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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

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Ancora un importante successo per la ricerca di eccellenza di Unicam

Posted by fidest press agency su sabato, 25 marzo 2017

amiciCamerino Il dott. Augusto Amici, ricercatore Unicam della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, è uno dei membri del team internazionale impegnato nel lavoro di ricerca che ha portato alla scoperta di una proteina, la p140Cap, in grado di limitare la crescita del tumore mammario e di diminuirne la capacità di dare origine a metastasi.Lo studio, coordinato dalla professoressa Paola Defilippi del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell’Università di Torino, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Communications.“La proteina – spiega il Dott. Amici è molto importante proprio perché inibisce la proliferazione cellulare in tumori sovraesprimenti l’oncogene ERBB2, ed è stato dimostrato che proliferando meno le cellule sono anche meno metastatiche.
All’IFOM di Milano hanno analizzato le cartelle cliniche di oltre mille pazienti, ed hanno individuato una correlazione tra l’elevata espressione della p140Cap nei tumori mammari e la risposta alle terapie antitumorali. Il nostro ruolo è stato quello di confermare in modelli murini transgenici il dato clinico ottenuto”.Lo studio ha evidenziato quindi che la presenza della proteina p140cap rappresenta una sorta di protezione dalla proliferazione del tumore mammario.Il Dott. Amici lavora da anni sempre con successo e con riconoscimenti internazionali sulla biologia dei tumori ERBB2 positivi, in particolare il suo gruppo ha realizzato dei vaccini antitumorali contro questo oncogene. Ancora una volta, dunque, la ricerca di Unicam si conferma ricerca di eccellenza in settori molto importanti dal punto di vista sia sanitario che sociale. (foto. amici)

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Assegnato al Regina Elena uno dei quattro premi Roche per la ricerca oncoematologica

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

FullSizeRenderFullSizeRender 1Il progetto di ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, tra gli 8 vincitori del primo bando Roche per la Ricerca, di cui solo 4 in tutta Italia per l’oncoematologia, è incentrato sullo studio dei meccanismi molecolari attivati dai recettori dell’endotelina nell’insorgenza della resistenza ai farmaci antitumorali, la principale sfida da affrontare nel trattamento del carcinoma ovarico.“Il nostro obiettivo – spiega Anna Bagnato, coordinatrice dello studio – è sviluppare dei modelli preclinici dalle pazienti affette da carcinoma ovarico sieroso di alto grado, il più aggressivo tra i tumori ovarici. Andremo a studiare se il blocco dei recettori dell’endotelina possa ostacolare il meccanismo alla base dello sviluppo della chemioresistenza, utilizzando un antagonista che potrebbe rappresentare un’importante opzione terapeutica per il trattamento del carcinoma ovarico. Andremo ad osservare nuovi approcci molecolari in combinazione con la chemioterapia standard per un trattamento mirato contro il carcinoma ovarico.” “E’ un progetto con forte impronta di ricerca traslazionale in linea con la mission del nostro Istituto. Le informazioni che otterremo da queste ricerche – sottolinea Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico IRE – saranno preziose in futuro per aiutarci a scegliere la terapia più efficace per ogni paziente. Sono orgoglioso del riconoscimento dato alla nostra ricerca ed in particolare ad una donna che con passione studia da anni uno dei tumori femminili più aggressivi e insidiosi.”Un premio da 100.000 euro, tra i quattro assegnati all’oncoematologia e tra i 330 Gruppo Bagnatocandidati è un bel motivo di orgoglio. “Sono felice del premio vinto da una nostra ricercatrice – afferma Francesco Ripa di Meana, direttore generale IFO – e mi auguro che si moltiplichino sempre di più iniziative di questo genere a sostegno di studi indipendenti. In Italia la ricerca è un tassello strategico, che necessita di impieghi economici significativi. Il nostro futuro è nelle mani della ricerca ed è un beneficio per tutti.”E’ stato inoltre appena pubblicato il nuovo bando per la seconda edizione del premio.“Favorire lo sviluppo di conoscenze scientifiche sempre più approfondite nei confronti di un approccio personalizzato della terapia, riconoscendo il valore determinante che la ricerca, nella sua forma più ambiziosa e indipendente, assume nella definizione della medicina di domani. Questi i presupposti con i quali Roche ha dato vita a “Roche per la Ricerca”, un bando finalizzato al finanziamento di otto progetti di ricerca volti ad approcci farmacologici nell’ambito della medicina di precisione, per un ammontare di 100.000 euro ciascuno, un significativo contributo per sostenere la ricerca indipendente nel nostro Paese.” (foto: FullSizeRender, Gruppo Bagnato)

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L’eccellenza della robotica a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

robotRoma Dal 15 al 17 marzo torna nella capitale l’undicesima edizione della “RomeCup 2017, l’eccellenza della Robotica a Roma”, promossa dalla Fondazione Mondo Digitale con la formula del multi evento. Gare, laboratori, area dimostrativa, tavola rotonda, performance e talk interattivi sono ospitati dalla macroarea di Ingegneria dell’Università degli Studi di Tor Vergata. Il terzo giorno finali e premiazione in Campidoglio. In gara 142 squadre provenienti dalle scuole di 16 regioni italiane e di 2 paesi europei, con selezioni per i mondiali di robotica in Giappone (RoboCup 2017). Nell’area espositiva, accanto a più di 50 prototipi di centri di ricerca, start up, spin off e aziende, anche oltre 80 robot progettati nei laboratori delle scuole, che stanno preparando i giovani alle nuove sfide dell’economia digitale, aiutandoli a esplorare nuove professioni.
Inaugura la manifestazione il rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Giuseppe Novelli. Il saluto istituzionale è affidato alla dirigente del Miur Carmela Palumbo. Presentano le novità dell’evento Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale, e Giovanni Schiavon, direttore della Macroarea di Ingegneria, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, che ospita i primi due giorni della manifestazione.
Secondo i dati dell’International Federation Robotics entro il 2019 2,6 milioni di robot entreranno nelle fabbriche di tutto il mondo e 42 milioni di robot di servizio saranno acquistati per uso personale e domestico, creando opportunità di crescita e nuovi posti di lavoro. Protagonisti indiscussi dell’undicesima edizione della RomeCup sono i cobot, i robot collaborativi, che aiutano a studiare, lavorano accanto agli uomini, sostituendoli nelle mansioni più ripetitive, supportano nelle cure in ospedale e nell’assistenza a domicilio. Lavorare accanto a robot intelligenti rende le attività digitalizzate più veloci e flessibili, e libera spazio e tempo per il pensiero creativo e la ricerca di soluzioni innovative. È questo il tema della tavola rotonda “La “forza lavoro” del cervello. I robot Sapiens” che nella prima giornata coinvolge Giorgio Grioli, ricercatore dell’IIT e del Centro E. Piaggio, Eugenio Guglielmelli, prorettore alla Ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Luca Iocchi, professore associato del Diag “A. Ruberti” della Sapienza Università di Roma, Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale, Antonio Tornambè, professore ordinario di Controlli Automatici all’Università di Roma Tor Vergata e Laura Turini, avvocato e giornalista. La tavola rotonda è aperta dalla performance di computer music di Leonello Tarabella del Cnr di Pisa. A seguire composizione algoritmica e live performance.
Nella seconda giornata, sempre in parallelo a gare e laboratori, due talk interattivi con dimostrazioni robotiche. Nel primo, dedicato al “Robot che riabilita”, contributi di spin off, aziende innovative, Ospedale pediatrico Bambino Gesù e programma di ricerca europeo MaTHiSiS (programma Horizon2020). Nel secondo talk focus su spin-off della robotica italiana: “Dalla ricerca all’impresa” con contributi dagli atenei di Pisa, Napoli e Roma. Sfida tra robot domestici anche nell’originale workshop animato dalla Sapienza di Roma. Nella terza giornata la RomeCup si sposta in Campidoglio per le competizioni finali e la cerimonia di premiazione.

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PRIN Convegno di chiusura: Risultati della Ricerca e nuove prospettive

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

Roma Venerdì 17 Marzo 2017, ore 9:30 / 18 Marzo 2017 Dipartimento di Scienze della Formazione, Auila Volpi Via Milazzo, 11/B. Convegno di chiusura del Progetto PRIN 2013-2016 Successo formativo, inclusione e coesione sociale: strategie innovative, ICT e modelli valutativi di cui è Coordinatore Scientifico Gaetano Domenici. Al progetto hanno partecipato i seguenti Atenei: Roma Tre (Capofila), Torino, Verona, Bologna, Roma Sapienza, Foggia, Palermo.

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Quarta edizione del Congresso Nazionale sull’ictus Cerebrale “Stroke2017”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 marzo 2017

ictus cerebraleA Napoli si è conclusa la quarta edizione del Congresso Nazionale sull’ictus Cerebrale “Stroke2017”. Gli argomenti trattati hanno riguardato la prevenzione, la cura dell’ictus cerebrale e delle sue conseguenze, cercando di dare particolare risalto alla ricerca di base per trovare nuovi trattamenti di protezione del cervello nelle fasi acute dell’ictus, così come la possibilità di disostruire meccanicamente le arterie cerebrali occluse, grazie all’introduzione di cateteri, per via arteriosa.
Le passate edizioni si sono svolte a Firenze, quest’anno è stata scelta la città di Napoli. L’idea di base è quella di proporre un congresso itinerante per facilitare, chi non può permettersi di seguire un congresso lungo tre giorni e la partecipazione di tutti i professionisti su questo importantissimo tema. Quest’anno hanno partecipato circa 400 delegati tra medici, fisioterapisti, logopedisti, infermieri, psicologi e altre figure professionali.
Si conferma come l’ictus cerebrale costituisce la seconda causa di morte e la terza causa di disabilità a livello mondiale, e la prima causa di disabilità negli anziani. Nel 35% dei pazienti colpiti da ictus, globalmente considerati, residua una disabilità grave. Nel nostro Paese, comunque, negli ultimi vent’anni si è assistito ad una sostanziale riduzione degli ictus cerebrali, sia ischemici, sia emorragici. Dai 180.000 casi all’anno, si è passati ai circa 120.000 e questo grazie soprattutto alle sempre più diffuse ed efficaci misure di prevenzione, nel controllo dei fattori di rischio, prima fra tutti l’ipertensione arteriosa.
Sul versante dell’imaging, la TC e la RM con le tecniche di diffusione e perfusione non hanno attualmente dimostrato chiari vantaggi nella selezione dei pazienti potenzialmente eleggibili per la terapia endovascolare. Le novità da attribuire all’area dei fattori di rischio/prevenzione primaria, sono sostanzialmente da riferire all’intensità del trattamento dell’ipertensione arteriosa, alla prevenzione dell’ictus cardioembolico con gli anticoagulanti diretti nella fibrillazione atriale e all’utilizzo dell’aspirina in prevenzione primaria.
Per quanto attiene all’impego dell’aspirina a 100 mg, nel Convegno è emersa una raccomandazione forte verso la possibilità che nella decisione di instaurare una terapia con aspirina in prevenzione primaria, si tenga conto anche del rischio di cancro.
L’area della fase acuta come principale novità si è concentrata su due aspetti: il dosaggio della trombolisi e le procedure interventistiche, basate sui trattamenti endoarteriosi.I risultati sostanzialmente negativi dello studio ENCHANTED, hanno consentito di rafforzare il messaggio relativo alla necessità di impego della trombolisi al dosaggio universalmente consigliato (0,9 infartomg/kg), ma la significativa riduzione, in una analisi di sottogruppo prespecificata, relativamente all’outcome funzionale (valutato tenendo conto dei vari gradi della scala Rankin), risultata favorevole della bassa dose di r-tPA (0,6 mg/kg) nel gruppo pretrattato con antipiastinici rispetto al gruppo dei non trattati con antiaggreganti (p=0.02), induce a considerare, in questa tipologia di pazienti, l’utilizzo della bassa dose, piuttosto che la non somministrazione in assoluto, della trombolisi.Sul versante del trattamento intraarterioso, una revisione sistematica ha valutato i risultati di alcuni studi su trombolisi intra-arteriosa o qualunque tipo di trombectomia in pazienti con occlusioni extra. e/o intracraniche (MR CLEAN, ESCAPE, EXTEND-IA, SWIFT-PRIME, REVASCAT). I pazienti con occlusione di carotide interna extra-cranica trattati con stenting ha avuto un tasso più alto di ricanalizzazione (87% vs 48%, p=0.001) e di esito clinico favorevole (68% vs 15%, p<0.001) ed un tasso minore di mortalità (18% vs 41%, p=0.048) rispetto ai pazienti trattati con trombolisi i.a. Nel gruppo di pazienti con occlusione tandem, la mortalità è risultata significativamente minore fra i pazienti trattati con trombolisi i.a. rispetto a quelli trattati con qualunque tipo di intervento meccanico dell’occlusione intracranica (0% vs 34%, p=0.002 e 0% vs 33%, p=0.001). Il confronto, tuttavia, non è randomizzato e gli studi sono molto eterogenei, per cui questi risultati non possono tradursi in una indicazione preferenziale ai trattamenti endoarteriosi in pazienti con occlusione di carotide interna extra-cranica. In sintesi, comunque, si è concluso che Pazienti con ictus esordito oltre le 4.5 ore possono trarre giovamento da trombectomia meccanica primaria in particolare se iniziata entro 5 ore dall’esordio dei sintomi, mentre Pazienti con ictus da occlusione di rami arteriosi distali possono trarre giovamento dal ricorso ad agenti trombolitici per via intra-arteriosa. Inoltre, Pazienti con ictus ischemico acuto e recente (1.7 possono trarre giovamento da trombectomia meccanica, previa valutazione del rapporto rischio/beneficio. L’intervento endoarterioso meccanico può essere preso in considerazione, previa valutazione del rapporto rischi/benefici, in pazienti trattati con anticoagulanti diretti e con alto rischio di emorragia, definito dai test di laboratorio specifici (o dall’impossibilità della loro esecuzione) e dal tempo dell’ultima assunzione, in quanto non sembra associato a un incremento del rischio di complicanze emorragiche. Con riferimento, invece, all’impiego della trombolisi sistemica, i Relatori hanno affrontato, come novità non presente nelle precedenti edizioni, la possibilità di somministrazione della terapia in pazienti con ictus ischemico acuto, in terapia con gli anticoagulanti diretti. In questi casi, La letteratura suggerisce la possibilità trombosi-1di prendere in considerazione la trombolisi e.v. in pazienti trattati con DOAC, con verosimile effetto sub terapeutico, evidenziato dalla storia clinica (dose e intervallo temporale dall’ultima assunzione, funzionalità renale) e da test specifici e standardizzati (Tempo di Trombina, Tempo di Ecarina o Hemoclot per il dabigatran, anti-Xa per il rivaroxaban o l’apixaban).
Infine, in pazienti con ictus ischemico acuto, l’uso degli ultrasuoni per potenziare l’effetto della trombolisi e.v. non è indicato routinariamente. Gli ultrasuoni per potenziare l’effetto della trombolisi e.v sono usati all’interno di studi clinici controllati, con particolare riferimento a pazienti con occlusione dei grossi vasi intracranici.
Innanzi tutto, se per convenzione derivata dagli studi clinici, una stenosi carotidea si definisce sintomatica se l’ultimo episodio ischemico cerebrale o retinico congruo si è verificato nei 6 mesi precedenti. Sulla base di recenti revisioni degli stessi studi nella sessione congressuale appositamente dedicata, si è ritenuto opportuno ridurre tale intervallo a non più di 3 mesi.
In caso di stenosi carotidea sintomatica con indicazione chirurgica è indicato considerare il punteggio di rischio di ictus del paziente se trattato con sola terapia medica (e quindi il potenziale beneficio della terapia chirurgica). Nel paziente con elevato punteggio di rischio, ≥4 secondo il modello ricavato dalle revisioni degli studi NASCET ed ECST, il beneficio dell’endoarteriectomia è massimo (NNT 3), mentre nel paziente con basso punteggio di rischio, Le attuali evidenze sul beneficio dell’endoarteriectomia nella stenosi carotidea asintomatica sottolineano l’importanza di valutare il vantaggio della terapia chirurgica nei confronti della miglior terapia medica. Il rischio di ictus nei pazienti trattati con la miglior terapia medica risulta oggi mediamente inferiore all’1% per anno (cioè inferiore al rischio della procedura chirurgica nell’ ACAS e nell’ ACST), pertanto l’intervento non può essere raccomandato di routine, ma indicato solo in pazienti selezionati, e in centri specialistici con documentato rischio perioperatorio di ictus/morte più basso possibile, inferiore a 2% e ancora meglio se inferiore a 1%.
Alcuni studi indicano sottogruppi di pazienti a più netto beneficio dall’intervento in quanto a maggior rischio di ictus se non operati, quali pazienti con pregressi infarti alla TC encefalo, più alto grado di stenosi carotidea o più rapida progressione di stenosi, presenza di occlusione carotidea controlaterale, morfologia di placca ulcerata o irregolare agli ultrasuoni o all’RM e/o presenza di segnali microembolici omolaterali all’ecodoppler transcranico. Altri studi indicano viceversa sottogruppi di pazienti a più scarso o senza beneficio dall’intervento in quanto a maggior rischio di complicanze se operati. Sono auspicabili quindi altre revisioni sistematiche e ulteriori studi che stratifichino i vari fattori di rischio medico e chirurgico, onde specificare meglio le indicazioni o controindicazioni all’intervento.
Per quanto riguarda la scelta del tipo di intervento, fra endoarterectomia classica o stent carotideo, le evidenze hanno finora dimostrato una certa equivalenza o non inferiorità dello stenting carotideo rispetto all’endoarteriectomia solo in centri di eccellenza e sono necessarie ulteriori evidenze, per cui ad oggi è raccomandata di scelta l’endoarteriectomia nella correzione chirurgica della stenosi carotidea. Pertanto, lo stenting carotideo, come alternativa all’endoarteriectomia, dovrebbe essere eseguito solo all’interno di sperimentazioni cliniche controllate o in centri e con operatori a casistica controllata per quanto riguarda il rischio periprocedurale che deve essere per lo meno non superiore a quello dell’endoarteriectomia.
Lo stenting carotideo, con adeguato livello di qualità procedurale e appropriata protezione cerebrale, è raccomandato in caso di significativa comorbidità cardiaca e/o polmonare o in cuorecondizioni quali la paralisi del nervo laringeo controlaterale, la stenosi ad estensione craniale o claveare, la restenosi, una precedente tracheotomia/chirurgia/radioterapia al collo.
Per convenzione, per importanti comorbidità cardiache si intendono:
a) scompenso cardiaco congestizio e/o disfunzione ventricolare sinistra
b) intervento cardiochirurgico nelle sei settimane precedenti
c) infarto miocardico nelle quattro settimane precedenti
d) angina instabile
In caso di stenosi carotidea asintomatica l’endoarteriectomia, comportando un beneficio modesto rispetto alla miglior terapia medica, è indicata nel paziente che è considerato “a rischio” se trattato solo con terapia medica e che presenta quindi almeno una di queste condizioni: pregresso infarto anche silente alla TC/RM encefalo, placca vulnerabile o ulcerata o a rapida crescita, stenosi pre-occlusiva, stenosi tra 70-80% (metodo NASCET) con occlusione della carotide controlaterale o con presenza all’ecodoppler transcranico di segnali microembolici omolaterali. E’ invece indicata la sola miglior terapia medica nel paziente con aspettativa di vita inferiore a quella presunta per ottenere il beneficio dall’endoarteriectomia, quale il paziente ultraottantenne o con diabete insulino-dipendente o cardiopatia grave o broncopatia grave o insufficienza renale cronica in trattamento dialitico.
La dimostrazione del razionale di efficacia di nuovi approcci riabilitativi sviluppati alla luce delle attuali conoscenze sui meccanismi di neuroplasticità è uno dei principali argomenti su cui si sta concentrando la ricerca relativa alla riabilitazione dell’ictus. Sulla scorta delle ampliate conoscenze dei meccanismi neurobiologici della plasticità cerebrale vengono attualmente privilegiati approcci che avvalorano l’intensità, la ripetitività, la significatività di un esercizio e la stimolazione multisensoriale. La realizzazione di questi presupposti avviene:
mediante esecuzione reiterata, supportata da strumenti robotici;
mediante un’esaltazione dell’informazione sensoriale di ritorno, prodotta da sistemi in realtà virtuale; mediante la realizzazione di un Ambiente Arricchito.
L’eziologia dell’emorragia cerebrale nei soggetti giovani è più eterogenea rispetto a quella dei soggetti in età adulta e anziana; in particolare, svolgono un ruolo importante le malformazioni vascolari, le coagulopatie e l’abuso di sostanze quali la cocaina e le amine simpaticomimetiche. La prognosi è migliore di quella degli anziani, senza sostanziali differenze di genere. La gravità dei sintomi all’esordio, la presenza di emorragia intraventricolare, di idrocefalo e di focolai emorragici multipli sono predittori di mortalità nel soggetto giovane.La patologia cerebrovascolare presenta un’elevata prevalenza nel genere femminile con peculiarità relative sia ai fattori di rischio che alle manifestazioni cliniche e agli esiti. Essa rappresenta una delle principali cause di morbidità e mortalità nella donna, tanto che le statistiche internazionali classificano l’ictus come la quinta causa di morte nel sesso maschile, ma la terza nel sesso femminile. Le proiezioni demografiche per il 2030 prevedono che circa il 20% della popolazione sarà rappresentato da soggetti di età superiore ai 65 anni con maggiore rappresentatività delle donne, in funzione dell’aspettativa di vita maggiore. Se consideriamo che circa la metà dei soggetti colpiti da ictus sopravvive con gradi variabili di deficit funzionale e/o cognitivo, è possibile prevedere che ci sarà un numero significativamente superiore di donne con esiti di evento cerebrovascolare rispetto agli uomini, con i prevedibili risvolti anche in termini di costi socio-sanitari. Nonostante ciò, molti vasi sanguigniaspetti del rapporto fra patologia cerebrovascolare e genere femminile sono tuttora sottostimati. I fattori di rischio vascolari presentano specificità di genere riconosciute e ben caratterizzate; le donne hanno spesso sintomi di presentazione di patologia cerebrovascolare non specifici e giungono più tardivamente all’attenzione medica rispetto agli uomini, fattori che contribuirebbero ad una minore probabilità di accesso a trattamenti riperfusivi in acuto. Differenze di genere sono presenti anche per quanto concerne la scelta e la risposta alle terapie di prevenzione primaria e secondaria. I risultati degli studi clinici sui farmaci cardiovascolari sono applicati nella pratica clinica indipendentemente dal genere, nonostante le donne siano numericamente sotto-rappresentate nella ricerca clinica e non sempre nel disegno degli studi sia prevista l’analisi per la differenza di genere. È importante che la comunità scientifica rivolga maggiore e dedicata attenzione alle differenze di genere nella patologia cerebrovascolare promuovendo lo sviluppo di programmi di ricerca e iniziative di servizi e percorsi che definiscano la medicina centrata sul paziente. L’attenzione alla medicina di precisione e personalizzata rappresenta la chiave di volta per contribuire a colmare il gap di conoscenza sulle differenze di genere nella prevenzione cardiovascolare, favorire l’uso appropriato dei farmaci, promuovere la ricerca clinica e il miglioramento generale del sistema salute con beneficio complessivo nella prospettiva della salute di genere.
L’organizzazione assistenziale per processi consiste nell’applicazione di un sistema in ambito organizzativo, che presuppone una esplicita identificazione del processo stesso e delle sue componenti, delle interazioni tra di essi, nonché delle loro modalità di gestione. Il maggiore vantaggio è quello di garantire il governo della continuità assistenziale controllandone la qualità, l’efficacia e l’efficienza.
Uno dei problemi principali di tutte le linee guida è l’implementazione sul territorio nella pratica clinica, in altre parole, la difficoltà a tradurre in azioni pratiche e atti medici competenti, le varie raccomandazioni. Le ragioni di queste difficoltà sono molteplici e vanno dalla scarsità dell’informazione, della formazione e dell’aggiornamento, alla oggettiva impossibilità di applicazione per mancanza di mezzi o di risorse, sino alla non condivisione delle raccomandazioni stesse per disaccordo o scelte differenti.

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Giornata della ricerca del Dipartimento di Scienze della Formazione 2017

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2017

Roma Lunedì 27 Febbraio 2017, ore 9:00 / 28 Febbraio 2017 Dipartimento Scienze della Formazione, Aula Volpi Via Milazzo 11B. Il Dipartimento di Scienze della Formazione organizza la Seconda Giornata della Ricerca di Dipartimento. L’evento si articola in due giornate di studi dedicate alla presentazione delle linee di ricerca sviluppate da Professori e Ricercatori del Dipartimento, nonché delle ricerche condotte da Assegnisti, Dottori di ricerca e Dottorandi. Tutte le relazioni presentate durante l’iniziativa saranno incluse in una pubblicazione in formato elettronico sul sito Web del Dipartimento, dal titolo Ricerca del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre 2017.

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Presentazione della ricerca “Incontinenza: la gestione dell’assistenza alla persona in Italia”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

Ministero saluteRoma 2 marzo 2017, ore 9.00 Auditorium del Ministero della Salute, Lungotevere Ripa 1. La ricerca che sarà presentata nasce dalla collaborazione tra l’Advisory Board di Senior Italia FederAnziani e il CERGAS – Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Commerciale Luigi Bocconi.Contestualmente alla presentazione della ricerca si svolgerà il Conferimento dell’edizione 2017 del Premio “60 e più”, ideato e promosso da Senior Italia FederAnziani per attribuire un riconoscimento a quegli esponenti del mondo della medicina, della ricerca, delle Istituzioni, dell’associazionismo, dei media che si siano distinti per il contributo offerto al miglioramento della salute e della qualità della vita delle persone senior.

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Settima edizione della Scuola invernale TRIPLE

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 febbraio 2017

Roma Lunedì 13 Febbraio 2017, ore 9:30 / 17 Febbraio 2017 Scuola di Lettere Filosofi, Aula B Via Ostiense 236 Il laboratorio di ricerca TRIPLE, diretto dal prof. Raffaele Simone, annuncia la settima edizione della Scuola invernale TRIPLE (SIT2017). La Scuola affronterà sia temi teorici, attraverso la discussione di modelli e metodi di analisi e di rappresentazione, sia temi applicativi, attraverso la presentazione degli strumenti e delle metodologie in uso nella linguistica computazionale e nella pratica lessicografica. I corsi e i laboratori verteranno sul tema “Espansioni del lessico. Nuovi formati, nuove parole, nuovi significati”, che verrà affrontato da un punto di vista teorico, lessicografico e computazionale. Il programma prevede una sessione poster, in cui verranno presentati i lavori dei partecipanti, precedentemente selezionati dal comitato scientifico TRIPLE, e una sessione di lavoro di gruppo, in cui verrà richiesto ai partecipanti di elaborare una breve presentazione orale collettiva in merito a temi proposti dal comitato scientifico.

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Premio Giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

diabeteLa Società Italiana di diabetologia SID bandisce il 2° Premio giornalistico ‘SID-Diabete Ricerca’ – istituito dall’Associazione Diabete Ricerca, dalla ‘Fondazione Diabete Ricerca’ e dalla ‘Società Italiana di Diabetologia’ – con lo scopo di riconoscere e stimolare la corretta divulgazione scientifica di tematiche riguardanti il diabete mellito. Il Premio vuole essere un omaggio allo stile e al modo di svolgere questa professione con competenza, rigore, sintesi, completezza di contenuti, chiarezza di linguaggio e capacità di divulgazione delle notizie.Il riconoscimento, dell’ammontare di euro 2.000 per ciascuna delle categorie individuate:
Agenzie di stampa e carta stampata
Radio-Televisioni, Web e servizi on line
verrà assegnato da una giuria composta dall’Ufficio di Presidenza della Società Italiana di Diabetologia e da due giornalisti e consegnato nel corso del congresso ‘Panorama Diabete’ a Riccione dall’11 al 15 marzo 2017.
REGOLAMENTO E MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
Art. 1 Il Premio è destinato al miglior elaborato di taglio giornalistico (pubblicato su testate giornalistiche cartacee, web, audio o video) che affronti tematiche relative alla ricerca e all’innovazione nel campo del DIABETE.
Art.2 La partecipazione al Premio è gratuita e riservata a giornalisti iscritti all’Ordine Nazionale o autori che pubblichino su testate regolarmente registrate al Tribunale di competenza.
Art.3 Possono concorrere al Premio gli autori di servizi in lingua italiana consegnati alla Segreteria del Premio e pubblicati da quotidiani, agenzie di stampa, settimanali, periodici, riviste specializzate, testate online, servizi radio-televisivi, pubblicati, trasmessi o diffusi prima del 15 febbraio 2017.
Art.4 Saranno presi in considerazione i contenuti pubblicati su testate giornalistiche regolarmente registrate. Sono esclusi dalla partecipazione i giornalisti membri della Giuria, i loro familiari e tutte le persone che abbiano legami contrattuali con l’organizzazione.
Art.5 Le opere in concorso (non più di tre per ogni autore) dovranno pervenire, così come di seguito specificato, entro e non oltre il 15 febbraio 2017, presso: dottoressa Alessia Russo – Segreteria organizzativa Premio giornalistico ‘SID–Diabete Ricerca’ – via Pisa, 21 – 00162 Roma (RM)

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La ricerca frutto della sinergia tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

ecotilesCamerino Dal terremoto alla ricostruzione. Tentando però di riutilizzare i rifiuti da costruzione e demolizione per ideare materiali innovativi per l’edilizia ecosostenibile. Questa la sintesi di Ecotiles, il progetto europeo finanziato dall’Unione Europea alla Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino e con la partecipazione di Grandinetti srl di San Severino Marche, azienda leader nella produzione di materiali a base cementizia.“Lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione (CDW) – spiega la prof.ssa Eleonora Paris, coordinatrice del progetto Ecotiles – è un problema particolarmente sentito su cui si sta investendo molto in Europa, visto il volume dei materiali coinvolti e la necessità di ridurre l’estrazione di risorse naturali da cava e l’emissione di anidride carbonica. Nel progetto Ecotiles vogliamo dimostrare che sommando le conoscenze scientifiche, le competenze e l’inventiva delle nostre aziende, è possibile ottenere risultati promettenti anche in questo ambito, partendo proprio dalle Marche”.La bontà del progetto è confermata anche dal partner privato del progetto, la Grandinetti srl di San Severino Marche: “C’è un crescente interesse nell’ambito dell’edilizia e del restauro – aggiunge l’ing. Valentino Grandinetti, socio dell’omonima azienda – per materiali ecosostenibili con una buona percentuale di materiale riciclato. Il loro utilizzo in architettura permette di avere un minore impatto sull’ambiente e un aumento del valore di ecosostenibilità degli immobili”. Le piastrelle Ecotiles infatti soddisfano lo standard Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), uno degli strumenti di misurazione della sostenibilità ambientale degli edifici più utilizzato.Ecotiles è stato presentato recentemente al Comitato dei Sostenitori dell’Università di Camerino, che ha apprezzato sia il tema del progetto, innovativo e di interesse specialmente nel dopo-terremoto, sia l’efficace sinergia attivata tra azienda e università che ha permesso di ottenere il finanziamento europeo e di produrre già i primi demo da presentare alle fiere del settore. (foto. ecotiles)

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Le nuove frontiere della ricerca sulla Epilessia Ipermotoria del Sonno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

epilessiaUn poker di pubblicazioni scientifiche messo a segno nel corso dell’anno dall’ISNB sposta in avanti le frontiere della ricerca su una patologia rara, a tutt’oggi a bassa probabilità di guarigione. Si tratta dell’Epilessia Ipermotoria del Sonno (in precedenza chiamata Epilessia Frontale Notturna), caratterizzata da crisi epilettiche che si manifestano esclusivamente nel sonno, con movimenti bizzarri e violenti degli arti che compaiono anche più volte nel corso della stessa notte e, spesso, per molti anni prima che si arrivi alla diagnosi corretta, che colpisce 2 adulti ogni 100 mila e dalla quale guarisce, dopo 20 anni, solo 1 persona su 4.
I ricercatori dell’ISNB, con un team guidato da Paolo Tinuper che comprende Francesca Bisulli, Laura Licchetta, Barbara Mostacci, Federica Provini e Luca Vignatelli, hanno pubblicato a partire dallo scorso mese di aprile 4 importanti lavori scientifici su 3 prestigiose riviste internazionali di neurologia, Neurology, Sleep e Sleep Medicine, che definiscono i criteri per la diagnosi dell’Epilessia Ipermotoria del Sonno e chiariscono, per la prima volta, la frequenza e la prognosi di questa sindrome.
Anticipare la diagnosi e indirizzare tempestivamente le cure per migliorare la prognosi dei pazienti sono, in sintesi, gli obiettivi del team di ricerca dell’ISNB, al lavoro da 3 anni sull’Epilessia Ipermotoria del Sonno. “Questi lavori, frutto di un progetto condotto negli ultimi 3 anni, definiscono la gravità di questa condizione e le difficoltà di presa in cura dei pazienti.” Così Paolo Tinuper, coordinatore delle ricerche. “Dimostrano, inoltre, che la diagnosi è spesso difficile e ritardata – ha proseguito Tinuper – e causa di un percorso assistenziale faticoso per le persone affette e per i loro familiari, rendendo maggiormente difficile il controllo delle crisi epilettiche. L’importanza di queste informazioni è cruciale per indirizzare la futura pratica clinica e migliorare la prognosi dei pazienti. E’ noto, infatti, che le persone con patologie rare possano subire diseguaglianze e ritardi nell’accesso alle cure e pertanto peggiorare ulteriormente la loro condizione e qualità della vita”.
In particolare, sono stati pubblicati il risultato dei lavori di una Consensus Conference promossa dall’ISNB a Bologna nel 2014, e tre articoli che definiscono la prevalenza della malattia nella popolazione adulta, dimostrandone la rarità, e descrivono la prognosi dei pazienti sia per quanto riguarda l’andamento delle crisi epilettiche che il rischio di morte improvvisa in epilessia.
I risultati degli studi sono stati presentati al congresso Europeo della International League against Epilepsy, tenutosi a Praga lo scorso settembre e, successivamente, all’annuale congresso della Società Italiana di Neurologia, tenutosi a Venezia in ottobre.

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Il giovane talento della ricerca in Italia, Shane Eaton, premiato con il prestigioso SIR

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

Shane Eaton.jpgShane Eaton1.jpg«Sono arrivato in Italia perché innamorato di questo Paese e qui sono riuscito a raggiungere questo straordinario obiettivo che potrebbe aprire davvero strade importantissime nel mondo della quantistica e non solo – spiega Shane Eaton – Quando si pensa al diamante ci si immagina un materiale puro con un perfetto reticolo di atomi di carbonio. In realtà, in esso sono presenti dei “difetti” come le cosiddette ‘nitrogen vacancy’ (NV) nelle quali, al posto di due atomi di carbonio adiacenti, si trova un atomo di azoto accanto ad un posto libero nel reticolo. Una diversità che può essere sfruttata per i bit quantistici. Il quBit può assumere contemporaneamente il valore di 0 e 1, il che permette di aumentare esponenzialmente la velocità di calcolo rispetto ad un bit classico degli attuali computer. Fino ad oggi mancava però una tecnica di microfabbricazione in diamante che consentisse di collegare questi quBit per realizzare un computer quantistico». Cosa che invece Eaton, attualmente ricercatore al Dipartimento di Fisica del Politecnico, con alle spalle una carriera internazionale di altissimo livello, una laurea in Ingegneria Fisica a Vancouver e un dottorato a Toronto, è riuscito a fare, realizzando particolari circuiti fotonici proprio grazie al diamante. Per realizzare questi circuiti ottici in diamante, in particolare, ha utilizzato impulsi laser ultrabrevi che, grazie alla loro breve durata, sono in grado di modificare le caratteristiche fisiche del diamante, mettendone in comunicazione i cosiddetti ‘difetti’ e ponendo le basi per la creazione dei futuristici computer. Il team infatti è già a lavoro per realizzare una rete 3D di quBit nel diamante collegati tra Shane Eaton3.jpgloro con percorsi ottici scritti con il laser. Una rete che permetterebbe di realizzare computer quantistici ultra-veloci. Ma non è tutto, Eaton ha già in programma un’evoluzione del suo studio. Sempre attraverso il diamante, infatti, si potrebbero ottenere importanti innovazioni nelle apparecchiature mediche: «Mi piacerebbe utilizzare questi “difetti” del diamante come sensori di deboli campi magnetici in modo da realizzare apparecchiature mediche sempre più performanti; penso in particolare a una tecnologia estremamente sensibile e ad altissima risoluzione capace di battere la risonanza magnetica. Le strade per la nostra ricerca sono infinitamente avvincenti» – chiarisce il ricercatore.
Secondo lo studio, finanziato dai progetti Cariplo FemtoDiamante e EU CONCERT-Japan DiamondFab dell’IFN-CNR e appena pubblicato sulla rivisita Nature Scientific Reports, la pietra permette di fare un importante passo avanti nella ricerca dedicata ai computer quantistici, dispositivi che utilizzando i «quBit», ovvero i bit quantistici, assicurano velocità di calcolo molto maggiori rispetto ai computer basati sull’elettronica tradizionale. Una potenza rafforzata dai diamanti che consentono di integrare nello stesso chip le sorgenti di quBit e le guide d’onda ottiche realizzando computer capaci di studiare e capire problemi oggi inaccessibili: dalla diagnostica medica di precisione alla creazione di energia pulita, dalle previsioni dei cambiamenti climatici alle variazioni del mercato azionario.Una scoperta potenzialmente rivoluzionaria a cui il team è arrivato anche grazie alla vittoria da parte del ricercatore canadese, coordinatore del progetto, Shane Eaton, del prestigioso SIR Scientific Indipendent of Young Researchers del MIUR come giovane talento in Italia, premio che ha una success rate del 2%. Un risultato straordinario che gli ha consentito di ricevere un maxi finanziamento da 420mila euro, con la possibilità di creare un proprio team e proseguire in maniera autonoma nella ricerca. (foto: Shane Eaton)

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Oltre 330 i progetti candidati per bando “Roche per la Ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

rocheSono arrivate da tutta Italia le oltre 330 candidature per la prima edizione del bando “Roche per la Ricerca” che ha visto l’assegnazione di 8 premi da 100.000 euro ciascuno per la ricerca scientifica indipendente nell’ambito della medicina di precisione. Da ricordare, infatti, che ciascun Ente partecipante al bando manterrà l’esclusiva titolarità di ogni invenzione o diritto generato nell’ambito del progetto di ricerca, senza alcuna partecipazione, diritto o facoltà in capo a Roche e, per assicurare l’assenza di conflitti d’interesse nel supporto e nella selezione delle iniziative, sono stati esclusi dal bando tutti i progetti di ricerca clinica sui medicinali.
L’iniziativa che ha preso il via a giugno 2016 è arrivata alla conclusione con l’assegnazione di 4 premi per l’area Oncoematologia, 2 all’area Neuroscienze ed uno ciascuno per la Reumatologia e le Malattie Polmonari.“Siamo davvero soddisfatti per il risultato di questo primo bando. Come Roche abbiamo fatto una scelta coraggiosa decidendo di impegnare risorse importanti per stimolare e finanziare la ricerca indipendente ed ora possiamo dire che la prima scommessa è vinta. L’attenzione e il plauso riscossi dal concorso sono la riprova che lo sforzo di Roche è stato apprezzato e riconosciuto da chi si impegna quotidianamente per cercare nuove soluzioni per la salute, quello che anche Roche fa da sempre. La palla adesso passa ai soggetti promotori, speriamo che grazie al finanziamento possano emergere risultati importanti per il sistema salute. – ha commentato Maurizio de Cicco Presidente e Amministratore Delegato di Roche S.p.A. – Un grande ringraziamento inoltre va a tutti i membri del Comitato per il prezioso contributo, la professionalità e l’attenzione con cui hanno valutato le oltre 330 candidature ricevute”.La garanzia di totale indipendenza nella valutazione ma anche la dimostrazione di apprezzamento è stata rafforzata infatti sin dalla composizione del Comitato che ha valutato tutti i progetti e scelto i vincitori. Ne hanno fatto parte Nicola Normanno in rappresentanza dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, Massimo Massaia per la Società Italiana di Ematologia Sperimentale, Carlo Riccardi per la Società Italiana di Farmacologia, Diego Centonze per la Società Italiana di Neurologia, Luca Richeldi Professore di Medicina Respiratoria e preside della facoltà di Interstitial Lung Disease di Southampton (UK), Ignazio Olivieri per la Società Italiana di Reumatologia e Antonio Gaudioso per Cittadinanzattiva. A presiedere il Comitato il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi che ha così commentato l’esperienza: “Il numero e la qualità dei progetti arrivati alla commissione sono andati al di là di qualunque aspettativa. Penso di interpretare il pensiero di tutti i membri dicendo che è stato un piacere contribuire a rendere possibile il finanziamento di progetti che ci aspettiamo possano davvero aggiungere un nuovo tassello al sapere medico scientifico nell’interesse di tutti i pazienti. La ricerca anche in Italia può giocare un ruolo di primo piano e Roche ha meritoriamente dimostrato che con il contributo di tutti tale possibilità non è solo teorica ma diventa anche realtà”.
Con sede centrale a Basilea, in Svizzera, Roche è leader nell’area salute, dove opera nei settori farmaceutico e diagnostico con un forte orientamento alla ricerca. Roche è la più grande azienda biotech al mondo con medicinali in oncologia, ematologia, immunologia e neuroscienze. Roche è anche leader mondiale nella diagnostica in vitro, nella diagnostica oncologica su tessuti ed è all’avanguardia nella gestione del diabete. L’impegno di Roche nella medicina personalizzata mira a fornire medicinali e strumenti diagnostici capaci di portare miglioramenti tangibili della salute, della qualità di vita e della sopravvivenza dei pazienti.

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Parigi, seminario di ricerca sulla letteratura francese del XIX secolo

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

balzacParigi, France Venerdì 2 Dicembre 2016, ore 0:00 Université Paris-Sorbonne, Amphithéâtre Guizot si svolgerà il seminario di ricerca “Balzac, entre pensée et littérature” organizzato dal prof. Francesco Spandri (Dipartimento di Scienze politiche) nell’ambito della collaborazione tra il Centre de Recherche sur la Littérature française des XIXe-XXIe siècles (Paris 4) e il Centre de Recherche sur les Poétiques du XIXe siècle de l’Université Sorbonne Nouvelle (Paris 3). Il seminario si rivolge agli studenti magistrali e ai dottorandi delle due Università.

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Venezia La ricerca che cambia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2016

veneziaVenezia Giovedì 1 Dicembre 2016, ore 9:00 / 2 Dicembre 2016 Università IUAV di VeneziaPalazzo Badoer La Prof.ssa Lucia Nucci, in rappresentanza del Dottorato Paesaggi della Città contemporanea. Curriculum architetture dei paesaggi urbani, partecipa al tavolo La ricerca nell’area della Pianificazione e progettazione urbanistica e territoriale: temi, problematiche, potenzialità coordinato dal Prof. Michelangelo Savino, che si terrà giovedì 1 dicembre nell’ambito del secondo convegno nazionale dei Dottorati italiani dell’Architettura, della pianificazione e del design La ricerca che cambia che si terrà all’Università Iuav di Venezia il 1° e 2 dicembre 2016.

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Promuovere la ricerca in reumatologia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

ricercatoreRimini 53° Congresso Nazionale reumatologia. Lo si può fare proponendo, supportando, eseguendo e diffondendo progetti di ricerca no-profit di interesse nazionale e internazionale sulla base delle priorità scientifiche identificate dal Consiglio Direttivo SIR. Questo il ruolo del Centro Studi della Società Italiana di Reumatologia, nato nel 2011, che sarà ampliato e potenziato.
Le principali attività includono: sviluppo di studi di popolazione (studi di prevalenza, incidenza, mortalità); conduzione di studi osservazionali multicentrici e di farmaco-epidemiologia; assistenza metodologica ai Soci (disegno dello studio, gestione e analisi dei dati); formazione in metodologia della ricerca; assistenza nello sviluppo di raccomandazioni evidence-based.
Il Dr. Carlo Alberto Sciré, reumatologo con formazione in biostatistica ed epidemiologia, coordinatore del Centro, ne ripercorre la storia: “Inizialmente si è trattato di un piccolo gruppo pilota che operava all’interno di SIR supportandone la ricerca, in linea con le tematiche prioritarie per la Società. Nel corso degli anni c’è stata una notevole crescita dell’attività e al momento il Centro gestisce più di 10 studi in contemporanea, che coinvolgono mediamente dai 30 ai 50 centri sul territorio italiano. Inoltre, sono all’attivo collaborazioni internazionali importanti nell’ambito della ricerca in reumatologia”.
In particolare, il Centro segue anche i Progetti Strategici SIR 2015-2019 – studi multicentrici finalizzati alla diagnosi e trattamento precoce delle malattie reumatiche, guidati da sperimentatori di riferimento del panorama reumatologico nazionale (studi ATTACk, ESORT, MITRA, LIRE, SPRING) , attraverso un supporto tecnico (definizione protocollo, monitoraggio dei dati, sintesi dei risultati), oltre che sviluppare direttamente studi di tipo epidemiologico (es. Studio RECORD e studio KING), o dare supporto a Gruppi di Studio (es. Studio STARTER, studio UPSTREAM e studio Early LES). “C’è inoltre un nuovo studio, lo Studio RAFTING, per il quale SIR ha ricevuto un significativo finanziamento da AIFA. Un grande segnale per la ricerca in ambito reumatologico in Italia, che segna così un importante riconoscimento della rilevanza istituzionale di questi lavori, oltre che una sfida per la Società stessa – prosegue Sciré – Si tratta di uno studio clinico randomizzato, controllato in aperto, promosso in collaborazione con l’Istituto Mario Negri di Milano e che sarà coordinato dal centro di reumatologia del Policlinico di Siena. Lo studio ha l’intento di valutare l’efficacia della terapia biologica di seconda linea, in pazienti con artrite reumatoide che abbiano avuto una risposta inadeguata al trattamento con anti-TNF”.
Tra gli obiettivi futuri del Centro Studi c’è dunque quello di ampliamento e potenziamento, con un maggiore coinvolgimento che possa dare sempre più supporto sia in termini di studi clinici sia in termini di elaborazione di raccomandazioni e linee guida. Un ruolo di supporto strategico e statistico-epidemiologico di grande rilevanza. “Il Centro rappresenta un fiore all’occhiello per il panorama della ricerca Italiana in reumatologia – afferma il Prof. Mauro Galeazzi, Presidente Eletto SIR – Un ampliamento e potenziamento del Centro sono dunque previsti nell’ottica di poter fornire evidenze, in modo scientificamente rilevante, non solo a SIR ma anche a enti regolatori o al Ministero, che sempre più richiedono la collaborazione delle Società Scientifiche come partner strategici nella definizione delle best practice.”

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Graziella Paolini Parlagreco: La ricerca della bellezza

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

paoliniMantova Dal 22 ottobre al 3 novembre 2016 Galleria “Arianna Sartori” via Cappello 17 Graziella Paolini Parlagreco. La ricerca della bellezza Mostra a cura di: Arianna Sartori.L’inaugurazione si svolgerà Sabato 22 ottobre alle ore 17.00 alla presenza dell’artista.
“Nel percorso evolutivo, che appartiene alla vivace esperienza artistica, di cui è protagonista Graziella Paolini Parlagreco si evince un’espressione pittorica di elevato contenuto introspettivo. Attraverso le immagini riprodotte sulle tele, vengono raffigurate composizioni eleganti, di intensa profondità emozionale, che racchiudono una sintesi narrativa dotata di un linguaggio di poetico e delicato lirismo e possiedono una grande comunicatività verso il fruitore.
L’indagine condotta è di matrice realista e tocca talvolta l’impronta iperrealista, con influssi provenienti anche dal surrealismo. Questa ricerca le permette di muoversi in una dimensione di spazialità, in cui poter esternare liberamente la propria sfera emotiva, all’interno di un cammino interiore dell’anima, che la proietta dentro i quadri, inserendola virtualmente tra i soggetti rappresentati, per suggerire emozionanti sentimenti all’osservatore.L’atmosfera scaturita dalle opere della Paolini Parlagreco esorta a carpire aspetti intimi di sorprendente verità. Il mondo dell’universo femminile è posto in primo piano e assume una centralità focale nel messaggio trasmesso, alimentando curioso interesse e fantasiosa propensione. Il corpo, il portamento, la postura, la gestualità, la suggestiva nitidezza delle figure invitano ad un’attenta riflessione. Gli sfondi, che fungono da cornice ambientale, non sono mai casuali, ma vengono appositamente scelti per intrecciarsi e fondersi in armoniosa sinergia con le soavi rievocazioni”. (Elena Gollini giornalista e curatrice d’arte) (foto: paolini)

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Ricerca: la ricetta anti-osteoporosi? Si studia nello Spazio

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2016

università campuss bio-medico di RomaCi sarà anche il sangue del prof. Mauro Maccarrone, Ordinario di Biochimica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, sulla navicella spaziale che decollerà dagli Stati Uniti d’America il prossimo maggio in direzione della Stazione Spaziale Internazionale: una speciale macchina dotata di otto contenitori con i suoi campioni ematici, vari composti e tutta la tecnologia necessaria per capire come la micro-gravità modifica le caratteristiche delle cellule ossee umane partirà, infatti, dal John F. Kennedy Space Center della NASA a Cape Canaveral, in Florida, insieme con la missione spaziale Expedition 52-53.
Del viaggio farà parte, per la terza volta, anche l’astronauta italiano, del corpo astronauti dell’ESA, Paolo Nespoli. E sarà, probabilmente, proprio lui a dare avvio alla procedura di attivazione dei micro-pistoni e dei cilindri dell’apparecchiatura, che inietteranno – con un processo automatico a tempi pre-programmati a Terra dai ricercatori – vari composti nel sangue presente nei contenitori. Questi ultimi sono lunghi ciascuno 10 centimetri, larghi 4 e profondi 5. Al termine, il tutto sarà ‘congelato’ sottozero, affinché le istantanee che fotografano le modificazioni subite dalle cellule ematiche al trascorrere delle settimane nello Spazio possano essere osservate e analizzate a Terra dagli scienziati, mostrando loro il progredire nel tempo degli effetti della micro-gravità sulle cellule del sangue. Obiettivo: trovare conferme sull’origine dell’osteoporosi così da poterla curare e, soprattutto, prevenire.
Il progetto SERISM, lanciato alcuni mesi fa con un kick-off meeting presso la sede dell’Agenzia osteoporosiSpaziale Italiana (ASI), vede tra i partner coinvolti anche l’Università di Tor Vergata e quella di Teramo, oltre a NASA ed ESA. Come spiega il prof. Maccarrone, principal investigator di SERISM,“scopo primario dell’esperimento è quello di affrontare in modo innovativo il problema dell’indebolimento dell’apparato scheletrico umano”. Una questione che tocca innanzitutto gli astronauti. Le cui ossa – com’è noto – dopo alcuni mesi in micro-gravità nello Spazio perdono in modo importante densità ossea. “Con queste sperimentazioni – spiega il docente – capiremo se è possibile velocizzare il ripristino delle loro condizioni di massa ossea normale attraverso il prelievo, prima che partano, di cellule staminali presenti nel loro sangue che sono poi capaci di evolvere in cellule ossee, come abbiamo dimostrato in passato”. Se tutto funzionerà, diventerà possibile ripristinare la corretta densità ossea umana non più grazie a una terapia o a una medicina. “Basterà – spiega Maccarrone – dare ad alcune cellule staminali ematiche degli astronauti gli stimoli giusti per trasformarsi in osteociti, prendendo il loro sangue e attivandolo perché si differenzi, per poi reimmetterlo nel loro circolo”.
La ricerca, negli obiettivi del progetto, non sarà però limitata agli astronauti, ma punterà anche a trovare nuove possibilità per combattere l’osteoporosi: quel processo che, in parte per la diminuzione degli stimoli del movimento degli arti, in parte per problemi nel funzionamento di particolari molecole regolatrici, chiamate endocannabinoidi, genera dopo i 50 anni la cosiddetta osteopenia, cioè la carenza di ‘materiale’ osseo nell’apparato scheletrico. “La seconda parte del progetto – chiarisce Maccarrone – verificherà se siamo riusciti a individuare alcuni ‘segnali’ responsabili del processo d’indebolimento osseo, i cosiddetti endocannabinoidi. Si tratta di sostanze molto accreditate in tal senso nel mondo della ricerca. Per questo abbiamo pensato di sfruttarli nello Spazio per comprendere meglio il meccanismo dell’osteoporosi”.
Gli endocannabinoidi sono molecole simili agli ormoni, che vanno ad agire su particolari recettori. Uno di questi, chiamato ‘CB2’ (recettore cannabico di tipo 2) è stato proposto, in un recente studio pubblicato su Nature Medicine, come elemento fondamentale per modulare l’omeostasi ossea, ovvero il rimodellamento dell’osso. La sua carenza, quindi, potrebbe essere una causa importante di osteoporosi. “Gli endocannabinoidi – aggiunge Maccarrone – agiscono come dei ‘segnalatori’ di un cambiamento: controllano il metabolismo osseo. Se, quindi, si è in grado di recepire modificazioni in questi segnali, sarà possibile verificare che il recettore CB2 è alterato e siamo, perciò, all’inizio di un’osteopenia”. “Quello che è noto ai ricercatori – spiega ancora Maccarrone – è che dove c’è osteoporosi il recettore CB2 si mostra carente: abbiamo già dati sperimentali secondo i quali, se lo blocchiamo, le trabecole ossee (le tipiche strutture di cui è costituito l’osso) risultano bucate come un groviera”.Imparare a utilizzare i ’segnali’ di queste molecole, dunque, potrebbe fornire alla Medicina nuove vie per prevenire o curare la carenza di ‘materiale’ osseo tipica dell’osteoporosi. Non solo per gli astronauti, ma anche, magari, per i 200 milioni di persone (dati: Lega Italiana Osteoporosi) che, sulla Terra, sono affetti da questa ‘non-malattia’. Che, pure, solo in USA ed Europa, è all’origine ogni anno di circa 2,3 milioni di fratture.

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Immunoterapia dei tumori: la ricerca va avanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

duomo sienaSiena. Esperti a confronto sull’immunoterapia del cancro: al via a Siena il Meeting internazionale “Cancer Bio-Immunotherapy in Siena” organizzato dalla Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori in occasione del XIV Congresso NIBIT.
Al centro dei lavori le nuove frontiere della ricerca di base, clinica e traslazionale sull’immuno-oncologia: la scoperta di nuovi bersagli immunoterapici, di nuove molecole, che possono essere utilizzate in combinazione per massimizzare l’efficacia, e la personalizzazione della terapia. Si farà il punto sui risultati ottenuti finora e ottenibili in futuro con l’immunoterapia nel trattamento di diverse forme tumorali: non solo melanoma, ma anche mesotelioma, tumore del polmone e della mammella, e, per la prima volta, linfomi.L’Italia si conferma capofila mondiale nella ricerca sull’immunoterapia dei tumori, grazie anche alla prestigiosa collaborazione tra Fondazione NIBIT e Parker Institute for Cancer Immunotherapy: il Centro di Immunoterapia Oncologica di Siena sarà il primo Centro europeo in assoluto a collaborare con il Parker Institute per un progetto di ricerca preclinica. (foto: particolare duomo Siena)

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Oltre un milione di euro per la ricerca Unicam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

universita-camerinoCamerino. È con questa cifra che l’Università di Camerino conferma ancora gli ottimi risultati degli anni precedenti nell’ultima assegnazione del co-finanziamento ministeriale per i progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN), relativa all’anno 2015 e resa nota nei giorni scorsi. Su circa 4500 progetti presentati, solo 300 hanno ottenuto un finanziamento e ben tre sono stati quelli assegnati a progetti coordinati da docenti Unicam.“E’ un risultato del quale dobbiamo essere molto fieri e orgogliosi– sottolinea il Rettore Unicam, prof. Flavio Corradini – perché fornisce una importante dimostrazione della vitalità del nostro Ateneo a conferma degli sforzi che i ricercatori Unicam hanno compiuto e stanno compiendo per attrarre finanziamenti alla ricerca. Tengo a sottolineare poi che non si tratta di un risultato episodico poiché è dal 2006 che Unicam ottiene sempre ottimi risultati, posizionandosi tra i primi posti in classifica per finanziamenti medi pro-capite ottenuti dai nostri ricercatori”.Tre, per l’appunto, sono i progetti che vedono docenti dell’Università di Camerino come coordinatori nazionali e riguardano i settori della biologia, della matematica e della farmacia: “Symbiosis as tool for Malaria epidemiology and control” coordinato dal prof. Guido Favia, “Smart Optimized Fault Tolerant WIND turbines (SOFTWIND)” coordinato dalla prof.ssa Maria Letizia Corradini, “Le basi neurobiologiche del consumo compulsivo di cibo: ricerca di nuovi approcci terapeutici” coordinato dal prof. Carlo Cifani.Questi tre progetti hanno ottenuto in totale un finanziamento di un milione e 11 mila euro.
Numerosi sono poi anche i docenti Unicam che non sono coordinatori nazionali, ma coordinano unità locali all’interno di progetti finanziati. Anche in questo caso i finanziamenti ottenuti da Unicam sono davvero cospicui e riguardano alcune delle principali linee di ricerca di eccellenza dell’Ateneo, tra cui la chimica, la biologia, la fisica e la farmacia.La ricerca dell’Università di Camerino conferma quindi il suo alto valore scientifico, nella convinzione che è proprio grazie alla ricerca e all’innovazione che si rafforza tutto il sistema produttivo del paese.

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