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Mostra I volti della Riforma: Lutero e Cranch nelle collezioni medicee

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

collezioni mediceeIncisioneFirenze, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi 31 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018. Il 31 ottobre 1517 vennero affisse alla porta della Schlosskirche di Wittemberg le Novantacinque tesi contro la prassi della vendita delle indulgenze e l’autorità del papa, evento che aprì la strada alla Riforma protestante.Per celebrare la ricorrenza del cinquecentenario, dal prossimo 31 ottobre gli Uffizi presenteranno in una mostra, allestita in Sala Detti, un prezioso nucleo di dipinti di soggetto luterano appartenenti alle collezioni medicee.Saranno esposte infatti le icone della nuova Chiesa riformata: i ritratti di Martin Lutero e di Filippo Melantone, i due teologi promotori del movimento riformatore; di Lutero, già monaco agostiniano, e della moglie Caterina von Bora, monaca cistercense; dei fratelli Federico III il Saggio e Giovanni, Elettori di Sassonia e sostenitori politici della Riforma. Tutti questi dipinti sono accomunati dall’essere usciti dalla florida bottega di Lucas Cranach il Vecchio, pittore ufficiale della nuova corrente religiosa. A questi si affianca una copia antica di un ritratto di Lutero, il dittico di Adamo ed Eva, capolavoro di Lucas Cranach, e una Madonna col Bambino e il san Giovannino, prove della padronanza del pittore nell’interpretare temi sacri sia attinenti alla nuova spiritualità riformata, sia a quella cattolica.La ricorrenza offre l’occasione di riflettere sulla particolare concentrazione di questi soggetti nelle collezioni medicee, certo dovuta in parte all’efficacia della macchina di propaganda luterana. Infatti, così come le traduzioni della Bibbia – curate personalmente da Lutero e dai suoi più stretti collaboratori, adeguandole ai diversi livelli di alfabetizzazione per una diffusione capillare – rispondevano a un’attenta politica linguistica e delle immagini, in campo prettamente artistico Lucas Cranach il Vecchio (Kronach 1472 – 1553 Weimar), amico personale di Lutero e pittore di corte dell’Elettore Palatino Federico III il Saggio, creò le opere da far circolare come manifesti della nuova ideologia. L’artista, sostenitore di Lutero e del suo programma, formulò così l’iconografia ufficiale della ritrattistica dei capi del movimento, improntandola alla massima semplicità: Lutero e Melantone, e collezioni medicee2anche della moglie del primo, Caterina von Bora, la cui effige in coppia con quella del marito attestava l’abolizione del celibato dei sacerdoti. Anche gli Elettori Palatini Federico III il Saggio e suo fratello Giovanni I il Costante furono oggetto del programma iconografico.
Cranach nel frattempo elaborava anche incisioni di immagini, a corredo dei testi sacri riformati, che in parte pubblicò lui stesso come editore. In mostra sono esposte per la prima volta tre serie di incisioni di altissima qualità, che illustrano argomenti sacri come la Passione di Cristo, gli Apostoli, i Martirii degli Apostoli, oltre ad altre stampe singole. Nel campo dell’incisione Cranach dovette misurarsi con la grandezza di Dürer, cui si ispirò creando soluzioni comunque originali: in mostra sono esposti alcuni significativi esempi di questo fruttuoso confronto fra i due maestri sul tema della penitenza di San Giovanni Crisostomo e del peccato originale. In rappresentanza della produzione di stampe allegoriche che descrivevano satiricamente i vertici ecclesiastici romani, del tutto assente dalle collezioni medicee, in mostra è presente un famoso libretto di Lutero e Melantone illustrato da Cranach (Deüttung der zwu grewlichen figuren Bapstesels zu Rom vnnd Münchkalbs zu Freyberg in Meyssen funde); un genere il cui successo prosperò per almeno un secolo e che avrebbe scatenato una reazione antagonista di pari graffiante potenza.In mostra anche i ritratti di personalità di ambito fiorentino che furono inquisite per aver manifestato il loro interesse verso le nuove teorie religiose: Pietro Carnesecchi di Domenico Puligo e Bartolomeo Panciatichi di Agnolo Bronzino. Infatti il clima circolante a Firenze negli anni Quaranta del Cinquecento, mentre i rapporti fra Cosimo I e la chiesa di Paolo III Farnese erano al massimo della tensione, era imbevuto delle nuove dottrine che si stavano propagando nei circoli intellettuali di letterati, artisti, funzionari di corte, vescovi, e nell’Accademia Fiorentina. Cosimo si spese in una difesa a oltranza di queste personalità, ma non sempre con successo, come nel caso di Carnesecchi, che fu giustiziato. Per tornare ai dipinti fiorentini di Cranach il Vecchio, risale al 1561 la prima citazione inventariale della presenza nelle collezioni medicee delle effigi dei coniugi Lutero. Gli Elettori di Sassonia provengono invece dall’eredità urbinate di Vittoria della Rovere, a riprova della diffusione dei volti della Riforma nelle corti di tutta Europa. Collocati in posizioni defilate, i ritratti di Lutero e Melantone ebbero un momento di grande visibilità nella Sala dei 5701_Durercollezioni medicee3Pittori dell’appartamento del Cardinal Leopoldo, che li separò per inserirli in ricche cornici barocche. Questi ritratti rimasero dunque parte inalterata delle collezioni nonostante l’immagine pubblica della dinastia nel corso del tempo sia stata sempre più fortemente connotata da una strettissima ortodossia cattolica.Come ricorda Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi “La mostra ora alle Gallerie degli Uffizi ci offre testimonianza della grande apertura mentale dei Medici anche verso le nuove tendenze teologiche, al fine di documentare la varietà culturale dell’Europa. Ribadisce inoltre la qualità artistica quale criterio del collezionismo mediceo, come dimostrano le xilografie Lucas Cranach il Vecchio con versi della Bibbia tradotti da Lutero, che sono le più preziosi al mondo. L’esposizione è stata anche occasione per un’importante campagna di restauri, che ha incluso due straordinarie cornici seicentesche attribuite a Vittorio Crosten, pubblicate in catalogo. Tutte le incisioni di Cranach esposte sono state restaurate da Maurizio Boni e Luciano Mori, restauratori del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi”.La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Francesca de Luca e Giovanni Maria Fara, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: collezioni medicee)

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Riforma del Regolamento di Dublino

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 ottobre 2017

european parliamentBruxelles. La Comunità di Sant’Egidio incoraggia il Parlamento europeo a sostenere le prime modifiche del Regolamento di Dublino approvate oggi dalla Commissione Libertà Pubbliche. Il voto a larga maggioranza dimostra che il fenomeno dell’immigrazione può essere affrontato dall’Europa in modo più unitario e, soprattutto, meno condizionato da strumentalizzazioni e paure che hanno il solo effetto di allontanare le soluzioni invece di favorirle. È necessario che si esca al più presto dall’obbligo del Paese di primo ingresso per la competenza della domanda di asilo per giungere ad un ricollocamento più equo dei migranti in tutti gli Stati dell’Unione e rispettare, in questo modo, il necessario “principio di solidarietà”. Un altro elemento positivo è la facilitazione prevista dei ricongiungimenti familiari, elemento che contribuisce in modo strategico all’integrazione. Sant’Egidio, che sta continuando, insieme alla Chiese protestanti italiane e alla Cei, in diversi progetti, il programma dei Corridoi Umanitari, auspica che vengano prese sempre più in considerazione la possibilità di aprire nuove vie di ingresso legale in Europa.

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Divario dell’IVA: i 152 miliardi di euro persi nel 2015 dai paesi dell’UE dimostrano che la riforma dell’IVA è quantomai urgente

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 settembre 2017

european commissionBruxelles. Secondo le stime di un recente studio della Commissione europea, nel 2015 i paesi dell’UE hanno perso complessivamente 152 miliardi di euro di gettito dell’imposta sul valore aggiunto (IVA).
L’entità del “divario dell’IVA”, la differenza cioè tra il gettito IVA previsto e l’importo effettivamente riscosso, dimostra ancora una volta la necessità di una riforma seria che permetta agli Stati membri di utilizzare integralmente le entrate IVA per i propri bilanci. Se è vero che la riscossione dell’IVA rivela qualche indizio di miglioramento, il mancato gettito rimane a livelli intollerabili. Lo studio precede di poco la presentazione da parte della Commissione delle proposte di riforma del sistema dell’IVA. Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “Gli Stati membri non dovrebbero accettare questi livelli sconcertanti di perdite di entrate IVA. La Commissione sostiene gli sforzi volti a migliorare la riscossione dell’IVA in tutta l’UE, ma le norme vigenti, che risalgono al 1993, sono ormai obsolete. A breve proporremo il rinnovo delle norme che disciplinano l’IVA sulle vendite transfrontaliere. La nostra riforma contribuirà a ridurre dell’80% le frodi IVA a livello transfrontaliero, permettendo agli Stati membri di reintegrare nelle proprie casse il denaro di cui hanno estremo bisogno.”
Se mediamente a livello UE i dati migliorano, la riscossione dell’IVA a livello nazionale varia notevolmente tra i diversi Stati membri. I divari dell’IVA più significativi sono stati registrati in Romania (37,2%), in Slovacchia (29,4%) e in Grecia (28,3%). I divari più esigui sono invece stati osservati in Spagna (3,5%) e in Croazia (3,9%). In termini assoluti, il divario dell’IVA maggiore (35 miliardi di euro) è stato quello dell’Italia. Il divario dell’IVA è diminuito nella maggior parte degli Stati membri. I miglioramenti più significativi si sono verificati a Malta, in Romania e in Spagna, mentre sette Stati membri hanno registrato incrementi più modesti: Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Finlandia e Regno Unito.
In ottobre la Commissione europea presenterà le sue proposte per il più significativo aggiornamento della normativa IVA dell’UE degli ultimi 25 anni. La lotta alle frodi in materia di IVA dovrebbe diventare più facile e la riscossione dell’IVA più efficiente. Secondo recenti notizie apparse sui media, esiste anche un collegamento tra le frodi IVA su vasta scala e il crimine organizzato, compreso il terrorismo. Le soluzioni a questo problema si possono trovare solo se gli Stati membri collaborano tra di loro.
Se è vero che gli Stati membri si stanno già impegnando per ridurre i rispettivi divari dell’IVA, la modernizzazione del sistema dell’IVA e il suo adeguamento per far fronte alla sfida delle frodi su vasta scala rimangono il modo più sicuro per garantire il futuro del mercato unico. La riforma dell’attuale sistema dell’IVA dovrebbe inoltre contribuire allo sviluppo del mercato unico digitale e si integrerebbe nel programma della Commissione volto a realizzare un sistema fiscale UE più equo ed efficiente.
Contesto
Lo studio sul divario dell’IVA è stato finanziato dalla Commissione. Per il calcolo del divario dell’IVA lo studio ha tenuto conto per la prima volta delle entrate derivanti dalle nuove norme in materia di IVA relative alle vendite transfrontaliere di servizi elettronici, che sono entrate in vigore il 1º gennaio 2015 su proposta della Commissione.

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Convegno Cosa ci ha lasciato Martin Lutero?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

Heiner BludauTrento 6 e 7 ottobre – presso il Centro Mariapoli in Strada di Cadine 33 nella frazione di Cadine – si svolgerà il convegno Cosa ci ha lasciato Martin Lutero? – Per una conclusione aperta del Quinto Centenario della Riforma, aperto a pastori, parroci, operatori pastorali, catechisti, insegnanti e a chiunque altro fosse interessato al tema.
La scelta di organizzare il convegno a Trento, cioè proprio nella città del Concilio, è evidentemente simbolica: voluta e promossa dalla CELI e dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI, l’iniziativa ha infatti non solo l’obiettivo di concludere l’anno di celebrazioni del 500° anniversario della Riforma protestante ma, soprattutto, l’intenzione di guardare al futuro.
I lavori prenderanno spunto da quanto sottolineato nel capitolo IV di Guarire le memorie sulla Riforma, la Dichiarazione Comune per il 2017, formulata dalla Conferenza Episcopale Tedesca e dalla Chiesa Evangelica in Germania: “oggi evangelici e cattolici possono dire insieme che gli impulsi della Riforma, ma anche le critiche ad essa e le critiche alle critiche, hanno segnato profondamente la comprensione sia evangelica sia cattolica di ciò che è essenziale per il cristianesimo. Le confessioni oggi devono chiarire come considerano il rapporto tra le somiglianze sostanziali e le differenze confessionali. […]. Adempiere questo compito ci aiuterà a riportare la questione di Dio nel dialogo”.Con questo spirito, saranno tenuti i diversi interventi. Spesso “a due voci”.Ad iniziare da Martin Lutero tra oggi e domani. Cosa può e deve restare del pensiero di Lutero?: una riflessione teologica, cattolica e luterana, da parte di don Angelo Maffeis, Professore Ordinario della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (Milano), e del Dr. Karl-Hinrich Manzke, Vescovo della Chiesa Evangelica Luterana dello Schaumburg-Lippe e responsabile della Federazione delle Chiese Evangeliche Luterane in Germania per le relazioni con la Chiesa cattolica.
O come la relazione Guarigione delle memorie: cosa significa? Come si fa? con la quale il Prof. Brunetto Salvarani, Docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, e il Pastore Heiner Bludau, Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, proveranno a individuare una linea comune.Ma il programma prevede non solo relazioni.
Saranno organizzati cinque gruppi di studio che ragioneranno rispettivamente su ognuno dei cinque imperativi ecumenici indicati nel documento “Dal conflitto alla comunione” (elaborato dalla Commissione luterana-cattolica nel 2013), con l’obiettivo di concretizzarli. E venerdì sera, in cattedrale, ci sarà una preghiera aperta alla cittadinanza, guidata dal Vescovo di Trento, Mons. Lauro Tisi, e dal Vescovo luterano Dr. Karl-Hinrich Manzke: sarà una preghiera di “guarigione della memoria” con una reciproca richiesta di perdono e un’invocazione comune della misericordia di Dio. (foto: Heiner Bludau)

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Scuola Obbligo a 18 anni e riforma dei cicli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 settembre 2017

ministero-pubblica-istruzioneA pochi mesi dal sicuro ‘rompete le righe’ della Legislatura, gli esponenti dell’esecutivo Gentiloni continuano a dire la loro su un progetto impraticabile per il poco tempo a disposizione. Stamane, la Ministra dell’Istruzione è tornata a parlare di revisione dei cicli, definendolo un processo inevitabile: subito dopo ha però smentito, assieme alla carta stampata, anche la sua sottosegretaria all’Istruzione Angela d’Onghia, la quale si era espressa favorevolmente sull’idea di cancellare un anno di scuola media.
Anief ritiene che il bene più importante del Paese, i giovani, vada salvaguardato, prescindendo dal Governo in carica. Invece, si continua a navigare a vista, prendendo l’Europa, a pretesto, come riferimento solo per quel che fa comodo. Il giovane sindacato torna quindi a chiedere di portare l’obbligo a 18 anni, anziché gli attuali 16, riprendendo il progetto avviato quasi vent’anni fa dall’allora Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, però anche anticipando di 12 mesi l’inizio della scuola primaria. A dare credito a tale possibilità ci sono anche i pediatri. È di queste ore l’intervista al pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta: ‘i nati dal primo maggio al 15 settembre, che compiranno dunque 5 anni prima dell’inizio dell’anno scolastico, potrebbero tranquillamente fare il loro ingresso in prima elementare’.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ignorare certe autorevoli indicazioni significa volere non ammettere l’evidenza. Oppure lavorare per un solo scopo: cancellare altre 35mila cattedre. Assieme all’anticipo dell’obbligo scolastico, è ovvio che servirebbero anche altri provvedimenti. Come il ripristino dell’insegnante specialista di inglese alla primaria, che porterebbe 10mila nuovi maestri con competenze specifiche, anche in questo caso come si fa in tutta Europa. Allo stesso modo, all’interno del primo ciclo scolastico va assolutamente reintrodotta la didattica per moduli, con il maestro prevalente, un maggiore tempo scuola e la compresenza di due insegnanti, in modo da fare fronte al sempre più alto numero di allievi Dsa, Bes, stranieri e in generale con problemi di apprendimento. Con la nostra proposta, infine, si risolverebbe l’annoso problema dei maestri della scuola dell’infanzia estromessi dall’ultima riforma 0-6 anni prevista dalla L. 107/15.

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Pensioni: Peggio della riforma Ferrero

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

pensionatiLe istituzioni pubbliche che gestiscono e influiscono direttamente sul sistema pensionistico italiano sono diventate intransigenti: pur di far quadrare i conti pubblici, sulla pelle dei lavoratori, si vuole arrivare alla pensione di anzianità a 67+3 mesi già nel 2021, poi a 68+1 mese nel 2031, a 68+11 mesi nel 2041 fino ai 69+9 mesi nel 2051. Rimangono poche le chance di riuscita degli appelli formulati nei giorni scorsi a tutti i parlamentari dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato perché si approvi una norma che permetta il rinvio strutturale dell’adeguamento dell’età di pensionamento alle aspettative di vita. Anief-Cisal ritiene inaccettabile la rigida posizione assunta dall’Inps e dalla Ragioneria dello Stato, perché si ragiona come se tutte le professioni fossero uguali. Come se fosse possibile assolvere in toto le responsabilità che comportano certi lavori, prescindendo dalla loro consistenza. Un esempio per tutti: gli insegnanti.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il problema della qualità del lavoro svolto esiste, tanto che con l’Ape Social nella lista delle professioni più logoranti è presente anche quella del maestro d’infanzia. È un dato di fatto che in altri Paesi europei, come la Germania, si continua ad andare in pensione dopo 24 anni di insegnamento. Da noi, invece, si sta rasentando l’assurdo di superare i già elevati limiti imposti con la riforma Fornero: si sta andando verso una pensione che non andrà oltre il 45% dell’ultimo stipendio. Stipendi, tra l’altro, da 10 anni nemmeno adeguati all’inflazione. Eppure il corpo insegnante italiano è il più vecchio al mondo e ad alto rischio burnout. A pensare che un cittadino possa insegnare a 70 anni come a 30, rimangono solo coloro che hanno introdotto delle norme che guardano ottusamente ai conti dello Stato, senza pensare che i destinatari sono persone in carne e ossa che dopo decenni di lavoro meriterebbero rispetto e non elemosine.

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Scuola: Tutti contro la riforma fallita e le promesse impossibili della Ministra

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

scuolaA settembre scuole in bilico, ancora 100mila supplenze di cui la metà su sostegno. Tra poche settimane, subito dopo Ferragosto, l’eccessivo numero di posti lasciati in organico di fatto, l’ottuso blocco delle GaE e la mancanza di candidati nelle graduatorie di merito gonfieranno il già alto numero di supplenze annuali fino a quota 100mila. Producendo l’effetto mediatico opposto a quello avviato spavaldamente dalla titolare dell’Istruzione Valeria Fedeli che non si comprende su quali basi continui a parlare di inizio della fine della supplentite e di sicura copertura delle cattedre in tempi rapidi. Della distanza abissale tra teoria e realtà asserisce con insistenza anche la stampa specializzata e non che parla di ‘dilettantismo’ da parte di chi ‘si è messo a scrivere prima la legge e poi i decreti delegati attuativi’.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): spostare poco più di 15mila posti dall’organico di fatto a quello di diritto è stato uno specchietto per le allodole. I posti da assegnare ai vincitori di concorso, a chi sta nelle GaE e alle immissioni in ruolo dovevano essere molti ma molti di più. Le cattedre di sostegno rappresentano al meglio questa politica dell’apparenza, poiché quest’anno si potrebbero sfiorare i 50mila contratti annuali, di cui quasi 5mila solo in Sicilia. Anche sulle discipline ci saranno diversi problemi: molte delle 52mila immissioni in ruolo andranno vacanti, proprio laddove le GaE sono prive di candidati. E siccome il personale inserito nelle graduatorie d’istituto non può essere reclutato, pure quei posti andranno a supplenza. Il deficit di assunzioni non risparmia il personale Ata, le cui immissioni in ruolo sono congelate da anni. Per non parlare dei 1.900 posti da preside e 1.700 da Dsga che andranno in reggenza. La conclusione è che tanto è stato fatto, con la riforma Renzi sbandierata ai quattro venti come epocale e salvifica, per rimanere tutto così com’era prima. Anief, consapevole di quanto fosse caotica e difficile la situazione della copertura delle cattedre, comunica che nelle prossime settimane fornirà assistenza ai neo-immessi in ruolo durante convocazioni e anche ai precari interessati alla stipula di un contratto annuale: contatta la sede territoriale più vicina.

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Riforma del processo penale: indietro a tutta forza

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

giustiziaIndietro a tutta forza. Così possiamo commentare la riforma del processo penale approvata dal Parlamento. Si aumentano le pene, si allungano i processi e per le intercettazioni tutto rimane come prima.Scriveva Cesare Beccaria nel 1764 che “non e’ l’entita’ della pena che ha funzione deterrente ma la certezza della pena stessa”. Sono passati 251 anni ma i nostri legislatori non hanno appreso la lezione e continuano ad aumentare le pene.
La nostra Costituzione, all’art.111, sancisce la ragionevole durata dei processi. Invece, si e’ approvato l’aumento dei termini di prescrizione: si arriva, anche, a 20 anni.
Per le intercettazioni tutto è rimesso nelle mani del magistrato. In sostanza non cambia nulla.Due anni e mezzo di discussioni, inutili e dannose, che riportano il Paese indietro di qualche centinaio d’anni. Affonda la Giustizia.

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Riforma codice penale

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

ignazio la russa“Il governo ha preferito mettere la fiducia su questo provvedimento pur avendo una maggioranza bulgara definita incostituzionale dalla Consulta, strozza il dibattito – e lo dico a quell’unico ascoltatore vista l’assenza dell’Esecutivo- impedendo alla Camera di discutere. Avremmo voluto incidere su alcune norme. In particolare troviamo inaccettabili gli elementi perdonistici perché si ampliano tutte le misure alternative, vere e proprie misure svuota carceri, attraverso cui si lasciano sole le forze dell’ordine a combattere la criminalità, e obbliga i giudici ad applicare una legge che riconosce mille vie di fuga per i criminali. Questo disegno di legge è una vera istigazione a delinquere perché non dà certezza della pena e quindi incoraggia i criminali. Va in direzione esattamente opposta a quella che chiedono i cittadini esattamente come noi. E cioè chi sbaglia paghi e resti in carcere a scontare la pena. Per queste ragioni Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale voterà contro”. È quanto ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Ignazio La Russa intervenendo in aula sulla fiducia al ddl penale.

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Scuola italiana all’estero: la riforma è realtà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

scuola italiana estero

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I linguaggi della Riforma: architettura, immagine, rappresentazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

Roma Martedì 6 giugno ore 9:30-17 Aula Magna del Rettorato via Ostiense 159. Il convegno “I linguaggi della Riforma: Architettura, immagine, rappresentazione”, organizzato da Roma Tre in collaborazione con Sapienza e Tor Vergata, s’inserisce nel ciclo d’incontri “Dialoghi sulla Riforma 1517-2017” inaugurato in Campidoglio lo scorso 10 maggio e organizzato dal Comitato regionale di coordinamento delle università del Lazio (Crul) in occasione del quinto centenario dall’affissione delle “95 tesi di Lutero” e dell’avvio della Riforma protestante in Europa.

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Giustizia: Riforma del codice penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

corte europea giustizia“Secondo nostra Carta tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e hanno diritto a un giusto processo la cui durata deve essere ragionevole. Per queste ragioni riscontriamo un tasso di incostituzionalità piuttosto elevato nel provvedimento in discussione che, come tutti i provvedimenti in materia di giustizia posti all’attenzione del Parlamento nel corso di questa legislatura, è il prodotto di spinte ideologiche ancora troppo radicate in certa sinistra”. Lo ha detto l’onorevole di Forza Italia, Gabriella Giammanco, intervenendo nell’Aula di Montecitorio nel corso della discussione generale sul pdl di modifica del codice penale.
Nello specifico l’esponente azzurra ha evidenziato come “riformare due importanti settori come l’ordinamento penitenziario e la disciplina in materia di intercettazioni telefoniche con lo strumento della delega al governo non sembra rappresentare il modus operandi più adatto a procedere. La discrezionalità del governo, in questi casi – ha proseguito -, risulterebbe particolarmente accentuata rispetto all’esigenza di rimodulazione di discipline caratterizzate da un estremo grado di delicatezza e per questo necessiterebbe di ulteriori elaborazioni e riflessioni in un’ottica di maggiore condivisione e collaborazione istituzionale”.Per quanto riguarda le intercettazioni, ha sottolineato Giammanco, “Forza Italia ha proposto un emendamento che risponde alla fondamentale esigenza di garantire la funzione difensiva e quindi conseguente non conoscibilità del contenuto delle comunicazioni fra l’assistito e il proprio difensore, dovendosi pertanto garantire, al di là dei divieti di verbalizzazione e dei rimedi sanzionatori della inutilizzabilità, l’originaria interdizione dell’ascolto e la esclusione di ogni possibile filtro volto alla ricognizione dei relativi contenuti da parte della Polizia Giudiziaria e del Pubblico Ministero. Sotto tale aspetto, ci auguriamo che esso possa essere accolto”.Pertanto, secondo Giammanco “l’Aula dovrebbe riesaminare nuovamente il testo, nell’ottica della più ampia promozione del dibattito parlamentare tra le varie forze politiche. La speranza, insomma – ha concluso – , è non finire travolti da voto di fiducia che chiuderebbe la partita, mettendo fine a qualsiasi dibattito”.

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Riforma statali, c’è poco da ridere: stanziate un quarto delle risorse utili

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 maggio 2017

Palazzo chigi1Il via libera del Governo prevede una serie di novità, tra cui assunzioni ‘extra’ per i precari, un codice dei licenziamenti, la creazione del polo unico Inps per le visite fiscali e il riordino della valutazione sempre legato al piano delle performance. Secondo la Ministra della PA, Marianna Madia, grazie al sì alla riforma ora ‘abbiamo le carte in regola’, dal punto di vista normativo, per lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, perché ‘la legislazione ereditata non ci consentiva’ di muoverci.Replica del sindacato: non bastano i 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Def 2017, in buona parte destinati ai rinnovi 2016-2018 del contratto della Pubblica Amministrazione, sommati agli oneri previsti, sempre nel Def, per il prossimo rinnovo (2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020). La riforma, inoltre, non risolve il problema endemico dell’alto tasso di personale non di ruolo, perché continua a ignorare le indicazioni UE.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se consideriamo un reddito medio di 1.500 euro, occorrono 120 euro netti per allineare l’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento dell’aumento dell’inflazione certificata tra il 2008 e il 2015. A cui ne vanno aggiunti altrettanti all’atto della firma del contratto, da considerate come vero e proprio aumento. Altro che 85 lordi medi. Così come non possono essere nemmeno le 12 mensilità massime di risarcimento a sanare uno stato di palese illegittimità rispetto agli altri Stati membri per le mancate assunzioni a tempo indeterminato. Su questa irregolarità, il sindacato ha interpellato gli organismi internazionali, attraverso più canali, ricordando in tutti i casi che la norma sulla stabilizzazione successiva ai 36 mesi di servizio va rispettata.Ecco perché Anief ha deciso di ricorrere per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale nello stipendio, sia per i dipendenti della Scuola che per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

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Scuola – Nuovo percorso 0-6 anni: si autocelebra la riforma ma il testo rimane ambiguo

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

SCUOLA

Sono innumerevoli i punti dolenti contenuti nel rinnovato modello formativo precedente alla scuola primaria: nessun ritorno al maestro prevalente su moduli abolito dalla Legge 169/2008 o all’insegnante specialista di lingua inglese quando l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento studenti, nessun organico di potenziamento per gli insegnanti d’infanzia che sono esclusi dall’obbligo scolastico nonostante il DPR 89/2009, sezioni primavera ordinamentali ma solo per il 25% del Paese. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per migliorare il sistema formativo di questa particolare fascia d’età avevamo chiesto l’anticipo dell’obbligo a 5 anni, con classi ‘ponte’ e docenti infanzia-primaria in copresenza, per poi licenziare gli studenti a 18 anni, ma anche in questo caso non siamo stati ascoltati. Contiamo poi a chiedere perché gli organici di questi docenti rimangono ancora ingessati per legge e come mai l’auspicio alla concorrenza stato-regioni è bocciato già dai buchi di bilancio delle amministrazioni nel territorio. Nel frattempo, continuano anche a essere dimenticati i precari della scuola dell’infanzia e primaria dal nuovo sistema di reclutamento e dalla fase transitoria. Ecco perché si prevede un nuovo fallimento.

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Riforma Madia del Testo Unico? Molto rumore per nulla

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

Palazzo chigi1“Per descrivere la riforma Madia sul testo unico del Pubblico impiego si potrebbe prendere in prestito la commedia di William Shakespeare: molto rumore per nulla. Sì, perché dopo la bocciatura della Corte Costituzionale della riforma della dirigenza, i pasticciati correttivi su licenziamenti brevi e partecipate, arriva la riforma del testo unico del pubblico impiego ennesimo capitolo della saga ‘La riforma della PA’”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“A leggere il sito del Dipartimento della Funzione pubblica la riforma della PA non doveva essere concepita come una riforma di settore, bensì come un progetto di cambiamento del Paese. Infatti non è cambiato nulla, anzi a voler essere più precisi la situazione è peggiorata. Il testo unico, prossimo all’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri, che doveva ridisegnare le norme generali del rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni ed essere il cardine insieme alla riforma della dirigenza, non è altro che una serie di disposizioni che rispondono essenzialmente a due esigenze principali: stabilizzazione dei precari e rivalutazione della contrattazione collettiva cioè delle relazioni sindacali.Sul primo punto il testo unico sceglie la strada della stabilizzazione di precari gettando al macero migliaia di idonei che il concorso pubblico lo hanno fatto e che dopo anni di attesa si troveranno con una promessa mai mantenuta. Giova ricordare che una procedura più o meno identica era stata già adottata ai tempi del ministro D’Alia, ma in quell’occasione la legge bilanciava i diritti degli idonei con quelli dei precari. L’altro punto fondamentale riguarda la contrattazione collettiva e le relazioni sindacali. Con il testo unico si riaffidano alla contrattazione collettiva e alla contrattazione integrativa una serie di materie che la mia riforma avevano spostato a livello di legge al fine di porre un freno alle ingerenze sindacali nell’organizzazione di lavoro. Tale intervento è ulteriormente aggravato dalla modifica fatta da un altro decreto attuativo in corso di approvazione, il decreto sulla perfomance. Con questo decreto vengono abrogate le fasce meritocratiche dei premi incentivanti introdotte dal decreto legislativo 150 del 2009. D’ora in poi sarà la contrattazione collettiva (cioè i sindacati) che deciderà quante risorse destinare alla produttività individuale. Facile immaginare cosa succederà: todos caballeros.Del resto l’accordo firmato con i sindacati poche ore prima del referendum questo prevedeva. Fare un contratto con risorse che non ci sono ancora e ridare ai sindacati tutto il potere che avevano. Quindi la riforma annunciata in pompa magna dall’ex presidente del consiglio e poi dalla ministra Madia si è ridotta a brandelli di norme che chiamarli ‘riforma’ è un offesa al Devoto-Oli. Chissà se la Corte Costituzionale, o forse prima il presidente della Repubblica, riuscirà ad impedire l’ennesimo tentativo di distruggere la PA da parte del governo Renzi-Gentiloni”, conclude Brunetta.

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Inaugurazione del ciclo di conferenze ‘Dialoghi sulla Riforma 1517-2017’

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

raggiRoma L’evento inaugurale del ciclo di incontri Dialoghi sulla Riforma 1517-2017, si terrà mercoledì 10 maggio alle ore 10 nella Sala della Protomoteca, Palazzo del Campidoglio, Roma. Alla luce della positiva esperienza della serie di incontri Dialoghi sulla Sostenibilità – Roma 2016, il Comitato Regionale di Coordinamento delle Università del Lazio (Crul) organizza un ciclo di convegni in occasione del quinto centenario dall’affissione delle 95 tesi di Lutero e dell’avvio della Riforma protestante in Europa. Programma:
Saluto istituzionale Virginia Raggi – Sindaca di Roma Capitale
Intervento introduttivo La Riforma a Roma. I luoghi di culto protestante nella Capitale Mario Panizza – Presidente Crul, Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre
Lectio Magistralis La Riforma, ieri e oggi Emidio Campi – Università di Zurigo, Istituto di Storia della Riforma Svizzera. Modera: Paolo Ruffini – Direttore TV2000
Gli eventi successivi si terranno:
Roma 17 maggio 2017 – Ethos e conoscenza, Lumsa (in collaborazione con Tor Vergata, Sapienza, Campus Bio-Medico e Università Cattolica)
Roma 6 giugno 2017 – I linguaggi della Riforma: architettura, letteratura, rappresentazione, Roma Tre (in collaborazione con Sapienza e Tor Vergata)
Roma 10 ottobre 2017 – Riforma e costruzione europea, Tor Vergata (in collaborazione con Roma Tre e Università Europea)
Roma 31 ottobre 2017 – Economia e società. Una mappa degli effetti della Riforma Protestante, Sapienza (in collaborazione con Roma Tre, Foro Italico, Unint e Luiss)
Roma 10 novembre 2017 – Dinanzi a Lutero: ripercussioni e reazioni nella cultura artistica italiana, Tuscia (in collaborazione con Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, Cassino)
Roma 5 dicembre 2017 – Chiese e confessioni in Europa, Cassino (in collaborazione con Tor Vergata).

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Parco Colosseo e riforma Franceschini

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 aprile 2017

colosseo-interno“Fa davvero sorridere il fatto che la riforma voluta dal ministro Franceschini per l’istituzione del parco Archeologico del Colosseo, e contro cui il Campidoglio ha presentato ricorso al Tar, raccolga attorno a sé un ampio fronte del dissenso, capitanato – si badi bene – proprio da esponenti del Partito Democratico. Walter Tocci, senatore Pd e membro della Commissione Cultura a Montecitorio, si è espresso dichiarando tutto il suo sdegno per quello che lui stesso ha definito ‘il pastrocchio Franceschini’: una pseudo-riforma fatta con i piedi che mortifica le professionalità esistenti ed esalta un penoso concetto del ‘divide et impera’. Ma non è solo il Pd con Tocci a dire tutto il male possibile della riforma: anche Adriano La Regina, ex soprintendente di Roma, ha parlato di stupidità economica riferendosi al ticket di 2 euro per visitare il Pantheon. Per non citare, infine, la lettera di Italia Nostra che teme la fuoriuscita dalla lista Unesco del Colosseo e del Centro storico della Capitale qualora la tremebonda riforma Franceschini andasse in porto. Navighiamo – non troppo a vista – nell’assurdo, sfiorando l’abisso”: lo dichiara in una nota Eleonora Guadagno, presidente M5S della Commissione Cultura capitolina.

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Concorrenza: Come si affossano le riforme

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

senatoTutti sono concordi nel ritenere che il nostro Bel Paese e’ immobile a causa dei lacci e lacciuoli che impediscono passi avanti, che frenano le imprese, che schiacciano i cittadini che rendono onnipresente la burocrazia, ma quando si tratta di tagliare le corde che imbrigliano la nostra economia scattano le rivendicazioni corporative. Abbiamo assistito al colpo di mano, nel decreto Milleproroghe, della Confindustria nel settore di trasporti, ora assistiamo al balletto sul disegno di legge sulla concorrenza che, da circa 2 anni, viaggia tra Camera e Senato e che è oggetto di inserimenti per proteggere questa o quella categoria o impresa: nel settore energetico, in quello dei trasporti pubblici, in quello delle farmacie e in quello dei notai e avvocati.La legge Sviluppo del 2009 prevedeva l’adozione annuale di una legge per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Siamo nel 2017 e il disegno di legge concorrenza attuale è il primo in discussione in Parlamento, con “soli” 8 anni di ritardo, e non e’ stato ancora approvato. Il Fondo Monetario stima al ribasso la crescita dell’Italia: siamo ultimi in Europa. Purtroppo, scivoliamo lentamente verso la famosa “quarta sponda”: il Nord Africa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riforma partecipate

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Domenico MamoneVenute al mondo, dall’oggi al domani, nell’ormai lontano 1990, con la legge 142, dovevano consentire agli enti locali di svolgere attività pubbliche comportanti l’esercizio d’impresa. Da società strumentali, però, le “partecipate” nella prassi sono diventate aziende in grado di eludere vincoli pubblici, ad esempio assumendo senza concorso o beneficiando di immissioni finanziarie pubbliche.
“Queste aziende, cresciute all’inverosimile in tutta Italia, hanno finito per fare concorrenza ad imprese private o per frenare la modernizzazione, estendendo logiche burocratiche e assistenziali anche al settore imprenditoriale – evidenzia Domenico Mamone, presidente del sindacato autonomo Unsic, che associa oltre 200mila aziende private. “Inoltre le partecipate, drenando risorse pubbliche e spesso sovrapponendosi a competenze già in mano pubblica, hanno pesato sulla pressione fiscale e tariffaria, soprattutto locale, su cittadini e aziende private, finendo per concorrere a disincentivare consumi e investimenti”. Ora la tormentata riforma Madia, riscritta dopo la bocciatura da parte della Consulta e le osservazioni del Consiglio di Stato, rischia di rappresentare la montagna che partorisce il topolino, secondo Mamone. “Quando, negli ultimi cinquant’anni, s’è trattato di moltiplicare i centri di spesa – dall’istituzione delle Regioni alla proliferazione delle Province, dall’incremento delle Comunità montane alla nascita delle Authority – le norme sono state varate in un batter d’occhio. Così come le liste delle assunzioni. Oggi che bisogna dolorosamente intervenire sugli enormi sprechi determinati anche dalla propagazione di questi organismi, i tempi per i decreti di taglio sono biblici. Il caso delle partecipate è emblematico – continua il presidente dell’Unsic. “L’ex premier Renzi nella sua strategia della rottamazione, già nell’aprile 2014 aveva annunciato l’intenzione di volerle ridurre ‘da ottomila a mille’, dal momento che registravano ‘circa un miliardo e mezzo di disavanzo’. Tuttavia la riforma Madia della pubblica amministrazione, che avrebbe dovuto attuare – almeno in parte – tali intenti, non solo ha rinviato scadenze ed allargato le maglie, ad esempio le aziende con fatturato tra 500mila e un milione di euro non dovranno chiudere subito i battenti, come prevedeva la prima versione del testo, e saranno ‘tranquille’ almeno fino al 2020, ma permette loro di partecipare a gare anche fuori dal territorio dell’amministrazione proprietaria. Insomma, le partecipate diventeranno più forti e, come sta avvenendo da anni, si perpetua la possibilità che la parte pubblica da arbitro diventi giocatore”. (foto: Domenico Mamone)

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Scuola-precariato: Per Bruxelles la riforma non ha funzionato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl deputato, attraverso due interrogazioni presentate in queste ore, ha chiesto alla titolare del Miur ‘quali misure intenda assumere per rimediare, a partire dalla delega del Governo alla 107, ai problemi derivati dall’applicazione dalla cd Legge sulla buona scuola. Occorre prendere atto che diverse cose non hanno funzionato e porre rimedio attraverso una riscrittura delle regole che stanno creando nuove incertezze in un settore che riteniamo determinante per il rilancio culturale, economico e sociale del Paese’. I dati riportati dal Miur parlano di 100 mila precari in servizio lo scorso anno scolastico e addirittura 126 mila in servizio quest’anno e manca ancora un solo anno per ottemperare agli impegni assunti. Anief ricorda che la Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE si è detta fortemente delusa delle giustificazioni mosse dai rappresentanti italiani. Chiede loro formali e dettagliati ragguagli, che verranno presentati all’interno di un’adunanza plenaria per il Parlamento Europeo. Sulla decisione ha pesato non poco la denuncia dei legali Anief, Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, sulla mancata volontà dello Stato italiano di risolvere il problema. Ma anche l’intenzione espressa dagli stessi avvocati di rivolgersi alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, di voler pure presentare formale denuncia al Consiglio d’Europa, nonché della volontà del sindacato di proseguire i contenziosi nei tribunali nazionali del lavoro.A tal proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda altresì i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): tra pochi mesi l’Italia, con Spagna e Portogallo, dovrà spiegare alla Commissione Ue i perché della pessima gestione del personale pubblico precario con 36 mesi di servizio. Le forti perplessità della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE confermano che quello che sta accadendo nel nostro Paese è fuori da ogni logica: lo Stato continua ad aggirare le direttive e le sentenze comunitarie, ma anche quelle della Cassazione sulla mancata assunzione dopo 36 mesi di servizio. E adesso paga il conto. La stessa Cassazione ha sentenziato sull’assegnazione degli scatti di anzianità nei confronti dei precari vessati. Tanto che i tribunali, quando sono chiamati in causa, sempre più spesso assegnano risarcimento e aumenti automatici. E dicono sì anche al rifacimento dei decreti per la ricostruzione di carriera.

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