Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘riforma’

Agricoltura: Decisivo il voto sulla riforma della Pac

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

Bruxelles. L’accaparramento delle terre rientra in uno schema di sfruttamento delle risorse naturali che nega i principi su cui si dovrebbe fondare la nuova agricoltura – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo il rapporto presentato nei giorni scorsi in Senato dalla Focsiv, il land grabbing colpisce oggi 80 milioni di ettari, spesso sottratti alle popolazioni locali per essere sottoposti a sfruttamento intensivo. L’acquisizione di nuove terre segue inoltre procedure che si rivelano di frequente contrarie alle leggi e violano i diritti delle comunità locali.Il land grabbing non è più limitato ai Paesi in via di sviluppo, ma interessa anche l’Europa e l’Italia, perpetuando un sistema produttivo insostenibile in aperto contrasto con le nuove strategie ‘Farm to fork’ e Biodiversità della Commissione europea. A questo proposito, decisivo sarà il voto del Parlamento europeo sulla riforma della Pac, in programma a partire dal 21 ottobre. In base al suo esito, capiremo se l’Europa fa sul serio o se intende limitarsi agli annunci. Le notizie che giungono da Bruxelles non sono rassicuranti. Se, come denuncia la coalizione ‘Cambiamo Agricoltura’, le maggiori forze politiche europee si sono già accordate per cedere alle forti pressioni esercitate dalle lobby della grande agroindustria, sarà molto difficile riuscire a riformare la nostra agricoltura per proteggere i consumatori e l’ambiente. Gli obiettivi della Commissione verrebbero così sconfessati dal Parlamento. Insieme alle altre organizzazioni che condividono la necessità di una svolta, seguiremo attentamente il voto europeo con l’auspicio che le attuali previsioni siano smentite dai fatti.

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Riforma fiscale per migliorare equità e ridurre prelievo

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

“L’avvio di un’ampia riforma fiscale costituisce uno dei punti fondamentali del quadro di finanza pubblica programmatico. Gli obiettivi sono chiari: migliorare l’equità, l’efficienza e la trasparenza del sistema tributario, ridurre il prelievo”. Lo ha detto oggi la senatrice Tatjana Rojc (Pd), intervenendo in commissione Finanze sulla Nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza), la Nadef.Ricordando che “tra i disegni di legge collegati alla manovra è inserito un provvedimento per lo sviluppo delle filiere e per favorire l’aggregazione tra imprese”, Rojc ha anche indicato che “il credito alle imprese è cresciuto del 4,4 per cento” e che “sono oggetto di moratoria circa 323 miliardi di cui 179 riguardano linee di credito e prestiti a Pmi”.A proposito dei Non Performing Loans (NPL), la senatrice ha giudicato “ampiamente matura la decisione di costituire un organismo pubblico che acquisti i crediti deteriorati, in modo da determinare il prezzo di cessione senza “svendere” i beni dati in garanzia”.

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Pensioni, Cisal: “Ok ipotesi e ricalibrazioni, ma serve riforma strutturale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

“E’ arrivata l’ora di smontare il combinato disposto del sistema di calcolo contributivo e della cosiddetta ‘legge Fornero’ che ha confermato di essere un freno per lo sviluppo del Paese. Chiusa la fase delle ipotesi e della “ricalibrazione” degli attuali istituti del vigente sistema previdenziale, a cui stiamo assistendo ormai da settimane, si apra immediatamente il dibattito per riformare un sistema che ha portato anziani al lavoro e giovani sottoccupati o disoccupati e porterà a pensionati poveri”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, nel suo intervento al nuovo tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico. “L’incontro di oggi – ha commentato a margine – è una riedizione dell’incontro precedente che ha avuto al centro della discussione la “manutenzione” dell’attuale sistema previdenziale e dei problemi che esso crea. Condividiamo la ragionevole necessità di fare interventi di aggiustamento – ha spiegato – che, di fatto, confermano ancora una volta la necessità di intervenire radicalmente sulla attuale disciplina, ma serve rimettere mano all’intero sistema, partendo dall’abrogazione delle riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’ e separando, altresì, la spesa assistenziale da quella previdenziale, depurando da quest’ultima, ciò che invece resta nelle casse dello Stato ed avere così una reale spesa pensionistica ed il reale prelievo fiscale applicato”.

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Legge elettorale. Una riforma necessaria ma come?

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

“A furia di fare in ogni legislatura una riforma istituzionale ed elettorale, si sta perdendo l’orientamento. La domanda è: che cosa chiede un cittadino? Il cittadino chiede il poter decidere da chi essere governato. Gli italiani non si sentono minimamente rappresentati da un sistema della delega in bianco attraverso cui mettere una croce per consentire poi a soggetti terzi chi decidere chi governerà l’Italia. L’unica riforma che tuttora funziona benissimo è quella dei Comuni con l’elezione diretta dei sindaci, le preferenze, la soglia di sbarramento e il premio di maggioranza. Il cittadino decide tutto, come imporrebbe la democrazia. Concepire una legge elettorale che metta la soglia di sbarramento senza introdurre il premio di maggioranza è fare manipolazione della buona fede dei cittadini. In linea di principio, si sacrifica la rappresentatività (introducendo la soglia) a vantaggio del premio di maggioranza per garantire la stabilità e la governabilità. Ma se non s’introduce il premio che senso ha la soglia di sbarramento se non quella di conculcare il diritto di partecipazione al gioco democratico a vantaggio di soli alcuni partiti?”.È quanto ha dichiarato l vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo al dibattito ‘DOPO IL REFERENDUM: legislazione elettorale bicameralismo regolamenti parlamentari’ organizzato dal costituzionalista prof. Fulco Lanchester presso la facoltà di Scienze Politiche de l’università di Roma La Sapienza.

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Corte Suprema Usa: da ipocrisia repubblicana a riforma democratica?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Domenico Maceri, PhD. Due ore dopo l’annuncio della morte della giudice della Corte Suprema Ruth Baines Ginsburg, Mitch McConnell, presidente del Senato americano, ha dichiarato che il suo sostituto sarà sottoposto al voto di ratifica della Camera Alta al più presto. McConnell era molto serio nel suo comportamento ma con ogni probabilità sorrideva dentro di sé alla prospettiva di collocare un giudice conservatore per rimpiazzare l’icona dei giudici liberal che era appena deceduta.Poco prima della morte, la giudice Ginsburg aveva dettato a una sua nipote il suo ultimo messaggio nel quale dichiarava il “più fervente desiderio di non essere rimpiazzata finché il nuovo presidente non sarà inaugurato”. Un desiderio espresso prima della morte andrebbe rispettato ma McConnell non ha nessuna intenzione di esaudirlo. Va ricordato però che nel 2016, il presidente del Senato congelò la nomina di Merrick Garland decisa dall’allora presidente Barack Obama. In quel caso McConnell lo spiegò asserendo che in un anno di elezione presidenziale il nuovo presidente aveva il diritto di nominare il giudice che avrebbe sostituito Antonin Scalia, morto poco tempo prima. Con l’elezione di Trump nel 2016 Neil Gorsuch andò ad occupare il seggio di Scalia, in effetti “rubandolo” ai democratici.Nel caso di Garland mancavano 237 giorni all’elezione del 2016 ma in quello di Ginsburg meno di 46. Infatti, l’elezione è già in corso poiché gli elettori del Minnesota, Wyoming, South Dakota, Virginia e parecchi altri hanno iniziato la votazione concessa loro dal voto anticipato. McConnell ha cercato di giustificare la sua inconsistenza dicendo che adesso il Senato e la Casa Bianca sono nelle mani dello stesso partito. Non si trattava dunque di democrazia. Solo il potere. McConnell sarà il leader dell’ipocrisia ma è anche assistito dai suoi 52 colleghi repubblicani al Senato. Alcuni hanno poco da invidiare al presidente della Camera Alta nel soggetto di ipocrisia. Spicca fra questi il senatore Lindsey Graham del South Carolina, il nuovo capo della commissione Giudiziaria al Senato che condurrà le audizioni per la conferma del nuovo giudice che Trump è quasi pronto a nominare. Nel 2016, Graham, per giustificare la sua posizione sul congelamento della nomina di Garland, disse che se un seggio alla Corte Suprema dovesse divenire vacante nell’ultimo anno di un presidente repubblicano prima dell’elezione lui avrebbe questa stessa opinione di rimandare e lasciare la nomina al nuovo presidente. Graham sfidò tutti a ricordarglielo e fargli rimangiare le parole. Adesso, nel caso esatto previsto da Graham, il senatore ha ipocritamente cambiato rotta, spiegando che si procederà immediatamente con la nomina e l’eventuale conferma del nuovo giudice. I democratici speravano che con la risicata maggioranza repubblicana al Senato—53 a 47— almeno quattro repubblicani con una certa etica si sarebbero fatti vivi, congelando il tutto. Solo due hanno indicato questa strada. La senatrice Lisa Murkowski dell’Alaska e Susan Collins del Maine. Quindi tutto ci fa credere che dopo la nomina si procederà alla conferma. I democratici ovviamente rallenteranno il più possibile, cercando di ostacolare la conferma, ma la storia recente ci indica che i loro sforzi avranno poco successo. In parte ciò si deve al caso specifico di Ginsburg ma la situazione è aggravata dal fatto che i giudici della Corte Suprema fanno del tutto per andare in pensione al momento giusto con la speranza di “clonarsi” con un successore gradito.Il caso più recente di questa clonazione è quello di Anthony Kennedy, nominato alla Corte Suprema dal presidente Ronald Reagan nel 1987 e confermato nel 1988. Nel 2018, all’età di 82 anni, Kennedy andò in pensione e Trump lo sostituì con Brett Kavanaugh. La giudice Ginsburg, morta all’età di 87 anni, avrebbe potuto fare qualcosa di simile andando in pensione durante la presidenza di Barack Obama, il quale la avrebbe sostituita con un giudice che riflette le sue vedute ideologiche. Apparentemente lei non si era dimessa durante la presidenza di Obama perché non credeva che il suo sostituto sarebbe stato abbastanza liberal. La giudice Ginsburg decise dunque di aspettare l’esito dell’elezione del 2016 che avrebbe visto Hillary Clinton, la prima donna alla presidenza americana. Sappiamo che l’elezione di Trump fu una sorpresa e Ginsburg cercò di resistere sperando in una vittoria democratica nell’elezione del 2020 ma sfortunatamente non ce l’ha fatta. Dunque negli ultimi anni, non solo i democratici hanno fallito di imporre un giudice di sinistra con la morte de Scalia ma hanno anche perso l’icona liberal dalla Corte Suprema con Ginsburg, la quale, salvo colpi di scena, sarà sostituita da un giudice conservatore.Ciononostante i democratici avranno delle carte da giocare nel caso in cui Joe Biden sarà eletto presidente e se riusciranno a raggiungere la maggioranza al Senato alle prossime elezioni. Si crede che con la maggioranza nelle due Camere e il controllo della Casa Bianca i democratici potrebbero riformare la Corte Suprema, ampliando il numero da 9 a 15 giudici. Il numero di giudici non è stabilito dalla Costituzione ma da una legge del lontano 1869. Ovviamente Biden nominerebbe 6 nuovi giudici i quali ristabilirebbero una certa uguaglianza ideologica e forse anche una lieve maggioranza che penderebbe a sinistra. Ristrutturare la Corte Suprema creerebbe una feroce battaglia politica. I democratici però potrebbero convincere l’elettorato sulla necessità della riforma insistendo giustamente sui problemi attuali causati dalla carica a vita dei giudici. Fino ad adesso i giudici sono nominati a vita e spesso continuano a lavorare fin quando credono che un presidente dello stesso partito che li ha nominati si trovi alla Casa Bianca considerando chi li sostituirà una volta andati in pensione.Storicamente il Senato era la Camera che mitigava gli eccessi della “House”, la Camera Bassa, mediante un gruppo di senatori bipartisan che davano potere alla minoranza con la regola del “filibuster” che richiede 60 dei 100 consensi per procedere ai voti delle proposte legislative e le conferme dei giudici. Il filibuster è stato abolito in parte dai democratici ma soprattutto dai repubblicani e adesso richiede una semplice maggioranza eccetto per le proposte legislative. Il fatto che i repubblicani non siano riusciti a far emergere 4 senatori per bloccare l’ovvio eccesso di Trump e di McConnell si deve al clima tossico degli anni recenti e l’uso della Corte Suprema per risolvere le contese politiche. Trump ci crede. Rispondendo a una domanda di un giornalista qualche giorno fa l’inquilino della Casa Bianca ha detto che la Corte Suprema dovrà decidere l’esito dell’elezione del 2020 a causa di brogli del voto per corrispondenza. Quindi un 6-3 alla Corte Suprema prima del novembre 3, giorno dell’elezione, gli farebbe comodo. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Riforma del Trattato di Dublino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

“Le proposte di riforma del Trattato di Dublino, problema centrale da risolvere dal 2013, anno di Mare Nostrum, sono come al solito un’ammuina per l’Italia e una finta chiamata alla mobilitazione per gli altri Stati dell’Ue. Se infatti non viene modificato – come emerge – il principio del Paese di primo arrivo, e se – come sembra – la distribuzione dei migranti resta su base volontaria, pagherà il peso delle migrazioni l’Italia, visto che la sua posizione geografica non è modificabile e le rotte navali ci trasformano in una piattaforma nel Mediterraneo. Proviamo a fare un discorso diverso: la nazione obbligata a ospitare (come fa l’Italia) è quella di cui la nave batte bandiera. Questo il principio che va imposto all’Europa, con le buone o con le cattive, perché è un principio giusto e girarsi dall’altra parte significa trattarci applicato come la solita Italietta”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Referendum Castelli: “Successo del movimento, a vincere sono gli italiani”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

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Roma – “Sono molto contenta, è un grande successo del MoVimento 5 Stelle di cui tutti dovremmo essere felici. Ma a vincere sono gli italiani che, con il taglio dei parlamentari, portano a casa una riforma storica ed attesa da decenni. Un risultato netto, anche un po’ inaspettato, e per nulla scontato. Se consideriamo che eravamo in pochissimi a sostenerlo, e che qualcuno avrebbe preferito un fallimento per colpire qualcuno di noi, invece che il grande successo che è stato.Anche questa volta ci sono venuti tutti contro ed abbiamo assistito alla coppia Salvini-Meloni che, pur di provare a dare una spallata a noi e al Governo, ha quasi invitato a votare no.Non ci sono riusciti. E il sostegno dei cittadini è un invito ad andare avanti nella strada intrapresa, per continuare a cambiare questo Paese! Con serietà e determinazione”.

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Necessaria riforma Agcom per tutelare sovranità digitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

“L’audizione di Lasorella evidenzia già un cambio di passo rispetto la presidenza Cardani che, spesso, ha assunto posizioni istituzionalmente scorrette nei confronti del parlamento e a una gestione opaca dell’Autorità – afferma Federico Mollicone, deputato FDI responsabile Innovazione del partito e componente della commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelesivi, nel corso dell’audizione in commissione Trasporti per la nomina di Giacomo Lasorella come nuovo presidente AGCOM – abbiamo, inoltre, chiesto a Lasorella se, nella nuova legislatura di AGCOM, non ritenga necessario, per salvaguardare la sovranità digitale, una riforma dell’Autorità volta ad affrontare le sfide della contemporaneità come l’intelligenza artificiale e la regolamentazione degli algoritmi e del loro sviluppo. Inoltre, abbiamo posto il tema del forte squilibrio nella distribuzione del valore che la produzione dei contenuti creativi genera per gli over-the-top e i ricavi percepiti dagli editori e dagli artisti. Abbiamo proposto al Senato in un ordine del giorno alla legge di delegazione, di modo da rendere più efficace la norma di prevedere espressamente che, in caso di mancato accordo entro un termine predisposto, ci sia un intervento dell’Autorità di settore per la definizione delle condizioni, anche economiche, dell’uso dei contenuti da parte delle piattaforme digitali. Riteniamo necessaria la rottura del monopolio economico ed informativo degli OTT, e l’adozione delle misure proposte per la riduzione del divario di valore, in particolare il recepimento della direttiva copyright. Infine, abbiamo voluto sottolineare come debbano essere evitate incursioni di merito sulla linea editoriale come avvenuto sotto la presidenza Cardani, come avvenuto sul Tg2.” (by Carlo Prosperi)

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Riforma Arbitro Bancario Finanziario

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Dal prossimo 1 ottobre fare ricorso all’Abf (Arbitro Bancario Finanziario) dovrebbe essere più semplice. Si tratta di ricorsi che un utente dei servizi bancari presenta dopo che ha provato con una contestazione a farsi dare ragione dal proprio istituto bancario (incluso Bancoposta) e quest’ultimo o non ha risposto o ha risposto in modo non soddisfacente. Il ricorso è semplice e costa 20 euro (che vengono restituiti in caso di accoglimento dello stesso), e può essere presentato anche senza assistenza di un esperto, e si tratta di un ricorso che è alternativo alla mediazione, quindi condizione di procedibilità in giudizio per la cause sui contratti bancari.Più di 22 mila persone lo hanno utilizzato nel 2019 e, dalla nostra esperienza, riteniamo che sia un’istituzione funzionante e obiettiva.Le novità della riforma sono diverse, vediamo le principali:

  • viene raddoppiato il termine (da 30 a 60 giorni) entro il quale la banca può rispondere al reclamo del risparmiatore, fallito il quale quest’ultimo si può rivolgere all’Abf;
  • raddoppia la competenza per valore. Oggi è 100 mila euro, dal 1 ottobre sarà 200 mila;
  • viene introdotta una prescrizione per le richieste: non potranno essere esaminati ricorsi per questioni precedenti sei anni rispetto alla data del ricorso (questa prescrizione, però, sarà attiva dal 1 ottobre 2022. Attualmente è una data fissa: 1 gennaio 2009);
  • la durata massima del procedimento è di 90 giorni, che decorre dal momento in cui il fascicolo si considera completo (“in caso di controversie particolarmente complesse il termine puo’ essere prorogato per un periodo complessivamente non superiore a novanta giorni”) (nel 2019 la durata media è stata di 209 giorni);
  • il presidente del collegio giudicante può decidere, quando sul ricorso esiste un consolidato orientamento dei collegi, si accogliere la domanda subito, senza quindi sottoporre la questione al collegio nel suo insieme.
    Lascia, tuttavia, perplessi l’opportunità e la necessità di questo raddoppio del tempo perché le banche rispondano al reclamo, oltre il quale il risparmiatore si può rivolgere all’Abf. Perplessità che nasce soprattutto da una constatazione della nostra vita di tutti i giorni, in qualunque settore: l’informatizzazione di quasi tutti i rapporti… a maggior ragione nel caso degli istituti di credito. E informatizzazione significa velocità, precisione, certezza, sia per il risparmiatore che per la banca. E allora perché questo raddoppio? A noi viene in mente un solo motivo, fare un piacere alle banche perché siano meno i ricorsi: è innegabile che, maggiore è il tempo perché le banche debbano rispondere ad una contestazione, maggiore è la possibilità che chi eleva la contestazione ci rinunci. Piccoli “trucchetti” che vengono utilizzati ovunque e da chiunque, anche dallo Stato. Ecco come una riforma che presenta anche aspetti positivi (soprattutto il tempo massimo entro cui l’Abf deve pronunciarsi) non possiamo che annoverarla tra quelle riforme che considerano i risparmiatori come mucche da mungere, ignoranti e pretestuosamente litigiosi. Quando questa considerazione sarà superata (non lo pretendiamo dalla banche, ma dal legislatore), forse avremo un Paese più civile dove le banche potrebbero svolgere la loro funzione di veicolo del credito e non di padroni del denaro, privato e pubblico. La nuova norma sulla Gazzetta Ufficiale: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/07/20/20A03774/SG

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Mario Tassone: la riforma della giustizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Si riprende la scena la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura da tempo auspicata. Ci sono state nel passato delle modifiche (ministri Castelli e Mastella) che non hanno raggiunto effetti apprezzabili. Ora se ne avverte l’urgenza dopo la vicenda Palamara che non può essere derubricata a episodio ma è la spia di un malessere profondo. Tutto questo è stato da tempo rilevato. Il Parlamento ha mostrato debolezza nei confronti di un ordinamento, non organo costituzionale. Con tangentopoli la politica si è arresa allo strapotere delle procure lasciando che il percorso della espansione della democrazia e delle libertà fosse interrotto e alterato. I cittadini hanno applaudito anche quando lo “Stato di diritto” e le istituzioni di democrazia rappresentativa venivano umiliati. Per interesse veniva e viene fatto un “unicum” tra i responsabili di comportamenti illegali e le istituzioni depositari della sovranità popolare. La riforma del CSM è urgente. Una riforma vera e non gli aggiustamenti tecnici-amministrativi del Ministro della giustizia. Come si fa a proporre la elezione per sorteggio dei membri del CSM e per sorteggio la designazione dei componenti le commissioni come quella disciplinare sempre del CSM? Il problema vero è che senza una “rivisitazione” complessiva dell’ordinamento giudiziario ogni tentativo di riformare il CSM è destinato ad essere un “diversivo”. Le questioni vera, a mio avviso, non è la separazione delle carriere tra inquirenti e magistrati giudicanti, ma il superamento dei due “status” diversi. Infatti gli inquirenti promuovono l’azione penale ma non giudicano. Quindi non possono far parte dell’ordinamento dei giudici ma per essi va studiato un ordinamento proprio e un ordine di autogoverno. L’accusa e la difesa non possono essere squilibrate. Inoltre nel CSM non possono fare parte più gli eletti del Parlamento. Così si va verso la pienezza dell’indipendenza (non dalla legge come è stato più volte inteso con comportamenti “consequenziali”) della magistratura giudicante. Va, poi, regolato il funzionamento dell’organismo degli inquirenti che non è un CSM. Un’ultima considerazione. Da più parti si chiede chiarezza per i concorsi in magistratura. C’è chi propone come l’avv. Raimondi, ottimo professionista, una commissione parlamentare di inchiesta per valutare le criticità dei concorsi e apportare le necessarie correzioni. La selezione dei magistrati e la trasparenza dei concorsi è vitale: condizione Imprescindibile di una riforma della giustizia altrimenti continua lo spettacolo che non diverte ma uccide il Paese!

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Riforma Irpef

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Interviene l’Unione Nazionale Consumatori in relazione all’ipotesi di una riforma delle aliquote Irpef e all’opinione del Consiglio nazionale dei commercialisti di ridurre la curva di progressività in corrispondenza dei redditi che pagano l’aliquota del 38 per cento.”L’Irpef è l’unica imposta progressiva rimasta. Considerato che per l’art. 53 della Costituzione il nostro sistema tributario dovrebbe essere informato a criteri di progressività, ridurre la curva di progressività dell’unica imposta che ancora rispetta questo principio di equità sarebbe l’opposto di quello che serve al Paese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Più che ritoccare l’Irpef, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l’Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l’aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona” prosegue Dona. “Se proprio si vuole toccare l’Irpef, è la prima aliquota del 23% o la seconda del 27% che andrebbero ridotte, abbassamento di cui comunque si avvantaggerebbero anche i ceti più abbienti, non certo quella intermedia del 38%, sia per un fatto di giustizia sociale sia perché i redditi medio bassi hanno una propensione marginale al consumo maggiore rispetto ai ceti medio alti, e quindi, aumentando il loro reddito disponibile si avrebbe un maggior effetto sui consumi” conclude Dona.

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Riforma fiscale: occorre abbassare le tasse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

“L’obiettivo di un’economia liberale che non intenda farsi fagocitare dalla finanza e voglia puntare su sviluppo, lavoro e lotta alla povertà è aumentare la ricchezza. Non ci sono alternative.
Per farlo occorre rilanciare l’impresa e affiancarle uno Stato che la renda competitiva seguendo due direttrici: diminuzione delle tasse e realizzazione di infrastrutture su cui corrano servizi efficienti. La lotta all’evasione e all’elusione è importante ma diventa efficace solo quando si creano le condizioni della crescita che danno consenso sociale al rigore. Nella decrescita esplode l’illegalità. Sono latitanti nella riforma fiscale evocata dal Ministro Gualtieri gli strumenti per l’aumento della ricchezza e per la produzione di lavoro. Non può esserci riforma se non s’interviene con decisione sul cuneo fiscale, sul quoziente familiare, sull’abbassamento di tasse e imposte per le aziende, sulla creazione di aree speciali. È difficile, anzi impossibile, competere con i partner europei se il nostro sistema ci impone di lavorare da gennaio a settembre solo per pagare le tasse. Oggi la crisi determinata dalla pandemia ci consente un salto di livello attraverso l’immissione di risorse economiche straordinarie Che devono però essere indirizzate per rivoluzionare il sistema fiscale italiano, del tutto incompatibile con i due obiettivi citati: ricchezza e lavoro”.È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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La riforma fiscale si può attuare in tempi brevi

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Può produrre risultati quasi immediati, dando respiro a cittadini e imprese e favorendo la ripresa dell’economia. Apprezziamo quindi la scelta del Governo di includerla nel Programma Nazionale di Riforma e ci auguriamo che diventi una delle priorità dei prossimi mesi. Il ministro Gualtieri ha dichiarato di voler migliorare l’equità e l’efficienza del fisco e di ridurre le aliquote effettive sui redditi da lavoro, aumentando la propensione a investire per creare reddito e occupazione. Ci auguriamo che il tavolo di confronto istituzionale sulla riforma, annunciato dal premier Conte, possa tradurre presto questi obiettivi in proposte concrete per sottoporle al vaglio del Parlamento e delle parti sociali. Noi di Soggetto Giuridico crediamo che la ripartenza della nostra economia dipenda in buona parte da come sarà disegnata la riforma fiscale. Per mantenere fede agli annunci, è necessario approvare misure coerenti con gli obiettivi di introdurre maggiore equità e tutelare i ceti meno abbienti. La crisi sanitaria ha allargato il divario esistente tra le classi sociali, favorendo l’ulteriore concentrazione della ricchezza. E’ un fenomeno a cui assistiamo ormai da anni, che rischia di impedire l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica, economica e sociale. Ci sono insomma motivi sufficienti per essere ambiziosi e ridisegnare il fisco italiano, non limitandosi alla sola rimodulazione dell’Irpef.

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Urgente riforma fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

“Sono contenta che anche per la Corte dei Conti sia urgente una riforma fiscale, finalizzata alla riduzione delle tasse. Non possiamo più aspettare, se vogliamo far ripartire realmente il Paese. Gli interventi, auspicati anche dalla Corte, devono essere organici, coordinati e strutturati all’interno di un quadro di visione prospettica. Dobbiamo intervenire ulteriormente anche a sostegno delle imprese, per una corposa decontribuzione in favore di chi sostiene l’occupazione. I cittadini e le aziende, che in questa fase sono chiamate anche a riprogrammare la loro attività post Covid-19, devono sapere con chiarezza quali saranno le regole del gioco per i prossimi decenni. Solo così potremo attrarre investimenti nel nostro Paese”.Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta le affermazioni del Procuratore generale della Corte dei Conti, Fausta Di Grazia, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato.

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Scuola: Riforma dei cicli, sarà innovativa, intermedia o continuista?

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Le tre ipotesi sulla revisione dei cicli scolastici, su cui il Governo dovrebbe orientarsi, sono state formulate dalla rivista scientifica Scuola democratica. Anief ritiene che qualsiasi innovazione non possa comunque fare più a meno dell’anticipo scolastico obbligatorio nella scuola dell’infanzia. Come sarebbe opportuno innalzare l’obbligo formativo a diciotto anni, in modo da dotare gli studenti di quel bagaglio di competenze che potrà sostenerli nella ricerca di un lavoro di qualità e nella formazione accademica post-diploma.Secondo Marcello Pacifico “l’anticipo formativo obbligatorio consentirebbe di valorizzare l’esperienza educativa dei bambini più piccoli, attraverso un periodo propedeutico al percorso di formazione successivo, come anche dimostrato da diversi pedagogisti e studiosi di settore. Tale modello prevede pure la necessità di implementare il tempo scuola e gli organici del personale, poiché è assodato che il tempo-scuola, anche in tenera età, è l’antidoto migliore per combattere anche la dispersione, che soprattutto nelle regioni Meridionali risulta ancora troppo elevata, oltre che per scrollare di dosso all’Italia il poco invidiabile record di Neet, come evidenziato nell’ultimo rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno. Ma alla luce del considerevole numero di abbandoni e di giovani che non arrivano alla maturità, oltre che degli esiti prove Invalsi a macchia di leopardo ma con valutazioni negativi in prevalenza in certi territori del Sud”.È sempre aperto il dibattito sulla riforma dei cicli scolastici, ferma in Italia da decenni. E ciò nonostante diversi governi abbiano prodotto dei tentativi di cambiamento. Vediamo quali sono le prospettive percorribili dalla rivista Scuola democratica, riassunte da Orizzonte Scuola.

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L’urgenza per una riforma dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

A pochi giorni dalla Giornata Mondiale dell’Ambiente, la Corte dei conti europea lancia un grave monito per l’agricoltura del Vecchio continente e il suo attuale modello di sviluppo – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. In una relazione speciale la Corte afferma senza mezzi termini che la Politica agricola comune non è riuscita a fermare il declino della biodiversità, a dispetto degli 86 miliardi stanziati dalla Commissione tra il 2014 e il 2020, di cui 66 destinati proprio alla Pac. In pochi decenni stiamo perdendo una ricchezza inestimabile: tra gli indicatori più significativi ci sono le popolazioni di farfalle e uccelli nei terreni agricoli, che dal 1990 sono diminuite del 30%.Il bilancio dell’ultimo settennato in materia di ambiente è insomma negativo e non potrebbe esserci riconoscimento più autorevole, perché a fare mea culpa sono le stesse istituzioni dell’Unione europea. È urgente cambiare rotta, facendo diventare l’agricoltura amica del pianeta attraverso tecniche di coltivazione agroecologiche che rispettino l’ambiente e promuovano la biodiversità – continua Tiso.La Corte dei conti spiega che il problema riguarda non solo le risorse, ma anche il sistema dei controlli, che finora si è rivelato inefficace. In particolare occorre ripensare le misure ‘verdi’, le condizionalità degli aiuti diretti, il monitoraggio delle spese e il regime delle sanzioni.A livello nazionale ed europeo, le indicazioni per una riforma dell’agricoltura sono ormai unanimi. Per questo crediamo che la discussione non possa più concentrarsi sul se ma sul come attuarla, senza dimenticare che per una svolta reale bisogna partire dal nodo delle risorse per poi affrontare la loro efficace gestione, inclusi i controlli e le sanzioni, senza trascurare nessun passaggio.

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“I tempi sono maturi per una seria riforma fiscale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

“Porterà con sé un ulteriore abbassamento delle tasse. Ha ragione il Direttore dell’Agenzia delle Entrate quando dice che serve riordinare tutte le norme esistenti in materia tributaria, semplificandole il più possibile. Proseguiremo anche nel lavoro di “ripulitura” del bilancio dello Stato, che ho avviato nel 2018 con lo stralcio delle cartelle, sotto 1.000 €, che mai sarebbero state riscosse.
Il lavoro che stiamo facendo per semplificare la vita al contribuente, anche attraverso la dichiarazione dei redditi pre-compilata, vedrà un ulteriore sprint nel prossimo Decreto “Semplificazioni”, cui stiamo lavorando in queste settimane. Con procedure e regole semplici, il cittadino può facilmente adempiere, e le Amministrazioni dello Stato effettuare i controlli e recuperare le somme evase. Fatturazione elettronica e scontrino elettronico, appena entrerà completamente a regime, ci aiutano moltissimo in questo. Come far dialogare tra loro tutte le banche dati della PA, serve maggiore digitalizzazione e quindi un’accelerazione sui processi di identificazione digitale dei contribuenti, oltre alle notifiche digitali che abbattono i costi di gestione e semplificano la vita a ciascuno di noi. Questa rivoluzione è già partita con l’app IO, ora si tratta di portarla a termine.E poi, destinando all’abbassamento della pressione fiscale il gettito recuperato dalla lotta all’evasione, ci diamo un obiettivo per la prossima Legge di Bilancio, che si può riassumere in “pagare meno, pagare tutti”.” Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post.

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Per un vero rilancio occorre una riforma fiscale

Posted by fidest press agency su martedì, 19 maggio 2020

Lo stanziamento di risorse a fondo perduto previsto dal Decreto Rilancio può offrire sollievo nel breve periodo alla nostra economia, ma non affronta i nodi strutturali che ne rallentano lo sviluppo. Con l’ultimo provvedimento il Governo ha fatto un passo avanti, introducendo misure che non si limitano a concedere alle imprese la possibilità di accedere al credito bancario con garanzia dello Stato. E’ tuttavia necessario maggiore coraggio per introdurre innovazioni che possano giovare alla nostro sistema produttivo anche nel medio e lungo periodo.Promuovere lo sviluppo su un arco temporale più esteso è possibile solo grazie a cambiamenti strutturali e duraturi. Per questo noi di Soggetto Giuridico sosteniamo, tra le altre misure, soluzioni quali l’abolizione abolizione dell’Irap, dell’imposta di bollo e della tassa di proprietà degli auto-moto veicoli. Riteniamo inoltre necessaria una consistente riduzione dell’Irpef, soprattutto per le fasce meno abbienti.La tutela di famiglie e lavoratori dovrà essere rinforzata. La proroga di cinque mesi dello stop ai licenziamenti collettivi rischia infatti di rimandare soltanto il problema se non sarà integrata da altre misure a favore dei lavoratori e delle imprese. Chiediamo quindi al Governo di andare oltre l’emergenza e di adottare un approccio lungimirante, per cominciare a curare ora problemi che affliggevano la nostra economia anche prima della crisi in corso.

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Il coronavirus e l’urgenza di una riforma della finanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

di Mario Lettieri già sottosegretario alle Finanze e Paolo Raimondi economista. In un momento in cui la pandemia da coronavirus impone delle riorganizzazioni e dei limiti di comportamento al singolo cittadino e alle istituzioni politiche, sociali ed economiche dei vari Paesi, è grave e inaccettabile che la finanza si comporti in modo irresponsabile. Proprio come ha sempre fatto sia prima che dopo la grande crisi del 2008. E’ fuorviante dare la responsabilità per gli sconquassi finanziari in corso solo al coronavirus. La pandemia è l’equivalente di un disastroso evento geopolitico che può scatenare una nuova e pericolosa crisi in una situazione già precaria. Negli ultimi 10 anni l’intero sistema economico-finanziario ha peggiorato la sua situazione, in tutti i settori. In rapporto al Pil mondiale e regionale i debiti pubblici e quelli corporate, delle imprese private, sono, purtroppo, aumentati di molto. Varie bolle finanziarie, soprattutto negli Usa, ma anche altrove, Cina compresa, sono cresciute. Si tratta dei derivati otc e delle bolle dei mutui immobiliari, per l’acquisto di auto e in generale dei debiti per i consumi, persino quelli per i prestiti agli studenti. Anche la borsa di Wall Street, e in misura minore le altre, è cresciuta a dismisura, in modo ingiustificato e per niente proporzionale al reale andamento delle imprese quotate. Per esempio, nel giro di poche ore il prezzo del petrolio è sceso del 30% portando il costo del barile intorno ai 30 dollari. E’ stato chiaramente provocato da una mossa geopolitica dell’Arabia Saudita contro la Russia, l’Iran e la Cina. Ovviamente con l’appoggio americano. Sarebbe sciocco pensare che sia dovuto soltanto alle contrazioni produttive in Cina o agli annunci relativi alla domanda e l’offerta del mercato. L’operazione, invece, è stata condotta attraverso “preparate” operazioni finanziarie speculative, futures e altri derivati, mirate al ribasso. Una mossa che, nell’intenzione di chi l’ha pensata, avrebbe dovuto piegare in brevissimo tempo le resistenze russe. Così non è stato e non è, in quanto la Russia, ci sembra, da tempo si è preparata a simili evenienze. La conseguenza sembra colpisca, invece, il mondo delle obbligazioni americane. Infatti, titoli per oltre 140 miliardi di dollari emessi da imprese energetiche americane minori, potrebbero in breve tempo finire tra i junk bond ad alto rischio, cioè diventare “obbligazioni spazzatura”. Perderebbero lo status di “investment grade”, per cui i possessori istituzionali, come le assicurazioni e i fondi pensione, dovrebbero disfarsene. Se l’attuale andamento del mercato petrolifero dovesse prolungarsi, altre obbligazioni, già con il penalizzante rating della tripla B, per 320 miliardi di dollari, potrebbero cadere nel famoso bidone della spazzatura. Si consideri che nel settore dell’energia degli Usa vi sono altre obbligazioni a rischio ammontanti a circa 2.000 miliardi di dollari, che potrebbero fare la stessa fine. Se ciò avvenisse, si potrebbero “infettare” altri 3.000 miliardi di dollari di obbligazioni del settore corporate che già galleggiano malamente nella palude della tripla B.Abbiamo visto in questi giorni l’inevitabile e preannunciato “contagio” delle borse mondiali, tutte in caduta libera. E’ sconcertante vedere la mancanza di interventi da parte delle autorità preposte. Lasciare la finanza e la speculazione scorazzare incontrollate è un vero suicidio. Purtroppo la finanza, soprattutto quella speculativa delle grandi banche e dei grandi fondi, è capace di una narrazione e di un’imposizione che sembrano invincibili. In questi giorni abbiamo dovuto sentire sui media vari sedicenti banchieri e ottusi economisti spiegare che, “se ci sono operazioni finanziarie al ribasso ci sono altri che giocano al rialzo”. Secondo loro si tratta di un “gioco”, che non deve avere regole, che aiuterebbe il sistema economico a sviluppasi, che, alla fine, ci porterebbe a nuovi equilibri più virtuosi. Secondo noi, e lo ribadiamo senza iattanza, questi “giochi” hanno un effetto distruttivo maggiore della peggiore pandemia perché possono far saltare l’intero sistema economico. Nel frattempo le banche centrali sarebbero chiamate a far fronte ai vari salvataggi per centinaia di miliardi di dollari o di euro. I grandi operatori della finanza, in verità, sanno che non basterà. Adesso chiedono il cosiddetto “helicopter money”, l’inondazione di liquidità per tutti, come se si dovessero gettare banconote da un elicottero. Si tratta di un’idea proposta inizialmente dal monetarista Milton Friedman e poi rilanciata nel 2002 dal governatore della Fed Ben Bernanke per prevenire i rischi di una deflazione. L’uso dell’“elicottero” proverebbe che le banche centrali, dopo il 2008, invece di riformare il sistema finanziario, hanno usato tutti i mezzi monetari convenzionali e non convenzionali a loro disposizione. Adesso sarebbero disarmati di fronte ad una crisi di gravità e dimensioni maggiori.In Italia ben venga la decisione della Consob di proibire le operazioni allo scoperto in borsa. Dovrebbe essere una norma di divieto duraturo da adottare a livello globale. Di fronte ai crolli e alle incontrollabili evoluzioni finanziarie, le autorità centrali devono intervenire. Se lo Stato è chiamato a rispondere in tutti i settori, come quelli sanitari, occupazionali,economici e ambientali, non può essere consentito che i mercati finanziari restino fuori da ogni controllo e influiscano negativamente sugli andamenti dell’economia e degli assetti sociali. In un mondo dove tutte le ideologie sembrano siano state superate, di fatto, resta ancora dominante il neoliberismo, che sparge il virus della “magia del mercato perfetto” della domanda e dell’offerta, senza regole e senza un ruolo dello Stato.
Emblematico è il coronavirus: muoversi in ordine sparso, non coordinato e centralizzato non risolve il problema. Vale ancor di più per la finanza e la speculazione. Non è più procrastinabile una riforma del sistema. Serve una nuova e moderna Bretton Woods. Se Wall Street e la City continuano a resistere, allora l’Unione Europea, magari insieme ai Paesi Brics, dovrebbe farsene carico e non in tempi biblici.

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Riforma, Radicali: necessario posticipare la consultazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

“Mancano solo tre giorni all’avvio della campagna referendaria che accompagnerà gli elettori verso la consultazione del 29 marzo, in occasione della quale sono chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. Una scelta importante, con ripercussioni dirette sulla rappresentanza politica dei territori e dei cittadini, che devono poter essere informati adeguatamente e con tutti i mezzi disponibili, affinché siano raggiunti più persone e segmenti di elettorato. Nello scenario attuale, però, non è possibile: nei comuni interessati dalle misure di contenimento del contagio da Coronavirus può essere adottata la sospensione di manifestazioni, iniziative e eventi in luoghi pubblici o privati. Ai comuni lombardi e veneti già toccati da questo provvedimento potrebbero aggiungersi nuove zone rosse. Chiediamo che il referendum sia posticipato, così da garantire ai cittadini il pieno svolgimento della campagna referendaria. Noi Radicali diciamo no a quella che consideriamo una controriforma, ma non ci uniformiamo a chi spera in una bassa affluenza alle urne per evitarla, crediamo invece che sia essenziale informare bene gli elettori sulle conseguenze di questo voto. È un atto di grave irresponsabilità quello di lasciare che i cittadini giungano impreparati a un appuntamento di tale portata” dichiara Massimiliano Iervolino, Presidente del “Comitato per il NO alla controriforma” e Segretario di Radicali Italiani.

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