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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘ricerca’

La ricerca ESG contro il panico da giro di vite normativo in Cina

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2021

A cura di Jimmy Chen, Gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest. Mentre continuano a circolare le voci su potenziali nuovi fronti nella percezione del giro di vite normativo cinese sulle grandi imprese, la paura guidata dalla reazione eccessiva degli investitori sta attualmente facendo più danni delle nuove regolamentazioni.Nel complesso pensiamo che il mercato abbia reagito in modo eccessivo alle recenti normative cinesi e che il contesto normativo cinese non abbia in realtà subito un cambiamento significativo. Molte delle nuove regolamentazioni (o quelle di cui si vocifera) dovrebbero avere un impatto limitato, tra cui quelle sulla proprietà, sulla consegna di cibo o su Internet, con solo le società private di tutoring dopo scuola (AST) ad essere gravemente colpite.È importante ricordare che queste regolamentazioni sono una risposta a problemi globali comuni che gli investitori attenti ai fattori ESG sperano di vedere risolti, come il dominio monopolistico dei giganti della tecnologia e le limitate tutele per i lavoratori nella gig economy. In Europa e negli Stati Uniti i governi stanno cercando di agire su questi temi e le riforme in Cina sono, a nostro avviso, allineate con questo dibattito mondiale.Ciò che è cambiato ora è che i nuovi provvedimenti hanno colpito alcune delle large cap in crescita e dei settori controllati da investitori esteri. Rispetto ad altri paesi dove il varo di nuove leggi e normative può essere molto pubblico, il processo cinese può sembrare opaco. Inoltre, le regolamentazioni cinesi tendono ad arrivare a ondate, riflettendo i cambiamenti nelle priorità del governo.Crediamo che il modo migliore per mitigare l’impatto di un’improvvisa ondata di regolamentazione su un portafoglio sia quello di utilizzare un approccio di investimento che prevenda l’integrazione dei fattori ESG. Questo implica l’analisi dei rischi socio-economici e delle politiche associate per tutte le aziende fin dalle prime fasi della ricerca. Essere consapevoli di tali rischi non significa che possano essere tutti evitati, ma significa che molti di essi possano essere presi in considerazione nella valutazione e nelle decisioni di investimento, sulla base della conoscenza e dell’intuito di professionisti degli investimenti basati in Asia.Per esempio, dati i rischi normativi che si sono accumulati negli ultimi anni, questo ci ha portato a guardare oltre il settore internet cinese verso altri settori, come i mobili su misura o le aziende sanitarie, anziché concentrarsi troppo sui titoli della new economy.http://www.verinieassociati.com/

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L’Università di Parma tra le eccellenze nella ricerca sullo sviluppo di calcolatori quantistici

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2021

La ricerca condotta all’Università di Parma per lo sviluppo di innovativi Computer Quantistici si conferma ai vertici internazionali. L’ulteriore attestazione arriva grazie a un importante riconoscimento conferito ad Alessandro Chiesa, ricercatore al Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche. Il premio, sponsorizzato dall’American Institute of Physics, è stato attribuito da un comitato di esperti nell’ambito della conferenza internazionale Magnetism and Magnetic Materials 2020 (programmata in Florida ma tenuta quest’anno in modalità telematica) per il miglior articolo presentato e consiste in 3500 dollari, oltre a un rimborso di 2500 per partecipare alla prossima conferenza in presenza (https://aip.scitation.org/adv/info/award). La ricerca oggetto del premio riguarda lo sviluppo di innovativi calcolatori quantistici basati su materiali magnetici molecolari, e viene condotta da un team di ricercatori Unipr che comprende i docenti Stefano Carretta, Paolo Santini, Sandro Wimberger ed Elena Garlatti, con numerose collaborazioni internazionali. In particolare, l’attività del gruppo si inserisce all’interno dei progetti europei FET-OPEN FATMOLS e QuantERA SUMO (quest’ultimo cofinanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca) e coinvolge aziende leader nel settore IT quali IBM. Allo studio hanno contribuito significativamente anche Francesco Petiziol, già assegnista all’Università di Parma e attualmente post-DOC alla Technische Universität Berlin, ed Emilio Macaluso, assegnista all’Università di Parma. L’attività di ricerca si colloca nell’ambito, in forte crescita, delle tecnologie quantistiche. L’obiettivo di lungo termine è la realizzazione di un computer quantistico, ossia un dispositivo in grado di risolvere in tempi brevissimi problemi impossibili per computer tradizionali, che vanno dalla crittografia allo studio di nuovi materiali, sino all’analisi e alla progettazione di molecole biologiche e medicinali. Sfortunatamente la potenza di questa tecnologia è spesso limitata dalla difficoltà di controllare i fragili sistemi nanoscopici su cui si basa. Il gruppo di fisici dell’Università di Parma sta lavorando all’implementazione di questi innovativi processori con nano-magneti in grado di autocorreggersi, diventando così robusti nei confronti degli errori e quindi in grado di realizzare calcoli complessi.

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Boehringer Ingelheim fa progressi fondamentali in ricerca e sviluppo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2021

Ingelheim. Nel primo semestre del 2021, Boehringer Ingelheim ha reso disponibili farmaci innovativi a persone e animali in tutto il mondo, più di quanto non avesse mai fatto prima. Il successo dell’azienda si basa su un ricco portafoglio in Ricerca e Sviluppo, focalizzato soprattutto sulle malattie con elevate esigenze mediche ancora insoddisfatte. Le attività di Ricerca e Sviluppo in Human Pharma comprendono oltre 60 nuovi composti, circa 100 progetti clinici e preclinici che potrebbero portare alla domanda di approvazione per ben 15 farmaci entro il 2025.Nel mese di luglio, Boehringer Ingelheim ha inoltre presentato un’importante innovazione per il trattamento dello scompenso cardiaco con empagliflozin (commercializzato con marchio JARDIANCE®). Sono più di 60 milioni i pazienti che soffrono di questa malattia in tutto il mondo, e circa la metà di essi è affetta da scompenso cardiaco con frazione di eiezione conservata (HFpEF), una sindrome in cui il ventricolo sinistro del cuore non è in grado di riempirsi adeguatamente, con conseguente minor afflusso di sangue a tutto il corpo. Un recente studio ha dimostrato un rischio significativamente più basso di ricovero in ospedale per scompenso cardiaco o mortalità per cause cardiovascolari con empagliflozin nei pazienti adulti affetti da HFpEF. Se sarà approvato, empagliflozin diventerà la prima e unica terapia con efficacia clinicamente dimostrata per migliorare gli outcome nell’intero spettro dei pazienti con scompenso cardiaco, indipendentemente dalla frazione di eiezione. Nel mese di giugno, la Commissione Europea ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio per empagliflozin nel trattamento dell’adulto con scompenso cardiaco cronico sintomatico con frazione di eiezione ridotta (HFrEF). Boehringer Ingelheim si impegna nello sviluppo di terapie fortemente innovative che possano migliorare la vita delle persone e degli animali. In qualità di azienda biofarmaceutica guidata dalla ricerca, l’azienda crea valore attraverso l’innovazione in ambiti in cui ci sono ancora bisogni terapeutici insoddisfatti. Fondata nel 1885, Boehringer Ingelheim è, da allora, una azienda a proprietà familiare con una visione di lungo termine. Oltre 52.000 collaboratori operano nelle tre aree di business, Human Pharma, Animal Health e Biopharmaceutical Contract Manufacturing, in oltre 130 mercati. http://www.boehringer-ingelheim.com

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La ricerca in agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2021

La ricerca in agricoltura ha una strada ancora lunga da percorrere, nonostante gli impegni presi negli ultimi anni per fare il salto di qualità e inaugurare una nuova era – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. A conti fatti, solo una piccola frazione dei fondi europei è investito dalle regioni per promuovere avanzamenti in campo scientifico e tecnologico. La Toscana, per esempio, pur primeggiando in questo settore ha destinato solo 19 milioni di euro in sette anni alla ricerca e all’innovazione in campo agricolo. Nello stesso arco temporale, un’altra regione cruciale come la Lombardia ha investito solo 3 milioni, mentre il Piemonte si è fermato a 3,7 milioni. La scarsa propensione alla ricerca del mondo agricolo riguarda tutto il Paese, con poche eccezioni che non si discostano però molto dall’andamento generale – continua Tiso. Anche l’agricoltura 4.0 e lo sviluppo del digitale, che permetterebbero alle aziende di diventare più efficienti e rispettose dell’ambiente, mancano dello slancio necessario per diffondersi in modo capillare. Facciamo quindi appello al Governo affinché inverta questa rotta a partire dal Pnrr e renda accessibili gli avanzamenti tecnologici anche alle piccole e medie imprese. Mentre al pre-vertice in corso a Roma si discute di sistemi alimentari, è bene ricordare che per un sano sviluppo agricolo è indispensabile procedere in due direzioni solo in apparenza contrarie: da una parte promuovere la ricerca e l’innovazione tecnologica, dall’altra recuperare le tecniche di coltivazione tradizionali che permettono produzioni sostenibili. Modernità e tradizione, infatti, possono e devono convivere nell’agricoltura del futuro.

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Premi e finanziamenti per la ricerca dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2021

Parma. La digitalizzazione è entrata di prepotenza in ogni ambito sociale, produttivo e culturale, e le università stanno adeguando i loro programmi formativi e di ricerca per essere sempre più protagoniste della rivoluzione digitale. Un premio e nuovi finanziamenti in ambito Big Data e Artificial intelligence testimoniano la vivacità e la produttività dell’Università di Parma in questo settore di importanza strategica. Nell’ultimo bando dell’International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development (IFAB) ben due progetti su tre approvati sono “targati Unipr”. Il primo, A functional precision medicine platform in adult leukemia, proposto dal Laboratorio di Ematologia Traslazionale e Chemogenomica diretto da Giovanni Roti, docente di Malattie del sangue, è stato selezionato come primo progetto da finanziare a livello nazionale nell’ambito delle scienze mediche per l’integrazione di dati “multi-omici” e lo sviluppo di nuove terapie nelle leucemie acute. Il secondo, ROADSTER (ROAd Digital Sustainable Twins in Emilia-Romagna: Artificial Intelligence for industrial areas), ha come capofila l’Università di Modena e Reggio Emilia e come partecipanti, oltre all’Università di Parma, anche Università di Bologna, CINECA e Unipol Gruppo Spa.Lo scopo del progetto, coordinato per l’Università di Parma da Andrea Prati, docente di Architettura dei calcolatori elettronici e Advanced programming of mobile systems, è realizzare uno studio pilota su come creare una copia digitale (digital twin) del sistema dei trasporti e della logistica per aree industriali in Emilia-Romagna. Nei giorni scorsi, infine, un progetto di ricerca Unipr è stato premiato nell’ambito del “Premio Nazionale della Ricerca Big Data e Artificial Intelligence”, nato dalla partnership tra il Web Marketing Festival e IFAB: un premio speciale da destinare a risultati della ricerca innovativi nell’ambito dei Big Data e dell’AI. Il premio è andato a Francesca Cavaliere, dottoranda in Scienze degli Alimenti al 3° anno. Il suo progetto si occupa di costruire una banca dati di tipo Big Data che contiene i riferimenti dei composti chimici che vengono a contatto con il cibo (Food Contact Chemicals) in modo casuale, come additivo, oppure in modo fraudolento, e che possono essere causa di patologie per l’essere umano. In particolare questi composti vengono analizzati per predire la possibilità che possano agire come interferenti endocrini e innescare forme tumorali come ad esempio il tumore al seno e il tumore alla prostata, i due casi di interesse oggetto del progetto.

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Scuola, la ricerca di ADL Consulting: il Governo risponde a 1 interrogazione su 4

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

Solo il 24.18% delle interrogazioni parlamentari in tema di scuola presentate nel periodo della pandemia (da marzo 2020 a maggio 2021) ha trovato risposta da parte degli esponenti dei governi guidati prima da Giuseppe Conte (il cosiddetto Conte bis) e poi da Mario Draghi (che ha giurato nel febbraio 2021). È quanto rileva un’analisi dal titolo «Notte prima degli esami: i dati sul dibattito politico sulla scuola», condotta dalla società di consulenza strategica di public affairs e digital lobbying ADL Consulting in collaborazione con Elif Lab, impresa innovativa che opera in ambito data science. Oggetto dello studio sono stati 1.637 atti di indirizzo e controllo presentati in quel periodo alla Camera e al Senato: ordini del giorno, interrogazioni, interpellanze, risoluzioni e mozioni.Il partito che ha ricevuto più risposte è stato Italia Viva (40.38%). Quello che ne ha avute meno è stato Forza Italia (17%). Per quel che riguarda la «produzione», i gruppi della Lega di Camera e Senato sono stati i più attivi, con 361 atti, seguiti da M5s (297), FI (251) e FdI (246). In coda ci sono Pd (141), Iv (113) e Leu (59). Prendendo in considerazione la mappa semantica degli atti, in quelli legati alla scuola presentati dal Movimento 5 Stelle si rileva un filone tematico segnato da prevenzione e vaccinazione, un’attenzione ai bisogni educativi speciali e al cosiddetto Pei (piano educativo individualizzato), alla dispersione scolastica e alla scuola nel più ampio contesto della promozione della cultura. Non mancano riferimenti a concorsi e graduatorie, così come all’inquadramento dell’istruzione nelle politiche per la ripresa economica. In questo ambito si inseriscono anche argomenti connessi all’innovazione e alla digitalizzazione delle attività educative.Forza Italia spinge sui temi dell’organizzazione dei trasporti e della conduzione delle attività scolastiche all’interno della complessiva gestione dell’epidemia, sia da un punto di vista sanitario sia con uno sguardo all’andamento economico. Spazio è dedicato anche alla conciliazione dei ritmi delle famiglie e del lavoro in smart working, alle scuole paritarie, alla tutela della “cultura italiana” e agli interventi per la digitalizzazione e l’installazione della banda larga. Il Partito Democratico sottolinea le difficoltà psicologiche dovute all’impatto della pandemia sulla vita di ragazzi e bambini, oltre che la necessità di non perdere di vista la gestione di altre malattie croniche anche in questa fascia d’età. I trasporti sono un tema importante, ma non vengono tralasciate la formazione professionale, la tutela dei minori in famiglia e la protezione dei diritti dei giovanissimi, in un più complessivo posizionamento contro le discriminazioni. Fratelli d’Italia si concentra sulle politiche di protezione dei diritti di bambini e ragazzi, sulle graduatorie del personale scolastico e sulla digitalizzazione della didattica. Sul fronte degli insegnamenti, si focalizza sulla discussa opportunità di inserirvi tematiche legate alle battaglie LGBTQI, ma anche sulla spinta per la diffusa introduzione della questione dalmata e delle foibe nei programmi scolastici. Un ruolo di rilievo ricoprono anche il bonus babysitter e il problema delle “classi pollaio”, oltre che il peso del sistema educativo nel rilancio economico del Paese e l’organizzazione dei calendari di vaccinazione.

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Scuola: rimuovere gli ostacoli nella ricerca del lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Udir ha suggerito degli emendamenti inviando proposte alla V Commissione Bilancio della Camera del deputati all’AC 3132 “Conversione in legge del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all’emergenza da Covid-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali”. Tante le proposte: misure urgenti in materia di responsabilità sulla sicurezza dei dirigenti delle Istituzioni scolastiche; dimensionamento scolastico: conferma a regime della norma in Legge di Bilancio sulle iscrizioni con 300/500 alunni; misure urgenti in materia di mobilità dei dirigenti scolastici; perequazione interna ed esterna dello stipendio tabellare; reclutamento degli idonei del concorso a dirigente scolastico di Trento e Bolzano. Per visionare tutte le proposte emendative suggerite dal giovane sindacato Udir, cliccare qui. Come indicato, tra le tematiche le “Misure urgenti in materia di mobilità dei dirigenti scolastici”, il sindacato che tutela i dirigenti scolastici, con emendamenti all’articolo 58, vuole favorire la mobilità dei dirigenti scolastici alla luce delle nuove norme sul dimensionamento scolastico introdotte dalla legge 178/2020 e a ristoro delle norme sul divieto di spostamento tra le regioni prorogate per contenere l’emergenza epidemiologica che hanno reso illogici i divieti esistenti previsti dagli artt. 19 e 25 del d.lgs. 165/2001 e dalle norme contrattuali su conferme, mutamenti, mobilità interregionale con decorrenza 01/09/2020, alla luce anche dei 900 posti che sono vacanti. Inoltre Udir si pone l’obiettivo di sboccare la grave situazione di disagio a cui sono soggetti numerosi dirigenti scolastici collocati fuori regione e di evitare l’ulteriore stallo della mobilità interregionale a cui sarebbero soggetti molti dei presidi vincitori del concorso 2017 e collocati fuori regione, nonché i dirigenti scolastici in ruolo da anni e assegnati fuori della propria regione, a seguito dei divieti di spostamento dettati dalla pandemia.

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Presentazione della ricerca dell’Osservatorio Digital B2b PoliMi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

Martedì 15 giugno 2021, ore 09.30 – 12.30 Convegno online di presentazione della ricerca dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano. Gli obblighi normativi prima e la pandemia poi hanno allargato il divario tra le aziende digitali che sono resilienti e reattive ai cambiamenti e quelle non digitali che invece faticano a stare sul mercato. Coloro che avevano vissuto gli adempimenti come opportunità per digitalizzare i propri processi hanno saputo fronteggiare meglio la situazione di emergenza che, anche in ambito B2b, ha avuto impatti importanti. Ha innanzitutto accelerato il processo di avvicinamento delle aziende ai propri clienti riducendo la distanza tra livelli successivi della supply chain, ha promosso un miglior utilizzo dei dati e una maggiore automazione dei processi e ha amplificato la necessità di sviluppare processi maggiormente collaborativi. Se tutto ciò non trova ancora riscontro nei numeri (la diffusione del digitale in ambito B2b non ha avuto tassi di crescita da capogiro), ha però cambiato radicalmente la percezione delle persone e delle organizzazioni verso l’innovazione, che molto probabilmente si tradurrà nei prossimi anni in una massiccia crescita della pervasività delle tecnologie digitali a supporto dei processi aziendali. Il Convegno di presentazione dei risultati della Ricerca 2020/2021 dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano si propone di fornire evidenze empiriche e modelli interpretativi a sostegno della ripartenza delle imprese. Per iscriversi al convegno: https://bit.ly/3g6lf0b.

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Parma università: Ricerca sugli studenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 Maggio 2021

Parma.Come considerano gli studenti dell’Università di Parma i servizi che Ateneo e Comune mettono a loro disposizione? Quanto li utilizzano? Quale è il loro grado di soddisfazione? E come valutano il vivere a Parma? Una prima indagine conoscitiva, ad oggi unica nel suo genere, nata per misurare percezione e fruizione dei servizi che Università e Comune di Parma mettono a disposizione degli studenti, sondando le loro conoscenze e il loro grado di soddisfazione ed evidenziando quindi le aree sulle quali è necessario intervenire da parte dei due enti per rendere sempre più Parma una città universitaria. Ma anche una fotografia dell’ “universo studenti”: delle caratteristiche, delle abitudini, dei comportamenti, delle attese degli studenti dell’Università di Parma. L’Università ha coinvolto nel progetto la UO Comunicazione Istituzionale (committente della ricerca) e il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali – DSEA (ambito ricerche di mercato e strategie di marketing). La responsabilità scientifica è stata affidata ai docenti Cristina Ziliani (coordinatrice del gruppo di lavoro del DSEA), Guido Cristini e Beatrice Luceri, mentre le funzioni più operative sono state svolte dai borsisti Simone Aiolfi e Giada Salvietti. I dati sono stati raccolti mediante un questionario online nel periodo giugno 2020 – settembre 2020. A causa dell’emergenza sanitaria, è stato richiesto di basare le risposte sul primo semestre dell’a.a. 2019-2020, in modo da ottenere una “fotografia” dei comportamenti “pre Covid-19” che sarà un utile riferimento qualora si volesse ripetere l’indagine periodicamente. Il campione è stato di 4.094 studenti, iscritti a lauree triennali, a ciclo unico e magistrali. Un campione rappresentativo (il 18% dell’universo studentesco) che rispecchia la composizione degli studenti per Dipartimento, tipo di corso e residenza. Diversi gli aspetti indagati: dall’abitare allo studiare, dal tempo libero alla percezione della città e a conoscenza, utilizzo, importanza e soddisfazione relativi ai servizi offerti da Ateneo e Comune. I servizi di Ateneo considerati importanti per la vita dello studente sono molti (10 sopra la mediana), e ruotano intorno alla Student card con i suoi sconti e convenzioni, e ad Er.Go (borse di studio ecc). In una scala di soddisfazione da 1 a 7, ben 9 dei 15 servizi considerati hanno raccolto voti 6 e 7 da oltre il 50% dei rispondenti. L’importanza dei servizi del Comune per la vita dello studente a Parma ruota invece attorno a un numero più ristretto di servizi (3 sopra la mediana), tutti legati al mondo mobilità: abbonamenti a prezzo agevolato, orari notturni dei bus e “MiMuovo” sono considerati importantissimi, sono anche ben noti e anche la soddisfazione è superiore alla mediana. Gli esiti della ricerca possono fornire informazioni molto utili a Università e Comune, perché mettono in evidenza le aree sulle quali è necessario intervenire per rendere sempre più Parma una città universitaria. La ricerca rappresenta in ogni caso un primo tassello di un’attività che può proseguire e implementarsi, continuando, affinando e approfondendo ulteriormente la rilevazione sulla componente studentesca, monitorando alcuni dei fenomeni nel tempo e aggiungendo di volta in volta approfondimenti su temi specifici, come è nella natura di un “Osservatorio” che si vorrebbe costituire sul tema; inoltre il quadro non sarebbe completo se non si raccogliessero anche le attese, le percezioni e la visione degli altri stakeholder, quali enti pubblici, associazioni e istituzioni culturali cittadine.

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Accordo per sviluppare forme di collaborazione a supporto di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione

Posted by fidest press agency su domenica, 23 Maggio 2021

Genova. Il CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano e l’Università degli Studi di Genova hanno sottoscritto una Convenzione per individuare azioni comuni nell’organizzazione di programmi, progetti, eventi istituzionali e tutto ciò che si riterrà di ulteriore beneficio al fine di promuovere la cultura scientifico-tecnologica e imprenditoriale a livello locale e nazionale. Il CEI e l’Università degli Studi di Genova ritengono infatti strategici i settori della didattica e della formazione, e si prefiggono di operare con la sinergia tra le rispettive strutture per creare una consapevolezza dell’importanza della standardizzazione nell’ambito degli sviluppi tecnologici e industriali finalizzati all’interazione con il mercato.Le parti si impegnano ad assicurare la reciproca collaborazione attraverso pubblicazioni scientifiche congiunte, partecipazioni congressuali e azioni divulgative e di formazione risultanti da tali attività, dandone adeguato risalto in tutte le comunicazioni verso l’esterno. È infatti interesse comune attuare nuove forme di raccordo tra il mondo della formazione universitaria e quello del lavoro, al fine di migliorare la qualità dei processi formativi e di ricerca, favorendo la diffusione della cultura d’impresa.Il CEI è l’Ente responsabile della normazione nel settore elettrotecnico, elettronico e delle telecomunicazioni e pubblica norme che costituiscono la regola d’arte di prodotti, processi, sistemi e impianti. Annovera 140 Comitati Tecnici e SottoComitati, con 3.000 esperti, e tratta temi di attualità, quali: E-Mobility, Cybersecurity, Smart Grid, Efficienza Energetica, IoT (Internet of Things), Sostenibilità, Energie Rinnovabili. L’Università degli Studi di Genova opera in tutti i campi declinati dal CEI in una logica di cooperazione fra l’Accademia e il tessuto industriale, anche in collaborazione con gli organi rappresentativi di categoria e con specifiche azioni nei maggiori Progetti relativi alla Digitalizzazione, Elettrificazione, Efficientamento energetico, Ecosostenibilità, AI (Artificial Intelligence), Cybersecurity nonché su tutte le esperienze connesse alle Energie rinnovabili applicate anche ai trasporti terrestri e marittimi.

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PNRR, USB: azzerata la Ricerca Pubblica, investimenti solo sulle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 8 Maggio 2021

La lettura del PNRR, che andrebbe meglio indicato come il piano di restaurazione nazionale della ricerca baronale e asservita all’impresa, altro non è che la riproposizione di politiche già viste, ma con le risorse e la determinazione che precedenti governi non avevano avuto.Qualsiasi misura è rivolta a favorire lo sviluppo tecnologico e l’innovazione nell’impresa. Le stesse istituzioni pubbliche della ricerca, atenei ed EPR, vengono messe totalmente al servizio della ricerca privata. Siamo di fronte al progetto di totale estinzione della ricerca pubblica rivolta al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Non è bastata l’esperienza della pandemia che stiamo pagando carissimo, prima di tutto per una sanità tagliata, privatizzata e regionalizzata, e poi perché ostaggio delle industrie farmaceutiche e dei loro brevetti su vaccini realizzati peraltro con l’importante sostegno di fondi pubblici. Esempio chiarissimo di come la ricerca privata non abbia mai ricadute positive per la popolazione. Si insiste sulla strada che ci ha portato allo stato attuale. Si insiste, così come nel caso della PA, nell’identificare la Ricerca come strumento per aumentare competitività e profitti per l’impresa. Solo 1,8 mld sembrerebbero destinati alla ricerca (PRIN e giovani ricercatori) ma sono talmente limitati nel tempo che danno la misura dell’assenza di prospettiva della missione 4 sulla ricerca del PNRR.Ancora una volta la miopia del profitto prevale sulla prospettiva del progresso.Non serve essere addetti ai lavori per comprendere come nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non emerga alcuna idea di come rilanciare, riorganizzare, ristrutturare la Ricerca, ma solo quella di distribuire fondi all’impresa.Riteniamo che questo piano, e lo diciamo in questo caso da lavoratori della Ricerca Pubblica, non serva pressoché a niente per la ricerca e ribadiamo che la sola maniera di rilanciarla è quella di aumentare gli stanziamenti, in particolare sul finanziamento ordinario degli EPR, dotare il settore ricerca ed università di un comparto di contrattazione che li renda attrattivi riconoscendogli le indiscutibili peculiarità, abolire l’agenzia nazionale per creare una vera governance presso la presidenza del consiglio e incentivare la ricerca di base, per uno sviluppo del sapere.Questo serve alla Ricerca e al Paese, questo è quello che manca totalmente nel PNRR.USB continuerà e rilancerà l’iniziativa per difendere la Ricerca Pubblica, quella che guarda alla committenza sociale. Quella che non considera normali centinaia di morti al giorno. Quella ricerca che non sta in questo PNRR.

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Ricerca di lavoro: la parola chiave è aggiornarsi

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 Maggio 2021

Gli ultimi dati Istat, relativi a marzo 2021, mostrano una flebile crescita dell’occupazione, pari allo 0,2%, con un tasso di occupazione che arriva così al 56,6%. Lo scenario è pero ancora allarmante: dall’inizio della crisi sanitaria il Paese ha vissuto ripetute flessioni congiunturali nell’occupazione, rendendo ancora più difficile la situazione di chi è alla ricerca di un nuovo lavoro. Tanto più pensando al fatto che le persone in cerca di occupazione sono tantissime, con un +35,4% rispetto allo scorso marzo.Le imprese pronte ad assumere nuovi dipendenti non mancano, e sono anzi tante le ricerche di personale che ancora oggi faticano a individuare il profilo giusto» spiega Carola Adami, co-fondatrice di Adami & Associati.«Molte persone» spiega l’head hunter «affrontano la ricerca di un nuovo lavoro nel modo sbagliato, inviando anche decine e decine di candidature al giorno in risposta agli annunci online. Risulta invece molto più efficace un approccio differente, che punta alla qualità, e non alla quantità: molto meglio quindi concentrarsi su pochi annunci di lavoro, effettivamente coerenti con le proprie skills, e in base a questi personalizzare e migliorare il proprio curriculum vitae e la propria lettera di presentazione, partendo dall’analisi dell’annuncio stesso».«Il candidato alla ricerca di un nuovo lavoro deve migliorare la propria presentazione nonché la propria immagine online, impegnandosi su curriculum vitae, su profilo LinkedIn e via dicendo» spiega Adami «lavorando inoltre per migliorare e aumentare le proprie skills: al momento della ripartenza, infatti, saranno favoriti i professionisti più aggiornati e più competenti. Laddove possibile vale quindi sicuramente la pena effettuare un investimento, in termini economici, ma anche di tempo e di energie, in corsi di formazione e di aggiornamento».Da un lato, quindi, il consiglio di chi si occupa quotidianamente di ricerca e di selezione del personale è quello di lavorare sulla propria immagine, per rendersi maggiormente interessanti agli occhi dei selezionatori; dall’altro, è bene investire sulla formazione, nella consapevolezza che i lunghi mesi di pandemia hanno rallentato e spesso bloccato anche i processi di aggiornamento: un sondaggio della Federazione svizzera per la formazione continua FSEA racconta per esempio che tra metà marzo a inizio giugno 2020 il 56% dei corsi di formazione ha dovuto essere cancellato.Chi sceglie di investire nella propria formazione anche in tempo di crisi, dunque, potrà vantare un vantaggio sugli altri candidati.

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Ricerca e rilancio studi clinici in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Martedì 4 maggio alle 11 è prevista una conferenza stampa virtuale con gli interventi di Carmine Pinto (Presidente FICOG), Dario Manfellotto (Presidente FADOI), Gualberto Gussoni (Coordinatore Scientifico Centro Studi Fondazione FADOI), Celeste Cagnazzo (Presidente GIDM), Marco Vignetti (Presidente Fondazione GIMEMA), Ruggero De Maria (Presidente ACC) e Paolo De Paoli (Direttore Generale di ACC). Nel 2019 in Italia sono stati autorizzati 679 studi clinici. Il nostro Paese è stato uno dei primi in Europa a promuovere la ricerca clinica cooperativa. Nella maggior parte dei trial internazionali, offriamo un contributo scientifico molto elevato, ma soffriamo l’assenza di organizzazione e di risorse. La pandemia causata dal Covid-19 ha imposto nuove regole per velocizzare le regole delle sperimentazioni e far fronte alla crisi sanitaria. Il rilancio della ricerca clinica in Italia è essenziale per garantire la qualità delle cure. E le direttive da seguire sono illustrate in un documento inviato alle Istituzioni da FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), Fondazione GIMEMA (per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche), GIDM (Gruppo Italiano Data Manager) e ACC (Alleanza Contro il Cancro).

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Il Parlamento europeo approva il rivoluzionario programma di ricerca Orizzonte Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Orizzonte Europa comprende la più cospicua dotazione di bilancio per la ricerca nel settore digitale e la digitalizzazione mai decisa dall’UE. Il programma garantisce finanziamenti a breve e lungo termine per ricerca e innovazione in relazione alle sfide globali, tra cui la lotta ai cambiamenti climatici, la digitalizzazione e la pandemia di COVID-19. Il programma prevede anche il sostegno alle PMI innovative, all’infrastruttura europea di ricerca e 1 miliardo di EUR supplementare per la ricerca di base, stanziato tramite il Consiglio europeo della ricerca. Dal 1° gennaio 2021 la Commissione europea ha già attuato, in via provvisoria, il programma Orizzonte Europa. Il Parlamento ha approvato in via definitiva il programma, con 677 voti favorevoli, 5 voti contrari e 17 astensioni per il regolamento su Orizzonte Europa, e con 661 voti favorevoli, 5 voti contrari e 33 astensioni per il programma specifico Orizzonte Europa.Orizzonte Europa disporrà di una dotazione finanziaria complessiva di 95,5 miliardi di EUR, compresi 5,4 miliardi dallo strumento per la ripresa Next Generation EU, e 4 miliardi di EUR provenienti dal Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’Unione.Orizzonte Europa comprende tre pilastri: • Il pilastro “Scienza di eccellenza” sosterrà i progetti di ricerca di frontiera, sviluppati e condotti dai ricercatori stessi mediante il Consiglio europeo della ricerca (CER). Finanzierà borse di studio e scambi per ricercatori tramite le azioni Marie Skłodowska-Curie e investirà in infrastrutture di ricerca. • Il pilastro “Sfide globali e competitività industriale europea” sosterrà direttamente la ricerca relativa alle sfide della società e alle capacità tecnologiche e industriali, e definirà l’interesse principale delle missioni di ricerca a livello dell’UE. Comprende anche le attività svolte dal Centro comune di ricerca (JRC), che sostiene le autorità politiche a livello nazionale ed europeo con informazioni scientifiche indipendenti e assistenza tecnica. • Il pilastro “Europa innovativa” mira a rendere l’Europa leader nell’innovazione creatrice di nuovi mercati e, rafforzando ulteriormente l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT), a stimolare l’integrazione delle attività economiche, della ricerca, dell’istruzione superiore e dell’imprenditorialità.

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Recovery Plan: A Scuola e Ricerca quasi 32 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 aprile 2021

Il Governo ha varato il Piano economico europeo più importante da quando esiste l’Unione europea: quanto messo a punto dal Governo prevede un pacchetto complessivo di investimenti per 221,5 miliardi che nelle previsioni del Governo consentiranno nel 2022-2026 una crescita media del Pil di 1,4 punti percentuali più alta rispetto al quinquennio 2015-2019. La previsione dell’impatto economico è di tre punti percentuali rispetto allo scenario di base al 2026. Resta da decidere a chi affidare la governance del mega-progetto: verrà definita a maggio con apposito decreto. Comunque, la regia del Piano rimarrà a Palazzo Chigi ed è previsto il coinvolgimento nei lavori di tutta la squadra dell’esecutivo Draghi.La sei missioni previste dal secondo Governo Conte rimangono in piedi: saranno integrate da 16 componenti. Vi sono novità invece per la suddivisione dei fondi tra le varie aree: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura sono previsti 42,5 miliardi, per Rivoluzione verde e transizione ecologica 57, per Infrastrutture e mobilità sostenibile 25,3 miliardi, per Istruzione e ricerca 31,9 (con un incremento importante rispetto alle prime stime), per inclusione e coesione 19,1 e per Salute 15,6.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è convinto che abbiamo una possibilità storica per ridurre il gap formativo e culturale all’interno dell’Italia: l’operazione deve attaccare il digital divide che penalizza un milione e mezzo di alunni, il mancato accesso all’istruzione nella fascia 0-6 anni e il 27% dei Neet. Il piano dovrà quindi prevedere supporti legislativi, a cominciare dall’allungamento dell’obbligo scolastico, che dovrà partire dai tre anni fino alla maturità. Ecco perché servono nuove norme per gestire reclutamento, personale e organici. Come va ridotto il numero di alunni per classe e incrementato quello del personale, assumendo tutti coloro che hanno svolto tre anni di servizio, immettendo in ruolo da GaE e graduatorie d’istituto, introducendo concorsi per titoli e servizi, oltre che cancellare i vincoli che si oppongono agli avvicinamenti su sedi di lavoro vicino casa che in tempo di pandemia rasentano la follia. Servono nuove professionalità, come di coordinamento delle segreterie scolastiche, sinora attivate solo sulla carta. Solo così si potrà ridurre la dispersione scolastica che, laddove l’apporto socio-economico è ridotto, l’immigrazione e l’emigrazione sono in alto numero, non può che dilagare”

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Dottorato di ricerca honoris causa a Sofia Corradi, la “mamma” del programma Erasmus

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Il riconoscimento accademico è stato conferito in diretta streaming dalla rettrice Antonella Polimeni in occasione del 718° anniversario di fondazione della Sapienza Martedì 20 aprile alle ore 11.00, nella Sala Senato della Sapienza, si è tenuta la cerimonia di conferimento del dottorato di ricerca honoris causa in Psicologia sociale, dello sviluppo e della ricerca educativa a Sofia Corradi, ideatrice del Programma Erasmus per la mobilità degli studenti tra le università europee. La cerimonia è stata aperta dalla prolusione della rettrice Antonella Polimeni seguita dall’allocuzione di Fabio Lucidi, preside della Facoltà di Medicina e psicologia e dall’elogio di Pietro Lucisano, coordinatore del corso di dottorato in Ricerca educativa e psicologia dello sviluppo. Al termine Sofia Corradi ha tenuto in diretta streaming la Lectio magistralis dal titolo “Da studentessa di Giurisprudenza a mamma Erasmus”. Durante l’evento, che ha coinciso con il 718 esimo anniversario di fondazione dello Studium Urbis, è stato proiettato un video-documentario sulla storia della Sapienza dal 1303 fino all’inaugurazione della prima storica sede del palazzo della Sapienza. “Oggi – ha detto la rettrice Antonella Polimeni, nella sua prolusione -attribuendole il titolo accademico di Dottore di ricerca, intendiamo riconoscere a Sofia Corradi di aver saputo contribuire a questo processo di cambiamento con una straordinaria capacità di visione e condivisione, impegno sociale e capacità organizzativa. Nel giorno del 718 anniversario della sua fondazione, la Comunità universitaria della Sapienza è, dunque, orgogliosa di riaccogliere una delle sue laureate più illustri tra i suoi dottori di ricerca”.

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Ricerca lavoro: come superare il gap tra domanda e offerta

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

Milano. Della mancanza di figure professionali rispetto a quelle richieste dal mercato del lavoro si parla da tempo. Da una parte le aziende sono alla continua ricerca di figure IT, di ingegneri, di chimici e di altri profili che il mercato non riesce a offrire. Dall’altra non si contano le persone alla ricerca di lavoro che non riescono a superare il processo di selezione del personale.«Il gap tra domanda e offerta nel mondo del lavoro esiste da tempo» spiega Carola Adami, CEO di Adami & Associati «e tale dannosa asimmetria è certamente aumentata nell’ultimo decennio, anche in seguito alla crisi economica internazionale». E l’impressione è che il gap si stia allargando ulteriormente anche in questi mesi, come conseguenza dell’attuale emergenza sanitaria.Ma quali sono i fattori che determinano questo gap? «Da una parte ci sono le aziende che faticano a trovare i profili di cui necessitano» spiega l’head hunter. «I motivi che possono rendere difficile l’individuazione del talento ricercato sono vari, ma in generale le aziende lamentano la presenza di bassi livelli di specializzazione, di conoscenza insufficiente delle principali metodologie di lavoro, nonché di competenze scolastiche troppo generiche, scarsamente applicabili sul mondo del lavoro».Non di rado, poi, le aziende puntano il dito anche su quelle che non sono delle hard skills, come per esempio la scarsa capacità di ascolto, il ridotto senso di responsabilità e l’insufficiente attitudine al problem solving. Ad ampliare ulteriormente il gap sono poi anche le esigenze e le aspettative delle persone alla ricerca di lavoro. «L’asimmetria è formata dal mancato incontro tra le esigenze di entrambi gli attori in gioco» sottolinea la cacciatrice di teste.«Spesso le persone qualificate lamentano la scarsità di opportunità lavorative stimolanti in linea con il proprio curriculum vitae, oppure l’assenza di reali prospettive di carriera. In un contesto in cui i tassi di disoccupazione e di inoccupazione risultano alti, poi, scoraggia il fatto di trovarsi spesso di fronte a un numero importante di partecipanti per ogni singolo processo di selezione. Per non parlare infine della frustrazione che può generare il fatto di confrontarsi quotidianamente con portali di annunci di lavoro gestiti in modo non del tutto efficiente o trasparente».Di certo, in un panorama simile, non sta al singolo trovare la soluzione per colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro. L’asimmetria ormai fisiologica presente in Italia deve essere ridotta attraverso cambiamenti forti nelle politiche del lavoro e nel mondo della formazione.«Ciononostante» spiega Adami «chi è alla ricerca di lavoro può muoversi in modo da ridurre al minimo gli effetti di questo fenomeno. È necessario mantenere aggiornato il proprio curriculum vitae e ottimizzarlo al meglio, pensando anche alle esigenze degli algoritmi usati dalle agenzie di selezione del personale.È bene, quando possibile, preparare in anticipo una strategia per la ricerca di una nuova professione, monitorando in modo continuativo i canali più importanti per le offerte di lavoro, attivando dei job alert personalizzati.Non bisogna poi dimenticare l’importanza di lavorare sul networking, mantenendo delle relazioni costruttive con intermediari, selezionatori e cacciatori di teste. Non è sbagliato, anche se in pochi ci pensano, ricordarsi di partecipare di tanto in tanto, almeno una volta all’anno, a dei colloqui di lavoro, per non perdere l’allenamento. Infine, nel caso di un cambiamento profondo di carriera, è sempre bene affidarsi alla consulenza di un career coach, per impostare nel modo più efficace il proprio nuovo percorso professionale».

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Progetto di ricerca sul tema “Occidentes. Horizons and Projects of Civilization in the Church of Pius XII”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2021

Dopo l’apertura degli archivi vaticani per gli anni del pontificato di Pio XII (2 marzo 2020) l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la Pontificia Università Gregoriana, l’Universidad de Navarra e l’Universidade Católica Portuguesa hanno avviato un rapporto quadriennale di collaborazione scientifica per la realizzazione di un progetto di ricerca sul tema “Occidentes. Horizons and Projects of Civilization in the Church of Pius XII” (“Occidentes. Orizzonti e progetti di civiltà nella Chiesa di Pio XII”).Il pontificato di Pio XII rappresenta infatti un periodo storico cruciale per l’evoluzione dell’idea di “Occidente” e del suo rapporto con la Chiesa e il cattolicesimo. L’ampiezza delle fonti edite e inedite attualmente disponibili agli studiosi suggerisce inoltre l’opportunità di sviluppare la ricerca su temi di così ampia portata facendo rete tra istituzioni accademiche riconosciute nel panorama internazionale che, nel quadro di una collaborazione stabile e nel rispetto della più ampia libertà di ricerca scientifica, possano condividere e integrare le rispettive competenze per aprire itinerari di studio originali e interdisciplinari.Nell’arco di quattro anni il progetto – il cui coordinamento scientifico è affidato ai professori Paolo Valvo, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, don Roberto Regoli, della Pontificia Università Gregoriana, Pablo Pérez López, dell’Universidad de Navarra, Paulo Fernando de Oliveira Fontes, della Universidade Católica Portuguesa – si concentrerà su quattro ambiti di studio: 1) La Santa Sede e l’Occidente nell’ordine mondiale postbellico; 2) Civilizzazione, inculturazione, indigenismo. Ai confini dell’Occidente; 3) Chiesa, cattolici e democrazia: esperienze a confronto; 4) Guidare lo sviluppo. I cattolici e la modernizzazione socioeconomica.«L’idea di “Occidente” è stata oggetto, fin dall’antichità, delle più diverse interpretazioni, che hanno tentato di definirne estensione e limiti, in un crescendo di complessità soprattutto a partire dalla scoperta del Nuovo Mondo americano», osserva Paolo Valvo, docente di Storia della civiltà e della cultura europea all’Università Cattolica. «All’inizio del ’900 il ricorso sempre più frequente al concetto di “Occidente” è stato funzionale a legittimare l’ideale passaggio di testimone dall’Europa agli Stati Uniti come guida morale di quello che per comodità si può chiamare “mondo occidentale”, mentre all’indomani della Seconda guerra mondiale i processi di interconnessione economica, politica, culturale e sociale, che hanno attraversato quello stesso mondo, hanno contribuito a plasmare un’idea di Occidente come entità organica, animata dai medesimi valori di fondo, alimentando un immaginario che è andato rafforzandosi nei decenni della Guerra Fredda».In discontinuità con questa visione omologante, la Chiesa cattolica nelle sue varie articolazioni si è contraddistinta, durante il pontificato di papa Pacelli, per una significativa pluralità di approcci, in Europa come nelle Americhe, contribuendo a mantenere viva la dialettica tra idee e modelli differenti di “Occidente”. «La possibilità di accedere agli archivi vaticani per gli anni del pontificato di Pio XII offre un’occasione preziosa per studiare un periodo storico cruciale per l’evoluzione dell’idea stessa di “Occidente” e del suo rapporto con la Chiesa e il cattolicesimo», afferma don . «Gli anni del pontificato di Pio XII (1939-1958) appaiono infatti rilevanti per l’elaborazione, da parte del mondo cattolico, e in particolare della Santa Sede, di un approccio peculiare alla realtà sociopolitica internazionale, a cominciare dal contesto europeo, dove il confronto tra le diverse idee di Occidente risente particolarmente delle lacerazioni prodotte dal Secondo conflitto mondiale».

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Ricerca INIMA sul temporary management in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

Molte aziende italiane negli ultimi anni hanno vissuto momenti di difficoltà a causa della mancanza di una classe manageriale adeguata. Un aiuto arriva dal Temporary manager, ovvero professionisti in grado di intervenire solo il tempo necessario per riorganizzare e rilanciare l’azienda e figure sempre più apprezzate dalle PMI italiane. Gli imprenditori hanno così la possibilità di avere risorse qualificate mantenendo una maggiore flessibilità e contenendo i costi, aspetti a cui sono particolarmente attenti. Secondo l’indagine promossa da INIMA –network internazionale che raggruppa le associazioni di temporary manager in Europa- condotta su 750 professionisti ad Interim, a inizio anno (gennaio 2021) ben il 77% dei manager italiani intervistati risulta occupato con un contratto part-time (41%) o full time (36%). Un dato nettamente superiore alla media europea (55%). Per quanto riguarda l’utilizzo medio nel 2020, ovvero il rapporto tra giorni di attività rispetto al numero totale di giorni lavorativi, l’Italia si posiziona al terzo posto con il 59%, dietro solo alla Germania (73%) e alla Svizzera (65%). Positive le attese per l’anno in corso, con il 70% degli intervistati che prevede per l’anno in corso uno sviluppo del mercato. Qual è il profilo del Temporary Manager in Italia raffrontandolo con i dati degli altri Paesi?Partiamo dall’età. Ha in media 56 anni (in linea con l’Europa), mentre i Temporary Manager più giovani sono in Austria e Polonia, dove la media è di 49 anni. Hanno maturato un’esperienza di 6,5 anni come professionisti ad interim ricoprendo ruoli da Top manager C-level o superiore. I più “esperti” sono gli svizzeri (11,4 anni) e i manager UK (10,3).La durata media di un incarico a tempo in Europa è di 11,4 mesi, mentre in Italia è di 14,4 mesi, anzi alcuni durano oltre 2 anni con la formula part-timeAnalizzando i ruoli ricoperti, a livello europeo i primi cinque riguardano il board/direzione generale (32%), le operation (9%) le risorse umane (9%),il finance (8%), e le vendite (6%). In Italia la richiesta è molto più alta nelle posizioni che riguardano il board/direzione generale (47%), nelle operation (16%) e nelle vendite (9%), anche se si è ben al di sotto della media europea nelle risorse umane (solo il 3%).
Tra le criticità che i manager italiani hanno dovuto affrontare nei loro ultimi incarichi si evidenzia al primo posto la Gestione del cambiamento, indicata dal 15% degli intervistati, una tematica che però coinvolge i manager di quasi tutti i Paesi europei. Seguono lo sviluppo del business (9%) e l’ottimizzazione dei processi (8%).Per dare un’ulteriore panoramica sul mercato nel 2020, è stato chiesto di riportare i dettagli del loro ultimo incarico. L’industria privata ha rappresentato ben il 90% degli incarichi temporanei in Europa, mentre in Italia il settore pubblico e non profit rappresenta solo il 2% (ultimo tra tutti i paesi). Tra i settori principali di attività, il Bel Paese si distingue nettamente per la percentuale più alta nella Metalmeccanica (35%), contro una media europea dell’11%.Sul fronte delle dimensioni aziendali, in Italia ben il 60% dei Temporary Manager ha lavorato presso aziende con meno di 100 dipendenti, contro una media europea del 31%; solo la Spagna ci supera con il 64%; questo dipende principalmente dal tessuto economico italiano e spagnolo composto prevalentemente da piccole-medie imprese.Tradizionalmente i Temporary Manager italiani per proporsi sul mercato si sono affidati a due principali canali: il network personale, indicato dal 41% del campione, seguito dalle società specializzate nei servizi di temporary management (17%).Quale tariffa professionale gli sta riconoscendo il mercato? Considerando che non esiste un “Temporary Manager medio” e che quindi le diverse professionalità possono discostarsi da una indicazione media, la tariffa giornaliera media fatturata nell’ultimo incarico è di €674 al giorno (prezzo netto, escluse le spese e l’IVA), l’Italia è tra i Paesi con il costo più basso, con un valore nettamente inferiore alla Svizzera (€1.385) e alla Germania (€1.198).

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Vaccino. Il 65% degli italiani vuole farlo appena possibile

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Presentata ricerca Agenas e Sant’Anna di Pisa. Per il 69,4% della popolazione italiana, il vaccino e’ il modo piu’ rapido per tornare alla normalita’, e piu’ del 65% degli intervistati sono disposti a vaccinarsi contro il Covid-19. Sono i dati emersi da un’indagine condotta dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e il Laboratorio Management e Sanita’ (MeS) dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Lo studio, presentato oggi a Roma nella sede Agenas, ha coinvolto 12.322 residenti di tutte le Regioni e Province autonome, fotografando le attitudini della popolazione italiana nei confronti del vaccino e della vaccinazione contro il Covid-19. Secondo il rapporto, solo il 17,6% degli italiani non sembra intenzionato a vaccinarsi. La fascia di popolazione che piu’ sembra propensa alla vaccinazione e’ quella sopra i 65 anni (75,4%), mentre le percentuali di disaccordo maggiori (22,2%) si concentrano nella fascia d’eta’ 35-44. “Sono molto soddisfatto della collaborazione con il Laboratorio Management e Sanita’ (MeS) della Scuola Superiore Sant’Anna- dichiara Domenico Mantoan, direttore generale di Agenas- perche’ il lavoro che abbiamo presentato oggi permette di segnalare alcune linee di azione che i policy maker nazionali e regionali potrebbero trovare utili per colmare il divario di implementazione della campagna vaccinale”. Agenas, ha ricordato Mantoan, “e’ un ente pubblico non economico e si configura come organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale, che svolge attivita’ di ricerca e di supporto nei confronti del ministro della salute, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Questo lavoro ne e’ la dimostrazione”.”La popolazione e’ propensa a vaccinarsi ma chiede di piu’, soprattutto piu’ informazione- ha spiegato all’agenzia di stampa Dire Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa-La stragrande maggioranza ha ricevuto informazioni dalla televisione, seguono internet e i social. Grandi assenti le istituzioni sanitarie. La richiesta e’ di avere molta piu’ informazione da questi soggetti di cui i cittadini si fidano: istituzioni sanitarie, i medici, i professionisti. Per aumentare la propensione a vaccinarsi- continua la Rettrice- una serie di aspetti di tipo organizzativo-logistico saranno determinati. Come ad esempio la facilita’ di accesso ai luoghi di vaccinazione, la chiarezza nelle modalita’ di prenotazione e nella velocita’ di svolgimento della vaccinazione”. (fonte Agenzia Dire in sintesi)

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