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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘ricordi’

Un sogno nel cassettino dei ricordi

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Uno dei miei sogni chiuso a doppia mandata nel cassetto dei miei ricordi è stato quello di poter avere la capacità di scrivere un’opera che fosse ripresa da un regista o da un drammaturgo per poter calcare in qualche modo gli eventi sia se scorrono lungo un tracciato di celluloide sia a teatro o vice versa.
Questo perché lo spettacolo mi ha sempre affascinato. Intendo, ovviamente, quelle rappresentazioni che riescono a coniugare alla perfezione l’abilità dell’attore e del cast nel suo insieme e a farne una trama avvincente.
Credo che tutto questo non dipenda solo da una mia particolare inclinazione quanto dalla capacità innata negli esseri umani di voler immaginare le storie narrate nei libri dando un’anima e una sembianza ai personaggi descritti dall’autore come se possedessimo la facoltà d’immedesimarci nella parte e dare corpo alle ombre.
Sono altresì convinto che i maggiori capolavori che hanno in qualche modo calcato le scene con le loro trame e l’abilità degli interpreti, siano il ricavato di molte letture da parte degli autori teatrali e cinematografici.
Un filone che ho trovato molto interessante, anche perché a me è parso congeniale allo spirito dell’arte, sono le opere dei romanzieri e novellisti russi del XIX secolo. Essi, a mio avviso, hanno dimostrato ampiamente la carica portentosa che esprimono i loro scritti, le situazioni che rappresentano raccolte da una realtà che è a volte quella personale e quindi misurata con il metro dell’esperienza diretta o desunte da quelle vissute da amici e familiari.
Un argomento che ho rilanciato in alcuni miei scritti è quello che proviene dalla suggestiva monografia di un caso curioso descritto da Leonid Andreief. Si tratta dello sviluppo graduale della follia in un medico nella fase ancora imprecisa del male, quando il germe della demenza si è affermato nel senso che la volontà è quasi nulla e l’uomo sente il bisogno imperioso di fare ciò che l’idea fissa gli suggerisce (nel caso particolare si tratta di assassinare un amico) per quanto la coscienza non sia completamente abolita.
Questo delitto è compiuto dal medico nello stato di semi-coscienza dove vi albergano, conflittualmente, due tendenze contrapposte sino al punto da convincerlo d’essere realmente matto. Da qui le mie riflessioni sulla follia e se essa non fosse solo un atto demenziale ma un codice di comportamento derivante da un’anomalia genetica che inverte i valori ma al tempo stesso fa capire al soggetto, che sta vivendo questa realtà, che qualcosa non funziona nel suo modo di ragionare se la maggioranza dei propri simili è di tutt’altro avviso. Alla fine è così forte il condizionamento proveniente dalle sue alterazioni mentali, e qui parlo soprattutto del mio personaggio, che prevale la violenza e del male che genera se ne fa una ragione e, purtroppo, in favore della sua devianza. Così a mio avviso nasce e vive tra di noi il carnefice che non comprende, e di conseguenza non accetta, i valori condivisi e fa della brutalità la sua ragione d’essere.
E come non ritrovare, a questo punto, il comune filone della trama da me imbastita nelle novelle di Andreief con la sensibilità morbosa, l’ironia fredda e quasi ingenua, la visione allucinante delle anomalie e degli orrori della vita che condividono caratteri predominanti delle nostre storie.
In questo l’Andreief dipinge anche l’isolamento morale dell’uomo per il quale il mondo è divenuto un deserto e la vita un gioco d’ombre. Ciò che forma dunque l’essenza dell’ingegno dell’Andreief è l’impressionabilità estrema, l’audacia nel descrivere i caratteri negativi della realtà, delle malinconie, dei dolori della vita.
Da questo punto di vista egli ha continuato l’opera di Edgardo Poe, del quale l’influenza ha dovuto subire e trapela in modo incontestabile. Egual passione spinge questi due scrittori allo studio della solitudine, del silenzio, della morte. Ma, mentre la fantasia del grande scrittore Americano si muove libera attraverso il mondo e i secoli, mentre i personaggi che egli studia abitano castelli che crollano, rocche a picco, e sognano impeti di gloria, l’Andreief per contro si appiglia alla realtà immediata. I suoi eroi sono gente che egli vede intorno a sé, abitano i sottosuoli umidi, le case sordide, la loro vita volgare si chiude con una morte volgare. E’ un realismo che costituisce la forza e la bellezza dell’opera di Leonida Andreief.
Alla lettura ci si persuade che il dramma nasce precisamente dalla vitalità indistruttibile dei sentimenti umani e delle aspirazioni a una esistenza migliore: vitalità che s’incontra spesso negli esseri più miserabili e abbietti. Nel loro oscuro destino vi sono talora momenti di luce.
Non occorre che un tenue incidente, una circostanza futile faccia da volano per trasmutarli. In loro è connaturata una sensibilità profonda, un ardente amore della vita che cerca di farsi strada da fondo di queste anime oscure. Non è, indubbiamente, la classica rondine che può preannunciare la primavera ma è l’effimera apparizione di una falena mentre le tenebre si avvicinano a grandi passi e l’oscurità ci avvolge impenetrabile.
Così la penna del letterato s’intinge con l’inchiostro della vita e quel pennino caricato dall’infuso di energia che con coraggio s’immerge nelle storie che animano gli eventi graffiando con la sua punta irregolare le pagine bianche prima di riempirle di caratteri dal colore nero di china. Così queste opere sono catturate dal pensiero e rese visibili con le parole e poi ancora con i gesti e le espressioni del viso e noi avremo la possibilità di una rappresentazione visiva e parlata di tutte queste storie a tratti rimescolate e rigenerate nella narrazione scenica. (Riccardo Alfonso)

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Luci della ribalta: parte settima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 agosto 2017

luci ribalta7La scena s’illumina (Italian Edition) Kindle Edition. Uno dei miei sogni chiuso a doppia mandata nel cassetto dei miei ricordi è stato quello di poter avere la capacità di scrivere un’opera che fosse ripresa da un regista o da un drammaturgo per poter calcare in qualche modo gli eventi sia se scorrono lungo un tracciato di celluloide sia a teatro o vice versa.
Questo perché lo spettacolo mi ha sempre affascinato. Intendo, ovviamente, quelle rappresentazioni che riescono a coniugare alla perfezione l’abilità dell’attore e del cast nel suo insieme e a farne una trama avvincente.
Credo che tutto questo non dipenda solo da una mia particolare inclinazione quanto dalla capacità innata negli esseri umani di voler immaginare le storie narrate nei libri dando un’anima e una sembianza ai personaggi descritti dall’autore come se possedessimo la facoltà d’immedesimarci nella parte e dare corpo alle ombre.
Sono altresì convinto che i maggiori capolavori che hanno in qualche modo calcato le scene siano il ricavato di molte letture da parte degli autori teatrali e cinematografici.
Un filone che ho trovato molto interessante, anche perché a me è parso congeniale allo spi-rito dell’arte, sono le opere dei romanzieri e novellisti russi del XIX secolo. Essi, a mio avvi-so, hanno dimostrato ampiamente la carica portentosa che esprimono i loro scritti, le situazioni che rappresentano raccolte da una realtà che è a volte quella personale e quindi misurata con il metro dell’esperienza diretta o desunte da quelle vissute da amici e familiari.
Un argomento che ho rilanciato in alcuni miei scritti è quello che proviene dalla suggestiva monografia di un caso curioso descritto da Leonid Andreief. Si tratta dello sviluppo graduale della follia in un medico nella fase ancora imprecisa del male, quando il germe della demenza si è affermato nel senso che la volontà è quasi nulla e l’uomo sente il bisogno imperioso di fare ciò che l’idea fissa gli suggerisce (nel caso particolare si tratta di assassinare un amico) per quanto la coscienza non sia completamente abolita.
Questo delitto è compiuto dal medico nello stato di semi-coscienza dove vi albergano, conflittualmente, due tendenze contrapposte sino al punto da convincerlo d’essere realmente matto. Da qui le mie riflessioni sulla follia e se essa non fosse solo un atto demenziale ma un codice di comportamento derivante da un’anomalia genetica che inverte i valori ma al tempo stesso fa capire al soggetto, che sta vivendo questa realtà, che qualcosa non funziona nel suo modo di ragionare se la maggioranza dei propri simili è di tutt’altro avviso. Alla fine è così forte il condizionamento proveniente dalle sue alterazioni mentali, e qui parlo soprattutto del mio personaggio, che prevale la violenza e del male che genera se ne fa una ragione e, purtroppo, in favore della sua devianza. Così a mio avviso nasce e vive tra di noi il carnefice che non comprende, e di conseguenza non accetta, i valori condivisi e fa della brutalità la sua ragione d’essere.
E come non ritrovare, a questo punto, il comune filone della trama da me imbastita nelle novelle di Andreief con la sensibilità morbosa, l’ironia fredda e quasi ingenua, la visione allucinante delle anomalie e degli orrori della vita che condividono caratteri predominanti delle nostre storie.
In questo l’Andreief dipinge anche l’isolamento morale dell’uomo per il quale il mondo è divenuto un deserto e la vita un gioco d’ombre. Ciò che forma dunque l’essenza dell’ingegno dell’Andreief è l’impressionabilità estrema, l’audacia nel descrivere i caratteri negativi della realtà, delle malinconie, dei dolori della vita.
Da questo punto di vista egli ha continuato l’opera di Edgardo Poe, del quale l’influenza ha dovuto subire e trapela in modo incontestabile. Egual passione spinge questi due scrittori allo studio della solitudine, del silenzio, della morte. (foto: luci ribalta7)

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Libro: “Le tre medicine”

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

Riccardo Alfonso, “Le tre medicine”, edizioni Fidest. Roma – pag. 368. L’avventura umana si carica di tre significative componenti: lo spirito, la materia ed i ricordi. Lo spirito accende in noi la sete della ricerca, l’introspezione intimistica che ci avvicina ai valori del trascendente. La materia è nella cura di sè, del modo come ci avviciniamo alla vita, ne assaporiamo i suoi frutti e ci serviamo per lenire gli affanni del corpo. Tra i due momenti, tra queste due pieghe emerge il ricordo, il magico elisir che c’insegna ad amare il passato e a sognare il futuro e a rinfrancarci nei nostri affanni quotidiani. Sono pagine dove è franco il rapporto con la Fede, è altrettanto crudo quello con la medicina ed i suoi lenimenti ed è appassionato allorché i ricordi si addensano e ci lasciano abbacinati. (pubblicato su Amazon)

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Ricordi

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

ricordi(Narrativa Vol. 3) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “Parlo con me stesso in un soliloquio senza soluzione di continuità poiché la vita che scorre dentro questo mio corpo mi suscita emozioni, interrogativi, ansie, dolori e gioie. Ne parlo oggi con il peso sulle spalle della mia età avanzata forse perché è il tempo che mi è assegnato ai ricordi e non alla memoria.
Ricordi di un vissuto che oggi si riverberano con toni forti e m’impongono dei salti quantici tra un anno e l’altro, un lustro e l’altro, un decennio e l’altro. Sembra tutto appiattirsi davanti a me come se avessi perso una dimensione e fossi diventato un bianimale, di quelli il cui mondo è a sole due dimensioni. Mentre ricordo, annoto quanto ho scritto, pensato, vissuto e macerate le dolcezze e le sofferenze di una vita. Dentro di me si muovevano sentimenti nobili e meschinerie. Dentro di me si maturavano pensieri non certo esaltanti ma anche ideali, mai sopiti, dove alla voglia di crescere aggiungevo la nobiltà dei sentimenti e la lezione magistrale offerta dai miei genitori e dai pedagoghi illuminati che mi guidavano sulla strada del buon vivere. Ciò non m’impedì, di tanto in tanto, di tradire la fiducia che essi avevano riposto in me trasgredendo i loro dettati e percorrendo quella via più facile e comoda del piacere senza remore. Vano, vago, illusorio senza principi e decoro.” (foto: ricordi)

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Libro: Ricordi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

ricordidi Riccardo Alfonso. Parlo con me stesso in un soliloquio senza soluzione di continuità poiché la vita che scorre dentro questo mio corpo mi suscita emozioni, interrogativi, ansie, dolori e gioie.
Ne parlo oggi con il peso sulle spalle della mia età avanzata forse perché è il tempo che mi è assegnato ai ricordi e non alla memoria.
Ricordi di un vissuto che oggi si riverberano con toni forti e m’impongono dei salti quantici tra un anno e l’altro, un lustro e l’altro, un decennio e l’altro.
Sembra tutto appiattirsi davanti a me come se avessi perso una dimensione e fossi diventato un bianimale, di quelli il cui mondo è a sole due dimensioni.
Mentre ricordo, annoto quanto ho scritto, pensato, vissuto e macerate le dolcezze e le sofferenze di una vita.
Dentro di me si muovevano sentimenti nobili e meschinerie.
Dentro di me si maturavano pensieri non certo esaltanti ma anche ideali, mai sopiti, dove alla voglia di crescere aggiungevo la nobiltà dei sentimenti e la lezione magistrale offerta dai miei genitori e dai pedagoghi illuminati che mi guidavano sulla strada del buon vivere.
Ciò non m’impedì, di tanto in tanto, di tradire la fiducia che essi avevano riposto in me trasgredendo i loro dettati e percorrendo quella via più facile e comoda del piacere senza remore. Vano, vago, illusorio senza principi e decoro. Editore: Fidest press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l (foto: ricordi)

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Qualche lontano amore

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2011

Di Carla de Bernardi. Storia di Clara, fotografa dall’animo inquieto, due matrimoni e due figli alle spalle, che a quarant’anni sembra non avere ancora deciso cosa fare da grande. Ricordi, echi letterari e musicali, scenari affascinanti ed esclusivi in un romanzo di formazione, dove a compiere il percorso di maturazione non è una fanciulla, ma una donna con un’esperienza di vita già consolidata e un animo molto speciale. È l’amore tormentato con il tenebroso Jaun che la porta, in un freddo inverno, a fare il bilancio di un’estate e di tutta la sua esistenza. Pagine 218 Euro 16,00 Codice 23740Z EAN 978-88-425-4370-1

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L’oblio e il ricordo dei sogni

Posted by fidest press agency su domenica, 8 maggio 2011

Identificati i meccanismi elettrici e le aree cerebrali che ci permettono di ricordare e, a volte, dimenticare quello che abbiamo sognato durante la notte Un sogno vecchio quanto l’uomo, forse. Ricordare solo ciò che ci fa piacere e dimenticare ciò che non tolleriamo dei sogni notturni. Uno studio italiano, pubblicato in questa settimana sul Journal of Neuroscience, ne ha finalmente individuato i meccanismi cerebrali sottostanti. Lo studio condotto da ricercatori del dipartimento di Psicologia della Sapienza e dell’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca (AFaR), insieme a ricercatori delle università dell’Aquila e Bologna, ha dimostrato che, solo se la corteccia cerebrale presenta oscillazioni elettriche lente durante la fase REM del sonno, le persone ricorderanno il sogno appena prima del risveglio. Lo studio ha chiaramente evidenziato che se queste oscillazioni lente con una frequenza da 5 a 7 Hz, chiamate onde theta, sono presenti sulle aree frontali mediali, al successivo risveglio i sogni saranno ricordati I ricercatori hanno dimostrato che si tratta dello stesso meccanismo che si riscontra anche in stato di veglia per la cosiddetta memoria episodica, fenomeno già noto agli studiosi. “Quando si chiede a una persona di ricordare fatti e situazioni apprese nel corso della giornata – spiega Luigi De Gennaro, coordinatore della ricerca – la presenza di specifiche oscillazione elettriche con frequenza lenta nelle aree frontali rende possibile il ricordo di quell’episodio. Se questo non accade, la memoria dell’evento apparentemente sarà perduta per sempre”. i risultati dello studio hanno il merito di semplificare le nostre conoscenze sulle basi cerebrali dell’esperienza onirica. In sostanza, le stesse aree cerebrali e simili meccanismi neurofisiologici permettono l’accesso a ricordi episodici, indipendentemente che si tratti di un individuo sveglio o che sta sognando. Lo studio chiarisce anche perché la cosiddetta anoneria, cioè la perdita di qualsiasi ricordo dei sogni dopo lesione cerebrale, sia conseguenza o di una lesione della giunzione temporo-parieto-occipitale o della corteccia prefrontale mediale. Si tratta, in sostanza, delle stesse aree cerebrali che permettono ad individui senza alcun danno cerebrale di ricordare i sogni solo in presenza di specifiche oscillazione elettriche. “L’altro aspetto dello studio –aggiunge Luigi De Gennaro- è che, una volta di più, si conferma che l’esperienza del sogno non sia limitata alle fasi REM del sonno, ma –seppur con caratteristiche e basi neurali diverse- si riscontri in tutte le fasi del sonno. In tal caso, il successivo ricordo dei sogni è legato non alla presenza, ma al contrario all’assenza sulla corteccia temporo-parietale destra di oscillazioni con frequenza da 8 a 12 Hz, chiamate onde alpha.
“In sostanza – conclude De Gennaro – non sappiamo ancora perchè ricordiamo o dimentichiamo i sogni, ma abbiamo finalmente identificatocome ricordiamo e come dimentichiamo. Il nostro compito di neuroscienziati è di capire i meccanismi, mentre lasciamo agli psicoterapeuti e agli psicoanalisti la risposta sulle cause ultime”.

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Il ballo delle anime

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2011

Cagliari giovedì 17 febbraio 2011 ore 21 Minimax/Teatro Massimo   (Su ballu ‘e is animas)  di Veronica Cruciani  con Maria Grazia Bodio, Lia Careddu, Isella Orchis, Cesare Saliu e i giovani attori che hanno partecipato al laboratorio I ritorni Michela Atzeni, Valeria Cocco, Maurizio Giordo, Felice Montervino, Mariagrazia Pompei, Federico Saba  assistente alla regia Rosalba Ziccheddu scene Barbara Bessi  costumi e maschere Arianna Caredda  musiche Mario Borciani luci Loïc François Hamelin
Debutta a Cagliari Il ballo delle anime (Su ballu ’e is animas) di Veronica Cruciani, la nuova produzione del Teatro Stabile della Sardegna per la stagione di prosa 2010-2011. Dopo Storie a mare! per la regia di Guido De Monticelli, La vita in versi curato da Franco Graziosi e Nozze di Sangue (regia di Serena Sinigaglia che ha curato anche la drammaturgia insieme a Marcello Fois), va in scena in anteprima al ridotto del Massimo, lo spettacolo che vede sul palco quattro attori storici dello Stabile della Sardegna come Maria Grazia Bodio, Lia Careddu, Isella Orchis, Cesare Saliu ai quali si affiancano sei giovani artisti che durante la scorsa stagione hanno preso parte al laboratorio I ritorni, il progetto di formazione e ricerca e, insieme, di produzione teatrale: Michela Atzeni, Valeria Cocco, Maurizio Giordo, Felice Montervino, Mariagrazia Pompei, Federico Saba.  Frutto di un accurato lavoro svolto dalla regista insieme ai protagonisti, lo spettacolo nasce da una raccolta di storie, testimonianze, ricordi personali legate dall’esperienza del viaggio e dell’emigrazione dall’Isola.
Veronica Cruciani, diplomata alla Scuola D’arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, ha la sua prima affermazione nel 2003 con il monologo Le nozze di Antigone scritto per lei da Ascanio Celestini. (il ballo delle anime)

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Alberto Sordi: ricordi e testimonianze

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2010

Roma 21 dicembre 2010 ore 18 Palazzo Valentini (Sala Di Liegro), via IV Novembre 119/a –
Relatori: Stefania Binetti, Francesco Gesualdi, Italo Moscati. Interventi di: Carlo Calabrese, Anna Longhi  Coordina: Sandra Giannattasio  Alberto Sordi a tutto tondo. L’impresa di raccontarcelo così se l’è assunta Carlo Calabrese in una duplice prospettiva: l’oggettività più seria e la soggettività più vasta. Alla oggettività ha fatto ricorso con una sua ampia introduzione in cui ha considerato Sordi da un punto di vista critico e storico, analizzandone l’opera, i film, la società che li determinava e anche la sua stessa vita, pronta, anche quella, a determinarne la creazione. La soggettività  la rispecchiano i numerosi ricordi e le testimonianze – molte delle quali inedite,  da Mario Verdone a Giancarlo Governi, da Carlo Lizzani a Maurizio Costanzo, da Claudio G. Fava a Mario Monicelli da Valeria Marini a Marina Ripa di Meana – da cui il libro è percorso dalla prima pagina all’ultima, tasselli di un mosaico che, una volta giunto a compimento, riesce a regalarci un ritratto in piedi di un attore/autore cui ogni intervento porta la sua nota, il suo colore, privilegiando sempre il vero e l’autentico: all’insegna di giudizi cui, con eguale vitalità, si affiancano i ricordi. Nel volume, la sorella Aurelia lo ricorda così: “era più generoso di quanto le persone non abbiano mai saputo. Rifuggiva dalla pubblicità, si schermiva nel suo riserbo perché non gli interessava sembrare buono lo era di fatto e nessuno ha mai bussato alla sua porta senza trovare un gesto di aiuto”. (alberto)

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“Antonio De Santis: Ricordi, Memorie, Emozioni”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2010

Lurano  (Bergamo) 22 maggio – 6 giugno 2010 Auditorium di San Lino Mostra antologica/retrospettiva. La rassegna proporrà oltre un centinaio di opere realizzate da De Santis nel corso di cinquant’anni di attività, dai primi anni Sessanta a fine 2009. Una corposa selezione di dipinti a testimonianza di un percorso artistico improntato nell’ottica di una continua ricerca a livello sia teorico che formale, e soprattutto interiore, condotta con un’eccezionale sensibilità. Antonio De Santis, infatti, non è stato un pittore qualunque, la sua arte è frutto di una profonda cultura umanistica e di una ricerca del linguaggio che lo ha condotto per lunghi anni ad “esprimersi” in diversi modi, sfaccettature di una unità sfociata negli anni Ottanta in una scelta ben definita, che lo caratterizza e lo distingue nell’arte contemporanea. In questo tragitto troviamo un De Santis  figurativo, quindi un De Santis astratto ed informale, un De Santis che utilizza i fili di ferro  proiettati su tele bianche, un De Santis che recupera il segno dell’arte pittorica ma che, partendo da una propria collocazione mentale ed operativa, rifiuta le forme figurative tradizionali e la mera rappresentazione di oggetti, dando così vita ad una nuova corrente artistica che definisce “Realismo Astratto” (la cui teoria è espressa nel Manifesto del Realismo Astratto presentato nel 1979). Fino a che, artista ormai pienamente maturo, semina a piene mani immagini che rappresentano la coscienza stessa della sua creatività artistica. (de santis)

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Il mondo della “pausa caffè”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2010

Milano 16 marzo alle ore 18.00 presso lo Spazio forum della Libreria Egea, via Bocconi 8 –   Il mondo della “pausa caffè”… non son solo macchinette partecipano  Antonio Barbangelo, Roger Botti , Marco Monaco modera  Enrico Capello – Vending Magazine con un reading di Silvio Mezzadri tratto dallo spettacolo «Non son solo macchinette», di Mirandola Teatro Precederà l’evento un reading dell’attore di Mirandola Teatro Silvio Mezzadri, tratto dallo spettacolo teatrale «Non son solo macchinette», un viaggio a ritroso sulle tracce della storia della distribuzione automatica: tre generazioni di vissuti, di ricordi, di emozioni. Seguirà la tavola rotonda con Antonio Barbangelo, autore del libro “Pausa Caffè”, Marco Monaco, presidente di Venditalia, la principale fiera internazionale della Distribuzione Automatica, Roger Botti, direttore operativo di RobilantAssociati, esperto Brand Advisor, che ha individuato in un utilizzo innovativo e strategico dei distributori automatici un efficace strumento per lo sviluppo della Marca. Coordina Enrico Capello, giornalista della rivista Vending Magazine.L’evento prende spunto dalla pubblicazione di “Pausa caffè”, di Antonio Barbangelo, edito da Egea.

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Sonja Quarone: Se ti ricordi bene

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 febbraio 2010

Vigevano (Pavia) fino al 14/2/2010 Castello di Vigevano, Sala Cavallerizza A cura di Antonio d’Avossa  La mostra personale Sonja Quarone. Se ti ricordi bene nei prestigiosi e storici spazi del Castello di Vigevano e’ la perfetta sintesi della sua opera. Questa significativa esposizione, nella Sala della Cavallerizza dal 31 gennaio al 14 febbraio 2010, pone la giovane artista come una delle piu’ interessanti presenze nell’intero panorama della nuova arte italiana.  Al centro dello spazio espositivo spiccano due imponenti installazioni inedite, create appositamente per l’occasione: una gabbia luminosa in metallo contiene peluches plastificati e 12 box illuminati, che compongono un’unica opera, racchiudono bambole.  Collocate lungo un’intera parete di circa 30 metri, si ammirano inoltre 50 opere bidimensionali, realizzate tra il 2007 e il 2009, che offrono un esaustivo racconto della sua ultima produzione.  I lavori sono contraddistinti da quei dati simbolici che rimandano sia alle esperienze personali dell’artista sia a quelle vissute da ognuno di noi: la sua indagine si basa sulla trasformazione di oggetti d’uso quotidiano, come foto di famiglia o tratte dalle riviste, in immagini reali che sono al tempo stesso icone della modernità. Si segnalano, in tal senso, Femmine di ferro del 2007, E’ mio e Vissuti con le ossa, entrambi del 2008. Un interessante video, realizzato per l’occasione da Umberto Corni, consente di vedere l’artista al lavoro all’interno del suo studio.  Accompagna l’esposizione un catalogo bilingue, in italiano e inglese, edito da Silvana Editoriale con un testo critico di Antonio d’Avossa.
Sonja Quarone e’ nata a Vigevano nel 1972, ha frequentato l’Accademia di Brera e ha esposto in mostre collettive e personali in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero.  La mostra e’ stata realizzata grazie al contributo di: Caffe’ PortMoka, Banca Popolare Commercio & Industria e Centro Medico Vigevanese. Sponsor tecnici: Gobbetto, Ideallux, Nuova Vigengraf. (Sonja quarone)

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“Il diario di un pazzo… che amava Shakespeare”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2010

Bologna 21 gennaio ore 21, al Teatro Dehon, Via Libia, 59 nell’ambito del progetto “Grandi Attrici”, la Società Roma Spettacoli S.r.l. presenta Anna Mazzamauro nel grande spettacolo “Il diario di un pazzo… che amava Shakespeare” libero adattamento da Gogol di Anna Mazzamauro. Regia di Livio Galassi.  Il Diario di un pazzo è la storia di un personaggio classico della letteratura russa dell’Ottocento: l’impiegato frustrato, grigio e insignificante dell’ammini-strazione zarista, che qui si incammina progressivamente verso la follia. Tapino e pavido archivista, relegato alla mansione di appuntatore di matite per il suo capoufficio e respinto dalla di lui figlia, Popriscin vive in uno spazio fatto di astrazione e intimità. Il suo misero e solitario mondo è popolato di ricordi e aspirazioni. Il pettegolezzo si mescola all’apparenza, l’umiliazione si trasforma in esaltazione, la fragilità sfocia nella disperazione, lo sdoppiamento si manifesta come vera e propria schizofrenia: il protagonista si decompone, diventa un altro da se stesso. Prezzo: Intero: 20 Euro Ridotti: 17 Euro (mazzamauro)

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Expo: Maria Rosaria Marchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2009

Napoli fino al 4/1/2010 vico Vetriera, 16 PicaGallery, sala Caroli La fiaba nella pittura Dipingere e’ libertà assoluta, gioco, volo dalle cose comuni, rifugio insieme con la musica dove ritemprare le forze, confessare ansie paure e malinconie. Dipingere è distanziarsi ed in virtù di ciò è un riappropriarsi e rinnovare giorno per giorno il desiderio di vivere la bellezza l’allegria il colore del mondo, le storie che hai inventato ed inventerai, meravigliarsi delle cose che esistono e non esistono.  Dipingere e suonare sono l’infanzia eterna: fantastiche immagini senza parole fuori del tempo, momenti di magia che si cristallizzano in una luce immota, lande remote e montagne incantate sotto infiniti silenzi lunari, enormi quinte di scene marine che affidano alle onde segni di ricordi e di forti passioni, città lontane emergenti dall’acqua illuminate da misteriosi pianeti, alberi danzanti quasi stregoni della notte lungo sentieri che sono invito ad andare , fiumi di sete di colori crepitanti e stoffe gemmate che si attorci- gliano in mille forme sotto cupole avvolgenti di palazzi damascati, improbabili miscugli di architetture e vestigia di popoli antichi , pale d’altare bizantine cucite tra linee rinascimentali e passioni messicane , eccitata visione di luci trapassanti alla propria estinzione nel profondo buio della notte. Un mondo perfetto pronto ad accogliere i vecchi eroi delle fiabe; ma si dovrà aspettare in eterno? (fiaba)

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Ricordi di fede

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

Di Riccardo Alfonso edizioni Fidest. E’ una storia che si richiama ad un episodio della vita dell’autore e al suo primo incontro con Padre Pio, alla sua indifferenza  prima e alle sue emozioni poi. Alla religiosità del padre e del suo essere “figlio spirituale” del frate beato. L’amicizia del padre con il cappuccino risaliva agli anni che precedettero la grande guerra. Li univa, forse, l’essere stati coetanei, profondamente religiosi ed amanti della verità e della giustizia. Morirono ad un anno di distanza. Sono questi i ricordi che generano forza e costanza. Sono impressi dal ricordo dei propri cari e delle persone dal grande carisma e che si riverberano in noi, per non cadere nella disperazione.

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Acaya: corteo storico nel borgo medioevale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Acaya (Lecce) 16 Agosto. E’ un borgo medioevale (Acaya era l’antico nome di una famiglia nobile di origine greca, alla quale fu affidata la gestione del feudo, nel 1294, da Re Carlo II D’Angiò). Situata nel comune di Vernole, vicinissima al mare ed a pochi km dal Capoluogo, è l’unica città fortezza rimasta quasi intatta al sud d’Italia ed in passato fu il primo punto di difesa della città di Lecce. Acaya, anticamente chiamata Segine, fu fatta fortificare nel 1535 dal Regio Ingegnere militare Gian Giacomo dell’Acaya, su indicazione del re Carlo V, con lo scopo di renderla punto difensivo, utilizzandola a mo’di “scudo” di fronte alle continue minacce dei Turchi, (questi ultimi nel Salento si macchiarono di atroci delitti, in particolari si ricordi l’eccidio dei Santi Martiri di Otranto). Il borgo è composto da lunghe mura perimetrali a forma rettangolare con tre baluardi, sopra le quali un tempo lontano passeggiavano le ronde di guardia; su tre di quattro angoli delle mura si ergono dei robusti bastioni mentre nel restante angolo, quello sud-ovest per la precisione, fu costruito il Castello (1535-1536). La struttura di quest’ultimo è di forma trapezoidale, munita di un ponte di collegamento alla terra ferma, circondata da mura fortificate (delimitate a sud ed a nord da due torri) e composta da un’area dove si trovavano il forno, il mulino e la cappelletta. Oltre agli ambienti situati al piano terra, attraverso ad una scala, si poteva accedere ai piani superiori dove erano situate le stanze dei nobili. Il barone Gian Giacomo dell’Acaya fece inoltre edificare, all’interno del borgo, il convento dei Minori Osservanti, dedicato a Sant’Antonio e fece ricostruire la chiesa della Madonna della Neve, sulla base di quella preesistente. Purtroppo queste strutture sono ad oggi diroccare e della chiesa rimangono solo la sacrestia ed il campanile. Dopo la morte del Barone progettista, iniziò un lungo periodo di decadenza e con l’assedio Turco del 1714, il borgo di Acaya ebbe il suo colpo di grazia. Ai nostri tempi Acaya è tornata a risplendere e grazie alla manifestazione che, domenica 16 agosto, richiama migliaia di persone ad assistere al Corteo Storico. Questo scenario viene reso molto suggestivo grazie all’abilità e all’impegno degli artigiani che riproducono fedelmente i costumi d’epoca. Ovviamente non manca l’aspetto culinario; infatti, durante la manifestazione, si possono degustare i prodotti tipici locali. Vi consigliamo quindi di trascorrere una serata di agosto in modo fiabesco, mantenendo viva la tradizione che corre nel sangue di tutti noi.

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