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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Posts Tagged ‘riforma’

Giustizia: Riforma del codice penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

corte europea giustizia“Secondo nostra Carta tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e hanno diritto a un giusto processo la cui durata deve essere ragionevole. Per queste ragioni riscontriamo un tasso di incostituzionalità piuttosto elevato nel provvedimento in discussione che, come tutti i provvedimenti in materia di giustizia posti all’attenzione del Parlamento nel corso di questa legislatura, è il prodotto di spinte ideologiche ancora troppo radicate in certa sinistra”. Lo ha detto l’onorevole di Forza Italia, Gabriella Giammanco, intervenendo nell’Aula di Montecitorio nel corso della discussione generale sul pdl di modifica del codice penale.
Nello specifico l’esponente azzurra ha evidenziato come “riformare due importanti settori come l’ordinamento penitenziario e la disciplina in materia di intercettazioni telefoniche con lo strumento della delega al governo non sembra rappresentare il modus operandi più adatto a procedere. La discrezionalità del governo, in questi casi – ha proseguito -, risulterebbe particolarmente accentuata rispetto all’esigenza di rimodulazione di discipline caratterizzate da un estremo grado di delicatezza e per questo necessiterebbe di ulteriori elaborazioni e riflessioni in un’ottica di maggiore condivisione e collaborazione istituzionale”.Per quanto riguarda le intercettazioni, ha sottolineato Giammanco, “Forza Italia ha proposto un emendamento che risponde alla fondamentale esigenza di garantire la funzione difensiva e quindi conseguente non conoscibilità del contenuto delle comunicazioni fra l’assistito e il proprio difensore, dovendosi pertanto garantire, al di là dei divieti di verbalizzazione e dei rimedi sanzionatori della inutilizzabilità, l’originaria interdizione dell’ascolto e la esclusione di ogni possibile filtro volto alla ricognizione dei relativi contenuti da parte della Polizia Giudiziaria e del Pubblico Ministero. Sotto tale aspetto, ci auguriamo che esso possa essere accolto”.Pertanto, secondo Giammanco “l’Aula dovrebbe riesaminare nuovamente il testo, nell’ottica della più ampia promozione del dibattito parlamentare tra le varie forze politiche. La speranza, insomma – ha concluso – , è non finire travolti da voto di fiducia che chiuderebbe la partita, mettendo fine a qualsiasi dibattito”.

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Riforma statali, c’è poco da ridere: stanziate un quarto delle risorse utili

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 maggio 2017

Palazzo chigi1Il via libera del Governo prevede una serie di novità, tra cui assunzioni ‘extra’ per i precari, un codice dei licenziamenti, la creazione del polo unico Inps per le visite fiscali e il riordino della valutazione sempre legato al piano delle performance. Secondo la Ministra della PA, Marianna Madia, grazie al sì alla riforma ora ‘abbiamo le carte in regola’, dal punto di vista normativo, per lo sblocco dei contratti nel pubblico impiego, perché ‘la legislazione ereditata non ci consentiva’ di muoverci.Replica del sindacato: non bastano i 2,8 miliardi di euro in arrivo, attraverso il Def 2017, in buona parte destinati ai rinnovi 2016-2018 del contratto della Pubblica Amministrazione, sommati agli oneri previsti, sempre nel Def, per il prossimo rinnovo (2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020). La riforma, inoltre, non risolve il problema endemico dell’alto tasso di personale non di ruolo, perché continua a ignorare le indicazioni UE.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): se consideriamo un reddito medio di 1.500 euro, occorrono 120 euro netti per allineare l’indennità di vacanza contrattuale al 50 per cento dell’aumento dell’inflazione certificata tra il 2008 e il 2015. A cui ne vanno aggiunti altrettanti all’atto della firma del contratto, da considerate come vero e proprio aumento. Altro che 85 lordi medi. Così come non possono essere nemmeno le 12 mensilità massime di risarcimento a sanare uno stato di palese illegittimità rispetto agli altri Stati membri per le mancate assunzioni a tempo indeterminato. Su questa irregolarità, il sindacato ha interpellato gli organismi internazionali, attraverso più canali, ricordando in tutti i casi che la norma sulla stabilizzazione successiva ai 36 mesi di servizio va rispettata.Ecco perché Anief ha deciso di ricorrere per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale nello stipendio, sia per i dipendenti della Scuola che per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

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Scuola – Nuovo percorso 0-6 anni: si autocelebra la riforma ma il testo rimane ambiguo

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

SCUOLA

Sono innumerevoli i punti dolenti contenuti nel rinnovato modello formativo precedente alla scuola primaria: nessun ritorno al maestro prevalente su moduli abolito dalla Legge 169/2008 o all’insegnante specialista di lingua inglese quando l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento studenti, nessun organico di potenziamento per gli insegnanti d’infanzia che sono esclusi dall’obbligo scolastico nonostante il DPR 89/2009, sezioni primavera ordinamentali ma solo per il 25% del Paese. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per migliorare il sistema formativo di questa particolare fascia d’età avevamo chiesto l’anticipo dell’obbligo a 5 anni, con classi ‘ponte’ e docenti infanzia-primaria in copresenza, per poi licenziare gli studenti a 18 anni, ma anche in questo caso non siamo stati ascoltati. Contiamo poi a chiedere perché gli organici di questi docenti rimangono ancora ingessati per legge e come mai l’auspicio alla concorrenza stato-regioni è bocciato già dai buchi di bilancio delle amministrazioni nel territorio. Nel frattempo, continuano anche a essere dimenticati i precari della scuola dell’infanzia e primaria dal nuovo sistema di reclutamento e dalla fase transitoria. Ecco perché si prevede un nuovo fallimento.

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Riforma Madia del Testo Unico? Molto rumore per nulla

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 maggio 2017

Palazzo chigi1“Per descrivere la riforma Madia sul testo unico del Pubblico impiego si potrebbe prendere in prestito la commedia di William Shakespeare: molto rumore per nulla. Sì, perché dopo la bocciatura della Corte Costituzionale della riforma della dirigenza, i pasticciati correttivi su licenziamenti brevi e partecipate, arriva la riforma del testo unico del pubblico impiego ennesimo capitolo della saga ‘La riforma della PA’”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“A leggere il sito del Dipartimento della Funzione pubblica la riforma della PA non doveva essere concepita come una riforma di settore, bensì come un progetto di cambiamento del Paese. Infatti non è cambiato nulla, anzi a voler essere più precisi la situazione è peggiorata. Il testo unico, prossimo all’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri, che doveva ridisegnare le norme generali del rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni ed essere il cardine insieme alla riforma della dirigenza, non è altro che una serie di disposizioni che rispondono essenzialmente a due esigenze principali: stabilizzazione dei precari e rivalutazione della contrattazione collettiva cioè delle relazioni sindacali.Sul primo punto il testo unico sceglie la strada della stabilizzazione di precari gettando al macero migliaia di idonei che il concorso pubblico lo hanno fatto e che dopo anni di attesa si troveranno con una promessa mai mantenuta. Giova ricordare che una procedura più o meno identica era stata già adottata ai tempi del ministro D’Alia, ma in quell’occasione la legge bilanciava i diritti degli idonei con quelli dei precari. L’altro punto fondamentale riguarda la contrattazione collettiva e le relazioni sindacali. Con il testo unico si riaffidano alla contrattazione collettiva e alla contrattazione integrativa una serie di materie che la mia riforma avevano spostato a livello di legge al fine di porre un freno alle ingerenze sindacali nell’organizzazione di lavoro. Tale intervento è ulteriormente aggravato dalla modifica fatta da un altro decreto attuativo in corso di approvazione, il decreto sulla perfomance. Con questo decreto vengono abrogate le fasce meritocratiche dei premi incentivanti introdotte dal decreto legislativo 150 del 2009. D’ora in poi sarà la contrattazione collettiva (cioè i sindacati) che deciderà quante risorse destinare alla produttività individuale. Facile immaginare cosa succederà: todos caballeros.Del resto l’accordo firmato con i sindacati poche ore prima del referendum questo prevedeva. Fare un contratto con risorse che non ci sono ancora e ridare ai sindacati tutto il potere che avevano. Quindi la riforma annunciata in pompa magna dall’ex presidente del consiglio e poi dalla ministra Madia si è ridotta a brandelli di norme che chiamarli ‘riforma’ è un offesa al Devoto-Oli. Chissà se la Corte Costituzionale, o forse prima il presidente della Repubblica, riuscirà ad impedire l’ennesimo tentativo di distruggere la PA da parte del governo Renzi-Gentiloni”, conclude Brunetta.

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Inaugurazione del ciclo di conferenze ‘Dialoghi sulla Riforma 1517-2017’

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

raggiRoma L’evento inaugurale del ciclo di incontri Dialoghi sulla Riforma 1517-2017, si terrà mercoledì 10 maggio alle ore 10 nella Sala della Protomoteca, Palazzo del Campidoglio, Roma. Alla luce della positiva esperienza della serie di incontri Dialoghi sulla Sostenibilità – Roma 2016, il Comitato Regionale di Coordinamento delle Università del Lazio (Crul) organizza un ciclo di convegni in occasione del quinto centenario dall’affissione delle 95 tesi di Lutero e dell’avvio della Riforma protestante in Europa. Programma:
Saluto istituzionale Virginia Raggi – Sindaca di Roma Capitale
Intervento introduttivo La Riforma a Roma. I luoghi di culto protestante nella Capitale Mario Panizza – Presidente Crul, Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre
Lectio Magistralis La Riforma, ieri e oggi Emidio Campi – Università di Zurigo, Istituto di Storia della Riforma Svizzera. Modera: Paolo Ruffini – Direttore TV2000
Gli eventi successivi si terranno:
Roma 17 maggio 2017 – Ethos e conoscenza, Lumsa (in collaborazione con Tor Vergata, Sapienza, Campus Bio-Medico e Università Cattolica)
Roma 6 giugno 2017 – I linguaggi della Riforma: architettura, letteratura, rappresentazione, Roma Tre (in collaborazione con Sapienza e Tor Vergata)
Roma 10 ottobre 2017 – Riforma e costruzione europea, Tor Vergata (in collaborazione con Roma Tre e Università Europea)
Roma 31 ottobre 2017 – Economia e società. Una mappa degli effetti della Riforma Protestante, Sapienza (in collaborazione con Roma Tre, Foro Italico, Unint e Luiss)
Roma 10 novembre 2017 – Dinanzi a Lutero: ripercussioni e reazioni nella cultura artistica italiana, Tuscia (in collaborazione con Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, Cassino)
Roma 5 dicembre 2017 – Chiese e confessioni in Europa, Cassino (in collaborazione con Tor Vergata).

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Parco Colosseo e riforma Franceschini

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 aprile 2017

colosseo-interno“Fa davvero sorridere il fatto che la riforma voluta dal ministro Franceschini per l’istituzione del parco Archeologico del Colosseo, e contro cui il Campidoglio ha presentato ricorso al Tar, raccolga attorno a sé un ampio fronte del dissenso, capitanato – si badi bene – proprio da esponenti del Partito Democratico. Walter Tocci, senatore Pd e membro della Commissione Cultura a Montecitorio, si è espresso dichiarando tutto il suo sdegno per quello che lui stesso ha definito ‘il pastrocchio Franceschini’: una pseudo-riforma fatta con i piedi che mortifica le professionalità esistenti ed esalta un penoso concetto del ‘divide et impera’. Ma non è solo il Pd con Tocci a dire tutto il male possibile della riforma: anche Adriano La Regina, ex soprintendente di Roma, ha parlato di stupidità economica riferendosi al ticket di 2 euro per visitare il Pantheon. Per non citare, infine, la lettera di Italia Nostra che teme la fuoriuscita dalla lista Unesco del Colosseo e del Centro storico della Capitale qualora la tremebonda riforma Franceschini andasse in porto. Navighiamo – non troppo a vista – nell’assurdo, sfiorando l’abisso”: lo dichiara in una nota Eleonora Guadagno, presidente M5S della Commissione Cultura capitolina.

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Concorrenza: Come si affossano le riforme

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

senatoTutti sono concordi nel ritenere che il nostro Bel Paese e’ immobile a causa dei lacci e lacciuoli che impediscono passi avanti, che frenano le imprese, che schiacciano i cittadini che rendono onnipresente la burocrazia, ma quando si tratta di tagliare le corde che imbrigliano la nostra economia scattano le rivendicazioni corporative. Abbiamo assistito al colpo di mano, nel decreto Milleproroghe, della Confindustria nel settore di trasporti, ora assistiamo al balletto sul disegno di legge sulla concorrenza che, da circa 2 anni, viaggia tra Camera e Senato e che è oggetto di inserimenti per proteggere questa o quella categoria o impresa: nel settore energetico, in quello dei trasporti pubblici, in quello delle farmacie e in quello dei notai e avvocati.La legge Sviluppo del 2009 prevedeva l’adozione annuale di una legge per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Siamo nel 2017 e il disegno di legge concorrenza attuale è il primo in discussione in Parlamento, con “soli” 8 anni di ritardo, e non e’ stato ancora approvato. Il Fondo Monetario stima al ribasso la crescita dell’Italia: siamo ultimi in Europa. Purtroppo, scivoliamo lentamente verso la famosa “quarta sponda”: il Nord Africa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riforma partecipate

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Domenico MamoneVenute al mondo, dall’oggi al domani, nell’ormai lontano 1990, con la legge 142, dovevano consentire agli enti locali di svolgere attività pubbliche comportanti l’esercizio d’impresa. Da società strumentali, però, le “partecipate” nella prassi sono diventate aziende in grado di eludere vincoli pubblici, ad esempio assumendo senza concorso o beneficiando di immissioni finanziarie pubbliche.
“Queste aziende, cresciute all’inverosimile in tutta Italia, hanno finito per fare concorrenza ad imprese private o per frenare la modernizzazione, estendendo logiche burocratiche e assistenziali anche al settore imprenditoriale – evidenzia Domenico Mamone, presidente del sindacato autonomo Unsic, che associa oltre 200mila aziende private. “Inoltre le partecipate, drenando risorse pubbliche e spesso sovrapponendosi a competenze già in mano pubblica, hanno pesato sulla pressione fiscale e tariffaria, soprattutto locale, su cittadini e aziende private, finendo per concorrere a disincentivare consumi e investimenti”. Ora la tormentata riforma Madia, riscritta dopo la bocciatura da parte della Consulta e le osservazioni del Consiglio di Stato, rischia di rappresentare la montagna che partorisce il topolino, secondo Mamone. “Quando, negli ultimi cinquant’anni, s’è trattato di moltiplicare i centri di spesa – dall’istituzione delle Regioni alla proliferazione delle Province, dall’incremento delle Comunità montane alla nascita delle Authority – le norme sono state varate in un batter d’occhio. Così come le liste delle assunzioni. Oggi che bisogna dolorosamente intervenire sugli enormi sprechi determinati anche dalla propagazione di questi organismi, i tempi per i decreti di taglio sono biblici. Il caso delle partecipate è emblematico – continua il presidente dell’Unsic. “L’ex premier Renzi nella sua strategia della rottamazione, già nell’aprile 2014 aveva annunciato l’intenzione di volerle ridurre ‘da ottomila a mille’, dal momento che registravano ‘circa un miliardo e mezzo di disavanzo’. Tuttavia la riforma Madia della pubblica amministrazione, che avrebbe dovuto attuare – almeno in parte – tali intenti, non solo ha rinviato scadenze ed allargato le maglie, ad esempio le aziende con fatturato tra 500mila e un milione di euro non dovranno chiudere subito i battenti, come prevedeva la prima versione del testo, e saranno ‘tranquille’ almeno fino al 2020, ma permette loro di partecipare a gare anche fuori dal territorio dell’amministrazione proprietaria. Insomma, le partecipate diventeranno più forti e, come sta avvenendo da anni, si perpetua la possibilità che la parte pubblica da arbitro diventi giocatore”. (foto: Domenico Mamone)

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Scuola-precariato: Per Bruxelles la riforma non ha funzionato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl deputato, attraverso due interrogazioni presentate in queste ore, ha chiesto alla titolare del Miur ‘quali misure intenda assumere per rimediare, a partire dalla delega del Governo alla 107, ai problemi derivati dall’applicazione dalla cd Legge sulla buona scuola. Occorre prendere atto che diverse cose non hanno funzionato e porre rimedio attraverso una riscrittura delle regole che stanno creando nuove incertezze in un settore che riteniamo determinante per il rilancio culturale, economico e sociale del Paese’. I dati riportati dal Miur parlano di 100 mila precari in servizio lo scorso anno scolastico e addirittura 126 mila in servizio quest’anno e manca ancora un solo anno per ottemperare agli impegni assunti. Anief ricorda che la Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE si è detta fortemente delusa delle giustificazioni mosse dai rappresentanti italiani. Chiede loro formali e dettagliati ragguagli, che verranno presentati all’interno di un’adunanza plenaria per il Parlamento Europeo. Sulla decisione ha pesato non poco la denuncia dei legali Anief, Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, sulla mancata volontà dello Stato italiano di risolvere il problema. Ma anche l’intenzione espressa dagli stessi avvocati di rivolgersi alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, di voler pure presentare formale denuncia al Consiglio d’Europa, nonché della volontà del sindacato di proseguire i contenziosi nei tribunali nazionali del lavoro.A tal proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda altresì i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): tra pochi mesi l’Italia, con Spagna e Portogallo, dovrà spiegare alla Commissione Ue i perché della pessima gestione del personale pubblico precario con 36 mesi di servizio. Le forti perplessità della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE confermano che quello che sta accadendo nel nostro Paese è fuori da ogni logica: lo Stato continua ad aggirare le direttive e le sentenze comunitarie, ma anche quelle della Cassazione sulla mancata assunzione dopo 36 mesi di servizio. E adesso paga il conto. La stessa Cassazione ha sentenziato sull’assegnazione degli scatti di anzianità nei confronti dei precari vessati. Tanto che i tribunali, quando sono chiamati in causa, sempre più spesso assegnano risarcimento e aumenti automatici. E dicono sì anche al rifacimento dei decreti per la ricostruzione di carriera.

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Anief risponde a Renzi sulla riforma scuola: non ci sono punti positivi o negativi, è tutto da cambiare

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

pacifico-marcelloIl giovane sindacato replica all’invito formulato dall’ex premier di avviare una nuova iniziativa sulla scuola, da proporre nelle prossime settimane con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro dell’Istruzione. Intanto, chiede a tutti di indicare un punto positivo e uno negativo tra quelli della Legge 107/2015, perché ritiene che ‘il merito, l’alternanza scuola lavoro, la fine del precariato, il potenziamento degli insegnanti, la formazione, l’edilizia scolastica, il diritto allo studio, lo ZeroSei sul modello di Reggio Emilia sono molto importanti’. Marcello Pacifico (Cisal-Anief) smonta punto per punto la proposta dell’esponente Pd: sbagliare è umano, perseverare non è ammesso. Sul merito, non abbiamo ottenuto alcun risultato se non quello di concentrarci su incrementi ridicoli per pochi docenti, mentre gli stipendi base rimangono fermi a dieci anni fa. Sull’alternanza scuola-lavoro continuiamo a chiedere perché bisogna mandare i ragazzi allo sbaraglio, senza regole sui diritti-doveri. Intanto, il precariato è aumentato, con 100mila docenti e 40mila Ata supplenti annuali. Lascia a desiderare pure il potenziamento assegnato alle scuole, perché non sono state rispettate le richieste dei Collegi dei docenti e non si sono assunti Ata. La formazione iniziale si è rivelata un disastro: rispetto alla classe docente più vecchia del mondo, non si può proporre un concorso-corso che dura otto anni. Sull’edilizia scolastica: per quale motivo i presidi devono essere arrestati e i responsabili degli enti locali no? Sul diritto allo studio, si attende ancora il ripristino del tempo scuola tagliato. La nuova certificazione di 260mila alunni disabili porterà solo problemi. Invece di introdurre la svolta (l’obbligo scolastico a 18 anni), ci si ferma al percorso zero-sei anni, che a queste condizione si rivelerà l’ennesima chimera.

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Taxi, Ncc e Uber: Codici plaude alla proposta di riforma del settore suggerita dall’Antitrust

Posted by fidest press agency su martedì, 14 marzo 2017

taxi-romaCodici da sempre si esprime in favore di modifiche radicali e liberalizzazione del servizio taxi e Ncc che consentano al consumatore finale di poter accedere ad una più ampia gamma di servizi tra loro competitivi, invece che essere in balìa di un monopolio consolidatosi negli ultimi 25 anni, che ha conferito un potere enorme ad una lobby, libera di fare il bello e cattivo tempo, come è successo ad esempio la notte di Capodanno durante la quale sono state lasciate a piedi svariate persone, che giustamente non volevano pagare una tariffa arbitrariamente imposta a prescindere dal tragitto e dal tassametro.
L’Antitrust si è espressa in merito inviando a Parlamento e Governo una segnalazione per sottolineare la necessità di mettere la normativa al passo con l’evoluzione del mercato, specificando che urge una riforma complessiva del settore dalla mobilità non di linea, taxi e Ncc, regolato da una legge risalente al 1992.
L’Antitrust ha giustamente argomentato contestualizzando, ovvero evidenziando come ci troviamo a dover regolarizzare più offerte e a dover far corrispondere agli sviluppi del mercato una normativa coerente con esso.
Intanto il consumatore deve essere tutelato avendo accesso a qualità e prezzi equilibrati, invece negli ultimi anni si è ritrovato davanti a: una carenza del numero di taxi e quindi scadente qualità del servizio, questo a causa dell’esiguo numero di licenze rilasciato dai Comuni, anche perché non appena provavano ad aprire in questo senso imperavano le ribellioni della lobby dei tassisti.
Andranno poi dalla nostra classe politica, che questo dovrebbe fare di mestiere, ovvero mediare tra i differenti interessi delle parti, fatti convergere i differenti interessi in delle norme coerenti con: domanda e offerta e nuove piattaforme tecnologiche disponibili. L’Antitrust nella propria segnalazione ha anche suggerito delle forme di compensazione per chi ha investito i propri soldi nella licenza come forma di impresa.
L’Associazione Codici seguirà con grande attenzione gli sviluppi di un settore, quello della mobilità non di linea, che è destinato ad aprirsi al mercato ed adeguarsi alla domanda ed alle nuove piattaforme tecnologiche, come è successo per altri settori. Non si deve avere paura di cambiare lo status quo, anche perché i servizi si evolvono e se la normativa non segue a ruota, il risultato sarà la rivolta sociale dove ognuno continuerà a preservare il suo piccolo orticello a discapito della collettività.
La politica deve avere il coraggio di fare le riforme, queste fanno progredire un Paese, infatti se l’Italia è rimasta ingessata per decenni è perché la classe politica bada ad essere riconfermata, e per ottenere ciò bisogna rimanere immobili per non urtare la sensibilità delle lobbies.

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La gemma verde dell’Arma

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

corpo-forestaleLa riforma della pubblica amministrazione, in atto da un paio d’anni, inizialmente prevedeva che il Corpo forestale dello Stato, insieme alla polizia penitenziaria, venisse incorporato nella Polizia di Stato, mentre la Finanza nell’Arma dei Carabinieri, nell’ottica di realizzare una riduzione da cinque polizie nazionali a due.
Attualmente, la riduzione è da cinque a quattro, con l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.
Dal primo gennaio 2017, dunque, il quarto corpo di polizia del Paese, con 7.700 forestali, indossa la divisa con l’emblema dell’Arma.
E ne segue i corsi di preparazione ai vari impegni operativi che li riguardano.
Siamo stati testimoni, in esclusiva, dell’attività di addestramento al tiro dei forestali nella sede del CPT (Centro Perfezionamento al Tiro) ora Scuola di perfezionamento al tiro, di Roma, nella Caserma Talamo, al comando del colonnello Carlo Fischione, carabiniere paracadutista il quale, cordiale padrone di casa, ci ha illustrato le caratteristiche e le particolari attività del Centro.
L’occasione è stata anche propizia per incontrare il generale Carmelo Burgio, Ispettore degli Istituti di specializzazione dell’Arma dei Carabinieri, con il quale abbiamo avviato un’interessante conversazione, per capire in modo più approfondito in cosa consista il “cambiamento’’.
Il corpo forestale è una condizione di “civile”, come può compenetrare in una condizione di militare?
“Il personale del Corpo Forestale, ci spiega il generale Burgio, fatta eccezione per limitatissime aliquote che sono confluite nei Vigili del Fuoco o che hanno chiesto la mobilità per essere trasferiti in altri ministeri, ha acquisito lo stato di militare automaticamente.
Tutti coloro che sono passati nell’Arma dei Carabinieri sono militari.
Nel corpo forestale c’era un’aliquota di personale civile omologato al personale di truppa, ai nostri brigadieri, marescialli, che ora sta diventando militare.
In questo momento, essi stanno facendo un corso, al termine del quale, se saranno considerati idonei all’impiego di armi, indosseranno la divisa di carabiniere diventando anch’essi militari. Entrano nell’Arma a condizione che superino il Corso.
Un gruppo sta frequentando il Corso presso la Scuola allievi di Roma e da lì andranno alla Scuola di perfezionamento al tiro per superare la fase cruciale che li abiliterà a diventare militari”….. Continua su http://www.cybernaua.it (foto di Daniel Papagni)

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Pubblica amministrazione: i decreti madia cambiano la forma non la sostanza

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

Marianna_MadiaNei fatti il Ministro Madia non cambia l’impostazione Brunettiana e si limita a mitigarla -dichiara Cristiano Fiorentini dell’Esecutivo Nazionale di USB PI – si eliminano le fasce, ma si vincolano rigidamente i contratti a garantire la significativa differenziazione dei giudizi e una effettiva diversificazione dei trattamenti economici con l’obbligo di dedicare alla premialità la maggior parte delle risorse del fondo accessorio; si dà più peso al contratto, ma l’organizzazione del lavoro resta in capo ai dirigenti ed è sottratta al confronto con i sindacati; si fa una norma di stabilizzazione che esclude grosse fette di precariato per tipologia di contratto o per mancanza di risorse.La norma sulla valutazione così come è concepita avrà ricadute negative sui salari di molti lavoratori e continuerà ad essere uno strumento di gestione del personale con effetti negativi anche sull’organizzazione del lavoro. Come USB ha sempre dichiarato, solo l’abolizione totale delle norme di Brunetta avrebbe realizzato quella discontinuità necessaria a riprendere un ragionamento serio sul rilancio del settore pubblico che peraltro non può prescindere neanche dal tema delle risorse. – continua Fiorentini – Anche sul precariato, per quanto la norma sia apprezzabile, non è tollerabile l’esclusione di alcune situazioni, su tutte gli LSU, mentre per altri, ad esempio i precari della Ricerca, non vi sono le risorse necessarie”.Ci preoccupa che il Ministro consideri spianata la strada per l’apertura dei contratti in presenza di uno stanziamento ridicolo nella legge di bilancio 2017 e con una prospettiva fortemente condizionata dalle richieste della Ue di rientro nei vincoli di bilancio. C’è il rischio che il combinato disposto tra la carenza delle risorse e l’ipotesi paventata da alcuni organi di stampa di armonizzare al ribasso i salari accessori nei nuovi comparti, determini lo zero nella casella degli aumenti salariali per gran parte dei dipendenti pubblici – sottolinea il dirigente USB – Si vada al rinnovo dei contratti con le risorse adeguate a risarcire i lavoratori pubblici degli otto anni di blocco, che n on devono mai essere dimenticati.Siamo di fronte ad una riforma ampiamente insufficiente, finalizzata a rendere applicabili i concetti contenuti nella riforma Brunetta, che non cambia la sostanza per i lavoratori, ma restituisce un ruolo al sindacato complice che in questo modo si candida a cogestire la meritocrazia e tutto ciò che ne deriva. Forse era proprio questo il vero e unico obiettivo del tanto sbandierato accordo del 30 novembre – conclude Fiorentini.

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Lombardia: Riforma della Sanità a pezzettini

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

regione lombardia“Abbiamo votato contro il terzo troncone di una riforma sanitaria malgestita e che sta creando il caos nel mondo sanitario lombardo. Maroni e i suoi hanno proposto e approvato una riforma spezzatino, che strizza l’occhio sempre di più alla sanità privata.Tra accelerazioni e frenate l’iter di un provvedimento così importante è risultato confuso e decisamente improntato più ad accontentare i vari animi politici dei gruppi in coalizione di maggioranza che di prendersi il tempo opportuno per fare un unico progetto organico e chiaro. Hanno continuato a ripeterci che dovevamo volare alto ma la realtà è che si cercano di fare leggi di indirizzo in modo che poi la giunta possa avere il massimo agio di deliberare quello che vuole”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.”Nel corso della discussione sono stati approvati alcuni ordini del giorno del M5S sul tema della prevenzione delle malattie cardio-respiratorie legate all’inquinamento, ma era inevitabile per la Giunta, in previsione delle sanzioni europee che dovrebbero arrivare a causa dello stato pessimo dell’aria e per il quale non si fa nulla di davvero risolutivo in regione Lombardia, continuando a destinare fondi ad autostrade invece di concentrarsi sui trasporti pubblici. Approvato anche un secondo ordine del giorno per il riconoscimento dell’attività motoria quale strumento di prevenzione ma e’ ancora insufficiente in legge la volontà di riconoscere all’attività fisica quel ruolo fondamentale che ha per mantenere in salute le persone e aiutare i malati cronici a migliorare le proprie condizioni. Abbiamo lavorato anche sul diabete con due ordini del giorno che impegneranno la Giunta regionale ad aprire centri in tutta la regione per i piccoli pazienti diabetici e perché tutte le ex ASL forniscano uguale numero di presidi (aghi pungidito) ai malati. Abbiamo impegnato Regione Lombardia a dotare i malati di diabete di tecnologie di controllo sanguigno senza l’uso del pungi dito sei volte al giorno. L’approvazione di questi atti del M5S è una piccola vittoria ma rimane ancora tantissimo lavoro da fare per avere un sistema sociosanitario lombardo davvero efficiente e rispondente non solo agli indirizzi più avanzati su prevenzione e appropriatezza ma anche alle esigenze dei cittadini”, concludono i consiglieri.

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Scuola Sostegno, cade il mito della continuità didattica: la delega della riforma va modificata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl decreto della Legge 107/15 sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità non salvaguarda i diritti dell’alunno. E nemmeno del docente specializzato. I motivi sono stati spiegati dall’Anief, durante le audizioni tenute al Senato e alla Camera dei deputati, e ribaditi a seguito delle crescenti proteste di questi ultimi giorni: l’insegnamento del sostegno è assegnato alla scuola, quindi alla classe, al pari degli altri componenti. E siccome l’alunno con disabilità è collocato in un gruppo-classe, è chiaro che è il Consiglio ad approvare la programmazione differenziata, come l’ammissione alla classe successiva: pertanto, o si bloccano tutti i membri del Consiglio stesso o si lede la continuità didattica. Essa infatti diventa un obiettivo impossibile da conseguire, perché significa che ogni docente non dovrebbe mai assentarsi per maternità, malattia o altro.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il vincolo di dieci anni di permanenza dei docenti specializzati dopo l’immissione in ruolo non tiene conto di troppi aspetti. Ecco perché la continuità è un mito da sfatare. Poi c’è almeno un’altra incongruenza: se un docente insegna tre anni alle medie o cinque alla primaria o alle superiori, perché il vincolo sul sostegno è stato portato a dieci anni?

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Incontro sulle lingue antiche e la riforma della “Buona Scuola”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

parma universitàParma Martedì 21 febbraio 2017, alle ore 15, nell’Aula B del Plesso D’Azeglio (via Massimo d’Azeglio 85), si terrà l’incontro Lingue antiche e ‘Buona scuola’, rivolto a dirigenti scolastici, docenti di scuola e universitari, studenti universitari.L’evento, che verte sullo stato dell’arte dell’insegnamento del greco e del latino nella scuola superiore dopo la “Riforma Gelmini” e nell’imminenza dei decreti attuativi della riforma “Buona scuola”, è organizzato dall’Unità di Antichistica del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, in sinergia con l’Ufficio IX dell’Ufficio Scolastico Provinciale (U.S.P.) di Parma e Piacenza,
Dopo l’introduzione del prof. Giuseppe Gilberto Biondi, docente ordinario di Letteratura latina dell’Università di Parma, e del dott. Maurizio Bocedi, Dirigente dell’U.S.P. di Parma e Piacenza, seguiranno gli interventi di docenti di greco e latino di alcuni fra i più rappresentativi Licei emiliani, che presenteranno problemi e prospettive della didattica, con riferimento ad esperienze e progetti specifici.Seguirà la discussione, aperta a tutti i partecipanti.Non è necessaria iscrizione. Alla fine dell’incontro verrà rilasciato un attestato di partecipazione (l’iniziativa è valida ai fini della formazione docenti ex l. 107/2015).

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Riforma Madia: Due decreti usciti dal limbo, ma a che punto è la “madre di tutte le riforme?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

Marianna_Madia“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione dei due decreti legislativi della Riforma Madia, anche se occorre ricordare che quelli approvati oggi sono più o meno gli stessi –il 116/16 e il 175/16- che erano già stati approvati e in attesa di correttivo dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Bene dunque l’uscita dal limbo, ma a che punto siamo in quella che doveva essere la madre di tutte le riforme?”. Questo il commento a caldo di Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PA, la manifestazione romana che da 28 anni è punto di riferimento per i soggetti pubblici e privati nei processi di cambiamento e innovazione tecnologica, istituzionale e organizzativa della Pubblica Amministrazione. Sì all’entusiasmo dunque, ma con cautela: il vero cambiamento, secondo Mochi Sismondi, si gioca su altri tre punti che costituiranno le reali novità: il decreto legislativo sulla valutazione che rinnoverà, correggendola, la “riforma Brunetta”, la riforma della dirigenza il cui decreto era stato ritirato dal Consiglio dei Ministri e non trasmesso alle camere dopo la sentenza della Corte e il Testo Unico sul pubblico impiego, la cui delega è in scadenza a febbraio.
La sentenza 251 della Corte Costituzionale aveva bloccato lo scorso 25 novembre quattro articoli fondamentali della riforma Madia riguardanti dirigenza pubblica, lavoro pubblico, partecipate e servizi pubblici locali: quelli sui quali la Riforma incassa oggi l’ok del Governo – il decreto sui licenziamenti per i “furbetti del cartellino” e quello sul taglio delle partecipate- sono stati sottoposti ai correttivi imposti dalla Consulta. Stesso iter per il decreto sulla nomina dei direttori apicali delle aziende sanitarie ed ospedaliere, rimandato alla prossima settimana, anch’esso già entrato in vigore alla data della pronuncia della Corte, per il quale sarà sufficiente presentare decreti correttivi: decreto, quest’ultimo, che porterà a 19 il numero complessivo di quelli approvati. Ma la reale partita si gioca altrove: sul riordino della dirigenza che costituisce il cuore stesso della Riforma, nel quale si ripensano ruoli e status dei suoi stessi attuatori, e sul Testo Unico sul lavoro pubblico, decreto in preparazione al momento della pronuncia della Corte Costituzionale.“I giornali sono pieni di commenti sullo sblocco del decreto che permette di licenziare i cosiddetti “furbetti” – commenta ancora Mochi Sismondi – ma la partita vera si gioca altrove. Non è su quei pochi che timbrano e se ne vanno che dobbiamo appuntare i nostri sforzi, a quelli pensi la magistratura e li punisca presto e bene, ma sui tanti che in ufficio ci vanno, ma non sono valutati, non hanno obiettivi definiti, non hanno formazione e non sono così messi in condizione di lavorare efficacemente. Per questi non servono leggi, ce ne sono anche troppe, ma buoni dirigenti, buoni manuali, buone “cassette degli attrezzi” che li mettano in condizione di affrontare quell’innovazione che è sempre più necessaria” Da questo cambiamento infatti non si può prescindere: considerazione, questa, emersa chiaramente dalla ricerca sulla Pubblica Amministrazione presentata a fine 2016 da FPA a Roma -e qui riallegata- nella quale si misuravano le concrete ricadute in termini di PIL e occupazione derivanti dalla piena realizzazione del piano riformista: un impatto sulla crescita della produttività e del PIL dello 0,6% entro 5 anni, pari a circa 9 miliardi di prodotto interno lordo in più.

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Scuola – Riforma: la fase transitoria per gestire il precariato è un disastro

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzioneLa mancanza di prospettive d’assunzione, prevista dalle leggi delega della riforma Renzi-Giannini, riguarda tutto il panorama del personale precario: quello docente che lavora attraverso le graduatorie d’istituto e le scuole estere, gli amministrativi, tecnici e ausiliari a tempo determinato, gli educatori, i laureati in Scienze della formazione primaria dal 2012, gli insegnanti di sostegno. Inoltre, per chi sceglie il concorso pubblico si prospetta una beffa: ammesso che lo vinca, dovrà aspettare il 2020 per iniziare a frequentare un corso abilitante, abbandonare la supplenza e riavere poi la stessa con stipendio dimezzato perché tirocinante, per poi tornare a fare il docente dopo altri tre anni con stipendio iniziale senza scatti di anzianità e col rischio d’essere pure bocciato. Nella primaria, invece, il docente non sarà mai assunto. Per non parlare del 25% dei docenti precari che non potranno più lavorare dall’anno prossimo nelle scuole italiane all’estero, perché saranno sostituiti dagli insegnanti di ruolo. La questione riguarda anche gli insegnanti di sostegno, costretti a rimanere nel loro ruolo per dieci anni, in nome di una continuità didattica che non esiste. Risulta condannato alle supplenze anche il personale Ata. Inoltre, è scandalosa la gestione dei criteri di ammissione al concorso per diventare insegnante.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): la laurea, fino a prova contraria, non può scadere come se fosse uno yogurt. Un titolo di studio non può essere sospeso ad tempus: o è valido oppure non è valido; delle due, si scelga una. La verità è che il Miur deve subito organizzare un concorso a cattedre aperto a quei laureati che ha escluso nel 2016. Dopo le richieste emendative alle deleghe, in audizione in Senato, abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione che, in assenza di risposte, porterà a un nuovo sciopero generale del personale interessato, da svolgere anche congiuntamente con le altre sigle sindacali. Serve una soluzione urgente e adeguata rispetto a una legge, la 107/15, e ai suoi schemi di decreti delegati, che allontanano la nostra scuola dall’Europa. La mobilitazione, per certo, continuerà anche nei Tribunali nazionali ed europei.

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Scuola: Delega riforma infanzia 0-6 anni

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

SCUOLA

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

Secondo il giovane sindacato, nel decreto legislativo della Legge 107/15 sulla ‘istituzione del sistema integrato di educazione e d’istruzione dalla nascita sino a sei anni’ è necessario un sensibile aumento degli organici e l’introduzione di personale potenziato nell’infanzia. Tra le modifiche richieste, c’è anche quella di prevedere l’anticipo di un anno dell’obbligo scolastico in classi in compresenza (con docenti della scuola dell’infanzia e della primaria assieme) e la riapertura delle GaE a tutto il personale docenti abilitato, nonché l’assunzione di tutti gli idonei dei concorsi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sarebbe importante anticipare l’obbligo scolastico, inserendo l’ultimo dei sei anni del Sistema integrato nel primo del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. Il fine risponde ai mutamenti culturali del nostro tempo, offrendo un servizio che valorizzi le potenzialità di bambini, i quali in questo modo vivono uno spazio relazionale e cognitivo più dinamici rispetto alle precedenti generazioni. La scelta, inoltre, pur mantenendo in 10 anni la durata del diritto-dovere alla formazione, allinea ai colleghi europei gli studenti italiani che conseguono il diploma in uscita dal sistema di istruzione e formazione secondaria.

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La decisione della Corte costituzionale in merito all’Italicum cancella definitivamente il ballottaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

elezioni“E’ stata la bandiera di Renzi e del renzismo. Per la Consulta resta il premio di maggioranza (alla lista), resistono i capilista bloccati e le pluricandidature; viene però esclusa la possibilità per il pluricandidato di scegliere a suo piacere il collegio di elezione. In caso di pluricandidature il luogo di elezione sarà determinato mediate sorteggio.La sentenza, infine, come da Costituzione, si definisce immediatamente applicabile, ma ovviamente solo per l’elezione della Camera dei deputati. Aveva ragione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: la totale difformità tra il sistema elettorale della Camera dei deputati (come disegnato oggi dalla Consulta) e quello del Senato della Repubblica (il cosiddetto ‘Consultellum’ della sentenza della Corte del gennaio 2014) necessita un deciso intervento parlamentare per armonizzare i due sistemi di voto. Ad oggi, infatti, il premio di maggioranza è previsto per la sola Camera dei deputati e non per il Senato della Repubblica. Inoltre a Montecitorio, proprio per il premio di maggioranza, si incentivano le liste; a Palazzo Madama, invece, si incentivano le coalizioni, con soglie di sbarramento più basse per ottenere i seggi in caso di accordo tra più liste. Altra rilevante divergenza: alla Camera ci sono i capilista bloccati, al Senato no. Il Parlamento, dopo questa decisione della Consulta, analizzatene attentamente le motivazioni, dovrà intelligentemente ed alacremente operare per garantire la omogeneità dei due sistemi elettorali”. È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

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