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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

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Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Le Agenzie di valutazione europee HCÉRES (Francia), ANVUR (Italia) e AEI (Spagna) hanno firmato un accordo quadro per collaborare e coordinarsi nella valutazione dei Consorzi Europei per le Infrastrutture di Ricerca, dando vita all’ERIEC (European Research Infrastructure Evaluation Consortium)
L’iniziativa di istituire il Consorzio ERIEC è emersa dall’obbligo di valutazione previsto per le reti di Infrastrutture di Ricerca Europee con status ERIC (European Research Infrastructure Consortium) – ad oggi 20 consorzi relativi a differenti aree di ricerca.Come prima attività, l’ERIEC valuterà l’ERIC-ECRIN (European Clinical Research Infrastructure Network), una rete europea di centri di ricerca per lo sviluppo e l’implementazione di sperimentazioni cliniche multinazionali, che ha acquisito lo status giuridico di ERIC nel 2013. La valutazione prevede due fasi: una preliminare autovalutazione condotta dall’ERIC-ECRIN, seguita da una valutazione esterna, condotta attraverso una visita in loco, da parte di una commissione di esperti internazionali selezionati dal consorzio ERIEC. La valutazione si concluderà alla fine del 2019, con la pubblicazione del Rapporto di valutazione finale.Operando su richiesta delle infrastrutture ERIC, il Consorzio ERIEC offre loro un sistema di valutazione basato su best practice europee e internazionali in materia di assicurazione della qualità.Sostenendo lo sviluppo della strategia di ricerca europea, l’ERIEC invita tutte le Agenzie di valutazione che potrebbero essere interessate ad aderire al Consorzio e prendere parte alle valutazioni congiunte delle reti di Infrastrutture di Ricerca Europee.
ERIC (European Research Infrastructure Consortium infrastructures) Il Consorzio Europeo per le Infrastrutture di Ricerca è uno strumento sviluppato a partire dal 2009 dall’ European Strategy Forum on Research Infrastructures (ESFRI) che conferisce ai consorzi personalità giuridica riconosciuta in tutti gli Stati membri dell’UE.

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Banca Europea per gli Investimenti: 50 milioni per attività di Ricerca e Sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Scm Group, leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali e nei componenti industriali, annuncia l’erogazione da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di una linea di credito chirografaria di 50 milioni di euro, con durata a 7 anni. La linea di credito va a coprire il 50% degli investimenti in R&D previsti dal Gruppo italiano per il quadriennio 2017-2020, per una somma complessiva pari ad oltre 100 milioni di euro. L’obiettivo di tali investimenti è quello di sviluppare prodotti e servizi basati su soluzioni tecnologiche ancora più efficienti, flessibili e di più semplice utilizzo per il cliente finale, che possano garantire processi produttivi in linea con le nuove esigenze della smart manufacturing e dell’Industria 4.0 e favorire una maggiore sostenibilità nell’impiego delle risorse.”L’innovazione tecnologica è, fin dai primi passi compiuti a Rimini nei primi anni Cinquanta, uno degli asset principali di Scm Group che vi investe ogni anno il 7% del suo fatturato – dichiara Marco Mancini, Direttore Generale -. Questo finanziamento va a rafforzare e diversificare ulteriormente la struttura finanziaria di Scm Group, garantendo parte delle risorse necessarie per investire in quelle attività di ricerca e sviluppo che sono fondamentali al fine di supportare i nostri clienti nello sviluppo del loro business e per proseguire il percorso di crescita del Gruppo in un mercato globale sempre più competitivo”.Un percorso inarrestabile per il colosso italiano che ha chiuso il 2018 superando il traguardo dei 700 milioni di euro di fatturato, con una crescita a doppia cifra negli ultimi due anni. Il costante investimento in ricerca e innovazione ha portato l’azienda ad ideare e realizzare soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia per i propri clienti, come testimonia, solo per citare un esempio, il Technology Center inaugurato a Rimini, nella sede centrale del Gruppo, finestra sul futuro dell’Industria digitale e 4.0.Importante anche l’investimento continuo nella formazione, in risposta alle nuove sfide tecnologiche, come dimostra il nuovo Centro Campus nato con lo scopo di coordinare e promuovere tutte le attività volte a sviluppare le competenze professionali, tecniche, gestionali e manageriali delle oltre 4.000 persone che oggi lavorano per Scm Group nei tre grandi poli produttivi in Italia e nelle oltre venti filiali all’estero.Con un fatturato di oltre 700 milioni di euro e 4.000 dipendenti, Scm Group è leader mondiale nelle tecnologie per la lavorazione di una vasta gamma di materiali: legno, plastica, vetro, pietra, metallo, materiali compositi e nei componenti industriali. Le società del gruppo sono, in tutto il mondo, partner affidabili di affermate industrie che operano in vari settori merceologici: dall’industria del mobile all’edilizia, dall’automotive all’aerospaziale, dalla nautica alla lavorazione di materie plastiche. Scm Group coordina, supporta e sviluppa un sistema di eccellenze industriali, articolato in 3 grandi poli produttivi altamente specializzati in Italia e una presenza diretta nei cinque continenti.

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Le lauree? Ecco quelle più importanti per trovare lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Milano. Tra le tante difficoltà lavorative di oggi una domanda sorge spontanea: “Conviene ancora laurearsi”? I rapporti Istat ci dicono dunque che i tassi di occupazione di diplomati e laureati differiscono di 14 punti percentuali. Ma il discorso non è certo il medesimo per tutti i titoli di laurea.A dare una visione chiara e precisa dei corsi di laurea più o meno efficaci dal punto di vista del mercato del lavoro sono, come da abitudine, i dati di Almalaurea.Il dato generale ci dice che il 71,1% dei laureati triennali è occupato a un anno dal conseguimento del titolo, percentuale che si alza fino al 73,9% nel caso dei laureati magistrali (questi dati, nel 2007, erano rispettivamente dell’82,8% e dell’80,5%, percentuali abbassate drasticamente dalla crisi; si denota comunque un netto miglioramento negli ultimi quattro anni).Nello specifico, l’ultima indagine Almalaurea dimostra che, a 5 anni dal conseguimento della laurea, il 94% dei laureati magistrali in ingegneria è occupato, con uno stipendio medio di 1.753 euro.Va bene anche per i laureati nelle professioni medico-sanitarie, occupati per il 93,8% dei casi, con uno stipendio di 1.487 euro.Tra i corsi che vantano tassi di occupazione meno lusinghieri ci sono quelli letterari (79,7%) geo-biologici (78,5%) e giuridici (76,5%). Guardando invece alla voce stipendi, i laureati che a 5 anni dal conseguimento del titolo hanno uno stipendio medio minore sono gli psicologi, che si devono accontentare di 1.042 euro.A spiegare i dubbi sulla questione l’head hunter Carola Adami, CEO di Adami & Associati: «Guardando i dati delle richieste delle aziende la laurea oggi è molto importante. I dati però sono chiari, e non c’è dubbio nell’affermare che alcuni titoli di laurea sono poco spendibili nell’attuale mercato del lavoro italiano: penso per esempio alle lauree in psicologia, alle lauree in ambito letterario e sociale, nonché a quelle giuridiche».«Certamente la convenienza della laurea non è così lampante sul breve termine. Gli stessi dati Istat hanno dimostrato che a due anni dal conseguimento del titolo, guardando ai possessori di diploma di maturità e di diploma di laurea, la percentuale di occupati è pressapoco la stessa. I titoli di laurea rivelano però la loro efficacia sul lungo termine: il distacco tra semplici diplomati e laureati cresce infatti a favore di quest’ultimi con l’avanzare del tempo, sia a livello di occupazione che a livello di salari».E le indagini lo confermano, con i laureati under 40 che guadagnano di più rispetto ai coetanei.«I vantaggi della laurea sono dunque netti, ma affinché si manifestino totalmente devono passare alcuni anni» conclude la Adami.

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Anief presenta le linee guida per il rinnovo del contratto per 1,3 milioni di docenti, educatori, Ata della scuola, dell’università e della ricerca e Afam

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

Salario minimo di cittadinanza, stipendi ancorati ai livelli europei, fine della discriminazione sul precariato, più tutela sulla sicurezza, nuovi profili per il personale Ata, Afam ed educatore, stop alla temporizzazione, ai vincoli sulla mobilità e alle regole superflue sulle sanzioni disciplinari. Più garanzie per la libertà sindacale e per la parità di genere. Rispetto della funzione docente anche relativamente al potenziamento.
Ripartire, con proposte per il contratto della scuola. Anief dall’H10 di Roma, dove si è tenuto il Consiglio nazionale che ha celebrato il decennale della fondazione e la rappresentatività raggiunta, annuncia le linee guida per il rinnovo contrattuale di tutto il personale della scuola. Numerose e dettagliate le richieste a cui si è giunti nelle singole relazioni.
Sul fronte della responsabilità disciplinare, dei procedimenti e della disciplina sanzionatoria, tra le misure più urgenti proposte da Anief vanno segnalate: l’abolizione del carattere di obbligatorietà del procedimento disciplinare, troppo spesso avviate sulla base di segnalazioni prive di fondamento dell’utenza; il ripristino della decadenza dall’azione disciplinare per l’Amministrazione in caso di violazione dei termini, che consente al datore di lavoro pubblico di non rispettare le regole che invece il dipendente deve osservare.
Quanto alle disposizioni particolari della piattaforma contrattuale Anief propone: una maggior tutela dei diritti delle donne vittime di violenza, con l’innalzamento del tetto di 90 giorni di congedo fino a 120 giorni, congedo di cui possano fruire lavoratrici con contratto a tempo determinato o indeterminato; la possibilità, da parte della lavoratrice vittima di violenza di poter presentare la domanda di trasferimento in qualsiasi momento, non solo verso “altra amministrazione”, ma anche verso “altra sede, anche ubicata in altra provincia, della medesima amministrazione”, una formazione obbligatoria in materia di molestie sessuali e bullismo per tutti i dipendenti e coloro che ricoprono ruoli dirigenziali.A proposito del riconoscimento pieno della professionalità dei docenti è stato sottolineato il taglio di risorse per la scuola pubblica, e in particolare stipendi ben al di sotto della media europea. Ecco perché Anief chiede che gli insegnanti non svolgano compiti che esulano dalla loro principale funzione: si pensi quelli in attività di potenziamento, ad esempio, in istituti in cui non è presente la cdc per cui sono abilitati e che sono impiegati in supplenze o altre attività aggiuntive.
In tema di tutela della salute nell’ambiente di lavoro, Anief avanza l’ipotesi di modifiche e integrazioni all’articolo 72 e seguenti del contratto, in particolare si punta all’elezione o alla designazione nell’ambito delle rappresentanze sindacali unitarie i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS): 1 nelle istituzioni scolastiche fino a 200 lavoratori, 3 quando i lavoratori sono più di 200 lavoratori, 6 nel caso in cui superino le 1.000.
Per ciò che concerne la proposta di piattaforma sindacale per Anief va data priorità assoluta della nuove sessioni negoziali al superamento del vincolo della firma del contratto per poter accedere ai successivi livelli di contrattazione integrativa nel rispetto del voto dei lavoratori e delle regole sull’accertamento della rappresentatività anche per smontare la politica dei cosiddetti “sindacati di comodo”.
L’AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale) si trova da decenni ai margini del settore Istruzione. E Anief, invece, ritiene fondamentale, per chi vi opera l’adeguamento degli stipendi tabellari del personale interessato al fine di raggiungere un’equiparazione progressiva con gli standard minimi dei colleghi europei;
Ai lavoratori del settore educativo dei Convitti Nazionali, Educandati e dei Semiconvitti Annessi il giusto riscontro nelle attuali politiche scolastiche. Anief chiede di regolamentare e promuovere il sistema di scambi internazionali scolastici già realizzato da convitti ed educandati, attuando la legittima aspirazione all’internazionalizzazione dell’educazione; istituire nei convitti ed educandati, al pari che in altri istituti scolastici, il “Consiglio dell’Istituzione” da Dirigenti, lavoratori, studenti e genitori, tanto atteso e desiderato assieme con gli Organi Collegiali ad esso collegato; stabilizzare e potenziare gli organici, anche attraverso la modifica dei parametri restrittivi fissati dal DPR 81/2009: La categoria subisce ancora il blocco degli organici, nonostante la popolazione scolastica sia in notevole aumento.
Tra le modifiche e le revisioni richieste per il personale Ata, Anief propone di equiparare i diritti del personale a tempo determinato (al 30 giugno o al 31 agosto) a quelli del personale a tempo indeterminato, una pausa di trenta minuti e la previsione di un buono pasto se la prestazione giornaliera dura più di 9 ore; l’innalzamento dei livelli retributivi, fermi al 1976; una generale riqualificazione del personale, con la temporizzazione dei Dsga e l’equiparazione a quadro dirigenziale e figura apicale, con l’attivazione di figure quali il coordinatore amministrativo e quello tecnico, l’assistente tecnico-informatico e il collaboratore scolastico addetto ai servizi alla persona, per gli alunni diversamente abili e la prassi ormai comune di gravare il collaboratore scolastico anche della cura dell’igiene personale di suddetti studenti, pur non avendo una adeguata formazione né ausilii da parte dell’ASL, contravvenendo a quanto stabilito dal D. Lgs 81/08.

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Ricerca e innovazione in Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Milano. Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato, con il voto favorevole del M5S, il “Programma strategico triennale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico”.Nel corso della discussione sono stati approvati tre emendamenti del M5S e un ordine del giorno del M5S.Raffaele Erba, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “È un piano decisamente soddisfacente, con finanziamenti importanti di 750 milioni di euro che avranno un impatto sulla crescita e sul futuro della nostra regione. L’innovazione e la ricerca sono una grande opportunità per il nostro territorio.Il documento approvato avrà effetti su tutti i settori dell’economia regionale e favorirà la rivoluzione digitale. Si parla infatti di intermodalità, sistemi di bigliettazione elettronica unica, sistemi di pagamento fintech, monete complementari elettroniche, identità digitale e così via.
Sono particolarmente soddisfatto per l’approvazione di un nostro ordine del giorno che va nella direzione di realizzare in Lombardia la democrazia diretta. Nel concreto impegna la Lombardia a dotarsi di piattaforme che consentano il coinvolgimento di cittadini e comunità nella consultazione on-line con strumenti digitali e, ancora, per le associazioni senza scopo di lucro, offrirà sistemi utili a rafforzare la partecipazione dei membri e a promuovere le proposte che arrivano dal terzo settore.Tra le proposte emendative del M5S approvate dal Consiglio regionale anche lo sviluppo di sistemi di tutela del Made in Italy, di tracciabilità di filiera e di lotta alla contraffazione con l’avvio di sperimentazioni con la Blockchain e un maggior coinvolgimento delle Commissioni sulla realizzazione concreta di questo piano. Le verifiche saranno annuali perché vogliamo che questo piano ambizioso sia tradotto in azioni concrete. Innovazione e ricerca sono grandi opportunità, portano occupazione e sviluppo”.

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Castelli: “Italia torna ad investire in Ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

“206 posti in più rispetto al piano attuato dal Governo precedente. A differenza di quanto qualcuno ama raccontare, questo è veramente un esecutivo che intende cambiare, in positivo, il Paese, attraverso un costante gioco di squadra. Lo facciamo anche investendo in ricerca”.
“Con il Decreto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, infatti, diamo esecuzione ad una previsione della Legge di Bilancio, tornando, dopo molti anni, ad assumere oltre il normale turn over. Un’opportunità che si è concretizzata grazie al fatto che dal Ministero dell’Economia ci siamo immediatamente attivati per renderla possibile, Questa è una bella occasione per tanti giovani”. Così il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la firma del Decreto relativo al Piano straordinario di 1.511 assunzioni per ricercatori universitari.

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Precari della ricerca: una vittoria storica

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il 18 febbraio il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da una ricercatrice precaria dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) nostra iscritta, che era stata esclusa dalla procedura di stabilizzazione di 76 unità di personale adottata dall’ente. Una vittoria storica che apre uno scenario, inedito finora, per tutti i dipendenti precari che lavorano a tempo determinato nelle Pa tramite contratti a progetto o assegni di ricerca.«Le Pubbliche amministrazioni – spiega Marco Tavernese, legale della ricorrente e dei Cobas – di norma emanano bandi per la stabilizzazione dei precari che prevedono, come condizione principale, l’aver lavorato alle proprie dipendenze con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato per almeno tre anni, escludendo di fatto gli altri precari assunti con tipologie contrattuali di lavoro flessibile quali i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e gli assegni di ricerca».«La riforma Madia – prosegue Tavernese – è stata sempre interpretata in modo restrittivo da tutti gli enti pubblici i quali hanno escluso, dall’anzianità utile ai fini della stabilizzazione, i periodi di lavoro espletati mediante tipologie di rapporti di lavoro flessibile, in tal modo impedendo la stabilizzazione dei titolari degli assegni di ricerca. E’ ciò che ha fatto anche l’Infn impedendo alla mia cliente di essere assunta a tempo indeterminato».«Esprimiamo enorme soddisfazione – dichiara Francesco Iacovone del Cobas nazionale – Il Tribunale amministrativo con questa sentenza ha condannato l’Infn a consentire ad una lavoratrice nostra iscritta, con contratto di ricercatore di III livello, di partecipare alla procedura di stabilizzazione e quindi di essere assunta a tempo indeterminato. Un precedente giurisprudenziale importante che sancisce che l’anzianità di servizio valutabile per l’assunzione a tempo indeterminato è anche quella acquisita tramite gli assegni di ricerca. Un plauso al nostro legale che con il suo prezioso lavoro ci apre strade importanti per la battaglia alla precarietà nel Pubblico Impiego. Adesso passeremo a rivendicare il riconoscimento di tutti i periodi di precarietà nelle cooperative che lavorano in appalto negli enti pubblici, a cominciare da quelle dalla sanità.»

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Salute: a Roma su malattie, ricerca e nuove terapie per il fegato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Roma 21 e 22 febbraio, nell’aula magna dell’Università la Sapienza, si terrà la riunione annuale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF). Tale evento è una preziosa occasione di confronto per gli esperti italiani e stranieri, in un momento storico cruciale per l’epatologia. Infatti, da qualche anno lo scenario di ricerca e cura delle malattie epatiche è sottoposto a mutamenti epocali.Da un lato, la recente disponibilità, per l’epatite da virus C, di nuove terapie efficaci e di breve durata ha consentito di trattare in modo sicuro tutti i soggetti con infezione da HCV, indipendentemente dalla severità della malattia di fegato. Alla data dell’11 febbraio 2019, infatti, sono stati avviati ben 170.376 trattamenti antivirali (Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA, Ufficio registri monitoraggio: “Aggiornamento dati Registri AIFA DAAs – Epatite C cronica -11 Febbraio 2019”), con tassi di guarigione dall’infezione superiori al 90%-95%.Tale efficacia e sicurezza ha posto le basi perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità ponesse come obiettivo, raggiungibile entro il 2030 ,“l’eliminazione del virus HCV” dai paesi industrializzati.Quanto finora fatto pone l’Italia come uno dei paesi al mondo in cui sono stati curati il maggior numero di pazienti con epatite C. Tuttavia, vi è ancora molto da fare per raggiungere l’obiettivo eliminazione in Italia, in considerazione del gran numero di pazienti ancora da diagnosticare e da trattare, stimati da un recente studio in circa 275mila-300mila (Fonte EpaC: “Stima del numero di pazienti con infezione da epatite C nota e non nota residenti in Italia” – 22 settembre 2018).Dall’altro, a causa anche della riduzione dei casi di epatite C, l’emergenza, sempre più evidente, di altre patologie epatiche, ed in particolare della steatosi/steatoepatite non alcolica (NAFLD).La NAFLD è una malattia epatica da fegato grasso la cui origine è legata all’obesità, alla dislipidemia, ed al diabete, tutte condizioni in rapido aumento in paesi, come l’Italia, caratterizzati uno stile di vita sedentario, tipico dei paesi industrializzati. Allo stato non esistono trattamenti farmacologici approvati per tale condizione, che può essere corretta solo con modifiche dello stile di vita e con la cura delle condizioni associate. La sfida, in tale condizione, è il riconoscimento dei pazienti “a rischio”.Infine, la recente o prossima disponibilità di nuovi approcci terapeutici per patologie epatiche comuni, ad esempio l’epatocarcinoma, tumore primitivo del fegato, o più rare come le malattie autoimmuni o da accumulo.Tutti questi argomenti vengono trattati nel corso della due giorni di confronto della Riunione Annuale dell’Associazione, con una formula grazie alla quale si confrontano giovani ricercatori, che hanno l’opportunità di presentare i risultati delle loro ricerche su queste tematiche, ed esperti italiani e stranieri che tengono letture magistrali e tavole rotonde sugli argomenti più dibattuti.Il tutto è coordinato dall’organizzazione dell’Associazione che promuove queste attività attraverso borse di studio per i giovani medici in formazione e premi per le ricerche più meritevoli.In particolare, quest’anno l’associazione ha promosso la presenza di giovani specializzandi delle aree mediche interessate come Gastroenterologia, Infettivologia, Medicina Interna ed Endocrinologia, aumentando il numero di borse di studio disponibili.Tale evento è la dimostrazione oggettiva del grande impegno della comunità scientifica italiana nella ricerca e cura delle malattie epatiche. (Comunicato a cura del Dott. Salvatore Petta, Segretario dell’Associazione Italiana Studio Fegato)

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‘Patto per la ricerca’ tra Gallerie degli Uffizi e Biblioteca nazionale di Firenze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Firenze. Le due istituzioni del Ministero per i beni e le attività culturali stanno infatti collaborando per favorire dialogo e integrazione tra i propri archivi digitali consentendo così a tutti gli utenti indagini informatiche più ricche e complete.
Grazie ad un accordo firmato dal Direttore della Biblioteca nazionale centrale di Firenze Luca Bellingeri e dal Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, un team formato da bibliotecari, specialisti di conservazione e informatici, ha reso possibile la sinergia fra i cataloghi delle due istituzioni. Dunque adesso, tramite il Thesaurus online della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (http://thes.bncf.firenze.sbn.it/ricerca.php), ricco di oltre 60.000 termini, si creano collegamenti fra descrizioni di opere d’arte del patrimonio fiorentino del catalogo online delle Gallerie degli Uffizi e pubblicazioni sullo stesso tema possedute dalla Nazionale; allo stesso tempo, le Gallerie degli Uffizi hanno arricchito le funzionalità dei loro archivi digitali integrando negli strumenti di ricerca catalografica anche i riferimenti al Thesaurus, garantendo così interazione bidirezionale tra le banche dati dei due istituti. Tale modello di collaborazione, sottolinea Bellingeri, “è la prova di come, nel mondo dei beni culturali, sia fondamentale l’uso di strumenti comuni, aperti ed integrabili, pur nel rispetto degli standard dei domini di appartenenza”. E, aggiunge Schmidt, “da oggi, con questo accordo, arte e patrimonio librario parlano sempre più la stessa lingua”.

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Ricerca italiana sul tumore del polmone presentata dai giovani

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

La dott.ssa Graziana Digiacomo, che svolge attività di ricerca nel Laboratorio di Oncologia Sperimentale dell’Università di Parma, coordinato dal prof. Pier Giorgio Petronini, ha vinto il premio di 1000 euro per il miglior lavoro scientifico sul mesotelioma pleurico maligno istituito dalla Fondazione Buzzi Unicem. La dott.ssa Digiacomo è titolare di un assegno di ricerca pluriennale interamente finanziato dall’Associazione Noi per Loro di Parma nell’ambito del progetto di ricerca “Andrea Spadola”. Il convegno è stato organizzato con un format non usuale, che ha voluto dare a giovani ricercatori di Istituzioni italiane l’opportunità di condividere i risultati delle ricerche condotte favorendo sinergie fra i gruppi che si occupano di oncologia toracica. Gli oltre 100 partecipanti hanno avuto infatti un aggiornamento sullo stato dell’arte del tumore al polmone e del mesotelioma pleurico maligno e l’occasione di condividere i risultati delle proprie ricerche nell’ambito di tali tematiche. Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore che insorge prevalentemente nella pleura. Pur essendo considerato un tumore raro, la sua incidenza è in costante aumento e nell’80% dei casi è riconosciuta la correlazione con l’esposizione professionale o ambientale all’amianto. É dimostrato che anche l’esposizione a dosi molto basse di amianto possa essere sufficiente per determinare a distanza di 30- 40 anni la comparsa del tumore. Si tratta di una neoplasia molto aggressiva, la cui diagnosi viene fatta in fase già avanzata della malattia; i trattamenti disponibili attualmente in prima linea sono estremamente deludenti, con una percentuale di progressione o recidiva molto elevate, e ad oggi non esiste nessun trattamento efficace in seconda linea.La ricerca oggetto del riconoscimento ha dimostrato che inibitori selettivi di CDK4/6, proteine coinvolte nel controllo del ciclo cellulare, possano rappresentare una promettente nuova classe di farmaci antitumorali per il trattamento del mesotelioma soprattutto quando utilizzati in associazione con inibitori della via di segnalazione PI3K/AKT/mTOR. I risultati ottenuti potrebbero costituire la base per un nuovo trattamento del mesotelioma pleurico maligno in tumori caratterizzati dalla presenza di specifiche alterazioni molecolari predittive di risposta a questi inibitori. In questo contesto è importante sottolineare la costante collaborazione dei ricercatori del Laboratorio di Oncologia Sperimentale dell’Ateneo con un gruppo di ricerca dell’Unità di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma coordinato dal prof. Marcello Tiseo. Questa ricerca è stata interamente finanziata da enti e Associazioni private: Fondazione Cariparma, Chiesi Farmaceutici S.p.A., Associazione Augusto per la Vita, AVOPRORIT, Transfer Oil S.p.A., Ing. Nocivelli di EPTA Refrigeration, famiglia Furlotti.

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Risultati della Ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Milano 7 Febbraio | 9.00 – 13.00| Aula Magna Carassa e Dadda – Edificio BL28, via Lambruschini 4 Campus Bovisa. Il Retail, in Italia come all’estero, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Il crescente successo dell’eCommerce e il continuo cambiamento delle abitudini e delle esigenze del cliente, accompagnati da una ricerca spinta dell’efficienza, portano infatti i retailer a rivedere strategie e processi. In questo contesto, il digitale, se opportunamente gestito, può rappresentare un fattore critico di successo: può supportare nel miglioramento dei propri processi interni e può abilitare una relazione più ricca e di valore con i propri consumatori. Con l’innovazione, il punto vendita si arricchisce poi di nuovi significati: il negozio, svuotato del suo ruolo originario (accesso fisico al prodotto), diventa uno spazio aperto (perché integrato con gli altri canali digitali) non solo di transazione, ma anche di relazione.Il Convegno dell’Osservatorio, attraverso la presentazione dei risultati della Ricerca e le testimonianze dei protagonisti del settore, vuole far luce sulle opportunità dell’innovazione digitale, fornendo ai retailer degli strumenti per guidare con successo il cambiamento.

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Ricerca sulle iPS cells: progressi, risultati, impieghi

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Padova. Le iPS cells – cellule staminali pluripotenti – sono di grande interesse per la comunità scientifica e hanno un’enorme rilevanza in ambito biomedico. Possiedono la straordinaria capacità di poter dare origine a qualsiasi cellula del nostro corpo, dai neuroni alle cellule beta pancreatiche, queste ultime, ad esempio, in grado di rilasciare insulina se aumenta la glicemia. Le cellule staminali pluripotenti indotte vengono generate a partire da cellule adulte del nostro corpo (sangue, biopsie cutanee o addirittura urine) in un processo chiamato riprogrammazione. Sono utilizzate nei laboratori di tutto il mondo perché sono esse stesse modello di studio per le malattie o fonte cellulare per terapie avanzate di medicina rigenerativa. Da sempre, però, le iPS cells utilizzate nella ricerca sono “eterogenee”: iPS cell prodotte nello stesso laboratorio in tempi diversi possono comportarsi in modo diverso; inoltre la loro riproduzione è laboriosa e costosa. Un altro grosso problema è che le iPS comunemente utilizzate sono in uno stato di sviluppo leggermente avanzato, paragonabile alla seconda settimana di vita embrionale. Questo è un aspetto centrale: cellule che sono in uno stato leggermente avanzato non permettono sempre di ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo di una patologia.
Il team di ricerca padovano – composto dal Professor Graziano Martello del Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e dal Professor Nicola Elvassore del Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali all’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) – ha utilizzato la microfluidica, una tecnologia sviluppata nel laboratorio di Elvassore, che consiste nella produzione in piccoli canali, micro tubi in polidimetilsilossano (silicone biocompatibile) del diametro di un capello.Quando le cellule si trovano in uno spazio confinato possono essere riprogrammate più efficientemente e rapidamente, utilizzando molti meno reagenti e con un risparmio di oltre cento volte rispetto alle tecnologie convenzionali. Non solo, ed è qui l’aspetto principale del lavoro pubblicato: le cellule iPS ottenute in microfluidica presentano uno stato di sviluppo più primitivo, molto simile cioè allo stato delle cellule in un embrione nelle prime di fasi di sviluppo (5/6 giorni), tecnicamente definito stadio di pluripotenza di tipo naïve.«Abbiamo ottenuto cellule staminali a partire da cellule adulte» dice Graziano Martello «ma il vero passo in avanti è che le staminali che otteniamo siano più immature di quelle attualmente utilizzate. Questo permetterà nuove applicazioni future, come lo studio in vitro delle primissime fasi di sviluppo del nostro corpo. Capire cosa accade e cosa possa andare storto potrebbe avere conseguenze enormi sul piano della conoscenza e della salute».
Il team di ricerca ha studiato in estremo dettaglio le specificità delle cellule prodotte rilevando che mostrano moltissimi tratti normalmente presenti durante la prima settimana di sviluppo embrionale come alcuni geni attivi che già dalla seconda settimana si “spengono”.
A differenza degli studi pubblicati in precedenza che hanno ugualmente descritto cellule staminali pluripotenti di tipo naïve, la scoperta di Graziano Martello e Nicola Elvassore ha un’implicazione rilevante per le ricerche future: fino ad oggi sono stati utilizzati embrioni umani oppure delle complesse manipolazioni che rendono le cellule inutilizzabili per applicazioni terapeutiche.La nuova tecnologia proposta e la tipologia di cellula ottenuta permetterebbe l’utilizzo delle iPS in applicazioni biomediche come lo studio in vitro di alcune malattie genetiche.
«Il nostro lavoro mostra come ottenere efficientemente cellule staminali più immature sottolinea Nicola Elvassore – Fondamentale è stato integrare intimamente competenze che spaziano dalla bio-ingegneria alla biologia delle cellule staminali. Noi di fatto diamo un nuovo strumento alla comunità scientifica che confidiamo possa dare nuovo impulso nella ricerca delle cellule staminali umane. Ci stiamo già focalizzando sullo studio in vitro di alcune patologie che con le staminali tradizionali non potevano ancora essere studiate».
«Siamo i primi ad ottenere in modo efficiente cellule pluripotenti con stato di sviluppo più primitivo a partire da cellule adulte, i fibroblasti, ottenuti da piccole biopsie cutanee. Inoltre – affermano Martello ed Elvassore – siamo i primi a mostrare che tali cellule differenziano efficientemente, ossia sanno dare origine indifferentemente a cellule di interesse biomedico, come neuroni od epatociti, le cellule del fegato».Le “nuove” cellule iPS di tipo naïve dovrebbero differenziare meglio o in maniera più riproducibile rispetto a quelle comunemente utilizzate risolvendo il problema del comportamento diverso delle iPS prodotte nello stesso laboratorio. Inoltre in casi particolari, come nella sindrome dell’X fragile, queste iPS di tipo naïve saranno sempre più necessarie perché sono migliori per lo studio in vitro. Sarà infatti possibile studiare questa malattia fin dallo stadio di sviluppo primitivo per poi ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo della patologia.Infine, queste cellule, senza dover usare un embrione, permettono lo studio delle primissime fasi di sviluppo embrionale e capire perché nelle prime due settimane di vita ci sia un’alta percentuale di insuccesso nel formare il feto.
La ricerca pubblicata, finanziata da Armenise Harvard Foundation, Fondazione Telethon e Fondazione CaRiPaRo, è stata resa possibile dalla sinergia tra il Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali del Professor Nicola Elvassore (VIMM) ed il Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del Professor Graziano Martello (Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova e membro dell’Istituto Telethon Dulbecco). Hanno collaborato Stefano Giulitti (VIMM), Marco Pellegrini (Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova), Chiara Romualdi (Dipartimento di Biologia Università di Padova) e Davide Cacchiarelli (Telethon Institute of Genetics and Medicine).

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Un anno di AI: evidenze e previsioni secondo la ricerca IBM

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Da oltre settant’anni, IBM Research inventa, esplora e immagina il futuro. Siamo stati pionieri nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) sin dagli albori. Eravamo lì quando fu lanciata nella famosa conferenza di Dartmouth nel 1956. Solo tre anni dopo, un ricercatore IBM pioniere informatico, Arthur Samuel, coniò il termine “machine learning” ovvero apprendimento delle macchine. E da allora, il nostro sguardo si è sempre spinto verso il futuro del settore e su come metterlo in pratica. In questi giorni è stata pubblicata una retrospettiva del 2018 che offre un’anteprima sul futuro dell’AI. Ecco alcuni dei progressi di quest’anno in tre aree chiave – nuovi metodi, scalabilità e affidabilità dell’AI – e, visto che ci concentriamo sul futuro, anche alcune previsioni su ciò che verrà.
Un’AI che comprende realmente ciò che dici: IBM Research ha presentato nuovi metodi di Machine Listening Comprehension per argomentare e dibattere su determinati contenuti.
Se ne hai visto uno, li hai visti tutti: gli attuali metodi di AI richiedono spesso migliaia o milioni di immagini classificate per addestrare con precisione un modello di riconoscimento visivo.
La precisione a 8 bit accelera l’addestramento: i modelli di “deep learning” sono estremamente potenti, ma il loro addestramento richiede tipicamente considerevoli risorse computazionali.
Il nuovo approccio alla rete neurale BlockDrop, è un nuovo modo per accelerare le capacità di inferenza in reti neurali a molti livelli. Usando BlockDrop, si ottiene un miglioramento delle capacità inferenziali del 20%, che raggiunge il 36% per alcuni tipi di input, mantenendo la stessa accuratezza su benchmark di riferimento come la scelta della categoria top-1 nel dataset ImageNet. I ricercatori IBM hanno sviluppato un nuovo metodo per ridurre i tempi di disegno di un’architettura di una rete neurale. Il metodo definisce un modello architetturale basato su un pattern di base chiamato “neuro-cells” che viene evoluto e migliorato per passaggi successivi.
Vi è poi la battaglia per bandire i pregiudizi: poiché i sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più utilizzati come supporto alle decisioni, è imperativo che essi siano equi e imparziali. Tuttavia, eliminare i pregiudizi è difficile, dal momento che i dati utilizzati per addestrare i sistemi di AI spesso contengono bias e correlazioni intrinseche a livello sociale e istituzionale, elementi che i metodi di apprendimento statistico catturano e riassumono. IBM Research ha delineato un nuovo approccio per ridurre la quantità di bias; secondo questo questo approccio i dati dell’addestramento vengono trasformati in modo da ridurre al minimo la presenza di pregiudizi, in modo tale che qualsiasi algoritmo di intelligenza artificiale che successivamente imparerà da esso perpetui la minore iniquità possibile. Le reti neurali organizzate su molti livelli sono per molti aspetti “scatole nere”; anche quando una rete arriva a una decisione corretta, è spesso difficile capire perché sia stata presa quella decisione. I moderni modelli di machine learning possono raggiungere un’accuratezza di previsione senza precedenti, ma sono anche sorprendentemente vulnerabili a essere ingannati da input dannosi progettati con cura e chiamati “esempi malevoli”. I modelli causali emergono sempre più rispetto a quelli basati su correlazioni: mentre l’intuizione umana è parte integrante delle nostre azioni e dei nostri giudizi quotidiani, lo stesso non si può dire per una macchina. La maggior parte dei nostri metodi di AI oggi sono basati fondamentalmente sulla scoperta di correlazioni e mancano di causalità tra fenomeni. I progressi dell’intelligenza artificiale sono stati rallentati in gran parte perché le persone non si fidano di ciò che percepiscono come un’indecifrabile scatola nera. Quest’anno, un certo numero di organizzazioni ha risposto a questi timori istituendo comitati consultivi sull’etica, applicando l’intelligenza artificiale per il bene sociale e introducendo strumenti e funzionalità che danno alle organizzazioni fiducia nella loro capacità di comprendere e gestire i sistemi di intelligenza artificiale. Nel 2019, inizieremo a vedere il frutto di queste prime iniziative, mentre esse diventeranno centrali nel modo in cui le aziende costruiscono, addestrano e implementano le tecnologie AI. Si prevede che venga prestata particolare attenzione al trasferimento dei progressi della ricerca in questo spazio in prodotti e piattaforme reali, con un accento sulla promozione della diversità e dell’inclusione nei team tecnici, per fare in modo che molte voci e prospettive orientino il progresso tecnologico.
Il quantum computing potrebbe accelerare la scalabilità dell’AI: nel 2019 assisteremo a un’accelerazione dell’interesse sia nella ricerca sia nella sperimentazione di sistemi di quantum computing e di come questi potranno giocare, almeno in parte, un ruolo durante la fase di training e esecuzione di modelli di intelligenza artificiale. Un elemento fondamentale degli algoritmi quantistici è nella loro capacità di sfruttare uno spazio rappresentativo e di ricerca esponenzialmente ampio, grazie alle proprietà quantistiche di entanglement e interferenze. Con l’aumentare della complessità dei problemi di intelligenza artificiale, il quantum computing, al quale migliaia di organizzazioni hanno già accesso tramite i servizi di quantum computing nel cloud di IBM, potrebbe cambiare il modo in cui modelliamo i problemi risolti con metodi di AI. (Giacomo Lev Mannheimer Senior Account Executive – in abstrac)

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“Alla ricerca di opportunità nella volatilità europea”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

A cura di Philip Dicken, Responsabile azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments
Guardando indietro al 2018, quello che sta per volgere al termine è stato un anno di continua crescita per gli utili delle società europee, eppure la volatilità dei mercati ha raggiunto livelli straordinariamente elevati. Tale volatilità è stata il risultato delle tensioni politiche e del timore di un rallentamento della crescita globale.La volatilità ha subito una prima impennata a febbraio e una seconda ad ottobre 2018, quando gli investitori hanno reagito ai timori circa gli eventi macroeconomici. Le preoccupazioni più radicate e significative ruotavano intorno al tasso di crescita cinese, agli interminabili negoziati per la Brexit e alla controversa legge di bilancio italiana: tutte questioni che difficilmente scompariranno nel breve termine.Ma, piuttosto che farci distrarre dall’instabilità politica, preferiamo concentrarci sulle prospettive societarie. Volgendo lo sguardo al 2019, questa volatilità ha lasciato le valutazioni azionarie su livelli più convenienti, e anticipiamo una crescita degli utili pari in media al 5-10%. Allo stesso tempo, possiamo investire a prezzi inferiori in alcune società destinate a beneficiare delle dinamiche positive di lungo termine.C’è un notevole rumore di sottofondo nel mercato in questo momento ed è molto facile formulare scenari negativi, ma noi continuiamo a prevedere tassi di crescita positivi per l’economia e gli utili. Vi sono dunque buone opportunità per gli stock picker.
Prevediamo che nel 2019 continuerà la ripresa delle economie europee, benché a un ritmo inferiore. Permangono dei rischi di breve termine, passibili di tradursi in un rallentamento della crescita. La Germania, ad esempio, ha annunciato inaspettatamente un PIL negativo per il terzo trimestre 2018.Il rischio politico sembra destinato a perdurare per tutto l’anno, ma restiamo calmi e non ci lasciamo distogliere dai nostri intenti. Per quanto riguarda la Brexit, abbiamo formulato alcuni scenari possibili. L’incertezza, chiaramente, rimane. Il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea è imprevedibile e in rapida evoluzione. Tuttavia, svolgendo un’approfondita analisi dei rischi, stiamo posizionando i nostri portafogli in maniera tale da riuscire a fronteggiare una serie di possibili scenari.L’UE è sotto attacco su più fronti da istanze populiste e fa fatica ad articolare con chiarezza i suoi valori. Tuttavia, il processo lungo e complicato in cui si è trasformata la Brexit potrebbe distogliere altre nazioni dall’incamminarsi lungo un simile sentiero e ha dimostrato che l’UE è in grado di mostrare i muscoli all’occorrenza.Il populismo non nasce dal nulla. La globalizzazione è stata generalmente positiva per tutto il mondo, strappando alla povertà milioni di persone, ma non ha funzionato per tutti. Alcuni elettori occidentali hanno visto le loro città industriali svuotarsi man mano che le acciaierie e le industrie pesanti venivano spostate in mercati emergenti a più basso costo. Questi elettori sono sempre più frustrati dall’incapacità dei loro governi di rispondere alle loro richieste e vanno in cerca di soluzioni più radicali. Sono cambi strutturali di paradigma che non possono svanire di qui a breve.Pur avendo messo in difficoltà alcune economie, la globalizzazione ha anche creato delle straordinarie opportunità, sia per la società sia per noi investitori. L’avvento delle nuove tecnologie condivisibili sta cambiando il modo in cui le persone fanno acquisti, lavorano e vivono. Non è mai stato così economico comprare vestiti o tecnologie, e non è mai stato così facile viaggiare per il mondo. Analogamente, i processi industriali vengono trasformati dai nuovi materiali o dalle nuove normative sul controllo delle emissioni.Nel settore finanziario, le banche tradizionali vengono minacciate dal potere rivoluzionario della tecnologia finanziaria. Ad esempio, grazie alla liberalizzazione delle norme pensionistiche britanniche, il mercato delle pensioni fai da te, che fino a pochi anni fa non esisteva neppure, registra una rapida espansione. Ciò crea diverse opportunità interessanti per gli investitori. La disponibilità di piattaforme pensionistiche sempre più flessibili e facili da usare aiuta a soddisfare la nuova domanda proveniente da risparmiatori e pensionati.Uno dei temi correlati all’interno del nostro portafoglio è quello dello “Stato minore”. Dinanzi all’invecchiamento demografico di tutte le popolazioni occidentali, i governi faticano a onorare i propri impegni sanitari e pensionistici. Le nuove tecnologie e i nuovi fornitori di servizi stanno creando efficienze, e le società in grado di colmare il divario lasciato da sistemi sanitari pubblici sempre più stremati rappresentano spesso delle opzioni d’investimento molto allettanti. Parimenti, cerchiamo di evitare le società i cui modelli di business sono interessati da problematiche di lungo termine create dall’evoluzione della società. Alcune delle vecchie regole semplicemente non si applicano più.Volgendo lo sguardo al 2019, ci sarà indubbiamente ulteriore volatilità nel breve termine, ma noi vogliamo concentrarci sui temi di lungo termine che vanno sviluppandosi. Il mercato tende ad essere alquanto efficiente, ma nelle fasi di instabilità e di volatilità spesso affiorano le inefficienze: noi vogliamo sfruttare questi episodi e impedire al rumore di breve termine di prevalere.

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VEM sistemi alla ricerca di talenti: 30 posizioni aperte

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

VEM sistemi, innovativo player nel settore ICT che offre servizi di integrazione delle tecnologie di networking basate su IP, è alla ricerca di talenti da inserire nelle proprie sedi: circa 30 posizioni aperte sono in attesa di candidati che possano entrare a far parte del Gruppo e seguire i percorsi di formazione e carriera che la società è in grado di offrire.Oltre 90 nuove assunzioni negli ultimi 24 mesi, 59 dipendenti inseriti da ottobre 2017 a ottobre 2018, sono solo alcuni dei numeri che testimoniano la crescita di VEM sistemi dal punto di vista delle risorse umane, non sempre facili da reperire. Infatti, come spiega Davide Stefanelli, Vice Presidente e direttore finanza , controllo & HR di VEM sistemi:” C’è molta difficoltà nel trovare figure specializzate, per questo siamo alla costante ricerca di nuovi talenti da formare e collaboriamo con Università e Istituti di formazione”. Stefanelli prosegue “L’età media dei nuovi assunti è 28 anni e cerchiamo soprattutto ingegneri informatici e delle telecomunicazioni, software developers, specialisti in big data e cloud, esperti in cyber security. Il nostro obiettivo è che i nuovi arrivati, così come i lavoratori attualmente in VEM, si sentano a tutti gli effetti parte di una squadra, non solo dei dipendenti”. A tal proposito VEM sistemi collabora e sostiene la Cyber Security Academy di Modena, FITSTIC – Fondazione Istituto Tecnico Superiore Tecnologie Industrie Creative, l’università IULM per DMBA – Executive Master Data Management & Business Analytics, per contribuire all’istruzione di menti eccellenti da inserire in organico, preparando in questo modo studenti al mondo del lavoro con concrete possibilità di assunzione.Passione, formazione, innovazione e continua ricerca di talenti sono le peculiarità del Gruppo VEM, come si evince dalla nuova serie video “La Passione fa curriculum” lanciata su Youtube nelle scorse settimane.Lavorare qui vuol dire entrare a far parte di un contesto in cui la formazione svolge un ruolo chiave: nel 2018 sono state 15000 le ore dedicate alla formazione e ogni anno 1,2 % del fatturato (che nel 2017 era corrispondente a 50 milioni di euro) viene investito in corsi di formazione, non solo per specializzazioni tecniche e certificazioni, ma anche verso lo sviluppo delle soft skills. In un’organizzazione infatti la cui anima è costituita da figure tecniche, 238 persone in tutto il gruppo, lo sviluppo delle capacità relazionali, di ascolto e di public speaking devono essere necessariamente imparate e sviluppate. Azienda illuminata e sinonimo di innovazione, VEM Sistemi è una realtà attenta al capitale umano, alla ricerca di talenti ed eccellenze da inserire nel proprio organico per offrire loro concrete possibilità di crescita. Obiettivo del Gruppo VEM infatti, che ha nel suo DNA lo sviluppo delle risorse umane e che pone i dipendenti al centro dell’azienda, è valorizzare le competenze individuali, generare costantemente opportunità di crescita e formazione che invitino il dipendente a rimanere in azienda ed evitando così la fuga di menti brillanti.Le figure ricercate sono per la sede di Forlì, dove la società è nata, e per quelle di Milano, Padova, Modena e Senigallia, ai quali si aggiunge Roma, con una filiale appena inaugurata. L’ambiente è giovane, informale e creativo, con un’età media di 37 anni dove la motivazione e il senso di appartenenza al Gruppo costituiscono elementi chiave. I nuovi video della campagna di recruiting sono disponibili sul canale Youtube VEM Sistemi: Un sottile filo rosso; Non esistono missioni impossibili; La passione o ce l’hai o….

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“The Future Makers” è nuovamente alla ricerca di 100 giovani talenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Partito dal Politecnico di Milano, il roadshow prevede numerosi appuntamenti anche a dicembre: martedì 11 al Politecnico di Torino (dalle 13 alle 14,30, sede Centrale, Corso Castelfidardo 39), giovedì 13 all’Università degli Studi di Bologna (dalle 11 alle 13 nell’Aula Magna della Scuola di Economia, Piazza Scaravilli 2e) e, per la prima volta, all’Università Politecnica delle Marche e a Catania, rispettivamente giovedì 13 (dalle 10,30 alle 13, Contamination Lab, via Brecce Bianche ad Ancona) e venerdì 14 (dalle 11 alle 13, Aula Magna del Rettorato, piazza Università 2 a Catania).
L’iniziativa “The Future Makers”, che si rivolge agli studenti fra i 23 e i 26 anni d’età, ha lo scopo di contribuire alla formazione delle giovani generazioni. Nelle tre edizioni passate, i giovani talenti hanno avuto l’opportunità di incontrare autorevoli rappresentanti della business e social community, per discutere di macro trend che spaziano da big data e advanced analytics alle nuove frontiere energetiche sostenibili e all’innovazione, fino allo sviluppo di nuovi scenari economici nel nostro Paese. Tra loro, gli amministratori delegati dei maggiori gruppi industriali italiani, del mondo pubblico e privato, rappresentanti autorevoli del settore no profit, della cultura e dello sport. “Anche quest’anno, grazie a un processo di selezione innovativo, veloce e molto strutturato, individueremo i 50 ragazzi e le 50 ragazze che abbiano voglia di mettersi in gioco per diventare i leader dell’Italia di domani”, ha commentato Gioia Ferrario, Human Resources Director per Italia, Grecia e Turchia.“In questi tre anni ‘The Future Makers’ ha rappresentato una piattaforma di crescita straordinaria per i trecento studenti e per tutti coloro che sono stati coinvolti nelle attività: dai mentor, agli speaker, ai rappresentanti delle organizzazioni pubbliche e private. Si tratta di un’iniziativa unica attraverso cui BCG intende offrire al Paese il proprio contributo nel sostegno alle future generazioni di leader”, aggiunge Francesco Guidara, Marketing & Business Development Director per Italia, Grecia e Turchia.Le candidature per partecipare a “The Future Makers” sono aperte fino al 18 gennaio 2019. Per ulteriori informazioni sull’iniziativa, sulle edizioni precedenti e sugli Ambassador del programma, è possibile visitare il sito thefuturemakers.it e la pagina Facebook “BCG – The Future Makers”.

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Dalla BEI 30 milioni di finanziamento per Ricerca e Sviluppo a Motork

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

MotorK, la scaleup italiana che sta innovando a livello europeo l’intero comparto digitale automotive, annuncia di aver ricevuto un finanziamento di 30 milioni di Euro dalla Bei, Banca europea per gli investimenti. Il finanziamento è rivolto in primis alle attività della sede italiana di MotorK e sarà destinato alle attività di Ricerca e Sviluppo: l’azienda, che attualmente tra gli uffici di Milano e Agrigento ha già sviluppato uno dei dipartimenti R&D più grandi in Italia, con circa 100 componenti, punta a rafforzare lo staff e ad accrescere l’offerta tecnologica per i suoi partner, tra i quali case produttrici, dealer e altri operatori del settore auto. Il contratto di finanziamento è legato a doppio filo al progetto di crescita tecnologica: la scaleup ha infatti programmato di investire quasi 75 milioni di euro nella sua divisione Ricerca & Sviluppo che produce innovazione per tutta l’Europa.

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L’origine fisica dei déjà-vu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Un team di ricerca internazionale, coordinato dal Dipartimento di Fisica della Sapienza, ha investigato e verificato sperimentalmente per la prima volta il fenomeno delle ricorrenze in fisica, dimostrando come la loro apparizione possa essere spiegata tramite equazioni matematiche esatte. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physical Review X. Che cos’è un “déjà-vu”? Può la percezione che un preciso evento passato si stia ripresentando avere un fondamento reale?
Da un punto di vista fisico, un fenomeno analogo fu scoperto dagli scienziati Enrico Fermi, John Pasta e Stanislaw Ulam oltre sessant’anni fa ed è noto come ricorrenza di Fermi-Pasta-Ulam. Enrico Fermi, lavorando a quella prima macchina di calcolo che sarebbe diventato il moderno computer, trovò in modo del tutto inaspettato, che alcuni sistemi non lineari complessi (cioè con molti gradi di libertà interagenti tra loro) durante la loro naturale evoluzione potevano spontaneamente ritornare allo stato di partenza in modo ciclico, senza mai raggiungere un equilibrio finale.Nello studio condotto dal Dipartimento di Fisica della Sapienza, con la collaborazione dell’Institute for Complex Systems del Consiglio nazionale delle ricerche – Cnr, della Shenzhen University, della Hebrew University of Jerusalem e del Landau Institute for Theoretical Physics, è stato dimostrato sperimentalmente e per la prima volta come la ricorrenza di Fermi-Pasta-Ulam abbia origine in un preciso moto collettivo del sistema e come questo possa essere predetto ottenendo, dalle equazioni modello, soluzioni matematiche esatte. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physical Review X. “Tali soluzioni ricorrenti esatte – spiega Davide Pierangeli, autore corrispondente dello studio – prevedono infiniti “déjà-vu” e sono state teorizzate recentemente da Grinevich e Santini nel contesto di sistemi non lineari ottici e idrodinamici, ma la possibilità di osservarle direttamente non era così scontata”.
Con un’innovativa strategia sperimentale, che utilizza un cristallo reso altamente fotosensibile da campi elettromagnetici esterni (cristallo non lineare), il team ha osservato per la prima volta come specifiche onde ottiche possano ripresentarsi durante la propagazione della luce laser.Nello specifico, la combinazione di tre fasci laser è stata utilizzata per eccitare l’equivalente ottico di una debolissima nota musicale, la quale, nel propagarsi in cristallo, genera una ricca melodia ottica che evolve naturalmente nello spazio sino a tornare alla nota iniziale, per poi ripetersi in modo ciclico.
Nonostante questa evoluzione ricorrente della luce avvenga in un volume dello spessore di circa un decimo di capello umano, il team è riuscito a controllarne precisamente il comportamento agendo sulle proprietà della nota – o onda – iniziale. Inoltre, i ricercatori hanno mostrato come sia possibile percorrere a ritroso questa complessa dinamica del campo ottico, fino a ottenere la specifica onda che ha generato quel particolare moto ricorrente.Tutto ciò ha permesso quindi di identificare in modo univoco il meccanismo fisico alla base dei “dèjà-vu” di questo tipo.
Fino a oggi, nessuna tra le diverse spiegazioni teoriche proposte ha mai trovato una verifica sperimentale, perché le ricorrenze sono un fenomeno estremamente sensibile a tutte quelle minime fluttuazioni e perturbazioni che caratterizzano ogni sistema naturale.
“I risultati del nostro studio – conclude del Re – fanno luce sul controverso e affascinante problema di Fermi-Pasta-Ulam e rappresentano un test all’avanguardia per la teoria delle onde non lineari, aprendo in questo modo prospettive uniche per predire l’evoluzione di sistemi altamente caotici, così come per il controllo di flussi di energia di varia natura ad altissima concentrazione, da tsunami e plasmi, a onde elettromagnetiche”.

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In Italia solo 1 dottore di ricerca su 10 diventa professore

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

È uno dei risultati più avvilenti emersi dall’indagine Istat sull’inserimento professionale dei dottori di ricerca: l’istituto nazionale di statistica ha rilevato che nel 2018, a sei anni dal conseguimento del dottorato, appena il 10% di coloro che conseguono un dottorato riescono a svolgere poi come professione l’insegnamento, ovvero uno degli sbocchi più naturali per chi consegue il titolo superiore alla laurea. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: noi lo sosteniamo da dieci anni e proponiamo soluzioni in ogni occasione. Lo abbiamo fatto chiedendo per l’ambito universitario, nel testo della legge di Stabilità, di ripartire dalla stabilizzazione dei ricercatori, a loro volta impossibilitati da anni nel passare al ruolo della docenza. Lo abbiamo fatto, di nuovo, in questi giorni, attraverso la richiesta di modifica dell’articolo 4 del decreto Concretezza, per puntare al rilancio della figura del ricercatore a tempo indeterminato, attraverso la creazione di un albo nazionale, nell’ottica dell’innovazione e in relazione al rilancio del sistema-Paese.

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Lectio magistralis di Francesco Brioschi

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Milano 26 novembre 2018 ore 17,30 SoM Politecnico Milano Aula Magna Carassa Dadda (BL28) Campus Bovisa, via Lambruschini 4 In occasione del suo ottantesimo compleanno, la School of Management del Politecnico di Milano vuole festeggiare Francesco Brioschi, uno dei fondatori dell’Ingegneria Gestionale, il primo Direttore dell’omonimo Dipartimento e uno dei Vicepresidenti del MIP, la business school del Politecnico stesso.
Lo festeggia – alla presenza di illustri rappresentanti di alcune delle principali imprese del nostro Paese e del Rettore – con una Lectio Magistralis sul tema delle criticità e degli strumenti nel finanziamento della crescita delle imprese, argomento classico della Finanza, passione della sua vita sin da giovane e oggetto prioritario della sua attività di ricerca e di insegnamento dopo le rilevanti esperienze nell’ambito della Ricerca operativa e dell’Economia dei sistemi industriali. Lo festeggia anche con la consegna di un libro “in onore di Francesco Brioschi” – sul tema “Corporate Governance e Finanza d’Impresa” – con i contributi di chi, un po’ più giovane di età o suo allievo, ha avuto con lui importanti collaborazioni di ricerca. Aprono i lavori
Ferruccio Resta, Rettore Politecnico di Milano
Alessandro Perego, Direttore Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano
LECTIO MAGISTRALIS: Francesco Brioschi, Emerito di Assetti proprietari e governance di impresa, Politecnico di Milano
Intervengono e dibattono: Patrizia Grieco, Presidente Enel, Presidente Comitato Corporate Governance Borsa Italiana Gianfelice Rocca, Presidente Gruppo Techint, Ingegnere gestionale ad honoremFabrizio Saccomanni, Presidente UniCredit
Coordinano: Umberto Bertelè, Emerito di Strategia di impresa, Politecnico di Milano
Sergio Mariotti, Ordinario di Economia dei sistemi industriali, Politecnico di Milano

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