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Posts Tagged ‘riforma’

Pa: Bongiorno annuncia riforma che diceva di non voler fare

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

Roma.”Per servizi di qualità ci vuole lavoro di qualità, sia nel pubblico che nel privato che offre servizi pubblici. Non serve un’altra legge contro i lavoratori pubblici: servono investimenti, quelli che non si fanno perché le risorse nella legge di bilancio finanziano misure inique e premiano i veri furbetti, quelli che evadono le tasse visto che non si parla di seria lotta all’evasione, alla corruzione e di giustizia fiscale. Non serve ai cittadini un’altra legge contro i lavoratori pubblici, se non al Ministro che può dire di aver fatto una riforma con il suo nome”. Così la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, commenta le notizie relative alla riforma Bongiorno, aggiungendo che: “Il ministro della Pubblica amministrazione non ha resistito alla tentazione di fare una ‘riforma’ col suo nome contro i dipendenti pubblici, anche se quando è stata nominato diceva esattamente il contrario”.”Prima la rilevazione biometrica come risposta retorica e populista sul contrasto all’assenteismo – aggiunge Sorrentino -. Chi non lavora e froda la comunità va punito, ma perché prendersela con chi lavora tutti i giorni e fa il proprio dovere anziché punire i dirigenti che non controllano? Inoltre, ora torniamo ai premi per le eccellenze e le pagelline, ovviamente senza riferimenti alla contrattazione e al ruolo delle Rsu. Perché sia chiaro: il Ministro Bongiorno, come abbiamo avuto modo di ascoltare in settimana nella riunione a palazzo Vidoni, vuole dipendenti ‘saltellanti’. Appare ancora più assurdo, e indice di non volontà di ascoltare i lavoratori, il fatto che sono passati solo 4 giorni dall’incontro che abbiamo avuto con il ministro senza che si sia stato annunciato nulla, mentre ora apprendiamo di una riforma che potrebbe addirittura arrivare con un disegno di legge delega al prossimo Cdm”.”La Fp Cgil ha chiesto al Ministro nell’incontro del 13 Novembre: un Piano straordinario di assunzioni che vada oltre il turn over; risorse adeguate per i salari, dato che nella legge di bilancio sono ad oggi neanche un terzo rispetto al rinnovo precedente; risorse per la riqualificazione, la formazione, la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro; la stabilizzazione di tutti i precari, anche quelli esclusi dalla legge precedente; la proroga e scorrimento delle graduatorie; il finanziamento del nuovo ordinamento e sistema di classificazione del personale. Questo è ciò che davvero serve per dare il giusto valore al lavoro pubblico”, conclude Sorrentino.

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La Legge di Bilancio riforma il reclutamento degli insegnanti

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Nell’ultima versione del testo che oggi verrà consegnato alle Camere, spuntano nuove importanti norme: tra queste figura anche il nuovo sistema di selezione e formazione dei docenti, che darà una “spallata” importante alla Buona Scuola di Renzi, a partire dal modello formativo triennale del FIT, riservato ai vincitori di concorso, che si trasforma in “Percorso annuale di formazione iniziale e prova”. Addio anche al concorso riservato ai precari non abilitati con 36 mesi, i quali potranno accedere solo al 10% dei posti del nuovo concorso ordinario, con due prove scritte e una orale. Si impone anche il vincolo di mobilità quinquennale dei neo-assunti e scompare la titolarità per ambito territoriale. Niente idonei per il sostegno, ma graduatorie biennali per i soli posti banditi con scritto e orale. Anief plaude alla riduzione ad una annualità del percorso triennale del Fit e al ritorno ai concorsi abilitanti, ma denuncia l’abbandono di 200 mila precari storici con la percentuale di posti loro riservati davvero irrisoria. Pertanto, saranno fatti presentare emendamenti in Parlamento, al fine, tra le altre cose, di riaprire le GaE agli abilitati, far estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto, se esaurite, stabilizzare i precari sui posti vacanti e disponibili, far cadere il vincolo di 5 anni per i neo-assunti. Ci si chiede, poi, che fine hanno fatto gli investimenti per l’aumento del tempo pieno al Sud, rideterminare il rapporto alunni-docenti, ripristinare insegnamento per moduli nella primaria, dell’inglese e dell’educazione motoria, dell’insegnamento del diritto alle superiori.

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Riforma del pedaggio stradale: garantire trasporto più pulito e equità

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Bruxelles. Il progetto di direttiva approvato giovedì stabilisce che i Paesi dell’UE che impongono una tariffazione stradale basata sul tempo dovranno passare a quella basata sulla distanza.
Le nuove norme, se approvate in via definitiva, si applicheranno ai camion e agli autobus a partire dal 2023 e ai furgoni a partire dal 2027.La legislazione mira a contribuire al conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dell’UE nel settore dei trasporti e a rendere più equi i diritti di utenza stradale.Queste norme regolerebbero gli oneri che gli Stati membri dell’UE già impongono o stanno per introdurre sulle strade della rete stradale transeuropea dei trasporti.Per garantire che i veicoli siano tassati in funzione dell’uso effettivo della strada e dell’inquinamento da essi generato, il pedaggio autostradale imposto dagli Stati membri basato sulla distanza dovrà essere introdotto dal 2023 per i veicoli pesanti e i furgoni destinati al trasporto di merci di maggiori dimensioni (oltre 2,4 tonnellate) e dal 2027 per veicoli commerciali leggeri, ossia furgoni e minibus.Per incoraggiare un maggiore uso di veicoli a basse o zero emissioni, i Paesi dell’UE dovrebbero inoltre fissare tariffe stradali diverse in base alla quantità di CO2 emessa e alla categoria del veicolo.A partire dal 2021, se uno Stato membro applica un pedaggio per l’uso della strada ai veicoli pesanti e ai grandi furgoni per il trasporto merci, l’ammontare dello stesso dovrebbe prendere in considerazione anche gli “oneri per i costi esterni” – cioè per l’inquinamento atmosferico o acustico dovuto al traffico. A partire dal 2026, se un pedaggio per i costi esterni viene applicato a un qualsiasi tratto di strada, questo dovrebbe essere applicato anche alle altre categorie di veicoli.
Per eliminare le esenzioni consentite dalle norme attuali, il pedaggio stradale negli Stati membri dovrebbe applicarsi a tutti i veicoli pesanti e ai grandi furgoni merci, sempre più utilizzati per le operazioni di trasporto merci, a partire dal 2020. Le norme attuali consentono di esentare i veicoli di peso inferiore a 12 tonnellate e autobus e pullman.
Le nuove norme consentirebbero ai paesi di fissare sconti, ad esempio per gli utenti abituali di veicoli leggeri in zone non densamente popolate e nelle periferie delle città.
Per garantire che gli utenti occasionali e i conducenti di altri Paesi UE siano trattati equamente, il progetto di legislazione stabilisce anche dei limiti di prezzo per i bolli a breve termine che possono essere imposti ai conducenti di automobili. Infine, i deputati hanno convenuto che dovrebbero essere disponibili anche bolli per periodi brevi, come un giorno o una settimana.La relazione è stata approvata con 398 voti favorevoli, 179 contrari e 32 astensioni. Il Parlamento avvierà i negoziati con il Consiglio non appena i ministri dell’UE avranno stabilito la propria posizione.

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Banche: Riforma penalizza soci

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

“Con la riforma delle banche di credito cooperativo, pronta a partire dall’inizio del nuovo anno, sembrerebbe che i soci cooperatori non potranno né cedere le loro quote, né esercitare il diritto di recesso diventando di fatto ostaggi delle nuove banche”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi commentando la nuova norma “ritenuta da giuristi autorevoli incostituzionale”.
“Un’assurdità è diventata possibile – continua il senatore de Bertoldi – e i cittadini italiani, soci delle banche di credito cooperativo, stanno perdendo il loro diritto di vendere le quote rappresentative in qualità di proprietari delle banche. Sono circa 1,3 milioni di italiani che stanno per essere espropriati, per legge e senza indennizzo, della quota capitale che hanno deciso di affidare alla propria banca”.”Il governo sta sottovalutando le conseguenze di questa riforma ed è per questo che ho presentato apposita interrogazione parlamentare chiedendo al ministro dell’economia e delle finanze di esaminare attentamente le criticità e gli effetti derivanti dall’articolo 2 comma 1 della legge 49/2016 che genera questo problema arrecando gravi danni ai soci delle bcc. È necessario trovare una soluzione alternativa e rivedere l’intero impianto normativo della riforma delle bcc altrimenti da fine anno, quando la norma sarà in vigore, si rischia di stravolgere le finalità storiche del sistema del credito cooperativo” conclude il senatore FdI.

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Riforma del diritto d’autore

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con i Ministri UE al fine di giungere ad un testo definitivo è stata approvato con 438 voti a 226, con 39 astensioni. Il testo apporta alcune modifiche importanti alla proposta della commissione affari giuridici di giugno.Le grandi compagnie web dovrebbero condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti. Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News.
Dopo la votazione, il relatore Axel Voss (PPE, DE) ha dichiarato: “Sono molto lieto che, nonostante il forte lobbying dei giganti di Internet, la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo sia ora a favore della necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei. Il dibattito su questa direttiva è stato molto acceso e credo che il Parlamento abbia ascoltato con attenzione le preoccupazioni espresse. Abbiamo quindi affrontato le preoccupazioni sollevate in merito all’innovazione escludendo dal campo di applicazione i piccoli e micro aggregatori o piattaforme.Sono convinto che, una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore”. Pagamento equo per gli artisti e i giornalisti, incoraggiando al tempo stesso le nuove imprese. La posizione del Parlamento rafforza la proposta della Commissione europea in materia di responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo le violazioni del diritto d’autore. Questo vale anche per i cosiddetti snippet, dove viene visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie. In pratica, tale responsabilità imporrebbe a tali soggetti di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, nel tentativo di incoraggiare le start-up e l’innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web.
I deputati hanno introdotto nuove disposizioni che hanno lo scopo di non ostacolare ingiustamente la libertà di espressione che caratterizza Internet. Pertanto, la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a “parole individuali” come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright.Qualsiasi misura adottata dalle piattaforme per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d’autore dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno inoltre istituire dei meccanismi rapidi di reclamo (gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi) che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto.
Il testo specifica che il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, sarà automaticamente escluso dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright.
Il testo del Parlamento rafforza la posizione negoziale di autori e artisti consentendo loro di “esigere” una remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere, nel caso il compenso corrisposto originariamente è considerato “sproporzionatamente” basso rispetto ai benefici che ne derivano. Tali benefici dovrebbero includere le cosiddette “entrate indirette”.Le misure approvate consentirebbero inoltre agli autori e agli artisti di revocare o porre fine all’esclusività di una licenza di sfruttamento dell’opera, se si ritiene che la parte titolare dei diritti di sfruttamento non stia esercitando tale diritto.

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Direttiva di riforma del copyright

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Bruxelles Il 12 settembre a Strasburgo il Parlamento Europeo voterà sulla direttiva di riforma del copyright. Con una lettera aperta pubblicata a partire da oggi sui giornali italiani, la FIEG-Federazione Italiana Editori Giornali e l’ENPA, l’associazione degli editori europei, chiedono ai Parlamentari europei di votare a favore dell’introduzione di un “diritto connesso” per gli editori di giornali, così come previsto dall’articolo 11 della proposta di Direttiva Ue sul diritto d’autore nel mercato unico digitale.L’introduzione di un diritto connesso tutelerebbe l’informazione professionale, libera e indipendente in Italia e in Europa, consentendo a tutte le aziende editoriali, indipendentemente dalla loro dimensione, di ottenere la giusta remunerazione per il proprio lavoro. All’appello degli editori italiani ed europei si uniscono le associazioni dei giornalisti europei e l’intera filiera dei produttori di contenuti, schierati a difesa del diritto d’autore online e della centralità della stampa nella società civile.

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Riforma del settore giochi entro sei mesi per combattere illegalità e salvaguardare le entrate erariali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Tessera sanitaria obbligatoria per poter giocare alle slot e alle Vlt, modifiche alle terminologie per i Gratta e Vinci, l’istituzione di un logo “no slot” per i pubblici esercizi, aumento del PREU sulle Slot per finanziare l’assunzione degli Under 35. Come riporta Agipronews è quanto prevedono gli emendamenti al Decreto Dignità in materia di gioco approvati dalle Commissioni Finanze e Lavoro della Camera. Il provvedimento del Governo, che nella formulazione originaria prevede il divieto alle pubblicità di gioco e un aumento del prelievo per gli apparecchi, attende il via libera definitivo in Commissione con il voto. del mandato ai relatori. Questi ultimi, prosegue Agipronews, dovranno poi riferire in Aula la prossima settimana. Una volta ottenuto l’ok della Camera il testo dovrà poi approdare in Senato.
Entro sei mesi, il Governo M5S-Lega avvierà la riforma del settore giochi, con l’obiettivo di contrastare il gioco illegale e patologico e salvaguardare le entrate: è quanto prevede una riformulazione dell’emendamento 1.011 Trano (M5S) approvata dalle Commissioni. Lo stesso emendamento, inoltre, stabilisce che su Slot e Vlt verrà applicato un altro aumento del prelievo unico (oltre a quello già previsto dal Decreto, per coprire i mancati introiti derivanti dal divieto di pubblicità) che porterà l’aliquota al 19,6% e al 6,65% dal 1° maggio 2019, al 19,68% e al 6,68% dal 2020, al 19,75% e al 6,75% dal 2021 e al 19,6% e al 6,6% delle somme giocate dal 2023.L’emendamento sulla tessera sanitaria, riferisce Agipronews, ha l’obiettivo di impedire l’accesso a slot e Vlt da parte dei minorenni, inoltre, a partire da gennaio 2020, è prevista la rimozione di tutti gli apparecchi che non si adeguano alle nuove disposizioni, pena una sanzione di 10mila euro per ciascun apparecchio.Ok in Commissione anche all’emendamento sui tagliandi Gratta e Vinci: la proposta è di sostituire il termine “ludopatia” con “disturbo da gioco d’azzardo patologico”, si chiede inoltre di eliminare i riferimenti ai premi “uguali o inferiori al costo della giocata” nella parte del tagliando in cui sono indicate le probabilità di vincita. Lo stesso emendamento introduce un’ulteriore stretta sui programmi radiotelevisivi: in previsione del divieto di pubblicità di gioco, si chiede che i programmi che ospitano messaggi pubblicitari di gaming “siano preceduti dall’avvertenza che il programma non è adatto ai minori”.Ancora sul settore slot, le Commissioni hanno approvato l’istituzione del logo “no slot” per i locali che non ospitano o disinstallano gli apparecchi da gioco. Il logo verrà istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico, con l’Osservatorio sul gioco patologico che ne definirà entro sei mesi le condizioni per il rilascio.RED/Agipr

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Agricoltura: necessaria riforma Pac

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

“Occorre rivedere la posizione dell’Europa sulle politiche agricole in particolare i parametri della politica agricola comune (PAC). È necessario che le strutture preposte diano il giusto sostegno al settore, fornendo risposte in tempi certi per ciò che riguarda i pagamenti. A tal proposito è fondamentale rivedere l’Agea, perché è un ente pagatore indispensabile per i produttori agricoli fin troppo spesso in difficoltà a causa dei ritardi nei pagamenti.
Serve, inoltre, una particolare attenzione all’accesso al credito prevedendo regole specifiche in modo da aiutare concretamente le aziende, soprattutto quelle di proprietà dei giovani.
Sul fronte del sostegno pubblico occorre infine rivedere il sistema dei piani di sviluppo rurale regionali eliminando le disparità tra regioni e soprattutto ottimizzare le risorse”. È quanto dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra membro in commissione agricoltura.

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Riforma totale del sistema della giustizia minorile

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

“Sulla giustizia minorile c’è un’omertà che dev’essere eliminata. Per questo, come associazione Verità Altre, e in sinergia con altre realtà associative a livello nazionale, siamo costretti a chiedere un incontro con le Alte Autorità dello Stato e i ministri competenti affinché ci sia una riforma totale del sistema della giustizia minorile. Oggi sono giunte all’associazione le grida disperate di una madre che stiamo seguendo e la comunicazione di un’altra associazione che ci ha informati che un altro minore di due anni che è stato violentemente strappato alla madre. Si tratta di un fenomeno nazionale di cui nessuno parla, chiuso nel recinto del silenzio e della pratica degli incontri protetti vietati per legge. Su questo silenzio lucrano molte realtà coinvolte nell’assistenza, per modo di dire, ai minori affidati a case famiglia, sotto la protezione di assistenti sociali, e di altre figure professionali altrimenti prive di occupazione. Stiamo scrivendo una lettera a tutti i parlamentari affinché si possa fare un incontro istituzionale per scardinare un sistema drammatico che lede i genitori, spesso una delle due parti è la donna, e a volte si trasforma in tragedie vere con figli uccisi e una giustizia che dimostra tutta la sua incapacità nell’affrontare situazioni di emergenza vera. Al centro della sofferenza ci sono i bambini che vengono separati dai genitori con ferite che durano tutta la vita. E’ urgente intervenire affinché non si distrugga il futuro di questi bambini, il cui presente è avvolto nella disperazione nel generale silenzio”. È quanto dichiara il presidente dell’associazione Verità Altre, avv. Carlo Priolo che ha predisposto una lettera ai presidenti e vicepresidenti di Camera e Senato sulla situazione in cui versa la giustizia minorile, e su un caso drammatico che sta avvenendo in questi giorni nell’assenza totale delle autorità competenti. Alcuni numeri: sono 40mila i bambini nelle case famiglia, 20mila gli affidamenti senza ragione, 250mila i genitori, partenti, amici espropriati dall’affetto dei figli, 3 miliardi di euro che vengono versati annualmente alle case famiglia.

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Benifei: “Cambiare la proposta di riforma del copyright per tutelare la libertà di internet”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

“Con l’oscuramento volontario di Wikipedia in segno di protesta per la riforma della normativa europea sul diritto d’autore nel mercato digitale abbiamo visto una azione forse eccessiva, ma che ha voluto portare alla ribalta una proposta di legge dannosa, nel caso in cui l’Europarlamento la votasse senza prevedere delle forme di bilanciamento aggiuntive.” Così dichiara l’Eurodeputato ligure del PD Brando Benifei, che ha seguito dall’inizio tutto l’iter della nuova normativa in quanto Membro del Gruppo di Coordinamento sull’Europa Digitale dei Socialisti e Democratici europei e che voterà per rigettare la proposta.
“La proposta di riforma non nasce nel vuoto e non è campata per aria: rafforzare la capacità degli autori, dei giornalisti, degli editori e dei creativi di avere più remunerazione per ciò che producono e veicolano nel mondo digitale è un obiettivo fondamentale e che credo debba essere largamente sostenuto e condiviso; per questo ritengo la riforma delle norme sul copyright assolutamente necessaria. Domani, però, voterò per ridiscutere ancora, nel Parlamento Europeo riunito in plenaria, il testo per il negoziato finale con i governi degli Stati Membri. Sono infatti convinto che alcune modifiche alla proposta della Commissione Giuridica del Parlamento siano indispensabili per dare all’Europa una normativa sul diritto d’autore protettiva nei confronti dei creativi ma non dannosa per l’innovazione e la libertà dei cittadini e dei consumatori.I dati ci dicono che l’86% dei consumatori non ha mai sentito parlare della nuova direttiva e non ne conosce neanche vagamente i contenuti; eppure avrà ricadute importanti sul nostro modo di navigare online, accedere alle informazioni e condividere contenuti come foto, video o fonti esterne. Ritengo allora che un approfondimento sia necessario. In sostanza, la nuova direttiva intende estendere la copertura del diritto d’autore a tutta una serie di prodotti e lavori, che oggi vengono condivisi gratuitamente attraverso le piattaforme online di servizi tramite un sistema di nuove licenze che le piattaforme dovrebbero pagare per ospitare contenuti protetti dal diritto d’autore. La normativa non riguarda dunque i consumatori e gli utenti finali ma potrebbe accadere che, con l’adozione obbligatoria di sistemi automatici di “filtraggio” e blocco dei contenuti protetti, vengano “stoppati” anche contenuti del tutto legittimi caricati dai semplici cittadini. Banalmente, il cittadino potrebbe non riuscire più a condividere le foto delle vacanze o i video dei balli di gruppo in spiaggia perché il filtro automatico non sarebbe abbastanza “intelligente”. A quel punto, rimarrebbe a disposizione solo lo strumento del ricorso legale. Per i siti di informazione, invece, non è stato chiarito adeguatamente il livello di libertà di espressione nel citare, tramite link, le fonti delle notizie. Potrebbero anche venire introdotte specifiche esenzioni a livello nazionale. Così otterremmo solo un quadro normativo fragile perché troppo frammentato, e grossi contenziosi legali che solo i colossi di internet potranno permettersi.Per questo sostengo – in linea con la posizione espressa dal fondatore del World Wide Web, Sir Tim Berners Lee, e da tantissime associazioni di categoria (delle start-up digitali, dei consumatori, degli editori e delle biblioteche europee) oltre che da decine di accademici e dai miei colleghi delle Commissioni Mercato Interno e Libertà Civili – che la giusta battaglia per la riforma del copyright digitale vada fatta, purché con strumenti e tutele adeguati, per tutti: produttori di contenuti protetti dal diritto d’autore e consumatori.”

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La Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo ha votato il rinvio della riforma del copyright

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Strasburgo. “Bene, ottima notizia! Avevamo scritto ai parlamentari europei, denunciando come la quasi totalità dei consumatori non sapeva nulla di questa riforma e soprattutto che la direttiva poteva limitare oltre misura la facilità di accesso alle informazioni online soprattutto a discapito dei consumatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In particolare gli articoli 11 e 13 rischiavano di comportare la chiusura degli aggregatori, andando paradossalmente a colpire il pluralismo e la diffusione delle notizie, nonché di obbligare le piattaforme di condivisione online ad attivare filtri preventivi, trasformandole in censori” prosegue Dona.”Ora speriamo che si riesca a trovare una strada giusta ed equilibrata per coniugare la tutela del diritto d’autore e l’informazione di qualità con la facilità di accesso alle news, salvaguardando la libertà della rete ed il diritto dei consumatori ad un’informazione libera ed accessibile” conclude Dona.

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La migrazione verso l’UE e la riforma dell’asilo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Con l’Europa a un bivio in materia di migrazione, il Parlamento europeo in quanto colegislatore svolge un ruolo chiave per spingere per un efficace, decente e umana approccio dell’UE.
In vista di un Consiglio europeo decisiva il 28-29 giugno per le libertà civili, presidente della commissione Claude Moraes (S & D, UK) ha detto: “Il Parlamento europeo continuerà a spingere per una soluzione efficace e umana, che onora i nostri valori europei e le libertà e le libertà l’Unione europea rappresenta. Il nostro approccio alla migrazione è decisiva perché sarà non solo toccare i nostri valori, ma anche pilastri fondamentali della UE, come ad esempio l’area Schengen, che sono in gioco.” I leader europei discuteranno i file chiave della prossima settimana, come l’aggiornamento del regolamento di Dublino e la riforma del sistema europeo comune di asilo (CEAS) nel suo complesso. Border e strumenti relativi alla sicurezza sono strettamente collegate e faranno parte del dibattito anche. Il Parlamento europeo è co-legislatore in questi settori e ha bisogno di essere strettamente coinvolto in questo processo.
Claude Moraes ha detto: “Il Parlamento europeo nel suo ruolo di colegislatore in materia di migrazione, gestione delle frontiere e la sicurezza deve essere incluso fin dall’inizio in tutte le più importanti iniziative a livello di UE da parte degli Stati membri dell’UE. Alla fine il Parlamento europeo avrà la sua voce in ogni iniziativa che diventerà legislativo. Il Consiglio deve astenersi da metodi intergovernativi, e ascoltare i rappresentanti direttamente eletti dei cittadini dell’Unione europea.” Il presidente della commissione per le libertà civili sottolinea che “tutte le iniziative devono essere efficaci, decente e rispettare i diritti umani. Off-shoring non è una soluzione praticabile e umano. Con la riforma del sistema europeo comune di asilo che abbiamo già in tutta l’UE soluzione sul tavolo. Il Parlamento europeo non sarà coinvolto nelle politiche che non funzionano e che sono contro i diritti umani”.

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Riforma della Legge sulla Class Action

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

L’Associazione CODICI, che si batte da sempre per la tutela dei consumatori con uno sguardo attento a quei particolari strumenti che sono in loro difesa, richiede al neo Governo un’attenzione particolare riguardo alla riforma della Class Action in Italia.Come già riconosciuto dal Commissario per la Giustizia, il diritto di ricorso collettivo europeo per i gruppi di consumatori che hanno subito un danno, con adeguate garanzie per evitare gli abusi, è un diritto inalienabile per contrastare lo strapotere spesso illegittimo delle lobby assicurative, bancarie, petrolifere, finanziarie e delle multiservizi. E’ necessario andare verso un “new deal” per i consumatori, in direzione di una norma che assicuri la riduzione delle disparità tra imprese e cittadini. E’ da tempo che CODICI attende che in Italia venga stabilita una norma sulla class action, arenata in Senato, speriamo vivamente che il nuovo Governo metta finalmente in cima alla lista delle priorità questo strumento fondamentale a tutela dei consumatori, soprattutto perché in Italia le aziende dei diversi settori non smettono di attuare pratiche commerciali scorrette e l’unica arma rimangono le sanzioni dell’Antitrust e delle Authorities, che però spesso non sortiscono l’effetto sperato.Ricordiamo che, l’Associazione CODICI aveva preso parte alla Conferenza Stampa tenutasi in Senato, dal titolo “Class Action, subito la legge M5S a tutela dei cittadini”, in cui il Movimento chiedeva l’approvazione definitiva al Senato della proposta di legge, a prima firma dell’On. Alfonso Bonafede, oggi Ministro della Giustizia. La legge (atto n.1335), che era stata approvata all’unanimità alla Camera dei Deputati, è stata poi insabbiata nella Commissione Attività Produttive e Giustizia del Senato dal 3 giugno 2015.Chiediamo quindi al nuovo Governo di ripensare e snellire il modello della Class Action italiana che differisce dal modello anglosassone.La Commissione europea ha proposto delle direttive sui diritti e la tutela del consumatori in senso più ampio per i cittadini Ue. La principale modifica alle regole esistenti che l’esecutivo comunitario chiede agli Stati membri, i quali dovranno ora esprimersi su queste proposte, è la creazione di un quadro europeo per le azioni collettive.L’esecutivo comunitario vuole rendere possibile, “per un soggetto riconosciuto” quale ad esempio un’associazione dei consumatori o un’organizzazione senza fini di lucro, presentare ricorso a nome e per conto di un gruppo di consumatori che sono stati lesi da pratiche commerciali illecite. Una pratica che esiste già in alcuni Stati membri, ma non in tutti.Si vuole quindi europeizzare l’istituto della class action, uniformandola in tutti gli Stati membri.La proposta della Commissione europea potrebbe delineare i tratti della battaglia a difesa dei consumatori ed arrivare ad avere una class action europea comporterebbe finalmente un radicale cambiamento di sistema.

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Governo: “Cambiare le riforme che hanno distrutto l’occupazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

“Auguro buon lavoro al nuovo Esecutivo di stampo politico affinché riesca a risolvere quelle che sono le problematiche del Paese, partendo dal lavoro.” – Ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL. – “È ora di mettere mano alle riforme che hanno contribuito a distruggere l’occupazione e l’economia italiana, in primis attraverso l’abolizione del Jobs Acts e della Legge ‘Fornero’ che non solo ha innalzato l’età pensionistica ma ha anche ostacolato l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Con l’auspicio che questo sia il Governo del cambiamento e di una nuova Italia per il lavoro.”

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Ratzinger e Bergoglio, c’è continuità?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 marzo 2018

La diatriba che si sta svolgendo in Vaticano in questi giorni, coinvolge, ancora una volta, la pretesa continuità tra il pontificato di Ratzinger-Benedetto XVI e l’attuale di Bergoglio Papa Francesco.Il pontificato di Ratzinger, concluso con le dimissioni, meriterebbe di transitare velocemente dalle pagine di una storia minima al Limbo del dimenticatoio. Grande è lo sforzo che Papa Francesco sta compiendo per riportare la Chiesa di Roma nell’alveo di un umanesimo che si sarebbe voluto superare con un neo illuminismo di stampo pangermanico, come se non bastasse il pangermanesimo dei governi tedeschi.Il più importante elemento di discontinuità tra i due pontificati, sta nell’analisi e nella prassi dettata dal Concilio ecumenico Vaticano II.Nella visione che fu di Benedetto XVI, il Concilio andrebbe riletto secondo una visione storicistica. Saremmo, quindi, vissuti nell’errore. Per oltre 40 anni, da quando nel dicembre del 1965 Papa Paolo VI chiuse il Concilio Vaticano II, i fedeli, i teologi, i padri della chiesa, avrebbero interpretato in maniera erronea il Concilio stesso. Si sarebbero perfino divisi tra conservatori e progressisti per una disputa che non aveva ragion d’essere. Il Concilio, secondo l’interpretazione di papa Ratzinger, espressa nel corso di una Curia romana, non fu rottura, non fu cambiamento, al massimo, si potrebbe parlare di “riforma”.E’ interessante che un sacerdote tedesco scelga proprio il termina “riforma” con tutto un ventaglio di sinonimi disponibili. Non può essere un caso. Per “riforma” si è sempre inteso un cambiamento radicale, mentre Ratzinger attribuisce al termine il significato di conservazione sostanziale dell’esistente, mentre il popolo della Fede vide nel Concilio un momento di svolta e di forte cambiamento all’interno della Chiesa. Il mondo cattolico e non si era diviso sull’opportunità di quel cambiamento, oggi sostenuto da Bergolio, ma, sul fatto che il Concilio fosse stato una svolta, non vi erano dubbi. La chiesa di Roma subì anche un piccolo scisma intorno all’ultraconservatore francese Marcel Lefebvre che fu per questo scomunicato da Paolo VI.
Il Concilio Vaticano II fu un evento così trascendente per il mondo cattolico che donò perfino un italianismo con il significato incontrovertibile: “aggiornamento”. Ratzinger scoprì che non ci fu nessun aggiornamento, inteso come un processo di stare al passo con i tempi: attenzione privilegiata ai poveri, rinnovamento nella dottrina, riti celebrati nelle lingue nazionali, questi furono i caratteri più evidenti di quell’evento voluto da Giovanni XXIII e portato a termine dal suo successore Giovan Battista Montini.Per la prima volta la chiesa era “particolarmente dei poveri” come affermò ripetutamente Giovanni XXIII. E solo così la Chiesa che era stata di Pio IX, del Sillabo e delle scomuniche, erede dell’Inquisizione, uscì dal Medioevo. Il “segno dei tempi” affermò nuovi ruoli per molte categorie trascurate, come il ruolo delle donne nella Chiesa, i poveri, i lavoratori e gli operai.Ratzinger, allora cardinale, fornì la sua interpretazione con l’autorevolezza del ruolo che ricopriva:con il Concilio non ci sarebbe stato nalcun rinnovamento e meno che mai rottura con il passato dai retaggi medievali. Ratzinger non lo dice, ma è evidente che considerava Roncalli in errore, e in errore anche Montini. Presso talune gerarchie vicine a Ratzinger, la ventata innovativa piacque poco ma il “segno dei tempi” prevalse.La ripresa della polemica, alimentata dal “Papa emerito” e da taluni cardinali nominati da Benedetto XVI, non è altro che un attacco a Bergoglio, considerato, ancora oggi, come un usurpatore del trono di Pietro che sarebbe dovuto andare al card. Scola, secondo i disegni della Cei, ne è la riprova il messaggio augurale che dalla CEI partì, appena vista la “fumata bianca”, diretto al card. Scola, senza attendere i tempi tecnici della ufficializzazione dell’”habemus papam”; errore di analisi di quei tempi tecnici per la proclamazione, che confermò l’ipotesi di anomalo tentativo di intervento rivolto verso alcuni cardinali del Conclave, da parte della CEI, andato a male e ancor più malamente ricomposto con un (deluso) successivo messaggio inviato a Bergolio. (Rosario Amico Roxas)

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Riforma del Codice Antimafia

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

Parma Venerdì 16 marzo, a partire dalle ore 9, si terrà a Palazzo del Governatore (piazza Garibaldi 2) il convegno La Riforma del Codice Antimafia e la gestione dei beni confiscati per un futuro di legalità e giustizia, organizzato da Università di Parma, Associazione Il Borgo, Aiga – Associazione Giovani Avvocati (sezioni di Parma e Reggio Emilia e Coordinamento Emilia Romagna), e Unione Giovani Dottori Commercialisti.
La mattinata si aprirà con i saluti del Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, del Presidente della Provincia Filippo Fritelli, del Prefetto Giuseppe Forlani, del Rettore Paolo Andrei, del Presidente del Circolo Il Borgo Giuseppe Luciani, del Coordinatore Aiga Emilia Romagna Mariavittoria Grassi, del Presidente Aiga Parma Alessandra Palumbo e del Vice Presidente dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti di Parma Camilla Zanichelli.
L’apertura della prima parte dei lavori, dedicata nello specifico alla Riforma del Codice Antimafia, è affidata a Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, a cui seguiranno gli interventi di Giorgio Pagliari, docente dell’Università di Parma, Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna, e Michele Guerra, Assessore del Comune di Parma con delega alla legalità, moderati da Monica Cocconi, Delegata del Rettore dell’Università di Parma a Anticorruzione e Trasparenza.La seconda parte della giornata è dedicata a Legalità, Trasparenza e lotta al fenomeno mafioso, e dopo l’apertura da parte dell’Assessore regionale Massimo Mezzetti, vedrà gli interventi del Viceprefetto Vincenzo Pasqua e degli avvocati Mario Bonati e Simona Cazzaniga, moderati dall’avv. Mario L’Insalata.Il convegno affronta il tema della Riforma del Codice Antimafia in una prospettiva allo stesso tempo di formazione giuridica e di impegno civile, nel contrasto alla criminalità mafiosa. A questo proposito è significativo che l’evento si svolga poco prima della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della Mafia che si terrà a Parma mercoledì 21 marzo; in vista di tale Giornata alcuni studenti hanno partecipato ad un Laboratorio di progettazione sociale sul tema delle Mafie, organizzato da Forum Solidarietà.La Riforma del Codice antimafia investe, principalmente, la disciplina delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, l’amministrazione, gestione e destinazione di beni sequestrati e confiscati, l’Agenzia nazionale con tali scopi. Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia nella scorsa legislatura, nella relazione finale dei lavori della Commissione ha formulato alcuni consigli su come proseguire il lavoro iniziato, a cominciare dalla verità sulle stragi mafiose che va ricercata nella classe politica per permettere un’applicazione effettiva della Costituzione italiana, a Settant’anni dalla sua entrata in vigore.

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Vincono M5S e Lega, contrari alla riforma della scuola di Renzi. Appello Anief: ora si passi ai fatti

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

L’Anief ha seguito con attenzione gli sviluppi di questa tornata elettorale, ma in rigoroso silenzio, convinta che l’azione sindacale non debba interferire con le decisioni dell’urna dei cittadini. Ora, però, che le scelte degli italiani sono state fatte, le percentuali di voto sono definite e i segretari di partito stanno prendendo le dovute decisioni, la giovane organizzazione sindacale ha il dovere di sottolineare un fatto inequivocabile: i primi due partiti risultati al termine dello scrutinio delle votazioni, il M5S e la Lega Nord, hanno in più occasioni dichiarato, e ufficialmente sottoscritto nel programma elettorale, che avrebbero cancellato la riforma della Buona Scuola. Ora che hanno l’opportunità di farlo, è bene che non si tirino indietro.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quella riforma è stata approvata contro il volere del 99 per cento degli insegnanti e del personale Ata: è stato un diktat imposto dall’alto, che il popolo della scuola non ha mai perdonato al Pd. Adesso, però, si volta pagina. È bene che lo si faccia davvero. E in tempi rapidi. Il nostro settore non può permettersi deviazioni o ripensamenti. Ci sono degli aspetti della Legge 107 che vanno cancellati in fretta: dalla chiamata diretta dei docenti, basata su una discrezionalità assurda, al bonus del merito che esclude troppi candidati senza spiegazioni, e all’alternanza scuola lavoro, spinta all’eccesso senza le dovute garanzie per gli studenti. Per non parlare delle assunzioni fuori provincia, regolate da un algoritmo impazzito, con migliaia di insegnanti costretti a spostarsi di centinaia di chilometri, pur avendo i posti liberi vicino casa. Ma ci sono due aspetti che necessitano di un’azione ancora più celere: approvare una soluzione legislativa che riapra le GaE a tutti gli abilitati e superi la sentenza in adunanza plenaria sui maestri assunti con diploma magistrale; trovare delle risorse vere, non dei palliativi, per il rinnovo del contratto della scuola. Non è un caso che sono questi i motivi centrali dello sciopero e della manifestazione di piazza, prevista per il prossimo 23 marzo, nel giorno dell’avvio dei lavori del nuovo Parlamento, organizzata dal nostro sindacato.

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Scuola: Un altro “buco” della riforma Renzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

Dopo i concorsi riservati, le Ssis e i Tirocini formativi, cui potevano iscriversi anche i docenti di ruolo, la Legge 107/2015 ha in effetti previsto un percorso specifico: la possibilità è contenuta nel comma 3 dell’art. 4 del decreto legislativo 59/2017, del 13 aprile scorso; è previsto, in pratica, che vengano organizzate attività formative specifiche, basate su una collaborazione strutturata e paritetica fra scuola, università e istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, con una chiara distinzione dei rispettivi ruoli e corrispondenti competenze. Peccato che di questo percorso non vi sia traccia nei progetti ministeriale e non se ne parli nemmeno a livello politico-sindacale. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Mentre si stanno per avviare i corsi per gli abilitati, con un alto numero di categorie escluse in modo illegittimo, nel 2018 il Governo uscente ha promesso l’attivazione anche per coloro che devono frequentare due anni di Fit (con un numero minimo di anni di servizio) e il triennio completo (in possesso solo della laurea), ma di questi percorsi abilitanti ad oggi non c’è traccia. Per gli insegnanti di ruolo non può essere utile nemmeno la sentenza-chiave della Corte Costituzionale, del 6 dicembre 2017, che ha dichiarato illegittima l’esclusione dei docenti di ruolo dai concorsi. Partecipare, infatti, alla selezione pubblica nazionale comporterebbe l’impossibilità di accedere al percorso formativo, in particolare al secondo anno di Fit, non compatibile con lo status di chi è di ruolo. Allo stesso modo, però, non si può negare loro il diritto a fornirsi di un’abilitazione ulteriore o della specializzazione su sostegno, il cui conseguimento è fondamentale per evitare anche spostamenti coatti, oltre che finire negli sconvenienti ambiti territoriali, dovuti alla soprannumerarietà per via del dimensionamento, del calo demografico e della formazione di quelle classi ‘pollaio’ che tutti i Governi stigmatizzano senza però muovere un dito.

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Il Consiglio dei Ministri non ha approvato la tanto attesa riforma dell’Ordinamento penitenziario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Non è passato neanche l’importante provvedimento che eliminava le preclusioni all’accesso dei benefici e alle misure alternative al carcere. Tanti anni di lavoro, di persone preparate e intelligenti, che hanno scritto i decreti e che hanno fatto parte degli Stati Generali sull’esecuzione della pena, buttati via. E tutto per paura di perdere qualche voto alle prossime elezioni.Mi ha fatto rabbrividire leggere certe dichiarazioni di alcuni politici, prima che il Governo si riunisse per decidere:”Il Governo vuole meno galera e più misure alternative. Noi saremo dalla parte delle vittime e non dei delinquenti: più carceri e meno moschee abusive”.”Il Consiglio dei Ministri, invece di parlare di nuove carceri, mi parla di lasciar liberi migliaia di spacciatori, è folle”.Possibile che questi politici non sappiano che il carcere in Italia non è la medicina ma, invece, la malattia, che fa aumentare la criminalità e la recidiva? E che molto spesso aiuta a formare cultura criminale e mafiosa?L’Assassino dei Sogni (il carcere come lo chiamo io) è molto peggio di quello che comunemente si crede. E non è vero che l’illegalità istituzionale è colpa di alcune “mele marce”. No! Piuttosto è vero il contrario: in carcere ci sono solo poche mele buone. La galera in Italia è spesso una macelleria che non ha nessuna funzione rieducativa o deterrente, come dimostra il fatto che la maggioranza dei detenuti ritorna a delinquere in continuazione. Inoltre il carcere è cancerogeno non solo per chi è detenuto, ma anche, se non di più, per chi ci lavora.E poi come si può pensare di garantire la sicurezza sociale tenendo in carcere tossicodipendenti, che hanno bisogno solo di cure e che se curati non diventerebbero mai spacciatori? Come si fa a tenere un uomo dentro per sempre con l’ergastolo ostativo, molto spesso “colpevole” di avere rispettato le leggi della terra e della cultura dove è nato e cresciuto, senza dargli la speranza di poter diventare una persona migliore? Perché queste persone dovrebbero smettere di essere mafiose se non hanno la speranza di un futuro diverso? Cosa c’entra la sicurezza sociale con tutte le privazioni previste dal regime di tortura del 41 bis?Il carcere in Italia, oltre a non funzionare, crea delle persone vendicative perché alla lunga trasforma il colpevole in una vittima: quando si riceve del male tutti i giorni si dimentica di averne fatto.E che dire dei numerosi suicidi di questi mesi? Io penso che molti detenuti che si tolgono la vita forse scelgono di morire perché si sentono ancora vivi. E forse, invece, alcuni rimangono vivi perché si sentono già morti o hanno già smesso di vivere. Altri invece lo fanno per ritornare a essere uomini liberi. E molti si tolgono la vita perché non hanno altri modi per dimostrare la loro umanità.Mi permetto di ricordare ad alcuni politici, che fanno certe dichiarazioni per avere consensi elettorali, che il carcere, così com’è oggi in Italia, non rieduca nessuno, anzi ti fa diventare una brutta persona. E se fai il “bravo” è solo perché sei diventato più cinico di quando sei entrato.Credo che “maggiore sicurezza” dovrebbe significare carceri vuote, perché fin quando ci saranno carceri piene vuol dire che i nostri politici hanno sbagliato mestiere.La nostra Costituzione stabilisce che la condanna deve avere esclusivamente una funzione rieducativa e non certo vendicativa. E la pena non deve essere certa, ma ci dev’essere la certezza del recupero, per cui in carcere un condannato deve stare né un giorno in più né uno in meno di quanto serva. Io aggiungo che ci deve stare il meno possibile, per non rischiare di farlo uscire peggiore di quando è entrato. Forse qualcuno commetterà ancora dei reati, ma sono sicuro che la maggioranza, con un carcere più giusto e umano, potrebbe rientrare nella società e diventare cittadino migliore, sicuramente più di alcuni attuali politici. (Carmelo Musumeci)

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Riforma della previdenza

Posted by fidest press agency su domenica, 25 febbraio 2018

Riteniamo non più rinviabile una riforma della previdenza che sia in grado di conciliare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico con le esigenze professionali e personali dei lavoratori. Per un superamento reale della Legge Fornero occorre intervenire su due direttrici.
La prima riguarda il contrasto alla crescente evasione contributiva, che mette a rischio l’equilibrio dei conti previdenziali. A questo scopo, accanto ad una riforma che riduca il peso degli obblighi contributivi, introduca l’accertamento con adesione come nel campo tributario, semplifichi gli adempimenti per le imprese ed elimini il sistema delle micro-norme associate a super sanzioni che mette in ginocchio le piccole aziende, è necessario ipotizzare una sorta di pacificazione contributiva, che chiuda il contenzioso pregresso. In secondo luogo, occorre intervenire sulla struttura contabile dell’Inps, che continua a produrre bilanci in profondo rosso e ad erodere patrimonio che, di volta in volta, lo Stato è costretto a ricostituire con i soldi dei contribuenti. Considerato che il sistema previdenziale registra un sostanziale equilibrio tra entrate ed uscite (e il saldo sarà ancora più positivo se si interviene sul terreno occupazionale), mentre la spesa per le prestazioni assistenziali e praticamente fuori controllo, serve una scelta seria e coraggiosa: separare l’assistenza dalla previdenza.

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