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Scuola: Radamante avvia il ricorso per far stabilizzare gli ex Lsu con 24 mesi di servizio

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

Radamante avvia il ricorso per l’inclusione nelle procedure di stabilizzazione di tutto il personale ex Lsu che ha prestato servizio tramite cooperative con appalto di pulizia all’interno del sistema nazionale della pubblica istruzione.Il Decreto, che avvierà la selezione del personale ex LSU da stabilizzare nei ruoli dello Stato come collaboratore scolastico, prevede il requisito del servizio continuativo per 24 mesi negli ultimi 10 anni; il ricorso Radamante rivendicherà il diritto alla stabilizzazione di tutto il personale che abbia svolto come servizio 24 mesi, anche non continuativi, nell’arco dell’ultimo quinquennio.Il ricorso sarà proposto in caso il decreto interministeriale di prossima pubblicazione dovesse prevedere l’esclusione dal processo di stabilizzazione nei ruoli dello stato dei lavoratori socialmente utili con almeno 24 mesi di servizio svolti anche in modo non continuativo nell’ultimo quinquennio.

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Scuola – Anief apre le pre-adesioni gratuite per aderire ai ricorsi al Tar Lazio

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

Sono otto le censure di merito che l’ufficio legale del giovane sindacato denuncia rispetto al D.M. n. 327/19, dal numero dei posti banditi che non contempla i posti su sostegno in deroga e quelli in organico nelle sezioni primavera, all’esclusione di alcuni insegnanti (educatori, laureandi SFP, abilitati all’estero con titolo non riconosciuti dal Miur), dagli elenchi degli esclusi dopo le prove selettive (nonostante abbiano raggiunto la soglia della sufficienza e comunque rientrano nel numero compreso tra tre a quattro volte i posti banditi) a quelli degli idonei che non potranno essere inclusi nelle graduatorie di merito perché collocati oltre la soglia del 10%, per arrivare alla contestazione della mancata valutazione del servizio di insegnamento prestato a dispetto del concorso 2016.
Se nel concorso 2016 erano stati banditi ben 26 mila posti, nonostante l’incremento in organico di 2 mila posti di tempo pieno e prolungato, questa volta il ministro Bussetti indice un concorso ordinario senza contemplare le migliaia di posti in deroga assegnati in base a effettive esigenze e quelli ordinari delle sezioni primavera introdotti dalla Buona scuola. Se accolto, il ricorso potrà persino raddoppiare il numero delle assunzioni.
Che gli educatori siano inquadrati quali docenti lo dice la legge, lo dice il contratto e lo dice anche il tribunale amministrativo che ne ha in ogni occasione ribadito il valore abilitante del titolo posseduto. Ecco perché hanno pieno diritto all’accesso al concorso per la scuola dell’infanzia e della primaria, ma ancora una volta il Miur non prevede tale titolo tra quelli utili per il prossimo concorso ordinario.I docenti che stanno frequentando l’ultimo anno di Scienze della Formazione primaria, invece, saranno esclusi dalla possibilità di partecipare al concorso anche se conseguiranno la laurea entro i termini di svolgimento degli scritti ma non di presentazione della domanda.
Sotto la lente dell’Ufficio Legale Anief, infine, anche l’esclusione di quanti si sono abilitati all’estero, in Spagna, Bulgaria e in Romania e hanno ricevuto dal Miur il diniego per l’equipollenza del titolo acquisito. Questi docenti se hanno un contenzioso pendente avverso la domanda negata di riconoscimento o le note ministeriali specifiche pubblicate dal Miur, possono aderire al nuovo ricorso per chiedere di partecipare con riserva al concorso ordinario. A tal proposito, Anief per chi non ancora ricorso avverso la Nota Miur dello scorso 2 aprile che nega in partenza la possibilità di riconoscimento del titolo abilitante conseguito in Romania, avvierà nelle prossime ore un ricorso al Tar Lazio per impugnare entro i termini l’atto ritenuto illegittimo. Tutti gli altri che non hanno mai ricorso avverso le note ministeriali o i procedimenti di diniego di riconoscimento del proprio titolo dovranno contattare la segreteria nazionale Anief per verificare la procedibilità del nuovo ricorso per l’accesso al concorso.
Sulla prova preselettiva, lo studio legale di Anief ha gia dimostrato dal concorso 2016 al TFA come il raggiungimento della quota di sufficienza sia motivo di per sé valido per accedere alle prove scritte, mentre appare irragionevole attivare le prove preselettive soltanto se il numero delle domande è superiore a quattro volte il numero dei posto salvo far accedere dopo il loro svolgimento soltanto chi si ritrova entro tre volte il numero dei posti banditi.
Dell’incredibile ha la riproposizione della soglia del 10% degli idonei introdotta dalla Buona scuola e superata dalla legge di stabilità 2018. Ancora una volta sarà battaglia nei tribunali per chi supera la soglia del Sette agli scritti e agli orali ha superato il concorso e ha diritto a essere inserito nella graduatoria di merito come Anief ha sempre dimostrato nei tribunali.
Il mancato riconoscimento di un qualsiasi punteggio attribuito dalla Tabella Titoli al servizio prestato è un qualcosa di scandaloso, visto che la rapida successione dei ricorsi risponde al bisogno di dimostrare in Europa che esiste uno speciale canale di reclutamento teso ad assorbire i precari con tanti anni di servizio.
Anief informa i propri iscritti che è già possibile preaderire gratuitamente ai ricorsi avverso il Decreto Miur che avvia le procedure del prossimo concorso ordinario 2019 per la scuola infanzia, primaria in modo da ricevere tutte le informazioni utili per l’effettiva proposizione delle specifiche azioni legali non appena saranno pubblicati i relativi Bandi concorsuali.

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Scuola: Parte l’adesione ai ricorsi Anief in merito all’aggiornamento GaE 2019/2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Alla luce degli ultimi interventi normativi successivi alla decisione dell’Adunanza Plenaria, in attesa delle decisioni del Consiglio d’Europa sui reclami collettivi, i legali dell’ANIEF chiederanno nel merito ai giudici del Tar una lettura euro-orientata relativa alla richiesta di riapertura delle GaE al personale abilitato, quale unico strumento vigente atto a risarcire l’abuso di contratti a termine, come più volte affermato dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale, in assenza di altri strumenti che consentano a chi insegna per più di 36 mesi di inserirsi in un percorso che, in tempi ragionevoli, conduca alla stabilizzazione. Rimane l’azione giudiziaria da intraprendere presso il Tribunale del lavoro contro i licenziamenti disposti per chi è entrato di ruolo con riserva ma ha superato l’anno di prova. L’azione promossa dal sindacato è dedicata:
– a chi con Anief ha già attivato tra il 2014 e il 2018 un ricorso per l’inserimento nelle GaE ma non è ancora stato immesso in ruolo o non è stato neanche inserito in GaE con riserva (chi è di ruolo, infatti, ancorché con riserva, non può rientrare in GaE e dovrà impugnare al Giudice del lavoro il decreto di licenziamento per essere confermato nel ruolo dopo aver superato l’anno di prova);
– a chi non ha mai ricorso con Anief per l’inserimento in GaE pur avendo presentato ricorso con altri legali (indipendentemente dall’inserimento con riserva) o non ha mai ricorso per l’inserimento in GaE;
– a chi è inserito a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiede di passare in terza fascia;
– a chi è inserito nella prima fascia delle graduatorie d’istituto ma vuole cambiare la provincia o le scuole d’inclusione;
– a chi intende ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina.
Possono ricorrere tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria). A chi è già ricorrente Anief e intende proseguire la sua azione per rimanere o entrare con riserva in GaE sono state inviate specifiche indicazioni e deve seguire comunque la specifica adesione. Per tutti i nuovi ricorrenti, inclusi quelli che non hanno mai aderito ai ricorsi Anief, è necessario inviare la domanda cartacea predisposta da Anief e aderire al ricorso entro il prossimo 16 maggio, temine dell’aggiornamento. Dopo la pubblicazione del D.M. 374/2019 di aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento per il triennio 2019/2022 e l’avvio da ieri della presentazione delle domande, Anief non perde tempo e rilancia immediatamente il suo storico contenzioso per la riapertura delle GaE a tutti gli abilitati e alle categorie equiparabili. Il sindacato, pur prendendo atto della decisione dell’Adunanza Plenaria che per due volte ha ribadito il proprio ‘no’ alla riapertura delle graduatorie ad esaurimento, nonostante le numerose sentenze favorevoli nel recentissimo passato dello stesso Consiglio di Stato, rimane convinto che tenerle chiuse sia un grave errore, soprattutto perché danneggia ulteriormente i precari che aspirano alla stabilizzazione. Il diritto dell’Unione Europea, infatti, obbliga gli stati membri a dotarsi di tutti gli strumenti atti a evitare l’abuso nella reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi. Ebbene, le GaE oggi sarebbero l’unico strumento che potrebbe rispondere a quell’esigenza, in quanto unico canale con sbocco garantito verso il ruolo. Uno sbocco che, se le GaE fossero una buona volta riaperte, consentirebbe anche al personale non ancora abilitato di potervi entrare in futuro, vista la decisione di tornare ai concorsi abilitanti per chi supera tutte le prove (reintrodotti con l’ultima legge di bilancio) e quella, annunciata pochi giorni fa ma ancora abbastanza nebulosa, di attivare nuovi percorsi abilitanti speciali.
Anief, pertanto, chiederà ancora una volta al TAR di valutare la questione, con l’obiettivo di ottenere o la disapplicazione della normativa interna o di rimetterla alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per l’inserimento di tutti i ricorrenti nelle GaE quale unica misura riparatoria rispetto all’abuso reiterato dei contratti a termine. “Non c’è più tempo – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –. La pazienza dei precari è finita ed è giunto il momento di riaprire le graduatorie ad esaurimento, per dare respiro alle legittime aspettative di immissione in ruolo di tutto il personale costretto al precariato da troppo tempo e senza concrete prospettive di assunzione a tempo indeterminato”.

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Scuola: Nuovi ricorsi per la tutela di tutti gli abilitati illegittimamente esclusi dalle GaE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 aprile 2019

Anief, in attesa dell’imminente pubblicazione del decreto di aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento, affila le armi contro il Miur e annuncia nuovi ricorsi per la tutela di tutti gli abilitati illegittimamente esclusi dalle GaE. Marcello Pacifico (Anief): “Obiettivo della nuova azione giudiziaria è tutelare i diritti dei tanti docenti già inseriti con riserva in GaE e degli abilitati da sempre esclusi dal “doppio canale” di reclutamento. Chiederemo al TAR di rimettere gli atti alla Corte di Giustizia Europea in modo da ottenere una sentenza che dichiari l’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento unico vero strumento di prevenzione dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine”
Le nuove azioni giudiziarie dello studio dell’ufficio legale Anief, pronte a partire non appena pubblicato il nuovo D.M., hanno come obiettivo la tutela dei docenti già inseriti con riserva nelle GaE al fine di assicurarne la permanenza, di quelli mai inseriti ma in possesso di un titolo abilitante conseguito anche con SFP, TFA, PAS, Diploma Magistrale, diploma ITP, di Conservatorio, Belle Arti e Danza o l’idoneità conseguita tramite partecipazione ai concorsi a cattedra.È necessario presentare domanda entro i termini stabiliti dal Miur utilizzando il modello cartaceo che sarà predisposto dai legali del giovane sindacato e seguendo le specifiche istruzioni che saranno messe a disposizione di tutti gli interessati, non appena avviate le procedure di aggiornamento. Possibile ricorrere anche per il Personale Educativo abilitato, in modo da ottenere l’inserimento in GaE per la Scuola Primaria e contro l’impossibilità di passare dalla IV alla III fascia GaE, nonostante le sentenze favorevoli già ottenute negli scorsi anni dall’Anief. Impugnata, anche, la tabella di valutazione dei titoli se non prevederà la valutazione delle abilitazioni conseguite tramite PAS/TFA o del servizio militare prestato non in costanza di nomina. Anche per i docenti cancellati a seguito di sentenze negative, o per quanti saranno impossibilitati a cambiare provincia perché inseriti in II o III fascia G.I., l’Ufficio Legale Anief predisporrà specifiche azioni legali. I nuovi ricorsi, necessari per agire tempestivamente contro il decreto Miur, saranno discussi dopo l’imminente pronuncia della Cassazione e dopo la decisione del Consiglio d’Europa sul reclamo collettivo Anief proposto sul precariato scolastico, attesa dopo il mese di settembre.I ricorrenti Anief già inseriti con riserva in GaE o che non hanno ancora ottenuto l’inserimento anche a seguito di provvedimenti favorevoli del Tribunale Amministrativo, inoltre, potranno beneficiare di una specifica tutela e di istruzioni mirate per poter proseguire l’azione già intrapresa negli scorsi anni con i legali del giovane sindacato in modo da rinnovare l’interesse ad agire anche nei confronti di questo nuovo decreto che aggiorna completamente le graduatorie e non decadere dall’azione legale già instaurata.
“Per i nostri ricorrenti – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il nostro ufficio legale predisporrà ricorsi riservati per la corretta prosecuzione del contenzioso già attivato negli scorsi anni presso il TAR Lazio, in modo da impugnare ex novo il decreto di aggiornamento 2019/2021 e invieremo loro specifiche istruzioni sulla compilazione del modello online o cartaceo, a seconda dei casi, che saranno messe a loro disposizione dopo un attento studio di tutte le procedure di aggiornamento poste in essere dal Miur”.
Non appena pubblicato il Decreto di aggiornamento, dunque, Anief attiverà le adesioni ai nuovi ricorsi dando agli interessati precise istruzioni sulla compilazione del modello cartaceo e inviando a tutti i ricorrenti Anief che hanno già instaurato il contenzioso presso il TAR Lazio negli scorsi anni, le istruzioni riservate per la corretta tutela delle loro posizioni. “Sarà la CGUE – conclude Pacifico – a dire l’ultima parola sull’argomento e mettere la parola fine all’abusivo sfruttamento del precariato scolastico in Italia”.

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ha scritto Luana De Rossi: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha Già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo, che passare dalla tragedia alla farsa non è certo consolante. Tutt’altro. (Servizio Fidest)

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Scuola: Mobilità, si parte

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

Prendono il via le grandi manovre che a breve porteranno almeno 200mila lavoratori della scuola a chiedere di spostarsi sui tanti posti vacanti e disponibili: di questi, il 30% saranno assegnati ai trasferimenti di sede e il 10% per i passaggi di ruolo e di cattedra. Nello stesso periodo è prevista la presentazione delle domande per la compilazione delle graduatorie d’istituto, al fine dell’individuazione dei docenti soprannumerari che saranno obbligati a presentare anche loro domanda di trasferimento. Le date sono state già prefissate e variano a seconda del ruolo professionale. Il nuovo sindacato Anief, forte dei numerosissimi successi ottenuti con i ricorsi, ha organizzato una serie di incontri tematici sulla mobilità 2018 e deciso di offrire una consulenza gratuita per la compilazione delle domande di mobilità. La consulenza, da realizzare in tutti gli sportelli Anief, servirà anche a chiarire le posizioni individuali e a fornire assistenza per la presentazione di eventuali ricorsi, laddove il dipendente sia stato danneggiato per delle scelte errate dell’amministrazione. L’organizzazione sindacale consiglia pertanto agli interessati di consultare lo sportello Anief più vicino e partecipare al prossimo seminario Anief nel territorio. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Abbiamo deciso di attivare sportelli e seminari, a seguito delle numerosissime domande che ogni giorno raccogliamo dal personale, ancora una volta disorientato dinanzi alla mole di cavilli e burocrazia che caratterizza la mobilità scolastica italiana: lo stesso personale scolastico è infatti cosciente che inserire o meno una X su un modello di domanda può essere decisivo per ottenere il trasferimento. La nostra assistenza riguarda, inoltre, la tutela dei loro diritti, nuovamente lesi da norme inique e discriminanti: per questo, continuiamo a patrocinare ricorsi per docenti e Ata.

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Scuola: Mobilità, sottoscritto il contratto-ponte per docenti, educatori e Ata: valanga di ricorsi in arrivo

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

Coinvolgerà oltre 100mila lavoratori, tra docenti, amministrativi, tecnici, ausiliari e personale educativo e avrà effetti pratici con il prossimo 1° settembre. Assieme alle regole, sono state fissate tutte le date di presentazione delle domande di mobilità, di comunicazione al SIDI e di pubblicazione dei movimenti concessi o rifiutati.Anief ricorda agli interessati che è pronta a rivincere nei tribunali per far riconoscere il servizio pre-ruolo su sostegno nel blocco quinquennale previsto per chi viene assunto o trasferito; per le graduatorie interne d’istituto, per la formulazione delle quali si continua a non considerare per intero il servizio pre-ruolo e contro la mancata considerazione del servizio prestato nella scuola paritaria. Tali mancate valutazioni, si rammenta, possono avere delle conseguenze negative dirette sull’individuazione dei soprannumerari e quindi sulla perdita di titolarità che oggi significa terminare negli sfavorevoli ambiti territoriali, quindi precarizzarsi a vita. Il giovane sindacato ha deciso poi di rivolgersi al giudice del lavoro per impugnare la tabella valutazione dei titoli previsti dalla mobilità 2017/18, anche per quella della mobilità d’ufficio (pure per il servizio specifico svolto nelle scuole paritarie, centri di formazione professionale o comunali anche situati nelle piccole isole). C’è poi un ricorso ad hoc contro l’assurda decisione del Miur di impedire la scelta della seda di attuale incarico triennale e anche la non accettazione di un mancato trasferimento (su ambito territoriale o sede scolastica richiesta) derivante da un errore algoritmico.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Al Miur le lezioni giuridiche che arrivano dai tribunali non sembrano mai bastare: di fatto, risultano confermate le regole dell’anno scorso, con tutte le norme illegittime su cui si sono già espressi tantissimi giudici. Continuiamo a pensare che contrattare sindacalmente un contratto che non si migliora mai non serve a nulla. Ecco perché puntiamo a superare la soglia di rappresentatività e a chiedere ai lavoratori di votare i candidati della lista Anief in occasione delle elezioni Rsu di metà aprile 2018. La nostra presenza, ai tavoli contrattuali di Viale Trastevere e delle scuole, porterà quella ventata di diritto di cui l’istruzione italiana ha bisogno: arrivando, tra l’altro, a coincidere con la discussione di un contratto particolarmente importante, visto che nel 2019 diventerà triennale.

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

carlo marxScriveva Luana De Rossi anni fa: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che ci sia bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha Già vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in più rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo già visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti.
Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire.
Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani un biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo,  passare dalla tragedia alla farsa non è certo consolante. Tutt’altro. (Riccardo Alfonso)

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Stipendi docenti, petizione pubblica per equipararli al resto d’Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

europa comunitaria1Per gli insegnanti promotori dell’iniziativa, che in poche ore ha raccolto migliaia di adesioni, è impensabile stare in Europa e assistere a una sperequazione tra docenti di nazionalità europee differenti: i nostri colleghi Europei lavorano in media in meno di noi italiani, nonostante questo aspetto percepiscono stipendi più alti, non vivono l’incubo del precariato scolastico come accade in Italia, non hanno l’accesso all’insegnamento veicolato dalle classi di concorso, godono di migliori possibilità di crescita professionale e di maggiori condizioni di tutela e promozione della salute così come intesa dall’OMS. Nell’appello, che al termine della raccolta firme verrà consegnato al Miur, si ricorda anche che quella del docente è una delle professioni ad alto rischio di burnout, proprio per la mole di lavoro loro richiesta e per le pochissime risorse umane ed economiche a cui lo stesso può attingere nel miglioramento, tutela e prevenzione rispetto alla propria condizione con cui il professionista dell’istruzione si confronta.Anief condivide in pieno le ragioni della petizione. I numeri a confronto con il resto d’Europa, del resto, sono più che eloquenti, anche per l’alto rischio di incorrere in malattie professionali. Sul trattamento economico, basta citare l’ultimo rapporto Eurydice, la rete che mette a confronto il trattamento di 40 Paesi dell’area: se in generale, negli ultimi sette anni gli stipendi degli insegnanti continuano a registrare un aumento o una stabilità nella maggioranza dei Paesi europei, solo in Italia e a Cipro continuano a rimanere congelati. Il governo italiano, infatti, per ridurre il deficit pubblico, ha congelato gli stipendi nel 2010, inizialmente fino al 2013, ma la misura è stata estesa da allora ogni anno. A fronte di questo quadro impietoso, il giovane sindacato ricorda che le organizzazioni rappresentative s’apprestano a sottoscrivere un contratto di categoria che non soddisfa assolutamente le esigenze di allineamento degli stipendi dei docenti italiani a quelli europei.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non devono sottoscrivere quell’accordo. Da quando il contratto è sbloccato, cioè da settembre 2015, doveva essere riallineata l’inflazione all’aumento del costo della vita intercorso tra il 2008 e il 2015, al 50% come prevede la legge. Ma ciò non è avvenuto. Addirittura per il Mef, come per il Governo, quell’indennità, da corrispondere per legge, dovrebbe rimanere congelata fino al 2021. Inoltre, se si firma questa bozza di contratto, il lavoratore prenderebbe solo a partire dal 2018 appena 85 euro, anziché almeno 210 euro che gli spettano. È arrivato il momento di chiedere il parere ai lavoratori con un referendum. I contratti non si firmano sulla pelle dei lavoratori: a volte è meglio non firmare e ricorrere al giudice.

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Fisco rappresenta 4 ricorsi su 10 per Cassazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

TasseSecondo i dati resi noti oggi, gli italiani nel 2016 hanno “litigato” col fisco per 32 miliardi e 4 ricorsi su 10 in Cassazione negli ultimi 5 anni sono relativi alla materia tributaria.”Se gli italiani sono costretti ad arrivare fino in Cassazione contro le decisioni delle commissioni regionali è perché evidentemente ritengono di aver subito un’ingiustizia ed i gradi di giudizio precedenti non sono bastati ad aver ragione. La prima di riforma da fare, quindi, è quella di rendere le norme fiscali più chiari e semplici e fare in modo che il contribuente possa far valere fin da subito i suoi diritti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Qualche passo avanti si è fatto nel 2016 con la promozione della compliance, ma gli adempimenti spontanei funzionano se il contribuente pensa di aver torto, non ragione” conclude Dona.L’UNC ricorda che nel 2016 si sono ridotti i contribuenti che si sono rivolti alla Commissione tributaria provinciale, 85mila a fronte dei 107mila ricorrenti del 2015, – 20%. Ma questi passi avanti, come attestano i dati di oggi, evidentemente non sono sufficienti.

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Orari lavoro medici, direttiva Ue elusa. In aumento i ricorsi

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

medicinadifensivaIl 25 novembre 2015 entrava in vigore la direttiva europea sugli orari di lavoro che imponeva all’Italia negli ospedali pubblici i riposi obbligatori di 11 ore tra un turno di lavoro e l’altro. A un anno, gli ospedali sotto organico reggono grazie al lavoro fuori turno e le Asl spendono per gli straordinari. Le segnalazioni di violazioni alla normativa Ue crescono. Il pool di avvocati Consulcesi, che organizza le azioni giudiziarie verso lo stato, ne ha ricevute oltre 7 mila. E anche se per il 2017 il governo afferma che sbloccherà il turnover per stabilizzare i precari e varerà nuove assunzioni, in corsia nulla è cambiato. Un sondaggio di Anaao Lombardia conferma che il 40% dei medici non riposa le 11 ore tra un turno e l’altro nelle 24 ore e il 30% lavora oltre le 48 ore settimanali. «Mi fa piacere che i colleghi si muovano. E’ una situazione indecente», commenta Enrico Reginato, presidente della Fems, Federazione Europea dei Medici Specialisti, che per primo segnalò la questione-Italia alla Commissione di Bruxelles. «E’ chiaro che i ricorsi non avranno risposte definitive in tempi brevi e finiranno in Cassazione: lo vediamo per una situazione analoga, la mancata applicazione della direttiva europea agli ex specializzandi negli anni Ottanta. L’Avvocatura dello Stato, cavillando cavillando, ha allungato processi che dovevano neppure essere fatti, fino a far scattare la Legge Pinto, che impone allo Stato di risarcire il cittadino per l’eccessiva durata dei processi (e dopo i processi, ora partiranno richieste di altri risarcimenti). Ma si tratta di difendere un diritto del medico, e anche del paziente. Del resto, l’Europa non è stata fulminea nell’intervenire; l’Italia poi si è presa un anno per adeguare le piante organiche e non lo ha fatto; ora è passato un altro anno. Io ho inviato un nuovo sollecito alla Commissione Ue segnalando la norma lucana, poi respinta, che non riconosceva la direttiva e l’inerzia del governo».
Le aziende sanitarie affermano di far fatica a pagare anche gli straordinari… «A quanto vedo, gli ospedali sono a un bivio. Il contratto prevede 34 ore settimanali più 4 di formazione che vengono giocoforza sacrificate all’assistenza. La direttiva Ue dice che si può arrivare a 48 ore a settimana. Le dieci ore di differenza vanno retribuite come straordinari. O recuperate, ma se un’azienda non ha organico sufficiente come fa?»
Dottor Reginato, che farebbe se fosse l’Aran per raddrizzare le cose? «L’Aran è un’agenzia negoziale che gioca con le carte che le dà il Governo. Se quest’ultimo non sblocca il turnover e non rivede la distribuzione dei finanziamenti le cose non cambieranno. Oggi si parla tanto di referendum che cambierà la sanità, ma a 20 anni dalla legge Bindi occorrerebbe una nuova riforma, che tra l’altro combattesse la corruzione. Non siamo il paese Ue più spendaccione, la Germania ha 8 letti per mille abitanti e noi stiamo scendendo sotto i 3, diventa difficile ricoverare; però devo anche segnalare che paesi come il Portogallo in tempi grami hanno migliorato la loro sanità, diminuito la mortalità infantile, dando più peso ai medici. In Italia ci sono margini di efficienza se combattiamo certi fattori “ambientali”, non se diamo meno spazi ai sanitari».
Perché se è l’azienda sanitaria a violare la legge il ricorso si promuove contro lo Stato? «Lo Stato dovrebbe dare alle regioni e alle aziende sanitarie i mezzi e le normative per assumere. Ad ogni modo, sempre prendendo ad esempio le sentenze della Cassazione sulla direttiva Ue relativa alle specializzazioni, i Magistrati hanno attribuito allo Stato in senso lato -fosse la Presidenza del Consiglio o il Ministero o l’Università- la responsabilità di rispondere alle istanze dei medici italiani. Sempre di soldi pubblici si tratta. Mettersi in sicurezza prima costerebbe molto meno che risarcire». (Mauro Miserendino fonte doctor33)

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Medicina e scuole di specializzazione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2015

Paola-Binetti“La prossima settimana ci sarà la seconda edizione del concorso nazionale per l’accesso alle Scuole di specializzazione. I problemi strutturali sono noti a tutti, nonostante quest’anno il Ministero dell’Università e le Regioni abbiano trovato un buon accordo per oltre 6000 contratti di lavoro per i futuri specializzandi, almeno un 40 % dei giovani laureati è destinata a rimanere fuori da questa importante opportunità formativa, propedeutica a futuri inserimenti professionali”.
Lo afferma in una nota Paola Binetti, deputato di Area Popolare (Ncd- Udc) “Non sorprende quindi che ci sia un livello di attenzione enorme da parte dei concorrenti sulle modalità con cui si svolgerà la prova di concorso. L’esperienza dello scorso anno ha mostrato quanti e quali irregolarità si siano verificate, spiega Binetti- in gran parte involontarie, ma non per questo meno insidiose. Gli esclusi hanno ovviamente fatto ricorso denunciando le irregolarità ed è stato molte volte accolto, dando ragione a coloro che contestavano le modalità tecniche con cui si era svolta la prova.Note a tutti anche le conseguenze che hanno rallentato le procedure di iscrizione e hanno creato un disagio che si è ripercosso sulla organizzazione stessa della vita dei reparti e dei laboratori in cui gli specializzandi.
Numerose le interrogazioni che in Parlamento hanno fatto presente il problema, ricevendo sempre rassicurazioni piene e convincenti da parte del Ministro, in flagrante contraddizione però con quanto denuncia oggi il coordinamento degli specializzandi, che parla di cambi di sede comunicati agli interessati all’ultimo momento. Entrare in Scuola di specializzazione oggi significa avere un posto di lavoro assicurato per almeno 4-5 anni ed è logico che ogni concorrente sia impegnato a fare nel migliore dei modi la prova per cui si è certamente preparato a fondo in questi mesi.
Ma la sua attenzione sarà equamente suddivisa anche sul rispetto delle regole e dei regolamenti, per evitare che ci siano prevaricazioni di qualsiasi tipo.
Il Ministro sia particolarmente esigente su questo punto – auspica la parlamentare- in tutte le sedi concorsuali, imponendo standard rigorosi, senza eccezioni di sorta. Utilizzi tutti gli strumenti a sua disposizione per garantire che le prove si svolgano nel miglior modo possibile, senza sottovalutare il rischio dei ricorsi. E la stessa cosa faccia il ministro l’8 settembre quando oltre 60.000 studenti tenteranno la prova di accesso a medicina per poco più di 9.000 posti”

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Giustizia: caos ricorsi

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2013

Chiunque ci abbia provato sa che fare ricorso al giudice di pace contro una multa costa denaro e soprattutto tempo. Spesso, per un’udienza di pochi minuti si perde un’intera mattinata sgomitando in piedi tra ricorrenti, avvocati e testimoni. Quando non si ha fortuna, dopo aver atteso delle ore, ti viene comunicato il rinvio dell’udienza all’anno successivo.E se qualcuno non può permettersi di aspettare ore perché deve rientrare a lavoro o deve andare a prendere il figlio all’uscita di scuola, rischia di vedersi respinto il ricorso per il solo fatto di non essere presente quando viene chiamato … nonostante la legge preveda che il giudice debba esprimersi comunque nel merito.
Una banale modifica legislativa permetterebbe di risolvere buona parte di questo desolante spettacolo: abolire l’obbligo dell’udienza per i ricorsi al giudice di pace. Come già avviene per i ricorsi al Prefetto o alla Commissione tributaria, l’udienza si tiene solo se espressamente richiesta dalle parti. Il ricorrente, cioè, può decidere se richiedere o meno l’udienza. Molto spesso, infatti, le motivazioni sono chiaramente esposte nel ricorso scritto, e l’udienza diviene del tutto superflua. E’ proprio l’obbligatorietà di presenziare all’udienza che scoraggia molti cittadini a chiedere giustizia, magari perché non possono permettersi di perdere un giorno di ferie dal lavoro o di viaggiare centinaia di chilometri per ripetere le stesse cose già scritte nel ricorso.
Una semplice modifica alla procedura di cui beneficerebbe anche il funzionamento degli uffici del giudici di pace, riacquistando preziose energie da dedicare ad una giustizia più rapida.(Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc)

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Rifugiati: ricorsi diniego asilo

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2011

refugee

Image by my stification via Flickr

Servono maggiori garanzie per i migranti che si rifugiano in Italia, fuggendo da Paesi in cui rischino o abbiano subitopersecuzioni e discriminazioni”. Lo dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne. “Le Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, composte da rappresentanti del Ministero dell’Interno e dell’UNHCR, negano sempre più spesso la protezione internazionale a soggetti legittimamente richiedenti. Lo abbiamo dimostrato in più occasioni – recentemente con i casi dei nigeriani Joshua Jean Paul (omosessuale) e Tina Richard (donna violentata, torturata e minacciata di morte in Patria) -, e spesso si tratta di profughi che, una volta rimpatriati, subiscono il carcere, diverse forme di persecuzione e tortura e in molti casi la morte. Attualmente” spiegano Malini, Pegoraro e Picciau, “non esiste un organo di controllo incaricato di monitorare il destino di coloro che vengono rimpatriati, nonostante le segnalazioni di gravi violazioni nei loro confronti anche da parte di autorevoli organizzazioni umanitarie. Le Commissioni territoriali per l’asilo valutano le domande senza tenere conto delle condizioni sociali e personali dei profughi, adducendo motivazioni spesso pretestuose sulla credibilità in relazione alla loro appartenenza a un determinato gruppo sociale (come per esempio quello delle persone omosessuali); per altro, spesso non viene dato tempo sufficiente ai profughi di procurarsi la documentazione eventualmente necessaria a provare fatti avvenuti in Patria che abbiano pregiudicato la loro libertà e sicurezza”. Attualmente, in Italia,” continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, “considerando i bolli e le spese, il profugo che non abbia sufficienti mezzi di sussistenza e cui il Consiglio territoriale dell’ordine degli Avvocati non riconosca il patrocinio a spese dello Stato, non può di fatto presentare il ricorso avverso il provvedimento di diniego della protezione internazionale: dovrebbe spendere una somma che supera i trecento euro, cifra di cui la maggior parte dei migranti giunti nel nostro Paese in seguito a guerre, carestie o persecuzioni certamente non dispone. Per altro, sempre più spesso riceviamo notizia da profughi che ci contattano affermando che molti avvocati negano il gratuito patrocinio, perché non accettano di attendere i tempi – spesso lunghi – del rimborso delle spese procedurali, che a volte richiede anni, e pretenderebbero il pagamento anticipato delle spese, che ovviamente quasi nessuno di loro può permettersi”. Il Gruppo EveryOne si unisce all’appello, avanzato al Ministero della Giustizia, da parte dell’avvocato Costantino Nardella, dell’ARCI di Foggia, e di Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati: “E’ assolutamente necessario garantire il diritto a tutti gli indigenti al patrocinio a spese dello stato, e, in ogni caso, come per le procedure di ricorso in materia di espulsione degli stranieri, applicare l’esenzione del pagamento di tutte le spese e degli altri oneri per i ricorsi fondati in materia di concessione di protezione internazionale”.

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Corsi e ricorsi della storia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2011

Karl Marx (1818 – 1883)

Image via Wikipedia

Scrive Luana De Rossi: “Da settimane assistiamo ad una insistente campagna che individua nei cosiddetti costi della politica o, se è consentito, dell’assetto istituzionale dello Stato, la causa maggiore dei mali del nostro Paese. Premetto che sono convinta che c’è bisogno di un nuovo sistema istituzionale per una moderna democrazia che riformi Istituzioni nazionali e locali, anche riducendo il numero dei rappresentanti, ma la spinta abolizionista, che in modo sbrigativo punta a sopprimere aule parlamentari, province e comuni, mi preoccupa solo per il fatto che l’Italia questa deriva l’ha giа vissuta e non ha prodotto nulla di buono. Mi preoccupa che su questo tema, senza un progetto organico di riforma dello Stato ci sia chi, a destra come a sinistra, senta quotidianamente il bisogno di segnare un punto in piщ rispetto alla sparata del giorno precedente. Ricordo che abbiamo giа visto (1924) approvare una legge elettorale che dava i due
terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Poi, non credo per semplificare il quadro politico, furono dichiarati illegali tutti i partiti tranne uno (1925). Quasi contemporaneamente (1926), anche se i motivi forse non furono esattamente quelli della riduzione dei costi della politica, gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunte e dal consiglio comunale furono trasferite ad una nuova figura: il podestà. In questo contesto, e non credo per dare un contributo al lavoro del Parlamento, fu istituito un Gran Consiglio (1928) che decideva, tra l’altro, la lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale. La Camera dei Deputati, chissà per quale slancio innovativo, (1939) divenne camera dei fasci e delle corporazioni. Non voglio farla troppo lunga, ma sappiamo come quella storia è andata a finire. Per non drammatizzare ricordo che Marx diceva che la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, anche se gli Italiani in biglietto di questa mediocre commedia lo stanno pagando a caro prezzo… e se le cose dovessero peggiorare, almeno ricordiamoci che nemmeno l’asino cade due volte sullo
stesso punto”. Che dire di più? Certo è, con i tempi che ci ritroviamo che passare dalla tragedia alla farsa non è centro consolante. Tutt’altro. (A.R.)

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Cittadini e diritti mortificati

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2011

Ormai da anni, pezzo dopo pezzo, il cittadino è spogliato e le nudità lo riducono sempre più al rango di suddito. Il cittadino che non accetta un provvedimento che ritiene illegittimo (come molte volte accade) ha come unica difesa il ricorso. Ma è subito frenato dai costi di consulenti legali e/o amministrativi che ne limitano l’utilizzo; e, poi, come se non bastasse, nell’era dell’informatica, deve sostenere i costi del contributo unificato bolli, tasse, ecc….
Ad aggravare l’iniqua situazione è arrivato l’articolo 37 del Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011, recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, convertito con Legge n. 11 del 15 luglio, che ha disposto un aumento pari al 10% del contributo unificato. Per fare un esempio:
• un ricorso al TAR notificato a distanza di poche settimane è passato da 500 a 600 euro: un onere aggiuntivo di quasi lire 200.000.
• il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica prima gratuito (solo apposizione delle marche da bollo) pare che ora comporti il versamento di 600,00 euro: un onere aggiuntivo di quasi lire 1.200.000.
Attenzione: se il legale si scorda di indicare la sua PEC e il suo recapito fax sul ricorso, il contributo unificato raddoppia e … indovinate chi poi lo pagherebbe.
Per ripristinare i diritti del cittadino chiediamo:
• al Governo di intervenire immediatamente per abrogare l’aumento del contributo unificato e, nell’eventuale attesa, estendere la norma del nuovo codice del processo amministrativo affinché il pesante contributo unificato sia rimborsato alla parte che ha ottenuto la vittoria in giudizio, anche in caso di compensazione delle spese di lite;
• al Ministro Tremonti, impegnato nella missione per eliminare il NERO che penalizza tutta l’economia italiana, che emani un provvedimento grazie al quale gli importi di qualsiasi fattura e ricevuta fiscale possano essere allegati alla dichiarazione dei redditi e sottraibili all’imponibile sul quale calcolare l’imposta che ogni cittadino deve pagare. Solo così la quasi totalità degli acquisti in NERO di beni e servizi andrebbero a sparire visto che non ci sarebbe interesse del cittadino a non farsi rilasciare ricevuta o fattura.
L’accesso alla Giustizia è, infatti, sempre più discriminatorio, poiché sempre meno cittadini avranno i soldi per difendere i loro diritti calpestati da uno degli oltre 8.100 sindaci italiani oppure da un amministratore di una Provincia, di una Regione, ecc….
Incredibile: l’impossibilità di controllare la produttività dei giudici, di verificare la loro capacità di saper organizzare uffici, attrezzature e personale è posta a carico del contribuente, e per eliminare le tonnellate di ricorsi non letti e lasciati alla polvere, Governo e parlamentari non trovano di meglio che bloccare con gabelle i diritti del cittadino!
Ogni giorno che passa il cittadino è ridotto alla condizione di suddito solo perché da anni i parlamentari non legiferano per passare tutta l’organizzazione dei Tribunali a personale esterno alla carriera di Giudice, sempre garantendo e rispettando l’autonomia di giudizio dei Giudici. Solo un personale esterno può cambiare il sistema delle carriere interne che da sempre non vede una ciclica rotazione negli incarichi tra i Giudici ai vari livelli. Inoltre, si devono adeguare gli stipendi di tutti i Giudici alle reali condizioni del Paese, eliminando vetusti privilegi e/o benefici. In ultimo (ma non ultimo), va verificata la produttività e i risultati di un Giudice.
Ma alle colpe attribuibili a Governo e parlamentari dobbiamo aggiungere anche quelle dei cittadini che si arrendono al furto dei loro diritti e che si lasciano rubare anche la speranza di cambiare. Cittadini colpevoli di non voler trovare il tempo per partecipare alla vita politica, perché è solo con un’attiva partecipazione che possono spazzar via i parlamentari che hanno eletto e che non hanno compiuto il proprio dovere di legiferare per l’eliminazione delle Caste. Cambiare è possibile: a tutti il compito di rilanciare queste richieste. (Pier Luigi Ciolli)

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Giustizia civile intasata

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2011

La politica della maggioranza del nostro Parlamento che ha approvato la recente manovra finanziaria è decisamente ispirata ad impedire che il cittadino possa chiedere giustizia quando ritiene di aver subito un torto. La vicenda e l’escalation del contributo unificato ne è lo specchio. Stiamo parlando di quella tassa che si deve pagare per poter usufruire dei servizi della giustizia.
Prendiamo l’esempio dei ricorsi al giudice di pace contro le multe per infrazione al codice della strada. Multe che, negli ultimi anni, vengono comminate con maggiore frequenza da amministrazioni assetate di far cassa e che sempre piu’ spesso applicano le norme violandole.
Dal 1 gennaio 2010, rispetto alla precedente esenzione, e’ stato deciso che per un ricorso entro i 1.100 euro si dovesse pagare un contributo unificato di 30 euro. Euro che sono diventati 33,00 a partire dal 31/07/2010 e che, dallo scorso 6 luglio, sono lievitati a 37.
Se consideriamo che:
• la multa base per una infrazione al codice della strada e’ di 39,00 euro;
• compilare un ricorso comporta un certo impegno anche di tempo, e talvolta si chiede aiuto (quasi sempre a pagamento) ad un’associazione o ad un professionista;
• che occorre presenziare come minino ad una o due udienze (talvolta anche tre), altrimenti il ricorso viene respinto e l’importo della multa raddoppia…
…va da se’ che bisogna esser folli per presentare un ricorso, anche se spesso e’ sicuro che verra’ accolto dal giudice. Se poi si pensa di rivolgersi ad un avvocato, i numeri sballano maggiormente. In un anno e mezzo da quando il contributo unificato e’ stato introdotto, l’aumento e’ stato del 23,3% (percentuale certamente non legata al tasso inflattivo…). Viste le “lacrime e sangue” che i nostri governanti ci stanno preannunciando per i prossimi anni in materia, se l’andazzo dovesse essere lo stesso, a fine 2012 il contributo unificato sara’ di euro 45,00, e a fine 2015 sara’ di euro 68,00… e niente ci smentisce se crediamo che gli aumenti potranno anche avere maggiori percentuali. Chi fara’ piu’ un ricorso contro una multa? Ecco quindi il preciso segnale di come la maggioranza in Parlamento intende la riforma della giustizia: limitare l’accesso a quella di tutti i giorni, dei piccoli ricorsi che coinvolgono la maggior parte dei cittadini che si vogliono difendere dalle angherie delle amministrazioni che spesso multano solo per fare cassa. Nel medesimo provvedimento finanziario, il pagamento del contributo unificato e’ stato istituito anche per le separazioni legali: 37 euro quando la separazione e’ consensuale, 85 quando non lo e’, balzelli che si pagano anche ogni volta che le condizioni di separazione subiscono modifiche. Tanto di cappello alla maggioranza parlamentare: finalmente le sue promesse a favore della famiglia diventano realtà… sposati o tassati.

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Verbali al codice della strada e multe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2011

La seconda sezione civile con un’ordinanza pubblicata in data odierna 13 giugno 2011 conferma l’orientamento giurisprudenziale predominante in tema di termini del deposito dei ricorsi alle multe per infrazioni al codice della strada. Lo rileva Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”. Secondo la Suprema Corte è pertinente a tal fine, solo la data del timbro postale e non quella di arrivo dell’atto in cancelleria. Nel caso in cui il plico con il ricorso giunga presso il Giudice di Pace dopo la scadenza del termine di legge, l’impugnazione è da ritenersi comunque effettuata tempestivamente. Come è noto, infatti, la sentenza n. 98/2004 della Corte costituzionale era intervenuta sull’articolo 22 della legge 689/81 chiarendo, si riteneva definitivamente, il termine per l’impugnazione dei verbali. Secondo la nota decisione della Consulta, risulta che quando l’opposizione è notificata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno è rilevante ai fini del computo del termine, soltanto la data in cui il notificante ha consegnato il plico alla posta ciò in relazione al combinato disposto con l’articolo 149 Cpc e con l’articolo 4 della legge 890/82. Se la consegna materiale del plico è avvenuta entro il termine previsto dalla disposizione di cui all’articolo 22, non rileva che l’atto sia in seguito arrivato alla cancelleria del giudice oltre il termine previsto per il ricorso. Nel caso di specie gli ermellini hanno accolto con rinvio il ricorso del trasgressore.

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Giustizia europea: accolti ricorsi italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2010

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 21.12.10 (sentenza Gaglione e altri), ha accolto 480 ricorsi presentati dal mio studio condannando il Governo italiano a risarcire i ricorrenti del danno patrimoniale e non patrimoniale subito per il tardivo pagamento delle sentenze di condanna per la durata eccessiva dei processi (legge Pinto). Il Governo italiano, in sostanza, dopo essere stato condannato dalla giustizia italiana con migliaia di sentenze nelle cause che il mio studio propone per ottenere il risarcimento dei danni per la durata eccessiva di processi civili o amministrativi, non paga queste sentenze, costringendoci – per cercare di indurlo a pagare, oltre che per ottenere i risarcimenti – a ricorrere a Strasburgo per i danni. Pendono a Strasburgo altri 3.180 miei ulteriori ricorsi analoghi che si può a questo punto ritenere verranno anch’essi accolti. Preciso che non sussiste alcuna prassi né recente né antica della Pubblica Amministrazione (PA) italiana a pagare alcun tipo di sentenze di condanna costringendo i creditori ad agire con pignoramenti che peraltro ostacola in tutte le maniere attraverso una continua produzione di norme ‘antipignoramento’. Pignoramenti del denaro della PA che, peraltro, fui proprio io, dopo un durissimo scontro giudiziario, a realizzare, per la prima volta, solo nel 1992, contro le Prefetture, all’epoca assurdamente competenti in materia di pensioni di invalidità. Competenza che persero e che passò all’INPS proprio in seguito a quella vicenda, con grandi vantaggi per la collettività degli invalidi, ai quali, una volta riconosciute le pensioni, venivano pagate con ritardi sovente decennali.  Pignoramenti però ancor oggi praticamente impossibili nei confronti dei Comuni e comunque difficilissimi nei confronti della PA in generale, che paga sistematicamente con gravi ritardi e difficilmente senza la ‘mediazione’ politico\clientelare di qualcuno: un potere di discriminare che è forse una delle ragioni dei mancati pagamenti spontanei. (Alfonso Luigi Marra)

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Consultori e volontariato

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2010

Nei giorni scorsi sono stati notificati e annunciati alcuni ricorsi al Tar contro la delibera della Giunta regionale del Piemonte riguardo la collaborazione più stretta tra associazioni di volontariato, ospedali e consultori per tutelare e favorire la maternità. Il Movimento per la vita italiano apprezza la deliberazione e si costituirà dinanzi al Tar per difenderla.  «Pensiamo» commenta il presidente Carlo Casini «che la vicenda piemontese sia l’occasione per costruire finalmente in tutto il Paese una corretta visione del ruolo del consultorio familiare, che non è quello di accompagnare le donne verso l’aborto, ma, al contrario, quello di proteggere il diritto alla vita del figlio concepito aiutando la madre in difficoltà per una gravidanza difficile o imprevista. Per queste ragioni esprimiamo la nostra gratitudine al presidente Cota e all’assessore Ferrero E’ stato citato in giudizio anche il mpv di Torino che da oltre 30 anni insieme ai Centri di aiuto alla vita svolge gratuitamente assistenza alle donne in difficoltà per una gravidanza imprevista. L’attività di volontariato è correntemente svolta con i Consultori e (da oltre 15 anni) anche in ospedale: annualmente vengono assistite oltre 5700 mamme e con il progetto Gemma il Movimento italiano ha assicurato al Piemonte in questi anni contributi per oltre 5,3 milioni di euro. Solo una più stretta collaborazione con le associazioni di volontariato, come i Centri di aiuto alla vita, così come delineato dalla Delibera  può avviare finalmente, dopo 32 anni, l’applicazione della legge 194/78 nella sua prima parte  là ove viene prescritto agli Enti locali l’impegno a tutelare e favorire la maternità.

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