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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘riforma giustizia’

Pino Masciari: “Perché non si parla più della Riforma Cartabia sulla Giustizia?”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2021

La nuova riforma della Giustizia è stata approvata alla Camera di notte il 3 agosto e poi è sparita da giornali e telegiornali. Perché?Chi conosce la mia storia sa che è un argomento che mi tocca nel profondo perché la giustizia ha sempre guidato le mie scelte di vita e quelle della mia famiglia.Oggi con la Riforma Cartabia stiamo rischiando di vedere interrompere i processi penali dopo due anni in Appello e dopo 12 mesi in Cassazione. Da questo meccanismo, per fortuna, sono esclusi i reati imprescrittibili, quelli punibili con l’ergastolo. Per alcuni reati particolarmente gravi il periodo di tempo oltre il quale scatta l’improcedibilità sale a tre anni in Appello e 18 mesi in Cassazione.L’ UE ci aveva chiesto tempi certi nei processi come requisito indispensabile per poter accedere ai fondi del PNRR ma noi abbiamo fatto un pastrocchio…Per dare tempi certi alla Giustizia rischiamo di invalidare i processi penali con una “cosa” chiamata “Improcedibilità”, che di fatto interrompe i processi dopo un certo periodo. In parole povere: impunità per i colpevoli.La Riforma Cartabia non affronta il problema di giungere a una sentenza definitiva in tempi ragionevoli, pone solo una data di scadenza ai processi. Non possiamo accettarlo!Abbiamo ancora una possibilità di fermare questa Riforma in Senato a settembre.

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Riforma giustizia

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Ieri è stato dato il via libera da parte del Consiglio dei ministri alla legge costituzionale di riforma della giustizia, che ha suscitato reazioni positive da parte del centro-destra e dei Radicali, mentre è stata definita “punitiva nei confronti dei magistrati” e “anticostituzionale” dal Pd, dall’Idv e anche dall’Associazione Nazionale Magistrati. Gli attivisti umanitari del Gruppo EveryOne, organizzazione apolitica per i diritti umani, hanno manifestato un pieno apprezzamento rispetto al ddl costituzionale “La legge deve essere valutata per il grado di costituzionalità e civiltà che esprime,” spiegano, “e sotto questo aspetto è una legge valida e moderna. Porre finalmente sullo stesso piano l’accusa e la difesa, assegnando al giudice – che non è più collega del pubblico ministero – un ruolo super partes è una garanzia per il cittadino. Solo la separazione delle carriere fra giudici e pm può assicurare tale equilibrio. La discrezionalità attuale del pm di perseguire reati favorisce episodi di persecuzione giudiziaria, che sarebbero limitati qualora fosse la legge ordinaria a definire i criteri di tale intervento. Anche il principio secondo cui il cittadino che venga prosciolto in primo grado non possa essere ulteriormente perseguito in giudizio è una garanzia che può evitare il calvario di chi si trovi perseguitato dalla macchina giudiziaria”. Il Gruppo EveryOne, i cui fondatori sono al centro di casi giudiziari avviati a causa del loro lavoro umanitario a tutela dei Rom – casi che hanno sollevato l’intervento dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla situazione dei Difensori dei Diritti Umani, della Commissione europea, degli Avvocati Senza Frontiere e dell’organizzazione FrontLine – sono convinti che il decreto sia un passo importante sulla via di una giustizia imparziale, ma che ad esso debbano seguire altre riforme. La nuova legge sulla giustizia, essendo una riforma costituzionale, dovrà essere approvata due volte da entrambi i rami del Parlamento. Se otterrà l’approvazione da parte di due terzi dei parlamentari, entrerà immediatamente in vigore, altrimenti sarà sottoposta a referendum.

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Riforma giustizia e sistema penitenziario

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2010

“Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, con il consueto equilibrio e l’autorevolezza che lo contraddistingue, ha sottolineato l’importanza di concretizzare proposte impegnative e confronti costruttivi tra le varie componenti della politica per scelte concrete anche sulla giustizia. E che sia importante porre la riforma della giustizia tra le priorità d’intervento del Governo lo ha sottolineato oggi a Parma il premier Silvio Berlusconi intervenendo al forum sul futuro organizzato da Confindustria per celebrare i 100 anni dell’associazione.   Abbreviare i tempi della giustizia è fondamentale se si considera che già oggi, nelle carceri italiane, abbiamo più di 30mila persone imputate (perché in attesa di primo giudizio, appellanti e ricorrenti). Altrettanto importante è però che Governo e Parlamento mettano concretamente mano alla situazione penitenziaria del Paese, ormai giunta ad un livello emergenziale. La situazione di tensione che si sta determinando in molti istituti penitenziari del Paese, fatta di aggressioni a Personale di Polizia Penitenziaria e manifestazioni di protesta dei detenuti, rischia di degenerare. Credo quindi che l’Esecutivo Berlusconi e tutte le forze politiche presenti in Parlamento non possano perdere ulteriore tempo ma debbano anzi prevedere – insieme! – interventi urgenti e non più procrastinabili, considerato anche che il Corpo di Polizia penitenziaria è carente di più di 6mila unita e che oggi ci sono in carcere oltre 67 mila detenuti a fronte di circa 42mila posti letto, il numero più alto mai registrato nella storia dell’Italia.” E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria, in relazione alle recenti dichiarazioni del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio  Berlusconi sulle priorità di intervento dell’Esecutivo nel 2010.

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Riforma Giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2009

Nel turbinio dei pro e contro della prospettata riforma della Giustizia che dovrebbe portare il processo ad una durata massima di sei anni, si e’ anche inserito il Consiglio Superiore della Magistratura, non nel suo presidente Giorgio Napolitano (per fortuna!) ma con il vicepresidente Nicola Mancino: “finche’ la norma attuale non sara’ modificata, abbiamo il diritto di esprimere un parere anche se non richiesto”; “bisognera’ vedere il fondamento giuridico del processo breve per gli incensurati. Non mi sembra una questione di facile soluzione”.Siamo proprio ridotti male. Povera Italia. La proposta del capo del Governo e’ “ad personam” che’, anche se appare giusta (chi non vorrebbe fissare un tempo massimo per un processo?), nel contesto in cui avviene, dopo la bocciatura costituzionale del cosiddetto lodo Alfano, presenta un marchiato vizio di proponente. Ma quel che piu’ preoccupa e’ l’intervento di Nicola Mancino, rappresentante dell’organo di autogoverno della magistratura, potere esecutivo ufficialmente in conflitto con quello legislativo. Preoccupa perche’ si sta comportando proprio come il Governo, ormai impossessatosi del potere legislativo trasformano le assemblee elettive in ratificatrici delle proprie decisioni. La base della nostra democrazia è la separazione dei poteri. Anzi, lo era. Ovunque il potere ci sia, la mescolanza si manifesta. Nell’Esecutivo e nel Giudiziario. Riforme della Giustizia, con le carceri che strabordano e la violenza che dilaga, le aule intasate con una giustizia civile da incubo, con la levata di scudi contro le sentenze della Corte Europea (vedi crocifisso)… non stiamo piu’ neanche navigando a vista ma siamo alla deriva. E la storia di questo millennio, come invece era in quello passato, non prevede (per fortuna!) neanche l’ipotesi di un qualche nocchiero forte che prenda il timone e conduca meglio verso la bonaccia. Nocchiero che qualcuno crede di essere o vorrebbe diventare, ma i risultati sono questi. Avanti col prossimo tiro Mancino. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La giustizia italiana è al collasso ma un rimedio è possibile

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2009

L’unione Europea invita il governo Italiano a legiferare in materia di Giustizia, in particolare per quella civile, con circa sei milioni di processi in corso.  Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, pur dando ragione all’Europa assicura che le riforme del Governo che, saranno approvate (forse entro l’estate), presto daranno i loro frutti. Dunque, un Ministro ed un Governo, non sul banco degli imputati, per processi troppo lenti, per accumulo sproporzionato di cause ‘in arretrato’ e, di ritardi nei pagamenti, ma un Governo che sta risolvendo il problema giustizia, nella consapevolezza di rendere giustizia ai cittadini, attraverso l’uso obbligatorio dell’Istituto della Conciliazione o dei sistemi ADR (Alternative Dispute Resolution).  Più volte, sia il Governo, che il Ministro, hanno affermato che il processo civile sarà razionalizzato al fine di assicurare una forte accelerazione dei giudizi, snellendone le varie fasi e garantendo una decisione più rapida delle controversie e se, questo, come dice il Presidente del Consiglio dei Ministri è un Governo “del fare” certamente anche questa riforma si farà.  L’applicazione alle controversie civili e commerciali, di sistemi ADR, così come concepito – continua Pecoraro – saranno esenti da costi di giustizia, debbono risolversi al massimo entro quattro mesi e se le parti conciliano il relativo verbale redatto da un Conciliatore Specializzato è titolo esecutivo omologabile per l’esecuzione forzata, pignoramento ecc., così come già avviene, per esempio, per le controversie in tema societario dove il nostro Paese con una legge ad hoc ( D. Leg.vo 5/2003) ha accelerato questi procedimenti e ne ha abbreviato la durata.  Dunque, basta estendere a questa legge tutti i tipi di controversie aventi per oggetto la tutela di diritti disponibili, per ridurre anche gli arretrati dei processi civili, esistenti e non incorrere in pagamenti di ulteriori sanzioni previste dalle numerose condanne all’Italia, da parte della Corte Europea. L’Italia certamente emanerà prima dei limiti imposti dalla Corte, per adeguarsi (n.d.r. il 2009 per le procedure amministrative e giugno 2010 per i processi civili e penali), ad abbreviare la durata dei procedimenti, civili e penali, perchè la legge è già sulla scrivania del Ministro pronta per essere emanata.

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