Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘ricovero’

Proctologia senza ricovero

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2022

By Paola Baroni. Firenze – “Rispetto a febbraio 2020 ed in generale al periodo prepandemico, le liste di attesa della Proctologia dell’ospedale Palagi si sono ridotte a fronte di un alto numero di visite proctologiche eseguite. Il presidio fiorentino ha anche contribuito al calo della lista di attesa dell’ospedale di Prato attraverso la presa in carico di numerosi pazienti. I dati premiano i percorsi alternativi attivati nell’ambito della proctologia negli anni Covid quando a livello aziendale si è puntato molto sugli interventi eseguibili direttamente in ambulatorio, senza occupazione di sale operatorie e ove possibile contestualmente alla visita diagnostica, senza necessità di un secondo accesso da parte del paziente. Per permettere ciò si è reso necessario un upgrade tecnologico che ha visto l’acquisizione di un Laser CO2 micro-scanner di ultima generazione, di un bisturi a radiofrequenza e di una poltrona proctologica dedicata.Nel polo hub del Palagi a Firenze e nel polo spoke del Santo Stefano a Prato, sedi della struttura operativa semplice dipartimentale (Sosd) di Proctologia diretta da Claudio Elbetti, nel 2021 si è concentrata oltre due terzi della produzione elettiva (programmata) non urgente aziendale. In questi due presidi è stato possibile trattare la quasi totalità degli interventi proctologici – emorroidi, ragadi anali, cisti pilonidali e tutte quelle patologie che potevano essere curate in ambulatorio – senza necessità di ricovero.Grazie all’attività dei due centri, l’Azienda è riuscita a mantenere lo stesso numero di interventi dell’era pre-covid riducendo a livello aziendale l’uso della sala operatoria per queste patologie: su un totale di 1.528 interventi il 62% è stato eseguito in regime ambulatoriale e il restante 38% in regime di ricovero, risultato in linea con la nuova politica aziendale di miglioramento dell’efficienza dei percorsi assistenziali.“Solo al Palagi l’utilizzo di percorsi alternativi ha permesso tra il 2020 e il 2021 di liberare 140 sale, di evitare 697 giorni di ricovero e di risparmiare 763mila euro – spiega Claudio Elbetti, direttore della Sosd Proctologia che in questi anni con un gruppo di colleghi professionisti provenienti da più unità di Chirurgia Generale della Usl, ha lavorato per implementare i percorsi proctologici in regime ambulatoriale, cambiando la proctologia per costruire percorsi migliori per il paziente”. La proctologia e’ la branca medica super specialistica che si occupa dello studio della fisiologia, delle patologie e delle funzioni del colon-retto e dell’ano, e quindi studia tutte le funzioni a carico di questi organi ma sopratutto le relative patologie quali emorroidi, ragadi, tumore del colon retto, colite, morbo di chron, fistole e diverticoliti.

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Sanità italiana: Migliaia di pazienti in attesa di ricovero

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

La condizione drammatica dei Pronto Soccorso è l’epifenomeno, cioè la cartina al tornasole, della crisi profonda che stanno attraversando gli ospedali del nostro Paese. Nei nosocomi sono insufficienti i posti di degenza ordinaria e di terapia intensiva. Non raggiunge livelli accettabili nemmeno il personale specialistico, soprattutto in determinate aree come la medicina d’urgenza, la terapia intensiva, l’anestesia e rianimazione, ma anche in altre aree mediche e chirurgiche. Per il “Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri e Universitari Italiani” (FoSSC), la prima realtà che nel nostro Paese riunisce i medici di diverse discipline che ogni giorno curano i pazienti negli ospedali, la situazione dei Pronto Soccorso con centinaia di cittadini in attesa di ricovero, al centro delle cronache di tutti i quotidiani, non è altro che la conseguenza di decenni di sottofinanziamenti e di mancanza di programmazione degli ospedali. “Il problema dei Pronto Soccorso è la punta dell’iceberg di un sistema ospedaliero che è in affanno – affermano le 30 società scientifiche riunite nel Forum -. I Pronto Soccorso al collasso sono il risultato di anni di tagli al Servizio Sanitario Nazionale: in 20 anni chiusi 300 ospedali con 80mila posti letto in meno e dal 2007 ad oggi perse 50 mila unità di personale. Il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, destina agli ospedali solo pochissime e insufficienti risorse. Questa crisi, che denunciamo da mesi, è destinata ad aggravarsi, sia per i cittadini che si rivolgono agli ospedali per situazioni di emergenza, ma anche per tutti i pazienti affetti da patologie croniche, complessivamente diversi milioni di cittadini. Va ripensato il ruolo dei nosocomi all’interno di un nuovo modello di cura in un sistema sanitario più efficace, sostenibile e utile al cittadino. E non partendo da documenti, già diffusi sulla stampa, che sono stati bocciati dalle Società Scientifiche e dallo stesso Ministro della Salute, perché addirittura peggiorativi della già grave situazione determinata dal Decreto Ministeriale sugli standard ospedalieri (DM 70 del 2 aprile 2015), provvedimento che va invece profondamente rivisto. È ferma, in particolare, la nostra perplessità sugli ‘ospedali di comunità’ come unica forma di intervento sulle strutture del sistema sanitario nazionale. Tra l’altro per come questi ‘ospedali’ sono stati concepiti rientrano in una concezione obsoleta e inadeguata a far fronte alle tante e diverse complessità poste in essere dalle domande di salute della medicina moderna”. “Appena pubblicato il PNRR – sottolineano le Società Scientifiche -, abbiamo capito subito l’inadeguatezza delle misure previste nella Missione 6 e ci siamo organizzati con una piattaforma che abbiamo presentato al Ministro Speranza avanzando proposte per una modifica del DM 70. I fatti che ora riguardano il Pronto Soccorso purtroppo danno ragione alle nostre precedenti preoccupazioni, formalizzate peraltro al Ministro da mesi”. Gli operatori sanitari sono inadeguati in rapporto alla popolazione del nostro Paese: i medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, 60mila unità in meno della Germania e 43mila in meno della Francia. Il numero complessivo di posti letto ordinari è molto più basso rispetto alla media europea (314 rispetto a 500 per 100mila abitanti) e colloca l’Italia al 22esimo posto tra tutti i Paesi del Vecchio Continente. Anche per i posti letto in terapia intensiva l’Italia non brilla: se in era pre-Covid avevamo 8,6 posti ogni 100 mila abitanti, con l’emergenza sanitaria era stato previsto che venissero aumentati fino a 14 ma, in realtà, solo una piccola parte risulta effettivamente attivata e, comunque, con numeri nemmeno paragonabili rispetto, ad esempio, alla Germania (33 posti letto ogni 100mila abitanti).

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Covid, ecco come si prende e come viene gestito. Storia quotidiana: un ospedale fiorentino

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

Con la diffusione di Omicron, il covid ci sta riguardando molto di più, pur lievi pare che siano le conseguenze. Ma com’è che in tanti si infettano nonostante abbiamo già maturato esperienza, istituzioni e singoli, per la prevenzione? F. cadendo per strada a Roma, dove è in visita con la moglie, si rompe una gamba. E’ il 31 dicembre. Portato dopo 40 minuti in un vicino ospedale, gli viene proposta operazione o di andare a Firenze, dove vive ed ha i suoi cari, con ambulanza a proprie spese. Stante l’operazione, e soprattutto la riabilitazione, F. decide di tornare a Firenze. Il giorno di Capodanno, alle 9 parte e arriva all’ospedale Careggi di Firenze dopo due ore e mezza. Inizia il caos. Nessuno sa nulla, nessuno sa dire cosa fare e solo la notizia che giungeva da Roma fa sì che viene data precedenza. F. entra. La moglie rimane fuori e con fatica fa accettare il suo beauty, e solo perché conteneva medicinali salva vita indispensabili per il marito e non disponibili in ospedale Da lì, vuoto di notizie. Contatti fra moglie e marito solo perché nel beauty c’erano anche telefono e batteria. Preoccupazione dei coniugi, ché a Roma gli era stato detto che in massimo due giorni doveva essere operato… ma sembra che a Careggi seguano un protocollo diverso. F. è fermo, immobile a letto. Solo il 3 gennaio la moglie parla con un medico. L’intervento viene rinviato: la sala operatoria serve per un’urgenza ictus. Si scopre intanto che il degente ictus è positivo, sala operatoria inutilizzabile e tutti devono essere controllati, e questo ritarda la macchina organizzativa. Il 5 gennaio F. viene operato ma nessuno chiama la moglie e nemmeno il giorno successivo. La moglie parla con un medico solo il giorno 7 gennaio. Nessuno le dice che da analisi successive il marito ha un brusco calo dell’emoglobina e che potrebbe essere necessaria una tac con contrasto. La moglie lo scopre solo il giorno 8 gennaio. I medici cambiano ogni giorno e non tutti hanno la medesima disponibilità. Alla moglie viene detto che il marito deve effettuare un tampone (non spiegano perché)… informazione scoperta grazie ad un’amica infermiera. Il giorno 9 gennaio è domenica e nessuno informa. Lunedì 10 gennaio la moglie scopre che il marito è positivo al covid, così come la sua amica infermiera, che le dice che un’altra persona che ha partorito, tampone di entrata negativo, al momento delle dimissioni era positiva. F. è abbandonato a se stesso. La moglie decide che deve tirarlo fuori da lì. L’11 gennaio la moglie telefona a tutte la case di cura ma la risposta è sempre la stessa: devono dare precedenza alla Asl e possono solo se lo manda la Asl. Altre strutture non hanno reparti covid quindi non lo possono prendere a prescindere. Alla fine la moglie trova una casa di cura per la fisioterapia che lo prenderebbe anche in ragione della giovane età (poco più che quarantenne). All’ospedale la moglie, dopo aver sempre parlato con persone diverse, si sente dire che lei moglie non può prenotare la casa di cura. Ma a seguito di insistenze e arrabbiature… “faremo sapere nel pomeriggio”. Nel mentre F., lasciato su una sedia e stanco di aspettare, anche perché infreddolito, si mette da solo in piedi. Oggi, mentre scriviamo (13 gennaio), la moglie non è stata ancora chiamata. F. è testimone di discussioni tra fisioterapisti per le cure che gli necessiterebbero, visto che avrebbe dovuto stare seduto e in piedi solo con aiuto. Alla fine sembra che si siano messi d’accordo. Il medico (che avrebbe dovuto chiamare l’11 pomeriggio) ha provato a giustificarsi pur essendosi scusato per l’accaduto.F. sta andando per la degenza e fisioterapia post-operatoria in casa di cura reparto covid, infezione contratta in ospedale.: http://www.aduc.it

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Al Papa Giovanni due premi per il ricovero rapido dal Pronto soccorso

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

Bergamo È un duplice premio quello assegnato giovedì 11 novembre nella fase finale del Lean Healthcare & Lifescience Award 2021 al progetto del Papa Giovanni XXIII di Bergamo. ‘Dal pronto soccorso ai reparti’. Al progetto è stato assegnato il secondo posto tra i vincitori della competizione e il primo posto della categoria LEAN projects per la miglior idea nell’ambito dei percorsi in emergenza urgenza. Il progetto è la conclusione dell’analisi avviata per rendere ancora più efficiente il percorso di ospedalizzazione in emergenza urgenza al Papa Giovanni L’analisi permette di introdurre modifiche organizzative con l’obiettivo di ridurre il tempo che trascorre tra la decisione del medico in Pronto soccorso di disporre il ricovero in un reparto ospedaliero e l’arrivo effettivo del paziente al letto di degenza. Tutto ha inizio quando il medico in Pronto soccorso decide che si rende necessario il ricovero, per iniziare un percorso di cura, in vista di un’operazione urgente oppure per un approfondimento diagnostico. Al Papa Giovanni è presente un ruolo di coordinamento tra i servizi di emergenza-urgenza ed i reparti di tutto l’Ospedale. Si tratta del ‘bed management’. Attualmente questa funzione è ricoperta da un team, costituito da un medico ed un coordinatore infermieristico, che svolge un ruolo cruciale per permettere di ridurre i tempi di attesa di ricovero, quello che in gergo tecnico si chiama ‘boarding’. Come in una partita a scacchi, il bed manager, supportato dai coordinatori infermieristici e dai medici individuati come riferimento per i ricoveri in ogni reparto dell’Ospedale, deve aver chiaro il quadro completo in ogni momento ed in tempo reale. Quali letti si liberano in ciascun reparto, quali rimarranno occupati, quali le possibilità per ottimizzare e sincronizzare i ricoveri, per ridurre i tempi morti e i letti vuoti. Il tutto deve girare come un meccanismo sincronizzato, all’insegna dell’efficienza, che in sanità non è mai solo un abbattimento dei costi. È anche e soprattutto sinonimo di sicurezza per il paziente e di possibilità di migliorare la prognosi. Fondamentale per l’elaborazione del progetto è stato il ricorso all’approccio del Lean management. A partire dall’analisi dei dati di ricovero, grazie a un confronto multidisciplinare tra le diverse figure coinvolte nel processo, sono state messe in luce le zone grigie e le criticità, che sono state aggredite e superate studiando le idonee contromisure organizzative che possono agevolare il percorso di ospedalizzazione del paziente. In particolare è stato affrontato con forza il tema delle dimissioni protette, dell’ordine e dell’organizzazione in pronto soccorso. Da un’ottica ‘verticale’, concentrata cioè sul trasferimento del paziente verso i singoli reparti interni dell’Ospedale, si passa a una visione ‘orizzontale’, che mette al centro il paziente e il suo percorso di diagnosi e cura. Sono le diverse strutture a dialogare tra loro per favorire un flusso il più possibile fluido e lineare.

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Covid-19, la variante Delta raddoppia il rischio di ricovero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2021

La variante Delta di Sars-CoV-2 raddoppia il rischio di ricovero per Covid-19 rispetto alla variante Alfa. A confermarlo è un nuovo studio britannico, il più ampio finora condotto, che ha analizzato più di 40mila casi confermati dal sequenziamento in Inghilterra tra il 29 marzo e il 23 maggio 2021. La probabilità di aver bisogno di visite di emergenza o di ricovero ospedaliero era anche 1,5 volte maggiore per le persone infette dalla Delta rispetto a quelle colpite da Alfa. I risultati del lavoro suggeriscono che le epidemie sostenute da questa variante, ormai prevalente in Europa, “possono portare a un onere maggiore sui servizi sanitari” rispetto a quelle provocate dal mutante Alfa ormai scalzato dalla sua posizione dominante, “in particolare nelle persone non vaccinate e in altre popolazioni vulnerabili”, è l’allarme lanciato dagli autori dello studio. I ricercatori mettono in guardia soprattutto dall’aumento del rischio di ospedalizzazione tra le persone non vaccinate o parzialmente vaccinate, poiché questi costituivano la maggior parte dei casi esaminati nello studio. La variante Delta è stata segnalata per la prima volta in India nel dicembre 2020 e i primi studi avevano subito rilevato che è fino al 50% più trasmissibile rispetto alla variante Alfa, identificata per la prima volta nel Kent, Regno Unito. Ora questo lavoro conferma un rischio di ricovero all’incirca doppio per i contagiati da Delta rispetto a chi si è infettato con l’Alfa. Anche il rischio di andare in ospedale per cure di emergenza o di essere ricoverati entro 14 giorni dall’infezione è una volta e mezzo maggiore rispetto alla variante Alfa (1,45 volte).Questo nuovo studio si basa sui casi “confermati da sequenziamento dell’intero genoma, che è il modo più accurato per determinare la variante virale”. Le sue conclusioni sono in linea con risultati precedenti, arrivati per esempio da uno studio preliminare condotto in Scozia che già aveva segnalato un raddoppio del rischio di ospedalizzazione e supportava il sospetto che la Delta fosse associata a una malattia più grave. “La maggior parte dei casi inclusi nell’analisi erano non vaccinati – precisa Gavi Dabrera, del National Infection Service, Public Health England (Phe), uno degli autori principali dello studio -. Sappiamo già che la vaccinazione offre un’eccellente protezione contro Delta e poiché questa variante rappresenta oltre il 98% dei casi di Covid nel Regno Unito, è fondamentale che coloro che non hanno ricevuto due dosi di vaccino lo facciano il prima possibile. È comunque importante in caso di sintomi rimanere a casa e fare un tampone il prima possibile”. Durante il periodo di studio, ci sono stati in totale 34.656 casi della variante Alfa (80%) e 8.682 casi della Delta (20%). Ma la proporzione di casi Delta è andata crescendo fino ad arrivare a pesare per circa i due terzi dei nuovi casi nella settimana a partire dal 17 maggio 2021 (65%, 3.973/6.090), e segnando il sorpasso sull’Alfa in Inghilterra. Circa un paziente su 50 è stato ricoverato in ospedale entro 14 giorni dal primo test positivo (2,2% dei casi Alfa, 2,3% dei Delta). E, tenendo conto di tutti i fattori noti per influenzare la suscettibilità a Covid grave, hanno calcolato un rischio più che raddoppiato di ricovero con la variante Delta (2,26 volte più alto). In questo studio solo l’1,8% dei casi (con entrambe le varianti) aveva ricevuto entrambe le dosi di vaccino; il 74% non era vaccinato e il 24% aveva solo una dose. Gli autori fanno notare che non è quindi possibile trarre conclusioni statisticamente significative su come il rischio di ospedalizzazione differisca tra le persone vaccinate che successivamente sviluppano infezioni Alfa e Delta. I risultati di questo studio ci parlano quindi principalmente del rischio di ricovero ospedaliero per coloro che sono non vaccinati o parzialmente vaccinati. “La nostra analisi evidenzia che, in assenza di vaccinazione, qualsiasi epidemia Delta imporrà un onere maggiore all’assistenza sanitaria rispetto a un’epidemia di Alfa”, conclude Anne Presanis, statistico senior dell’università di Cambridge e uno degli autori principali dello studio, che è stato condotto da ricercatori della Public Health England e dell’Università di Cambridge e finanziato da UK Research and Innovation, Medical Research Council, Department of Health and Social Care del governo britannico e National Institute for Health Research. (fonte: DoctorNews33)

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Ricovero del Papa al Gemelli di Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2021

Il Santo Padre ha colto un po’ tutti di sorpresa recandosi nelle prime ore del pomeriggio di oggi all’ospedale Gemelli in macchina con il suo autista, ma senza scorta. Degenti e personale del Policlinico non si sono accorti dell’illustre visitatore salvo il personale direttamente coinvolto per il suo ricovero. Eppure la degenza del Papa era stata prevista da tempo. Dopo qualche ora dal ricovero è stato operato dal prof. Alfieri ed ora siamo già al bollettino medico che informa sulla riuscita sull’intervento. La patologia del Papa riguarda una infiammazione dei diverticoli del colon. Si tratta di un’operazione che prevede la resezione della parte compromessa. Resterà in ospedale una decina di giorni. L’intervento è ritenuto di una certa importanza ma non è infrequente per le persone di una certa età. Ora l’ospedale è, praticamente, cinto d’assedio dalle troupe televisive, da giornalisti e da una folla di fedeli ma anche di curiosi ma tenuti a bada da un presidio di pattuglie della polizia municipale e da quella di Stato. Per il prof. Pappalardo, docente di chirurgia generale all’Università La Sapienza di Roma la forte infiammazione dei diverticoli del colon provoca un restringimento del lume impedendo il passaggio delle feci. E’ stato, quindi, necessario provvedervi chirurgicamente anche se in precedenza era stato già sottoposto a cure mediche. Ci associamo a quanti, e sono già numerosi a partire dal Presidente della Repubblica, che hanno espresso al Santo Pafre gli auguri di pronta guarigione.

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Aborto farmacologico senza ricovero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Le Società Scientifiche di Ginecologia e Ostetricia esprimono soddisfazione per le nuove linee guida, annunciate ieri dal Ministro della Salute Roberto Speranza, che regolano l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e senza obbligo di ricovero. Si tratta di un passo importante a tutela della salute e dei diritti delle donne, nel pieno rispetto della Legge 194/78.La nuova direttiva, auspicata dalle Società Scientifiche e già in uso in molte regioni italiane, oltre a promuovere una maggiore uniformità di comportamento clinico da parte dei ginecologi italiani, consente alle donne di “attenuare” il disagio di una scelta sempre difficile e dolorosa e l’opportunità di accedere subito a metodi di controllo delle gravidanze non desiderate.La Federazione Italiana di Ginecologia e Ostetricia riconosce il grande e importante successo che la direttiva – emanata a seguito del parere del Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche – traccia nel panorama nazionale, e coglie l’occasione per ribadire al Ministro della Salute la massima collaborazione sulle tematiche inerenti alla tutela della salute della donna.

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La persona con diabete in ospedale

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2016

diabete_21-300x224Ricoverata spesso per patologie diverse dalla loro condizione, le persone con diabete non sempre ricevono un’attenzione ottimale alla loro patologia di base. Questo si può tradurre in un cattivo compenso glicemico, che ha un impatto negativo sull’esito del ricovero, quando non in picchi di glicemia verso l’alto o vero il basso (crisi ipoglicemiche). I diabetologi attirano l’attenzione su questo aspetto poco conosciuto che riguarda non meno di 700 mila persone con diabete ricoverate ogni anno negli ospedali italiani. Sarebbe auspicabile offrire loro una consulenza diabetologica per ottimizzare la terapia alla luce delle condizioni che hanno generato il ricovero, per mettere a punto una terapia già non ottimale, sospendendo farmaci inutili e magari pericolosi, ma anche per inquadrare da zero un paziente al quale viene fatta diagnosi di diabete proprio in occasione del ricovero. Oltre a migliorare la gestione clinica dei pazienti, una ottimizzazione della terapia anti-diabetica durante il ricovero contribuisce ad abbreviarne la durata. E una giornata in meno di ricovero si traduce in 750 euro risparmiati che, moltiplicati per tutti i ricoveri riguardanti persone con diabete potrebbe generare risparmi fino a 1 miliardo di euro.A questo argomento gli esperti della SID hanno dedicato un volumetto di taglio pratico, ‘La gestione della persona con diabete ricoverata per altra patologia’, curato da Daniela Bruttomesso e Laura Sciacca, indirizzato ai medici di altre specialità e nel quale vengono affrontati vari aspetti riguardanti il ricovero di una persona con diabete: dal ruolo del medico a quello dell’infermiere, dall’importanza della dieta a quella della giusta terapia, ai controlli della glicemia.
Quanti sono i ricoveri delle persone con diabete. Le persone con diabete si ricoverano in ospedale molto più spesso rispetto a chi non presenta questa condizione, come dimostrano i dati dell’Osservatorio ARNO Diabete. Nel 2014 i tassi dei ricoveri ordinari per qualsiasi causa sono stati 277 contro 159/100.000, rispettivamente tra le persone con diabete e senza questa patologia.
Circa 1,2 milioni dei circa 6,5 milioni di ricoveri ospedalieri nel 2014 sono stati a carico di persone con diabete. Nel 2014 il 17% circa dei diabetici italiani è stato ricoverato almeno una volta (in media 1,7 volte) e il 5% ha fatto un ricovero in Day Hospital. In pratica ogni anno sono circa 700 mila le persone con diabete che vengono ricoverate in ospedale per qualsiasi motivo.
Insomma negli ospedali italiani, così come in quelli di tutto il mondo non è raro incontrare persone con diabete, ricoverati spesso per condizioni del tutto estranee alla loro patologia. La causa del ricovero è attribuibile a scompenso glicemico in meno del 2% dei casi, mentre nel 9% circa dei casi il ricovero delle persone con diabete è legato a danno d’organo (complicanze croniche della malattia o comorbidità). Le cause più frequenti di ricovero nei diabetici sono invece patologie cardiovascolari (20%), in particolare scompenso cardiaco e l’insufficienza respiratoria, che genera tassi di ricovero doppi tra i diabetici che tra i non diabetici.La durata della degenza nei diabetici è inoltre in genere più lunga che nei non diabetici (in media 12,1 contro 11,2 giorni), probabilmente anche per una non ottimale gestione del diabete che richiede attenzione a vari aspetti: alimentazione, uso ottimale della terapia insulinica, possibili controindicazioni temporanee o permanenti all’uso di farmaci anti-iperglicemizzanti, possibili interazioni con i farmaci per la patologia che ha portato al ricovero, eventuali procedure diagnostiche e/o terapeutiche che influenzano lo schema terapeutico, misurazioni della glicemia nei modi e nei tempi appropriati, gestione corretta di eventuali episodi di ipoglicemia.Fondamentale per migliorare la gestione delle persone con diabete durante il ricovero è che venga richiesta una tempestiva consulenza diabetologica per adeguare la terapia, anche perché peggiore è il compenso glicemico, peggiore sarà l’esito del ricovero. A volte è necessario passare alla terapia con insulina e al momento della dimissione il paziente dovrà ricevere adeguate ‘istruzioni per l’uso’ sulla sua nuova terapia (impiego di siringhe o penne, monitoraggio glicemico, riconoscimento e correzione dell’ipoglicemia). In alcune realtà (Germania, Francia, UK, USA, raramente in Italia) la persona con diabete che viene ricoverata viene segnalata alla struttura di diabetologia dai medici del Pronto Soccorso o del reparto dove viene ricoverata. In questo caso il centro diabetologico esegue una presa in carico immediata e fino al momento della dimissione.
Migliorare l’assistenza alle persone con diabete, ricoverate in ospedale per altra patologia, è anche uno degli obiettivi del Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica del Ministero della Salute e presenta importanti risvolti economici. “Ridurre di un giorno la degenza del singolo paziente si traduce nel risparmio di € 750 euro. Calcolando il numero di ricoveri nelle persone con diabete in Italia (1,2 milioni per anno), la riduzione di un giorno di degenza in tutte le persone con diabete si tradurrebbe in un risparmio di quasi 1 miliardo di euro ogni anno. Una somma ingente che potrebbe essere utilizzata magari anche per assumere alcune centinaia di diabetologi e per rendere in questo modo più incisiva la cura delle circa 700.000 persone con diabete che ogni anno in Italia si ricoverano in ospedale per altra patologia”

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Allergie

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2015

allergic reactionsDa giugno 2014, la European Academy for Allergy and Clinical Immunology (EAACI – Accademia europea per le allergie e l’immunologia clinica) sensibilizza sui problemi posti dalle allergie tramite la sua Beware of Allergy Campaign (Campagna per la consapevolezza della presenza di allergie), che affronta asma, allergie alimentari e anafilassi, e le riniti allergiche, insieme a cure mirate per le allergie basate su immunoterapie con allergeni. La campagna online ha avuto 53 milioni di visualizzazione con circa 170.000 clic nelle prime due ondate.Oltre 20 organizzazioni da tutta Europa sostengono la campagna, tra cui la European National Allergy Societies, Patients Organisations e i farmacisti delle comunità (The Pharmaceutical Group of the European Union).In aggiunta a questa campagna di sensibilizzazione alle allergie pan-europea, EAACI organizzerà due attività nel corso del proprio congresso annuale a Barcellona (6 – 11 giugno) per fornire a tutto il pubblico informazioni sulle allergie: Anaphylaxis School e Beat Allergy Run & Walk.EAACI insieme alla Spanish Society of Allergy and Clinical Immunology (SEAIC), alla Spanish Pediatric Society of Allergy and Clinical Immunology (SEICAP) e alle organizzazioni di pazienti AEPNAA e Immunitas Vera, creerà una “Anaphylaxis School” (Scuola di anafilassi) il 6 giugno 2015 nella Plaza de la Universidad. L’evento ha il format di un’aula con un angolo per i bambini per poter giocare mentre genitori e ragazzi possono ricevere più informazioni sui sintomi dell’anaflilassi, come ad esempio usare un dispositivo automatico di iniezione e come prevenire l’anafilassi.L’anafilassi è una reazione allergica molto grave innescata da alimenti, punture di insetti, alcuni medicinali e dal lattice. Se non curata in tempo può provocare il decesso. La somministrazione tempestiva di adrenalina può salvare la vita. Negli ultimi 10 anni, il numero di ricoveri provocato da anafilassi è aumentato di 7 volte.Maggiori conoscenze sulle malattie allergiche aiuteranno a identificare misure di prevenzione, permetteranno di avere maggiori ricerche scientifiche e una maggiore standardizzazione della cura pazienti. Per richiamare l’attenzione dei partecipanti a Barcellona sui probemi delle allergie, il pubblico insieme ai partecipanti al Congresso EAACI a partecipare alla Beat Allergy Run& Walk (Corsa e camminata per sconfiggere le allergie) domenica 7 giugno, con inizio alle ore 20.00 dal Centre de Convencions Internacional de Barcelona. La registrazione è obbligatoria e può essere effettuata online o direttamente sul posto.

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Carcere alternativo per le madri detenute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2011

Approvato definitivamente il 30 marzo il Disegno di Legge che tutela il rapporto fra detenute madri e figli minori. Quando imputati siano o una donna incinta o madre di figli non oltre sei anni d’età, o un padre (se la madre è deceduta o non in grado ad assistere i figli), la custodia cautelare in carcere non può essere disposta fino a quando i figli non avranno compiuto il sesto anno di età. Circa il diritto di visita al minore malato: il magistrato di sorveglianza può concedere il permesso con provvedimento urgente: nel caso di ricovero ospedaliero terrà conto della durata del ricovero e del decorso della patologia. In situazioni di assoluta urgenza il permesso è concesso dal direttore dell’istituto. La condannata, l’imputata o l’internata madre di un bambino di età inferiore a dieci anni, o il padre condannato, imputato o internato (qualora la madre sia deceduta o non sia in grado di assistere il figlio) sono autorizzati ad assisterlo durante le visite mediche relative a gravi condizioni di salute. Quanto alla detenzione domiciliare: essa può avvenire (per curare ed assistere i figli) presso un istituto a custodia attenuata o, se non sussiste concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti, nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora o in luogo di cura. Infine, se la pena non può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, potrà essere espiata in case famiglia protette, se siano state istituite. Le caratteristiche tipologiche delle case famiglia protette sono determinate con Decreto del Ministro della Giustizia d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.

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Primo Sistema CyberKnife®

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

È attivo presso la Casa di Cura Ulivella di Firenze il primo Sistema CyberKnife® del Centro Italia, il quarto nel nostro Paese.  Questo gioiello tecnologico è considerato il sistema più accurato al mondo per i trattamenti di radiochirurgia. L’apparecchiatura è capace di “colpire” tumori ed altre lesioni in ogni parte del corpo, con elevata precisione e accuratezza.  Questa tecnologia innovativa è già largamente impiegata per il trattamento non invasivo di patologie tumorali in aree cliniche quali la spina dorsale, l’encefalo, i polmoni, il fegato, il pancreas e la prostata.  Il trattamento con CyberKnife® avviene in regime ambulatoriale, senza la necessità di un ricovero ospedaliero, ed è del tutto indolore.  Attualmente sono quasi 200 le postazioni CyberKnife® nel mondo, di cui 22 in Europa e 4 in Italia, ed oltre 80.000 i pazienti trattati nel mondo. La Regione Lombardia, dopo aver esaminato gli eccellenti risultati ottenuti dopo i primi cinque anni della sperimentazione, il 16 dicembre 2009 ha deliberato (n° 10804), sotto la voce “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2010”, l’inserimento a tariffa nella branca di Radioterapia della prestazione “Radioterapia stereotassica senza casco con braccio robotico per il riposizionamento ed il controllo on line del bersaglio” (DRG 92.29M), trattamento a cui il Paziente ha accesso con impegnativa del Medico Curante. Questo provvedimento è importante perché in base al Testo Unico di Compensazione interregionale della mobilità sanitaria del 20.07.2009 qualunque Paziente, di qualunque Regione Italiana può accedere al trattamento con il Sistema CyberKnife® usufruendo del Sistema Sanitario Nazionale. “Il Centro di Radioterapia della Casa di Cura Santa Chiara ha sempre avuto una vocazione verso i trattamenti di tipo stereotassico ad alta precisione” – sostiene il Prof. Franco Casamassima, Ordinario di Radioterapia presso l’Università di Firenze e Responsabile dell’U.O. di Radiobiologia Clinica dell’Università di Firenze, che ha sede presso la Casa di Cura Santa Chiara. “Dal 1998 il Centro ha iniziato i trattamenti stereotassici per lesioni encefaliche e dal 2002, primo in Italia, ha cominciato ad applicare i trattamenti stereotassici anche in sedi extracraniche. Dal 2005 è stata implementata una nuova macchina radioterapica con avanzate tecniche di visualizzazione della sede della neoplasia da trattare, di ricostruzione tridimensionale durante il trattamento del set-up del paziente e di correzione dell’internal margin del paziente, grazie a tecniche IGRT (Imaged Guided Radiotherapy). Con questa macchina, dal 2006 ad oggi, abbiamo trattato oltre 750 pazienti con trattamenti di stereotassi, sia in sedi craniche che extra-craniche”.Nell’ottica di un ulteriore sviluppo di questa esperienza, nel 2009 è stata decisiva l’acquisizione del CyberKnife®, una macchina progettata elettivamente per i trattamenti di radiochirurgia e radioterapia stereotassica, che consente di trattare con maggior sicurezza sedi estremamente critiche e di applicare nuovamente il trattamento ai pazienti già trattati in altre sedi con radioterapia tradizionale e ad essa recidivati.  Tutte queste premesse supportano l’intenzione di ottimizzare l’uso della macchina attraverso una selezione interdisciplinare delle indicazioni e della casistica che veda assieme Radioterapisti, Neurochirurghi, Chirurghi toracici, Chirurghi addominali, ORL, etc. ed Oncologi medici.

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La salute in tasca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2010

Guida pratica per difendere il proprio diritto alla salute di Gerardo d’Amico, con Massimo F. Dotto Sapere a chi rivolgersi per l’assistenza domiciliare di un parente, e quali siano i requisiti per ottenerla; conoscere i propri diritti nel rapporto con il medico di famiglia o in caso di ricovero ospedaliero; essere informati sugli obblighi di lavoratore e azienda. E poi, la normativa in materia di AIDS, i migliori ospedali italiani ed esteri, i numeri dei centri specializzati per le principali patologie e un approfondimento su nuove tematiche quali la procreazione assistita, il testamento biologico, la terapia del dolore e il trattamento di fine vita. Sono riportate norme e sentenze dei tribunali su quella che è definita la seconda sanità migliore al mondo, e ne vengono messe in luce contraddizioni e iniquità. Con linguaggio chiaro e comprensibile, La salute in tasca risponde immediatamente a tutte le incertezze connesse al «problema salute» che quotidianamente affliggono milioni di italiani. (Pagine 280 Euro 17,00 Codice 14183P ISBN 978-88-425-4540-8)

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Roma: Emergenza freddo

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Campidoglio. «A causa dell’ulteriore abbassamento delle temperature previsto per i prossimi giorni, così come segnalato dall’Aeronautica Militare e dalla Protezione Civile, il Comune di Roma, in collaborazione con Metropolitane di Roma, ha predisposto l’apertura straordinaria notturna delle metropolitane da oggi fino a lunedì 25 gennaio per consentire il ricovero di persone senza fissa dimora. Per la linea A resteranno aperte le stazioni Barberini, Flaminio, piazza Vittorio e San Giovanni; della linea B, le stazioni Piramide, Tiburtina e Ponte Mammolo».  È quanto dichiara l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso.

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