Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘riforma’

“Va bonificata la riforma della Bonifica siciliana”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

Ad affermarlo con un gioco di parole è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), forte degli ottimi risultati gestionali e di efficienza, che autogoverno e sussidiarietà garantiscono enti consortili in tutta Italia, come dimostrato anche in questi giorni di emergenza idrogeologica.
“E’ la cronaca di una riforma sbagliata – prosegue il DG di ANBI – perché quanto perseguito dalla Regione Sicilia con il disegno di legge, che prevede la creazione di un consorzio unico, significa di fatto la nascita di un’ulteriore agenzia regionale, negando principi fondamentali come quello della partecipazione in difformità con quanto previsto dall’Intesa Stato-Regioni del 2008. Non solo – insiste Gargano – il progetto di riforma nulla dice sui debiti accumulati dagli enti consortili nel corso di pluriennali commissariamenti, né sulle prospettive di sostenibilità gestionale, anzi gravandola di ulteriori funzioni, attualmente attribuite ad altri enti ed i cui oneri non potrebbero certo essere a carico dei consorziati e delle imprese agricole. A fronte di tali considerazioni -conclude Gargano – proponiamo di ripartire dai contenuti dell’Intesa Stato-Regioni del 2008, recependo il profondo disagio che tutti i protagonisti della filiera, dalla Rappresentanza dei cittadini a quella delle Imprese e dei Lavoratori, hanno con forza manifestato al Presidente della Giunta Regionale Siciliana.

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Cambiamo Agricoltura: Necessaria profonda riforma della Pac

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Uccelli, mammiferi, rettili, anfibi e insetti in tutta Europa stanno subendo un declino catastrofico a causa di pratiche agricole dannose. Lo denunciano in una lettera inviata nei giorni scorsi ai parlamentari europei e alla Commissione europea le principali associazioni scientifiche europee (European Ornithologist Union, European Mammal Foundation, Societas Europaea Herpetologica, Societas Europaea Lepidopterologica, Butterfly Conservation Europe e European Bird Census Council). Un appello raccolto e condiviso oggi dalla Coalizione CambiamoAgricoltura, sostenuta da oltre 50 sigle in tutto il paese e coordinata dalle principali sigle del mondo ambientalista e dell’agricoltura biologica (WWF Italia, Lipu, Legambiente, FAI, Pronatura, ISDE, Federbio, AIAB e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica). Le organizzazioni, che rappresentano oltre 2500 scienziati provenienti da tutta Europa e da oltreoceano, sottolineano nella lettera il “nesso scientifico inequivocabile” tra l’intensificazione dell’agricoltura e la sempre maggiore perdita di biodiversità. Gli scienziati esortano l’Unione europea a trasformare la PAC in modo da fornire una risposta seria ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità, invece di continuare a farne uno dei principali fattori scatenati. CambiamoAgricoltura ribadisce l’urgenza di intervenire: “Le prove scientifiche parlano da sole: l’agricoltura intensiva uccide la natura. Se la PAC non è riformata dalle fondamenta – se non facciamo spazio alla natura – allora le promesse europee di Green Deal sulla biodiversità e sul clima saranno solo parole vuote su un altro pezzo di carta. “I cittadini dell’UE, ogni anno – sottolinea la Coalizione CambiamoAgricoltura, finanziano i sussidi della PAC con quasi 60 miliardi di euro di tasse, sussidi che sostengono soprattutto l’agricoltura intensiva e industriale. Il modello di agricoltura intensiva oggi promosso, fondato sull’uso dei pesticidi, porta direttamente alla perdita di biodiversità, all’inquinamento idrico e atmosferico, all’estrazione eccessiva di acqua, alla desertificazione dei suoli, alla perdita di qualità nutrizionali degli alimenti, a rischi ampiamente documentati e ormai non più accettabili per la salute umana perché perdita di biodiversità significa perdita di salute, e contribuisce in modo non certo marginale alla crisi climatica in atto. La Coalizione, le cui proposte sono state riassunte in un decalogo consultabile al sito http://www.cambiamoagricoltura.it., chiede che anche il nostro governo, e in particolare la Ministra Bellanova, si impegni ad agire subito per fermare questa drammatica crisi, che influisce negativamente prima di tutti proprio sul settore agricolo. “Ribadiamo la richiesta alla nostra Ministra di un incontro urgente per discutere delle posizioni del nostro governo al Consiglio Europeo dei Ministri dell’Agricoltura che sono ancora lontane da impegni concreti a favore della natura e del clima e che puntano ad abbassare notevolmente l’ambizione ambientale della PAC proposta dalla Commissione Hogan. Siamo disponibili ad un confronto per lavorare insieme alle possibili soluzioni -proseguono le associazioni – Soprattutto in vista del futuro Piano Nazionale Strategico per la PAC che ogni stato membro dovrà redigere per la nuova programmazione, così che ne possano uscire vincitori sia l’ambiente che il mondo agricolo, che hanno bisogno imprescindibilmente l’uno dell’altro”. Numerosi studi, pubblicati quasi giornalmente su riviste scientifiche internazionali, non da ultimo questa settimana su Nature, mostrano come queste attività hanno portato al declino delle popolazioni di uccelli nei terreni agricoli europei di oltre il 55% tra il 1980 e il 2015. Nelle riserve naturali in tutta la Germania le popolazioni di insetti sono diminuite del 76% in 27 anni. In Italia, l’indice delle specie di uccelli legati agli ambienti agricoli (FBI) è calato di quasi il 40% dal 2000 ad oggi, e per alcune specie come il saltimpalo o l’allodola, un tempo comuni nel paesaggio rurale, si parla di cali di oltre il 70% della popolazione. Queste tendenze stanno spingendo le popolazioni rimanenti verso l’estinzione. Tendenze simili si osservano con altri gruppi animali e vegetali che dipendono dagli habitat agricoli in tutta Europa. Gli scienziati sottolineano che la rimozione di elementi del paesaggio (ad esempio siepi e alberi), l’uso di pesticidi, l’uso indiscriminato delle risorse idriche e la distruzione dei pascoli siano le forze trainanti della perdita di biodiversità.

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La riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 ottobre 2019

E’ un tema che appassiona gli italiani, ma ben pochi ne intravedono una soluzione che sappia contemperare gli interessi di parte da quelli generali del Paese. E a questo punto ci chiediamo se non valga la pena pensare che una risposta è possibile solo se cerchiamo di averla non seguendo le linee convenzionali ma vi aggiungiamo un qualcosa di diverso e di più creativo. In altri termini pensiamo allo studio condotto dai centri Fidest già da qualche anno a questa parte e che a detta degli esperti del settore è da considerarsi interessante, ma poco praticabile. Chi lo dice, ovviamente, o teme il nuovo o ha solo fatto finta di aver letto il progetto. In primo luogo il discorso di fondo che si sono posti gli estensori di questo studio è che se vale ancora la pena ancorarci a dei limiti anagrafici stabilendo con la bilancia del farmacista che solo a 60 anzi a 63, meglio a 65 o a 70 anni si può andare in pensione e con la variabile delle pensioni di anzianità che in qualche modo aprono la finestra ai meno “vecchi”, sia pure con una penalizzazione delle loro rendite. E’ un meccanismo farraginoso e sempre più stonato con una realtà fatta da un continuo innalzamento della speranza di vita e di migliori condizioni fisiche generali di coloro che si avviano alla terza e alla quarta età. E se guardiamo lungo tutto il tratto della nostra esistenza dalla scuola all’età lavorativa e fino a quella conclusiva ci accorgiamo che il problema dell’occupazione ha le sue variabile anagrafiche ben precise e che sovente le alteriamo spingendo taluni giovani ad impieghi sedentari e di poco o scarso impegno intellettuale pur avendo i requisiti per fare altro, mentre sovraccarichiamo di pretese quelli che giovani non lo sono più e potrebbero continuare il loro impegno con altre attività. E si fa un esempio classico: la vita sportiva di un giocatore di calcio fin dove ci conduce? A 35 o al massimo a 40 anni e poi deve necessariamente attaccare gli scarpini al chiodo, ma nello stesso tempo nessuno lo considera un pensionato da relegare alle regolari sedute nelle panchine dei giardini pubblici delle nostre città. Possono sentirsi ancora giovani pur facendo un altro lavoro. Ecco perché si pensa che allorché si entra in una fascia d’età biologica da cinquantenni è giusto che per essi vi possano essere alternative di lavoro meno attive. Ed è questo il punto. Pensiamo al poliziotto che è assegnato alle volanti. A 40 anni gli può stare ancora bene, ma a 50 è possibile lasciarlo in servizio con un lavoro amministrativo e a 60 utilizzarlo in un altro modo ancora. A 70 può rendersi ancora utile in part-time coprendo quelle tipiche carenze negli uffici durante le vacanze dei colleghi, un’assenza per malattia e quanto altro fino al dattilografo negli uffici giudiziari. E questo è solo un piccolo accenno di un grande progetto che tutti sulla carta mostrano interesse ma che molti temono: hic sunt leones. (Riccardo Alfonso)

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La medicina generale necessita di una profonda riforma

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 ottobre 2019

“Esprimiamo un forte senso di condivisione con le proposte del Segretario Generale FIMMG Silvestro Scotti e del Ministro della Salute Roberto Speranza. La medicina generale necessita di una profonda riforma e siamo pronti a fare la nostra parte”. E’ quanto ha dichiarato il dott. Claudio Cricelli, presidente nazionale della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) durante i lavori del congresso della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) che hanno visto la presenza del titolare del dicastero della sanità. “I temi trattati nella sessione inaugurale del congresso, degli amici della FIMMG, hanno portato all’attenzione i temi più importanti della medicina generale – aggiunge Cricelli -. Condividiamo tali contenuti soprattutto quelli che riguardano la riforma del corso di formazione triennale e lo stabilimento della specializzazione in medicina generale. Siamo inoltre pienamente d’accordo sulla necessità di estendere, anche a noi, la podestà di prescrizione dei farmaci innovativi e la conseguente presa in carico di questi pazienti. E’ infine fondamentale aumentare le responsabilità professionali dei medici del territorio e favorire un maggiore utilizzo di nuove tecnologie diagnostiche. Desideriamo quindi esprime al Segretario Scotti, al Ministro Speranza e a tutti i partecipanti al congresso FIMMG i nostri più sinceri complimenti a auguri di buon lavoro”.

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Castelli, “In manovra riforma delle notificazioni digitali. Una svolta green”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 ottobre 2019

“Vogliamo snellire i rapporti tra le Amministrazioni Pubbliche, i cittadini e le imprese, al fine di garantire ai destinatari l’immediata ed agevole conoscibilità, con modalità digitali, degli atti ad essi diretti e, nel contempo, di eliminare i disagi che attualmente si determinano. Sarà una rivoluzione digitale, con un doppio impatto. Consistenti risparmi economici per le amministrazioni ed uno rilevante in termini ambientali, attraverso la trasformazione green del processo di notifica, con riduzione di utilizzo della carta stampata e delle conseguenti emissioni di CO2.
Veniamo ai dettagli.La società, pubblica, PagoPA Spa realizzerà e gestirà una piattaforma digitale, che verrà utilizzata dalle Pubbliche Amministrazioni, dagli agenti della riscossione e dalle società iscritte nell’apposito Albo tenuto dal Ministero dell’economia e delle finanze, delle quali i comuni e le province possono avvalersi per lo svolgimento delle attività di liquidazione, accertamento e riscossione delle proprie entrate. Attraverso tale piattaforma verranno resi disponibili atti, provvedimenti e comunicazioni indirizzati a tutti i soggetti, pubblici o privati, aventi la residenza o la sede legale sul territorio nazionale, anche tramite terzi (coniuge, parenti o affini entro il quarto grado o intermediari). I Cittadini saranno obbligati ad accedere – personalmente o mediante un delegato – all’apposita area personale della Piattaforma. Cambieranno anche gli effetti della data di notifica, e della conseguente decorrenza dei termini. Il perfezionamento della notificazione avverrà, infatti, per gli atti che le Amministrazioni renderanno disponibili nella Piattaforma in ciascun bimestre dell’anno, all’ultimo giorno del secondo mese successivo, e ciò a prescindere dall’effettivo accesso alla stessa Piattaforma da parte dei destinatari. Una rivoluzione che, come dicevo, porterà a risparmi consistenti.Le amministrazioni coinvolte, infatti, risparmieranno sui costi vivi di notifica, sia in termini di anticipazione finanziaria, che di perdita economica, nei casi di mancato recupero per inadempimento. La nuova previsione normativa è tale da assicurare, peraltro, il buon fine della notifica per la totalità degli atti interessati, determinando anche una significativa deflazione del contenzioso per vizi di notifica, con notevole contenimento dei relativi costi.Abbiamo effettuato alcune simulazioni.
Con riguardo all’Agenzia delle entrate Riscossione, il volume annuo di atti stimato ammonta a circa 32 milioni.
Il 45% di tali atti viene attualmente notificato per irreperibilità relativa o assoluta del destinatario, originando plurimi adempimenti gestionali derivanti dalle conseguenti formalità di deposito, affissione e avviso, oltre che un cospicuo contenzioso. Al riguardo, infatti, circa il 60% dei ricorsi incardinati avverso atti emessi dall’agente della riscossione afferisce ad asseriti vizi di notifica. Con le nuove modalità di notifica ci sarà un’immediata contrazione delle anticipazioni finanziarie, per un ammontare annuo non inferiore a 50 milioni di Euro (spese vive di notifica), nonché una riduzione dei costi connessi al contenzioso, per circa 55 milioni di Euro all’anno.Dall’Agenzia delle Entrate, invece, potrebbe attendersi una significativa riduzione dei costi netti di notifica e spedizione, attualmente stimati in circa 41 milioni di euro annui (calcolati al netto delle somme recuperate a titolo di rimborso per le spese di notifica e spedizione, ove previsto).
Ma risparmi consistenti li avrebbero anche i Comuni, con ricadute positive sui servizi che potrebbero essere erogati ai cittadini. Si pensi che la sola Città di Napoli ha ipotizzato, grazie all’introduzione di questa norma, un risparmio complessivo di circa 12 milioni di euro”.Così, in un post su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Al nuovo governo: Riformate il catasto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

«Un chiaro e inequivocabile segno di discontinuità rispetto al passato per il nascente Governo sarebbe quello di varare una delle riforme attese da più tempo in ambito immobiliare e urbanistico: quella del catasto. Un provvedimento più volte annunciato dagli Esecutivi che si sono succeduti nell’ultimo quindicennio ma che è poi stato sistematicamente abbandonato. Un intervento in tal senso è stato ripetutamente sollecitato dalle autorità europee ed internazionali, per cui non solo andrebbe nella direzione di una maggiore equità sociale ma riscuoterebbe anche il plauso di quelle istituzioni che guardano solitamente all’Italia non senza una punta di scetticismo».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e direttore scientifico del Centro Studi Sogeea.
«Ovviamente è necessaria una riforma che non si limiti a una semplice revisione del nostro patrimonio edilizio sulla base dei criteri esistenti, ma che questi ultimi vengano rivisti e aggiornati. Ad esempio introducendo l’efficienza energetica e la tenuta antisismica di ciascun immobile tra i parametri da cui far scaturire la rendita catastale: un’ipotesi sulla quale si potrebbe agevolmente registrare un’ampia convergenza.
La situazione attuale, con clamorose sperequazioni soprattutto nelle grandi città, non è più sostenibile e provoca situazioni paradossali a causa di classificazioni completamente slegate dal contesto urbano attuale. Le imposte derivanti dalle nuove rendite andrebbero regolate in base all’uso che si fa dell’immobile in questione, lasciando il carico maggiore a chi lo utilizza per produrre reddito».

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Legge delega sulla riforma della polizia locale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

“Approda in Consiglio dei Ministri il disegno di legge delega per la riforma della Polizia Locale. Un percorso che consentirà, finalmente, il superamento della legge 85/96, che si sta rivelando ormai inadeguata in molti aspetti. Ringrazio per questo il sottosegretario Carlo Sibilia, che rappresenta il regista di un’operazione fondamentale per rispondere alle necessità di oltre 60mila operatori in Italia” spiega l’Assessore al Personale di Roma Capitale Antonio De Santis.“La riforma è stata infatti impostata ascoltando istanze e osservazioni del corpo di Polizia Locale: il confronto diretto con i lavoratori garantisce l’elaborazione di misure utili ed efficaci. Il dispositivo migliorerà le condizioni di lavoro, sia in termini di sicurezza che di operatività, e aumenterà il coordinamento con la Polizia di Stato. A beneficiarne, oltre agli operatori, saranno certamente i cittadini, che usufruiranno di un servizio sempre più vicino ai bisogni specifici di ogni territorio”.“Si tratta di una novità che si salda perfettamente con il lavoro già avviato per Roma Capitale, dove è stato assicurato l’inserimento di mille agenti in tre anni e che, grazie al Regolamento di Polizia Urbana, definisce in modo sempre più incisivo ruoli e funzioni degli agenti”.

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Sostegno: Anief invia le sue proposte ai parlamentari sulla riforma voluta dal Governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

Il 1° settembre 2019 entra in vigore il decreto legislativo n. 66/2017, cosicché in temi rapidi il nuovo governo si appresti a rapidi correttivi, peraltro non discussi in audizione con le parti sociali e con il mondo della scuola, come il cambio delle regole per l’attribuzione delle ore di sostegno, non più attribuite a “monte” ma sulla base di altri fattori, come il contesto specifico della scuola (gli insegnanti la famiglia, l’équipe medica che segue il bambino) e del territorio (l’ente locale).Il sindacato Anief, ritiene che, nel rispetto delle diverse sentenze del tribunale amministrativo e della corte costituzionale bisogna eliminare gli attuali vincoli alla formazione dell’organico di diritto in presenza di un aumento esponenziale delle certificazioni presentate dalle famiglie negli ultimi anni che con un incremento costante di 10 mila nuovi iscritti l’anno è arrivato all’attuale consistenza di 300 mila alunni disabili iscritti (dati certificati Istat).Il sindacato chiede che a partire dall’anno scolastico 2019/2020, quindi dal prossimo 1° settembre, siano rivisti, con Decreto del Miur, i criteri di determinazione dell’organico di diritto su posti di sostegno attivato al fine di coprire il 100% della dotazione organica di sostegno complessivamente presente nell’anno scolastico precedente: si tratta di oltre 50 mila cattedre, da anni assegnate erroneamente in deroga, fino al 30 giugno dell’anno successivo, privando i docenti precari di farle proprie per le immissioni in ruolo e gli studenti della continuità didattica.Diventa basilare attuare la previsione di un tetto massimo di studenti per classe (massimo 20), al fine di garantire la necessaria personalizzazione degli interventi didattici e una più efficace azione inclusiva del corpo docente e di tutti gli altri membri della comunità educante scolastica. L’aumento di spesa, derivante dal maggior numero di classi da formare, verrebbe compensato dalla generale diminuzione degli alunni iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado, derivante a sua volta dalla riduzione delle nascite.
Ma, sempre in vista dell’effettiva realizzazione dell’inclusione scolastica degli studenti disabili, è necessario adeguare anche la dotazione organica del personale Ata, aumentandola del 10% rispetto a quanto previsto dalla normativa citata.Assumere il personale addetto ai servizi di assistente all’autonomia e alla comunicazione è un passaggio fondamentale per il miglioramento dell’assistenza agli alunni disabili certificati: tali figure professionali, invece, ancora non trovano spazio tra quelle riconosciute in pieno dallo Stato, né riescono ad essere presenti con continuità nei nostri istituti, sempre con gli stessi operatori specializzati.
Il rispetto delle ore di insegnamento specializzato per gli alunni con disabilità, previsto dal Programma educativo individualizzato realizzato dall’équipe specializzata e richiesto dal dirigente scolastico, deve sempre prevalere, anche in deroga all’organico complessivamente autorizzato.Garantire l’iscrizione all’ultimo anno della scuola secondaria:Serve una norma che offra la certezza del diritto dell’alunno all’iscrizione all’ultimo anno della scuola secondaria nel caso in cui non svolga prove equipollenti a quelle ordinarie e consegua l’attestazione di credito formativo”.Valutare il servizio pre-ruolo svolto su posti di sostegno nei vincoli relativi alla mobilità volontaria Secondo il sindacato, infine, è giunta l’ora di chiarire la diretta valutabilità del servizio pre-ruolo svolto su posti di sostegno nella mobilità volontaria del personale già di ruolo.

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Riforma radicale magistratura

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 giugno 2019

“Le correnti all’interno della magistratura rappresentano una malattia mortale e i recenti fatti ci stanno dando ragione, che fa emergere in maniera chiara la commistione tra una certa parte politica e alcuni magistrati, oltreché lo strapotere delle correnti nel Csm sul versante di nomine, promozioni, trasferimenti. Questa deve essere l’occasione per modificare le regole con cui sono eletti i magistrati, per reintrodurre criteri di merito e professionalità. E’ indecoroso i vertici della magistratura italiana siano decisi esclusivamente secondo logiche di potere. Va fatta una riforma radicale della magistratura, improntata a criteri di trasparenza e di merito; ma anche per affermare che se, da un lato, è giusto che la politica non interferisca nell’attività del Csm, dall’altro, è sacrosanto che il magistrato che sceglie di fare politica smetta di svolgere ruoli attivi all’interno della magistratura. Come Fratelli d’Italia lavoreremo in questo senso per presentare una nostra proposta di legge, che finalmente liberi il Csm da un correntismo esasperato e restituisca ai cittadini la certezza dell’imparzialità di chi li giudica”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Riforma del mercato dei diritti d’autore

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

“Non possiamo che essere d’accordo con le dichiarazioni del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli relativamente all’importanza della tutela del diritto d’autore” – dichiara Davide d’Atri, AD di Soundreef S.p.A. “È questo il momento per fare i primi decisivi passi verso una riforma organica del settore e recepire a pieno la Direttiva Barnier. Soundreef è disponibile sin da subito a un confronto – così come avvenuto per gli altri paesi dell’Unione Europea – con il Ministro, al fine di costruire insieme – anche con SIAE – la riforma che il mercato aspetta ormai da molti anni. Il mercato dei diritti d’autore oggi vale oltre 700 mln di euro, una riforma chiara e completa avrebbe effetti positivi sugli operatori, gli artisti e, indubbiamente, sul giro d’affari.”

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Salvini annuncia la riforma della scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Proprio nel momento in cui sembrava ad un passo dalla capitolazione, il Governo M5S-Lega si ricompatta indicando come linea da seguire quanto indicato nel contratto sottoscritto un anno fa. Ed in questa logica spunta anche la riforma della scuola: “Bisogna accelerare sull’attuazione del contratto di Governo, chiedo di accelerare sulle cose: taglio delle tasse, riforma della scuola e della giustizia, autonomia”, ha detto oggi il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, tra gli studenti, le famiglie e il personale serpeggia un malessere di fondo, legato a strutture fatiscenti, classi che esplodono, insegnanti vessati, malpagati e con la valigia, segreterie strozzate dagli impegni e mille altre difficoltà: si provveda a dirimere queste difficoltà, lasciando perdere i facili slogan e i tentativi di imporre un’autonomia differenziata che farebbe sprofondare le scuole del Sud.
Cosa riportava il contratto del Governo in carica a proposito della scuola? A pagina 41 si affronta il capitolo della scuola, spiegando che “occorre ripartire innanzitutto dai nostri docenti. In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. “Buona Scuola”, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta, intervenendo sul fenomeno delle cd. “classi pollaio”, dell’edilizia scolastica, delle graduatorie e titoli per l’insegnamento. Particolare attenzione dovrà essere posta alla questione dei diplomati magistrali e, in generale, al problema del precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria”. Inoltre, nel contratto M5S-Lega si annuncia che “l’eccessiva precarizzazione e la continua frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti rappresentano punti fondamentali da affrontare”, attraverso “una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti”. Sono stati annunciati, quindi, “strumenti efficaci che assicurino e garantiscano l’inclusione per tutti gli alunni”. Secondo Anief è bene che si perseguano allora solo questo genere di obiettivi: “La scuola – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo – non ha bisogno di altre riforme, magari sbagliate, come quelle approvate negli ultimi 15 anni, a partire da quella Moratti, passando per il dimensionamento del Governo Berlusconi del 2008 sino alla nefasta Buona Scuola di Renzi”. “Nel capitolo della scuola di contratto di Governo – continua il sindacalista – non si fa cenno alcuno allo spezzettamento dell’organizzazione dell’istruzione in tante parti quante sono le regioni. Non vorremmo che questa riforma della scuola, annunciata oggi dal ministro Salvini, si riferisca invece proprio a quell’autonomia differenziata tanto cara ai politici e agli imprenditori del Veneto e dell’Emilia Romagna. Sulla regionalizzazione, inoltre, c’è già il beneplacito del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, secondo il quale l’autonomia è un’opportunità che porterebbe maggiori risorse”.
“Per Anief, come per tutto il fronte sindacale, ma anche per il Mef e il M5S, regionalizzare la scuola significherebbe produrre un attentato all’unitarietà del sistema pubblico scolastico nazionale, con il 23 per cento dei docenti che potrebbero passare subito già agli enti locali. Il primo effetto sarebbe quello di affossare le scuole e i servizi del Sud Italia, già sofferenti per via della mancata presenza di strutture e agenti culturali a supporto. Se invece si vuole davvero riforma la scuola andando a tagliare i rami secchi e a risolvere i problemi annosi, come i mancati finanziamenti, gli stipendi più bassi d’Europa, la supplentite, l’affollamento delle classi, il mancato seguito delle direttive emesse da Bruxelles in fatto di reclutamento, allora – conclude Pacifico – saremmo ben lieti di dare il nostro apporto”.

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La riforma sull’immigrazione di Trump: primo passo falso

Posted by fidest press agency su domenica, 26 Mag 2019

By Domenico Maceri. “Si tratta di un piano grande, bello e coraggioso”. I superlativi di Donald Trump sono tipici quando parla di qualcosa associata a se stesso. In questo caso il 45esimo presidente lodava il suo piano sulla riforma dell’immigrazione che altri hanno etichettato “Dead on arrival”, ossia ricevuto in stato “non operativo”.
Il piano di Trump riformerebbe l’immigrazione da un sistema che predilige i ricongiungimenti familiari sostituendolo con uno che agevolerebbe i meriti di coloro che vogliano entrare nel Paese. Si tratta di un piano che adotta principi utilizzati da sistemi dell’Australia, Nuova Zelanda e Canada. Modificherebbe la formula attuale che distribuisce il numero di immigrati con il 66 percento riservato ai ricongiungimenti familiari e il resto per questioni di meriti, umanitari, e richiedenti asilo. Trump riserverebbe il 57 percento dei posti ai meriti, il 33 percento ai ricongiungimenti familiari e il resto a beneficio di caratteristiche umanitarie. Il numero totale di 1,1 milioni cartellini verdi rimarrebbe a essere in vigore. Il piano di Trump attirerebbe più immigrati preparati a entrare nel mondo del lavoro e richiederebbe che i nuovi arrivati imparino o conoscano già l’inglese e si sottopongano a un esame di educazione civica.
Il piano è stato annunciato da Trump ma, Jared Kushner, suo genero e consigliere speciale, lo aveva presentato a un gruppo di senatori repubblicani per cercare di ottenere il loro sostegno. Alcuni giornali hanno riportato che l’incontro non ha entusiasmato. In alcune delle sue risposte Kushner è stato interrotto da Stephen Miller, collaboratore di ultra destra del presidente, per offrire chiarimenti. Il senatore Lindsey Graham del South Carolina, grande sostenitore del presidente, ha dichiarato che il piano non mira a divenire legge ma consiste di un primo passo. Più delusa la senatrice Susan Collins del Maine poiché il piano di Trump non include una soluzione alla tragica situazione dei “dreamers”, i giovani portati illegalmente in America dai loro genitori. Buona parte di loro hanno beneficiato del DACA, un ordine esecutivo di Barack Obama che permette loro di restare negli Stati Uniti temporaneamente. Il piano di Trump non tocca nemmeno la situazione degli 11 milioni di immigrati non autorizzati già nel Paese.
L’allontanamento dai principi di ricongiungimenti familiari richiama la legge sull’immigrazione del 1924. Questa legge impose limiti al numero di immigrati basandoli su una quota del due percento secondo la nazionalità degli americani, legata al censimento del 1890. La legge causò notevoli riduzioni a immigrati provenienti dall’Europa del Sud favorendo ingressi di individui dalla Gran Bretagna e l’Europa settentrionale. Nel 1965 il Congresso ha cambiato la legge che corrisponde in grande misura a quella attuale, favorendo i ricongiungimenti familiari.
Il piano di Trump avrebbe simili effetti riducendo gli ingressi di Paesi poveri come quelli del Sud America e Africa. Si tratta di luoghi che Trump aveva dispregiato come “di m…da”, preferendo quelli del Nord Europa. Comunque sia, il piano di Trump non ha quasi nessuna possibilità di divenire legge, considerando il controllo democratico alla Camera ma soprattutto perché manca di serietà poiché esclude la situazione dei “dreamers” e degli altri immigrati non autorizzati. Perché dunque fare un annuncio sull’immigrazione?
Trump ha ripreso il tema dell’immigrazione per caldeggiare la sua base e i sentimenti anti-immigrati etichettandoli come criminali e pericolosi alla sicurezza del Paese. Secondo questa visione è stato facile affibbiare a Trump l’etichetta di essere anti-immigrazione considerando la sua aspra retorica e l’assenza quasi totale di parole che lodino gli immigrati come costruttori del Paese. Si ricordano facilmente i suoi duri attacchi agli immigrati durante la campagna politica del 2016 ma anche durante la sua presidenza. L’enfasi sul bisogno della costruzione del muro, il bando contro immigrati di parecchi Paesi musulmani, e la separazione delle famiglie di rifugiati al confine col Messico principalmente del Centro America, hanno stabilito il 45esimo presidente come interprete della visione anti-immigranti della sua base.Trump con il suo piano vuole intorbidire le acque, asserendo che si oppone solo all’immigrazione illegale. Il suo tentativo di allontanarsi dalla sua aspra retorica contro gli immigrati sarà difficilmente digerito eccetto per i suoi fedelissimi che hanno idee molto negative sui nuovi arrivati. Ann Coulter, la giornalista di ultra destra che in tempi recenti ha sostenuto Trump, adesso lo attacca persino nel suo nuovo piano ricordando che non ha mantenuto la promessa della costruzione del muro al confine e che il numero degli immigrati rimane identico a quello attuale.
Questa insoddisfazione del piano di Trump dall’estrema destra perché troppo liberal dovrebbe suggerire qualche spiraglio verso un compromesso coi democratici. Kevin McCarthy, presidente della minoranza repubblicana alla Camera, ha dichiarato che il piano di Trump consiste di un primo passo verso un disegno di legge più completo, suggerendo un tentativo bipartisan.Trump però ha messo fine a una tale prospettiva. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha recentemente etichettato i democratici come il partito di “frontiere aperte, salari bassi, e completa illegalità”. Trump ha continuato minacciando che se i democratici non coopereranno con il suo piano per “riforme storiche” bisognerà farlo dopo l’elezione del 2020 quando, secondo lui, i repubblicani controlleranno ambedue le Camere e la Casa Bianca. Perché non ha implementato il suo piano sull’immigrazione durante i primi due anni della sua presidenza quando infatti i repubblicani controllavano ambedue le Camere e la Casa Bianca rimane un mistero. Forse perché si tratta di un piano irrealizzabile il cui vero scopo è mantenere felice la sua base?
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Sostegno: Nuova riforma, vecchi problemi

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 Mag 2019

Il Governo approva in prima lettura nuove regole per dare maggior voce a famiglie e studenti nel piano educativo, ma il 40% degli organici rimane in deroga nonostante le effettive esigenze rilevate e nei casi gravi le ore scoperte, alcuna novità sugli assistenti all’autonomia e al raccordo scuola/mondo del lavoro, mentre la legge sui bisogni educativi e speciali rimane sulla carta.Marcello Pacifico (Anief): In verità, aspettiamo di leggere il testo approvato in Consiglio dei Ministri. Più di dieci anni fa, sotto la presidenza di Prodi, fummo convocati. Da allora nessuno ci ha voluto più ascoltare o ha chiesto il nostro parere.
Intanto Anief rilancia l’operazione ‘Sostegno, non un’ora in meno!’ che, come ogni anno, registra un successo grandioso.Come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, il Consiglio dei Ministri ha appena approvato un provvedimento che porta rilevanti novità per quanto concerne la disabilità a scuola; infatti, “con la revisione del decreto delegato della ‘Buona Scuola’ 66/2017 potremo migliorare l’inclusione degli oltre 200mila studenti con disabilità, aumentando la partecipazione di tutti i soggetti che affiancano questi giovani nella vita di tutti i giorni. Sono fiero di poter dire che la nuova norma è frutto dell’ascolto di istanze reali e di un lavoro partecipato, che si è svolto nei mesi passati gomito a gomito con le associazioni”. Il testo, approvato in via preliminare in cdm, prevede che i genitori siano maggiormente coinvolti nelle scelte che riguardano i figli con disabilità e che lo stesso minore possa contribuire a definire piani e progetti più adeguati per lui.Il sottosegretario al Miur Salvatore Giuliano, attraverso una nota, fa sapere come sia stato previsto che “le ore di sostegno, così come le attività didattiche e gli strumenti materiali per la formazione, non siano più stabiliti da un ufficio distante dall’alunno che agisce per procedure standardizzate, così come potevano essere i Gruppi per l’Inclusione Territoriale previsti nel vecchio testo. Al contrario, con il decreto Inclusione, coinvolgiamo in queste decisioni fondamentali la famiglia dell’alunno, lo psicologo o chi lo prende in cura a livello sanitario, un rappresentante dell’ente locale e, nel caso fosse maggiorenne, anche l’alunno stesso”. Altresì, è stato previsto che i gruppi territoriali siano trasformati in gruppi di docenti esperti nell’inclusione che saranno a disposizione delle scuole per supportarle in tutti i passaggi e nelle singole situazioni critiche con gli studenti.Si tratterebbe quindi di un modo differente di concepire la disabilità che recepisce i principi della Convenzione Onu dei diritti delle persone disabili applicandoli nel concreto a livello scolastico. In sintesi “più attenzione alle esigenze degli alunni con disabilità e maggiore coinvolgimento delle famiglie” è quanto prevede “il nuovo provvedimento normativo per l’inclusione scolastica elaborato dai ministri Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità) e Marco Bussetti (Istruzione), che hanno lavorato alla riforma tenendo conto delle esigenze manifestate da associazioni, famiglie e docenti.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “in verità, aspettiamo di leggere il testo approvato in Consiglio dei Ministri. Più di dieci anni fa, sotto la presidenza di Prodi, fummo convocati. Da allora nessuno ci ha voluto più ascoltare o ha chiesto il nostro parere”.“Del resto, siamo ben lieti – continua Pacifico – di recepire le parole del ministro Marco Bussetti circa il fatto che l’inclusione scolastica sia una priorità del governo, ma, oltre le parole, crediamo che adesso sia giunto il tempo dei fatti. I nostri alunni diversamente abili hanno necessità che le belle idee siano calate nella realtà, dove purtroppo i docenti specializzati e formati non vengono assunti, gli studenti sono costretti a cambiare docente arbitrariamente, mentre in questi mesi si stanno selezionando nuovi docenti da far specializzare, in presenza di pecche, a partire dagli errori delle preselettive”.“Infine, come sindacato, non possiamo che sperare nella migliore delle soluzioni per il bene degli insegnanti, ma soprattutto dei nostri alunni che necessitano di più attenzioni: per essi e per le loro famiglie rilanciamo l’operazione ‘Sostegno, non un’ora in meno!’ che, come ogni anno, registra un successo grandioso”, ha concluso il presidente Pacifico.

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Magistratura onoraria e superamento riforma Orlando

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 Mag 2019

“Il ministro della giustizia Bonafede mantenga le promesse che sono state fatte alla magistratura onoraria e porti in Aula alla Camera, il prima possibile, il provvedimento per il superamento della riforma Orlando. Una promessa che, tra l’altro, è anche contenuta nell’articolo 12 del contratto di Governo sottoscritto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Bene hanno fatto le associazioni della magistratura onoraria ad aver indetto le giornate di astensione generale dalle udienze in programma per il mese di maggio. Anche il Tavolo tecnico istituito presso il ministero con l’intento di risolvere con una riforma condivisa i problemi dei magistrati precari è stata un’altra presa in giro che non ha prodotto nulla e che, dallo scorso novembre, si è riunito solo 3 volte.Fratelli d’Italia proseguirà la battaglia accanto ai magistrati onorari senza i quali la giustizia in Italia collasserebbe e che non meritano di essere presi in giro”. È quanto ha dichiarato il deputato e capogruppo in commissione Giustizia di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi.

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Riforma Madia: soppressione corpo forestale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 aprile 2019

La legittimità della soppressione del Corpo Forestale dello Stato (CFS) e l’assorbimento del suo personale nell’Arma dei Carabinieri, riforma voluta nel 2016 dal Governo in base alla legge delega Madia, sarà discussa domani, martedì 16 aprile, davanti alla Corte Costituzionale. Sono tre i tribunali amministrativi che, a seguito dei ricorsi di oltre 3.200 membri dell’ex Corpo Forestale dello Stato, si sono rivolti alla Consulta per valutare se la soppressione del Corpo e la mutazione di status giuridico, da civile a militare, subita dai suoi dipendenti sia legittima.
“I TAR – spiega l’avvocato beneventano Egidio Lizza che interverrà nella discussione dinanzi alla Consulta in difesa del personale ex CFS – hanno considerato la riforma contraria alla ‘liberta’ di autodeterminazione’ degli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, in mancanza della possibilità di esercitare una scelta pienamente libera e volontaria di divenire personale militare. I giudici dubitano, altresì, della razionalità della riforma che cancella un Corpo ad alta specializzazione per indimostrate esigenze di bilancio. La critica è ancor più severa quando focalizza l’attenzione sul fatto che il disciolto Corpo Forestale dello Stato è sempre stato riconosciuto quale capace tutore del bene ambiente, che è uno dei beni primari del nostro Paese”.La Corte Costituzionale dovrà valutare anche se il Parlamento, nel delegare la riforma al Governo, non sia intervenuto in modo troppo indefinito e generico, e se la scelta del Governo di militarizzare un Corpo di Polizia ad ordinamento civile, sia in contrasto con la tradizione e l’evoluzione giuridica del nostro ordinamento.
In attesa della decisione della Consulta, le migliaia di cause introdotte sull’intero territorio nazionale sono state sospese, potendo la decisione dei giudici costituzionali sovvertire le sorti del Corpo Forestale dello Stato e del suo personale, decise probabilmente in modo poco ponderato.
“L’obiettivo che auspichiamo – conclude l’avvocato Lizza – e su cui peraltro convergono diversi progetti di legge già presentati in Parlamento, è la ricomposizione delle funzioni appartenute al CFS all’interno di una struttura civile del comparto sicurezza, ricreando quelle sinergie indefettibili per tutelare l’ambiente e storicamente assicurate dal CFS con grande efficacia”.
Bisogna infine ricordare che la legittimità della soppressione del CFS e l’assorbimento del suo personale nell’Arma dei Carabinieri, sarà ora oggetto di valutazione anche da parte del Comitato europeo dei Diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa che sovraintende al rispetto dei diritti sociali e dei lavoratori da parte degli Stati europei, cui si sono egualmente rivolti i dipendenti del CFS per verificare se la riforma subita possa ritenersi conforme all’articolo 1 della Carta sociale europea, che garantisce ad ognuno il diritto a svolgere un lavoro liberamente scelto.

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Legge difesa: Riforma è passo in avanti, ma rimangono criticità

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

“Fratelli d’Italia dedica il voto di oggi sulla riforma della legittima difesa alle numerose vittime di questa legge ingiusta. Questa riforma è un passo in avanti nella difesa e nella tutela di chi ha sofferto le ingiustizie di una normativa sbagliata, sulla quale Fratelli d’Italia ha sempre voluto intervenire. E’ nostra, a mia firma, la prima proposta di Legge oggi definitivamente approvata. Avremmo voluto qualcosa di più per non lasciare dubbi interpretativi che finora hanno consentito, a volte, di tutelare più gli aggressori che gli aggrediti. Avremmo voluto, ad esempio, che chi si sta difendendo in casa da un male ingiusto non fosse chiamato a valutare, in quei drammatici momenti, se l’aggressore sta “desistendo” o meno, aprendo così nuovi spazi di discrezionalità. Ciononostante Fratelli d’Italia ha deciso convintamente di votare a favore. Restano invece incomprensibili le posizioni contrarie di una sinistra che continua a dimostrare di essere incapace di ascoltare le esigenze della gente” Lo ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato.

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“Riforma equilibrata a tutela della cultura e della libera informazione”

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

“Il Parlamento europeo è chiamato ad esprimere un voto di importanza cruciale, per l’approvazione definitiva della Direttiva sul diritto d’autore, a tutela dei valori democratici europei di una stampa libera e a garanzia della centralità della cultura e della creatività nella società contemporanea. Proteggere l’industria culturale e dell’informazione, rendendola economicamente indipendente, significa proteggere le nostre libertà.” È quanto affermano, in un comunicato congiunto, il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), Andrea Riffeser Monti, e il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi, in vista delle fasi finali dell’iter di approvazione della Direttiva UE sul diritto d’autore, il cui voto è in programma il 26 marzo a Strasburgo in seduta plenaria.“Esprimo il mio convinto apprezzamento per il senso di responsabilità sin qui dimostrato dai nostri europarlamentari – ha dichiarato Andrea Riffeser Monti – con l’auspicio che anche in occasione della prossima, ultima, votazione non vorranno far mancare il loro sostegno ad una riforma equilibrata e aderente al mutato contesto tecnologico e digitale. Una riforma che, partendo dalla consapevolezza di un necessario riequilibrio economico, incoraggerà forme di cooperazione virtuosa con quei soggetti della Rete che riproducono ed elaborano i contenuti editoriali, attraverso l’introduzione della giusta e proporzionata remunerazione per l’uso digitale delle opere dell’ingegno, per conferire una concreta dignità al lavoro intellettuale e, più in generale, per ottenere il riconoscimento di principi e diritti patrimonio della nostra civiltà europea.” “Il mondo del libro nel suo complesso – ha aggiunto Ricardo Franco Levi –, dagli autori, agli editori, ai librai e ai bibliotecari, sostiene una Direttiva il cui valore è soprattutto nell’equilibrio tra i diversi interessi di tutti gli attori in gioco. È comprensibile che l’equilibrio possa dispiacere a chi oggi ha posizioni dominanti, ma le norme proposte pongono le basi per la crescita dei settori creativi e culturali in Europa, giacché favoriscono l’innovazione a partire dalle modalità per valorizzare i diritti d’autore nei contesti digitali. Bloccarle in dirittura d’arrivo e rinviare tutto alla prossima legislatura equivarrebbe a porre un freno alla crescita delle imprese europee in un ambito, quello culturale, che ha effetti su istruzione, ricerca, diffusione della cultura e quindi di una cittadinanza consapevole. Per questo sono ottimista, sono sicuro che i nostri europarlamentari sapranno scegliere da che parte stare”.

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Scuola: Ecco la mini-riforma di M5S e Lega

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

Per quanto riguarda gli organi collegiali, sintetizza la rivista Orizzonte Scuola, il testo della legge delega invita il governo a ridurre il numero dei componenti degli organi degli enti sottoposti alla vigilanza del Miur. A proposito degli organi collegiali territoriali della scuola, si punterà ad eliminare sovrapposizioni di funzioni e ridefinire la relazione e le competenze con i dirigenti scolastici.Il testo prevede anche che le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica siano riallocati.
Il disegno di legge prevede, inoltre, che vengano soppressi o fusi enti ed agenzie, preposte alla valutazione di scuola e Università, per essere trasformati in uffici dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche. Infine, per quanto riguarda lo sport a scuola, il testo prevede un riordino e la promozione dell’attività sportiva inclusa la creazione di una federazione nazionale.
Anief ha provato ad anticipare le conseguenze dell’eventuale approvazione del testo così come si compone oggi e sul quale il Governo appare molto determinato perché si approvi al più presto. Premesso che si tratta di un testo molto generico, ancora privo di proposte dettagliate, il sindacato ritiene che per quanto riguarda gli organi collegiali, il ddl invita di fatto il governo a ridurre il numero dei componenti degli organi degli enti sottoposti alla vigilanza del Miur. La novità si collocherebbe all’interno di una complessa revisione delle norme vigenti, a partire dal Testo Unico, il decreto legislativo 297 del 1994.Per quanto riguarda gli organi collegiali territoriali della scuola e l’intenzione di eliminare sovrapposizioni di funzioni e ridefinire la relazione e le competenze con i dirigenti scolastici, Anief potrebbe anche ritenersi d’accordo: tuttavia la riduzione numerica degli organi collegiali non deve corrispondere ad un ulteriore allargamento dei poteri e delle responsabilità del dirigente scolastico. E, soprattutto, non si dovrebbe andare ad intaccare la collegialità delle decisioni.Il testo prevede che le funzioni e i compiti amministrativi in tema di cessazioni dal servizio, progressioni e ricostruzioni di carriera, trattamento di fine rapporto del personale della scuola, nonché di ulteriori compiti e funzioni non strettamente connessi alla gestione della singola istituzione scolastica siano riallocati.La possibilità che si riduca la portata delle incombenze assegnate ad un settore lavorativo sempre più tartassato da campiti e responsabilità ulteriori, seppure ridotto ai minimi termini a partire dal dimensionamento imposto dalla Legge 133 del 2008, non può essere che bene accolta. Non è possibile, che il personale delle segreterie scolastiche diventi sistematicamente il terminale operativo delle ultime disposizioni legislative, peraltro su ambiti nemmeno di competenza diretta del comparto Istruzione. È emblematico, quanto accaduto negli ultimi tempi con la rilevazione delle vaccinazioni obbligatorie oppure con il lavoro extra imposto per la rilevazione delle posizioni assicurative del personale aspirante alla pensione a partire dal prossimo 1° settembre 2019. Tutto ciò avviene richiesto a delle segreterie scolastiche sguarnite di personale, quasi sempre non adeguatamente formato, con appositi corsi, per affrontare tali richieste ulteriori che necessitano di competenze ad hoc, e con una presenza di precari che rimane altissima: il sindacato ribadisce che per coprire almeno 15 mila posti vacanti, occorre attuare un piano straordinario di altrettante assunzioni di personale Ata.
È assodato, quindi, che le segreterie delle scuole siano sottodimensionate per svolgere tutti gli adempimenti amministrativi richiesti: una riallocazione dei compiti da svolgere, tuttavia, non dovrebbe prevedere uno spostamento delle mansioni in seno agli Uffici scolastici territoriali, ma verso gli organi di competenza, quasi sempre collocati all’interno di altri comparti pubblici.Nella proposta di legge si intravede anche che saranno soppressi o “fusi” enti e agenzie preposte alla valutazione di scuola e Università, per essere trasformati in uffici dello Stato o di altra amministrazione pubblica: da anni Anief sostiene una posizione critica verso le prove Invalsi e l’istituto che ne prende il nome, poiché rappresentano principalmente uno “spreco di energie, soldi e tempo”. Basta dire che proprio l’istituto nazionale di valutazione lo scorso anno scolastico ha pubblicato un dossier che di fatto poneva grossi dubbi sull’efficacia delle prove standardizzate,In pratica, “ad alzare le mani, a rassegnarsi, ad ammettere che il sistema di valutazione adottato serve a poco o a nulla è” stato “lo stesso Invalsi” pubblicando un’analisi critica sul proprio sito internet. Nella disamina, l’Invalsi non si nasconde: ““Le prove non possono misurare tutto. Ci sono competenze importanti – ad esempio quelle di comunicazione verbale e scritta, affettive e relazionali – che non sono valutabili con una prova standardizzata ma solo attraverso il contatto quotidiano che l’insegnante ha con i suoi allievi. Per questo le prove Invalsi non possono valutare globalmente uno studente né possono monitorarne e guidarne – come fa invece la valutazione degli insegnanti – il processo di apprendimento tenendo conto di tutte le variabili che inevitabilmente sfuggono alla valutazione standardizzata”.
Detto ciò, occorre comunque sempre considerare che il Ministro dell’Istruzione con direttiva annuale fissa gli obiettivi della valutazione esterna e le rilevazioni risultano necessarie per la valutazione del valore aggiunto: l’attività di valutazione non può essere cancellata, anche alla luce dei sistemi scolastici europei che prevedono tutti una valutazione interna ed esterna.
L’altro importante ente che rischia di scomparire è l’Indire, finalizzato alla ricerca per l’innovazione scolastica e la cui prima forma di attuazione è datata 1925: dal 1999 ha assunto l’attuale denominazione, sotto la vigilanza del Miur, collegandosi con gli Irsae, poi soppressi nel 2006. Considerate le delicate funzioni che Invalsi e Indire svolgono attualmente, assieme al corpo ispettivo costituiscono un sistema nazionale di valutazione ricco di criticità: per comprendere se questi enti vanno soppressi, fusi o modificati, rimanendo autonomi, occorre valutare a fondo le varie proposte correttive che si vogliono introdurre, entrando nel merito delle nuove disposizioni.Anche per quanto riguarda la revisione delle discipline degli organi territoriali affiancati ai vari livelli decisionali, occorre necessariamente entrare nel merito delle proposte di intervento normativo, al fine di comprendere quale sia la strada migliore a livello centrale (Consiglio superiore della pubblica istruzione); a livello regionale (Consigli regionali dell’istruzione) e a livello locale (Consigli scolastici locali).
Infatti, la previsione di questi organi territoriali era legata alla necessità emerse nel corso degli anni Settanta di muoversi verso una gestione partecipata che avrebbe stemperato i conflitti che qualsiasi gestione accentrata produce. Questa è stata la spinta che ha portato, a livello di singola scuola, ad introdurre nelle scuole il Consiglio d’istituto, a livello provinciale il Consiglio scolastico provinciale affiancando l’ex provveditorato, a livello nazionale il Consiglio nazionale della pubblica istruzione. A questi organi simmetrici ai vari livelli dell’amministrazione si aggiunse poi il Consiglio scolastico distrettuale coincidente con l’area di competenza delle Asp. Modificare questo impianto organizzativo è corretto, a patto che si realizzi nel modo più funzionale ed utile possibile alle scuole e ai suoi alunni.
Per quanto riguarda lo sport a scuola, il disegno di legge prevede il riordino e la promozione dell’attività sportiva, prevedendo anche la creazione di una federazione nazionale. Premesso che la disposizione andrebbe in controtendenza rispetto a quella di razionalizzazione intrapresa dal governo giallo-verde, la posizione dell’Anief è comunque favorevole all’introduzione dell’attività fisica: il giovane sindacato, non a caso, ha espresso il suo parere più che positivo per il disegno di legge bipartisan che introduce l’attività motoria a scuola tra i sei e gli undici anni attraverso l’insegnamento di docenti specializzati.

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In tema di riforma dell’affido condiviso

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

L’Associazione “Mantenimento Diretto”, attiva per promuovere il diritto dei fanciulli a una compiuta bigenitorialità nelle situazioni separative, parteciperà al convegno “Riforma dell’affido condiviso: dibattito sul disegno di legge Pillon”, organizzato dall’associazione forense “Diritto di Difesa” presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro il 1° marzo 2019. Il convegno, cui parteciperanno giuristi e rappresentanti dell’amministrazione comunale di Catanzaro, vuole chiarire i contenuto dell’importante riforma dell’affido condiviso in discussione negli ultimi mesi presso la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica.Il disegno di legge in argomento, S735, unitamente ad altri sullo stesso tema in discussione presso il Parlamento, si propone di ridisegnare in modo equo e proporzionato il rapporto dei figli con i genitori separati cercando di rimuovere situazioni di oggettivo squilibrio e disparità ormai anacronistici. L’applicazione del principio della cogenitorialità, peraltro, è anche raccomandato dal Consiglio d’Europa e dalla nostra Costituzione. Nel nostro Paese, infatti, si registra una domanda insoddisfatta di uguaglianza genitoriale, resa più urgente dall’evidenza – come mostrano le ricerche scientifiche internazionali sul tema – che i figli minorenni delle coppie separate hanno una maggiore probabilità di sviluppare problematiche psicologiche e comportamentali quando non possono frequentate il papà e la mamma in modo adeguato, e ricevere da essi cure e attenzioni in uguale misura, come previsto dal modello di custodia condivisa.La Società civile è in attesa da quasi due decenni della transizione da un modello separativo, di fatto monogenitoriale, a una modalità di risoluzione del matrimonio o delle altre unioni affettive, in presenza di figli minori, fondata sul criterio della bigenitorialità a tutela del vero interesse dei minori. Per questi motivi la nostra associazione sostiene con forza il ddl 735 e parteciperà al detto convegno portando un contributo attivo alla discussione.

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Riforma copyright, ANSO: «Il muro contro muro non serve»

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 febbraio 2019

Appello dell’Associazione Nazionale Stampa Online agli eurodeputati italiani. «Rischiamo di arrivare ad una norma pasticciata che penalizzerà fin da subito i piccoli editori», afferma il presidente Giovannelli. Il tempo ormai scarseggia, ma la soluzione positiva appare lontana. Sulla riforma europea del copyright l’Associazione Nazionale Stampa Online – ANSO, pur incassando l’appoggio esterno del sottosegretario all’Editoria Vito Crimi che ha esplicitamente parlato di «una norma sbagliata» che «penalizza di piccoli editori», non vede all’orizzonte un risultato positivo. Soprattutto visti i tempi estremamente ristretti. «Si è scelto un muro a muro e ora la parola passerà ai singoli Stati in attesa dell’ultimo pronunciamento del Parlamento a Bruxelles. Rischierà di uscire un brutto pasticcio e per questo chiediamo di abbandonare gli atteggiamenti manichei ascoltando la voce di chi tutti i giorni lavora per informare le comunità locali», afferma il presidente di ANSO Marco Giovannelli.
Infatti il quadro che si profila è quello di nove Stati, tra cui l’Italia, contrari. Un dato che non garantisce una ridiscussione del testo, quanto presagisce un braccio di ferro. Prosegue Giovannelli: «La nuova disciplina del copyright è argomento molto complesso che può danneggiare in modo serio le piccole testate e i piccoli editori. ANSO si è da subito battuta perché l’Unione europea recepisse le loro istanze. Purtroppo il quadro ad oggi non permette di intravvedere soluzioni positive». Di fatto, i tempi non sono dalla parte della mediazione: martedì 26 febbraio è atteso il voto della commissione Affari giuridici dell’Europarlamento, quindi tra marzo e aprile finirà in plenaria per il via libera definitivo dove il voto degli eurodeputati italiani di tutti gli schieramenti politici potrà aiutare a bloccare questa condanna per tutti gli editori nativi digitali.

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