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Corteva Agriscience inaugura nuovo centro di ricerca polifunzionale in Ungheria

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Corteva Agriscience, società globale leader in agricoltura, ha annunciato di aver unificato e ottimizzato le sue capacità per la ricerca su sementi e protezione dei raccolti in un nuovo centro polifunzionale dedicato allo studio di molteplici colture a Szeged, in Ungheria. Il centro fungerà da hub per i team di Ricerca & Sviluppo di Corteva, che potranno collaborare allo sviluppo di soluzioni agricole innovative e sostenibili per gli agricoltori in Europa e nel mondo.Con un investimento complessivo di 1.9 milioni di USD, il nuovo Szeged Center è uno dei più grandi centri di ricerca multifunzionali di Corteva in Europa. In questa nuova sede lavorano 34 persone, tra cui 8 scienziati, focalizzati sull’innovazione nei settori sementi e protezione delle colture.Gli scienziati di Szeged si occupano del miglioramento genetico di mais e girasole e dello sviluppo di prodotti a partire dal germoplasma selezionato di Corteva. Il team sviluppa ibridi con elevata capacità produttiva e qualità agronomiche come la tolleranza allo stress termico, una condizione molto frequente nell’Europa continentale. Il lavoro svolto in precedenza dai nostri esperti di miglioramento genetico ha contribuito alla produzione di molti prodotti di punta sui mercati, come gli ibridi di girasole Pioneer® ExpressSun® tolleranti agli erbicidi, gli ibridi di girasole ad alto contenuto di acido oleico e la linea di mais Optimum® AQUAmax® tolleranti lo stress idrico. Lo stabilimento di produzione delle sementi che si trova nella vicina Szarvas potrà inoltre contare sulle competenze del team nella selezione dei parentali e nella ricerca applicata alla produzione.Il team Integrated Field Science insediato a Szeged è impegnato nello sviluppo di nuove soluzioni per la gestione di infestanti, insetti e malattie, oltre allo studio di tecnologie di concia del seme e di prodotti biologici, attraverso ricerca e sperimentazione in campo.“La mission di Corteva è offrire agli agricoltori soluzioni complete che li aiutino a massimizzare la loro produttività, siamo quindi entusiasti di poter integrare le competenze e le esperienze complementari dei nostri scienziati,” ha aggiunto Andreas Huber, Integrated Field Sciences EMEA, Corteva Agriscience.

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Il futuro di istruzione e ricerca post Covid

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Potenziamento del sistema scolastico e dei processi di apprendimento grazie alla tecnologia per migliorare la didattica in presenza e abilitare quella a distanza. Snellimento ed efficientamento delle attività burocratiche. Garantire l’inclusione e la partecipazione di tutti gli studenti. Aumentare i livelli occupazionali giovanili post-laurea. Trasformare le competenze della ricerca in un asset strategico per migliorare il Sistema Paese e attirare capitale estero.Devono essere questi gli obiettivi delle nuove politiche di innovazione della Scuola e della Ricerca Universitaria, due grandi leve a disposizione per rilanciare la nostra economia e puntare a una crescita più virtuosa e sostenibile. Per realizzare questi obiettivi sono due le priorità: spingere sulla virtualizzazione ed ibridizzazione dei modelli scolastici e continuare a promuovere la ricerca, una distintiva eccellenza italiana.
Il nuovo Coronavirus ha sconvolto la vita di tutti. E finché non ci sarà un vaccino efficace, non si può escludere la possibilità di un ritorno a forme di lock-down. Un’ipotesi spiacevole, che, però, si può trasformare in opportunità di promozione della virtualizzazione del sistema scolastico. Senza una copertura nazionale delle infrastrutture digitali, non si può garantire il diritto all’istruzione che, in questi mesi, è stato reso possibile proprio grazie alle tecnologie digitali (il Piano Nazionale Scuola Digitale 2020 prevede la messa a disposizione di €1,1mld per migliorare la connessione alla rete delle scuole e formare il personale alla didattica digitale). Come è noto, infatti, durante la pandemia non tutti hanno avuto le stesse possibilità di accedere alle tecnologie e alla connessione. In certe zone, il digital divide ha intensificato le diseguaglianze sociali preesistenti. Pur non avendo difficoltà specifiche con il mondo digitale e valutando positivamente l’impatto della scuola durante il lockdown, quasi il 40% dei Gen-Z ha avvertito una nuova forma di stress, amplificata da un modello didattico completamente a distanza (Deloitte Millenial Survey, 2020), senza tener conto della percezione degli insegnanti. Che si torni o meno a un nuovo lockdown, è chiara la necessità di sviluppare modelli scolastici ibridi, in cui il mondo digitale e quello tradizionale convivono e si completano e in cui il rapporto umano tra insegnate e alunno è al centro dell’esperienza formativa. I nativi digitali, infatti, chiedono più investimenti per ridurre il “digital divide”, ma ribadiscono che niente può sostituire le relazioni umane (The future We Want, Unicef, 2020). Sostanziali passi in avanti devono essere fatti: l’intensità della R&S in Italia è stata pari all’ 1,39% del PIL, ben al di sotto della media EU di 2,06%, del 3% di Germania e Svezia (Istat, 2020). A tal fine è essenziale non solo incentivare la collaborazione delle università pubbliche con le aziende private tramite l’istituzione di centri di ricerca e poli innovativi, ma anche investire in talenti specializzati, che al momento scarseggiano. Come dimostrato dai dati dell’esclusiva ricerca dell’Osservatorio della Fondazione Deloitte, in Italia quasi un’azienda su quattro (il 23%) non riesce a trovare i profili professionali STEM di cui ha bisogno. Nel nuovo contesto Covid, investire per valorizzare il capitale umano è una sfida strategica da cogliere e vincere per il futuro del Paese.

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Ricerca: Serracchiani, da Conte obiettivi precisi per il dopo-Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

“Giusto ribadire a Trieste che la mobilità è un valore” “Il premier Conte ha individuato obiettivi molto precisi e funzionali ad affrontare il dopo-Covid. In particolare per il mondo del lavoro, va dato rilievo alla necessità di avere un sistema di ricerca e formativo che fornisce competenze aggiornate: è un gap pesante con cui dobbiamo confrontarci e che dobbiamo finalmente superare. Le risorse del Next Generation Ue sono una grande occasione per recuperare il tempo perduto anche in questo campo”. Così la presidente della commissione Lavoro alla Camera Debora Serracchiani, al termine dell’intervento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla cerimonia conclusiva di Esof 2020, Trieste città europea della scienza.
Per la parlamentare “Esof è stato anche un modo per ricordare al mondo che la missione di Trieste ‘città della ricerca’ è anche una missione civile, di progresso, dialogo e apertura. E’ giusto che Conte sia venuto qui e abbia ribadito che la mobilità è un valore”.

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“Le assunzioni di personale previste nel fabbisogno dei Ministeri dell’Istruzione e dell’Università e ricerca sono insufficienti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

La carenza di organico in questi due ministeri, infatti, come riconosciuto in un documento di questi stessi, è pari in media al 50%. Ed è sempre più urgente un piano straordinario di assunzioni”. Ad affermarlo è la Funzione Pubblica Cgil nel far sapere che è stata fornita alle organizzazioni sindacali l’informativa sul piano del fabbisogno del personale dei due ministeri per il triennio 2020-2022, approvato dai Ministri Azzolina e Manfredi lo scorso 14 agosto.
Il documento consegnato, riporta il sindacato, “analizza in maniera analitica l’attuale situazione degli organici presso i due Ministeri nonché le previsioni nel triennio relative alle cessazioni e prende atto di quanto da noi da tempo denunciato in ordine alla gravissima carenza di organico dell’ex Miur tanto che, oltre ad indicare una scopertura media del 50% degli organici (con punte più alte presso alcuni uffici periferici), si riconosce nel documento come ‘in tale contesto, solo con grandi difficoltà l’amministrazione riesce a garantire la gestione ordinaria delle attività e grazie allo sforzo delle singole persone, soprattutto per quanto riguarda il settore scolastico. Negli uffici territoriali, infatti, le procedure volte a garantire il regolare avvio dell’anno scolastico si aggiungono all’ordinaria attività istituzionale, costringendo il personale a lavorare nei giorni festivi, rinviare la fruizione delle ferie estive, prestare ore eccedenti l’orario ordinario, che non sempre vengono retribuite’”.Al 31 marzo 2020, fa sapere la Fp Cgil, “risultavano in servizio presso il Ministero dell’Istruzione 2.793 lavoratori, di cui 174 dirigenti e 2.619 appartenenti al personale delle aree, a fronte di una previsione contenuta nel DL 1/2020 rispettivamente di 406 dirigenti e 5.538 lavoratori delle aree. Mentre presso il Ministero della Università e Ricerca, alla stessa data, risultavano in servizio 197 lavoratori, di cui 21 dirigenti e 176 appartenenti al personale delle aree, a fronte di una previsione rispettivamente di 41 dirigenti e 467 lavoratori appartenenti al personale delle aree. Nonostante il documento preveda un numero consistente di assunzioni nel triennio, l’intera operazione, al netto delle cessazioni nello stesso triennio, riuscirà a stento a portare la scopertura dell’organico ad un livello attorno al 40%”. Per queste ragioni la Fp Cgil ribadisce “l’urgenza di un piano straordinario di assunzioni e una effettiva riorganizzazione che snellisca e velocizzi le procedure presso i due Ministeri al fine di garantire ai dipendenti condizioni di lavoro dignitose e su tutto il territorio nazionale la funzionalità delle strutture che contribuiscono a rendere effettivo il diritto allo studio costituzionalmente garantito”.

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La ricerca non ha limiti se sgomberiamo la mente dai pregiudizi

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

L’umiltà si è smarrita anche nell’approccio nella conoscenza nel campo delle ricerche parapsicologiche. Questi studi, che hanno origini lontane, restano d’attualità e presagiscono e anticipano svolte successive dell’interpretazione parapsicologica. Direi che sono anche indubbiamente anticipatori di posizioni della più avanzata contemporanea antropologia culturale. Sono la conseguenza di una meditata ricerca nell’ambito di quella sfera di eventi che escono dall’abituale normalità della nostra cultura per entrare in un’altra normalità, ma di altri livelli.
Sono quelli che le discipline scientifiche contemporanee, come la recente fisica e la psicologia del profondo hanno dimostrato esistere al di là dello spazio e del tempo.
Vi sono quindi multilivelli di normalità che vanno tenuti parimenti in considerazione e rispettati per ciò che sono e rappresentano anche se la parapsicologia può essere considerata a pieno titolo una scienza di “confine”, ma non per questo va ghettizzata. Da essa partono continue indicazioni, lo si voglia o no, e che rimandano ad “altro” e questo altro si ciba, checché si dica, delle sue verità.
Non dimentichiamo che noi restiamo sempre alla ricerca di una risposta ai nostri interrogativi morali ed esistenziali e indagare sui possibili sbocchi fa parte della nostra natura, a prescindere. La scienza, del resto, ci ha già condotto per mano tra gli infiniti spazi del creato e del microcosmo e dove la stessa mente umana non avrebbe potuto nemmeno concepirlo un secolo prima. Esistono, infatti, delle certezze matematiche dalle quali non si può astrarre. E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerate come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa.
Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche.
Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della precedente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.” (Riccardo Alfonso)

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Covid-19: una start-up italiana a servizio della Casa Bianca per accelerare la ricerca sul vaccino

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

Si chiama Record ed è un sistema di Natural Language Processing in grado di abbattere il tempo necessario a trovare le informazioni sul Covid-19 per le migliaia di ricercatori che in questo momento se ne stanno occupando nel mondo. Meno tempo per trovare risposte, più tempo per avvicinarsi alle soluzioni, in particolare il vaccino.A metterlo a punto sono stati Indigo.ai – la startup italiana specializzata nella progettazione e costruzione di assistenti virtuali, tecnologie di linguaggio ed esperienze conversazionali – e il Centro Medico Santagostino – rete di poliambulatori specialistici completi, la prima in Italia a sperimentare un modello di sanità che concilia qualità elevata e tariffe accessibili.Lo spunto è arrivato dal bando “CORD-19 – COVID-19 Open Research Dataset Challenge” indetto dall’Allen Institute for AI in partnership con Chan Zuckerberg Initiative, Georgetown University’s Center for Security and Emerging Technology, Microsoft Research, IBM, National Library of Medicine – National Institutes of Health e in coordinamento con l’ufficio di Politiche di Scienza e Tecnologia della Casa Bianca al fine di sostenere la ricerca intorno al Coronavirus e aiutare a trovare un vaccino il prima possibile. La richiesta è la creazione di sistemi di data mining che aiutino gli studiosi ad aggiornarsi in tempi rapidi sui temi specifici di interesse, senza dover leggere centinaia di pagine ogni giorno, all’interno degli oltre 195mila articoli scientifici sul COVID-19, SARS-CoV-2, e gli altri tipi di Coronavirus. Un dataset in continuo aggiornamento perché si tratta di un tema nuovo, su cui quotidianamente si producono articoli, analisi, studi.Record è nato da una sinergia fruttuosa, in cui Indigo.ai ha sviluppato la tecnologia di intelligenza artificiale e il Centro Medico Santagostino ha supportato la parte di apprendimento dell’A.I. mettendo a disposizione un team di esperti, per verificare che le informazioni scientifiche individuate dall’A.I. fossero effettivamente corrette. Ad oggi, RECORD è in grado di trovare le informazioni pertinenti alle richieste dei ricercatori nell’80% dei casi.Il motore di ricerca Record funziona in tre fasi: una volta ricevuta una domanda, attraverso alcune parole chiave specifiche, il sistema filtra i documenti che con ogni probabilità contengono la risposta; poi viene selezionato il sottoinsieme del documento con un contenuto semantico molto simile alla domanda posta, e infine attraverso un modello di question answering viene fornita una risposta per ciascuno dei documenti selezionati, insieme ad ulteriori informazioni come il titolo, gli autori, le citazioni e il giornale di pubblicazione con relativo impatto scientifico, per aiutare gli utenti a valutare la rilevanza del documento e l’attendibilità della risposta. Una ricerca eseguita attraverso una vettorializzazione di tutti i paragrafi, utilizzando il modello di sentence embedding basato su Bert: una scrematura continua che porta alle risposte più precise possibili.Un metodo testato: sulle domande specifiche poste dagli esperti del Centro Medico Santagostino le risposte positive sono arrivate al 63%, sui quesiti estratti dalla challenge della Casa Bianca il tasso di risposte esatte si attesta intorno all’80%.
RECORD, inoltre, è un modello di NLP replicabile, ovvero declinabile in altri contesti: riconvertibile per necessità aziendali o rimodulabile in caso di nuove emergenze – in quanto si tratta di un sistema capace di fornire a qualunque quesito le risposte specifiche contenute nei documenti catalogati come pertinenti per l’oggetto in questione. Un approccio completamente rivoluzionario, perché se fino a oggi questo tipo di ricerca richiedeva la supervisione umana, nel modello di Indigo.ai tutto passa attraverso l’intelligenza artificiale.

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“Il settore agroalimentare rimetta al centro la ricerca e l’innovazione”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

ASSALZOO condivide la riflessione contenuta nella lettera sul valore della ricerca e sul ruolo che la comunità scientifica può svolgere in collaborazione con il legislatore per assicurare un futuro più prospero al settore agroalimentare italiano. La pandemia di CoVid-19 ha nuovamente messo al centro del dibattito pubblico la scienza, riassegnandole il ruolo che le spetta, ovvero quello di risorsa al servizio dei decisori politici.Il messaggio di Aissa, sottoscritto dai presidenti delle ventidue società scientifiche affiliate e dai componenti del Consiglio di Presidenza, individua diversi profili di criticità in relazione ai quali anche ASSALZOO ha manifestato nel recente passato le stesse preoccupazioni.Sono anni ormai che l’Italia ha perso terreno nei confronti degli altri Stati più avanzati, sia europei che extraeuropei, in termini di competitività delle produzioni agricole. Un gap tecnologico che può essere colmato solo potenziando l’innovazione e la ricerca, come spiega Aissa. Grazie alle ultime conquiste della scienza, come ad esempio le nuove biotecnologie, si possono rinnovare processi e prodotti, aumentare la sostenibilità con benefici soprattutto a livello ambientale, ridurre i costi di produzione, riorganizzare le filiere, financo tutelare il Made in Italy e le produzioni tradizionali del nostro Paese.L’integrazione dell’innovazione nei sistemi produttivi può inoltre dare un contributo determinante a una più razionale gestione delle risorse disponibili, riducendo gli sprechi e implementando modelli di economia circolare, di cui l’industria mangimistica è pioniera per vocazione attraverso l’impiego in alimentazione animale di tantissimi co-prodotti dell’industria alimentare.L’iniziativa di Aissa coincide, inoltre, con un momento particolare per il settore agroalimentare dell’UE, che deve affrontare due dossier chiave: una PAC fortemente influenzata dal Green Deal e dalla strategia Farm to Fork, e l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund. L’Italia si presenta con un sistema primario in affanno, che nel corso dell’emergenza ha manifestato tutte le sue criticità. Un settore con output domestico in calo e dipendente dall’estero per l’approvvigionamento di materie prime per circa il 60% del fabbisogno interno. Un gap per colmare il quale non è possibile fare a meno dell’innovazione che la ricerca scientifica può mettere a disposizione. ASSALZOO, pertanto, appoggia con forza e convinzione l’appello di Aissa di sostenere la ricerca per il recupero, strategico, della produzione primaria nazionale.

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Italiani alla ricerca di libertà, indipendenza, normalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Sembra proprio che tutto il mondo stia riscoprendo le due ruote: il mercato negli Usa è raddoppiato a marzo, gli ordini per le pieghevoli da pendolari sono quintuplicati ad aprile, Google ha registrato un aumento del 145% delle ricerche per “Best e-bikes”, e in Italia le vendite segnano un +60% rispetto al maggio dello scorso anno (ANCMA).Maggior sicurezza rispetto ai mezzi pubblici, scelta sostenibile o voglia di libertà. Cosa rappresenta la bicicletta per gli italiani al giorno d’oggi?Lo rivela un sondaggio di Wilier Triestina, produttrice di biciclette sportive di alto livello e portavoce del Rebirth Movement, la filosofia di pensiero che esorta a cogliere questa opportunità di ricominciare nel modo giusto, con passione, ostinazione e più rispetto per noi stessi e l’ambiente in cui viviamo.Sicuramente per molti è un mezzo di trasporto smart e funzionale, che risolve problemi di parcheggio, consente di evitare il traffico e, soprattutto, permette di mantenere il distanzamento sociale (39%). La bici è anche uno strumento sportivo per allenarsi (22%): non dimentichiamo che il ciclismo è uno degli sport più amati dagli Italiani, con oltre 2 milioni di ciclisti praticanti (dati ISTAT). C’è poi chi (20%) lo ritiene solamente un diversivo per una passeggiata nel weekend, mentre altri (19%) ammettono di non averne ancora sfruttato il valore aggiunto negli spostamenti quotidiani.

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Il Recovery Fund non sottragga risorse alla ricerca europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Il Gruppo 2003 per la ricerca ha scritto oggi una lettera al premier Giuseppe Conte, reduce dall’incontro europeo per il programma di aiuti Next Generation EU per esprimere la preoccupazione che le risorse per i necessari aiuti agli Stati colpiti dalla pandemie non vengano sottratti alla ricerca. È questo infatti che si sta prospettando: parte dei 750 miliardi sono andati a incidere sul budget del nuovo Programma quadro europeo Horizon Europe (2021-27), che dai 120 miliardi di euro prospettati all’inizio sono diventati 80 miliardi, indebolendo fortemente la capacità di finanziamento su temi strategici come il cambiamento climatico, l’energia e la stessa salute. Anche i fondi prospettati dalla Commissione per aiutare la ricerca su covid – inizialmente fissata a 9,4 miliardi di euro – è diventata dopo una serie di tagli 1,7 miliardi di euro. A fare le spese del trasferimento al fondo salva-Stati è stato anche il Consiglio europeo della ricerca (CER) unico e fondamentale ente in Europa che sostiene e finanzia la ricerca di base di qualità.“È più che mai necessario che a fronte di sforzi nazionali per allineare i sistemi della ricerca alla strategia europea, questa venga mantenuta nella sua ambizione, pena l’arretramento per i nostri centri e i nostri ricercatori – prosegue la lettera – In vista di un possibile utilizzo di parte dei fondi provenienti dall’Europa in favore di ricerca e innovazione, il Gruppo 2003 vuole ribadire la necessità di incardinare tali investimenti su un solido programma quadro teso a promuovere da un lato la ricerca e dall’altro il trasferimento tecnologico. Solo così si riuscirà a centrare l’obiettivo della ripresa economica e civile, evitando di convogliare i fondi in operazioni di assistenzialismo fini a se stesse”.“La ricerca non è una spesa, ma un investimento necessario per l’innovazione e per avere prodotti ad alto valore aggiunto”, aggiunge Silvio Garattini, a sua volta socio del Gruppo 2003. “L’investimento in ricerca permette una occupazione superiore ad altri tipi di investimenti. Per ogni miliardo/anno si realizzano 9.000 posti di lavoro”. Nella lettera, gli scienziati del Gruppo 2003 chiedono un incontro con il primo ministro per sostanziare le proprie proposte per rimettere la ricerca scientifica al centro dello sviluppo del Paese e per far sì che il presidente del consiglio possa sostenere queste istanze a livello della Commissione Europea.

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Te lo leggo negli occhi!

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Un nuovo studio italiano, coordinato da un team di ricerca del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, ha osservato l’influenza che volti e parole della politica possono avere sul comportamento morale degli elettori “indecisi”. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, sono stati ottenuti attraverso l’analisi del comportamento oculomotorio di un campione di persone prive di una convinzione ideologica precisa. Gli occhi non mentono perchè secondo alcuni sono lo specchio dell’anima. Dal movimento oculare è possibile capire se una persona mentirà o dirà la verità e ottenere anche informazioni utili sulle ragioni e sulle modalità dell’uno o dell’altro comportamento e sulle relative conseguenze.È quanto ha dimostrato il team di ricerca composto da Michael Schepisi, Giuseppina Porciello, Salvatore Maria Aglioti e Maria Serena Panasiti del Dipartimento di Psicologia della Sapienza in un nuovo lavoro pubblicato sulla rivista Scientific Reports. L’obiettivo generale dello studio è stato quello di indagare se la presentazione di stimoli politici di diversa natura (volti di politici vs. parole ideologiche) e associati a diverse ideologie (sinistra vs. destra) potesse influenzare la tendenza di persone politicamente indecise a mentire. Inoltre, attraverso la registrazione dei movimenti oculari dei partecipanti è stato possibile avere un indice attentivo in grado di predire il processo decisionale che porta a tale comportamento.Nello specifico, i risultati mostrano come alcune parole ideologiche (es. “condivisione”, “tolleranza”) possano essere utilizzate più efficacemente per veicolare messaggi che influiscono sul comportamento morale dei partecipanti, portandoli a mentire di più per l’interesse altrui e meno per quello personale. A queste conclusioni si è arrivati attraverso un esperimento nel quale ai partecipanti è stato chiesto di cimentarsi in un gioco di carte contro avversari dal differente status socioeconomico. In palio una ricompensa monetaria per ottenere la quale i giocatori potevano decidere se mentire o dire la verità ai loro avversari riguardo all’esito del gioco. “L’analisi dei movimenti oculari dei partecipanti – spiega Michael Schepisi della Sapienza, primo autore del lavoro – ha inoltre evidenziato come gli stimoli ideologici avessero influenzato le loro decisioni durante il gioco spostandone il focus attentivo: in seguito all’esposizione di stimoli di sinistra i partecipanti tendevano a prestare più attenzione alle informazioni relative allo status dei propri avversari che al risultato del gioco, condizionando i successivi comportamenti e il contatto oculare a seconda della posizione socioeconomica degli avversari stessi”.I ricercatori hanno visto che i partecipanti modellavano il loro comportamento mentendo meno agli avversari di basso status, ossia quelli percepiti come probabilmente più “deboli”. Inoltre, dopo aver mentito, i partecipanti tendevano a distogliere lo sguardo dagli avversari di alto status e a mantenerlo verso quelli di basso status. “I risultati del nostro studio, che rientra nel progetto ERC Advanced Grant eHONESTY, – conclude Salvatore Maria Aglioti – offrono nuove evidenze circa il modo in cui un priming ideologico puo’ influenzare il processo decisionale di tipo morale e suggeriscono come il comportamento oculomotorio possa fornire informazioni cruciali su come questo processo abbia luogo”.

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Immobiliare.it lancia la nuova ricerca per tempo di tragitto

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

“Location, location, location” è sempre stato il mantra del mercato immobiliare: l’aspetto più importante per chi vuole comprare o affittare una casa è spesso il luogo in cui si trova l’immobile. Ogni utente però ha un modo diverso di cercare il proprio immobile, ad esempio alcune persone preferiscono digitare il nome della zona mentre altre preferiscono visualizzare i quartieri sulla mappa. Per questo motivo Immobiliare.it (www.immobiliare.it), portale di annunci immobiliari leader in Italia, dopo aver introdotto già nel 2012 il disegno dell’area di ricerca su mappa, ha ora lanciato una serie di novità che si adattano alle diverse esigenze degli utenti. Tra queste, la nuova ricerca per tempo di tragitto che permette di cercare casa a 10, 20, 30 o 45 minuti in auto, in bici o a piedi da un punto selezionato, in genere l’area in cui si desidera abitare o il luogo di lavoro. Una volta scelto il mezzo di trasporto e il tempo di percorrenza, l’utente potrà vedere direttamente sulla mappa l’area che include tutti i punti raggiungibili in base ai parametri impostati. Non solo, gli utenti possono ora cercare immobili situati nei pressi di una o più fermate metro (quasi 300 nelle principali città d’Italia) oppure su tutte le fermate di una determinata linea metropolitana, la più comoda per i loro spostamenti. Le grandi città italiane sono state suddivise in più di 4.000 quartieri e zone per poter garantire agli utenti di trovare con precisione solo gli annunci nell’area di loro interesse. «Dopo il lancio della ricerca su mappa, in questi anni abbiamo approfondito con i nostri utenti e con gli agenti immobiliari con cui collaboriamo le modalità di definizione del luogo nella ricerca immobiliare – dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Abbiamo capito che il processo si basa su esigenze che variano da persona a persona e che possono cambiare anche nel corso della vita dello stesso utente. Ad esempio, quando si è giovani e si cerca un immobile in affitto è più facile che si prediliga la vicinanza alla metro, mentre quando si ha una famiglia e si compra una casa per un periodo più lungo si cerca di capire quali servizi si riescono a raggiungere in dieci minuti a piedi. Noi vogliamo dare ai nostri utenti la possibilità di scegliere nel modo in cui preferiscono il luogo ideale in cui vivere».La nuova modalità di ricerca è stata sviluppata interamente dal team tecnologico di Immobiliare.it durante il lockdown, incluso l’algoritmo che definisce l’area coperta da una persona a piedi, in bici o in auto, tenendo in considerazione sia la presenza su base statistica di traffico sia i dislivelli presenti sul percorso. Il lockdown ha ulteriormente accelerato la digitalizzazione della ricerca immobiliare, in particolare a seguito delle esigenze emerse quando non era più possibile prendere visione dal vivo degli immobili. Per questo, proprio a poche settimane dall’inizio delle misure restrittive dovute al Covid, Immobiliare.it ha rilasciato un nuovo Virtual Tour 3D che consente agli utenti di fare un giro virtuale dell’immobile spostandosi da una stanza all’altra attraverso le fotografie a 360 gradi in un’esperienza immersiva. Un’esigenza, quella di visualizzare le case a partire dal web, confermata dai dati che dimostrano che gli annunci dotati di questa funzione hanno ricevuto tra marzo e aprile 2020 quasi il 40% in più di visite rispetto agli annunci tradizionali con foto.

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Grandi successi per la ricerca Unicam

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Camerino. L’Università di Camerino persegue con sempre maggiore determinazione e scrupolo la qualità essenziale della ricerca, sia quella di base che applicata, mantenendo altissima l’attenzione ai problemi etici ed a quelli della sostenibilità ambientale, anche perché requisiti fondamentali per garantire alle studentesse ed agli studenti un’istruzione superiore attuale e di alto livello.
I gruppi di ricerca dell’Ateneo, supportati da una struttura tecnico-amministrativa rinnovata e rinforzata proprio nel corso degli ultimi due anni, svolgono un’azione intensa e continua volta ad acquisire le risorse necessarie a perseguire i propri obiettivi. Nel 2019 i finanziamenti per la ricerca sono incrementati del 30% rispetto all’anno precedente mentre quelli ottenuti nell’ambito di progetti europei sono quasi raddoppiati. Sempre nel 2019 l’Atene ha gestito 208 progetti di ricerca, di cui 11 progetti europei, 6 di cooperazione territoriale e 25 PRIN. Sono aumentati inoltre di circa il 15% anche i finanziamenti provenienti dalle imprese per contratti di ricerca, segno che anche il mondo imprenditoriale riconosce la qualità della ricerca dell’Ateneo.Tra gli ultimi successi, quello che conferma la leadership dell’Università di Camerino nel settore dei materiali innovativi: avrà infatti sede a Camerino il laboratorio denominato “Marche Applied Research Laboratory for Innovative Composites” (acronimo: MARLIC) annesso alla quarta piattaforma della Regione Marche nell’ambito della “Manifattura sostenibile: eco-sostenibilità di prodotti e processi per nuovi materiali e de-manufacturing”. Si tratta dell’ultima piattaforma tecnologica promossa dalla Regione per la ricerca e l’innovazione all’interno della smart specialisation. La Regione Marche ha infatti avviato in questi giorni il progetto, che vede Unicam come partner scientifico più rilevante e coordinatore del programma di investimento. Il Laboratorio MARLIC, di cui è responsabile il prof. Enrico Marcantoni, rappresenta un laboratorio di ricerca applicata, un polo di eccellenza, di riferimento sia a livello nazionale che internazionale, per lo sviluppo di tecnologie innovative per la creazione di nuovi materiali, con particolare attenzione all’utilizzo di materiali bio e all’approccio alla circolarità dell’uso e del riuso delle materie prime e di scarto, che metterà in sinergia le competenze di tutti gli enti di ricerca e delle imprese coinvolte.
21 imprese e 5 organismi di ricerca lavoreranno infatti insieme, collaborando su attività indirizzate al sostegno del sistema industriale marchigiano per la modernizzazione e la diversificazione dei prodotti e dei processi produttivi, incrementando l’innovazione ed il trasferimento tecnologico a beneficio delle realtà imprenditoriali. La partnership è guidata dall’azienda HP Composites ed il Laboratorio avrà sede a Camerino.
In questo particolare momento, poi, l’Università di Camerino ha messo e sta mettendo in campo numerose attività nel campo della ricerca scientifica volte a fronteggiare l’emergenza Coronavirus, tra cui l’allestimento del laboratorio U-TYM – UNICAM Tests Your Masks, per effettuare il servizio di test delle mascherine chirurgiche alle imprese manifatturiere che producono il dispositivo e alla attività di supporto alle aziende del territorio che hanno intenzione di produrre e mettere in commercio prodotti igienizzanti per mani e/o superfici. L’attività è effettuata presso il Laboratorio di Microbiologia ed è coordinata dal prof. Luca Agostino Vitali, docente della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria
Anche in seguito alle numerose richieste da parte del mondo imprenditoriale e produttivo, l’Università di Camerino ha quindi costituito un laboratorio per eseguire alcuni dei test su mascherine chirurgiche previsti dalla normativa. I risultati di tali test, quando positivi, unitamente alla presenza degli ulteriori requisiti necessari dalle disposizioni normative e regolamentari, permettono, alle aziende di trasmettere domanda in autocertificazione all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per il rilascio del nulla osta alla produzione e alla commercializzazione secondo quanto previsto dal D.Lgs n.18 del 17 Marzo 2020.
“Sostengo da sempre – ha sottolineato il Rettore Unicam prof. Claudio Pettinari – che l’innovazione tecnologica che si produce nei laboratori universitari debba essere messa a disposizione del territorio, in ogni sua forma; questo è uno dei principi della Terza Missione degli Atenei e questa volta abbiamo voluto declinarla in una azione concreta a beneficio della collettività e della salute pubblica. Abbiamo fatto con orgoglio un grande sforzo per implementare la strumentazione a disposizione nei nostri laboratori e ringrazio i colleghi docenti e ricercatori che si sono subito resi disponibili per effettuare i test”.
Per avere tutte le informazioni sulle attività di ricerca Unicam nell’ambito del Covid-19 e per eventuali richieste di collaborazione, l’Ateneo ha attivato la pagina https://aripro.unicam.it/content/laboratorio-di-certificazione-delle-mascherine nonché la casella mail covidresearch@unicam.it, alla quale si può scrivere per avere un primo contatto ed essere indirizzati dall’Area Ricerca, Trasferimento tecnologico e Gestione progetti di Unicam agli interlocutori giusti.

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Covid19: la ricerca Bocconi su impatto economico, sociale, legale e sistema sanitario

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

Online l’ultimo numero della rivista viaSarfatti25, il mensile dell’Università, interamente dedicato agli studi del Covid Crisis Lab, il neonato laboratorio che indaga gli impatti del virus. 50 i professori coinvolti. Un numero speciale interamente dedicato alla ricerca e agli studi sul Covid19 prodotti dalla Bocconi: è l’ultimo numero del mensile dell’Università, viaSarfatti25, online da oggi. L’edizione speciale del magazine raccoglie infatti tutta la prima produzione del nuovo Covid Crisis Lab, il Laboratorio di ricerca nato durante la pandemia per studiare gli impatti del virus sulla Sanità, sulla società, sull’economia, la finanza e le imprese e sul sistema legale. Oltre 50 i ricercatori della Bocconi coinvolti nelle 74 pagine del numero, tra economisti, demografi, scienziati politici, studiosi di computer science, esperti di economia della sanità e di salute globale, storici, studiosi di finanza, di economia di genere, di diritto, di strategia aziendale, di economia del lavoro e di marketing.Tra le ricerche raccontate in questa edizione speciale, si va dalle analisi del caso Lombardia (Alessia Melegaro) e del reale tasso di mortalità nelle regioni italiane (Elio Borgonovi e Ilaria Capua), a quelle sull’impatto delle relazioni sociali e dei contatti intergenerazionali nella diffusione della malattia (Nicoletta Balbo); dalla reazione dei mercati finanziari alle notizie sulla pandemia su Twitter (Mariano Max Croce), all’impatto sull’aspettativa di vita (Simone Ghislandi). O ancora, dall’analisi statistica dell’efficacia delle misure di distanziamento (Emanuele Borgonovo), alle attitudini della popolazione verso il governo durante il lockdown (Arnstein Aassve); dall’impatto dello smart working sulle dinamiche familiari (Paola Profeta), a quello del lockdown sull’inquinamento (Marco Percoco). E poi ancora le analisi degli impatti sul mercato del lavoro (Tito Boeri, Vincenzo Galasso e Thomas Le Barbanchon), i costi del distanziamento sociale (Basile Grassi e Julien Sauvagnat), gli studi sulla reazione della legislazione alla novità della pandemia (Pietro Sirena, Arianna Vedaschi e Oreste Pollicino), fino all’analisi della propensione del pubblico verso le visite virtuali dei musei (Anastasia Nanni) e l’analisi delle reazioni della popolazione nel rapporto tra misure restrittive e norme liberali (Catherine De Vries).

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Presentazione del volume “I Centri di Ricerca del CREA”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

Roma. A cura di Carlo Gaudio (subcommissario CREA con delega all’attività scientifica), che si terrà venerdì 3 luglio, a partire dalle ore 12, in presenza ed in streaming, presso la sede centrale del CREA, in via Po 14 Roma. La pubblicazione permette di scoprire, Centro per Centro, la ricchezza di istituti, conoscenze, mezzi tecnici e professionalità che il più importante Ente italiano di ricerca sull’agroalimentare mette a disposizione per il progresso della nostra agricoltura.
Alla presenza del Commissario Gian Luca Calvi e del subcommissario Massimo Baragani, il prof. Carlo Gaudio ne discuterà con il pubblico presente e collegato.

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Nuova era della ricerca farmacologica

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

“I farmaci multispecifici – o multi-target – sono identificabili come la nuova frontiera dell’innovazione biofarmaceutica”. Lo riconosce l’autorevole rivista scientifica Nature in un articolo pubblicato ad aprile e realizzato da Raymond Deshaies, Ph.D., Senior Vicepresident della Ricerca Globale di Amgen.Nell’articolo, Deshaies, a partire da un’analisi delle principali classi di farmaci multispecifici e del loro meccanismo d’azione, offre non solo una prospettiva su quanto il futuro riserva, ma passa anche in rassegna le sfide che devono essere affrontate – e superate – per trasformare in realtà questa innovativa strategia di ricerca. A differenza dei farmaci “convenzionali” che vanno a colpire un bersaglio specifico della patologia, adattandosi come una chiave su una serratura, i farmaci multispecifici sono progettati per avere meccanismi d’azione innovativi. Un esempio è rappresentato dai farmaci multispecifici con meccanismo di induzione di prossimità: agiscono come “intermediari molecolari” attivando meccanismi biologici specifici per combattere la malattia.
Sono numerosi i meccanismi naturali che i farmaci di induzione di prossimità, possono attivare: da una parte si legano alla proteina bersaglio causa della patologia, dall’altra attivano una cellula o un enzima (effettore) innescando una risposta biologica. Se associati al bersaglio corretto, possono essere progettati per essere versatili su diverse patologie.In questo ambito, Amgen è in prima linea con l’innovativa piattaforma di induzione di prossimità (IPP), la tecnologia che permette lo sviluppo di farmaci multispecifici “intermediari” in grado di agire potenzialmente sull’85% delle proteine, causa di malattia, che ​​attualmente sono considerate “non colpibili (o modulabili) farmacologicamente”. In particolare, Amgen si è specializzata nella piattaforma Bispecific Engager (BiTE®): le molecole BiTE® sono anticorpi bispecifici che agiscono attraverso l’attivazione di vicinanza tra le cellule e, nello specifico, promuovono l’avvicinamento dei linfociti T, i killer più potenti nel sistema immunitario, alle cellule tumorali, facendo in modo che i linfociti T riconoscano le cellule maligne e, di conseguenza, le distruggano. Già approvati e disponibili nel trattamento della leucemia linfoblastica acuta (LLA), gli anticorpi bispecifici BiTE® sono attualmente allo studio per diversi altri tumori, sia ematologici sia solidi. Tra questi, anche neoplasie particolarmente aggressive e difficili da trattare, come il mieloma multiplo, il tumore alla prostata, il glioblastoma e il carcinoma polmonare a piccole cellule. Circa i 2/3 delle molecole presenti nella pipeline di Amgen in Fase 1 sono farmaci multispecifici.Amgen continua a studiare nuove aree di applicazione dell’induzione della prossimità, tra cui PROTAC® (proteasi chimeriche per bersagli specifici): si tratta di molecole che fanno leva sulle attività enzimatiche – e dunque sulla loro velocità – per colpire proteine ​​non gradite o mutate. Questo ne consente la degradazione da parte di un sistema molecolare fisiologicamente presente nelle cellule chiamato proteasoma. È possibile visitare http://www.AmgenScience.com

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Innovazione e ricerca in Neuroscienze: prospettive future

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

In Europa, circa 179 milioni di cittadini vivono, o hanno esperienza nella loro vita, con una patologia cerebrale, ed è stato calcolato che le patologie del SNC rappresentano circa il 45% del bilancio sanitario annuale in Europa, per un totale di circa 800 miliardi di euro all’anno (Gustavsson A. et al., 2011; Di Luca M. and Olesen J., 2014).Questo costo non tiene ovviamente in considerazione, né lo potrebbe, tutte le conseguenze che queste patologie hanno non solo per il paziente, ma per l’ambiente e per coloro che lo circondano e se ne prendono cura, del tempo dedicato all’assistenza e alla conseguente assenza dalla partecipazione attiva e produttiva alla società. Questi costi di impatto socio-economico, che comunque fanno riflettere, riassumono semplicemente l’onere economico, trascurando l’impatto sociale ed emotivo.Altri aspetti contribuiscono ad aumentare la complessità di questo quadro. Con l’aumento dell’aspettativa di vita e l’invecchiamento della popolazione in Europa, la prevalenza dei più comuni disturbi neurologici e psichiatrici aumenterà notevolmente (Morris et al., 2015).C’è solo una risposta a queste osservazioni: concentrare i nostri sforzi sull’aumento della nostra comprensione del cervello e dei suoi disturbi attraverso scoperte e progressi nelle neuroscienze di base. Monica Di Luca Università degli Studi di Milano e Presidente European Brain Concil. (fonte quaderni della Sif – Società Italiana di Farmacologia – numero 1 maggio 2020 numero speciale)

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Ricerca sulla sclerosi multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

“Negli ultimi sette anni sono stati fatti enormi progressi nell’ambito della ricerca sulla sclerosi multipla, che si sono tradotti in risultati concreti e in terapie che ormai possiamo considerare numerose, perche’ oggi abbiamo veramente diversi farmaci a disposizione con i quali possiamo trattare le persone con sclerosi multipla. Ma rimangono ancora due problemi aperti: il primo e’ quello di individuare la causa della malattia, perche’ abbiamo tutta una serie di terapie che riescono ad avere sulla sclerosi multipla un buono o discreto controllo, ma se poi quella terapia la si smette ovviamente la malattia riprende. Le persone con SM sono quindi costrette a prendere questi farmaci per tutta la vita e questo a lungo andare non e’ piacevole”. Cosi’ Marco Salvetti, direttore del Centro di Neurologia e terapie sperimentali dell’Universita’ Sapienza di Roma e membro del Comitato scientifico della FISM (Fondazione dell’Associazione italiana Sclerosi Multipla), interpellato dall’agenzia Dire sullo stato della ricerca sulla sclerosi
multipla, in occasione della settimana nazionale in corso dedicata alla malattia (in programma fino a domenica). “Il secondo problema- ha proseguito Salvetti- e’ dare risposte alle persone che hanno una malattia in fase avanzata o progressiva, perche’ le terapie a disposizione sono tutte fondamentalmente preventive e noi dobbiamo darle prima che insorga la disabilita o un danno neurologico che non e’ reversibile. Pero’ ormai ci sono tante persone che questo danno neurologico lo hanno subito oppure sono entrate in una fase di lenta progressione della malattia. E a queste persone dobbiamo dare risposte, perche’ per loro non ci sono cure. Anche se recentemente alcuni farmaci stanno iniziando a mostrare una leggera efficacia, sicuramente non sono ancora la risposta che le persone con forme progressive di sclerosi multipla attendono”. In questo ambito, ha quindi ricordato l’esperto, ci sono iniziative “molto importanti di coordinamento mondiale nella ricerca, fondamentalmente capitanate e coordinate dall’AISM insieme alle associazioni di Stati Uniti, Regno Unito e Canada, a cui si sono via via unite anche tutte le altre nazioni per cercare di
focalizzare la ricerca e di finanziare grandi progetti che possano portare a qualche cura che fermi la progressione della malattia o addirittura, nella migliore delle ipotesi, anche cercare di far tornare indietro il danno che ormai si e’
generato”. Intanto oggi l’AISM ha organizzato un live webcast proprio sulla sclerosi multipla e la ricerca scientifica. Un tema molto
importante che e’ stato toccato- ha fatto sapere Salvetti- e’ stato quello della trasversalita’ della ricerca. Lo abbiamo visto
con questa pandemia: aver generato molto presto dei dati, grazie al coordinamento che c’e’ tra i centri dell’AISM e tra tutti i centri di sclerosi multipla italiani ha permesso di fornire in tempi molto rapidi i dati allo comunita’ scientifica e a quella dei pazienti sugli eventuali rischi delle terapie. Fare ricerca trasversale tra diverse malattie implica una rivoluzione non solo nella mentalita’ dei ricercatori ma anche in quella di chi finanzia la ricerca o raccoglie fondi per la ricerca su una malattia, perche’ deve essere pronto eventualmente ad investire anche su un’altra malattia o su altre malattie- ha concluso- nel caso in cui si intravedano delle sinergie”. (fonte: Agenzia Dire)

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Dall’11 giugno in libreria il nuovo romanzo di Giuseppe Aloe

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

Un romanzo sulla ricerca di sé. Una riflessione sulla condizione umana, sospesa tra normalità e follia «Una volta ero Flesherman. Per la verità lo sono ancora. Ma una parte di me sta franando in me stesso»Capita così di rado che un breve giro di frasi ci faccia comprendere di avere di fronte un grande romanzo. Con un suono e un ritmo inconfondibili, che appartengono solo ai veri classici.
All’incrocio tra realtà, illuminazione e delirio, Aloe continua ad indagare a fondo la condizione umana, e il labile confine tra normalità e follia. «Lettere alla moglie di Hagenbach», suo sesto romanzo, prosegue nella scia dei precedenti tra i quali, il più noto, La logica del desiderio, finalista al Premio Strega 2012.Al professor Flesherman, criminologo di fama internazionale, viene diagnosticata una forma incipiente di demenza senile che, secondo gli esperti, sfocerà progressivamente nel morbo di Alzheimer. A Berlino, dove si reca su invito di un collega dopo il ritrovamento di un cadavere che potrebbe essere quello di Rosa Luxemburg, apprende la notizia della scomparsa del noto scrittore Hagenbach.Cercare Hagenbach, allora, diventa una necessità improrogabile. Le lettere che questi scrive alla moglie Dora, affetta da Alzheimer in stato ultimativo, gli sembrano pensate e scritte anche per lui. Da qui l’ossessione di mettersi sulle tracce di Hagenbach, come per tentare di trattenere i pezzi di quel mondo che lui sente precipitare.Tra rimandi biografici, immagini potenti e metafore letterarie, Aloe affronta il tema della progressiva perdita di se stessi, creando un intreccio ben congegnato di elementi strutturali e stilistici che attingono alla tradizione mitteleuropea e approdano – tra i lividi bagliori del Baltico e gli accecanti riverberi del Mediterraneo – a una vera e propria detective story.In un crescendo di visioni e di distacchi dalla realtà, dovuti al peggioramento del suo stato, Flesherman traccia il senso di straniamento e di dissociazione della propria esistenza, nella consapevolezza che la vita è un viaggio che va comunque affrontato, anche quando conduce verso l’ignoto. La ricerca di Flesherman è quella di una possibile via quando quella già indicata sembra svanire giorno dopo giorno, un cammino verso i limiti della nostra coscienza che appaiono come una terra nuova, in cui i punti di riferimento si confondono, apparendo ed eclissandosi come in un gioco beffardo. Con Lettere alla moglie di Hagenbach Aloe affida al mistero della parola il compito arduo, e forse velleitario, di condurre alla salvezza. Un romanzo che non smetterà, così facilmente, di farsi leggere…

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COVID-19: la ricerca a livello mondiale punta soprattutto sugli antimalarici

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2020

A distanza di poche settimane dal lancio dell’applicazione di intelligenza artificiale Clinical Research Navigator (CRN) a supporto della ricerca sul COVID-19, Expert System ha analizzato circa 620.000 studi clinici pubblicati in tutto il mondo, compresi più di 1.700 studi focalizzati sul Coronavirus. Dallo screening condotto emerge con chiarezza il quadro di priorità che si è data la ricerca clinica nel contrastare il virus. Sono gli antimalarici, come l’idrossiclorochina, i farmaci su cui si è finora concentrato il numero maggiore di studi clinici, pari al 20% del totale. Seguono gli antivirali (13% degli studi), fra cui il farmaco più noto è il Remdesivir. Quindi, gli agenti antineoplastici e immunomodulatori, con il 10% di studi attualmente attivi, gli antibiotici (7%), i farmaci con corticosteroidi (6%) e, infine, anticoagulanti e antiaggreganti, che rappresentano il 4% degli studi. Il 3% degli studi è inoltre dedicato all’analisi del plasma di coloro che sono guariti dal virus con l’obiettivo di verificare gli effetti del trasferimento di anticorpi in soggetti contagiati.A livello geografico, il maggior numero di studi è stato finora condotto negli Stati Uniti (19%, con più di 300 studi), seguiti da Francia (16%), Spagna (9%), UK e Cina (6%). Per quanto riguarda l’Italia, i cui studi rappresentano attualmente circa il 5% del totale, emergono quelli condotti dalla società biofarmaceutica Gilead Sciences, dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma e dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Per quanto riguarda le ricerche relative alla scoperta del vaccino, la piattaforma registra ad oggi 30 studi clinici attivi, concentrati prevalentemente nel Regno Unito, in Cina e negli Stati Uniti. Questo numero aumenterà sicuramente nelle prossime settimane, quando molti dei progetti emergenti in tutto il mondo verranno aggiunti e registrati ufficialmente come studi clinici.
“Nell’attuale contesto della pandemia, lo scenario clinico sta cambiando molto rapidamente. È quindi fondamentale disporre di un quadro globale delle sperimentazioni in corso per supportare le attività di approfondimento e ricerca degli esperti”, ha dichiarato Walt Mayo, Expert System Group CEO. “La maggior parte delle ricerche è stata registrata fra marzo e aprile e, nelle ultime settimane, è cresciuto in modo esponenziale il numero degli studi clinici. Ma di là dai numeri, il messaggio che emerge dai dati attualmente a disposizione sulla nostra piattaforma è chiaro: “salvare vite”. La ricerca di una cura efficace nell’immediato sembra prevalere rispetto a quella nei confronti del vaccino. Darebbe, infatti, ai governanti di tutto il mondo la certezza di salvare la vita dei propri cittadini e maggior tranquillità nell’allentare il lockdown che sta compromettendo l’economia a livello globale.”
http://www.expertsystem.com/it

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Università e ricerca: Per la ripresa in arrivo 1,4 miliardi e l’assunzione di 4.000 ricercatori

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Nel decreto legge Rilancio, il Governo ha stanziato un finanziamento specifico per i comparti Università e Ricerca che prevede anche l’assunzione in ruolo di migliaia di nuovi ricercatori pure per gli enti di ricerca grazie ad ulteriori 250 milioni: l’iniziativa è stata confermata durante la conferenza stampa sul tema tenuta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Sono anche previsti “165 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario per allargare l’area no tax degli studenti, poi 40 milioni in più sulle borse di studio, 15 milioni per i dottorati, 62 milioni per l’Alta formazione musicale. Il Fondo per la ricerca First sale di 300 milioni.“Come Anief – dice il suo leader Marcello Pacifico – siamo convinti che occorra lavorare alacremente per la stabilizzazione dei precari con conseguente stop ai licenziamenti per non perdere professionalità acquisite. Come anche all’avvio della contrattazione per lo smartworkinge a garantire norme di sicurezza che in questo periodo di pericolo di contagio diventano prioritarie. Dopo lo stanziamento dei fondi mirati, bisogna anche provvedere alla programmazione pluriennale per l’immissione in ruolo dei 4.000 ricercatori e tecnici, dando la priorità a chi è in lista di attesa da lungo tempo. Sull’Afam occorre puntare sulla sperimentazione e sul supporto degli studenti e del personale per l’acquisto degli strumenti”.

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