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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘riflessione’

Il voto alle regionali: una riflessione di carattere generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Si vota il 22 aprile prossimo. Sono interessati il Friuli, il Molise e la Valle d’Aosta. Sono tre regioni che hanno un basso numero di abitanti ma il loro voto è significativo in quanto sono le prime dopo le politiche del 4 marzo. Si vuole verificare la tenuta del centro destra e delle sue componenti, la capacità dei pentastellati di mantenere le proprie posizioni in ambito regionale e se la crisi del Pd continua ad erodere consensi. Ogni partito, in questo caso, cerca di non “compromettersi” troppo a livello nazionale con il proporre alleanze o intese che possono diventare poco chiare agli elettori e pregiudicare la stessa formazione di un governo. Proprio per questo motivo si pensa di posticipare un’eventuale affidamento dell’incarico, per la formazione dell’esecutivo, dopo il 22 aprile prossimo. Però, poi, a giugno si vota ancora alle amministrative e la storia non finisce qui se vi aggiungiamo, il prossimo anno, le elezioni europee. Se poi, a prescindere da tutti questi “tatticismi”, vogliamo valutare una linea di tendenza, che sta mostrando chiari segni di una presa di coscienza collettiva, dobbiamo riconoscere, in tale contesto, un calo non solo fisiologico dei partiti tradizionali. Una propensione, per altro, verificabile anche all’estero. In altri termini ciò che ha rappresentato per tutto il XX secolo una forte identità ideologica dei partiti da quello comunista alla destra, dal centrismo di taglio democristiano e agli stessi movimenti estremisti, sembra aver esaurito o di molto ridotta la sua carica “passionale”. Al loro posto si stanno affermando nuove identità che in un certo senso tendono a dividersi in due parti ben distinte che potremmo chiamare il partito dell’essere e quello dell’avere. O per meglio dire di chi dispone delle risorse per vivere agiatamente e chi ha poche disponibilità e vivacchia. I primi sono una minoranza e i secondi una maggioranza. Questi ultimi hanno, purtroppo, il difetto di non essersi del tutto resi conto che in democrazia valgono i numeri che la stessa minoranza non ha. Ma nonostante questa défaillance chi ha sa di poter contare sul “dio denaro” e degli effetti distorsivi che provoca nei semplici di cuore e negli ingenui di turno. Ora, a nostro avviso, sta andando a maturazione una nuova e più genuina consapevolezza e in questa “terra di mezzo” sono inevitabili molti scontri: da quello generazionale all’invadenza dei media, dalla disinformazione all’esasperazione sociale e identitaria. Non vorremmo che alla fine subentri la stanchezza e si ritorna al vecchio metodo di fare politica o si scateni una rivolta popolare. (Riccardo Alfonso)

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Gli ultimi attentati devono far riflettere gli italiani e gli europei

Posted by fidest press agency su martedì, 22 agosto 2017

barcellona attentatoÈ necessario ripensare due concetti che il politicamente corretto della sinistra e dei circoli culturali del buonismo hanno finora imposto, forti del loro controllo su molti media: l’accoglienza e l’integrazione. I fatti tragici di questi ultimi anni e quelli di Barcellona e forse di Turku in Finlandia di queste ore dimostrano che è fallita l’integrazione con la parte più radicale e fanatica dell’Islam che si è dimostrata quindi inconciliabile con i traguardi raggiunti dalla nostra civiltà”. È quanto dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
“Per questo – aggiunge – bisognerà prevedere per gli immigrati naturalizzati o di seconda generazione che mostrino un radicalismo religioso la privazione della cittadinanza. Altro che ius soli. La cittadinanza non può essere un diritto, ma una conquista di cultura e di rispetto per chi ti ospita. Allo stesso tempo, appare chiaro che l’accoglienza quantitativa e qualitativa sta destrutturando e disumanizzando le nostre società aperte e tolleranti”. “Rischiamo – conclude Cirielli -di divenire xenofobi per colpa di un’immigrazione incontrollata voluta dalla sinistra, ma abbiamo il diritto, come diceva Popper (non certo di Destra o populista), di non tollerare gli intolleranti in nome della tolleranza”.

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La sinistra italiana: una riflessione che viene dal passato

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

carraAnni fa Eduardo Aldo Carra ha scritto un libro titolato: “Ho perso la sinistra. Le ragioni del declino e le proposte per reinventarla” con la prefazione di Aldo Tortorella (Collana Materiali, Prezzo 8,00 euro, Pagine 144). Allora, nel 2008, si annotava non solo la scomparsa della Sinistra Arcobaleno, ma di tutta la sinistra italiana. E a questo riguardo Carra scriveva: “Nel sistema bipolare si conta se si governa o se si ha il peso per condizionare il governo. Le forze di centro sinistra oggi non sono maggioritarie. E allora o si fanno alleanze larghe o si conquistano nuovi consensi. Nelle ultime elezioni non si sono fatte alleanze e si sono persi consensi. Da qui la gravità della sconfitta. Ma questa crisi in realtà nasce da lontano, e investe soprattutto il rapporto con il mondo del lavoro e con i giovani”. La tesi dell’autore è che gli elettori di sinistra non si siano spostati a destra, ma abbiano dato vita al secondo partito della sinistra: il partito dell’astensione. I voti sono, quindi, ancora recuperabili, ma solo con una profonda ricostruzione di strategie e comportamenti. È necessario, quindi, che la sinistra si faccia promotrice di uno stile di vita alternativo e di un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. Questa ricostruzione della sinistra, nel mondo multipolare che scaturirà dalla crisi che sta investendo l’intero pianeta, deve assumere una dimensione europea sia per non rischiare l’emarginazione sul piano economico, sia per riproporre i valori sociali che hanno caratterizzato le esperienze socialiste europee avviando una nuova stagione di diritti del lavoro e di cittadinanza. Ora mi chiedo cosa è cambiato a distanza di nove anni? Poco o nulla, purtroppo, nella famiglia litigiosa del centro-sinistra. La nota più significativa è stata, semmai, quella di aver aperto una porta, non uno spiraglio, a una nuova idea di politica incarnata nella fattispecie dal Movimento 5 stelle. E questo, forse senza che la sinistra ne avesse piena consapevolezza, ha sancito la fine del centro sinistra e non solo come forza di governo e a metterci la pietra tombale è stata e continua ad essere la leadership di Matteo Renzi, l’uomo che divide e non unisce. Ma c’è anche una grossa novità nella politica italiana ed è costituita dal fatto che non esistono più, se non con numeri risibili elettoralmente parlando, i partiti nati e cresciuti intorno a una identità ideologica. Oggi sta nascendo nell’opinione pubblica, e non solo italiana, una nuova certezza che il mondo si sta sempre più caratterizzando tra chi ha e chi è e il chi ha, pur rappresentando una ristretta minoranza, ha saldamente in mano le leve del potere e le esercita per emarginare il chi è rappresentato da quel popolo che per la loro condizione economica è posto ai margini della società. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi politici e sociali della Fidest)

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Una riflessione sulla sicurezza a partire dalla Bibbia di Anna Maffei

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

pianeta terraIl bisogno di sicurezza è posto al centro di tutto in questo nostro tempo. E’ un ritornello che ci stordisce e che risuona, spaventando fin nel profondo le coscienze anche dei/delle più giovani fra noi. Siamo incerti su tutto, il lavoro specialmente – non c’è sicurezza sul lavoro e non c’è sicurezza del lavoro. Siamo incerti sul futuro del pianeta, siamo precari nei nostri affetti, non ci sentiamo sicuri a camminare per strada nelle nostre periferie, il nostro futuro economico è incerto e incerto è il futuro dei nostri risparmi, per chi ancora ce li ha. In risposta a questo bisogno di sentirsi al sicuro si propongono a livello governativo delle norme che vengono riassunte nell’espressione “pacchetto sicurezza”, ma in queste norme sono presentate soluzioni che non creano sicurezza ma inimicizia, divisioni, diffidenze, conflitto sociale e quindi maggiore insicurezza. Vorrei proporre per una volta un approccio diverso a questo tema che parta dalla fede e dalla Bibbia. C’è un versetto biblico che risuona nella mia testa molto spesso, una frase che ho cercato di insegnare al mio nipotino per il momento in cui va a letto: “In pace mi coricherò, in pace dormirò, perché tu solo Signore mi fai abitare al sicuro” (Salmo 4, 8). Questa è la sicurezza di cui parla la Bibbia: fiducia in Dio anche quando dormiamo, cioè quando siamo completamente senza difese. E’ anche l’esperienza di Giacobbe fuggiasco da un fratello che minacciava di ucciderlo quando, solo, con una pietra per guanciale, dormiva e sognava di una presenza rassicurante. Al suo risveglio esclamava: “Dio era in questo posto e io non lo sapevo!”. Fede è fiducia in Dio che si fa presente e ci protegge in situazioni senza luce. La fiducia, e il tipo di sicurezza che ne deriva, non è naturale, è rivelazione, va appresa vivendola. E va appresa proprio nell’incontro con l’Altro per eccellenza, con lo Sconosciuto che imprevedibilmente ci incontra. In che modo può questa intuizione biblica venirci incontro mentre parliamo delle nostre concrete insicurezze e delle nostre paure? Il Dio biblico non ci incontra soltanto nella visione luminosa in una notte buia ma ci incontra nell’altro, il fratello prima ostile. Dio aveva detto a Giocobbe: “Io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai”. E poi dopo molti anni Giacobbe dice al fratello Esaù che lo accoglie superando inimicizia e desiderio di vendetta: “Io ho visto il tuo volto come uno vede il volto di Dio”. Il volto s-conosciuto di Dio è ri-conosciuto nel volto del nemico ritrovato come fratello. Paradossalmente il “pacchetto sicurezza” contrabbanda come sicurezza l’istituzionalizzazione della paura del diverso, rende più difficile l’incontro fra italiani e stranieri, nega la fraternità e l’uguaglianza di diritti, sacralizza il concetto di nazionalità, mina alle radici la fiducia reciproca indispensabile alla convivenza pacifica cercando di trasformare perfino i medici da coloro che si prendono cura a possibili delatori di identità “clandestine”. Nessuna persona è clandestina perché la terra non è proprietà esclusiva e definitiva di un popolo, di nessun popolo, la terra è eredità promessa ai miti e i miti sono coloro che accolgono l’altro così com’è, con il suo bisogno di amore, di protezione, con la sua fame di vita e di dignità. Nell’ambito della Conferenza mondiale dei battisti per la pace che si è tenuta a Roma e si è conclusa il 14 febbraio scorso abbiamo esplorato e analizzato molti fra i 50 conflitti armati che infuriano oggi nel mondo. Abbiamo anche considerato le scie di sangue che percorrono paesi che si credono pacificati, abbiamo ascoltato testimonianze drammatiche di persone provenienti da popoli umiliati da governi autoritari e corrotti, abbiamo udito le grida soffocate dei popoli falcidiati dalla guerra per il pane che manca, dalla pandemia dell’aids, dalla malaria, dal colera per l’acqua inquinata. Oh se si riuscisse a vivere e a combattere per un’idea, un obiettivo di sicurezza che abbracciasse tutti questi popoli, tutti i bambini, tutte le donne, quelle violentate nelle nostre case e nelle nostre strade e quelle stuprate ed esibite come trofei di guerra o come conquiste nei bordelli delle terre esotiche visitate da ricchi turisti! La sicurezza si costruisce con la giustizia e non con la pseudogiustizia privata, nazionale ed armata. Né le ronde, né gli eserciti per le strade ci faranno sentire più sicuri. Le mani intrecciate, le storie ascoltate, i diritti riconosciuti, la presa in carico delle responsabilità storiche che portiamo tutti insieme, il ri-conoscerci nella fraternità e nell’uguaglianza qualunque sia la terra dove siamo nati, questo potrebbe farci scoprire che Dio era proprio qui in mezzo al buio della nostra cecità e noi non ce ne eravamo accorti. (fonte: UCEBI.IT)

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“La vicenda di dj Fabo ci colpisce, ma ci aiuta a fare una riflessione ulteriore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

montecitorio“Se ne va, proprio mentre in Parlamento stiamo discutendo un disegno di legge che prevede le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat). Una legge che come altre arriva dopo un lungo percorso nel mondo civile, che chiede più diritti. Negli ultimi anni abbiamo visto sempre più persone attraversare il confine per accedere alle cliniche svizzere dove esiste una precisa regolamentazione in merito”. Lo dichiara Micaela Campana, deputata del PD.”La legge non istituisce un obbligo, ma una possibilità in più in uno stato laico per quei cittadini che non riconoscono più nella propria esistenza le ragioni e le passioni di una vita. C’è chi può e vuole “ricostruirsi” e continuare a lottare, ma anche chi come Dj Fabo o Piergiorgio Welby in una condizione fortemente invalidante hanno preferito la libertà di andarsene. Questo non ci lascia immuni o impassibili di un dramma, ma pensare che anche nel momento più delicato lo Stato li abbia lasciati soli, senza una regolamentazione, costringendo Fabo e altri ad affidarsi ad uno Stato estero, è doppiamente una sconfitta. – Conclude Campana – Forse è per questo che dovremmo arrivare presto ad una legge, per dare fino all’ultimo valore al termine cittadinanza”.

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A proposito del tema riguardante l’eliminazione/riduzione dei privilegi pensionisti in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

pensionatiRiceviamo, per conoscenza, quanto Luigi Ciolli  ha scritto allo Staff L’Arena Rai. Riprendiamo il messaggio convinti d’offrire ai nostri lettori utili motivi di riflessione: “Spettabile Staff L’ARENA – RAI Grazie per l’interessante ultima trasmissione che ha affrontato il tema della eliminazione/riduzione dei privilegi pensionisti in Italia ma, siamo rimasti sorpresi nel vedere che le osservazioni tecniche dell’On. Maurizio Paniz (esperto avvocato che difende dei privilegiati) non sono state presi al volo dai politici che partecipavano alla trasmissione al fine di presentare una proposta per una legge inattaccabile da ricorsi. Speriamo nella prossima trasmissione possiate cogliere l’occasione proporre all’attenzione dei politici e dei telespettatori quanto segue.
In sintesi, l’esperto avvocato On. Maurizio Paniz ha chiaramente spiegato che
un ricorso contro un provvedimento legislativo per ridurre i privilegi pensionisti
può essere accolto, come lo è già stato in passato, dalla Corte Costituzionale se diretto solo su alcuni soggetti. Al contrario, il ricorso non avrebbe speranza se il provvedimento di legge avrà come base l’emergenza, sia limitato nel tempo e diretto a tutti.
Per quanto sopra, per eliminare/ridurre i privilegi pensionistici, è possibile purché il Governo e/o i parlamentari varino un provvedimento in pochi giorni, come segue:
1) è possibile soddisfare il primo requisito, infatti, premesso che in Italia siamo in emergenza economica tanto che i lavoratori sono stati oggetto di eliminazioni di loro diritti pregressi, il dimostrarlo di nuovo appare semplice.
2) è possibile soddisfare il secondo requisito, infatti, possiamo limitare nel tempo, diciamo 5 anni, la riduzione e/o eliminazione dei privilegi pensionistici. Poi vedremo se l’emergenza passerà o meno.
3) è possibile soddisfare il terzo e ultimo requisito, infatti, basta che il provvedimento sia diretto a tutti, ricalcolando le pensioni con il sistema contributivo. Ovviamente detta norma dovrebbe intervenire su importi mensili netti superiori ai 1.800,00 euro per non creare nuovi poveri e la stessa norma deve stornare subito i risparmi che ne conseguono ai disoccupati, cassaintegrati, nullatententi e via dicendo, in modo da rimettere subito in circolo (nei consumi quotidiani) tali risorse e far ripartire consumi e occupazione. Vale notare che questo è, a nostro giudizio, il punto che pare ostacoli detto provvedimento perché tocca ex-sindacalisti, pensionati baby e via dicendo che sono la massa dei privilegiati a carico di tutta la collettività.
Come sopra detto, come hanno spiegato anche gli eletti al Parlamento che abbiamo sentito in trasmissione, bastano pochi giorni per varare un simile provvedimento. Certo che non lasciano ben sperare le risposte del Presidente della Camera dei Deputati alle Jene quando gli hanno chiesto di sopprimere l’assurda assicurazione ai parlamentari che grava sulla collettività.
L’importante è che, chi abbiamo eletto a rappresentarci al Parlamento, comprenda che per riavviare l’economia del Paese occorre dimostrare ai cittadini che si lavora davvero per eliminare i privilegi che affossano l’economia e aumentano la disparità tra i cittadini.
Occorre creare fiducia nel futuro e, nello stesso tempo, immettere subito sul mercato dei consumi le risorse che i privilegiati accantonano in conti correnti improduttivi e/o le trasferiscono all’estero: infatti, i non abbienti spenderebbero subito mese per mese quanto gli arriverebbero rilanciando il mercato dei consumi che crea posti di lavoro”. (Pier Luigi Ciolli Cittadini per vivere la città – nuove direzioni)

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Riflessione dell’On. Mario Tassone sul Meeting di CL a Rimini!

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2016

riminiIl Meeting di Rimini, che Comunione e Liberazione organizza da molti anni, è un appuntamento a cui non mancano i detentori pro tempore del potere e personaggi famosi. Anzi per i primi è l’occasione per riproporre, più che idee e programmi, leadership a volte appannate. Una tribuna per gli esponenti del governo e nessun riscontro equilibrato a posizioni diverse! Una presenza a un salotto divenuto esclusivo per la sapiente regia degli organizzatori impegnati a presentare C.L. come realtà profetica dai progetti di ampio respiro, dalle verità indiscusse. Una oasi incontaminata dai mali di questo mondo, affollato da peccatori e inadeguati. E allora si comprende la corsa a partecipare per conquistare benemerenza e un salvacondotto. Mai Rimini ha visto in primo piano personaggi di un “mondo diverso”. E quando ci sono, anche in questa edizione, sono risucchiati da un conformismo fastidioso. Si parla degli altri, di quelli che stanno fuori perché nel Meeting tutto è ritenuto perfetto. Certo il dato positivo è la presenza di tanti giovani che partecipano con l’entusiasmo della fede, questa si vera, e della generosità propria del loro tempo. E poi cosa rimane? Non si sa in un anno, aspettando l’agosto successivo, cosa fanno Cl e le sue potenti strutture collaterali. Quanto si è discusso a Rimini, temi ripassati per la verità, non trova sbocchi. Tutto si consuma nell’apparire. Quanto serve per continuare un impegno talmente esclusivo che scompare dai rader della conoscenza . Si dice che la scelta politica è individuale. Ma molti personaggi, noti alle cronache, non sarebbero andati lontani se non ci fossero state le adesioni di giovani, e non, a cui si chiede servizio verso gli ultimi…. e qualche supplemento in più. Rimini ha sempre sdoganato tutto anche quando si soffocavano i vecchi partiti, la D.C. veniva vilipesa e la storia democratica contraffatta. C’è sempre una zona grigia in certe vicende: la dicotomia fra valori con forza affermati e la pratica. Un imbroglio e una offesa! Il presidente della repubblica, che non si è sottratto al richiamo riminese, nel suo intervento ha detto: “molti si isolano in circuiti ristretti, illudendosi che il mondo appartenga solo a chi la pensa come loro e riversano astio e livore su chi pensa diversamente”. Una riflessione che condivido. Mi auguro che Mattarella l’abbia fatto pensando anche ai suoi ospitanti, gestori di una organizzazione sempre più esclusiva dalle élites spinte e disinvolte!

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Il celibato dei preti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 luglio 2014

celibato dei pretiArriva in libreria il nuovo e atteso volume, edito da Elledici e Velar, Il celibato dei preti. Una sfida sempre aperta (pagine 304 – € 19,00).
Si tratta di un libro che va dritto al cuore della questione, senza pregiudizi e lontano da stereotipi. Ne è autore, Vittorio Moretto, missionario Comboniano, per anni in missione in Togo, e formatore di giovani missionari.L’autore affronta il tema del celibato sacerdotale, particolarmente discusso nel nostro tempo. Di fronte a interrogativi e obiezioni, il libro sviluppa una riflessione molto approfondita sulla questione. Non è un libro per specialisti – anche se da questi prende le più sostanziali informazioni storiche, teologiche, spirituali, psicologiche e sociologiche per metterle al servizio del lettore – ma uno strumento prezioso, completo ed equilibrato, chiaro e profondo al contempo, per comprendere, al di là di pregiudizi e stereotipi, la realtà della scelta celibataria, per aprire il cuore alla persona di Gesù Cristo, al suo messaggio e all’insegnamento della Chiesa e per scoprire il senso, la bellezza e la possibilità di vivere in modo corretto la sessualità nel celibato consacrato.
L’autore, nelle pagine di questo suo documentato libro – composto da 20 capitoli – si sofferma e si confronta con obiezioni molto comuni quando si affronta questo tema: “Il celibato non è qualcosa di anormale?”; “Non è innaturale in se stesso e perciò impossibile da proporre?; “Perché la Chiesa impedisce che i sacerdoti si sposino?”; “Perché non permette che si ritorni alle consuetudini dell’inizio del cristianesimo, quando esistevano sacerdoti e vescovi sposati?”; Non è una posizione disumana, quella della Chiesa?”.
Questi e molti altri interrogativi, seri e importanti, meritano una riflessione e una risposta che questo libro intende offrire.
L’autore non intende provocare polemiche, confronti o divisioni, degli uni contro gli altri, su verità teologiche, storiche e sociologiche, bensì si augura che sia possibile per il lettore scoprire il senso, la bellezza e la possibilit&agra ve; di vivere in modo corretto la sessualità nel celibato consacrato.Una pubblicazione impegnativa, ma chiara ed esaustiva nel dare risposte chiare e meditate ad una questione molto dibattuta dei nostri tempi, all’interno come fuori del mondo ecclesiale.

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Carceri: simpone una seria riflessione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2014

Man Behind Bars“Le parole rese oggi dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, durante l’audizione in commissione giustizia alla Camera sul dl carceri, ci impongono una seria riflessione” così Alessandro Pagano, capogruppo di Ncd in commissione giustizia alla Camera, commenta la relazione del procuratore aggiunto e già direttore del Dap, Sebastiano Ardita. “Sono due gli aspetti, sottolineati dal procuratore, che preoccupano e non poco. Da una parte, la questione della “liberazione anticipata speciale” che, con il meccanismo previsto dal decreto, per cui lo sconto cresce con il crescere della pena, crea una situazione paradossale, ovvero la possibilità di far uscire i soggetti più pericolosi sul piano criminale. In parole più semplici, ciò vuol dire che a usufruire di tale liberazione anticipata speciale potrebbero essere esponenti della criminalità mafiosa, condannati a pene lunghe. Dall’altra, la questione del risarcimento cosiddetto equitativo. Si tratta di una disposizione che, se applicata massicciamente, costringerebbe lo Stato a sostenere costi elevatissimi. Parliamo di cifre folli, fino a 365 milioni di euro l’anno, tanto quanto lo stanziamento per il piano carcerario” spiega Pagano. “Di fronte a tutto questo, credo sia necessario avviare una seria e profonda riflessione. Dobbiamo evitare che il dl carceri si trasformi in un boomerang, i cui effetti sarebbero tutti a carico della collettività, sia in termini di sicurezza dei cittadini che di costi” conclude.

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Gesù storico, Gesù della fede

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2013

Giuseppe Flavio, storico ebreo negli anni 93 o 94 d.C. nelle sue “Antichità giudaiche” parla di Gesù. Oggi non esiste il manoscritto originale. Possiamo accedere alla sua conoscenza solo attraverso la copiatura del manoscritto ad opera, nel corso dei secoli, dei diversi monaci cristiani. A questo riguardo va altresì precisato che prima del terzo secolo d.C. non esistevano monasteri e data la professione di fede ebraica di Flavio e l’ambiente nel quale viveva vi possono essere stati dei ritocchi al suo manoscritto. Pur con tutte queste puntella-ture, ciò che emerge, dal testo giunto ai giorni nostri, è che la testimonianza sull’esistenza di Gesù è da considerarsi valida. Flavio lo definisce: “Un uomo buono che attrasse dietro di se molte persone, che ebbe dei discepoli che gli rimasero fedeli anche nei momenti più difficili e che fu condannato sotto Pilato e morì sulla croce e che i suoi discepoli, sin dal primo momento, dissero che al terzo giorno era resuscitato e vive in mezzo a noi, e in lui si compiono le cose meravigliose annunciate dai profeti.”
A questa testimonianza “esterna” si aggiunge quella dei suoi discepoli e, soprattutto dei quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni che ci hanno raccontato la vita di Gesù segnandola come la “buona notizia” dal greco “evangèlicon”. Non solo. A latere sono fiorite altre “buone notizie” da autori poco noti e che sono passate alla storia come “apocrife”. Da tutto ciò non mi sembra vi possano essere dubbi sull’esistenza di un uomo carismatico, dalla parola suadente, dalla fermezza dei suoi principi posto al cospetto delle debolezze umane incluse quelle dei sacerdoti di Gerusalemme nel tollerare la presenza di mercanti dinanzi al tempio, luogo di fede e di sacrale rispetto. Ma la storia può spiegare il Gesù della fede?
Questa riflessione la considero importante per considerare il fondamento sul quale si costrui-scono il cristianesimo e la sua pesante eredità di sofferenze, martirii, persecuzioni ed emarginazioni. La parola di Gesù è stata quella che uccide perché la natura umana conosce la strada giusta ma preferisce percorrere l’impervia. Perché non è sufficiente costruire una Chiesa in nome di un Gesù elevato agli onori di un Dio. Occorre ogni giorno dare testimonianza di se ed essere costruttori di pace per ritrovare la via, la verità e la giustizia. E in questo le religioni non sempre si ritrovano con il Gesù della fede facendoci dubitare della sua stessa esistenza.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Governo: il bastone e la carota

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2012

Editoriale Fidest. Abbiamo parlato di un “governo tra i peggiori se non il peggiore” dall’unità d’Italia ad oggi e più passa il tempo e più ci convinciamo di non aver esagerato. Abbiamo già e più volte esposte le nostre ragioni che hanno motivato quanto in precedenza affermato, e ora vorrei aggiungervi una riflessione in più. Deriva dal fatto che nel mentre constatavamo lo smantellamento sistematico dello stato sociale e l’impoverimento delle famiglie mi chiedevo da cosa poteva derivare tanta protervia. Ora ho chiaro l’intendimento. Sotto la suggestione delle esternazioni volte ad indicarci che quanto si sta facendo è ispirato ad una concezione nuova nel modo di gestire il paese, si stanno facendo dei passi indietro per riportarci agli anni postbellici della seconda guerra mondiale. Era il tempo in cui l’esistenza della guerra fredda e dei blocchi contrapposti fece dell’Italia una sorta di sorvegliata speciale per via dell’”espansionismo sovietico” e per l’essere il paese con il più numeroso partito comunista dell’occidente. E il mondo occidentale per blandirci favorì la stagione dei diritti. Ora il governo Monti sta azzerando tutti i passi avanti sin qui realizzati incominciando a penalizzare le pensioni in quanto ritenute concesse con generosità, a colpire le piccole proprietà immobiliari perché considerate il frutto di quei guadagni non dovuti, a mettere mano alla riforma del lavoro che umili i diritti per esaltare i doveri ma solo, ovviamente, quelli dei lavoratori. E il costo della vita è diventato anch’esso uno strumento repressivo per ridurre il potere d’acquisto dei redditi già di per sé medio-bassi e a ridurre di conseguenza la bilancia dei pagamenti esteri a partire dal conto energetico. Ora abbassando la capacità finanziaria delle amministrazioni locali le costringe a chiedere più tasse ai propri cittadini favorendo la loro contrarietà al solo scopo di dirottare il malumore dal governo centrale a quello periferico. E tutto questo avvalendosi dell’arbitrio esercitato dalla comunità internazionale che guarda all’Italia come una nazione da punire e non da aiutare commissariandola con il suo fiduciario più affidabile. E noi che facciamo? Lasciamo che i ricchi si tutelino e si arricchiscono di più e diamo la fiducia a chi proprio non se la merita? Come dire: chi è causa del suo mal… (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il grillo parlante

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Pinocchio by Enrico Mazzanti (1852-1910) - the...

Pinocchio by Enrico Mazzanti (1852-1910) - the first illustrator (1883) of Le avventure di Pinocchio. (Photo credit: Wikipedia)

E’ il personaggio immaginario del romanzo di Carlo Collodi. Si introduce nel racconto mostrandosi dotato di generosità, saggezza e intelligenza. Oggi dopo le varie versioni compresa quella di Disney lo catturiamo per farlo esordire in quella parte del mondo che soffre a fronte di altri che di quel dolore mostrano poca sensibilità e interesse.
E Collodi si è dovuto servire di un “non umano” per penetrare nei pensieri altrui ricercandovi la ragione smarrita, il senso del giusto, il valore della vita.
E quante volte oggi dobbiamo pensare a quel cittadino del mondo che si lascia sedurre dall’imbonitore di turno sacrificando la sua intelligenza sull’altare dell’opportunismo, della venalità, della superficialità, e chiederci cosa lo riduce a rendere inascoltata la voce che cerca di richiamarlo al giusto. Ma in questa società così protesa verso il possesso, come status symbol della propria identità, come si fa a richiamare l’attenzione sul valore dell’essere? Sembra trovarci nel bel mezzo di una corsa ciclistica dove si è attorniata da girini che ce la mettono tutta per superare gli altri e se qualcuno si ferma rischia d’essere travolto da questo gruppo di velocipedi.
Si ha quindi l’impressione che l’unico modo per non farsi male è quello di seguire la corrente, pur sapendo che il traguardo diventa una chimera per molti, perchè è semplicemente la fata Morgana dei nostri tempi. Eppure si corre e la schiera s’infittisce sempre di più. E’ una follia dei nostri tempi. Quando sarà possibile voltare pagina in sicurezza? Perché insieme non ci fermiamo e cerchiamo di prendere coscienza di cosa siamo diventati e porre un freno all’ansietà che ci pervade?
Forse dovremmo cominciare a ponderare meglio le cose della vita, ai valori reali che essa esprime, ai piccoli piaceri che certamente non ci assicurano benessere ma ci permettono tranquillità, riflessione, assennatezza. Per comprendere, finalmente, che mettere al mondo un nostro simile non significa molto se non gli permettiamo di vivere, senza correre, ma per guardare la propria esistenza con l’occhio del saggio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Incontro con Padre Joseph-Marie Verlinde

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

Roma 5 marzo 2012 – ore 18.15 Sala Museo – Abbazia delle Tre Fontane Via Acque Salvie, 1 Incontro con Padre Joseph-Marie Verlinde Autore del libro DA CRISTO AL GURU ANDATA E RITORNO L’esperienza di un cercatore di Dio Quella di J.-M. Verlinde è un’esperienza umana e di fede atipica: dottore in scienze e ricercatore al Fondo Nazionale di Ricerca Scientifica del Belgio, a ventuno anni abbandona una carriera promettente per diventare discepolo di un guru indù. Ritornato in Europa, viene iniziato ai poteri occulti e diventa adepto della New Age.Oggi, invece, Verlinde è impegnato in una vita consacrata di tipo monastico. La ricerca di senso ha portato il protagonista di questa esperienza a percorrere le strade delle grandi religioni orientali e a confrontarle con la Verità di Cristo. L’autore ha vissuto questo confronto nella profondità del suo corpo e della sua anima, offrendo una testimonianza di vita e allo stesso tempo una riflessione molto esigente. Con un linguaggio molto semplice, con rispetto e attraverso sfumature diverse, padre Joseph-Marie analizza le grandi saggezze dell’Oriente, le confronta e le verifica con la Verità del Cristo. Sono pagine dove il senso pedagogico si coniuga con il rigore scientifico, filosofico e teologico.

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Piccole imprese: contrattazione territoriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2011

Numero di imprese per settore

Image via Wikipedia

Proporre una riflessione sulla contrattazione territoriale nell’attuale momento è una prova di grande ottimismo. Perché si prevede un’ulteriore articolazione del sistema contrattuale quando i già esistenti meccanismi della rappresentanza e della contrattazione collettiva sono in grave sofferenza, a causa della crisi. Perché si propone una nuova modalità di cooperazione tra i soggetti sociali quando da più parti si arriva ad archiviare anche l’idea che i diversi portatori di interesse possano convergere su decisioni di una qualche utilità generale. La cronaca quotidiana non manca di fornire giustificazioni a tale scetticismo ma se allarghiamo lo sguardo sul difficile percorso richiesto al Paese per rioccupare il suo posto in Europa, non meno ottimistica appare l’idea che politica e mercato, che non godono certo di buona salute, abbiano le risorse necessarie per gestire, in condizioni di autosufficienza, la fuoriuscita dalla crisi.  Assumendo come sfondo la necessaria cooperazione tra i diversi poteri, nessuno dei quali innocente rispetto alla situazione disastrata in cui ci troviamo, la dimensione territoriale della contrattazione viene proposta con tre interrogativi: La contrattazione territoriale si può inserire nei processi in atto di aggregazione tra piccole imprese per uscire dalla loro minorità competitiva, potenziando ed arricchendo di nuovi contenuti il policentrismo economico ed istituzionale che costituisce una grande risorsa per il Paese? Quali sono i contenuti di questa nuova forma di contrattazione collettiva in grado di attivare nuove ragioni di scambio tra imprese e sindacati nell’obiettivo condiviso di allineare verso l’alto le “performances” economiche e sociali dei diversi aggregati di piccole imprese localizzate sul territorio? Quale la strumentazione operativa, i sistemi informativi, gli indicatori, sulla cui base posizionare, in termini di capacità competitiva, gli aggregati territoriali di piccole imprese, appartenenti ad una comune filiera produttiva e i criteri sulla cui base regolare la dinamica dei salari? Gli interrogativi sono più ampi delle risposte disponibili. Ma è proprio questa la condizione che giustifica la riflessione proposta.

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150° Riflessioni sull’identità nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2011

Italiano: Veduta della città di Urbino dalla c...

Parma 15 e venerdì 16 dicembre 2011 Aula Magna – Palazzo centrale – via Università, 12 Programma:
Giovedì 15 dicembre ore 9.00 – 13.00 Saluti delle Autorità Introduzione del Magnifico Rettore dell’Università di Parma Prof. Gino Ferretti Apertura dei lavori Presiede: Camillo Brezzi – Università di Siena 150°. Riflessioni sull’identità nazionale. Presentazione > Piergiovanni Genovesi – Università di Parma Un’identità nazionale? > Alberto Mario Banti – Università di Pisa Memorie divise/memorie frammentate > John Foot – University College London – Gran Bretagna
Più stato, più mercato. Economia e politica nei 150 anni di unità nazionale > Gianluca Podestà – Università di Parma
Chiesa e Stato in Italia > Agostino Giovagnoli – Università Cattolica di Milano La storiografia tedesca sul Risorgimento > Werner Daum – Fernuniversität Hagen Germania Dibattito
ore 15.00 – 19.00 Presiede: Daniele Marchesini – Università di Parma Le immagini dell’identità nazionale > Gloria Dolores Bianchino – Università di Parma Le bandiere degli Italiani > Giorgio Vecchio – Università di Parma Le sonorità nazionali > Stefano Pivato – Università di Urbino dentità italiana e passione sportiva > Paul Dietschy – Université de Franche-Comté – Francia Gli italiani che si battono: una questione di identità militare > Dino Mengozzi – Università di Urbino Le identità nascoste. Film per l’unità > Michele Guerra – Università di Parma Dibattito
Venerdì 16 dicembre ore 9.30 – 13.00 Presiede: Alba Mora – Università di Parma Le celebrazioni dell’Unità: 1911, 1961, 2011 > Maurizio Ridolfi – Università della Tuscia La nazione a sinistra > Maurizio Degl’Innocenti – Università di Siena
L’altra metà del cielo: identità nazionale al femminile > Fiorenza Tarozzi – Università di Bologna La rappresentazione dell’antitaliano > Angelo Ventrone – Università di Macerata L’altra Italia. Identità nazionale, culture di opposizione ed emigrazione politica > Eva Cecchinato – Università di Venezia Dibattito e chiusura dei lavori

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Lettera di un italiano al “Foglio”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2011

Pizza Berlusconi, so-called ‘best pizza in the...

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Egregio Direttore. Ho letto la lettera inviatale da Berlusconi. Mi consenta replicare. Premetto, a scanso di equivoci, che non intendo contestare quanto il presidente le ha scritto ma mi limito a fare qualche riflessione. Pare evidente che esistono due versioni opponenti tra loro. Da una parte esistono dei magistrati che hanno aperto un fascicolo nei confronti di Berlusconi con particolari infamanti sulla sua vita sessuale e quanto altro. Dall’altra si afferma che è tutta una montatura giudiziaria e mediatica. Se debbo credere al capo del governo ne consegue che ci troviamo al cospetto di una magistratura “eversiva e golpista” come è stato ripetutamente affermato dalla “vittima”. Ora mi domando se al cospetto di questo “vulnus” che colpisce gravemente la tenuta stessa della democrazia, tanto che lo stesso Berlusconi ha lasciato trasparire il sospetto che la procura di Napoli voglia interrogarlo come testimone solo per “incastrarlo” ovvero per coglierlo in flagranza di reato e quindi arrestarlo non essendo prevista, in questo caso, l’immunità parlamentare, non pensa, che a questo punto, egregio direttore, vi sia materia sufficiente per mandare i carabinieri ad arrestare questi “golpisti”? Ma se ciò non accade qualche dubbio sull’innocenza del presidente mi viene spontanea. Caspita, mi chiedo, è stato indagato, mi dicono, per ben 50 volte e mai un procedimento ha avuto modo di essere celebrato fino alla sentenza finale se non fossero intervenute le prescrizioni e le leggi ad personam e persino la derubricazione del reato di falso in bilancio. Glielo dica lei, egregio direttore, si faccia almeno una volta processare, dimostri di non temere la giustizia, dimostri che l’Italia è un Paese a democrazia compiuta e che i diversi poteri dello stato funzionano. Ha persino un precedente illustre: quello del senatore a vita Giulio Andreotti. Ma a questo punto non è tanto la difesa d’ufficio quanto l’intelligenza ad essere messa duramente alla prova. Per ogni cosa vi è un limite e questo limite, di là delle vicende giudiziarie, è stato superato. Non le pare? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lavoro: disoccupazione giovanile

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 agosto 2011

“Un paese dove 1.138.000 giovani non hanno un lavoro e dove alcune regioni, come la Sicilia, detengono record negativi di disoccupazione degli under 35 del 28% – è un paese che va dritto verso la catastrofe. I numeri segnalati dalla Confartigianato ci confermano che l’Italia non e’ un Paese per giovani. Questi dati impongono a tutti una riflessione immediata a partire dalla manovra in corso di esame al Senato. Il decreto approvato il 12 agosto con una miopia senza pari infatti non dedica un briciolo di attenzione alla questione giovanile; alla mancanza di lavoro e di aspettative di cui soffrono i nostri ragazzi. Non intervenire con decisione per lenire e rimuovere questa gravissima difficoltà nel nostro paese equivale a non saper stabilire le priorità; una colpa imperdonabile per chi guida la nazione. Tra i nostri giovani i più validi emigrano e ci privano del loro talento e della loro capacità di mutare una situazione che ci ha trascinato nell’emergenza. Senza i nostri giovani e le loro aspettative possiamo già considerarci in default”. Lo dichiara Guglielmo Vaccaro, deputato del PD.

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“Faust” di Silvia Colasanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2011

Siena 11 luglio alle 21.15 al Teatro dei Rinnovati, prima esecuzione assoluta, commissionata dall’Accademia Musicale Chigiana, di Faust, tragedia soggettiva con musica di Silvia Colasanti su testo di Fernando Pessoa, progetto nato da una idea di Francesco Frongia e Silvia Colasanti. Scritta per attore, soprano ed ensemble, l’opera si presenta come una riflessione sul Faust in chiave contemporanea. Così parla del suo nuovo lavoro la compositrice romana: “Cosa ne è stato del Faust illuminista che trova la salvezza nella conquista del Paradiso? In cosa si è trasformato l’ideale goethiano della conoscenza? Quale la sua evoluzione novecentesca? Il poema di Pessoa si presenta come il dramma di un’anima, bloccata nel suo nichilismo, nella sua incapacità di amare. Racconta il regista Francesco Frongia: “In 18 scene vogliamo rendere la complessità dell’opera di Pessoa attraversando e accompagnando il solitario protagonista nella sua lotta tra l’intelligenza e la Vita. In questo Faust immaginiamo un uomo solo con le sue ombre evocate attraverso video che lo circondano e che rendono reali i suoi incontri e i suoi incubi. Insieme a lui in scena una cantante darà voce e farà da contrappunto al suo monologare. La parola sarà incastonata nella musica, sia nei momenti del canto sia in quelli recitati; saranno a tratti i soli suoni a restituire allo spettatore la tragedia interiore di Faust”. Faust sarà interpretato dall’attore Ferdinando Bruni, sulla scena insieme al soprano Laura Catrani; l’Icarus Ensemble è diretto da Gabriele Bonolis; regia di Francesco Frongia; scene e luci di Nando Frigerio; impianto scenografico e realizzazione tecnica del Teatro Elfo Puccini.programma completo su http://www.chigiana.it .Biglietti: 25 e 18 euro (ridotto 8 euro).

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Teologia del corpo

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

Roma, dal 9 all’11 novembre 2011 convegno internazionale dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum sul tema della Teologia del Corpo. All’incontro parteciperanno esperti da varie parti del mondo, che approfondiranno questa tematica da una prospettiva interdisciplinare: bioetica, filosofica, giuridica, biblica, umanistica, teologica, pastorale e anche dal punto di vista artistico e della comunicazione. Il convegno intende dare un’equilibrata e interdisciplinare visione del corpo, che serva anche di base a riflessioni ulteriori e che possa rispondere alle questioni riguardanti la dignità e la grandezza del corpo e il suo ruolo nel mistero della salvezza. Presenterà, dunque, i fondamenti filosofico-teologici sul valore del corpo umano, che nella sua unità inscindibile con l’anima costituisce l’essenza dell’uomo. Fra i numerosi argomenti che saranno trattati: introduzione generale alla teologia del corpo (Prof. P. Pedro Barrajón LC), la teologia del corpo e l’evangelizzazione (Mons. Savio Hon Tai – Fari), la teologia del corpo e la pastorale sanitaria (Mons. Sygmund Zymonsky), la teologia del corpo nell’arte (Prof.ssa Yvonne Dohna), importanza e significato della teologia del corpo (Cardinale Carlo Caffarra), il futuro della teologia del corpo (Prof. Michael Waldstein). Il convegno è rivolto a tutte le persone interessate che desiderano conoscere meglio la novità e la profondità di questa tematica. Inoltre il convegno è di particolare importanza per gli studenti di filosofia, teologia, bioetica, giurisprudenza e arte, perché consente di approfondire le caratteristiche legate alla persona umana nella quale la corporeità ha un valore oggi emergente. Il programma completo del convegno si può vedere sul sito http://www.upra.org

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