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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 307

Posts Tagged ‘richiesta’

Riduzione debito pubblico: la richiesta dell’U.E. all’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

european commission“Leggendo con attenzione la lettera inviata al Tesoro dal vice-presidente della Commissione Europea Dombrovskis e dal commissario Moscovici, in risposta alla richiesta italiana di ottenere una riduzione dell’impegno necessario per correggere i disastrati conti pubblici italiani, appare evidente che Bruxelles non ha concesso in alcun modo quello sconto di cui ha scritto in termini trionfalistici la stampa”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Dopo l’arrivo della missiva, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan hanno esultato, parlando di ‘buone notizie’ e di concessione di uno sconto da 9 miliardi di euro che permetterebbe al Governo di ridurre lo sforzo di risanamento indicato nel DEF dello scorso maggio. Invece, la lettera non contiene alcun riferimento a questo famoso ‘sconto’. Non una percentuale, non un numero. Nulla di tutto ciò. Solo un generico riconoscimento alla ‘proficua collaborazione’ tra Governo italiano e Commissione Europea e un retorico riconoscimento che lo sforzo di risanamento dei conti pubblici non deve andare a detrimento del più ampio obiettivo di crescita. Mantra che la Commissione Europea ripete in ogni occasione a tutti gli stati membri, non solo all’Italia.Quello che, invece, il Governo non ha detto e la stampa non ha scritto è che la Commissione ha ricordato senza mezzi termini che le sue raccomandazioni 2017 richiedono che ‘l’Italia persegua un sostanziale sforzo fiscale per il 2018’ e che ‘il governo italiano deve assicurare un significativo miglioramento della spesa primaria netta come indicato nelle previsioni economiche d’autunno 2017 della Commissione’.Sempre nella lettera, la Commissione ha ricordato che l’Italia è tenuta ad ‘assicurare la discesa del rapporto debito/PIL’. E proprio quest’ultimo è il punto che non rende credibile l’entusiasmo del Governo: concedere uno sconto, in termini di deficit, pari a 9 miliardi, significherebbe far aumentare ulteriormente il debito pubblico in rapporto al Pil, situazione che l’Italia, al contrario, è tenuta a combattere. Sconto del deficit e riduzione del debito non sono due obiettivi raggiungibili simultaneamente. Uno esclude l’altro. E’ la semplice matematica dei conti. Che la Commissione sia disposta ad accettare un ulteriore aumento del debito italiano è qualcosa di non credibile, anche perché si porrebbe in contrasto con le regole del Fiscal Compact.Più che aspettare sconti da Bruxelles come la manna dal cielo, il Governo italiano farebbe meglio a pensare ai buchi di bilancio che le sue politiche economiche hanno già prodotto, a partire da quello generato dalla voluntary disclosure bis, una delle tante misure ‘anti-evasione’ sbandierate per aumentare le entrate, in questo caso 1,6 miliardi di euro, ma che finora ha prodotto un gettito quasi pari a zero, per l’assenza di domande di adesione da parte dei contribuenti. Il che equivale ad un aumento di deficit che andrà sanato nella prossima Legge di Bilancio. Per non parlare dei tagli ai ministeri inseriti nella manovra correttiva appena votata e di cui nessuno conosce i dettagli. Una mancata riduzione della spesa pubblica che si rifletterà anch’essa sull’aumento del deficit pubblico”, conclude Brunetta.

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Prestiti: il 31% di chi li chiede ha meno di 35 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

prestitiNell’ultimo anno gli italiani hanno fatto spesso ricorso al credito al consumo, anche, ma non solo, perché spinti dagli incentivi fiscali confermati dal governo e gli importi delle loro richieste sono aumentate, rispetto ai primi tre mesi del 2016 del 9,3%. Secondo i dati dell’Osservatorio congiunto condotto da Prestiti.it e Facile.it (https://www.facile.it/prestiti-personali.html) che ha analizzato un panel di oltre 34.000 richieste di finanziamento presentate fra il 1 gennaio ed il 30 marzo 2017, se nel primo trimestre 2016 chi cercava di ottenere un finanziamento puntava a poco più di 11.000 euro, oggi la richiesta media è appena inferiore ai 12.150 euro.
Fra le richieste di prestito personale per le quali il firmatario specifica anche la finalità di utilizzo, la fetta più consistente è rappresentata dal mondo della casa che, unendo i prestiti chiesti per ristrutturazione a quelli legati all’arredo arriva al 26,92% del totale. Secondo posto per il settore automobilistico; in questo caso l’acquisto di un veicolo, sia esso nuovo o usato, raccoglie il 23,10% del totale richieste. Terzo posto per il consolidamento dei debiti che, con il 19,02% del totale, supera di un soffio le richieste di liquidità (18,96%).
L’osservatorio ha evidenziato anche come, sempre rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno sia aumentato il tempo necessario a restituire i finanziamenti; oggi chi chiede un prestito mira a dilazionare il pagamento in 69 rate (poco meno di 6 anni), mentre erano 65 un anno fa.
Un dato estremamente interessante, fra quelli emersi dall’analisi, è relativo al profilo del richiedente; il 74% di chi compila le richieste è uomo, il 26% donna. Se fra i due sotto campioni l’età anagrafica non è troppo dissimile, saltano agli occhi invece importanti differenze sia in termini di stipendio medio, sia di importi che si cerca di ottenere; gli uomini che vogliono un prestito personale hanno uno stipendio mediamente superiore del 12% rispetto alle donne e questo gli consente di puntare a cifre superiori (12.600 euro per gli uomini, 10.855 euro per le donne).
Ancora più importante, in termini di lettura sociale del fenomeno, il dato legato all’età; la maggiore percentuale delle richieste, il 31,06% del totale è legato a consumatori che non hanno ancora compiuto i 35 anni; a seguire (30,83%) la fascia 35 – 45 anni e quella fra i 45 ed i 55 anni (21,16%)
«La richiesta di prestiti da parte dei giovani», ha spiegato Mario Parteli, responsabile Business Unit prestiti di Facile.it, «va intesa come un segnale di fiducia. I cresciuti livelli occupazionali li spingono a vedere il futuro in termini più rosei del passato e questo gli consente di non vivere con timore l’impegno di un prestito, soprattutto se legato ad elementi di indipendenza come la casa o un’auto di proprietà».
Analizzando i dati su base regionale, le cifre più cospicue sono state richieste in Trentino Alto Adige (con 13.428 euro), Basilicata (12.843) e Puglia (12.810), mentre la Liguria è quella in cui si registrano quelle più basse (11.259 euro). La Sardegna, con 72 rate, è la regione con i piani di restituzione più lunghi, Friuli Venezia Giulia e Liguria, con 66 mensilità, quelle in cui i prestiti durano di meno. (foto. prestiti)

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Cresce in Italia la richiesta di Wedding Planner: gli italiani i meno cari d’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

weddingCrescono le richieste dei Wedding Planner, ovvero gli organizzatori di matrimonio, nel nostro paese. È l’Italia infatti la nazione europea con le maggiori richieste di questa figura professionale ed è dell’Italia il primato dei planner meno cari d’Europa, grazie ad una capacità organizzativa in grado di renderli molto competitivi. Secondo i dati raccolti nell’ultimo semestre da JustPRO.it, piattaforma online che permette di cercare un professionista per le più diverse esigenze, malgrado il numero di matrimoni sia in calo negli ultimi anni, il servizio di Wedding Planner sta conquistando sempre più coppie, soprattutto nel centro e sud Italia. Campania, Puglia e Sicilia confermano la loro tradizione dei matrimoni in chiave più moderna con il supporto del Wedding Planner. Una buona opportunità di lavoro per coloro che decidono di intraprendere la carriera in un settore dove i matrimoni sono ancora oltre 194.000 all’anno e dove il numero di professionisti qualificati non supera le 1.000 unità. Ma come e quanto guadagna un Wedding Planner? Il professionista del wedding, che si occupa di pianificare e coordinare tutte le fasi e gli aspetti per organizzare un matrimonio, viene remunerato in funzione di una percentuale sul costo totale dell’evento o in base ad un prezzo fisso precedentemente concordato per la consulenza. Dall’analisi che JustPRO ha condotto emerge che i Wedding Planner italiani sono i più economici d’ Europa: in Inghilterra per avere a disposizione una buona Wedding Planner bisogna prevedere da un 15% ad un 20% sul costo complessivo, 18% in Svizzera, 17% in Germania, tra un 12 e un 15 % in Francia e tra un 10 e 12 % per assicurarsi la consulenza di un ottimo Wedding Planner in Italia. Secondo Ivan Laffranchi, Ceo di JustPRO “l’attività professionale di wedding planner è una grande opportunità di lavoro, sia per operare sul mercato italiano ma anche per coloro che sono interessati a sviluppare la professione sui paesi dell’Est come Romania, Polonia, Croazia e Ungheria dove il numero di matrimoni per numero di abitanti è molto più elevato che nel nostro Paese, ma attenzione alla professionalità che in Italia è molto alta, prima di presentarsi sul mercato è indispensabile seguire corsi e master perché improvvisarsi può costare caro”. Dalla ricerca emerge inoltre che oltre a Wedding Planner specializzati in temi specifici, come per le comunità straniere come quella cinese e specializzati in consulenza a coppie omosessuali, da pochi mesi sono nati i WPV ovvero i Wedding Planner Virtuali che assistono le future coppie esclusivamente online utilizzando chat e telefono, abbattendo così costi di trasferimento e rendendo potenzialmente il servizio esportabile ovunque. Justpro.it è un marketplace online interamente sviluppato in Italia che mette in contatto professionisti con utenti interessati a ricevere fino a 3 consulenze e preventivi gratuiti. La piattaforma è usata dai professionisti i cerca di un canale di comunicazione che permette di entrare in contatto con potenziali clienti. (foto: wedding)

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Formalizzata la richiesta ad OSCE-CDE per media motoring in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

BruxellesDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“E’ stata formalmente incardinata quest’oggi – con due lettere inviate rispettivamente al Segretario generale dell’Assemblea parlamentare OSCE, Roberto Montella, e al presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Pedro Agramunt – la nostra richiesta affinché gli organismi internazionali preposti si mobilitino nel più breve tempo possibile per inviare nel nostro Paese osservatori che possano controllare attraverso gli strumenti previsti (media monitoring) la campagna referendaria italiana in vista della consultazione costituzionale del 4 dicembre.Non è più tollerabile la scientifica violazione della legge da parte di membri del governo, presidente del Consiglio Renzi in testa, e da parte della Rai. I cittadini devono essere informati in modo equilibrato e devono essere liberi di formarsi un’opinione in merito al voto sulla Costituzione che dovranno esprimere tra poco più di due mesi. Fino a questo momento, da mesi e mesi ormai, i media – giornali, televisioni pubbliche e private, radio, siti di informazione – hanno dato, per la stragrande maggioranza, grande spazio al Sì e le briciole al No. Tutto ciò non è accettabile.Tra pochi giorni avremo – con buona pace degli Anzaldi, dei Peluffo e delle Fabbri – le risposte ufficiali da parte dell’Osce e del Consiglio d’Europa. Siamo certi che le nostre giuste e legittime istanze saranno accolte”.

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Italia promossa: cresce la richiesta di immobili dall’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2016

Policlinico Caserta Nov 2010Le richieste di immobili italiani da parte degli investitori esteri che cercano una seconda casa in Italia crescono del 52,4%, secondo i dati semestrali di Gate-away.com, il portale immobiliare dedicato ai potenziali acquirenti stranieri. La Germania conquista il primo posto della classifica del report dedicata alle nazionalità, ottenendo il 15,16% sul totale delle richieste in arrivo nel primo semestre del 2016. Seguono gli Stati Uniti (14,27%), stabili al secondo posto come l’anno passato, e la Gran Bretagna (13,67%). La top ten vede poi in lista la Francia (7,19%), il Belgio (6,78%), l’Olanda (5,60%), la Svizzera (4,88%), la Svezia (4,03%), il Canada (2,63%) e il Brasile (1,52%).Lo sforzo di una promozione all’estero più strutturata sembra sortire gli effetti voluti, soprattutto attenuando gli effetti potenzialmente negativi della Brexit e la sua influenza su tutti gli altri Paesi europei. “Nonostante la momentanea battuta di arresto degli inglesi dovuta all’incertezza della Brexit – commenta Simone Rossi, direttore generale di Gate-away.com – nel complesso il bilancio è positivo. Gli inglesi, notoriamente lo zoccolo duro degli investitori immobiliari in Italia, sono in crescita seppur con un tasso meno sostenuto (22,28%) rispetto a quello generale, passando dal primo al terzo posto della classifica relativa alle nazionalità, scambiandosi di posto con i tedeschi. I britannici hanno iniziato da un po’ di tempo a dirigere il loro interesse verso mete italiane alternative con budget meno impegnativi. Con l’avvento della Brexit questo trend si sta consolidando e forse rappresenta anche un’occasione per aree dell’Italia più defilate. Altro discorso invece per i tedeschi che stanno incrementando le richieste a ritmi notevoli (+119,25%)”. “Una nota particolare va dedicata a Israele e Olanda – aggiunge Simone Rossi – che crescono rispettivamente del 202,86% e del 102,59%. L’attuale situazione geopolitica ha probabilmente influito nelle scelte degli israeliani, che prima potevano essere maggiormente attratti da Grecia, Turchia o Francia. Per l’Olanda il discorso potrebbe essere simile ma in realtà i dati sono in linea con la tendenza ormai consolidata che mostra un forte interesse olandese per l’Italia”.Il report semestrale stilato da Gate-away.com restituisce l’immagine e lo stato di salute del nostro paese rispetto alla percezione estera di destinazione ideale per l’acquisto di una seconda casa. Mentre il prezzo medio delle proprietà richieste si attesta sui 435mila euro, oltre il 67% riguarda immobili che hanno un valore fino a 250mila euro e il segmento lusso si ritaglia una fetta consistente del 14,31%. Per quanto riguarda la tipologia, la scelta cade soprattutto su immobili indipendenti più che su appartamenti, e la maggioranza delle richieste è per case abitabili (63,50%). Ben il 27,07% delle istanze è per immobili da ristrutturare, in parte o completamente. Toscana, Liguria e Puglia si confermano come le regioni preferite, seguite da Lombardia e Umbria che chiudono la top five. Sempre nell’ambito delle performance per regione, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Molise stanno vivendo un momento d’oro rispetto all’anno precedente, con un tasso delle richieste più che raddoppiato.
Se si scende nel dettaglio del report semestrale di Gate-away.com, Imperia, Como e Brindisi risultano le prime tre province più richieste mentre Carovigno, Ostuni e Fivizzano occupano il podio delle città che attirano il maggior numero di istanze da parte dei potenziali acquirenti esteri.

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Immigrazione e richiesta asilo

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2015

ProfughiUn gruppo di profughi composto da giovani provenienti da Nigeria, Ghana e Afghanistan ha improvvisato un sit-in di protesta davanti all’asilo di Vercelli che li ospita per chiedere maggiore velocità delle pratiche di rilascio dei permessi di soggiorno.
«I lunghi tempi di attesa che i migranti sono costretti a subire per conoscere l’esito della loro richiesta d’asilo sono un problema che più volte abbiamo cercato di mettere in evidenza» – ha commentato Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte – «Un problema che in parte è stato tamponato dall’apertura della Commissione territoriale di Genova il 13 maggio scorso. È evidente però che il gran numero di arrivi accentua lo stesso la problematica».
Secondo i dati forniti all’assessorato all’Immigrazione della Regione Piemonte dalla Commissione territoriale di Torino le richieste di asilo presentate nel 2014 sono state 3.363, mentre fino al 22 ottobre del 2015 sono state 5.940.
In totale nel 2014 sono state esaminate 1.588 richieste di asilo; di queste 839 domande sono state accolte (251 richieste di Status di rifugiato accolte; 287 richieste di Status di Protezione Sussidiaria accolte; 301 richieste di Protezione umanitaria accolte) e 749 domande di protezione internazionale sono state giudicate inammissibili. Ovvero il 53% delle domande ha avuto un esito positivo e il 47% un esisto negativo. Nel 2015 invece sono state esaminate 1.545 richieste di asilo; di queste 748 domande sono state accolte (244 richieste di Status di rifugiato accolte; 106 richieste di Status di Protezione Sussidiaria accolte; 398 richieste di Protezione umanitaria accolte) e 797 domande di protezione internazionale sono state giudicate inammissibili. Ovvero il 48% delle domande ha avuto un esito positivo e il 52% un esisto negativo. Le principali nazionalità dei richiedenti asilo nel 2014-2015 sono Nigeria (569 richieste), Mali (518) e Gambia (376).
«È difficile fare un’analisi dei numeri che ci sono stati forniti dalla Commissione territoriale di Torino, ma è evidente che, nonostante il grosso numero di migranti giunti in Piemonte negli ultimi mesi, i tempi di attesa negli ultimi dodici mesi abbiano subito una riduzione notevole. Siamo passati dai 2 anni circa previsti nel periodo giugno 2014/maggio 2015, agli 8/9 mesi circa della seconda metà del 2015» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte.

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Emirati Arabi, cresce la richiesta di immobili italiani

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2015

emiratiUn mercato ancora poco esplorato, che nei mesi futuri potrà riservare grandi sorprese. Si tratta degli Emirati Arabi Uniti e delle richieste di immobili italiani che arrivano dal Medio
Oriente. Le premesse sono più che incoraggianti, con una crescita nei primi nove mesi dell’anno pari all’’80% rispetto al 2014.
Questi i dati rilevati da Gateaway.com , il portale dedicato agli stranieri che desiderano comprare casa nel nostro Paese. L’analisi delle informazioni sulle richieste in arrivo dagli Emirati Arabi possono fornire un quadro della situazione utile agli operatori del settore immobiliare e ai privati che vogliono vendere il proprio immobile.“Il valore medio delle proprietà prese in considerazione è di 620mila euro – spiega Simone Rossi, direttore generale di Gateaway.com -, ma quel che è sorprendente è la crescita
repentina delle istanze che arrivano al portale. Inoltre, più del 28% delle richieste supera i 500mila euro di budget, una percentuale doppia rispetto a quella riferita alle richieste complessive in arrivo dagli altri Paesi. Il dato supporta la tenuta del segmento del lusso e conferma anche l’immaginario collettivo che vede sceicchi milionari a caccia di location
sfarzose ed eleganti. Ovviamente presenti anche persone abbienti ma con budget inferiori, che richiedono immobili di emirati1alta fascia, anche al di sotto dei 500mila euro”. L’interesse per gli immobili italiani da parte degli Emiratini cade su diverse regioni italiane: “Nella classifica che abbiamo stilato commenta Walter di Martino, responsabile marketing
di Gateaway.com si aggiudica il primo posto la Lombardia , che sicuramente esercita un forte richiamo grazie alle zone del Lago di Como e alla presenza di Milano come capitale finanziaria e della moda. Meno scontato è il secondo posto dell’Abruzzo che supera anche la Toscana , al terzo posto. La top ten prosegue Di Martino include Liguria e Piemonte , separate da un minimo scarto, mentre a una distanza più significativa si piazzano Umbria, Sardegna, Puglia, Veneto e Marche . L’Italia è in una fase di ascesa e lo dimostra anche l’interesse di testate giornalistiche degli Emirati, come The National, che ci hanno contattato per avere commenti e informazioni sul nostro Paese e il suo mercato immobiliare. Seguendo questa scia, abbiamo deciso di siglare delle partnership con gli organizzatori delle fiere internazionali più importanti degli Emirati Arabi, per promuovere al meglio l’Italia e per supportare gli operatori del mercato immobiliare”.
Gate-away.com è il primo portale immobiliare dedicato agli stranieri che desiderano comprare un immobile in Italia. Il sito è multilingue: fornisce servizi che facilitano e aiutano la promozione del patrimonio immobiliare italiano verso il mercato estero. Ogni potenziale acquirente straniero può valutare le proprietà selezionate da Gate-away.com messe in vendita da agenzie immobiliari o privati, ricevendo supporto affinché il processo di acquisto divenga più semplice. http://www.gate-away.com (foto: emirati)

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Migliaia gli specializzandi in piazza: ora non cali l’attenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2012

Uno sforzo ulteriore per migliorare i percorsi di formazione e più attenzione alla condizione dei giovani medici. La notizia della cancellazione della tassazione sulle borse di studio, attraverso un contro emendamento al Decreto semplificazioni fiscali, votato alla Camera, è stata accolta con soddisfazione dai medici specializzandi, ma da piazza Montecitorio, dove ieri è culminata la due giorni di protesta, è partita la richiesta indirizzata alle istituzioni: «Abbiamo avuto garanzie anche dai gruppi parlamentari che c’é un accordo del Parlamento con il Governo per non reintrodurre la tassa sulle borse di studio» spiega Walter Mazzucco, presidente del segretariato italiano giovani medici. «Siamo qui per chiedere che in futuro ci sia più attenzione alla condizione dei giovani medici». Un attenzione rivendicata anche da Ignazio Marino, senatore, che ha partecipato al fianco dei giovani alla manifestazione: «Questa protesta deve servire anche a ricordare che è necessario un maggiore impegno per la formazione perché non possiamo più assistere a specializzandi che coprono i turni di guardia in quanto il personale negli ospedali non è sufficiente». Da Marino arriva anche la preoccupazione per quanto prevede il ddl lavoro «che stabilisce un aumento dal 18 al 24% dell’aliquota dei contributi che i camici bianchi in formazione dovranno pagare alla gestione separata dell’Inps. Questi giovani hanno appena ottenuto dal governo la cancellazione della tassa sulle borse di studio: non è pensabile che per ogni tassa cancellata ce ne debba essere un’altra in arrivo. Chi sta compiendo un faticoso percorso di formazione andrebbe trattato con più equità e meno rigore».(fonte farmacista33)

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In Francia sono i medici a chiedere la ricetta elettronica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2012

Anche in Francia si comincia a parlare di ricetta elettronica. E di sperimentazioni nelle quali coinvolgere farmacie e prescrittori. La cosa insolita (almeno a guardarla da qui) è però il fatto che da quella parte delle Alpi a mettere l’argomento sul tavolo non sono stati né il governo né qualche ministro dal piglio decisionista. No, a prendere per primo l’iniziativa è stato il Consiglio nazionale degli ordini sanitari: medici, odontoiatri, farmacisti, infermieri, ostetriche, podologi. In un dossier preliminare diffuso a fine gennaio, il Consiglio propone l’avvio in tempi rapidi di una sperimentazione che dovrebbe coinvolgere un centinaio di farmacie e altrettanti studi medici. I motivi? Come si legge nel rapporto, gli ordini ritengono che la prescrizione digitale sia «inevitabile». E poi, riduce il rischio d’errori, agevola la prescrizione per principio attivo, fa emergere i fenomeni di sovraconsumo, migliora la qualità delle ricette, ne agevola il recapito all’assistito, accresce lo scambio di informazioni e la collaborazione tra i professionisti della salute.
Ovviamente la proposta degli ordini si è subito guadagnata l’attenzione del ministero della Sanità francese, che ha promesso massima priorità al progetto. Aiuta in questo il fatto che in Francia i sanitari sono già provvisti di una “smart card” personale con microchip (come la carta dei servizi lombarda) e una analoga viene fornita agli assistiti dal sistema sanitario pubblico. Non a caso, l’idea di base dalla quale si dovrebbe partire parrebbe ricalcare proprio il Siss della Lombardia: il medico prescrive utilizzando la propria carta e quella del paziente, questi si reca nella farmacia che gli è più comoda e lì il farmacista, con la propria carta e quella del paziente, accede al server delle ricette. Già, un’altra cosa: aiuta anche il fatto che là la banda larga è molto più “larga” della nostra.(fonte farmacista33)

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L’Italia riconosca lo stato palestinese

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2011

Di Agostino Spatar. Mentre ri-esplodono gli scandali delle frequentazioni notturne e diurne di Silvio Berlusconi, permettetemi di ricordare che il suo governo si è assunto la grave responsabilità di votare contro la richiesta, avanzata all’Onu da Abu Mazen, per il riconoscimento pieno dello Stato del popolo martire di Palestina entro i territori del 1967 assegnati dall’Onu del 1947 e confermati dalla risoluzione n. 242/1967 del CdS dell’Onu che chiedeva l’immediato ritiro dai territori palestinesi delle forze d’occupazione israeliane. Credo che il “no” detto da Berlusconi ai palestinesi sia molto più grave di quello che egli avrebbe ricevuto da Emanuela Arcuri.
Il governo non può rifiutare, in nome del popolo italiano, una richiesta legittima e dolorosamente motivata da 63 anni (sì, sessantatre anni, avete letto bene!) di spoliazioni di beni, espulsioni, diaspore, massacri, occupazioni militari, distruzioni di abitazioni, repressione, incarceramenti, sfruttamento della forza lavoro,miseria, privazioni di ogni sorta e persino tentativi di distruzione della identità culturale ed etnica. Esagerazioni? Faziosità? Per una verifica di tali affermazioni, rimando agli scritti di diversi pacifisti israeliani che le documentano. Per tutti cito “Sacred Landscape” opera di Meron Benvenisti, esponente israeliano della prima ora, a lungo amministratore di Gerusalemme, ampiamente richiamato da Riccardo Cristiano nel suo “La speranza svanita” (Editori Riuniti, 2002). In questo testo, scritto non da un arabo facinoroso, fazioso, ma da uno “dei più grandi figli d’Israele”, troverete quello che mai nessun giornalista e commentatore occidentale ha detto sui metodi adottati dagli israeliani per cacciare dai loro villaggi, dalle loro terre gli arabi palestinesi e privarli di ogni diritto. Dopo è venuto il “terrorismo” palestinese, che personalmente condanno, ossia la risposta disperata di alcuni gruppi al permanere dell’occupazione israeliana.
Per altro, non bisognerebbe dimenticare che il terrorismo in Palestina l’ hanno introdotto e, sanguinosamente sperimentato, le bande armate di Begin (che diventerà primo ministro d’Israele) ai danni degli arabi e delle forze di garanzia inglesi che esercitavano il mandato internazionale.
Da notare che tale iniquo trattamento è stato applicato soltanto ai danni dei palestinesi. Mentre, cioè, l’intero terzo mondo si liberava dal giogo coloniale, nascevano nuovi Stati (l’ultimo, il Sud Sudan, è nato un mese fa) e confederazioni di stati, soltanto il popolo palestinese è rimasto senza Stato. Perché? Che cosa ha fatto di male? In realtà, i palestinesi il male lo hanno subito, nell’indifferenza generale del mondo, hanno perfino rischiato di essere cancellati dalla faccia della terra, di perdere la loro dignità di popolo che solo grazie all’opera di Yasser Arafat e dell’Olp è stata salvaguardata e rilanciata come una “questione” primaria della politica internazionale.
Di fronte a questo diritto, non reggono gli speciosi argomenti per aggirarlo e tanto meno le minacce di taluni esponenti israeliani che dimenticano che Israele è uno Stato creato dall’Onu per un risarcimento da altri dovuto, che ovviamente ha diritto di esistere e di vivere in pace con i suoi vicini, ma non di occuparli. Quanto è difficile fare capire le ragioni dei deboli! Soprattutto, a certi esponenti politici ed analisti, che, spesso, sbagliano l’analisi come l’ultima sulla “primavera araba” che per cacciare il tiranno ha, forse, aperto la porta del dragone.
Perciò, spiace che gli Stati Uniti di Obama, invece di dare corso alle speranze che egli stesso aveva acceso anche riguardo alla questione palestinese, continuano a minacciare incomprensibili veti.
Se oggi una piccola, ibrida minoranza di deputati chiede al governo di votare “no”, ricordo che nel 1982 presentammo al governo una richiesta unitaria, sottoscritta dalla stragrande maggioranza dei deputati (450, fra i quali i tre segretari di Dc, Pci, Psi: Zaccagnini, Berlinguer e Craxi ossia i rappresentanti di circa il 90% dell’elettorato italiano), con la quale si chiedeva il riconoscimento dei diritti nazionali del popolo palestinese. La mozione sarà approvata dalla Camera, ma il governo, allora presieduto dal troppo filo atlantico Spadolini, non volle dare seguito alla decisione parlamentare. Non so se si possa fare un confronto fra la maggioranza parlamentare di allora e la minoranza attuale. So di sicuro che il no annunciato dal governo Berlusconi è il vero errore che bisognerebbe evitare. (Agostino Spataro – in sintesi)

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La politica dell’alternativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2011

Bisogna andare il più presto possibile a votare per dare all’Italia un governo che si occupi delle cose del Paese, non degli affari del palazzo. Perché, aldilà delle chiacchiere, oggi non è stato fatto nessun passo avanti nell’interesse del Paese: semmai è stata descritta una realtà da Alice nel paese delle meraviglie. E intanto, fuori dal Palazzo, vi erano scontri, manifestazioni, esasperazione. Un’opposizione seria e concreta, oggi, deve parlare meno di Berlusconi e fare invece una proposta alternativa, ed è questa la richiesta che io mi accingo a fare in aula ai colleghi dell’opposizione. Noi cosa proponiamo? Cosa mettiamo al primo posto? Secondo me dobbiamo metterci l’occupazione e il lavoro. Il resto sono chiacchiere. Quando dico “opposizione” mi riferisco a Pd, Idv e Sel. Ogni minuto in più che aspettano per proporre una soluzione unitaria e alternativa, con un programma chiaro e sintetico, una squadra coesa, un’unità senza distinguo e una leadership riconosciutaè un minuto perso. Le riforme proposte da Berlusconi le conosciamo. Vuole una magistratura asservita che controlli e punisca i deboli e sia di manica larga con i potenti. Vuole un’economia in cui pochi stanno troppo bene, in un regime di monopolio, e tutti gli altri sono utilizzati come manodopera usa e getta, creando così un nuovo feudalesimo, un nuovo monopolio e un nuovo Stato centrale. Vuole istituzioni in cui siano pochi a comandare, e in modo feudale. Vuole l’esatto contrario di quel che un Paese democratico e libero deve volere. Ma torno a ripetere: io vorrei parlare meno di cosa vuole Berlusconi. Ormai, con i referendum, i cittadini hanno capito che di lui si può fare a meno. Oggi dobbiamo dimostrare e provare cosa sappiamo fare noi. Sulla legge elettorale io ho le idee ben chiare. Sistema bipolare, non un sistema in cui prima si vota e poi dico con chi vado. Preferenze affidate ai cittadini, ma con una griglia di accesso alle candidature. I condannati non vanno candidati, coloro che rivestono particolari incarichi devono prima dimettersi e poi candidarsi. I magistrati, ad esempio, una volta scelta la via politica, non devono più poter tornar a fare i magistrati. Se sei concessionario dello Stato, prima lasci le concessioni e poi ti candidi. La riforma della legge elettorale deve esserci, perché quella attuale permette di stare in Parlamento a persone che non hanno consenso e non rispondono agli elettori ma si vendono al miglior offerente, come sta dimostrando questa continua giravolta di deputati da una parte e dall’altra. Il voto bipolare con le preferenze dà la possibilità al cittadino di premiare o punire chi intende mandare in Parlamento e chi vuole invece mandare a casa. Ma prima ancora della preferenza deve esserci una griglia di accesso e alcuni sbarramenti per persone che non si devono nemmeno candidare. Se si stabilisce la regola per cui chi è sotto processo non può amministrare la cosa pubblica e chi è condannato non può essere eletto, e quindi candidato, avremo in Parlamento e nelle istituzioni la migliore società. Invece adesso rischiamo di avere la peggiore, perché uno sa che se commette reati e se ne va in Parlamento ha assicurata l’impunità,. Come sta dimostrando in queste ore qualche caso di parlamentare che ha un provvedimento di cattura in corso e qui in Parlamento si stanno accingendo a garantirgli l’impunità. La maggioranza di questo Parlamento farà il possibile e l’impossibile per arrivare alla fine della legislatura, ed è un dato di fatto che ieri ha avuto due voti in più rispetto al 14 dicembre. Quindi io non sto ad aspettare che passi il cadavere del nemico. Sto qui a proporre un’alternativa affinché, quando arriva il momento il cittadino, sappia cos’ha come alternativa. Credo che oggi non si possa più chiedere ai cittadini un voto come plebiscito contro Berlusconi. Lo hanno già fatto con i referendum. Oggi dobbiamo dire noi cosa siamo capaci di fare. Allora caro Luigi Bersani, tu che sei leader del partito di maggioranza relativa nell’opposizione, per favore convoca al più presto i partiti e i leader dei partiti che devono far parte di questa coalizione. Caro Vendola, scendi giù pure tu dall’Olimpo dei sogni e confrontati con gli altri per costruire questa alternativa. E anche tu, caro Di Pietro: mettiamoci tutti insieme per costruire un’alternativa fatta di programmi, dove al primo posto siano occupazione e lavoro, dove ci sia una politica estera di pace che ritiri le truppe dalle guerre impossibili, dove ci sia una politica sociale che guarda alle fasce sociali più deboli. Perché di questo si dovrà occupare il nuovo Governo. (Antonio Di Pietro)

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Una richiesta di condanna che Crespi non accetta

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2011

Nella sfilza di richieste di condanna spiccano gli otto anni che i pubblici ministeri hanno chiesto per me per una vicenda di un fallimento anomalo il cui perimetro delle mie responsabilità non mi include certamente tra le cause del dissesto finanziario di questa società, cioè non ho rubato niente e non mi sono certamente arricchito con questo fallimento. Alle accuse che mi sono state fatte ho risposto in sede processuale, punto per punto, dando conto del mio comportamento che è sempre stato quello che aveva come obiettivo quello di salvare la società. Le mie tesi e l’articolazione della mia posizione in sede processuale non sono state considerate neanche dai pubblici ministeri come false e mistificatorie, ma questo non ha influenzato la richiesta della pubblica accusa. Ma il 9 giugno sarò in tribunale, perlero’ ed esporrò tutte le mie ragione che mi vedono vittima di questa situazione e comunque colui che ha pagato il prezzo più alto. Voglio mantenere forte ancora la mia fiducia nella giustizia perchè possa restituirmi quanto meno quello che mi spetta, un pezzo di verità e la mia dignità. (Luigi Crespi)

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Calderoli e le dimissioni di Fini

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2011

Le dichiarazioni del ministro Calderoli rendono ancora più manifesto il ruolo di braccio armato del berlusconismo svolto dalla Lega. Si pensa così di mascherare lo stato terminale di un governo sorretto da una maggioranza inadeguata perché nervosa, fragilissima e spaccata. È paradossale che, nel momento in cui ci si assume davanti al presidente della Repubblica l’impegno a svelenire il clima, dall’altra parte si continui ad attaccare con una nuova e pretestuosa  richiesta di dimissioni del presidente Fini. È del tutto evidente che la fragilità della maggioranza non può essere esorcizzata con la continua creazione e ricreazione di un nemico di comodo. Lo dichiara l’on. Roberto Menia, coordinatore nazionale di FLI.

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Roma capitale: polemica Cutrufo-Zanda

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

«Caro Zanda, adesso basta! Pensavo che tra di noi ci fosse reciproca stima». A parlare il sen. Mauro Cutrufo, vicesindaco di Roma. «Io sostengo che prima ho realizzato un taglio della spesa storica e solo conseguentemente è stata avanzata la richiesta di mantenere per Roma 60 consiglieri ed un massimo di 15 assessori in Giunta. O è vero, o sto dicendo una corbelleria», ha aggiunto Cutrufo. «Nel caso in cui fosse vero, però, la corbelleria la staresti dicendo tu. Ripeto ancora una volta: abbiamo messo un tetto ai rimborsi al datore di lavoro, che consente un risparmio sensibile. Pertanto, si possono mantenere per l’Assemblea capitolina i numeri richiesti, condivisi peraltro anche con l’opposizione in Campidoglio».

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Problemi rappresentanza militare

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

“Auspico che il Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare accolga immediatamente la richiesta che gli ha rivolto ieri il Consiglio centrale della rappresentanza militare dell’Aeronautica con specifica delibera, votata all’unanimità, con cui i delegati hanno chiesto espressamente di  essere autorizzati ad organizzare un incontro urgente con tutti i rappresentanti dei Consigli Intermedi e di Base  (Coir e Cobar)  dell’Arma azzurra , «per meglio raccogliere le istanze provenienti dalla Base nonché  per definire l’opportunità o meno  di procedere sino a termine del mandato così come da recente norma di proroga». E’ evidente che a differenza degli altri Cocer quello dell’Aeronautica, che si è sempre espresso contro il provvedimento di proroga fino al 30 aprile 2012 imposto con il recente milleproroghe, sente maggiormente il peso della responsabilità che ha nei confronti dei militari che vuole effettivamente rappresentare, ponendo al centro della propria attività il più ampio confronto democratico  che oggi appare tanto più necessario quanto maggiore è il peso della responsabilità  e il rischio di poter essere additati come complici di un Governo che lede i diritti dei militari per soddisfare le voglie e le richieste delle rappresentanze Centrali dell’Esercito e dei Carabinieri. Spero che questa iniziativa democratica possa fare breccia negli altri Cocer spingendoli ad abbandonare il perseguimento degli interessi personali per approdare dopo quasi 10 anni alla cura di quelli del personale.”. –  Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm).

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Governo: Per un esecutivo più forte

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 dicembre 2010

“Al presidente Berlusconi chiediamo una compagine di governo più forte che sia capace di aggredire la crisi e che sappia rispondere anche a queste sollecitazioni che vengono dall’Europa”. Lo dichiara il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi intervistato nel corso del programma Focus Economia di Radio 24. Ronchi, in quanto dimissionario non parteciperà al Consiglio Europeo di venerdì sul sistema di brevetti e ha spiegato: “Io mi sono dimesso non per distruggere ma per costruire. Mi auguro – ha proseguito Ronchi – che il Presidente del Consiglio possa recepire questa richiesta e non la domanda di nuove poltrone”  Sull’ipotesi di riforma del sistema dei brevetti europei che prevede l’utilizzo di tre sole lingue inglese, francese o tedesco, Ronchi ha sostenuto :”Ciò che sta accadendo è inaccettabile, gravissimo, contrario ai principi del mercato unico europeo ed irresponsabile” e ha sottolineato come il sistema trilingue penalizzi fortemente le piccole medie imprese italiane e come sia contrario agli interessi della nostra economia. “La decisione di fare ricorso al meccanismo di cooperazione rafforzata, e aggirare così il veto posto da Italia e Spagna, – ha aggiunto il ministro – è un vulnus fortissimo alla stessa Unione Europea”. Secondo Ronchi “l’adozione del trilinguismo significherebbe di fatto formalizzare due tipi di Europa”. “Noi abbiamo proposto una mediazione per raggiungere un compromesso che venisse accettato all’unanimità ma oggi vediamo che i nostri sforzi rischiano di essere respinti”. “L’Italia non può assolutamente tollerare una simile iniziativa e la battaglia non si fermerà” . “Su questo – ha sottolineato il ministro dimissionario – il paese è coeso e unito e la posizione del Governo è sostenuta anche da Confindustria e sindacati. La cosa che mi addolora di più è vedere che in un momento di crisi si portano avanti iniziative deleterie e penalizzanti. Oggi servirebbero invece azioni che incentivino e sostengano le imprese. Colpire le imprese – ha concluso Ronchi – è una colpa politica enorme e sono convinto che la nostra posizione sia quella giusta”.

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Il Consiglio Regionale del Lazio dice no al nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

L’aula della Pisana ha votato a maggioranza una mozione proposta dai Verdi che dichiara l’indisponibilità della Regione a realizzare centrali nucleari di qualsiasi tipo nel territorio regionale.  Con il voto favorevole di 28 consiglieri, 16 contrari e 3 astenuti è passata la mozione proposta da Angelo Bonelli, presidente del partito ecologista, e da esponenti di PD, Sinistra Ecologia Libertà, Federazione della Sinistra e Lista Bonino-Pannella. “Il sistema elettrico regionale – si legge nel documento – è in grado di coprire la richiesta di energia elettrica prevista al 2020 e di assicurare un esubero di circa il 13 per cento, mediante l’incremento della produzione da fonti rinnovabili, da risparmi nei settori finali di consumo e dall’ammodernamento con tecnologia eco-compatibile degli impianti esistenti”.“La votazione di ieri è stata sorprendente –  ha affermato Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori –. L’opposizione ha fatto in modo che la Regione Lazio non abbia in futuro la possibilità di concedere terreni su cui poter edificare centrali nucleari”.L’esponente regionale del partito guidato da Antonio Di Pietro ha poi aggiunto: “Renata Polverini non presenzia mai alle sedute di consiglio e anche ieri era assente mentre si consumava quest’importante vittoria per i cittadini. Sentirle dire che non bisogna preoccuparsi perché la Corte Costituzionale ha sottolineato che la materia è di competenza del Governo, denota l’ennesima dimostrazione di una mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini”.

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Si! Alla “Commissione d’inchiesta”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2010

Il cavaliere reitera la richiesta di una «Commissione d’inchiesta sui giudici politicizzati»  (Il Messaggero  del  27 ottobre); tale richiesta viene avanzata come se si trattasse di una minaccia, mentre rappresenterebbe la soluzione ai problemi giacenti da 16 lunghissimi e inutili anni. Non riesco a capire la ragione per la quale le opposizioni contrastano la richiesta del premier…! La commissione d’inchiesta dovrebbe accertare la giusta attività dei vari PM nei confronti del cavaliere, oppure sancire un eccesso a scopi politici. Si tratterebbe di una vera e propria sessione unificata dei vari procedimenti penali iscritti nel ricchissimo curriculum del premier. Dovrebbe trattarsi di una commissione super partes, non certo nominata dalla maggioranza attualmente in carica (composta dal blessè Capezzone, Bondi, Cicchietto, Feltri, Fede, Vespa  & C.), una commissione seria, possibilmente estera, affidata ai diritti dell’uomo del tribunale dell’Aja, in grado di valutare le accuse  da una parte e i giuramenti sui figli di cristallina innocenza del cavaliere. Se accertata la persecuzione allora procedimento a carico dei magistrati e beatificazione del cavaliere al quale la stragrande maggioranza della nazione (isole comprese) darebbe la massima fiducia, accettandone le decisioni che oggi appaiono dettate dalla paura di presentarsi davanti ai magistrati a dimostrare l’inconsistenza delle accuse.  Ma se dovesse venire accertata la correttezza delle inchieste alle quali da 16 anni si sottrae, allora dovrebbe accettare per intero tutte le responsabilità
Ma il cavaliere non accetterà mai una simile soluzione equilibrata; sa bene che farebbe la parte del tacchino che organizza la festa di Natale. (Rosario Amico Roxas)

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La fame di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

“La fame di lavoro è tanto grande che il 13 per cento della popolazione ha fatto domanda di assunzione. Il colosso dell’arredamento svedese ha avuto via internet, 24.000 domande in 72 ore. E ora sbarca a Catania in un’area di 31.000 mq, con 1700 posti auto e 24 casse. I requisiti sono scuola media superiore ed una esperienza precedente nella grande distribuzione, ma viste le poche prospettive di lavoro in Sicilia vi è stata grande richiesta pure da parte dei laureati”. Giuseppe Criseo, responsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti, illustra, con apprensione, quanto sta accadendo nella città etnea, teatro di un vero e proprio assalto, tutto sul web, di aspiranti commessi, magazzinieri, telefonisti, contabili, addetti alle risorse umane, perfino camerieri nel ristorante interno, dei magazzini Ikea. Server intasato dai numerosi giovani disposti a mettere da parte i sogni e il curriculum scolastico conquistato per lavorare anche nel week-end e nei festivi e giocarsi, previa test e colloqui, una fuga dall’inattività. “La selezione per i 240 posti di incarico – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – si presenterà non semplice e dimostra quanto sia importante il lavoro e quante siano le difficoltà a trovarlo. Di questo occorrerebbe parlare in tv e sui giornali, mentre il dibattito nazionale è di ben altro tenore,  per non dire squallido, volto esclusivamente alla conquista del potere, senza curarsi minimamente – conclude Criseo – della realtà dura e dei sacrifici di giovani e meno giovani per sbarcare il lunario.”

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Un pedaggio sull’anulare di Roma?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2010

“L’Anas dovrebbe pensare a rendere più sicure le strade, anziché riempirsi ulteriormente le tasche con questo scempio”. Questo il commento di Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, sul pedaggio elettronico voluto dall’Anas sul Grande Raccordo Anulare di Roma e sull’autostrada che collega la Capitale con Fiumicino. La società gestrice della rete stradale italiana pubblicherà oggi il bando di gara di 150 milioni per la cosiddetta “esanzione dinamica senza barriere”, una sorta di occhio elettronico in grado di leggere le targhe dei veicoli in transito e di inviare automaticamente a casa la richiesta di pagamento. Il Campidoglio, la Provincia di Roma e la Regione Lazio hanno già fatto fronte comune per impedire un progetto che – pur non riguardando chi si muove all’interno alla città, bensì solo chi vi arriva dall’autostrada o coloro i quali verso questa si dirigono – darebbe il colpo di grazia a tutti quei pendolari già penalizzati dai rincari delle tariffe autostradali scattati in estate e poi bloccati dalle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. “Il Gra è utilizzato ogni giorno da migliaia di lavoratori come percorso quasi obbligato per andare a lavoro – incalza Soldà –, e altrettanto vale per la bretella Roma-Fiumicino. E’ impensabile tassare il pedaggio su strade di così vitale importanza, a maggior ragione se si calcola che quella dei pendolari già non è una delle categorie più fortunate. Se al traffico, al lungo viaggio, ai rincari della benzina, si deve aggiungere anche una tassa extra per 5 giorni settimanali, per i lavoratori che vengono dall’hinterland romano recarsi in ufficio diventerà un’impresa”. Italia dei Diritti promette battaglia nei confronti di tale progetto e invita tutti i sostenitori del movimento ad appoggiare le iniziative che verranno a breve rese note.

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