Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘ricordo’

Ricordo di un’isola di Ana María Matute

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

Collana Le strade. Espulsa dal convento dove studiava dopo aver dato un calcio alla priora, abbandonata dal padre e orfana di madre, l’adolescente ribelle Matia viene mandata a trascorrere i mesi estivi con la ricca nonna sull’isola di Maiorca: un luogo al tempo stesso incantato e malvagio, dove si scontrano odi antichi e passioni odierne mentre il sole brucia attraverso le vetrate e il vento si lacera contro le agavi. Nella calda e opprimente quiete di un’estate adolescenziale, Matia trama con il cugino Borja tra lezioni di latino, sigarette rubate fumate di nascosto e fughe clandestine con una piccola imbarcazione nelle cale più recondite. Compagni di scorribande sono gli altri ragazzini dell’alta borghesia costretti come loro alla reclusione sull’isola, ma anche i giovani del posto, tra cui spicca Manuel, figlio maggiore di una famiglia emarginata da tutto il paese per il quale Matia prova un conturbante sentimento a cui non riesce a dare un nome. Il sordido mondo degli adulti nasconde molte incognite: gli uomini scompaiono misteriosamente, mentre le donne fumano alla finestra scrutando il mare in attesa di un ritorno. È il 1936, la guerra civile appena scoppiata sembra lontana ma quasi segretamente si sta combattendo anche sull’isola, e l’eco del conflitto si fonde con quella dell’Inquisizione e dei roghi di massa degli ebrei avvenuti nei secoli precedenti. La vita insulare è solcata da linee dolorose e divisive, e diventare grandi vuol dire anche scegliere da che parte stare.

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In ricordo di Raffaella Carrà

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

“Difficile raccontare cosa abbia rappresentato Raffaella Carrà nella storia italiana, intrecciata com’è stata la sua vita pubblica alla storia del costume, della tv, della canzone, e anche all’evoluzione dell’immagine e del potere femminile. Raffaella Carrà ha sintetizzato l’Italia migliore, con la sua tenacia, la sua simpatia, la sua trascinante umanità, la sua professionalità da certosino. Tutte qualità che la rendevano inarrivabile e al contempo vicinissima. Ci mancherà la sua presenza, ma il suo sorriso no. Ce lo abbiamo stampato nel cuore”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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In ricordo dell’ultimo sussulto di libertà in Cina

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

“Come ogni anno celebriamo l’ultimo sussulto di libertà che ci fu in Cina, 32 anni fa a Piazza Tienanmen. E diversamente da ogni anno, oggi a Hong Kong non è stato possibile ricordare quegli eventi a causa del pugno di ferro del regime comunista cinese che ha vietato ogni manifestazione con la mobilitazione della polizia, l’utilizzo di blindati e cannoni d’acqua, arresti e violenza. Hong Kong era un’isola felice dove la libertà e la ricchezza prosperavano. Eppure la dittatura sanguinaria di Pechino trova ospitalità in Europa e in Italia, si progettano affari ultramiliardari, si ignorano le condizioni barbare in cui vivono oltre un miliardo di persone, si glissa sull’inquinamento mostruoso di cui la Cina è protagonista, sullo sfruttamento dei lavoratori, delle donne, dei bambini, dei dissidenti politici. La Cina è un mostro di fronte al quale l’Occidente si genuflette quotidianamente, insensibile alla sofferenza che produce e alle ripercussioni che crea a casa nostra con la concorrenza sleale. Dovrebbe essere cacciato dal WTO per continua infrazione di regole elementari. Di Maio “il cinese” condanni subito la repressione della libertà a Hong Kong di fronte al divieto a ricordare i martiri di Tienanmen”.È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia esprimendo solidarietà al popolo di Hong Kong e alla comunità cinese che combatte per la democrazia.

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Mario Tassone: il ricordo di Aldo Moro

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

Sono trascorsi 43 anni dell’uccisione di Aldo Moro. Dopo 55 giorni dal sequestro e dall’uccisione dei cinque uomini della scorta, il Suo corpo era stato ritrovato in Via Caetani. Spesso il ricordo va a quei giorni e si ripropone il film al rallentatore di una agonia in un clima dì disumana rassegnazione, di approssimativi calcoli della “ragion di Stato”. Il Paese in quei giorni, e anche negli anni precedenti, si rivelò fragile, impreparato a contrastare il disegno criminale e destabilizzante del terrorismo. Pagine buie quelle del marzo e maggio del 1978. Con il trascorrere degli anni, le nebbie di addensano sempre di più e il mistero dell’assassinio di Moro e della Sua scorta diventa una “categoria”, un fortino di segreti inespugnabile, un dato acquisito, un vaso di Pandora che ancora non si riesce a scoprire. Moro ha pagato per la Sua visione profetica, per il Suo amore per l’Italia, per il Suo disegno volto ad allargare la base della democrazia coinvolgendo realtà che avevano calcato le vie sterili dell’utopia. Aveva compreso oltre dieci prima la caduta del muro di Berlino e il fallimento del comunismo. Il governo che nasceva il 16 marzo del 1978 era il risultato del grande impegno di Moro per assicurare all’Italia una democrazia compiuta dell’alternanza. Il compromesso storico, come venne chiamato, non inseguiva un calcolo di basso profilo di un ‘alleanza con Berlinguer, ma indicava una strategia in cui il Paese si ritrovasse per costruire il futuro nella libertà e nella democrazia. Era la visione dei cristiani democratici, dei laici riformisti, era la lezione degasperiana che Moro offriva anche a chi aveva creduto nel comunismo per rafforzare la base del consenso verso le istituzioni democratiche. Moro ha pagato per questo? Certamente sì! Fu vittima di oscure trame di pezzi infedeli delle istituzioni che hanno ipotecato il futuro. È noto lo scontro fra coloro che erano per trattare la liberazione del presidente della D.C e coloro che erano per il no. Passò la linea della ”fermezza” per difendere la dignità della Nazione ,come si disse. In questi 43 anni dalla morte di Moro il Pase ha subito un lento declino. Non si trattò allora, ma ci siamo arresi a spinte che hanno alterato lo spirito della Costituzione. L’Italia è meno libera, meno democratica. Poteri non investiti dal popolo occupano spazi impropri. Lo snodo delle decisioni non è il Parlamento o il governo. L’Italia è parcellizzata da un neo-feudalesimo politico. Nuove baronie e inediti salvatori della Patria si impongono; acrobati travestiti da politici prendono la scena. La partecipazione, la democrazia, la libertà di un Paese normale per cui si è battuto Moro? Sono un richiamo formale. Rimane una morte che grida vendetta. La nostra vendetta è costruire la democrazia, recuperare la politica restituire ai loro “spazi naturali” i tanti abusivi che hanno occupato e mortificato questo Paese. Così avremo onorato Moro bandendo la ritualità delle parole, ma con la coerenza delle scelte.

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La Shoah e la Memoria: ricordare per capirne l’unicità

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2021

By Ugo Volli. Come sempre, nel periodo intorno al 27 gennaio, i vecchi e nuovi media si riempiono di rievocazioni della Shoah, di spiegazioni ma anche di discussioni, che quest’anno sono state particolarmente accese. E’ un effetto positivo della Giornata della Memoria: per non essere solo un’occasione rituale priva di impatto pedagogico, il ricordo del genocidio dev’essere confrontato con l’attualità e visto secondo ottiche diverse. Vi sono altre date per il ricordo puramente rituale e religioso che il popolo ebraico si è dato, dal digiuno del 10 del mese di Tevet (quest’anno è stato il 25 dicembre), istituito inizialmente per ricordare l’inizio dell’assedio di Gerusalemme da parte dei Babilonesi, a Yom ha Shoah, stabilito dallo Stato di Israele (quest’anno sarà l’8 aprile). Il 27 gennaio, che ricorda la liberazione del campo di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, è una data civile e pedagogica, adottata dall’Onu e prima dall’Unione Europea, rivolta non tanto agli ebrei quanto a tutti i cittadini. Per fa sì che sia davvero un mezzo di ricordo efficace, è importante che sia utilizzata per far capire che cos’è stato il genocidio degli ebrei e dunque anche discutere sulle sue cause, sulle complicità, su ciò che vi si connette oggi.Ma quest’anno il dibattito ho preso una strana piega. In diversi ambienti, da chi promuove il Giardino dei Giusti a Milano, ma anche da alcune forze politiche in Svizzera e da ambienti in vario modo di sinistra, è arrivata insistente la proposta di modificare il senso della Giornata della Memoria dal ricordo della Shoah a una celebrazione universale delle vittime della violenza e dell’oppressione. In questa spinta universalista si è arrivati a parlare addirittura dell’opportunità di usare il 27 gennaio per il lutto delle vittime della pandemia di Covid. Si tratta evidentemente di una sciocchezza. Ricordare le sofferenze e le stragi subite da varie popolazioni, in particolare quelle provocate dall’oppressione, dal razzismo, dalla violenza politica è naturalmente giusto. La schiavitù dei neri, l’espropriazione delle tribù amerindie, il costo umano dell’imperialismo britannico in India e di quello belga nell’Africa centrale, le persecuzioni dei Rom e dei gay, i veri e propri genocidi dei Tutsi e dei cristiani in terra ottomana, in particolare degli Armeni, meritano la nostra attenzione e la nostra memoria. E’ certamente giusto anche, su un altro piano, ricordare le vittime di disastri collettivi, come i terremoti o il Covid e portarne il lutto collettivo. Mettere assieme tutte queste memorie in un’unica occasione cerimoniale è però un po’ come riassorbire il ricordo dei nostri cari scomparsi in un’unica giornata uguale per tutti, oppure nel verso opposto festeggiare tutti i compleanni in un unico giorno arbitrario, per esempio quello in cui è nato Einstein, il presidente della Repubblica o Ronaldinho. I ricordi messi assieme non si sommano, ma al contrario si elidono e perdono rilevanza. La memoria è sempre identità, distinzione. La morale di una giornata universale dei crimini collettivi sarebbe estremamente generica: l’umanità è spesso ingiusta e violenta, bisogna cercare di non caderci e di “restare umani”. Se poi ci si mettono anche i disastri naturali, non c’è nessun insegnamento da trarre, solo la consapevolezza che il mondo può essere terribile e che la nostra condizione è la fragilità e la mortalità: siamo polvere e polvere torneremo. Verità morale e religiosa, ma storicamente irrilevante. Il solo modo per trarre un insegnamento chiaro dal ricordo è distinguere, capire l’unicità di ogni evento, studiarne le cause per cercare di rimuoverle e di impedire la ripetizione del crimine.Questo vale in particolare per la Shoah. Tutti coloro che conoscono un po’ la storia sanno che non si tratta di una violenza o di una strage fra le tante che purtroppo costellano la storia dell’umanità. La Shoah è un genocidio, cioè il tentativo organizzato di eliminare completamente un popolo. Crimini così terribili sono piuttosto rari, anche se nella storia è accaduto non di rado che nazioni fossero travolte da guerre e distruzioni, scomparendo – ma per lo più come risultato non programmato di guerre e invasioni che miravano a sconfiggerli, a sottrarre loro il territorio, a costringerli al lavoro per gli oppressori. La differenza è l’intenzionalità, il progetto criminale, la volontà di annichilire completamente un popolo, che nel caso della Shoah si è esteso anche a donne e bambini, sulla base di un’impostazione razziale che non c’era per esempio nell’altro terribile genocidio commesso da uno stato europeo nel Novecento, quello commesso dalla Turchia di cui furono vittime principali gli armeni. In questo caso molte donne non furono sterminate, ma usate come schiave sessuali da parte dei carnefici: un crimine orrendo, che mostra però una differenza fondamentale. Il progetto del genocidio armeno era di eliminare politicamente e culturalmente il popolo armeno e la sua identità, non di sterminarne ogni singolo essere umano appartenente a quel popolo, come fu il caso della Shoah. Anche i neonati e coloro che non avevano più nessun legame con l’ebraismo, essendo convertiti da generazioni, furono sterminati, perché portatore del “sangue” che si voleva distruggere. La caccia si estese all’estero, in tutto il mondo. Né la cittadinanza, né la religione fecero schermo a una volontà di distruzione bestialmente biologica, del tutto indifferente alla dimensione umana delle vittime. L’altro aspetto per cui la Shoah è unica è la dimensione moderna e industriale del genocidio (che in verità riguarda soprattutto la sua fase più matura, perché prima di Auschwitz e dei campi di sterminio, vi fu un periodo abbastanza lungo di stragi programmate ma eseguite “artigianalmente” vicino agli insediamenti ebraici, con armi individuali). Questo dev’essere ricordato, senza confonderlo con altre stragi, altri crimini.
La Shoah è unica per la sua dimensione, per la determinazione razziale delle vittime, per l’organizzazione. Ma non è un fenomeno isolato nella storia ebraica, non è affatto l’invenzione di un “pazzo” al vertice dello stato tedesco, seguito da burocrati “banali” e “senza pensiero” (questa è in estrema sintesi l’analisi sbagliata di Hannah Arendt, che è diventata luogo comune). La Shoah è invece il culmine di un odio per gli ebrei che spesso è diventato sanguinosissimo. L’inizio di questo processo è individuato dalla Bibbia nel momento stesso in cui si formò il popolo ebraico, 3500 anni fa in Egitto, quando il Faraone decise di uccidere i neonati ebrei per evitare che gli ebrei diventassero troppo numerosi. E poi, fra numerosi altri episodi, ci fu la deportazione babilonese, che fece scomparire tutta la popolazione del Nord di Israele, il tentativo di assimilazione forzata da parte dei sovrani ellenisti, le terribili rappresaglie romane per le rivolte. Infine venne tutta la lunga storia dell’antigiudaismo cristiano, con stragi, imprigionamenti nei ghetti, roghi di libri e di uomini. Alcuni episodi di questa storia, come le stragi dei crociati in Renania, quelle dei Cosacchi in Polonia e in Ucraina, le espulsioni da Spagna e Portogallo furono quasi altrettanto traumatiche della Shoah. A fianco vi è stata la storia, anch’essa lunghissima dell’antigiudaismo islamico, che inizia con le stragi di Maometto, i ripetuti pogrom della Spagna musulmana, dell’Africa del Nord, dello Yemen e della Mesopotamia e dura fino a oggi, almeno a livello del terrorismo e della propaganda.Una memoria corretta sulla Shoah include la consapevolezza del suo legame con l’antisemitismo precedente: senza le pagine terribili di Lutero, del Corano, di molti padri della Chiesa, anche di intellettuali laici illuminati come Voltaire e Kant, senza l’esempio dei roghi dell’inquisizione e delle stragi di Medina, Hitler non avrebbe avuto i suoi modelli e le SS la larga complicità di cui hanno goduto. Per questa ragione il rischio che il genocidio degli ebrei sia di nuovo tentato dipende dall’antisemitismo attuale, che ha per lo più la forma di odio per Israele. Questo va spiegato il 27 gennaio e anche tutti gli altri giorni dell’anno – dato che il pericolo della violenza contro gli ebrei è tornato drammaticamente attuale.Naturalmente questa specificità non è quella del genocidio armeno, che ha altre radici, né dell’odio contro gay e Rom, né dello schiavismo dei neri. Tutte queste storie hanno le loro cause, che vanno individuate con cura e combattute. Ma non sarebbe giusto né produttivo annegare la Shoah in queste storie, e neppure sussumere queste sotto l’etichetta della Shoah. Gli armeni, per esempio, hanno il 24 aprile come data di inizio del loro genocidio, sono oggi ancora sotto attacco culturale e fisico da parte del panturchismo di Erdogan e dei suoi alleati, le cui ragioni sono soprattutto geopolitiche, derivano dalla volontà di fare pulizia etnica di uno spazio “turanico” e musulmano dal Mediterraneo fino alla Cina. Non sarebbe sensato farne una variante della Shoah, né avrebbe senso ricomprendere nella Shoah una memoria così diversa, anche si i crimini dei due genocidi sono altrettanto immensi e incommensurabili.Insomma discutere sulla Shoah è giusto e opportuno. Ma non per negarla: i negazionisti non hanno diritto di parola su questo tema perché non avanzano problemi storici ma sono complici del crimine, come chiunque aiuti a occultare le tracce di un delitto, magari per avere la libertà di ripeterlo. E neppure per confonderla con tutti i mali del mondo. Certo, chi oggi propone una giornata universale di ricordo di tutte le vittime non è un negazionista, non vuole esserlo e non va considerato come tale. Ma, al di là delle buone intenzioni, l’universalismo del male occulta le dinamiche storiche vere e impedisce la comprensione del processo profondo (l’odio per gli ebrei, la negazione dei loro diritti, compresa l’autodeterminazione politica e religiosa”) di cui la Shoah fu la manifestazione più terribile e atroce. (fonte: https://www.progettodreyfus.com/shoah-memoria-giornata/

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Un ricordo del maestro Gigi Proietti dal sindaco dell’Aquila

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

L’Aquila. Gigi Proietti, ovvero il Dio Kurt, scritto da Alberto Moravia, prodotto dal Teatro Stabile dell’Aquila nel 1969, con la regia di Antonio Calenda. Fu per quel successo di pubblico e critica, fu in quel momento, che il giovane Proietti capì che il teatro sarebbe stata la sua vita. Non sbagliamo ad affermare che Proietti è nato artisticamente all’Aquila, accolto in quel Teatro Comunale che ancora custodisce la sua interpretazione magistrale dell’ufficiale delle SS in preda a un furore verbale ossessivo. Uno spettacolo, quello, che vinse diversi premi, tra i quali il prestigioso premio Saint Vincent. E, poi, sempre con il TSA, ricordiamo Proietti ne il Coriolano di Shakespeare e in Operetta di Gombrowitz. Sono convinto che ricordare Proietti all’Aquila, nei primi anni Settanta, sia il modo giusto per piangere un grande del teatro italiano. Ricordare Gigi Proietti, oggi che ci ha lasciati, come un giovane entusiasta e curioso artista che si confrontava con una realtà di provincia colta e creativa, come era L’Aquila di quegli anni, ricca di fermenti culturali e di uomini visionari, credo che sia il sentimento più vero e sincero con il quale la nostra città può tributargli l’affetto e la stima che è presente in ognuno di noi. Un caro abbraccio alla sua famiglia, al Teatro Stabile d’Abruzzo e al teatro tutto che sta attraversando, uno dei periodi più complessi e difficili insieme al suo pubblico e all’Italia intera, a causa dell’emergenza sanitaria. Pierluigi Biondi Sindaco dell’Aquila

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Berlinguer un ricordo, una lezione di vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Il ventiduenne sassarese Enrico Berlinguer scontò nel 1944 cento giorni di carcere per un’intricata vicenda di assalto ai forni del pane. Così accade che il comunista che non ha conosciuto né l’esilio né la galera del fascismo va dietro le sbarre nella Sardegna libera. Uscito dal carcere è invitato a pranzo dove tra gli invitati c’è un monsignore. Il prelato rivolgendosi gli dice: “per cambiare le cose è necessario che le masse dei diseredati si raccolgano adesso dietro la bandiera della Democrazia Cristiana.” E il giovane Berlinguer ribatte: “Per cambiare le cose occorre che le masse dei cattolici diseredati si uniscano a quelle dei marxisti diseredati: occorre una nuova alleanza.”
Probabilmente da qui è nata l’idea del compromesso storico condivisa da un grande democristiano anni dopo: Aldo Moro. Oggi con il crollo delle ideologie quest’idea non è superata ma ha acquistato una nuova dimensione, più radicale, se vogliamo. Oggi lo scontro è tra l’avere e l’essere. Tra i diseredati di sempre e i ricchi di sempre. Due mondi eternamente conflittuali dove vi è una parte consistente dell’umanità condannata all’emarginazione e una ristretta minoranza che la domina.
È una lotta che sa di antico tra i plebei e i patrizi della Roma repubblicana precristiana. Ma è anche una lotta più raffinata rispetto al passato poiché chi ha dispone di tutti i mezzi per asservire le masse e queste ultime alla fine si accontentano delle briciole solo per sopravvivere. Ma verrà un giorno del risveglio e allora l’intelligenza prevarrà sulle barbarie perché sarà reso vano il senso dell’avere nel confronto con l’essere. Scrive Rousseau nel suo contratto sociale nel 1762: “L’ordine sociale è un diritto sacro che sta alla base di ogni altro spirito. Si tratta di trovare una forma di associazione che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato e in cui ciascuno, pur unendosi a tutti gli altri, possa obbedire ancora solo a sé stesso e rimanere libero come prima.” (Riccardo Alfonso)

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Milano ricorda Paolo Borsellino e Giovanni Falcone

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

“Sono passati 28 anni da quel 19 luglio 1992 e in troppe occasioni i giudici sono ancora soli”, così Monica Forte, Presidente della Commissione regionale Antimafia e Consigliera regionale del M5S Lombardia, nel suo intervento al momento di commemorazione “Milano ricorda Paolo Borsellino e le vittime delle stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio” in corso presso i giardini Falcone-Borsellino di Via Benedetto Marcello a Milano.Per Forte “Dopo 28 anni è il momento di unire il ricordo alla consapevolezza che bisogna fare di più come istituzioni e come individui, cosicché i giudici non vengano più lasciati soli nel loro dovere. Paolo Borsellino credo ne sarebbe felice”.Ancora, “Il progetto di legalità deve essere sostenuto da una società che nella maggiore parte si identifica e ci crede, riconoscendosi nei valori costituzionali e negli interessi della collettività. Oggi su 1394 comuni in Lombardia con una popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, quindi nella quasi totalità delle amministrazioni locali del nostro territorio, quelli che hanno un organismo antimafia costituito all’interno dell’amministrazione sono il 3 per cento”. “Questo è il momento”, ha concluso la Presidente della Commissione regionale Antimafia, “di dimostrare che questa esperienza drammatica può diventare sprone e occasione per costruire una società migliore, per ripensare il Paese. Imparare dal passato significa anche imparare a non commettere gli stessi errori e a dimostrare di essere capaci di fare un cambiamento vero, direi rivoluzionario. Anche di questo, credo, Paolo Borsellino sarebbe felice”.

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Ipermemoria: un ricordo per ogni giorno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Un nuovo studio interamente italiano e pubblicato sulla rivista Cortex ha rilevato cosa rende il cervello degli individui “ipermemori” capace di ricordare anche i più piccoli dettagli di ogni giorno della loro vita. Grazie all’analisi di questi individui sono state identificate le aree del cervello specificamente deputate a dare una dimensione temporale ai ricordi, organizzando quelle informazioni che nelle persone comuni restano memorie indistinte e sfocate.La ricerca, condotta presso i laboratori della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, è stata coordinata dall’equipe composta dai ricercatori Patrizia Campolongo, Valerio Santangelo, Tiziana Pedale e Simone Macrì, e ha coinvolto la Sapienza Università di Roma, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università di Perugia.Per realizzare lo studio è stato chiesto a 8 soggetti ipermemori, già protagonisti nel 2018 di un altro lavoro della stessa equipe di ricerca, di ricordare un evento molto lontano nel tempo, di circa 20 anni prima. L’attività neuronale di questi 8 soggetti è stata quindi rilevata in tempo reale attraverso la risonanza magnetica funzionale, una tecnica non invasiva che permette ai ricercatori di osservare il cervello in azione e identificarne le aree più attive durante il ricordo dell’evento passato. Al gruppo di ipermemori è stato affiancato un gruppo di controllo composto da 21 persone senza particolari abilità o deficit della memoria. I ricercatori hanno poi utilizzato una tecnica molto innovativa, chiamata Multivoxel Pattern Analysis (MVPA) per verificare che la migliore rappresentazione neurale dei ricordi nelle persone ipermemori fosse associata al ruolo funzionale di specifiche aree del cervello. “I risultati dell’indagine – spiegano gli autori – hanno mostrato che nel discriminare tra ricordi autobiografici vecchi e nuovi, per le persone con ipermemoria si rileva un’elevata specializzazione della porzione ventro-mediale della corteccia prefrontale del cervello, un’area che si ritiene sia deputata all’organizzazione delle funzioni cognitive superiori. Questa stessa regione del cervello sembra essere meno precisa nelle persone con una memoria normale, fino a farci “confondere” la dimensione temporale del ricordo, vecchio o nuovo”. “La memoria autobiografica permette di rievocare esperienze relative a tutto l’arco della vita consentendoci di conferire una dimensione temporale e narrativa alla nostra esistenza – continuano gli autori – e qui per la prima volta al mondo sono stati studiati i meccanismi neurobiologici associati alla dimensione temporale dei ricordi tramite una metodologia innovativa e, soprattutto, in un gruppo di persone ‘speciali’”.Il dato che emerge da questo nuovo avanzamento scientifico è cruciale, non solo per l’analisi delle doti speciali di queste persone, ma soprattutto per aprire nuove frontiere di ricerca per la neuroriabilitazione della memoria e per la ricerca sulle funzioni mnesiche, in pazienti con una lesione del sistema nervoso centrale.“Comprendere i sistemi neurobiologici alla base dell’iper-funzionamento della memoria – concludono i ricercatori – fornisce importanti indicazioni su quali aree è necessario intervenire per stimolare il ripristino di un funzionamento adeguato della memoria in persone con deficit o lesioni neurologiche”. Enhanced cortical specialization to distinguish older and newer memories in highly superior autobiographical memory – Valerio Santangelo, Tiziana Pedale, Simone Macrì, Patrizia Campolongo. – Cortex 2020 https://doi.org/10.1016/j.cortex.2020.04.029

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In ricordo di Rav Elio Toaff a 5 anni dalla sua morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Da Daniel Funaro. Ogni volta che qualcuno rivolgeva a Rav Toaff l’augurio ebraico di vivere come Mosè fino a meaveesrim (120 anni) lui rispondeva correggendo: Meakesrim, non centoventi, ma cento come se fossero venti. Riuscendo, come sanno fare solamente le figure straordinarie, a trasmettere un insegnamento anche con l’ironia: non era importante il numero degli anni vissuti, ma lo spirito con cui la vita dovesse essere vissuta.Da grande maestro non si è limitato ad insegnare, ma si è reso esempio di ciò che predicava: ha vissuto i suoi cent’anni con lo stesso spirito di quando aveva vent’anni. Di quando scelse di arruolarsi con la Resistenza o di quando, poco più grande, ebbe il coraggio di assumere la guida di una Comunità distrutta dalla Shoah e dalla povertà come quella di Roma.A noi, che ci sentiamo tutti suoi nipoti, lascia questo insegnamento. L’ebraismo non è solo una sequenza di principi, ma una serie di valori che costituiscono la nostra identità e i influenzano i nostri comportamenti.Ciò che differenzia un ventenne da un centenario è la speranza di poter cambiare le cose con la certezza dentro al cuore che si possa costruire qualcosa di diverso. In questa maniera Rav Toaff ha vissuto i suoi cento anni come se ne avesse venti. Per questo, per onorarne la memoria, la generazione che oggi ha circa vent’anni dovrebbe imparare qualcosa da lui, dal suo sorriso, dalla sua gentilezza e la sua fermezza nel difendere il proprio popolo. Solo così il suo insegnamento non andrà mai perso.

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Il WWF Italia ricorda Andrea Camilleri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

“Con Camilleri non scompare solo un grande narratore ma anche un grandissimo divulgatore della bellezza e della natura: dalla descrizione dei luoghi e dei paesaggi delle storie del commissario Montalbano traspare un amore senza eguali per la ‘sua’ Sicilia e per tutti i tesori che custodisce, dal punto di vista naturale, paesaggistico e culturale”. Con queste parole il WWF Italia ricorda Andrea Camilleri che si spento oggi a Roma e che in un’intervista rilasciata ad Ecomondo, un mensile curato dal WWF, nel 2009 diceva: «In Sicilia il paesaggio della mia giovinezza è stato inghiottito dal cemento. La Marinella che descrivo nei miei romanzi, oggi purtroppo è un succedersi di ville abusive».
“Ma l’amore per la natura e per il mare non è testimoniata solo dalla passione del commissario Montalbano per il nuoto. Camilleri si schierò apertamente prima per la campagna contro le trivellazione in Val di Noto e poi a sostegno del referendum contro le trivelle del 2016 – conclude il ricordo del WWF -. Andrea Camilleri mancherà tantissimo a tutti noi; ci mancherà la sua intelligenza, la sua capacità di sintonizzarsi con il presente anche quando raccontava storie del passato, il suo dono di raccontare emozioni senza tempo e anche il suo coraggio nell’andare contro corrente”.

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Giornata in ricordo vittime della strada

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

In occasione della Giornata Mondiale in Ricordo delle Vittime della Strada il Dipartimento Regionale Tutela Vittime di Fratelli d’Italia, guidato da Imma Vietri, accende i riflettori sull’emergenza della strade killer in Campania. Secondo gli ultimi rilievi Istat sull’incidentalità stradale nel territorio campano nel 2017 si sono verificati in Campania 9.922 incidenti stradali, che hanno causato la morte di 242 persone e il ferimento di altre 14.770. Rispetto al 2016, aumentano sia gli incidenti (+1,5%) che il numero di vittime della strada (+11%), con variazioni percentuali superiori a quelle rilevate nell’intero Paese dove si registra un calo degli incidenti (-0,5%) ed un aumento dei morti (2,9%).«Sono numeri preoccupanti – ha dichiarato il coordinatore regionale del Dipartimento Tutela Vittime di Fratelli d’Italia, Imma Vietri – e se si considera che gli incidenti che avvengono in strada rappresentano una delle maggiori cause di morte tra i 5 e i 29 anni, diventa allora necessario intervenire per contrastare in maniera efficace una strage silenziosa che coinvolge soprattutto giovani e bambini. C’è bisogno di maggiore prevenzione, consapevolezza e sostegno alle famiglie che hanno perso un loro caro in un incidente stradale.Importanti passi avanti sono stati fatti con la legittimazione nel nostro ordinamento del reato di omicidio e lesioni stradali, una importante battaglia che Fratelli d’Italia ha portato avanti sin dal primo momento al fianco della associazioni dei familiari delle vittime. Ora bisogna puntare i riflettori sulla prevenzione e sulla sicurezza delle strade. La Campania è stata destinataria lo scorso febbraio di 129 milioni di euro di fondi europei da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la manutenzione delle strade .Ci si augura, ora, che la politica faccia il proprio dovere e che quanto prima si provveda alla risoluzione delle gravi situazioni in cui versano le nostre strade sempre più compromesse dalla mancata manutenzione, dall’assenza di segnaletica e misure di sicurezza che servano a ridurre al minimo i danni in caso di incidenti».

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Serata in ricordo di Lucio Battisti

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

Palermo 9 settembre al Vintage club – nell’isola pedonale di via Piccola Teatro Santa Cecilia 9 – che anticipa così il suo re-opening, in un appuntamento speciale intitolato “In ricordo di Lucio”. Padroni del palco saranno i Non dire no, ovvero la band tributo Battisti per eccellenza del capoluogo siciliano, con tanti amici musicisti al seguito.
Il locale aprirà già alle 18 per chi vuole bere uno o più dei cento cocktail disponibili. Alle 20,30 inizia l’apericena classica, formata da un primo di pasta, un secondo di carne, insalata di riso, salumi, formaggi, fritti, crostini e pane. C’è anche l’aperisushi, ovvero onigiri, uramaki e tanto altro. Terza opzione, il menù alla carta, a base di sushi, con un’ampia gamma di scelta tra uramaki, tempura di gamberi, nigiri, usamaki e tanto altro.
Alle 22,30 il concerto dei Non Dire no and friends, capitanati da Daniele Davì, che darà vita a una celebrazione totale del mito di Lucio Battisti, le cui canzoni resteranno sempre immortali. Andando oltre la musica, saranno raccontate storie e aneddoti sul mito di Battisti ieri e oggi.
L’ingresso è libero, con consumazione obbligatoria. Chi farà l’apericena classico pagherà 10 euro e avrà diritto a una consumazione alcolica. Chi sceglierà l’aperisushi, dovrà pagare 15 euro e avrà diritto alla consumazione alcolica e all’accesso anche all’apericena classico. Per chi sceglierà il menù alla carta, il prezzo varia in base al consumo. Idem per chi vorrà soltanto bere. Il sushi è anche take away e prevede la consegna a domicilio.

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Roma ricorda oggi Rita Atria

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

E’ la giovane diciassettenne diventata collaboratrice di giustizia che 26 anni fa si tolse la vita dopo la morte di Paolo Borsellino.Vogliamo ricordare questa ragazza come testimonianza di coraggio e per custodirne la memoria come esempio per le generazioni future di lotta alle Mafie e all’illegalità. Rita Atria, nata e cresciuta a Partanna, un paese del Trapanese, da una famiglia appartenente ad una cosca mafiosa locale, dopo aver assistito alla morte del padre e del fratello e ripudiata dalla madre, decide di ribellarsi ad un sistema mafioso che le ha tolto tutto ma non il coraggio. Custode di molti segreti, Rita, appena diciassettenne, si affida al Giudice Paolo Borsellino per poter dare adito alla sete di giustizia e lui se ne prende cura come una figlia.
Quel giudice le dà tanta forza e rimane l’unica speranza per lei che è rimasta sola. La giovane entra nel progetto di protezione trasferendosi a Roma sotto altra identità ma quando apprende della morte di Borsellino non regge alla notizia e si suicida gettandosi dal palazzo dove viveva. Fu ritrovata una sua lettera in cui scriveva:“[…] Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta. Bisogna rendere coscienti i ragazzi che vivono nella mafia, che al di fuori c’è un altro mondo, fatto di cose semplici ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei non perché sei figlio di quella persona o perché hai pagato per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non ci sarà mai, ma se ognuno di noi prova a cambiare ce la faremo”.
“Rita Atria è stata la prima giovane che si è ribellata, appena diciassettenne, al sistema mafioso in cui era cresciuta con la sua famiglia. Vogliamo prendere le sue parole come monito per ricordarci che “se ognuno di noi prova a cambiare ce la faremo”. È un simbolo di forza, come Falcone e Borsellino e i 27 giudici uccisi dalla Mafia che abbiamo recentemente commemorato” dichiara la Sindaca di Roma, Virginia Raggi.“Oggi vogliamo ricordare Rita affinché il suo coraggio non venga consegnato all’oblio ma possa rimanere vivo come esempio nelle coscienze dei nostri giovani a cui abbiamo il dovere di insegnare a sperare” continua l’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi Cittadini di Roma Capitale Daniele Frongia.“Rita Atria è una ragazza che ha avuto coraggio – aggiunge Gabriella Stramaccioni, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale – e ha parlato con la forza della speranza. Le sue parole tornano a suggerirci ogni giorno che un altro mondo è possibile”.

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In ricordo della divisione alpina tridentina e la loro impresa in Russia nella seconda guerra mondiale

Posted by fidest press agency su domenica, 8 luglio 2018

Torino. Domenica 15 luglio alle 8,30 si terrà una cerimonia alla stazione di Torino Porta Nuova, al binario da cui alle 9,10 partirà il treno storico. Alle 9,50 il convoglio arriverà ad Avigliana, per la deposizione di una corona d’alloro alla lapide posta all’ingresso della stazione in ricordo della partenza di undici tradotte della “Tridentina”. Seguiranno la cerimonia ufficiale con le autorità e la sfilata lungo corso Laghi e verso piazza del Popolo, dove alle 11 è previsto un concerto della Fanfara Alpina Montenero. Alle 11,45 la Messa in suffragio degli Alpini caduti e dispersi nella campagna di Russia e dei caduti di tutte le guerre, con la partecipazione del coro della sezione ANA di Torino. Il rancio militare sarà preparato dalla cucina da campo del Gruppo Alpini di Giaveno e servito sotto una tensostruttura. Alle 15 allo scalo ferroviario sarà possibile visitare il treno storico e i mezzi militari d’epoca. Sarà rievocata la partenza delle tradotte, con Alpini in divisa, muli, materiali e mezzi militari dell’epoca e la partecipazione di gruppi storici. Alle 17,05 il treno storico ripartirà per Torino, con una sosta intermedia a Collegno alle 17,25 per la deposizione di una corona alla lapide in ricordo della partenza di quattro tradotte. A Rivoli, in contemporanea, si terrà la cerimonia ufficiale di chiusura, con l’ammainabandiera, al monumento degli Alpini in largo Susa.
Nei primi mesi dell’anno sono state poste tre targhe nelle stazioni ferroviarie di Asti, e Chivasso per ricordare la partenza degli alpini da quelle stazioni. A Torino Porta Nuova l’appuntamento è per giovedì 12 luglio alle 10,30 nell’atrio partenze, mentre sabato 14 arriveranno in città i partecipanti a un grande raduno nazionale. Alle 15,30 di sabato 14 si terrà cerimonia di apertura della manifestazione a Rivoli, con l’alzabandiera e la deposizione di una corona al monumento agli Alpini in largo Susa. Alle 16 nella sala consiliare del Comune verrà presentato il libro “La Tridentina in Piemonte. Dalla permanenza tra le genti del Torinese e dell’Astigiano alla tragica ritirata di Russia”, curato da Franco Voghera, Beppe Barbero, Pier Giorgio Longo e dallo storico Gianni Oliva.
Giunti nel nord del Piemonte nel luglio del 1941, di ritorno dalla campagna di Grecia, i militari della Tridentina soggiornarono per quasi tre mesi in alta Valle di Susa, per poi acquartierarsi in pianura nel mese di ottobre, in varie zone del Torinese e dell’Astigiano, dove rimasero fino alla partenza per la Russia. I soldati stabilirono con le popolazioni locali forti rapporti di amicizia e di affetto, vivendo in Piemonte un periodo sereno della vita militare, prima che su di loro si scatenasse nuovamente l’inferno della guerra. Nelle città e nei paesi nacquero anche alcuni amori tra ragazze piemontesi e alpini lombardi e veneti, alcuni dei quali, usciti vivi da quella disastrosa guerra, tornarono in Piemonte per sposarsi.
Si addestrarono sulle Alpi Occidentali prima di affrontare la Campagna di Russia, raccontata in pagine memorabili da scrittori del calibro di Mario Rigoni Stern, Nuto Revelli e Giulio Bedeschi: erano gli Alpini della Divisione Tridentina, che sarebbe stata mandata al massacro dal regime fascista e dalla monarchia sabauda tra le steppe dell’Unione Sovietica, insieme alla Cuneense, alla Julia e al Battaglione Alpini Sciatori “Monte Cervino” del capitano Giuseppe Lamberti. Li mandarono ad affrontare il terribile inverno russo e le truppe sovietiche che difendevano la propria patria. Combatterono con equipaggiamenti, mezzi e armamenti inadeguati, in un teatro di guerra in cui si contrapponevano otto milioni di soldati, nello scontro militare più imponente che la storia avesse mai conosciuto. Quando i sovietici scatenarono l’attacco alla linea difensiva tenuta dai reparti italiani dell’ARMIR gran parte dello schieramento non resse l’urto e gli attaccanti dilagarono nelle retrovie del fronte. I reparti alpini furono trattenuti sulle loro linee di combattimento per espresso ordine di Hitler. Quando lasciarono le postazioni l’intero Corpo d’Armata alpino si trovò accerchiato e il ripiegamento si trasformò in una ritirata caotica e tragica.
Dal 17 al 26 gennaio 1943 gli alpini affrontarono dieci giorni di scontri continui in condizioni ambientali estreme. Le Divisioni Julia e Cuneense non riuscirono a superare gli sbarramenti e furono quasi totalmente annientate, mentre gli uomini della Tridentina, giunti il 26 gennaio alle porte di Nikolajewka, ultimo sbarramento della “sacca” del Don, riuscirono ad aprire un varco per se stessi e per molti altri reparti sbandati italiani, tedeschi e ungheresi.
“Ricordo della Tridentina in Piemonte” è il titolo di una manifestazione commemorativa che il Comitato Tridentina 1942-2018, costituito dalle Sezioni di Torino, Asti e Val Susa dell’Associazione Nazionale Alpini, ha organizzato per il mese di luglio, con il patrocinio e il sostegno della Città Metropolitana di Torino. L’iniziativa che intende tenere viva la memoria del soggiorno degli Alpini della Tridentina in Piemonte e della loro partenza nel luglio 1942 dalle stazioni di Torino, Asti, Avigliana, Collegno e Chivasso alla volta del fronte russo, dopo un anno di impegnativo addestramento.

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Una messa in ricordo di Aldo Moro

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2018

Roma mercoledì 9 maggio, alle ore 19, ci sarà nella chiesa romana di san Gregorio al Celio una Messa nel quarantesimo anniversario della morte cruenta di Aldo Moro, “questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”, come lo definì la Chiesa nell’omelia funebre del papa di allora.
Questa è una notizia utile a chi potrà partecipare alla celebrazione. Ma è notizia anche che si faccia memoria di Moro in un evento ecclesiale e non in un contesto politico, o mediatico, o investigativo, come accade per lo più oggi quando “il caso Moro” viene rievocato come se si fosse trattato solo di una vicenda politica da storici o da iniziati, o di una trama di 007 e di Servizi Segreti buona per giallisti o dietrologi. L’evento ecclesiale, che si compie nel sacrificio della Messa, dice che in quella apicale vicenda della storia italiana del Novecento fu in gioco qualcosa di più grande e durevole, in cui tutta la società fu implicata, e anche eminenti uomini di Chiesa, come è facile ricordare solo che si pensi alla supplica di Paolo VI agli uomini delle Brigate Rosse o all’offerta di consegnarsi al posto di Moro, come vittime sostitutive, di vescovi come Luigi Bettazzi, Clemente Riva e Alberto Ablondi, o alla liturgia alternativa celebrata dopo la morte con la famiglia Moro da preti come Italo Mancini e Padre David Maria Turoldo.
Ciò che fu in gioco in quei 55 giorni sul piano politico fu che l’Italia potesse avere un suo ruolo specifico per imprimere una svolta positiva alla storia d’Europa e del mondo che stava per uscire dalla guerra fredda verso l’alternativa tra l’avvio di un mondo pacifico e nuovo o la ricaduta nella violenza predatrice del vecchio (ciò che poi in effetti avvenne). Cessò di battere con la liquidazione di Moro il cuore vivo della democrazia italiana, cessò l’ipotesi di una politica capace di grandi disegni e meritevole di grandi dedizioni. È avvilente oggi guardare all’arco di questi quarant’anni, a partire dalle lettere di Moro piene di pensiero e severe giudici del potere, scritte dal buio di una segregazione ma cariche di un progetto di futuro, per giungere fino alle vanterie di un suo lontano successore prive di pensiero e avide di potere, proferite alle luci di un varietà televisivo e distruttrici di ogni progetto utile a rendere possibile un futuro.
Ma al di là della tragedia politica, ciò che fu in gioco nella vicenda Moro fu la riproposizione della falsa ideologia del sacrificio, veleno e farmaco, su cui fin dall’antico furono fondate culture, istituzioni, ragion di Stato e guerre e che sembrava, con la Pasqua cristiana e con il ripudio costituzionale della violenza e della guerra, licenziata per sempre. Tanto meno essa doveva essere riprodotta in un Paese cattolico governato da un partito cristiano. Invece fu subito abbracciata (senza nemmeno deliberazione del Consiglio dei ministri!) l’idea, detta “fermezza”, che la vita di Moro valesse la salvezza della Repubblica: meglio che tredici brigatisti restassero in carcere (tale era il prezzo dello scambio) piuttosto che fosse fatta salva la vita e la prospettiva politica di Moro; meglio che “un uomo solo muoia per tutto il popolo”, come aveva detto Caifa e come fu di nuovo convenuto allora. Perciò scrisse Moro in una delle sue lettere, cancellate dal potere come “non sue”: “muoio, se così desidera il mio partito, nella pienezza della mia fede cristiana e nell’amore immenso per una famiglia esemplare che io adoro e spero di vigilare dall’alto dei cieli”. E lo stesso Cossiga, ministro dell’Interno del tempo, ammise vent’anni dopo, declinando “per coerenza” l’invito a partecipare in Parlamento a una commemorazione dello statista ucciso, che la decisione politica presa dal governo inevitabilmente avrebbe portato all’uccisione di Aldo Moro, ciò di cui egli era stato “drammaticamente consapevole”.
La pretesa salvifica del sacrificio sta nel concentrare su una vittima, personale o collettiva, isolata dall’insieme sociale, tutta la violenza, in modo che la sua soppressione venga identificata da tutti col venir meno del male sociale di cui essa è considerata colpevole o causa, così che la violenza sia placata e la società ritrovi sicurezza. Ma perché il meccanismo sacrificale funzioni occorre che non sia svelato, che non se ne denunci l’arbitrarietà, che la vittima sia in qualche modo consenziente ammettendo la sua colpa. Ma quando l’innocente grida la sua innocenza e invoca la verità, il meccanismo si rompe. La posta in gioco in quei 55 giorni, largamente complice la stampa, fu il formarsi di questa unanimità di consenso, che trovò il suo ostacolo maggiore proprio nella resistenza della vittima che lottò, non per sé ma per tutti, rivendicando la sua innocenza e mostrando con altissima dottrina una via politica di uscita non violenta dalla crisi. Così egli ruppe il congegno vittimario e ne impedì l’esaltazione mistificatrice. Il sacrificio infatti non salva nessuno e finisce per perdere gli stessi sacrificatori, come è dimostrato dagli esiti di tutte le guerre e degli altri olocausti.
Non a caso dei partiti che furono gli autori delle fermissime scelte di allora non ne è rimasto neppur uno. Se invece è rimasta una memoria che è promessa di vita, è proprio la strenua lezione di Moro, politica e pubblica, che nega il valore salvifico della violenza e rivendica l’inesauribile possibilità della politica e del diritto.

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Serata in ricordo di Aldo Moro di e con Marco Damilano

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2018

Roma Giovedì 3 maggio (ore 21) Teatro Argentina largo Argentina 1 Serata in ricordo di Aldo Moro di e con Marco Damilano. Ad Aldo Moro, rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo e il cui corpo senza vita fu ritrovato il 9 maggio 1978, dopo 55 giorni di prigionia, in via Caetani, a pochi passi dal Teatro Argentina, sarà dedicata una serata-omaggio per raccontare e ripercorrere la sua vita di grande statista e figura emblematica che ha segnato la Storia dell’Italia contemporanea. Così, a 40 anni dalla sua tragica morte, giovedì 3 maggio (ore 21) sul palcoscenico del Teatro Argentina UN ATOMO DI VERITÀ – Serata in ricordo di Aldo Moro di e con Marco Damilano, per la regia di Antonio Sofi e in collaborazione con l’Archivio Flamigni. Un viaggio nella memoria proposto da Marco Damilano, direttore dell’Espresso, che a Moro ha dedicato il suo ultimo libro pubblicato da Feltrinelli. Parole, documenti mostrati in pubblico per la prima volta, fotografie inedite, immagini, musiche, letture, di Moro, ma anche di Pier Paolo Pasolini e di Leonardo Sciascia. Per riscoprire il politico che ha governato l’Italia per decenni e chiedersi in che modo la sua scomparsa violenta abbia segnato l’Italia nei decenni successivi: la politica, la società, la cultura. Ritrovare Aldo Moro, per cercare qualcosa del nostro passato, e dunque del nostro presente e del nostro futuro. Con il suo ultimo libro, Damilano ha deciso di tornare a quell’istante, per indagare le traiettorie che, a partire da uno dei capitoli più cupi della storia italiana, si sono dispiegate fino a oggi. Con l’aiuto delle carte personali di Moro, in gran parte conservate nell’archivio privato di Sergio Flamigni e non dallo Stato, e rimaste inedite, getta luce sul punto in cui la drastica interruzione di una stagione politica si incontra con le vicende personali di una generazione, che tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978 assiste alla fine di un’epoca. Dopo via Fani, secondo Damilano, comincia la lunga fine della Prima Repubblica. Un racconto autobiografico che attraversa la dissoluzione della Dc, la morte di Berlinguer, la caduta del Muro, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia, fino all’ultima stagione, inaugurata dalla sua metafora televisiva: il Grande Fratello. Arriva a Berlusconi, a Grillo e a Renzi, i protagonisti di una politica che da orizzonte di senso e di speranza si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. “Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Il momento che ha cambiato tutto. Nel 1978, l’anno di mezzo tra il ’68 e l’’89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque di diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica – gli ideali e il sangue – e il suo nulla.”

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Un seminario in ricordo di Max Pfister: l’ideatore del Lessico Etimologico Italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 25 novembre 2017

Pfister-MaxPerugia martedì 28 novembre 2017, alle ore 14.00, nell’Aula 1 della palazzina Lupattelli, al Campus dell’Università per Stranieri di Perugia (in via Carlo Manuali),incontro che sarà dedicato allo studioso svizzero “Max Pfister e il Lessico Etimologico Italiano (LEI)”e sarà tenuto dalla professoressa Francesca Malagnini, docente di Linguistica alla Stranieri e attiva collaboratrice del Lessico etimologico. Max Pfister, scomparso recentemente, era un linguista di fama internazionale nel campo degli studi linguistici, è stato l’ideatore e il direttore del Lessico Etimologico Italiano, il più imponente vocabolario etimologico del mondo, che intende raccogliere tutto il lessico italiano e quello dei dialetti, pubblicato a partire dal 1979, dall’editore tedesco Reichert di Wiesbaden. L’opera, ora affidata al successore Wolfgang Schweickard, sarà costituita complessivamente di circa 30 volumi che saranno completati entro il 2032.
“Si tratta – ha detto la professoressa Francesca Malagnini – di un’opera monumentale, del primo esempio di dizionario etimologico di base che parte dall’etimo per poi presentare la storia di ogni vocabolo tenendo conto delle connessioni geografico linguistiche e socio-culturali”. (foto: Max Pfister)

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Ricordo di Chiara Lubich nel suo IX anniversario

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 marzo 2017

Chiara Lubich4Nel 2017 ricorre il IX anniversario di Chiara Lubich (1920-2008) e numerose sono le iniziative per ricordarla in ogni parte del mondo: da Singapore a Vilnius (Lituania), da Sydney (Australia) a Houston (USA), da Manaus (Brasile) a Bujumbura (Burundi). Nelle varie nazioni, infatti, sono tantissime le persone di culture, fedi, generazioni diverse che nel tempo hanno conosciuto, stimato, amato Chiara e condiviso la sua proposta di operare insieme per la fraternità universale.Quest’anno i vari eventi metteranno in luce la sua visione sulla famiglia. Nell’arco di tutta la sua vita Chiara ha avuto un’attenzione particolare per la famiglia, mettendone in risalto il “disegno ardito, bellissimo ed esigente” e scoprendovi dei “valori immensi e preziosissimi, che proiettati e applicati all’umanità possono trasformarla in una grande famiglia”. Per abbracciare i vari problemi della famiglia, con un amore speciale per chi vive situazioni di sofferenza e marginalità, Chiara fonda nel 1967 Famiglie Nuove, una diramazione del Movimento dei Focolari, di cui quest’anno ricorre il 50°. L’evento centrale si terrà a Loppiano (Fi), cittadella internazionale dei Focolari, dal 10 al 12 marzo con workshop per adulti, giovani, ragazzi e bambini e una diretta streaming sabato 11 dalle 16 alle 18.30.
Diverse le iniziative anche in Sicilia.
A Palermo sabato 11 marzo, dalle 15.30 alle 19, “Chiara Lubich e la famiglia”, presso Oasi francescana di Baida, un pomeriggio di riflessione ed esperienze sulla vita di famiglia.
A Catania sabato 18 marzo, dalle 17 alle 20.30, “Famiglia risorsa creativa per la fraternità”, presso la Sala Conferenze del Dipartimento di Scienze Politiche, via Gravina 12, realizzato dal Movimento dei Focolari insieme a gruppi e comunità di diverse religioni, che da tempo collaborano nel territorio: Comunità di S.Egidio, Comunità Dialogo, Movimento Rinascita Cristiana, Comunità Islamica di Sicilia, Comunità Baha’i, Comunità Indù, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. L’evento mira a mettere in rilievo i valori tipici della famiglia che, vissuti nei vari ambiti della società, danno vita a “brani di fraternità” nella prospettiva dell’unica famiglia umana.
A Caltanissetta, domenica 12 marzo, dalle 16 alle 19, “Chiara e la famiglia”, presso il salone della parrocchia S. Cuore, c/da Cozzo di Naro.
A Siracusa, domenica 19 marzo, dalle 16.45 alle 18.45, “La Famiglia è il futuro”, presso il Salone Giovanni Paolo II del Centro Convegni della Basilica Santuario Madonna delle Lacrime. L’evento sarà articolato su tre tematiche:
– “Famiglia: trama di rapporti dall’io al noi”
– “L’amore: strumento e risposta alle criticità nella famiglia”
– “Famiglia: risorsa creativa per il tessuto sociale di ogni popolo”
A Capo D’Orlando, sabato 11 marzo, dalle 15.30 alle 18.30, “Chiara Lubich una luce per la famiglia”, presso Salone Cristo Re, Parrocchia Maria SS. Di Porto Salvo.
Chiara Lubich3A Mazzarrone, domenica 12 marzo, dalle 19 alle 21, “Chiara e la Famiglia”, presso il salone della chiesa madre S. Giuseppe. Sarà presente il vescovo della diocesi di Caltagirone.
A Vittoria, domenica 12 marzo, dalle 16 alle 19, “Chiara e la Famiglia”, presso il salone della parrocchia Madonna della Lacrime, via Rosolino Pilo, 50. Il programma prevede, tra l’altro, alcune esperienze di famiglie che vivono situazioni e contesti diversi: coppie giovani e mature, contributo dei figli nella vita di famiglia, vedovanza, situazioni di separazione, quando il dolore “bussa forte”.
A Modica, domenica 12 marzo, dalle 9 alle 17, “Siate una famiglia”, presso il Kikki Village Resort – contrada Zimmardo-Graffetta. Partendo da alcuni messaggi di Chiara Lubich alle famiglie, si approfondiranno vari aspetti: la famiglia che si apre al sociale, famiglia e scuola, famiglia e dolore, famiglia ed accoglienza. La giornata offrirà anche spazi per il dialogo e momenti ricreativi.
A Marsala, domenica 12 marzo, dalle ore 16 alle 18, “Scoprire insieme il carisma dell’unità per la famiglia”, presso il Presidio di Pace Giovanni Paolo II (ex Boccone del Povero), c/da Rakalia.
A Piazza Armerina, lunedì 13 marzo, dalle 16.30 alle 19.15, “Chiara Lubich e la Famiglia”, presso l’auditorium dell’Istituto Ettore Majorana, piazza Sen. Marescalchi. Attraverso episodi di vita vissuta presentati da famiglie appartenenti a diversi movimenti ecclesiali, si metterà a fuoco l’“arte d’amare” proposta da Chiara Lubich. Saranno presenti il vescovo della diocesi e pastori di altre Chiese cristiane.
A Lentini, martedì 14 marzo, ore 18.30, “Chiara Lubich e la famiglia”, presso la parrocchia Cristo Re. Parteciperanno vari gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali.
Celebrazioni eucaristiche in varie località, tra cui: Mazzarrone (Chiesa Madre, 12 marzo, ore 18, presieduta dal vescovo della diocesi), Paternò (parrocchia S. Giovanni Bosco, 14 marzo, ore 18), Lentini (parrocchia Cristo Re, 14 marzo, ore 18). (foto: Chiara Lubich)

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In ricordo di Tullio De Mauro

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

Roma fino al 28 Febbraio 2017 Sala della Biblioteca di Scienze della Formazione Via Milazzo 11 a Per ricordare Tullio De Mauro a un mese dalla sua scomparsa, fino al 28 febbraio saranno esposti nella Sala della Biblioteca di Scienze della Formazione alcuni suoi libri con bibliografia.

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