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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

Posts Tagged ‘riforma’

Taxi, Ncc e Uber: Codici plaude alla proposta di riforma del settore suggerita dall’Antitrust

Posted by fidest press agency su martedì, 14 marzo 2017

taxi-romaCodici da sempre si esprime in favore di modifiche radicali e liberalizzazione del servizio taxi e Ncc che consentano al consumatore finale di poter accedere ad una più ampia gamma di servizi tra loro competitivi, invece che essere in balìa di un monopolio consolidatosi negli ultimi 25 anni, che ha conferito un potere enorme ad una lobby, libera di fare il bello e cattivo tempo, come è successo ad esempio la notte di Capodanno durante la quale sono state lasciate a piedi svariate persone, che giustamente non volevano pagare una tariffa arbitrariamente imposta a prescindere dal tragitto e dal tassametro.
L’Antitrust si è espressa in merito inviando a Parlamento e Governo una segnalazione per sottolineare la necessità di mettere la normativa al passo con l’evoluzione del mercato, specificando che urge una riforma complessiva del settore dalla mobilità non di linea, taxi e Ncc, regolato da una legge risalente al 1992.
L’Antitrust ha giustamente argomentato contestualizzando, ovvero evidenziando come ci troviamo a dover regolarizzare più offerte e a dover far corrispondere agli sviluppi del mercato una normativa coerente con esso.
Intanto il consumatore deve essere tutelato avendo accesso a qualità e prezzi equilibrati, invece negli ultimi anni si è ritrovato davanti a: una carenza del numero di taxi e quindi scadente qualità del servizio, questo a causa dell’esiguo numero di licenze rilasciato dai Comuni, anche perché non appena provavano ad aprire in questo senso imperavano le ribellioni della lobby dei tassisti.
Andranno poi dalla nostra classe politica, che questo dovrebbe fare di mestiere, ovvero mediare tra i differenti interessi delle parti, fatti convergere i differenti interessi in delle norme coerenti con: domanda e offerta e nuove piattaforme tecnologiche disponibili. L’Antitrust nella propria segnalazione ha anche suggerito delle forme di compensazione per chi ha investito i propri soldi nella licenza come forma di impresa.
L’Associazione Codici seguirà con grande attenzione gli sviluppi di un settore, quello della mobilità non di linea, che è destinato ad aprirsi al mercato ed adeguarsi alla domanda ed alle nuove piattaforme tecnologiche, come è successo per altri settori. Non si deve avere paura di cambiare lo status quo, anche perché i servizi si evolvono e se la normativa non segue a ruota, il risultato sarà la rivolta sociale dove ognuno continuerà a preservare il suo piccolo orticello a discapito della collettività.
La politica deve avere il coraggio di fare le riforme, queste fanno progredire un Paese, infatti se l’Italia è rimasta ingessata per decenni è perché la classe politica bada ad essere riconfermata, e per ottenere ciò bisogna rimanere immobili per non urtare la sensibilità delle lobbies.

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La gemma verde dell’Arma

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

corpo-forestaleLa riforma della pubblica amministrazione, in atto da un paio d’anni, inizialmente prevedeva che il Corpo forestale dello Stato, insieme alla polizia penitenziaria, venisse incorporato nella Polizia di Stato, mentre la Finanza nell’Arma dei Carabinieri, nell’ottica di realizzare una riduzione da cinque polizie nazionali a due.
Attualmente, la riduzione è da cinque a quattro, con l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.
Dal primo gennaio 2017, dunque, il quarto corpo di polizia del Paese, con 7.700 forestali, indossa la divisa con l’emblema dell’Arma.
E ne segue i corsi di preparazione ai vari impegni operativi che li riguardano.
Siamo stati testimoni, in esclusiva, dell’attività di addestramento al tiro dei forestali nella sede del CPT (Centro Perfezionamento al Tiro) ora Scuola di perfezionamento al tiro, di Roma, nella Caserma Talamo, al comando del colonnello Carlo Fischione, carabiniere paracadutista il quale, cordiale padrone di casa, ci ha illustrato le caratteristiche e le particolari attività del Centro.
L’occasione è stata anche propizia per incontrare il generale Carmelo Burgio, Ispettore degli Istituti di specializzazione dell’Arma dei Carabinieri, con il quale abbiamo avviato un’interessante conversazione, per capire in modo più approfondito in cosa consista il “cambiamento’’.
Il corpo forestale è una condizione di “civile”, come può compenetrare in una condizione di militare?
“Il personale del Corpo Forestale, ci spiega il generale Burgio, fatta eccezione per limitatissime aliquote che sono confluite nei Vigili del Fuoco o che hanno chiesto la mobilità per essere trasferiti in altri ministeri, ha acquisito lo stato di militare automaticamente.
Tutti coloro che sono passati nell’Arma dei Carabinieri sono militari.
Nel corpo forestale c’era un’aliquota di personale civile omologato al personale di truppa, ai nostri brigadieri, marescialli, che ora sta diventando militare.
In questo momento, essi stanno facendo un corso, al termine del quale, se saranno considerati idonei all’impiego di armi, indosseranno la divisa di carabiniere diventando anch’essi militari. Entrano nell’Arma a condizione che superino il Corso.
Un gruppo sta frequentando il Corso presso la Scuola allievi di Roma e da lì andranno alla Scuola di perfezionamento al tiro per superare la fase cruciale che li abiliterà a diventare militari”….. Continua su http://www.cybernaua.it (foto di Daniel Papagni)

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Pubblica amministrazione: i decreti madia cambiano la forma non la sostanza

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

Marianna_MadiaNei fatti il Ministro Madia non cambia l’impostazione Brunettiana e si limita a mitigarla -dichiara Cristiano Fiorentini dell’Esecutivo Nazionale di USB PI – si eliminano le fasce, ma si vincolano rigidamente i contratti a garantire la significativa differenziazione dei giudizi e una effettiva diversificazione dei trattamenti economici con l’obbligo di dedicare alla premialità la maggior parte delle risorse del fondo accessorio; si dà più peso al contratto, ma l’organizzazione del lavoro resta in capo ai dirigenti ed è sottratta al confronto con i sindacati; si fa una norma di stabilizzazione che esclude grosse fette di precariato per tipologia di contratto o per mancanza di risorse.La norma sulla valutazione così come è concepita avrà ricadute negative sui salari di molti lavoratori e continuerà ad essere uno strumento di gestione del personale con effetti negativi anche sull’organizzazione del lavoro. Come USB ha sempre dichiarato, solo l’abolizione totale delle norme di Brunetta avrebbe realizzato quella discontinuità necessaria a riprendere un ragionamento serio sul rilancio del settore pubblico che peraltro non può prescindere neanche dal tema delle risorse. – continua Fiorentini – Anche sul precariato, per quanto la norma sia apprezzabile, non è tollerabile l’esclusione di alcune situazioni, su tutte gli LSU, mentre per altri, ad esempio i precari della Ricerca, non vi sono le risorse necessarie”.Ci preoccupa che il Ministro consideri spianata la strada per l’apertura dei contratti in presenza di uno stanziamento ridicolo nella legge di bilancio 2017 e con una prospettiva fortemente condizionata dalle richieste della Ue di rientro nei vincoli di bilancio. C’è il rischio che il combinato disposto tra la carenza delle risorse e l’ipotesi paventata da alcuni organi di stampa di armonizzare al ribasso i salari accessori nei nuovi comparti, determini lo zero nella casella degli aumenti salariali per gran parte dei dipendenti pubblici – sottolinea il dirigente USB – Si vada al rinnovo dei contratti con le risorse adeguate a risarcire i lavoratori pubblici degli otto anni di blocco, che n on devono mai essere dimenticati.Siamo di fronte ad una riforma ampiamente insufficiente, finalizzata a rendere applicabili i concetti contenuti nella riforma Brunetta, che non cambia la sostanza per i lavoratori, ma restituisce un ruolo al sindacato complice che in questo modo si candida a cogestire la meritocrazia e tutto ciò che ne deriva. Forse era proprio questo il vero e unico obiettivo del tanto sbandierato accordo del 30 novembre – conclude Fiorentini.

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Lombardia: Riforma della Sanità a pezzettini

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

regione lombardia“Abbiamo votato contro il terzo troncone di una riforma sanitaria malgestita e che sta creando il caos nel mondo sanitario lombardo. Maroni e i suoi hanno proposto e approvato una riforma spezzatino, che strizza l’occhio sempre di più alla sanità privata.Tra accelerazioni e frenate l’iter di un provvedimento così importante è risultato confuso e decisamente improntato più ad accontentare i vari animi politici dei gruppi in coalizione di maggioranza che di prendersi il tempo opportuno per fare un unico progetto organico e chiaro. Hanno continuato a ripeterci che dovevamo volare alto ma la realtà è che si cercano di fare leggi di indirizzo in modo che poi la giunta possa avere il massimo agio di deliberare quello che vuole”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.”Nel corso della discussione sono stati approvati alcuni ordini del giorno del M5S sul tema della prevenzione delle malattie cardio-respiratorie legate all’inquinamento, ma era inevitabile per la Giunta, in previsione delle sanzioni europee che dovrebbero arrivare a causa dello stato pessimo dell’aria e per il quale non si fa nulla di davvero risolutivo in regione Lombardia, continuando a destinare fondi ad autostrade invece di concentrarsi sui trasporti pubblici. Approvato anche un secondo ordine del giorno per il riconoscimento dell’attività motoria quale strumento di prevenzione ma e’ ancora insufficiente in legge la volontà di riconoscere all’attività fisica quel ruolo fondamentale che ha per mantenere in salute le persone e aiutare i malati cronici a migliorare le proprie condizioni. Abbiamo lavorato anche sul diabete con due ordini del giorno che impegneranno la Giunta regionale ad aprire centri in tutta la regione per i piccoli pazienti diabetici e perché tutte le ex ASL forniscano uguale numero di presidi (aghi pungidito) ai malati. Abbiamo impegnato Regione Lombardia a dotare i malati di diabete di tecnologie di controllo sanguigno senza l’uso del pungi dito sei volte al giorno. L’approvazione di questi atti del M5S è una piccola vittoria ma rimane ancora tantissimo lavoro da fare per avere un sistema sociosanitario lombardo davvero efficiente e rispondente non solo agli indirizzi più avanzati su prevenzione e appropriatezza ma anche alle esigenze dei cittadini”, concludono i consiglieri.

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Scuola Sostegno, cade il mito della continuità didattica: la delega della riforma va modificata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl decreto della Legge 107/15 sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità non salvaguarda i diritti dell’alunno. E nemmeno del docente specializzato. I motivi sono stati spiegati dall’Anief, durante le audizioni tenute al Senato e alla Camera dei deputati, e ribaditi a seguito delle crescenti proteste di questi ultimi giorni: l’insegnamento del sostegno è assegnato alla scuola, quindi alla classe, al pari degli altri componenti. E siccome l’alunno con disabilità è collocato in un gruppo-classe, è chiaro che è il Consiglio ad approvare la programmazione differenziata, come l’ammissione alla classe successiva: pertanto, o si bloccano tutti i membri del Consiglio stesso o si lede la continuità didattica. Essa infatti diventa un obiettivo impossibile da conseguire, perché significa che ogni docente non dovrebbe mai assentarsi per maternità, malattia o altro.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il vincolo di dieci anni di permanenza dei docenti specializzati dopo l’immissione in ruolo non tiene conto di troppi aspetti. Ecco perché la continuità è un mito da sfatare. Poi c’è almeno un’altra incongruenza: se un docente insegna tre anni alle medie o cinque alla primaria o alle superiori, perché il vincolo sul sostegno è stato portato a dieci anni?

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Incontro sulle lingue antiche e la riforma della “Buona Scuola”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

parma universitàParma Martedì 21 febbraio 2017, alle ore 15, nell’Aula B del Plesso D’Azeglio (via Massimo d’Azeglio 85), si terrà l’incontro Lingue antiche e ‘Buona scuola’, rivolto a dirigenti scolastici, docenti di scuola e universitari, studenti universitari.L’evento, che verte sullo stato dell’arte dell’insegnamento del greco e del latino nella scuola superiore dopo la “Riforma Gelmini” e nell’imminenza dei decreti attuativi della riforma “Buona scuola”, è organizzato dall’Unità di Antichistica del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, in sinergia con l’Ufficio IX dell’Ufficio Scolastico Provinciale (U.S.P.) di Parma e Piacenza,
Dopo l’introduzione del prof. Giuseppe Gilberto Biondi, docente ordinario di Letteratura latina dell’Università di Parma, e del dott. Maurizio Bocedi, Dirigente dell’U.S.P. di Parma e Piacenza, seguiranno gli interventi di docenti di greco e latino di alcuni fra i più rappresentativi Licei emiliani, che presenteranno problemi e prospettive della didattica, con riferimento ad esperienze e progetti specifici.Seguirà la discussione, aperta a tutti i partecipanti.Non è necessaria iscrizione. Alla fine dell’incontro verrà rilasciato un attestato di partecipazione (l’iniziativa è valida ai fini della formazione docenti ex l. 107/2015).

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Riforma Madia: Due decreti usciti dal limbo, ma a che punto è la “madre di tutte le riforme?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

Marianna_Madia“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione dei due decreti legislativi della Riforma Madia, anche se occorre ricordare che quelli approvati oggi sono più o meno gli stessi –il 116/16 e il 175/16- che erano già stati approvati e in attesa di correttivo dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Bene dunque l’uscita dal limbo, ma a che punto siamo in quella che doveva essere la madre di tutte le riforme?”. Questo il commento a caldo di Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PA, la manifestazione romana che da 28 anni è punto di riferimento per i soggetti pubblici e privati nei processi di cambiamento e innovazione tecnologica, istituzionale e organizzativa della Pubblica Amministrazione. Sì all’entusiasmo dunque, ma con cautela: il vero cambiamento, secondo Mochi Sismondi, si gioca su altri tre punti che costituiranno le reali novità: il decreto legislativo sulla valutazione che rinnoverà, correggendola, la “riforma Brunetta”, la riforma della dirigenza il cui decreto era stato ritirato dal Consiglio dei Ministri e non trasmesso alle camere dopo la sentenza della Corte e il Testo Unico sul pubblico impiego, la cui delega è in scadenza a febbraio.
La sentenza 251 della Corte Costituzionale aveva bloccato lo scorso 25 novembre quattro articoli fondamentali della riforma Madia riguardanti dirigenza pubblica, lavoro pubblico, partecipate e servizi pubblici locali: quelli sui quali la Riforma incassa oggi l’ok del Governo – il decreto sui licenziamenti per i “furbetti del cartellino” e quello sul taglio delle partecipate- sono stati sottoposti ai correttivi imposti dalla Consulta. Stesso iter per il decreto sulla nomina dei direttori apicali delle aziende sanitarie ed ospedaliere, rimandato alla prossima settimana, anch’esso già entrato in vigore alla data della pronuncia della Corte, per il quale sarà sufficiente presentare decreti correttivi: decreto, quest’ultimo, che porterà a 19 il numero complessivo di quelli approvati. Ma la reale partita si gioca altrove: sul riordino della dirigenza che costituisce il cuore stesso della Riforma, nel quale si ripensano ruoli e status dei suoi stessi attuatori, e sul Testo Unico sul lavoro pubblico, decreto in preparazione al momento della pronuncia della Corte Costituzionale.“I giornali sono pieni di commenti sullo sblocco del decreto che permette di licenziare i cosiddetti “furbetti” – commenta ancora Mochi Sismondi – ma la partita vera si gioca altrove. Non è su quei pochi che timbrano e se ne vanno che dobbiamo appuntare i nostri sforzi, a quelli pensi la magistratura e li punisca presto e bene, ma sui tanti che in ufficio ci vanno, ma non sono valutati, non hanno obiettivi definiti, non hanno formazione e non sono così messi in condizione di lavorare efficacemente. Per questi non servono leggi, ce ne sono anche troppe, ma buoni dirigenti, buoni manuali, buone “cassette degli attrezzi” che li mettano in condizione di affrontare quell’innovazione che è sempre più necessaria” Da questo cambiamento infatti non si può prescindere: considerazione, questa, emersa chiaramente dalla ricerca sulla Pubblica Amministrazione presentata a fine 2016 da FPA a Roma -e qui riallegata- nella quale si misuravano le concrete ricadute in termini di PIL e occupazione derivanti dalla piena realizzazione del piano riformista: un impatto sulla crescita della produttività e del PIL dello 0,6% entro 5 anni, pari a circa 9 miliardi di prodotto interno lordo in più.

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Scuola – Riforma: la fase transitoria per gestire il precariato è un disastro

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzioneLa mancanza di prospettive d’assunzione, prevista dalle leggi delega della riforma Renzi-Giannini, riguarda tutto il panorama del personale precario: quello docente che lavora attraverso le graduatorie d’istituto e le scuole estere, gli amministrativi, tecnici e ausiliari a tempo determinato, gli educatori, i laureati in Scienze della formazione primaria dal 2012, gli insegnanti di sostegno. Inoltre, per chi sceglie il concorso pubblico si prospetta una beffa: ammesso che lo vinca, dovrà aspettare il 2020 per iniziare a frequentare un corso abilitante, abbandonare la supplenza e riavere poi la stessa con stipendio dimezzato perché tirocinante, per poi tornare a fare il docente dopo altri tre anni con stipendio iniziale senza scatti di anzianità e col rischio d’essere pure bocciato. Nella primaria, invece, il docente non sarà mai assunto. Per non parlare del 25% dei docenti precari che non potranno più lavorare dall’anno prossimo nelle scuole italiane all’estero, perché saranno sostituiti dagli insegnanti di ruolo. La questione riguarda anche gli insegnanti di sostegno, costretti a rimanere nel loro ruolo per dieci anni, in nome di una continuità didattica che non esiste. Risulta condannato alle supplenze anche il personale Ata. Inoltre, è scandalosa la gestione dei criteri di ammissione al concorso per diventare insegnante.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): la laurea, fino a prova contraria, non può scadere come se fosse uno yogurt. Un titolo di studio non può essere sospeso ad tempus: o è valido oppure non è valido; delle due, si scelga una. La verità è che il Miur deve subito organizzare un concorso a cattedre aperto a quei laureati che ha escluso nel 2016. Dopo le richieste emendative alle deleghe, in audizione in Senato, abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione che, in assenza di risposte, porterà a un nuovo sciopero generale del personale interessato, da svolgere anche congiuntamente con le altre sigle sindacali. Serve una soluzione urgente e adeguata rispetto a una legge, la 107/15, e ai suoi schemi di decreti delegati, che allontanano la nostra scuola dall’Europa. La mobilitazione, per certo, continuerà anche nei Tribunali nazionali ed europei.

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Scuola: Delega riforma infanzia 0-6 anni

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

SCUOLA

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

Secondo il giovane sindacato, nel decreto legislativo della Legge 107/15 sulla ‘istituzione del sistema integrato di educazione e d’istruzione dalla nascita sino a sei anni’ è necessario un sensibile aumento degli organici e l’introduzione di personale potenziato nell’infanzia. Tra le modifiche richieste, c’è anche quella di prevedere l’anticipo di un anno dell’obbligo scolastico in classi in compresenza (con docenti della scuola dell’infanzia e della primaria assieme) e la riapertura delle GaE a tutto il personale docenti abilitato, nonché l’assunzione di tutti gli idonei dei concorsi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sarebbe importante anticipare l’obbligo scolastico, inserendo l’ultimo dei sei anni del Sistema integrato nel primo del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. Il fine risponde ai mutamenti culturali del nostro tempo, offrendo un servizio che valorizzi le potenzialità di bambini, i quali in questo modo vivono uno spazio relazionale e cognitivo più dinamici rispetto alle precedenti generazioni. La scelta, inoltre, pur mantenendo in 10 anni la durata del diritto-dovere alla formazione, allinea ai colleghi europei gli studenti italiani che conseguono il diploma in uscita dal sistema di istruzione e formazione secondaria.

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La decisione della Corte costituzionale in merito all’Italicum cancella definitivamente il ballottaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

elezioni“E’ stata la bandiera di Renzi e del renzismo. Per la Consulta resta il premio di maggioranza (alla lista), resistono i capilista bloccati e le pluricandidature; viene però esclusa la possibilità per il pluricandidato di scegliere a suo piacere il collegio di elezione. In caso di pluricandidature il luogo di elezione sarà determinato mediate sorteggio.La sentenza, infine, come da Costituzione, si definisce immediatamente applicabile, ma ovviamente solo per l’elezione della Camera dei deputati. Aveva ragione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: la totale difformità tra il sistema elettorale della Camera dei deputati (come disegnato oggi dalla Consulta) e quello del Senato della Repubblica (il cosiddetto ‘Consultellum’ della sentenza della Corte del gennaio 2014) necessita un deciso intervento parlamentare per armonizzare i due sistemi di voto. Ad oggi, infatti, il premio di maggioranza è previsto per la sola Camera dei deputati e non per il Senato della Repubblica. Inoltre a Montecitorio, proprio per il premio di maggioranza, si incentivano le liste; a Palazzo Madama, invece, si incentivano le coalizioni, con soglie di sbarramento più basse per ottenere i seggi in caso di accordo tra più liste. Altra rilevante divergenza: alla Camera ci sono i capilista bloccati, al Senato no. Il Parlamento, dopo questa decisione della Consulta, analizzatene attentamente le motivazioni, dovrà intelligentemente ed alacremente operare per garantire la omogeneità dei due sistemi elettorali”. È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

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Buona Scuola: in CdM 4 dei 9 decreti attuativi: il Governo tapperà le falle aperte dalla riforma?

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl Governo chiamato ad esprimersi su riordino dell’istruzione professionale, scuole all’estero e sostegno; inoltre, è quasi ultimata anche la delega 0-6 anni, che dovrà tener conto dei rilievi della Corte costituzionale sollevati a fine dicembre. Per i rimanenti cinque provvedimenti (formazione iniziale docenti, esami di Stato, cultura umanistica, testo unico, diritto allo studio) si va verso la proroga di due mesi. Intanto, il Ministro Fedeli ha chiesto consiglio a tutti gli operatori scolastici. Anief si presta a collaborare e propone i cambiamenti fondamentali, da attuare proprio sui primi quattro decreti delegati della Legge 107/2015.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): molte di queste modifiche le abbiamo presentate in questi giorni al Parlamento attraverso alcuni emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che Palazzo Chigi ne tenga conto già nella stesura dei decreti delegati: questi, infatti, potrebbero sanare una parte rilevante delle storture presenti nella riforma Renzi-Giannini. Approvare delle deleghe in sintonia con dei profili di incostituzionalità sarebbe, infatti, controproducente per tutti: ciò significa che la lezione derivante dalla bocciatura della Consulta dei decreti legislativi della Pubblica Amministrazione non ha portato alcun cambiamento positivo.Si chiude il cerchio su alcune delle nove leggi delega della Legge di riforma 107/2015: secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, infatti, Miur e Palazzo Chigi hanno concordato di portare nel Consiglio dei ministri di sabato 14 gennaio solo quattro decreti attuativi: riordino dell’istruzione professionale, scuole all’estero e sostegno e “quasi ultimata è anche la delega 0-6 anni, che dovrà tener conto dei rilievi della Corte costituzionale sollevati a fine dicembre. Per i rimanenti cinque provvedimenti (formazione iniziale docenti, esami di Stato, cultura umanistica, testo unico, diritto allo studio) si punterebbe a una proroga di due mesi da inserire in un Ddl ad hoc (sembrerebbe tramontata la strada del Milleproroghe – si aprirebbe un precedente “pericoloso” che potrebbe essere utilizzato anche da altre amministrazioni, in primis Funzione pubblica)”.I motivi della proroga della maggior parte delle leggi delega sono noti: “ostruzionismi interni al sistema scolastico (e ministeriale), contrasti tra le forze di maggioranza (e dentro lo stesso Pd), problemi di copertura, a cui si è aggiunta, a dicembre, la fine anticipata dell’esecutivo Renzi, stanno, nei fatti, segnando la sorte di questi Dlgs”. Il Ministro Valeria Fedeli, dal canto suo, poco dopo il suo insediamento al Dicastero di Viale Trastevere ha però garantito, nell’Atto d’Indirizzo che elenca le priorità dell’amministrazione per il 2017, “di voler proseguire nel processo di implementazione e completa attuazione della Legge 107 del 2015”.Ma non sarà semplice: perché “per rispettare il dettato della legge 107 (deadline per le deleghe 16 gennaio) i testi, non solo, debbono essere approvati, in prima lettura dal governo, ma, poi, vanno subito incardinati presso le competenti commissioni parlamentari (che devono esprimere i pareri, per poi trasmetterli all’Esecutivo per il via libera finale). L’obiettivo della neo-ministra Fedeli è utilizzare questa finestra temporale “aggiuntiva” per migliorare gli articolati, anche a seguito di un confronto con tutti gli operatori scolastici”.A questo proposito, l’Anief conferma la volontà di collaborare al loro miglioramento, a iniziare dai testi riguardanti le prime quattro deleghe in dirittura d’arrivo. Sulla riforma del sostegno, il giovane sindacato ritiene che qualsiasi cambiamento non deve andare a scollare la figura del docente di sostegno dagli organici della scuola (rifiutando logiche di “medicalizzazione” della professione), facendo venire meno anche il progetto di portare a 10 anni l’obbligo di permanenza sul sostegno dopo l’immissione in ruolo. Per l’immediato, occorre poi assolutamente provvedere alla trasformazione di circa 40mila posti dall’attuale organico di fatto a quello di diritto, visto che i posti in deroga hanno una valenza annuale e non possono, come intende fare l’amministrazione, procrastinarli a tempo indeterminato in quello status.Per quanto riguarda le scuole all’estero, è fondamentale che si valorizzi al massimo l’operato del personale che agisce in strutture collocate in territorio non italiano poiché, ancora oggi, il 50 per cento dei docenti è precario e nei loro confronti l’indennità aggiuntiva, assegnata al personale di ruolo‎, è inspiegabilmente ridotta della metà. Vengono, poi, spezzoni per anni assegnati su posti vacanti, le cui situazioni non sono state considerate nella riforma “La Buona Scuola” mettendo, così, a rischio il servizio scolastico offerto a 31mila studenti frequentanti quelle scuole.Sulla riforma della formazione fino a 6 anni, invece, il decreto delegato dovrebbe contenere delle misure che prevedono l’aggiunta del segmento 0-3 anni all’attuale impianto 3-6 anni, nell’ottica di una continuità verticale che vedrebbe finalmente integrato il sistema fino all’inizio della primaria. Tra le novità, servirebbe però anche la fondamentale introduzione dell’anno “ponte”, con la presenza contemporanea di maestri della scuola dell’infanzia e primaria: a 5 anni di età, infatti, i bambini necessitano di un’attenzione pedagogica maggiore. Con il percorso scolastico che potrebbe anche esaurirsi a 18 anni, come avviene in molti altri Paesi. L’introduzione della copresenza porterebbe l’incremento di almeno 30mila docenti, cui si aggiungerebbero quelli considerati dalla riforma, pari ad almeno altri 25mila nuovi insegnanti di settore (necessari per incrementare fino al 33 per cento la diffusione degli asili nido, soprattutto al Sud). In tal modo, le nuove immissioni in ruolo permetterebbero finalmente la stabilizzazione dei docenti dell’infanzia delle Graduatorie a Esaurimento, incredibilmente dimenticati dalla Legge 107/2015 e, con loro, anche dei precari abilitati non inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio nonché tutti i vincitori dei passati concorsi e di quello del 2016.L’ultimo decreto, relativo al riordino dell’istruzione professionale, è chiaro che, dopo la sentenza n. 284/2016 della Corte Costituzionale, non si può non tenere conto della centralità delle Regioni su questo versante. In particolare, come ha detto la Consulta, sulla “previsione degli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, diversificati in base alla tipologia, all’età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l’infanzia e dei docenti di scuola dell’infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254”. Allo stesso modo, sempre in tema di riforma dell’istruzione professionale, bisogna tenere conto di due norme basilari: lo statuto dei lavoratori, il D.M. 300 del 1977, il quale nonostante alcune modifiche recentemente apportate, prevede ancora, all’articolo 10, che il lavoratore è un soggetto avente titolo a completare un percorso di studi. Allo stesso modo, lo statuto degli studenti e delle studentesse del 1998 accorda il diritto degli studenti alla partecipazione alle attività extracurricolari organizzate dalla scuola. Purtroppo, sinora di tali indicazioni non risulta traccia nelle bozze attuative predisposte.“La Legge 107/2015 – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – va fortemente modificata. Molte di queste modifiche le abbiamo presentate in questi giorni al Parlamento attraverso degli emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che il Governo ne tenga conto anche nella stesura dei decreti delegati: questi, infatti, potrebbero sanare una parte rilevante delle storture presenti nella riforma Renzi-Giannini. Approvare delle deleghe in sintonia con dei profili di incostituzionalità sarebbe, infatti, controproducente per tutti: ciò significherebbe che la lezione derivante dalla bocciatura della Consulta dei decreti legislativi della Pubblica Amministrazione non ha portato alcun cambiamento positivo e che, a metterci mano, per sistemare le cose, dovrà ancora una volta essere il tribunale”, conclude Pacifico.

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Per una riforma elettorale coerente con la Costituzione

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

urne-voteIl voto del 4 dicembre ha bocciato l’Italicum insieme alle deformazioni della Costituzione. È un bene per il paese. Non solo per la necessità di un sistema elettorale omogeneo nelle due Camere ma soprattutto per il carattere ipermaggioritario e distorsivo del voto dell’italicum. E’ inaccettabile che questo Parlamento, sostanzialmente delegittimato dalla Corte costituzionale sin dalla sentenza n. 1 del 2014, abbia dapprima approvato l’Italicum, poi abbia tentato di modificare la Costituzione pur non essendo rappresentativo del paese, e ora non riesca ad assolvere al compito, sollecitato dallo stesso Capo dello Stato, di approvare una nuova legge elettorale coerente per le due Camere, dimostrandosi incapace di raccogliere il segnale venuto dal popolo italiano con la vittoria del NO.
Il sistema elettorale deve essere coerente con i principi costituzionali in modo che il sistema politico possa agire per la loro attuazione ed evolvere per rispondere ai mutamenti della vita sociale. I rappresentanti debbono sempre essere eletti dai rappresentati, anche nelle Provincie, il cui rinnovo sta avvenendo con modalità oscure. Il sistema elettorale non può e non deve distorcere la volontà degli elettori e tanto meno privilegiare la governabilità a scapito della rappresentatività e deve restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Quando il parlamento legifera sul sistema elettorale occorre che l’intervento non sia finalizzato a favorire o danneggiare qualcuno dei partiti in campo, ovvero a scoraggiare la nascita di nuovi soggetti politici. Anzi, nel nostro paese la legge elettorale deve favorire la ricostruzione di forme organizzate della politica come canali stabili di partecipazione da parte dei cittadini. Solo così si possono ricostruire i connotati fondamentali di una partecipazione democratica effettiva, come prefigurata dall’art. 49 della Costituzione, che non si esaurisca in periodiche ordalie elettorali o primariali.
Per gli obiettivi indicati una legge elettorale sostanzialmente proporzionale è la scelta più coerente con l’impianto costituzionale in un sistema politico ormai stabilmente articolato su almeno tre poli. Deve essere respinta la pretesa, alla base dell’Italicum e del Porcellum, di ricavare direttamente dal voto popolare un vincitore e una maggioranza parlamentare, trasformando le elezioni in una mera procedura per l’investitura di fatto del Capo del Governo. Quest’impostazione mina le basi della democrazia parlamentare e comporta un’artificiosa e forte distorsione tra il numero dei seggi assegnati e i voti effettivamente ottenuti, dando vita a governi blindati in parlamento, ma deboli e minoritari nel paese.
Oggi si discute del Mattarellum, certamente migliore dell’Italicum e del Porcellum, da cui è stato sostituito perché inidoneo a creare delle maggioranze precostituite per legge.
Tuttavia non possiamo ignorare che un sistema elettorale misto con prevalenza del collegio uninominale maggioritario a turno unico – calato in un sistema politico almeno tripolare e con forti squilibri territoriali della distribuzione delle forze politiche – presenta gravi inconvenienti in quanto può produrre una non proporzionalità significativa tra voti e seggi; può massimizzare il vantaggio di soggetti marginali nei consensi ma decisivi per la vittoria delle coalizioni; può esaltare la frammentazione territoriale e ridurre il pluralismo; può penalizzare i soggetti portatori di risposte politiche generali.
Vengono ventilate “correzioni” del Mattarellum del tutto inaccettabili, come la soppressione della quota proporzionale o la sua trasformazione in “premio di governabilità”.
Nella riforma elettorale vanno anche riviste le normative per il voto degli italiani all’estero per superare difetti evidenti per quanto riguarda la segretezza e il carattere personale del voto.
In conclusione va segnalato che la scelta del sistema elettorale deve essere ricercata con la più ampia condivisione, a partire dal Parlamento che, seppure largamente delegittimato, non può e non deve sottrarsi al compito politico di scegliere la legge elettorale oggi più opportuna per il paese. Di questa scelta il Parlamento rimane responsabile, nel rispetto di quel che la Corte deciderà il 24 gennaio quando verificherà la compatibilità dell’Italicum con il dettato costituzionale, come richiesto dal Comitato per il No e dal Comitato contro l’Italicum. Paradossalmente, quand’anche l’Italicum non fosse demolito dalla Corte costituzionale, rimarrebbe comunque l’esigenza imprescindibile di superarne radicalmente l’impianto. In tale prospettiva il Comitato contro l’Italicum conferma fin d’ora l’impegno a promuoverne il referendum abrogativo ove si rendesse necessario.
Sulla base di quanto sopra e alla luce dell’imminente sentenza della Corte sull’Italicum verrà predisposta una proposta politica che sia alla base di una iniziativa ampia e di massa.

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Ddl penale, Marotta (Ap): “Riforma da troppo tempo in stand by

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

camera deputati“Una riforma elettorale omogenea e rappresentativa è necessaria, nel rispetto dei cittadini e in ossequio all’appello del presidente della Repubblica. Ma il dibattito politico non può certo esaurirsi su questo tema, il Parlamento non può rimanere paralizzato per i prossimi mesi. I cittadini, come sappiamo, hanno ben altri e più importanti problemi. Per questo, ritengo che tra i primi provvedimenti che dovranno essere affrontati alla ripresa dell’attività parlamentare ci sia la riforma del processo penale. Il relativo disegno di legge da oltre un anno è in stand by, fermo al Senato. Troppo tempo. Contiene norme relative alla prescrizione, alle intercettazioni, fino ad alcuni passaggi fondamentali del processo penale. Temi che incidono direttamente nella vita quotidiana degli italiani. Le forze politiche, dunque, si impegnino a varare quanto prima questa riforma, prima della conclusione della legislatura”. E’ quanto afferma il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.

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Scuola: Riforma 0-6 anni stoppata dalla Consulta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

palazzo consultaRiforma 0-6 anni stoppata dalla Consulta, il parere delle Regioni non può essere aggirato: per il ministro Fedeli è la prima patata bollente. Il ricorso della Regione Puglia ha evidenziato l’illegittimità di una parte della delega per l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione sino all’inizio della scuola primaria, che avrebbe dovuto rappresentare una delle più importanti riforme programmate dalla Legge 107/2015. Con la sentenza n. 284/2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima il comma 181, lett. e punto 1.3 che sovrasta la competenza regionale sulla materia, “in quanto l’ambito relativo all’individuazione degli standard strutturali e organizzativi in materia di istituzioni che operano nell’ambito dell’istruzione rientra nella competenza del legislatore regionale”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): quella di superare la potestà regionale, garantita costituzionalmente, è purtroppo una dimenticanza troppo frequente del legislatore: basti pensare che è ancora ‘pendente’, in tribunale, la questione costituzionale sull’esclusione dei docenti di ruolo dal Concorso a cattedra, che Anief ha sollevato subito dopo aver preso atto dell’ultimo bando selettivo per selezionare nuovi insegnanti. Tornando all’obbligo scolastico, è evidente che non si può aggirare il parere previsto per legge della conferenza con le Regioni. Sarebbe opportuno anche cominciare a riflettere sull’anticipo della primaria a 5 anni di età degli alunni, attraverso l’inserimento in classi ‘ponte’ di compresenza tra docenti della scuola dell’infanzia e della primaria, garantendo in questo modo un insegnamento potenziato nell’anno più delicato per la formazione in tenera età.

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Dal 1° gennaio 2017 Italia Lavoro S.p.A. diventa ANPAL Servizi S.p.A.

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

Il cambio di denominazione della società in house di Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) è sancito dal “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio” approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 7 dicembre (art.1 comma 595).Si completa così il disegno di trasformazione societaria iniziato a settembre con l’ANPAL che subentrava nella proprietà delle azioni di Italia Lavoro S.p.A. con la contestuale decadenza del consiglio d’amministrazione e l’assunzione della pienezza di poteri dell’amministratore unico, Maurizio Del Conte, in quanto presidente di ANPAL.“La regia centrale sulla rete nazionale delle politiche attive del lavoro è determinante, negli anni Italia Lavoro ha sviluppato know how e un’importante azione di supporto anche alle regioni per lo sviluppo dell’occupazione, realizzando progetti anche attraverso la costruzione di una rete tra pubblico e privato a favore di coloro che cercano lavoro o devono ricollocarsi , contribuendo così a costruire quel cambiamento culturale che sottende all’intera riforma.” Conclude il presidente ANPAL e amministratore unico di Italia Lavoro: “ANPAL nelle sue articolazioni organizzative è oramai l’unico referente a livello nazionale per le politiche del lavoro, come dimostra il nuovo portale; l’assegno di ricollocazione parte con un’identità di metodo che testimonia che, oltre alla denominazione, quello che cambia è il passo per l’attuazione delle politiche attive per il lavoro. Le competenze e l’esperienza maturata negli anni da Italia Lavoro saranno valorizzate in Anpal Servizi, che diventerà il braccio operativo della Agenzia Nazionale.”

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I deputati europei approvano la riforma del mercato ferroviario

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

ferrovieIn base alle nuove norme approvate dal Parlamento mercoledì, la fornitura di servizi per il trasporto ferroviario di passeggeri nazionali nei Paesi dell’UE dovrà di norma essere assegnata tramite gare d’appalto. Tali regole mirano anche a stimolare gli investimenti e lo sviluppo di nuovi servizi commerciali.Secondo le nuove regole, le compagnie ferroviarie saranno in grado di offrire i propri servizi per il trasporto ferroviario di passeggeri nazionali nei mercati ferroviari interni dell’UE in due modi.In primo luogo, nei casi dei servizi per il trasporto ferroviario di passeggeri coperti da contratti di servizio pubblico, la procedura dell’appalto pubblico, aperta a tutti gli operatori ferroviari UE, diventerà gradualmente la procedura standard.I contratti di servizio pubblico rappresentano circa i due terzi dei servizi di trasporto ferroviario di passeggeri nell’UE. La nuova procedura, che quindi prevede che le imprese presentino un’offerta pubblica per tali contratti, dovrebbe aumentare l’attenzione per il cliente e ridurre i costi per il contribuente.In via d’eccezione, le autorità nazionali potranno mantenere il diritto di aggiudicare contratti direttamente, senza indire una gara d’appalto. Tuttavia, per poter scegliere tale opzione, le autorità dovranno:
sostenere che tale decisione porta a miglioramenti per una serie di requisiti di prestazione (ad esempio, puntualità e frequenza dei servizi, qualità del materiale rotabile e capacità di trasporto), e
applicarla solo nei casi di servizi pubblici al di sotto di un certo valore medio annuale o per la fornitura di servizi di trasporto pubblico di passeggeri (7,5 milioni di euro o 500.000 km).
In secondo luogo, ogni compagnia ferroviaria potrà offrire servizi commerciali concorrenziali sui mercati ferroviari europei per il trasporto passeggeri.
Tuttavia, per garantire la fornitura di tutti i servizi che i paesi UE desiderano fornire nell’ambito dei contratti di servizio pubblico, gli Stati membri possono limitare il diritto di accesso di un nuovo operatore solo a determinate linee. Un’analisi economica oggettiva da parte del regolatore nazionale sarà necessaria per determinare in quali casi l’accesso può essere limitato.Potenziali conflitti di interesse dovranno inoltre essere valutati per garantire che i gestori dell’infrastruttura operino in modo imparziale, in modo che tutti gli operatori abbiano lo stesso accesso alle tratte e alle stazioni.
Gli operatori del servizio pubblico dovranno conformarsi agli obblighi previsti dalle leggi sociali e sul lavoro, stabiliti dal diritto comunitario, dal diritto nazionale o dai contratti collettivi.Le compagnie ferroviarie potranno offrire nuovi servizi commerciali sulle tratte nazionali a partire dal 14 dicembre 2020. Gare di appalto competitive dovranno diventare la regola generale per i nuovi contratti di servizio pubblico dal dicembre 2023, salvo alcune eccezioni.

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Istruzione: Un altro flop della “Buona Scuola”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2016

ministero pubblica istruzioneUn altro flop della “Buona Scuola”: reti di scuole in ritardo e personale di segreteria non formato, ma le pratiche delle pensioni di 20mila prof incombono. La riforma degli ambiti, prevista dalla Legge 107/2015, prevedeva l’attribuzione di ulteriori incarichi al personale amministrativo, tra cui l’istruttoria dei documenti che portano al pensionamento degli insegnanti. A Mantova, sei mesi dopo la scadenza ministeriale per l’allestimento delle reti, non sono state ancora individuate le due scuole capofila; inoltre, all’apice del tragicomico, gli assistenti amministrativi che dovranno produrre e lavorare ai documenti relativi al pensionamento non hanno svolto nessun corso, risultando digiuni di formazione. Altre scadenze però incombono: quella per la presentazione delle domande di pensionamento è fissata al 20 gennaio 2017 e, per i presidi, una settimana dopo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ci troviamo di fronte all’ennesima riprova di come la riforma sia stata impostata in modo improvvisato; di come non si possano realizzare la delocalizzazione delle funzioni senza un progetto metodico e preventivo; di come le scuole necessitino di personale Ata aggiuntivo (30-40mila tra amministrativi, tecnici e ausiliari), perché l’autonomia, maggiorata con la riforma Renzi-Giannini, ha portato nuove responsabilità così come il potenziamento, con ulteriori compiti e incombenze. Dimenticando, tuttavia, di introdurre risorse umane fresche e di formarle adeguatamente. È l’ennesima riprova che la Legge 107 va cancellata, per dare spazio ad una riforma che parta dal basso: dalle esigenze della scuola, che il Governo appena caduto non ha voluto ascoltare, trincerandosi dietro le proprie convinzioni sbagliate.

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La riforma della carta straccia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

respect-costituzionedi Piero Ostellino Una cultura della «semplificazione e della velocità», come ha sottolineato l’ex presidente della Consulta, Valerio Onida, che andrebbe applicata alla pubblica amministrazione e non al sistema costituzionale, e che rispecchia l’insoffe renza mostrata dal presidente del Consiglio nei confronti di qualsiasi intralcio, opposizione e difficoltà che possa mettersi di traverso e impedirgli di perseguire i suoi obiettivi. Regole del gioco e norme costituzionali comprese. Lo spirito autoritario che contraddistingue Renzi comporta una visione della democrazia decisamente più debole di quella dell’attuale Costituzione, i cui principali difetti si trovano nella prima parte e non nel parlamentarismo e nelle regole del gioco, certamente migliorabili, previsti nella seconda parte del dettato costituzionale. L’idea alla base della riforma renziana è infatti che si deve in primo luogo scegliere chi comanda e che questi non deve poi avere intralci e ostacoli al suo operato.
Quanto al referendum confermativo, va tra l’altro ricordato e ribadito, cosa che molti non sanno, che il quesito non prevede alcun quorum. Ma soprattutto va ribadito un altro passaggio: in un unico quesito referendario viene sottoposta ai cittadini una pluralità di materie diverse tra loro. Si va dalle disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario alla soppressione del Cnel, dalla revisione del Titolo V (sul regionalismo) della parte seconda della Costituzione alla riduzione del numero dei parlamentari, fino al contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni. All’intero pacchetto si deve rispondere «sì», se si approva, oppure «no» se non si è d’accordo. Anche se si è favorevoli ad alcune materie, ad esempio l’abolizione del Cnel, e contrari alle altre.
Nel caso della domanda sul contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la sua stessa formulazione appare quantomeno ingannevole e troppo vaga. Nonostante questo, i giudici hanno bocciato ogni ricorso. Quindi si vota e, se ci pensate senza neanche approfondire troppo, si vota sostanzialmente sul superfluo: si dovrebbe operare sul contenimento dei costi dello Stato e della pubblica amministrazione senza bisogno di una riforma costituzionale. Anche perché è chiaro che i cittadini non possono che essere d’accordo a contenere i costi delle istituzioni. Così posto, il quesito non è differente da uno che chiedesse agli elettori se sono favorevoli a contenere il numero di terremoti o a ridurre i conflitti nel mondo… Il che svela la vera e unica natura del referendum: votare sul culto della personalità di Renzi. E, guardando i numeri, c’è il sospetto più che fondato che gli italiani l’abbiano capito. Per questo in vantaggio c’è il «no»: è un no al premier, più che alla riforma.
(fonte società libera online)

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Referendum: una riforma pastrocchio

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2016

Fabio_Rampelli_daticamera“Lo svilupparsi di ricerche da parte di istituti e agenzie mette a pochi giorni dal voto sempre più in evidenza le assurdità della proposta di riforma costituzionale avanzata da Renzi.
Le simulazioni sull’orientamento politico delle future Camere dimostrano che al 90% si avranno maggioranze politiche diverse tra Montecitorio e Palazzo Madama. Questo significa che aumenterà la conflittualità tra istituzioni, che tutte le leggi approvate dalla Camera saranno impugnate ed emendate dal Senato e rispedite alla Camera, che non ci sarà alcun superamento del bicameralismo, che il taglio dei costi della politica è ridicolo. Considerando che il nuovo Senato scelto dai partiti e non dai cittadini avrà potere decisivo su Costituzione, legge elettorale, legge di stabilità, politiche regionali e politiche europee si può dire che Renzi ha trovato con questa riforma-imbroglio l’escamotage per governare anche quando perde le elezioni, blindando nel futuro Senato a maggioranza piddina competenze di primaria importanza”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Legge di bilancio e riforma studi medici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2016

medico_di_base“Non c’è dubbio che la legge di Bilancio sia un’occasione formidabile per far passare tra gli emendamenti tutta una serie di questioni che aspettano da tempo una loro risposta, coerente con gli obiettivi che perseguono e con le soluzioni che propongono. Ma proprio per questo lo scoglio più grosso da superare è quello della ammissibilità degli emendamenti, spesso esclusi perché di natura ordinamentale: andrebbero affrontati con una legge ordinaria, o per estraneità di materia, non hanno molto a che vedere con il bilancio di cui si discute. Ma lo sforzo collettivo che tutti, veramente tutti i parlamentari appartenenti a tutti gli schieramenti, pongono nel sollevare questioni che meriterebbero una risposta rapida, concreta per tanti cittadini e su tanti fronti diversi, può aiutare a capire quanto sia urgente rivedere i regolamenti alla Camera. Per esempio sono almeno 4 anni che ho presentato un disegno di legge di riforma della Facoltà di Medicina, per rendere abilitante il corso di laurea e poter fare l’esame di Stato contestualmente alla discussione della tesi, come avviene in tutti gli altri corsi delle lauree sanitarie e a tutt’oggi non se ne è mai potuto discutere nonostante nella comunità accademica ci sia un accordo generale. Tutti gli anni solleviamo l’annosa questione della discordanza tra numeri di studenti iscritti alla facoltà di medicina e numeri di contratti di lavoro disponibili per le scuole di specializzazione, dal momento che il gap tra i due valori è pari ad un terzo e quindi lascia fuori dall’indispensabile completamento dell’iter formativo circa 3000 giovani medici ogni anno. Con un effetto di accumulo che porta attualmente ad almeno 9000 neolaureati il piccolo esetrcito di medici in attesa di specializzazione”.
Lo afferma Paola Binetti, deputata di Area popolare. “Per non parlare della Scuola di Medicina generale che da anni attende di essere trasformata in una Scuola di specializzazione come tute le altre. Potevamo aver affrontato tutte queste questioni in un unico ddl, organico nel suo impianto e coerente nelle sue parti, ma finora non è stato possibile, per cui giace parcheggiato da anni tra i mille e mille ddl presentati in questa legislatura. Ora speriamo solo di porre fine a due vistose ingiustizie, con emendamenti ad hoc: aumentare il numero dei contratti per le scuole di specializzazione, portandoli a 9000 e equiparare almeno sul piano economico i contratti di formazione degli specializzandi con quelli di coloro che frequentano la Scuola di medicina generale. E’ poco, ovviamente, ma potrebbe essere un primo segnale di attenzione oggettiva alla riforma di un sistema che sembra cristallizzato in formule che ad oggi risultano superate”, conclude Binetti.

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