Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘riflessioni’

La Chiesa che verrà. Riflessioni sull’ultima intervista di Armando Matteo a Carlo Maria Martini

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

€ 17,10 Editore:San Paolo Edizioni Collana:Dimensioni dello spirito Pagine:208.È ancora viva nella memoria di tutti l’ultima intervista rilasciata da Carlo Maria Martini al Corriere della Sera, pochi giorni prima di morire, nella quale denunciava il ritardo della Chiesa nei confronti del mondo attuale. Questo volume, aperto da una commovente lettera dell’autore al Cardinale, prova a raccogliere le provocazioni di quell’intervista, individuando le ragioni del ritardo in una mentalità pastorale ancorata ai ritmi e agli stili di vita degli uomini e delle donne di due secoli fa. Evidenzia il mancato confronto, da parte dei pastori della Chiesa, con la complessa situazione odierna, a partire dalla rottura della trasmissione generazionale della fede, dalla radicale trasformazione delle famiglie, dalla nuova collocazione culturale e sociale delle donne, fino all’invasione di una “spiritualità giovanilistica- che inquina e corrompe ogni affare ed ogni affetto umani. Questo, tuttavia, non vuole dire che non sia possibile operare quel cambiamento radicale richiesto da Martini, oggi soprattutto grazie alla spinta che Papa Francesco ha impresso al cammino ecclesiale, sin dall’inizio del suo pontificato. È tempo allora di cambiare. È tempo di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro per la Chiesa che verrà, non lasciando più risuonare nel vuoto l’interrogativo che, in punto di morte, il Cardinale Martini rivolse a ognuno di noi: «Che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».

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Bernard Berenson: Voci e riflessioni

Posted by fidest press agency su martedì, 26 luglio 2022

Diario 1941-1944 collana i Fari, pp. 624, 19 euro Introduzione di Vittorio Sgarbi La nave di Teseo In libreria dal 5 agosto “Se le aspirazioni verso il bene e il bello sopravviveranno, che forma prenderanno, che espressione troveranno nelle arti verbali e visive e della musica? Non possiamo immaginarlo più di quanto un greco del tempo di Pericle avrebbe potuto prevedere le cattedrali di Chartres o di Reims, le tragedie di Shakespeare, la musica di Beethoven, di Wagner o di Strauss.” Nel pieno della seconda guerra mondiale Bernard Berenson, il più grande critico d’arte del Rinascimento, è in Italia, a Firenze. Americano di nascita ma toscano di adozione, Berenson vive buona parte di quegli anni di lotta e paura nella villa dei Tatti, tra le mura antiche vigilate da Giotto, Ambrogio Lorenzetti, Ercole de’ Roberti. Qui, tra il 1941 e il 1944, alimenta i suoi studi enciclopedici, dai geroglifici delle piramidi agli affreschi perduti di Mantegna, rilegge Benedetto Croce, Bergson, i versi di Shelley. Ma la bellezza non basta a tenere lontana la barbarie, e così le letture, gli incontri, le fughe improvvise dell’umanista riflettono l’avanzata del Fascismo, le conseguenze delle leggi razziali, testimoniano la sua precaria libertà. I Tatti diventano il confino volontario di un pellegrino della bellezza, che in questo libro si racconta mentre vede intorno a sé salire “una marea che minacciava di sommergere e inghiottire ciò che era stato il suo Motivo per vivere ed è il bene più prezioso di ogni civiltà”.

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Storie e riflessioni sul testamento solidale

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2022

In questo periodo di costante emergenza, tra pandemia e guerra, le Organizzazioni del Terzo Settore hanno saputo intercettare bisogni non colmati dalle altre istituzioni, sperimentando risposte spesso innovative e in tempi molto brevi. Le domande più frequenti in questo tempo d’incertezza riguardano soprattutto il futuro; domande a cui è sempre più difficile dare una risposta. Da questa riflessione il Comitato Testamento Solidale ha dato vita all’instant book “Lasciare traccia”, una raccolta di storie provenienti da ognuna delle 25 Organizzazioni Non Profit che compongono il Comitato, a testimoniare quanto un gesto semplice come il lascito solidale possa cambiare in meglio la vita di una persona o di una intera comunità.Il Comitato Testamento Solidale, nato nel 2013, è stato fra gli artefici di un cambiamento che, secondo gli esperti, proseguirà ancora nei prossimi anni, assecondando e incoraggiando atti di responsabilità solidale verso la collettività attraverso una costante opera di informazione e sensibilizzazione. Se questa tendenza sia ancora in crescita o abbia conosciuto una battuta d’arresto nel corso dell’ultimo anno, lo scopriremo il 13 settembre prossimo, quando il Comitato terrà a Roma il suo annuale evento in occasione della Giornata internazionale del lascito solidale. In quella sede saranno resi noti i risultati del nuovo studio condotto sugli italiani da WaldenLab, che conterrà preziose informazioni sulle percezioni e sulla propensione alla solidarietà, anche post mortem.

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Bernard Berenson: Echi e riflessioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2022

Diario 1941-1944, collana i Fari, pp. 624, 19 euro. Lo sguardo di uno dei più grandi critici d’arte rivolto all’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. 1941-1944: anni di tragici eventi, massacri, deportazioni, morti e odio implacabile. In questo libro presentati al pubblico italiano da uno straniero, Bernard Berenson. Illustre critico e umanista, scelse di vivere in Italia, a Firenze, tra gli italiani, per osservare quei giorni di lotta e miseria. Echi e riflessioni è un diario. Giorno dopo giorno a partire dal gennaio 1941, l’autore segue il dipanarsi degli eventi, realizzando una cronaca nuda e dolorosa di quei giorni. Lui, spettatore imparziale e saggio, che da straniero non era meno in pericolo, seppe cogliere il caos che ne seguì, tenendo le orecchie aperte a tutti gli echi che gli giungevano, impadronendosi di essi, soppesandoli ed esaminandoli. Questo è senza dubbio il libro più importante pubblicato fino ad oggi su quel periodo. È la testimonianza di un uomo colto sull’Italia e sugli italiani. Quella di un critico che, dopo aver studiato per oltre cinquant’anni e aver dedicato la propria esistenza alla realizzazione del suo ideale umanistico, è sempre più consapevole che intorno a sé ribolliva spaventosamente “una marea che minacciava di sommergere e inghiottire ciò che era stato il suo Motivo per vivere ed è il bene più prezioso di ogni civiltà”.

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Bollette e paradossi. Riflessioni: siamo un Paese allo sbando energetico

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2022

Sulla crisi energetica ne abbiamo sentite tante ma la situazione è sempre identica: prezzi in crescita e provvedimenti solo a livello tampone con iniziative (va riconosciuto) che sono anche molto azzardose per un regime politico abituato a mungere contribuenti e consumatori piuttosto che ad investire su di essi. Inoltre ci sono le lamentele che arrivano da politici di ogni livello. Caratteristica: occorre agire, con i più “virtuosi” che auspicano maggiore impegno per le energie alternative… sostanzialmente: tutti non hanno niente da dire. Poi le lamentele di alcune associazioni di consumatori, che sono passate dall’invito a non pagare le bollette (lo chiamano autoriduzione) a continuare a chiedere al governo interventi su interventi senza indicare da dove dovrebbero essere presi questi soldi.Poi certi ambientalisti che perorano il buio e il freddo piuttosto che incentivare l’unico modo che oggi abbiamo per non dover spegnere l’interruttore, il brutto e cattivo fossile. Non che il non-fossile sia inutile, ma…. domani: oggi è un altro giorno. Ultimi arrivati i Comuni, quelli che hanno spento le luci di alcuni loro palazzi e monumenti per significare la loro indignazione del fenomeno. Quei Comuni, spesso imprenditori pubblici nel nome del loro modo di concepire privatizzazioni e liberalizzazioni, che sono anche azionisti di società energetiche e che ben si guardano, oltre all’uso corrente e pubblico che fanno dei loro utili, di dedicarli alla specifica bisogna. Insomma una sorta di circo dove ognuno cerca di trarre profitto decantando la propria bellezza di fronte al cattivo e indefinito padrone dell’energia.Chi semina vento raccoglie tempesta, dicevano i nonni. E il vento è stato quello di investire su forniture da Paesi amici e non amici (Russia in primis) senza considerare che, oltre a dirsi disponibili a pagare le loro fatture, sarebbe stato opportuno poter usare questi contratti con la stessa scaltrezza ed efficacia che, per esempio, il premier russo Putin sta utilizzando il gasdotto Nord Stream 2: merce di scambio per garantirsi il cuscinetto ucraino contro la presenta Nato ai confini del proprio impero…. Roba di “alta” geopolitica da cui noi siamo assenti/inesistenti, e ci siamo affidati alla Germania che si è affidata agli Usa che, come sempre, da presunto guardiano dell’Occidente comunque filtra attraverso i propri interessi nazionali.Non stupisce che dopo tanto vento oggi ci sia la tempesta. L’Italia non è attrezzata per far fronte agli uragani. Ci siamo per questo affidati all’Unione europea che, nella fattispecie, è carente del principale grimaldello che occorrerebbe in casi del genere: un ministero degli Esteri con una politica estera comune… roba, al momento, da dibattiti culturali a margine dell’attività comunitaria. Al momento – bando alle chiacchiere – non ci resta che individualmente economizzare il più possibile sulla nostra energia… tanto fra un mesetto dovrebbe fare meno freddo. E ci raccomandiamo che, siccome sono prossime diverse tornate elettorali amministrative, votando ci si ricordi di chi ha detto cosa. François-Marie Arouet – Aduc http://www.aduc.it

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Covid e dintorni”: Riflessioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2021

Dai due simbiotici cinesi, pazienti dello “Spallanzani” a Roma, all’arrivo dei primi vaccini, fino all’afflizione delle varianti. Il Covid non solo come racconto di un periodo di “sospensione”, con un’ecatombe di vittime, ma anche come occasione per riflettere sugli errori del passato e sulle dinamiche del futuro.Domenico Mamone e Giampiero Castellotti firmano “Covid e dintorni”, libro di 204 pagine dove vengono rinnovate le memorie documentate di luoghi e persone di un anno straordinario, da Wuhan a Codogno, da Mattia a Vo’ Euganeo, dai lockdown ai camion di Bergamo, interrogandosi anche sui molteplici errori che hanno investito l’amaro “modello italiano”, dal protagonismo dei territori ai ritardi su scuola e trasporti, dalle “profezie” dei troppi scienziati ai numeri che non tornano.Il libro si sofferma in particolare sulla dicotomia tra Nord e Sud Italia: se il settentrione è stato flagellato dal virus, il Mezzogiorno ha visto esplodere i problemi di carenza strutturale, ad iniziare da quella sanitaria, e le criticità sociali. Emblematici i dati Eurostat citati nel libro: i posti letto in strutture residenziali per cure a lungo termine nel 2017 erano 4,2 ogni mille residenti in Italia, contro gli 8,2 nel Regno Unito, i 9,8 in Francia e gli 11,5 in Germania. Con nette differenze tra i territori: dai circa 70 posti ogni mille anziani a Trento, ai 28 in Piemonte e Lombardia, fino a sotto ai due ogni mille anziani in Basilicata.A chiudere, tante osservazioni sulla “lezione” offerta dal virus: il senso di sospensione, il monito per l’economia e le imprese, la gerarchia delle priorità, la ghettizzazione dei deboli, il Nord e il Sud, la necessaria rigenerazione morale.Per volere degli autori il libro, nella versione digitale, è di libera consultazione in quanto ogni spontanea offerta è destinata all’emergenza Covid della Caritas di Roma Per leggerlo: urly.it/3bvyr.

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Qualche riflessione sulle obbligazioni legate alla sostenibilità

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

A cura di Philipp Buff e Stéphane Rüegg. Molti anni fa gli investitori azionari sono stati i primi a considerare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) utilizzando strategie dedicate e il coinvolgimento degli investitori. E dopo qualche falsa partenza, finalmente anche il reddito fisso sta rapidamente recuperando terreno. Il valore delle obbligazioni in circolazione classificate come ESG ha raggiunto attualmente i 1.000 miliardi di dollari USA. Una cifra destinata sicuramente ad aumentare. Uno dei motivi è l’arrivo di un nuovo strumento innovativo, le obbligazioni legate alla sostenibilità. Questi titoli, che offrono un nuovo modo di interagire con le aziende sulle questioni che gli investitori ritengono più importanti, hanno il potenziale di diventare la forma standard di investimento ESG nel reddito fisso. Nel tempo potrebbero addirittura sostituire gli strumenti tradizionali come forma standard di credito.La definizione precisa degli obiettivi è una caratteristica importante di questi strumenti. Molti investitori, infatti, sono scettici nei confronti dei green bond perché è difficile valutare se il denaro raccolto venga effettivamente destinato a progetti ambientali. Le obbligazioni legate alla sostenibilità risolvono questo problema integrando un forte incentivo per le società emittenti ad adottare pratiche più sostenibili. Tale incentivo si presenta sotto forma di “sanzione”, sotto forma di cedole più alte o pagamenti aggiuntivi agli investitori alla scadenza, che si attivano ogni volta che non vengono raggiunti gli obiettivi prefissati. È sensato credere che l’ampia gamma di potenziali obiettivi legati alla sostenibilità possa contribuire a diffondere questo strumento in tutti i settori – a differenza dei green bond, che finora sono stati in gran parte emessi dalle utility. Il commercio al dettaglio rientra tra i settori che potrebbero dimostrarsi una ricca fonte di obbligazioni legate alla sostenibilità nei prossimi anni.Ma, soprattutto, non si tratta solo dell’ambiente. Mentre le prime obbligazioni legate alla sostenibilità erano vincolate a obiettivi ambientali come la riduzione delle emissioni di gas serra, la casa farmaceutica Novartis ha deciso di concentrarsi sull’accesso ai farmaci da parte delle fasce di popolazione a reddito medio e basso. Ciò riflette le specificità del settore e della strategia dell’azienda e dimostra che tali obbligazioni possono includere obiettivi personalizzati scelti all’interno dell’intero spettro dei criteri ESG. Nel corso del tempo ci aspettiamo di vedere più obiettivi sociali e orientati alla governance accanto a quelli ambientali, cosa che potrebbe ulteriormente differenziare le obbligazioni legate alla sostenibilità dai green bond.L’investimento in questi nuovi titoli presenta tuttavia un compromesso: richiede maggiore attenzione e una due diligence più approfondita.Al momento, un aumento di 25 pb della cedola sembra essere la sanzione più diffusa, ma è poco rispetto alla cedola iniziale di un’obbligazione. Idealmente, la sanzione dovrebbe essere simile agli aumenti di cedola che si verificano quando il rating degli emittenti viene declassato – prossimi ai 125 pb. In altre parole, un obiettivo legato alla sostenibilità dovrebbe essere importante quanto un obiettivo legato al rating creditizio. Chanel ha compiuto un primo passo verso l’interruzione del trend dei 25 pb.Sebbene gli investitori debbano fare attenzione a non pagare troppo, il prezzo finora è indicativo del ruolo che in futuro potrebbero svolgere le obbligazioni legate alla sostenibilità. Prevediamo che la loro popolarità crescerà ulteriormente grazie alla recente decisione della Banca Centrale Europea di includere questi titoli nei propri programmi di acquisto e come garanzia a partire da gennaio 2021. Si tratta di un cambiamento significativo, in particolare poiché la BCE ha precedentemente escluso le strutture di cedole crescenti (quelle attivate, ad esempio, dal peggioramento dei rating). La progressiva ammissibilità di questi strumenti, dovrebbe stimolare ulteriori emissioni nei prossimi mesi.A nostro avviso, le obbligazioni che incorporano gli obiettivi OSS 3, 7 e 13 – che riguardano energia pulita, azione per il clima e salute e benessere – potrebbero moltiplicarsi. Esiste anche la possibilità che le obbligazioni includano altri obiettivi OSS, tra cui acqua pulita e servizi igienico-sanitari, riduzione della disuguaglianza, consumo e produzione responsabili.

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“Riflessioni sul crescente interesse per le azioni nel mercato brasiliano”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

A cura di Dara White, Responsabile globale azioni mercati emergenti di Columbia Threadneedle Investments. È vero che spesso nell’investimento ogni cosa ha il suo prezzo, ossia che per conseguire rendimenti elevati spesso occorre esporsi a un alto rischio, ma negli ultimi decenni gli investitori brasiliani hanno avuto il lusso di beneficiare di rendimenti interessanti sui depositi bancari a fronte di un rischio decisamente contenuto. Negli ultimi 10 anni i tassi d’interesse si sono attestati in media al 10% e nel 2016 il SELIC (il tasso di riferimento brasiliano) era a quota 14,25%.Non sorprenderemo nessuno affermando che con i tassi d’interesse su livelli tanto elevati il paese ha una base di investitori al dettaglio assai ridotta. Con un tasso d’interesse medio di ben il 10% nell’ultimo decennio, gli investitori non avevano motivo di acquistare azioni o investimenti alternativi. Infatti, meno dell’1% degli adulti brasiliani investe in borsa, una percentuale microscopica rispetto al 40% circa degli adulti statunitensi. Nel paese gli investimenti azionari al dettaglio si attestano ad appena il 10%, un livello insignificante rispetto agli investimenti pensionistici e obbligazionari, che con il 72% la fanno da padrone.In Brasile la spesa per consumi rappresenta circa due terzi del PIL, pertanto l’impatto della flessione dei tassi può essere un importante fattore di stimolo per l’economia. A fine anno i dati relativi al credito e ai prestiti evidenziavano una crescita assai rapida, soprattutto per le famiglie, e il settore delle vendite al dettaglio non ha fatto eccezione. Il Brasile ospita il più grande settore della gestione patrimoniale dell’America latina: al 31 dicembre 2019 era valutato a 8.600 miliardi di real (2.100 miliardi di dollari) e negli ultimi cinque anni è cresciuto di ben il 14,5%. Pur essendo senz’altro elevata a livello regionale, pari al 74% del PIL a fronte del 22% del Cile o al 10% del Messico, la penetrazione del settore è ancora bassa rispetto allo standard globale (negli Stati Uniti si attesta a circa il 120%), quindi le opportunità di crescita sono notevoli. Inoltre, nel 2019 nel paese il pool di risparmio dei privati raggiungeva quasi gli 800 miliardi di real (199 miliardi di dollari), l’equivalente del 16% delle masse in gestione totali (negli USA è pari a circa il 10%), a suggerire che è giunto il momento di investire.Cosa implica questa combinazione perfetta (tassi d’interesse più bassi, maggiore partecipazione degli investitori al dettaglio e cambiamenti strutturali del settore dei servizi finanziari) per gli stock picker come noi? Prendere in considerazione i temi top-down è essenziale per valutare il successo dei titoli bottom-up, ma è indispensabile individuare imprese di qualità per partecipare al meglio a questa osservazione tematica. A nostro avviso, è giunto il momento di dare via libera ai broker online, che stanno cambiando la dinamica competitiva del settore e democratizzando l’accesso ai prodotti d’investimento offrendo una piattaforma che permette ai brasiliani di accedere a gestori indipendenti e a fondi di terze parti.Prevediamo che l’intermediazione online sarà sostenuta anche da afflussi significativi nel mercato azionario brasiliano, in quanto i risparmiatori ricercano rendimenti più appetibili dopo il calo dei tassi d’interesse. Si stima che i nuovi investimenti possano avvicinarsi ai 91 miliardi di real (17 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni e, secondo le stime più prudenti, entro il 2025 l’allocazione azionaria dovrebbe raggiungere il 25% delle masse in gestione, a fronte dell’attuale 10% circa. Questa opportunità dovrebbe consentire ai broker online di crescere con un ritmo più rapido rispetto al settore e modificare la natura estremamente concentrata della gestione patrimoniale brasiliana, in particolare per le società basate sull’imprenditorialità nel cui DNA sono insite la tecnologia e l’innovazione, permettendo loro di trarre i maggiori vantaggi da questa trasformazione dirompente. Questa è senz’altro una fase entusiasmante per essere uno stock picker in Brasile: le IPO sono aumentate del 66% nel 2019, in controtendenza rispetto al trend globale che le vedeva in calo del 17% nello stesso periodo. Osserviamo un’accresciuta concorrenza tra le borse locali ed estere, come il Nasdaq, per ospitare queste nuove quotazioni. Con il progressivo incremento dello spessore e della qualità di questo universo in un simile contesto, la gestione attiva assume un ruolo centrale e il Brasile diventa il terreno ideale per permettere agli stock picker come noi di differenziarsi ancora di più.

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Tempo di riflessione e di scelte…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo tempo tragico di pandemia, vengono alla mente e al cuore le parole straordinarie e profetiche di San Giovanni Paolo II. Era l’Anno della Redenzione, Domenica 25 marzo 1984 nel Giubileo delle Famiglie quando egli pronunciò questa preghiera e questo accorato appello nell’Atto di Affidamento e di Consacrazione del Mondo Al Cuore Immacolato di Maria per la salvezza dell’umanità. Con lo sforzo, l’impegno da parte di ciascuno e non pochi sacrifici, riusciremo a combattere anche questo terribile male. Ma ci chiediamo quale sia il senso di quanto sta accadendo. Possiamo avere una risposta nelle parole del Cardinale Angelo Comastri con cui iniziava il Rosario il 31 marzo scorso su TV2000: “La Madonna ci ottenga il dono della luce per capire la lezione che ci viene da questa epidemia. Prima di tutto è un invito a fare un bagno di umiltà, per capire che siamo piccoli e fragili, e tutti abbiamo bisogno di aggrapparci ad una roccia, e La Roccia è soltanto Dio! Non dimentichiamolo! Poi, è un invito ad uno stile di vita più sobrio, più rispettoso nei confronti della creazione, che ha delle leggi ben precise, che vanno rispettate, altrimenti ci facciamo del male con le nostre stesse mani. Se mettiamo la mano sul fuoco, il fuoco non è cattivo; stolti siamo noi che mettiamo la mano sul fuoco! Ed infine, è un invito a riscoprire il vero senso, il vero significato della vita. La vita non è un gioco ma è un impegno per preparare il biglietto per entrare nella vera Festa che è al di là di questa vita! E nella festa si entra soltanto con il biglietto della bontà, il biglietto della Carità, che va preparato quaggiù, con una vita buona, subito, ora. Se vivessimo così la vita, saremmo felici fin da quaggiù”. È tempo di ritrovare la strada per Dio che i più hanno perso, ciò che è essenziale e il bene vero. Proviamo a metterci “dalla parte di Dio”: cosa ne abbiamo fatto dei Suoi Comandamenti? E delle vite che dovevano nascere e non essere abortite? Cosa ne abbiamo fatto del Matrimonio e i Suoi doni straordinari come il Battesimo, l’Eucarestia e la vita Eterna? Il Signore vuole salvarci e cerca il nostro cuore! Ma tocca a noi. Chiediamo perdono, preghiamo per tutti e aiutiamoci gli uni gli altri. Dio ci aiuterà a trovare un valido rimedio. (by Don Stefano Tardani)

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Dialoghi Riflessioni sulla democrazia / Diálogos Reflexiones sobre la democracia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

DSCN2194Roma Martedì, 10 dicembre ore 18:30 Martes 10 de diciembre a las 18:30 h. Sala Dalí Piazza Navona, 91. Donatella Di Cesare e Daniel Innerarity hanno analizzato nei loro saggi l’incertezza contemporanea e i grandi problemi filosofico-politici dei nostri tempi: il ruolo politico della filosofia, l’immigrazione e l’attuale crisi dell’Unione Europea. L’evento fa parte del programma «La Cultura è Capitale», organizzato dall’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Spagna e dalla Fondazione con il Sud, per celebrare Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Ingresso gratuito.
Donatella Di Cesare y Daniel Innerarity han analizado en sus ensayos la incertidumbre contemporánea y los grandes problemas filosóficos y políticos de la actualidad: el papel político de la filosofía, la inmigración y la actual crisis de la Unión Europea. El evento forma parte del programa «La Cultura è Capitale», organizado por la Oficina Cultural de la Embajada de España y la Fondazione con il Sud para celebrar Matera Capitale Europea della Cultura. Entrada libre.

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Riflessioni di un ex magistrato e un ergastolano

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

Cella dieci/ Luogo buio di paura/ senza orizzonte/ luogo senza luogo/ mondo all’incontrario/ luogo di follia/ senza cielo/ senza Dio/ luogo senza dove/ luogo senza me.
Leggendo alcune dichiarazioni dell’ex magistrato di “Mani pulite” Gherardo Colombo nella rivista di “Ristretti Orizzonti” (anno 20, numero 6, novembre 2018) ho pensato che sta portando più frutti alla legalità, come privato cittadino, adesso, di quando sbatteva solo le persone in cella.
– Penso che tutte le volte che ci debba essere il carcere, il carcere debba essere completamente diverso da quello che è oggi.Molti pensano che il carcere sia la medicina. Ciò non è vero, perché il carcere rappresenta piuttosto una malattia della società, la gabbia dell’odio e della rimozione sociale. In luoghi come questi non si migliora, ma si peggiora. Continuando a sentirci ripetere che siamo irrecuperabili, che siamo dei mostri, che siamo cattivi, alla fine ce ne convinciamo e cerchiamo di esserlo davvero. Nella maggioranza dei casi l’istituzione penitenziaria opera ai margini del diritto, in assenza di ogni controllo democratico, nell’arbitrio amministrativo e nell’indifferenza generale. Ma, forse, la cosa peggiore del carcere è che la tua vita dipende da altri che, continuamente, ti dicono cosa devi fare e quando e come devi farlo. Spesso, questi “altri” sono peggiori di te, e tu devi per forza sottostare ai loro capricci.
– L’unico studio serio che è stato fatto sulla recidiva nel campo delle sanzioni alternative dice che per chi usufruisce dell’affidamento in prova ai servizi sociali il risultato è (nei successivi sette anni dopo la scarcerazione) il 19% di recidivi, mentre chi esce dal carcere a fine pena dopo aver scontato tutta la pena dentro, torna in carcere 68 volte su 100.Una volta un mio amico albanese che tutti consideravano un po’ matto mi disse: “Se in carcere ragioni razionalmente sei rovinato. Fai come me, fai lo scemo ed anche se non sarai felice non vai nei guai”. Da quella volta, mi sono convinto che a volte i matti ragionano meglio dei normodotati. Il politico e giurista tedesco Gustav Radbruch ha scritto: «La ricetta di rendere sociale il soggetto antisociale, mettendolo in una situazione asociale, insegnandogli cioè a nuotare fuori dell’acqua, è fallito. Solo nella società si può educare alla società».Io sono dall’idea, come cittadino, che l’ergastolo ostativo confligga con la Costituzione. (…) Uno può benissimo non collaborare, quello che conta è che smette di essere pericoloso. (…) ai tempi del terrorismo si era fatta una legge sulla dissociazione che non richiedeva la collaborazione, richiedeva però di allontanarsi dalle organizzazioni terroristiche, è stato uno strumento estremamente positivo perché il terrorismo è finito anche grazie a questa legge.
Il Prof. Giuseppe Ferraro, Docente di Filosofia Università Federico II, Napoli anni fa mi scrisse:” Ho fatto così bene a venire nel carcere di Spoleto, mi trovo a ripeterlo, perché ho conosciuto uno splendido Carmelo. Uno che lotta per l’abolizione dell’ergastolo ostativo. Uno che agli altri, che lo sorvegliano, sembra dire cose sovversive, uno che dice ciò che è a chi non vede ciò che c’è. E lo dice con l’innocenza. È questo, Carmelo. Solo nell’innocenza, con innocenza, si possono dire certe cose, senza vergogna e paura, ancora come è per il bambino. Non si può togliere la vita lasciando un’esistenza sola e senza senso né sentimento. Un Paese misura il grado di sviluppo della propria democrazia dalle scuole e dalle carceri, quando le carceri siano più scuole e le scuole meno carceri. La pena deve essere un diritto, se sia condanna deve poter essere la condanna a capire e capirsi. L’ergastolo ostativo è ripugnante e indegno per una democrazia del diritto ad essere persone giuste.” Bisognerebbe che i ragazzi, tutti i ragazzi, ad una certa età passassero dal carcere, sarebbe assolutamente necessario secondo me, così come sarebbe necessario che ci passassero e ci passassero in modo serio anche gli adulti, tutti quanti, che ci passassero i magistrati, i magistrati che dovrebbero vedere quali sono le conseguenze delle loro decisioni.Un proverbio indiano dice: «Quando stai male e ti senti solo getta il tuo cuore lontano e corri a prenderlo». Peccato, peccato davvero che in carcere ci siano troppi muri e sbarre che ci impediscono di correre. Il carcere è una fabbrica di stupidità. E non migliora certo l’uomo. Il più delle volte lo rende scemo. In questi luoghi è anche difficile andare d’accordo con tutti. E non è certo come fuori che puoi andare da un’altra parte. L’unico modo per un detenuto di non sentirsi schiacciato dal carcere è quello di sentirsi libero interiormente; ma ci sono dei giorni in cui è proprio impossibile riuscirci. E la sofferenza, allora, diventa insostenibile. Il sociologo canadese Erving Goffman scriveva: «è molto diffusa fra gli internati la sensazione che il tempo passato nell’istituzione sia sprecato, inutile o derubato alla propria vita». Infatti, il tempo trascorso in carcere non ha tempo e fa sentire vecchi o giovani secondo i giorni. (Carmelo Musumeci) http://www.lavocedegliergastolani.it

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Sindacati militari: una svolta epocale ma anche motivi di riflessione

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

“Dopo un cammino ultratrentennale di sindacalismo in Polizia c’è una cosa che si può affermare con assoluta certezza: certe svolte epocali richiedono tempo, lavoro, esperienza e studio, perché portino a un vero cambiamento, a una proficua innovazione, a un reale miglioramento delle condizioni esistenziali e lavorative di centinaia di migliaia di lavoratori in uniforme e, quindi, del Comparto in cui prestano servizio. Ecco perché oggi non possiamo che esprimere decisa solidarietà ai Cocer e fortissime perplessità di fronte ai tempi accordati al coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori nell’ambito dello storico evento della nascita dei Sindacati militari. Audizioni convocate con sole 48 ore di anticipo per l’esame di provvedimenti caratterizzati ancora da un altissimo tasso di incertezza e scarsa definizione non sembrano testimoniare una convinta volontà di promuovere una reale collaborazione, ma sembrano quasi una presa in giro. Il ministro Trenta sia garante di un corretto confronto fra Amministrazione e Rappresentanti dei lavoratori nel massimo rispetto dei rispettivi ruoli”. E’ quanto afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, a proposito della convocazione presso le Commissioni congiunte di Camera e Senato dei Cocer per le audizioni in tema di “Disposizioni in materia di associazioni professionali a carattere sindacale del personale militare”. Convocazioni fissate per domani, 13 febbraio, e comunicate ieri, 11 febbraio, nonostante che, hanno spiegato dal Consiglio di Rappresentanza degli stessi Cocer, fin da novembre fosse stata chiesta l’apertura di quattro tavoli tematici a guida politica per preparare opportunamente questo storico passaggio che dovrà assicurare al personale un diritto fondamentale costituzionalmente riconosciuto.“Se alle nuove Rappresentanze militari fosse stato esteso tout court il modello sindacale valido per la Polizia di Stato – conclude Mazzetti – tutto sarebbe stato più semplice e sarebbe stato possibile esprimere in tempi più brevi posizioni chiare a partire da un’esperienza che, negli anni, ha raggiunto un elevato e approfondito livello di funzionalità grazie a meccanismi e procedure ben rodate. Ma premesse di tutt’altro genere rispetto al funzionamento di questo nuovo modello di Sindacato militare, limiti non ancora definiti, e ‘margini’ di intervento tutti da chiarire, richiedono ben altri tempi di studio e di ‘contrattazione’, a meno di voler mandare in fumo un’opportunità straordinaria di evoluzione per un Comparto che, come l’Europa ci insegna, deve mettersi al passo con i tempi. Cambiare tutto in fretta perché nulla cambi non servirà a nulla, se non a prendere in giro migliaia di Servitori dello Stato i cui diritti devono invece essere garantiti fino in fondo”.

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Elezioni amministrative in Italia e una riflessione di più ampio respiro

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Questa tornata elettorale che ha visto coinvolti sette milioni di elettori, ma solo la metà è andata a votare, ha confermato grosso modo l’orientamento della vigilia. Tanto per cominciare non è andata bene sia ai pentastellati sia alla sinistra che in alcuni casi (vedasi Trapani) si è presentata sotto “mentite spoglie” ovvero con liste civiche tanto per ingannare gli elettori. Si è confermata la tenuta e anche il successo, in alcuni casi, dei leghisti oltre le previsioni e ciò, a nostro avviso, dimostra il malessere di un certo elettorato per le politiche migratorie e del territorio condotte dalla precedenti amministrazioni. D’altra parte l’atteggiamento dell’ultima ora di Salvini nei confronti di Malta che aveva rifiutato di accogliere una nave con un carico di profughi e affermando che dovesse attraccare in un porto italiano ha trovato favorevoli molti elettori. Ciò, di là del fatto in sé, mostra una certa tendenza a farsi governare da personalità forti e decise se poi lo siano solo di facciata non sembra rilevante. Ora, però, la risposta più eloquente spetta all’attuale governo e l’invito di tanti è che smetta di “bombardarci” di slogan e si metta all’opera perché il paese non ha tempo da perdere e i problemi irrisolti sono tanti e oltremodo tignosi e non provengono solo dalla situazione italiana. Proprio dal recente meeting del G7 una circostanza è apparsa chiara ed è stata espressa anche con una certa brutalità dallo stesso Trump: la liberalizzazione del commercio mondiale ha oramai fatto il suo tempo. L’Italia, in particolare, sta risentendo fortemente delle continue dislocazioni dei plessi industriali a vantaggio di Paesi, anche nell’ambito della stessa comunità, per motivi di natura economica (minore costo della manodopera, vantaggi fiscali, contributi statali sottobanco, migliore rete trasporti, ecc.). Tutto questo è insostenibile e la logica dei “dazi”, per quanto in linea di principio detestabile, è l’unica possibile per frenare tali esodi. Si pensi alla rinuncia di Marchionne di trasferire una parte della produzione automobilistica nel Messico per ragioni fiscali e costo della manodopera. Lo ha fatto perché Trump aveva in mano un’arma che altrove si teme d’usare. E si sa che una pistola scarica non fa paura a nessuno. E’, a nostro avviso, un primo passo per restituire credibilità all’Europa degli stati che penalizza i popoli ma altro ci sarebbe da dire e soprattutto da aggiungere senza indugi e politiche dilatorie. (Riccardo Alfonso)

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L’irriverente si emoziona per tanta solerzia nel difendere i risparmiatori, e fa domande

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Maggio 2018

La crisi istituzionale in corso é foriera di tanti spunti e riflessioni. L’ex-premier designato da due partiti che hanno avuto tanti voti alle scorse elezioni politiche, Giuseppe Conte, ci aveva emozionato perche’, oltre a promettere che sarebbe stato l’avvocato degli italiani, aveva messo ben in evidenza un suo prossimo intervento per far recuperare un po’ di soldi a tutti quei risparmiatori che in questi anni sono stati -sostanzialmente- vittime delle banche. Di soldi da recuperare ce ne sono a iosa, e tutti soldi che le banche (essenzialmente i loro manager, grazie ai loro sodali politici e amministrativi) si erano trattenuti in vario modo, dalle truffe esplicite agli arzigogolamenti piu’ raffinati o piu’ volgari per abbindolare risparmiatori che -non poche volte- sono anche sembrati contenti di farsi fregare.Ma il professor Conte é abortito, e proprio per quel ministero dell’Economia che, in linea di massima, avrebbe dovuto svolgere un ruolo primario in questo intento di risarcimento. Ascoltato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che motivava il suo rifiuto di accettare il ministro anti-euro Savona, ci ha colpito il suo motivo di fondo; difendere i soldi dei cittadini. Mattarella ha ragione? Vedremo. Visto che la politica non e’ fatta solo di cose giuste e cose sbagliate, ma anche di chi, come e quando fa queste cose. Ci viene in mente quello che mori’ prematuramente e all’improvviso, ma contento perché aveva ragione…Noi siamo irriverenti e guardiamo sempre l’aspetto beffardo e radicale delle vicende.Dov’era Mattarella, e i suoi predecessori di cui é degna e rispettosa tradizione, quando sono scoppiate le piu’ terribili fregature contro i risparmiatori (elenco a sfare, soprattutto in questi ultimi 20/30 anni)? Certo, lui era “solo” un parlamentare della maggioranza dell’epoca, insieme a tanti altri che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con le sue politiche. Ma era sodale, in un blocco di regime che ha governato questo Paese e amministrato queste istituzioni consentendo alle banche di fare cio’ che hanno fatto. Siamo paranoici e faziosi? Forse, ma da quando Aduc esiste (1990) c’é la fila di persone che tutti i giorni rivendicano giustizia per i torti subiti dalle banche, fila che in questi ultimi anni si é sempre più ingrossata.
E’ questo motivo per fare “di tutta l’erba un fascio”? No! Il populismo non riusciamo ad indossarlo, anche se in questo momento sembra che sia un vestitino adatto e molto seducente e attraente. Quindi non ci troverete ad ogni angolo a gridare “class action”, “banche ladre”, “ridateci i soldi”, “ti faccio causa”, e altre amenità del lessico populista, diffuse anche in ambiente consumeristico, lasciando poi spesso i risparmiatori solo contenti di aver protestato. Abbiamo il “vizio” di guardare sempre più lontano e alla radice dei problemi, rispettando i diritti dei presunti vinti e degli altrettanti presunti vincitori, degli sconfitti e dei trionfatori. Ma é proprio questi ultimi che non riusciamo a vedere, dovendoci accontentare di “parlatori”, piu’ o meno opportunisti e populisti, che cercano di cavalcare uno sdegno e una rivalsa che non riesce a trovare strumenti -di diritto comune- per affermarsi.Cogliamo quindi l’occasione del “populismo” del nostro presidente Mattarella per chiamare alla battaglia tutti coloro che tengono al diritto, all’economia, al risparmio… anche senza chiedere in cambio poltrone che poi -i fatti istituzionali di questi gironi sono una cartina al tornasole- non riescono ad onorare (non ce ne voglia, prof. Conte). Quindi:
– presidente Mattarella, ci dice come vuoi difendere i soldi dei cittadini, oltre alla sua generica (e razionale, per cairità) difesa del metodo e dei meccanismi comunitari?
– non-ministro Savona, lei come assolverebbe a tal compito?
– non-premier Conte, anche se ha già accennato qualcosa, ci illuminerebbe di come in pratica avrebbe fatto a costringere le banche, senza usare i soldi di tutti noi contribuenti, a risarcire i risparmiatori vittime delle loro malefatte?
– leader dei partiti che hanno preso più voti, oltre alle dichiarazioni di principio che avete incluso nel famoso “contratto”, voi cosa fareste? Ci va bene tutto: norme dell’Esecutivo, progetti di legge, referendum, etc… Siamo irriverenti per questo? Bah! (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Riflessioni in attesa di un governo e per risolvere i problemi della gente

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

“Gli italiani hanno fatto vincere il centrodestra e hanno dato tanti voti al M5S ed è inevitabile quindi che si provi a verificare se queste due aree politiche possano dare assieme un governo stabile. E’ una scelta dolorosa anche per noi ma dobbiamo pensare al bene dell’Italia ed evitare governissimi che già tanto male hanno fatto al nostro Paese. Abbiamo trovato nei 5 Stelle la stessa impostazione e cioè di non discutere di lana caprina ma di programmi concreti. Poi si vedrà se è possibile o no dare all’Italia un governo che a differenza di quelli precedenti possa cominciare a risolvere i problemi della gente. Detto ciò, però, non si cerchi di spacciare la vicenda della Siria per necessità di fare un governo piuttosto che un altro”. Così il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa intervenendo a Rainews 24.

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Oltre la vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 agosto 2017

oltre la vita(Saggistica Vol. 10) (Italian Edition) Kindle Edition by Riccardo Alfonso. Il tema bruciante che ha fatto tanta parte dei miei lavori resta immanente per tutte le generazioni e le sue epoche. E’ quello che precede la vita e va oltre la morte.In quest’arco di tempo sono stati spesi fiumi di parole, scritti innumerevoli libri, trattati, riflessioni, per spiegare, chiarire, cercare d’intendere perché la vita viene e poi ci sfugge e non è solo, purtroppo, il logoramento di un’esistenza che da giovane si matura e poi declina nella vecchiaia sino alla sua naturale conclusione ma può anche spezzare un’esistenza nel pieno della sua giovinezza e della sua maturità se non in tenera età o da poco nati.
Ora nel corso delle mie riletture ho ripreso il tema, leggendo le note critiche di Enzo Robaut, sulla poetica di Jacopone da Todi.Per Jacopone il dramma fu personale con la tragica morte della moglie. Egli aprì gli occhi a una nuova visione della vita.La sua figura di mistico e di poeta ben si adatta, a mio avviso, alla problematicità esistenziale. Il mistico lo fa per coerente atto di fede, il poeta per appassionato moto di fantasia. “Entrambi vivono in una dimensione spirituale che risolve in una parola di speranza la cifra così meschina e inespli-cabile della vicenda corporea.” Questa codificazione espressiva per quanto possa essere valida non mi soddisfa. Ho cercato d’andare oltre ricorrendo ad altri supporti culturali da quelli scientifici ai filosofici e allo stesso mondo esoterico. D’altra parte la meraviglia del primo essere vivente, consapevole della sua identità e portato a formulare i primi perché, si è concentrata soprat-tutto sull’idea trascendentale della vita e nel cercare di capire se vi fosse un futuro di là della sua esistenza.

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La terra dei figli

Posted by fidest press agency su martedì, 22 agosto 2017

la terra dei figli(la storia della vita Vol. 2) (Italian Edition) Kindle Edition. Ho scritto un libro su mio figlio titolato: “Chi sei? Dove vai?” e i due interrogativi li ho posti intenzionalmente per rappresentare la meraviglia di una vita che nasce e un’altra che scompare. Vi ho aggiunto alcune mie riflessioni e ho dato ancor più spazio agli scritti di mio figlio così come li ho raccolti dalle sue e-mail. Ora, con questo mio nuovo lavoro, intendo ampliare il discorso e, al tempo stesso, renderlo più tematico nell’analizzare quella parte che si misura nel rapporto generazionale tra chi “nasce e vede” e chi è “nato e ha visto” e a un certo punto della loro storia esistenziale si accingono a un confronto critico. Il primo periodo l’ha portato dalla nascita all’adolescenza e in tale intervallo ha avuto modo di verificare una relazione familiare ovattata dall’affetto che avevano per il figlio i genitori e la relativa cerchia di parenti e amici.
Non ha subito gli effetti deleteri di chi avrebbe potuto trovarsi in una famiglia dagli accesi contrasti caratteriali o dall’assillo economico.
Ha avuto modo di confrontare i suoi rapporti con i genitori e quelli analoghi dei suoi amici e rendersi conto che le diversità esistenti non erano solo economiche ma anche culturali, sociali e relazionali. Ciò non di meno si è trovato con genitori molto impegnati nel lavoro. Ha significato un trend di vita condizionato dagli orari e dei vari spostamenti che lo rendevano dipendente da quello dei genitori che andavano a portarlo e a prelevarlo a scuola.
Credo, quindi, che il primo punto di osservazione fosse stato la famiglia e, di riflesso, il suo modo di esprimersi nella società e nel gestire la quotidianità con un figlio che doveva essere necessariamente affidato ad altri dall’insegnamento scolastico, al dopo scuola, agli incontri con gli amici e alle frequentazioni con i compagni di scuola e agli impegni sportivi.
Sono proprio, infatti, i primi legami affettivi che formano il carattere e la stessa visione della vita tant’è che gli stessi studiosi ne riconoscono l’importanza.

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Le tracce: riflessioni flash sui temi di attualità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

pianeta terraIl mondo com’è! Se paragoniamo l’umanità tutta intera con un villaggio di 100 abitanti e se teniamo conto di tutti i popoli esistenti, questo villaggio virtuale sarebbe composto da: 57 asiatici, 21 europei, 14 americani (nord e sud), 8 africani, 52 sarebbero donne, 48 uomini, 70 non sarebbero bianchi, 30 bianchi, 70 non sarebbero cristiani, 30 cristiani, 89 sarebbero eterosessuali, 11 omosessuali, 6 abitanti possederebbero il 59 % della ricchezza totale, 6 verrebbero dalle USA, 80 non avrebbero l”abitazione, 70 sarebbero analfabeti, 50 sarebbero dipendenti di qualcuno, 1 morirebbe, 2 nascerebbero, 1 avrebbe un PC, 1 sarebbe diplomato. Se vediamo il mondo in questo modo, diventa chiaro che la comprensione, l’accettazione e l’istruzione sono necessari. Se ti sei svegliato questa mattina e non sei malato, allora sei più felice di 1 milione di persone che stanno per morire nei prossimi giorni. Se non hai mai vissuto la guerra, la solitudine, la sofferenza dei feriti o la fame, allora tu sei più felice di 500 milioni di persone al mondo. Se puoi andare in chiesa, senza paura delle minacce, dell’arresto e della morte, allora tu sei più felice di 3 miliardi di persone al mondo. Se si trova da mangiare nel tuo frigorifero, sei vestito, hai un tetto e un letto, allora tu sei più ricco di 75% degli abitanti di questo mondo. Se hai un conto in banca, un po’ di soldi nel tuo portafoglio o un po’ di monete in una cassettina, allora tu fai parte dell’8% delle persone più ricche del mondo. Quale fortuna per te!

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Studiare la storia è un modo per riallacciarci al passato per comprendere meglio i fatti di allora e riflettere sul presente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

ciofi-berlinguerCi siamo mai soffermati con la dovuta attenzione e riflessione su quel processo politico in atto in Italia durante la gestione politica della segreteria del PCI di Berlinguer? E’ stato un processo lento e contraddittorio, ma chiaro nei suoi obiettivi. Si voleva dare al partito dei comunisti italiani una sua evoluzione in termini nazionali e verso una socialdemocrazia di stampo occidentale e in netto contrasto con l’internazionale comunista. Tutto ciò avrebbe implicato l’accettazione della cultura liberal democratica, o per essere più precisi del costituzionalismo, liberal democratico. Una mossa indubbiamente interessante ma il risultato non lo è stato altrettanto perché si è voluto soltanto avviare un processo trasformistico con una rimozione pura e semplice del passato e che è sfociato in una sorta di democraticismo del tutto estraneo alle grandi democrazie liberali dell’occidente. In quel momento non avevamo bisogno, della “gioiosa macchina da guerra” secondo una infelice definizione di Occhetto perché in questo modo si voleva attribuire ai vincitori il ruolo di padroni dello Stato e delle sue istituzioni. In tal modo abbiamo di fatto impedito la nascita della seconda Repubblica con la necessaria chiarezza di intenti culturali e politici. Il resto è cronaca dei nostri giorni. Possiamo solo soggiungere che due sono state le occasioni perse da questa “macchina di guerra, pur gioiosa”. La prima con la sconfitta, sia pure ai punti, nelle elezioni politiche del 1994 ed ancora la vittoria a punti nelle successive elezioni ma che hanno visto la sua maggioranza lacerata all’interno e condannata all’ingovernabilità. Due occasioni mancate e sono francamente troppe nel giro di una manciata di anni. Vuol dire una sola cosa: errare è umano ma perseverare è diabolico e gli eventi di questi giorni continuano a dimostrarlo con un Partito Democratico che ha snaturato la sua radice di sinistra e che cavalca il populismo per motivi strumentali per poi rinnegarlo ad elezioni concluse. Non ci porterà da nessuna parte per una sola valida ragione: punta a vivacchiare e fare del potere uno strumento personale, a favorire interessi lobistici mentre le attese sono diverse non solo per vivere ma per fare del vissuto una reale e più autentica ragione di vita.(Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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Riflessioni dall’India: il denaro secondo Modi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 Maggio 2017

Narendra ModiDa Venkatesh Sanjeevi, Senior Investment Manager. L’India si è ripresa dallo shock della demonetizzazione, la strategia messa in atto a novembre dell’anno scorso per scoraggiare l’uso di contanti e combattere la corruzione.Lo scorso novembre Narendra Modi ha provocato un terremoto economico in India. Ritirando improvvisamente dalla circolazione tutte le banconote da 500 e 1.000 rupie e concedendo alla popolazione solo un breve periodo di tempo per convertirle nei nuovi biglietti, il primo ministro indiano ha scatenato l’equivalente monetario di un evento sismico. Ma come accade spesso nelle catastrofi naturali, una volta superato lo shock iniziale, gli Indiani si sono rimessi in corsa adeguandosi alla nuova situazione. La ripresa è stata molto più rapida di quanto prevedesse la maggioranza degli esperti.L’ultima volta che sono stato nel Paese, il mese scorso, l’economia sembrava quasi tornata alla normalità. I dati confermano la mia impressione. In dicembre, dopo la demonetizzazione, il nostro indicatore anticipatore dell’economia indiana registrava il calo mensile più marcato dal 1987, ma entro febbraio si era già normalizzato. Le vendite di auto hanno evidenziato un andamento analogo, con un crollo del 18% a/a in dicembre e un recupero dello 0,9% annuo a febbraio. A posteriori possiamo affermare che il trauma è stato forte ma di breve durata, un po’come il crollo seguito alla crisi finanziaria globale, che ha avuto anch’essa un effetto transitorio sull’India.Il vigoroso rimbalzo dell’economia indiana dipende da come ha o non ha funzionato la demonetizzazione.Uno degli obiettivi principali dell’iniziativa era sradicare l’evasione distruggendo la ricchezza accumulata grazie al mercato nero. In teoria, chi non era in grado di spiegare la provenienza del denaro non poteva convertirlo in nuove banconote. L’86% circa dei 253 miliardi di dollari del denaro circolante nell’economia, vale a dire 218 miliardi di dollari, era soggetto alla demonetizzazione. Dato che 1/5 o 1/4 di tale importo è probabilmente frutto del mercato nero, il potenziale di distruzione di ricchezza era notevole.Tuttavia, il governo Modi sembra aver sottovalutato l’ingegnosità degli Indiani nell’eludere le regole. Alla fine quasi tutte le banconote sono state convertite o depositate, con il risultato che non c’è stata quasi nessuna distruzione di ricchezza, ma solo una certa redistribuzione, dato che qualcuno ha pagato per regolarizzare la propria situazione.Nello stesso tempo, la Reserve Bank of India è riuscita a stampare nuovi biglietti a sufficienza, smentendo i timori che il Paese sarebbe rimasto a corto di contanti per parecchio tempo. La disponibilità di denaro liquido sembra tornata alla normalità. Personalmente non ho visto code ai bancomat, e solo uno o due sportelli sembravano sprovvisti di denaro.Per altri versi, la riforma valutaria di Modi sta funzionando, dato che incentiva le transazioni digitali.Sono stato a Mumbai, Bangalore, Chennai e Mysore sia per lavoro che in vacanza e ho riscontrato ovunque il tentativo di ridurre l’uso dei contanti, nel quadro del più ampio programma di governo contro l’evasione e la corruzione, che prevede fra l’altro la digitalizzazione di massa delle impronte e dell’iride degli Indiani per combattere furti e frodi a danno dello stato sociale.

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