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Posts Tagged ‘riforma’

Convegno Cosa ci ha lasciato Martin Lutero?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

Heiner BludauTrento 6 e 7 ottobre – presso il Centro Mariapoli in Strada di Cadine 33 nella frazione di Cadine – si svolgerà il convegno Cosa ci ha lasciato Martin Lutero? – Per una conclusione aperta del Quinto Centenario della Riforma, aperto a pastori, parroci, operatori pastorali, catechisti, insegnanti e a chiunque altro fosse interessato al tema.
La scelta di organizzare il convegno a Trento, cioè proprio nella città del Concilio, è evidentemente simbolica: voluta e promossa dalla CELI e dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI, l’iniziativa ha infatti non solo l’obiettivo di concludere l’anno di celebrazioni del 500° anniversario della Riforma protestante ma, soprattutto, l’intenzione di guardare al futuro.
I lavori prenderanno spunto da quanto sottolineato nel capitolo IV di Guarire le memorie sulla Riforma, la Dichiarazione Comune per il 2017, formulata dalla Conferenza Episcopale Tedesca e dalla Chiesa Evangelica in Germania: “oggi evangelici e cattolici possono dire insieme che gli impulsi della Riforma, ma anche le critiche ad essa e le critiche alle critiche, hanno segnato profondamente la comprensione sia evangelica sia cattolica di ciò che è essenziale per il cristianesimo. Le confessioni oggi devono chiarire come considerano il rapporto tra le somiglianze sostanziali e le differenze confessionali. […]. Adempiere questo compito ci aiuterà a riportare la questione di Dio nel dialogo”.Con questo spirito, saranno tenuti i diversi interventi. Spesso “a due voci”.Ad iniziare da Martin Lutero tra oggi e domani. Cosa può e deve restare del pensiero di Lutero?: una riflessione teologica, cattolica e luterana, da parte di don Angelo Maffeis, Professore Ordinario della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (Milano), e del Dr. Karl-Hinrich Manzke, Vescovo della Chiesa Evangelica Luterana dello Schaumburg-Lippe e responsabile della Federazione delle Chiese Evangeliche Luterane in Germania per le relazioni con la Chiesa cattolica.
O come la relazione Guarigione delle memorie: cosa significa? Come si fa? con la quale il Prof. Brunetto Salvarani, Docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, e il Pastore Heiner Bludau, Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, proveranno a individuare una linea comune.Ma il programma prevede non solo relazioni.
Saranno organizzati cinque gruppi di studio che ragioneranno rispettivamente su ognuno dei cinque imperativi ecumenici indicati nel documento “Dal conflitto alla comunione” (elaborato dalla Commissione luterana-cattolica nel 2013), con l’obiettivo di concretizzarli. E venerdì sera, in cattedrale, ci sarà una preghiera aperta alla cittadinanza, guidata dal Vescovo di Trento, Mons. Lauro Tisi, e dal Vescovo luterano Dr. Karl-Hinrich Manzke: sarà una preghiera di “guarigione della memoria” con una reciproca richiesta di perdono e un’invocazione comune della misericordia di Dio. (foto: Heiner Bludau)

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Scuola Obbligo a 18 anni e riforma dei cicli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 settembre 2017

ministero-pubblica-istruzioneA pochi mesi dal sicuro ‘rompete le righe’ della Legislatura, gli esponenti dell’esecutivo Gentiloni continuano a dire la loro su un progetto impraticabile per il poco tempo a disposizione. Stamane, la Ministra dell’Istruzione è tornata a parlare di revisione dei cicli, definendolo un processo inevitabile: subito dopo ha però smentito, assieme alla carta stampata, anche la sua sottosegretaria all’Istruzione Angela d’Onghia, la quale si era espressa favorevolmente sull’idea di cancellare un anno di scuola media.
Anief ritiene che il bene più importante del Paese, i giovani, vada salvaguardato, prescindendo dal Governo in carica. Invece, si continua a navigare a vista, prendendo l’Europa, a pretesto, come riferimento solo per quel che fa comodo. Il giovane sindacato torna quindi a chiedere di portare l’obbligo a 18 anni, anziché gli attuali 16, riprendendo il progetto avviato quasi vent’anni fa dall’allora Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, però anche anticipando di 12 mesi l’inizio della scuola primaria. A dare credito a tale possibilità ci sono anche i pediatri. È di queste ore l’intervista al pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta: ‘i nati dal primo maggio al 15 settembre, che compiranno dunque 5 anni prima dell’inizio dell’anno scolastico, potrebbero tranquillamente fare il loro ingresso in prima elementare’.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ignorare certe autorevoli indicazioni significa volere non ammettere l’evidenza. Oppure lavorare per un solo scopo: cancellare altre 35mila cattedre. Assieme all’anticipo dell’obbligo scolastico, è ovvio che servirebbero anche altri provvedimenti. Come il ripristino dell’insegnante specialista di inglese alla primaria, che porterebbe 10mila nuovi maestri con competenze specifiche, anche in questo caso come si fa in tutta Europa. Allo stesso modo, all’interno del primo ciclo scolastico va assolutamente reintrodotta la didattica per moduli, con il maestro prevalente, un maggiore tempo scuola e la compresenza di due insegnanti, in modo da fare fronte al sempre più alto numero di allievi Dsa, Bes, stranieri e in generale con problemi di apprendimento. Con la nostra proposta, infine, si risolverebbe l’annoso problema dei maestri della scuola dell’infanzia estromessi dall’ultima riforma 0-6 anni prevista dalla L. 107/15.

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Pensioni: Peggio della riforma Ferrero

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

pensionatiLe istituzioni pubbliche che gestiscono e influiscono direttamente sul sistema pensionistico italiano sono diventate intransigenti: pur di far quadrare i conti pubblici, sulla pelle dei lavoratori, si vuole arrivare alla pensione di anzianità a 67+3 mesi già nel 2021, poi a 68+1 mese nel 2031, a 68+11 mesi nel 2041 fino ai 69+9 mesi nel 2051. Rimangono poche le chance di riuscita degli appelli formulati nei giorni scorsi a tutti i parlamentari dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato perché si approvi una norma che permetta il rinvio strutturale dell’adeguamento dell’età di pensionamento alle aspettative di vita. Anief-Cisal ritiene inaccettabile la rigida posizione assunta dall’Inps e dalla Ragioneria dello Stato, perché si ragiona come se tutte le professioni fossero uguali. Come se fosse possibile assolvere in toto le responsabilità che comportano certi lavori, prescindendo dalla loro consistenza. Un esempio per tutti: gli insegnanti.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il problema della qualità del lavoro svolto esiste, tanto che con l’Ape Social nella lista delle professioni più logoranti è presente anche quella del maestro d’infanzia. È un dato di fatto che in altri Paesi europei, come la Germania, si continua ad andare in pensione dopo 24 anni di insegnamento. Da noi, invece, si sta rasentando l’assurdo di superare i già elevati limiti imposti con la riforma Fornero: si sta andando verso una pensione che non andrà oltre il 45% dell’ultimo stipendio. Stipendi, tra l’altro, da 10 anni nemmeno adeguati all’inflazione. Eppure il corpo insegnante italiano è il più vecchio al mondo e ad alto rischio burnout. A pensare che un cittadino possa insegnare a 70 anni come a 30, rimangono solo coloro che hanno introdotto delle norme che guardano ottusamente ai conti dello Stato, senza pensare che i destinatari sono persone in carne e ossa che dopo decenni di lavoro meriterebbero rispetto e non elemosine.

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Scuola: Tutti contro la riforma fallita e le promesse impossibili della Ministra

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

scuolaA settembre scuole in bilico, ancora 100mila supplenze di cui la metà su sostegno. Tra poche settimane, subito dopo Ferragosto, l’eccessivo numero di posti lasciati in organico di fatto, l’ottuso blocco delle GaE e la mancanza di candidati nelle graduatorie di merito gonfieranno il già alto numero di supplenze annuali fino a quota 100mila. Producendo l’effetto mediatico opposto a quello avviato spavaldamente dalla titolare dell’Istruzione Valeria Fedeli che non si comprende su quali basi continui a parlare di inizio della fine della supplentite e di sicura copertura delle cattedre in tempi rapidi. Della distanza abissale tra teoria e realtà asserisce con insistenza anche la stampa specializzata e non che parla di ‘dilettantismo’ da parte di chi ‘si è messo a scrivere prima la legge e poi i decreti delegati attuativi’.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): spostare poco più di 15mila posti dall’organico di fatto a quello di diritto è stato uno specchietto per le allodole. I posti da assegnare ai vincitori di concorso, a chi sta nelle GaE e alle immissioni in ruolo dovevano essere molti ma molti di più. Le cattedre di sostegno rappresentano al meglio questa politica dell’apparenza, poiché quest’anno si potrebbero sfiorare i 50mila contratti annuali, di cui quasi 5mila solo in Sicilia. Anche sulle discipline ci saranno diversi problemi: molte delle 52mila immissioni in ruolo andranno vacanti, proprio laddove le GaE sono prive di candidati. E siccome il personale inserito nelle graduatorie d’istituto non può essere reclutato, pure quei posti andranno a supplenza. Il deficit di assunzioni non risparmia il personale Ata, le cui immissioni in ruolo sono congelate da anni. Per non parlare dei 1.900 posti da preside e 1.700 da Dsga che andranno in reggenza. La conclusione è che tanto è stato fatto, con la riforma Renzi sbandierata ai quattro venti come epocale e salvifica, per rimanere tutto così com’era prima. Anief, consapevole di quanto fosse caotica e difficile la situazione della copertura delle cattedre, comunica che nelle prossime settimane fornirà assistenza ai neo-immessi in ruolo durante convocazioni e anche ai precari interessati alla stipula di un contratto annuale: contatta la sede territoriale più vicina.

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Riforma del processo penale: indietro a tutta forza

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

giustiziaIndietro a tutta forza. Così possiamo commentare la riforma del processo penale approvata dal Parlamento. Si aumentano le pene, si allungano i processi e per le intercettazioni tutto rimane come prima.Scriveva Cesare Beccaria nel 1764 che “non e’ l’entita’ della pena che ha funzione deterrente ma la certezza della pena stessa”. Sono passati 251 anni ma i nostri legislatori non hanno appreso la lezione e continuano ad aumentare le pene.
La nostra Costituzione, all’art.111, sancisce la ragionevole durata dei processi. Invece, si e’ approvato l’aumento dei termini di prescrizione: si arriva, anche, a 20 anni.
Per le intercettazioni tutto è rimesso nelle mani del magistrato. In sostanza non cambia nulla.Due anni e mezzo di discussioni, inutili e dannose, che riportano il Paese indietro di qualche centinaio d’anni. Affonda la Giustizia.

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Riforma codice penale

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

ignazio la russa“Il governo ha preferito mettere la fiducia su questo provvedimento pur avendo una maggioranza bulgara definita incostituzionale dalla Consulta, strozza il dibattito – e lo dico a quell’unico ascoltatore vista l’assenza dell’Esecutivo- impedendo alla Camera di discutere. Avremmo voluto incidere su alcune norme. In particolare troviamo inaccettabili gli elementi perdonistici perché si ampliano tutte le misure alternative, vere e proprie misure svuota carceri, attraverso cui si lasciano sole le forze dell’ordine a combattere la criminalità, e obbliga i giudici ad applicare una legge che riconosce mille vie di fuga per i criminali. Questo disegno di legge è una vera istigazione a delinquere perché non dà certezza della pena e quindi incoraggia i criminali. Va in direzione esattamente opposta a quella che chiedono i cittadini esattamente come noi. E cioè chi sbaglia paghi e resti in carcere a scontare la pena. Per queste ragioni Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale voterà contro”. È quanto ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Ignazio La Russa intervenendo in aula sulla fiducia al ddl penale.

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Scuola italiana all’estero: la riforma è realtà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

scuola italiana estero

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I linguaggi della Riforma: architettura, immagine, rappresentazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

Roma Martedì 6 giugno ore 9:30-17 Aula Magna del Rettorato via Ostiense 159. Il convegno “I linguaggi della Riforma: Architettura, immagine, rappresentazione”, organizzato da Roma Tre in collaborazione con Sapienza e Tor Vergata, s’inserisce nel ciclo d’incontri “Dialoghi sulla Riforma 1517-2017” inaugurato in Campidoglio lo scorso 10 maggio e organizzato dal Comitato regionale di coordinamento delle università del Lazio (Crul) in occasione del quinto centenario dall’affissione delle “95 tesi di Lutero” e dell’avvio della Riforma protestante in Europa.

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Giustizia: Riforma del codice penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

corte europea giustizia“Secondo nostra Carta tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e hanno diritto a un giusto processo la cui durata deve essere ragionevole. Per queste ragioni riscontriamo un tasso di incostituzionalità piuttosto elevato nel provvedimento in discussione che, come tutti i provvedimenti in materia di giustizia posti all’attenzione del Parlamento nel corso di questa legislatura, è il prodotto di spinte ideologiche ancora troppo radicate in certa sinistra”. Lo ha detto l’onorevole di Forza Italia, Gabriella Giammanco, intervenendo nell’Aula di Montecitorio nel corso della discussione generale sul pdl di modifica del codice penale.
Nello specifico l’esponente azzurra ha evidenziato come “riformare due importanti settori come l’ordinamento penitenziario e la disciplina in materia di intercettazioni telefoniche con lo strumento della delega al governo non sembra rappresentare il modus operandi più adatto a procedere. La discrezionalità del governo, in questi casi – ha proseguito -, risulterebbe particolarmente accentuata rispetto all’esigenza di rimodulazione di discipline caratterizzate da un estremo grado di delicatezza e per questo necessiterebbe di ulteriori elaborazioni e riflessioni in un’ottica di maggiore condivisione e collaborazione istituzionale”.Per quanto riguarda le intercettazioni, ha sottolineato Giammanco, “Forza Italia ha proposto un emendamento che risponde alla fondamentale esigenza di garantire la funzione difensiva e quindi conseguente non conoscibilità del contenuto delle comunicazioni fra l’assistito e il proprio difensore, dovendosi pertanto garantire, al di là dei divieti di verbalizzazione e dei rimedi sanzionatori della inutilizzabilità, l’originaria interdizione dell’ascolto e la esclusione di ogni possibile filtro volto alla ricognizione dei relativi contenuti da parte della Polizia Giudiziaria e del Pubblico Ministero. Sotto tale aspetto, ci auguriamo che esso possa essere accolto”.Pertanto, secondo Giammanco “l’Aula dovrebbe riesaminare nuovamente il testo, nell’ottica della più ampia promozione del dibattito parlamentare tra le varie forze politiche. La speranza, insomma – ha concluso – , è non finire travolti da voto di fiducia che chiuderebbe la partita, mettendo fine a qualsiasi dibattito”.

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Riforma statali, c’è poco da ridere: stanziate un quarto delle risorse utili

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 maggio 2017

Palazzo chigi1Il via libera del Governo prevede una serie di novità, tra cui assunzioni ‘extra’ per i precari, un codice dei licenziamenti, la creazione del polo unico Inps per le visite fiscali e il riordino della valutazione sempre legato al piano delle performance. Secondo la Ministra della PA, Marianna Madia, grazie al sì alla riforma ora ‘abbiamo le carte in regola’, dal punto di vista normativo, per lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, perché ‘la legislazione ereditata non ci consentiva’ di muoverci.Replica del sindacato: non bastano i 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Def 2017, in buona parte destinati ai rinnovi 2016-2018 del contratto della Pubblica Amministrazione, sommati agli oneri previsti, sempre nel Def, per il prossimo rinnovo (2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020). La riforma, inoltre, non risolve il problema endemico dell’alto tasso di personale non di ruolo, perché continua a ignorare le indicazioni UE.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se consideriamo un reddito medio di 1.500 euro, occorrono 120 euro netti per allineare l’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento dell’aumento dell’inflazione certificata tra il 2008 e il 2015. A cui ne vanno aggiunti altrettanti all’atto della firma del contratto, da considerate come vero e proprio aumento. Altro che 85 lordi medi. Così come non possono essere nemmeno le 12 mensilità massime di risarcimento a sanare uno stato di palese illegittimità rispetto agli altri Stati membri per le mancate assunzioni a tempo indeterminato. Su questa irregolarità, il sindacato ha interpellato gli organismi internazionali, attraverso più canali, ricordando in tutti i casi che la norma sulla stabilizzazione successiva ai 36 mesi di servizio va rispettata.Ecco perché Anief ha deciso di ricorrere per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale nello stipendio, sia per i dipendenti della Scuola che per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

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Scuola – Nuovo percorso 0-6 anni: si autocelebra la riforma ma il testo rimane ambiguo

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

SCUOLA

Sono innumerevoli i punti dolenti contenuti nel rinnovato modello formativo precedente alla scuola primaria: nessun ritorno al maestro prevalente su moduli abolito dalla Legge 169/2008 o all’insegnante specialista di lingua inglese quando l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento studenti, nessun organico di potenziamento per gli insegnanti d’infanzia che sono esclusi dall’obbligo scolastico nonostante il DPR 89/2009, sezioni primavera ordinamentali ma solo per il 25% del Paese. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per migliorare il sistema formativo di questa particolare fascia d’età avevamo chiesto l’anticipo dell’obbligo a 5 anni, con classi ‘ponte’ e docenti infanzia-primaria in copresenza, per poi licenziare gli studenti a 18 anni, ma anche in questo caso non siamo stati ascoltati. Contiamo poi a chiedere perché gli organici di questi docenti rimangono ancora ingessati per legge e come mai l’auspicio alla concorrenza stato-regioni è bocciato già dai buchi di bilancio delle amministrazioni nel territorio. Nel frattempo, continuano anche a essere dimenticati i precari della scuola dell’infanzia e primaria dal nuovo sistema di reclutamento e dalla fase transitoria. Ecco perché si prevede un nuovo fallimento.

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Riforma Madia del Testo Unico? Molto rumore per nulla

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

Palazzo chigi1“Per descrivere la riforma Madia sul testo unico del Pubblico impiego si potrebbe prendere in prestito la commedia di William Shakespeare: molto rumore per nulla. Sì, perché dopo la bocciatura della Corte Costituzionale della riforma della dirigenza, i pasticciati correttivi su licenziamenti brevi e partecipate, arriva la riforma del testo unico del pubblico impiego ennesimo capitolo della saga ‘La riforma della PA’”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“A leggere il sito del Dipartimento della Funzione pubblica la riforma della PA non doveva essere concepita come una riforma di settore, bensì come un progetto di cambiamento del Paese. Infatti non è cambiato nulla, anzi a voler essere più precisi la situazione è peggiorata. Il testo unico, prossimo all’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri, che doveva ridisegnare le norme generali del rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni ed essere il cardine insieme alla riforma della dirigenza, non è altro che una serie di disposizioni che rispondono essenzialmente a due esigenze principali: stabilizzazione dei precari e rivalutazione della contrattazione collettiva cioè delle relazioni sindacali.Sul primo punto il testo unico sceglie la strada della stabilizzazione di precari gettando al macero migliaia di idonei che il concorso pubblico lo hanno fatto e che dopo anni di attesa si troveranno con una promessa mai mantenuta. Giova ricordare che una procedura più o meno identica era stata già adottata ai tempi del ministro D’Alia, ma in quell’occasione la legge bilanciava i diritti degli idonei con quelli dei precari. L’altro punto fondamentale riguarda la contrattazione collettiva e le relazioni sindacali. Con il testo unico si riaffidano alla contrattazione collettiva e alla contrattazione integrativa una serie di materie che la mia riforma avevano spostato a livello di legge al fine di porre un freno alle ingerenze sindacali nell’organizzazione di lavoro. Tale intervento è ulteriormente aggravato dalla modifica fatta da un altro decreto attuativo in corso di approvazione, il decreto sulla perfomance. Con questo decreto vengono abrogate le fasce meritocratiche dei premi incentivanti introdotte dal decreto legislativo 150 del 2009. D’ora in poi sarà la contrattazione collettiva (cioè i sindacati) che deciderà quante risorse destinare alla produttività individuale. Facile immaginare cosa succederà: todos caballeros.Del resto l’accordo firmato con i sindacati poche ore prima del referendum questo prevedeva. Fare un contratto con risorse che non ci sono ancora e ridare ai sindacati tutto il potere che avevano. Quindi la riforma annunciata in pompa magna dall’ex presidente del consiglio e poi dalla ministra Madia si è ridotta a brandelli di norme che chiamarli ‘riforma’ è un offesa al Devoto-Oli. Chissà se la Corte Costituzionale, o forse prima il presidente della Repubblica, riuscirà ad impedire l’ennesimo tentativo di distruggere la PA da parte del governo Renzi-Gentiloni”, conclude Brunetta.

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Inaugurazione del ciclo di conferenze ‘Dialoghi sulla Riforma 1517-2017’

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

raggiRoma L’evento inaugurale del ciclo di incontri Dialoghi sulla Riforma 1517-2017, si terrà mercoledì 10 maggio alle ore 10 nella Sala della Protomoteca, Palazzo del Campidoglio, Roma. Alla luce della positiva esperienza della serie di incontri Dialoghi sulla Sostenibilità – Roma 2016, il Comitato Regionale di Coordinamento delle Università del Lazio (Crul) organizza un ciclo di convegni in occasione del quinto centenario dall’affissione delle 95 tesi di Lutero e dell’avvio della Riforma protestante in Europa. Programma:
Saluto istituzionale Virginia Raggi – Sindaca di Roma Capitale
Intervento introduttivo La Riforma a Roma. I luoghi di culto protestante nella Capitale Mario Panizza – Presidente Crul, Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre
Lectio Magistralis La Riforma, ieri e oggi Emidio Campi – Università di Zurigo, Istituto di Storia della Riforma Svizzera. Modera: Paolo Ruffini – Direttore TV2000
Gli eventi successivi si terranno:
Roma 17 maggio 2017 – Ethos e conoscenza, Lumsa (in collaborazione con Tor Vergata, Sapienza, Campus Bio-Medico e Università Cattolica)
Roma 6 giugno 2017 – I linguaggi della Riforma: architettura, letteratura, rappresentazione, Roma Tre (in collaborazione con Sapienza e Tor Vergata)
Roma 10 ottobre 2017 – Riforma e costruzione europea, Tor Vergata (in collaborazione con Roma Tre e Università Europea)
Roma 31 ottobre 2017 – Economia e società. Una mappa degli effetti della Riforma Protestante, Sapienza (in collaborazione con Roma Tre, Foro Italico, Unint e Luiss)
Roma 10 novembre 2017 – Dinanzi a Lutero: ripercussioni e reazioni nella cultura artistica italiana, Tuscia (in collaborazione con Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, Cassino)
Roma 5 dicembre 2017 – Chiese e confessioni in Europa, Cassino (in collaborazione con Tor Vergata).

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Parco Colosseo e riforma Franceschini

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 aprile 2017

colosseo-interno“Fa davvero sorridere il fatto che la riforma voluta dal ministro Franceschini per l’istituzione del parco Archeologico del Colosseo, e contro cui il Campidoglio ha presentato ricorso al Tar, raccolga attorno a sé un ampio fronte del dissenso, capitanato – si badi bene – proprio da esponenti del Partito Democratico. Walter Tocci, senatore Pd e membro della Commissione Cultura a Montecitorio, si è espresso dichiarando tutto il suo sdegno per quello che lui stesso ha definito ‘il pastrocchio Franceschini’: una pseudo-riforma fatta con i piedi che mortifica le professionalità esistenti ed esalta un penoso concetto del ‘divide et impera’. Ma non è solo il Pd con Tocci a dire tutto il male possibile della riforma: anche Adriano La Regina, ex soprintendente di Roma, ha parlato di stupidità economica riferendosi al ticket di 2 euro per visitare il Pantheon. Per non citare, infine, la lettera di Italia Nostra che teme la fuoriuscita dalla lista Unesco del Colosseo e del Centro storico della Capitale qualora la tremebonda riforma Franceschini andasse in porto. Navighiamo – non troppo a vista – nell’assurdo, sfiorando l’abisso”: lo dichiara in una nota Eleonora Guadagno, presidente M5S della Commissione Cultura capitolina.

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Concorrenza: Come si affossano le riforme

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

senatoTutti sono concordi nel ritenere che il nostro Bel Paese e’ immobile a causa dei lacci e lacciuoli che impediscono passi avanti, che frenano le imprese, che schiacciano i cittadini che rendono onnipresente la burocrazia, ma quando si tratta di tagliare le corde che imbrigliano la nostra economia scattano le rivendicazioni corporative. Abbiamo assistito al colpo di mano, nel decreto Milleproroghe, della Confindustria nel settore di trasporti, ora assistiamo al balletto sul disegno di legge sulla concorrenza che, da circa 2 anni, viaggia tra Camera e Senato e che è oggetto di inserimenti per proteggere questa o quella categoria o impresa: nel settore energetico, in quello dei trasporti pubblici, in quello delle farmacie e in quello dei notai e avvocati.La legge Sviluppo del 2009 prevedeva l’adozione annuale di una legge per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Siamo nel 2017 e il disegno di legge concorrenza attuale è il primo in discussione in Parlamento, con “soli” 8 anni di ritardo, e non e’ stato ancora approvato. Il Fondo Monetario stima al ribasso la crescita dell’Italia: siamo ultimi in Europa. Purtroppo, scivoliamo lentamente verso la famosa “quarta sponda”: il Nord Africa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riforma partecipate

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Domenico MamoneVenute al mondo, dall’oggi al domani, nell’ormai lontano 1990, con la legge 142, dovevano consentire agli enti locali di svolgere attività pubbliche comportanti l’esercizio d’impresa. Da società strumentali, però, le “partecipate” nella prassi sono diventate aziende in grado di eludere vincoli pubblici, ad esempio assumendo senza concorso o beneficiando di immissioni finanziarie pubbliche.
“Queste aziende, cresciute all’inverosimile in tutta Italia, hanno finito per fare concorrenza ad imprese private o per frenare la modernizzazione, estendendo logiche burocratiche e assistenziali anche al settore imprenditoriale – evidenzia Domenico Mamone, presidente del sindacato autonomo Unsic, che associa oltre 200mila aziende private. “Inoltre le partecipate, drenando risorse pubbliche e spesso sovrapponendosi a competenze già in mano pubblica, hanno pesato sulla pressione fiscale e tariffaria, soprattutto locale, su cittadini e aziende private, finendo per concorrere a disincentivare consumi e investimenti”. Ora la tormentata riforma Madia, riscritta dopo la bocciatura da parte della Consulta e le osservazioni del Consiglio di Stato, rischia di rappresentare la montagna che partorisce il topolino, secondo Mamone. “Quando, negli ultimi cinquant’anni, s’è trattato di moltiplicare i centri di spesa – dall’istituzione delle Regioni alla proliferazione delle Province, dall’incremento delle Comunità montane alla nascita delle Authority – le norme sono state varate in un batter d’occhio. Così come le liste delle assunzioni. Oggi che bisogna dolorosamente intervenire sugli enormi sprechi determinati anche dalla propagazione di questi organismi, i tempi per i decreti di taglio sono biblici. Il caso delle partecipate è emblematico – continua il presidente dell’Unsic. “L’ex premier Renzi nella sua strategia della rottamazione, già nell’aprile 2014 aveva annunciato l’intenzione di volerle ridurre ‘da ottomila a mille’, dal momento che registravano ‘circa un miliardo e mezzo di disavanzo’. Tuttavia la riforma Madia della pubblica amministrazione, che avrebbe dovuto attuare – almeno in parte – tali intenti, non solo ha rinviato scadenze ed allargato le maglie, ad esempio le aziende con fatturato tra 500mila e un milione di euro non dovranno chiudere subito i battenti, come prevedeva la prima versione del testo, e saranno ‘tranquille’ almeno fino al 2020, ma permette loro di partecipare a gare anche fuori dal territorio dell’amministrazione proprietaria. Insomma, le partecipate diventeranno più forti e, come sta avvenendo da anni, si perpetua la possibilità che la parte pubblica da arbitro diventi giocatore”. (foto: Domenico Mamone)

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Scuola-precariato: Per Bruxelles la riforma non ha funzionato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl deputato, attraverso due interrogazioni presentate in queste ore, ha chiesto alla titolare del Miur ‘quali misure intenda assumere per rimediare, a partire dalla delega del Governo alla 107, ai problemi derivati dall’applicazione dalla cd Legge sulla buona scuola. Occorre prendere atto che diverse cose non hanno funzionato e porre rimedio attraverso una riscrittura delle regole che stanno creando nuove incertezze in un settore che riteniamo determinante per il rilancio culturale, economico e sociale del Paese’. I dati riportati dal Miur parlano di 100 mila precari in servizio lo scorso anno scolastico e addirittura 126 mila in servizio quest’anno e manca ancora un solo anno per ottemperare agli impegni assunti. Anief ricorda che la Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE si è detta fortemente delusa delle giustificazioni mosse dai rappresentanti italiani. Chiede loro formali e dettagliati ragguagli, che verranno presentati all’interno di un’adunanza plenaria per il Parlamento Europeo. Sulla decisione ha pesato non poco la denuncia dei legali Anief, Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, sulla mancata volontà dello Stato italiano di risolvere il problema. Ma anche l’intenzione espressa dagli stessi avvocati di rivolgersi alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, di voler pure presentare formale denuncia al Consiglio d’Europa, nonché della volontà del sindacato di proseguire i contenziosi nei tribunali nazionali del lavoro.A tal proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda altresì i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): tra pochi mesi l’Italia, con Spagna e Portogallo, dovrà spiegare alla Commissione Ue i perché della pessima gestione del personale pubblico precario con 36 mesi di servizio. Le forti perplessità della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE confermano che quello che sta accadendo nel nostro Paese è fuori da ogni logica: lo Stato continua ad aggirare le direttive e le sentenze comunitarie, ma anche quelle della Cassazione sulla mancata assunzione dopo 36 mesi di servizio. E adesso paga il conto. La stessa Cassazione ha sentenziato sull’assegnazione degli scatti di anzianità nei confronti dei precari vessati. Tanto che i tribunali, quando sono chiamati in causa, sempre più spesso assegnano risarcimento e aumenti automatici. E dicono sì anche al rifacimento dei decreti per la ricostruzione di carriera.

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Anief risponde a Renzi sulla riforma scuola: non ci sono punti positivi o negativi, è tutto da cambiare

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

pacifico-marcelloIl giovane sindacato replica all’invito formulato dall’ex premier di avviare una nuova iniziativa sulla scuola, da proporre nelle prossime settimane con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro dell’Istruzione. Intanto, chiede a tutti di indicare un punto positivo e uno negativo tra quelli della Legge 107/2015, perché ritiene che ‘il merito, l’alternanza scuola lavoro, la fine del precariato, il potenziamento degli insegnanti, la formazione, l’edilizia scolastica, il diritto allo studio, lo ZeroSei sul modello di Reggio Emilia sono molto importanti’. Marcello Pacifico (Cisal-Anief) smonta punto per punto la proposta dell’esponente Pd: sbagliare è umano, perseverare non è ammesso. Sul merito, non abbiamo ottenuto alcun risultato se non quello di concentrarci su incrementi ridicoli per pochi docenti, mentre gli stipendi base rimangono fermi a dieci anni fa. Sull’alternanza scuola-lavoro continuiamo a chiedere perché bisogna mandare i ragazzi allo sbaraglio, senza regole sui diritti-doveri. Intanto, il precariato è aumentato, con 100mila docenti e 40mila Ata supplenti annuali. Lascia a desiderare pure il potenziamento assegnato alle scuole, perché non sono state rispettate le richieste dei Collegi dei docenti e non si sono assunti Ata. La formazione iniziale si è rivelata un disastro: rispetto alla classe docente più vecchia del mondo, non si può proporre un concorso-corso che dura otto anni. Sull’edilizia scolastica: per quale motivo i presidi devono essere arrestati e i responsabili degli enti locali no? Sul diritto allo studio, si attende ancora il ripristino del tempo scuola tagliato. La nuova certificazione di 260mila alunni disabili porterà solo problemi. Invece di introdurre la svolta (l’obbligo scolastico a 18 anni), ci si ferma al percorso zero-sei anni, che a queste condizione si rivelerà l’ennesima chimera.

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Taxi, Ncc e Uber: Codici plaude alla proposta di riforma del settore suggerita dall’Antitrust

Posted by fidest press agency su martedì, 14 marzo 2017

taxi-romaCodici da sempre si esprime in favore di modifiche radicali e liberalizzazione del servizio taxi e Ncc che consentano al consumatore finale di poter accedere ad una più ampia gamma di servizi tra loro competitivi, invece che essere in balìa di un monopolio consolidatosi negli ultimi 25 anni, che ha conferito un potere enorme ad una lobby, libera di fare il bello e cattivo tempo, come è successo ad esempio la notte di Capodanno durante la quale sono state lasciate a piedi svariate persone, che giustamente non volevano pagare una tariffa arbitrariamente imposta a prescindere dal tragitto e dal tassametro.
L’Antitrust si è espressa in merito inviando a Parlamento e Governo una segnalazione per sottolineare la necessità di mettere la normativa al passo con l’evoluzione del mercato, specificando che urge una riforma complessiva del settore dalla mobilità non di linea, taxi e Ncc, regolato da una legge risalente al 1992.
L’Antitrust ha giustamente argomentato contestualizzando, ovvero evidenziando come ci troviamo a dover regolarizzare più offerte e a dover far corrispondere agli sviluppi del mercato una normativa coerente con esso.
Intanto il consumatore deve essere tutelato avendo accesso a qualità e prezzi equilibrati, invece negli ultimi anni si è ritrovato davanti a: una carenza del numero di taxi e quindi scadente qualità del servizio, questo a causa dell’esiguo numero di licenze rilasciato dai Comuni, anche perché non appena provavano ad aprire in questo senso imperavano le ribellioni della lobby dei tassisti.
Andranno poi dalla nostra classe politica, che questo dovrebbe fare di mestiere, ovvero mediare tra i differenti interessi delle parti, fatti convergere i differenti interessi in delle norme coerenti con: domanda e offerta e nuove piattaforme tecnologiche disponibili. L’Antitrust nella propria segnalazione ha anche suggerito delle forme di compensazione per chi ha investito i propri soldi nella licenza come forma di impresa.
L’Associazione Codici seguirà con grande attenzione gli sviluppi di un settore, quello della mobilità non di linea, che è destinato ad aprirsi al mercato ed adeguarsi alla domanda ed alle nuove piattaforme tecnologiche, come è successo per altri settori. Non si deve avere paura di cambiare lo status quo, anche perché i servizi si evolvono e se la normativa non segue a ruota, il risultato sarà la rivolta sociale dove ognuno continuerà a preservare il suo piccolo orticello a discapito della collettività.
La politica deve avere il coraggio di fare le riforme, queste fanno progredire un Paese, infatti se l’Italia è rimasta ingessata per decenni è perché la classe politica bada ad essere riconfermata, e per ottenere ciò bisogna rimanere immobili per non urtare la sensibilità delle lobbies.

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La gemma verde dell’Arma

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

corpo-forestaleLa riforma della pubblica amministrazione, in atto da un paio d’anni, inizialmente prevedeva che il Corpo forestale dello Stato, insieme alla polizia penitenziaria, venisse incorporato nella Polizia di Stato, mentre la Finanza nell’Arma dei Carabinieri, nell’ottica di realizzare una riduzione da cinque polizie nazionali a due.
Attualmente, la riduzione è da cinque a quattro, con l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.
Dal primo gennaio 2017, dunque, il quarto corpo di polizia del Paese, con 7.700 forestali, indossa la divisa con l’emblema dell’Arma.
E ne segue i corsi di preparazione ai vari impegni operativi che li riguardano.
Siamo stati testimoni, in esclusiva, dell’attività di addestramento al tiro dei forestali nella sede del CPT (Centro Perfezionamento al Tiro) ora Scuola di perfezionamento al tiro, di Roma, nella Caserma Talamo, al comando del colonnello Carlo Fischione, carabiniere paracadutista il quale, cordiale padrone di casa, ci ha illustrato le caratteristiche e le particolari attività del Centro.
L’occasione è stata anche propizia per incontrare il generale Carmelo Burgio, Ispettore degli Istituti di specializzazione dell’Arma dei Carabinieri, con il quale abbiamo avviato un’interessante conversazione, per capire in modo più approfondito in cosa consista il “cambiamento’’.
Il corpo forestale è una condizione di “civile”, come può compenetrare in una condizione di militare?
“Il personale del Corpo Forestale, ci spiega il generale Burgio, fatta eccezione per limitatissime aliquote che sono confluite nei Vigili del Fuoco o che hanno chiesto la mobilità per essere trasferiti in altri ministeri, ha acquisito lo stato di militare automaticamente.
Tutti coloro che sono passati nell’Arma dei Carabinieri sono militari.
Nel corpo forestale c’era un’aliquota di personale civile omologato al personale di truppa, ai nostri brigadieri, marescialli, che ora sta diventando militare.
In questo momento, essi stanno facendo un corso, al termine del quale, se saranno considerati idonei all’impiego di armi, indosseranno la divisa di carabiniere diventando anch’essi militari. Entrano nell’Arma a condizione che superino il Corso.
Un gruppo sta frequentando il Corso presso la Scuola allievi di Roma e da lì andranno alla Scuola di perfezionamento al tiro per superare la fase cruciale che li abiliterà a diventare militari”….. Continua su http://www.cybernaua.it (foto di Daniel Papagni)

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