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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Posts Tagged ‘ricerca’

Spezie: salute, alimentazione e ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 novembre 2017

spezieFirenze Auditorium Cto Careggi venerdì 24 novembre ore 9,30 apertura lavori medici e speziali, ricercatori ed erboristi, studenti e infermieri, droghieri e semplici cultori… saranno in 500, a Firenze, al Convegno sulle Spezie, aperto a chiunque sia interessato all’argomento, saporito, piccante e stimolante, per la mente e per il corpo, per gli occhi e per il palato. Utile per aggiornarsi sull’evoluzione della ricerca, ricevere input nuovi, anche sull’alimentazione, arricchita di saperi e sapori, antichi e nuovi, vengano essi da occidente o da oriente. Anche in ambito medico, o semplicemente nutrizionale o salutistico, o erboristico, o farmaceutico. Ma fosse anche solo per imparare l’uso di qualche spezia nuova in cucina. Perché no? Parliamo di spezie e salute? Automaticamente il pensiero di molti corre, ma si ferma spesso alla Curcuma e allo Zenzero. Misconoscendo invece le potenzialità interessanti dello Zafferano, e di moltissime altre spezie, dimenticando le applicazioni medicinali della capsaicina, sulla quale la ricerca è iniziata già decina di anni fa, fino a condurre alla scoperta di nuovi e importanti recettori, non solo per il dolore! Parliamo di spezie nell’alimentazione? E molti di noi confinano la loro mente al pepe e al peperoncino, come stimolanti la digestione. Forse neppure hanno mai sentito parlare del Cardamomo, o sottovalutano tutta la finezza del Cumino, o le possibili sfumature del Curry. Per non parlare dei Chiodi garofano che qualcuno li ricorda solo come desueto rimedio odontoiatrico, non sapendo che ne possiamo ottenere ottimi decotti utili in caso di influenza, come un olio essenziale con interessanti attività antibiotiche. E lo stesso dicasi dell’Origano.

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Ancora buone notizie dalla ricerca scientifica in neurologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

cervelloProprio in occasione del 48° Congresso della Società italiana di Neurologia, sono stati presentati importanti sviluppi terapeutici della neuro-genetica e della diagnostica avanzata nel settore delle demenze e del decadimento cognitivo. Nel campo delle malattie neurologiche le Amiotrofie Spinali (SMA) sono tra le patologie più invalidanti, sin dall’infanzia. Si tratta di malattie degenerative del motoneurone spinale che, nelle forme più gravi, portano alla morte in tempi molto brevi dalla nascita. Oggi però, grazie alle nuove terapie geniche, i piccoli pazienti riescono a raggiungere risultati inimmaginabili nello sviluppo motorio, come controllare la posizione della testa, mantenere la posizione seduta e in alcuni casi riescono anche a gattonare e a camminare.“Non c’è dubbio che i recenti avanzamenti della neuro-genetica rappresentino uno dei risultati più importanti degli ultimi anni – afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova – La SMA ora può essere affrontata e trattata: grazie alla somministrazione per via lombare di oligonucleotidi antisenso, infatti, l’organismo produce una proteina in grado di mantenere in vita e in attività i motoneuroni spinali. Si tratta di un avanzamento di eccezionale rilevanza nel settore delle malattie degenerative del sistema nervoso, che fa ben sperare per le altre forme patologiche degenerative, ora incurabili, come la Corea di Huntington e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). La SMA, Atrofia Muscolare Spinale, colpisce circa 1 neonato ogni 10.000 e rappresenta la causa genetica di morte più diffusa nell’infanzia. Si tratta di una patologia che, nelle forme più gravi, si manifesta con gravi difficoltà a respirare e a muoversi autonomamente con un importante impatto sulla vita dei bambini. Altre importanti novità emerse dal recente Congresso SIN riguardano le demenze e il decadimento cognitivo, che in Italia colpiscono oltre 1.000.000 le persone.
Si registrano, infatti, significativi passi avanti sul versante diagnostico: i neurologi ora saranno in grado di classificare con precisione le diverse forme di decadimento mentale, anche con esami di laboratorio sofisticati. Una diagnosi cosi specifica ed avanzata risulta fondamentale per potere centrare la terapia più adeguata, che sarà necessariamente differente nei diversi quadri patologici di ciascun paziente.Rilevanti presentazioni, illustrate durante il Congresso, ad esempio, hanno dimostrato come alcuni disturbi comportamentali, che insorgono durante il sonno, possono precedere anche di molti anni l’insorgenza di malattie degenerative. Inoltre, sono stati presentati durante il lavori congressuali, studi significativi sulla frequenza di crisi epilettiche subcliniche nei pazienti con malattia di Alzheimer. Queste crisi, non vengono evidenziate dalle normali tecniche neurofisiologiche, ma potrebbero contribuire alla definizione di manifestazioni clinica della malattia ed essere eventualmente trattate. Grazie a questi passi avanti gli esperti, infatti, potranno comprendere meglio l’origine della confusione mentale in questi pazienti, ovvero se dovuta all’epilessia o alla demenza, individuando di conseguenza il trattamento più consono.

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“Ricerca e salvataggio” nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

mediterraneoI deputati della commissione libertà civili (LIBE) sono in Tunisia per raccogliere informazioni sulle operazioni di “ricerca e salvataggio” nel Mediterraneo e sulla situazione in Libia e discutere di liberalizzazione dei visti e accordi di riammissione con le autorità nazionali e locali e i rappresentanti di organismi internazionali e di ONG. Nel contesto della cooperazione dell’UE con i paesi dell’Africa in materia di migrazione e del lavoro legislativo in corso al Parlamento europeo sugli accordi di riammissione, la missione ha l’obiettivo di comprendere meglio la situazione dei migranti e dei richiedenti asilo, nonché il nuovo quadro di partenariato tra l’UE e la Tunisia.”Proprio la settimana scorsa la commissione LIBE ha discusso con la Commissione europea gli accordi di riammissione, in particolare sui negoziati in corso tra l’UE e la Tunisia. La delegazione arriva in tempo utile e sosterrà il lavoro della commissione per valutare un futuro accordo di riammissione con la Tunisia”, ha dichiarato Claude Moraes (S&D, Regno Unito), presidente della commissione LIBE e della delegazione.I deputati discuteranno inoltre con varie ONG, tra cui l’UNHCR, e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, i progetti finanziati in Libia dal Fondo dell’UE per la migrazione. “Il monitoraggio dei fondi dell’UE, la formazione e il rispetto del principio di non respingimento sono questioni che continuano a riemergere nei dibattiti sulla migrazione della nostra commissione ed è fondamentale utilizzare questa delegazione per valutare se siano presenti meccanismi adeguati per monitorare le salvaguardie sui diritti umani”, aggiunge la presidenza.

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Italia protagonista nel mondo nella ricerca sul melanoma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

melanoma-sulla-pelleMadrid. L’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “Pascale” di Napoli ha infatti arruolato il maggior numero di pazienti in due importanti studi presentati al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) in corso a Madrid. E per la prima volta grazie alla combinazione di due molecole immunologiche, nivolumab e ipilimumab, il 58% dei pazienti è vivo a 3 anni, aprendo così la strada alla possibilità di cronicizzare la malattia in più della metà dei casi. Innanzitutto CheckMate -238 dimostra che il trattamento precoce con l’immuno-oncologia può determinare benefici a lungo termine nei pazienti colpiti da questo tumore della pelle. “Il trattamento con nivolumab – spiega il prof. Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e senior author dello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine – ha evidenziato una riduzione del rischio di progressione della malattia del 35% rispetto a ipilimumab, la prima molecola immuno-oncologica approvata. Sono stati arruolati 906 pazienti, di cui 30 a Napoli: tutti con malattia in stadio IIIb/c o VI dopo resezione chirurgica completa. Si aprono quindi nuove prospettive nella terapia adiuvante del melanoma, cioè dopo l’intervento proprio per ridurre il rischio di recidiva. I tassi di sopravvivenza libera da recidiva a 18 mesi nei gruppi trattati con nivolumab e ipilimumab erano rispettivamente pari al 66,4% e al 52,7%. Va inoltre sottolineato che nivolumab ha raggiunto questi risultati indipendentemente dallo stato mutazionale del tumore”. Nel 2016 in Italia sono state registrate 13.800 nuove diagnosi di melanoma. L’Istituto partenopeo si è distinto anche per un altro lavoro presentato a Madrid, CheckMate -224020. “Sono state coinvolte più di 200 persone colpite da diversi tipi di tumori solidi – sottolinea il prof. Ascierto, che è lead author di questa ricerca -. Il ‘Pascale’ ha contribuito a 39 dei 68 pazienti con melanoma, diventando così il centro con la maggiore esperienza al mondo su questo tipo di malati. Il 46% di questo sottogruppo (cioè 31 su 68) era in condizioni cliniche molto difficili, perché costituito da persone che avevano evidenziato una progressione della malattia dopo una precedente terapia immuno-oncologica anti PD-1. La sfida era rappresentata proprio dalla possibilità di ‘recuperarli’ alla cura”. “La combinazione di nivolumab con relatlimab, una nuova molecola immuno-oncologica inibitore del checkpoint immunitario LAG-3 – continua il prof. Ascierto – ha permesso di ottenere una tasso di risposte complete pari all’11,5%. Rilevante il ruolo di LAG-3: i pazienti che esprimono questo recettore nel tessuto tumorale presentano risposte decisamente migliori. In particolare il tasso di risposte obiettive in questi malati è stato del 18%”. Infine la conferma dell’efficacia della combinazione nivolumab e ipilimumab nello studio CheckMate -067 (945 persone coinvolte). “Il 58% dei pazienti trattati con la combinazione è vivo a tre anni, si tratta di un dato senza precedenti che rende concreta la possibilità di cronicizzare il melanoma in più della metà dei casi perché sappiamo che dopo 36 mesi le percentuali di sopravvivenza si mantengono stabili nel tempo – conclude il prof. Ascierto -. Inoltre a tre anni il 59% dei pazienti trattati con la combinazione era libero dalla necessità di ulteriori terapie”.

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75 milioni di euro a Evotec per finanziare la ricerca medica innovativa

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

Banca europea per gli investimentiIl piano di investimenti per l’Europa continua a sostenere progetti innovativi nel settore della sanità. La Banca europea per gli investimenti (BEI) stanzierà 75 milioni di euro per Evotec da investire nella ricerca e nello sviluppo di cure delle malattie gravi. Il prestito è garantito dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), l’elemento centrale del piano di investimenti per l’Europa, il cosiddetto piano Juncker. Evotec utilizzerà questo prestito a lungo termine per finanziare la scoperta di nuovi farmaci e lo sviluppo di cure dei disturbi e delle patologie gravi. Si tratta di un nuovo tipo di finanziamento, il primo grande investimento azionario in un’industria europea nel quadro del FEIS, e del primo investimento contingente del FEIS, in quanto la banca condivide il rischio dell’esito positivo dell’attività di ricerca e sviluppo (R&D) di Evotec. All’atto della firma, il Vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Lo sviluppo di cure innovative è un processo che richiede investimenti costanti e il piano di investimenti può fare la propria parte. Sono felice che, con l’accordo di oggi, il piano vada a sostenere la ricerca volta a curare i disturbi e le patologie gravi.”L’accordo con Evotec arriva a qualche giorno dalla conclusione degli accordi con MagForce, per lo sviluppo di nuovi trattamenti del cancro al cervello, e con Apeiron, che sta a sua volta sviluppando trattamenti per la cura del cancro, in particolare di un tipo raro che colpisce i bambini.Oggi il FEIS ha anche firmato un accordo con ACT Ventures per offrire 20 milioni di euro di finanziamenti a piccole imprese tecnologiche in Irlanda. I dati FEIS più aggiornati per paese sono disponibili qui. Un comunicato stampa completo sull’accordo di oggi è disponibile qui.

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Fattori di competitività e sviluppo nella ricerca e nell’innovazione tecnologica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

tecnologie fotonicheSono concetti che hanno costituito, si può dire da sempre, il “piatto forte” degli economisti e degli analisti di mercato. E’ un modo senza dubbio essenziale per comprendere la posizione relativa ad un Paese, rispetto ai propri concorrenti, in una data regione economica, come ad esempio l’Europa, ed anche per un confronto con le altre parti del mondo. Due di questi modelli sono la competitività e l’attrattività. Il primo si riferisce, in particolare, all’evoluzione di un dato sistema-Paese e, il secondo, alla capacità di questo stesso Paese di attirare risorse per lo sviluppo o migliorare quelle esistenti. Non solo. Con una innovazione tecnologica fatta non solo di macchine, ma di elementi che possono gestirla al meglio, possiamo dire che due sono i motori che portano avanti il processo di crescita di un Paese: il capitale umano e quello finanziario. Il primo è un termine specialistico da qualche anno entrato nell’uso corrente e sta a significare il fatto che non basta avere delle braccia per muovere una leva ma è necessario un costante miglioramento delle conoscenze e delle capacità dei singoli coinvolti direttamente o indirettamente nei processi produttivi. L’altro motore, parimenti essenziale, è la dotazione di risorse finanziarie adeguate all’impegno che si intende intraprendere. Nel mezzo vi sono tutte le altre possibili variabili: le infrastrutture, l’efficienza della macchina burocratica pubblica, la capacità di ridurre al minimo lo spreco delle risorse e via di questo passo. C’è chi in proposito rileva la necessità di avere una maggiore cultura della valutazione per garantire che le risorse a disposizione siano utilizzate nel modo migliore possibile. E in questo tratto noi indichiamo una più stretta performance e attribuzione delle risorse in specie se esse sono pubbliche. Solo se tutti questi elementi sono virtuosi noi possiamo affermare che si stia facendo “sistema”. Ma la crescita economica di un Paese non sta solo nella sua capacità di rendere al meglio le risorse disponibili in termini umani e finanziari, ma anche di saper guardare con fermezza al proprio futuro che si chiama, nello specifico, ricerca. E la ricerca ha come fine la produzione di nuova conoscenza, ed essa ha un valore solo se è finalizzata alla maggiore capacità di capire e quindi di fare. Ma vi è anche un altro concetto che non sembra sia stato digerito dal sistema economico attuale con la dovuta attenzione e si chiama globalizzazione ed il che vuol dire, per noi, un modo di trasferire il sistema-paese al sistema continente e nel ricercare nella competitività un equilibrio nelle rispettive specializzazioni volgendole alla complementarietà e non alla contrapposizione. (Riccardo Alfonso)

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Ancora un importante successo per la ricerca di eccellenza di Unicam

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 agosto 2017

MarchesoniCamerino. Il Prof. Fabio Marchesoni, fisico Unicam della Scuola di Scienze e Tecnologie, è uno dei membri del team internazionale impegnato nel lavoro di ricerca che ha portato alla prima misura sperimentale degli effetti idrodinamici che regolano il trasporto di materia in micro- e nano-canali di interesse biotecnologico e nanotecnolgico.
Lo studio, realizzato in collaborazione con il Prof. Peter Hänggi (Università di Augsburg, Germania, laurea honoris causa a UNICAM) e il team sperimentale guidato dal Prof. Hepeng E. Zhang della Jiao-Tong University di Shanghai (SJTU), è stato appena pubblicato sui prestigiosi Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), tra le più prestigiose riviste scientifiche internazionali.
“Quando una particella diffonde in un canale corrugato – spiega il Prof. Marchesoni – le pareti del canale hanno il duplice effetto di limitare lo spazio accessibile alla particella e di aumentare la resistenza idrodinamica che il mezzo di sospensione oppone al suo moto. E’ il caso degli ioni o delle proteine che, sospese in acqua, diffondono attraverso le membrane o nelle strutture interne delle nostre cellule. Nei laboratori della SJTU abbiamo realizzato il primo esperimento in cui è stato possibile separare questi due effetti e abbiamo così dimostrato che gli effetti idrodinamici sono molto più grandi di quanto supposto in precedenza.”
“Questo studio – continua il Prof. Marchesoni – contribuirà ad una migliore comprensione dei meccanismi del trasporto cellulare e, soprattutto, permetterà la progettazione di più efficienti e sofisticati chips microfluidici per impieghi, ad esempio, bio-medici e di monitoraggio ambientale.”
Il Prof. Marchesoni è noto per il suo ruolo nella Collaborazione LIGO-VIRGO, finalizzata alla rivelazione delle onde gravitazionali, collaborazione internazionale avviata oltre venticinque anni fa e che ha annunciato la prima osservazione diretta di un evento gravitazionale nel febbraio dello scorso anno. Il Prof. Marchesoni, inoltre, lavora da anni, sempre con successo e con riconoscimenti internazionali, anche su tematiche di fisica statistica con ricadute interdisciplinari nei settori della biologia cellulare, la microelettronica, e la scienza dei nuovi materiali, come testimoniato da quest’ultimo importante risultato.
Ancora una volta, dunque, la ricerca di Unicam si conferma ricerca di eccellenza in settori molto importanti delle scienze naturali dal punto di vista tanto applicativo quanto fondamentale. (foto: marchesoni)

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Libro: “Le tre medicine”

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

Riccardo Alfonso, “Le tre medicine”, edizioni Fidest. Roma – pag. 368. L’avventura umana si carica di tre significative componenti: lo spirito, la materia ed i ricordi. Lo spirito accende in noi la sete della ricerca, l’introspezione intimistica che ci avvicina ai valori del trascendente. La materia è nella cura di sè, del modo come ci avviciniamo alla vita, ne assaporiamo i suoi frutti e ci serviamo per lenire gli affanni del corpo. Tra i due momenti, tra queste due pieghe emerge il ricordo, il magico elisir che c’insegna ad amare il passato e a sognare il futuro e a rinfrancarci nei nostri affanni quotidiani. Sono pagine dove è franco il rapporto con la Fede, è altrettanto crudo quello con la medicina ed i suoi lenimenti ed è appassionato allorché i ricordi si addensano e ci lasciano abbacinati. (pubblicato su Amazon)

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Sostegno alla ricerca accademica indipendente a favore dei pazienti

Posted by fidest press agency su domenica, 6 agosto 2017

cancerLugano, Svizzera e Bruxelles/PRNewswire/ In un articolo apparso su ESMO Open [http://esmoopen.bmj.com/content/2/3/e000187 ], tre importanti organizzazioni europee impegnate nella lotta contro il cancro si sono appellate all’UE affinché rafforzi con urgenza il sostegno alla ricerca accademica indipendente a favore dei pazienti oncologici.”La ricerca accademica indipendente è in pericolo a causa della mancanza di fondi e di una normativa adeguata” ha dichiarato Rolf Stahel, Past-President di ESMO nonché cofondatore di CAREFOR. Che aggiunge: “Lavorando in stretta collaborazione con le istituzioni dell’UE possiamo essere certi che l’Europa disponga di un quadro giuridico efficace e diventi in futuro il luogo d’eccellenza in termini di ricerca e innovazione a vantaggio dei pazienti oncologici”.I principali settori che potrebbero trarre vantaggi dal contributo della ricerca accademica sono la medicina personalizzata, l’innovazione centrata sul paziente e i tumori rari.”Le questioni principali su cui chiediamo l’intervento dell’UE comprendono: l’adeguata implementazione del Regolamento sulle sperimentazioni cliniche e di quello sulla protezione dei dati; la necessità di finanziamenti a favore della ricerca indipendente; la necessità di promuovere ambienti accademici collaborativi” ha spiegato Stahel. “Chiediamo anche l’istituzione di una banca dati comune dell’Unione europea per monitorare tutte le sperimentazioni cliniche in Europa”.Altri punti critici affrontati nell’articolo del CAREFOR riguardano l’accessibilità delle cure oncologiche; la necessità di biobanche indipendenti, collaborative e di qualità; l’accettazione di nuovi metodi per la generazione e la valutazione dei dati, l’uso e la protezione dei dati elettronici del paziente.”La ricerca accademica indipendente è utile per risparmiare tempo, abbattere i costi, accelerare lo sviluppo di farmaci coperti da brevetto e migliorare l’accesso alle cure da parte dei pazienti” conclude Stahel.
lugano-vedutaCAREFOR (Clinical Academic Cancer Research Forum) è un’iniziativa congiunta di EACR
ESMO è la più importante organizzazione professionale nel campo dell’oncologia medica, con 16.000 iscritti che rappresentano oncologi provenienti da oltre 130 Paesi del mondo.
Cancer is a complex disease that is constantly evolving. It is now the most common cause of death in Europe after cardiovascular diseases. There are inequalities among European countries, potentially unsustainable healthcare systems impacting quality of cancer care and increasing number of patients with cancer with rare conditions.Clinical and translational research are the backbone in establishing scientific advances as novel treatments and advancing progress to the benefit of patients. Commercially sponsored clinical trials are responsible for developing new medicines that can treat various disease areas, including cancer. It is important to note, however, that these clinical trials only assess the viability of compounds that are chosen by a commercial entity that funds the entire process. By their design and focus, these trials need to fulfil commercial interests and market expectations, which do not always coincide with patients’ needs.As soon or even before novel treatments and compounds obtain formal market authorisation, academia will take these existing and new medicines to further conduct research in order to optimise their use, develop new combinations and with a strong focus on the patients and their needs. Established standard of care most commonly relies on clinical cancer research stemming from non-commercial entities, cooperative groups or academic clinical research.This article provides a consensus on the definition of academic research, illustrates its added value and suggests and calls to European Union institutions to support this type of research for the benefit of patients. (photo: cancer)

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Gli Italiani sognano il SUV… ma comprano la Panda

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 luglio 2017

auto bondSecondo l’Osservatorio sulla ricerca dell’auto online del portale DriveK, leader in Europa per la scelta e la configurazione di veicoli nuovi, gli italiani che cercano sul web quale veicolo acquistare pensano ad auto di grandi volumi, ben più elevati di quelli che poi vanno a comprare. Se l’auto più immatricolata del primo semestre 2017 è stata la Fiat Panda, quella più configurata sul web è stata la “cugina” Jeep Renegade. Ma non è tutto: 7 su 10 dei modelli più richiesti sul web sono stati Sport Utility Vehicle o Crossover.
L’indagine, svolta su un campione di centomila ricerche organiche che gli Italiani hanno effettuato nel primo semestre dell’anno, ha fatto scoprire che Jeep Renegade è prima in classifica, mentre a stretto giro troviamo Fiat 500L e Dacia Duster. A seguire, veicoli che si sono fatti notare nel 2017, con nuove edizioni immesse sul mercato, come Peugeot 3008, Renault Captur e Ford Ecosport. Nissan Qashqai – uno dei SUV più venduti in Europa – è solo settima, seguita da tre amatissime auto dalle dimensioni contenute che, non a caso, sono le uniche a essere presenti anche nella classifica dei veicoli più immatricolati: parliamo di Fiat Panda, Ford Fiesta e Fiat 500, che da sole però non raccolgono più del 6% delle ricerche sul web.
Capitolo prezzi: un italiano su due punta ad acquistare un veicolo il cui prezzo di listino oscilla tra i 20 e i 30.000 euro (46,2%). Segue la fascia di prezzo compresa tra i 30 e i 40.000 euro (14,6%) e, a strettissimo giro, quella compresa tra i 15 e i 20.000 euro (14,3%).

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L’immunoterapia oncologica e i suoi efficaci sviluppi applicativi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

gruppoStanno modificando la gestione dei tumori: lo testimoniano, tra l’altro, i promettenti esiti pubblicati dalla rivista Nature (Sahin et al, Ott et al, 2017) sull’utilizzo di tecnologie alternative o aggiuntive agli inibitori dei checkpoint tramite un approccio terapeutico vaccinale personalizzato, diretto miratamente contro i neoantigeni specifici di ogni neoplasia. Un percorso che consente di bersagliare più potentemente e specificamente il tumore, con una diminuzione significativa degli effetti.
«Risultati straordinari – commenta Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, tra i soci fondatori di Alleanza Contro il Cancro, la prima rete di ricerca oncologica italiana fondata nel 2002 dal Ministero della Salute – che, oltre ad evidenziare lo sviluppo di potenti risposte immunitarie contro i neoantigeni, hanno dimostrato come molti pazienti abbiano avuto riduzioni delle masse tumorali, prolungamento della sopravvivenza e miglioramento della risposta alla somministrazione successiva di inibitori dei checkpoint. Esiti che, se confermati su più larga scala – ha detto ancora Ciliberto – innescheranno una rivoluzione positiva nella lotta contro i tumori».
Alleanza Contro il Cancro partecipa a questa grande sfida con il Working Group dedicato «Immunoterapia» in cui una quarantina tra i migliori ricercatori e clinici che lavorano in Italia (sui 200 che complessivamente popolano i WG di ACC) perseguono due obiettivi: sviluppare metodiche diagnostiche innovative che permettano di identificare in anticipo i pazienti che beneficeranno dall’immunoterapia e concepire nuovi protocolli, anche di tipo vaccinale, per i pazienti in cui invece l’immunoterapia attualmente non riesce a distruggere i tumori e trasferirli in sperimentazioni cliniche.
Ciliberto ha aggiunto anche che «la rete di ACC dispone, attraverso investimenti in conto capitale del Ministero della Salute, di tecnologie sofisticate di sequenziamento del DNA e di competenze bioinformatiche che permetteranno in tempi rapidi il sequenziamento dei tumori mediante tecnologie NGS e la veloce identificazione dei neoantigeni tumorali, ponendosi come primo player per lo sviluppo di vaccini antitumorali personalizzati». (foto: gruppo)

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Attività di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

barbara spinelliBruxelles. Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della riunione ordinaria della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo durante un’audizione sulle attività di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo.Erano presenti Sandro Gallinelli, capitano della Guardia costiera italiana; Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex; Marco Bertotto, responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici Senza Frontiere Italia; Judith Sunderland, direttore per l’Europa e l’Asia Centrale di Human Rights Watch.Di seguito l’intervento:«Vorrei concentrarmi sul codice di condotta per le Ong affidato al governo italiano. É molto preoccupante, anche legalmente.
In primo luogo, si ignora completamente che un codice di condotta volontario è già stato sottoscritto dalla stragrande maggioranza delle Ong – promosso da Human Rights at Sea –­ e che comunque esiste una legge che le guida: la Convenzione sul diritto nel mare.
In secondo luogo, è particolarmente grave che nell’elaborazione di nuove regole non si consultino tutte le Ong che fanno search and rescue. So che la loro richiesta in questo senso – così come il loro codice – è stata in genere ignorata.
Alcuni paragrafi del codice preparato dall’Italia sono concepiti solo per rendere impossibile il salvataggio di vite umane. Ne cito qualcuno:
– Il divieto “assoluto” di operare in acque territoriali libiche, dove muore la maggior parte delle persone, e dove Triton non è presente. Il divieto è senza senso perché il salvataggio è legge in qualunque circostanza. La Libia non è in grado ancora di organizzare una zona SAR. Non ha nemmeno firmato la Convenzione di Ginevra.
– Il divieto di comunicare per telefono o mandare segnali luminosi. Anche questa sembra una provocazione, perché rende impossibile il search and rescue. L’uso di segnali luminosi è prescritto inoltre dalle regole marittime internazionali, le cosiddette “rules of the road”.
– L’obbligo di non ostacolare le operazioni di search and rescue condotte dalle guardie costiere libiche. Sappiamo che le guardie fanno spesso parte di milizie incontrollabili, e che spesso collaborano con i trafficanti. Più volte sparano sui migranti imbarcati, e non rispondono ad alcuna autorità statale affidabile.
– La presenza della polizia giudiziaria sulle navi delle Ong perché investighi sugli smuggler. Questo è in violazione del principio di neutralità osservato dalle Ong e dell’assoluta priorità che deve essere rappresentata dal search and rescue.Ricordo infine che il training delle guardie costiere libiche è stato altamente sconsigliato: dal rappresentante dell’ONU Martin Kobler, da Amnesty. E che l’ONU considera la Libia un Paese non sicuro, dove i profughi non vanno rimpatriati. L’UE obbedisce ancora all’ONU?Io non capisco come possa l’Unione guardarsi allo specchio e parlare di valori. Nel febbraio scorso, prima del vertice di Malta, ha fatto sapere che il principio di non refoulement andrà riscritto. Oggi giunge sino a riscrivere la legge del mare. Il tutto in assenza di qualsiasi decisione concernente operazioni europee proattive e massicce di Ricerca e Soccorso.Non vorrei infine che si dimenticassero i tanti che moriranno nel deserto, se anche le frontiere Sud della Libia saranno sigillate militarmente con l’assistenza dell’Unione».

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Grant for Fertility Innovation (GFI) 2017. Merck assegna 1,25 milioni di euro a progetti di ricerca

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

AwardswinnersDarmstadt, Germany. Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha confermato oggi il suo impegno, attraverso il Grant for Fertility Innovation (GFI) 2017, ad assegnare 1,25 milioni di euro a progetti di ricerca nel campo della fertilità, per sostenere il progresso della scienza medica. Lanciato nel 2009 come primo dei Premi Merck per l’Innovazione, il GFI di Merck incentiva l’innovazione e sostiene gli scienziati a realizzare progetti che potrebbero potenzialmente condurre a prossime decisive scoperte nel campo dei trattamenti per la fertilità. Quest’anno la Cerimonia di Premiazione ha visto anche l’introduzione del Premio alla Carriera Merck nell’Innovazione della Fertilità.Per ribadire quanto Merck creda nel progresso attraverso l’innovazione, i vincitori del GFI sono stati annunciati nel corso di una cerimonia al Congresso Annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) in corso a Ginevra, Svizzera. I progetti vincitori riflettono la natura globale del programma, che spazia dalla ricerca in Italia a quella in Awardswinners1Brasile. Il Professor Bruno Lunenfeld, relatore alla cerimonia di premiazione del GFI 2017, è stato insignito del Premio alla Carriera Merck per il suo lavoro rivoluzionario dal 1954 nel campo della fertilità. Alla cerimonia ha fornito una panoramica sulla scoperta delle gonadotropine umane, inizialmente estratte dalle urine di donne in post menopausa. “I risultati pionieristici del professor Lunenfeld nel campo della fertilità sono una grande ispirazione per noi in Merck. È altamente motivante considerare la portata dei suoi contributi. Da oltre 60 anni, la sua competenza e la sua esperienza hanno contribuito notevolmente ai nostri sforzi per migliorare la qualità della cura del paziente”, ha dichiarato Belén Garijo, membro dell’Executive Board di Merck e CEO Healthcare, nel conferire il Premio alla Carriera Merck al Professor Lunenfeld.Gli investimenti in ricerca attraverso il GFI sono il nucleo della strategia di innovazione dell’attività biopharma di Merck e della mission di aumentare i tassi di successo dei trattamenti per la fertilità. Nel GFI di quest’anno, due progetti vincenti sono stati selezionati da 46 proposte globali con l’obiettivo comune di favorire i progressi nel campo della fertilità. Il GFI è stato lanciato nel 2009 ed è finalizzato a trasformare innovativi progetti di ricerca traslazionale sulla fertilità in soluzioni reali con l’obiettivo di migliorare i risultati dei trattamenti di fertilità. Merck ha annunciato con orgoglio i vincitori del GFI del 2017 durante la cerimonia:
· Endometrial Notch pathway as a novel target for improving implantation efficiency; D.ssa Luisa Campagnolo, PhD
· Pharmacogenetic algorithm for individualized controlled ovarian stimulation (iCOS) in assisted reproductive technology cycles; Dr. Caio Parente Barbosa, PhD, MS e Dr. Matheus Roque. (foto: Awardswinners)

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Kempen Capital Management si farà carico dei costi di ricerca in materia di investimenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

borsaIn base al nuovo pacchetto di misure legislative varato dall’Unione europea per disciplinare i mercati finanziari, la cosiddetta MiFID II, Kempen Capital Management (Kempen) deve decidere se retrocedere alla clientela il costo della ricerca esterna per gli investimenti: partecipanti ai fondi e mandati di gestione. Kempen ha deciso di assumersi i costi di ricerca esterna in materia di investimenti. Anche se in futuro questi costi potranno essere ricaricati sul cliente in base a parametri rigidi, Kempen ha deciso che dal 2018 si farà carico dei costi inerenti all’analisi esterna sugli investimenti.La MiFID II prevede che i costi specifici sostenuti per la ricerca esterna in materia di investimenti devono essere resi trasparenti e facilmente individuabili. In base all’attuale prassi, i costi di analisi e negoziazione sono inglobati in una commissione unica, il costo che il cliente paga per la transazione. Separare i costi sostenuti per la ricerca esterna sugli investimenti, un concetto noto nel settore con il nome di ‘unbundling’, dovrebbe aumentare la trasparenza nella struttura dei costi dell’investimento.Lars Dijkstra, Chief Investment Officer, ha dichiarato: ‘Siamo favorevoli a qualsiasi decisione che porti a una maggiore trasparenza ed efficienza del settore finanziario. Kempen ha sempre investito molto nella qualità e quantità del suo sistema di ricerca in-house perché ci rende meno dipendenti dai fornitori esterni di servizi di ricerca. Naturalmente continueremo a collaborare anche in futuro con un gruppo di fornitori di servizi di ricerca sugli investimenti selezionati e rinomati per la qualità.’
Kempen Capital Management N.V. (KCM) è una filiale interamente controllata di Kempen & Co N.V., autorizzata in qualità di gestore di istituzioni finanziarie AIF (fondi di investimento alternativi) e UCITS, e di fornitore di servizi di investimento. In quanto tale è soggetta alla supervisione dell’Autorità olandese per i Mercati finanziari. KCM offre soluzioni di investimento fiduciario globali a fondi pensione, compagnie di assicurazione, PPI (istituti previdenziali e di investimento) e altri clienti istituzionali. KCM si caratterizza per uno stile di investimento specifico e fortemente focalizzato su azioni small cap e mid cap, Titoli di Stato e fondi immobiliari per conto di molteplici investitori istituzionali, fondazioni, clienti privati affluent e family offices. KCM attua diverse strategie di investimento specifiche per le quali si colloca in posizione di leader. Oltre ai titoli small cap, mid cap, Titoli di Stato e real estate, la sua gestione include anche azioni ad elevato dividendo, investimenti in fixed income e fondi di hedge fund. Per i suoi fondi di investimento KCM ha ottenuto nel tempo diversi riconoscimenti, compresi i Morningstar Awards e Lipper Awards. http://www.kempen.com

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Giornata per sostenere la Ricerca per il trattamento di Leucemie, Linfomi e Mieloma

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

franco-mandelliSi celebra il 21 giugno. Cresce di anno in anno la speranza per le persone colpite da tumori del sangue. Anche per il mieloma multiplo, che fino a 20 anni fa aveva come unica terapia la chemio con significativi effetti collaterali, sono ora disponibili nuovi trattamenti in grado di offrire importanti opportunità terapeutiche per i pazienti. Il mieloma multiplo colpisce prevalentemente intorno ai 60 anni. In Italia le stime relative al 2016 parlano di poco più di 2.700 nuovi casi di mieloma ogni anno tra le donne e circa 3.000 tra gli uomini. L’occasione per ribadire i successi ottenuti dalla ricerca scientifica è la dodicesima “Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma” promossa dall’AIL e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Il 19 giugno una delegazione delle sezioni provinciali AIL guidata dal Professor Franco Mandelli, presidente nazionale AIL, sarà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nei prossimi anni è previsto l’arrivo di nuovi farmaci che potranno far fare ulteriori passi avanti; il punto cruciale per medici e pazienti è renderli disponibili. La valutazione di efficacia e innovatività delle nuove terapie viene fatta dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che considera i benefici clinici e calcola il numero di pazienti che ne hanno bisogno. «Negli ultimi anni SIE ha iniziato una proficua collaborazione con AIRTUM, Associazione Italiana Registri Tumori, con l’obiettivo di stabilire nel modo più dettagliato possibile il numero dei pazienti affetti dalle principali patologie ematologiche di tipo neoplastico. – Informa il Prof. Fabrizio Pane, Presidente SIE, Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti, A.O.U. Federico II di Napoli – I risultati costituiscono uno strumento epidemiologico molto prezioso per AIFA e per l’industria farmaceutica, necessario all’immissione in commercio dei nuovi farmaci e a rendere disponibili le nuove strategie terapeutiche». Inoltre, la SIE sponsorizza degli studi clinici della Fondazione GIMEMA e della Fondazione Italiana Linfomi, affinché i risultati dei trial siano scientificamente validi e accurati. – E conclude il Prof. Pane «Per la SIE e per coloro che conducono gli studi la cosa più importante è garantire la sicurezza e la salute dei pazienti che sono stati arruolati nei trial».
La terapia del mieloma multiplo è attualmente caratterizzata da cicli di chemioterapia e successivamente, per i pazienti che hanno meno di 65/70 anni e senza particolari comorbidità, dal trapianto di cellule staminali, per la maggior parte con autotrapianto e molto raramente con allotrapianto.
I pazienti affetti da mieloma multiplo nella maggior parte dei casi rispondono molto bene alla terapia, sono controllati, rimangono in osservazione anche per diversi anni, ma a un certo punto i segni e i sintomi della malattia si ripresentano. «Quando ci troviamo di fronte ad una recidiva, la “tripletta”, cioè la combinazione di 3 farmaci, in termini di efficacia sarebbe da preferire, ma non in tutti i casi risulta essere la scelta migliore. Non sempre, infatti, il regime terapeutico che, secondo le evidenze di studi clinici, sembra essere il più efficace è il più adatto per il singolo paziente. – Spiega la Dr.ssa Maria Teresa Petrucci, Dipartimento di Biotecnologie cellulari ed ematologia Università Sapienza di Roma – Bisogna continuamente cercare un equilibrio tra efficacia, tollerabilità e, di conseguenza, qualità di vita della persona».
La ricerca di nuovi farmaci richiede investimenti importanti, che devono essere sostenuti per periodi lunghi, per poter essere sottoposti a tutti i test per verificarne efficacia e sicurezza per il destinatario finale: il paziente.
Insieme ai risultati più brillanti della ricerca scientifica, la Giornata Nazionale è un’occasione per presentare la XI Edizione di “…Sognando Itaca”, un’iniziativa di vela terapia dedicata ai pazienti ematologici che ha lo scopo di favorire la loro riabilitazione psicologica e il miglioramento della qualità della vita. L’imbarcazione sta percorrendo il Mar Tirreno: partita da Gaeta lo scorso 5 giugno approderà a Napoli il 21 giugno.In ogni porto si svolge l’Itaca Day: una giornata durante la quale un gruppo di pazienti, accompagnati da un’équipe medica multi specialistica, ha la possibilità di vivere l’esperienza di un’emozionante veleggiata.
Come ogni anno, alcuni tra i più illustri ematologi italiani saranno a disposizione di chi ne ha bisogno per fornire risposte e consigli al NUMERO VERDE “AIL – PROBLEMI EMATOLOGICI”: 800.226.524 dalle ore 8.00 alle ore 20.00 di mercoledì 21 giugno.
Tutte le informazioni sulle iniziative e gli incontri promossi dalle sezioni AIL in occasione della Giornata sono disponibili sul sito http://www.ail.it.

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Precari senza contratto: il futuro della ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

notte ricercatoriAncona Martedì 20 giugno, dalle 10:00 alle 12:30 presso l’Auditorium di via della Montagnola 81, si tiene l’incontro pubblico organizzato dai ricercatori precari dell’INRCA (Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani) per sensibilizzare le istituzioni e la cittadinanza sulle conseguenze della recente approvazione del Testo unico sul pubblico impiego (‘Riforma Madia’). La riforma non prevede alcuna stabilizzazione del personale precario impiegato nella ricerca presso gli IRCCS – Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, né alcuna soluzione contrattuale in grado di garantire continuità al progresso della ricerca sanitaria in Italia. L’iniziativa è parte di una mobilitazione nazionale che coinvolge ricercatori precari della sanità pubblica e si svolge nello stesso giorno in tutti i 21 Irccs pubblici italiani. Tra questi, l’Inrca è l’unico presente nella Regione Marche, nonché il solo ad indirizzo geriatrico in Italia. Attraverso l’iniziativa si chiede che il problema venga risolto tramite un piano programmatico che preveda soluzioni contrattuali idonee e lo stanziamento di fondi adeguati.Sono 3500 in Italia le figure altamente specializzate che rischiano di restare senza lavoro dal 1° gennaio 2018, con gravissime ricadute sulla sostenibilità e sul futuro della ricerca sanitaria pubblica. Professionisti che negli ultimi 20 anni hanno contribuito in maniera significativa alle eccellenze raggiunte dagli IRCCS, anche attraverso forme contrattuali atipiche come co.co.co, co.co.pro, partite Iva e borse di studio. Negli anni si è creata così una condizione di precariato strutturale. Se il Jobs Act, già nel 2015, eliminava la possibilità di ricorrere a queste forme contrattuali, il testo approvato di recente prevede un piano di stabilizzazione per i precari della pubblica amministrazione che però esclude quelli della ricerca sanitaria. In mancanza di una soluzione, a fine anno resterà senza lavoro la maggioranza del personale impiegato nel sistema ricerca. Assieme a loro se ne andrà la possibilità di sostenere l’eccellenza di cure e servizi degli Istituti, in cui si lavora anche per migliorare prevenzione, diagnosi e terapia di malattie rare e complesse.
Chi sono i precari della ricerca sanitaria? Sono tutte quelle figure professionali impiegate con contratti atipici all’interno degli Irccs e degli Istituti Zooprofilattici (IZS). Tali istituti fanno capo al Ministero della Salute, a differenza degli altri centri di ricerca e delle università che fanno capo al Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR). Sono per la maggior parte figure sanitarie: biologi, biotecnologi, chimici, fisici, medici, psicologi, farmacisti. A queste si affiancano tecnici e amministrativi quali ingegneri, statistici, impiegati e documentalisti. Si tratta di professionisti che spesso hanno conseguito dottorati di ricerca e specializzazioni, con importanti esperienze lavorative all’estero. Oltre a garantire la continuità della ricerca e dei servizi, sono in grado di incidere sulla sostenibilità finanziaria degli istituti che li ospitano. Spesso le loro ricerche sono autofinanziate, perché in grado di attirare fondi provenienti da enti, associazioni, fondazioni private, fondi 5×1000 e dalla volontaria contribuzione dei cittadini.La ricerca che viene condotta è ad ampio spettro: dalla comprensione del funzionamento delle malattie, allo studio di nuovi approcci terapeutici, allo sviluppo di nuovi farmaci, ma anche di percorsi assistenziali e comunicativi sempre più efficienti.

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Ricerca idrocarburi e territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

vincenzi

ANBI di RomaPresidente Associazione Nazionale Bonifiche ed Irrigazioni (ANBI) In the pictures: Francesco VincenziPhoto by Stefano MICOZZI

In merito al progetto di ricerca di idrocarburi nell’area “Fantozza” (nei comuni di Guastalla, Novellara, Reggiolo, Campagnola Emila, Fabbrico, Reggiolo, Rolo, Rio Saliceto) l’ANBI, su indicazione dei Consorzi di bonifica Emilia Centrale (con sede a Reggio Emilia) e Terre dei Gonzaga in destra Po (con sede a Mantova), evidenzia che la sicurezza idraulica di tali territori è stata raggiunta solamente all’inizio del XX secolo, grazie ad un sistema di canali ed impianti, progettato e realizzato sulla base di livelli altimetrici ben definiti.Gli effetti della subsidenza (fenomeno correlato anche alle estrazioni dal sottosuolo) potrebbero mettere in difficoltà il delicato sistema idraulico di bonifica, causando danni non solamente alle coltivazioni agricole, ma anche agli insediamenti abitativi, produttivi ed infrastrutturali, realizzati dal dopoguerra spesso proprio in aree vallive, rese salubri dalla bonifica.“L’equilibrio idraulico delle pianure italiane – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – costituisce il frutto di una secolare attività di manutenzione e di programmazione del territorio. Questa situazione di delicato equilibrio viene data superficialmente per scontata mentre, nella realtà, è costantemente messa a repentaglio da fattori quali il continuo consumo di suolo ed i cambiamenti climatici in atto. Per questa ragione molti territori di bassa pianura, come quella interessata dal progetto Fantozza, sono significativamente esposti al rischio di alluvioni ed allagamenti, accentuato dall’irrefrenabile aumento dell’urbanizzazione.”
“Il tema della subsidenza – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – è stato oggetto di un’apposita riunione, da noi convocata nei giorni scorsi a Rovigo, capoluogo di quel Polesine, dove il territorio non si è ancora stabilizzato a seguito delle estrazioni negli anni ’50. Eppure, nonostante il pericolo ed i grandi investimenti pubblici finora necessari per adeguare le infrastrutture all’abbassamento progressivo del suolo, periodicamente c’è chi ripropone la ripresa delle trivellazioni!” ANBI invita pertanto gli organi competenti a valutare, approfonditamente e senza pregiudizi, gli effetti, che l’estrazione di idrocarburi potrebbe determinare, causando l’aumento del fenomeno della subsidenza, sul sistema idraulico di aree a conclamato rischio.

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Linfomi e leucemie: nuovi scenari da una ricerca del Papa Giovanni

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

ospedale bergamoBergamo Arriva dal Papa Giovanni XXIII di Bergamo un contributo importante alla conoscenza del meccanismo di azione degli anticorpi monoclonali terapeutici anti-CD20, rituximab e obinutuzumab, farmaci di ultima generazione usati per il trattamento di linfomi e leucemie di tipo B.E’ stato infatti pubblicato sul numero di Maggio di Blood, la più prestigiosa rivista scientifica al mondo in campo ematologico, uno studio condotto nel Laboratorio “Lanzani” dedicato al ruolo dei neutrofili, parte integrante del nostro sistema immunitario, che vengono attivati dai nuovi anticorpi monoclonali. Allo studio, coordinato da Josee Golay hanno partecipato Martino Introna del Laboratorio “Lanzani” per l’ASST Papa Giovanni XXIII e Irene Cattaneo e Marina Figliuzzi per l’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.Il lavoro ha messo in dubbio le precedenti informazioni secondo le quali i neutrofili sono in grado di eliminare direttamente le cellule tumorali in presenza di anticorpi monoclonali. Secondo i ricercatori bergamaschi invece rimuovono solamente una parte, l’antigene target, senza tuttavia uccidere completamente le cellule.A questo lavoro è stata dedicata la copertina del numero di Maggio di Blood e l’editoriale, a dimostrazione dell’importanza che questa ricerca avrà sulla conoscenza di questi farmaci, che hanno cambiato la storia della cura dei linfomi negli ultimi 20 anni. “Gli anticorpi monoclonali terapeutici sono farmaci di nuova generazione e il loro meccanismo di azione è solo parzialmente conosciuto – ha spiegato la ricercatrice Josee Golay -. Si sa che questi anticorpi eliminano le cellule neoplastiche grazie soprattutto alla loro capacità di attivare il sistema immunitario e in particolare i neutrofili. Il nostro lavoro ha permesso però di aggiungere un importante tassello, soprattutto rispetto alla loro capacità di sviluppare un meccanismo di resistenza ai nuovi farmaci”.“Capire il meccanismo di azione degli anticorpi terapeutici ci aiuterà a capire perché alcuni pazienti non rispondono alle cure e quindi a sapere in anticipo quale strategia terapeutica è meglio adottare, in base alle caratteristiche della malattia e del paziente – ha spiegato Alessandro Rambaldi, professore ordinario di Ematologia all’Università Statale di Milano e direttore del Dipartimento di oncologia ed ematologia del Papa Giovanni XXIII -. Sono informazioni preziose per non sprecare tempo in tentativi inutili e scegliere la cura più appropriata al singolo caso”.I primi risultati ottenuti promettono di aprire interessanti strade per l’applicazione clinica. Prima però sarà necessario attendere ulteriori conferme e nuovi studi, su cui il gruppo di ricerca di Josee Golay si sta già impegnando.

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A Roma Tre il XXXII Congresso geografico italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

Mercoledì 7 Giugno 2017, ore 10:30 / 10 Giugno 2017 Scuola Lettere Filosofia Lingue Via Ostiense 234-236. La Scuola di Lettere Filosofia Lingue dell’Università Roma Tre ospiterà, dal 7 al 10 giugno 2017, il XXXII Congresso geografico italiano, promosso dall’Associazione dei geografi italiani (Agei) e organizzato dai geografi di Roma Tre e degli altri atenei pubblici romani. La sede è stata scelta dall’Agei e dal Comitato scientifico nel più giovane degli atenei pubblici della capitale, intensamente impegnato, in molte sue articolazioni disciplinari, nelle attività di studio e ricerca sul territorio e in uno scambio vivace e fattivo con la città e la regione. Nell’anno in cui ricorrono il centenario della Rivoluzione d’Ottobre e il cinquecentenario della Riforma luterana, il tema del Congresso saranno appunto le rivoluzioni e le riforme. Si tratta di un tema con il quale la geografia si è confrontata più volte. In questi ultimi anni si sono poi modificati profondamente sia i contenuti sia le pratiche della ricerca. Interventi legislativi e tagli hanno comportato una progressiva precarizzazione e una sostanziale diaspora dei geografi italiani. Se, da una parte, sono scomparsi insegnamenti, corsi di laurea e di dottorato, linee di indagine, dall’altra la ricerca, così come la formazione geografica, si confronta oggi più che mai con un contesto transdisciplinare e transnazionale. Il riferimento a paradigmi scientifici unificanti e a tradizioni consolidate si è indebolito. I linguaggi, gli interessi e i metodi si sono frammentati anche per via di fenomeni più generali quali la globalizzazione della ricerca, l’inevitabile ricambio generazionale, le difficoltà che il mondo contemporaneo pone in termini di comprensione, rappresentazione, progettualità. Il Congresso vuole valorizzare questo mosaico di diversità, ma al tempo stesso ricostruire il senso di un’appartenenza attraverso un confronto aperto sia all’interno sia e soprattutto verso l’esterno. Si adottano per questo modalità organizzative inedite rispetto alle edizioni precedenti: qualsiasi studioso o studiosa potrà proporre e gestire specifiche sessioni tematiche in autonomia, e la gran parte del programma congressuale sarà strutturato in sessioni parallele. L’idea è che il Congresso non debba essere un palcoscenico per pochi, ma un luogo che si nutre di varietà, confronti e relazioni orizzontali, aperto al contributo di tutti. L’ambizione è mostrare come la geografia, una delle forme più antiche di conoscenza del mondo, sia più che mai viva e vitale: una chiave di lettura cruciale per comprendere l’attualità e per progettare alternative, tra nuove riforme e rivoluzioni.

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Ancora un importante successo per la ricerca di eccellenza di Unicam

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

amiciCamerino Il dott. Augusto Amici, ricercatore Unicam della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, è uno dei membri del team internazionale impegnato nel lavoro di ricerca che ha portato alla scoperta di una proteina, la p140Cap, in grado di limitare la crescita del tumore mammario e di diminuirne la capacità di dare origine a metastasi.Lo studio, coordinato dalla professoressa Paola Defilippi del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell’Università di Torino, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Communications.“La proteina – spiega il Dott. Amici è molto importante proprio perché inibisce la proliferazione cellulare in tumori sovraesprimenti l’oncogene ERBB2, ed è stato dimostrato che proliferando meno le cellule sono anche meno metastatiche.
All’IFOM di Milano hanno analizzato le cartelle cliniche di oltre mille pazienti, ed hanno individuato una correlazione tra l’elevata espressione della p140Cap nei tumori mammari e la risposta alle terapie antitumorali. Il nostro ruolo è stato quello di confermare in modelli murini transgenici il dato clinico ottenuto”.Lo studio ha evidenziato quindi che la presenza della proteina p140cap rappresenta una sorta di protezione dalla proliferazione del tumore mammario.Il Dott. Amici lavora da anni sempre con successo e con riconoscimenti internazionali sulla biologia dei tumori ERBB2 positivi, in particolare il suo gruppo ha realizzato dei vaccini antitumorali contro questo oncogene. Ancora una volta, dunque, la ricerca di Unicam si conferma ricerca di eccellenza in settori molto importanti dal punto di vista sia sanitario che sociale. (foto. amici)

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