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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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L’immunoterapia oncologica e i suoi efficaci sviluppi applicativi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

gruppoStanno modificando la gestione dei tumori: lo testimoniano, tra l’altro, i promettenti esiti pubblicati dalla rivista Nature (Sahin et al, Ott et al, 2017) sull’utilizzo di tecnologie alternative o aggiuntive agli inibitori dei checkpoint tramite un approccio terapeutico vaccinale personalizzato, diretto miratamente contro i neoantigeni specifici di ogni neoplasia. Un percorso che consente di bersagliare più potentemente e specificamente il tumore, con una diminuzione significativa degli effetti.
«Risultati straordinari – commenta Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, tra i soci fondatori di Alleanza Contro il Cancro, la prima rete di ricerca oncologica italiana fondata nel 2002 dal Ministero della Salute – che, oltre ad evidenziare lo sviluppo di potenti risposte immunitarie contro i neoantigeni, hanno dimostrato come molti pazienti abbiano avuto riduzioni delle masse tumorali, prolungamento della sopravvivenza e miglioramento della risposta alla somministrazione successiva di inibitori dei checkpoint. Esiti che, se confermati su più larga scala – ha detto ancora Ciliberto – innescheranno una rivoluzione positiva nella lotta contro i tumori».
Alleanza Contro il Cancro partecipa a questa grande sfida con il Working Group dedicato «Immunoterapia» in cui una quarantina tra i migliori ricercatori e clinici che lavorano in Italia (sui 200 che complessivamente popolano i WG di ACC) perseguono due obiettivi: sviluppare metodiche diagnostiche innovative che permettano di identificare in anticipo i pazienti che beneficeranno dall’immunoterapia e concepire nuovi protocolli, anche di tipo vaccinale, per i pazienti in cui invece l’immunoterapia attualmente non riesce a distruggere i tumori e trasferirli in sperimentazioni cliniche.
Ciliberto ha aggiunto anche che «la rete di ACC dispone, attraverso investimenti in conto capitale del Ministero della Salute, di tecnologie sofisticate di sequenziamento del DNA e di competenze bioinformatiche che permetteranno in tempi rapidi il sequenziamento dei tumori mediante tecnologie NGS e la veloce identificazione dei neoantigeni tumorali, ponendosi come primo player per lo sviluppo di vaccini antitumorali personalizzati». (foto: gruppo)

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Attività di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

barbara spinelliBruxelles. Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo durante un’audizione sulle attività di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo.Erano presenti Sandro Gallinelli, capitano della Guardia costiera italiana; Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex; Marco Bertotto, responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici Senza Frontiere Italia; Judith Sunderland, direttore per l’Europa e l’Asia Centrale di Human Rights Watch.Di seguito l’intervento:«Vorrei concentrarmi sul codice di condotta per le Ong affidato al governo italiano. É molto preoccupante, anche legalmente.
In primo luogo, si ignora completamente che un codice di condotta volontario è già stato sottoscritto dalla stragrande maggioranza delle Ong – promosso da Human Rights at Sea –­ e che comunque esiste una legge che le guida: la Convenzione sul diritto nel mare.
In secondo luogo, è particolarmente grave che nell’elaborazione di nuove regole non si consultino tutte le Ong che fanno search and rescue. So che la loro richiesta in questo senso – così come il loro codice – è stata in genere ignorata.
Alcuni paragrafi del codice preparato dall’Italia sono concepiti solo per rendere impossibile il salvataggio di vite umane. Ne cito qualcuno:
– Il divieto “assoluto” di operare in acque territoriali libiche, dove muore la maggior parte delle persone, e dove Triton non è presente. Il divieto è senza senso perché il salvataggio è legge in qualunque circostanza. La Libia non è in grado ancora di organizzare una zona SAR. Non ha nemmeno firmato la Convenzione di Ginevra.
– Il divieto di comunicare per telefono o mandare segnali luminosi. Anche questa sembra una provocazione, perché rende impossibile il search and rescue. L’uso di segnali luminosi è prescritto inoltre dalle regole marittime internazionali, le cosiddette “rules of the road”.
– L’obbligo di non ostacolare le operazioni di search and rescue condotte dalle guardie costiere libiche. Sappiamo che le guardie fanno spesso parte di milizie incontrollabili, e che spesso collaborano con i trafficanti. Più volte sparano sui migranti imbarcati, e non rispondono ad alcuna autorità statale affidabile.
– La presenza della polizia giudiziaria sulle navi delle Ong perché investighi sugli smuggler. Questo è in violazione del principio di neutralità osservato dalle Ong e dell’assoluta priorità che deve essere rappresentata dal search and rescue.Ricordo infine che il training delle guardie costiere libiche è stato altamente sconsigliato: dal rappresentante dell’ONU Martin Kobler, da Amnesty. E che l’ONU considera la Libia un Paese non sicuro, dove i profughi non vanno rimpatriati. L’UE obbedisce ancora all’ONU?Io non capisco come possa l’Unione guardarsi allo specchio e parlare di valori. Nel febbraio scorso, prima del vertice di Malta, ha fatto sapere che il principio di non refoulement andrà riscritto. Oggi giunge sino a riscrivere la legge del mare. Il tutto in assenza di qualsiasi decisione concernente operazioni europee proattive e massicce di Ricerca e Soccorso.Non vorrei infine che si dimenticassero i tanti che moriranno nel deserto, se anche le frontiere Sud della Libia saranno sigillate militarmente con l’assistenza dell’Unione».

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Grant for Fertility Innovation (GFI) 2017. Merck assegna 1,25 milioni di euro a progetti di ricerca

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

AwardswinnersDarmstadt, Germany. Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha confermato oggi il suo impegno, attraverso il Grant for Fertility Innovation (GFI) 2017, ad assegnare 1,25 milioni di euro a progetti di ricerca nel campo della fertilità, per sostenere il progresso della scienza medica. Lanciato nel 2009 come primo dei Premi Merck per l’Innovazione, il GFI di Merck incentiva l’innovazione e sostiene gli scienziati a realizzare progetti che potrebbero potenzialmente condurre a prossime decisive scoperte nel campo dei trattamenti per la fertilità. Quest’anno la Cerimonia di Premiazione ha visto anche l’introduzione del Premio alla Carriera Merck nell’Innovazione della Fertilità.Per ribadire quanto Merck creda nel progresso attraverso l’innovazione, i vincitori del GFI sono stati annunciati nel corso di una cerimonia al Congresso Annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) in corso a Ginevra, Svizzera. I progetti vincitori riflettono la natura globale del programma, che spazia dalla ricerca in Italia a quella in Awardswinners1Brasile. Il Professor Bruno Lunenfeld, relatore alla cerimonia di premiazione del GFI 2017, è stato insignito del Premio alla Carriera Merck per il suo lavoro rivoluzionario dal 1954 nel campo della fertilità. Alla cerimonia ha fornito una panoramica sulla scoperta delle gonadotropine umane, inizialmente estratte dalle urine di donne in post menopausa. “I risultati pionieristici del professor Lunenfeld nel campo della fertilità sono una grande ispirazione per noi in Merck. È altamente motivante considerare la portata dei suoi contributi. Da oltre 60 anni, la sua competenza e la sua esperienza hanno contribuito notevolmente ai nostri sforzi per migliorare la qualità della cura del paziente”, ha dichiarato Belén Garijo, membro dell’Executive Board di Merck e CEO Healthcare, nel conferire il Premio alla Carriera Merck al Professor Lunenfeld.Gli investimenti in ricerca attraverso il GFI sono il nucleo della strategia di innovazione dell’attività biopharma di Merck e della mission di aumentare i tassi di successo dei trattamenti per la fertilità. Nel GFI di quest’anno, due progetti vincenti sono stati selezionati da 46 proposte globali con l’obiettivo comune di favorire i progressi nel campo della fertilità. Il GFI è stato lanciato nel 2009 ed è finalizzato a trasformare innovativi progetti di ricerca traslazionale sulla fertilità in soluzioni reali con l’obiettivo di migliorare i risultati dei trattamenti di fertilità. Merck ha annunciato con orgoglio i vincitori del GFI del 2017 durante la cerimonia:
· Endometrial Notch pathway as a novel target for improving implantation efficiency; D.ssa Luisa Campagnolo, PhD
· Pharmacogenetic algorithm for individualized controlled ovarian stimulation (iCOS) in assisted reproductive technology cycles; Dr. Caio Parente Barbosa, PhD, MS e Dr. Matheus Roque. (foto: Awardswinners)

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Kempen Capital Management si farà carico dei costi di ricerca in materia di investimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

borsaIn base al nuovo pacchetto di misure legislative varato dall’Unione europea per disciplinare i mercati finanziari, la cosiddetta MiFID II, Kempen Capital Management (Kempen) deve decidere se retrocedere alla clientela il costo della ricerca esterna per gli investimenti: partecipanti ai fondi e mandati di gestione. Kempen ha deciso di assumersi i costi di ricerca esterna in materia di investimenti. Anche se in futuro questi costi potranno essere ricaricati sul cliente in base a parametri rigidi, Kempen ha deciso che dal 2018 si farà carico dei costi inerenti all’analisi esterna sugli investimenti.La MiFID II prevede che i costi specifici sostenuti per la ricerca esterna in materia di investimenti devono essere resi trasparenti e facilmente individuabili. In base all’attuale prassi, i costi di analisi e negoziazione sono inglobati in una commissione unica, il costo che il cliente paga per la transazione. Separare i costi sostenuti per la ricerca esterna sugli investimenti, un concetto noto nel settore con il nome di ‘unbundling’, dovrebbe aumentare la trasparenza nella struttura dei costi dell’investimento.Lars Dijkstra, Chief Investment Officer, ha dichiarato: ‘Siamo favorevoli a qualsiasi decisione che porti a una maggiore trasparenza ed efficienza del settore finanziario. Kempen ha sempre investito molto nella qualità e quantità del suo sistema di ricerca in-house perché ci rende meno dipendenti dai fornitori esterni di servizi di ricerca. Naturalmente continueremo a collaborare anche in futuro con un gruppo di fornitori di servizi di ricerca sugli investimenti selezionati e rinomati per la qualità.’
Kempen Capital Management N.V. (KCM) è una filiale interamente controllata di Kempen & Co N.V., autorizzata in qualità di gestore di istituzioni finanziarie AIF (fondi di investimento alternativi) e UCITS, e di fornitore di servizi di investimento. In quanto tale è soggetta alla supervisione dell’Autorità olandese per i Mercati finanziari. KCM offre soluzioni di investimento fiduciario globali a fondi pensione, compagnie di assicurazione, PPI (istituti previdenziali e di investimento) e altri clienti istituzionali. KCM si caratterizza per uno stile di investimento specifico e fortemente focalizzato su azioni small cap e mid cap, Titoli di Stato e fondi immobiliari per conto di molteplici investitori istituzionali, fondazioni, clienti privati affluent e family offices. KCM attua diverse strategie di investimento specifiche per le quali si colloca in posizione di leader. Oltre ai titoli small cap, mid cap, Titoli di Stato e real estate, la sua gestione include anche azioni ad elevato dividendo, investimenti in fixed income e fondi di hedge fund. Per i suoi fondi di investimento KCM ha ottenuto nel tempo diversi riconoscimenti, compresi i Morningstar Awards e Lipper Awards. http://www.kempen.com

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Giornata per sostenere la Ricerca per il trattamento di Leucemie, Linfomi e Mieloma

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

franco-mandelliSi celebra il 21 giugno. Cresce di anno in anno la speranza per le persone colpite da tumori del sangue. Anche per il mieloma multiplo, che fino a 20 anni fa aveva come unica terapia la chemio con significativi effetti collaterali, sono ora disponibili nuovi trattamenti in grado di offrire importanti opportunità terapeutiche per i pazienti. Il mieloma multiplo colpisce prevalentemente intorno ai 60 anni. In Italia le stime relative al 2016 parlano di poco più di 2.700 nuovi casi di mieloma ogni anno tra le donne e circa 3.000 tra gli uomini. L’occasione per ribadire i successi ottenuti dalla ricerca scientifica è la dodicesima “Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma” promossa dall’AIL e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Il 19 giugno una delegazione delle sezioni provinciali AIL guidata dal Professor Franco Mandelli, presidente nazionale AIL, sarà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nei prossimi anni è previsto l’arrivo di nuovi farmaci che potranno far fare ulteriori passi avanti; il punto cruciale per medici e pazienti è renderli disponibili. La valutazione di efficacia e innovatività delle nuove terapie viene fatta dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che considera i benefici clinici e calcola il numero di pazienti che ne hanno bisogno. «Negli ultimi anni SIE ha iniziato una proficua collaborazione con AIRTUM, Associazione Italiana Registri Tumori, con l’obiettivo di stabilire nel modo più dettagliato possibile il numero dei pazienti affetti dalle principali patologie ematologiche di tipo neoplastico. – Informa il Prof. Fabrizio Pane, Presidente SIE, Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti, A.O.U. Federico II di Napoli – I risultati costituiscono uno strumento epidemiologico molto prezioso per AIFA e per l’industria farmaceutica, necessario all’immissione in commercio dei nuovi farmaci e a rendere disponibili le nuove strategie terapeutiche». Inoltre, la SIE sponsorizza degli studi clinici della Fondazione GIMEMA e della Fondazione Italiana Linfomi, affinché i risultati dei trial siano scientificamente validi e accurati. – E conclude il Prof. Pane «Per la SIE e per coloro che conducono gli studi la cosa più importante è garantire la sicurezza e la salute dei pazienti che sono stati arruolati nei trial».
La terapia del mieloma multiplo è attualmente caratterizzata da cicli di chemioterapia e successivamente, per i pazienti che hanno meno di 65/70 anni e senza particolari comorbidità, dal trapianto di cellule staminali, per la maggior parte con autotrapianto e molto raramente con allotrapianto.
I pazienti affetti da mieloma multiplo nella maggior parte dei casi rispondono molto bene alla terapia, sono controllati, rimangono in osservazione anche per diversi anni, ma a un certo punto i segni e i sintomi della malattia si ripresentano. «Quando ci troviamo di fronte ad una recidiva, la “tripletta”, cioè la combinazione di 3 farmaci, in termini di efficacia sarebbe da preferire, ma non in tutti i casi risulta essere la scelta migliore. Non sempre, infatti, il regime terapeutico che, secondo le evidenze di studi clinici, sembra essere il più efficace è il più adatto per il singolo paziente. – Spiega la Dr.ssa Maria Teresa Petrucci, Dipartimento di Biotecnologie cellulari ed ematologia Università Sapienza di Roma – Bisogna continuamente cercare un equilibrio tra efficacia, tollerabilità e, di conseguenza, qualità di vita della persona».
La ricerca di nuovi farmaci richiede investimenti importanti, che devono essere sostenuti per periodi lunghi, per poter essere sottoposti a tutti i test per verificarne efficacia e sicurezza per il destinatario finale: il paziente.
Insieme ai risultati più brillanti della ricerca scientifica, la Giornata Nazionale è un’occasione per presentare la XI Edizione di “…Sognando Itaca”, un’iniziativa di vela terapia dedicata ai pazienti ematologici che ha lo scopo di favorire la loro riabilitazione psicologica e il miglioramento della qualità della vita. L’imbarcazione sta percorrendo il Mar Tirreno: partita da Gaeta lo scorso 5 giugno approderà a Napoli il 21 giugno.In ogni porto si svolge l’Itaca Day: una giornata durante la quale un gruppo di pazienti, accompagnati da un’équipe medica multi specialistica, ha la possibilità di vivere l’esperienza di un’emozionante veleggiata.
Come ogni anno, alcuni tra i più illustri ematologi italiani saranno a disposizione di chi ne ha bisogno per fornire risposte e consigli al NUMERO VERDE “AIL – PROBLEMI EMATOLOGICI”: 800.226.524 dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di mercoledì 21 giugno.
Tutte le informazioni sulle iniziative e gli incontri promossi dalle sezioni AIL in occasione della Giornata sono disponibili sul sito http://www.ail.it.

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Precari senza contratto: il futuro della ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

notte ricercatoriAncona Martedì 20 giugno, dalle 10:00 alle 12:30 presso l’Auditorium di via della Montagnola 81, si tiene l’incontro pubblico organizzato dai ricercatori precari dell’INRCA (Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani) per sensibilizzare le istituzioni e la cittadinanza sulle conseguenze della recente approvazione del Testo unico sul pubblico impiego (‘Riforma Madia’). La riforma non prevede alcuna stabilizzazione del personale precario impiegato nella ricerca presso gli IRCCS – Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, né alcuna soluzione contrattuale in grado di garantire continuità al progresso della ricerca sanitaria in Italia. L’iniziativa è parte di una mobilitazione nazionale che coinvolge ricercatori precari della sanità pubblica e si svolge nello stesso giorno in tutti i 21 Irccs pubblici italiani. Tra questi, l’Inrca è l’unico presente nella Regione Marche, nonché il solo ad indirizzo geriatrico in Italia. Attraverso l’iniziativa si chiede che il problema venga risolto tramite un piano programmatico che preveda soluzioni contrattuali idonee e lo stanziamento di fondi adeguati.Sono 3500 in Italia le figure altamente specializzate che rischiano di restare senza lavoro dal 1° gennaio 2018, con gravissime ricadute sulla sostenibilità e sul futuro della ricerca sanitaria pubblica. Professionisti che negli ultimi 20 anni hanno contribuito in maniera significativa alle eccellenze raggiunte dagli IRCCS, anche attraverso forme contrattuali atipiche come co.co.co, co.co.pro, partite Iva e borse di studio. Negli anni si è creata così una condizione di precariato strutturale. Se il Jobs Act, già nel 2015, eliminava la possibilità di ricorrere a queste forme contrattuali, il testo approvato di recente prevede un piano di stabilizzazione per i precari della pubblica amministrazione che però esclude quelli della ricerca sanitaria. In mancanza di una soluzione, a fine anno resterà senza lavoro la maggioranza del personale impiegato nel sistema ricerca. Assieme a loro se ne andrà la possibilità di sostenere l’eccellenza di cure e servizi degli Istituti, in cui si lavora anche per migliorare prevenzione, diagnosi e terapia di malattie rare e complesse.
Chi sono i precari della ricerca sanitaria? Sono tutte quelle figure professionali impiegate con contratti atipici all’interno degli Irccs e degli Istituti Zooprofilattici (IZS). Tali istituti fanno capo al Ministero della Salute, a differenza degli altri centri di ricerca e delle università che fanno capo al Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR). Sono per la maggior parte figure sanitarie: biologi, biotecnologi, chimici, fisici, medici, psicologi, farmacisti. A queste si affiancano tecnici e amministrativi quali ingegneri, statistici, impiegati e documentalisti. Si tratta di professionisti che spesso hanno conseguito dottorati di ricerca e specializzazioni, con importanti esperienze lavorative all’estero. Oltre a garantire la continuità della ricerca e dei servizi, sono in grado di incidere sulla sostenibilità finanziaria degli istituti che li ospitano. Spesso le loro ricerche sono autofinanziate, perché in grado di attirare fondi provenienti da enti, associazioni, fondazioni private, fondi 5×1000 e dalla volontaria contribuzione dei cittadini.La ricerca che viene condotta è ad ampio spettro: dalla comprensione del funzionamento delle malattie, allo studio di nuovi approcci terapeutici, allo sviluppo di nuovi farmaci, ma anche di percorsi assistenziali e comunicativi sempre più efficienti.

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Ricerca idrocarburi e territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

vincenzi

ANBI di RomaPresidente Associazione Nazionale Bonifiche ed Irrigazioni (ANBI) In the pictures: Francesco VincenziPhoto by Stefano MICOZZI

In merito al progetto di ricerca di idrocarburi nell’area “Fantozza” (nei comuni di Guastalla, Novellara, Reggiolo, Campagnola Emila, Fabbrico, Reggiolo, Rolo, Rio Saliceto) l’ANBI, su indicazione dei Consorzi di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia) e Terre dei Gonzaga in destra Po (con sede a Mantova), evidenzia che la sicurezza idraulica di tali territori è stata raggiunta solamente all’inizio del XX secolo, grazie ad un sistema di canali ed impianti, progettato e realizzato sulla base di livelli altimetrici ben definiti.Gli effetti della subsidenza (fenomeno correlato anche alle estrazioni dal sottosuolo) potrebbero mettere in difficoltà il delicato sistema idraulico di bonifica, causando danni non solamente alle coltivazioni agricole, ma anche agli insediamenti abitativi, produttivi ed infrastrutturali, realizzati dal dopoguerra spesso proprio in aree vallive, rese salubri dalla bonifica.“L’equilibrio idraulico delle pianure italiane – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – costituisce il frutto di una secolare attività di manutenzione e di programmazione del territorio. Questa situazione di delicato equilibrio viene data superficialmente per scontata mentre, nella realtà, è costantemente messa a repentaglio da fattori quali il continuo consumo di suolo ed i cambiamenti climatici in atto. Per questa ragione molti territori di bassa pianura, come quella interessata dal progetto Fantozza, sono significativamente esposti al rischio di alluvioni ed allagamenti, accentuato dall’irrefrenabile aumento dell’urbanizzazione.”
“Il tema della subsidenza – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – è stato oggetto di un’apposita riunione, da noi convocata nei giorni scorsi a Rovigo, capoluogo di quel Polesine, dove il territorio non si è ancora stabilizzato a seguito delle estrazioni negli anni ’50. Eppure, nonostante il pericolo ed i grandi investimenti pubblici finora necessari per adeguare le infrastrutture all’abbassamento progressivo del suolo, periodicamente c’è chi ripropone la ripresa delle trivellazioni!” ANBI invita pertanto gli organi competenti a valutare, approfonditamente e senza pregiudizi, gli effetti, che l’estrazione di idrocarburi potrebbe determinare, causando l’aumento del fenomeno della subsidenza, sul sistema idraulico di aree a conclamato rischio.

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Linfomi e leucemie: nuovi scenari da una ricerca del Papa Giovanni

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

ospedale bergamoBergamo Arriva dal Papa Giovanni XXIII di Bergamo un contributo importante alla conoscenza del meccanismo di azione degli anticorpi monoclonali terapeutici anti-CD20, rituximab e obinutuzumab, farmaci di ultima generazione usati per il trattamento di linfomi e leucemie di tipo B.E’ stato infatti pubblicato sul numero di Maggio di Blood, la più prestigiosa rivista scientifica al mondo in campo ematologico, uno studio condotto nel Laboratorio “Lanzani” dedicato al ruolo dei neutrofili, parte integrante del nostro sistema immunitario, che vengono attivati dai nuovi anticorpi monoclonali. Allo studio, coordinato da Josee Golay hanno partecipato Martino Introna del Laboratorio “Lanzani” per l’ASST Papa Giovanni XXIII e Irene Cattaneo e Marina Figliuzzi per l’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.Il lavoro ha messo in dubbio le precedenti informazioni secondo le quali i neutrofili sono in grado di eliminare direttamente le cellule tumorali in presenza di anticorpi monoclonali. Secondo i ricercatori bergamaschi invece rimuovono solamente una parte, l’antigene target, senza tuttavia uccidere completamente le cellule.A questo lavoro è stata dedicata la copertina del numero di Maggio di Blood e l’editoriale, a dimostrazione dell’importanza che questa ricerca avrà sulla conoscenza di questi farmaci, che hanno cambiato la storia della cura dei linfomi negli ultimi 20 anni. “Gli anticorpi monoclonali terapeutici sono farmaci di nuova generazione e il loro meccanismo di azione è solo parzialmente conosciuto – ha spiegato la ricercatrice Josee Golay -. Si sa che questi anticorpi eliminano le cellule neoplastiche grazie soprattutto alla loro capacità di attivare il sistema immunitario e in particolare i neutrofili. Il nostro lavoro ha permesso però di aggiungere un importante tassello, soprattutto rispetto alla loro capacità di sviluppare un meccanismo di resistenza ai nuovi farmaci”.“Capire il meccanismo di azione degli anticorpi terapeutici ci aiuterà a capire perché alcuni pazienti non rispondono alle cure e quindi a sapere in anticipo quale strategia terapeutica è meglio adottare, in base alle caratteristiche della malattia e del paziente – ha spiegato Alessandro Rambaldi, professore ordinario di Ematologia all’Università Statale di Milano e direttore del Dipartimento di oncologia ed ematologia del Papa Giovanni XXIII -. Sono informazioni preziose per non sprecare tempo in tentativi inutili e scegliere la cura più appropriata al singolo caso”.I primi risultati ottenuti promettono di aprire interessanti strade per l’applicazione clinica. Prima però sarà necessario attendere ulteriori conferme e nuovi studi, su cui il gruppo di ricerca di Josee Golay si sta già impegnando.

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A Roma Tre il XXXII Congresso geografico italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

Mercoledì 7 Giugno 2017, ore 10:30 / 10 Giugno 2017 Scuola Lettere Filosofia Lingue Via Ostiense 234-236. La Scuola di Lettere Filosofia Lingue dell’Università Roma Tre ospiterà, dal 7 al 10 giugno 2017, il XXXII Congresso geografico italiano, promosso dall’Associazione dei geografi italiani (Agei) e organizzato dai geografi di Roma Tre e degli altri atenei pubblici romani. La sede è stata scelta dall’Agei e dal Comitato scientifico nel più giovane degli atenei pubblici della capitale, intensamente impegnato, in molte sue articolazioni disciplinari, nelle attività di studio e ricerca sul territorio e in uno scambio vivace e fattivo con la città e la regione. Nell’anno in cui ricorrono il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e il cinquecentenario della Riforma luterana, il tema del Congresso saranno appunto le rivoluzioni e le riforme. Si tratta di un tema con il quale la geografia si è confrontata più volte. In questi ultimi anni si sono poi modificati profondamente sia i contenuti sia le pratiche della ricerca. Interventi legislativi e tagli hanno comportato una progressiva precarizzazione e una sostanziale diaspora dei geografi italiani. Se, da una parte, sono scomparsi insegnamenti, corsi di laurea e di dottorato, linee di indagine, dall’altra la ricerca, così come la formazione geografica, si confronta oggi più che mai con un contesto transdisciplinare e transnazionale. Il riferimento a paradigmi scientifici unificanti e a tradizioni consolidate si è indebolito. I linguaggi, gli interessi e i metodi si sono frammentati anche per via di fenomeni più generali quali la globalizzazione della ricerca, l’inevitabile ricambio generazionale, le difficoltà che il mondo contemporaneo pone in termini di comprensione, rappresentazione, progettualità. Il Congresso vuole valorizzare questo mosaico di diversità, ma al tempo stesso ricostruire il senso di un’appartenenza attraverso un confronto aperto sia all’interno sia e soprattutto verso l’esterno. Si adottano per questo modalità organizzative inedite rispetto alle edizioni precedenti: qualsiasi studioso o studiosa potrà proporre e gestire specifiche sessioni tematiche in autonomia, e la gran parte del programma congressuale sarà strutturato in sessioni parallele. L’idea è che il Congresso non debba essere un palcoscenico per pochi, ma un luogo che si nutre di varietà, confronti e relazioni orizzontali, aperto al contributo di tutti. L’ambizione è mostrare come la geografia, una delle forme più antiche di conoscenza del mondo, sia più che mai viva e vitale: una chiave di lettura cruciale per comprendere l’attualità e per progettare alternative, tra nuove riforme e rivoluzioni.

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Ancora un importante successo per la ricerca di eccellenza di Unicam

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

amiciCamerino Il dott. Augusto Amici, ricercatore Unicam della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, è uno dei membri del team internazionale impegnato nel lavoro di ricerca che ha portato alla scoperta di una proteina, la p140Cap, in grado di limitare la crescita del tumore mammario e di diminuirne la capacità di dare origine a metastasi.Lo studio, coordinato dalla professoressa Paola Defilippi del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell’Università di Torino, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Communications.“La proteina – spiega il Dott. Amici è molto importante proprio perché inibisce la proliferazione cellulare in tumori sovraesprimenti l’oncogene ERBB2, ed è stato dimostrato che proliferando meno le cellule sono anche meno metastatiche.
All’IFOM di Milano hanno analizzato le cartelle cliniche di oltre mille pazienti, ed hanno individuato una correlazione tra l’elevata espressione della p140Cap nei tumori mammari e la risposta alle terapie antitumorali. Il nostro ruolo è stato quello di confermare in modelli murini transgenici il dato clinico ottenuto”.Lo studio ha evidenziato quindi che la presenza della proteina p140cap rappresenta una sorta di protezione dalla proliferazione del tumore mammario.Il Dott. Amici lavora da anni sempre con successo e con riconoscimenti internazionali sulla biologia dei tumori ERBB2 positivi, in particolare il suo gruppo ha realizzato dei vaccini antitumorali contro questo oncogene. Ancora una volta, dunque, la ricerca di Unicam si conferma ricerca di eccellenza in settori molto importanti dal punto di vista sia sanitario che sociale. (foto. amici)

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Assegnato al Regina Elena uno dei quattro premi Roche per la ricerca oncoematologica

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

FullSizeRenderFullSizeRender 1Il progetto di ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, tra gli 8 vincitori del primo bando Roche per la Ricerca, di cui solo 4 in tutta Italia per l’oncoematologia, è incentrato sullo studio dei meccanismi molecolari attivati dai recettori dell’endotelina nell’insorgenza della resistenza ai farmaci antitumorali, la principale sfida da affrontare nel trattamento del carcinoma ovarico.“Il nostro obiettivo – spiega Anna Bagnato, coordinatrice dello studio – è sviluppare dei modelli preclinici dalle pazienti affette da carcinoma ovarico sieroso di alto grado, il più aggressivo tra i tumori ovarici. Andremo a studiare se il blocco dei recettori dell’endotelina possa ostacolare il meccanismo alla base dello sviluppo della chemioresistenza, utilizzando un antagonista che potrebbe rappresentare un’importante opzione terapeutica per il trattamento del carcinoma ovarico. Andremo ad osservare nuovi approcci molecolari in combinazione con la chemioterapia standard per un trattamento mirato contro il carcinoma ovarico.” “E’ un progetto con forte impronta di ricerca traslazionale in linea con la mission del nostro Istituto. Le informazioni che otterremo da queste ricerche – sottolinea Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico IRE – saranno preziose in futuro per aiutarci a scegliere la terapia più efficace per ogni paziente. Sono orgoglioso del riconoscimento dato alla nostra ricerca ed in particolare ad una donna che con passione studia da anni uno dei tumori femminili più aggressivi e insidiosi.”Un premio da 100.000 euro, tra i quattro assegnati all’oncoematologia e tra i 330 Gruppo Bagnatocandidati è un bel motivo di orgoglio. “Sono felice del premio vinto da una nostra ricercatrice – afferma Francesco Ripa di Meana, direttore generale IFO – e mi auguro che si moltiplichino sempre di più iniziative di questo genere a sostegno di studi indipendenti. In Italia la ricerca è un tassello strategico, che necessita di impieghi economici significativi. Il nostro futuro è nelle mani della ricerca ed è un beneficio per tutti.”E’ stato inoltre appena pubblicato il nuovo bando per la seconda edizione del premio.“Favorire lo sviluppo di conoscenze scientifiche sempre più approfondite nei confronti di un approccio personalizzato della terapia, riconoscendo il valore determinante che la ricerca, nella sua forma più ambiziosa e indipendente, assume nella definizione della medicina di domani. Questi i presupposti con i quali Roche ha dato vita a “Roche per la Ricerca”, un bando finalizzato al finanziamento di otto progetti di ricerca volti ad approcci farmacologici nell’ambito della medicina di precisione, per un ammontare di 100.000 euro ciascuno, un significativo contributo per sostenere la ricerca indipendente nel nostro Paese.” (foto: FullSizeRender, Gruppo Bagnato)

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L’eccellenza della robotica a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

robotRoma Dal 15 al 17 marzo torna nella capitale l’undicesima edizione della “RomeCup 2017, l’eccellenza della Robotica a Roma”, promossa dalla Fondazione Mondo Digitale con la formula del multi evento. Gare, laboratori, area dimostrativa, tavola rotonda, performance e talk interattivi sono ospitati dalla macroarea di Ingegneria dell’Università degli Studi di Tor Vergata. Il terzo giorno finali e premiazione in Campidoglio. In gara 142 squadre provenienti dalle scuole di 16 regioni italiane e di 2 paesi europei, con selezioni per i mondiali di robotica in Giappone (RoboCup 2017). Nell’area espositiva, accanto a più di 50 prototipi di centri di ricerca, start up, spin off e aziende, anche oltre 80 robot progettati nei laboratori delle scuole, che stanno preparando i giovani alle nuove sfide dell’economia digitale, aiutandoli a esplorare nuove professioni.
Inaugura la manifestazione il rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Giuseppe Novelli. Il saluto istituzionale è affidato alla dirigente del Miur Carmela Palumbo. Presentano le novità dell’evento Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale, e Giovanni Schiavon, direttore della Macroarea di Ingegneria, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che ospita i primi due giorni della manifestazione.
Secondo i dati dell’International Federation Robotics entro il 2019 2,6 milioni di robot entreranno nelle fabbriche di tutto il mondo e 42 milioni di robot di servizio saranno acquistati per uso personale e domestico, creando opportunità di crescita e nuovi posti di lavoro. Protagonisti indiscussi dell’undicesima edizione della RomeCup sono i cobot, i robot collaborativi, che aiutano a studiare, lavorano accanto agli uomini, sostituendoli nelle mansioni più ripetitive, supportano nelle cure in ospedale e nell’assistenza a domicilio. Lavorare accanto a robot intelligenti rende le attività digitalizzate più veloci e flessibili, e libera spazio e tempo per il pensiero creativo e la ricerca di soluzioni innovative. È questo il tema della tavola rotonda “La “forza lavoro” del cervello. I robot Sapiens” che nella prima giornata coinvolge Giorgio Grioli, ricercatore dell’IIT e del Centro E. Piaggio, Eugenio Guglielmelli, prorettore alla Ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Luca Iocchi, professore associato del Diag “A. Ruberti” della Sapienza Università di Roma, Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale, Antonio Tornambè, professore ordinario di Controlli Automatici all’Università di Roma Tor Vergata e Laura Turini, avvocato e giornalista. La tavola rotonda è aperta dalla performance di computer music di Leonello Tarabella del Cnr di Pisa. A seguire composizione algoritmica e live performance.
Nella seconda giornata, sempre in parallelo a gare e laboratori, due talk interattivi con dimostrazioni robotiche. Nel primo, dedicato al “Robot che riabilita”, contributi di spin off, aziende innovative, Ospedale pediatrico Bambino Gesù e programma di ricerca europeo MaTHiSiS (programma Horizon2020). Nel secondo talk focus su spin-off della robotica italiana: “Dalla ricerca all’impresa” con contributi dagli atenei di Pisa, Napoli e Roma. Sfida tra robot domestici anche nell’originale workshop animato dalla Sapienza di Roma. Nella terza giornata la RomeCup si sposta in Campidoglio per le competizioni finali e la cerimonia di premiazione.

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PRIN Convegno di chiusura: Risultati della Ricerca e nuove prospettive

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

Roma Venerdì 17 Marzo 2017, ore 9:30 / 18 Marzo 2017 Dipartimento di Scienze della Formazione, Auila Volpi Via Milazzo, 11/B. Convegno di chiusura del Progetto PRIN 2013-2016 Successo formativo, inclusione e coesione sociale: strategie innovative, ICT e modelli valutativi di cui è Coordinatore Scientifico Gaetano Domenici. Al progetto hanno partecipato i seguenti Atenei: Roma Tre (Capofila), Torino, Verona, Bologna, Roma Sapienza, Foggia, Palermo.

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Quarta edizione del Congresso Nazionale sull’ictus Cerebrale “Stroke2017”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 marzo 2017

ictus cerebraleA Napoli si è conclusa la quarta edizione del Congresso Nazionale sull’ictus Cerebrale “Stroke2017”. Gli argomenti trattati hanno riguardato la prevenzione, la cura dell’ictus cerebrale e delle sue conseguenze, cercando di dare particolare risalto alla ricerca di base per trovare nuovi trattamenti di protezione del cervello nelle fasi acute dell’ictus, così come la possibilità di disostruire meccanicamente le arterie cerebrali occluse, grazie all’introduzione di cateteri, per via arteriosa.
Le passate edizioni si sono svolte a Firenze, quest’anno è stata scelta la città di Napoli. L’idea di base è quella di proporre un congresso itinerante per facilitare, chi non può permettersi di seguire un congresso lungo tre giorni e la partecipazione di tutti i professionisti su questo importantissimo tema. Quest’anno hanno partecipato circa 400 delegati tra medici, fisioterapisti, logopedisti, infermieri, psicologi e altre figure professionali.
Si conferma come l’ictus cerebrale costituisce la seconda causa di morte e la terza causa di disabilità a livello mondiale, e la prima causa di disabilità negli anziani. Nel 35% dei pazienti colpiti da ictus, globalmente considerati, residua una disabilità grave. Nel nostro Paese, comunque, negli ultimi vent’anni si è assistito ad una sostanziale riduzione degli ictus cerebrali, sia ischemici, sia emorragici. Dai 180.000 casi all’anno, si è passati ai circa 120.000 e questo grazie soprattutto alle sempre più diffuse ed efficaci misure di prevenzione, nel controllo dei fattori di rischio, prima fra tutti l’ipertensione arteriosa.
Sul versante dell’imaging, la TC e la RM con le tecniche di diffusione e perfusione non hanno attualmente dimostrato chiari vantaggi nella selezione dei pazienti potenzialmente eleggibili per la terapia endovascolare. Le novità da attribuire all’area dei fattori di rischio/prevenzione primaria, sono sostanzialmente da riferire all’intensità del trattamento dell’ipertensione arteriosa, alla prevenzione dell’ictus cardioembolico con gli anticoagulanti diretti nella fibrillazione atriale e all’utilizzo dell’aspirina in prevenzione primaria.
Per quanto attiene all’impego dell’aspirina a 100 mg, nel Convegno è emersa una raccomandazione forte verso la possibilità che nella decisione di instaurare una terapia con aspirina in prevenzione primaria, si tenga conto anche del rischio di cancro.
L’area della fase acuta come principale novità si è concentrata su due aspetti: il dosaggio della trombolisi e le procedure interventistiche, basate sui trattamenti endoarteriosi.I risultati sostanzialmente negativi dello studio ENCHANTED, hanno consentito di rafforzare il messaggio relativo alla necessità di impego della trombolisi al dosaggio universalmente consigliato (0,9 infartomg/kg), ma la significativa riduzione, in una analisi di sottogruppo prespecificata, relativamente all’outcome funzionale (valutato tenendo conto dei vari gradi della scala Rankin), risultata favorevole della bassa dose di r-tPA (0,6 mg/kg) nel gruppo pretrattato con antipiastinici rispetto al gruppo dei non trattati con antiaggreganti (p=0.02), induce a considerare, in questa tipologia di pazienti, l’utilizzo della bassa dose, piuttosto che la non somministrazione in assoluto, della trombolisi.Sul versante del trattamento intraarterioso, una revisione sistematica ha valutato i risultati di alcuni studi su trombolisi intra-arteriosa o qualunque tipo di trombectomia in pazienti con occlusioni extra. e/o intracraniche (MR CLEAN, ESCAPE, EXTEND-IA, SWIFT-PRIME, REVASCAT). I pazienti con occlusione di carotide interna extra-cranica trattati con stenting ha avuto un tasso più alto di ricanalizzazione (87% vs 48%, p=0.001) e di esito clinico favorevole (68% vs 15%, p<0.001) ed un tasso minore di mortalità (18% vs 41%, p=0.048) rispetto ai pazienti trattati con trombolisi i.a. Nel gruppo di pazienti con occlusione tandem, la mortalità è risultata significativamente minore fra i pazienti trattati con trombolisi i.a. rispetto a quelli trattati con qualunque tipo di intervento meccanico dell’occlusione intracranica (0% vs 34%, p=0.002 e 0% vs 33%, p=0.001). Il confronto, tuttavia, non è randomizzato e gli studi sono molto eterogenei, per cui questi risultati non possono tradursi in una indicazione preferenziale ai trattamenti endoarteriosi in pazienti con occlusione di carotide interna extra-cranica. In sintesi, comunque, si è concluso che Pazienti con ictus esordito oltre le 4.5 ore possono trarre giovamento da trombectomia meccanica primaria in particolare se iniziata entro 5 ore dall’esordio dei sintomi, mentre Pazienti con ictus da occlusione di rami arteriosi distali possono trarre giovamento dal ricorso ad agenti trombolitici per via intra-arteriosa. Inoltre, Pazienti con ictus ischemico acuto e recente (1.7 possono trarre giovamento da trombectomia meccanica, previa valutazione del rapporto rischio/beneficio. L’intervento endoarterioso meccanico può essere preso in considerazione, previa valutazione del rapporto rischi/benefici, in pazienti trattati con anticoagulanti diretti e con alto rischio di emorragia, definito dai test di laboratorio specifici (o dall’impossibilità della loro esecuzione) e dal tempo dell’ultima assunzione, in quanto non sembra associato a un incremento del rischio di complicanze emorragiche. Con riferimento, invece, all’impiego della trombolisi sistemica, i Relatori hanno affrontato, come novità non presente nelle precedenti edizioni, la possibilità di somministrazione della terapia in pazienti con ictus ischemico acuto, in terapia con gli anticoagulanti diretti. In questi casi, La letteratura suggerisce la possibilità trombosi-1di prendere in considerazione la trombolisi e.v. in pazienti trattati con DOAC, con verosimile effetto sub terapeutico, evidenziato dalla storia clinica (dose e intervallo temporale dall’ultima assunzione, funzionalità renale) e da test specifici e standardizzati (Tempo di Trombina, Tempo di Ecarina o Hemoclot per il dabigatran, anti-Xa per il rivaroxaban o l’apixaban).
Infine, in pazienti con ictus ischemico acuto, l’uso degli ultrasuoni per potenziare l’effetto della trombolisi e.v. non è indicato routinariamente. Gli ultrasuoni per potenziare l’effetto della trombolisi e.v sono usati all’interno di studi clinici controllati, con particolare riferimento a pazienti con occlusione dei grossi vasi intracranici.
Innanzi tutto, se per convenzione derivata dagli studi clinici, una stenosi carotidea si definisce sintomatica se l’ultimo episodio ischemico cerebrale o retinico congruo si è verificato nei 6 mesi precedenti. Sulla base di recenti revisioni degli stessi studi nella sessione congressuale appositamente dedicata, si è ritenuto opportuno ridurre tale intervallo a non più di 3 mesi.
In caso di stenosi carotidea sintomatica con indicazione chirurgica è indicato considerare il punteggio di rischio di ictus del paziente se trattato con sola terapia medica (e quindi il potenziale beneficio della terapia chirurgica). Nel paziente con elevato punteggio di rischio, ≥4 secondo il modello ricavato dalle revisioni degli studi NASCET ed ECST, il beneficio dell’endoarteriectomia è massimo (NNT 3), mentre nel paziente con basso punteggio di rischio, Le attuali evidenze sul beneficio dell’endoarteriectomia nella stenosi carotidea asintomatica sottolineano l’importanza di valutare il vantaggio della terapia chirurgica nei confronti della miglior terapia medica. Il rischio di ictus nei pazienti trattati con la miglior terapia medica risulta oggi mediamente inferiore all’1% per anno (cioè inferiore al rischio della procedura chirurgica nell’ ACAS e nell’ ACST), pertanto l’intervento non può essere raccomandato di routine, ma indicato solo in pazienti selezionati, e in centri specialistici con documentato rischio perioperatorio di ictus/morte più basso possibile, inferiore a 2% e ancora meglio se inferiore a 1%.
Alcuni studi indicano sottogruppi di pazienti a più netto beneficio dall’intervento in quanto a maggior rischio di ictus se non operati, quali pazienti con pregressi infarti alla TC encefalo, più alto grado di stenosi carotidea o più rapida progressione di stenosi, presenza di occlusione carotidea controlaterale, morfologia di placca ulcerata o irregolare agli ultrasuoni o all’RM e/o presenza di segnali microembolici omolaterali all’ecodoppler transcranico. Altri studi indicano viceversa sottogruppi di pazienti a più scarso o senza beneficio dall’intervento in quanto a maggior rischio di complicanze se operati. Sono auspicabili quindi altre revisioni sistematiche e ulteriori studi che stratifichino i vari fattori di rischio medico e chirurgico, onde specificare meglio le indicazioni o controindicazioni all’intervento.
Per quanto riguarda la scelta del tipo di intervento, fra endoarterectomia classica o stent carotideo, le evidenze hanno finora dimostrato una certa equivalenza o non inferiorità dello stenting carotideo rispetto all’endoarteriectomia solo in centri di eccellenza e sono necessarie ulteriori evidenze, per cui ad oggi è raccomandata di scelta l’endoarteriectomia nella correzione chirurgica della stenosi carotidea. Pertanto, lo stenting carotideo, come alternativa all’endoarteriectomia, dovrebbe essere eseguito solo all’interno di sperimentazioni cliniche controllate o in centri e con operatori a casistica controllata per quanto riguarda il rischio periprocedurale che deve essere per lo meno non superiore a quello dell’endoarteriectomia.
Lo stenting carotideo, con adeguato livello di qualità procedurale e appropriata protezione cerebrale, è raccomandato in caso di significativa comorbidità cardiaca e/o polmonare o in cuorecondizioni quali la paralisi del nervo laringeo controlaterale, la stenosi ad estensione craniale o claveare, la restenosi, una precedente tracheotomia/chirurgia/radioterapia al collo.
Per convenzione, per importanti comorbidità cardiache si intendono:
a) scompenso cardiaco congestizio e/o disfunzione ventricolare sinistra
b) intervento cardiochirurgico nelle sei settimane precedenti
c) infarto miocardico nelle quattro settimane precedenti
d) angina instabile
In caso di stenosi carotidea asintomatica l’endoarteriectomia, comportando un beneficio modesto rispetto alla miglior terapia medica, è indicata nel paziente che è considerato “a rischio” se trattato solo con terapia medica e che presenta quindi almeno una di queste condizioni: pregresso infarto anche silente alla TC/RM encefalo, placca vulnerabile o ulcerata o a rapida crescita, stenosi pre-occlusiva, stenosi tra 70-80% (metodo NASCET) con occlusione della carotide controlaterale o con presenza all’ecodoppler transcranico di segnali microembolici omolaterali. E’ invece indicata la sola miglior terapia medica nel paziente con aspettativa di vita inferiore a quella presunta per ottenere il beneficio dall’endoarteriectomia, quale il paziente ultraottantenne o con diabete insulino-dipendente o cardiopatia grave o broncopatia grave o insufficienza renale cronica in trattamento dialitico.
La dimostrazione del razionale di efficacia di nuovi approcci riabilitativi sviluppati alla luce delle attuali conoscenze sui meccanismi di neuroplasticità è uno dei principali argomenti su cui si sta concentrando la ricerca relativa alla riabilitazione dell’ictus. Sulla scorta delle ampliate conoscenze dei meccanismi neurobiologici della plasticità cerebrale vengono attualmente privilegiati approcci che avvalorano l’intensità, la ripetitività, la significatività di un esercizio e la stimolazione multisensoriale. La realizzazione di questi presupposti avviene:
mediante esecuzione reiterata, supportata da strumenti robotici;
mediante un’esaltazione dell’informazione sensoriale di ritorno, prodotta da sistemi in realtà virtuale; mediante la realizzazione di un Ambiente Arricchito.
L’eziologia dell’emorragia cerebrale nei soggetti giovani è più eterogenea rispetto a quella dei soggetti in età adulta e anziana; in particolare, svolgono un ruolo importante le malformazioni vascolari, le coagulopatie e l’abuso di sostanze quali la cocaina e le amine simpaticomimetiche. La prognosi è migliore di quella degli anziani, senza sostanziali differenze di genere. La gravità dei sintomi all’esordio, la presenza di emorragia intraventricolare, di idrocefalo e di focolai emorragici multipli sono predittori di mortalità nel soggetto giovane.La patologia cerebrovascolare presenta un’elevata prevalenza nel genere femminile con peculiarità relative sia ai fattori di rischio che alle manifestazioni cliniche e agli esiti. Essa rappresenta una delle principali cause di morbidità e mortalità nella donna, tanto che le statistiche internazionali classificano l’ictus come la quinta causa di morte nel sesso maschile, ma la terza nel sesso femminile. Le proiezioni demografiche per il 2030 prevedono che circa il 20% della popolazione sarà rappresentato da soggetti di età superiore ai 65 anni con maggiore rappresentatività delle donne, in funzione dell’aspettativa di vita maggiore. Se consideriamo che circa la metà dei soggetti colpiti da ictus sopravvive con gradi variabili di deficit funzionale e/o cognitivo, è possibile prevedere che ci sarà un numero significativamente superiore di donne con esiti di evento cerebrovascolare rispetto agli uomini, con i prevedibili risvolti anche in termini di costi socio-sanitari. Nonostante ciò, molti vasi sanguigniaspetti del rapporto fra patologia cerebrovascolare e genere femminile sono tuttora sottostimati. I fattori di rischio vascolari presentano specificità di genere riconosciute e ben caratterizzate; le donne hanno spesso sintomi di presentazione di patologia cerebrovascolare non specifici e giungono più tardivamente all’attenzione medica rispetto agli uomini, fattori che contribuirebbero ad una minore probabilità di accesso a trattamenti riperfusivi in acuto. Differenze di genere sono presenti anche per quanto concerne la scelta e la risposta alle terapie di prevenzione primaria e secondaria. I risultati degli studi clinici sui farmaci cardiovascolari sono applicati nella pratica clinica indipendentemente dal genere, nonostante le donne siano numericamente sotto-rappresentate nella ricerca clinica e non sempre nel disegno degli studi sia prevista l’analisi per la differenza di genere. È importante che la comunità scientifica rivolga maggiore e dedicata attenzione alle differenze di genere nella patologia cerebrovascolare promuovendo lo sviluppo di programmi di ricerca e iniziative di servizi e percorsi che definiscano la medicina centrata sul paziente. L’attenzione alla medicina di precisione e personalizzata rappresenta la chiave di volta per contribuire a colmare il gap di conoscenza sulle differenze di genere nella prevenzione cardiovascolare, favorire l’uso appropriato dei farmaci, promuovere la ricerca clinica e il miglioramento generale del sistema salute con beneficio complessivo nella prospettiva della salute di genere.
L’organizzazione assistenziale per processi consiste nell’applicazione di un sistema in ambito organizzativo, che presuppone una esplicita identificazione del processo stesso e delle sue componenti, delle interazioni tra di essi, nonché delle loro modalità di gestione. Il maggiore vantaggio è quello di garantire il governo della continuità assistenziale controllandone la qualità, l’efficacia e l’efficienza.
Uno dei problemi principali di tutte le linee guida è l’implementazione sul territorio nella pratica clinica, in altre parole, la difficoltà a tradurre in azioni pratiche e atti medici competenti, le varie raccomandazioni. Le ragioni di queste difficoltà sono molteplici e vanno dalla scarsità dell’informazione, della formazione e dell’aggiornamento, alla oggettiva impossibilità di applicazione per mancanza di mezzi o di risorse, sino alla non condivisione delle raccomandazioni stesse per disaccordo o scelte differenti.

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Giornata della ricerca del Dipartimento di Scienze della Formazione 2017

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2017

Roma Lunedì 27 Febbraio 2017, ore 9:00 / 28 Febbraio 2017 Dipartimento Scienze della Formazione, Aula Volpi Via Milazzo 11B. Il Dipartimento di Scienze della Formazione organizza la Seconda Giornata della Ricerca di Dipartimento. L’evento si articola in due giornate di studi dedicate alla presentazione delle linee di ricerca sviluppate da Professori e Ricercatori del Dipartimento, nonché delle ricerche condotte da Assegnisti, Dottori di ricerca e Dottorandi. Tutte le relazioni presentate durante l’iniziativa saranno incluse in una pubblicazione in formato elettronico sul sito Web del Dipartimento, dal titolo Ricerca del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre 2017.

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Presentazione della ricerca “Incontinenza: la gestione dell’assistenza alla persona in Italia”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

Ministero saluteRoma 2 marzo 2017, ore 9.00 Auditorium del Ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1. La ricerca che sarà presentata nasce dalla collaborazione tra l’Advisory Board di Senior Italia FederAnziani e il CERGAS – Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Commerciale Luigi Bocconi.Contestualmente alla presentazione della ricerca si svolgerà il Conferimento dell’edizione 2017 del Premio “60 e più”, ideato e promosso da Senior Italia FederAnziani per attribuire un riconoscimento a quegli esponenti del mondo della medicina, della ricerca, delle Istituzioni, dell’associazionismo, dei media che si siano distinti per il contributo offerto al miglioramento della salute e della qualità della vita delle persone senior.

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Settima edizione della Scuola invernale TRIPLE

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2017

Roma Lunedì 13 Febbraio 2017, ore 9:30 / 17 Febbraio 2017 Scuola di Lettere Filosofi, Aula B Via Ostiense 236 Il laboratorio di ricerca TRIPLE, diretto dal prof. Raffaele Simone, annuncia la settima edizione della Scuola invernale TRIPLE (SIT2017). La Scuola affronterà sia temi teorici, attraverso la discussione di modelli e metodi di analisi e di rappresentazione, sia temi applicativi, attraverso la presentazione degli strumenti e delle metodologie in uso nella linguistica computazionale e nella pratica lessicografica. I corsi e i laboratori verteranno sul tema “Espansioni del lessico. Nuovi formati, nuove parole, nuovi significati”, che verrà affrontato da un punto di vista teorico, lessicografico e computazionale. Il programma prevede una sessione poster, in cui verranno presentati i lavori dei partecipanti, precedentemente selezionati dal comitato scientifico TRIPLE, e una sessione di lavoro di gruppo, in cui verrà richiesto ai partecipanti di elaborare una breve presentazione orale collettiva in merito a temi proposti dal comitato scientifico.

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Premio Giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

diabeteLa Società Italiana di diabetologia SID bandisce il 2° Premio giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’ – istituito dall’Associazione Diabete Ricerca, dalla ‘Fondazione Diabete Ricerca’ e dalla ‘Società Italiana di Diabetologia’ – con lo scopo di riconoscere e stimolare la corretta divulgazione scientifica di tematiche riguardanti il diabete mellito. Il Premio vuole essere un omaggio allo stile e al modo di svolgere questa professione con competenza, rigore, sintesi, completezza di contenuti, chiarezza di linguaggio e capacità di divulgazione delle notizie.Il riconoscimento, dell’ammontare di euro 2.000 per ciascuna delle categorie individuate:
Agenzie di stampa e carta stampata
Radio-Televisioni, Web e servizi on line
verrà assegnato da una giuria composta dall’Ufficio di Presidenza della Società Italiana di Diabetologia e da due giornalisti e consegnato nel corso del congresso ‘Panorama Diabete’ a Riccione dall’11 al 15 marzo 2017.
REGOLAMENTO E MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
Art. 1 Il Premio è destinato al miglior elaborato di taglio giornalistico (pubblicato su testate giornalistiche cartacee, web, audio o video) che affronti tematiche relative alla ricerca e all’innovazione nel campo del DIABETE.
Art.2 La partecipazione al Premio è gratuita e riservata a giornalisti iscritti all’Ordine Nazionale o autori che pubblichino su testate regolarmente registrate al Tribunale di competenza.
Art.3 Possono concorrere al Premio gli autori di servizi in lingua italiana consegnati alla Segreteria del Premio e pubblicati da quotidiani, agenzie di stampa, settimanali, periodici, riviste specializzate, testate online, servizi radio-televisivi, pubblicati, trasmessi o diffusi prima del 15 febbraio 2017.
Art.4 Saranno presi in considerazione i contenuti pubblicati su testate giornalistiche regolarmente registrate. Sono esclusi dalla partecipazione i giornalisti membri della Giuria, i loro familiari e tutte le persone che abbiano legami contrattuali con l’organizzazione.
Art.5 Le opere in concorso (non più di tre per ogni autore) dovranno pervenire, così come di seguito specificato, entro e non oltre il 15 febbraio 2017, presso: dottoressa Alessia Russo – Segreteria organizzativa Premio giornalistico ‘SID–Diabete Ricerca’ – via Pisa, 21 – 00162 Roma (RM)

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La ricerca frutto della sinergia tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

ecotilesCamerino Dal terremoto alla ricostruzione. Tentando però di riutilizzare i rifiuti da costruzione e demolizione per ideare materiali innovativi per l’edilizia ecosostenibile. Questa la sintesi di Ecotiles, il progetto europeo finanziato dall’Unione Europea alla Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino e con la partecipazione di Grandinetti srl di San Severino Marche, azienda leader nella produzione di materiali a base cementizia.“Lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione (CDW) – spiega la prof.ssa Eleonora Paris, coordinatrice del progetto Ecotiles – è un problema particolarmente sentito su cui si sta investendo molto in Europa, visto il volume dei materiali coinvolti e la necessità di ridurre l’estrazione di risorse naturali da cava e l’emissione di anidride carbonica. Nel progetto Ecotiles vogliamo dimostrare che sommando le conoscenze scientifiche, le competenze e l’inventiva delle nostre aziende, è possibile ottenere risultati promettenti anche in questo ambito, partendo proprio dalle Marche”.La bontà del progetto è confermata anche dal partner privato del progetto, la Grandinetti srl di San Severino Marche: “C’è un crescente interesse nell’ambito dell’edilizia e del restauro – aggiunge l’ing. Valentino Grandinetti, socio dell’omonima azienda – per materiali ecosostenibili con una buona percentuale di materiale riciclato. Il loro utilizzo in architettura permette di avere un minore impatto sull’ambiente e un aumento del valore di ecosostenibilità degli immobili”. Le piastrelle Ecotiles infatti soddisfano lo standard Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), uno degli strumenti di misurazione della sostenibilità ambientale degli edifici più utilizzato.Ecotiles è stato presentato recentemente al Comitato dei Sostenitori dell’Università di Camerino, che ha apprezzato sia il tema del progetto, innovativo e di interesse specialmente nel dopo-terremoto, sia l’efficace sinergia attivata tra azienda e università che ha permesso di ottenere il finanziamento europeo e di produrre già i primi demo da presentare alle fiere del settore. (foto. ecotiles)

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Le nuove frontiere della ricerca sulla Epilessia Ipermotoria del Sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

epilessiaUn poker di pubblicazioni scientifiche messo a segno nel corso dell’anno dall’ISNB sposta in avanti le frontiere della ricerca su una patologia rara, a tutt’oggi a bassa probabilità di guarigione. Si tratta dell’Epilessia Ipermotoria del Sonno (in precedenza chiamata Epilessia Frontale Notturna), caratterizzata da crisi epilettiche che si manifestano esclusivamente nel sonno, con movimenti bizzarri e violenti degli arti che compaiono anche più volte nel corso della stessa notte e, spesso, per molti anni prima che si arrivi alla diagnosi corretta, che colpisce 2 adulti ogni 100 mila e dalla quale guarisce, dopo 20 anni, solo 1 persona su 4.
I ricercatori dell’ISNB, con un team guidato da Paolo Tinuper che comprende Francesca Bisulli, Laura Licchetta, Barbara Mostacci, Federica Provini e Luca Vignatelli, hanno pubblicato a partire dallo scorso mese di aprile 4 importanti lavori scientifici su 3 prestigiose riviste internazionali di neurologia, Neurology, Sleep e Sleep Medicine, che definiscono i criteri per la diagnosi dell’Epilessia Ipermotoria del Sonno e chiariscono, per la prima volta, la frequenza e la prognosi di questa sindrome.
Anticipare la diagnosi e indirizzare tempestivamente le cure per migliorare la prognosi dei pazienti sono, in sintesi, gli obiettivi del team di ricerca dell’ISNB, al lavoro da 3 anni sull’Epilessia Ipermotoria del Sonno. “Questi lavori, frutto di un progetto condotto negli ultimi 3 anni, definiscono la gravità di questa condizione e le difficoltà di presa in cura dei pazienti.” Così Paolo Tinuper, coordinatore delle ricerche. “Dimostrano, inoltre, che la diagnosi è spesso difficile e ritardata – ha proseguito Tinuper – e causa di un percorso assistenziale faticoso per le persone affette e per i loro familiari, rendendo maggiormente difficile il controllo delle crisi epilettiche. L’importanza di queste informazioni è cruciale per indirizzare la futura pratica clinica e migliorare la prognosi dei pazienti. E’ noto, infatti, che le persone con patologie rare possano subire diseguaglianze e ritardi nell’accesso alle cure e pertanto peggiorare ulteriormente la loro condizione e qualità della vita”.
In particolare, sono stati pubblicati il risultato dei lavori di una Consensus Conference promossa dall’ISNB a Bologna nel 2014, e tre articoli che definiscono la prevalenza della malattia nella popolazione adulta, dimostrandone la rarità, e descrivono la prognosi dei pazienti sia per quanto riguarda l’andamento delle crisi epilettiche che il rischio di morte improvvisa in epilessia.
I risultati degli studi sono stati presentati al congresso Europeo della International League against Epilepsy, tenutosi a Praga lo scorso settembre e, successivamente, all’annuale congresso della Società Italiana di Neurologia, tenutosi a Venezia in ottobre.

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