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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

Posts Tagged ‘ricoveri’

“Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 Mag 2019

Il mese scorso si è tenuta presso il Ministero della Salute un’importante riunione, che ha visto riuniti tre funzionarie della programmazione sanitaria (solo al termine si è aggiunto il Direttore Generale, Dott. Andrea Urbani) e i delegati di alcune Associazioni di pazienti che avevano chiesto di poter essere udite sui provvedimenti in corso di approvazione “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera” ed “Individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”. La riunione è parsa fin dall’inizio anomala e la conversazione è stata condotta in modo incerto. Nonostante, infatti, le Associazioni invitate alla riunione nei giorni precedenti avessero avanzato reiterate richieste di ricevere ufficialmente i documenti oggetto delle osservazioni, questi non sono stati inviati. Alcune avevano avuto modo di consultarli, dopo averli ricevuti da fonti ‘non ufficiali’, e potevano quindi commentare o sollevare criticità, in modo pertinente. Altre basavano le loro osservazioni su ciò che ‘avevano potuto sentire e leggere’ sul web, sulla stampa o grazie ad un ‘tam tam’ diffuso tra chi, a vario titolo, è interessato dal provvedimento.Quando è stato chiesto perché non si poteva accedere a tali documenti, la risposta, in prima battuta, è stata che non vi era stata l’autorizzazione a diffonderli; successivamente è stato affermato che erano ancora in fase di stesura e poi ancora è parso di capire che saranno, comunque, inviati alla Conferenza Stato Regioni per la loro approvazione. A questo punto ci si chiede: perché invitare le Associazioni senza metterle in grado di esprimere le proprie osservazioni su documenti che non hanno avuta la possibilità di esaminare? Su questi le Associazioni hanno rilevato che sono da apportare alcune modifiche, ritenute essenziali per favorire il recupero ed il mantenimento delle funzionalità dei pazienti che ne hanno diritto, senza pregiudiziali restrizioni, non commisurate a bisogno e potenzialità di recupero dei pazienti, dei criteri di accesso alla riabilitazione intensiva e ad alta specialità.Si è unanimamente ribadito che devono poter accedere alla riabilitazione neurologica tutti i pazienti che, dopo un evento acuto, manifestino una disabilità più o meno grave che ne giustifica la collocazione nel setting appropriato; l’alta specialità non può essere riservata a chi è stato in coma ma piuttosto a chi ne ha bisogno, da valutarsi con criteri di appropriatezza riabilitativa.
Rispetto alle principali criticità espresse dai presenti, le maggiori preoccupazioni sono state destate dalla percentuale di ricoveri stabilita per i soggetti che non provengono dai reparti per acuti. Numerosi interventi hanno sottolineato come molte patologie croniche o ingravescenti richiedono periodi di ricovero per problematiche ‘non acute’ e quindi renderebbero inutile, troppo dispendioso o impossibile il passaggio dal reparto per acuti.
A tal proposito, è stato spiegato dai rappresentanti del Ministero che, dai dati in loro possesso, riferiti agli anni precedenti, solo il 17% del totale dei ricoveri su tutto il territorio nazionale proveniva dal domicilio e che, attenendosi a questi, nel documento si è inserito che la porzione di ricoveri a tariffa piena per soggetti provenienti appunto dal domicilio dapprima non dovesse superare il 15%, poi, tenendo conto delle osservazioni emerse, tale soglia è stata innalzata al 20%.Il dato, è stato specificato, è da intendersi su base regionale ovvero ogni singola Regione avrà un tetto massimo del 20% per tutte le strutture interessate e per tutte le patologie. Ogni Regione potrebbe anche innalzare tale soglia, ma non è chiaro in base a quali criteri e con quali conseguenze.Le criticità espresse dai presenti si sono riferite soprattutto al dato di partenza: davvero sembra troppo basso che il totale riferito di ricoveri effettuati negli anni scorsi di pazienti provenienti dal domicilio sia solo del 17%! La nuova percentuale fissata, ritenuta decisamente insufficiente a coprire il fabbisogno, porterebbe, comunque, ad una discrepanza tra i soggetti per l’accesso alle cure: ad esempio, se in una Regione nel mese di giugno la quota è già stata superata, non sarebbe più possibile per altri soggetti accedere al ricovero.Le Associazioni hanno ribadito che, nonostante i bisogni, le offerte di riabilitazione in regime di ricovero e soprattutto quelle per il servizio territoriale, sono davvero poche e in alcune Regioni quasi del tutto assenti. Non è possibile quindi pensare ad un sistema omogeneo su tutto il territorio per l’invio di soggetti alle strutture dedicate. Solo pochi potrebbero trovare attrezzature e personale specifico adeguato alle proprie esigenze.È stato affermato che il Ministero riconosce la disomogeneità presente sul territorio nazionale relativa all’offerta di riabilitazione (ricoveri e interventi territoriali), ma che è previsto che le singole Regioni debbano adeguarsi e organizzarsi al meglio, nel rispetto della loro autonomia decisionale. Permane il dubbio che tutto rimanga com’è ora, con una disparità ancora più accentuata dall’impossibilità di garantire ‘migrazioni’ nelle Regioni con maggiore offerta. È stata quindi rilevata la mancanza del coinvolgimento dei Familiari e delle Associazioni dei pazienti nella scelta dei percorsi più utili e consoni alle caratteristiche dei soggetti che rappresentano, chiaramente evidenziata dall’impossibilità di verificare anche l’ultima versione del documento, ancora una volta dichiarato ‘non visionabile’.La questione, quindi, è purtroppo rimasta in sospeso e non si può che confidare in un nuovo successivo costruttivo confronto, che offra la possibilità di visionare e, se il caso, rivedere alcuni passi del decreto. Devono, infatti, assolutamente essere garantite continuità assistenziale e cura a tutte le persone che necessitano di proseguire un percorso di neuroriabilitazione, in modo continuativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Nel complesso la sensazione è che l’audizione abbia avuto luogo perché ne è stata fatta richiesta ‘a gran voce’, ma non purtroppo per raccogliere realmente le osservazioni e le esigenze che provengono dalle varie Associazioni in rappresentanza dei propri pazienti, poiché sembra che tutto sia già stato stabilito. Speriamo di sbagliare…

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Residenze Sanitarie Assistenziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

Il Consiglio di Stato sembra finalmente aver messo la parola fine alla vicenda Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). La vicenda e’ nota e l’Aduc se ne occupa da anni, denunciando le prassi illegittime di moltissimi comuni d’Italia che, a fronte di ricoveri di soggetti anziani non autosufficienti o disabili gravi, calcolano la quota di retta a carico dell’utente non solo sulla base del suo reddito, come prevede la legge, ma anche del reddito dei suoi familiari, a cui poi viene richiesto il pagamento. Una prassi che spesso mette in ginocchio famiglie intere, costrette a pagare cifre esorbitanti. La legge ISEE prevederebbe, infatti, che le rette di ricovero in Rsa siano pagate per il 50% dal SSN e per il restante 50% dai Comuni con l’eventuale compartecipazione dell’utente. Cio’ non accade in molti comuni d’Italia. I Tribunali amministrativi nel corso di questi anni si sono pronunciati in maniera oscillante: il TAR Lombardia da’ da sempre ragione agli utenti; il Tar Toscana, dopo una prima sentenza favorevole agli utenti, ha poi cambiato indirizzo dando ragione ai comuni. Dopo anni di alti e bassi, si e’ finalmente pronunciato il Consiglio di Stato (n.1607/2011), organo di secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa, dando ragione agli utenti: le rette per la degenza in RSA di persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti e disabili gravi devono tener conto dei redditi del solo assistito e non anche dei redditi dei parenti. La sentenza sul punto è chiara, estesamente motivata e sgombra il campo da qualsiasi dubbio:“In precedenza, è già stato evidenziato come il d. lgs. n. 109/98 abbia introdotto l’I.S.E.E. come criterio generale di valutazione della situazione economica delle persone che richiedono prestazioni sociali agevolate e l’applicazione di tale parametro comporta che la condizione economica del richiedente sia definita in relazione ad elementi reddituali e patrimoniali del nucleo familiare cui egli appartiene. Rispetto a particolari situazioni, lo stesso d. lgs. n. 109/98 prevede tuttavia l’utilizzo di un diverso parametro, basato sulla situazione del solo interessato.In particolare, l’art. 3, comma 2-ter […]. La deroga rispetto alla valutazione dell’intero nucleo familiare è limitata, sotto il profilo soggettivo, alle persone con handicap permanente grave e ai soggetti ultra sessantacinquenni non autosufficienti (con specifico accertamento in entrambi i casi) e, con riguardo all’ambito oggettivo, alle prestazioni inserite in percorsi integrati di natura sociosanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, di tipo diurno oppure continuativo.Ricorrendo tali presupposti, deve essere presa in considerazione la situazione economica del solo assistito. La tesi che esclude l’immediata applicabilità della norma, in virtù dell’attuazione demandata ad un apposito d.p.c.m., benché sostenuta da questo Consiglio di Stato in sede consultiva (sez. III, n. 569/2009) non appare convincente ed è già stata disattesa dalla Sezione in alcuni precedenti cautelari (sez. V, ord. nn. 3065/09, 4582/09 e 2130/10), che hanno trovato conferma in una recente sentenza (sez. V, sent. n. 551/2011, in cui è affermato che la mancata adozione del d.p.c.m. non può paralizzare l’operatività della norma, salve ulteriori considerazioni legate al caso di specie sulla situazione reddituale complessiva). Deve ritenersi che il citato art. 3, comma 2-ter, pur demandando in parte la sua attuazione al successivo decreto, abbia introdotto un principio, immediatamente applicabile, costituito dalla evidenziazione della situazione economica del solo assistito, rispetto alle persone con handicap permanente grave e ai soggetti ultra sessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende unità sanitarie locali. Tale regola non incontra alcun ostacolo per la sua immediata applicabilità e il citato decreto, pur potendo introdurre innovative misure per favorire la permanenza dell’assistito presso il nucleo familiare di appartenenza, non potrebbe stabilire un principio diverso dalla valutazione della situazione del solo assistito; di conseguenza, anche in attesa dell’adozione del decreto, sia il legislatore regionale sia i regolamenti comunali devono attenersi ad un principio, idoneo a costituire uno dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, attendendo proprio ad una facilitazione all’accesso ai servizi sociali per le persone più bisognose di assistenza.” Il Consiglio di Stato “ritorna” anche sulla sentenza emessa poco tempo fa, la n. 551/2011 – che i Comuni italiani avevano erroneamente interpretato come una vittoria delle proprie tesi esprimendo “Grande soddisfazione a nome di tutti i Comuni per una sentenza che ristabilisce un principio fondamentale di giustizia” (così Attilio Fontana, Sindaco di Varese e Presidente di Anci Lombardia) – spiegando, come si legge nella parte di sentenza sopra riportata, che anche nel provvedimento 551/2011 i giudici affermano la immediata applicabilita’ dell’art. 3 comma 2 ter, d.lgs. 109/98. La pronuncia del Consiglio di Stato e’ una importantissima vittoria degli utenti, vessati da anni da richieste illegittime da parte dei Comuni, e da rette spropositato rispetto ai redditi delle persone ricoverate. Crediamo che questa importante sentenza avrà gran peso sui prossimi giudizi innanzi ai Tar regionali, che non potranno non tenerne conto nella decisione dei prossimi ricorsi.

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Molise: degenza pre-operatoria eccessiva

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

Campobasso. Stando ai dati diffusi dall’Eurispes nel Rapporto Italia 2011, nel Molise il ricovero che precede gli interventi chirurgici sembra essere il più lungo d’Italia. Difatti in questa regione sembra che la media sia di 2,33 giorni, quasi il doppio della media nazionale (1,38 giorni). Permanenza che risulta a dir poco eccessiva e alla quale viene contrapposta come prima ragione la poca disponibilità di posti letto che costringe i pazienti a dei ricoveri anticipati al fine di non perdere il turno. “Il trend negativo che continua a registrare la sanità molisana viene confermato anche dai dati alquanto scoraggianti sulla tempistica per la degenza pre-operatoria nella regione”. Con queste parole interviene sull’argomento la responsabile per il Molise dell’Italia dei Diritti, Anna Aurisano. Tra i motivi legati all’insoddisfazione dei degenti verso la Sanità, c’è anche il costo del ticket troppo elevato e la poca qualità del servizio erogato che ha portato ad un aumento delle persone che si rivolgono a strutture private in caso di interventi chirurgici. L’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro continua la sua analisi con decisione dichiarando che: “E’ sempre più necessario un forte e radicale rinnovo della dirigenza politica regionale che sta conducendo il Molise sempre più ad essere un fanalino di coda un po’ in tutti i settori rispetto al resto delle regioni italiane”.

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Medicina difensiva: “obbligatoria per legge”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Mag 2010

«Sono sempre più frequenti le sentenze che condannano i medici per non aver prescritto esami clinici, utili solo in una minima percentuale di casi. Questo significa che la medicina difensiva è diventata, di fatto, obbligatoria per legge». Parola di Maurizio Maggiorotti, presidente Amami (Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente), intervenuto al convegno «La professione sanitaria tra le attese dei cittadini e i timori dei professionisti», in corso ad Arezzo. «La medicina difensiva, che obbliga i medici a prescrivere esami scarsamente utili – sottolinea Maggiorotti – viene criticata astrattamente da chi non è esposto al quotidiano controllo della magistratura. Da una parte – spiega – si chiede ai medici di prescrivere solo ricoveri, esami e farmaci indispensabili e dall’altra, nei giudizi per malpractice, si condannano per omissione i medici che non hanno fatto la diagnosi più improbabile o non hanno prescritto esami di terzo livello. In questo stato di cose prescrivere in eccesso diventa la routine». «Grazie all’attenzione di questo Governo – conclude Maggiorotti – la nostra storica richiesta di prevedere un tentativo obbligatorio di conciliazione nelle cause per malpractice è stata ascoltata, se lo sarà anche quella relativa al fondo vittime dell’area terapeutica, è probabile che questo momento buio del rapporto medico-paziente diventi un ricordo del passato». (fonte doctor news)

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Gravi le raccomandazioni per i ricoveri

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Per accelerare il ricovero in ospedale, il 21,4% dei pazienti è dovuto ricorrere alla raccomandazione. Al Centro e al Sud Italia, ben il 30% ha dovuto scomodare le proprie conoscenze personali. “É un dato preoccupante, che ci porterà ad avviare una riflessione sugli strumenti specifici da adottare per evitare questo fenomeno in futuro”, afferma il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, commentando il dato emerso dalla ricerca Censis su aspettative, opinioni e valutazioni dei cittadini sulla sanità presentata venerdì scoro al Ministero. Nonostante il ricovero sia programmato, e si disponga della necessaria indicazione del medico, il percorso che porta in ospedale si rivela, in molti casi, fatto di burocrazia, ostacoli vari e “spintarelle” per superarli. Un paziente su tre deve prima sottoporsi a una visita a pagamento o in intramoenia dal medico dell’ospedale. “Il dato – prosegue il ministro – non è mai emerso in maniera così chiara. Indica che ci sono ancora grossissimi problemi sul meccanismo dell’intramoenia”, l’attività libero professionale svolta dai medici nel servizio sanitario nazionale. Un meccanismo, evidenzia Fazio, “ben lontano dall’essere di per sé perfetto. L’intramoenia può funzionare, ma deve avere come pilastro la misurazione del numero delle prestazioni, in modo che i medici siano obbligati a svolgerne un certo numero durante l’orario di lavoro, prima della libera professione”, come prevede il Ddl sul governo clinico all’esame della Commissione Affari sociali della Camera. (fonte farmacista33)

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Ricoveri scesi nel 2008

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2009

Scendono i ricoveri negli ospedali della Penisola. I dati relativi all’anno 2008 “confermano la tendenza già emersa da qualche anno: si registra una riduzione dei ricoveri in quasi tutte le tipologie di attività (acuti e riabilitazione), in regime ordinario e diurno. In particolare,i ricoveri nel 2008 sono stati 12.128.678, in diminuzione dell’1,7% rispetto al 2007”. Lo precisa in una nota il ministero del Welfare, che sul sito del dicastero della Salute ha pubblicato l’analisi preliminare sull’attività di ricovero dell’anno 2008. Dalla quale emerge una diminuzione, seppur lieve, anche dei parti cesarei negli ospedali italiani. I ricoveri scendono, dunque, ma “fanno eccezione i reparti per lungodegenti, che aumentano il numero delle dimissioni, con un incremento del 3%. Segno positivo anche per il numero di dimissioni di neonati sani: +2,2% rispetto al 2007. Le giornate di degenza nel 2008 risultano pari a 76.055 milioni, con una riduzione dello 0,9 %. Il tasso di ospedalizzazione complessivo a livello nazionale scende sotto il 195 per 1.000 abitanti”. “Tutte le Regioni appartenenti all’area centro meridionale del Paese, e in particolare, ma non solo, quelle che hanno sottoscritto nel 2007 il Piano di rientro (Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Sicilia) presentano ancora tassi di ospedalizzazione per acuti superiori o prossimi a 200 per 1.000 abitanti. Comunque – fa notare il dicastero – per tutte le Regioni sono registrabili consistenti riduzioni che portano a evidenziare un importante processo di deospedalizzazione in atto”.

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Carenza organico carceri Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2009

“Quali contromisure le istituzioni intendono assumere per aumentare la dotazione organica degli Istituti Penitenziari del Lazio? – Lo chiede Vladimiro Rinaldi, capogruppo della Lista Storace alla Regione Lazio, nell’interrogazione presentata oggi al Presidente della Giunta Piero Marrazzo –  “In questi mesi abbiamo rilanciato a più riprese le istanze dei Direttori degli Istituti raccolte dal  mio collaboratore Dottor Daniele Belli”. “La dotazione organica di agenti di polizia penitenziaria nella maggior parte delle carceri del Lazio è carente nella percentuale del 30% rispetto al D.M. – afferma Belli -,  senza contare che il numero dei detenuti è in continuo aumento, che il personale è spesso impegnato per visite e ricoveri esterni di detenuti o comandato per altri compiti in uffici esterni alle strutture carcerarie”. “Speriamo poi – aggiunge Rinaldi – che prima o poi vengano attivati sia l’Istituto Penitenziario di Rieti che i nuovi  padiglioni dell’Istituto di Velletri ma, anche per questi dovrà essere previsto l’impiego di ulteriori numerose unità operative. Ad oggi – conclude Rinaldi – le istituzioni non sono andate oltre le dichiarazioni di intenti, lasciando i Direttori dei Penitenziari a fare da cuscinetto tra le diverse istanze e le fiamme azzurre a sostenere un sovraccarico di lavoro in condizioni impossibili senza una prospettiva di miglioramento. A questo punto ci attendiamo che la Giunta possa fornirci a breve un riscontro positivo concreto.”

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Tagli liste d’attesa nelle Residenze Sanitarie Assistenziali

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Mag 2009

Regione Toscana ha annunciato che taglia tutte le liste di attesa delle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) e che nessun anziano sarà lasciato a piedi. Una pompa magna che va di pari passo con demagogia e propaganda. Vediamo perche’. E’ dal 1992 (D.lgs 502) che le Regioni hanno l’obbligo di assicurare le cure a disabili gravi e agli anziani non autosufficienti, perche’ rientrano nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). Dal 1992 la Regione dice di essere all’altezza di farlo nel 2009, cioe’ 17 anni dopo. Meglio tardi che mai? Vediamo come la Regione Toscana applica le leggi in materia. E’ dall’inizio del 2001 che, nonostante la normativa vigente stabilisca (art. 54, L. 289/02) che i costi dei ricoveri nelle Rsa sono a carico della Regione (quota sanitaria) e del Comune (quota sociale), la prima con le liste di attesa non ha pagato la quota sanitaria, il secondo invece di chiedere la compartecipazione al solo assistito (D.lgs 130/00) chiama alla compartecipazione tutti i parenti tenuti agli alimenti caricando, quindi, l’intera quota sulla famiglia.
Nel frattempo, grazie a ricorsi promossi da cittadini che si sono rivolti all’Aduc, il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha condannato il Comune di Firenze a togliere dai regolamenti le norme che chiedono la compartecipazione dei famigliari. Inoltre, sempre il Tar Toscana, con altre cinque ordinanze ha sospeso le richieste di compartecipazione da parte del Comune. Una conferma, cioe’, che la legge nazionale in materia e’ esplicita e non e’ come dice il Comune di Firenze e la Regione Toscana. Ma la Regione Toscana il 18/12/2008 ha approvato la legge n.66 sulla non-autosufficienza che, in contrasto con la legge nazionale e la sentenza e le ordinanze del Tar Toscana, prevede la compartecipazione alla retta delle Rsa dei parenti di primo grado. Non solo, ma prevede anche che il valore dell’Isee (Indicatore Situazione Economica Equivalente) sia caricato dall’indennita’ di accompagnamento e dalla pensione sociale, diversamente da come dispone la legge dello Stato. In materia, anche il difensore civico della Toscana, Giorgio Morales, in sede di Commissione referente, aveva espresso contrarieta’ all’approvazione di questa legge (2). Da notare, in questa apoteosi demagogica di efficienza della Regione Toscana sul taglio delle liste di attesa, le opposizioni in consiglio regionale (Pdl e Udc) che oggi insorgono contro l’amministrazione del presidente Claudio Martini, negli anni passati hanno brillato per latitanza e disinteressamento. (fonte Aduc)

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149 persone dall’Aquila negli Ospedali di Chieti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2009

E’ salito a 149 (da 116 che erano venerdì) il bilancio delle persone provenienti dall’Aquila che hanno trovato assistenza sanitaria nei tre ospedali della Asl di Chieti a partire dal 6 aprile scorso. Di queste, due sono decedute la notte scorsa nell’Ospedale di Chieti: un uomo di 79 anni e una donna di 78, ricoverati ieri e morti entrambi per cause naturali, non imputabili ai traumi causati dal terremoto. Al momento sono complessivamente 51 i ricoverati, mentre 23 sono stati dimessi dai reparti di degenza dopo il ricovero e 73 hanno ricevuto solo prestazioni di Pronto soccorso. Nel dettaglio, al Policlinico «SS. Annunziata» di Chieti si sono rivolte finora 99 persone, di cui 40 ancora ricoverate e le due decedute. Quindici sono state dimesse dai reparti, 42 sono state medicate in Pronto soccorso. All’Ospedale «SS. Immacolata» di Guardiagrele sono giunti complessivamente 21 feriti, di cui tre ancora ricoverati, sei dimessi dai reparti e 15 curati in Pronto soccorso. All’Ospedale «G. Bernabeo» di Ortona sono stati trasferiti finora 26 feriti, di cui otto ancora ricoverati, due dimessi dai reparti e 16 assistiti in Pronto soccorso. Va ribadito e sottolineato l’impegno di medici, infermieri, tecnici e di tutte le figure professionali operanti nella Asl di Chieti che hanno rinunciato spontaneamente a ferie e riposi e hanno accettato di lavorare con turni doppi per fare fronte a tutte le esigenze sanitarie dei pazienti giunti dall’Aquila. Le Direzioni sanitarie sono in contatto costante con la Prefettura di Chieti per risolvere tutti i problemi logistici per i pazienti in fase di dimissione. La Asl ringrazia tutte le associazioni, i commercianti e i cittadini che, in vari modi, hanno fornito gratuitamente aiuto ai pazienti ricoverati e ai loro famigliari. La Direzione generale dell’Azienda sanitaria locale di Chieti ha invitato le proprie strutture a evitare qualsiasi intoppo burocratico e a fornire informazioni e supporto ai pazienti provenienti dal territorio della Asl dell’Aquila. Sul territorio è stata rafforzata la risposta sanitaria, tramite i Distretti e grazie alla piena collaborazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, i quali si sono messi direttamente in contatto con gli alberghi e le altre strutture ricettive che assistono le persone giunte dalle aree del sisma, al fine di garantire l’assistenza più rapida ed efficace possibile.

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Nuovi posti letto al Pertini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

Roma. Il segretario romano dell’Italia dei Valori: “Benvenga una maggiore capacità di accoglienza del Pertini purché non si accompagni a tagli in altri ospedali della capitale.” Il segretario romano dell’Italia dei Valori Roberto Soldà si riferisce all’incremento di duecento posti letto annunciato dal presidente dell’Agenzia di Sanità Pubblica Lucio D’Ubaldo per l’ospedale Sandro Pertini. A suscitare la  perplessità del segretario romano del partito guidato da Antonio Di Pietro è invece lo stop dei progetti per nuovi ospedali alla Bufalotta o  a Cinecittà, oltre alla previsione di ridurre i posti per il ricovero negli ospedali del nord-ovest della Capitale. “I tagli alla sanità – commenta Soldà – sono difficili da accettare se rischiano di compromettere uno dei diritti fondamentali della persona, quello alla salute. Non mi perderei in matematici rapporti tra numero di abitanti e letti ospedalieri che peraltro non tengono conto del fatto che le strutture sanitarie Romane servono un bacino ben più esteso rispetto a quello costituito dai soli residenti. Per garantire un corretto funzionamento del sistema sanitario locale – conclude – servono soluzioni di più ampio respiro.”

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Farmaci scaduti e terapie ritardate

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2009

Confermato il licenziamento per giusta causa dell’infermiere professionale per violazioni di obblighi fondamentali posti dalla legge a carico del lavoratore e particolarmente in ragione della delicata attività sanitaria quale quella affidata alla categoria di appartenenza. I giudici di appello avevano posto in rilievo come i pazienti ricoverati nel nucleo “giallo”, cui l’infermiere era normalmente addetto, erano affetti da infermità più gravi rispetto a quelle dei pazienti di altro nucleo, e che il ritardo nella somministrazione, ai primi, dei farmaci di cui avevano maggior bisogno non poteva trovare giustificazione nel fatto che il lavoratore si occupava anche del nucleo riguardante pazienti meno gravi, ben potendo egli graduare diversamente il suo intervento in relazione a tanto. Inoltre la normale assegnazione al reparto con i pazienti maggiormente bisognosi di terapie, conferiva gravità al fatto di avere lasciato farmaci scaduti (compreso un farmaco salvavita) persino nel carrello di emergenza, quando era proprio compito dell’infermiere professionale controllare la validità dei farmaci. (Avv. Ennio Grassini – http://www.dirittosanitario.net)

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