Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Posts Tagged ‘riforma’

Concorrenza: Come si affossano le riforme

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

senatoTutti sono concordi nel ritenere che il nostro Bel Paese e’ immobile a causa dei lacci e lacciuoli che impediscono passi avanti, che frenano le imprese, che schiacciano i cittadini che rendono onnipresente la burocrazia, ma quando si tratta di tagliare le corde che imbrigliano la nostra economia scattano le rivendicazioni corporative. Abbiamo assistito al colpo di mano, nel decreto Milleproroghe, della Confindustria nel settore di trasporti, ora assistiamo al balletto sul disegno di legge sulla concorrenza che, da circa 2 anni, viaggia tra Camera e Senato e che è oggetto di inserimenti per proteggere questa o quella categoria o impresa: nel settore energetico, in quello dei trasporti pubblici, in quello delle farmacie e in quello dei notai e avvocati.La legge Sviluppo del 2009 prevedeva l’adozione annuale di una legge per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Siamo nel 2017 e il disegno di legge concorrenza attuale è il primo in discussione in Parlamento, con “soli” 8 anni di ritardo, e non e’ stato ancora approvato. Il Fondo Monetario stima al ribasso la crescita dell’Italia: siamo ultimi in Europa. Purtroppo, scivoliamo lentamente verso la famosa “quarta sponda”: il Nord Africa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riforma partecipate

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Domenico MamoneVenute al mondo, dall’oggi al domani, nell’ormai lontano 1990, con la legge 142, dovevano consentire agli enti locali di svolgere attività pubbliche comportanti l’esercizio d’impresa. Da società strumentali, però, le “partecipate” nella prassi sono diventate aziende in grado di eludere vincoli pubblici, ad esempio assumendo senza concorso o beneficiando di immissioni finanziarie pubbliche.
“Queste aziende, cresciute all’inverosimile in tutta Italia, hanno finito per fare concorrenza ad imprese private o per frenare la modernizzazione, estendendo logiche burocratiche e assistenziali anche al settore imprenditoriale – evidenzia Domenico Mamone, presidente del sindacato autonomo Unsic, che associa oltre 200mila aziende private. “Inoltre le partecipate, drenando risorse pubbliche e spesso sovrapponendosi a competenze già in mano pubblica, hanno pesato sulla pressione fiscale e tariffaria, soprattutto locale, su cittadini e aziende private, finendo per concorrere a disincentivare consumi e investimenti”. Ora la tormentata riforma Madia, riscritta dopo la bocciatura da parte della Consulta e le osservazioni del Consiglio di Stato, rischia di rappresentare la montagna che partorisce il topolino, secondo Mamone. “Quando, negli ultimi cinquant’anni, s’è trattato di moltiplicare i centri di spesa – dall’istituzione delle Regioni alla proliferazione delle Province, dall’incremento delle Comunità montane alla nascita delle Authority – le norme sono state varate in un batter d’occhio. Così come le liste delle assunzioni. Oggi che bisogna dolorosamente intervenire sugli enormi sprechi determinati anche dalla propagazione di questi organismi, i tempi per i decreti di taglio sono biblici. Il caso delle partecipate è emblematico – continua il presidente dell’Unsic. “L’ex premier Renzi nella sua strategia della rottamazione, già nell’aprile 2014 aveva annunciato l’intenzione di volerle ridurre ‘da ottomila a mille’, dal momento che registravano ‘circa un miliardo e mezzo di disavanzo’. Tuttavia la riforma Madia della pubblica amministrazione, che avrebbe dovuto attuare – almeno in parte – tali intenti, non solo ha rinviato scadenze ed allargato le maglie, ad esempio le aziende con fatturato tra 500mila e un milione di euro non dovranno chiudere subito i battenti, come prevedeva la prima versione del testo, e saranno ‘tranquille’ almeno fino al 2020, ma permette loro di partecipare a gare anche fuori dal territorio dell’amministrazione proprietaria. Insomma, le partecipate diventeranno più forti e, come sta avvenendo da anni, si perpetua la possibilità che la parte pubblica da arbitro diventi giocatore”. (foto: Domenico Mamone)

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Scuola-precariato: Per Bruxelles la riforma non ha funzionato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl deputato, attraverso due interrogazioni presentate in queste ore, ha chiesto alla titolare del Miur ‘quali misure intenda assumere per rimediare, a partire dalla delega del Governo alla 107, ai problemi derivati dall’applicazione dalla cd Legge sulla buona scuola. Occorre prendere atto che diverse cose non hanno funzionato e porre rimedio attraverso una riscrittura delle regole che stanno creando nuove incertezze in un settore che riteniamo determinante per il rilancio culturale, economico e sociale del Paese’. I dati riportati dal Miur parlano di 100 mila precari in servizio lo scorso anno scolastico e addirittura 126 mila in servizio quest’anno e manca ancora un solo anno per ottemperare agli impegni assunti. Anief ricorda che la Presidente della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE si è detta fortemente delusa delle giustificazioni mosse dai rappresentanti italiani. Chiede loro formali e dettagliati ragguagli, che verranno presentati all’interno di un’adunanza plenaria per il Parlamento Europeo. Sulla decisione ha pesato non poco la denuncia dei legali Anief, Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, sulla mancata volontà dello Stato italiano di risolvere il problema. Ma anche l’intenzione espressa dagli stessi avvocati di rivolgersi alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, di voler pure presentare formale denuncia al Consiglio d’Europa, nonché della volontà del sindacato di proseguire i contenziosi nei tribunali nazionali del lavoro.A tal proposito, si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda altresì i decreti per la ricostruzione di carriera: chi volesse presentare ricorso con Anief, per ottenere anche la stabilizzazione e i risarcimenti danni, può ancora decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità e risarcimenti.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): tra pochi mesi l’Italia, con Spagna e Portogallo, dovrà spiegare alla Commissione Ue i perché della pessima gestione del personale pubblico precario con 36 mesi di servizio. Le forti perplessità della Commissione per le Petizioni del Parlamento UE confermano che quello che sta accadendo nel nostro Paese è fuori da ogni logica: lo Stato continua ad aggirare le direttive e le sentenze comunitarie, ma anche quelle della Cassazione sulla mancata assunzione dopo 36 mesi di servizio. E adesso paga il conto. La stessa Cassazione ha sentenziato sull’assegnazione degli scatti di anzianità nei confronti dei precari vessati. Tanto che i tribunali, quando sono chiamati in causa, sempre più spesso assegnano risarcimento e aumenti automatici. E dicono sì anche al rifacimento dei decreti per la ricostruzione di carriera.

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Anief risponde a Renzi sulla riforma scuola: non ci sono punti positivi o negativi, è tutto da cambiare

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

pacifico-marcelloIl giovane sindacato replica all’invito formulato dall’ex premier di avviare una nuova iniziativa sulla scuola, da proporre nelle prossime settimane con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro dell’Istruzione. Intanto, chiede a tutti di indicare un punto positivo e uno negativo tra quelli della Legge 107/2015, perché ritiene che ‘il merito, l’alternanza scuola lavoro, la fine del precariato, il potenziamento degli insegnanti, la formazione, l’edilizia scolastica, il diritto allo studio, lo ZeroSei sul modello di Reggio Emilia sono molto importanti’. Marcello Pacifico (Cisal-Anief) smonta punto per punto la proposta dell’esponente Pd: sbagliare è umano, perseverare non è ammesso. Sul merito, non abbiamo ottenuto alcun risultato se non quello di concentrarci su incrementi ridicoli per pochi docenti, mentre gli stipendi base rimangono fermi a dieci anni fa. Sull’alternanza scuola-lavoro continuiamo a chiedere perché bisogna mandare i ragazzi allo sbaraglio, senza regole sui diritti-doveri. Intanto, il precariato è aumentato, con 100mila docenti e 40mila Ata supplenti annuali. Lascia a desiderare pure il potenziamento assegnato alle scuole, perché non sono state rispettate le richieste dei Collegi dei docenti e non si sono assunti Ata. La formazione iniziale si è rivelata un disastro: rispetto alla classe docente più vecchia del mondo, non si può proporre un concorso-corso che dura otto anni. Sull’edilizia scolastica: per quale motivo i presidi devono essere arrestati e i responsabili degli enti locali no? Sul diritto allo studio, si attende ancora il ripristino del tempo scuola tagliato. La nuova certificazione di 260mila alunni disabili porterà solo problemi. Invece di introdurre la svolta (l’obbligo scolastico a 18 anni), ci si ferma al percorso zero-sei anni, che a queste condizione si rivelerà l’ennesima chimera.

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Taxi, Ncc e Uber: Codici plaude alla proposta di riforma del settore suggerita dall’Antitrust

Posted by fidest press agency su martedì, 14 marzo 2017

taxi-romaCodici da sempre si esprime in favore di modifiche radicali e liberalizzazione del servizio taxi e Ncc che consentano al consumatore finale di poter accedere ad una più ampia gamma di servizi tra loro competitivi, invece che essere in balìa di un monopolio consolidatosi negli ultimi 25 anni, che ha conferito un potere enorme ad una lobby, libera di fare il bello e cattivo tempo, come è successo ad esempio la notte di Capodanno durante la quale sono state lasciate a piedi svariate persone, che giustamente non volevano pagare una tariffa arbitrariamente imposta a prescindere dal tragitto e dal tassametro.
L’Antitrust si è espressa in merito inviando a Parlamento e Governo una segnalazione per sottolineare la necessità di mettere la normativa al passo con l’evoluzione del mercato, specificando che urge una riforma complessiva del settore dalla mobilità non di linea, taxi e Ncc, regolato da una legge risalente al 1992.
L’Antitrust ha giustamente argomentato contestualizzando, ovvero evidenziando come ci troviamo a dover regolarizzare più offerte e a dover far corrispondere agli sviluppi del mercato una normativa coerente con esso.
Intanto il consumatore deve essere tutelato avendo accesso a qualità e prezzi equilibrati, invece negli ultimi anni si è ritrovato davanti a: una carenza del numero di taxi e quindi scadente qualità del servizio, questo a causa dell’esiguo numero di licenze rilasciato dai Comuni, anche perché non appena provavano ad aprire in questo senso imperavano le ribellioni della lobby dei tassisti.
Andranno poi dalla nostra classe politica, che questo dovrebbe fare di mestiere, ovvero mediare tra i differenti interessi delle parti, fatti convergere i differenti interessi in delle norme coerenti con: domanda e offerta e nuove piattaforme tecnologiche disponibili. L’Antitrust nella propria segnalazione ha anche suggerito delle forme di compensazione per chi ha investito i propri soldi nella licenza come forma di impresa.
L’Associazione Codici seguirà con grande attenzione gli sviluppi di un settore, quello della mobilità non di linea, che è destinato ad aprirsi al mercato ed adeguarsi alla domanda ed alle nuove piattaforme tecnologiche, come è successo per altri settori. Non si deve avere paura di cambiare lo status quo, anche perché i servizi si evolvono e se la normativa non segue a ruota, il risultato sarà la rivolta sociale dove ognuno continuerà a preservare il suo piccolo orticello a discapito della collettività.
La politica deve avere il coraggio di fare le riforme, queste fanno progredire un Paese, infatti se l’Italia è rimasta ingessata per decenni è perché la classe politica bada ad essere riconfermata, e per ottenere ciò bisogna rimanere immobili per non urtare la sensibilità delle lobbies.

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La gemma verde dell’Arma

Posted by fidest press agency su domenica, 5 marzo 2017

corpo-forestaleLa riforma della pubblica amministrazione, in atto da un paio d’anni, inizialmente prevedeva che il Corpo forestale dello Stato, insieme alla polizia penitenziaria, venisse incorporato nella Polizia di Stato, mentre la Finanza nell’Arma dei Carabinieri, nell’ottica di realizzare una riduzione da cinque polizie nazionali a due.
Attualmente, la riduzione è da cinque a quattro, con l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri.
Dal primo gennaio 2017, dunque, il quarto corpo di polizia del Paese, con 7.700 forestali, indossa la divisa con l’emblema dell’Arma.
E ne segue i corsi di preparazione ai vari impegni operativi che li riguardano.
Siamo stati testimoni, in esclusiva, dell’attività di addestramento al tiro dei forestali nella sede del CPT (Centro Perfezionamento al Tiro) ora Scuola di perfezionamento al tiro, di Roma, nella Caserma Talamo, al comando del colonnello Carlo Fischione, carabiniere paracadutista il quale, cordiale padrone di casa, ci ha illustrato le caratteristiche e le particolari attività del Centro.
L’occasione è stata anche propizia per incontrare il generale Carmelo Burgio, Ispettore degli Istituti di specializzazione dell’Arma dei Carabinieri, con il quale abbiamo avviato un’interessante conversazione, per capire in modo più approfondito in cosa consista il “cambiamento’’.
Il corpo forestale è una condizione di “civile”, come può compenetrare in una condizione di militare?
“Il personale del Corpo Forestale, ci spiega il generale Burgio, fatta eccezione per limitatissime aliquote che sono confluite nei Vigili del Fuoco o che hanno chiesto la mobilità per essere trasferiti in altri ministeri, ha acquisito lo stato di militare automaticamente.
Tutti coloro che sono passati nell’Arma dei Carabinieri sono militari.
Nel corpo forestale c’era un’aliquota di personale civile omologato al personale di truppa, ai nostri brigadieri, marescialli, che ora sta diventando militare.
In questo momento, essi stanno facendo un corso, al termine del quale, se saranno considerati idonei all’impiego di armi, indosseranno la divisa di carabiniere diventando anch’essi militari. Entrano nell’Arma a condizione che superino il Corso.
Un gruppo sta frequentando il Corso presso la Scuola allievi di Roma e da lì andranno alla Scuola di perfezionamento al tiro per superare la fase cruciale che li abiliterà a diventare militari”….. Continua su http://www.cybernaua.it (foto di Daniel Papagni)

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Pubblica amministrazione: i decreti madia cambiano la forma non la sostanza

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

Marianna_MadiaNei fatti il Ministro Madia non cambia l’impostazione Brunettiana e si limita a mitigarla -dichiara Cristiano Fiorentini dell’Esecutivo Nazionale di USB PI – si eliminano le fasce, ma si vincolano rigidamente i contratti a garantire la significativa differenziazione dei giudizi e una effettiva diversificazione dei trattamenti economici con l’obbligo di dedicare alla premialità la maggior parte delle risorse del fondo accessorio; si dà più peso al contratto, ma l’organizzazione del lavoro resta in capo ai dirigenti ed è sottratta al confronto con i sindacati; si fa una norma di stabilizzazione che esclude grosse fette di precariato per tipologia di contratto o per mancanza di risorse.La norma sulla valutazione così come è concepita avrà ricadute negative sui salari di molti lavoratori e continuerà ad essere uno strumento di gestione del personale con effetti negativi anche sull’organizzazione del lavoro. Come USB ha sempre dichiarato, solo l’abolizione totale delle norme di Brunetta avrebbe realizzato quella discontinuità necessaria a riprendere un ragionamento serio sul rilancio del settore pubblico che peraltro non può prescindere neanche dal tema delle risorse. – continua Fiorentini – Anche sul precariato, per quanto la norma sia apprezzabile, non è tollerabile l’esclusione di alcune situazioni, su tutte gli LSU, mentre per altri, ad esempio i precari della Ricerca, non vi sono le risorse necessarie”.Ci preoccupa che il Ministro consideri spianata la strada per l’apertura dei contratti in presenza di uno stanziamento ridicolo nella legge di bilancio 2017 e con una prospettiva fortemente condizionata dalle richieste della Ue di rientro nei vincoli di bilancio. C’è il rischio che il combinato disposto tra la carenza delle risorse e l’ipotesi paventata da alcuni organi di stampa di armonizzare al ribasso i salari accessori nei nuovi comparti, determini lo zero nella casella degli aumenti salariali per gran parte dei dipendenti pubblici – sottolinea il dirigente USB – Si vada al rinnovo dei contratti con le risorse adeguate a risarcire i lavoratori pubblici degli otto anni di blocco, che n on devono mai essere dimenticati.Siamo di fronte ad una riforma ampiamente insufficiente, finalizzata a rendere applicabili i concetti contenuti nella riforma Brunetta, che non cambia la sostanza per i lavoratori, ma restituisce un ruolo al sindacato complice che in questo modo si candida a cogestire la meritocrazia e tutto ciò che ne deriva. Forse era proprio questo il vero e unico obiettivo del tanto sbandierato accordo del 30 novembre – conclude Fiorentini.

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Lombardia: Riforma della Sanità a pezzettini

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

regione lombardia“Abbiamo votato contro il terzo troncone di una riforma sanitaria malgestita e che sta creando il caos nel mondo sanitario lombardo. Maroni e i suoi hanno proposto e approvato una riforma spezzatino, che strizza l’occhio sempre di più alla sanità privata.Tra accelerazioni e frenate l’iter di un provvedimento così importante è risultato confuso e decisamente improntato più ad accontentare i vari animi politici dei gruppi in coalizione di maggioranza che di prendersi il tempo opportuno per fare un unico progetto organico e chiaro. Hanno continuato a ripeterci che dovevamo volare alto ma la realtà è che si cercano di fare leggi di indirizzo in modo che poi la giunta possa avere il massimo agio di deliberare quello che vuole”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.”Nel corso della discussione sono stati approvati alcuni ordini del giorno del M5S sul tema della prevenzione delle malattie cardio-respiratorie legate all’inquinamento, ma era inevitabile per la Giunta, in previsione delle sanzioni europee che dovrebbero arrivare a causa dello stato pessimo dell’aria e per il quale non si fa nulla di davvero risolutivo in regione Lombardia, continuando a destinare fondi ad autostrade invece di concentrarsi sui trasporti pubblici. Approvato anche un secondo ordine del giorno per il riconoscimento dell’attività motoria quale strumento di prevenzione ma e’ ancora insufficiente in legge la volontà di riconoscere all’attività fisica quel ruolo fondamentale che ha per mantenere in salute le persone e aiutare i malati cronici a migliorare le proprie condizioni. Abbiamo lavorato anche sul diabete con due ordini del giorno che impegneranno la Giunta regionale ad aprire centri in tutta la regione per i piccoli pazienti diabetici e perché tutte le ex ASL forniscano uguale numero di presidi (aghi pungidito) ai malati. Abbiamo impegnato Regione Lombardia a dotare i malati di diabete di tecnologie di controllo sanguigno senza l’uso del pungi dito sei volte al giorno. L’approvazione di questi atti del M5S è una piccola vittoria ma rimane ancora tantissimo lavoro da fare per avere un sistema sociosanitario lombardo davvero efficiente e rispondente non solo agli indirizzi più avanzati su prevenzione e appropriatezza ma anche alle esigenze dei cittadini”, concludono i consiglieri.

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Scuola Sostegno, cade il mito della continuità didattica: la delega della riforma va modificata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl decreto della Legge 107/15 sull’inclusione scolastica degli studenti con disabilità non salvaguarda i diritti dell’alunno. E nemmeno del docente specializzato. I motivi sono stati spiegati dall’Anief, durante le audizioni tenute al Senato e alla Camera dei deputati, e ribaditi a seguito delle crescenti proteste di questi ultimi giorni: l’insegnamento del sostegno è assegnato alla scuola, quindi alla classe, al pari degli altri componenti. E siccome l’alunno con disabilità è collocato in un gruppo-classe, è chiaro che è il Consiglio ad approvare la programmazione differenziata, come l’ammissione alla classe successiva: pertanto, o si bloccano tutti i membri del Consiglio stesso o si lede la continuità didattica. Essa infatti diventa un obiettivo impossibile da conseguire, perché significa che ogni docente non dovrebbe mai assentarsi per maternità, malattia o altro.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il vincolo di dieci anni di permanenza dei docenti specializzati dopo l’immissione in ruolo non tiene conto di troppi aspetti. Ecco perché la continuità è un mito da sfatare. Poi c’è almeno un’altra incongruenza: se un docente insegna tre anni alle medie o cinque alla primaria o alle superiori, perché il vincolo sul sostegno è stato portato a dieci anni?

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Incontro sulle lingue antiche e la riforma della “Buona Scuola”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

parma universitàParma Martedì 21 febbraio 2017, alle ore 15, nell’Aula B del Plesso D’Azeglio (via Massimo d’Azeglio 85), si terrà l’incontro Lingue antiche e ‘Buona scuola’, rivolto a dirigenti scolastici, docenti di scuola e universitari, studenti universitari.L’evento, che verte sullo stato dell’arte dell’insegnamento del greco e del latino nella scuola superiore dopo la “Riforma Gelmini” e nell’imminenza dei decreti attuativi della riforma “Buona scuola”, è organizzato dall’Unità di Antichistica del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, in sinergia con l’Ufficio IX dell’Ufficio Scolastico Provinciale (U.S.P.) di Parma e Piacenza,
Dopo l’introduzione del prof. Giuseppe Gilberto Biondi, docente ordinario di Letteratura latina dell’Università di Parma, e del dott. Maurizio Bocedi, Dirigente dell’U.S.P. di Parma e Piacenza, seguiranno gli interventi di docenti di greco e latino di alcuni fra i più rappresentativi Licei emiliani, che presenteranno problemi e prospettive della didattica, con riferimento ad esperienze e progetti specifici.Seguirà la discussione, aperta a tutti i partecipanti.Non è necessaria iscrizione. Alla fine dell’incontro verrà rilasciato un attestato di partecipazione (l’iniziativa è valida ai fini della formazione docenti ex l. 107/2015).

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Riforma Madia: Due decreti usciti dal limbo, ma a che punto è la “madre di tutte le riforme?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

Marianna_Madia“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione dei due decreti legislativi della Riforma Madia, anche se occorre ricordare che quelli approvati oggi sono più o meno gli stessi –il 116/16 e il 175/16- che erano già stati approvati e in attesa di correttivo dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Bene dunque l’uscita dal limbo, ma a che punto siamo in quella che doveva essere la madre di tutte le riforme?”. Questo il commento a caldo di Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PA, la manifestazione romana che da 28 anni è punto di riferimento per i soggetti pubblici e privati nei processi di cambiamento e innovazione tecnologica, istituzionale e organizzativa della Pubblica Amministrazione. Sì all’entusiasmo dunque, ma con cautela: il vero cambiamento, secondo Mochi Sismondi, si gioca su altri tre punti che costituiranno le reali novità: il decreto legislativo sulla valutazione che rinnoverà, correggendola, la “riforma Brunetta”, la riforma della dirigenza il cui decreto era stato ritirato dal Consiglio dei Ministri e non trasmesso alle camere dopo la sentenza della Corte e il Testo Unico sul pubblico impiego, la cui delega è in scadenza a febbraio.
La sentenza 251 della Corte Costituzionale aveva bloccato lo scorso 25 novembre quattro articoli fondamentali della riforma Madia riguardanti dirigenza pubblica, lavoro pubblico, partecipate e servizi pubblici locali: quelli sui quali la Riforma incassa oggi l’ok del Governo – il decreto sui licenziamenti per i “furbetti del cartellino” e quello sul taglio delle partecipate- sono stati sottoposti ai correttivi imposti dalla Consulta. Stesso iter per il decreto sulla nomina dei direttori apicali delle aziende sanitarie ed ospedaliere, rimandato alla prossima settimana, anch’esso già entrato in vigore alla data della pronuncia della Corte, per il quale sarà sufficiente presentare decreti correttivi: decreto, quest’ultimo, che porterà a 19 il numero complessivo di quelli approvati. Ma la reale partita si gioca altrove: sul riordino della dirigenza che costituisce il cuore stesso della Riforma, nel quale si ripensano ruoli e status dei suoi stessi attuatori, e sul Testo Unico sul lavoro pubblico, decreto in preparazione al momento della pronuncia della Corte Costituzionale.“I giornali sono pieni di commenti sullo sblocco del decreto che permette di licenziare i cosiddetti “furbetti” – commenta ancora Mochi Sismondi – ma la partita vera si gioca altrove. Non è su quei pochi che timbrano e se ne vanno che dobbiamo appuntare i nostri sforzi, a quelli pensi la magistratura e li punisca presto e bene, ma sui tanti che in ufficio ci vanno, ma non sono valutati, non hanno obiettivi definiti, non hanno formazione e non sono così messi in condizione di lavorare efficacemente. Per questi non servono leggi, ce ne sono anche troppe, ma buoni dirigenti, buoni manuali, buone “cassette degli attrezzi” che li mettano in condizione di affrontare quell’innovazione che è sempre più necessaria” Da questo cambiamento infatti non si può prescindere: considerazione, questa, emersa chiaramente dalla ricerca sulla Pubblica Amministrazione presentata a fine 2016 da FPA a Roma -e qui riallegata- nella quale si misuravano le concrete ricadute in termini di PIL e occupazione derivanti dalla piena realizzazione del piano riformista: un impatto sulla crescita della produttività e del PIL dello 0,6% entro 5 anni, pari a circa 9 miliardi di prodotto interno lordo in più.

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Scuola – Riforma: la fase transitoria per gestire il precariato è un disastro

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

ministero-pubblica-istruzioneLa mancanza di prospettive d’assunzione, prevista dalle leggi delega della riforma Renzi-Giannini, riguarda tutto il panorama del personale precario: quello docente che lavora attraverso le graduatorie d’istituto e le scuole estere, gli amministrativi, tecnici e ausiliari a tempo determinato, gli educatori, i laureati in Scienze della formazione primaria dal 2012, gli insegnanti di sostegno. Inoltre, per chi sceglie il concorso pubblico si prospetta una beffa: ammesso che lo vinca, dovrà aspettare il 2020 per iniziare a frequentare un corso abilitante, abbandonare la supplenza e riavere poi la stessa con stipendio dimezzato perché tirocinante, per poi tornare a fare il docente dopo altri tre anni con stipendio iniziale senza scatti di anzianità e col rischio d’essere pure bocciato. Nella primaria, invece, il docente non sarà mai assunto. Per non parlare del 25% dei docenti precari che non potranno più lavorare dall’anno prossimo nelle scuole italiane all’estero, perché saranno sostituiti dagli insegnanti di ruolo. La questione riguarda anche gli insegnanti di sostegno, costretti a rimanere nel loro ruolo per dieci anni, in nome di una continuità didattica che non esiste. Risulta condannato alle supplenze anche il personale Ata. Inoltre, è scandalosa la gestione dei criteri di ammissione al concorso per diventare insegnante.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): la laurea, fino a prova contraria, non può scadere come se fosse uno yogurt. Un titolo di studio non può essere sospeso ad tempus: o è valido oppure non è valido; delle due, si scelga una. La verità è che il Miur deve subito organizzare un concorso a cattedre aperto a quei laureati che ha escluso nel 2016. Dopo le richieste emendative alle deleghe, in audizione in Senato, abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione che, in assenza di risposte, porterà a un nuovo sciopero generale del personale interessato, da svolgere anche congiuntamente con le altre sigle sindacali. Serve una soluzione urgente e adeguata rispetto a una legge, la 107/15, e ai suoi schemi di decreti delegati, che allontanano la nostra scuola dall’Europa. La mobilitazione, per certo, continuerà anche nei Tribunali nazionali ed europei.

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Scuola: Delega riforma infanzia 0-6 anni

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

SCUOLA

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

Secondo il giovane sindacato, nel decreto legislativo della Legge 107/15 sulla ‘istituzione del sistema integrato di educazione e d’istruzione dalla nascita sino a sei anni’ è necessario un sensibile aumento degli organici e l’introduzione di personale potenziato nell’infanzia. Tra le modifiche richieste, c’è anche quella di prevedere l’anticipo di un anno dell’obbligo scolastico in classi in compresenza (con docenti della scuola dell’infanzia e della primaria assieme) e la riapertura delle GaE a tutto il personale docenti abilitato, nonché l’assunzione di tutti gli idonei dei concorsi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): sarebbe importante anticipare l’obbligo scolastico, inserendo l’ultimo dei sei anni del Sistema integrato nel primo del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. Il fine risponde ai mutamenti culturali del nostro tempo, offrendo un servizio che valorizzi le potenzialità di bambini, i quali in questo modo vivono uno spazio relazionale e cognitivo più dinamici rispetto alle precedenti generazioni. La scelta, inoltre, pur mantenendo in 10 anni la durata del diritto-dovere alla formazione, allinea ai colleghi europei gli studenti italiani che conseguono il diploma in uscita dal sistema di istruzione e formazione secondaria.

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La decisione della Corte costituzionale in merito all’Italicum cancella definitivamente il ballottaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

elezioni“E’ stata la bandiera di Renzi e del renzismo. Per la Consulta resta il premio di maggioranza (alla lista), resistono i capilista bloccati e le pluricandidature; viene però esclusa la possibilità per il pluricandidato di scegliere a suo piacere il collegio di elezione. In caso di pluricandidature il luogo di elezione sarà determinato mediate sorteggio.La sentenza, infine, come da Costituzione, si definisce immediatamente applicabile, ma ovviamente solo per l’elezione della Camera dei deputati. Aveva ragione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: la totale difformità tra il sistema elettorale della Camera dei deputati (come disegnato oggi dalla Consulta) e quello del Senato della Repubblica (il cosiddetto ‘Consultellum’ della sentenza della Corte del gennaio 2014) necessita un deciso intervento parlamentare per armonizzare i due sistemi di voto. Ad oggi, infatti, il premio di maggioranza è previsto per la sola Camera dei deputati e non per il Senato della Repubblica. Inoltre a Montecitorio, proprio per il premio di maggioranza, si incentivano le liste; a Palazzo Madama, invece, si incentivano le coalizioni, con soglie di sbarramento più basse per ottenere i seggi in caso di accordo tra più liste. Altra rilevante divergenza: alla Camera ci sono i capilista bloccati, al Senato no. Il Parlamento, dopo questa decisione della Consulta, analizzatene attentamente le motivazioni, dovrà intelligentemente ed alacremente operare per garantire la omogeneità dei due sistemi elettorali”. È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

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Buona Scuola: in CdM 4 dei 9 decreti attuativi: il Governo tapperà le falle aperte dalla riforma?

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

ministero-pubblica-istruzioneIl Governo chiamato ad esprimersi su riordino dell’istruzione professionale, scuole all’estero e sostegno; inoltre, è quasi ultimata anche la delega 0-6 anni, che dovrà tener conto dei rilievi della Corte costituzionale sollevati a fine dicembre. Per i rimanenti cinque provvedimenti (formazione iniziale docenti, esami di Stato, cultura umanistica, testo unico, diritto allo studio) si va verso la proroga di due mesi. Intanto, il Ministro Fedeli ha chiesto consiglio a tutti gli operatori scolastici. Anief si presta a collaborare e propone i cambiamenti fondamentali, da attuare proprio sui primi quattro decreti delegati della Legge 107/2015.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): molte di queste modifiche le abbiamo presentate in questi giorni al Parlamento attraverso alcuni emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che Palazzo Chigi ne tenga conto già nella stesura dei decreti delegati: questi, infatti, potrebbero sanare una parte rilevante delle storture presenti nella riforma Renzi-Giannini. Approvare delle deleghe in sintonia con dei profili di incostituzionalità sarebbe, infatti, controproducente per tutti: ciò significa che la lezione derivante dalla bocciatura della Consulta dei decreti legislativi della Pubblica Amministrazione non ha portato alcun cambiamento positivo.Si chiude il cerchio su alcune delle nove leggi delega della Legge di riforma 107/2015: secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, infatti, Miur e Palazzo Chigi hanno concordato di portare nel Consiglio dei ministri di sabato 14 gennaio solo quattro decreti attuativi: riordino dell’istruzione professionale, scuole all’estero e sostegno e “quasi ultimata è anche la delega 0-6 anni, che dovrà tener conto dei rilievi della Corte costituzionale sollevati a fine dicembre. Per i rimanenti cinque provvedimenti (formazione iniziale docenti, esami di Stato, cultura umanistica, testo unico, diritto allo studio) si punterebbe a una proroga di due mesi da inserire in un Ddl ad hoc (sembrerebbe tramontata la strada del Milleproroghe – si aprirebbe un precedente “pericoloso” che potrebbe essere utilizzato anche da altre amministrazioni, in primis Funzione pubblica)”.I motivi della proroga della maggior parte delle leggi delega sono noti: “ostruzionismi interni al sistema scolastico (e ministeriale), contrasti tra le forze di maggioranza (e dentro lo stesso Pd), problemi di copertura, a cui si è aggiunta, a dicembre, la fine anticipata dell’esecutivo Renzi, stanno, nei fatti, segnando la sorte di questi Dlgs”. Il Ministro Valeria Fedeli, dal canto suo, poco dopo il suo insediamento al Dicastero di Viale Trastevere ha però garantito, nell’Atto d’Indirizzo che elenca le priorità dell’amministrazione per il 2017, “di voler proseguire nel processo di implementazione e completa attuazione della Legge 107 del 2015”.Ma non sarà semplice: perché “per rispettare il dettato della legge 107 (deadline per le deleghe 16 gennaio) i testi, non solo, debbono essere approvati, in prima lettura dal governo, ma, poi, vanno subito incardinati presso le competenti commissioni parlamentari (che devono esprimere i pareri, per poi trasmetterli all’Esecutivo per il via libera finale). L’obiettivo della neo-ministra Fedeli è utilizzare questa finestra temporale “aggiuntiva” per migliorare gli articolati, anche a seguito di un confronto con tutti gli operatori scolastici”.A questo proposito, l’Anief conferma la volontà di collaborare al loro miglioramento, a iniziare dai testi riguardanti le prime quattro deleghe in dirittura d’arrivo. Sulla riforma del sostegno, il giovane sindacato ritiene che qualsiasi cambiamento non deve andare a scollare la figura del docente di sostegno dagli organici della scuola (rifiutando logiche di “medicalizzazione” della professione), facendo venire meno anche il progetto di portare a 10 anni l’obbligo di permanenza sul sostegno dopo l’immissione in ruolo. Per l’immediato, occorre poi assolutamente provvedere alla trasformazione di circa 40mila posti dall’attuale organico di fatto a quello di diritto, visto che i posti in deroga hanno una valenza annuale e non possono, come intende fare l’amministrazione, procrastinarli a tempo indeterminato in quello status.Per quanto riguarda le scuole all’estero, è fondamentale che si valorizzi al massimo l’operato del personale che agisce in strutture collocate in territorio non italiano poiché, ancora oggi, il 50 per cento dei docenti è precario e nei loro confronti l’indennità aggiuntiva, assegnata al personale di ruolo‎, è inspiegabilmente ridotta della metà. Vengono, poi, spezzoni per anni assegnati su posti vacanti, le cui situazioni non sono state considerate nella riforma “La Buona Scuola” mettendo, così, a rischio il servizio scolastico offerto a 31mila studenti frequentanti quelle scuole.Sulla riforma della formazione fino a 6 anni, invece, il decreto delegato dovrebbe contenere delle misure che prevedono l’aggiunta del segmento 0-3 anni all’attuale impianto 3-6 anni, nell’ottica di una continuità verticale che vedrebbe finalmente integrato il sistema fino all’inizio della primaria. Tra le novità, servirebbe però anche la fondamentale introduzione dell’anno “ponte”, con la presenza contemporanea di maestri della scuola dell’infanzia e primaria: a 5 anni di età, infatti, i bambini necessitano di un’attenzione pedagogica maggiore. Con il percorso scolastico che potrebbe anche esaurirsi a 18 anni, come avviene in molti altri Paesi. L’introduzione della copresenza porterebbe l’incremento di almeno 30mila docenti, cui si aggiungerebbero quelli considerati dalla riforma, pari ad almeno altri 25mila nuovi insegnanti di settore (necessari per incrementare fino al 33 per cento la diffusione degli asili nido, soprattutto al Sud). In tal modo, le nuove immissioni in ruolo permetterebbero finalmente la stabilizzazione dei docenti dell’infanzia delle Graduatorie a Esaurimento, incredibilmente dimenticati dalla Legge 107/2015 e, con loro, anche dei precari abilitati non inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio nonché tutti i vincitori dei passati concorsi e di quello del 2016.L’ultimo decreto, relativo al riordino dell’istruzione professionale, è chiaro che, dopo la sentenza n. 284/2016 della Corte Costituzionale, non si può non tenere conto della centralità delle Regioni su questo versante. In particolare, come ha detto la Consulta, sulla “previsione degli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia, diversificati in base alla tipologia, all’età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l’infanzia e dei docenti di scuola dell’infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254”. Allo stesso modo, sempre in tema di riforma dell’istruzione professionale, bisogna tenere conto di due norme basilari: lo statuto dei lavoratori, il D.M. 300 del 1977, il quale nonostante alcune modifiche recentemente apportate, prevede ancora, all’articolo 10, che il lavoratore è un soggetto avente titolo a completare un percorso di studi. Allo stesso modo, lo statuto degli studenti e delle studentesse del 1998 accorda il diritto degli studenti alla partecipazione alle attività extracurricolari organizzate dalla scuola. Purtroppo, sinora di tali indicazioni non risulta traccia nelle bozze attuative predisposte.“La Legge 107/2015 – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – va fortemente modificata. Molte di queste modifiche le abbiamo presentate in questi giorni al Parlamento attraverso degli emendamenti al decreto Milleproroghe. È importante, però, che il Governo ne tenga conto anche nella stesura dei decreti delegati: questi, infatti, potrebbero sanare una parte rilevante delle storture presenti nella riforma Renzi-Giannini. Approvare delle deleghe in sintonia con dei profili di incostituzionalità sarebbe, infatti, controproducente per tutti: ciò significherebbe che la lezione derivante dalla bocciatura della Consulta dei decreti legislativi della Pubblica Amministrazione non ha portato alcun cambiamento positivo e che, a metterci mano, per sistemare le cose, dovrà ancora una volta essere il tribunale”, conclude Pacifico.

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Per una riforma elettorale coerente con la Costituzione

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

urne-voteIl voto del 4 dicembre ha bocciato l’Italicum insieme alle deformazioni della Costituzione. È un bene per il paese. Non solo per la necessità di un sistema elettorale omogeneo nelle due Camere ma soprattutto per il carattere ipermaggioritario e distorsivo del voto dell’italicum. E’ inaccettabile che questo Parlamento, sostanzialmente delegittimato dalla Corte costituzionale sin dalla sentenza n. 1 del 2014, abbia dapprima approvato l’Italicum, poi abbia tentato di modificare la Costituzione pur non essendo rappresentativo del paese, e ora non riesca ad assolvere al compito, sollecitato dallo stesso Capo dello Stato, di approvare una nuova legge elettorale coerente per le due Camere, dimostrandosi incapace di raccogliere il segnale venuto dal popolo italiano con la vittoria del NO.
Il sistema elettorale deve essere coerente con i principi costituzionali in modo che il sistema politico possa agire per la loro attuazione ed evolvere per rispondere ai mutamenti della vita sociale. I rappresentanti debbono sempre essere eletti dai rappresentati, anche nelle Provincie, il cui rinnovo sta avvenendo con modalità oscure. Il sistema elettorale non può e non deve distorcere la volontà degli elettori e tanto meno privilegiare la governabilità a scapito della rappresentatività e deve restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Quando il parlamento legifera sul sistema elettorale occorre che l’intervento non sia finalizzato a favorire o danneggiare qualcuno dei partiti in campo, ovvero a scoraggiare la nascita di nuovi soggetti politici. Anzi, nel nostro paese la legge elettorale deve favorire la ricostruzione di forme organizzate della politica come canali stabili di partecipazione da parte dei cittadini. Solo così si possono ricostruire i connotati fondamentali di una partecipazione democratica effettiva, come prefigurata dall’art. 49 della Costituzione, che non si esaurisca in periodiche ordalie elettorali o primariali.
Per gli obiettivi indicati una legge elettorale sostanzialmente proporzionale è la scelta più coerente con l’impianto costituzionale in un sistema politico ormai stabilmente articolato su almeno tre poli. Deve essere respinta la pretesa, alla base dell’Italicum e del Porcellum, di ricavare direttamente dal voto popolare un vincitore e una maggioranza parlamentare, trasformando le elezioni in una mera procedura per l’investitura di fatto del Capo del Governo. Quest’impostazione mina le basi della democrazia parlamentare e comporta un’artificiosa e forte distorsione tra il numero dei seggi assegnati e i voti effettivamente ottenuti, dando vita a governi blindati in parlamento, ma deboli e minoritari nel paese.
Oggi si discute del Mattarellum, certamente migliore dell’Italicum e del Porcellum, da cui è stato sostituito perché inidoneo a creare delle maggioranze precostituite per legge.
Tuttavia non possiamo ignorare che un sistema elettorale misto con prevalenza del collegio uninominale maggioritario a turno unico – calato in un sistema politico almeno tripolare e con forti squilibri territoriali della distribuzione delle forze politiche – presenta gravi inconvenienti in quanto può produrre una non proporzionalità significativa tra voti e seggi; può massimizzare il vantaggio di soggetti marginali nei consensi ma decisivi per la vittoria delle coalizioni; può esaltare la frammentazione territoriale e ridurre il pluralismo; può penalizzare i soggetti portatori di risposte politiche generali.
Vengono ventilate “correzioni” del Mattarellum del tutto inaccettabili, come la soppressione della quota proporzionale o la sua trasformazione in “premio di governabilità”.
Nella riforma elettorale vanno anche riviste le normative per il voto degli italiani all’estero per superare difetti evidenti per quanto riguarda la segretezza e il carattere personale del voto.
In conclusione va segnalato che la scelta del sistema elettorale deve essere ricercata con la più ampia condivisione, a partire dal Parlamento che, seppure largamente delegittimato, non può e non deve sottrarsi al compito politico di scegliere la legge elettorale oggi più opportuna per il paese. Di questa scelta il Parlamento rimane responsabile, nel rispetto di quel che la Corte deciderà il 24 gennaio quando verificherà la compatibilità dell’Italicum con il dettato costituzionale, come richiesto dal Comitato per il No e dal Comitato contro l’Italicum. Paradossalmente, quand’anche l’Italicum non fosse demolito dalla Corte costituzionale, rimarrebbe comunque l’esigenza imprescindibile di superarne radicalmente l’impianto. In tale prospettiva il Comitato contro l’Italicum conferma fin d’ora l’impegno a promuoverne il referendum abrogativo ove si rendesse necessario.
Sulla base di quanto sopra e alla luce dell’imminente sentenza della Corte sull’Italicum verrà predisposta una proposta politica che sia alla base di una iniziativa ampia e di massa.

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Ddl penale, Marotta (Ap): “Riforma da troppo tempo in stand by

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

camera deputati“Una riforma elettorale omogenea e rappresentativa è necessaria, nel rispetto dei cittadini e in ossequio all’appello del presidente della Repubblica. Ma il dibattito politico non può certo esaurirsi su questo tema, il Parlamento non può rimanere paralizzato per i prossimi mesi. I cittadini, come sappiamo, hanno ben altri e più importanti problemi. Per questo, ritengo che tra i primi provvedimenti che dovranno essere affrontati alla ripresa dell’attività parlamentare ci sia la riforma del processo penale. Il relativo disegno di legge da oltre un anno è in stand by, fermo al Senato. Troppo tempo. Contiene norme relative alla prescrizione, alle intercettazioni, fino ad alcuni passaggi fondamentali del processo penale. Temi che incidono direttamente nella vita quotidiana degli italiani. Le forze politiche, dunque, si impegnino a varare quanto prima questa riforma, prima della conclusione della legislatura”. E’ quanto afferma il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.

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Scuola: Riforma 0-6 anni stoppata dalla Consulta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

palazzo consultaRiforma 0-6 anni stoppata dalla Consulta, il parere delle Regioni non può essere aggirato: per il ministro Fedeli è la prima patata bollente. Il ricorso della Regione Puglia ha evidenziato l’illegittimità di una parte della delega per l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione sino all’inizio della scuola primaria, che avrebbe dovuto rappresentare una delle più importanti riforme programmate dalla Legge 107/2015. Con la sentenza n. 284/2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima il comma 181, lett. e punto 1.3 che sovrasta la competenza regionale sulla materia, “in quanto l’ambito relativo all’individuazione degli standard strutturali e organizzativi in materia di istituzioni che operano nell’ambito dell’istruzione rientra nella competenza del legislatore regionale”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): quella di superare la potestà regionale, garantita costituzionalmente, è purtroppo una dimenticanza troppo frequente del legislatore: basti pensare che è ancora ‘pendente’, in tribunale, la questione costituzionale sull’esclusione dei docenti di ruolo dal Concorso a cattedra, che Anief ha sollevato subito dopo aver preso atto dell’ultimo bando selettivo per selezionare nuovi insegnanti. Tornando all’obbligo scolastico, è evidente che non si può aggirare il parere previsto per legge della conferenza con le Regioni. Sarebbe opportuno anche cominciare a riflettere sull’anticipo della primaria a 5 anni di età degli alunni, attraverso l’inserimento in classi ‘ponte’ di compresenza tra docenti della scuola dell’infanzia e della primaria, garantendo in questo modo un insegnamento potenziato nell’anno più delicato per la formazione in tenera età.

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Dal 1° gennaio 2017 Italia Lavoro S.p.A. diventa ANPAL Servizi S.p.A.

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

Il cambio di denominazione della società in house di Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) è sancito dal “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio” approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 7 dicembre (art.1 comma 595).Si completa così il disegno di trasformazione societaria iniziato a settembre con l’ANPAL che subentrava nella proprietà delle azioni di Italia Lavoro S.p.A. con la contestuale decadenza del consiglio d’amministrazione e l’assunzione della pienezza di poteri dell’amministratore unico, Maurizio Del Conte, in quanto presidente di ANPAL.“La regia centrale sulla rete nazionale delle politiche attive del lavoro è determinante, negli anni Italia Lavoro ha sviluppato know how e un’importante azione di supporto anche alle regioni per lo sviluppo dell’occupazione, realizzando progetti anche attraverso la costruzione di una rete tra pubblico e privato a favore di coloro che cercano lavoro o devono ricollocarsi , contribuendo così a costruire quel cambiamento culturale che sottende all’intera riforma.” Conclude il presidente ANPAL e amministratore unico di Italia Lavoro: “ANPAL nelle sue articolazioni organizzative è oramai l’unico referente a livello nazionale per le politiche del lavoro, come dimostra il nuovo portale; l’assegno di ricollocazione parte con un’identità di metodo che testimonia che, oltre alla denominazione, quello che cambia è il passo per l’attuazione delle politiche attive per il lavoro. Le competenze e l’esperienza maturata negli anni da Italia Lavoro saranno valorizzate in Anpal Servizi, che diventerà il braccio operativo della Agenzia Nazionale.”

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I deputati europei approvano la riforma del mercato ferroviario

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

ferrovieIn base alle nuove norme approvate dal Parlamento mercoledì, la fornitura di servizi per il trasporto ferroviario di passeggeri nazionali nei Paesi dell’UE dovrà di norma essere assegnata tramite gare d’appalto. Tali regole mirano anche a stimolare gli investimenti e lo sviluppo di nuovi servizi commerciali.Secondo le nuove regole, le compagnie ferroviarie saranno in grado di offrire i propri servizi per il trasporto ferroviario di passeggeri nazionali nei mercati ferroviari interni dell’UE in due modi.In primo luogo, nei casi dei servizi per il trasporto ferroviario di passeggeri coperti da contratti di servizio pubblico, la procedura dell’appalto pubblico, aperta a tutti gli operatori ferroviari UE, diventerà gradualmente la procedura standard.I contratti di servizio pubblico rappresentano circa i due terzi dei servizi di trasporto ferroviario di passeggeri nell’UE. La nuova procedura, che quindi prevede che le imprese presentino un’offerta pubblica per tali contratti, dovrebbe aumentare l’attenzione per il cliente e ridurre i costi per il contribuente.In via d’eccezione, le autorità nazionali potranno mantenere il diritto di aggiudicare contratti direttamente, senza indire una gara d’appalto. Tuttavia, per poter scegliere tale opzione, le autorità dovranno:
sostenere che tale decisione porta a miglioramenti per una serie di requisiti di prestazione (ad esempio, puntualità e frequenza dei servizi, qualità del materiale rotabile e capacità di trasporto), e
applicarla solo nei casi di servizi pubblici al di sotto di un certo valore medio annuale o per la fornitura di servizi di trasporto pubblico di passeggeri (7,5 milioni di euro o 500.000 km).
In secondo luogo, ogni compagnia ferroviaria potrà offrire servizi commerciali concorrenziali sui mercati ferroviari europei per il trasporto passeggeri.
Tuttavia, per garantire la fornitura di tutti i servizi che i paesi UE desiderano fornire nell’ambito dei contratti di servizio pubblico, gli Stati membri possono limitare il diritto di accesso di un nuovo operatore solo a determinate linee. Un’analisi economica oggettiva da parte del regolatore nazionale sarà necessaria per determinare in quali casi l’accesso può essere limitato.Potenziali conflitti di interesse dovranno inoltre essere valutati per garantire che i gestori dell’infrastruttura operino in modo imparziale, in modo che tutti gli operatori abbiano lo stesso accesso alle tratte e alle stazioni.
Gli operatori del servizio pubblico dovranno conformarsi agli obblighi previsti dalle leggi sociali e sul lavoro, stabiliti dal diritto comunitario, dal diritto nazionale o dai contratti collettivi.Le compagnie ferroviarie potranno offrire nuovi servizi commerciali sulle tratte nazionali a partire dal 14 dicembre 2020. Gare di appalto competitive dovranno diventare la regola generale per i nuovi contratti di servizio pubblico dal dicembre 2023, salvo alcune eccezioni.

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