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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘riforma’

Legge delega sulla riforma della polizia locale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

“Approda in Consiglio dei Ministri il disegno di legge delega per la riforma della Polizia Locale. Un percorso che consentirà, finalmente, il superamento della legge 85/96, che si sta rivelando ormai inadeguata in molti aspetti. Ringrazio per questo il sottosegretario Carlo Sibilia, che rappresenta il regista di un’operazione fondamentale per rispondere alle necessità di oltre 60mila operatori in Italia” spiega l’Assessore al Personale di Roma Capitale Antonio De Santis.“La riforma è stata infatti impostata ascoltando istanze e osservazioni del corpo di Polizia Locale: il confronto diretto con i lavoratori garantisce l’elaborazione di misure utili ed efficaci. Il dispositivo migliorerà le condizioni di lavoro, sia in termini di sicurezza che di operatività, e aumenterà il coordinamento con la Polizia di Stato. A beneficiarne, oltre agli operatori, saranno certamente i cittadini, che usufruiranno di un servizio sempre più vicino ai bisogni specifici di ogni territorio”.“Si tratta di una novità che si salda perfettamente con il lavoro già avviato per Roma Capitale, dove è stato assicurato l’inserimento di mille agenti in tre anni e che, grazie al Regolamento di Polizia Urbana, definisce in modo sempre più incisivo ruoli e funzioni degli agenti”.

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Sostegno: Anief invia le sue proposte ai parlamentari sulla riforma voluta dal Governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

Il 1° settembre 2019 entra in vigore il decreto legislativo n. 66/2017, cosicché in temi rapidi il nuovo governo si appresti a rapidi correttivi, peraltro non discussi in audizione con le parti sociali e con il mondo della scuola, come il cambio delle regole per l’attribuzione delle ore di sostegno, non più attribuite a “monte” ma sulla base di altri fattori, come il contesto specifico della scuola (gli insegnanti la famiglia, l’équipe medica che segue il bambino) e del territorio (l’ente locale).Il sindacato Anief, ritiene che, nel rispetto delle diverse sentenze del tribunale amministrativo e della corte costituzionale bisogna eliminare gli attuali vincoli alla formazione dell’organico di diritto in presenza di un aumento esponenziale delle certificazioni presentate dalle famiglie negli ultimi anni che con un incremento costante di 10 mila nuovi iscritti l’anno è arrivato all’attuale consistenza di 300 mila alunni disabili iscritti (dati certificati Istat).Il sindacato chiede che a partire dall’anno scolastico 2019/2020, quindi dal prossimo 1° settembre, siano rivisti, con Decreto del Miur, i criteri di determinazione dell’organico di diritto su posti di sostegno attivato al fine di coprire il 100% della dotazione organica di sostegno complessivamente presente nell’anno scolastico precedente: si tratta di oltre 50 mila cattedre, da anni assegnate erroneamente in deroga, fino al 30 giugno dell’anno successivo, privando i docenti precari di farle proprie per le immissioni in ruolo e gli studenti della continuità didattica.Diventa basilare attuare la previsione di un tetto massimo di studenti per classe (massimo 20), al fine di garantire la necessaria personalizzazione degli interventi didattici e una più efficace azione inclusiva del corpo docente e di tutti gli altri membri della comunità educante scolastica. L’aumento di spesa, derivante dal maggior numero di classi da formare, verrebbe compensato dalla generale diminuzione degli alunni iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado, derivante a sua volta dalla riduzione delle nascite.
Ma, sempre in vista dell’effettiva realizzazione dell’inclusione scolastica degli studenti disabili, è necessario adeguare anche la dotazione organica del personale Ata, aumentandola del 10% rispetto a quanto previsto dalla normativa citata.Assumere il personale addetto ai servizi di assistente all’autonomia e alla comunicazione è un passaggio fondamentale per il miglioramento dell’assistenza agli alunni disabili certificati: tali figure professionali, invece, ancora non trovano spazio tra quelle riconosciute in pieno dallo Stato, né riescono ad essere presenti con continuità nei nostri istituti, sempre con gli stessi operatori specializzati.
Il rispetto delle ore di insegnamento specializzato per gli alunni con disabilità, previsto dal Programma educativo individualizzato realizzato dall’équipe specializzata e richiesto dal dirigente scolastico, deve sempre prevalere, anche in deroga all’organico complessivamente autorizzato.Garantire l’iscrizione all’ultimo anno della scuola secondaria:Serve una norma che offra la certezza del diritto dell’alunno all’iscrizione all’ultimo anno della scuola secondaria nel caso in cui non svolga prove equipollenti a quelle ordinarie e consegua l’attestazione di credito formativo”.Valutare il servizio pre-ruolo svolto su posti di sostegno nei vincoli relativi alla mobilità volontaria Secondo il sindacato, infine, è giunta l’ora di chiarire la diretta valutabilità del servizio pre-ruolo svolto su posti di sostegno nella mobilità volontaria del personale già di ruolo.

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Riforma radicale magistratura

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 giugno 2019

“Le correnti all’interno della magistratura rappresentano una malattia mortale e i recenti fatti ci stanno dando ragione, che fa emergere in maniera chiara la commistione tra una certa parte politica e alcuni magistrati, oltreché lo strapotere delle correnti nel Csm sul versante di nomine, promozioni, trasferimenti. Questa deve essere l’occasione per modificare le regole con cui sono eletti i magistrati, per reintrodurre criteri di merito e professionalità. E’ indecoroso i vertici della magistratura italiana siano decisi esclusivamente secondo logiche di potere. Va fatta una riforma radicale della magistratura, improntata a criteri di trasparenza e di merito; ma anche per affermare che se, da un lato, è giusto che la politica non interferisca nell’attività del Csm, dall’altro, è sacrosanto che il magistrato che sceglie di fare politica smetta di svolgere ruoli attivi all’interno della magistratura. Come Fratelli d’Italia lavoreremo in questo senso per presentare una nostra proposta di legge, che finalmente liberi il Csm da un correntismo esasperato e restituisca ai cittadini la certezza dell’imparzialità di chi li giudica”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Riforma del mercato dei diritti d’autore

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

“Non possiamo che essere d’accordo con le dichiarazioni del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli relativamente all’importanza della tutela del diritto d’autore” – dichiara Davide d’Atri, AD di Soundreef S.p.A. “È questo il momento per fare i primi decisivi passi verso una riforma organica del settore e recepire a pieno la Direttiva Barnier. Soundreef è disponibile sin da subito a un confronto – così come avvenuto per gli altri paesi dell’Unione Europea – con il Ministro, al fine di costruire insieme – anche con SIAE – la riforma che il mercato aspetta ormai da molti anni. Il mercato dei diritti d’autore oggi vale oltre 700 mln di euro, una riforma chiara e completa avrebbe effetti positivi sugli operatori, gli artisti e, indubbiamente, sul giro d’affari.”

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Salvini annuncia la riforma della scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Proprio nel momento in cui sembrava ad un passo dalla capitolazione, il Governo M5S-Lega si ricompatta indicando come linea da seguire quanto indicato nel contratto sottoscritto un anno fa. Ed in questa logica spunta anche la riforma della scuola: “Bisogna accelerare sull’attuazione del contratto di Governo, chiedo di accelerare sulle cose: taglio delle tasse, riforma della scuola e della giustizia, autonomia”, ha detto oggi il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, tra gli studenti, le famiglie e il personale serpeggia un malessere di fondo, legato a strutture fatiscenti, classi che esplodono, insegnanti vessati, malpagati e con la valigia, segreterie strozzate dagli impegni e mille altre difficoltà: si provveda a dirimere queste difficoltà, lasciando perdere i facili slogan e i tentativi di imporre un’autonomia differenziata che farebbe sprofondare le scuole del Sud.
Cosa riportava il contratto del Governo in carica a proposito della scuola? A pagina 41 si affronta il capitolo della scuola, spiegando che “occorre ripartire innanzitutto dai nostri docenti. In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. “Buona Scuola”, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta, intervenendo sul fenomeno delle cd. “classi pollaio”, dell’edilizia scolastica, delle graduatorie e titoli per l’insegnamento. Particolare attenzione dovrà essere posta alla questione dei diplomati magistrali e, in generale, al problema del precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria”. Inoltre, nel contratto M5S-Lega si annuncia che “l’eccessiva precarizzazione e la continua frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti rappresentano punti fondamentali da affrontare”, attraverso “una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti”. Sono stati annunciati, quindi, “strumenti efficaci che assicurino e garantiscano l’inclusione per tutti gli alunni”. Secondo Anief è bene che si perseguano allora solo questo genere di obiettivi: “La scuola – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo – non ha bisogno di altre riforme, magari sbagliate, come quelle approvate negli ultimi 15 anni, a partire da quella Moratti, passando per il dimensionamento del Governo Berlusconi del 2008 sino alla nefasta Buona Scuola di Renzi”. “Nel capitolo della scuola di contratto di Governo – continua il sindacalista – non si fa cenno alcuno allo spezzettamento dell’organizzazione dell’istruzione in tante parti quante sono le regioni. Non vorremmo che questa riforma della scuola, annunciata oggi dal ministro Salvini, si riferisca invece proprio a quell’autonomia differenziata tanto cara ai politici e agli imprenditori del Veneto e dell’Emilia Romagna. Sulla regionalizzazione, inoltre, c’è già il beneplacito del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, secondo il quale l’autonomia è un’opportunità che porterebbe maggiori risorse”.
“Per Anief, come per tutto il fronte sindacale, ma anche per il Mef e il M5S, regionalizzare la scuola significherebbe produrre un attentato all’unitarietà del sistema pubblico scolastico nazionale, con il 23 per cento dei docenti che potrebbero passare subito già agli enti locali. Il primo effetto sarebbe quello di affossare le scuole e i servizi del Sud Italia, già sofferenti per via della mancata presenza di strutture e agenti culturali a supporto. Se invece si vuole davvero riforma la scuola andando a tagliare i rami secchi e a risolvere i problemi annosi, come i mancati finanziamenti, gli stipendi più bassi d’Europa, la supplentite, l’affollamento delle classi, il mancato seguito delle direttive emesse da Bruxelles in fatto di reclutamento, allora – conclude Pacifico – saremmo ben lieti di dare il nostro apporto”.

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La riforma sull’immigrazione di Trump: primo passo falso

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

By Domenico Maceri. “Si tratta di un piano grande, bello e coraggioso”. I superlativi di Donald Trump sono tipici quando parla di qualcosa associata a se stesso. In questo caso il 45esimo presidente lodava il suo piano sulla riforma dell’immigrazione che altri hanno etichettato “Dead on arrival”, ossia ricevuto in stato “non operativo”.
Il piano di Trump riformerebbe l’immigrazione da un sistema che predilige i ricongiungimenti familiari sostituendolo con uno che agevolerebbe i meriti di coloro che vogliano entrare nel Paese. Si tratta di un piano che adotta principi utilizzati da sistemi dell’Australia, Nuova Zelanda e Canada. Modificherebbe la formula attuale che distribuisce il numero di immigrati con il 66 percento riservato ai ricongiungimenti familiari e il resto per questioni di meriti, umanitari, e richiedenti asilo. Trump riserverebbe il 57 percento dei posti ai meriti, il 33 percento ai ricongiungimenti familiari e il resto a beneficio di caratteristiche umanitarie. Il numero totale di 1,1 milioni cartellini verdi rimarrebbe a essere in vigore. Il piano di Trump attirerebbe più immigrati preparati a entrare nel mondo del lavoro e richiederebbe che i nuovi arrivati imparino o conoscano già l’inglese e si sottopongano a un esame di educazione civica.
Il piano è stato annunciato da Trump ma, Jared Kushner, suo genero e consigliere speciale, lo aveva presentato a un gruppo di senatori repubblicani per cercare di ottenere il loro sostegno. Alcuni giornali hanno riportato che l’incontro non ha entusiasmato. In alcune delle sue risposte Kushner è stato interrotto da Stephen Miller, collaboratore di ultra destra del presidente, per offrire chiarimenti. Il senatore Lindsey Graham del South Carolina, grande sostenitore del presidente, ha dichiarato che il piano non mira a divenire legge ma consiste di un primo passo. Più delusa la senatrice Susan Collins del Maine poiché il piano di Trump non include una soluzione alla tragica situazione dei “dreamers”, i giovani portati illegalmente in America dai loro genitori. Buona parte di loro hanno beneficiato del DACA, un ordine esecutivo di Barack Obama che permette loro di restare negli Stati Uniti temporaneamente. Il piano di Trump non tocca nemmeno la situazione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati già nel Paese.
L’allontanamento dai principi di ricongiungimenti familiari richiama la legge sull’immigrazione del 1924. Questa legge impose limiti al numero di immigrati basandoli su una quota del due percento secondo la nazionalità degli americani, legata al censimento del 1890. La legge causò notevoli riduzioni a immigrati provenienti dall’Europa del Sud favorendo ingressi di individui dalla Gran Bretagna e l’Europa settentrionale. Nel 1965 il Congresso ha cambiato la legge che corrisponde in grande misura a quella attuale, favorendo i ricongiungimenti familiari.
Il piano di Trump avrebbe simili effetti riducendo gli ingressi di Paesi poveri come quelli del Sud America e Africa. Si tratta di luoghi che Trump aveva dispregiato come “di m…da”, preferendo quelli del Nord Europa. Comunque sia, il piano di Trump non ha quasi nessuna possibilità di divenire legge, considerando il controllo democratico alla Camera ma soprattutto perché manca di serietà poiché esclude la situazione dei “dreamers” e degli altri immigrati non autorizzati. Perché dunque fare un annuncio sull’immigrazione?
Trump ha ripreso il tema dell’immigrazione per caldeggiare la sua base e i sentimenti anti-immigrati etichettandoli come criminali e pericolosi alla sicurezza del Paese. Secondo questa visione è stato facile affibbiare a Trump l’etichetta di essere anti-immigrazione considerando la sua aspra retorica e l’assenza quasi totale di parole che lodino gli immigrati come costruttori del Paese. Si ricordano facilmente i suoi duri attacchi agli immigrati durante la campagna politica del 2016 ma anche durante la sua presidenza. L’enfasi sul bisogno della costruzione del muro, il bando contro immigrati di parecchi Paesi musulmani, e la separazione delle famiglie di rifugiati al confine col Messico principalmente del Centro America, hanno stabilito il 45esimo presidente come interprete della visione anti-immigranti della sua base.Trump con il suo piano vuole intorbidire le acque, asserendo che si oppone solo all’immigrazione illegale. Il suo tentativo di allontanarsi dalla sua aspra retorica contro gli immigrati sarà difficilmente digerito eccetto per i suoi fedelissimi che hanno idee molto negative sui nuovi arrivati. Ann Coulter, la giornalista di ultra destra che in tempi recenti ha sostenuto Trump, adesso lo attacca persino nel suo nuovo piano ricordando che non ha mantenuto la promessa della costruzione del muro al confine e che il numero degli immigrati rimane identico a quello attuale.
Questa insoddisfazione del piano di Trump dall’estrema destra perché troppo liberal dovrebbe suggerire qualche spiraglio verso un compromesso coi democratici. Kevin McCarthy, presidente della minoranza repubblicana alla Camera, ha dichiarato che il piano di Trump consiste di un primo passo verso un disegno di legge più completo, suggerendo un tentativo bipartisan.Trump però ha messo fine a una tale prospettiva. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha recentemente etichettato i democratici come il partito di “frontiere aperte, salari bassi, e completa illegalità”. Trump ha continuato minacciando che se i democratici non coopereranno con il suo piano per “riforme storiche” bisognerà farlo dopo l’elezione del 2020 quando, secondo lui, i repubblicani controlleranno ambedue le Camere e la Casa Bianca. Perché non ha implementato il suo piano sull’immigrazione durante i primi due anni della sua presidenza quando infatti i repubblicani controllavano ambedue le Camere e la Casa Bianca rimane un mistero. Forse perché si tratta di un piano irrealizzabile il cui vero scopo è mantenere felice la sua base?
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Sostegno: Nuova riforma, vecchi problemi

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

Il Governo approva in prima lettura nuove regole per dare maggior voce a famiglie e studenti nel piano educativo, ma il 40% degli organici rimane in deroga nonostante le effettive esigenze rilevate e nei casi gravi le ore scoperte, alcuna novità sugli assistenti all’autonomia e al raccordo scuola/mondo del lavoro, mentre la legge sui bisogni educativi e speciali rimane sulla carta.Marcello Pacifico (Anief): In verità, aspettiamo di leggere il testo approvato in Consiglio dei Ministri. Più di dieci anni fa, sotto la presidenza di Prodi, fummo convocati. Da allora nessuno ci ha voluto più ascoltare o ha chiesto il nostro parere.
Intanto Anief rilancia l’operazione ‘Sostegno, non un’ora in meno!’ che, come ogni anno, registra un successo grandioso.Come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, il Consiglio dei Ministri ha appena approvato un provvedimento che porta rilevanti novità per quanto concerne la disabilità a scuola; infatti, “con la revisione del decreto delegato della ‘Buona Scuola’ 66/2017 potremo migliorare l’inclusione degli oltre 200mila studenti con disabilità, aumentando la partecipazione di tutti i soggetti che affiancano questi giovani nella vita di tutti i giorni. Sono fiero di poter dire che la nuova norma è frutto dell’ascolto di istanze reali e di un lavoro partecipato, che si è svolto nei mesi passati gomito a gomito con le associazioni”. Il testo, approvato in via preliminare in cdm, prevede che i genitori siano maggiormente coinvolti nelle scelte che riguardano i figli con disabilità e che lo stesso minore possa contribuire a definire piani e progetti più adeguati per lui.Il sottosegretario al Miur Salvatore Giuliano, attraverso una nota, fa sapere come sia stato previsto che “le ore di sostegno, così come le attività didattiche e gli strumenti materiali per la formazione, non siano più stabiliti da un ufficio distante dall’alunno che agisce per procedure standardizzate, così come potevano essere i Gruppi per l’Inclusione Territoriale previsti nel vecchio testo. Al contrario, con il decreto Inclusione, coinvolgiamo in queste decisioni fondamentali la famiglia dell’alunno, lo psicologo o chi lo prende in cura a livello sanitario, un rappresentante dell’ente locale e, nel caso fosse maggiorenne, anche l’alunno stesso”. Altresì, è stato previsto che i gruppi territoriali siano trasformati in gruppi di docenti esperti nell’inclusione che saranno a disposizione delle scuole per supportarle in tutti i passaggi e nelle singole situazioni critiche con gli studenti.Si tratterebbe quindi di un modo differente di concepire la disabilità che recepisce i principi della Convenzione Onu dei diritti delle persone disabili applicandoli nel concreto a livello scolastico. In sintesi “più attenzione alle esigenze degli alunni con disabilità e maggiore coinvolgimento delle famiglie” è quanto prevede “il nuovo provvedimento normativo per l’inclusione scolastica elaborato dai ministri Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità) e Marco Bussetti (Istruzione), che hanno lavorato alla riforma tenendo conto delle esigenze manifestate da associazioni, famiglie e docenti.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “in verità, aspettiamo di leggere il testo approvato in Consiglio dei Ministri. Più di dieci anni fa, sotto la presidenza di Prodi, fummo convocati. Da allora nessuno ci ha voluto più ascoltare o ha chiesto il nostro parere”.“Del resto, siamo ben lieti – continua Pacifico – di recepire le parole del ministro Marco Bussetti circa il fatto che l’inclusione scolastica sia una priorità del governo, ma, oltre le parole, crediamo che adesso sia giunto il tempo dei fatti. I nostri alunni diversamente abili hanno necessità che le belle idee siano calate nella realtà, dove purtroppo i docenti specializzati e formati non vengono assunti, gli studenti sono costretti a cambiare docente arbitrariamente, mentre in questi mesi si stanno selezionando nuovi docenti da far specializzare, in presenza di pecche, a partire dagli errori delle preselettive”.“Infine, come sindacato, non possiamo che sperare nella migliore delle soluzioni per il bene degli insegnanti, ma soprattutto dei nostri alunni che necessitano di più attenzioni: per essi e per le loro famiglie rilanciamo l’operazione ‘Sostegno, non un’ora in meno!’ che, come ogni anno, registra un successo grandioso”, ha concluso il presidente Pacifico.

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Magistratura onoraria e superamento riforma Orlando

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

“Il ministro della giustizia Bonafede mantenga le promesse che sono state fatte alla magistratura onoraria e porti in Aula alla Camera, il prima possibile, il provvedimento per il superamento della riforma Orlando. Una promessa che, tra l’altro, è anche contenuta nell’articolo 12 del contratto di Governo sottoscritto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Bene hanno fatto le associazioni della magistratura onoraria ad aver indetto le giornate di astensione generale dalle udienze in programma per il mese di maggio. Anche il Tavolo tecnico istituito presso il ministero con l’intento di risolvere con una riforma condivisa i problemi dei magistrati precari è stata un’altra presa in giro che non ha prodotto nulla e che, dallo scorso novembre, si è riunito solo 3 volte.Fratelli d’Italia proseguirà la battaglia accanto ai magistrati onorari senza i quali la giustizia in Italia collasserebbe e che non meritano di essere presi in giro”. È quanto ha dichiarato il deputato e capogruppo in commissione Giustizia di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi.

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Riforma Madia: soppressione corpo forestale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

La legittimità della soppressione del Corpo Forestale dello Stato (CFS) e l’assorbimento del suo personale nell’Arma dei Carabinieri, riforma voluta nel 2016 dal Governo in base alla legge delega Madia, sarà discussa domani, martedì 16 aprile, davanti alla Corte Costituzionale. Sono tre i tribunali amministrativi che, a seguito dei ricorsi di oltre 3.200 membri dell’ex Corpo Forestale dello Stato, si sono rivolti alla Consulta per valutare se la soppressione del Corpo e la mutazione di status giuridico, da civile a militare, subita dai suoi dipendenti sia legittima.
“I TAR – spiega l’avvocato beneventano Egidio Lizza che interverrà nella discussione dinanzi alla Consulta in difesa del personale ex CFS – hanno considerato la riforma contraria alla ‘liberta’ di autodeterminazione’ degli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, in mancanza della possibilità di esercitare una scelta pienamente libera e volontaria di divenire personale militare. I giudici dubitano, altresì, della razionalità della riforma che cancella un Corpo ad alta specializzazione per indimostrate esigenze di bilancio. La critica è ancor più severa quando focalizza l’attenzione sul fatto che il disciolto Corpo Forestale dello Stato è sempre stato riconosciuto quale capace tutore del bene ambiente, che è uno dei beni primari del nostro Paese”.La Corte Costituzionale dovrà valutare anche se il Parlamento, nel delegare la riforma al Governo, non sia intervenuto in modo troppo indefinito e generico, e se la scelta del Governo di militarizzare un Corpo di Polizia ad ordinamento civile, sia in contrasto con la tradizione e l’evoluzione giuridica del nostro ordinamento.
In attesa della decisione della Consulta, le migliaia di cause introdotte sull’intero territorio nazionale sono state sospese, potendo la decisione dei giudici costituzionali sovvertire le sorti del Corpo Forestale dello Stato e del suo personale, decise probabilmente in modo poco ponderato.
“L’obiettivo che auspichiamo – conclude l’avvocato Lizza – e su cui peraltro convergono diversi progetti di legge già presentati in Parlamento, è la ricomposizione delle funzioni appartenute al CFS all’interno di una struttura civile del comparto sicurezza, ricreando quelle sinergie indefettibili per tutelare l’ambiente e storicamente assicurate dal CFS con grande efficacia”.
Bisogna infine ricordare che la legittimità della soppressione del CFS e l’assorbimento del suo personale nell’Arma dei Carabinieri, sarà ora oggetto di valutazione anche da parte del Comitato europeo dei Diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa che sovraintende al rispetto dei diritti sociali e dei lavoratori da parte degli Stati europei, cui si sono egualmente rivolti i dipendenti del CFS per verificare se la riforma subita possa ritenersi conforme all’articolo 1 della Carta sociale europea, che garantisce ad ognuno il diritto a svolgere un lavoro liberamente scelto.

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Legge difesa: Riforma è passo in avanti, ma rimangono criticità

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

“Fratelli d’Italia dedica il voto di oggi sulla riforma della legittima difesa alle numerose vittime di questa legge ingiusta. Questa riforma è un passo in avanti nella difesa e nella tutela di chi ha sofferto le ingiustizie di una normativa sbagliata, sulla quale Fratelli d’Italia ha sempre voluto intervenire. E’ nostra, a mia firma, la prima proposta di Legge oggi definitivamente approvata. Avremmo voluto qualcosa di più per non lasciare dubbi interpretativi che finora hanno consentito, a volte, di tutelare più gli aggressori che gli aggrediti. Avremmo voluto, ad esempio, che chi si sta difendendo in casa da un male ingiusto non fosse chiamato a valutare, in quei drammatici momenti, se l’aggressore sta “desistendo” o meno, aprendo così nuovi spazi di discrezionalità. Ciononostante Fratelli d’Italia ha deciso convintamente di votare a favore. Restano invece incomprensibili le posizioni contrarie di una sinistra che continua a dimostrare di essere incapace di ascoltare le esigenze della gente” Lo ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato.

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“Riforma equilibrata a tutela della cultura e della libera informazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

“Il Parlamento europeo è chiamato ad esprimere un voto di importanza cruciale, per l’approvazione definitiva della Direttiva sul diritto d’autore, a tutela dei valori democratici europei di una stampa libera e a garanzia della centralità della cultura e della creatività nella società contemporanea. Proteggere l’industria culturale e dell’informazione, rendendola economicamente indipendente, significa proteggere le nostre libertà.” È quanto affermano, in un comunicato congiunto, il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), Andrea Riffeser Monti, e il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi, in vista delle fasi finali dell’iter di approvazione della Direttiva UE sul diritto d’autore, il cui voto è in programma il 26 marzo a Strasburgo in seduta plenaria.“Esprimo il mio convinto apprezzamento per il senso di responsabilità sin qui dimostrato dai nostri europarlamentari – ha dichiarato Andrea Riffeser Monti – con l’auspicio che anche in occasione della prossima, ultima, votazione non vorranno far mancare il loro sostegno ad una riforma equilibrata e aderente al mutato contesto tecnologico e digitale. Una riforma che, partendo dalla consapevolezza di un necessario riequilibrio economico, incoraggerà forme di cooperazione virtuosa con quei soggetti della Rete che riproducono ed elaborano i contenuti editoriali, attraverso l’introduzione della giusta e proporzionata remunerazione per l’uso digitale delle opere dell’ingegno, per conferire una concreta dignità al lavoro intellettuale e, più in generale, per ottenere il riconoscimento di principi e diritti patrimonio della nostra civiltà europea.” “Il mondo del libro nel suo complesso – ha aggiunto Ricardo Franco Levi –, dagli autori, agli editori, ai librai e ai bibliotecari, sostiene una Direttiva il cui valore è soprattutto nell’equilibrio tra i diversi interessi di tutti gli attori in gioco. È comprensibile che l’equilibrio possa dispiacere a chi oggi ha posizioni dominanti, ma le norme proposte pongono le basi per la crescita dei settori creativi e culturali in Europa, giacché favoriscono l’innovazione a partire dalle modalità per valorizzare i diritti d’autore nei contesti digitali. Bloccarle in dirittura d’arrivo e rinviare tutto alla prossima legislatura equivarrebbe a porre un freno alla crescita delle imprese europee in un ambito, quello culturale, che ha effetti su istruzione, ricerca, diffusione della cultura e quindi di una cittadinanza consapevole. Per questo sono ottimista, sono sicuro che i nostri europarlamentari sapranno scegliere da che parte stare”.

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Scuola: Ecco la mini-riforma di M5S e Lega

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

Per quanto riguarda gli organi collegiali, sintetizza la rivista Orizzonte Scuola, il testo della legge delega invita il governo a ridurre il numero dei componenti degli organi degli enti sottoposti alla vigilanza del Miur. A proposito degli organi collegiali territoriali della scuola, si punterà ad eliminare sovrapposizioni di funzioni e ridefinire la relazione e le competenze con i dirigenti scolastici.Il testo prevede anche che le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica siano riallocati.
Il disegno di legge prevede, inoltre, che vengano soppressi o fusi enti ed agenzie, preposte alla valutazione di scuola e Università, per essere trasformati in uffici dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche. Infine, per quanto riguarda lo sport a scuola, il testo prevede un riordino e la promozione dell’attività sportiva inclusa la creazione di una federazione nazionale.
Anief ha provato ad anticipare le conseguenze dell’eventuale approvazione del testo così come si compone oggi e sul quale il Governo appare molto determinato perché si approvi al più presto. Premesso che si tratta di un testo molto generico, ancora privo di proposte dettagliate, il sindacato ritiene che per quanto riguarda gli organi collegiali, il ddl invita di fatto il governo a ridurre il numero dei componenti degli organi degli enti sottoposti alla vigilanza del Miur. La novità si collocherebbe all’interno di una complessa revisione delle norme vigenti, a partire dal Testo Unico, il decreto legislativo 297 del 1994.Per quanto riguarda gli organi collegiali territoriali della scuola e l’intenzione di eliminare sovrapposizioni di funzioni e ridefinire la relazione e le competenze con i dirigenti scolastici, Anief potrebbe anche ritenersi d’accordo: tuttavia la riduzione numerica degli organi collegiali non deve corrispondere ad un ulteriore allargamento dei poteri e delle responsabilità del dirigente scolastico. E, soprattutto, non si dovrebbe andare ad intaccare la collegialità delle decisioni.Il testo prevede che le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica siano riallocati.La possibilità che si riduca la portata delle incombenze assegnate ad un settore lavorativo sempre più tartassato da campiti e responsabilità ulteriori, seppure ridotto ai minimi termini a partire dal dimensionamento imposto dalla Legge 133 del 2008, non può essere che bene accolta. Non è possibile, che il personale delle segreterie scolastiche diventi sistematicamente il terminale operativo delle ultime disposizioni legislative, peraltro su ambiti nemmeno di competenza diretta del comparto Istruzione. È emblematico, quanto accaduto negli ultimi tempi con la rilevazione delle vaccinazioni obbligatorie oppure con il lavoro extra imposto per la rilevazione delle posizioni assicurative del personale aspirante alla pensione a partire dal prossimo 1° settembre 2019. Tutto ciò avviene richiesto a delle segreterie scolastiche sguarnite di personale, quasi sempre non adeguatamente formato, con appositi corsi, per affrontare tali richieste ulteriori che necessitano di competenze ad hoc, e con una presenza di precari che rimane altissima: il sindacato ribadisce che per coprire almeno 15 mila posti vacanti, occorre attuare un piano straordinario di altrettante assunzioni di personale Ata.
È assodato, quindi, che le segreterie delle scuole siano sottodimensionate per svolgere tutti gli adempimenti amministrativi richiesti: una riallocazione dei compiti da svolgere, tuttavia, non dovrebbe prevedere uno spostamento delle mansioni in seno agli Uffici scolastici territoriali, ma verso gli organi di competenza, quasi sempre collocati all’interno di altri comparti pubblici.Nella proposta di legge si intravede anche che saranno soppressi o “fusi” enti e agenzie preposte alla valutazione di scuola e Università, per essere trasformati in uffici dello Stato o di altra amministrazione pubblica: da anni Anief sostiene una posizione critica verso le prove Invalsi e l’istituto che ne prende il nome, poiché rappresentano principalmente uno “spreco di energie, soldi e tempo”. Basta dire che proprio l’istituto nazionale di valutazione lo scorso anno scolastico ha pubblicato un dossier che di fatto poneva grossi dubbi sull’efficacia delle prove standardizzate,In pratica, “ad alzare le mani, a rassegnarsi, ad ammettere che il sistema di valutazione adottato serve a poco o a nulla è” stato “lo stesso Invalsi” pubblicando un’analisi critica sul proprio sito internet. Nella disamina, l’Invalsi non si nasconde: ““Le prove non possono misurare tutto. Ci sono competenze importanti – ad esempio quelle di comunicazione verbale e scritta, affettive e relazionali – che non sono valutabili con una prova standardizzata ma solo attraverso il contatto quotidiano che l’insegnante ha con i suoi allievi. Per questo le prove Invalsi non possono valutare globalmente uno studente né possono monitorarne e guidarne – come fa invece la valutazione degli insegnanti – il processo di apprendimento tenendo conto di tutte le variabili che inevitabilmente sfuggono alla valutazione standardizzata”.
Detto ciò, occorre comunque sempre considerare che il Ministro dell’Istruzione con direttiva annuale fissa gli obiettivi della valutazione esterna e le rilevazioni risultano necessarie per la valutazione del valore aggiunto: l’attività di valutazione non può essere cancellata, anche alla luce dei sistemi scolastici europei che prevedono tutti una valutazione interna ed esterna.
L’altro importante ente che rischia di scomparire è l’Indire, finalizzato alla ricerca per l’innovazione scolastica e la cui prima forma di attuazione è datata 1925: dal 1999 ha assunto l’attuale denominazione, sotto la vigilanza del Miur, collegandosi con gli Irsae, poi soppressi nel 2006. Considerate le delicate funzioni che Invalsi e Indire svolgono attualmente, assieme al corpo ispettivo costituiscono un sistema nazionale di valutazione ricco di criticità: per comprendere se questi enti vanno soppressi, fusi o modificati, rimanendo autonomi, occorre valutare a fondo le varie proposte correttive che si vogliono introdurre, entrando nel merito delle nuove disposizioni.Anche per quanto riguarda la revisione delle discipline degli organi territoriali affiancati ai vari livelli decisionali, occorre necessariamente entrare nel merito delle proposte di intervento normativo, al fine di comprendere quale sia la strada migliore a livello centrale (Consiglio superiore della pubblica istruzione); a livello regionale (Consigli regionali dell’istruzione) e a livello locale (Consigli scolastici locali).
Infatti, la previsione di questi organi territoriali era legata alla necessità emerse nel corso degli anni Settanta di muoversi verso una gestione partecipata che avrebbe stemperato i conflitti che qualsiasi gestione accentrata produce. Questa è stata la spinta che ha portato, a livello di singola scuola, ad introdurre nelle scuole il Consiglio d’istituto, a livello provinciale il Consiglio scolastico provinciale affiancando l’ex provveditorato, a livello nazionale il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. A questi organi simmetrici ai vari livelli dell’amministrazione si aggiunse poi il Consiglio scolastico distrettuale coincidente con l’area di competenza delle Asp. Modificare questo impianto organizzativo è corretto, a patto che si realizzi nel modo più funzionale ed utile possibile alle scuole e ai suoi alunni.
Per quanto riguarda lo sport a scuola, il disegno di legge prevede il riordino e la promozione dell’attività sportiva, prevedendo anche la creazione di una federazione nazionale. Premesso che la disposizione andrebbe in controtendenza rispetto a quella di razionalizzazione intrapresa dal governo giallo-verde, la posizione dell’Anief è comunque favorevole all’introduzione dell’attività fisica: il giovane sindacato, non a caso, ha espresso il suo parere più che positivo per il disegno di legge bipartisan che introduce l’attività motoria a scuola tra i sei e gli undici anni attraverso l’insegnamento di docenti specializzati.

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In tema di riforma dell’affido condiviso

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

L’Associazione “Mantenimento Diretto”, attiva per promuovere il diritto dei fanciulli a una compiuta bigenitorialità nelle situazioni separative, parteciperà al convegno “Riforma dell’affido condiviso: dibattito sul disegno di legge Pillon”, organizzato dall’associazione forense “Diritto di Difesa” presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro il 1° marzo 2019. Il convegno, cui parteciperanno giuristi e rappresentanti dell’amministrazione comunale di Catanzaro, vuole chiarire i contenuto dell’importante riforma dell’affido condiviso in discussione negli ultimi mesi presso la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica.Il disegno di legge in argomento, S735, unitamente ad altri sullo stesso tema in discussione presso il Parlamento, si propone di ridisegnare in modo equo e proporzionato il rapporto dei figli con i genitori separati cercando di rimuovere situazioni di oggettivo squilibrio e disparità ormai anacronistici. L’applicazione del principio della cogenitorialità, peraltro, è anche raccomandato dal Consiglio d’Europa e dalla nostra Costituzione. Nel nostro Paese, infatti, si registra una domanda insoddisfatta di uguaglianza genitoriale, resa più urgente dall’evidenza – come mostrano le ricerche scientifiche internazionali sul tema – che i figli minorenni delle coppie separate hanno una maggiore probabilità di sviluppare problematiche psicologiche e comportamentali quando non possono frequentate il papà e la mamma in modo adeguato, e ricevere da essi cure e attenzioni in uguale misura, come previsto dal modello di custodia condivisa.La Società civile è in attesa da quasi due decenni della transizione da un modello separativo, di fatto monogenitoriale, a una modalità di risoluzione del matrimonio o delle altre unioni affettive, in presenza di figli minori, fondata sul criterio della bigenitorialità a tutela del vero interesse dei minori. Per questi motivi la nostra associazione sostiene con forza il ddl 735 e parteciperà al detto convegno portando un contributo attivo alla discussione.

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Riforma copyright, ANSO: «Il muro contro muro non serve»

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Appello dell’Associazione Nazionale Stampa Online agli eurodeputati italiani. «Rischiamo di arrivare ad una norma pasticciata che penalizzerà fin da subito i piccoli editori», afferma il presidente Giovannelli. Il tempo ormai scarseggia, ma la soluzione positiva appare lontana. Sulla riforma europea del copyright l’Associazione Nazionale Stampa Online – ANSO, pur incassando l’appoggio esterno del sottosegretario all’Editoria Vito Crimi che ha esplicitamente parlato di «una norma sbagliata» che «penalizza di piccoli editori», non vede all’orizzonte un risultato positivo. Soprattutto visti i tempi estremamente ristretti. «Si è scelto un muro a muro e ora la parola passerà ai singoli Stati in attesa dell’ultimo pronunciamento del Parlamento a Bruxelles. Rischierà di uscire un brutto pasticcio e per questo chiediamo di abbandonare gli atteggiamenti manichei ascoltando la voce di chi tutti i giorni lavora per informare le comunità locali», afferma il presidente di ANSO Marco Giovannelli.
Infatti il quadro che si profila è quello di nove Stati, tra cui l’Italia, contrari. Un dato che non garantisce una ridiscussione del testo, quanto presagisce un braccio di ferro. Prosegue Giovannelli: «La nuova disciplina del copyright è argomento molto complesso che può danneggiare in modo serio le piccole testate e i piccoli editori. ANSO si è da subito battuta perché l’Unione europea recepisse le loro istanze. Purtroppo il quadro ad oggi non permette di intravvedere soluzioni positive». Di fatto, i tempi non sono dalla parte della mediazione: martedì 26 febbraio è atteso il voto della commissione Affari giuridici dell’Europarlamento, quindi tra marzo e aprile finirà in plenaria per il via libera definitivo dove il voto degli eurodeputati italiani di tutti gli schieramenti politici potrà aiutare a bloccare questa condanna per tutti gli editori nativi digitali.

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La nuova riforma agraria mette a rischio processo di pace In Birmania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 febbraio 2019

Birmania (Myanmar) La nuova proposta di legge per la riforma dei diritti terrieri del governo birmano rischia di annullare gli sforzi fatti finora per porre fine a 70 anni di conflitti armati nelle regioni di insediamento delle minoranze etniche del paese. La nuova legge prevede che entro l’11 marzo 2019 i piccoli agricoltori debbano registrare presso le autorità competenti le richieste di usufrutto dei terreni che posseggono da generazioni. Per chi non registra la propria richiesta sono previsti l’esproprio e fino a due anni di carcere tramutabili in pena pecuniaria. La registrazione però non garantisce la proprietà ma semplicemente permette l’usufrutto dei terreni per 30 anni. Evidentemente la nuova legge disattende i diritti tradizionali di proprietà delle minoranze, non tiene conto del tradizionale usufrutto comunitario della terra da parte delle comunità indigene né considera la situazione dei profughi che, vista la loro peculiare situazione, non hanno la possibilità di registrare le loro richieste. La nuova legge penalizza infatti in primo luogo i profughi, costretti a fuggire dalle violenze, che non potendo registrare le richieste sul proprio territorio, perdono qualsiasi possibilità di tornare a casa, sia per la perdita della propria terra sia per il fatto che la mancata registrazione criminalizza le persone e comporta il rischio dell’incarceramento.
Attualmente almeno 106.000 piccoli agricoltori degli stati federali di Shan e di Kachin sono in fuga. Altre 100.000 persone appartenenti a diverse minoranze vivono in campi profughi in Thailandia. Nello stato federale di Rakhine 128.000 persone sono profughe interne mentre ulteriori 750.000 Rohingya hanno cercato protezione in Bangladesh. Lo scorso 25 gennaio 2019 Yanghee Lee, incaricata dell’ONU per i diritti umani in Birmania, ha ufficialmente protestato contro la nuova legge che, dichiara Lee, di fatto espropria i profughi della loro proprietà e dei loro diritti.Ma a subire le conseguenze della nuova legge saranno anche milioni di piccoli agricoltori che si vedranno sottrarre la loro base esistenziale. Chi infatti decide di far registrare la sua richiesta rinuncia automaticamente alla proprietà della terra dovendosi accontentare dell’usufrutto per 30 anni, e chi invece decide di ignorare la legge viene criminalizzato e perde comunque la sua terra. Per milioni di piccoli agricoltori la nuova legge viene percepita come una dichiarazione di guerra alle minoranze etniche del paese nonché come il tentativo di un lento e strisciante furto delle loro terre. Infatti, l’82% dei terreni il cui uso dovrebbe essere regolamentato dalla nuova legge si trova nelle regioni di insediamento delle minoranze e sarebbero principalmente loro a perdere i propri diritti e la loro base esistenziale.
L’organizzazione Chin Land Affairs Network ha già precisato che le comunità indigene dei Chin sono tradizionalmente proprietari di tutto il territorio del loro stato federale e che questi diritti non possono essere messi in discussione da una legge. Il sospetto delle organizzazioni indigene e per i diritti umani è che la legge abbia lo scopo di facilitare l’accesso e l’usufrutto della terra a investitori privati sia stranieri sia interni. Infine la nuova legge rischia di minare qualsiasi tentativo di dialogo per il raggiungimento di una pace duratura in regioni che da 70 anni sono scenari di repressione e conflitti armati. Ciò determinerebbe anche il definitivo fallimento della politica della Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi che aveva dichiarato che la ricerca di pace sarebbe stato il compito centrale del suo mandato.

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“Cina: scambi commerciali, dazi, riforma delle politiche di sostegno e potenziale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A cura di Jin Xu, Gestore di portafoglio, Azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments. Mentre sono in corso i festeggiamenti per il Capodanno cinese, la guerra commerciale in atto e il rallentamento sul fronte interno continuano ad evolversi. In che modo la Cina si prepara ad affrontare questi eventi e quali lezioni ha tratto dal passato?
L’indebolimento della crescita in Cina è dovuto soltanto alla guerra commerciale o ha radici più profonde a livello di fondamentali?
Senza dubbio, le schermaglie sui dazi hanno contribuito al rallentamento. Verso la fine dello scorso anno, la Cina ha concentrato le proprie esportazioni verso gli Stati Uniti nel tentativo di contrastare l’aumento dei dazi previsto a gennaio. Ora quel momento è arrivato e ne vedremo le ripercussioni durante l’anno in corso. Ma ci sono altri due fattori da considerare.
In primo luogo, all’inizio del 2018 il governo cinese aveva lanciato una serie di misure volte alla riduzione dell’indebitamento per cercare di porre un freno al debito complessivo nazionale e rafforzare il controllo sul finanziamento bancario e fuori bilancio, privilegiando una crescita di qualità. Queste politiche monetarie hanno ovviamente rallentato la crescita.
In secondo luogo, aleggia l’incertezza sulle intenzioni di spesa in conto capitale da parte delle aziende. Le società nutrono dubbi riguardo alla congiuntura di lungo termine e alle prospettive in termini di ordini, perciò tendono a limitare la spesa.
Ad ogni modo, il governo è disposto a trovare un accordo con gli Stati Uniti per risolvere le controversie commerciali, collaborare a una soluzione ed evitare ulteriori aumenti significativi dei dazi sulle esportazioni cinesi.
La disponibilità a negoziare con gli Stati Uniti basterà a scongiurare nuovi dazi o la loro imposizione è inevitabile?
Le frizioni tra Stati Uniti e Cina vanno ben oltre la questione degli scambi commerciali; riguardano infatti la tutela della proprietà intellettuale, l’apertura del mercato e le politiche industriali. Ci vorrà tempo per giungere ad una soluzione, ma noi riteniamo che la situazione non si deteriorerà significativamente rispetto allo status quo odierno.
In che modo il governo cinese può gestire il problema del debito nazionale? E lo ritiene effettivamente un problema?
La sfida posta dal debito cinese è stato un tema molto dibattuto negli ultimi anni. Non è certo una novità, dato che il governo, le società e gli investitori sanno ormai tutto a riguardo. Detto questo, Pechino è consapevole dei problemi legati al suo debito ed è desiderosa di tenere la situazione sotto controllo e migliorarla. Dall’inizio dello scorso anno, quando l’economia, gli utili societari e la domanda globale erano sostenuti, il governo cinese si è adoperato per contenere l’indebitamento. Tuttavia, la congiuntura esterna è cambiata e sono state ormai preventivate misure di supporto.
Di norma, la liquidità viene iniettata nella massa monetaria e le banche iniziano poi a convogliarla nel sistema attraverso i prestiti alle società che desiderano espandersi; infatti, è necessario che le aziende assorbano la liquidità affinché quest’ultima si converta in credito e in un aumento dell’attività economica. Ma l’aspetto interessante della situazione attuale è che le società (e di conseguenza i consumatori) nutrono una certa ritrosia davanti alla prospettiva di assumersi altro debito. Preferiscono concentrarsi su flussi di cassa e rendimenti, perché il futuro appare incerto.
Un’altra novità è la tendenza delle aziende a investire maggiormente in ricerca e sviluppo e nell’innovazione dei prodotti piuttosto che nell’espansione delle capacità produttive.
Come viene percepita la guerra commerciale in Cina?
Convivono due punti di vista diversi. Secondo alcuni, rappresenta una sfida e provocherà un rallentamento economico, rendendo più difficoltosa l’attività imprenditoriale nonché l’import/export di componenti chiave. Secondo altri, invece, costituisce una buona opportunità per riformare il sistema.

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Riforma del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Strasburgo. Abbassata la soglia per permettere a più aziende di accedere ai finanziamenti. Il PE ha approvato la riforma del Fondo UE di adeguamento alla globalizzazione per sostenere anche i lavoratori licenziati a causa dei cambiamenti tecnologici o ambientali.
I deputati hanno cambiato il nome del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEAG) in Fondo europeo per la transizione (FET) e ne hanno ampliato il campo di applicazione per poter affrontare gli effetti negativi non solo della globalizzazione, ma anche delle transizioni tecnologiche, come la digitalizzazione e l’automazione, nonché della transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse.Il Parlamento ha anche abbassato la soglia per poter accedere ai finanziamenti, portandola a 200 o più licenziamenti, requisito necessario per un’impresa UE per presentare una domanda al FET.Il testo legislativo, che chiude la prima lettura del Parlamento, è stato adottato con 570 voti favorevoli, 103 voti contrari e 14 astensioni.

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Gettate le basi per la riforma dei servizi educativi e scolastici di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 gennaio 2019

Roma Si è insediato ieri il Comitato Scientifico per il Regolamento 0 – 6, che riformerà i servizi educativi e scolastici di Roma Capitale. E’ l’approdo naturale al termine del percorso partecipato ‘#RomaAscoltaRoma, che ha chiamato a raccolta Consiglieri, Assessori, Direttori Socio-Educativi, Poses, Funzionari educativi, educatori ed educatrici, insegnanti e genitori provenienti da tutti i territori della città durante 4 incontri pubblici presso i Municipi.Sulla base delle proposte e degli elementi emersi nel corso degli incontri, è stata elaborata, da parte di un gruppo di lavoro tecnico – amministrativo presso il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici, una prima bozza di Regolamento 0-6 oggi sottoposta all’analisi del Comitato Scientifico. Il prossimo incontro si svolgerà il 7 febbraio.
“Siamo entrati nella fase operativa, dopo aver raccolto le osservazioni e le proposte di tutte le persone e delle realtà che ogni giorno vivono e operano nelle strutture educative e scolastiche. Il Comitato si configura con un profilo autorevole in quanto è composto da rappresentanti di università pubbliche, del Cnr, del Gruppo Nazionale di Studio Nidi – Infanzia e dell’Ufficio Scolastico Regionale”, spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre.“Il testo rappresenterà un vero e proprio spartiacque e consentirà un forte salto di qualità agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, consentendo di garantire attuazione alle nuove norme nazionali in materia e di rendere Roma Capitale tra i primi Comuni in Italia in questo senso”, conclude.

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Riforma del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 12 gennaio 2019

Strasburgo Dibattito: martedì 15 gennaio Votazione: mercoledì 16 gennaio. La commissione parlamentare per l’occupazione propone che il Fondo affronti non solo gli effetti negativi della globalizzazione, ma anche quelli della transizione tecnologica, come la digitalizzazione e l’automazione, e della transizione verso un’economia sostenibile.Inoltre, i deputati intendono abbassare la soglia di ammissibilità, fissandola a 200 posti di lavoro persi. Il Parlamento vuole anche cambiare il nome del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione in “Fondo europeo per la transizione” (FET).

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Scuola: Legge di Bilancio 2019 per diventare insegnante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 dicembre 2018

Approvata l’ennesima riforma che allontana l’Italia dall’Europa, tradendo gli accordi di Lisbona di vent’anni fa per l’’incapacità di reclutare i docenti specializzati presso le Università dal 2012 attraverso il doppio canale di reclutamento. E ora si prospettano migliaia di ricorsi nei tribunali del lavoro per effetto del venire meno di misure preventive e sanzionatorie sui contratti a termine introdotte dalla Buona Scuola per evitare le condanne dei giudici. Si riapre il contenzioso per chi ha avuto 36 mesi senza abilitazione. Il testo combinato con il decreto dignità riapre il contenzioso per il personale docente e Ata, privo di tutele effettive; i legali Anief chiederanno nuovamente la stabilizzazione oltre al risarcimento in piena applicazione della recente sentenza Sciotto della Curia europea.

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