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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘riforma’

Romani più poveri con la riforma del catasto

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2021

“Il candidato sindaco Gualtieri dimentica cosa voleva il ministro dell’Economia, Gualteri: la riforma del catasto che oggi il suo partito sarebbe in procinto di varare dando l’ennesima stangata alle famiglie italiane. Una conferma della sua tradizione persecutoria nei confronti di chi possiede un immobile. Un’eventuale riforma del catasto – con il pretesto di rispondere alle riforme chieste da Bruxelles – si tradurrebbe in una catastrofe per gli italiani già tartassati dal sistema tributario. Il rilancio dell’Italia, a maggior ragione dopo un periodo cupo come questo, non può in alcun modo essere fondato su nuove tasse. Se il Governo Draghi ha bisogno di risorse è al reddito di cittadinanza che deve guardare . La revisione dei valori catastali rischia di incidere pesantemente sul mercato immobiliare falsando anche l’Isee delle famiglie molte delle quali finirebbero per essere escluse dagli aiuti sociali. Una conseguenza che si farà sentire a Roma più che altrove, un tema sul quale Gualtieri, che da ex ministro dell’economia aveva proposta, e da attuale candidato sindaco di Roma la ignora, non sembra volersi esprimere. Un doppiogiochismo indegno di chi non vuole scegliere tra la tutela degli interessi dei romani e quelli tutti interni alla sua coalizione. “Ce lo chiede l’Europa” non è mai stata una giustificazione accettabile, non lo era prima e non lo sarà durante la crisi più grave dal secondo dopoguerra”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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“Rischio patrimoniale con la riforma del catasto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

“La riforma del catasto, che ci chiede l’Europa, è illogica per almeno quattro motivi. Il primo: l’aumento degli estimi catastali coinciderebbe, per paradosso, con il lungo periodo di crollo del valore delle abitazioni e soprattutto dei locali commerciali, sempre più danneggiati dal commercio elettronico; il mercato immobiliare, che in futuro soffrirà anche il decremento strutturale della popolazione, e il Molise ne sa qualcosa, ne uscirebbe ulteriormente a pezzi e ciò renderebbe più poveri gli italiani, per i quali il mattone resta la primaria ricchezza. Il secondo motivo: aumentare la tassazione sugli immobili, a cominciare dall’Imu sulle seconde case detenute da un italiano su cinque, accentuerebbe la desertificazione dell’entroterra e delle zone montane del nostro Paese, Molise compreso, dove le abitazioni nei paesi d’origine rappresentano già un costo insostenibile di cui moltissimi italiani si vorrebbero liberare. Sappiamo come in tantissimi comuni molisani, ridotti a meno di mille abitanti, ci sono oltre un centinaio di abitazioni in vendita, vedi Capracotta, Frosolone o Sant’Elena Sannita, come mi fanno sapere dall’associazione “Forche Caudine” qui a Roma; un fenomeno che avrebbe ricadute negative anche sul turismo. Il terzo: l’aumento del prelievo fiscale penalizzerebbe le nuove generazioni che ereditano immobili di cui spesso non sono in grado di provvedere economicamente persino alla loro gestione e manutenzione; è noto, infatti, come oggi, a differenza degli anni Sessanta, molti figli non riescano ad eguagliare i genitori per qualità del lavoro e reddito. Quarto motivo: l’aumento della tassazione cadrebbe in una crisi economica determinata dal periodo pandemico che mostra ancora evidenti ferite economiche e sociali; con la riforma catastale varierebbe anche l’Isee, con pesanti ripercussioni sociali, si pensi alla mensa scolastica o alle tasse universitarie ”.È quanto spiega Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic con oltre tremila uffici in tutta Italia, a proposito della riforma del fisco, che comprende anche quella del catasto, inserita nel cronoprogramma del Pnrr. L’ultima variazione del valore catastale degli immobili risale al 1989, cioè in un periodo ben diverso per il mercato immobiliare. Nei giorni scorsi contro l’aumento della tassazione sulle case si è scagliato anche Giuseppe De Rita, fondatore del Censis ed ex presidente del Cnel, affermando che “l’abitazione è il fondamento della convivenza, della stabilità e del radicamento, per cui è anche un tabù: guai a chi la tocca. L’Imu è la tassa più odiata, una patrimoniale di fatto”. Il sociologo ha ricordato che per riequilibrare la distanza tra poveri e ricchi la casa è un elemento ormai desueto: “Questa distanza passa ormai per il digitale, per la finanza internazionale, per i risparmi collocati all’estero”.

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Carceri e riforma sistema

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

“Quanto accaduto ieri nel carcere di Frosinone dimostra, ancora una volta, che le nostre denunce erano fondate. Il sistema penitenziario è al collasso ed è a rischio l’incolumità di coloro che ci lavorano e di coloro che sono ristretti. Chiediamo alla Ministra Cartabia di perseguire quanto da noi proposto: serve una riforma organizzativa e forti investimenti”. Ad affermarlo è la Fp Cgil Nazionale in merito a quanto avvenuto al carcere di Frosinone dove un detenuto ha minacciato con una pistola un agente e poi sparato contro tre altri detenuti.”Più che del lavoro dell’ennesima commissione di esperti – prosegue il sindacato -, tra l’altro composta solo in minima parte da operatori del settore, anche se di comprovata esperienza, per riformare il sistema penitenziario la Ministra Cartabia dovrebbe accogliere le proposte che abbiamo avanzato. Non abbiamo bisogno di una riforma dei codici, su cui esiste già uno studio approfondito commissionato dall’allora Ministro Orlando, ma di una riforma organizzativa che venga accompagnata da ingenti investimenti per l’assunzione di personale, la messa in sicurezza delle strutture, l’acquisto di mezzi e strumentazioni tecnologiche e l’implementazione delle attività trattamentali”.Per la Fp Cgil, “le nostre carceri sono fatiscenti, il personale è pesantemente sotto organico e si lavora senza strumenti: se non si parte da questo qualsiasi riforma sarebbe inutile. Bisogna analizzare cosa non funziona e proporre come farlo funzionare. A tal proposito abbiamo inviato da tempo alla Ministra le nostre proposte di modifica dei modelli organizzativi, di quelli operativi e di innovazione dei profili professionali. Siamo come sempre disponibili per ulteriori confronti e chiediamo alla titolare del dicastero di via Arenula risposte concrete su questi temi”, conclude.

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Pensioni: Mura-Cantone (Pd), proposte riforma entro settembre in Parlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

“Entro settembre incardineremo in Commissione le proposte di legge in materia di previdenza presentate dai gruppi: è necessario che il Parlamento discuta della riforma del sistema previdenziale in vista della prossima legge di bilancio”. Lo annunciano la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura e la deputata Carla Cantone, del Pd. “L’adeguamento della previdenza deve essere affrontato – spiegano le parlamentari dem – allargando le attuali maglie dei meccanismi di pensionamento anticipato riservato ad alcune categorie, rivalutando le pensioni medio-basse e istituendo la pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue”.“Ci sono crisi aziendali complesse, la categoria dei lavori usuranti e gravosi è ancora lacunosa rispetto a platea e meccanismi di uscita e poi – aggiungono Mura e Cantone – c’è il tema delle pensioni povere delle donne su cui intervenire migliorando Opzione donna e riconoscendo maternità e lavoro di cura familiare che impattano sulla capacità contributiva femminile. Quota 100 ha mostrato i suoi limiti e deve concludersi”.

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Giustizia. Balboni (FdI): riforma Cartabia su processo civile peggiore di quella Bonafede

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

“La riforma del processo civile proposta dal ministro Cartabia è addirittura peggiorativa del testo Bonafede. Gli emendamenti presentati dal governo in Commissione giustizia introducono un sistema ferreo di preclusioni e decadenze mesi prima dell’udienza di comparizione con conseguenze molto gravi a carico delle parti. Fratelli d’Italia non crede che la celerità del processo possa ottenersi a scapito dei diritti che si devono far valere in giudizio. Il rispetto del principio del contraddittorio può essere garantito soltanto attraverso il confronto con il giudice in udienza alla presenza delle parti e non con memorie da depositare mesi prima, che avviliscono il processo a uno scambio astratto di atti tra attore e convenuto. E ancor più inaccettabile è che a fronte di questa drastica compressione dei diritti delle parti non sia previsto alcun rimedio alla prassi diffusissima in molti Tribunali di rinvii abnormi, anche di anni, spesso privi di una vera giustificazione. Per questo ci batteremo in Commissione ed in aula con i nostri emendamenti per impedire questo ennesimo arretramento della nostra civiltà giuridica nel campo della tutela dei diritti e del processo civile”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia.

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Dopo la giustizia ora la riforma del sistema carcerario

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 agosto 2021

“La riforma della giustizia non può limitarsi alle aule dei Tribunali ma deve entrare nelle carceri. Aspettiamo adesso che gli impegni che ha preso la ministra Cartabia dopo la visita del 14 luglio a Santa Maria Capua Vetere, insieme al Premier Draghi, si trasformino in provvedimenti ed atti recuperando il tempo perduto dai precedenti Governi”. Lo afferma il segretario del S.PP. Aldo Di Giacomo ricordando che “l’ultimo tentativo di riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria risale al 1990 alla legge 395 che ha introdotto qualche novità in un avvio di processo di riforma rimasta incompiuta per la responsabilità di tutti i Ministri alla Giustizia che hanno preceduto la Cartabia”. “Tra le promesse contenute nell’intervento a Santa Maria Capua Vetere, come abbiamo avuto modo di ascoltare dalla diretta tv – ricorda il segretario del sindacato penitenziari – ci sono nuove assunzioni per la polizia penitenziaria, la costruzione di 8 nuovi padiglioni con i fondi comunitari, programmi di formazione per il personale. E’ da anni che segnaliamo una carenza di dotazione organica che va oltre 5mila nuovi posti se si vuole realmente superare le attuali condizioni massacranti di lavoro che vanno oltre i turni senza riposo e riguardano la sicurezza del personale penitenziario. Ci aspettiamo inoltre programmi adeguati per formazione ed aggiornamento professionale di uomini e donne in divisa che nelle intenzioni del Governo dovrebbero aiutare a far sì che la pena sia finalizzata al recupero sociale del detenuto come prevede la Costituzione e non sia fine a se stessa. Un obiettivo più che condivisibile e più facile da dire che da realizzare senza strumenti e strutture adeguati. Ci sono poi due “nervi scoperti” del sistema penitenziario attuale: i detenuti con problemi psichiatrici e quindi il problema della salute mentale in carcere; la presenza nelle celle di alcune decine di bambini con le madri detenute che è un’offesa alla coscienza civile del Paese. Sappiamo bene che riaffermare la presenza dello Stato in carcere – continua Di Giacomo – non è facile perché c’è la necessità di resettare tutta l’attività dei vari Ministri di Grazia e Giustizia che si sono succeduti in tanti anni. Gli effetti di decenni di sottovalutazioni, provvedimenti scoordinati, direzione del DAP inadeguata sono a tutti evidenti.

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Riforma dell’ippica

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2021

“Una buona notizia per il settore: oggi, infatti, la Commissione Agricoltura del Senato ha iniziato l’iter di discussione del disegno di legge, a mia prima firma con il senatore Luca De Carlo, sulla riforma dell’ippica. Si tratta di un primo importante passo che sottolinea la consapevolezza della Commissione sull’importanza di una riforma strutturale dell’intero settore. Sarà possibile avviare un confronto con tutto il settore, che attraverso le audizioni potrà dare un contributo fattivo all’approvazione di questo ddl. E questo perchè il testo depositato è una base concreta di partenza, che con il contributo di tutti potrà rappresentate una vera rivoluzione per tutto il settore. Dobbiamo avere il coraggio di programmare il futuro in maniera diversa, senza limitarci alla gestione del quotidiano. Questo significa aprire una riflessione sulla creazione di un ente esterno al Ministero per la gestione organizzativa ed economica dell’ippica. L’Italia ha i migliori allevamenti ed allevatori, i migliori cavalli d’Europa, ma dobbiamo valorizzare quella che è una grande eccellenza italiana nel mondo”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, capogruppo in Commissione Agricoltura.

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Non si fa la riforma della sanità senza medici

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Le sette sigle che costituiscono Alleanza per la Professione Medica, APM, ovvero ANDI, CIMOP, Federazione CIMO-FESMED, FIMMG, FIMP, SBV e SUMAI nel loro manifesto chiedono in sostanza di: promuovere e difendere l’indispensabile autonomia decisionale del medico, che deve sostanziarsi anche nella possibilità di partecipare concretamente al governo del contesto organizzativo in cui esercita la propria attività professionale; – promuovere una diversa progressione professionale e di carriera nel corso della vita lavorativa che esalti la sfera professionale, anche attraverso una valutazione/certificazione periodica delle abilità professionali individuali in una logica meritocratica; – rivendicare una corretta programmazione delle attività formative, sia per quanto riguarda i tempi e le modalità di accesso al corso di laurea, alle specialità universitarie e al corso di formazione in medicina generale; sia per quanto riguarda contenuti e luoghi di formazione specialistica, propedeutica per la successiva immissione nel mondo del lavoro eliminando una volta per tutte l’imbuto formativo; – recuperare l’autonomia e la centralità del proprio ruolo, all’interno del SSN; – salvaguardare la libera professione medica e odontoiatrica dalla sempre più incombente pressione burocratica e fiscale; – proporre modelli organizzativi e di governance che sappiano coniugare gli obiettivi del PNRR con le reali esigenze dei professionisti e dei cittadini; – consentire la libera scelta del medico e odontoiatra curante da parte del cittadino che ne esalti il rapporto fiduciario Medico paziente sia nella medicina generale che nella specialistica ambulatoriale convenzionata e accreditata che nella pediatria di libera scelta valorizzando il lavoro in team impedendo anche il protrarsi dei condizionamenti esercitati dai providers di reti di sanità integrativa. – equilibrare in sanità il rapporto fra professione e capitale. “Soddisfazione per la partecipazione degli esponenti politici che ci hanno ascoltato e si sono dichiarati disponibili a recepire le nostre proposte riguardanti il PNRR. Il Recovery oggi è completamente privo di riferimenti ai professionisti medici, senza i quali non solo le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità rischiano di essere delle scatole vuote ma anche il Servizio sanitario nazionale rischia di non essere più tale, non potendo svolgere il suo ruolo di tutela della salute dei cittadini. Tutto ciò in un momento storico in cui, anche a causa del Covid, la gobba pensionistica sta per raggiungere il suo apice e il carico burocratico è sempre più preponderante, a discapito del tempo da dedicare al rapporto medico-paziente”. “Alla luce di queste considerazioni come APM ribadiamo alla politica l’esigenza di ascoltarci e di coinvolgerci nei piani di riforma che riguardano, direttamente o indirettamente, la professione medica perché come la pandemia ha ulteriormente dimostrato senza i medici non si fa la sanità”.

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Giustizia: “Italia merita riforma vera”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

“Da anni attendiamo una riforma della giustizia puntuale e organica, cosa che non è accaduta nemmeno con l’ex ministro Bonafede durante i governi Conte. Immaginare una nuova riforma attenendosi alle sole indicazioni dell’Europa sarebbe riduttivo. Certo, è necessario velocizzare i processi ma oltre alla semplificazione bisogna intervenire per evitare qualunque deriva di impunità, soprattutto rispetto alla criminalità organizzata. Una riforma seria che – anche alla luce della vicenda Palamara dove abbiamo assistito ad una spartizione delle procure da parte del Pd – preveda la sconfitta delle correnti. Una giustizia con un sistema di gestione terzo e imparziale nell’interesse dei cittadini e della comunità. L’Italia merita una riforma vera e profonda che intervenga anche su questi fattori, da cui dipende la selezione meritocratica della magistratura oltre che la velocizzazione dei processi”. E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, intervenendo alla trasmissione ‘Start’ su SkyTg24.

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Necessaria una modifica alla riforma della giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Le associazioni Codici – Centro per i Diritti del Cittadino, Adiconsum, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, Casa del Consumatore, Codacons, Confconsumatori, Ctcu Bolzano e Movimento Consumatori, da sempre impegnate nella tutela dei cittadini, utenti e consumatori, esprimono la loro preoccupazione per le modifiche previste dal DDL Lattanzi, in particolare per quanto riguarda l’esclusione della società civile dalla tutela legale.”Siamo consapevoli che il nodo principale della riforma si muove sul dibattito della prescrizione – dichiarano Ivano Giacomelli (Segretario Nazionale di Codici), Danilo Galvagni (Vicepresidente di Adiconsum), Luisa Crisigiovanni (Segretario Generale di Altroconsumo), Ettore Salvatori (Presidente di Asso-Consum), Furio Truzzi (Presidente di Assoutenti), Alessia Stabile (Presidente Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi), Giovanni Ferrari (Presidente di Casa del Consumatore), Marco Ramadori (Presidente di Codacons), Mara Colla (Presidente di Confconsumatori), Gunde Bauhofer (Direttrice di CTCU Bolzano), Alessandro Mostaccio (Segretario Generale di Movimento Consumatori) –, ma il risultato prodotto dalla Commissione Lattanzi, di cui si discute ormai da settimane, avrebbe conseguenze gravissime per le persone che si rivolgono alle associazioni rappresentative degli interessi collettivi lesi da reato. Il riferimento specifico è ad un passaggio contenuto nell’Articolo 1-Bis, che di fatto impedisce alle associazioni rappresentative degli interessi collettivi lesi da reato di costituirsi parte civile nei procedimenti penali. Come la storia recente insegna, non si tratta di un dettaglio, ma di una questione cruciale. Non bisogna sottovalutare, infatti, quello che sta accadendo nei processi criminali. Le persone offese non si costituiscono parte civile perché hanno paura. È un allarme che merita attenzione e la proposta avanzata dalla Commissione Lattanzi va nella direzione sbagliata, perché non rischia di allontanare la società civile dalle aule di giustizia, ma ne impedisce addirittura l’accesso. Quella che si profila è pertanto una situazione preoccupante. È grazie alle associazioni che la società civile viene rappresentata nei Tribunali ed è chiaro, quindi, che estrometterle dai processi provocherebbe un danno gravissimo alla partecipazione sociale e alla democrazia. Questa riforma nasce sotto il segno della necessità di accorciare i tempi della giustizia, garantendo finalmente tempi brevi e certi ai cittadini, troppo spesso costretti ad affrontare un lungo ed estenuante iter, come richiesto dall’Europa. Una corsa ad ostacoli dovuta non certamente alla costituzione come parte civile delle associazioni, la cui presenza in aula è anzi sinonimo di tutela dei diritti dei cittadini e spesso di corretto svolgimento del processo, oltre che un contributo prezioso per fare luce sulle vicende oggetto del processo. È per queste ragioni che abbiamo deciso di promuovere una campagna di sensibilizzazione per evitare che, dietro il paravento della necessaria riforma della Giustizia, venga impedito alla società civile di essere partecipe nei processi, a partire da quelli delicatissimi nei confronti della criminalità organizzata. La giurisprudenza ha già da tempo elaborato i canoni per qualificare e ammettere le associazioni effettivamente impegnate sulla vicenda oggetto di reato, per tale ragione non si comprende la scelta di estrometterle dal processo. Non è certo una soluzione ai problemi del sistema giustizia, anzi è un modo per affossarlo allontanando ancora di più i cittadini. Alla luce di questo, chiediamo la modifica della riforma nell’articolo in cui di fatto viene negata alle associazioni la possibilità di costituirsi parte civile, garantendo invece la possibilità alla società civile di continuare a difendere in aula, come fatto finora, i diritti delle persone deboli, a partire dai processi che riguardano la criminalità organizzata”.

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«È urgente una riforma del sistema carcerario italiano»

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2021

In merito ai fatti avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 diciamo subito una cosa: sono inaccettabili e chi ha sbagliato deve assumersi le proprie responsabilità.Deve farlo perché non solo ha commesso un abuso ma ha anche minato dinanzi agli occhi dell’opinione pubblica il lavoro svolto ogni giorno con professionalità, onestà e abnegazione dalla stragrande maggioranza degli agenti di polizia penitenzia.Un lavoro condotto secondo le regole e nel rispetto della legge. Si tratta di un’attività quotidiana, oscura, che non fa notizia, spesso svolta in condizioni difficilissime e in ambienti fatiscenti. Vorrei ricordare che in piena pandemia nel carcere di Santa Maria Capua Vetere mancava l’acqua potabile.Può essere considerato un dettaglio, ma estremamente significativo delle condizioni di lavoro in cui vivono i detenuti e operano gli agenti di polizia penitenziaria. Le carceri sono da troppo tempo vere e proprie discariche sociali di cui governi e politici si ricordano solo quando c’è qualche emergenza.Ferma restando la responsabilità soggettiva, le falle del sistema carcerario italiano non sono certo imputabili al corpo di polizia penitenziaria. È evidente che si pongono con urgenza i temi di una riforma del sistema carcerario italiano e di un investimento nei confronti del personale di polizia penitenziaria. Per parte sua la Uilpa si adopererà in ogni sede affinché tali temi siamo affrontati e discussi una volta per tutte. Sandro Colombi, Segretario generale UILPA

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Riforma giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2021

La proposta di riforma del processo penale presentata dalla Commissione Lattanzi nega i fondamentali diritti dei consumatori e delle vittime di reati.”Siamo rimasti stupefatti e attoniti nello scoprire che la Commissione di studio presieduta del prof. Giorgio Lattanzi voglia impedire alle associazioni di consumatori, piuttosto che a quelle ambientaliste, di costituirsi parte civile nei procedimenti penali. Un passo indietro nella civiltà giuridica senza precedenti, a dir poco anacronistico. Riformare la giustizia non può equivalere a negarla. I tempi della giustizia vanno accorciati ma certo non a scapito dei sacrosanti diritti delle parti offese” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dai fallimenti bancari ai reati ambientali, grazie alla costituzioni di parte civile, i consumatori in questi anni non solo hanno potuto rappresentare i loro diritti nell’ambito processuale, ma hanno contribuito a far emergere la verità, a far luce su vicende che, danneggiando i risparmiatori e gli utenti, hanno colpito il Paese. Un esempio per tutti, i crack bancari dove, nei processi attualmente in corso, i nostri legali stanno provando ad accendere un faro anche sugli organi di controllo e su chi, dovendo vigilare, ha invece autorizzato aumenti di capitale per banche ormai fallite, riversando sui piccoli risparmiatori le perdite” prosegue Dona.”A questo va aggiunto che nella riforma ci si dimentica delle conciliazioni paritetiche, fondamentale strumento di deflazione della giustizia. Ci appelliamo al ministro della Giustizia Marta Cartabia perché ponga rimedio a questo scempio, a quella che più che una riforma appare come una controriforma che mira a restaurare i privilegi di pochi a danno dei soggetti più deboli e indifesi, come i consumatori” conclude Dona.

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Scuola: Riforma reclutamento docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

“La riforma mira a istituire un nuovo modello di reclutamento dei docenti, collegato a un ripensamento della loro formazione iniziale e lungo tutto l’arco della loro carriera. Tale misura ha l’obiettivo strategico di comportare un significativo miglioramento della qualità del sistema educativo italiano. La riforma semplificherà in particolare le attuali procedure di concorso. Le misure introdurranno requisiti più rigorosi per l’accesso all’insegnamento, un quadro di mobilità più efficace per gli insegnanti che ne limiti l’eccessiva mobilità, e un chiaro collegamento tra la progressione di carriera, la valutazione delle prestazioni e lo sviluppo professionale continuo”.A proposito di reclutamento dei docenti stamani Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, è intervenuto per parlare di Concorsi e riforma reclutamento all’interno della trasmissione radiofonica di Italia Stampa. “In futuro – ha affermato il leader dell’Anief – ci saranno concorsi annuali, che grazie ad Anief saranno semplificati anche per la scuola. Non più una prova scritta, ma un test e poi una prova orale per andare a misurare la preparazione. Però ancora una volta il sindacato ritiene che bisogna abbassare la soglia a 60 su 100 rispetto ai 70 su 100 previsti. Chi è idoneo dovrebbe avere la sufficienza”. Per quanto riguarda la semplificazione vera e propria, il sindacalista autonomo ha sottolineato come “sembrerebbe che questo concorso sia semplificato solo su quello bandito, per le classi di concorso Stem. Ci chiediamo perché non per tutte le classi di concorso e perché non ripartire i termini. È necessario garantire il diritto di tutti i cittadini ad accedere ai concorsi pubblici, ma anche avere i migliori insegnanti in cattedra. Queste sono le proposte che presenteremo in parlamento quando si discuterà della semplificazione dei concorsi ordinari e di come semplificarli in base alle norme volute dal ministro Brunetta”, ha concluso Pacifico.

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Riforma Pac sulla sostenibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Il fallimento dei ultimi negoziati sulla futura Pac confermano come sia necessario arrivare al prossimo appuntamento con la certezza che i principi ispiratori della riforma non siano di nuovo messi in discussione – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Il ministro delle Politiche agricole Patuanelli ha giustamente ribadito che la disponibilità a trovare soluzioni condivise non deve mettere in pericolo le tre gambe della sostenibilità: quella ambientale, economica e sociale.Di fronte a un nodo cruciale come quello della politica agricola comune, l’Europa ha mostrato ancora una volta di essere divisa. Al tempo stesso, i Governi si fanno portatori di interessi che, prima di essere nazionali, sono spesso il riflesso della pressione che le grandi aziende del sistema agroindustriale esercitano per non cambiare il metodo di ripartizione dei fondi, fortemente sbilanciato a loro favore – continua Tiso.Se si vogliono avere chance di successo, il prossimo vertice deve essere accuratamente preparato sin da ora, in modo da raggiungere un accordo sui principi generali della riforma prima che Parlamento e Consiglio europeo tornino a riunirsi. Non vorremmo assistere a un nuovo braccio di ferro, dove ogni volta sembra che il lavoro debba ricominciare daccapo e le regole integralmente riscritte.

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Pac: Cia, Europa meno forte senza accordo su riforma

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

Senza un accordo sulla riforma della Pac, l’Europa è meno forte di fronte alle sfide della ripresa post pandemia e della transizione ecologica. In gioco c’è la sopravvivenza dell’agricoltura Ue e la qualità di vita dei cittadini. Così Cia-Agricoltori Italiani, che esprime rammarico per la mancata intesa tra Parlamento e Consiglio europeo dopo giorni di negoziati intensi a Bruxelles.“Speriamo in una ripresa dei negoziati a giugno dove tutti riescano a superare ogni forma di preclusione -dichiara il presidente nazionale Dino Scanavino-. Auspichiamo un confronto più aperto, che si ispiri al cambiamento, sempre tenendo conto che la priorità resta il reddito agricolo. Gli agricoltori europei sono pronti a fare la propria parte per diventare sempre più sostenibili, con una Pac 2023-2027 più verde, ma senza dimenticare che la politica agricola comune è innanzitutto una politica economica che deve sostenere la produzione di cibo sano, sicuro e di qualità e garantire la tenuta e la crescita delle aree rurali”. Sicuramente restano sul tavolo nodi importanti da sciogliere. Per Cia, però, rimane prioritario raggiungere un accordo sulla riforma della Pac che consenta una redistribuzione più equa delle risorse, così come un’attenzione alle politiche ambientali, che incentivino comportamenti virtuosi mantenendo l’agricoltura al centro. “Chiediamo un impegno affinché si arrivi presto a un’intesa per una Pac robusta e strutturata, con fondi spendibili subito -aggiunge Scanavino-. C’è bisogno, nei tempi giusti, di una legislazione certa, equilibrata, innovativa, capace di garantire insieme la competitività e la sostenibilità del settore. Come Cia, continueremo a lavorare perché l’agricoltura diventi, sempre di più, un settore strategico per il nostro Paese e per l’Europa”.

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Riforma Pac e transizione verde

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 Maggio 2021

Dopo mesi di discussioni, è giunto per l’Europa il momento di fornire le risposte che l’agricoltura attende da molto tempo – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Nel consiglio Agricoltura e Pesca (Agrifish), in programma a Bruxelles il 26 e 27 maggio, si parlerà della riforma della Pac e delle nuove tecniche agroalimentari. Altri temi sul tavolo sono il Piano di azione per l’agricoltura biologica e il vertice Onu sui sistemi alimentari di settembre. Al termine della riunione, dovrebbero emergere in modo più chiaro le reali intenzioni dell’Europa.I Paesi dell’Unione hanno ancora spazio di manovra per imprimere una svolta all’agricoltura, ma non si può ignorare il rischio che preferiscano restare ancorati al sistema produttivo agroindustriale – spiega Tiso. Gli interessi costituiti sono molti, così come forti sono le pressioni esercitate su Governi affinché lo scenario non cambi. Tra i pericoli, c’è anche quello che gli Ogm possano rientrare tra le coltivazioni consentite attraverso le cosiddette Nuove tecniche genomiche.Mentre il Governo italiano prepara una cabina di regia per la gestione delle risorse del Recovery Fund, è bene tenere alta l’attenzione non solo sull’ammontare dei fondi in arrivo, ma anche sulle priorità che l’Europa stabilirà per il settore primario. Non basta infatti avere a disposizione nuovi fondi. E’ altrettanto necessario saperli spendere nel migliore dei modi, identificando gli investimenti che possono permettere una reale transizione verde della nostra agricoltura e superando le inevitabili resistenze che ogni cambiamento porta con sé.

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Riforma giustizia: le proposte che lasciano perplessi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 Maggio 2021

Sulle proposte che circolano e che potrebbero essere inserite nella riforma della giustizia penale, c’è quella di estendere l’utilizzo dei riti alternativi per sgravare i carichi processuali. In proposito intervengono l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, e Barbara Benedettelli, giornalista e attivista per le vittime di reato: “Questi emendamenti prevedono di aumentare lo sconto di pena automatico dato dal rito abbreviato (che se chiesto dall’imputato va concesso) dal 30% al 50% per i reati puniti con pena massima fino a 5 anni, e quella di allargare la possibilità del patteggiamento (concesso all’imputato se il PM è favorevole) anche ai reati per cui si prevede una pena finale non superiore a 8 anni, con uno sconto anche qui del 50% della pena.” “Ciò comporterà”, precisa Aldrovandi “che molti reati gravi avranno più possibilità di essere puniti con pene sospese o misure alternative che, di fatto, significano nessuna pena, o comunque una pena che vedrà modificata, se non azzerata, la sua funzione afflittiva, retributiva e riabilitativa. Dall’altra parte”, prosegue l’avvocato, “si cercherà di valorizzare la parte riparativa della condanna, subordinando l’archiviazione del procedimento penale al risarcimento danni o a un’azione riparatoria da parte dell’imputato, avvilendo ancora di più il ruolo della vittima in ambito processuale, già ora considerata, a tutti gli effetti, una parte eventuale del processo, il quale si può svolgere anche in assenza di una sua partecipazione formale. Ma a un anziano truffato piuttosto che a una persona massacrata di botte o a una vittima di stalking o maltrattamenti in famiglia, giusto per citare qualche esempio, chi penserà? Se queste richieste saranno approvate e diventeranno legge, assisteremo a contro riforme inaccettabili e a un’involuzione giuridica e processuale, dopo anni di battaglie per le vittime e a piccoli grandi passi raggiunti, come il divieto del rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo.” “Trovo inaccettabile”, interviene Benedettelli “che una società arrivata al lockdown e al coprifuoco – misure tipiche delle guerre, che comprimono al limite della legittimità le libertà personali – per tutelare la vita e la salute da un virus, possa pensare di ridurre la portata delle pene, dunque di ‘quel sensibile motivo che impedisce di commettere illeciti’ per dirla con Beccaria, per reati da gravi a gravissimi che ove commessi comportano una lesione della salute psicofisica delle persone. Reati che, se non opportunamente puniti, possono portare i rei a superare i limiti fino ad uccidere, come ben dimostra quanto accaduto dopo l’ultimo indulto.” “Per questo”, chiosano Aldrovandi e Benedettelli “invitiamo tutte le forze politiche, soprattutto quelle che in passato hanno sostenuto importanti sfide per le vittime, a essere unite e coese nel contrastare queste proposte. Perché una vittima non vuole vendetta, ma semplicemente giustizia. E regalare sconti di pena a pioggia o mortificare ancor più il ruolo della vittima non è degno di uno Stato di diritto”.

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Scuola: Riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2021

Il ministro Andrea Orlando annuncia la ripresa dei tavoli di confronto per la riforma pensioni. Lo scrive Orizzonte Scuola, ricordando “le molte sollecitazioni da parte dei sindacati”. Inoltre, “per le parti sociali è necessario tamponare la scadenza della quota 100 per evitare un brusco ritorno alla Legge Fornero e questo può essere fatto solo introducendo una misura flessibile a partire dal 1 gennaio 2022”.Il problema, rileva l’Anief, è che nell’ultima bozza del DEF siamo molto lontani da questa possibilità: nel documento di economia e finanza viene solo riportato che “in ambito previdenziale e assistenziale si estende la possibilità di optare per il regime sperimentale per il pensionamento anticipato delle donne (cosiddetta “opzione donna”) alle lavoratrici che maturano i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2020 (1,2 miliardi nel periodo 2021-2024) e si proroga a tutto il 2021 la sperimentazione della cosiddetta Ape sociale, consistente in una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni (circa 0,6 miliardi nel periodo 2021-2024)”. Tutto qui. Nessuna proroga di Quota 100. E nessun modello alternativo, in grado di produrre un anticipo pensionistico reale a chi opera in ambienti di lavoro particolarmente stressanti e causa di burnout, come quello della scuola, ma che non continuano a figurare all’interno della lista delle professionalità che danno diritto all’Ape sociale.

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Scuola: Riforma reclutamento

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

Come si andrà a realizzare la riforma del reclutamento voluta dalla Funzione pubblica? “Per quanto riguarda la scuola – spiega il leader dell’Anief – c’è un concorso ordinario che è stato bandito, ci sono centinaia di migliaia di domande presentate, ma se si cambiano le regole bisogna riaprire i termini. Inoltre, servirebbe un test semplificato da realizzare attraverso una prova scritta e un orale come prova simulata. Per quel che riguarda invece gli idonei che hanno svolto con esito positivo tutte le precedenti procedure concorsuali, come gli insegnanti di religione cattolica o coloro che hanno superato i concorsi ordinari e riservati tra il 2016 ed oggi, deve essere garantita la loro immissione in ruolo. Così come a coloro che risulteranno idonei all’ultimo concorso straordinario, le cui graduatorie sono state pubblicate o si è in procinto di farlo”.Il sindacalista autonomo ricorda che “per avere tutti gli insegnanti in cattedra a settembre sarà importantissimo dare la possibilità di assumere direttamente dalle graduatorie Gps, cioè dalle Graduatorie provinciali per le supplenze. Sono graduatorie per titoli già pronte e laddove le GaE sono esaurite, senza più candidati o non pronte le graduatorie del concorso straordinario”, vanno utilizzare “per evitare di trovarci con 70 mila cattedre nuove vacanti autorizzate per il ruolo e anche il ‘balletto’ delle supplenze”.Marcello Pacifico, quindi, sostiene che vi sono tutti i motivi per “ricorrere alla cosa più semplice: il reclutamento attraverso queste graduatorie, ovviamente facendo fare un corso di abilitazione per chi ne è sprovvisto con la valutazione finale e il tirocinio eventualmente svolto nell’anno di prova. Quindi, l’importante è avere tutti gli insegnanti a settembre: docenti che meritano, sia chi è risultato idoneo ai concorsi sia chi insegna da anni nelle nostre scuole”.

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U.S.A. La riforma della Corte Suprema: mossa cauta di Biden

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

By Domenico Maceri, Ph. DSi tratta di un “attacco diretto all’indipendenza del sistema giudiziario della nostra nazione”. Ecco come Mitch McConnell, repubblicano del Kentucky e leader della minoranza al Senato, ha caratterizzato la commissione presidenziale per la riforma della Corte Suprema. Nel suo annuncio, Joe Biden ha informato che sono stati selezionati 36 studiosi di giurisprudenza, avvocati ed ex giudici federali per studiare quali modifiche sarebbero utili per ristabilire un bilanciamento nel massimo organo giurisdizionale del Paese. Come si sa, la Corte Suprema americana attuale è composta da 9 giudici, 6 dei quali sono stati nominati da presidenti repubblicani e 3 da democratici.È proprio questo sbilanciamento nella Corte Suprema che Biden e la sinistra in generale vorrebbero ritoccare senza però attaccare il sistema giudiziario. Se qualcuno lo ha attaccato e deformato, infatti, bisogna proprio guardare al comportamento di McConnell. Va ricordato che se la Corte Suprema pende a destra il merito è proprio del senatore del Kentucky che ha abusato il suo potere per portare l’acqua al mulino del suo partito. McConnell nel 2016 congelò la nomina di Merrick Garland fatta dall’allora presidente Barack Obama con una trovata originale che diventò esplicitamente ipocrita. McConnell asserì che in un anno di elezione presidenziale il futuro presidente e non quello in carica aveva il diritto di nominare il giudice che avrebbe sostituito Antonin Scalia, morto poco tempo prima. Con l’elezione di Donald Trump nel 2016, Neil Gorsuch andò ad occupare il seggio di Scalia, in effetti “rubandolo” ai democratici. Nel caso di Garland mancavano 237 giorni all’elezione e quindi c’era più che sufficiente tempo per la conferma. Poi quando nel 2020 morì Ruth Bader Ginsburg, McConnell dichiarò che il suo sostituto sarebbe sottoposto al voto di ratifica della Camera Alta al più presto. L’elezione presidenziale sarebbe avvenuta in 47 giorni, una conferma lampo dunque comparata al congelo ed eventuale revoca di quella di Garland.McConnell ha dunque poche ragioni per lamentarsi di una possibile riforma della Corte Suprema considerando le sue azioni sul sistema giudiziario. McConnell ha inoltre imballato il sistema giudiziario inferiore durante i quattro anni di amministrazione di Trump confermando 234 giudici dei diversi distretti federali, incluso 54 giudici di Corte di Appello. Questi nuovi giudici avranno un impatto dell’amministrazione dell’ex presidente per decenni. Considerando che la Corte Suprema accetta solo il 3 percento dei casi proposti e il 97 percento vengono decisi da queste corti inferiori, McConnell ha in un certo senso vinto la battaglia giudiziaria anche con un’eventuale riforma della Corte Suprema.Ciononostante la Corte Suprema è importantissima e il fatto che i repubblicani abbiano nominato 6 dei 9 giudici ha causato serie preoccupazioni alla sinistra. La commissione di Biden dovrebbe consegnargli un rapporto finale in 180 giorni e poi si vedrà cosa vuole modificare il 46esimo presidente. Si crede che i due elementi principali siano il numero totale delle toghe e l’incarico a vita dei giudici. Agli inizi della storia americana i giudici erano 6, poi furono aumentati a 10 durante la Guerra Civile, e nel 1869 il numero fu ridotto a 9 che continua tuttora. I cambiamenti si possono fare dunque e infatti considerando i 152 anni passati dall’ultimo aggiornamento alcune modifiche sarebbero giustificate.Il numero 9 però è popolare e persino la giudice Bader Ginsburg, icona della sinistra, aveva indicato che era un ottimo numero per la Corte Suprema. Anche l’attuale giudice liberal Stephen G. Breyer, in un recente discorso alla Harvard University, ha sottolineato che il numero è adeguato e che l’aggiunta di altri “eroderebbe la fiducia” che gli americani hanno nel sistema giudiziario. Breyer ha anche difeso l’attuale Corte Suprema ricordando giustamente che in alcuni casi la maggioranza ha votato contro desideri conservativi come l’Obamacare (la riforma sanitaria di Barack Obama), l’immigrazione, e l’aborto. Breyer avrebbe potuto anche aggiungere la “sconfitta” di Trump nel suo ricorso per ribaltare il risultato dell’elezione del 2020, causando l’ex presidente di accusare i giudici di ingiustizia, dichiarando che “dovrebbero vergognarsi”. Breyer da parte sua è sotto il mirino della sinistra perché a 82 anni, il più anziano fra i nove giudici, potrebbe andare in pensione permettendo a Biden di nominare la prima donna afro-americana alla Corte Suprema come ha promesso. La sinistra, però, vorrebbe aumentare il numero immediatamente per stabilire un certo bilanciamento fra giudici nominati da repubblicani e democratici. Aggiungendo altri 3 o 4 giudici nei prossimi anni si potrebbe raggiungere questa meta. Biden nel 1983 aveva dichiarato che imballare la Corte Suprema era “un’idiozia” ma le cose sono cambiate con le recenti azioni repubblicane al Senato e le spinte dell’ala sinistra del suo partito che lo hanno costretto ad agire anche se in maniera prudente. Bisognerà vedere le raccomandazioni che riceverà. Con ogni probabilità l’incarico a vita dei giudici sarà preso di mira e potrebbe risultare in una raccomandazione con supporto bipartisan. Al momento i giudici spesso vanno in pensione quando un presidente con analoghe vedute ideologiche è in carica onde dargli l’opportunità di nominare un nuovo giudice che possa essere un “clone”. Il più recente esempio di questo problema si è verificato nel caso di Anthony Kennedy il quale andò in pensione nel 2018. Ciò permise a Trump di nominare Brett Kavanaugh la cui conferma fu ottenuta nonostante le accuse di molestie sessuali quando era studente al liceo. Secondo la Costituzione il governo può modificare il numero e le modalità della Corte Suprema che includono anche il significato di maggioranza per decidere i casi. Al momento si tratta di una semplice maggioranza ma si potrebbe istituire una super maggioranza del 60 percento come esiste al Senato, ossia la nota regola del filibuster. Ed è proprio questa regola del Senato che sarà il più grosso scoglio in qualunque raccomandazione fatta dalla commissione, assumendo che Biden vorrà metterne in atto. Si tratta infatti dello scoglio che lega le mani a tutta l’agenda politica dell’attuale inquilino alla Casa Bianca considerando l’intransigenza dei senatori repubblicani. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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