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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Ricerca FIASO-IEN sulla gestione delle risorse umane in sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

“Lo studio Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere)-IEN (Istituto europeo neurosistemica) sulla gestione delle risorse umane in sanità conferma una realtà già da tempo – purtroppo – ben conosciuta da chi lavora e da chi gestisce i servizi, l’assoluta importanza del lavoro dei professionisti perché il sistema funzioni e l’altrettanto assoluta necessità di interventi che rompano la routine ormai consolidata di allineamento verso il basso senza riconoscimenti di competenze, specializzazioni e meritocrazia”.È questo il primo commento di Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (FNOPI), ma anche direttore sociosanitario dell’Asst Milano Nord, ai risultati dello studio Fiaso sulla gestione delle risorse umane in sanità che mette in risalto che il 52% dei neo assunti e il 38% dei “senior” vorrebbe cambiare azienda per condizioni e guadagni migliori anche se giudicano gratificante la propria attività il 51% dei senior e il 67% dei neoinseriti.“lo stimolo a prendersi cura è anche la ragione per cui si sceglie una professione che cerca di risolvere i bisogni di salute delle persone – ha detto Mangiacavalli -: aiutare gli altri e assisterli è lo scopo di chi lavora in sanità e riuscirci è di per se premiante, al di là del contorno organizzativo, per il quale le aziende fanno sicuramente il loro meglio, ma che ormai è evidente ha bisogno di poter contare su investimenti e riconoscimenti maggiori”.Nel campione analizzato, così come nelle strutture del Servizio sanitario nazionale la maggioranza dei professionisti sono infermieri: nello studio Fiaso la percentuale degli infermieri che hanno partecipato all’indagine rispetto al totale del campione è 37% junior e 36% senior; la percentuale dei medici è 26% junior e 20% senior; ci sono poi 9% OSS junior e 19% OSS senior.

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Ancora importanti finanziamenti europei per la ricerca Unicam

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Due progetti di ricerca che vedono coinvolta nel partenariato anche l’Università di Camerino, in particolare l’unità di ricerca coordinata dalla prof.ssa Piera Di Martino della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute, hanno ottenuto un importante finanziamento nell’ambito del primo pillar di Horizon2020 (Excellent Science), programma operativo Azioni MARIE SKŁODOWSKA-CURIE.Il programma finanzia progetti per la ricerca scientifica, la formazione di giovani ricercatori e la loro mobilità. Obiettivo delle azioni Marie Skłodowska-Curie è infatti quella di assicurare una formazione eccellente e innovativa alla ricerca e interessanti opportunità di carriera e di scambio di conoscenze attraverso la cooperazione transfrontaliera e la mobilità intersettoriale dei ricercatori.Il risultato ottenuto è ancora più eccezionale se si analizzano i numeri relativi al bando in oggetto: 1565 proposte presentate a livello europeo alla data della scadenza del bando, e cioè gennaio 2019, di cui solo 128 (8,17%) proposte finanziate (103 progetti in cui partecipano partner italiani). Nel complesso sono 1389 le organizzazioni coinvolte in 56 paesi diversi, con un budget totale di 470 milioni di euro; 1800 i dottorandi e giovani ricercatori che avranno l’opportunità di completare la loro formazione dottorale all’estero. I due progetti finanziati, della durata di 48 mesi ognuno, sono “Active Monitoring of Cancer As An Alternative To Surgery (CAST)” e “Novel Applications in 19F Magnetic Resonance Imaging (NOVA – MRI)”, vedono coinvolte 24 istituzioni di diversi Paesi europei ed hanno ottenuto un finanziamento complessivo di poco oltre gli 8 milioni di euro, di cui 523.000 euro vanno ad Unicam.“Con il primo progetto – ha sottolineato la prof.ssa Piera di Martino – svilupperemo delle nanoparticelle composte da biopolimeri biodegradabili capaci di “attaccare” il tumore solido con una elevata specificità, potenziando quindi l’azione di farmaci antitumorali immunoterapici, riducendo la loro tossicità e migliorando la vita del paziente sottoposto ad immunoterapia. Obiettivo del secondo progetto è invece di sviluppare sistemi diagnostici capaci di individuare in maniera precoce la formazione di tumori solidi, così da consentire una tempestiva azione antitumorale personalizzata per ogni singolo paziente.
Tra i partner europei che contribuiranno allo sviluppo dei due progetti e che lavoreranno in sinergia con Unicam ricordiamo il Leiden University Medical Center, le Università di Liverpool, Manchester, Cambridge, Edimburgh, e Duesseldorf, e alcuni partner privati che sono coinvolti nel trasferimento tecnologico delle tecnologie che verranno sviluppate durante il progetto.

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La ricerca oncologica italiana al vertice nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

Chicago. Sono in totale sette le presentazioni orali di ricercatori italiani selezionate alla più importante assise internazionale sul cancro, il 55° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago in questi giorni. Tra queste due sono studi sul tumore del seno condotti dall’Ospedale Policlinico San Martino di Genova. La prima è relazione è della prof.ssa Lucia Del Mastro (Coordinatrice della Breast Unit dell’Ospedale) e riguarda il trattamento adiuvante della neoplasia. La seconda invece è del dott. Matteo Lambertini e affronta il delicato tema della preservazione della fertilità per le donne colpite da questa forma di cancro. “E’ un grande onore poter esporre ai colleghi, provenienti da ogni parte del mondo, i risultati importanti che abbiamo ottenuto – afferma la prof.ssa Lucia Del Mastro -. Viene presentato uno studio condotto all’interno del Gruppo Italiano Mammella che ha coinvolto oltre 2.000 pazienti. I risultati contribuiscono a migliorare il trattamento ormonale effettuato dopo la chirurgia. La ricerca è stata svolta in 62 centri italiani e coordinata dal San Martino di Genova che rappresenta un’assoluta eccellenza italiana per quanto riguarda la ricerca, in particolare quella sul carcinoma mammario. Grazie alle importanti collaborazioni che siamo riusciti ad attivare con altri centri italiani, e internazionali, lavoriamo per individuare nuove strategie terapeutiche utili a contrastare la neoplasia femminile più diffusa nel nostro Paese. Il tumore della mammella, infatti colpisce, ogni anno oltre 52mila donne. Nonostante i risultati in termini di sopravvivenza sia in forte aumento la patologia è ancora la prima causa di morte da cancro tra le italiane. Bisogna quindi riuscire a migliorare la pratica clinica quotidiana degli specialisti e l’assistenza alle pazienti”.

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Posti di lavoro, aumenta la ricerca di Facility Manager

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Nell’Italia del lavoro negli ultimi anni ci sono state molte figure che si sono caratterizzate per una impennata di richieste da parte delle aziende italiane. Tra queste c’è senz’altro la richiesta dei Facility Manager, cioè profili manageriali che si occupano dell’utilizzo dei workplace, delle riparazioni, delle manutenzioni e degli interventi relativi all’efficienza energetica e alla qualità dell’ambiente. E questi, va sottolineato, sono solamente alcuni dei compiti principali di questi professionisti.La domanda di Facility Manager è aumentata negli ultimi anni, e continuerà a farlo in futuro. Del resto è lo stesso mondo del Facility Management a svilupparsi in modo continuo e accelerato: stando a un report Markets and Markets, per questo ambito si prevede una crescita dai 32.21 miliardi di dollari del 2017 ai 59.33 miliardi del 2023, con un Compound Annual Growth Rate (CAGR) dell’11.4%. Tutto questo è reso possibile dallo sviluppo degli strumenti più innovativi di Big Data e di Data Analysis, sempre più indispensabili per il Facility Manager.A confermare la crescente domanda di Facility Manager da parte delle imprese italiane è Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati, che aggiunge che «la maggior parte delle aziende ha iniziato a capire che, per migliorare la produttività, è necessario contribuire alla qualità della vita all’interno dell’impresa, e questo è uno degli obiettivi chiave di chi si occupa di Facility Management».A spingere il Facility Manager al centro dell’attenzione degli amministratori e degli esperti di selezione del personale è il fatto che attorno a questa figura si congiungono i principali temi che stanno a cuore alle aziende in questo periodo: il Facility Manager ha infatti voce in capitolo per quanto riguarda la qualità degli ambienti lavorativi, la gestione dell’energia, la sicurezza aziendale e la gestione dei dati.
Come sottolineato più volte nell’ultimo periodo dagli esperti del settore infatti il Facility Manager non può più essere considerato come un costo per l’azienda perché si tratta di un ruolo chiave per il supporto del business.Così dalla mera missione di riduzione dei costi, il Facility Manager si è spostato verso nuove dimensioni strategiche e decisionali per l’azienda.
Ma quali sono i temi principali, le tematiche prioritarie che le aziende riconoscono al Facility Manager?
Si parla sempre più spesso di manutenzione predittiva, di efficienza energetica, di sicurezza e, guardando soprattutto al futuro – ma neanche troppo lontano – di data monetization. Da questo punto di vista, dunque, il Facility Manager è diventato una figura attraente per le imprese dei più differenti settori, dalle costruzioni alla manifattura, passando per il retail e per la ristorazione.Indubbiamente, però, è necessario essere in grado di selezionare il Facility Manager giusto per la propria impresa.
«Per gestire in modo ottimale gli spazi e i servizi integrati, il Facility Manager deve vantare grandi doti organizzative, una profonda conoscenza tecnica del settore, una spiccata managerialità e la capacità di sfruttare i più moderni strumenti per l’analisi dei dati» sottolinea Carola Adami.«Poiché questo professionista è chiamato a gestire e a ottimizzare tutti gli spazi che ci circondano, inoltre, è fondamentale riuscire a selezionare un professionista con uno sguardo a 360 gradi, peculiarità piuttosto rara e difficile da individuare».

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Anatomia patologica: Matrice essenziale nella ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Candiolo, (TO) Costituito il Working Group cui partecipano 23 IRCCS della Rete | Basato all’Istituto Candiolo garantirà uniformità ai flussi di raccolta, processazione e manipolazione dei campioni biologici | Il Presidente di ACC Ruggero De Maria: ruolo sempre più centrale.
L’appassionata narrazione sui progressi in oncologia racconta spesso di ciò che accade quando il Paziente è già stato messo nelle condizioni di beneficiare dei frutti della ricerca traslazionale, anello di congiunzione tra il laboratorio e il suo letto. Per praticità sfuggono le competenze attive a monte di questo processo: in Alleanza Contro il Cancro, la Rete Oncologica Nazionale fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, parte di esse coincidono con quelle riunite nel Working Group di Anatomia Patologica e Biobanche, gruppo di lavoro cui partecipano 32 professionisti (anatomopatologi affiancati da biologi molecolari), trasversale a quelli impegnati su singole neoplasie e a Genomics, la piattaforma di ricerca nata per facilitare l’accesso alle tecnologie di analisi molecolare. Il WG, coordinato da Caterina Marchiò e basato all’IRCCS di Candiolo, ha il compito essenziale di garantire ai colleghi, grazie a un percorso uniforme di raccolta dei campioni biologici, uno start del processo di ricerca qualitativamente elevato ed omogeneo.
«Sì, è così – commenta Marchiò – le procedure hanno un forte impatto sulle analisi genomiche ed è molto importante garantire uniformità ai flussi di raccolta e di processazione e manipolazione dei campioni che costituiranno poi il substrato prezioso delle analisi». Si tratta di campioni primariamente tissutali inviati per scopo diagnostico all’Anatomia Patologica ma che possono essere necessari per trial clinici, studi di validazione di indagini molecolari o per l’allestimento di una biobanca certificata, ove sia presente il consenso specifico del Paziente. Se non lavoriamo su questo fronte rischiamo di spendere molte forze e risorse che potrebbero risultare vane a causa di non fattibilità di certe analisi molecolari o di difficoltà di interpretazione dei dati ottenuti derivanti di artefatti tecnici».
La qualità che il WG garantisce tramite lo standard esteso agli IRCCS della Rete – un modello potenzialmente estendibile in futuro a tutte le AP afferenti il SSN – passa attraverso tre fasi: l’acquisizione per i singoli Istituti di documenti dell’International Organization for Standardization (ISO) per la fase pre-analitica che precede all’estrazione di acidi nuclei da tessuto paraffinato e tessuto congelato; l’elaborazione delle procedure operative standard (SOP) comuni per la fase pre-analitica da condividere tra le AP; un “Ring Study” finalizzato a verificare l’efficacia del progetto che coinvolgerà le AP in un controllo della qualità degli acidi nucleici estratti dai campioni di tessuto. «Fasi che rappresentano il substrato fondamentale del WG – conclude Marchiò – per fornire un indirizzo comune preliminare alle attività di biobanking».

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“Ricerca ed uso sostenibile delle risorse marine”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

San Benedetto del Tronto martedì 4 giugno presso la sede Unicam, con inizio alle ore 15. L’occasione è fornita dalla Giornata Mondiale degli Oceani, che ricorre l’8 giugno, istituita dall’ONU come momento di sensibilizzazione sullo stretto intreccio tra effetti dell’inquinamento delle acque marine e qualità della vita sulla terra.
Il seminario rappresenta l‘opportunità per fare il punto sui risultati delle ricerche condotte su questo tema dal CNR-IRBIM di Ancona presentati dal Direttore dott. Gian Marco Luna e dal Primo Ricercatore dott. Mauro Marini, a cui si affiancherà l’intervento del prof. Francesco A. Palermo, della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria di Unicam, sugli effetti delle attività antropiche sull’ecosistema marino e sulla salute umana.
Il prof. Alberto Felici presenterà poi il Master in “Management aree risorse acquatiche costiere”, il percorso formativo per la gestione delle risorse marine promosso da UNICAM, mentre il Comandante della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto dott. Mauro Colarossi condividerà con i presenti i risultati e le prospettive delle azioni sinergiche intraprese degli stakeholders dell’economia portuale di San Benedetto del Tronto per migliorare la qualità dei fondali e implementare una nuova sensibilità sulle tematiche dell’inquinamento da rifiuti solidi.
Ulteriore contributo sarà fornito dal Direttore del FLAG (Gruppo di Azione costiera) Marche Sud dott. Sergio Trevisani sui progetti elaborati dai 15 partner strategici che compongono il FLAG, tra i quali il Comune di San Benedetto del Tronto riveste il ruolo di responsabile amministrativo e finanziario, progetti volti a coniugare le necessità di un ecosistema fragile e le necessità di un settore dell’economia, quello della pesca, anch’esso messo a dura prova.
I lavori saranno aperti dai saluti del Rettore prof. Claudio Pettinari e del Presidente del Club per l’UNESCO di San Benedetto arch. Laura Cennini, unitamente ai saluti dell’Amministrazione Comunale di San Benedetto del Tronto. Moderatore del seminario sarà invece il prof. Sauro Vittori, docente della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute di Unicam.L’evento è inserito all’interno del calendario internazionale degli eventi organizzati in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani e partecipa al Festival dello Sviluppo sostenibile 2019 (21 maggio – 6 giugno) promosso da ASVIS.

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SYZ AM Investitori alla ricerca di un porto sicuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Un contributo di SYZ Asset Management, a cura del portfolio manager Benoît Vaucher. Di fronte a indicatori economici che invertono la tendenza da un mese all’altro, violente oscillazioni del clima di fiducia e quotazioni che passano repentinamente da livelli sopravvalutati a sottovalutati, agli investitori sono rimaste ben poche certezze. Se a tutto ciò aggiungiamo i comportamenti anomali dei mercati, è normale che le decisioni di asset allocation siano diventate un vero rompicapo.
Dal 2017 in poi gli operatori di mercato hanno beneficiato di un quadro di mercato ottimale (“Goldilocks”), grazie a condizioni monetarie che hanno favorito un tasso di crescita e d’inflazione ideale. Questo scenario non poteva durare per sempre: nella seconda metà del 2018 è stato sopraffatto da un clima ribassista. La spesa al consumo delle famiglie cinesi è calata per effetto delle guerre commerciali, come la fiducia nei confronti delle economie dell’eurozona. La domanda esterna, in particolare quella dei paesi emergenti asiatici, è rallentata. Germania e Italia si sono trovate sull’orlo di una recessione tecnica, e la prospettiva di una Brexit senza accordo ha penalizzato il sentiment di mercato. Il malessere globale ha portato a revisioni al ribasso delle stime di crescita del PIL e i mercati finanziari hanno pagato in termini di performance. La situazione è migliorata nel 2019, quando la Fed ha frenato i rialzi dei tassi, creando un contesto “silverlocks”. Il ritorno ad una politica monetaria accomodante è stato accolto positivamente dai mercati, ma alla lunga li ha indeboliti. L’apprezzamento delle quotazioni è stato alimentato dal basso costo del denaro piuttosto che dalla crescita economica, perciò le valutazioni sono estremamente precarie. Anche l’indice VIX, il cosiddetto “indice della paura” del mercato azionario si trova attualmente su livelli di oltre il 30% inferiori alla media degli ultimi 30 anni. Ciò è in parte attribuibile al numero record di posizioni nette negative detenute sull’indice dagli hedge fund, che hanno toccato i massimi degli ultimi 15 anni. Queste strategie aggressive sono preoccupanti per molti operatori di mercato, memori delle conseguenze di una politica monetaria troppo espansiva, come quelle manifestatesi a febbraio 2018, quando molti ETF sulla volatilità erano implosi creando un vero e proprio “vixmageddon” che aveva esacerbato le turbolenze del mercato azionario. Anche la recente divergenza tra il VIX e il MOVE, l’indice della volatilità dei mercati obbligazionari, potrebbe anticipare una nuova fase di turbolenza. Gli investitori che in passato hanno sempre sfruttato la correlazione storica tra queste due classi di attivi per attenuare la volatilità, si chiedono come sia possibile oggi definire l’allocazione tra azioni e obbligazioni, visto il comportamento anomalo di entrambe. E non si capisce come i mercati riescano a sostenere questo ritmo frenetico: per giustificarlo bisognerebbe prevedere rendimenti annualizzati del 10-20% per le obbligazioni e del 55-65% per le azioni nel 2019! Gli investitori sono davanti ad un vero e proprio dilemma e cercano un porto sicuro. Crediamo che questo possa essere rappresentato da soluzioni con bassa correlazione sia con i mercati azionari che con quelli obbligazionari, ma rendimenti a lungo termine elevati, e che abbiano un universo di investimento globale ampio, che consente di affrontare i rischi idiosincratici diversificando le posizioni a livello di regioni, paesi, settori, attività, stili e dimensioni. Così è possibile generare alpha sfruttando tutte le opportunità disponibili, ovunque si trovino, senza lasciarsi influenzare dai rialzi dei mercati o dai movimenti dei tassi. Un approccio sistematico offre il vantaggio di eliminare i fattori emotivi, specialmente nei periodi di maggiore incertezza. È fondamentale anche garantire un ribilanciamento con cadenza almeno trimestrale e un processo di gestione del rischio rigoroso, che assicuri la neutralità al beta e gli obiettivi di volatilità.

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Convegno sulla ricerca per le malattie di Parkinson e di Alzheimer

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Parma Giovedì 30 maggio, dalle 14 alle 17 nell’Aula C del Polo Bio-Tecnologico del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma (via Volturno 39), si terrà il convegno “Malattia di Parkinson e Malattia di Alzheimer: nuovi paradigmi nella ricerca scientifica, e applicazioni in clinica, nell’intervento assistenziale coordinato e multidisciplinare, e per la formazione della rete di assistenza al paziente e ai caregiver”. L’incontro è aperto alla cittadinanza.
Al convegno interverranno il prof. Ubaldo Bonuccelli, Direttore della Clinica neurologica dell’Università di Pisa, esperto di levatura internazionale in particolare della malattia di Parkinson, la dott.ssa Maria Modugno, della UOC di Geriatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, esperta anche di cure palliative e che persegue un approccio multidisciplinare alle malattie geriatriche con particolare attenzione anche ai “caregever”, la dott.ssa Stefania Miodini, Psicologa e Psicoterapeuta, direttrice della ASP “Ad Personam” di Parma, il dott. Davide M. Cammisuli, assegnista di ricerca su un protocollo di ricerca interateneo Pisa-Parma e neuropsicologo impegnato in varie ricerche cliniche a livello nazionale e internazionale, e il prof. Carlo Pruneti, responsabile dei laboratori di Psicologia clinica, Psicofisiologia clinica e Neuropsicologia clinica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma e docente di Psicologia clinica e Psicopatologia generale, da tempo impegnato nell’area dell’interdisciplinarietà tra malattia organica e i fattori clinico psicologici collegati alla genesi, fattori predisponenti o concomitanti nell’interfaccia tra la clinica medica e psicologica.
La malattia di Alzheimer e la malattia di Parkinson rappresentano oggi due dei più rilevanti temi della ricerca scientifica nel campo delle neuroscienze cliniche e sperimentali. Questo, però, è anche uno dei problemi più attuali e importanti della sanità pubblica e privata. Infatti, con l’invecchiamento della popolazione e la conseguente più probabile disabilità apportata da tali patologie neurodegenerative, milioni di pazienti nel mondo e di “caregiver” preposti al loro sostegno, determinano un costo assistenziale e sociale altissimo, oltre che richiedere un’adeguata preparazione per le varie figure sanitarie preposte alla cura e all’accudimento. Nello stesso tempo, si è assistito all’enorme sviluppo delle scienze del comportamento e delle neuroscienze, con un’enorme quantità di forze messe in campo dalla ricerca biomedica volte alla migliore comprensione e cura dei vari quadri clinici. L’approccio fornito dalla ricerca sperimentale ha però avuto recentemente varie battute d’arresto dovute principalmente agli alti costi di quest’ultima e dagli ancora scarsi o pressoché inconsistenti progressi nella cura effettiva, a livello farmacologico, in particolare, della malattia di Alzheimer.
L’équipe dei Laboratori di Psicologia Clinica, Psicofisiologia Clinica e Neuropsicologia Clinica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma svolge da tempo ricerca clinica in questo campo, ed è, tra l’altro, convenzionato con la ASP “Ad Personam” di Parma e collabora con centri di riabilitazione cognitiva anche di Lombardia e Toscana. Inoltre, sta portando a termine due importanti protocolli di ricerca, con collaborazioni sia internazionali che con centri di eccellenza nazionali.
Un altro protocollo di ricerca congiunto tra l’Università di Pisa e l’Università di Parma sta al contempo esplorando gli effetti della stimolazione transcranica (mindcaps), a corrente continua (tDCS) sulle funzioni cognitive superiori (esecutive) in pazienti con malattia di Parkinson. Interventi come quelli realizzati con tDCS offrono ad oggi utili strumenti di lavoro per una adeguata stimolazione cognitiva e per il miglioramento del quadro motorio in questi pazienti, offrendo moderne tecniche ad alta ripetibilità ed esenti da effetti collaterali e disegnando scenari moderni in tema di riabilitazione.

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I tumori del sangue con la ricerca scientifica

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

La ricerca scientifica sulle malattie neoplastiche del sangue negli ultimi decenni non si è mai fermata, e anzi adesso riparte dall’impegno di AIL – Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, che celebra quest’anno i suoi 50 anni di storia e la sua battaglia contro i tumori del sangue, e lo fa in collaborazione con Leukemia, il meeting annuale in programma a Roma dedicato alle leucemie.
Un’alleanza importante quella di AIL con Leukemia che uniscono le forze per migliorare le conoscenze sui meccanismi all’origine di molti tumori ematologici e per rendere queste patologie, un tempo infauste, sempre più curabili, e spesso anche guaribili.È stato il professor Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL, ad annunciare la partnership tra l’ematologia clinica e una delle più grandi e storiche associazioni italiane di volontariato nel settore della sanità, nel corso di una conferenza stampa oggi a Roma dove è stato presentato il Convegno “Leukemia 2019 – 50 anni di AIL”, patrocinato dalla SIE – Società Italiana di Ematologia e coordinato dall’ematologo Angelo Michele Carella, già Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia e Centro trapianti di midollo, AOU Policlinico San Martino di Genova, che si terrà il 24 e 25 maggio presso il Crowne Plaza Rome – St. Peter’s.Una grande storia quella di AIL, realizzata giorno dopo giorno sotto la guida illuminata del Professor Franco Mandelli. Una storia che è stata protagonista e testimone dello sviluppo dell’Ematologia italiana e internazionale. Fondamentale l’impegno di AIL nel collaborare in sinergia con i Centri di ematologia, universitari e ospedalieri, con il gruppo di ricerca clinica italiano GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’adulto, e con il territorio grazie al grande lavoro delle 81 sezioni provinciali, presenti in 20 regioni italiane, e delle migliaia di volontari, sempre al fianco dei malati ematologici e delle loro famiglie, e a sostegno della ricerca scientifica per i tumori del sangue con le operazioni di raccolta fondi e le campagne di sensibilizzazione e informazione. Centinaia i progetti di ricerca sostenuti nel corso degli anni, oltre 133 milioni di euro stanziati, in particolare nella ricerca. “È stato un percorso non sempre facile ma possiamo dire con orgoglio di aver contribuito a scrivere pagine importanti dell’Ematologia italiana – dichiara Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL – è in questa cornice e con uno sguardo al futuro dei malati, che abbiamo deciso di collaborare alla realizzazione della edizione 2019 di Leukemia, partecipando attivamente con la nostra storia e l’impegno di proseguire con più forza e passione sulla strada già tracciata”.
AIL ha collaborato a costruire, insieme ai medici, ai ricercatori e ai volontari, giorno dopo giorno, il futuro dei malati. Negli anni Sessanta ammalarsi di un tumore del sangue significava non avere speranze. Oggi, i pazienti affetti da leucemie, linfomi e mieloma possono contare sempre più spesso su un domani libero da malattia e soprattutto sanno di poter tornare a una vita il più possibile normale. Tutto questo è potuto avvenire per l’enorme lavoro che AIL ha portato avanti in mezzo secolo, impegnandosi nella raccolta di fondi che sono stati investiti in assoluta trasparenza sia per finanziare la ricerca per lo sviluppo di nuove terapie che hanno rivoluzionato l’Ematologia e le cure dei pazienti, sia per i servizi di assistenza sul territorio. “Siamo convinti che la partnership tra Leukemia, che riunisce gli esperti più importanti dell’Ematologia italiana e straniera, e AIL, potrà diventare una realtà molto importante nel panorama dell’Ematologia – sottolinea Angelo Michele Carella, – è per tutti noi un privilegio questa simbiosi scientifica con AIL e auspichiamo di proseguire sul nuovo solco tracciato in modo che Leukemia possa diventare il braccio armato di AIL per la ricerca scientifica sui tumori del sangue”.Un programma corposo attende gli esperti nelle due giornate dei lavori, che ospiteranno, tra gli altri, alcuni ematologi di fama internazionale. Si comincerà dai progressi reali compiuti nella biologia molecolare e nei trattamenti delle leucemie ma anche di altre importanti patologie del sangue; e all’ordine del giorno ci saranno le prospettive future dell’Ematologia, sempre più all’insegna di terapie innovative, come la CAR-T, la rivoluzionaria terapia genica di cui si discuterà ampiamente in diverse sessioni del meeting. http://www.ail.it

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Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Le Agenzie di valutazione europee HCÉRES (Francia), ANVUR (Italia) e AEI (Spagna) hanno firmato un accordo quadro per collaborare e coordinarsi nella valutazione dei Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca, dando vita all’ERIEC (European Research Infrastructure Evaluation Consortium)
L’iniziativa di istituire il Consorzio ERIEC è emersa dall’obbligo di valutazione previsto per le reti di Infrastrutture di Ricerca Europee con status ERIC (European Research Infrastructure Consortium) – ad oggi 20 consorzi relativi a differenti aree di ricerca.Come prima attività, l’ERIEC valuterà l’ERIC-ECRIN (European Clinical Research Infrastructure Network), una rete europea di centri di ricerca per lo sviluppo e l’implementazione di sperimentazioni cliniche multinazionali, che ha acquisito lo status giuridico di ERIC nel 2013. La valutazione prevede due fasi: una preliminare autovalutazione condotta dall’ERIC-ECRIN, seguita da una valutazione esterna, condotta attraverso una visita in loco, da parte di una commissione di esperti internazionali selezionati dal consorzio ERIEC. La valutazione si concluderà alla fine del 2019, con la pubblicazione del Rapporto di valutazione finale.Operando su richiesta delle infrastrutture ERIC, il Consorzio ERIEC offre loro un sistema di valutazione basato su best practice europee e internazionali in materia di assicurazione della qualità.Sostenendo lo sviluppo della strategia di ricerca europea, l’ERIEC invita tutte le Agenzie di valutazione che potrebbero essere interessate ad aderire al Consorzio e prendere parte alle valutazioni congiunte delle reti di Infrastrutture di Ricerca Europee.
ERIC (European Research Infrastructure Consortium infrastructures) Il Consorzio Europeo per le Infrastrutture di Ricerca è uno strumento sviluppato a partire dal 2009 dall’ European Strategy Forum on Research Infrastructures (ESFRI) che conferisce ai consorzi personalità giuridica riconosciuta in tutti gli Stati membri dell’UE.

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Banca Europea per gli Investimenti: 50 milioni per attività di Ricerca e Sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Scm Group, leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali e nei componenti industriali, annuncia l’erogazione da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di una linea di credito chirografaria di 50 milioni di euro, con durata a 7 anni. La linea di credito va a coprire il 50% degli investimenti in R&D previsti dal Gruppo italiano per il quadriennio 2017-2020, per una somma complessiva pari ad oltre 100 milioni di euro. L’obiettivo di tali investimenti è quello di sviluppare prodotti e servizi basati su soluzioni tecnologiche ancora più efficienti, flessibili e di più semplice utilizzo per il cliente finale, che possano garantire processi produttivi in linea con le nuove esigenze della smart manufacturing e dell’Industria 4.0 e favorire una maggiore sostenibilità nell’impiego delle risorse.”L’innovazione tecnologica è, fin dai primi passi compiuti a Rimini nei primi anni Cinquanta, uno degli asset principali di Scm Group che vi investe ogni anno il 7% del suo fatturato – dichiara Marco Mancini, Direttore Generale -. Questo finanziamento va a rafforzare e diversificare ulteriormente la struttura finanziaria di Scm Group, garantendo parte delle risorse necessarie per investire in quelle attività di ricerca e sviluppo che sono fondamentali al fine di supportare i nostri clienti nello sviluppo del loro business e per proseguire il percorso di crescita del Gruppo in un mercato globale sempre più competitivo”.Un percorso inarrestabile per il colosso italiano che ha chiuso il 2018 superando il traguardo dei 700 milioni di euro di fatturato, con una crescita a doppia cifra negli ultimi due anni. Il costante investimento in ricerca e innovazione ha portato l’azienda ad ideare e realizzare soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia per i propri clienti, come testimonia, solo per citare un esempio, il Technology Center inaugurato a Rimini, nella sede centrale del Gruppo, finestra sul futuro dell’Industria digitale e 4.0.Importante anche l’investimento continuo nella formazione, in risposta alle nuove sfide tecnologiche, come dimostra il nuovo Centro Campus nato con lo scopo di coordinare e promuovere tutte le attività volte a sviluppare le competenze professionali, tecniche, gestionali e manageriali delle oltre 4.000 persone che oggi lavorano per Scm Group nei tre grandi poli produttivi in Italia e nelle oltre venti filiali all’estero.Con un fatturato di oltre 700 milioni di euro e 4.000 dipendenti, Scm Group è leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali: legno, plastica, vetro, pietra, metallo, materiali compositi e nei componenti industriali. Le società del gruppo sono, in tutto il mondo, partner affidabili di affermate industrie che operano in vari settori merceologici: dall’industria del mobile all’edilizia, dall’automotive all’aerospaziale, dalla nautica alla lavorazione di materie plastiche. Scm Group coordina, supporta e sviluppa un sistema di eccellenze industriali, articolato in 3 grandi poli produttivi altamente specializzati in Italia e una presenza diretta nei cinque continenti.

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Le lauree? Ecco quelle più importanti per trovare lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Milano. Tra le tante difficoltà lavorative di oggi una domanda sorge spontanea: “Conviene ancora laurearsi”? I rapporti Istat ci dicono dunque che i tassi di occupazione di diplomati e laureati differiscono di 14 punti percentuali. Ma il discorso non è certo il medesimo per tutti i titoli di laurea.A dare una visione chiara e precisa dei corsi di laurea più o meno efficaci dal punto di vista del mercato del lavoro sono, come da abitudine, i dati di Almalaurea.Il dato generale ci dice che il 71,1% dei laureati triennali è occupato a un anno dal conseguimento del titolo, percentuale che si alza fino al 73,9% nel caso dei laureati magistrali (questi dati, nel 2007, erano rispettivamente dell’82,8% e dell’80,5%, percentuali abbassate drasticamente dalla crisi; si denota comunque un netto miglioramento negli ultimi quattro anni).Nello specifico, l’ultima indagine Almalaurea dimostra che, a 5 anni dal conseguimento della laurea, il 94% dei laureati magistrali in ingegneria è occupato, con uno stipendio medio di 1.753 euro.Va bene anche per i laureati nelle professioni medico-sanitarie, occupati per il 93,8% dei casi, con uno stipendio di 1.487 euro.Tra i corsi che vantano tassi di occupazione meno lusinghieri ci sono quelli letterari (79,7%) geo-biologici (78,5%) e giuridici (76,5%). Guardando invece alla voce stipendi, i laureati che a 5 anni dal conseguimento del titolo hanno uno stipendio medio minore sono gli psicologi, che si devono accontentare di 1.042 euro.A spiegare i dubbi sulla questione l’head hunter Carola Adami, CEO di Adami & Associati: «Guardando i dati delle richieste delle aziende la laurea oggi è molto importante. I dati però sono chiari, e non c’è dubbio nell’affermare che alcuni titoli di laurea sono poco spendibili nell’attuale mercato del lavoro italiano: penso per esempio alle lauree in psicologia, alle lauree in ambito letterario e sociale, nonché a quelle giuridiche».«Certamente la convenienza della laurea non è così lampante sul breve termine. Gli stessi dati Istat hanno dimostrato che a due anni dal conseguimento del titolo, guardando ai possessori di diploma di maturità e di diploma di laurea, la percentuale di occupati è pressapoco la stessa. I titoli di laurea rivelano però la loro efficacia sul lungo termine: il distacco tra semplici diplomati e laureati cresce infatti a favore di quest’ultimi con l’avanzare del tempo, sia a livello di occupazione che a livello di salari».E le indagini lo confermano, con i laureati under 40 che guadagnano di più rispetto ai coetanei.«I vantaggi della laurea sono dunque netti, ma affinché si manifestino totalmente devono passare alcuni anni» conclude la Adami.

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Anief presenta le linee guida per il rinnovo del contratto per 1,3 milioni di docenti, educatori, Ata della scuola, dell’università e della ricerca e Afam

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Salario minimo di cittadinanza, stipendi ancorati ai livelli europei, fine della discriminazione sul precariato, più tutela sulla sicurezza, nuovi profili per il personale Ata, Afam ed educatore, stop alla temporizzazione, ai vincoli sulla mobilità e alle regole superflue sulle sanzioni disciplinari. Più garanzie per la libertà sindacale e per la parità di genere. Rispetto della funzione docente anche relativamente al potenziamento.
Ripartire, con proposte per il contratto della scuola. Anief dall’H10 di Roma, dove si è tenuto il Consiglio nazionale che ha celebrato il decennale della fondazione e la rappresentatività raggiunta, annuncia le linee guida per il rinnovo contrattuale di tutto il personale della scuola. Numerose e dettagliate le richieste a cui si è giunti nelle singole relazioni.
Sul fronte della responsabilità disciplinare, dei procedimenti e della disciplina sanzionatoria, tra le misure più urgenti proposte da Anief vanno segnalate: l’abolizione del carattere di obbligatorietà del procedimento disciplinare, troppo spesso avviate sulla base di segnalazioni prive di fondamento dell’utenza; il ripristino della decadenza dall’azione disciplinare per l’Amministrazione in caso di violazione dei termini, che consente al datore di lavoro pubblico di non rispettare le regole che invece il dipendente deve osservare.
Quanto alle disposizioni particolari della piattaforma contrattuale Anief propone: una maggior tutela dei diritti delle donne vittime di violenza, con l’innalzamento del tetto di 90 giorni di congedo fino a 120 giorni, congedo di cui possano fruire lavoratrici con contratto a tempo determinato o indeterminato; la possibilità, da parte della lavoratrice vittima di violenza di poter presentare la domanda di trasferimento in qualsiasi momento, non solo verso “altra amministrazione”, ma anche verso “altra sede, anche ubicata in altra provincia, della medesima amministrazione”, una formazione obbligatoria in materia di molestie sessuali e bullismo per tutti i dipendenti e coloro che ricoprono ruoli dirigenziali.A proposito del riconoscimento pieno della professionalità dei docenti è stato sottolineato il taglio di risorse per la scuola pubblica, e in particolare stipendi ben al di sotto della media europea. Ecco perché Anief chiede che gli insegnanti non svolgano compiti che esulano dalla loro principale funzione: si pensi quelli in attività di potenziamento, ad esempio, in istituti in cui non è presente la cdc per cui sono abilitati e che sono impiegati in supplenze o altre attività aggiuntive.
In tema di tutela della salute nell’ambiente di lavoro, Anief avanza l’ipotesi di modifiche e integrazioni all’articolo 72 e seguenti del contratto, in particolare si punta all’elezione o alla designazione nell’ambito delle rappresentanze sindacali unitarie i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS): 1 nelle istituzioni scolastiche fino a 200 lavoratori, 3 quando i lavoratori sono più di 200 lavoratori, 6 nel caso in cui superino le 1.000.
Per ciò che concerne la proposta di piattaforma sindacale per Anief va data priorità assoluta della nuove sessioni negoziali al superamento del vincolo della firma del contratto per poter accedere ai successivi livelli di contrattazione integrativa nel rispetto del voto dei lavoratori e delle regole sull’accertamento della rappresentatività anche per smontare la politica dei cosiddetti “sindacati di comodo”.
L’AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) si trova da decenni ai margini del settore Istruzione. E Anief, invece, ritiene fondamentale, per chi vi opera l’adeguamento degli stipendi tabellari del personale interessato al fine di raggiungere un’equiparazione progressiva con gli standard minimi dei colleghi europei;
Ai lavoratori del settore educativo dei Convitti Nazionali, Educandati e dei Semiconvitti Annessi il giusto riscontro nelle attuali politiche scolastiche. Anief chiede di regolamentare e promuovere il sistema di scambi internazionali scolastici già realizzato da convitti ed educandati, attuando la legittima aspirazione all’internazionalizzazione dell’educazione; istituire nei convitti ed educandati, al pari che in altri istituti scolastici, il “Consiglio dell’Istituzione” da Dirigenti, lavoratori, studenti e genitori, tanto atteso e desiderato assieme con gli Organi Collegiali ad esso collegato; stabilizzare e potenziare gli organici, anche attraverso la modifica dei parametri restrittivi fissati dal DPR 81/2009: La categoria subisce ancora il blocco degli organici, nonostante la popolazione scolastica sia in notevole aumento.
Tra le modifiche e le revisioni richieste per il personale Ata, Anief propone di equiparare i diritti del personale a tempo determinato (al 30 giugno o al 31 agosto) a quelli del personale a tempo indeterminato, una pausa di trenta minuti e la previsione di un buono pasto se la prestazione giornaliera dura più di 9 ore; l’innalzamento dei livelli retributivi, fermi al 1976; una generale riqualificazione del personale, con la temporizzazione dei Dsga e l’equiparazione a quadro dirigenziale e figura apicale, con l’attivazione di figure quali il coordinatore amministrativo e quello tecnico, l’assistente tecnico-informatico e il collaboratore scolastico addetto ai servizi alla persona, per gli alunni diversamente abili e la prassi ormai comune di gravare il collaboratore scolastico anche della cura dell’igiene personale di suddetti studenti, pur non avendo una adeguata formazione né ausilii da parte dell’ASL, contravvenendo a quanto stabilito dal D. Lgs 81/08.

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Ricerca e innovazione in Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Milano. Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato, con il voto favorevole del M5S, il “Programma strategico triennale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico”.Nel corso della discussione sono stati approvati tre emendamenti del M5S e un ordine del giorno del M5S.Raffaele Erba, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “È un piano decisamente soddisfacente, con finanziamenti importanti di 750 milioni di euro che avranno un impatto sulla crescita e sul futuro della nostra regione. L’innovazione e la ricerca sono una grande opportunità per il nostro territorio.Il documento approvato avrà effetti su tutti i settori dell’economia regionale e favorirà la rivoluzione digitale. Si parla infatti di intermodalità, sistemi di bigliettazione elettronica unica, sistemi di pagamento fintech, monete complementari elettroniche, identità digitale e così via.
Sono particolarmente soddisfatto per l’approvazione di un nostro ordine del giorno che va nella direzione di realizzare in Lombardia la democrazia diretta. Nel concreto impegna la Lombardia a dotarsi di piattaforme che consentano il coinvolgimento di cittadini e comunità nella consultazione on-line con strumenti digitali e, ancora, per le associazioni senza scopo di lucro, offrirà sistemi utili a rafforzare la partecipazione dei membri e a promuovere le proposte che arrivano dal terzo settore.Tra le proposte emendative del M5S approvate dal Consiglio regionale anche lo sviluppo di sistemi di tutela del Made in Italy, di tracciabilità di filiera e di lotta alla contraffazione con l’avvio di sperimentazioni con la Blockchain e un maggior coinvolgimento delle Commissioni sulla realizzazione concreta di questo piano. Le verifiche saranno annuali perché vogliamo che questo piano ambizioso sia tradotto in azioni concrete. Innovazione e ricerca sono grandi opportunità, portano occupazione e sviluppo”.

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Castelli: “Italia torna ad investire in Ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

“206 posti in più rispetto al piano attuato dal Governo precedente. A differenza di quanto qualcuno ama raccontare, questo è veramente un esecutivo che intende cambiare, in positivo, il Paese, attraverso un costante gioco di squadra. Lo facciamo anche investendo in ricerca”.
“Con il Decreto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, infatti, diamo esecuzione ad una previsione della Legge di Bilancio, tornando, dopo molti anni, ad assumere oltre il normale turn over. Un’opportunità che si è concretizzata grazie al fatto che dal Ministero dell’Economia ci siamo immediatamente attivati per renderla possibile, Questa è una bella occasione per tanti giovani”. Così il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la firma del Decreto relativo al Piano straordinario di 1.511 assunzioni per ricercatori universitari.

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Precari della ricerca: una vittoria storica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il 18 febbraio il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da una ricercatrice precaria dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) nostra iscritta, che era stata esclusa dalla procedura di stabilizzazione di 76 unità di personale adottata dall’ente. Una vittoria storica che apre uno scenario, inedito finora, per tutti i dipendenti precari che lavorano a tempo determinato nelle Pa tramite contratti a progetto o assegni di ricerca.«Le Pubbliche amministrazioni – spiega Marco Tavernese, legale della ricorrente e dei Cobas – di norma emanano bandi per la stabilizzazione dei precari che prevedono, come condizione principale, l’aver lavorato alle proprie dipendenze con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato per almeno tre anni, escludendo di fatto gli altri precari assunti con tipologie contrattuali di lavoro flessibile quali i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e gli assegni di ricerca».«La riforma Madia – prosegue Tavernese – è stata sempre interpretata in modo restrittivo da tutti gli enti pubblici i quali hanno escluso, dall’anzianità utile ai fini della stabilizzazione, i periodi di lavoro espletati mediante tipologie di rapporti di lavoro flessibile, in tal modo impedendo la stabilizzazione dei titolari degli assegni di ricerca. E’ ciò che ha fatto anche l’Infn impedendo alla mia cliente di essere assunta a tempo indeterminato».«Esprimiamo enorme soddisfazione – dichiara Francesco Iacovone del Cobas nazionale – Il Tribunale amministrativo con questa sentenza ha condannato l’Infn a consentire ad una lavoratrice nostra iscritta, con contratto di ricercatore di III livello, di partecipare alla procedura di stabilizzazione e quindi di essere assunta a tempo indeterminato. Un precedente giurisprudenziale importante che sancisce che l’anzianità di servizio valutabile per l’assunzione a tempo indeterminato è anche quella acquisita tramite gli assegni di ricerca. Un plauso al nostro legale che con il suo prezioso lavoro ci apre strade importanti per la battaglia alla precarietà nel Pubblico Impiego. Adesso passeremo a rivendicare il riconoscimento di tutti i periodi di precarietà nelle cooperative che lavorano in appalto negli enti pubblici, a cominciare da quelle dalla sanità.»

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Salute: a Roma su malattie, ricerca e nuove terapie per il fegato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Roma 21 e 22 febbraio, nell’aula magna dell’Università la Sapienza, si terrà la riunione annuale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF). Tale evento è una preziosa occasione di confronto per gli esperti italiani e stranieri, in un momento storico cruciale per l’epatologia. Infatti, da qualche anno lo scenario di ricerca e cura delle malattie epatiche è sottoposto a mutamenti epocali.Da un lato, la recente disponibilità, per l’epatite da virus C, di nuove terapie efficaci e di breve durata ha consentito di trattare in modo sicuro tutti i soggetti con infezione da HCV, indipendentemente dalla severità della malattia di fegato. Alla data dell’11 febbraio 2019, infatti, sono stati avviati ben 170.376 trattamenti antivirali (Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA, Ufficio registri monitoraggio: “Aggiornamento dati Registri AIFA DAAs – Epatite C cronica -11 Febbraio 2019”), con tassi di guarigione dall’infezione superiori al 90%-95%.Tale efficacia e sicurezza ha posto le basi perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità ponesse come obiettivo, raggiungibile entro il 2030 ,“l’eliminazione del virus HCV” dai paesi industrializzati.Quanto finora fatto pone l’Italia come uno dei paesi al mondo in cui sono stati curati il maggior numero di pazienti con epatite C. Tuttavia, vi è ancora molto da fare per raggiungere l’obiettivo eliminazione in Italia, in considerazione del gran numero di pazienti ancora da diagnosticare e da trattare, stimati da un recente studio in circa 275mila-300mila (Fonte EpaC: “Stima del numero di pazienti con infezione da epatite C nota e non nota residenti in Italia” – 22 settembre 2018).Dall’altro, a causa anche della riduzione dei casi di epatite C, l’emergenza, sempre più evidente, di altre patologie epatiche, ed in particolare della steatosi/steatoepatite non alcolica (NAFLD).La NAFLD è una malattia epatica da fegato grasso la cui origine è legata all’obesità, alla dislipidemia, ed al diabete, tutte condizioni in rapido aumento in paesi, come l’Italia, caratterizzati uno stile di vita sedentario, tipico dei paesi industrializzati. Allo stato non esistono trattamenti farmacologici approvati per tale condizione, che può essere corretta solo con modifiche dello stile di vita e con la cura delle condizioni associate. La sfida, in tale condizione, è il riconoscimento dei pazienti “a rischio”.Infine, la recente o prossima disponibilità di nuovi approcci terapeutici per patologie epatiche comuni, ad esempio l’epatocarcinoma, tumore primitivo del fegato, o più rare come le malattie autoimmuni o da accumulo.Tutti questi argomenti vengono trattati nel corso della due giorni di confronto della Riunione Annuale dell’Associazione, con una formula grazie alla quale si confrontano giovani ricercatori, che hanno l’opportunità di presentare i risultati delle loro ricerche su queste tematiche, ed esperti italiani e stranieri che tengono letture magistrali e tavole rotonde sugli argomenti più dibattuti.Il tutto è coordinato dall’organizzazione dell’Associazione che promuove queste attività attraverso borse di studio per i giovani medici in formazione e premi per le ricerche più meritevoli.In particolare, quest’anno l’associazione ha promosso la presenza di giovani specializzandi delle aree mediche interessate come Gastroenterologia, Infettivologia, Medicina Interna ed Endocrinologia, aumentando il numero di borse di studio disponibili.Tale evento è la dimostrazione oggettiva del grande impegno della comunità scientifica italiana nella ricerca e cura delle malattie epatiche. (Comunicato a cura del Dott. Salvatore Petta, Segretario dell’Associazione Italiana Studio Fegato)

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‘Patto per la ricerca’ tra Gallerie degli Uffizi e Biblioteca nazionale di Firenze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Firenze. Le due istituzioni del Ministero per i beni e le attività culturali stanno infatti collaborando per favorire dialogo e integrazione tra i propri archivi digitali consentendo così a tutti gli utenti indagini informatiche più ricche e complete.
Grazie ad un accordo firmato dal Direttore della Biblioteca nazionale centrale di Firenze Luca Bellingeri e dal Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, un team formato da bibliotecari, specialisti di conservazione e informatici, ha reso possibile la sinergia fra i cataloghi delle due istituzioni. Dunque adesso, tramite il Thesaurus online della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (http://thes.bncf.firenze.sbn.it/ricerca.php), ricco di oltre 60.000 termini, si creano collegamenti fra descrizioni di opere d’arte del patrimonio fiorentino del catalogo online delle Gallerie degli Uffizi e pubblicazioni sullo stesso tema possedute dalla Nazionale; allo stesso tempo, le Gallerie degli Uffizi hanno arricchito le funzionalità dei loro archivi digitali integrando negli strumenti di ricerca catalografica anche i riferimenti al Thesaurus, garantendo così interazione bidirezionale tra le banche dati dei due istituti. Tale modello di collaborazione, sottolinea Bellingeri, “è la prova di come, nel mondo dei beni culturali, sia fondamentale l’uso di strumenti comuni, aperti ed integrabili, pur nel rispetto degli standard dei domini di appartenenza”. E, aggiunge Schmidt, “da oggi, con questo accordo, arte e patrimonio librario parlano sempre più la stessa lingua”.

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Ricerca italiana sul tumore del polmone presentata dai giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

La dott.ssa Graziana Digiacomo, che svolge attività di ricerca nel Laboratorio di Oncologia Sperimentale dell’Università di Parma, coordinato dal prof. Pier Giorgio Petronini, ha vinto il premio di 1000 euro per il miglior lavoro scientifico sul mesotelioma pleurico maligno istituito dalla Fondazione Buzzi Unicem. La dott.ssa Digiacomo è titolare di un assegno di ricerca pluriennale interamente finanziato dall’Associazione Noi per Loro di Parma nell’ambito del progetto di ricerca “Andrea Spadola”. Il convegno è stato organizzato con un format non usuale, che ha voluto dare a giovani ricercatori di Istituzioni italiane l’opportunità di condividere i risultati delle ricerche condotte favorendo sinergie fra i gruppi che si occupano di oncologia toracica. Gli oltre 100 partecipanti hanno avuto infatti un aggiornamento sullo stato dell’arte del tumore al polmone e del mesotelioma pleurico maligno e l’occasione di condividere i risultati delle proprie ricerche nell’ambito di tali tematiche. Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore che insorge prevalentemente nella pleura. Pur essendo considerato un tumore raro, la sua incidenza è in costante aumento e nell’80% dei casi è riconosciuta la correlazione con l’esposizione professionale o ambientale all’amianto. É dimostrato che anche l’esposizione a dosi molto basse di amianto possa essere sufficiente per determinare a distanza di 30- 40 anni la comparsa del tumore. Si tratta di una neoplasia molto aggressiva, la cui diagnosi viene fatta in fase già avanzata della malattia; i trattamenti disponibili attualmente in prima linea sono estremamente deludenti, con una percentuale di progressione o recidiva molto elevate, e ad oggi non esiste nessun trattamento efficace in seconda linea.La ricerca oggetto del riconoscimento ha dimostrato che inibitori selettivi di CDK4/6, proteine coinvolte nel controllo del ciclo cellulare, possano rappresentare una promettente nuova classe di farmaci antitumorali per il trattamento del mesotelioma soprattutto quando utilizzati in associazione con inibitori della via di segnalazione PI3K/AKT/mTOR. I risultati ottenuti potrebbero costituire la base per un nuovo trattamento del mesotelioma pleurico maligno in tumori caratterizzati dalla presenza di specifiche alterazioni molecolari predittive di risposta a questi inibitori. In questo contesto è importante sottolineare la costante collaborazione dei ricercatori del Laboratorio di Oncologia Sperimentale dell’Ateneo con un gruppo di ricerca dell’Unità di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma coordinato dal prof. Marcello Tiseo. Questa ricerca è stata interamente finanziata da enti e Associazioni private: Fondazione Cariparma, Chiesi Farmaceutici S.p.A., Associazione Augusto per la Vita, AVOPRORIT, Transfer Oil S.p.A., Ing. Nocivelli di EPTA Refrigeration, famiglia Furlotti.

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Risultati della Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Milano 7 Febbraio | 9.00 – 13.00| Aula Magna Carassa e Dadda – Edificio BL28, via Lambruschini 4 Campus Bovisa. Il Retail, in Italia come all’estero, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Il crescente successo dell’eCommerce e il continuo cambiamento delle abitudini e delle esigenze del cliente, accompagnati da una ricerca spinta dell’efficienza, portano infatti i retailer a rivedere strategie e processi. In questo contesto, il digitale, se opportunamente gestito, può rappresentare un fattore critico di successo: può supportare nel miglioramento dei propri processi interni e può abilitare una relazione più ricca e di valore con i propri consumatori. Con l’innovazione, il punto vendita si arricchisce poi di nuovi significati: il negozio, svuotato del suo ruolo originario (accesso fisico al prodotto), diventa uno spazio aperto (perché integrato con gli altri canali digitali) non solo di transazione, ma anche di relazione.Il Convegno dell’Osservatorio, attraverso la presentazione dei risultati della Ricerca e le testimonianze dei protagonisti del settore, vuole far luce sulle opportunità dell’innovazione digitale, fornendo ai retailer degli strumenti per guidare con successo il cambiamento.

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