in grado di colmare il divario lasciato da sistemi sanitari pubblici sempre più stremati rappresentano spesso delle opzioni d’investimento molto allettanti. Parimenti, cerchiamo di evitare le società i cui modelli di business sono interessati da problematiche di lungo termine create dall’evoluzione della società. Alcune delle vecchie regole semplicemente non si applicano più.Volgendo lo sguardo al 2019, ci sarà indubbiamente ulteriore volatilità nel breve termine, ma noi vogliamo concentrarci sui temi di lungo termine che vanno sviluppandosi. Il mercato tende ad essere alquanto efficiente, ma nelle fasi di instabilità e di volatilità spesso affiorano le inefficienze: noi vogliamo sfruttare questi episodi e impedire al rumore di breve termine di prevalere.

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VEM sistemi alla ricerca di talenti: 30 posizioni aperte

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

VEM sistemi, innovativo player nel settore ICT che offre servizi di integrazione delle tecnologie di networking basate su IP, è alla ricerca di talenti da inserire nelle proprie sedi: circa 30 posizioni aperte sono in attesa di candidati che possano entrare a far parte del Gruppo e seguire i percorsi di formazione e carriera che la società è in grado di offrire.Oltre 90 nuove assunzioni negli ultimi 24 mesi, 59 dipendenti inseriti da ottobre 2017 a ottobre 2018, sono solo alcuni dei numeri che testimoniano la crescita di VEM sistemi dal punto di vista delle risorse umane, non sempre facili da reperire. Infatti, come spiega Davide Stefanelli, Vice Presidente e direttore finanza , controllo & HR di VEM sistemi:” C’è molta difficoltà nel trovare figure specializzate, per questo siamo alla costante ricerca di nuovi talenti da formare e collaboriamo con Università e Istituti di formazione”. Stefanelli prosegue “L’età media dei nuovi assunti è 28 anni e cerchiamo soprattutto ingegneri informatici e delle telecomunicazioni, software developers, specialisti in big data e cloud, esperti in cyber security. Il nostro obiettivo è che i nuovi arrivati, così come i lavoratori attualmente in VEM, si sentano a tutti gli effetti parte di una squadra, non solo dei dipendenti”. A tal proposito VEM sistemi collabora e sostiene la Cyber Security Academy di Modena, FITSTIC – Fondazione Istituto Tecnico Superiore Tecnologie Industrie Creative, l’università IULM per DMBA – Executive Master Data Management & Business Analytics, per contribuire all’istruzione di menti eccellenti da inserire in organico, preparando in questo modo studenti al mondo del lavoro con concrete possibilità di assunzione.Passione, formazione, innovazione e continua ricerca di talenti sono le peculiarità del Gruppo VEM, come si evince dalla nuova serie video “La Passione fa curriculum” lanciata su Youtube nelle scorse settimane.Lavorare qui vuol dire entrare a far parte di un contesto in cui la formazione svolge un ruolo chiave: nel 2018 sono state 15000 le ore dedicate alla formazione e ogni anno 1,2 % del fatturato (che nel 2017 era corrispondente a 50 milioni di euro) viene investito in corsi di formazione, non solo per specializzazioni tecniche e certificazioni, ma anche verso lo sviluppo delle soft skills. In un’organizzazione infatti la cui anima è costituita da figure tecniche, 238 persone in tutto il gruppo, lo sviluppo delle capacità relazionali, di ascolto e di public speaking devono essere necessariamente imparate e sviluppate. Azienda illuminata e sinonimo di innovazione, VEM Sistemi è una realtà attenta al capitale umano, alla ricerca di talenti ed eccellenze da inserire nel proprio organico per offrire loro concrete possibilità di crescita. Obiettivo del Gruppo VEM infatti, che ha nel suo DNA lo sviluppo delle risorse umane e che pone i dipendenti al centro dell’azienda, è valorizzare le competenze individuali, generare costantemente opportunità di crescita e formazione che invitino il dipendente a rimanere in azienda ed evitando così la fuga di menti brillanti.Le figure ricercate sono per la sede di Forlì, dove la società è nata, e per quelle di Milano, Padova, Modena e Senigallia, ai quali si aggiunge Roma, con una filiale appena inaugurata. L’ambiente è giovane, informale e creativo, con un’età media di 37 anni dove la motivazione e il senso di appartenenza al Gruppo costituiscono elementi chiave. I nuovi video della campagna di recruiting sono disponibili sul canale Youtube VEM Sistemi: Un sottile filo rosso; Non esistono missioni impossibili; La passione o ce l’hai o….

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“The Future Makers” è nuovamente alla ricerca di 100 giovani talenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Partito dal Politecnico di Milano, il roadshow prevede numerosi appuntamenti anche a dicembre: martedì 11 al Politecnico di Torino (dalle 13 alle 14,30, sede Centrale, Corso Castelfidardo 39), giovedì 13 all’Università degli Studi di Bologna (dalle 11 alle 13 nell’Aula Magna della Scuola di Economia, Piazza Scaravilli 2e) e, per la prima volta, all’Università Politecnica delle Marche e a Catania, rispettivamente giovedì 13 (dalle 10,30 alle 13, Contamination Lab, via Brecce Bianche ad Ancona) e venerdì 14 (dalle 11 alle 13, Aula Magna del Rettorato, piazza Università 2 a Catania).
L’iniziativa “The Future Makers”, che si rivolge agli studenti fra i 23 e i 26 anni d’età, ha lo scopo di contribuire alla formazione delle giovani generazioni. Nelle tre edizioni passate, i giovani talenti hanno avuto l’opportunità di incontrare autorevoli rappresentanti della business e social community, per discutere di macro trend che spaziano da big data e advanced analytics alle nuove frontiere energetiche sostenibili e all’innovazione, fino allo sviluppo di nuovi scenari economici nel nostro Paese. Tra loro, gli amministratori delegati dei maggiori gruppi industriali italiani, del mondo pubblico e privato, rappresentanti autorevoli del settore no profit, della cultura e dello sport. “Anche quest’anno, grazie a un processo di selezione innovativo, veloce e molto strutturato, individueremo i 50 ragazzi e le 50 ragazze che abbiano voglia di mettersi in gioco per diventare i leader dell’Italia di domani”, ha commentato Gioia Ferrario, Human Resources Director per Italia, Grecia e Turchia.“In questi tre anni ‘The Future Makers’ ha rappresentato una piattaforma di crescita straordinaria per i trecento studenti e per tutti coloro che sono stati coinvolti nelle attività: dai mentor, agli speaker, ai rappresentanti delle organizzazioni pubbliche e private. Si tratta di un’iniziativa unica attraverso cui BCG intende offrire al Paese il proprio contributo nel sostegno alle future generazioni di leader”, aggiunge Francesco Guidara, Marketing & Business Development Director per Italia, Grecia e Turchia.Le candidature per partecipare a “The Future Makers” sono aperte fino al 18 gennaio 2019. Per ulteriori informazioni sull’iniziativa, sulle edizioni precedenti e sugli Ambassador del programma, è possibile visitare il sito thefuturemakers.it e la pagina Facebook “BCG – The Future Makers”.

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Dalla BEI 30 milioni di finanziamento per Ricerca e Sviluppo a Motork

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

MotorK, la scaleup italiana che sta innovando a livello europeo l’intero comparto digitale automotive, annuncia di aver ricevuto un finanziamento di 30 milioni di Euro dalla Bei, Banca europea per gli investimenti. Il finanziamento è rivolto in primis alle attività della sede italiana di MotorK e sarà destinato alle attività di Ricerca e Sviluppo: l’azienda, che attualmente tra gli uffici di Milano e Agrigento ha già sviluppato uno dei dipartimenti R&D più grandi in Italia, con circa 100 componenti, punta a rafforzare lo staff e ad accrescere l’offerta tecnologica per i suoi partner, tra i quali case produttrici, dealer e altri operatori del settore auto. Il contratto di finanziamento è legato a doppio filo al progetto di crescita tecnologica: la scaleup ha infatti programmato di investire quasi 75 milioni di euro nella sua divisione Ricerca & Sviluppo che produce innovazione per tutta l’Europa.

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L’origine fisica dei déjà-vu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Un team di ricerca internazionale, coordinato dal Dipartimento di Fisica della Sapienza, ha investigato e verificato sperimentalmente per la prima volta il fenomeno delle ricorrenze in fisica, dimostrando come la loro apparizione possa essere spiegata tramite equazioni matematiche esatte. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physical Review X. Che cos’è un “déjà-vu”? Può la percezione che un preciso evento passato si stia ripresentando avere un fondamento reale?
Da un punto di vista fisico, un fenomeno analogo fu scoperto dagli scienziati Enrico Fermi, John Pasta e Stanislaw Ulam oltre sessant’anni fa ed è noto come ricorrenza di Fermi-Pasta-Ulam. Enrico Fermi, lavorando a quella prima macchina di calcolo che sarebbe diventato il moderno computer, trovò in modo del tutto inaspettato, che alcuni sistemi non lineari complessi (cioè con molti gradi di libertà interagenti tra loro) durante la loro naturale evoluzione potevano spontaneamente ritornare allo stato di partenza in modo ciclico, senza mai raggiungere un equilibrio finale.Nello studio condotto dal Dipartimento di Fisica della Sapienza, con la collaborazione dell’Institute for Complex Systems del Consiglio nazionale delle ricerche – Cnr, della Shenzhen University, della Hebrew University of Jerusalem e del Landau Institute for Theoretical Physics, è stato dimostrato sperimentalmente e per la prima volta come la ricorrenza di Fermi-Pasta-Ulam abbia origine in un preciso moto collettivo del sistema e come questo possa essere predetto ottenendo, dalle equazioni modello, soluzioni matematiche esatte. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physical Review X. “Tali soluzioni ricorrenti esatte – spiega Davide Pierangeli, autore corrispondente dello studio – prevedono infiniti “déjà-vu” e sono state teorizzate recentemente da Grinevich e Santini nel contesto di sistemi non lineari ottici e idrodinamici, ma la possibilità di osservarle direttamente non era così scontata”.
Con un’innovativa strategia sperimentale, che utilizza un cristallo reso altamente fotosensibile da campi elettromagnetici esterni (cristallo non lineare), il team ha osservato per la prima volta come specifiche onde ottiche possano ripresentarsi durante la propagazione della luce laser.Nello specifico, la combinazione di tre fasci laser è stata utilizzata per eccitare l’equivalente ottico di una debolissima nota musicale, la quale, nel propagarsi in cristallo, genera una ricca melodia ottica che evolve naturalmente nello spazio sino a tornare alla nota iniziale, per poi ripetersi in modo ciclico.
Nonostante questa evoluzione ricorrente della luce avvenga in un volume dello spessore di circa un decimo di capello umano, il team è riuscito a controllarne precisamente il comportamento agendo sulle proprietà della nota – o onda – iniziale. Inoltre, i ricercatori hanno mostrato come sia possibile percorrere a ritroso questa complessa dinamica del campo ottico, fino a ottenere la specifica onda che ha generato quel particolare moto ricorrente.Tutto ciò ha permesso quindi di identificare in modo univoco il meccanismo fisico alla base dei “dèjà-vu” di questo tipo.
Fino a oggi, nessuna tra le diverse spiegazioni teoriche proposte ha mai trovato una verifica sperimentale, perché le ricorrenze sono un fenomeno estremamente sensibile a tutte quelle minime fluttuazioni e perturbazioni che caratterizzano ogni sistema naturale.
“I risultati del nostro studio – conclude del Re – fanno luce sul controverso e affascinante problema di Fermi-Pasta-Ulam e rappresentano un test all’avanguardia per la teoria delle onde non lineari, aprendo in questo modo prospettive uniche per predire l’evoluzione di sistemi altamente caotici, così come per il controllo di flussi di energia di varia natura ad altissima concentrazione, da tsunami e plasmi, a onde elettromagnetiche”.

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In Italia solo 1 dottore di ricerca su 10 diventa professore

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

È uno dei risultati più avvilenti emersi dall’indagine Istat sull’inserimento professionale dei dottori di ricerca: l’istituto nazionale di statistica ha rilevato che nel 2018, a sei anni dal conseguimento del dottorato, appena il 10% di coloro che conseguono un dottorato riescono a svolgere poi come professione l’insegnamento, ovvero uno degli sbocchi più naturali per chi consegue il titolo superiore alla laurea. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: noi lo sosteniamo da dieci anni e proponiamo soluzioni in ogni occasione. Lo abbiamo fatto chiedendo per l’ambito universitario, nel testo della legge di Stabilità, di ripartire dalla stabilizzazione dei ricercatori, a loro volta impossibilitati da anni nel passare al ruolo della docenza. Lo abbiamo fatto, di nuovo, in questi giorni, attraverso la richiesta di modifica dell’articolo 4 del decreto Concretezza, per puntare al rilancio della figura del ricercatore a tempo indeterminato, attraverso la creazione di un albo nazionale, nell’ottica dell’innovazione e in relazione al rilancio del sistema-Paese.

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Lectio magistralis di Francesco Brioschi

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Milano 26 novembre 2018 ore 17,30 SoM Politecnico Milano Aula Magna Carassa Dadda (BL28) Campus Bovisa, via Lambruschini 4 In occasione del suo ottantesimo compleanno, la School of Management del Politecnico di Milano vuole festeggiare Francesco Brioschi, uno dei fondatori dell’Ingegneria Gestionale, il primo Direttore dell’omonimo Dipartimento e uno dei Vicepresidenti del MIP, la business school del Politecnico stesso.
Lo festeggia – alla presenza di illustri rappresentanti di alcune delle principali imprese del nostro Paese e del Rettore – con una Lectio Magistralis sul tema delle criticità e degli strumenti nel finanziamento della crescita delle imprese, argomento classico della Finanza, passione della sua vita sin da giovane e oggetto prioritario della sua attività di ricerca e di insegnamento dopo le rilevanti esperienze nell’ambito della Ricerca operativa e dell’Economia dei sistemi industriali. Lo festeggia anche con la consegna di un libro “in onore di Francesco Brioschi” – sul tema “Corporate Governance e Finanza d’Impresa” – con i contributi di chi, un po’ più giovane di età o suo allievo, ha avuto con lui importanti collaborazioni di ricerca. Aprono i lavori
Ferruccio Resta, Rettore Politecnico di Milano
Alessandro Perego, Direttore Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano
LECTIO MAGISTRALIS: Francesco Brioschi, Emerito di Assetti proprietari e governance di impresa, Politecnico di Milano
Intervengono e dibattono: Patrizia Grieco, Presidente Enel, Presidente Comitato Corporate Governance Borsa Italiana Gianfelice Rocca, Presidente Gruppo Techint, Ingegnere gestionale ad honoremFabrizio Saccomanni, Presidente UniCredit
Coordinano: Umberto Bertelè, Emerito di Strategia di impresa, Politecnico di Milano
Sergio Mariotti, Ordinario di Economia dei sistemi industriali, Politecnico di Milano

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Programma di Fondazione Amgen nella ricerca biomedica e biotecnologica

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

C’è tempo fino al 1° febbraio 2019 per candidarsi ad Amgen Scholars (www.AmgenScholars.com), iniziativa che consente agli studenti italiani delle facoltà medico-scientifiche di trascorrere, a partire dal prossimo agosto, due mesi presso i più prestigiosi istituti di ricerca europei, lavorando su progetti in campo biomedico e biotecnologico.Amgen Scholars è parte di un ampio programma che la Fondazione Amgen sostiene, a livello globale, per promuovere l’educazione scientifica tra le nuove generazioni, e che comprende Amgen Teach e Amgen Biotech Experience (ABE), riservati rispettivamente a insegnanti e studenti delle scuole superiori; per questi tre programmi solo nell’ultimo triennio sono stati stanziati in Italia circa 500mila euro.A fronte di un impegno globale fino ad oggi della Fondazione Amgen di oltre 150 milioni di dollari per questi tre programmi rivolti all’educazione scientifica.
Le richieste di partecipazione ad Amgen Scholars da parte degli studenti italiani sono particolarmente numerose: nell’ultimo biennio sono state circa 100 e il nostro Paese si è posizionato tra i primi cinque in Europa per numero di candidature. Dal 2009 sono oltre 30 i giovani talenti italiani che hanno potuto prendere parte ad Amgen Scholars nelle università europee, ai quali se ne aggiungono due che hanno partecipato al programma in Istituti giapponesi. In Europa i nostri ragazzi possono essere protagonisti di questa esperienza unica presso l’Università di Cambridge, la ETH di Zurigo, l’Istituto Pasteur di Parigi, il Karolinska Institutet di Solna (nei pressi di Stoccolma) e la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera.
Amgen Scholars ha le sue radici nella mission della Fondazione Amgen, quella cioè di ispirare la prossima generazione di innovatori promuovendo l’eccellenza nella formazione scientifica. Nel corso di 16 anni sono stati destinati al programma Amgen Scholars ben 74 milioni di dollari sviluppando la collaborazione con 24 tra le Istituzioni educative più importanti del mondo tra Stati Uniti, Europa, Asia, Australia e Canada, tra le quali la Harvard University di Cambridge (Massachusetts), il National Institutes of Health di Bethesda (Maryland), l’Università di Cambridge e la Stanford University di Stanford (California). Nell’immediato futuro, inoltre, entreranno a far parte del già prestigioso gruppo otto nuovi partner: Duke University di Durham (North Carolina), Johns Hopkins University di Baltimora (Maryland), National University di Singapore, Tsinghua University di Pechino, University di Melbourne, University di Toronto, University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas e Yale University di New Haven (Connecticut).Fin dal suo lancio il programma Amgen Scholars ha permesso a quasi 4.000 universitari – provenienti da 700 college e Università – di approfondire le proprie conoscenze e competenze. Quasi 900 di coloro che hanno completato gli studi accademici stanno attualmente perseguendo un diploma post-laurea e altri 280 hanno ottenuto un dottorato (Ph.D. o M.D.-Ph.D). Oltre 500 partecipanti hanno intrapreso una carriera in campo scientifico in ben 33 Paesi. Il 99% degli studenti, inoltre, ha affermato che il programma ha avuto influenza sul proprio orientamento accademico e/o professionale. Alcuni dei partecipanti al programma hanno iniziato ad assumere un peso crescente nel panorama accademico, industriale e governativo in tutto il mondo, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti, come la Rhodes Scholarship, il NIH Director’s New Innovator Award e una presenza nell’elenco di Forbes dei 30 Under 30 in Healthcare.Per ulteriori informazioni sul programma, o per inoltrare una domanda, visitare il sito http://www.AmgenScholars.com

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Sconfinare: Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove di Donatella Ferrario

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Il prossimo 22 ottobre uscirà in tutte le librerie per le Edizioni San Paolo Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove di Donatella Ferrario, giornalista, critica cinematografica e scrittrice.Il libro raccoglie alcune conversazioni dell’autrice con Antonia Arslan, Eugenio Borgna, Pap Khouma, Uliano Lucas, Claudio Magris, José Tolentino Mendonça, Paolo Rumiz, Abraham Yehoshia e un ricordo di Giorgio Pressburger.La prefazione è stata scritta da Furio Colombo, mentre la postfazione è di Nello Scavo.«Questa è la storia di un viaggio. Come tutti i viaggi è nato da un’idea: la voglia di esplorare un luogo in cui si è stati e in cui ci si trova ogni giorno, in cui pare di muoversi a proprio agio, di conoscerne strade e scorciatoie. Un luogo tanto comune a tutti da divenire insignificante, in senso etimologico. Il confine». Un libro di sguardi e conversazioni sul tema del confine come luogo di incontro/scontro, di attraversamento, in senso non solo geografico ma anche linguistico, ideologico, generazionale e culturale, un dialogo aperto su temi come identità, appartenenza, limite. Un romanzo in veste di saggio per mostrare come i significati non si trovino nell’eclatante ma, al contrario, nelle piccole cose, nei moti dell’animo che hanno segnato le tante vite qui chiamate a raccolta. Donatella Ferrario, Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove, Edizioni San Paolo 2018, pp. 224, euro 16,00.

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Ricerca di soluzioni alle morti nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

In vista dell’incontro di questa settimana dei Capi di stato e di governo dell’Unione Europea, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni, lanciano un appello congiunto ai leader europei affinché adottino misure urgenti per far fronte alla situazione delle morti nel Mar Mediterraneo, che quest’anno hanno raggiunto un tasso record.I leader delle due organizzazioni richiamano l’attenzione sul fatto che in alcuni Paesi il dibattito politico su rifugiati e migranti, in particolare coloro che arrivano via mare, ha raggiunto livelli di tensione pericolosamente alti, nonostante gli arrivi in Europa siano diminuiti. Lo scontro politico alimenta timori inutili, rendendo più difficile la collaborazione tra i Paesi e impedendo di compiere progressi nella ricerca di soluzioni.
“L’attuale tenore del dibattito politico – che ci dipinge un’Europa sotto assedio – non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici”.“I pericolosi flussi migratori illegali non sono nell’interesse di nessuno. Insieme dobbiamo investire di più per promuovere una migrazione regolare, potenziare la mobilità e l’integrazione per favorire la crescita e lo sviluppo a vantaggio delle due sponde del Mediterraneo”, ha dichiarato Antonio Vitorino, Direttore Generale dell’OIM.Dall’inizio dell’anno i decessi sono stati oltre 1.700: questo significa che il tasso di morti e dispersi durante le traversate nel Mar Mediterraneo è drasticamente aumentato. Solo nel mese di settembre, una persona su otto è morta o scomparsa nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale, in gran parte a causa di una riduzione nella capacità di ricerca e soccorso.Oltre alla necessità di migliorare la capacità di ricerca e soccorso, l’UNHCR e l’OIM hanno proposto un accordo regionale attuabile che renderebbe le operazioni di sbarco e accoglienza prevedibili e rapide.L’UNHCR e l’OIM sollecitano i leader europei a orientare le discussioni di questa settimana sulle soluzioni pratiche che vanno adottate con estrema urgenza e sulla necessità di garantire che le responsabilità siano debitamente condivise tra gli Stati europei. Allo stesso tempo, accogliamo con favore i progressi compiuti finora da alcuni Stati membri dell’UE per arrivare a una condivisione delle responsabilità nell’attuare soluzioni per la ricerca, il salvataggio e le operazioni successive allo sbarco di rifugiati e migranti.
L’UNHCR e l’IOM rammentano inoltre ai leader europei di rimanere concentrati sull’attuazione delle priorità già concordate in precedenza nella Dichiarazione politica e nel Piano d’azione di La Valletta, in cui gli Stati esprimevano profonda solidarietà nell’affrontare le cause primarie alla base dei flussi migratori forzati e irregolari, sostenendo al tempo stesso i Paesi che accolgono un gran numero di rifugiati e migranti.È inoltre necessario un sostegno maggiore e più efficace da parte dei leader dell’UE per lo sviluppo di soluzioni strutturali a lungo termine che possano migliorare le condizioni nei Paesi di origine e di transito, affinché le persone abbiano la possibilità di condurre una vita dignitosa.

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Gruppo 2003: “Ministro Bussetti, ecco cos’è per noi l’Agenzia nazionale per la ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

La proposta di istituire un’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica, sull’esempio di quanto esistente negli Stati Uniti e in tutti gli altri Paesi europei, è stata presentata dal Gruppo 2003 alcuni anni fa. La proposta tende a distinguere due momenti e due competenze, che oggi si sovrappongono e determinano confusione.
Competenza politica: quello della scelta delle priorità e dell’allocazione delle risorse, globali e per ciascun settore. Oggi ogni ministero ha a disposizione risorse economiche più o meno importanti che vengono destinate alla ricerca con modalità spesso poco trasparenti e senza alcun coordinamento. Sarebbe necessario che tutti questi rivoli convergano in un unico fondo governativo per la ricerca sotto il controllo della Presidenza del Consiglio.
Competenza esecutiva: spetterebbe all’Agenzia identificare le modalità con cui dare una risposta alle richieste del Governo, valutando l’appropriatezza delle risorse messe a disposizione per raggiungere gli obiettivi proposti e segnalando i punti di forza e di debolezza della ricerca nel Paese. L’Agenzia dovrebbe inoltre promuovere collaborazioni a livello internazionale e con le Regioni, che contribuiscono a finanziare la ricerca sul proprio territorio.
L’Agenzia non deve essere l’ennesimo ente che si aggiunge a quelli già esistenti ma una struttura agile, che risponde alla Presidenza del Consiglio, guidata da poche persone rappresentanti il mondo della ricerca, della tecnologia, della cultura e dell’industria; con un direttore e dipartimenti per grandi aree: ad esempio energia, ambiente, salute e così via. L’Agenzia dovrebbe comprendere una forte componente di ricerca di base a lungo termine e aree di natura più applicativa, in forte relazione fra loro.Compito dell’Agenzia dovrebbe essere la realizzazione di bandi di concorso, aperti a tutte le istituzioni che operano in campo scientifico nel Paese quali Università, Cnr e tutti gli altri enti di ricerca, Istituto Superiore di Sanità, Irccs, Fondazioni e altre organizzazioni pubbliche e private non-profit. E’ importante che l’assegnazione dei fondi avvenga con peer reviewinternazionali e site visitin armonia con ciò che avviene in tutti i Paesi europei.Solo in questo modo una Agenzia della ricerca potrà consentire alle organizzazioni scientifiche di programmare le loro attività di ricerca con fiducia, avendo certezze sui tempi dei bandi, sulla valutazione, la disponibilità e la continuità delle risorse. (Per il Gruppo 2003 Nicola Bellomo, Presidente)

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Ricerca LinkedIn sui livelli di soddisfazione professionale e personale

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

Secondo una nuova ricerca LinkedIn, i professionisti italiani vedono il successo come qualcosa di irrealizzabile. Il 38% non sa se riuscirà mai a raggiungerlo e solo il 15% di loro pensa di riuscire a ottenerlo nei prossimi cinque anni. Al 63% delle persone basterebbe riuscire a trovare un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata. Il 31% dei lavoratori del Belpaese inoltre vorrebbe che la società moderna attribuisse meno importanza al successo.Crisi economica, lavoro precario e futuro incerto. Scenari che i lavoratori di tutto il mondo stanno cercando di lasciarsi alle spalle, ma che allo stesso tempo rendono difficile definire cosa possa realmente significare oggi per un professionista la parola “successo”. Vera incognita 4.0, questa, che LinkedIn, la rete professionale online più grande del mondo, ha voluto indagare annunciando i risultati della sua nuova ricerca, “This Is Success”, dedicata a comprendere come, in un mondo iper-connesso, nel quale il time management acquisisce sempre di più un connotato di necessità, le nuove generazioni di lavoratori interpretino il concetto di raggiungere la propria soddisfazione personale e professionale.“In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, riuscire a emergere, farsi notare, ottenere risultati e magari venire anche premiati per il nostro lavoro, non è così semplice e scontato” ha dichiarato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn. “Spesso, infatti, i professionisti si trovano a dover affrontare momenti di grande insoddisfazione e a volte anche frustrazione. Secondo i nostri dati, questo, può portarli in molti casi a essere infelici o addirittura a deprimersi. Grazie a piattaforme come la nostra, però, questi talenti possono trovare ispirazione per cambiare il proprio futuro, ottenere migliori opportunità e imparare nuove cose per tornare a credere nei propri sogni”.
L’analisi, condotta da YouGov tra ottobre e novembre 2017, su un campione di oltre 18 mila intervistati presenti in 16 Paesi, tra cui anche Italia, Francia, Australia, Inghilterra, Stati Uniti e altri, ha rivelato come a livello globale la definizione di successo, nella maggior parte dei casi, corrisponda principalmente all’essere felici (73%), allo stare bene (70%) e al passare del tempo con la propria famiglia (56%), relegando quindi gli aspetti più propriamente collegati all’ambiente lavorativo, come ottenere promozioni (39%), avere uno stipendio a sei zeri (24%), ricevere un aumento (21%) o guadagnare più dei propri amici (11%), nelle ultime posizioni della classifica.Un aspetto questo che sottolinea come in tutto il mondo, ormai, i lavoratori stiano abbandonando sempre di più l’idea, anni ’80 e ’90, che faceva corrispondere l’apice del proprio successo con la propria posizione professionale, spostando il focus su aspetti più importanti della sfera personale di ognuno. In Italia, in modo particolare, gli oltre mille lavoratori intervistati hanno confermato questa tendenza ponendo, però, lo stare bene al primo posto nella loro definizione di successo (69%), seguito dall’essere felici (67%) e dall’avere un buon equilibrio tra vita privata e professionale (53%). In fondo a questa speciale classifica gli italiani hanno poi inserito nelle ultime posizioni il guadagnare più dei propri amici (4%) e ottenere un aumento (13%). A dimostrazione di come questi aspetti abbiano un impatto sempre minore sulla soddisfazione dei professionisti moderni, decisamente più interessati alla ricerca della felicità.

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Consiglio europeo della ricerca stanzia nuovi fondi per gli scienziati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’UE continua ad adoperarsi per il successo della ricerca europea all’avanguardia su scala mondiale. Oggi il Consiglio europeo della ricerca (CER) ha concesso a 50 titolari di sovvenzioni CER un finanziamento supplementare, per un massimo di 150 000 euro ciascuno, per testare il potenziale commerciale o sociale dei loro progetti originali.Il Commissario per la Ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas ha dichiarato: “Le sovvenzioni di oggi dimostrano come sia possibile trasformare la scienza di eccellenza in innovazioni pratiche a vantaggio di tutti. Investire nella ricerca e nell’innovazione significa investire nel futuro dell’UE. Per questo motivo abbiamo ritenuto di dover essere più ambiziosi e abbiamo proposto di istituire Orizzonte Europa, il nuovo programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione, con un finanziamento senza precedenti di 100 miliardi di euro, e il Consiglio europeo per l’innovazione.” Le sovvenzioni per la verifica teorica (proof of concept) del CER assegnate oggi aiutano i ricercatori a esplorare nuove opportunità commerciali, a compilare le domande di brevetto o a verificare l’attuabilità delle loro ricerche scientifiche e sostengono la ricerca in diversi ambiti. Tra i progetti destinatari dei fondi, uno si propone di svelare come funzionano gli algoritmi dei social media, un altro di sviluppare test con gli organoidi per il cancro ad uno stadio avanzato e un terzo di produrre batterie a basto costo più ecologiche. Le sovvenzioni, concesse tre volte l’anno, rientrano in Orizzonte 2020, il programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

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Seeds&Chips annuncia l’edizione Australiana in collaborazione con lo Stato di Victoria

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Seeds&Chips, The Global Food Innovation Summit, evento di riferimento a livello mondiale per il settore dell’innovazione della filiera agroalimentare, sigla la partnership con il Governo dello Stato di Victoria e Food + Wine Victoria, organizzazione no-profit che promuove il progresso dell’industria agroalimentare e vinicola dello Stato australiano attraverso iniziative e campagne annuali, tra queste, l’acclamato Melbourne Food & Wine Festival (MFWF).Nasce dunque Global Table, nuovo fulcro di idee, tavole rotonde, speech, dibattiti ed esposizioni in collaborazione con Seeds&Chips. L’evento, che si terrà a Melbourne a settembre 2019, rientrerà infatti nell’iniziativa Taste Victoria voluta dalle Autorità governative dello Stato di Victoria per supportare e promuovere a livello globale ricerca, sviluppo e innovazione nei settori Agriculture, Food e Beverage e favorire nuove opportunità di incontro e di business.
La partnership tra Seeds&Chips e Food + Wine Victoria si focalizzerà proprio sulla realizzazione di un evento internazionale incentrato sull’innovazione nell’agrifood che mira ad essere il punto di riferimento per la food innovation non solo in Australia ma in tutto il sud est asiatico con conferenze, dibattiti, forum, workshop, business meeting e premiazioni per parlare di cibo e innovazione a 360°.Dopo la presenza, insieme a Specialty Food, a Fancy Food Show di New York e San Francisco e l’annuncio della nuova sede sempre a San Francisco, Seeds&Chips rappresenterà con orgoglio l’Italia anche nel continente australiano portando con sé l’eredità di Expo Milano 2015 e tutta l’esperienza maturata nelle ultime quattro edizioni del Summit. L’Australia, come gli Stati Uniti, rappresenta infatti un partner fondamentale per il progresso del settore agroalimentare verso un food system globale sempre più sostenibile. All’annuncio potrebbero presto seguirne altri, di medesimo tenore internazionale, riguardanti Paesi strategici come Cina e Africa.

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Due dottorati di ricerca targati Unicam-INGV

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

Camerino La School of Advanced Studies di Unicam ha firmato un accordo con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per finanziare due borse di dottorato della durata di tre anni ciascuna sul tema “terremoto”. Con un costo complessivo di 120.000 euro, Unicam e INGV intendono sviluppare un progetto multidisciplinare che prevede la collaborazione di ricercatori con competenze geologiche, sismologiche e ingegneristiche. Sotto la supervisione del Prof. Emanuele Tondi, Responsabile della Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam, in collaborazione con altri Colleghi e Ricercatori, i due dottorandi svolgeranno tematiche di ricerca integrate per migliorare gli strumenti attualmente in uso per la prevenzione in ambito di terremoti, in particolare sull’informazione di base necessaria e relativa alla pericolosità sismica. La carta di pericolosità sismica attuale, costruita su base probabilistica ed indipendente dal tempo, non permette di valutare in maniera realistica il rischio sismico e quindi di predisporre in maniera prioritaria efficienti piani di emergenza ed una efficace riduzione della vulnerabilità delle opere antropiche.Il progetto ha l’ambizioso obiettivo di sviluppare strumenti innovativi per predire l’evoluzione di sequenze sismiche nello spazio e nel tempo e determinare il relativo grado di scuotimento del terreno. I risultati della ricerca potranno essere utilizzati per la definizione di nuove procedure di valutazione del rischio sismico sia con metodi probabilistici che deterministici, utili per l’implementazione di una strategia integrata avanzata per la riduzione dello stesso. L’area individuata per questo studio ricade immediatamente a nord della zona colpita dalla recente crisi sismica (Terremoto di Amatrice, Norcia, Visso del 2016, Mw max =6,5), è situata lungo la porzione assiale dell’Appennino centro-settentrionale ed è in parte interessata dalla ricostruzione post-sisma 2016. Questa zona risulta caratterizzata da un’intensa sismicità storica, tra cui il terremoto di Fabriano del 1741 (Mw 6.2), di Cagli del 1781 (Mw 6.4) e di Camerino del 1799 (Mw=6.2).

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Premiato il ricercatore italiano Alessandro Porchetta

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

La ricerca italiana continua a dare segni evidenti di eccellenza anche nel campo delle scienze chimiche. A Liverpool all’autorevole European Young Chemists Awards è stato premiato un giovane ricercatore italiano di “Tor Vergata”, Alessandro Porchetta. Gli European Young Chemist Awards (EYCA), sponsorizzati anche dalla Società Chimica Italiana e dal Consiglio Nazionale dei Chimici, vengono assegnati ogni due anni durante il Congresso di Chimica EuChemS e hanno lo scopo di mostrare e riconoscere l’eccellente ricerca condotta da giovani scienziati.Le domande giunte da tutta Europa sono state esaminate da una giuria del VII Congresso europeo di chimica e, sulla base della loro valutazione, alcuni finalisti sono stati selezionati per tenere un discorso sulla loro ricerca alla Session Competition European Young Chemists Award. Nella sessione una giuria di tre giudici ha selezionato i vincitori del premio, tenendo conto dell’originalità della ricerca, nonchè la completezza e profondità di comprensione della stessa e della consapevolezza delle prospettive future.Alessandro Porchetta, vincitore del primo premio, si è particolarmente distinto per le sue ricerche concentrate principalmente sull’utilizzo di acidi nucleici per lo sviluppo di sensori e materiali innovativi con applicazioni in campo bio medico, in particolare nello sviluppo di nanodispositivi basati sui DNA/RNA per il rilevamento in tempo reale di anticorpi clinicamente rilevanti. “Sono molto contento del riconoscimento ricevuto che dimostra ancora una volta come, nonostante tutto, si possa fare ricerca di qualità anche in Italia. E’un premio – ribadisce Porchetta -che mi sento di condividere con tutti i giovani colleghi italiani ancora precari e con quegli scienziati all’estero ai quali non viene data la possibilità di rientrare per riportare in questo paese le conoscenze acquisite.”

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Ricerca: finanziamenti a giovani reumatologi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Assegnati anche questo anno i due finanziamenti per progetti di ricerca destinati ai giovani reumatologi messi in palio dalla FIRA ONLUS, la Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite. Il bando del 2017, che consiste in due assegni rispettivamente di 25.000 Euro, è stato vinto dal Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’Università di Firenze e dal Dipartimento di Medicina interna e Specialità mediche dell’Università Sapienza di Roma. “Non conosciamo ancora l’origine precisa di molte malattie reumatiche, ma è certo che hanno pesanti riflessi sulla qualità di vita dei malati – afferma il prof. Carlomaurizio Montecucco, Presidente di FIRA Onlus -. Non bisogna poi dimenticare che nei Paesi Occidentali rappresentano la prima causa di disabilità. Per questo la nostra Fondazione è da anni impegnata nel promuovere a 360 gradi la ricerca medico-scientifica contro queste gravi malattie. In particolare è per noi motivo di grande orgoglio aiutare i giovani medici a realizzare le loro intuizioni. E’ questo un modo anche per contribuire concretamente al rinnovamento generazionale della reumatologia italiana. I fondi elargiti serviranno per la messa a punto di ricerche mirate a produrre conoscenze innovative con impatto sulla trasferibilità dei risultati nella pratica clinica”. I titoli dei due progetti vincitori del bando sono: In Search for the pernchymal and vascular Features in SSc-ILD: How to address the Challenge of Quantitative Analysis of CT Images and Correlation with Clinical and Instrumental Data (presentato dall’Università di Firenze) ed Ex Vivo and in Vitro Effect of Tofacitinib on Autophagy, Apoptosis and Proliferation in lymphocytes from Rheumatoid Arthritis Patients (presentato dall’Università di Roma). Saranno realizzati con un finanziamento erogato da FIRA ONLUS grazie al contributo incondizionato di MSD Italia S.r.l.

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Riconoscimento per la ricerca Unicam

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Camerino. Il poster dal titolo “Mechanisms behind pyrethroid toxicity: involvement of epigenetic impairment in a progressive model of neurodegeneration induced by neonatal pesticide exposure”, presentato dalla Dott.ssa Laura Bordoni e coordinato dalla Prof. Rosita Gabbianelli della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute di Unicam, è stato premiato ieri nel corso della XV edizione del meeting annuale del NUGO, l’Associazione delle Università prestigiose che lavorano nell’ambito della nutrigenomica, organizzato dalla Newcastle University (U.K.)
Il meeting, organizzato dal prestigioso e storico network a cui afferiscono le eccellenze nel settore della nutrigenomica, ha conferito 4 premi di cui uno al lavoro svolto presso Unicam dal gruppo di ricerca che ha sviluppato un modello progressivo di Parkinson utile per valutare i meccanismi genetici ed epigenetici associati allo sviluppo del Parkinson idiopatico e per testare molecole attive atte a contrastare la neurodegenerazione dopaminergica.
Considerando il prestigio internazionale del NUGO, il premio ottenuto rappresenta un importante riconoscimento per Unicam.

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