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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘riforma costituzionale’

Sfida alla democrazia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447Il recente voto referendario ha riflesso due aspetti significativi. Il primo è numerico: I no hanno raggiunto circa il 60% e i Si si sono fermati al 40%. Il secondo fa, invece, riflettere. In pratica questa tornata elettorale è stata dai più intesa sia per rigettare la riforma costituzionale riconosciuta pasticciata” anche per gli elettori del si, sia nei confronti del premier che è andato in giro per l’Italia vantandosi di aver impresso una svolta qualitativa mentre è aumentata la povertà, la disoccupazione, in specie giovanile, e ridotto il potere d’acquisto di molti italiani che pure lavorano. E’ stato un atto di arroganza e di presunzione che avrebbe dovuto, a mio avviso, raccogliere un dissenso ancora maggiore e se non è accaduto lo dobbiamo al buonismo degli italiani che ancora credono alla politica come valore e non come il frutto bacato di una società che esalta l’avere e mortifica l’essere.
Se invece osserviamo la situazione dalla parte del “perdente” ci accorgiamo che il costruttore del suo fallimento è stato proprio lui. Possibile, ci chiediamo, che si sia fatto invischiare in una iniziativa elettorale tanto rischiosa da sottovalutare l’eventualità di un insuccesso? Io credo di no ed anzi azzardo un’ipotesi che qualcuno potrebbe considerare fantapolitica ma che a mio avviso si attaglia bene al clima dei nostri tempi fatto di furberie e spregiudicatezze senza limiti.
Da qui parte il piano B di Renzi che confida in una sua rimonta elettorale sull’onda delle emotività che ha provocato e nella convinzione che il 40% dei consensi racimolati possono essere utilizzati per sbaragliare avversari profondamente divisi e incapaci di generare una forza unitaria maggiore della sua e per dimostrare agli italiani che è il solo “animale politico” capace di governare. Da qui il discredito strisciante ma molto insidioso nei confronti dei suoi avversari a partire proprio dal movimento di Grillo. Ne consegue che Cinque stelle dovrà attendersi un attacco frontale violento e senza esclusioni di colpi mentre la destra da Salvini a Berlusconi e la sinistra di Bersani e Bertinotti vanno tenuti a bada e utilizzati, per lo più, in chiave antigrillina.
Come fare per contrastare quest’onda di ritorno? Credo che si possa concentrare in due parole passando dal “No al Noi”. L’opinione pubblica vuole sentirsi protagonista, vuole essere rappresentata da chi l’ascolta, vuole partecipare e l’unico modo possibile, a mio avviso, è di coinvolgerla concretamente a partire dalle amministrazioni locali. Se qualcuno afferma, ad esempio, che vi sono molte buche nella via antistante la propria abitazione ci deve essere subito un interlocutore che sappia recepire il messaggio e farsene carico con un tempestivo intervento. Solo in questo modo non ci si sente esclusi, si ha la consapevolezza che le istituzioni non sono sorde e cieche e che sanno entrare in sintonia con l’uomo della strada e comprendere le sue necessità e sanno farsene carico. (Riccardo Alfonso direttore Centro Studi politici della Fidest)

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Appello dal mondo della filosofia del diritto NO alla proposta di riforma costituzionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2016

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447Siamo docenti, ricercatori e ricercatrici universitari di Filosofia del diritto, Sociologia del diritto e Informatica giuridica, che esprimono diverse impostazioni teoriche e differenti orientamenti politici. Ci accomuna una forte preoccupazione per la riforma costituzionale che il 4 dicembre sarà sottoposta a referendum, per i modi in cui è stata elaborata in parlamento, per i contenuti che essa propone, nonché per gli scenari che si aprirebbero se fosse confermata dagli elettori.L’attuale parlamento è stato eletto in base a una legge largamente incostituzionale (sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale); ed è del tutto improprio che si sia attribuito addirittura un ruolo costituente, arrivando a modificare 47 articoli della Carta su 139. In un unico quesito, peraltro, confluiscono questioni, interrogativi e soluzioni fra loro molto diversi e non sempre di facile comprensione, da accettare o rifiutare in blocco. I contenuti della riforma sono preoccupanti. Contrariamente a quanto molti ritengono, nel sistema italiano il governo esercita già un’influenza pervasiva nel processo legislativo, utilizzando ampiamente gli strumenti della decretazione d’urgenza, delle leggi-delega, della questione di fiducia, tanto che più dei 4/5 delle leggi approvate sono di iniziativa governativa. Questi poteri non vengono in alcun modo limitati, e se ne aggiungono ulteriori, a cominciare dalla corsia preferenziale per le leggi che il governo indica come essenziali per l’attuazione del suo programma (art. 72) e dalla possibilità di invocare l’“interesse nazionale” per le materie di competenza delle Regioni (art. 117). Ciò rischia di condurre a una forte riduzione delle autonomie territoriali, della partecipazione e del pluralismo sociale.
In questo contesto, altro dato a nostro avviso assai preoccupante, non vengono rafforzati i contrappesi costituzionali. Al contrario, la riduzione del Senato ad una rappresentanza non più eletta direttamente dai cittadini indebolirà il ruolo del Parlamento, con dirette ricadute sull’elezione del Presidente della Repubblica e dei membri della Corte Costituzionale. Inoltre, tutto ciò che la riforma prevede in termini di garanzie (statuto delle opposizioni, leggi di iniziativa popolare, referendum propositivi) è enunciato in modo vago e rimanda a leggi e regolamenti parlamentari successivi, legati alle contingenze politiche del momento.
Infine, la riforma è scritta in modo confuso, a tratti contraddittorio (art. 57), con una pletora di perifrasi e rimandi interni (art. 70) che, oltre a rendere difficile la comprensione del testo perfino a esperti giuristi, ingenererà conflitti di interpretazione. Temiamo che anche questo sia un sintomo della tendenza a considerare la Costituzione come una carta nel gioco della politica quotidiana, a ritenere che ogni governo sia legittimato a fare la “propria” riforma costituzionale. Se così fosse, sarebbe messo a repentaglio il patrimonio del costituzionalismo contemporaneo, nel quale le costituzioni sono sovraordinate alla legislazione ordinaria e pertanto costituiscono la garanzia dei principi fondamentali dell’ordinamento, dei diritti dei cittadini e delle cittadine.
Per queste ragioni, di metodo e di merito, voteremo NO al referendum del 4 dicembre e invitiamo tutti i cittadini e le cittadine della Repubblica democratica a esprimersi in questo senso.
Adesioni Adalgiso Amendola (Univ. di Salerno), Luca Baccelli (Univ. di Camerino), Mauro Barberis (Univ. di Trieste), Barbara Giovanna Bello (Univ. di Milano Statale), Ilario Belloni (Univ. di Pisa), Lucia Bellucci (Univ. di Milano Statale), Francesco Belvisi (Univ. di Modena e Reggio Emilia), Giovanni Bisogni (Univ. di Salerno), Patrizia Borsellino (Univ. di Milano – Bicocca), Alessandra Callegari (Univ. di Ferrara), Giuseppe Campesi (Univ. di Bari), Thomas Casadei (Univ. di Modena e Reggio Emilia), Anna Cavaliere (Univ. di Salerno), Fabio Corigliano (Univ. di Trieste), Marco Cossutta (Univ. di Trieste), Alfredo D’Attorre (Univ. di Salerno), Corrado Del Bò (Univ. di Milano Statale), Enrico Diciotti (Univ. di Siena), Luigi Ferrajoli (Univ. di Roma Tre), Isabel Fanlo Cortés (Univ. di Genova), Tommaso Gazzolo (Univ. di Sassari), Valeria Giordano (Univ. di Salerno), Marco Goldoni (Univ. di Glasgow), Guido Gorgoni (Univ. di Padova), Tommaso Greco (Univ. di Pisa), Riccardo Guastini (Univ. di Genova), Dario Ippolito (Univ. di Roma Tre), Giulio Itzcovich (Univ. di Brescia), Massimo La Torre (Univ. di Catanzaro), Marina Lalatta (Univ. di Bologna), Letizia Mancini (Univ. di Milano Statale), Leonardo Marchettoni (Univ. di Parma), Costanza Margiotta (Univ. di Padova), Valeria Marzocco (Univ. di Napoli Federico II), Fabrizio Mastromartino (Univ. di Roma Tre), Tecla Mazzarese (Univ. di Brescia), Lorenzo Milazzo (Univ. di Pisa), Luigi Pannarale (Univ. di Bari), Elena Pariotti (Univ. di Padova), Paola Parolari (Univ. di Brescia), Stefania Pellegrini (Univ. di Bologna), Stefano Pietropaoli (Univ. di Salerno), Giorgio Pino (Univ. di Palermo), Valerio Pocar (Univ. di Milano Bicocca), Tamar Pitch (Univ. di Perugia), Andrea Porciello (Univ. di Catanzaro), Geminello Preterossi (Univ. di Salerno), Michele Prospero (Univ. di Roma La Sapienza), Ivan Pupolizio (Univ. di Bari), Giovanni Battista Ratti (Univ. di Genova), Lucia Re (Univ. di Firenze), Eligio Resta (Univ. di Roma Tre), Francesco Riccobono (Univ. di Napoli Federico II), Daniele Ruggiu (Univ. di Padova), Filippo Ruschi (Univ. di Firenze), Simona Sagnotti (Univ. di Perugia), Michele Saporiti (Univ. di Milano Bicocca), Alberto Scerbo (Univ. di Catanzaro), Alessandra Sciurba (Univ. di Bergamo), Anna Simone (Univ. di Roma Tre), Francescomaria Tedesco (Univ. di Camerino), Persio Tincani (Univ. di Bergamo), Antonio Tucci (Univ. di Salerno), Vito Velluzzi (Univ. di Milano Statale), Massimilano Verga (Univ. di Milano Bicocca), Silvia Vida (Univ. di Bologna), Annalisa Verza (Univ. di Bologna), Vittorio Villa (Univ. di Palermo), Silvia Zullo (Univ. di Bologna).

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Il 30 novembre in piazza con “Radici” per dire NO alla riforma costituzionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

noE’ necessario il massimo impegno per impedire che il tentativo di riforma costituzionale voluto dal governo vada in porto; e per questo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – il 30 Novembre supporteremo l’iniziativa del movimento d’opinioni “Radici” e saremo nelle piazze delle principali città per spiegare ai cittadini i catastrofici effetti dell’eventuale vittoria del SI’.
Gli italiani hanno già compreso il disegno dietro il tentativo di riforma e, nonostante l’imponente macchina mediatica orchestrata dall’esecutivo volta ad oscurare le posizioni non allineate, siamo certi che voteranno compattamente per il NO. La verità infatti – conclude Tiso – è che gli unici a volere la vittoria del SI’ sono i grandi poteri economici alla base della nomina del presidente del Consiglio.

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Il filo che collega Gelli a Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2016

giannulibroDi Aldo Giannuli. 43 anni fa il maestro venerabile della loggia P2 Licio Gelli ordinò che si scrivesse uno studio di riforma della Costituzione e delle istituzioni. Era lo schema R, che dopo verrà trasformato nel Piano di Rinascita Democratica. Per la verità lo schema R, molto meno conosciuto del piano di Rinascita Democratica, era molto più radicale e più esplicito e presenta singolari analogie con il piano di riforma costituzionale voluto da Renzi. Non sto dicendo che c’è una prosecuzione della P2 di cui Renzi farebbe parte, non è questo, io sto dicendo soltanto una cosa con questo libro: che c’è una cultura politica che ha messo radici in questo Paese, che avuto in Licio Gelli il suo promotore, e che poi ha continuato a farsi strada un po’ per volta conquistando anche settori di sinistra fino a imporsi. Prima con la riforma elettorale del 1993 che ha travolto il sistema proporzionale e con esso i partiti organizzati sul territorio, e dopo ha creato man mano nuovi partiti sotto forma di club riuniti intorno a una corte personale, come quella di Arcore o adesso quella del Giglio magico di Renzi. Per Renzi, come per Gelli, si vota non tanto per eleggere un Parlamento quanto per eleggere il governo, che è quasi un dittatore temporaneo che opera senza limiti. Forse Renzi, che è uomo più di azione che di pensiero, più d’istinto che di studio, non è consapevole di questa somiglianza fra il suo progetto è quello della P2. Restano però le incredibili similitudini e restano soprattutto tre elementi di forte analogia fra quello che è stato la P2 è l’attuale fenomeno del Giglio magico: in primo luogo una cultura politica con molti elementi di contatto; in secondo luogo la comune origine sociale e geografica dei due movimenti che si presentano come fenomeni toscani legati al giro delle piccole banche in conflitto gellicol grande capitale (vorrei ricordare che la banca dell’Etruria nacque su impulso proprio di Licio Gelli nel 1971); e in terzo luogo, un giro di amicizie anche non italiane, fra cui si annoverano molti amici israeliani, la destra repubblicana americana e in particolare Michael Ledeen, personalmente vicino alla P2 e oggi molto amico di uomini della giro stretto renziano.E sulla base di queste similitudini, io credo che si possa dire che c’è un filo che forse inconsapevolmente porta da Gelli a Renzi passando per Berlusconi. Quello che è comune al progetto di Gelli e al progetto di Renzi è una cultura politica di base che vede come centrale il governo, a scapito del Parlamento e del potere giudiziario. si immagina un governo che sia l’unico elemento decisore, con un Parlamento -e quindi di riflesso con una minoranza una opposizione ridotta ai margini- e con un potere giudiziario sempre più condizionato. Un potere privo di controlli o comunque con controlli assai ridotti, e a loro volta condizionabili.Si dice che la riforma di Renzi sia una riforma di tipo presidenziale: è vero solo fino a un certo punto. Perché gli Stati Uniti hanno un ordinamento presidenziale che sicuramente privilegia l’esecutivo rispetto al Parlamento, ma che ha molti contrappesi, ha molti meccanismi di limitazione del potere, che invece nella riforma renziana scoloriscono sempre di più. In secondo luogo, vorrei ricordare una cosa: io non credo che questa riforma sia il punto di arrivo, io credo che questa riforma sia semplicemente la premessa per la nuova riforma. L’azzeramento sostanziale del Senato, insieme ad altre norme, rende di fatto molto più facilmente aggirabile l’articolo 138 che è quello sulla revisione costituzionale, e nello stesso tempo serve a riscuotere attraverso il referendum un via libera per un’ulteriore revisione della Costituzione.Quello che sarà in pericolo, se dovesse vincere il sì, è tutta la prima parte della Costituzione della quale la banca americana JP Morgan ha chiesto esplicitamente il superamento, perché concede troppi diritti e troppe libertà ai governati. Per una volta la propaganda del sì non dice completamente una bugia quando dice “la riforma attendeva da 40 anni”, effettivamente attendeva da 40 anni. Ma chi la attendeva?
Ad attendere quella riforma da 40 anni c’era la P2 e suo piano di rinascita democratica, che risale appunto a 40 anni fa. Non certamente l’opinione pubblica o i lavoratori di questo paese. (fonte: blog 5 stelle di Grillo) (foto: giannulibro)

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Referendum: Prevale il No

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2016

“Nonostante l’invasione dei renziani sui giornaloni e nelle televidioni tutti i sondaggi dicono che a prevalere sono i ‘no’ alla riforma costituzionale”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, nel corso di una conferenza stampa a Lucca per la presentazione dei ‘Comitato del NO’. “Quello che conta – ha aggiunto – è il forte imprinting del ‘no’ che varia tra il 52 e il 54 percento. E considerando che i partiti contrari alla riforma (Sel, M5S e centrodestra unito) insieme arriverebbero al 65%, il fronte del ‘no’ ha ancora una potenziale espansione di 10 punti. A differenza del fronte del ‘sì’ – ha concluso Brunetta – che è isolato: Renzi e il renzismo”.

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Riforma costituzionale: parliamone nel merito

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2016

la-costituzione-della-repubblica-italiana“Ha ragione Mattarella nel dire ‘si parli del merito’, benissimo. Ma chi per primo ha personalizzato il referendum è stato Matteo Renzi, quando ha detto che se non avesse vinto sarebbe andato a casa, e si sarebbe ritirato dalla politica. Non è che un presidente del Consiglio prima personalizza, dicendo ‘dopo di me il diluvio, se perdo vado a casa, casca il governo, si va a elezioni, mi ritiro dalla politica, vado a fare l’insegnante’, e poi dice ‘contrordine compagni’. Il mondo che sta attorno non sta ai tuoi capricci, giovinetto viziato che non hai mai vinto le elezioni”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ai microfoni di “Radio Anch’io”, su Radio Uno.
“Pertanto, fa bene Mattarella, ma dica nomi e cognomi. Chi ha personalizzato? Chi ha ipotizzato l’idea dello spacchettamento? È ora di finirla con questi giochetti, con questo Messina, il guru americano – per carità, lontani dai guru americani che consigliano i politici italiani! – che consiglia a Renzi ‘contrordine compagni, adesso andiamo nel merito’. E’ ora di smetterla”.
“Renzi ha personalizzato e adesso ne paga le conseguenze. La gente dirà: ‘questa è una schiforma e mandiamo a casa Renzi’, perché se vincono i ‘no’ Renzi se ne va a casa. Non so se si ritira dalla politica ma certamente se ne va a casa, perché un uomo politico, un presidente del Consiglio che aveva basato tutto sulla riforma costituzionale, sulla riforma della legge elettorale e di fatto il ‘no’ gli manda a monte tutto questo suo progetto di potere se ne deve andare a casa. Per questa ragione io dico: un bel no per mandare a casa Renzi e per non far passare la riforma”, ha sottolineato Brunetta.

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Riforma costituzionale e problemi del Paese

Posted by fidest press agency su domenica, 29 maggio 2016

la-costituzione-della-repubblica-italianaC’è qualcuno, già orientato per il Sì o per il No o a maggior ragione ancora incerto, che sente la necessità di far vivere al Paese sei mesi di campagna elettorale – infuocata e totalizzante, come si è profilata fin d’ora – in vista del referendum sulle riforme costituzionali che si terrà in autunno? È da immaginare che nessuno sia così matto e masochista da rispondere affermativamente. Tanto più se ci si ferma a riflettere sul fatto che questo è un momento decisivo per la nostra economia, al bivio tra stagnazione e ripresa, che richiede una concentrazione così straordinaria da non lasciar spazio a null’altro. Eppure da settimane assistiamo ad una sorta di impazzimento collettivo, per cui non si parla d’altro, si armano le milizie e i due eserciti si fronteggiano – poco nel merito e molto nella reciproca demonizzazione – come se si dovesse votare domattina. Insomma, anche a volersi impegnare con la fantasia, non crediamo ci possa essere modo peggiore di affrontare la questione. Renzi, che ha bisogno di sovrastare nell’immaginario collettivo le amministrative (che non promettono niente di buono) con un argomento forte, ci ha messo un carico di novanta, personalizzando l’appuntamento referendario (“se perdo vado a casa” lo avrà detto ormai un centinaio di volte), mettendolo in cima all’agenda politica e mobilitando un’organizzazione di “comitati per il sì” che mal si concilia con una scelta che avrebbe bisogno più di meditazione che di propaganda. Ma anche i suoi avversari – peraltro facendo stupidamente il suo gioco – ci stanno mettendo del loro, alimentando la tenzone con quella irrefrenabile voglia di ribattere colpo su colpo: dai professori alla Zagrebelsky, che negando l’opportunità (se non addirittura il diritto) di toccare la Costituzione giustificano l’accusa renziana di immobilismo, agli oppositori interni al Pd, che farebbero meglio a ricordare a Renzi, cosa che non fanno, che se come presidente del Consiglio ha tutto il diritto (noi diciamo anche il dovere) di sentirsi estraneo alle elezioni amministrative, non altrettanto è legittimato a farlo come segretario del partito (ed è lui che ha voluto i due incarichi). Neppure gli ultimi dati allarmanti sulla congiuntura economica e una ferale profezia del Fondo Monetario hanno fermato la più che precoce guerra referendaria. Intanto l’arretramento dell’industria. A marzo, venuta a mancare la spinta del settore auto – che vede il primo calo dei ricavi dalla fine del 2013 – il fatturato delle fabbriche italiane è sceso del 3,6% rispetto all’anno precedente, maggiore flessione tendenziale da oltre due anni. Inoltre altri segnali di difficoltà arrivano anche dagli ordinativi (dato importante per capire le tendenze) e dal commercio estero, su cui pesa la frenata di Brasile, Russia, Cina e paesi Opec. Inoltre, i prezzi in deflazione non bastano a ridare slancio ai consumi – tanto che gli ultimi dati Istat sanciscono la crescita zero delle vendite al dettaglio nel primo trimestre rispetto al trimestre precedente – ma fanno sentire i loro effetti sulle buste paga, visto che l’aumento delle retribuzioni è il più basso mai registrato dal 1982. Ergo: la ripresa in Italia è molto più lenta e incerta del previsto, ma soprattutto è decisamente inferiore alla pur non brillante performance dei paesi a noi paragonabili. Ciliegina sulla torta: l’Fmi profetizza che continuando così (stima che il pil farà +1,1 quest’anno e +1,25% nei prossimi due) recupereremo solo “a metà degli anni 20”, cioè tra un decennio, i livelli di reddito pre-crisi mondiale. Ci saremmo aspettati una qualche reazione, e invece il mondo politico parla d’altro, gli italiani paiono rassegnati e persino gli imprenditori sbagliano clamorosamente approccio. Dal neo presidente Vincenzo Boccia, che al suo esordio in assemblea di Confindustria ha detto che la nostra economia, pur essendo ripartita, “non è in ripresa” e che siamo di fronte ad “una risalita modesta e deludente”, e che ha autocriticamente ammesso che “un capitalismo moderno, fatto di mercato, di apertura ai capitali e di investimenti nell’industria del futuro” è di là da venire perché “per risalire la china dobbiamo attrezzarci al nuovo paradigma economico”, ci si sarebbe aspettati che chiedesse un radicale cambio di passo nella politica economica. E invece sapete cosa ha detto? Meno male che ci sono le riforme istituzionali, la Confindustria si accinge ad organizzarsi per aiutare la vittoria del Sì. Ora, non essendo nati ieri e sapendo che la Confindustria, in quanto sindacato degli imprenditori, deve poter negoziare al meglio con il Governo, capiamo la necessità di non essere ruvidi. Ma tra questo e accettare l’idea, del tutto fuori luogo, che da quelle riforme passa la ripresa dell’economia, beh, ce ne passa. Non sarebbe così neppure se fosse il più perfetto dei ridisegni dell’intera architettura istituzionale, tanto meno lo è visto che la riforma è parziale e sbagliata in alcuni passaggi essenziali. Anche perché l’aver imboccato la strada della distribuzione di un po’ di denaro a pioggia (gli 80 euro e seguenti) sperando che si traducesse in un aumento dei consumi e quindi in un incremento di pil, o al contrario non aver imboccato la strada di un’operazione straordinaria sul debito pubblico per avere in cambio maggiore flessibilità sul deficit e poter quindi fare investimenti pubblici e favorire fiscalmente quelli privati, non sono scelte figlie di storture istituzionali – che pure esistono e che vanno corrette, guai a considerare inviolabile la Costituzione – ma di valutazioni politiche sbagliate e di una cultura economica approssimativa. Ed è a correggere questo tiro che dovrebbero essere dedicati i prossimi mesi. Nell’interesse del Paese, ma anche di Renzi, perché gli italiani – giustamente – votano (amministrative, politiche o referendum che siano) guardando prima di tutto cosa è successo alle loro tasche. Dimenticarselo è letale. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Renzi e il referendum sulla riforma costituzionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

la-costituzione-della-repubblica-italiana“Renzi è in un mare di guai se anche Benigni dice che voterà ‘no’ al referendum costituzionale. È in un mare di guai perché basta questo ‘no’ di Benigni per smontare questi finti 10 mila Comitati che si è inventato. Chi la fa l’aspetti”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Quando si eccede nell’occupazione dei telegiornali, delle televisioni, con notizie false o inverosimili, basta poi un Benigni qualsiasi, si fa per dire, per smontare tutto. I ‘no’ stanno vincendo, stanno prevalendo, siamo già al 52 a 48. ‘No’ alla ‘schiforma’, ‘no’ alla legge elettorale, ‘no’ a questa occupazione del potere e alla distruzione della democrazia. Noi pensiamo di arrivare a ottobre a 60 e 40 per il ‘no’, per mandare a casa Renzi e per azzerare queste ‘shiforme’”.

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