Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

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Programma di Fondazione Amgen nella ricerca biomedica e biotecnologica

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

C’è tempo fino al 1° febbraio 2019 per candidarsi ad Amgen Scholars (www.AmgenScholars.com), iniziativa che consente agli studenti italiani delle facoltà medico-scientifiche di trascorrere, a partire dal prossimo agosto, due mesi presso i più prestigiosi istituti di ricerca europei, lavorando su progetti in campo biomedico e biotecnologico.Amgen Scholars è parte di un ampio programma che la Fondazione Amgen sostiene, a livello globale, per promuovere l’educazione scientifica tra le nuove generazioni, e che comprende Amgen Teach e Amgen Biotech Experience (ABE), riservati rispettivamente a insegnanti e studenti delle scuole superiori; per questi tre programmi solo nell’ultimo triennio sono stati stanziati in Italia circa 500mila euro.A fronte di un impegno globale fino ad oggi della Fondazione Amgen di oltre 150 milioni di dollari per questi tre programmi rivolti all’educazione scientifica.
Le richieste di partecipazione ad Amgen Scholars da parte degli studenti italiani sono particolarmente numerose: nell’ultimo biennio sono state circa 100 e il nostro Paese si è posizionato tra i primi cinque in Europa per numero di candidature. Dal 2009 sono oltre 30 i giovani talenti italiani che hanno potuto prendere parte ad Amgen Scholars nelle università europee, ai quali se ne aggiungono due che hanno partecipato al programma in Istituti giapponesi. In Europa i nostri ragazzi possono essere protagonisti di questa esperienza unica presso l’Università di Cambridge, la ETH di Zurigo, l’Istituto Pasteur di Parigi, il Karolinska Institutet di Solna (nei pressi di Stoccolma) e la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera.
Amgen Scholars ha le sue radici nella mission della Fondazione Amgen, quella cioè di ispirare la prossima generazione di innovatori promuovendo l’eccellenza nella formazione scientifica. Nel corso di 16 anni sono stati destinati al programma Amgen Scholars ben 74 milioni di dollari sviluppando la collaborazione con 24 tra le Istituzioni educative più importanti del mondo tra Stati Uniti, Europa, Asia, Australia e Canada, tra le quali la Harvard University di Cambridge (Massachusetts), il National Institutes of Health di Bethesda (Maryland), l’Università di Cambridge e la Stanford University di Stanford (California). Nell’immediato futuro, inoltre, entreranno a far parte del già prestigioso gruppo otto nuovi partner: Duke University di Durham (North Carolina), Johns Hopkins University di Baltimora (Maryland), National University di Singapore, Tsinghua University di Pechino, University di Melbourne, University di Toronto, University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas e Yale University di New Haven (Connecticut).Fin dal suo lancio il programma Amgen Scholars ha permesso a quasi 4.000 universitari – provenienti da 700 college e Università – di approfondire le proprie conoscenze e competenze. Quasi 900 di coloro che hanno completato gli studi accademici stanno attualmente perseguendo un diploma post-laurea e altri 280 hanno ottenuto un dottorato (Ph.D. o M.D.-Ph.D). Oltre 500 partecipanti hanno intrapreso una carriera in campo scientifico in ben 33 Paesi. Il 99% degli studenti, inoltre, ha affermato che il programma ha avuto influenza sul proprio orientamento accademico e/o professionale. Alcuni dei partecipanti al programma hanno iniziato ad assumere un peso crescente nel panorama accademico, industriale e governativo in tutto il mondo, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti, come la Rhodes Scholarship, il NIH Director’s New Innovator Award e una presenza nell’elenco di Forbes dei 30 Under 30 in Healthcare.Per ulteriori informazioni sul programma, o per inoltrare una domanda, visitare il sito http://www.AmgenScholars.com

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Sconfinare: Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove di Donatella Ferrario

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Il prossimo 22 ottobre uscirà in tutte le librerie per le Edizioni San Paolo Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove di Donatella Ferrario, giornalista, critica cinematografica e scrittrice.Il libro raccoglie alcune conversazioni dell’autrice con Antonia Arslan, Eugenio Borgna, Pap Khouma, Uliano Lucas, Claudio Magris, José Tolentino Mendonça, Paolo Rumiz, Abraham Yehoshia e un ricordo di Giorgio Pressburger.La prefazione è stata scritta da Furio Colombo, mentre la postfazione è di Nello Scavo.«Questa è la storia di un viaggio. Come tutti i viaggi è nato da un’idea: la voglia di esplorare un luogo in cui si è stati e in cui ci si trova ogni giorno, in cui pare di muoversi a proprio agio, di conoscerne strade e scorciatoie. Un luogo tanto comune a tutti da divenire insignificante, in senso etimologico. Il confine». Un libro di sguardi e conversazioni sul tema del confine come luogo di incontro/scontro, di attraversamento, in senso non solo geografico ma anche linguistico, ideologico, generazionale e culturale, un dialogo aperto su temi come identità, appartenenza, limite. Un romanzo in veste di saggio per mostrare come i significati non si trovino nell’eclatante ma, al contrario, nelle piccole cose, nei moti dell’animo che hanno segnato le tante vite qui chiamate a raccolta. Donatella Ferrario, Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove, Edizioni San Paolo 2018, pp. 224, euro 16,00.

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Ricerca di soluzioni alle morti nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

In vista dell’incontro di questa settimana dei Capi di stato e di governo dell’Unione Europea, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni, lanciano un appello congiunto ai leader europei affinché adottino misure urgenti per far fronte alla situazione delle morti nel Mar Mediterraneo, che quest’anno hanno raggiunto un tasso record.I leader delle due organizzazioni richiamano l’attenzione sul fatto che in alcuni Paesi il dibattito politico su rifugiati e migranti, in particolare coloro che arrivano via mare, ha raggiunto livelli di tensione pericolosamente alti, nonostante gli arrivi in Europa siano diminuiti. Lo scontro politico alimenta timori inutili, rendendo più difficile la collaborazione tra i Paesi e impedendo di compiere progressi nella ricerca di soluzioni.
“L’attuale tenore del dibattito politico – che ci dipinge un’Europa sotto assedio – non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici”.“I pericolosi flussi migratori illegali non sono nell’interesse di nessuno. Insieme dobbiamo investire di più per promuovere una migrazione regolare, potenziare la mobilità e l’integrazione per favorire la crescita e lo sviluppo a vantaggio delle due sponde del Mediterraneo”, ha dichiarato Antonio Vitorino, Direttore Generale dell’OIM.Dall’inizio dell’anno i decessi sono stati oltre 1.700: questo significa che il tasso di morti e dispersi durante le traversate nel Mar Mediterraneo è drasticamente aumentato. Solo nel mese di settembre, una persona su otto è morta o scomparsa nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale, in gran parte a causa di una riduzione nella capacità di ricerca e soccorso.Oltre alla necessità di migliorare la capacità di ricerca e soccorso, l’UNHCR e l’OIM hanno proposto un accordo regionale attuabile che renderebbe le operazioni di sbarco e accoglienza prevedibili e rapide.L’UNHCR e l’OIM sollecitano i leader europei a orientare le discussioni di questa settimana sulle soluzioni pratiche che vanno adottate con estrema urgenza e sulla necessità di garantire che le responsabilità siano debitamente condivise tra gli Stati europei. Allo stesso tempo, accogliamo con favore i progressi compiuti finora da alcuni Stati membri dell’UE per arrivare a una condivisione delle responsabilità nell’attuare soluzioni per la ricerca, il salvataggio e le operazioni successive allo sbarco di rifugiati e migranti.
L’UNHCR e l’IOM rammentano inoltre ai leader europei di rimanere concentrati sull’attuazione delle priorità già concordate in precedenza nella Dichiarazione politica e nel Piano d’azione di La Valletta, in cui gli Stati esprimevano profonda solidarietà nell’affrontare le cause primarie alla base dei flussi migratori forzati e irregolari, sostenendo al tempo stesso i Paesi che accolgono un gran numero di rifugiati e migranti.È inoltre necessario un sostegno maggiore e più efficace da parte dei leader dell’UE per lo sviluppo di soluzioni strutturali a lungo termine che possano migliorare le condizioni nei Paesi di origine e di transito, affinché le persone abbiano la possibilità di condurre una vita dignitosa.

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Gruppo 2003: “Ministro Bussetti, ecco cos’è per noi l’Agenzia nazionale per la ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

La proposta di istituire un’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica, sull’esempio di quanto esistente negli Stati Uniti e in tutti gli altri Paesi europei, è stata presentata dal Gruppo 2003 alcuni anni fa. La proposta tende a distinguere due momenti e due competenze, che oggi si sovrappongono e determinano confusione.
Competenza politica: quello della scelta delle priorità e dell’allocazione delle risorse, globali e per ciascun settore. Oggi ogni ministero ha a disposizione risorse economiche più o meno importanti che vengono destinate alla ricerca con modalità spesso poco trasparenti e senza alcun coordinamento. Sarebbe necessario che tutti questi rivoli convergano in un unico fondo governativo per la ricerca sotto il controllo della Presidenza del Consiglio.
Competenza esecutiva: spetterebbe all’Agenzia identificare le modalità con cui dare una risposta alle richieste del Governo, valutando l’appropriatezza delle risorse messe a disposizione per raggiungere gli obiettivi proposti e segnalando i punti di forza e di debolezza della ricerca nel Paese. L’Agenzia dovrebbe inoltre promuovere collaborazioni a livello internazionale e con le Regioni, che contribuiscono a finanziare la ricerca sul proprio territorio.
L’Agenzia non deve essere l’ennesimo ente che si aggiunge a quelli già esistenti ma una struttura agile, che risponde alla Presidenza del Consiglio, guidata da poche persone rappresentanti il mondo della ricerca, della tecnologia, della cultura e dell’industria; con un direttore e dipartimenti per grandi aree: ad esempio energia, ambiente, salute e così via. L’Agenzia dovrebbe comprendere una forte componente di ricerca di base a lungo termine e aree di natura più applicativa, in forte relazione fra loro.Compito dell’Agenzia dovrebbe essere la realizzazione di bandi di concorso, aperti a tutte le istituzioni che operano in campo scientifico nel Paese quali Università, Cnr e tutti gli altri enti di ricerca, Istituto Superiore di Sanità, Irccs, Fondazioni e altre organizzazioni pubbliche e private non-profit. E’ importante che l’assegnazione dei fondi avvenga con peer reviewinternazionali e site visitin armonia con ciò che avviene in tutti i Paesi europei.Solo in questo modo una Agenzia della ricerca potrà consentire alle organizzazioni scientifiche di programmare le loro attività di ricerca con fiducia, avendo certezze sui tempi dei bandi, sulla valutazione, la disponibilità e la continuità delle risorse. (Per il Gruppo 2003 Nicola Bellomo, Presidente)

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Ricerca LinkedIn sui livelli di soddisfazione professionale e personale

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

Secondo una nuova ricerca LinkedIn, i professionisti italiani vedono il successo come qualcosa di irrealizzabile. Il 38% non sa se riuscirà mai a raggiungerlo e solo il 15% di loro pensa di riuscire a ottenerlo nei prossimi cinque anni. Al 63% delle persone basterebbe riuscire a trovare un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata. Il 31% dei lavoratori del Belpaese inoltre vorrebbe che la società moderna attribuisse meno importanza al successo.Crisi economica, lavoro precario e futuro incerto. Scenari che i lavoratori di tutto il mondo stanno cercando di lasciarsi alle spalle, ma che allo stesso tempo rendono difficile definire cosa possa realmente significare oggi per un professionista la parola “successo”. Vera incognita 4.0, questa, che LinkedIn, la rete professionale online più grande del mondo, ha voluto indagare annunciando i risultati della sua nuova ricerca, “This Is Success”, dedicata a comprendere come, in un mondo iper-connesso, nel quale il time management acquisisce sempre di più un connotato di necessità, le nuove generazioni di lavoratori interpretino il concetto di raggiungere la propria soddisfazione personale e professionale.“In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, riuscire a emergere, farsi notare, ottenere risultati e magari venire anche premiati per il nostro lavoro, non è così semplice e scontato” ha dichiarato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn. “Spesso, infatti, i professionisti si trovano a dover affrontare momenti di grande insoddisfazione e a volte anche frustrazione. Secondo i nostri dati, questo, può portarli in molti casi a essere infelici o addirittura a deprimersi. Grazie a piattaforme come la nostra, però, questi talenti possono trovare ispirazione per cambiare il proprio futuro, ottenere migliori opportunità e imparare nuove cose per tornare a credere nei propri sogni”.
L’analisi, condotta da YouGov tra ottobre e novembre 2017, su un campione di oltre 18 mila intervistati presenti in 16 Paesi, tra cui anche Italia, Francia, Australia, Inghilterra, Stati Uniti e altri, ha rivelato come a livello globale la definizione di successo, nella maggior parte dei casi, corrisponda principalmente all’essere felici (73%), allo stare bene (70%) e al passare del tempo con la propria famiglia (56%), relegando quindi gli aspetti più propriamente collegati all’ambiente lavorativo, come ottenere promozioni (39%), avere uno stipendio a sei zeri (24%), ricevere un aumento (21%) o guadagnare più dei propri amici (11%), nelle ultime posizioni della classifica.Un aspetto questo che sottolinea come in tutto il mondo, ormai, i lavoratori stiano abbandonando sempre di più l’idea, anni ’80 e ’90, che faceva corrispondere l’apice del proprio successo con la propria posizione professionale, spostando il focus su aspetti più importanti della sfera personale di ognuno. In Italia, in modo particolare, gli oltre mille lavoratori intervistati hanno confermato questa tendenza ponendo, però, lo stare bene al primo posto nella loro definizione di successo (69%), seguito dall’essere felici (67%) e dall’avere un buon equilibrio tra vita privata e professionale (53%). In fondo a questa speciale classifica gli italiani hanno poi inserito nelle ultime posizioni il guadagnare più dei propri amici (4%) e ottenere un aumento (13%). A dimostrazione di come questi aspetti abbiano un impatto sempre minore sulla soddisfazione dei professionisti moderni, decisamente più interessati alla ricerca della felicità.

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Consiglio europeo della ricerca stanzia nuovi fondi per gli scienziati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’UE continua ad adoperarsi per il successo della ricerca europea all’avanguardia su scala mondiale. Oggi il Consiglio europeo della ricerca (CER) ha concesso a 50 titolari di sovvenzioni CER un finanziamento supplementare, per un massimo di 150 000 euro ciascuno, per testare il potenziale commerciale o sociale dei loro progetti originali.Il Commissario per la Ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas ha dichiarato: “Le sovvenzioni di oggi dimostrano come sia possibile trasformare la scienza di eccellenza in innovazioni pratiche a vantaggio di tutti. Investire nella ricerca e nell’innovazione significa investire nel futuro dell’UE. Per questo motivo abbiamo ritenuto di dover essere più ambiziosi e abbiamo proposto di istituire Orizzonte Europa, il nuovo programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione, con un finanziamento senza precedenti di 100 miliardi di euro, e il Consiglio europeo per l’innovazione.” Le sovvenzioni per la verifica teorica (proof of concept) del CER assegnate oggi aiutano i ricercatori a esplorare nuove opportunità commerciali, a compilare le domande di brevetto o a verificare l’attuabilità delle loro ricerche scientifiche e sostengono la ricerca in diversi ambiti. Tra i progetti destinatari dei fondi, uno si propone di svelare come funzionano gli algoritmi dei social media, un altro di sviluppare test con gli organoidi per il cancro ad uno stadio avanzato e un terzo di produrre batterie a basto costo più ecologiche. Le sovvenzioni, concesse tre volte l’anno, rientrano in Orizzonte 2020, il programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

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Seeds&Chips annuncia l’edizione Australiana in collaborazione con lo Stato di Victoria

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Seeds&Chips, The Global Food Innovation Summit, evento di riferimento a livello mondiale per il settore dell’innovazione della filiera agroalimentare, sigla la partnership con il Governo dello Stato di Victoria e Food + Wine Victoria, organizzazione no-profit che promuove il progresso dell’industria agroalimentare e vinicola dello Stato australiano attraverso iniziative e campagne annuali, tra queste, l’acclamato Melbourne Food & Wine Festival (MFWF).Nasce dunque Global Table, nuovo fulcro di idee, tavole rotonde, speech, dibattiti ed esposizioni in collaborazione con Seeds&Chips. L’evento, che si terrà a Melbourne a settembre 2019, rientrerà infatti nell’iniziativa Taste Victoria voluta dalle Autorità governative dello Stato di Victoria per supportare e promuovere a livello globale ricerca, sviluppo e innovazione nei settori Agriculture, Food e Beverage e favorire nuove opportunità di incontro e di business.
La partnership tra Seeds&Chips e Food + Wine Victoria si focalizzerà proprio sulla realizzazione di un evento internazionale incentrato sull’innovazione nell’agrifood che mira ad essere il punto di riferimento per la food innovation non solo in Australia ma in tutto il sud est asiatico con conferenze, dibattiti, forum, workshop, business meeting e premiazioni per parlare di cibo e innovazione a 360°.Dopo la presenza, insieme a Specialty Food, a Fancy Food Show di New York e San Francisco e l’annuncio della nuova sede sempre a San Francisco, Seeds&Chips rappresenterà con orgoglio l’Italia anche nel continente australiano portando con sé l’eredità di Expo Milano 2015 e tutta l’esperienza maturata nelle ultime quattro edizioni del Summit. L’Australia, come gli Stati Uniti, rappresenta infatti un partner fondamentale per il progresso del settore agroalimentare verso un food system globale sempre più sostenibile. All’annuncio potrebbero presto seguirne altri, di medesimo tenore internazionale, riguardanti Paesi strategici come Cina e Africa.

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Due dottorati di ricerca targati Unicam-INGV

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

Camerino La School of Advanced Studies di Unicam ha firmato un accordo con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per finanziare due borse di dottorato della durata di tre anni ciascuna sul tema “terremoto”. Con un costo complessivo di 120.000 euro, Unicam e INGV intendono sviluppare un progetto multidisciplinare che prevede la collaborazione di ricercatori con competenze geologiche, sismologiche e ingegneristiche. Sotto la supervisione del Prof. Emanuele Tondi, Responsabile della Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam, in collaborazione con altri Colleghi e Ricercatori, i due dottorandi svolgeranno tematiche di ricerca integrate per migliorare gli strumenti attualmente in uso per la prevenzione in ambito di terremoti, in particolare sull’informazione di base necessaria e relativa alla pericolosità sismica. La carta di pericolosità sismica attuale, costruita su base probabilistica ed indipendente dal tempo, non permette di valutare in maniera realistica il rischio sismico e quindi di predisporre in maniera prioritaria efficienti piani di emergenza ed una efficace riduzione della vulnerabilità delle opere antropiche.Il progetto ha l’ambizioso obiettivo di sviluppare strumenti innovativi per predire l’evoluzione di sequenze sismiche nello spazio e nel tempo e determinare il relativo grado di scuotimento del terreno. I risultati della ricerca potranno essere utilizzati per la definizione di nuove procedure di valutazione del rischio sismico sia con metodi probabilistici che deterministici, utili per l’implementazione di una strategia integrata avanzata per la riduzione dello stesso. L’area individuata per questo studio ricade immediatamente a nord della zona colpita dalla recente crisi sismica (Terremoto di Amatrice, Norcia, Visso del 2016, Mw max =6,5), è situata lungo la porzione assiale dell’Appennino centro-settentrionale ed è in parte interessata dalla ricostruzione post-sisma 2016. Questa zona risulta caratterizzata da un’intensa sismicità storica, tra cui il terremoto di Fabriano del 1741 (Mw 6.2), di Cagli del 1781 (Mw 6.4) e di Camerino del 1799 (Mw=6.2).

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Premiato il ricercatore italiano Alessandro Porchetta

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 settembre 2018

La ricerca italiana continua a dare segni evidenti di eccellenza anche nel campo delle scienze chimiche. A Liverpool all’autorevole European Young Chemists Awards è stato premiato un giovane ricercatore italiano di “Tor Vergata”, Alessandro Porchetta. Gli European Young Chemist Awards (EYCA), sponsorizzati anche dalla Società Chimica Italiana e dal Consiglio Nazionale dei Chimici, vengono assegnati ogni due anni durante il Congresso di Chimica EuChemS e hanno lo scopo di mostrare e riconoscere l’eccellente ricerca condotta da giovani scienziati.Le domande giunte da tutta Europa sono state esaminate da una giuria del VII Congresso europeo di chimica e, sulla base della loro valutazione, alcuni finalisti sono stati selezionati per tenere un discorso sulla loro ricerca alla Session Competition European Young Chemists Award. Nella sessione una giuria di tre giudici ha selezionato i vincitori del premio, tenendo conto dell’originalità della ricerca, nonchè la completezza e profondità di comprensione della stessa e della consapevolezza delle prospettive future.Alessandro Porchetta, vincitore del primo premio, si è particolarmente distinto per le sue ricerche concentrate principalmente sull’utilizzo di acidi nucleici per lo sviluppo di sensori e materiali innovativi con applicazioni in campo bio medico, in particolare nello sviluppo di nanodispositivi basati sui DNA/RNA per il rilevamento in tempo reale di anticorpi clinicamente rilevanti. “Sono molto contento del riconoscimento ricevuto che dimostra ancora una volta come, nonostante tutto, si possa fare ricerca di qualità anche in Italia. E’un premio – ribadisce Porchetta -che mi sento di condividere con tutti i giovani colleghi italiani ancora precari e con quegli scienziati all’estero ai quali non viene data la possibilità di rientrare per riportare in questo paese le conoscenze acquisite.”

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Ricerca: finanziamenti a giovani reumatologi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Assegnati anche questo anno i due finanziamenti per progetti di ricerca destinati ai giovani reumatologi messi in palio dalla FIRA ONLUS, la Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite. Il bando del 2017, che consiste in due assegni rispettivamente di 25.000 Euro, è stato vinto dal Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’Università di Firenze e dal Dipartimento di Medicina interna e Specialità mediche dell’Università Sapienza di Roma. “Non conosciamo ancora l’origine precisa di molte malattie reumatiche, ma è certo che hanno pesanti riflessi sulla qualità di vita dei malati – afferma il prof. Carlomaurizio Montecucco, Presidente di FIRA Onlus -. Non bisogna poi dimenticare che nei Paesi Occidentali rappresentano la prima causa di disabilità. Per questo la nostra Fondazione è da anni impegnata nel promuovere a 360 gradi la ricerca medico-scientifica contro queste gravi malattie. In particolare è per noi motivo di grande orgoglio aiutare i giovani medici a realizzare le loro intuizioni. E’ questo un modo anche per contribuire concretamente al rinnovamento generazionale della reumatologia italiana. I fondi elargiti serviranno per la messa a punto di ricerche mirate a produrre conoscenze innovative con impatto sulla trasferibilità dei risultati nella pratica clinica”. I titoli dei due progetti vincitori del bando sono: In Search for the pernchymal and vascular Features in SSc-ILD: How to address the Challenge of Quantitative Analysis of CT Images and Correlation with Clinical and Instrumental Data (presentato dall’Università di Firenze) ed Ex Vivo and in Vitro Effect of Tofacitinib on Autophagy, Apoptosis and Proliferation in lymphocytes from Rheumatoid Arthritis Patients (presentato dall’Università di Roma). Saranno realizzati con un finanziamento erogato da FIRA ONLUS grazie al contributo incondizionato di MSD Italia S.r.l.

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Riconoscimento per la ricerca Unicam

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Camerino. Il poster dal titolo “Mechanisms behind pyrethroid toxicity: involvement of epigenetic impairment in a progressive model of neurodegeneration induced by neonatal pesticide exposure”, presentato dalla Dott.ssa Laura Bordoni e coordinato dalla Prof. Rosita Gabbianelli della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute di Unicam, è stato premiato ieri nel corso della XV edizione del meeting annuale del NUGO, l’Associazione delle Università prestigiose che lavorano nell’ambito della nutrigenomica, organizzato dalla Newcastle University (U.K.)
Il meeting, organizzato dal prestigioso e storico network a cui afferiscono le eccellenze nel settore della nutrigenomica, ha conferito 4 premi di cui uno al lavoro svolto presso Unicam dal gruppo di ricerca che ha sviluppato un modello progressivo di Parkinson utile per valutare i meccanismi genetici ed epigenetici associati allo sviluppo del Parkinson idiopatico e per testare molecole attive atte a contrastare la neurodegenerazione dopaminergica.
Considerando il prestigio internazionale del NUGO, il premio ottenuto rappresenta un importante riconoscimento per Unicam.

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Ricerca in oncologia, Fda: meno placebo, studi più efficienti

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

In futuro l’uso del placebo in studi clinici oncologici potrebbe venire limitato a circostanze particolari. Questo quanto evidenziato da un documento della Food and drug admnistration rivolto alle aziende e per ora pubblicato come bozza, aperta a ricevere commenti e osservazioni.
Nel documento di linee guida proposte dall’ente di controllo statunitense viene raccomandato che gli studi clinici controllati randomizzati per il trattamento di neoplasie ematologiche e malattie oncologiche abbiano un disegno controllato con placebo solo in casi selezionati.
Nel caso in cui l’azienda volesse ugualmente inserire l’utilizzo di un gruppo di controllo placebo, la Fda richiede che sia inserito un razionale per la progettazione dello studio, e una descrizione dettagliata nel protocollo e nel piano di analisi statistica, della proposta per lo studio in cieco e in aperto.Le motivazioni della Fda sono di natura etica e anche pratica. Nel caso degli antitumorali, infatti, uno studio in doppio-cieco potrebbe creare problemi al malato: per esempio, far confondere i sintomi della malattia con gli effetti collaterali del farmaco. Per esempio – si legge nel documento Fda – «in uno studio di immunoterapia in cieco, un paziente incluso nel gruppo di controllo che sviluppa eventi avversi può ricevere trattamenti non necessari per la gestione di eventi avversi attribuiti erroneamente al farmaco sperimentale».A commento del documento, sul sito Fda, Scott Gottlieb, medico e commissario dell’Agenzia, precisa che «gli studi clinici prospetticamente randomizzati, controllati con placebo, sono spesso lo strumento più potente che abbiamo per rispondere a domande fondamentali sulla sicurezza e l’efficacia di nuovi prodotti medici. Ma è necessaria una maggiore efficienza, dal momento che gli studi clinici stanno diventando più costosi e complessi da amministrare. Inoltre, molti dei nuovi prodotti che ci viene chiesto di valutare non sono facilmente valutati utilizzando questi approcci tradizionali. Allo stesso tempo, nuove tecnologie e nuove fonti di dati e analisi rendono possibili approcci migliori». (Chiara Romeo – fonte farmacista33)

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Pompei: nuovi scavi e ricerche

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

A Pompei proseguono le attività di ricerca e di studio condotte in collaborazione con università italiane e straniere in città e nel suburbio. Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle fulloniche della Regio VI alla Necropoli di Porta Sarno, dalle botteghe di via dell’abbondanza nell’Insula VII, alla Casa del Leone presso l’Insula Occidentalis sono diverse le campagne di studio condotte dal Parco archeologico in collaborazione con l’Università Federico II o le concessioni come quelle dell’Università degli Studi di Genova, l’ École Française de Rome e l’Università di Rouen, la Universidad Europea de Valencia sotto la supervisione del Parco, nonché l’attività di scavo presso il sito di Civita Giuliana con il supporto della Procura della Repubblica di Torre Annunziata.
Le indagini di scavo del 2017 avevano portato alla luce due tratti murari posti in prossimità della Schola (tomba a esedra): il primo, una porzione di muro in grandi blocchi di tufo, rinvenuto dal Maiuri, l’altro un muro in opera incerta. Le indagini hanno analizzato il rapporto tra i due tratti murari rintracciati, per chiarirne la cronologia e contribuire a definire lo sviluppo delle mura urbane in questo tratto e la loro strutturazione nel corso del tempo. E’ molto probabile che questo settore del Foro Triangolare fosse interessato tra III e II secolo a.C. dalla presenza di un imponente sistema difensivo costituito da una struttura a doppia cortina e nucleo interno.Nell’ambito dello stesso progetto è stato condotto e concluso lo scavo al Tempio di Esculapio (Asclepio in greco), posto nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside, allo scopo di riesaminare la struttura dell’edificio per ricostruirne le fasi edilizie, dalla sua costruzione all’eruzione del 79 d.C.
L’evoluzione delle installazioni produttive e le produzioni tessili e dell’antica Pompei, sono, invece, oggetto del programma di ricerca “Spazi urbani di produzione e storia delle tecniche a Pompei e Delo” condotto dall’ École Française de Rome e dall’Università di Rouen sulle fulloniche e su una bottega della Regio VI, con l’obiettivo di comprendere il funzionamento dell’economia urbana attraverso le attività produttive di due città antiche.
Presso la necropoli di Porta Sarno, invece, durante uno scavo di emergenza del 1998-99 furono scoperte alcune tombe sannitiche e due recinti funerari romani. Quest’estate si è avviata la prima campagna del progetto di studio e indagine scientifica , oggetto della convenzione con il Colegio de Doctores y Licenciados de Valencia, la Universidad Europea de Valencia e l’Institut Valencià de restauració I Conservació sotto la direzione di R. Albiach e L. Alapont, finalizzata al restauro dei monumenti funerari e alla documentazione fotogrammetrica e planimetrica della necropoli.Gli scavi archeologici in alcune botteghe di Via dell’Abbondanza (in corrispondenza della Regio VII, Insula 14,) condotti dall’Università degli studi di Genova (coordinamento equipe universitaria prof. Silvia Pallecchi), hanno permesso il recupero di varie tipologie di materiali (ceramica, intonaci, metalli, reperti faunistici, malacofauna, monete, carporesti), utili per la comprensione di questi spazi e della loro articolazione in un periodo compreso tra il II sec. a.C. ed il 79 d.C. Lo studio, attualmente in corso, dei reperti qui ritrovati è preziosa fonte di informazione sugli aspetti della vita quotidiana, degli usi e costumi degli abitanti di Pompei.Presso l’Insula Occidentalis, un nuovo tratto del peristilio della Casa del Leone (VI 17, 25), è emerso nel corso delle recenti indagini condotte dal Parco, in collaborazione con l’ Università di Napoli Federico II, (coordinatore dell’equipe universitaria Prof. Luigi Cicala). L’area del peristilio, posta su uno dei terrazzamenti inferiori del complesso abitativo era, difatti, stata reinterrata dopo gli scavi borbonici. Oggi lo studio di tali ambienti e’ fondamentale, anche in funzione del progetto di musealizzazione del soprastante Laboratorio di Ricerche Applicate.Nel suburbio settentrionale dell’antica Pompei, in località Civita Giuliana, infine, il Parco Archeologico di Pompei ha ripreso gli scavi nell’area di una grande villa rustica oggetto di cunicoli clandestini intercettati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Gli scavi negli scorsi mesi hanno portato in luce cinque ambienti pertinenti al quartiere servile della villa. E’ stato possibile realizzare i calchi di due letti e per la prima volta, il calco integro di un cavallo, rinvenuto con gli elementi della bardatura nella stalla di fronte a una mangiatoia. L’intervento, da poco avviato in un’ottica di tutela del territorio, mira a completare lo scavo della stalla dove è stato rinvenuto l’equino, riportando in luce tutto l’ambiente e le murature perimetrali.

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Mostra alla ricerca di Stabia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Pompei Martedì, 31 LUGLIO ore 11,00 Antiquarium degli scavi di Pompei (ingresso Porta Marina)il Direttore Generale del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna illustrerà i reperti esposti, provenienti dai due siti.
“Alla ricerca di Stabia” è il titolo della mostra che inaugura all’Antiquarium di Pompei
Un percorso di conoscenza della storia dell’antica Stabiae attraverso le testimonianze lasciateci dai ritrovamenti dalla necropoli di Madonna delle Grazie, con le sue numerose sepolture e dal santuario extraurbano in località Privati connesso, come rivelano i reperti votivi rinvenuti, al mondo femminile, alla protezione della fertilità e delle nascite.
Due contesti di grande importanza per la ricostruzione delle dinamiche insediative del territorio stabiano e per le sue vicende storiche in epoca preromana.

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Mancano risorse alla ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

L’inerzia dello Stato è stata confermata nell’audizione davanti alle Commissioni Cultura congiunte di Senato e Camera sulle linee programmatiche del nuovo corso ministeriale: per rilanciare la nostra ricerca, ha ammesso il Ministro, occorrono finanziamenti talmente ingenti che non si possono recuperare solo dal pubblico, serve un partenariato pubblico-privato in favore della ricerca”. Il Ministro non ha poi nascosto il fallimento della politica del blocco delle assunzioni, mai sanata da quando il governo Berlusconi ha prodotto diecimila soprannumerari e il blocco del turn over: “Siamo in fondo alla classifica dei Paesi Ocse per numero di professori universitari e ricercatori in rapporto agli studenti”. I numeri parlano chiaro: l’Italia è 30esima sui 33 paesi Ocse per spesa nell’Università e addirittura ultima per percentuale di investimenti riferita al Pil.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per garantire l’attività scientifica servono investimenti veri, affiancati da nuove disposizioni. Come recepire la Carta europea dei ricercatori e reintrodurre la figura dei ricercatori a tempo indeterminato: seimila dovevano essere assunti a inizio 2010, prima che fosse messo ad esaurimento, ma non è stato mai fatto. E oggi c’è un vuoto spaventoso. Eppure, ci sono tantissimi ricercatori professionisti in uno stato di precarietà: andrebbero collocati, a domanda, in un albo nazionale dei ricercatori dalla comprovata esperienza, in base al settore scientifico-disciplinare di afferenza, da cui le Università, con chiamata diretta, potrebbero attingere per l’assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato.

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Veeam espande il proprio centro di Ricerca e Sviluppo di Praga

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 giugno 2018

Veeam® Software, l’innovativo fornitore di soluzioni di Intelligent Data management per la Hyper-Available Enterprise™, ha annunciato l’ampliamento della propria presenza in Centro Europa grazie all’apertura di un nuovo centro di Ricerca e Sviluppo a Praga, la cui attività sarà focalizzata sullo sviluppo di tecnologie innovative per il data management, l’automazione e la Hyper-Availability. Veeam ha in programma di aumentare i propri investimenti sui talenti locali, con un piano di assunzioni in ruoli quali marketing, sviluppo e progettazione software, vendite e risorse umane.Situato nel moderno quartiere del design, Holešovice, il nuovo ufficio di Veeam avrà dimensioni doppie rispetto a quello attuale, raggiungendo i 3.000 metri quadri. Questa espansione riflette la crescita aggressiva che l’azienda ha avuto negli ultimi anni: Veeam ha infatti annunciato 39 trimestri consecutivi di crescita a due cifre in termini di ordini ricevuti ed è il leader indiscusso nella fornitura di soluzioni di intelligent data management per la Hyper-Available enterprise.“La maggior parte dei nuovi posti di lavoro che creiamo a Praga saranno caratterizzati da alta specializzazione, ruoli high-tech e quality assurance all’interno dei nostri team di R&S”, ha dichiarato Anton Gostev, Vice President of Product Management di Veeam. “Assumeremo persone capaci di dare vita alla nostra prossima grande idea, per rendere l’economia digitale in cui viviamo “always-on” e hyper-available creando nuove esperienze per i clienti, trasformando i modelli di business e dando vita nuovi modi di lavorare. Questi ruoli sono assolutamente fondamentali per la continua crescita di Veeam e per il rafforzamento della nostra posizione di leadership nel settore della gestione intelligente dei dati”.Il nuovo, modernissimo, spazio di lavoro ospiterà oltre 500 persone in tre piani ed è poco distante dal precedente ufficio di Veeam a Karlin. Gli esperti nelle soluzioni di Hyper-Availability hanno l’obiettivo di attrarre i migliori talenti della Repubblica Ceca per ricoprire i ruoli che presto verranno resi noti.Le peculiarità del distretto Holešovice di Praga sono state fondamentali nella scelta di Veeam perché, come prosegue Gostev: “un luogo come questo, con una popolazione istruita, ricco di investimenti culturali e dotato di buone infrastrutture ricreative è fondamentale per consentirci di assumere candidati in linea con la cultura e l’ethos di Veeam”. Dalla sede di Praga, Veeam segue i mercati della maggior parte dei paesi della regione e sta attivamente ampliando la propria rete di distributori e partner per poter espandere ulteriormente la propria presenza. Oltre a sviluppare il pluripremiato software Veeam, i dipendenti del centro di ricerca e sviluppo Veeam di Praga stanno creando prodotti di livello enterprise e offrendo software pronti all’uso per il mercato B2B. Nella Repubblica Ceca Veeam conta attualmente 2.830 clienti, 98 partner certificati nell’ambito del programma Veeam Cloud & Service Provider (VCSP) e 394 ProPartner.

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Nuove idee nella ricerca sul Dolore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 giugno 2018

Diegem/Aachen. Il numero di pazienti che soffrono di Dolore è altissimo. Nella recente pubblicazione ‘European Pain Management’ (Oxford University Press, 2018), Christopher Eccleston, Bart Morlion and Christopher Wells riportano che dei 740 milioni di abitanti dei 37 stati membri dell’EFIC® (European Pain Federation), 150 milioni soffrono di dolore cronico. Un numero che equivale all’intera popolazione di Francia e Germania insieme. Un dato che chiaramente sottolinea quanto la ricerca sul dolore ora sia quanto mai fondamentale. Grazie al supporto dell’E-G-G Award, i giovani ricercatori/scienziati sono così incoraggiati a sviluppare e realizzare le loro idee di ricerca. Dal 2004, EFIC® “European Pain Federation”, in partnership con Grünenthal, ha promosso molti progetti nell’ambito della ricerca sul dolore: 60 giovani scienziati in 13 Paesi sono stati supportati con grant per i loro progetti di ricerca pari a 1.400.000 €. “Gli scienziati validi hanno una scelta e noi vogliamo che scelgano una carriera nella ricerca sul Dolore”, ha affermato Christopher Eccleston, nuovo Presidente del Comitato per la Ricerca della European Pain Federation, EFIC®. Di conseguenza, EFIC® e Grünenthal insieme hanno offerto valore ai pazienti affetti da dolore cronico, investendo sui giovani ricercatori. “Il nostro obiettivo è quello di creare una cultura di successo della quale possano beneficiare i pazienti affetti da dolore cronico di tutta Europa”, ha proseguito Eccleston.”Il dolore cronico è un pesante fardello che limita la qualità di vita di moltissime persone” ha sostenuto Imane Wild, Capo Global dei Medical Affairs in Grünenthal. “Il trattamento del dolore comporta un approccio complesso. Un trattamento efficace è spesso il risultato di una terapia multimodale che coinvolge non solo l’uso dei farmaci ma anche di altri interventi, quali la fisioterapia o perfino la psicoterapia. Pertanto, la ricerca sul Dolore dovrebbe essere portata avanti ad ampio spettro. Conseguentemente, approcci di ricerca che siano creativi, sono di enorme rilevanza” ha ribadito Imane Wild.Con l’istituzione nel 2004 dell’EFIC-Grünenthal Grant, le forze congiunte di EFIC® e Grünenthal garantiscono supporto ad idee di ricerca creative, proposte da giovani scienziati, che portano così un importante contributo alla ricerca sul dolore.I ricercatori con meno di 40 anni, che hanno conseguito un Dottorato di Ricerca o una Laurea in Medicina possono presentare domanda entro il 31 Dicembre 2018.Al sito http://www.e-g-g.info sono disponibili tutte le informazioni relative alla domanda di ammissione e alle condizioni generali del grant.

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Apre a Genova il nuovo Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica per sclerosi multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Il Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari nasce Genova, grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e di AISM (proprio quest’anno ricorre il cinquantenario della sua fondazione), dell’Ospedale PoliclinicoSan Martino e dell’Università degli studi di Genova. Si trova presso il Padiglione Specialità –Neuroradiologia del San Martino. Il Centro è dotato di un Tomografo a Risonanza Magnetica di fascia alta 3 tesla, SIEMENSMAGNETOM Prisma – System da dedicare alla ricerca scientifica. Si tratta di un macchinario di risonanza magnetica altamente innovativo, primo in Italia. E’ stato acquistato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e da domani sarà a disposizione dei gruppi di ricerca degli enti fondatori, il loro accordo è stato firmato lo scorso aprile 2017, alla presenza di Sonia Viale, vicepresidente ed assessore alla Sanità della Regione Liguria.Negli ultimi anni, l’impegno strategico di AISM, e della sua fondazione FISM, si è intensificato proprio verso la promozione di reti di eccellenza, nella creazione e nel finanziamento di infrastrutture di ricerca come i centri di risonanza magnetica, nella promozione di iniziative di‘Data Sharing’ quale ad esempio il Networking Italiano di Neuroimaging (“INNI”), composto da centri di eccellenza italiana per la ricerca scientifica di risonanza magnetica, dotati di macchinari3T, per l’ottimizzazione dell’utilizzo di tecniche avanzate di risonanza magnetica. Il Centro di Ricerca genovese farà parte di questo network.
Il Centro di Ricerca di Risonanza Magnetica è diretto da un comitato di gestione, presieduto da Mario Alberto Battaglia, presidente di FISM. Ne fanno parte Gianluigi Mancardi, direttore DINOGMI Università degli Studi di Genova, Lucio Castellan, direttore Dipartimento della diagnostica della patologia e delle cure ad alta complessità tecnologica Ospedale Policlinico San Martino; Paolo Bandiera, avvocato e direttore affari generali di AISM.L’attività scientifica del Centro di Ricerca sarà guidato da un comitato scientifico presieduto daMatilde Inglese, Professore Associato DINOGMI Università degli Studi di Genova; sarà composto da Carlo Serrati, Direttore Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso Ospedale Policlinico San Martino, Paola Zaratin, Direttore Ricerca Scientifica AISM – FISM Onlus, Giampaolo Brichetto, Direttore Sanitario Servizio Riabilitazione AISM Liguria.

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Ricerca su “La Rosa Antica di Pompei”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

Boscoreale (NA) Mercoledì 6 giugno 2018, alle ore 17, nel giardino di Villa Silvana, saranno presentati i risultati della ricerca su “La Rosa Antica di Pompei”.La ricerca è finalizzata alla costituzione di una rosa riconducibile al genotipo/fenotipo più diffuso a Pompei e in Campania in epoca romana. Ed è fondata su indagini di archeobotanica su specie antiche coltivate nell’area pompeiana, oltre che su un’ accurata analisi genica e di comparazione tra le varietà e le specie di rose rinvenute e conservate presso gli Orti botanici, i cimiteri monumentali campani e negli erbari antichi italiani.Il progetto è stato promosso e finanziato dall’associazione “La Rosa Antica di Pompei”, che ha messo a disposizione gli spazi del roseto di Villa Silvana a Boscorelae, per la coltura delle giovani piantine di rose. L’Associazione cura tra l’altro, su autorizzazione del Parco archeologico di Pompei (dott. Michele Borgongino), la piantumazione delle rose antiche in alcuni giardini di domus pompeiane, come la Casa del Fauno, la Casa di Loreio Tiburtino e la Casa del Profumiere.L’evento sarà introdotto dal Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Prof. Massimo Osanna, dal Direttore del Dipartimento Di Agraria, Prof. Matteo Lorito, oltre che dal Prof. Luigi Frusciante Docente di Genetica Agraria e Gaetano Di Pasquale Ricercatore di Botanica Applicata all’archeologia, entrambi autori della ricerca.
Al termine degli interventi seguirà un concerto di musica classica degli “Amici del ‘700 Napoletano” (musiche di Pergolesi, Bach, Mozart e classici napoletani). La manifestazione è organizzata nell’ambito della IV Festa della Rosa, divenuto ormai un appuntamento consueto per Villa Silvana.
La coltivazione della rosa nell’antica Pompei aveva raggiunto raffinatezze degne delle attuali tecniche agronomiche e anche la produzione di essenze e profumi, ad essa collegata, aveva raggiunto sofisticati livelli tra i profumieri pompeiani. In Campania, in particolare nelle zone di Pompei, Paestum e Capua, la produzione e la lavorazione della rosa erano destinate ad un mercato più ampio della sola penisola italiana, affermandosi come attività di gran pregio sulle sponde dell’intero Mediterraneo antico.

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Napoli al vertice della ricerca contro il tumore del colon

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

L’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” del capoluogo partenopeo ha contribuito in maniera decisiva alla validazione internazionale di un nuovo test, l’immunoscore, per la classificazione del cancro del colon, che nel 2017 in Italia ha fatto registrare 37.500 nuovi casi. Lo studio ha coinvolto un consorzio di 14 centri di 13 Paesi, sotto l’egida della Società dell’immunoterapia contro il cancro (Society for Immunotherapy of Cancer, SITC), ed è stato pubblicato sull’importante rivista scientifica The Lancet. “Si tratta di un decisivo passo in avanti nella lotta contro questa malattia perché lo studio ha dimostrato che l’immunoscore costituisce il biomarcatore prognostico oggi più efficace: permette cioè di stabilire in modo accurato l’evoluzione della malattia, cioè le possibilità di recidiva e, di conseguenza, di sopravvivenza delle persone colpite da una delle neoplasie più frequenti – spiega il prof. Paolo Ascierto, Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ e membro del Consiglio Direttivo della SITC –. Questa validazione porterà all’inserimento del test nelle linee guida internazionali. La valutazione dell’immunoscore facilita la prognosi determinando il livello di infiltrazione delle cellule immunitarie nel tumore. Il progetto per la validazione è partito proprio da Napoli nel febbraio 2011 e l’Istituto ‘Pascale’ è il centro in Italia che ha arruolato il maggior numero di pazienti, circa 200, su un totale di 2.681. Sono stati incluse persone colpite da tumore del colon in stadio da I a III. Un punteggio, cioè uno score, alto è stato associato a una migliore sopravvivenza”. In particolare i pazienti con un immunoscore alto presentavano minori possibilità di recidiva a 5 anni dalla diagnosi (che riguardava solo l’8% delle persone con alto immunoscore rispetto al 19% di quelli con un livello medio e al 32% di quelli con livello basso). Non solo. Nei pazienti con alto immunoscore si è registrato un miglioramento della sopravvivenza globale del 56% rispetto ai pazienti con livelli bassi. “Questo test viene eseguito sul tessuto tumorale e servono circa 10 giorni per i risultati – afferma il prof. Gerardo Botti, Direttore Scientifico e Responsabile Dipartimento di Patologia diagnostica e di Laboratorio del ‘Pascale’ -. È stato validato per la prima volta nel tumore del colon grazie a questo studio internazionale, in prospettiva potrà essere impiegato anche nel melanoma e nelle neoplasie della mammella e dell’ovaio. La diagnosi è un momento fondamentale nella lotta contro il cancro. Solo partendo da una puntuale individuazione delle caratteristiche del tumore è possibile stabilire il miglior percorso di cura. I sistemi diagnostici hanno visto negli ultimi anni un’evoluzione che è andata di pari passo con quella dei farmaci: si tratta di test, marcatori biologici, utilizzati per definire il profilo molecolare della malattia. Strumenti indispensabili sia per il medico che per il paziente”. “L’integrazione fra le varie discipline rappresenta lo standard nella cura dei tumori – continua il prof. Paolo Delrio, Direttore Oncologia addominale ad indirizzo colon rettale del ‘Pascale’ -. Il ricorso al bisturi è di solito il primo passo nella lotta contro il tumore del colon. Consiste nell’asportazione del tratto di intestino interessato dal tumore e nella rimozione delle aree di drenaggio linfatico. Rispetto agli interventi demolitivi di anni fa, oggi la chirurgia di questo tipo di tumore è diventata meno invasiva. E l’introduzione di questo test potrà rappresentare uno step fondamentale nella definizione della pericolosità della malattia”. “Il valore aggiunto dell’Istituto Pascale – dichiara il direttore generale Attilio Bianchi – è rappresentato dall’ elevatissimo livello della nostra ricerca, riconosciuto a livello mondiale. E questo genera valore alla nostra attività assistenziale, perché i risultati delle varie attività di ricerca sono immediatamente disponibili per la pratica clinica, per i pazienti che ogni giorno si affidano alle nostre strutture”. Nell’era dell’immunoterapia cambia la classificazione del tumore. “Nella lotta alle neoplasie si stanno aprendo nuove strade per somministrare la terapia giusta al paziente giusto – conclude il prof. Ascierto –. Il prossimo passo è la valutazione dell’immunoscore come biomarcatore in grado di identificare i pazienti che potranno beneficiare dell’immunoterapia”. Anche in questo ambito il ‘Pascale’ è in prima linea con lo studio “Nicole” che sarà avviato a breve, coordinato dal dott. Antonio Avallone e dal dott. Alfredo Budillon dell’Istituto partenopeo.

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